
Dal 12 al 14 novembre 2025, il Ministero della Cultura ha partecipato all’ottava edizione della fiera RO.ME Museum Exhibition a Roma per promuovere il museo quale strumento di rigenerazione territoriale e presentare le nuove frontiere della fruizione digitale del patrimonio culturale, in linea con il piano nazionale di politiche culturali noto come Piano Olivetti per la Cultura.

In uno dei contesti fieristici più rilevanti per il mondo museale italiano, la fiera internazionale RO.ME Museum Exhibition 2025 si è svolta a Roma dal 12 al 14 novembre 2025, ospitata presso le Corsie Sistine del complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia. Il Ministero della Cultura (MiC) ne ha assunto un ruolo attivo, sottolineando come i musei e i luoghi della cultura possano diventare, insieme, motori di rigenerazione culturale, sociale ed economica.
Il contesto dell’intervento ministeriale
La partecipazione del MiC all’evento è ufficializzata attraverso un comunicato stampa che ne chiarisce motivazioni e obiettivi. Il convegno inaugurale, organizzato dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale (DiVa), aveva per titolo «Il museo come strumento di rigenerazione culturale dei territori»: un titolo che non lascia spazio all’ambiguità e che segnala una nuova declinazione del museo che va oltre l’esposizione, verso la partecipazione e l’impatto territoriale.
In apertura del convegno, la dirigente Alfonsina Russo, Capo del DiVa, ha definito il tono della riflessione, che è poi passata nelle mani del moderatore Alessio De Cristofaro, direttore dell’Istituto Centrale per la Valorizzazione Economica e la Promozione del Patrimonio Culturale (IC‑VEPP). Hanno preso parte al dibattito figure quali Federica Rinaldi, direttrice del Museo Nazionale Romano; Marianna Bressan, delegata del Museo Storico e Parco del Castello di Miramare; Giorgio De Finis, direttore del Museo delle Periferie; e Luca Baroni, direttore della Rete Museale Marche Nord.
La rigenerazione culturale come tema centrale
L’intervento del MiC sottolinea un cambiamento di paradigma: il museo non è più solo custode o espositore di oggetti ma è concepito come strumento attivo nella rigenerazione dei territori – in particolare di periferie, aree marginali e poli interni del Paese. Il richiamo esplicito al piano nazionale noto come Piano Olivetti evidenzia come questa visione sia oggi parte integrante di una strategia culturale più ampia.
Il Piano Olivetti, stabilito con il Decreto-Legge 27 dicembre 2024, n. 201, pone alcuni obiettivi chiave: favorire lo sviluppo della cultura come bene comune accessibile; promuovere la rigenerazione culturale delle periferie e delle aree interne; valorizzare biblioteche, archivi e istituti storici; sostenere la filiera dell’editoria libraria. In questo quadro, l’evento RO.ME offre una piattaforma concreta per mettere in dialogo istituzioni museali, operatori culturali e aziende, con l’obiettivo di esplorare nuove forme di governance e partecipazione che oltrepassino i confini tradizionali del museo.
Durante il dibattito inaugurale, sono emerse alcune chiavi concettuali ricorrenti: sussidiarietà, partecipazione, inclusione sociale. Un focus specifico è stato riservato al rilancio dei territori interni e “svantaggiati” – un’espressione che nel documento ministeriale va intesa come zone colpite da marginalità sociale ed economica, degrado urbano, denatalità e spopolamento. In questo senso, il museo viene presentato come infrastruttura culturale capace di agire da catalizzatore per educazione civica, coesione sociale e sostegno alla filiera editoriale.
I contenuti e le sessioni della fiera
Oltre al convegno inaugurale, la fiera prevede un articolato programma di sei panel tematici che approfondiscono i temi più rilevanti del museo contemporaneo: progettazione degli spazi museali, nuove modalità di fruizione, sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica (incluso l’uso dell’Intelligenza Artificiale per l’abbattimento delle barriere linguistiche), e il coinvolgimento delle giovani generazioni.
Questa articolazione dei temi conferma come l’evento non si limiti a un dibattito accademico, ma cerchi di connettere responsabilità istituzionali, progettualità del settore e applicazioni concrete – in coerenza con la fiera quale “piattaforma professionale internazionale per la valorizzazione delle eccellenze del patrimonio culturale”.
Il padiglione istituzionale del MiC: digitale, accessibilità, esperienza
Parte integrante della presenza ministeriale alla fiera è lo spazio istituzionale appositamente allestito nel contesto dell’evento, dove il pubblico è invitato a scoprire l’applicazione mobile “Musei Italiani” della Direzione generale Musei. L’app consente di esplorare musei, aree archeologiche e luoghi della cultura statali, acquistare biglietti e fruire di approfondimenti digitali interattivi.
Inoltre, l’appuntamento offre esperienze immersive curate da realtà quali il Parco Archeologico dell’Appia Antica e le Residenze Reali Sabaude (Direzione regionale Musei nazionali Piemonte), dimostrando come la digitalizzazione del patrimonio e la fruizione esperienziale siano parte integrante della visione ministeriale attuale.
Interpretazione e prospettive
Quanto emerge da questo intervento è la volontà di spostare il focus dal museo come simple “contenitore” verso un museo come “attivatore” di territori, comunità e culture. Il connubio tra la fiera RO.ME e il Piano Olivetti suggerisce che la cultura – musei, biblioteche, archivi, editoria – sia considerata oggi infrastruttura sociale e civica, non solo patrimoniale.
L’idea centrale è che la valorizzazione del patrimonio passi non solo per la tutela e la conservazione, ma per la capacità di generare rigenerazione, inclusione e partecipazione. In una fase storica segnata da trasformazioni digitali, disuguaglianze territoriali e pressione sulla coesione sociale, tale orientamento appare strategico: parlare di musei innanzitutto come “luoghi della cultura” integrati nella vita delle comunità e nei processi territoriali, dunque.
Allo stesso tempo, l’investimento nella fruizione digitale e nelle esperienze immersive segna il riconoscimento che la cultura deve entrare nei nuovi spazi della partecipazione, della tecnologia e della rete. In questo contesto, l’app “Musei Italiani” e le esperienze immersive sono più che narrazione o accessorio: diventano strumenti che possono abbattere barriere geografiche, linguistiche e sociali.
Considerazioni conclusive
La partecipazione del MiC alla RO.ME Museum Exhibition 2025 rappresenta un segnale significativo: la cultura non è più un comparto “a sé”, né esclusivamente una questione di patrimonio da conservare, ma parte attiva di politiche territoriali, di rigenerazione urbana, di promozione sociale e di innovazione digitale. Il museo, in questo quadro, assume un ruolo ibrido: custode, spazio di comunità, piattaforma digitale, hub di rigenerazione.
Resta da vedere come, nella pratica quotidiana dei musei – specie quelli collocati in aree periferiche o svantaggiate – si tradurranno queste linee di indirizzo: come si imposteranno i progetti di governance, come verranno coinvolte le comunità locali e quanto effettivamente l’innovazione digitale abatterà le barriere che tuttora persistono.
In ogni caso, la cornice politica tracciata dal Piano Olivetti e le iniziative lanciate al RO.ME evidenziano che il settore museale si trova oggi a uno snodo: da mera conservazione a agente trasformativo. E in un Paese come l’Italia, ricco di luoghi della cultura ma anche caratterizzato da territori fragili e disparità, questa visione potrebbe aprire scenari nuovi per il contributo della cultura al benessere collettivo.
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