

L’impupazzamento di Napoli
e della storia
di Paolo Pantani
La consueta mancanza di memoria storica delle classi dirigenti post unitarie napoletane. Sono quaranta anni che diciamo, scriviamo, filmiamo, documentiamo, mettendo in bibliografia le fonti ufficiali, che Napoli è nata veramente in mezzo al mare, come dice la memoria orale, popolare e storica, tramandata dalla grandissima Concetta Barra, Procidana, che di mare ne sapeva:
“nascette mmiezo ‘o mare
na scarola e Michelemma’
Comm’a storia e sta città
io te la voglio raccunta ‘senza buscia ma verità… “.
Per questo la sirena Parthenope è nel mare che crea la “neagenesis”, il nuovo insediamento, la nuova nascita, una città nuova, nata dal mare. La data è IX, VIII SECOLO AVANTI CRISTO, storia di naviganti, RHODESI, da Rhodus, o Eubea, profughi,poveri disgraziati, emigranti in Fuga, alla ricerca, per prima cosa, di un approdo sicuro e risorse idriche.
Lo trovarono su uno Scoglio in mezzo al mare, l’acqua era a KILOMETRO ZERO, SORGENTI PLATAMONICHE. Nacque così Megaris,il Borgo MARINARI, dopo dissero che trovarono il corpo della sirena Parthenope, suicidatasi dopo la fallita seduzione di Ulisse.
Precedentemente erano già stati creati, in epoca micenea, altri centri emporiali, quali la Flegrea, Kime e Pithekusa, Ischia.
Alla cui storia Napoli è indissolubilmente legata.
L’Acropoli a Monte Echia viene molto dopo. Ma la sua “diagenesi” segue un tracciato storico sequenziale, definito in almeno tre fasi.
Non vogliamo farla molto lunga, seguiamo un po’ Strabone, il quale ce la aveva un po’ con i Cumani, diciamo che dopo viene il villaggio di Parthenope, arrivarono i Cumani e si insedianono a Monte Echia,sempre per il fatto dell’acqua, dopo la città fu chiamata Palepolis, quando nacque, FINALMENTE, NEAPOLIS.
Nelle cronache cittadine queste cose Le diciamo da circa quaranta anni, Michele Quaranta, fondatore della LAES, Luciano, Clemente Esposito, Riccardo Caniparoli, Geologo, Diodato Colonnesi, Storico, e, fra tanti altri, modestamente, io.
Quando, da piccolissimo andavamo alla Zi’ Teresa a cena, con la mia famiglia, vedevamo il ripugnante rito, di origini tardo ottocentesche, di buttare monete in mare, per godersi lo spettacolo degli scugnizzi Luciani, con maschera subacquea, che le raccoglievano in bocca, per poi metterle nella maschera, fra grandi applausi e risate generali, ci vergognavamo.
La “aristocrazia operaia flegrea”, origine della mia famiglia, non comprendeva, io sì, intravedevo, era la enorme miseria che noi non conoscevamo, fortunatamente , non per merito nostro. Per questo Giovanni Calone, nostro coetaneo, Massimo Ranieri, ha iniziato a cantare, non sapeva nuotare.
Auspichiamo che la statua, non storica, Parthenope era mezzo donna e mezzo uccello, come dice e scrive Geppino Serroni, grandissimo amico, sia messa in mezzo al mare, dove si tuffavano i poveri bambini luciani per raccogliere monetine con la bocca, per vivere.
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