
Un successo straordinario per “PAOLO CONTE. Original”, la mostra-evento dedicata a uno dei più grandi protagonisti della cultura italiana contemporanea, che ha già conquistato un pubblico di oltre 18 mila visitatori, tra curiosi e appassionati dell’artista. A grande richiesta e visti l’entusiasmo e la partecipazione crescenti, la mostra è prorogata fino al 6 aprile negli spazi di Palazzo Mazzetti di Asti, confermandosi come uno degli appuntamenti culturali più rilevanti della stagione.

| Paolo Conte. Un artista “original” nel senso più radicale di Serena Galimberti Arte e cultura visiva Ad Asti la più ampia mostra mai dedicata all’anima pittorica del Maestro proroga fino al 6 aprile. Un percorso che attraversa settant’anni di disegni, jazz e memoria. |
C’è un Paolo Conte che viene prima delle canzoni. Prima di Azzurro, prima dei teatri esauriti dall’Olympia di Parigi al Blue Note di New York, prima ancora del pianoforte in frac. È il Paolo Conte che disegna, che sperimenta il colore, che affida a una linea rapida e febbrile la costruzione di un mondo parallelo. È a questo universo che è dedicata “Paolo Conte. Original”, la più ampia mostra mai realizzata in Italia e all’estero sull’attività figurativa del Maestro, allestita a Palazzo Mazzetti ad Asti dal 5 novembre 2025 e ora prorogata fino al 6 aprile 2026, dopo aver già superato i 18 mila visitatori .
La rassegna riunisce 143 opere su carta, realizzate nell’arco di quasi settant’anni, molte delle quali inedite, provenienti dall’archivio personale custodito dalla Fondazione Egle e Paolo Conte ETS . È un corpus che restituisce, con sorprendente coerenza, la dimensione visiva di un autore che non ha mai separato davvero musica, parola e immagine.

Il disegno come “vizio capitale”
«Il disegno è uno dei miei due vizi capitali, più antico di quello per la musica e le canzoni», ha dichiarato Conte. La mostra prende sul serio questa affermazione e la traduce in percorso. Grafite e inchiostro, tempera e tecnica mista si alternano in un itinerario che mette in luce la centralità del segno: un tratto che non descrive soltanto, ma suggerisce, allude, lascia spazio al non detto.
Tra i lavori esposti figura Higginbotham (1957), omaggio a uno dei primi grandi trombonisti jazz, dipinto quando l’artista aveva appena vent’anni . È un’opera che anticipa un’intera costellazione iconografica: strumenti musicali, figure allungate, atmosfere sospese, un’espressività che dialoga con le avanguardie del primo Novecento.
Accanto ai disegni più rapidi e caricaturali – come quelli dedicati ai Jitterbug, frequentatori delle sale da ballo americane tra anni Venti e Quaranta – emergono figure femminili sinuose, mannequins che sembrano uscire da una canzone e rientrarvi subito dopo. Il confine tra immagine e testo resta mobile, come accade nei suoi versi.
Razmataz, opera totale
Cuore della mostra è un’ampia selezione di tavole tratte da Razmataz, il progetto multimediale che Conte concepisce a partire dal 1989 e che nel 2001 trova compimento in un’opera “totale” di oltre due ore e venti minuti, con 28 composizioni musicali e circa 1800 tavole. Ambientato nella Parigi degli anni Venti, il racconto intreccia la misteriosa scomparsa della ballerina Razmataz con l’arrivo in Europa del jazz afroamericano.
In mostra compaiono ritratti emblematici – M.me Fines Herbes, Mariam, Zarah, Flirt – e figure-simbolo come La Reine Noire, evocazione della stagione della Revue Nègre e dell’irruzione di Joséphine Baker sulla scena parigina. Il jazz, in questo contesto, non è citazione nostalgica ma energia primigenia, linguaggio che scardina gerarchie e rinnova l’immaginario europeo.
Il percorso, curato da Manuela Furnari sotto la guida diretta di Paolo Conte, è costruito secondo una logica interna all’universo poetico dell’artista: rigoroso e insieme sorprendente, invita il pubblico – come da esplicito desiderio del Maestro – a “immaginare con libertà massima”.
Il colore come suono
Un capitolo centrale è dedicato alla relazione tra tonalità musicale e colore. Conte ha più volte parlato di un proprio “immaginario cromatico”: a ogni tonalità corrisponde una tinta precisa. Questa sinestesia attraversa le opere degli anni Settanta – Squirrel, Uomo-Circo, Meridiana girata al contrario, Aquilone foulard – dove il gioco dei contrasti costruisce scene insieme ironiche e malinconiche.
Il colore si fa accordo, armonia visiva analoga a quella musicale. E non è un caso che nei pastelli su cartoncino nero realizzati dal 2013 in poi – ventinove opere in mostra – l’artista parli di “esercizio di stile”, evocando Queneau e, indirettamente, Kandinskij. Linee e piani danzano sul fondo scuro in omaggio alla musica classica, al jazz, alla letteratura, dal Mozart della Marcia alla turca a Baudelaire, fino a Picasso.
Asti e il ritorno a casa
Per Asti la mostra ha il valore di un ritorno. Paolo Conte, nato qui nel 1937, dopo gli studi in giurisprudenza e le prime esperienze jazz, ha mantenuto un legame costante con la città. Già nel 2023 era stato invitato a esporre agli Uffizi; ora Palazzo Mazzetti ospita la più vasta ricognizione sulla sua produzione figurativa.
Il successo di pubblico – oltre 18 mila visitatori nei primi mesi – ha spinto la Fondazione Asti Musei a prorogare l’esposizione fino al 6 aprile, includendo il periodo delle vacanze pasquali. Una scelta che conferma il ruolo di Asti come polo culturale di riferimento in Piemonte al di fuori dell’area torinese.
Un progetto corale
La mostra è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, in collaborazione con Arthemisia, Fondazione Egle e Paolo Conte e REA Edizioni Musicali, con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali e di Fondazione CRT; sponsor è la Banca di Asti, media partner La Stampa.
Ad accompagnare l’esposizione è il catalogo edito da Moebius (144 pagine, formato cartonato), pensato come ritratto affettuoso e insieme critico dell’artista.
Un maestro “tout court”
“Original” non è soltanto un titolo. È una dichiarazione di poetica. Paolo Conte, artista fuori dalle mode, ha costruito un paesaggio sonoro e visivo abitato da pugili, pianisti, ballerine, lune ironiche e malinconiche. La pittura non è appendice della musica, ma sua gemella segreta.
La mostra di Asti rende visibile questa doppia anima. E ricorda che, prima di ogni successo internazionale, c’è stato un ragazzo con un foglio bianco – o nero – davanti, deciso a far danzare una linea.
Note essenziali
Paolo Conte. Original
Palazzo Mazzetti, Corso Vittorio Alfieri 357, Asti
5 novembre 2025 – 6 aprile 2026 (proroga)
Orari: lunedì–domenica 10.00–19.00 (ultimo ingresso un’ora prima)
Biglietto mostra incluso nello smarticket di Palazzo Mazzetti (€ 5)
Info: www.museidiasti.com
Hashtag ufficiale: #PaoloConteAsti
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