Il kimono maschile. Trame di vita, racconti di stile – Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo

IL KIMONO MASCHILE
Trame di vita, racconti di stile
Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo
5 dicembre 2025 – 4 aprile 2026

A cura di  Silvia Vesco e Lydia Manavello
 
In collaborazione con Museo d’Arte Orientale di Venezia
Con il patrocinio di Università Ca’Foscari Venezia –  Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea

Il Museo di Palazzo Mocenigo torna in Oriente: una nuova tappa nella geografia della moda e delle culture. Dopo la fortunata collaborazione con il Museo della Seta di Suzhou per la mostra L’Asse del Tempo, il Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo prosegue il proprio viaggio nelle culture tessili del mondo, presentando un nuovo e importante progetto dedicato, questa volta, al Giappone. Una mostra che si inserisce nel più ampio programma del museo, da sempre impegnato nel raccontare le molteplici forme dell’abito come linguaggio identitario, archivio di memorie e crocevia di relazioni tra luoghi, epoche e civiltà. 

Con IL KIMONO MASCHILE. Trame di vita, racconti di stile, il museo apre una finestra su un ambito ancora poco esplorato – l’eleganza maschile nipponica – offrendo un percorso immersivo che intreccia arte, storia, religione, teatro, paesaggio, tradizione e modernità, attraverso un significativo corpus di produzione tessile giapponese della fine dell’Ottocento e del primo quarantennio del Novecento.

Attraverso una selezione di haori nagajubanmolti dei quali esposti per la prima volta al pubblico,  insieme ad oltre sessanta oggetti provenienti dal Museo d’Arte Orientale di Venezia, la mostra indaga il ruolo del kimono maschile come tessuto narrativo: un indumento che, racchiuso nella sobrietà esteriore, custodisce spesso un mondo nascosto di immagini, racconti e simboli. 

Un viaggio nelle narrazioni interne: l’ura moyō

Il percorso espositivo ricostruisce la ricchezza delle decorazioni interne – l’ura moyō, letteralmente traducibile come “motivo sul retro” o “schema secondario” – che nel Giappone del XX secolo trasformavano la fodera del kimono in un vero manifesto personale. Riflettendo sul kimono come specchio dell’uomo e della società, la mostra mette in luce un aspetto fondamentale della cultura giapponese: l’idea che l’eleganza maschile risieda nel dettaglio discreto, nella raffinatezza non ostentata, nella sorpresa custodita all’interno. 

Superfici segrete che intessono racconti e  tematiche, che scandiscono le 10 sezioni dell’esposizionereligione e spiritualità, tra sincretismi shinto-buddhisti, divinità della fortuna e figure come Bodhidharma; storia antica e moderna del Giappone, dalle navi olandesi del periodo Sakoku al sistema del Sankin Kōtai, fino alle riforme Meiji e alla crisi economica, la “crisi dell’oro del 1929”; e ancora, la tradizione con riferimenti a cultura popolare, proverbi, leggende, il culto dei guerrieri evocando l’onore e la storia dei samurai; il teatro e la musica, tra storie, personaggi e leggende del teatro Nō e Kabuki, omaggi ai grandi attori delle dinastie storiche e al mondo delle maschere; la cultura e lo stile, evocando la raffinatezza degli abbinamenti e l’eleganza degli accessori, tra le cinture obisagemonoinrō, netsuke, calzature tradizionali completano il racconto di un sistema estetico complesso, in cui ogni elemento – anche il più piccolo – diventa simbolo, rituale, gesto di stile. A seguire, l’omaggio agli artisti, con scene e motivi che celebrano l’abilità e la creatività dei grandi dell’arte giapponese, tra le raffinate atmosfere di Kitagawa Utamaro (1753-1806), i paesaggi armoniosi di Utagawa Hiroshige (1797-1858), la vitalità eccentrica di Itō Jakuchū (1716-1800) ed il virtuosismo decorativo di Kamisaka Sekka (1866-1942); un inedito sguardo sul mondo dei bambini in cui, complice l’entusiasmo per la cultura occidentale, i piccoli kimono si coprono di motivi che evocano la fascinazione per la modernità, lo sport, immagini militariste, trasformandosi in manifesti nazionalisti. E poi, la natura e il paesaggio, un repertorio ricco di simboli e filosofia, motivi decorativi ispirati al mondo naturale raccontano una storia di profonda connessione tra il Giappone e il paesaggio che lo circonda. La modernità si racconta con gli omoshirogara, i “motivi bizzarri” degli anni Trenta e Quaranta, in particolare, che celebrano progresso, trasporti, sport, propaganda e scambi con l’Occidente. L’ultima sezione ospitata nella project room in androne al piano terra, trasformata per l’occasione in Kimono LAB, indaga le tecniche tessili e decorative di haori e di sottokimono, tra realizzazioni in sete pregiate o lane importate, esterni sobri ma riccamente decorati all’interno tramite tecniche tradizionali come kasuri, katayuzen, yuzenzome, rōrā nassen ed elaborate varianti dello shibori.

Con questa nuova esposizione, Palazzo Mocenigo conferma la sua vocazione a indagare il tessuto come linguaggio globale, terreno d’incontro tra mondi lontani e strumento privilegiato per osservare identità, poteri, credenze, economie e trasformazioni sociali. Un percorso che, dopo avere esplorato secoli e geografie diverse, torna in Oriente per approfondire ancora una volta il dialogo tra Venezia e l’Asia, da secoli uniti da scambi commerciali, artistici e culturali.


Museo di Palazzo Mocenigo
Centro Studi di Storia del Tessuto,  del Costume e del Profumo

Santa Croce 1992
30135 Venezia
Tel +39 041 721798
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Un invito a guardare l’Europa come costruzione storica, culturale e civile

Cinque incontri, cinque date cruciali della storia europea. Dal mondo greco al Manifesto di Ventotene, Milano ospita un percorso che intreccia teatro, passato e identità continentale. Un progetto culturale che diventa, dichiaratamente, un gesto politico: un invito a guardare l’Europa come costruzione storica, culturale e civile.

Un atto culturale e politico insieme

A Milano, il Piccolo Teatro torna a farsi luogo di riflessione civile. Nei primi mesi del nuovo anno la sala Grassi ospiterà un nuovo ciclo delle Lezioni di Storia, iniziativa ideata da Editori Laterza e sostenuta dalla Fondazione Monte di Lombardia. Un progetto che Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione Piccolo Teatro, definisce senza esitazioni «un atto di militanza europea».

Non una semplice rassegna divulgativa, dunque, ma un intervento nel dibattito pubblico: un invito a ripensare le radici dell’Europa e a interrogarsi sul suo presente. La scelta del titolo, Inventare l’Europa, è già un manifesto: raccontare il passato significa scegliere, interpretare, selezionare — inventare, appunto — ciò che riteniamo significativo.

Il teatro come laboratorio di identità europea

Lanfranco Li Cauli, direttore generale del Piccolo, e Claudio Longhi, direttore artistico, ricordano che il teatro, fin dalle sue origini, è «una delle sedi fondative dell’idea di Europa». Dalla tragedia greca alla drammaturgia moderna, lo spazio scenico ha sempre funzionato come luogo di confronto tra cittadini, linguaggi, idee.

Un ruolo riconosciuto anche dall’editore Giuseppe Laterza: «Ogni narrazione del passato comporta una quota di invenzione. Anche quando definiamo noi stessi, inevitabilmente selezioniamo e interpretiamo. Lo stesso accade quando ricostruiamo la storia europea».

A ribadire l’apertura internazionale della rassegna è Mario Cera, presidente della Fondazione Monte di Lombardia: la Lombardia — afferma — «non è pensabile al di fuori della dimensione continentale». Una posizione che oggi appare tanto più urgente, in un’Europa attraversata da tensioni politiche, crisi di confine e discussioni sulla sua identità.

Cinque lezioni, cinque snodi decisivi nella storia del continente

Le conferenze si terranno la domenica alle 11, dal 18 gennaio al 22 marzo, sempre al Piccolo Teatro Grassi. Ogni incontro è introdotto dall’attrice Maria Luisa Zaltron, presenza che sottolinea la natura teatrale — performativa — della narrazione storica.

1. 18 gennaio – Laura Pepe: La cittadinanza e il mondo greco

La storica dell’antichità Laura Pepe apre il ciclo partendo dalla battaglia delle Termopili (480 a.C.), mito fondativo della libertà greca. L’eroismo dei 300 spartani guidati da Leonida, reso celebre da Erodoto e poi dalla cultura pop contemporanea, diventa un punto di osservazione per comprendere il concetto di cittadino libero: un uomo soggetto alla legge, non all’arbitrio.
Un’idea che la tradizione europea eredita profondamente dal mondo greco e dalla polis.

2. 25 gennaio – Alessandro Barbero: Identità e la battaglia di Poitiers

Lo storico e divulgatore Alessandro Barbero affronta il tema dell’identità partendo dalla battaglia di Poitiers (732), in cui Carlo Martello fermò l’avanzata arabo-musulmana verso il cuore dell’Europa. Un episodio storicamente complesso, spesso sovraccaricato di letture politiche, che Barbero ricolloca nel suo contesto reale: una battaglia locale trasformata, nei secoli, in uno dei “momenti mitici” della costruzione identitaria europea.

3. 1° febbraio – Alberto Mario Banti: Nazione e rivoluzioni del 1848

Alberto Mario Banti prende in esame la “primavera dei popoli”, la stagione rivoluzionaria del 1848 che attraversò l’intero continente. Un anno di speranze democratiche e nazionali conclusosi quasi ovunque con restaurazioni e sconfitte. Eppure, proprio quelle rivoluzioni, fallite nell’immediato, avrebbero gettato le basi culturali dei futuri Stati-nazione europei.

4. 15 febbraio – Alessandro Vanoli: Impero e il trattato di Tordesillas

Con Alessandro Vanoli si torna al 1494 e al trattato di Tordesillas, che sancì la spartizione del mondo fra Spagna e Portogallo sotto l’arbitrato papale. È l’inizio del colonialismo moderno, con tutto ciò che ha rappresentato: esplorazioni, conquiste, schiavitù, scambi culturali, rivoluzioni economiche.
Un capitolo imprescindibile per capire la storia europea e il suo rapporto con il resto del globo.

5. 22 marzo – Simona Colarizi: L’Europa oltre gli Stati nazionali

La storica Simona Colarizi conclude il ciclo con il Manifesto di Ventotene (1941), redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante il confino fascista. Quel testo, oggi riconosciuto come fondativo dell’europeismo, immaginava la fine dei nazionalismi bellici e la nascita di una federazione europea.
Un’utopia che avrebbe ispirato i padri fondatori dell’Unione Europea, da De Gasperi a Schuman, e che ancora oggi orienta il dibattito sul futuro del continente.

Inventare l’Europa oggi

Il ciclo di lezioni arriva in un momento in cui la costruzione europea vive una fase di incertezza e trasformazione: tensioni geopolitiche, discussioni sull’allargamento, sulla sovranità energetica, sui modelli di welfare.

Raccontare l’Europa come invenzione diventa allora un modo per riconoscere che l’identità europea non è un dato naturale, ma una costruzione storica, politica e culturale in continuo movimento.

Esattamente ciò che il Piccolo Teatro, con questa iniziativa, intende rimettere al centro del dibattito pubblico: l’Europa non come eredità immobile, ma come progetto da ripensare, discutere, rinnovare.


Oltre 72mila visitatori al Palazzo dei Diamanti di Ferrara

Sono stati 72.855 i visitatori delle mostre Alphonse Mucha e Giovanni Boldini allestite a Palazzo dei Diamanti dal 22 marzo al 20 luglio 2025.

Attraverso una selezione di 150 opere il pubblico ha potuto conoscere ed approfondire la biografia, il percorso artistico e i molteplici aspetti della produzione di Alphonse Mucha, artista poliedrico che raggiunse fama internazionale nella Parigi fin de siècle e che contribuì all’affermazione della nascente Art Nouveau. La mostra, a cura di Tomoko Sato con il coordinamento scientifico di Francesca Villanti, è stata organizzata da Fondazione Ferrara Arte, Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara eArthemisia, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e la collaborazione di Mucha Museum e Prague City Tourism.

GRANDE SUCCESSO delle mostre “Alphonse Mucha” e “Giovanni Boldini”

Oltre 72mila visitatori al Palazzo dei Diamanti, Ferrara

Nelle sale dell’ala Tisi di Palazzo dei Diamanti sono state contestualmente presentate oltre 40 opere di Giovanni Boldini – tra dipinti ad olio, pastelli, acquerelli, disegni e incisioni – selezionate fra quelle custodite nel Museo a lui intitolato: un viaggio tra i capolavori del maestro ferrarese per raccontare il suo talento di pittore della “donna moderna” e del suo fascino. La mostra, curata da Pietro Di Natale, è stata organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara.

Sui 72.855 ingressi, i biglietti venduti in prevendita sono stati complessivamente 24.763 mentre i restanti sono stati acquistati presso la biglietteria di Palazzo dei Diamanti. 
Il giorno più visitato è stato il Lunedì dell’Angelo, 21 aprile, con 1.617 ingressi.
Le mostre sono state molto apprezzate dai gruppi scolastici: sono 166 le classi che hanno visitato l’esposizione per un totale di 3.472 studenti coinvolti, provenienti, in egual numero, sia da Ferrara e Provincia sia da altre città.
Ottimo risultato anche per i cataloghi delle mostre: sono state vendute 4.155 copie di quello di Muchae 1.963 di quello di Boldini.

«Il grande successo delle mostre dedicate a Mucha e Boldini conferma, ancora una volta, che Palazzo dei Diamanti è uno dei luoghi della cultura più importanti e attrattivi del nostro paese. È stata davvero una grande emozione vedere le sale affollate da visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero, molti dei quali giunti in città appositamente per visitare le mostre, che dunque, anche per questo, hanno determinato un notevole indotto per l’intera comunità. Ringrazio tutti coloro che, con la consueta professionalità, hanno contribuito a questo risultato straordinario», afferma il sindaco Alan Fabbri.

«Queste due splendide mostre hanno saputo coniugare rigore scientifico e capacità di coinvolgimento, consentendo al pubblico di ammirare i capolavori di due giganti della Belle Époque in un’atmosfera elegante e suggestiva. L’attenzione ricevuta dalle scuole, dalle famiglie e dai visitatori di tutte le età dimostra quanto sia importante continuare a investire in proposte culturali di alto livello che, per la diversità degli argomenti trattati, ampliano costantemente il bacino di utenza. Per questo, da oggi, siamo di nuovo al lavoro con la preparazione della grande mostra su Marc Chagall, che aprirà l’11 ottobre», aggiunge l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli.

Il Presidente della Fondazione Ferrara Arte Vittorio Sgarbi dichiara: «La formula della “doppia mostra”, già sperimentata lo scorso anno, quando, su mia indicazione, abbiamo affiancato alla monografica su Escher la mostra-dossier dedicata ai cofanetti in pastiglia del Rinascimento, è stata, ancora una volta, una scelta vincente. Dopo aver conosciuto l’appassionante vicenda biografica e ammirato le tante, straordinarie creazioni di Alphonse Mucha, uno dei padri dell’Art Nouveau, i visitatori hanno avuto infatti l’occasione di immergersi nel mondo di Giovanni Boldini, che, come il ceco, si affermò nella Parigi della Belle Époque ottenendo un successo di portata internazionale. Boldini tornerà protagonista l’anno prossimo a Palazzo Massari, quando, finalmente, riapriremo il museo che porta il suo nome».

Pietro Di Natale, Direttore della Fondazione Ferrara Arte, precisa: «Grazie a un sondaggio condotto durante i primi mesi di apertura abbiamo accertato che il 61,9% degli intervistati è venuto a Ferrara appositamente per visitare le mostre; dato che assume ancor più risalto se consideriamo che il 15,7% del campione risulta residente in città o nei comuni limitrofi. Tutto ciò evidenzia la bontà e l’attrattività della proposta espositiva e indica che mostre di alta qualità come queste oltre ad essere fondamentali momenti di divulgazione culturale e di educazione alla bellezza hanno la capacità di richiamare pubblico “forestiero” generando dunque un impatto più che positivo sui servizi di ospitalità, ristorazione e commercio della città».

«Siamo felicissimi del grande successo riscosso dalle mostre dedicate a Mucha e Boldini: un risultato che ci riempie di orgoglio e conferma il forte interesse per le proposte culturali di qualità. È la seconda volta – afferma Iole Siena, Presidente di Arthemisia – che lavoriamo a Ferrara e abbiamo trovato nuovamente un contesto ideale per realizzare esposizioni di alto profilo, capaci di coinvolgere un pubblico ampio e variegato. Questo successo ci dà ulteriore entusiasmo per il prossimo progetto che ci vede collaborare con la Fondazione Ferrara Arte: l’attesissima mostra su Marc Chagall, che sarà uno degli appuntamenti imperdibili della stagione autunnale».

La programmazione di Palazzo dei Diamanti prosegue dall’11 ottobre con la mostra Chagall, testimone del suo tempo: un percorso espositivo di sorprendente intensità emotiva che invita il pubblico a immergersi nell’universo poetico di uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento.

Com’è andata?
Prenotazioni e prevendite 
In totale i biglietti venduti in prevendita sono stati complessivamente 24.763. Di questi, a usufruire della prenotazione organizzandosi in gruppi sono state 8.824 persone. Le rassegne hanno ottenuto un buon riscontro anche dai gruppi scolastici: 166 le classi in mostra per un totale di 3.472 studenti di cui 1.988 delle secondarie di secondo grado, 774 delle secondarie di primo grado, 420 delle primarie e 290 della scuola dell’infanzia.
Le prevendite online hanno ricevuto gradimento anche dai singoli visitatori, scelte da 15.939 persone.

Iniziative didattiche e culturali
Positivo il bilancio del programma di iniziative didattiche e culturali a cura di “Senza titolo”.
Sono state 37 le attività svolte con le scuole nell’ambito del percorso didattico ideato e realizzato appositamente in occasione delle mostre, per un totale di 900 studenti coinvolti.
La proposta Dentro l’opera ha offerto alle famiglie con ragazzi e ragazze tra i 6 e gli 11 anni cinque visite animate con laboratorio per approfondire il tema dell’ideale femminile nell’effervescente stagione della Belle Époque (in totale 75 partecipanti).
Inoltre, nel mese di giugno, si è tenuta una nuova edizione di Estate a Palazzo dei Diamanti destinata a bambini e bambine dai 6 ai 12 anni.
Il progetto di centri estivi, a cui hanno aderito 36 ragazzi e ragazze, ha approfondito ogni settimana un differente aspetto del tema del Tempo, attraverso laboratori, letture, visite a musei, mostre o luoghi significativi e giochi. Palazzo dei Diamanti è stato una sorta di atelier centrale, punto di partenza per tutte le esplorazioni proposte (dal Museo della Cattedrale allo Spazio Antonioni, da Casa Ariosto al Castello Estense), ma anche luogo dove raccogliere, consolidare e condividere quanto è stato scoperto, compreso e rielaborato sotto la guida di educatori museali.

Grande successo sabato 17 maggio, in occasione della Notte Europea dei Musei, per l’apertura serale straordinaria, dalle 19.30 alle 23.30,che prevedeva un biglietto speciale a 10 €: gli ingressi sono stati 459.
La stessa sera, dalle 19.30, per offrire al pubblico un’ulteriore opportunità, si è tenuto nel loggiato di Palazzo dei Diamanti un concerto gratuito organizzato dal Conservatorio G. Frescobaldi nell’ambito del Festival miXXer con musiche di Montsalvatge, Donatoni, Rosato e Joplin.

Da segnalare infine l’attenzione suscitata dal ciclo di conferenze organizzate presso la Sala Rossetti di Palazzo dei Diamanti:incontri che hanno affrontato vari temi legati alla produzione artistica di Mucha e Boldini (170 presenze).
Inoltre, durante questi mesi, altre prestigiose sedi a Bologna, Rovigo e Padova hanno ospitato incontri dedicati alle due esposizioni di Palazzo dei Diamanti riscuotendo grande interesse (250 presenze).

Visite guidate
Sono state scelte da 199 gruppi, per un totale di 4.209 visitatori, tra adulti e gruppi scolastici. Tra queste sono piaciute molto le visite guidate per i singoli visitatori del sabato, domenica e festivi, riuniti in specifico in 43 gruppi per 957 singoli partecipanti.

Riscontro sui media
Plausi alle mostre sono giunti anche dalla critica, con recensioni sulle maggiori riviste di settore e ampie pagine di approfondimento, sia sulle testate locali, sia sui principali quotidiani nazionali. Sono stati pubblicati circa 420 articoli che parlavano delle mostre, oltre a servizi televisivi e radiofonici.

La mostra sui social
Le mostre dedicate a Mucha e Boldini hanno suscitato un’attenzione significativa anche online: su Instagram si sono registrate oltre 1,6 milioni di visualizzazioni, di cui 475 mila raggiunte senza attività di sponsorizzazione, mentre su Facebook le visualizzazioni complessive hanno superato i 32 milioni, con quasi un milione di copertura organica. Oltre 300 mila accessi al sito di prenotazione testimoniano come l’interesse suscitato dalle opere dei due maestri sia andato ben oltre le sale espositive, coinvolgendo un pubblico ampio e trasversale.


Ufficio Stampa Arthemisia
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“Approfondite rilievi e studi non adeguatamente valutati”

Cosimo Inferrera
Patologo umano
Emerito Classe Medico Biologica Accademia Peloritana
Medico Ippocratico

Veduta di Messina e dello Stretto da Villa San Giovanni (Calabria).

La Medicina Ippocratica ha determinato un progresso indelebile nelle comunità locali di numerose capitali d’Europa. Le “Grandi Opere” pubbliche, che i seguaci di Ippocrate hanno voluto per migliorare il territorio al fine di garantire la salute dell’uomo, ne sono la chiara testimonianza. Il ruolo culturale, filosofico, politico-giuridico e riformatore svolto dai medici ippocratici risale ad un insigne medico e giurista inglese, John Howard, che nel 1777 aveva sostenuto che “i medici sono fra i più sensibilizzati al problema dell’ambiente, del luogo, della temperatura e questo dato scientifico li fa essere veri specialisti dello spazio e del territorio”.

NELLO STRETTO DI MESSINA I MEDICI IPPOCRATICI INDICANO IL BINOMIO PONTE-TUNNEL
Piastrella da pavimento raffigurante Ippocrate –
Certosa di San Lorenzo, Padula.

L’antropocentrismo ippocratico è un movimento sociologico capace di instaurare riforme e trasformazioni sociali mediante lo studio del rapporto uomo-territorio. E se questo indirizzo politico-culturale degli Illuministi inglesi era valido nel ‘700, figuriamoci oggi nella realtà del territorio del nostro Paese e dell’area dello Stretto, ove certamente non si può ritenere che sussista una salvaguardia dell’ecosistema. Secondo il contemporaneo diritto dell’ambiente, la civiltà del consumismo deve orientare somme ingenti per poter proteggere la persona umana dalle catastrofi ambientali, causate dalla distruzione dei beni naturali. Certamente, un polo attrezzato per la comunicazione e gli scambi economici – come il Ponte sullo Stretto e/o il Tunnel sotto lo Stretto – apporterebbe modifiche al territorio siculo-calabro unitamente ad un nuovo regime di coesistenza e di interazioni sociali, economiche e culturali tra i Paesi contigui del Mediterraneo, per cui la Sicilia diventerebbe, di fatto, la “Porta dell’Oriente”.

Solo così si storicizzerebbe la triade Ambiente, Lavoro, Salute.

Stiamo ragionando come se non sapessimo che il governo nazionale rimuove ogni ostacolo pur di andare alla realizzazione di un Ponte sospeso con unica campata di 3.300 m fra le coste dello Stretto. Stiamo ragionando, dico, ma non possiamo impedire l’insorgere di una serie di domande …

Perché un cittadino di Parigi va a fare shopping a Londra o uno di Londra si reca a Parigi tramite il Tunnel della Manica, da anni ormai e normalmente?  

Mentre secondo molti strutturisti non si possono dare garanzie sulla eseguibilità di un ponte, che per i problemi da affrontare e per le dimensioni non ha uguali al mondo, per le gallerie scavate entro il terreno sotto il mare vi è la esperienza giapponese. Non valutarla cozza contro la Scienza galileiana!

Si è, dunque, preliminarmente compiuto un sopralluogo ai lavori del Seikan Tunnel, ove la visita ed i colloqui con validi apporti specialistici dei dirigenti della Japan Railway Construction Corporation hanno prodotto la convinzione che i problemi di Messina siano di minore dimensione tecnica e perciò affrontabili.

 Lo studio comprende le relazioni di geotecnica, di ventilazione, di geologia, di sismologia, di impostazione generale. La soluzione della connessione stabile mediante galleria sottomarina, che attraversa lo Stretto di Messina ad un centinaio di metri sotto il fondale è stata suggerita dalle seguenti considerazioni: 

— È la struttura più sicura nei confronti sismici. Infatti, è noto che nelle gallerie la vibrazione sismica o si annulla o quanto meno risulta sostanzialmente ridotta. Si ricorda, a tale proposito che, in occasione del terremoto del 1908 a Messina, nessun danno ebbero le gallerie ferroviarie dei Peloritani.

— Evita le gravi difficoltà che possono portare le avverse condizioni meteorologiche alla costruzione e all’esercizio di un ponte. Si ricordino gli inconvenienti che si sono verificati per l’attraversamento elettrico dello Stretto a seguito di danni prodotti da fulmini con conseguente interruzione della navigazione, le trombe d’aria nella zona di Messina, ecc…

— Non interferisce in alcun modo con la navigazione. Non comporta alcun problema di inserimento nel paesaggio. In caso di evento bellico o di atti di sabotaggio una galleria risulta praticamente invulnerabile.

— Non presenta problemi per i convogli ferroviari, assai preoccupanti invece nel caso del ponte, specialmente in coincidenza di venti di forte intensità.

— È di minore spesa e consente di impegnare per gradi le somme occorrenti.

— La validità della scelta è confortata dal successo raggiunto dai giapponesi con lavori del genere (Seikan Tunnel, Kanmon Tunnel) in condizioni di terreni più severe di quelle che si presentano per lo Stretto di Messina.

— Gli attuali sistemi di scavo senza impiego di esplosivi, unitamente allo sviluppo delle moderne tecniche di iniezione, consentono di affrontare questi lavori con sicurezza e celerità esecutiva.

Sulla base dei dati geologici disponibili, l’attraversamento con galleria sottomarina appare fattibile. In relazione alle difficoltà e alla mole dell’opera si impone comunque una campagna di accertamenti, che consenta di conoscere con adeguato dettaglio la struttura geologica, le caratteristiche geotecniche e geofisiche dei terreni interessati. Per l’attraversamento di faglie che si incontreranno lungo il tratto sottomarino si prevede, qualora necessaria, l’adozione di giunti che consentano movimenti relativi tra gli anelli contigui.

A marzo 2013 il Presidente del Consiglio Mario Monti ha dichiarato il Ponte sullo Stretto non fattibile né bancabile. La decisione motivata non tiene conto del fatto che Sicilia e Calabria restano isolate nel Mediterraneo, e non se ne prende cura. Il Corridoio europeo Scandinavo-Mediterraneo viene deviato su Bari-Taranto senza badare al prolungamento fino a Palermo, di cui tuttora si ignorano i progetti esecutivi del tratto calabrese. Dallo Stretto di Sicilia i porti dell’isola non beccano neppure un teu-container, perché non possono ospitare i super-cargo, che non si fermano più di cinque giorni in un porto inadeguato. E nello Stretto di Sicilia transita circa il 30% dei flussi commerciali globali, dalla Cina e India, dagli Stati Uniti, Brasile e Canada, 4 volte di più del Canale di Panama.

I giovani fuggono e destrutturano il PIL di Sicilia e Calabria, la questione meridionale si acuisce. A questo disastro, che sembra irreparabile cercano di porre rimedio Adriano Giannola, Aurelio Misiti e Pierpaolo Maggiora con il “Progetto di sistema per il sud in Italia, per l’Italia in Europa”, che vede l’entusiastico apprezzamento del Signor Presidente Mattarella. Ma neanche basta, perché le forze politiche non appoggiano il rischio di invertire la polarità del Paese, come sospetta Francesco Attaguile. In queste condizioni di isolamento Sicilia e Calabria non possono operare sui pre-lavorati industriali e artigianali, trasportati nei retroporti e poi avviati con il gateway. Questo esiste solo a Taranto, a Gioia T. è in fase embrionale, mentre avviene regolarmente nei porti nordeuropei che creano posti di lavoro e producono ricchezza. Da qui la crisi del meridione, che si potrà cominciare a risolvere guardando verso “l’aspro mare africano” (L. Pirandello).

Nel sito web di asseurmed.eu si possono consultare una ventina di convegni (Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Messina, Milazzo …) sul ponte a campata unica, sul ponte a tre campate, sul tunnel subalveo e soprattutto sulla Macroregione europea del Mediterraneo, mission prioritaria dell’Associazione Europa Mediterraneo AEM-APS-ETS.

Dopo circa quindici anni dedicati alla connettività e mobilità, mi ricordo di essere un patologo, che al secondo anno di Medicina ha studiato il sistema vascolare arterioso, il sistema venoso, il sistema linfatico; c’è un altro sistema per gli addetti ai lavori, che non cito.

Nello Stretto bisogna copiare l’essere umano, per cui propongo:

  • Uno studio di fattibilità di un Tunnel subalveo di una ventina di km fra Sicilia e Calabria per treni AC e AV. Questa è la priorità delle priorità per il Sud, perché le due regioni sono fuori dalla circolazione dei teu-container, che ha fatto della Cina la prima potenza globale dei commerci.
  • Uno studio di fattibilità del Ponte a tre campate, per cui il Governo di Mario Draghi ne ha decretato l’obbligo e stanziato 50 milioni di E.  Non farlo significa operare contra legem! D’altra parte, per il Ponte a campata unica si sommano giorno per giorno le evidenze negative. Non solo i Maestri strutturisti italiani (Calzona, Misiti, Risitano, Casciati…) anche la Cina boccia il Ponte di Salvini, per cui si lavora ad un progetto di 1488 m. di luce fra le torri. 
  • Opere compensative mentre si fanno questi studi.

In definitiva la strada migliore sarebbe quella di una soluzione diversificata dell’attraversamento ferroviario da quello stradale, che consentirebbe di ottenere una minore vulnerabilità globale, a parità di difesa attraverso la disponibilità di soluzioni alternative. Certo la diversificazione potrebbe comportare costi maggiori, ma qualora le differenze di spesa non risultassero proibitive, non vi dovrebbe essere alcuna esitazione.

Questo scritto può sembrare un esercizio accademico, fatto alla luce degli indirizzi ministeriali, ma è “tempo di fermarsi per approfondire rilievi e studi emersi in questi ultimi venti anni, non ripresi ed adeguatamente valutati”. Da qui l’appello di un medico ippocratico alla comunità accademica, agli enti pubblici, alle associazioni, ai soggetti privati affinché intraprendano le azioni mirate alla difesa dei variegati interessi diffusi sul territorio dello Stretto di Messina e dell’Italia. Ma sia chiaro: l’appello è soprattutto rivolto ai Signori Sindaci, veri detentori della “communis opinio” in Italia!

Ancora una volta, la decisione definitiva potrà derivare da una decisione politica globale.   


Articolo gentilmente concesso dal prof. Cosimo Inferrera

Conversano: Polo Museale – Castello Aragonese

Un fine settimana da record per la città di Conversano, che ha visto un’affluenza straordinaria di pubblico in occasione della mostra “M.C. Escher”, ospitata al Castello Acquaviva.

“M.C. ESCHER
“Una Notte al Museo con…ESCHER”
ed è un grande successo

Più di 2.000 visitatori hanno preso parte all’evento tra sabato 31 maggio, domenica 1 e lunedì 2 giugno, complice anche la felice coincidenza con la tradizionale Festa delle Ciliegie, che ha animato le vie del centro storico con mercatini, degustazioni e spettacoli folkloristici, attirando non solo tantissimi visitatori provenienti da tutta la Regione ma anche numerosi gruppi di turisti stranieri.

A richiamare un pubblico ancora più vasto è stata l’iniziativa speciale “Una Notte al Museo con…”, che ha previsto l’apertura straordinaria della mostra fino alle ore 00.00 nelle serate del lungo weekend. Nelle fasce serali, infatti, i visitatori hanno potuto accedere all’esposizione approfittando di una promozione sul biglietto d’ingresso e sperimentando un’esperienza culturale unica in un’atmosfera suggestiva.

“Questo fine settimana è stato la dimostrazione concreta di quanto la sinergia tra arte, tradizione e territorio possa generare un’offerta culturale vincente”, ha commentato Iole Siena, Presidente di Arthemisia. “La mostra su Escher e la Festa delle Ciliegie hanno richiamato un pubblico eterogeneo, unendo l’interesse per l’arte con il fascino – e la bontà – delle eccellenze locali.”

La mostra “M.C. Escher”, ancora fino al 28 settembre, propone un percorso immersivo tra oltre 100 opere, installazioni multimediali e sezioni interattive che raccontano l’universo matematico e onirico dell’artista olandese.

La mostra M.C.ESCHER, promossa e sostenuta dal Comune di Conversano Città d’Arte Museco – Musei in Conversano e Regione Puglia, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, della Città Metropolitana di Bari, di Puglia Promozione ed ENIT – Agenzia nazionale del turismo, è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation e Maurits ed è a cura di Federico Giudiceandrea, uno dei più importanti esperti al mondo dell’artista.

La mostra vede come sponsor SIECO Sistemi integrati per l’ecologiamobility partner Ferrotramviariapartner plus BCC ConversanoCestaro Rossi & C.Replan ESG e UpsystemspartnerVetrerie meridionaliBdM Banca e GVM Care & Research.
Il catalogo è edito da Moebius.


Sede
Polo Museale – Castello Conti Acquaviva d’Aragona
Piazza Conciliazione (Arco monumentale)
Conversano – Bari

Informazioni e prenotazioni
T. +39 080 99 52 31

Sito
www.arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#EscherConversano

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it

press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>

Oltre 530mila visitatori per la mostra “MUNCH. Il grido interiore” tra Milano e Roma

536.281: è il numero esatto dei visitatori che hanno varcato la soglia della mostra dedicata a Munch, prima a Palazzo Reale di Milano e poi a Palazzo Bonaparte di Roma, tappa inaugurata con grande partecipazione istituzionale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Regina Sonja di Norvegia.
A Milano i visitatori sono stati 276.805, mentre a Roma 259.476.

“MUNCH. Il grido interiore”
OLTRE 530.000 VISITATORI PER MUNCH, UN SUCCESSO STRAORDINARIO, LA MOSTRA PIÙ VISITATA DELL’ANNO.

È il bilancio della mostra che ha chiuso ieri a Palazzo Bonaparte di Roma,
e che aveva avuto una precedente tappa a Palazzo Reale di Milano.

Le code interminabili, che hanno scritto una nuova geografia cittadina diventando esse stesse una perfomance artistica, sono state sotto gli occhi di tutti per vari mesi.
Il successo, non solo in termini di numeri ma anche e soprattutto per l’unanime apprezzamento del pubblico italiano e straniero, è legato alla forza emotiva di un artista raro da vedere nelle mostre e alla ormai celebre modalità espositiva di Arthemisia, che coinvolge, spiega e racconta in maniera impeccabile i grandi artisti, confermandosi ancora una volta fautrice delle mostre di maggior successo.

“È senza dubbio una grande soddisfazione assistere al successo delle nostre mostre e vedere una partecipazione così entusiasta – dice Iole Siena, Presidente di Arthemisia – ma il “successo” per me è leggere le parole commosse dei visitatori, osservare le persone che si stupiscono e piangono davanti alle opere, sapere che il nostro lavoro serve a tante persone per imparare, condividere e per conservare nel cuore un ricordo eterno. Questo è ciò che mi restituisce il senso del nostro lavoro.”

UN FENOMENO CULTURALE DI PORTATA INTERNAZIONALE
L’esposizione, dedicata al maestro dell’inquietudine e dell’anima, Edvard Munch, ha attratto anche decine di migliaia di turisti stranieri – circa 210.000 – affascinati dalla possibilità di ammirare da vicino 100 capolavori iconici del grande artista norvegese, un prestito senza precedenti proveniente direttamente dal Museo MUNCH di Oslo.
A stupire è anche la partecipazione italiana: Munch mancava in Italia da ormai decenni e sono stati oltre 320.000 i visitatori provenienti da tutte le regioni del Paese, con un’adesione straordinaria da parte di gruppi organizzati, appassionati d’arte, famiglie, ma anche e soprattutto scolaresche. Più di 3.500 classi, dai licei alle scuole medie fino alle elementari, hanno partecipato a un percorso pensato per unire l’impatto visivo dell’opera di Munch con un ricco e articolato impianto didattico, curato nei minimi dettagli per offrire ai giovani visitatori strumenti critici ed emotivi per comprendere l’arte dell’Espressionismo.

L’ARTE CHE PARLA ALL’ANIMA
A colpire è stato soprattutto il coinvolgente allestimento scenografico, capace di trasportare i visitatori nel mondo emotivo e visionario di Munch, tra suoni, luci e ambientazioni immersive. Un percorso espositivo potente, curato con rigore scientifico e una sensibilità narrativa che ha saputo emozionare e scuotere.

L’ENTUSIASMO DELLA CRITICA E DEI MEDIA
Grande apprezzamento e partecipazione anche da parte della stampa, italiana e internazionale: i giudizi sono stati unanimemente entusiasti, sottolineando la forza espressiva della selezione di opere, l’eccellenza curatoriale e la capacità dell’allestimento di rendere accessibile e toccante un universo interiore complesso e potente.

Con questi risultati, MUNCH. Il grido interiore si afferma come la mostra più visitata in Italia nel 2024/2025, confermando ancora una volta Milano e Roma come i due poli nevralgici di cultura, bellezza e città destinate ad accogliere grandi eventi internazionali e Arthemisia tra le più importanti aziende organizzatrici e produttrici di mostre d’arte a livello internazionale.

La mostra Munch. Il grido interiore è stata prodotta e organizzata da Arthemisia.
Curata da Patricia G. Berman, una delle più grandi studiose al mondo dell’artista, con la collaborazione scientifica di Costantino D’Orazio, è stata realizzata in collaborazione col Museo MUNCH di Oslo.
Main partner
 della mostra è stata la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Poema.
La mostra ha goduto del patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Giubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione.
La mostra ha visto come sponsorGenerali Valore Cultura e Statkraftspecial partnerRicolamobility partnerAtac e Frecciarossa Treno Ufficialemedia partnerla Repubblicahospitality partnerHotel de Russie e Hotel de la Villesponsor tecnicoFerrari Trento e radio partnerDimensione Suono Soft.


Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
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Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>

Conegliano, Palazzo Sarcinelli

L’evoluzione del movimento della street art, dagli esordi di Keith Haring all’attualità, è il focus della originale mostra “BANKSY e la Street Art” in programma in Palazzo Sarcinelli, a Conegliano, dal 15 di ottobre 2025 al 22 marzo 2026.
L’esposizione è curata da Daniel Buso e organizzata da ARTIKA in collaborazione con Deodato Arte e la Città di Conegliano.

BANKSY e la Street Art
Conegliano, Palazzo Sarcinelli
Dal 15 ottobre 2025 al 22 marzo 2026

Mostra a cura di Daniel Buso. Organizzata da ARTIKA in collaborazione con Deodato Arte e la Città di Conegliano.

A esservi documentato è un indiscutibile fenomeno dell’arte e della cultura contemporanea. Quello che ha visto l’arte di strada, nel volgere di pochi anni, passare dall’essere un’espressione underground e minoritaria, rifuggita dalle grandi gallerie e dai musei, al divenire la corrente artistica più conosciuta e mainstream del mondo.

Attraverso le opere degli street artist più importanti del nostro tempo, vengono indagate le contraddizioni intrinseche di un movimento che ha spiazzato il mondo, ribaltando ogni possibile previsione.

Protagonista assoluto dell’esposizione è naturalmente Banksy, lo street artist che si sa essere originario di Bristol ma del quale nessuno conosce la vera identità, a oggi l’esponente più importante di tutta la street art. Il mistero intorno alla sua figura e alle sue opere sempre più controverse e dichiaratamente schierate contro “i potenti” del mondo, accrescono sempre di più il mito di un artista irraggiungibile e rivoluzionario.

Ma, con il successo, sono arrivate anche le critiche. Possiamo ancora definire street opere che vengono vendute per milioni di dollari? È giusto che, dopo anni di propaganda contro il sistema dell’arte, ora siano proprio gli street artist al suo vertice?

L’efficace metodo comunicativo di Banksy, sorprendentemente abile nel far passare messaggi complessi attraverso un linguaggio comprensibile universalmente, è stato raccolto ed elaborato da artisti come Obey e Mr. Brainwash, oggi esponenti di punta della street art e Mr. Savethewall, artista italiano che si definisce in tal senso un “post-street artist“.

La mostra di Palazzo Sarcinelli accoglie anche due mostri sacri della street art, attivi rispettivamente nel Novecento e nel XXI secolo.

Il primo è Keith Haring. Diventato famoso grazie ai murales realizzati nelle metropolitane degli anni ’80, Haring ha creato un nuovo linguaggio comunicativo il cui segno grafico nero ne è la principale forma. “Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi: l’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare”.

L’altro grande artista è Shepard Fairey, in arte Obey. Attualmente uno degli street artist più importanti al mondo. Shepard Fairey si è fin da subito reso conto di come la società in cui è nato e cresciuto gli ha insegnato come muoversi tra le immagini, che ormai dominano le nostre vite, ma senza di fatto spiegargliene il senso. Questa società che lo ha condotto all’obbedienza senza che lui ne avesse del tutto cognizione di causa è stata il motivo della scelta del suo nome di artista: Obey significa “obbedire”.


Mostra a cura di
Daniel Buso
 
Organizzata da
ARTIKA di Daniel Buso ed Elena Zannoni
 
In collaborazione con
Comune di Conegliano
 
Spazio espositivo
Palazzo Sarcinelli, Via XX Settembre 132, Conegliano
 
Inizio mostra
Dal 15 ottobre 2025 al 22 marzo 2026
 
Per informazioni
+39 351 809 9706
e-mail: mostre@artika.it
website: www.artika.it
 
Ufficio Stampa
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049.663499 roberta@studioesseci.net (rif. Roberta Barbaro)
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>