
Cinque incontri, cinque date cruciali della storia europea. Dal mondo greco al Manifesto di Ventotene, Milano ospita un percorso che intreccia teatro, passato e identità continentale. Un progetto culturale che diventa, dichiaratamente, un gesto politico: un invito a guardare l’Europa come costruzione storica, culturale e civile.

Un atto culturale e politico insieme
A Milano, il Piccolo Teatro torna a farsi luogo di riflessione civile. Nei primi mesi del nuovo anno la sala Grassi ospiterà un nuovo ciclo delle Lezioni di Storia, iniziativa ideata da Editori Laterza e sostenuta dalla Fondazione Monte di Lombardia. Un progetto che Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione Piccolo Teatro, definisce senza esitazioni «un atto di militanza europea».
Non una semplice rassegna divulgativa, dunque, ma un intervento nel dibattito pubblico: un invito a ripensare le radici dell’Europa e a interrogarsi sul suo presente. La scelta del titolo, Inventare l’Europa, è già un manifesto: raccontare il passato significa scegliere, interpretare, selezionare — inventare, appunto — ciò che riteniamo significativo.
Il teatro come laboratorio di identità europea
Lanfranco Li Cauli, direttore generale del Piccolo, e Claudio Longhi, direttore artistico, ricordano che il teatro, fin dalle sue origini, è «una delle sedi fondative dell’idea di Europa». Dalla tragedia greca alla drammaturgia moderna, lo spazio scenico ha sempre funzionato come luogo di confronto tra cittadini, linguaggi, idee.
Un ruolo riconosciuto anche dall’editore Giuseppe Laterza: «Ogni narrazione del passato comporta una quota di invenzione. Anche quando definiamo noi stessi, inevitabilmente selezioniamo e interpretiamo. Lo stesso accade quando ricostruiamo la storia europea».
A ribadire l’apertura internazionale della rassegna è Mario Cera, presidente della Fondazione Monte di Lombardia: la Lombardia — afferma — «non è pensabile al di fuori della dimensione continentale». Una posizione che oggi appare tanto più urgente, in un’Europa attraversata da tensioni politiche, crisi di confine e discussioni sulla sua identità.
Cinque lezioni, cinque snodi decisivi nella storia del continente
Le conferenze si terranno la domenica alle 11, dal 18 gennaio al 22 marzo, sempre al Piccolo Teatro Grassi. Ogni incontro è introdotto dall’attrice Maria Luisa Zaltron, presenza che sottolinea la natura teatrale — performativa — della narrazione storica.
1. 18 gennaio – Laura Pepe: La cittadinanza e il mondo greco
La storica dell’antichità Laura Pepe apre il ciclo partendo dalla battaglia delle Termopili (480 a.C.), mito fondativo della libertà greca. L’eroismo dei 300 spartani guidati da Leonida, reso celebre da Erodoto e poi dalla cultura pop contemporanea, diventa un punto di osservazione per comprendere il concetto di cittadino libero: un uomo soggetto alla legge, non all’arbitrio.
Un’idea che la tradizione europea eredita profondamente dal mondo greco e dalla polis.
2. 25 gennaio – Alessandro Barbero: Identità e la battaglia di Poitiers
Lo storico e divulgatore Alessandro Barbero affronta il tema dell’identità partendo dalla battaglia di Poitiers (732), in cui Carlo Martello fermò l’avanzata arabo-musulmana verso il cuore dell’Europa. Un episodio storicamente complesso, spesso sovraccaricato di letture politiche, che Barbero ricolloca nel suo contesto reale: una battaglia locale trasformata, nei secoli, in uno dei “momenti mitici” della costruzione identitaria europea.
3. 1° febbraio – Alberto Mario Banti: Nazione e rivoluzioni del 1848
Alberto Mario Banti prende in esame la “primavera dei popoli”, la stagione rivoluzionaria del 1848 che attraversò l’intero continente. Un anno di speranze democratiche e nazionali conclusosi quasi ovunque con restaurazioni e sconfitte. Eppure, proprio quelle rivoluzioni, fallite nell’immediato, avrebbero gettato le basi culturali dei futuri Stati-nazione europei.
4. 15 febbraio – Alessandro Vanoli: Impero e il trattato di Tordesillas
Con Alessandro Vanoli si torna al 1494 e al trattato di Tordesillas, che sancì la spartizione del mondo fra Spagna e Portogallo sotto l’arbitrato papale. È l’inizio del colonialismo moderno, con tutto ciò che ha rappresentato: esplorazioni, conquiste, schiavitù, scambi culturali, rivoluzioni economiche.
Un capitolo imprescindibile per capire la storia europea e il suo rapporto con il resto del globo.
5. 22 marzo – Simona Colarizi: L’Europa oltre gli Stati nazionali
La storica Simona Colarizi conclude il ciclo con il Manifesto di Ventotene (1941), redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante il confino fascista. Quel testo, oggi riconosciuto come fondativo dell’europeismo, immaginava la fine dei nazionalismi bellici e la nascita di una federazione europea.
Un’utopia che avrebbe ispirato i padri fondatori dell’Unione Europea, da De Gasperi a Schuman, e che ancora oggi orienta il dibattito sul futuro del continente.
Inventare l’Europa oggi
Il ciclo di lezioni arriva in un momento in cui la costruzione europea vive una fase di incertezza e trasformazione: tensioni geopolitiche, discussioni sull’allargamento, sulla sovranità energetica, sui modelli di welfare.
Raccontare l’Europa come invenzione diventa allora un modo per riconoscere che l’identità europea non è un dato naturale, ma una costruzione storica, politica e culturale in continuo movimento.
Esattamente ciò che il Piccolo Teatro, con questa iniziativa, intende rimettere al centro del dibattito pubblico: l’Europa non come eredità immobile, ma come progetto da ripensare, discutere, rinnovare.
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