
C’è un progetto che, più di ogni altro, attraversa il tempo politico italiano come una linea mai del tutto tracciata: il Ponte sullo Stretto. Annunciato, rinviato, rilanciato e ancora… sospeso. Un progetto che continua a dividere opinione pubblica, governi e territori. Con Il ponte che verrà, Mario Primo Cavaleri prova a rimettere ordine in questa lunga e tormentata vicenda, restituendole una cronologia rigorosa e uno sguardo critico maturato sul campo.

| Intervista a Mario Primo Cavaleri autore del libro “Il ponte che verrà” di Sergio Bertolami Direttore Experiences |
Noto giornalista della Gazzetta del Sud, capo servizio Politica regionale, Cavaleri segue da anni le dinamiche istituzionali e amministrative della Sicilia, osservandole dal cuore di uno dei territori più direttamente coinvolti: Messina. Ne consegue un libro che è insieme cronaca, analisi e racconto di un “tempo sospeso”, su cui vale la pena tornare a riflettere oggi, senza slogan e senza scorciatoie.
Il tempo sospeso
Il sottotitolo del libro “Il ponte che verrà” fa riferimento al “tempo sospeso di un progetto in divenire”. Che cosa intendi esattamente per “sospensione”? È una pausa tecnica, un’impasse politica o una condizione ormai strutturale del progetto del Ponte sullo Stretto?
“E’ il mix di una serie di variabili che, nel non dare certezze, rendono ‘sospeso’ il trascorrere del tempo, in attesa che qualcosa si verifichi. Basti pensare ai piani regolatori… non definiti perché di definitivo non c’è nulla”.
Raccontare una vicenda tormentata
Il tuo libro ricostruisce cronologicamente una sequenza di decisioni, stop, rilanci e bocciature. A tuo avviso, qual è il vero nodo irrisolto che da decenni impedisce al progetto di uscire da questa spirale?
“Mi ha fatto molto piacere il commento di un docente universitario che riporto testualmente: ‘in fondo il libro ha anticipato quanto poi la Corte dei conti ha consacrato nella decisione di negare il visto di legittimità’. Già all’indomani del decreto del 31 marzo 2023 che ha rilanciato il dossier Ponte, parlavo di ‘pesce d’aprile’. L’aver riesumato un progetto vecchio di 30 anni è stata una falsa ripartenza, seguita da una serie di incongruenze”.
La bocciatura della Corte dei conti.
La decisione della Corte dei conti di negare il visto di legittimità alla delibera Cipess segna uno spartiacque. È stato un incidente di percorso o l’esito prevedibile di una procedura fragile sin dall’inizio?
“La Corte nel limitarsi a valutare la coerente linearità del procedimento, non poteva ovviamente occuparsi del progetto, ma incidentalmente tocca alcuni aspetti che lo sfiorano. Per esempio: la mancata comparazione con altre ipotesi (cioè le tre campate, più economiche e in armonia con quanto c’è in giro per il mondo)”.
Politica e tecnica: un dialogo mancato?
Nel libro emergono spesso frizioni tra livelli politici e competenze tecniche. Nel caso del Ponte, secondo te, la politica ha davvero ascoltato i tecnici o li ha utilizzati come copertura decisionale?
“Viviamo nell’accelerazione del tutto e subito che in politica si traduce in frettolosi slogan alla ricerca del consenso facile e immediato. Chi ha voluto tirare fuori dal cassetto un progetto old style è sicuramente la politica, ma evidentemente i tecnici hanno suffragato la scelta. È stato però evitato il vaglio di organi “terzi”, aspetto che la Corte dei conti non ha mancato di rilevare”.
Dal Governo Draghi a oggi
Il libro, nel corso delle sue pagine, attraversa governi diversi, ma mostra anche una certa continuità negli errori. Cambiano i protagonisti, ma non il copione? Oppure individua una responsabilità specifica nell’ultima fase, quella legata al ministero di Matteo Salvini e a Stretto Spa?
“Il Governo Draghi in realtà aveva acquisito la relazione del gruppo di studio insediato dal precedente ministro che dava incarico alle Ferrovie dello Stato (Italferr) di approntare in sei mesi un progetto di fattibilità sull’ipotesi 3 campate, proprio al fine di una valutazione comparativa. Decisione ragionevole, prima di avventurarsi. Il ministro Salvini non ne ha ritenuto l’utilità ed è partito in quarta con l’unico progetto esistente sul nastro da 3.300 mt”.
Gli “errori” e le “criticità”
Spesso si parla di errori, criticità e dubbi non sciolti. Qual è, tra questi, quello che ti ha colpito di più come osservatore e come autore: un errore giuridico, economico o culturale?
“Meglio trincerarsi nell’imbarazzo della scelta”.
Un libro di cronaca o di posizione?
“Il ponte che verrà” si presenta come una ricostruzione documentata, ma il lettore avverte anche una posizione critica. Quanto è stato difficile mantenere l’equilibrio tra analisi dei fatti e giudizio personale?
“Ho fatto prevalere il giornalista, raccontando cronaca annotata tra valichi legislativi e circoli provinciali. Nell’introduzione tuttavia esprimo considerazioni, che con le tue puntuali e appropriate domande mi hai già fatto sintetizzare”.
Il Ponte come simbolo
“Simbolo di una musica che ci accompagnerà, parafrasando uno dei capolavori di Lucio Dalla, cui è dedicato l’incipit”.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore). Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.











