Kandinsky e l’Italia. Le radici europee dell’astrazione al MA*GA di Gallarate

Una grande mostra ricostruisce il dialogo tra il maestro russo e la scena artistica italiana del Novecento, dagli anni del Bauhaus alle avanguardie del dopoguerra.

Il MA*GA di Gallarate dedica una vasta retrospettiva al rapporto tra Wassily Kandinsky e la cultura artistica italiana, un dialogo che attraversa le avanguardie storiche, la stagione astratta degli anni Trenta e le ricerche del secondo dopoguerra. La mostra propone 130 opere, tra cui venti lavori del maestro russo, e riunisce figure decisive per la definizione dell’arte non figurativa europea. Un percorso che non ricostruisce soltanto una genealogia estetica, ma restituisce la profondità di un sistema di pensiero che ha segnato in modo irreversibile la modernità visiva.

Kandinsky e l’Italia. Le radici europee dell’astrazione al MA*GA di Gallarate

di Marta Bellomi
Redazione Experiences – Storica dell’arte, specializzata in architettura, contesti museali, linguaggi visivi del Novecento

Kandinsky e l’Europa: l’invenzione dell’astrazione

Il punto di partenza della mostra è la ricostruzione del clima culturale in cui Kandinsky matura il proprio linguaggio astratto. Negli anni Venti e Trenta, durante il periodo al Bauhaus, il maestro elabora un sistema fondato sull’idea che linea, colore e forma siano espressione di forze interiori, non semplici elementi compositivi. L’arte diventa una scrittura dello spirito, un territorio in cui la geometria assume un valore meditativo e simbolico.

Il percorso espositivo presenta un nucleo significativo di opere di Paul Klee, compagno di insegnamento e di ricerca di Kandinsky. Le tele di Klee, realizzate tra il 1913 e il 1938, mostrano l’evoluzione di un linguaggio che procede dalla poesia del segno alle strutture geometriche più rigorose, componendo uno dei dialoghi intellettuali più fertili del Novecento.

Accanto ai due maestri, la mostra riunisce artisti come Jean Arp, Joan Miró, Alexander Calder e Antoni Tàpies. Le loro opere testimoniano come l’astrazione europea sia stata un territorio composito, attraversato da tensioni liriche, pulsioni vitalistiche e una costante ricerca di linguaggi universali capaci di superare i confini del reale.

L’Italia che guarda Kandinsky: la stagione degli anni Trenta

Uno dei passaggi più significativi del progetto del MA*GA riguarda la relazione tra Kandinsky e la scena italiana. La personale del 1934 alla Galleria del Milione di Milano rappresentò infatti un momento fondativo per l’affermazione dell’arte non oggettiva in Italia. Intorno a quell’evento si formò una generazione di artisti che vide nella libertà formale e spirituale di Kandinsky la possibilità di emanciparsi dal naturalismo ancora dominante.

Il percorso riunisce opere di Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Manlio Rho, Enrico Prampolini, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi: un gruppo eterogeneo accomunato dalla volontà di sperimentare un linguaggio astratto che non fosse mera imitazione delle avanguardie straniere, ma interpretazione personale del rapporto tra forma, colore e ritmo.

Melotti, con le sue modulazioni sottili, e Rho, con le armonie cromatiche costruite per piani cromatici, testimoniano un’astrazione intesa come disciplina dello sguardo; Licini e Prampolini, invece, aprono la strada a un orizzonte spirituale e visionario che troverà pieno sviluppo nel secondo dopoguerra.

Dopo la guerra: l’eredità di Kandinsky nella scena italiana del secondo Novecento

La terza sezione della mostra esplora l’eredità kandinskiana nel clima culturale italiano della ricostruzione. Mostre come Arte astratta e concreta (Milano, 1947) e Arte Astratta in Italia (Roma, 1948) segnano il ritorno al dibattito internazionale e la volontà di costruire un nuovo linguaggio capace di restituire la complessità dell’esperienza moderna.

Gruppi come Forma, MAC e Origine reinterpretano il pensiero kandinskiano nell’ottica di una rinnovata tensione verso il segno e la materia. Le opere di Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo ed Emilio Vedova raccontano percorsi autonomi ma legati da un filo ideale: la convinzione che l’astrazione non sia un abbandono del reale, ma un modo per coglierne la struttura profonda.

Una mostra tra ricerca e istituzione: l’Olimpiade Culturale

Kandinsky e l’Italia si inserisce nel palinsesto dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, un programma multidisciplinare che affianca l’evento sportivo a un progetto culturale diffuso su scala nazionale. La collaborazione tra MA*GA e la Fondazione Musei Civici di Venezia, insieme al sostegno del Ministero della Cultura, testimonia l’importanza strategica di una mostra che non è solo un’occasione espositiva, ma un momento di cooperazione istituzionale e valorizzazione del territorio.

Il progetto fa inoltre parte dell’iniziativa Varese Cultura 2030, promossa dalla Provincia di Varese con il contributo di Fondazione Cariplo, confermando l’intenzione di costruire una rete culturale interregionale orientata allo sviluppo sostenibile.


Informazioni di visita

La mostra è ospitata al Museo MA*GA di Gallarate dal 30 novembre 2025 al 12 aprile 2026 (via De Magri 1).

Orari:

  • Mart–Ven: 10.00–19.00
  • Sab–Dom: 11.00–19.00
    Aperture straordinarie: 8, 24, 26, 31 dicembre; 6 gennaio; 5–6 aprile.

Tariffe: intero €14; open €16; ridotti vari da €8 a €12; gratuito per under 14, disabili con accompagnatore, soci ICOM, Amici MA*GA e altri aventi diritto.
Visite guidate: ogni sabato e domenica alle 16.30 (tariffa unica €20, max 25 partecipanti).
Biglietti su TicketOne; informazioni su www.museomaga.it.


Fonti

  • Comunicato stampa ufficiale “KANDINSKY E L’ITALIA”, Museo MA*GA, Gallarate, 30 novembre 2025 – 12 aprile 2026.
  • Approfondimenti storico-critici indicati nel catalogo della mostra (Barisoni, Zanella, Cavadini, Giuranna, Meneguzzo, Pittaccio, Sansone, Tedeschi, Castiglioni).

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