

Una mostra racconta il movimento che trasformò l’artigianato bolognese in un laboratorio moderno di arte, lavoro e identità urbana
Al Museo Civico Medievale di Bologna un’esposizione ripercorre la vicenda di Aemilia Ars, esperienza unica del Liberty italiano che unì artisti, artigiani, imprenditori e istituzioni educative. Un percorso che racconta come il recupero della tradizione possa diventare progetto culturale, innovazione produttiva e costruzione dell’identità cittadina.
Dal 4 giugno al 6 settembre 2026 il Lapidario del Museo Civico Medievale ospita la mostra “Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città”, promossa dai Musei Civici d’Arte Antica del Comune di Bologna e curata da Silvia Battistini, Giancarlo Benevolo e Mark Gregory D’Apuzzo. L’esposizione nasce con l’obiettivo di restituire al pubblico il significato storico e culturale di Aemilia Ars, una delle più originali espressioni italiane del rinnovamento delle arti decorative tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La vicenda di Aemilia Ars si inserisce in quel vasto movimento europeo che, in reazione agli effetti più standardizzati della produzione industriale, cercò di restituire dignità artistica agli oggetti della vita quotidiana. In Inghilterra il punto di riferimento fu il movimento Arts and Crafts promosso da William Morris; in Belgio e Francia si svilupparono le esperienze dell’Art Nouveau; in Italia prese forma il Liberty. Bologna elaborò una propria risposta originale a queste tendenze internazionali, fondata sul recupero delle tradizioni artigiane locali e sul dialogo tra progettazione artistica e produzione manifatturiera.
La società per azioni Aemilia Ars venne fondata il 3 dicembre 1898 per iniziativa di Alfonso Rubbiani, figura centrale della cultura bolognese tra Otto e Novecento, con il sostegno dei conti Francesco Cavazza e Cesare Ranuzzi Segni. Accanto a loro ebbe un ruolo importante anche la contessa Lina Bianconcini Cavazza, protagonista di numerose attività organizzative e formative. Fin dall’inizio l’obiettivo era ambizioso: recuperare le competenze dell’artigianato regionale, inserirle nel nuovo contesto industriale e migliorare la qualità estetica degli oggetti destinati alla vita domestica.
La mostra ricostruisce le radici di questo progetto partendo dalle profonde trasformazioni urbanistiche che interessarono Bologna tra Ottocento e Novecento. L’apertura di nuove strade, l’abbattimento di gran parte delle mura medievali e gli interventi di risanamento modificarono radicalmente il volto della città. Di fronte a queste trasformazioni nacque un movimento di tutela del patrimonio storico che vide proprio in Rubbiani uno dei suoi protagonisti più attivi. Attraverso restauri, studi archivistici e campagne di sensibilizzazione si cercò di salvaguardare torri, portici e monumenti che rischiavano di scomparire sotto la spinta della modernizzazione.
In questo contesto maturò l’idea che il recupero del passato non dovesse limitarsi alla conservazione degli edifici storici, ma potesse diventare una fonte di ispirazione per la produzione contemporanea. I cantieri di restauro divennero veri laboratori di sperimentazione. Le competenze sviluppate nella ricostruzione di elementi architettonici e decorativi furono progressivamente applicate alla progettazione di mobili, ferri battuti, vetri, legature, ceramiche e oggetti d’uso quotidiano.
Tra i protagonisti di questa stagione figurano artisti come Augusto Sezanne, Achille e Giulio Casanova, Alfredo Tartarini, Giuseppe De Col e Alberto Pasquinelli. I loro progetti reinterpretavano motivi medievali e rinascimentali attraverso un linguaggio aggiornato alle sensibilità europee del tempo. Particolare attenzione venne riservata al ferro battuto, considerato una delle espressioni più moderne del design decorativo dell’epoca. Nel 1899 Aemilia Ars promosse addirittura ventiquattro concorsi destinati alla progettazione di oggetti innovativi, funzionali ed economicamente sostenibili.
Nonostante il successo ottenuto nelle esposizioni nazionali e internazionali, la società non riuscì a raggiungere una stabilità economica sufficiente e cessò la propria attività commerciale già nel 1903. Tuttavia l’esperienza lasciò un’eredità culturale duratura. Le idee, i modelli produttivi e il gusto estetico promossi da Aemilia Ars continuarono a influenzare artisti, artigiani e scuole professionali ben oltre la vita della società stessa.
Uno degli aspetti più interessanti messi in evidenza dall’esposizione riguarda il rapporto tra formazione e lavoro. Aemilia Ars non fu soltanto un’esperienza artistica ma anche un progetto sociale. Le scuole professionali cittadine, gli istituti religiosi e numerose strutture assistenziali furono coinvolti nella preparazione di una manodopera qualificata. Particolare rilievo assunse la formazione femminile, soprattutto nell’ambito del ricamo e del merletto, settore che divenne il vero motore della continuità del marchio dopo la chiusura della società originaria.
Guidato da Lina Bianconcini Cavazza, il dipartimento dei merletti sviluppò una rete produttiva e commerciale capace di coinvolgere centinaia di donne tra città e campagna. Nel 1905 oltre mille lavoranti collaboravano alla realizzazione di manufatti destinati ai mercati italiani e internazionali. Pur non garantendo un reddito autonomo, questa attività contribuì ad accrescere le opportunità economiche femminili e a diffondere competenze professionali che sarebbero sopravvissute per gran parte del Novecento.
Il merletto Aemilia Ars rappresenta ancora oggi una delle espressioni più riconoscibili della tradizione artigianale bolognese. Nel 2021 è stato riconosciuto come patrimonio storico-culturale identitario della città attraverso la denominazione De.Co. Numerosi esemplari sono conservati in istituzioni prestigiose come il Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum e il Victoria and Albert Museum, a testimonianza della rilevanza internazionale raggiunta da questa produzione.
La mostra presenta materiali raramente esposti provenienti dalle raccolte dei Musei Civici d’Arte Antica: disegni preparatori, campioni tessili, ferri battuti, vetri, pubblicazioni, progetti di restauro e documenti didattici. Il percorso mette in luce non solo la qualità degli oggetti, ma anche il sistema culturale che li ha generati, fatto di ricerca storica, progettazione, educazione e collaborazione tra competenze diverse.
In parallelo, grazie alla collaborazione con ASP Città di Bologna, la Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili ospita la mostra “Un filo lungo secoli. Ricamo e formazione femminile a Bologna dai conservatori agli Istituti Educativi”, che approfondisce il ruolo degli istituti assistenziali e scolastici nella trasmissione delle tecniche del ricamo e del merletto.
Più che una semplice rassegna dedicata al Liberty bolognese, “Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città” propone una riflessione sul rapporto tra patrimonio storico, formazione professionale e innovazione. La vicenda di Aemilia Ars dimostra infatti come la valorizzazione delle tradizioni possa trasformarsi in un motore di sviluppo culturale e sociale. Un tema che, a oltre un secolo di distanza, conserva una sorprendente attualità e continua a interrogare il modo in cui le città costruiscono la propria identità attraverso il dialogo tra memoria e progetto.
| Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> |
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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