Pontenure (Piacenza): cinema, incontri, musica e visioni, tra i prati incantati del Parco Raggio

La XXIV edizione di Concorto Film Festival si prepara ad accendere i riflettori sul meglio del cinema breve internazionale, con otto giorni di proiezioni, incontri e visioni nel verde del Parco Raggio di Pontenure (PC), dal 16 al 23 agosto 2025. Da oltre vent’anni, Concorto Film Festival è un osservatorio attento e curioso sulle nuove tendenze del cortometraggio, capace di coniugare sperimentazione artistica e partecipazione popolare, innovazione e radicamento.

CONCORTO FILM FESTIVAL
XXIV edizione | 16 – 23 AGOSTO 2025
Il programma della nuova edizione del Festival: otto giorni di cinema da tutto il mondo, incontri, musica e visioni nel cuore dell’estate, tra i prati incantati del Parco Raggio.​

Concorto vuole essere una meridiana sul cinema di oggi, che attraversa sperimentazioni, mutazioni e crisi, come quella ambientale o sociale. Se c’è ancora un senso nel realizzare un festival in un mondo che brucia, è proprio quello di crearlo, un senso. Porre domande, aprire finestre sulla frammentazione di immagini, emozioni o distacchi che viviamo quotidianamente. Quella di Concorto è in un certo senso una missione: portare il cinema che guarda all’oggi e al domani al più ampio pubblico possibile, tra neofiti, appassionati, cinefili “duri e puri” e spettatori casuali. Per andare ogni edizione oltre alle bolle, ai gruppi settari, agli snobismi, ma conciliare insieme spettatori e esperienze diverse. Se fare tutto questo per otto sere in una calda settimana di agosto non è dare un senso, è di certo un tentativo”, dichiarano Simone Bardoni, co-direttore artistico del festival insieme a Claudia Praolini.

A giudicare i film in concorso sarà una giuria internazionale composta da tre figure di spicco del panorama cinematografico e culturale contemporaneo. Alissa Jung, regista e pediatra tedesca, torna dietro la macchina da presa dopo una laurea in medicina e una carriera clinica, imponendosi con “Farah”, cortometraggio vincitore del Goldener Spatz Award 2024, e con il suo primo lungometraggio, “Paternal Leave”, presentato alla Berlinale 2025. Al suo fianco, Hu Wei, artista e regista nato a Pechino e attivo tra la Cina e la Francia, già selezionato nei più importanti festival del mondo – da Cannes a Venezia, da Sundance all’AFI – e membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Completa la giuria Juliette Canon, responsabile del Dipartimento Cortometraggi della Semaine de la Critique del Festival di Cannes, dove coordina anche il programma Next Step, pensato per sostenere registi e registe emergenti nello sviluppo del loro primo lungometraggio. A loro spetterà il compito di assegnare l’Asino d’Oro, simbolo e premio al miglior film in concorso, emblema della libertà espressiva e della visione indipendente che il festival continua a promuovere.

CONCORTO 2025: LA SELEZIONE UFFICIALE

La selezione ufficiale 2025 riunisce 40 cortometraggi provenienti da 30 paesi diversi, scelti tra oltre 2000 candidature giunte da tutto il mondo. Sedici di questi titoli saranno presentati in anteprima italiana, a conferma del ruolo centrale che Concorto riveste come porta d’accesso per il nuovo cinema internazionale nel nostro paese. A brillare tra i film in concorso è “I’m Glad You’re Dead Now” di Tawfeek Barhom, vincitore della Palma d’Oro 2025 al Festival di Cannes, che sarà proiettato per la prima volta in Italia proprio al Parco Raggio. Dallo stesso festival arrivano anche “Agapito” di Arvin Belarmino e Kyla Romero, “No Skate!” di Guil Sela, “Erogenesis” di Xandra Popescu, “Fille de l’eau” di Sandra Desmazières e “Samba Infinito” di Leonardo Martinelli.

Accanto a questi, spiccano opere firmate da autori già affermati sulla scena internazionale: Rúnar Rúnarsson porta a Concorto la sua più recente riflessione sul quotidiano islandese con “O”, mentre l’artista visivo Mohamed Bourouissa esplora i retaggi culturali del trauma con “Généalogie de la violence”Don Josephus Raphael Eblahan, già premiato al Sundance, firma “Vox Humana”, un’opera intensa e visionaria. Dal versante dell’animazione d’autore arrivano lavori come “Il burattino e la balena” di Roberto Catani, tra i più raffinati animatori italiani, e “Les Bottes de la Nuit” di Pierre-Luc Granjon, maestro del cinema d’animazione europeo. Non mancano anche voci femminili forti e originali, come quella di Clàudia Cedó, autrice catalana de “De Sucre”, e della regista italiana Giulia Grandinetti, in concorso con “Majonezë”, opera densa e vibrante.

La selezione attraversa i generi – dalla fiction al documentario, dall’animazione alla sperimentazione – e compone un mosaico di sguardi capaci di leggere il presente con urgenza, libertà e intelligenza visiva.

TENSIONI DEL PRESENTE: I FUORI CONCORSO DI CONCORTO 2025

Parallelamente alla competizione ufficiale, il festival presenta un ricco percorso fuori concorso, che si articola in focus geografici, sezioni tematiche e spazi di ricerca visiva, offrendo un’estensione profonda e laterale del discorso cinematografico contemporaneo. Uno dei momenti centrali sarà il focus Filippine, a cura di Simone Bardoni e Margherita Fontana, che esplora il tessuto stratificato della cinematografia filippina contemporanea, tra natura selvaggia, metropoli spietate, spiritualità e resistenza. Sette corti – firmati da autori come Arvin Belarmino, Carlo Francisco Manatad, Maria Estela Paiso – restituiscono un mosaico potente e necessario. Un altro segmento di grande attualità è “Gaza – Traces of a City”, progetto curato dalla Gaza Film Unit, che porta a Concorto cinque cortometraggi realizzati nella Striscia di Gaza nel pieno del conflitto, testimoniando il legame indissolubile tra distruzione urbana, memoria collettiva e sopravvivenza narrativa. Un atto di resistenza culturale che trova eco anche nella mostra “HeART of Gaza“.

Con Get to Work, curato da Vanessa Mangiavacca e Alice Capitani, il festival apre una riflessione sul lavoro come luogo di disuguaglianza, alienazione ma anche possibile riscatto. Torna anche Mnemosyne, alla sua terza edizione, con cinque opere internazionali che riscrivono il found footage come grammatica del contemporaneo. Un archivio che si fa futuro, tra etica del riuso, documentazione e fiction, curato da Chiara Ghidelli e Chiara Granata.

A firmare il ritorno della sezione Guilty Pleasures è ancora una volta Margherita Fontana, con una selezione di film che affrontano il piacere, la sessualità e i corpi attraverso uno sguardo ironico e liberatorio. Supernature, curato da Claudia Praolini, si concentra sulla relazione fragile e conflittuale tra l’uomo e l’ambiente: un viaggio tra forme di vita, traumi ecologici e nuove ecologie del sentire, attraverso corti che mettono in discussione l’equilibrio perduto.

Torna anche Concortissimo, con la sua sfida poetica e concettuale: raccontare il mondo in meno di cinque minuti. Un laboratorio di narrazione breve a cura di Corinna Baldini e Johnny Shock, che conferma l’attenzione di Concorto per i linguaggi dell’immediatezza e dell’essenziale. Nel segno del culto e della sovversione continua infine CineUnderground, progetto dedicato al cinema indipendente horror, sci-fi e trash a basso budget, che propone due nuove incursioni: Stop Motion From Hell (19 agosto) e Terror Tapes (23 agosto), con pellicole deliranti, sperimentali e irriducibili, provenienti da USA, Svezia, Germania e Italia.

Spazio anche ai più piccoli con Concorto Kids, curato da Virginia Carolfi ed Enrica Carini, che per questa quarta edizione propone un percorso intitolato “La musica della terra”, dove i bambini esplorano, tra cinema e laboratori, il legame tra ambiente, suono e visione. La sezione Short on Rights – A Corto di Diritti, in collaborazione con Dorico International Film Fest, presenta tre cortometraggi dedicati ai diritti umani, premiati nelle scorse edizioni del concorso, riaffermando il ruolo politico del cinema breve. Infine, VR Showcase, realizzato insieme al gruppo di ricerca AN-ICON dell’Università Statale di Milano, propone l’opera immersiva Ito Meikyū di Boris Labbé, un viaggio esperienziale nella cultura giapponese attraverso i linguaggi della realtà virtuale.

OLTRE LO SCHERMO: INCONTRI, WORKSHOP, MOSTRE E INDUSTRY

Oltre alla programmazione cinematografica, Concorto si conferma anche nel 2025 un luogo di riflessione, formazione e confronto, attraverso una serie di incontri, laboratori, mostre e momenti industry che arricchiscono il festival di pensiero critico, visioni trasversali e dialoghi tra discipline. Nel solco del focus Mnemosyne, l’artista visiva e regista Caterina Erica Shanta guiderà un incontro aperto sul riuso creativo dell’archivio e sulle responsabilità etiche ed estetiche che il found footage porta con sé. Un momento di scambio orizzontale, capace di intrecciare pratiche artistiche e memoria visiva in un presente che chiede nuove forme di interpretazione del passato.

Nel cuore del focus Gaza – Traces of a City, il talk When Walls Remember: Architecture as Witness to Genocide in Gaza, con i curatori Eslam J. Saqqa e Ayman AlAzraq della Gaza Film Unit, metterà al centro la distruzione dell’architettura sociale come testimonianza storica e atto di annientamento identitario. In dialogo diretto con questo programma, sarà visitabile per tutta la durata del festival la mostra HeART of Gaza – children’s art from the genocide, allestita nella Serra di Parco Raggio, che raccoglie i disegni realizzati da bambini e bambine gazawi nella “Tenda degli Artisti” di Deir al-Balah. Un progetto promosso da Casa Nome Collettivo, che attraverso il linguaggio dell’infanzia restituisce il dolore e la dignità di un popolo ferito, in una testimonianza visiva dal valore documentario e umano straordinario.

A chiudere la triade, Fashion Revolution: dalla Fast alla Slow Fashion, talk organizzato da Legambiente Piacenza in collaborazione con il circolo Arci Rathaus, proporrà un cambio di sguardo sulle abitudini di consumo e sull’impatto ambientale della moda. Un confronto concreto su materiali, comportamenti e scelte quotidiane, con un focus sulle pratiche sostenibili a livello locale.

Sul versante laboratoriale in programma FUTURA MEMORIA, il workshop di riuso creativo dei film di famiglia, realizzato in collaborazione con Fondazione Home Movies e condotto da Caterina Erica Shanta. Durante una settimana di lavoro, i partecipanti esploreranno materiali d’archivio selezionati dalla piattaforma Memoryscapes, li reinterpreteranno attraverso la tecnica del tableaux vivant, e realizzeranno un film collettivo che sarà proiettato nell’ultima giornata di festival. Completa l’offerta formativa il seminario residenziale di critica e linguaggio cinematografico, rivolto a chi desidera approfondire la lettura delle immagini, il contesto produttivo delle opere e i sottotesti culturali del cinema contemporaneo. Attraverso proiezioni, esercizi e analisi guidate, i partecipanti saranno accompagnati nello sviluppo di uno sguardo consapevole e personale.

Sul fronte dell’industria, prende il via il progetto biennale Italian Short Film Atlas, nato da un’alleanza tra Concorto Film Festival, il Centro Nazionale del Cortometraggio e l’Università di Bologna – Dipartimento delle Arti. Presentato pubblicamente il 20 agosto 2025 a Piacenza, il progetto intende mappare in modo aggiornato e strutturato l’ecosistema del cortometraggio italiano, colmando un vuoto conoscitivo e offrendo uno strumento di analisi per le politiche culturali del settore. Il lavoro coinvolgerà le principali realtà della filiera – produzioni, scuole, festival, istituzioni – con l’obiettivo di restituire, al termine del biennio, una fotografia critica e condivisa del cinema breve in Italia.

LA MUSICA NEL PARCO RAGGIO

Anche quest’anno Concorto rinnova il suo legame con la musica, portando al Parco Raggio due appuntamenti che intrecciano cinema, suono e performance dal vivo, nel segno della sperimentazione e della qualità artistica. Il 22 agosto, nel suggestivo scenario di Parco Raggio a Pontenure, il festival ospiterà la tradizionale sonorizzazione dal vivo con la proiezione del capolavoro muto Sherlock Jr. (1924) di Buster Keaton. La colonna sonora originale sarà eseguita dal vivo dal collettivo Soundtracks 2025, sotto la direzione artistica di Enrico Gabrielli, tra le figure più poliedriche e visionarie della musica italiana contemporanea. La residenza musicale coinvolge Gaio ArianiMatteo BertiSabrina BoarinoFrancesco CapanniBruna Di Virgilio e Camillo Lepido, in un ensemble che fa dialogare strumenti acustici, elettronica e ricerca sonora. Il 19 agosto protagonista sarà invece Lamante, progetto musicale della giovane cantautrice Giorgia Pietribiasi. La sua voce scura e viscerale, i testi legati alla memoria familiare e all’identità femminile, compongono un universo poetico che unisce tribale e intimo, rabbia e dolcezza. Dopo l’uscita del suo album d’esordio In memoria di (2024) e una serie di live in festival e contesti prestigiosi, Lamante approda a Concorto con un set che promette intensità e ascolto profondo.

LA LOCANDINA D’AUTORE

Come da tradizione, ogni anno Concorto affida la sua identità visiva a un artista. Per l’edizione 2025, la locandina è firmata da Giulia Pastorino, illustratrice genovese tra le voci più originali dell’illustrazione contemporanea. Pastorino reinterpreta l’asino che vola – simbolo del festival – sospeso nell’aria grazie a un mazzo di palloncini colorati. Un’immagine intensa e leggera allo stesso tempo, che celebra il potere dell’immaginazione e la libertà dello sguardo, su uno sfondo rosso caldo e avvolgente.

CHI HA VOLUTO E SOSTIENE IL FESTIVAL

Concorto Film Festival è reso possibile da: Regione Emilia-Romagna e Emilia-Romagna Film Commission, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Comune di Piacenza, Comune di Pontenure e Arci. Un sentito grazie va ai nostri sponsor e partner: COOP Alleanza 3.0, Gruppo Iren, EduIren, Fonte Plose, Città del Sole Piacenza, Cantina Vicobarone, Ik italiana e Eataly.

IL PROGRAMMA completo è disponibile sul sito www.concortofilmfestival.com
Biglietti in vendita sul sito www.boxerticket.it e in cassa all’evento.
16 – 23 agosto 2025 | Parco Raggio di Pontenure (PC) – tutte le sere proiezioni dalle 21:00, apertura porte ore 20:00 con area ristorazione.
Il pomeriggio le proiezioni a ingresso gratuito si terranno a Piacenza presso il Salone degli Amici dell’Arte della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza. Nell’eventualità di pioggia le proiezioni serali si spostano nello stesso salone a Piacenza.


CONTATTI:
www.concortofilmfestival.com
www.facebook.com/concortofilmfestival
www.instagram.com/concortofilmfestival
info@concorto.com

UFFICIO STAMPA:
Daccapo Comunicazione
info@daccapocomunicazione.it
(Marcello Farno) /(Ester Apa)
Da Daccapo Comunicazione <info@daccapocomunicazione.it>

21 spettacoli tra arte, musica e teatro dal vivo nel cuore della città

La V° edizione di “Restate a Napoli” torna a Piazza Plebiscito: arte, musica e teatro dal vivo nel cuore della città. Con Massimiliano Gallo, Gino Rivieccio, Dario Sansone, Walter Ricci, Aurora Leone, Peppe Servillo, Solis String Quartet, Paolo Caiazzo e gli allievi di C.I.O.E.’ per un totale complessivo di 21 spettacoli in sette giorni. Attive le prenotazioni.

Dal 10 al 16 agosto 2025 Piazza del Plebiscito di Napoli diventa un teatro a cielo aperto con 21 spettacoli in sette giorni ad ingresso libero (con prenotazione su https://bit.ly/RestateaNapoli2025) per i cittadini e i turisti che restano in città. La rassegna è promossa e finanziata dal Comune di Napoli e inserita nel macro progetto Napoli Città della Musica. In scena anche sette spettacoli dei 60 allievi dell’Accademia C.I.O.E.’ – il nuovo talent di RaiPlay finanziato dal Comune di Napoli e voluto dal Sindaco Gaetano Manfredi.

La V° edizione di “Restate a Napoli” torna a Piazza Plebiscito: 21 spettacoli tra arte, musica e teatro dal vivo nel cuore della città.

Restate a Napoli 2025“: Piazza del Plebiscito si trasforma in un palcoscenico di arte, cultura e inclusione sociale. Così Napoli si presenta al cittadini e ai turisti per fargli vivere una settimana magica con la quinta edizione della più importante rassegna estiva che dal 10 al 16 agosto trasformerà la piazza simbolo di Napoli in un vibrante teatro a cielo aperto, regalando alla città sette giorni di spettacoli gratuiti tra musica, teatro e danza.

Diretta da Lello Arena, figura emblematica della scena artistica italiana, la manifestazione si conferma come trait d’union tra tradizione e innovazione sotto il cielo stellato di Partenope.

Un successo che cresce: numeri e partecipazione

Dopo il travolgente successo della precedente edizione, che ha visto oltre 100 mila spettatori riunirsi nella maestosa piazza e milioni di interazioni online, “Restate a Napoli” si appresta a superare ogni aspettativa. La rassegna è finanziata e promossa dal Comune di Napoli, inserita nel macro progetto Napoli Città della Musica, non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio progetto di valorizzazione culturale e sociale che guarda ai giovani.

Lello Arena e la direzione artistica: un omaggio alla creatività partenopea

La rassegna diventa un ponte tra le grandi star nazionali e le nuove voci del territorio. Arena, con la sua profonda conoscenza del mondo dello spettacolo e la sua dedizione alla scena napoletana, ha curato un cartellone che spazia dai grandi classici alle sperimentazioni contemporanee, sempre con un occhio di riguardo per i giovani artisti.

“Restate a Napoli” non è solo una rassegna, ma una piattaforma di lancio per chi sogna di salire su un palco prestigioso. Giovani musicisti, attori emergenti e danzatori hanno l’opportunità di esibirsi accanto a nomi affermati, in un contesto che unisce qualità artistica e accessibilità.

Il Sindaco Manfredi ha ribadito più volte l’importanza di questa iniziativa: “Napoli in agosto è una città viva, piena di turisti e cittadini che cercano occasioni di incontro e bellezza. Con ‘Restate a Napoli’ vogliamo offrire non solo spettacolo, ma anche un messaggio di condivisione e identità culturale.” 

L’evento rende il cuore pulsante della città un luogo di aggregazione e scoperta. La scelta di Piazza del Plebiscito, simbolo di Napoli nel mondo, non è casuale: è un invito a riappropriarsi della città, a viverla in modo diverso, attraverso l’arte nel pieno rispetto degli spazi comuni.

I giovani talenti in scena: il futuro dello spettacolo made in Naples

Centrali saranno gli spettacoli firmati C.I.O.E.’, con sessanta allievi dell’accademia che, dopo un intenso percorso di formazione sotto la guida di Lello Arena, saliranno sul palco per mostrare il loro talento. Le loro esibizioni, frutto di mesi di lavoro, non solo regaleranno emozioni al pubblico, ma saranno anche immortalate dalle telecamere di RaiPlay. Da dicembre, infatti, andrà in onda la seconda edizione del talent show dedicato alle nuove generazioni artistiche napoletane, un progetto fortemente voluto dal Sindaco per dare visibilità ai giovani interpreti.

“Grato, felice e fortunato di poter tenere a battesimo la quinta edizione di Restate a Napoli in Piazza del Plebiscito, una realtà unica a livello nazionale, nata – guarda caso – proprio qui, nel cuore di Napoli” – dichiara Lello Arena. Nulla sarebbe stato possibile senza l’incontro con una figura come il Sindaco Gaetano Manfredi, che considera l’arte, lo spettacolo e gli Artisti della sua città come una risorsa indispensabile, da integrare nella gestione pratica, ordinaria e quotidiana della sua amministrazione. A lui va il mio più grande ringraziamento.”

Un cartellone per tutti: tra grandi nomi e scoperte

Il programma alternerà concerti con artisti di fama nazionale a performance di teatro, da omaggi alla canzone napoletana a sperimentazioni di danza contemporanea. Non mancheranno momenti dedicati alle tradizioni popolari, perché “Restate a Napoli” è anche un viaggio nella memoria collettiva della città presentandosi come un modello di politica culturale partecipata. Una rassegna che unisce istituzioni, artisti e pubblico in un circolo virtuoso, dimostrando che la cultura può essere libera, inclusiva e di qualità, dove l’arte diventa il linguaggio universale di una città che non smette di emozionare.

Il pubblico per partecipare dovrà prenotare.

Dal giorno 4 agosto (ore 15:58 – i numeri che Massimo e Lello chiedevano a San Gennaro) gli utenti potranno prenotare i loro posti a sedere attraverso https://bit.ly/RestateaNapoli2025

La quinta edizione di “Restate a Napoli” si presenta con un programma ricchissimo, capace di conquistare ogni tipo di pubblico: dalle famiglie ai giovani, dagli appassionati di teatro agli amanti della grande musica. Le serate prenderanno vita dalle ore 19 quando al crepuscolo saliranno sul palco le band emergenti. L’obiettivo è chiaro: dare continuità alla vita culturale napoletana, creando un ponte tra le stagioni teatrali e offrendo alla città un’occasione unica di intrattenimento gratuito e di qualità.

«Con Restate a Napoli, attraverso musica e spettacolo, offriamo un intrattenimento di qualità e gratuito sia ai cittadini che trascorrono l’estate in città sia ai turisti in visita” – dichiara il Delegato del Sindaco per l’industria musicale Ferdinando Tozzi. “La rassegna non solo porta sul palco grandi artisti di fama nazionale e internazionale, ma dedica ampio spazio a giovani talenti emergenti, creando occasioni concrete di crescita e visibilità. In questo modo, l’evento diventa anche un volano per l’industria culturale, generando valore sociale ed economico e contribuendo a rafforzare l’immagine di Napoli come capitale della creatività e dell’accoglienza

Informazioni e contatti: come non perdere nemmeno uno spettacolo

Per scoprire nel dettaglio il programma, gli orari e tutti gli artisti protagonisti, è possibile visitare il sito ufficiale del Comune di Napoli (www.comune.napoli.it) o seguire gli aggiornamenti sui social network della rassegna: https://www.instagram.com/restateanapoli/ e https://www.facebook.com/restateanapoli

IL PROGRAMMA NEL DETTAGLIO

10 agosto
ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto dei Napocalisse
ore 21:00 Spettacoli serali:
Pre show C.I.O.E’ Performance di danza e arti performative 
a seguire in scena AURORA LEONE

11 agosto 

ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto dei Dint’e Vicoli e sta Città
ore 21:00 Spettacoli serali:
Pre show C.I.O.E’ Performance di danza e arti performative 
a seguire in scena GINO RIVIECCIO

12 agosto 
ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto di Francesco Forni
ore 21:00 Spettacoli serali:
Pre show C.I.O.E’  – Performance di recitazione 
a seguire in scena MASSIMILIANO GALLO 

13 agosto 
ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto dei Radice
ore 21:00 Spettacoli serali:
Pre show C.I.O.E’  – Performance di recitazione
a seguire in scena PAOLO CAIAZZO

14 agosto 
ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto di La Solitude
ore 21:00 Spettacoli serali:
Pre show C.I.O.E’  – Performance di musica e canto 
a seguire in scena WALTER RICCI

15 agosto 
ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto degli Human Tapes
ore 21:00 Spettacoli serali:
Pre show C.I.O.E’  – Performance di musica e canto 
a seguire in scena PEPPE SERVILLO & SOLIS STRING QUARTET

16 agosto 
ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto dei Novaffair
ore 21:00 Spettacoli serali:
Pre show C.I.O.E’  – Performance di musica e canto 
a seguire in scena DARIO SANSONE ENSEMBLE in Santo Sud
Special guest: Seb Martel 

Ufficio Stampa Restate a Napoli 2025
Hungry Promotion
info@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

Alla Villa dei Capolavori, Moda e Pubblicità in Italia 1950-2000

‘Non avrai altro stile all’infuori di me’. Potrebbe essere una frase simbolo di una supermodel anni 90, quelle lanciate dal genio visionario di Gianni Versace. Un concetto che identifica i cinquant’anni che hanno cambiato la società italiana e si rifà allo scandaloso slogan ‘Non avrai altro jeans all’infuori di me’ che accompagnava la foto di Oliviero Toscani per Jesus jeans.
Proprio all’evoluzione della promozione pubblicitaria in Italia nel settore della moda nel corso della seconda metà del Novecento, dal 13 settembre al 14 dicembre 2025, è dedicata la nuova mostra della Fondazione Magnani-Rocca Rocca – la celebre Villa dei Capolavori a Mamiano di Traversetolo, presso Parma – allestita nei saloni contigui a quelli che ospitano permanentemente opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, Morandi e molti altri.

MODA E PUBBLICITÀ IN ITALIA 1950-2000
Fondazione Magnani-Rocca
Mamiano di Traversetolo – Parma
13 settembre – 14 dicembre 2025

Più di trecento opere – tra manifesti, riviste, spot, fotografie, cinema, video, gadget pubblicitari e persino le mitiche figurine Fiorucci – in un percorso inedito che attraversa mezzo secolo di trasformazioni dell’immaginario collettivo, con uno sguardo filologico e insieme poetico sulla storia della moda e della sua comunicazione. Il cinema e la televisione ne diventano lo specchio, con spot entrati nel mito collettivo.

Dal 1950 al 2000 lo stile italiano si lancia nel mondo.

Armani, Benetton, Dolce & Gabbana, Emilio Pucci, Fendi, Fiorucci, Gianfranco Ferré, Guarnera, Gucci, Marina Rinaldi, Max Mara, Moschino, Salvatore Ferragamo, Valentino, Versace, Coveri, Zegna, Walter Albini sono i protagonisti del Made in Italy di quegli anni.

Gli scatti dei grandi maestri della fotografia di moda – Giampaolo Barbieri, Giovanni Gastel, Alfa Castaldi, Maria Vittoria Backhaus – e le illustrazioni di René Gruau, Sepo, Erberto Carboni, Franco Grignani, Guido Crepax, Antonio Lopez, Lora Lamm, oltre al lavoro particolarissimo e destabilizzante di Oliviero Toscani, restituiscono un’estetica che è insieme racconto pubblicitario e ritratto di un’epoca.

La moda si conferma una macchina potente di comunicazione e si definisce sempre più come linguaggio e performance del corpo. La mostra racconta come la moda e la pubblicità, insieme, abbiano saputo attraversare i cambiamenti economici, sociali e culturali del nostro paese a generarne i miti, gli stereotipi, la creatività, i desideri.

L’Italia entra nel secondo dopoguerra timidamente, osservando il dinamismo pubblicitario americano ma restando ancorata a un sistema artigianale: grafici, illustratori, cartellonisti. Lo sviluppo è rallentato da un sistema mediatico rigido e pedagogico: Carosello, con le sue regole e le sue censure, ritarda il confronto con le avanguardie internazionali. Ma proprio questa lentezza rafforza una forma di “italianità pubblicitaria”, un gusto visivo e narrativo che unisce memoria, ironia e affabulazione.

La vera svolta arriva con le televisioni private, il colore in tv, la disgregazione dei modelli unici: la pubblicità diventa un linguaggio pop, potente, invasivo. È una nuova forma d’arte visiva, e la moda il suo laboratorio più vibrante. Un’importante sezione della mostra viene dedicata proprio alla visione di alcuni degli spot televisivi più iconici di quegli anni, entrati a far parte dell’immaginario collettivo.

Gli anni Ottanta e Novanta segnano l’apice e vedono l’indiscusso successo mondiale del brand “Made in Italy”. La moda italiana smette di essere solo industria e comunica storie, personaggi, esperienze creando nuovi immaginari.

Le collaborazioni – Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, Civica Raccolta delle Stampe ‘Achille Bertarelli’ – Castello Sforzesco del Comune di Milano, Collezione Alessandro Bellenda – Galleria L’IMAGE di Alassio (SV), Mirko Morini – Tortona4arte di Milano, Andrea Re – Milano Manifesti, Giuseppe Moraglia – L’Afficherie a L’Aquila, Marco Cicolini – Libreria Antiquaria Piemontese di Torino, oltre ad archivi aziendali e importanti collezioni private.

Per tutta la parte filmica la mostra si avvale del contributo dell’Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana e del personale apporto del suo Fondatore e Direttore, lo storico della pubblicità Emmanuel Grossi.

L’Archivio Storico Barilla mette a disposizione alcuni spettacolari caroselli con Mina (1965-1970) con gli abiti disegnati da Piero Gherardi, costumista di Fellini, e da altri celebri couturier.

La mostra e il catalogo – La mostra – a cura, come il precedente capitolo dedicato al periodo 1850-1950, di Dario Cimorelli, editore ed esperto di comunicazione, Eugenia Paulicelli, Professoressa ordinaria e fondatrice della scuola di specializzazione di “Fashion Studies” presso il Graduate Center e il Queens College della City University di New York, Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca – è accompagnata da un ricco catalogo edito da Dario Cimorelli Editore, dove, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte, vengono pubblicati saggi di Eugenia Paulicelli, Silvia Casagrande, Vanessa Gavioli, Emmanuel Grossi, Chiara Pompa, Emanuela Scarpellini.     

MODA E PUBBLICITÀ IN ITALIA 1950-2000
Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori, Mamiano di Traversetolo (Parma)
Dal 13 settembre al 14 dicembre 2025. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) | sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre | Lunedì chiuso.
Biglietti: € 15 valido anche per le Raccolte permanenti e il Parco Romantico | € 13 per gruppi di almeno quindici persone | € 5 per le scuole e sotto i quattordici anni. Il biglietto comprende anche la visita libera agli Armadi segreti della Villa. Per meno di quindici persone non occorre prenotare; i biglietti si acquistano all’arrivo alla Fondazione.
Info: www.magnanirocca.it | info@magnanirocca.it | 0521 848327 / 848148
Visite guidate: il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra ‘Moda e Pubblicità in Italia’ con guida specializzata; è possibile prenotare a prenotazioni@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 20 (ingresso e guida).
 
Ristorante tel. 0521 1627509   whatsapp 393 7685543   e-mail marco@bstro.it

La Fondazione Magnani-Rocca custodisce una delle più importanti collezioni d’arte di origine privata al mondo.

La Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo, espone infatti le opere appartenute a Luigi Magnani, con autori quali Monet, Renoir, Cézanne, Goya, Tiziano, Dürer, de Chirico, Rubens, Van Dyck, Filippo Lippi, Carpaccio, Burri, de Pisis, Tiepolo, Canova e la più significativa raccolta di lavori di Morandi.

Immersa nella campagna di Parma, la Villa conserva il fascino senza tempo degli ospiti illustri che l’hanno frequentata, con i suoi arredi di epoca neoclassica e impero, circondata dal Parco Romantico, un grande giardino all’inglese con piante esotiche, alberi monumentali e gli splendidi pavoni bianchi e colorati. Il Parco storico è stato recentemente restaurato grazie ai fondi del PNRR. Si tratta di un unicum per la sua eccezionale stratificazione: pochi luoghi in Italia possono vantare una testimonianza altrettanto completa dell’evoluzione dell’arte del giardino. Nel parco coesistono armoniosamente tre visioni del paesaggio: il giardino formale ottocentesco voluto nel 1819 dal generale Filippo Paulucci delle Roncole, il parco all’inglese romantico realizzato da Marianna Panciatichi tra il 1850 e il 1860, e il giardino all’italiana progettato da Luigi Magnani negli anni ’60 del Novecento.

A completare questa sintesi viva di tre secoli di paesaggismo, un giardino contemporaneo ispirato al “New Perennial Movement”, che reinterpreta in chiave ecologica e sensibile il rapporto tra natura, estetica e cultura.


Ufficio Stampa: Studio ESSECI  Sergio Campagnolo
Rif. Simone Raddi  simone@studioesseci.net  tel. 049 663499.
Cartella stampa e immagini: www.studioesseci.net
 
La mostra è realizzata grazie al contributo di:
FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE ITALIA
Media partner: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
Con la collaborazione di: AXA XL Insurance e Aon S.p.a.
Angeli Cornici, Bstrò, Cavazzoni Associati, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Alle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino fino al 28 settembre 2025

Visto il grande successo di pubblico e critica, i Musei Reali di Torino e Arthemisia annunciano la proroga straordinaria della mostra “Da Botticelli a Mucha. Bellezza, natura, seduzione”, che resterà visitabile fino a domenica 28 settembre 2025 nelle suggestive Sale Chiablese.

L’esposizione – affascinante viaggio tra arte, mito e femminilità – curata da Annamaria Bava, propone un articolato percorso attraverso oltre 100 opere, tra dipinti, disegni, sculture antiche e oggetti d’arte, provenienti dai Musei Reali di Torino, dalle Gallerie degli Uffizi e da importanti istituzioni museali e collezioni italiane e internazionali.

LA MOSTRA “Da Botticelli a Mucha. Bellezza, natura, seduzione”

prorogata fino al 28 settembre 2025 alle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino

Fino al 28 settembre 2025
Musei Reali – Sale Chiablese, Torino

Il racconto si snoda tra Rinascimento e primo Novecento, analizzando le diverse declinazioni della bellezza nella storia dell’arte, in un susseguirsi di linguaggi, visioni e suggestioni legate alla figura femminile, alla natura, al mito e alla seduzione.
Dalle sculture di epocaromana all’eleganza classica di Botticelli e Lorenzo di Credi – i cui capolavori sono messi a diretto confronto – il percorso espositivo conduce il visitatore attraverso nove sezioni tematiche, che spaziano dal fascino dell’antico alla potenza evocativa dell’Art Nouveau di Alphonse Mucha.

Tra le opere di punta, spiccano la straordinaria Venere di Botticelli della Galleria Sabauda e la delicata Giovane donna con l’unicorno di Luca Longhi, in prestito da Castel Sant’Angelo. La mostra offre anche preziosi focus su figure femminili iconiche come la Contessa di Castiglione, misteriosa e affascinante nobildonna del XIX secolo, nonché seducente agente segreto, e sulle principesse e regine di Casa Savoia, restituendo ritratti e identità di donne protagoniste del loro tempo.

In esclusiva, per la prima volta, sono presentati in mostra i risultati delle indagini diagnostiche sulla Venere di Botticelli effettuate dall’infrastruttura E-RIHS (European Research Infrastructure for Heritage Science), che rivelano pensieri, pentimenti e dettagli nascosti del grande maestro fiorentino.
Il 25 settembre, dalle 14.30 alle 18.30, i Musei Reali hanno in programma di organizzare un incontro di ricerca e restituzione per illustrare la tecnica esecutiva del dipinto e l’esito degli studi, pubblicati parzialmente sul catalogo dell’esposizione.

La mostra è visitabile anche con il biglietto combinato Mostra + Musei Reali.

La mostra Da Botticelli a Mucha. Bellezza, natura, seduzione èprodotta dai Musei Reali di Torino e da Arthemisia ed è curata da Annamaria Bava
La mostra vede come mobility partnerFrecciarossa Treno Ufficiale.
Il catalogo è edito da Moebius.

Unitamente al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, si ringrazia il Museo Mucha, che ospita nel Palazzo Savarin di Praga la Collezione della Famiglia Mucha, amministrata dalla omonima Fondazione, per l’eccezionale prestito delle opere del grande artista ceco.
Un ringraziamento particolare va anche alla Fondazione CRT per il sostegno accordato all’esposizione dei fogli del Taccuino romano di Girolamo da Carpi della Biblioteca Reale.


Sede
Musei Reali di Torino
Sale Chiablese
Piazzetta Reale, Torino

Date al pubblico
fino al 28 settembre 2025

Orario apertura
Dal giovedì al martedì
Tutti i giorni 9.30 – 19.30
Chiuso il mercoledì
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti
Intero € 15,00
Ridotto € 13,00

Informazioni e prenotazioni
T. + 39 011 1848711
www.arthemisia.it
Social e Hashtag ufficiale
#BotticelliMuchaTorino
@arthemisiaarte
@museirealitorino

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>

Vivian Maier, la tata-fotografa che ha conquistato il mondo con il suo sguardo unico

Oltre 10.000 visitatori hanno già attraversato le sale del Centro Culturale Altinate – San Gaetano di Padova per scoprire la straordinaria storia di Vivian Maier, la tata-fotografa che ha conquistato il mondo con il suo sguardo unico. Grazie al grande entusiasmo del pubblico e all’elevato numero di presenze registrate sin dall’apertura, la mostra Vivian Maier. The exhibition sarà prorogata fino al 19 ottobre 2025.

Vivian Maier. The exhibition
Centro Culturale Altinate | San Gaetano, Padova
La mostra è prorogata fino al 19 ottobre 2025

Un successo crescente, fatto di emozioni, sguardi e storie catturate dall’obiettivo di un’artista che ha saputo raccontare la quotidianità con intensità e poesia. Le immagini in mostra – molte delle quali inedite – tracciano un ritratto intimo e potente della società americana del Novecento, ma anche della misteriosa figura di Maier, il cui talento è rimasto nascosto per decenni.

Questa proroga è un’occasione in più per chi non ha ancora visitato l’esposizione e per tutti coloro che desiderano tornare ad ammirare la più ampia retrospettiva mai dedicata a Vivian Maier, conle oltre 200 fotografie tra scatti in bianco e nero e a colori, filmati super 8, oggetti personali, documenti d’archivio e sale esperienziali e immersive.

Prodotta e organizzata dal Comune di Padova e Arthemisia, da un progetto di Vertigo Syndrome e in collaborazione con diChroma photography, la mostra è realizzata con il contributo di AcegasApsAmga e vede come mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale.

Il catalogo è realizzato da Moebius in collaborazione con Réunion des musées nationaux (RMN) – Grand Palais e Musée du Luxembourg, Paris.

Circondata da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino, quella di Vivian Maier (1° febbraio 1926 – 21 aprile 2009) è la storia di una donna che ha fatto della fotografia la sua ragione di vita, senza mai esporsi, ma nascondendosi dietro l’obbiettivo, con il quale catturava immagini indimenticabili, spaccati di vita quotidiana che ha reso eterni.

Tata di mestiere, fotografa per vocazione
, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex: la sua strategia era l’anonimato, rubare scatti senza mettere in posa i soggetti, senza costruire messe in scena. Catturando, semplicemente, la vita che aveva intorno, forse senza stare a pensarci troppo. Senza orpelli, né artifici di alcun genere. Ecco allora i suoi scatti che raffigurano bambini – quelli di cui si prendeva cura, ma anche quelli che, per caso, incontrava per la strada, e di cui sapeva catturare e rendere immortali i loro sguardi. Come un selfie ante litteram, come a voler dire “ci sono anche io” in mezzo a tutta questa vita che scorre tra le strade della Grande Mela o in altre grandi città.

Con la scatto silenzioso della sua Rolleiflex Vivian Maier ha immortalato per quasi cinque decenni il mondo che la circondava. Dai banchieri di Midtown ai senzatetto addormentati sulle panchine dei parchi, alle coppie che si abbracciavano o, molto spesso, riprendendo se stessa: Gli oltre 150.000 negativi scattati nel corso della sua vita coprono una immensa gamma di soggetti. Dai primi anni Cinquanta fino agli anni Novanta, Vivian Maier si è occupata di documentare meticolosamente ogni aspetto della vita che la circondava, ovunque andasse. Eppure, il suo lavoro è rimasto sconosciuto a chiunque, conservato chiuso dentro centinaia di scatole, quasi fino alla sua morte.

È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.
Maloof ha co-diretto un documentario candidatoall’Oscar, “Finding Vivian Maier” (2014) che ha dato alla fotografa fama mondiale.


Prima sezione – Vivian sono io

La mostra si apre con gli autoritratti dell’artista, tra le opere che più l’hanno resa iconica. Riflessi in specchi, ombre e sagome mostrano la sua visione di sé e il suo approccio sperimentale. In questi scatti, Maier esplora sé stessa con una straordinaria capacità creativa e intuitiva, immortalando la propria immagine in riflessi di specchi, ombre e superfici di vetro. Ogni fotografia non è solo un’affermazione della sua presenza in un momento e luogo specifici, ma rappresenta anche un dialogo con la cultura contemporanea del selfie, rivelando l’attualità del suo linguaggio visivo.

Seconda sezione – Uno sguardo ravvicinato e sincero su un’epoca passata

In questa sezione, siamo condotti per le strade di New York e Chicago, dove Maier amava perdersi tra i quartieri popolari, osservando la vita quotidiana e immortalando con il suo obiettivo i volti, le espressioni e le emozioni di una società in trasformazione. Il suo sguardo acuto e sincero cattura la bellezza e la profondità delle persone comuni, in particolare delle donne. Nella sua esplorazione dell’America del dopoguerra, Maier si concentra su coloro che vivono ai margini del sogno americano, ritratti con una spontaneità che precede il momento in cui, accorgendosi di essere osservati, avrebbero potuto perdere la loro autenticità.

Terza sezione – L’America del dopoguerra e la facciata del sogno americano

Le immagini raccontano di coloro che non hanno trovato il loro posto nel “sogno americano”. Scatti rubati a persone ai margini della società, spesso ripresi di spalle o senza che si accorgessero della sua presenza.

Quarta sezione – Il Super 8 e la vivace trama umana degli spazi metropolitani

Questa sezione esplora le esperienze cinematografiche di Maier. Negli anni Sessanta, Maier si avvicina anche al linguaggio cinematografico, alternando l’uso della sua fotocamera Rolleiflex con la macchina da presa Super 8. Filma frontalmente la realtà che la circonda, senza artifici o montaggi, e cattura la vivace trama umana degli spazi metropolitani. Questo approccio documentaristico arricchisce ulteriormente la sua già vasta produzione fotografica, rendendo ogni scatto un tassello di un mosaico più ampio che racconta la vita urbana in tutta la sua complessità.

Quinta sezione – Tutti i colori della straordinaria vita ordinaria

Qui troviamo rare immagini a colori, scattate nei quartieri operai con una Leica 35 mm. I colori intensi e saturi aggiungono una dimensione inaspettata alla visione di Maier, tipicamente conosciuta per il suo lavoro in bianco e nero. Il colore, per Maier, è un altro strumento potente. Le sue immagini a colori, realizzate con una Leica 35 mm, conferiscono dinamismo e intensità alle scene di vita quotidiana, in particolare nei quartieri operai di Chicago. Qui, il colore diventa il “Blues” che anima le strade della città, in un gioco cromatico che contrasta con la silenziosa profondità del suo lavoro in bianco e nero.

Sesta sezione – Bambini nel tempo

Altro tema centrale della mostra è l’infanzia, un argomento caro a Maier, che per quasi quarant’anni ha lavorato come tata. Le sue fotografie dei bambini di cui si prendeva cura rivelano uno sguardo attento e sensibile, capace di cogliere l’essenza più autentica e genuina della loro vita. Volti, espressioni, giochi e lacrime: ogni immagine è un ritratto vivido dell’infanzia, intriso di un’intensità emozionale rara.
Vivian Maier ha dedicato molti scatti ai bambini, catturandone l’innocenza e l’intensità emotiva. In questa sezione, vediamo le risate e le espressioni dei piccoli soggetti, in uno dei temi più ricorrenti e personali del suo lavoro.

Settima sezione – L’astratto visto da vicino


Sede
Centro Culturale Altinate | San Gaetano
Via Altinate, 71 – 35121 – Padova

Date al pubblico
25 aprile – 28 settembre 2025
(la mostra aprirà il giorno 24 aprile alle ore 15.00)

Orario apertura
Dal martedì alla domenica 10.00 – 19.30
Chiuso il lunedì
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti
Intero € 16,00
Ridotto € 14,00

Info e prenotazioni
T. +39 049 748521
info@arthemisia.it

Info e prenotazioni gruppi e scuole
T. +39 049 748521
didattica@arthemisia.it

Sito
www.arthemisia.it

Social e Hashtag ufficiale
#VivianMaierPadova
@arthemisiaarte

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
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Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro | MARGARET BOURKE-WHITE. L’opera 1930-1960

La Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia presenta la mostra Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960, a cura di Monica Poggi e realizzata in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, dal 25 ottobre all’8 febbraio in programma nelle sale affrescate dei Chiostri di San Pietro.

Un percorso affascinante che attraverso 150 fotografie ripercorre il lavoro, la vita e l’esperienza umana di Margaret Bourke-White (New York, 14 giugno 1904 – Stamford, 27 agosto 1971), testimone instancabile del suo tempo e pioniera capace di superare barriere e confini di genere.

REGGIO EMILIA
CHIOSTRI DI SAN PIETRO
 
Margaret Bourke-White
 L’opera 1930-1960
 
a cura di Monica Poggi 
 
25 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026
 
Organizzata da Fondazione Palazzo Magnani
in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

La mostra, divisa in sei sezioni, prende avvio da I primi servizi di ‘Life’, quando nel 1936 la celebre rivista americana per il numero d’esordio scelse una fotografia che Bourke-White scattò alla diga di Fort Peck in Montana, e prosegue con i suoi reportage sulle industrie americane, raccolti ne L’incanto delle fabbriche e dei grattacieliRitrarre l’utopia in Russia ripercorre l’esperienza dell’autrice come prima fotografa ammessa in Unione Sovietica, mentre in Cielo e fango, le fotografie della guerra sono esposte le immagini scattate sui fronti europei, africani e sovietici della Seconda Guerra Mondiale. La mostra prosegue con Il mondo senza confini: i reportage in India, Pakistan e Corea, dove sono raccolte le fotografie dedicate ai maggiori conflitti degli anni Quaranta-Cinquanta, e si conclude in Oro, diamanti e Coca-Cola, testimonianza visiva delle sempre più marcate differenze sociali che l’autrice immortalò sia in Africa, dove compì diversi viaggi, sia negli Stati Uniti.

Approfondendo i passaggi chiave della carriera di Bourke-White, l’esposizione lascia emergere anche lo spessore umano e personale della fotografa, il suo carattere emancipato e lo stile di vita stravagante – nel proprio studio sul Chrysler Building, a New York, allevava due alligatori – che le permisero di affrontare con tenacia un contesto sociale ad appannaggio maschile e di diventare negli anni Trenta una delle donne più celebri degli Stati Uniti. Dapprima come portavoce delle politiche nazionali sul New Deal, veicolate attraverso uno stile capace di unire esigenze testimoniali e narrative con un’estetica vicina a quella della propaganda di inizio secolo. E successivamente come eroica e avventurosa fotoreporter, motivata dall’interesse documentaristico e dall’impegno sociale a muovere da uno stile più artistico, fatto di echi modernisti e di visioni scenografiche con cui immortalava i complessi industriali, sempre al limite delle possibilità tecniche e logistiche, a un tratto più fotogiornalistico, adatto a raccontare gli individui e la loro esistenza segnata da conflitti e difficoltà.

Negli anni in cui ad ossessionarmi era stata la bellezza delle architetture industriali, nelle mie foto le persone erano state presenze puramente casuali. […] Ora invece, mi interessano solo le persone“, diceva Bourke-White raccontando dei reportage realizzati sulla vita americana negli anni successivi al collasso economico. Indagine sociale che in seguito la conduce in Unione Sovietica, prima fotografa a testimoniare i piani quinquennali di Stalin (1929-1933) e poi a documentare i conflitti sui principali fronti di guerra di metà Novecento, contesti in cui viene accolta come una celebrità e considerata una risorsa cruciale per comunicare ciò che accade durante gli scontri. Tanto da ottenere l’autorizzazione per seguire l’avanzata degli alleati in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale ed entrare, l’11 aprile 1945, nel campo di concentramento di Buchenwald, dove ritrasse i sopravvissuti scheletrici, gli ammassi di corpi, ma anche i volti attoniti dei civili: “Vidi e fotografai pile di corpi nudi senza vita, i pezzi di pelle tatuata usata per i paralumi, gli scheletri umani nella fornace, gli scheletri viventi che di lì a poco sarebbero morti per aver atteso troppo a lungo la liberazione. In quei giorni la macchina fotografica era quasi un sollievo, inseriva una sottile barriera tra me e l’orrore che avevo di fronte”, raccontava la fotografa.

Nonostante la diffusione di macchine fotografiche portatili, leggere e maneggevoli, sono imprese che Bourke-White porta a termine preferendo il medio o grande formato anche nelle situazioni più scomode e pericolose, prediligendone l’alta precisione ottica e la monumentalità che conferivano ai soggetti. Non vi rinuncia nemmeno quando negli anni Quaranta-Cinquanta viaggia tra India, dove ritrae Gandhi, Pakistan e Corea. Anche in questi contesti di conflitto continua a preferire la posa alla presa diretta, più cara ad autori coevi come per esempio Robert Capa o Henri Cartier-Bresson, che impiega per restituire dignità alle persone provenienti dai contesti più umili, trasformati dalle sue immagini in portavoce dei drammi e delle storie dell’intera umanità.

Sensibilità umana e ambizione si uniscono così a comporre il profilo di una fotografa instancabile e impavida, sagace ed estrosa, la cui visione sconfinata emerge da un episodio curioso, risalente al 1955, quando, mentre cercava di combattere il morbo di Parkinson con operazioni sperimentali e terapie innovative, chiese al suo editore Henry Luce di garantirle l’incarico per il primo viaggio sulla luna. “Certo dovrei risolvere il problema del mezzo di trasporto”, scriveva nella lettera. “Forse tra qualche anno troverò la soluzione. Forse saltare la corda non significa che io sia in grado di andare sulla luna, ma la scienza corre così veloce, chissà“.

Un viaggio potente nello sguardo di una donna che ha saputo raccontare la storia attraverso  immagini che ancora oggi parlano con forza al nostro tempo. Per riflettere sull’attualità del suo sguardo e sulla capacità della sua opera di interrogare il presente, la Fondazione Palazzo Magnani propone un programma di incontri pubblici dedicati al cosiddetto “Secolo americano”: quell’insieme di caratteri storici, culturali, ideologici, economici e sociali che hanno segnato il Novecento e che ancora incidono profondamente nella cultura e nelle vicende del presente.


Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960
A cura di Monica Poggi
Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro (Via Emilia San Pietro, 44c)
25 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026
 
Organizzata da Fondazione Palazzo Magnani
in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
 
Informazioni: www.palazzomagnani.it
 
Ufficio stampa Fondazione Palazzo Magnani
Stefania Palazzo s.palazzo@palazzomagnani.it T +39  0522 444409
Elvira Ponzo e.ponzo@palazzomagnani.it T +39 0522 444420
 
Ufficio stampa  mostra
Anna Defrancesco comunicazione
annadefrancesco.com
press@annadefrancesco.com
 
Anna Defrancesco ad@annadefrancesco.com 
Chiara Tavasci chiara@annadefrancesco.com 
Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com>

A Cremona, la valorizzazione di un maestro poco noto al grande pubblico

Nei 500 anni dalla morte dell’artista il Museo Diocesano di Cremona annuncia, dal 10 ottobre 2025 al 11 gennaio 2026, la prima mostra monografica su Boccaccio Boccaccino (Ferrara?, 1462/ante 22 agosto 1466 – Cremona, 1525). L’evento è organizzato dal Museo Diocesano di Cremona con la collaborazione della Soprintendenza ABAP per le province di Cremona Lodi e Mantova e il patrocinio del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali di Cremona dell’Università degli Studi di Pavia.

IL RINASCIMENTO DI BOCCACCIO BOCCACCINO
Cremona, Museo Diocesano
10 ottobre 2025 – 11 gennaio 2026
Firenze, Galleria degli Uffizi

La mostra si pone come occasione irripetibile di studio e di ricerca e, al tempo stesso, un momento di valorizzazione di un maestro poco noto al grande pubblico, ma pur sempre di indubbia importanza nell’ambito della cultura figurativa del Rinascimento in Italia settentrionale, tanto da essere definito da Giorgio Vasari, nelle sue celebri Vite, “raro” ed “eccellente pittore”. Grazie alla sua attività, attestata nei più importanti centri del nord Italia, Boccaccino si propose infatti sulla scena come un intelligente interprete della lezione impartita da Leonardo a Milano e da Giorgione a Venezia.

L’idea di mostra scaturisce dalla recente acquisizione, da parte del Museo Diocesano di Cremona, di una tavola del Maestro, frammento di una pala d’altare un tempo nella chiesa di San Pietro al Po a Cremona, che rappresenta l’ultima sua opera, eseguita poco prima della morte. Con questa acquisizione il Diocesano di Cremona può vantare oggi il più cospicuo nucleo museale di opere di Boccaccino, che comprende il frammento di pala (restaurato) già citato, la stupenda Annunciazione Ludovisi (deposito permanente da parte della Fondazione Arvedi Buschini), la Crocifissione e la Sacra famiglia con Maria Maddalena.

Attraverso prestiti di grande rilevanza, concessi da importanti istituzioni museali tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Estense, il Museo di Capodimonte, il Museo Civico di Padova, il Museo Correr, la mostra ripercorre la vicenda artistica di Boccaccino dalle origini sino agli ultimi anni, dando conto della sua attività attestata a Ferrara, Genova, Milano, Venezia, Roma e Cremona, nella cui Cattedrale si conserva lo straordinario ciclo affrescato nella navata centrale. Si potrà così comprendere il rilievo del pittore nel più ampio contesto del Rinascimento italiano tra la fine del XV e i primi tre decenni del XVI secolo.

Il percorso prende avvio dalla prima attività di Boccaccino tramite due importanti testimonianze, l’Adorazione dei pastori del Museo di Capodimonte e la Madonna col Bambino dei Musei Civici di Padova, che consentono di inquadrare le prerogative stilistiche del pittore, suggestionato, alla fine del XV secolo, dai fatti figurativi di ascendenza emiliano-ferrarese e dalla cultura di matrice leonardesca.

A documentare lo spostamento di interessi di Boccaccino, a seguito del suo rocambolesco trasferimento da Ferrara a Venezia, avvenuto nell’anno 1500 dopo un drammatico fatto di cronaca nera, la mostra propone l’Adorazione dei pastori della Galleria Estense di Modena, dove si scorge con maggiore evidenza l’eco del magistero di Giorgione.

Tra le prime opere realizzate a Venezia va ricordata l’ancona per la chiesa di San Giuliano, la cosiddetta ‘pala di San Zulian’, oggi inamovibile, evocata dalla Madonna col Bambino in trono e un donatore di collezione privata, già nella raccolta dei principi di Liechtenstein a Vienna e mai esposta.

Nel corso della permanenza in laguna Boccaccino ebbe modo di mettere a punto un linguaggio raffinato, che si evince dalla stupefacente coppia di Evangelisti e dall’iconica Zingarella delle Gallerie degli Uffizi. Il soggiorno veneziano rappresentò anche l’occasione per confrontarsi con la tipologia della ‘sacra conversazione a mezze figure’, brevettata da Giovanni Bellini e ampiamente diffusa. Un esempio in tal senso è offerto dalla Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria del Museo Correr di Venezia.

Nell’estate del 1506 l’artista giunse a Cremona dove fu incaricato di affrescare il catino absidale del Duomo e l’Annunciazione sull’arco santo, subito replicata nella meravigliosa tavola già in collezione Ludovisi, oggi al Museo Diocesano di Cremona. Allo stesso periodo datano la ‘pala di Sant’Agata’ del 1508 (recentemente restaurata) e la Crocifissione su tela, entrambe conservate al Diocesano. L’impresa più eclatante della carriera di Boccaccino, avviata al ritorno da un soggiorno a Roma, è però rappresentata dalle Storie della Vita della Vergine e dell’infanzia di Cristo sulla parete sinistra della navata del Duomo di Cremona (1514-1519). La prossimità di questo ciclo alla sede della mostra invita a entrare in Cattedrale e ammirare questo memorabile ciclo di affreschi.

L’esposizione cremonese si completa con due opere risalenti all’estrema maturità dell’artista, il Ritratto di gentiluomo di collezione privata, sinora mai esposto al pubblico e ad oggi unico testimone della produzione ritrattistica del pittore, e il frammento restaurato della cosiddetta ‘pala Fodri’. In queste opere, nonostante l’età avanzata, il maestro dimostra di essere aggiornato sulle novità proposte da altri maestri del Rinascimento padano, per esempio da Girolamo Romanino e Altobello Melone, e di essere inserito nei più importanti circuiti cittadini, godendo della stima dei contemporanei.

La direzione scientifica della mostra è affidata al dott. Francesco Ceretti (Università degli Studi di Pavia) e al dott. Filippo Piazza (Soprintendenza ABAP per le province di Brescia e Bergamo), coadiuvati da un comitato scientifico di alto profilo, che annovera il dott. Gabriele Barucca (già Soprintendenza ABAP per le province di Cremona Lodi e Mantova), il prof. Francesco Frangi (Università degli Studi di Pavia), la dott.ssa Maria Cristina Passoni (Pinacoteca di Brera), la dott.ssa Cristina Quattrini (Pinacoteca di Brera) e il prof. Marco Tanzi (Università del Salento).

I risultati delle ricerche confluiranno in un catalogo, edito da Officina Libraria, corredato da saggi a firma dei curatori e di altri studiosi, accompagnati dalle schede delle opere esposte.


Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI di Sergio Campagnolo
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Grazie a Banca Ifis il restauratore Federico Borgogni ha provveduto alla messa in sicurezza

– Nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 luglio, l’opera The Migrant Child di Banksy è stata rimossa dalla facciata di Palazzo San Pantalon a Venezia per completarne il salvataggio e continuare a diffondere il messaggio di inclusione e speranza promosso dall’artista;

– La richiesta di salvaguardia dell’opera era stata promossa dal Ministero dei Beni Culturali e accolta da Banca Ifis per volontà del Presidente Ernesto Fürstenberg Fassio.

L’opera di Banksy sarà nuovamente resa fruibile al pubblico nell’ambito delle progettualità gratuite organizzate da Ifis art in accordo con le Autorità preposte alla tutela del patrimonio artistico veneziano.

Banca Ifis ha completato con successo i lavori di messa in sicurezza e salvataggio di The Migrant Child, l’opera realizzata da Banksy nel maggio 2019 sulla facciata di Palazzo San Pantalon a Venezia. Dopo sei anni di incuria che ne hanno determinato il deperimento di una porzione pari al 30%, l’opera dell’artista britannico è ora salva e pronta per continuare a diffondere il proprio messaggio di inclusione e speranza.

Affidati al restauratore Federico Borgogni, i lavori di messa in sicurezza di The Migrant Child hanno preso il via lo scorso martedì 3 giugno 2025. In questo periodo di tempo, Borgogni ha provveduto a svolgere la fase di depolveratura, i consolidamenti superficiali e di profondità e la pulitura delle superfici, operazioni necessarie per procedere al ristabilimento dell’adesione tra supporto murario e l’intonaco. Quindi ha provveduto a preparare la fase di distacco della porzione di parete su cui è dipinta l’opera. Questa fase si è completa nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 luglio 2025, con l’asportazione di una parte del muro della facciata del Palazzo.

La scelta di preservare l’opera distaccando la porzione di muro del Palazzo rappresenta una vera e propria innovazione per il restauro a parete in Italia. La tecnica pittorica utilizzata da Banksy, unita alla natura storica della parete del Palazzo su cui è stato raffigurato il Bambino migrante, hanno reso inutilizzabili le tecniche classiche di restauro usate per affreschi e per la street artAttraverso il distacco, dunque, Banca Ifis garantisce la piena conservazione e fruibilità di un’opera unica nel suo genere, che è solo la seconda in Italia ufficialmente rivendicata da Banksy.

La porzione di parete è stata già trasferita in laboratorio per l’esecuzione delle fasi finali di restauro a cura di Federico Borgogni. L’intervento in programma prevede la rimozione selettiva delle aree murarie compromesse, con successivo riposizionamento dell’opera su un nuovo supporto alveolare, idoneo alla conservazione a lungo termine. Seguiranno la stuccatura delle lacune e un’integrazione pittorica a sottotono, condotta con criteri di riconoscibilità e nel rispetto della materia originale.

Al termine di questi lavori, il restauro sarà definitivamente completato e l’opera di Banksy sarà nuovamente resa fruibile al pubblico nell’ambito delle progettualità gratuite organizzate da Ifis art in accordo con le Autorità preposte alla tutela del patrimonio artistico veneziano.

Realizzata sulla facciata di Palazzo San Pantalon nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019, The Migrant Child è una delle due sole opere rivendicate da Banksy e presenti su suolo italiano. Il disegno rappresenta la denuncia del misterioso street artist britannico verso il tema delle migrazioni: per farlo, Banksy ha raffigurato un bambino naufrago coi piedi immersi nell’acqua della Laguna veneziana intento a chiamare aiuto attraverso una torcia di posizione che emana un segnale color fucsia.


Situato nel sestiere di Santa Croce a Venezia, Palazzo San Pantalon rappresenta la testimonianza dell’edilizia veneziana pre-ottocentesca. Documentato già nel 1500 da Jacopo de Barbari, l’edificio si sviluppa su tre piani e dispone di una porta d’acqua che riflette la sua funzione storica e consente l’accesso ai canali Rio di Ca’ Foscari e Rio Novo. All’interno, il Palazzo si sviluppa su una superficie totale di circa 400 metri quadri mentre sulla sua facciata esterna è comparso, nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019, The Migrant Child, una delle sole due opere in Italia riconosciute ufficialmente dallo street artist Banksy.

Attualmente, il Palazzo è disabitato e versa in uno stato di incuria che ne sta mettendo a repentaglio la sicurezza. Accogliendo l’appello del Ministero dei Beni Culturali, nel 2024 Banca Ifis ha rilevato la proprietà del Palazzo per renderlo nuovamente fruibile alla città di Venezia. L’operazione è stata realizzata nell’ambito di Ifis art, il progetto voluto dal Presidente di Banca Ifis, Ernesto Fürstenberg Fassio, che ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico e culturale italiano attraverso iniziative di collaborazione pubblico-private di ampio respiro. In sinergia con la Soprintendenza dei Beni Culturali, il Comune di Venezia e la Regione Veneto, Banca Ifis ha voluto ripristinare il valore dello storico Palazzo per riportarlo ai suoi fasti di un tempo. Per farlo, la Banca ha indetto un bando di gara che ha coinvolto i maggiori studi internazionali, i quali sono stati chiamati a presentare il miglior progetto di tutela e valorizzazione dell’immobile cinquecentesco. La gara è stata vinta da Zaha Hadid Architects che, a partire dal prossimo 3 giugno 2025, si occuperà delle operazioni propedeutiche al recupero totale dell’immobile. L’intervento previsto dallo studio Zaha Hadid Architects combina innovazione e rispetto per il patrimonio storico, con il principale obiettivo di conservare e valorizzare il Palazzo assecondando le sue caratteristiche. Nel disegno di Banca Ifis, una volta terminati i lavori di restauro il Palazzo ospiterà mostre dedicate soprattutto ai giovani artisti, italiani e internazionali, da realizzare in sinergia con la Biennale di Venezia.

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La promozione e la valorizzazione della cultura italiana e del suo impatto sociale rappresenta uno dei principali ambiti d’azione di Banca Ifis che si esplicita attraverso Ifis art, il progetto di Banca Ifis ideato dal Presidente Ernesto Fürstenberg Fassio per riunire tutte le progettualità della Banca nel campo dell’arte e della cultura. Tra queste, la più significativa è la creazione del Parco Internazionale di Scultura di Banca Ifis, un progetto nato nel 2023 per celebrare i 40 anni dalla fondazione della Banca su idea del Presidente Ernesto Fürstenberg Fassio. Il Parco Internazionale di Scultura si sviluppa all’interno dei 22 ettari di giardino di Villa Fürstenberg a Mestre, ospita 25 opere plastiche di 15 maestri della scultura contemporanea, italiani e internazionali. Il Parco è aperto gratuitamente al pubblico che può prenotare la propria visita tramite la app Ifis art e rappresenta già una case history internazionale in materia di corporate collection e cultural and social responsibility. L’impegno della Banca per proteggere l’opera ha l’obiettivo di tenere vivo questo messaggio. In Ifis art rientra anche l’operazione di acquisto e restauro di dodici busti in gesso realizzati da Antonio Canova di eccezionale valore artistico, dopo il ritrovamento presso Villa Canal alla Gherla, a Treviso. I busti sono alti circa 50-60 cm e datati tra il 1807 e il 1818 e sono attualmente esposti alla Pinacoteca di Brera di Milano. La promozione dell’arte da parte di Banca Ifis riguarda i talenti italiani con la sponsorizzazione del Padiglione Italia alla Biennale Architettura e alla Biennale Arte di Venezia, che viene accompagnata dalla Banca con appuntamenti del Public Program ospitati all’interno della sede di Villa Fürstenberg a Mestre. Nell’ottobre 2024 Banca Ifis ha quindi suggellato la partnership tra la Pinacoteca di Brera e la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma con una grande mostra dedicata a Mario Ceroli (Castel Frentano, 1938) che sarà esposta prima a Milano e poi a Roma. Banca Ifis ha infatti rilevato l’intera collezione di Mario Ceroli e nel corso del 2025 sosterrà la creazione di una Casa Museo dedicata alla conservazione e cura della produzione artistica del Maestro Ceroli.


Davide Pastore
Responsabile Relazioni con i Media
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Il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze accoglie il Frammento Vaticano di Giotto

Dal 29 luglio al 1 novembre 2025 il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze accoglierà, nell’ambito del ciclo “Caring for Art. Restauri in mostra”, un ospite  di importanza straordinaria per il mondo dell’arte e della ricerca:  il cosiddetto Frammento Vaticano, unico resto del ciclo di pitture murali che Giotto e la sua équipe realizzarono nel primo quarto del XIV secolo nell’antica Basilica di San Pietro in Vaticano. Un’opera di eccezionale valore storico e artistico, ora godibile pienamente dopo un complesso intervento di restauro condotto dall’Opificio delle Pietre Dure tra il 2016 e il 2019.

“Caring for art. Restauri in mostra”
SULLE TRACCE DI GIOTTO A ROMA:
il Frammento Vaticano
Firenze, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure
29 luglio – 1 novembre 2025

Il Frammento Vaticano rappresenta una rara testimonianza dell’attività romana di Giotto: si tratta di una porzione di pittura murale staccata, attualmente inglobata in un letto di gesso che ne costituisce il supporto, raffigurante due sobrie e potenti figure di santi a lungo identificate,  a torto, con San Pietro e San Paolo.

La storia di questo lacerto è affascinante e segnata da una complessa stratificazione di materie e memorie. L’antica Basilica di San Pietro, eretta nei primi secoli del Cristianesimo, fu progressivamente demolita a partire dal XVI secolo per far posto al progetto di Bramante e Michelangelo. Della decorazione murale trecentesca affidata al più importante pittore del tempo e  la cui memoria è tramandata nelle fonti, questo frammento è l’unica testimonianza materiale, sopravvissuto per il suo valore testimoniale e devozionale e perciò conservato nel tempo con grande cura.

Un’iscrizione sul retro ricorda come, nel 1610, l’opera fu donata da Pietro Strozzi, canonico della basilica vaticana e segretario di Papa Paolo V, a Matteo Caccini. Quest’ultimo, riconoscendone l’importanza, provvide a farlo ornare e a esporlo al culto, non sappiamo in che luogo, nel 1625. 

Poco visto e poco studiato, il dipinto è stato esposto  nel 2015 in occasione della mostra Giotto, l’Italia (Milano, Palazzo Reale), durante la quale emerse con chiarezza l’urgenza di un restauro che potesse  aiutare a comprenderne gli  aspetti tecnici e stilistici.

A partire dal 2016 l’Opificio delle Pietre Dure ha intrapreso una minuziosa campagna di indagini diagnostiche, seguita da un attento restauro. L’intervento ha avuto come fulcro la rimozione di ridipinture e patine sovrapposte nel corso dei secoli, che avevano progressivamente compromesso la leggibilità del pezzo, oscurando la raffinatezza della pittura originaria.

La pulitura ha riportato alla luce stesure delicate e finissime. Le indagini all’infrarosso hanno evidenziato la costruzione delle figure, caratterizzata da ombreggiature nette e profonde. Gli incarnati sono modellati con piccoli tocchi di pigmento – ocre e ossidi – su una base verdaccio, mentre i tratti dei volti, come nasi e labbra, sono marcati da decisi segni neri e rossi. Questa modalità esecutiva, riconoscibile e coerente con le tecniche giottesche, ha permesso di confermare l’attribuzione diretta al maestro stesso, dissipando i dubbi emersi nei decenni precedenti.

L’accurato recupero di questa pittura, oggi leggibile nella sua autenticità, consente di inserirla con maggiore certezza nel corpus delle opere giottesche, stimolando nuove riflessioni cronologiche e stilistiche, nonché confronti con altre prove della sua attività, dalla basilica inferiore di Assisi al Polittico Stefaneschi, fino al Santo Stefano oggi conservato al Museo Horne di Firenze.

Come ebbe a scrivere Serena Romano nello studio di presentazione dell’intervento  “Nella storia dell’arte medievale le certezze sono rare, le datazioni delle opere viaggiano di decenni se non di secoli, le attribuzioni sono difficili e i nomi d’artista, quando esistono, spesso nebbiosi. Quello che presentiamo oggi, dopo il magistrale restauro effettuato dall’Opificio, è invece un miracolo di storia, di conservazione, di tradizione: un miracolo che restituisce alla conoscenza pubblica quello che senza troppe cautele si può definire un grande inedito pittorico di Giotto e, per altri versi, un concentrato di vicende storiche eccezionali, ed eccezionalmente documentate“.

Questa prolungata esposizione offre quindi l’opportunità unica per il pubblico, tanto di studiosi come di semplici appassionati, di  ammirare un frammento giottesco quasi inedito, ma anche di conoscere da vicino i risultati di un progetto di studio, conservazione e valorizzazione condotto con rigore scientifico.

Si tratta di un evento eccezionale, reso possibile dalla generosa disponibilità dei proprietari dell’opera e dall’impegno costante dell’Opificio delle Pietre Dure per il patrimonio artistico italiano. In questo contesto, il ciclo “Caring for Art. Restauri in mostra” si conferma uno spazio di riflessione privilegiato sul valore della cura per l’arte, come atto conoscitivo e civile, che consente di riscoprire capolavori dimenticati e restituirli alla collettività.

Museo dell’Opificio delle Pietre Dure
Via degli Alfani 78 – Firenze
Orari di apertura: lunedì-sabato 8.15-14.00
L’accesso è compreso nel costo del biglietto di ingresso al Museo (intero 6,00 €, ridotto 2,00 €)
 
Aperture straordinarie serali: 1 e 29 agosto, 5 settembre con orario 19:00-23:00
Aperture straordinarie pomeridiane: 4, 11, 18, 25 settembre, 2, 9, 16, 23, 30 ottobre con orario 14:00-18:00
 
Ciclo OPD Caring for Art
Un progetto di Emanuela Daffra
Direzione del Museo: Laura Speranza, Riccardo Gennaioli con Angela Verdiani
Allestimenti: Lorenza Alcaro con Stefania Cacciatore e Pasquale Ieva
Comunicazione: Maria Emilia Masci con Veruska Filipperi 
 
Restauro e apparati per il pubblico
Opificio delle Pietre Dure
Settore Pitture murali e stucchi 
direzione: Renata Pintus 
Progettazione e direzione lavori per gli aspetti storico-artistici: Cecilia Frosinini
Progettazione e direzione lavori per gli aspetti tecnici: Alberto Felici
Esecuzione del restauro del frammento di pittura murale staccata: Alberto Felici 
Esecuzione del restauro della cornice: Alberto Dimuccio, Francesca Brogi 
Direzione indagini scientifiche: Giancarlo Lanterna, Carlo Galliano Lalli
Indagini radiografiche: Andrea Cagnini (lab. Scientifico OPD), con la collaborazione di Ottavio Ciappi
Indagini chimiche: Carlo Galliano Lalli, Giancarlo Lanterna (lab. Scientifico OPD), con la collaborazione di Federica Innocenti; 
Studio spettroscopico non invasivo mediante spettroscopia infrarossa in riflessione: Francesca Rosi, Laura Cartechini, Costanza Miliani (CNR-ISTM, Perugia)
Fluorescenza X: Pietro Moioli, Claudio Seccaroni (ENEA Roma, La Casaccia) 
Analisi georadar: Massimo Coli, Lorenzo Innocenti (Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Firenze), Paolo Papeschi, Fabio Giannino (IDS GeoRadar Srl, Exagon Group, Pisa)
Analisi a immagine multispettrale VIS-NIR: Raffaella Fontana, Jana Striova, Enrico Pampaloni, Alice Dal Fovo, Marco Raffaelli, Marco Barucci (CNR-INO, Firenze)
Diagnostica per immagini e documentazione fotografica: Roberto Bellucci e Ottaviano Caruso

Per informazioni
Opificio delle Pietre Dure, Museo
Via degli Alfani 78 – 50121 Firenze
Segreteria del Museo
tel.: 055 2651323
opd.museo@cultura.gov.it

Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net 
tel. 049663499
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Conegliano: Ottobre nel segno di Banksy a Palazzo Sarcinelli

Ottobre nel segno di Banksy. È in preparazione a Conegliano, Palazzo Sarcinelli, la mostra “BANKSY e la Street Art” che si terrà dal 15 ottobre 2025 al 22 marzo 2026. Un viaggio, ricco di 80 opere, dentro uno dei movimenti artistici più dirompenti, controversi e affascinanti dell’epoca contemporanea. Curata da Daniel Buso, la mostra è organizzata da ARTIKA in collaborazione con Deodato Arte e la Città di Conegliano.

BANKSY e la Street Art
Conegliano, Palazzo Sarcinelli
Dal 15 ottobre 2025 al 22 marzo 2026

Mostra a cura di Daniel Buso. Organizzata da ARTIKA in collaborazione con Deodato Arte e la Città di Conegliano.

L’esposizione nasce con l’obiettivo di raccontare la street art e la sua parabola sorprendente: da forma espressiva marginale e spesso illegale, a linguaggio globale, riconosciuto, studiato e persino celebrato nelle sedi istituzionali. Il progetto curatoriale si sviluppa attorno a quattro grandi temi — ribellione, pacifismo, consumismo e lotta anti sistema — che attraversano l’opera di Banksy e dei maggiori street artist contemporanei. C’è spazio anche per interrogarsi sulle contraddizioni di questo movimento: può un’arte nata per contestare il sistema essere oggi esposta nei musei, venduta all’asta, diventare oggetto di mercato? Non vengono offerte risposte, ma contributi per stimolare una riflessione personale in ogni visitatore, lasciando spazio a domande aperte e interpretazioni individuali. Perché, in fondo, anche questa è la forza della street art: porre questioni più che dare certezze.

Le radici della street art affondano in tempi e luoghi lontani: dai graffiti rupestri alle pitture murali medievali, dai murales politici del dopoguerra al muralismo messicano. Negli anni ’70, dopo il golpe cileno, l’arte murale si reinventa come mezzo politico e collettivo. In Francia, durante il Maggio ’68, gli slogan diventano arte; mentre a New York, nel sottosuolo della città, nasce il writing: tag, firme e simboli si moltiplicano sui treni e sui muri. Nasce una grammatica visiva nuova, destinata a lasciare un’impronta indelebile.

In questo contesto prende forma la figura più enigmatica e rivoluzionaria della scena contemporanea: Banksy. Di origine britannica, ma dalla biografia ignota, Banksy ha fatto del mistero la sua cifra espressiva. I suoi lavori – spesso realizzati con tecnica stencil – sono interventi fulminei nello spazio urbano: soldati che disegnano il segno della pace, bambini con maschere antigas, ragazzine che abbracciano armi da guerra. Le sue immagini, ironiche e disturbanti, arrivano dritte al cuore della società contemporanea, svelando ipocrisie e contraddizioni. I luoghi scelti per le sue opere sono parte integrante del messaggio: dal muro che divide Israele e Palestina ai palazzi bombardati in Ucraina. Banksy non si limita a rappresentare il conflitto, lo attraversa. È un artista che non c’è, ma lascia ovunque il segno del suo passaggio. La sua comunicazione si muove con intelligenza tra arte e media: i suoi profili social sono il primo canale di diffusione, seguiti da una risonanza globale che trasforma ogni azione in un evento virale. La sua arte è clandestina, abusiva, ma profondamente politica.

La mostra ospita anche opere di altri protagonisti fondamentali della scena urban: Keith Haring, con il suo linguaggio grafico immediato e universale, nato nei tunnel della metropolitana newyorkese degli anni ’80, e Shepard Fairey, in arte Obey, che ha saputo denunciare la manipolazione delle immagini attraverso manifesti iconici. Accanto a loro, artisti contemporanei come Mr. Brainwash e Mr. Savethewall, che esplorano il confine tra arte, comunicazione e cultura pop.

“BANKSY e la Street Art” non è solo una mostra, ma un racconto immersivo e visivamente potente su un’arte che nasce dal basso, si rivolge a tutti e continua a interrogare il nostro tempo. Un’arte che ha rotto gli schemi, ridefinito il concetto di spazio pubblico e trasformato il muro – da superficie neutra – in luogo vivo, parlante, necessario.


Mostra a cura di
Daniel Buso
 
Organizzata da
ARTIKA di Daniel Buso ed Elena Zannoni
 
In collaborazione con
Comune di Conegliano e Deodato Arte
 
Spazio espositivo
Palazzo Sarcinelli, Via XX Settembre 132, Conegliano
 
Inizio mostra
Dal 15 ottobre 2025 al 22 marzo 2026
 
Per informazioni
+39 351 809 9706
e-mail: mostre@artika.it
website: www.artika.it
 
Ufficio Stampa
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049.663499
rif. Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net
Elisabetta Rosa elisabetta@studioesseci.net
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