Proiezioni e Masterclass nella nuova Rassegna di Gruppo Matches sul mare di Roma

Prenderà il via il prossimo 24 luglio la nuova rassegna cinematografica gratuita dedicata al cinema breveideata e promossa da Gruppo Matches attraverso la sua nuova divisione cinematografica, la GM Production, con il sostegno del MiC – Ministero della Cultura e di SIAE – Società Italiana Autori ed Editori, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Un prestigioso appuntamento estivo per tutti gli amanti del cinema.

Porto Turistico di Roma (Lungomare Duca degli Abruzzi 84) 24/27 luglio 2025 con ingresso libero:
ore 18.30 Masterclass | ore 21.30 Proiezioni

Il Porto Turistico di Roma, bene in confisca che vanta un progetto di riqualificazione sociale e territoriale del quale l’agenzia di comunicazione GRUPPO MATCHES è tra i più attivi operatori, diventa una volta di più luogo di aggregazione culturale e di ispirazione.  Ostia IN Corto – Short Film Fest proporrà al pubblico opere innovative e originali, cortometraggi capaci di riflettere nuove tendenze, tematiche e prospettive del cinema indipendente nazionale e internazionale. Sarà, inoltre, una rassegna ricca di ospiti e di incontri, grazie anche a quattro Masterclass, guidate da altrettanti registi, che approfondiranno temi importanti sul mondo dell’audiovisivo oggi, e che ogni sera, alle 18.30, anticiperanno le proiezioni delle 21.30.

La direzione generale di Ostia IN Corto è di Andrea CICINI Ceo di Gruppo Matches, che dal 2017 segue gli eventi e la comunicazione del Porto Turistico di Roma, con una ventennale esperienza nel mondo dei grandi eventi e delle Kermesse cinematografiche internazionali. “In un territorio che trasuda cinema, quale è Ostia, — ha detto Cicini – è per noi motivo di orgoglio lanciare questo nuovo Festival del cinema breve, complice una surreale arena sospesa tra terra e mare. Un nuovo progetto per il territorio, per condividere cultura senza confini attraverso le emozioni che solo la pellicola sa offrire, soprattutto raccontata dallo sguardo di giovani registi e sceneggiatori”.

La direzione artistica del Festival è invece è affidata ad Alberto DE ANGELIS, professionista di settore, affiancato da Cristina BORSATTI, responsabile di GM Production.

Giovedì 24 luglio – serata iniziale del Festival – sarà la volta di Xin Alessandro Zheng, regista classe 1997, in concorso nel 2020 alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia con il cortometraggio Where the leaves fall. Titolo dell’incontro: La procrastinazione dell’artista. Sbloccare l’artista. Un’inedita Masterclass dedicata al lato psicologico della creazione, al rapporto con il proprio lato creativo, al blocco dello scrittore.

Venerdì 25 luglio, il regista Lorenzo Pallotta, autore di alcuni apprezzati lungometraggi documentari (Sacro Profano, presentato nel 2021 ad Alice nella Città e Terra Nova, il paese delle ombre lunghe, selezionato nel 2023 al Torino Film Festival) guiderà l’incontro Sguardi nel tempo. Cinema e memoria. Una masterclass pensata per chi vuole interrogarsi sulle forme nuove, spesso incontrollate, attraverso cui il cinema continua a reinventarsi. 

Il regista Matteo De Liberato, autore di fortunati cortometraggi e direttore artistico di Allegorie Distribution, a partire dalle esperienze del suo ultimo documentario lungo Cento – Assalto al moro, introdurrà, sabato 26 luglio, Raccontare l’Altro, trovare l’Universale. Storie da culture diverse, Masterclass dedicata a tutti coloro che vogliono affrontare con consapevolezza e profondità la messa in scena di storie ambientate in un contesto culturale e nazionale differente dal proprio.

A chiudere la carrellata di Masterclass sarà il regista Gianluca Santoni, quest’anno candidato alla cinquina David come Miglior Esordio alla Regia con la sua opera prima di lungometraggio Io e il secco. Domenica 27 luglio il regista proporrà l’incontro Supereroi in incognito. Dirigere attori professionisti e non professionisti, che esplorerà l’affascinante tema della compresenza e della direzione di attori professionisti e non professionisti nella composizione del casting di un’opera.  

Durante la manifestazione, i registi coinvolti nelle Masterclass presenteranno alcuni tra i loro più apprezzati cortometraggi, a partire da Where The Leaves Fall di Xin Alessandro Zheng, profonda riflessione sul tema dello sradicamento, attraverso la storia di Giacomo, un giovane italo-cinese di seconda generazione, guidato dal nonno nel contesto rituale della cultura d’origine. Di Lorenzo Pallotta verrà proiettato l’intenso cortometraggio Luis, in cui tra esitazioni e paure due fratelli condividono gli ultimi momenti insieme e devono superare la loro prima separazione. Matteo De Liberato presenterà I giorni delle arance, una storia di amore materno e di sacrificio ambientata in una Romania sotto il regime di Ceausescu. Qui, all’interno di una cella, Daiana, riceve poco prima di essere condannata a morte la visita di un giovane prete, attraverso il quale la donna scopre di avere ancora molto da perdere. Di Gianluca Santoni, infine, verrà proiettato il cortometraggio Indimenticabile, un toccante e insolito racconto d’innamoramento, tra una giovane donna disabile alla sua prima esperienza di intimità e di un ragazzo che di professione fa l’escort.

 “Territori IN Corto, la serata dedicata a lavori capaci di esaltare le specificità di un luogo e occasione per presentare i corti provenienti dalla CALL FOR STUDENTS, che in questa prima edizione ha per tema I giovani e il loro territorio, quello di Ostia, rivolta a studenti delle scuole secondarie di secondo grado del Municipio X di Roma.

La seconda serata, Nuovi linguaggi IN Corto“, sarà dedicata ad opere che sperimentano nel cinema nuove forme espressive.

Una terza serata, “Animazioni IN Corto“, sarà incentrata sul cinema breve d’animazione.

A chiudere il festival, Circuiti IN Corto“. Saranno proiettati alcuni tra i migliori corti del panorama cinematografico italiano.


Info e contatti           
GM Production
e-mail: gm_production@gruppomatches.com
Segreteria organizzativa: Alessandra Borghesi
e-mail: a.borghesi@gruppomatches.com
T. 06 70495090 
Ufficio stampa: Diana Daneluz
e-mail: media@gruppomatches.com
https://www.ostiaincorto.it/il-festival/
Da Media Gruppo Matches <media@gruppomatches.com> 
Da Cristina Borsatti <crisborsatti@gmail.com> 

Un percorso espositivo di sorprendente intensità emotiva

“Chagall, testimone del suo tempo”

Al Palazzo dei Diamanti di Ferrara arriva una grande mostra su Marc Chagall,
uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento.


11 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026
Palazzo dei Diamanti, Ferrara

Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita dall’11 ottobre 2025 all’8 febbraio 2026 la grande mostra Chagall, testimone del suo tempo, un percorso espositivo di sorprendente intensità emotiva che invita il pubblico a immergersi nell’universo poetico di uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento.

Un viaggio straordinario che rivela come Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint-Paul de Vence, 1985), universalmente noto per le figure fluttuanti e le colorate atmosfere incantate, abbia saputo mantenere viva la memoria della sua terra natale, della tradizione e degli affetti, proiettandoli sempre verso nuovi orizzonti espressivi.

Attraverso 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, e due sale immersive che consentono di ammirare alcune creazioni monumentali in una dimensione coinvolgente e spettacolare, la mostra evidenzia la profonda umanità dell’opera di Chagall, artista plurale, visionario e testimone del suo tempo, cantore della bellezza e custode della memoria. Volti scissi, profili che si moltiplicano, ritratti che si specchiano: attraverso il tema del doppio egli rivela la sua straordinaria capacità di cogliere la dualità dell’esistenza umana. E ancora amanti volanti, animali parlanti, bouquet esplosivi, diventano, trascendendo il visibile, metafore universali. Attraverso il suo sguardo poetico, Chagall trasforma l’esperienza personale in riflessione condivisa, svelando come dietro l’apparente semplicità delle sue creazioni si celino temi che toccano ogni essere umano: l’identità, l’esilio, la spiritualità e la gioia di vivere.

In un’epoca di frammentazione, egli ci ricorda che l’arte può essere ponte tra mondi diversi, sintesi di tradizioni apparentemente inconciliabili, specchio fedele delle aspirazioni e delle contraddizioni dell’umanità. La sua opera celebra quella verità emotiva che rende tangibili i sentimenti più profondi dell’animo umano, elevando lo spirito verso una bellezza capace di trovare, anche negli orrori del tempo, barlumi di pace e comprensione.

La mostra è organizzata da Fondazione Ferrara Arte e Arthemisia ed è curata da Paul Schneiter e Francesca Villanti.


Informazioni
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La Puglia protagonistaper stile di vita e sviluppo sostenibile

Nella sede della Stampa Estera a Palazzo Grazioli l’attività della Puglia sarà analizzata da qualificati esperti a livello internazionale insieme ad alcuni dei protagonisti della legislatura regionale che volge al termine. In anteprima verrà presentato il portale “Tutta la Puglia che c’è” che comunica gli impatti e il valore generato dall’azione regionale

“PUGLIA A WAY OF LIFE” | V° Edizione | Martedì 8 luglio ore 16 | Roma – Sede della Stampa Estera in Italia 

Turismo, sviluppo economico, attrazione investimenti, attività culturali, crescita dell’occupazione, sono solo alcuni degli andamenti positivi che caratterizzano gli ultimi anni della Puglia. Un modello virtuoso di progresso economico e sociale di una regione che si è affermata come brand riconoscibile a livello nazionale e internazionale.
Questo paradigma sarà al centro della quinta edizione del workshop “Puglia, a way of life” che si terrà martedì 8 luglio alle 16:00, nella sala conferenze della Stampa Estera, a Palazzo Grazioli (via del Plebiscito, 102) a Roma.

“Puglia, a way of life” è un evento per far ragionare su un modello integrato di valorizzazione della qualità della vita e sviluppo sostenibile che riguarda le persone e le comunità, attraverso pratiche che trovano il loro fondamento nel patrimonio materiale e immateriale della regione.

I lavori saranno avviati da Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia.

In qualità di “Special guest” interverrà Cetti Lauteta, partner di The European House – Ambrosetti e responsabile della Practice Scenario Sud di TEHA Group. In questo ruolo è project leader delle principali piattaforme di competitività e attrattività territoriale dedicate alle Regioni meridionali, tra cui “Verso Sud”. Inoltre lavora nell’ambito di progetti di alta direzione, strategia e innovazione per grandi e medie aziende e istituzioni.

Cristiana Rogate, presidente di “Refe – Strategie di sviluppo sostenibile” ed esperta di sostenibilità, accountability e partecipazione, presenterà in anteprima l’OpenReport “Tutta la Puglia che c’è”, la piattaforma digitale che ha adottato Regione Puglia per restituire in modo innovativo, chiaro e accessibile – anche ai non addetti ai lavori – il senso e il valore dell’azione regionale nel corso della XI Legislatura. Il percorso partecipato di analisi ha coinvolto i Dipartimenti e le Agenzie regionali in nove mesi di lavoro per verificare come gli impegni di governo si sono tradotti in agire concreto e misurare il valore generato, tramite un set di oltre 1.000 indicatori.

Il workshop proseguirà con un talk condotto dal direttore di Sky TG24 Giuseppe De Bellis.  Vedrà la partecipazione di Antonio Romano, architetto e designer di chiara fama, nonché fondatore del network internazionale Inarea e di alcuni dei protagonisti dell’attività e della programmazione Puglia. Parteciperanno Raffaele Piemontese, vice presidente regionale e assessore alla sanità, Gianna Elisa Berlingerio, direttrice dipartimento sviluppo economico e Aldo Patruno, direttore dipartimento turismo, economia della cultura.

Le considerazioni conclusive saranno affidate a Rocco De Franchi, responsabile della comunicazione istituzionale della Regione Puglia.



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Una mostra prodotta e organizzata da Arthemisia e da Feuerman Sculture Foundation

Dal 4 luglio al 21 settembre 2025Palazzo Bonaparte di Roma ospita CAROLE A. FEUERMAN. La voce del corpo, la prima grande mostra antologica in Italia dell’artista americana Carole A. Feuerman, una delle protagoniste più sorprendenti del superrealismo pop contemporaneo, capace di plasmare il corpo umano in un racconto potente, vivo e profondamente emotivo.

La prima grande mostra di una delle più note ed incredibili artiste contemporanee:
Carole A. Feuerman.

Dal 4 luglio al 21 settembre 2025, Palazzo Bonaparte a Roma ospita, per la prima volta in Europa, una mostra antologica della Feuerman, con oltre 50 opere, dalle prime degli anni ’70 a quelle più recenti, percorrendo tutto il suo percorso artistico.

Prodotta e organizzata da Arthemisia e da Feuerman Sculture Foundation, la mostra è a cura di Demetrio Paparoni.

Una mostra intensa e sorprendente dove il corpo non è solo un oggetto da contemplare ma diventa racconto, emozione, presenza viva.

Nota soprattutto per le sue sculture di forte impatto realistico che rappresentano bagnanti, nuotatori, atleti, ballerini e nudi, Feuerman ha posto la rappresentazione del corpo al centro della sua arte. Crea figure che sembrano vivere, sospese tra realtà e immaginazione, capaci di commuovere, interrogare e affascinare; opere con le quali il corpo umano si fa linguaggio universale, parla di emozioni profonde, racconta battaglie interiori, riflette le contraddizioni della società contemporanea. È un corpo che sente, che vibra, che guarda il mondo attraverso la lente dei sensi, e che si fa simbolo di una condizione umana fragile e potentissima insieme.

La mostra raccoglie un ampio nucleo di lavori degli anni Settanta che raffigurano frammenti di corpo prevalentemente femminile, in più casi carichi di implicazioni erotiche, connessi alle dinamiche del postmodernismo e alle rivendicazioni femministe.
Le creazioni dei decenni successivi, attraverso piccoli dettagli e molteplici espressioni – dalla pelle bagnata alle manifestazioni più intime – trasformano la scultura in una forma di racconto che va oltre l’immagine statica. Ogni opera è un piccolo universo che parla di bellezza, identità, memoria e trasformazione.
La sua tecnica combina materiali come resina, bronzo, silicone, acciaio inossidabile e vernice, che sembrano quasi pronte a muoversi o a raccontare una storia.

A Palazzo Bonaparte viene presentata la prima e più completa monografica dell’artista in Italia, che copre oltre cinque decenni del suo lavoro, portando a scoprire e seguire l’evoluzione della sua pratica e tecnica.
In mostra oltre 50 opere tra sculture, disegni, fotografie e un’installazione site specific, realizzata appositamente per un percorso antologico che racconta tutta la straordinaria carriera di Feuerman, dai disegni giovanili fino agli ultimissimi lavori, dai primi altorilievi carichi di eros fino alle sculture a grandezza naturale e disegni mai esposti al pubblico.
Le sculture di Feuerman sono più di semplici rappresentazioni: sono manifestazioni visive che parlano di forza, sopravvivenza ed equilibrio, dove il soggetto prediletto è la figura umana, spesso una donna in un momento introspettivo di esuberante consapevolezza di sé. Ogni dettaglio – una goccia d’acqua, una piega della pelle, uno sguardo – è un invito ad ascoltare il silenzioso grido del corpo, a percepirne la voce.
Attraverso la rappresentazione del corpo – dai frammenti di corpo di inizio carriera ai più recenti corpi tatuati – l’artista articola il suo dialogo più profondo con la condizione umana contemporanea, trasformando la superficie della pelle in una mappa complessa di significati che vanno ben oltre la mera rappresentazione fisica.

“Per Feuerman il corpo – come evidenzia il curatore Demetrio Paparoni  ha una voce: esprime stati interiori, racconta storie, veicola le sue battaglie, commenta la società e riflette la condizione umana. Comunica temi universali di forza, sopravvivenza, bellezza e transitorietà. Ma è anche un corpo che sente, che fa esperienza del mondo attraverso l’immediatezza dei sensi riuscendo a cogliere aspetti della realtà che sfuggono all’analisi razionale.”

È per noi un onore ospitare la prima grande mostra europea di Carole Feuerman – dice Iole Siena, Presidente di Arthemisia – una delle artiste più incredibili ed emozionanti che abbia mai incrociato.  Palazzo Bonaparte, ormai sede di riferimento per le grandi mostre in Italia, ha da tempo avviato un percorso rilevante anche sull’arte contemporanea, proponendo ogni anno artisti di grande spessore. In questo contesto la Feuerman ci onora della sua presenza e sono certa che lascerà un segno importante”.

CAROLE A. FEUERMAN. La voce del corpo è un’esperienza coinvolgente che invita a guardare il corpo umano sotto una nuova luce, fatta di sensibilità, forza e sorprendente presenza. Una mostra imperdibile per scoprire come il superrealismo pop possa trasformare la scultura in un linguaggio capace di emozionare e stupire.

La mostra, curata da Demetrio Paparoni, è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la Feuerman Sculture Foundation.
La mostra vede come sponsorThe Medici Museum of Art- Warren (Ohio), Kai Feuerman (New York,)Carol and Arnold Wolowitz 5. 5. Foundation- Haupppaugue (New York) e ⁠Karin and Peter McKinnell Leidel (California, New York, Texas), mobility partnerFrecciarossa Treno Ufficiale e sponsor tecnicoFerrari Trento.
Il catalogo edito da Moebius.

La mostra di Roma è il primo degli appuntamenti internazionali che vedranno prossimamente protagoniste le opere della Feuerman anche al Michigan Avenue Public Outdoor Exhibition di Chicago e al Heydar Aliyev Center di Baku.

Carole A. Feuerman (1945) è una scultrice superrealista americana la cui prolifica carriera si estende per cinque decenni. Attualmente vive e lavora a New York.
Alla fine degli anni Sessanta, Feuerman realizzava illustrazioni 3D per copertine di riviste e libri di tour mondiali, con opere dedicate a rockstar come i Rolling Stones e Alice Cooper. Nel 1975, ha realizzato il suo primo calco dal vero per la copertina della rivista National Lampoon. Nel 1976, ha iniziato a creare opere sensuali e frammentate, aggiungendo una nuova dimensione di complessità controversa alla sua arte. Ha continuato a lavorare con frammenti fino ai primi anni 2000. Influenzata dal pensiero postmodernista, ha abbandonato il frammento per dedicarsi alla creazione di sculture realistiche a figura intera.
Ha realizzato dipinti a olio, stampe, fotografie, videoarte e opere in bronzo fuso con sabbia. È particolarmente conosciuta per le sue sculture di nuotatrici, realizzate sia per ambienti interni che esterni.
Nel 2011, ha fondato la Carole A. Feuerman Sculpture Foundation per sostenere artisti sottorappresentati attraverso mostre, tirocini, residenze, borse di studio educative e iniziative archivistiche. Più recentemente, ha donato due sculture monumentali per contribuire alla creazione di un parco di sculture presso il Medici Museum di Warren, in Ohio.


Informazioni e prenotazioni
T +39 06 87 15 111
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info@arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#ErwittBonaparte

Biglietti
Open € 17,00
Intero € 15,00
Ridotto € 14,00

Ufficio Stampa Arthemisia

Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
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Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it> 

CULTURA: Il mito dei Templari ad Alessandria FESTIVAL INTERNAZIONALE DEI TEMPLARI 

Dopo il successo delle precedenti edizioni, torna l’innovativo ‘Festival internazionale dei Templari’ (4-5-6 luglio), diretto dalla storica e saggista Simonetta Cerrini e da Gian Piero Alloisio, drammaturgo e cantautore. 

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEI TEMPLARI
Alessandria, 4, 5 e 6 luglio 2025
 
Quinta edizione
 
Il mito dei Templari:
da Napoleone a Umberto Eco, da Gerusalemme a Hollywood
 
www.visitalessandria.it

DUE CONFERENZE-SPETTACOLO 

Venerdì 4 e sabato 5 luglio ore 21, piazza Santa Maria di Castello,

I Templari trovarono l’Arca dell’Alleanza? I potenti frati-cavalieri furono i custodi del Santo Graal? Dove si trova il loro tesoro? Chi sono gli eredi dei famosi monaci-guerrieri? Napoleone fu un templare? Protagonisti di innumerevoli romanzi – tra cui il celebre Il Pendolo di Foucauld dell’alessandrino Umberto Eco – fumetti, film e videogiochi, i cavalieri Templari, nati a Gerusalemme nel 1120, erano davvero maghi, eredi della sapienza di Salomone, al centro di complotti che hanno attraversato i secoli? 

Ad Alessandria, nella suggestiva Piazza Santa Maria di Castello, storici e artisti illustreranno a un largo pubblico il caleidoscopico e affascinante mito dei Templari.

Tra i relatori, oltre a  Simonetta Cerrini, Arnaud Baudin (Directeur adjoint des archives et du patrimoine de l’Aube), la storica e scrittrice Barbara Frale (Archivio Apostolico Vaticano), il giornalista e scrittore Stefano Priarone, don Stefano Tessaglia, esperto dei rapporti tra religione e società (Università del Piemonte Orientale), lo storico estone Kristjan Toomaspoeg specialista degli Ordini Militari (Università del Salento) e, in video, Philippe Josserand (Università di Nantes) e Helen Nicholson (emerita Università di Cardiff).

Tra gli artisti, oltre a Gian Piero Alloisio, la cantante e pianista Elisabetta Gagliardi, Gianni Martini, già chitarrista di Giorgio Gaber, lo stuntman e rievocatore Walter Siccardi (Custodes Viarum), la giovanissima voce soprano Chiara Sorce e il pianista Rodrigo Leal. Saranno inoltre presenti i rievocatori Roberto Colla, nei panni di Napoleone, e Maria Cristina Preti nei panni dell’imperatrice Giuseppina Beauharnais, (Associazione “Les Grognards de l’Armée d’Italie”).

UNA TAVOLA ROTONDA

Sabato 5 luglio alle ore 16, Sala del Museo di Palazzo Cuttica

Tavola Rotonda sui Templari e Presentazione di libri, tra cui I Templari, la guerra e la santità, con un Aggiornamento bibliografico 2000-2025, a cura di Simonetta Cerrini, Rimini, Il Cerchio, 2025 e Lorenzo Mercuri, L’Enclos du Temple. Topografia e forme di un’assenza della Parigi medievale, Roma, Res Aedificatoria Medii Aevi Europae, 2025.

LA GIORNATA TREF (Templars Heritage Route European Federation)

Domenica 6 luglio alle ore 16, Sala Conferenze del ‘Broletto’ di Palatium Vetus

Alla scoperta del patrimonio templare italiano ed europeo.

Presentazione della TREF; Video con gli interventi di Alessandro Barbero, Franco Cardini, Damien Carraz, Francesco Guccini, Nikolas Jaspert, Philippe Josserand, Benjamin Kedar, Dacia Maraini, Helen Nicholson, Gian Luca Potestà, André Vauchez; presentazione di tre iconici luoghi templari: la cappella di Santa Maria Isana di Livorno Ferraris (Vercelli), la chiesa di San Bevignate di Perugia, e lo scomparso Tempio di Parigi.

Con Simonetta Cerrini, Valéry Denis (Presidente della Templars Heritage Route European Federation TREF), lo storico dell’arte Lorenzo Mercuri (Università di Salerno) e lo storico dell’arte Mirko Santanicchia (Università di Perugia).

Per un Festival in chiave pop che si propone di raccontare a un largo pubblico sia la vera storia dei Templari, sia la storia della loro leggenda. 

L’ingresso è gratuito.

Il Festival è prodotto da ATID con la compartecipazione della Città di Alessandria, in collaborazione con CulturAle – ASM Costruire Insieme, Alexala, Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, ha il patrocinio dell’Università del Piemonte Orientale e fa parte della TREF.


Il 27 marzo 2025, presso il Consiglio dipartimentale dell’Aube, ha avuto luogo l’inaugurazione ufficiale della mostra “Un patrimonio condiviso: l’Europa dei Templari”, sostenuta dalla Strada Europea del Patrimonio Templare (TREF).

Presentata nella sua forma originale di adesivi per finestre – elementi visivi di grande formato applicati direttamente sulle vetrate della sala ricevimenti dell’Hôtel du Département – la mostra invita a una scoperta visiva e simbolica della memoria templare in Europa. Mette in evidenza, in modo accessibile e conciso, i principali elementi caratterizzanti del patrimonio templare: la sua influenza geografica, i suoi luoghi emblematici e la sua eredità sempre viva.
Presentazione dell’inaugurazione da parte del Consiglio dipartimentale dell’Aube
In occasione dell’inaugurazione, Valéry Denis, Presidente del TREF, e Daniel Dermy, Presidente del Museo Hugues de Payns, hanno ricordato che questa mostra si inserisce nella dinamica di strutturazione della rete TREF e nel processo di riconoscimento come Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, la cui candidatura è prevista per il 2026.

Una mostra destinata a viaggiare

Concepita come strumento di promozione comune per i membri della Strada, questa mostra è destinata a circolare in tutta Europa. I 40 membri del TREF, distribuiti in una dozzina di paesi, potranno a loro volta accoglierlo nei loro siti storici, musei, uffici turistici, biblioteche o festival.
Mettendo in luce le radici storiche comuni e la ricchezza del patrimonio templare su scala europea, questa mostra contribuisce pienamente agli obiettivi della Strada: unire, trasmettere e promuovere.


Per info:
Pagina FB Festival internazionale dei Templari
Profilo Instagram @festivaldeitemplari
E-Mail: festivaldeitemplari@gmail.com
Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it> 

Spoleto: WILLIAM KENTRIDGE al Teatro Caio Melisso Carla Fendi

Finding the Less Good Idea è una lecture/performance che William Kentridge porta in scena per raccontare le dinamiche della sua pratica artistica e la filosofia che ispira il lavoro di The Centre for the Less Good Idea.

Un progetto di Fondazione Carla Fendi e Mahler & LeWitt Studios
In collaborazione con Spoleto68 Festival dei Due Mondi

FINDING THE LESS GOOD IDEA
Una lecture di William Kentridge

9 luglio 2025 ore 19:30 | Teatro Caio Melisso Carla Fendi, Spoleto

Sin dalla sua nascita, il The Centre for the Less Good Idea è stato una fonte d’ispirazione per il lavoro di Kentridge e al tempo stesso un catalizzatore di stimoli derivati dai suoi metodi di lavoro – un processo bidirezionale che invita a seguire le scoperte accidentali che emergono durante la creazione di un’opera.
Kentridge descrive così lo spirito libero e collaborativo che nasce nello spazio del laboratorio quando tutti sono riuniti a lavorare “seduti per terra”:
«L’associazione libera può trovare il suo spazio, diventa possibile dare alla parola o all’immagine il beneficio del dubbio e vedere cosa ne nasce. Avere fiducia che l’opera, l’immagine, l’impulso sappiano più di quanto sappia tu.»

Si comincia con fiducia nell’idea iniziale, quella che sicuramente è “l’idea buona”, ma poi si formano delle crepe, una distanza tra quell’idea originaria di cui si era tanto convinti e la sua effettiva realizzazione. Qualunque certezza sulla buona idea finisce per diventare arbitraria. È in quel momento che un gesto venuto fuori tra una prova e l’altra, una parola udita male o mal interpretata possono diventare il terreno su cui si può innestare “L’idea meno buona”.

Anche lo spettatore è coinvolto nel processo, infatti è implicita una certa dose di fiducia nel pubblico, chiamato non solo a recepire informazioni, proposte o conclusioni, ma anche ad attribuire un senso a ciò che viene mostrato. Reso complice, lo spettatore rimanderà indietro a sua volta tutte le associazioni che le immagini presentate provocano.

Nella nostra perpetua battaglia contro le contraddizioni, l’ambiguità di ciò che non capiamo, “l’idea meno buona” è una strada per affrontare le frammentazioni del mondo e Il Centro rappresenta non solo un posto sicuro per la stupidità, per l’errore, ma anche uno spazio di negoziazione tra speranza e sconforto.

Ad interagire con Kentridge per offrire al pubblico una versione italiana della lecture ci sarà l’attore Andrea Fabi, mentre Neo Muyanga, co-direttore del Centro, interverrà con improvvisazioni al pianoforte

William Kentridge (nato a Johannesburg, in Sudafrica, 1955) è acclamato a livello internazionale per i suoi disegni, film, produzioni teatrali e operistiche.

Il suo metodo combina disegno, scrittura, film, performance, musica, teatro e pratiche collaborative per creare opere d’arte basate su politica, scienza, letteratura e storia, pur mantenendo uno spazio di contraddizione e incertezza.

La sua estetica è attinta dal mezzo della storia del film, dall’animazione in stop-motion ai primi effetti speciali. Il disegno di Kentridge, in particolare il dinamismo di un marchio cancellato e ridisegnato, è parte integrante della sua pratica di animazione e produzione cinematografica ampliata, in cui i significati dei suoi film vengono sviluppati durante il processo di realizzazione.

Le opere di William Kentridge hanno colpito per la prima volta i riflettori internazionali nel 1997, quando ha preso parte a Documenta X a Kassel. Il suo lavoro è stato visto in musei e gallerie di tutto il mondo da quel momento, tra cui il Museum of Modern Art di New York, l’Albertina Museum di Vienna, il Musée du Louvre di Parigi, la Whitechapel Gallery di Londra, il Louisiana Museum di Copenaghen, la Reina Museo di Sofia a Madrid e Kunstmuseum di Basilea. Il 2009 ha segnato l’inizio di 5 temi, una grande mostra che è stata inaugurata all’SFMoMA di San Francisco per poi passare al MoMA di New York, al Jeu de Paume di Parigi e all’Albertina di Vienna, tra gli altri.

Le produzioni liriche includono Il flauto magico di Mozart, Il naso di Shostakovich e Le opere di Lulu e Wozzeck di Alban Berg, e sono state viste in teatri come il Metropolitan Opera di New York, il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, l’Opera nazionale inglese di Londra, Opera de Lyon, Opera di Amsterdam e il Festival di Salisburgo. The Head & the  Load, con musiche  del compositore Philip  Miller e Thuthuka Sibisi e coreografie di Gregory Maqoma, intreccia musica, danza, proiezione, giochi  d’ombra e scultura. È stato presentato per la prima volta alla Tate Turbine Hall a luglio 2018 e ha continuato alla Park Avenue Amory a New York e all’Olanda Festival di Amsterdam.

Mostre personali del suo lavoro si sono susseguite una dopo l’altra in musei e gallerie di tutto il mondo. Tra i progetti italiani, ricordiamo: l’opera teatrale e il video Zeno Writing nel 2002, da una reinterpretazione del romanzo Confessioni di Zenone di Italo Svevo (1923); la retrospettiva al Castello di Rivoli a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, nel 2004; il progetto (REPEAT) From the Beginning / Da Capo presentato alla Fondazione Bevilacqua La Masa e al Teatro la Fenice di Venezia e a cura di Francesca Pasini, nel 2008; Streets of the city e altri arazzi, mostra personale Museo di Capodimonte nel 2009; i grandi mosaici e la scultura Il Cavaliere di Toledo, installazioni permanenti presso la stazione della metropolitana di Napoli; la mostra personale Vertical Thinking al MAXXI di Roma nel 2013; nel 2014, Paper Music: un concerto di Cinè, con musiche di Philip Miller, presentato al Museo Bargello di Firenze; infine, l’opera monumentale ed effimera Triumph and Laments, presentata nel 2016 sul Lungotevere di Roma.

Kentridge è anche il destinatario di dottorati onorari da diverse università tra cui Yale e l’Università di Londra. Nel 2010, ha ricevuto il prestigioso premio Kyoto per l’arte e la filosofia. Nel 2012 ha presentato la Charles Eliot Norton Lectures all’Università di Harvard e, più tardi a giugno, ha mostrato la sua imponente installazione The Refusal of Time al dOCUMENTA (13) di Kassel, prima di andare al MAXXI di Roma, come menzionato sopra. Nel 2015 è stato nominato accademico onorario della Royal Academy di Londra. Nel 2017 ha ricevuto il premio Princesa de Asturias per le arti e nel 2018 il premio internazionale Antonio Feltrinelli. Nel 2019 ha ricevuto il premio Praemium Imperiale in pittura a Tokyo.

Le mostre personali più recenti: William Kentridge: Why I Hesitate? Mettere i disegni al lavoro / scultura al Zeitz MOCAA e alla Norval Foundation di Città del Capo e: A Poem Is Is Our Own che ha aperto al KunstMuseum di Basilea nel 2019 e al Musée Metropole d’art moderne di Lille.

Una grande retrospettiva di William Kentridge alla Royal Academy di Londra 2021/2022.


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Da NI.CO UFFICIO STAMPA <info@nicoufficiostampa.it>

Le realtà di un sistema museale per lavorare insieme su tematiche LGBTQIA+

Queering Museum è un progetto partecipativo nato dalla collaborazione tra Settore Musei Civici Bologna e Attitudes_spazio alle arti aps, sviluppato nell’ambito del percorso di co-progettazione gestito dal Settore Semplificazione Amministrativa e Cura delle Relazioni con la Cittadinanzadel Comune di Bologna per la definizione di un “Patto generale di collaborazione per la promozione e la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ nella città di Bologna 2022-2027” e realizzato in collaborazione con il Festival Gender Bender e IAM Intersectionalities And More APS.

Queering Museum è la prima iniziativa in Italia che riunisce tutte le realtà di un sistema museale per lavorare insieme su tematiche LGBTQIA+ con l’obiettivo di rileggere il patrimonio culturale e le collezioni dei Musei Civici attraverso una lente queer.

L’esito conclusivo del progetto che ripensa i modelli tradizionali di narrazione museale attraverso l’uso di una lente queer è il podcast QueeringBO. Cose mai viste nei Musei Civici di Bologna, strutturato in sei puntate e ascoltabile sulle principali piattaforme audio free (Spotify, Apple Podcast, Google Podcast) e sui siti web del Museo Civico Medievale e di Chora Media.

Settore Musei Civici Bologna 
Podcast QueeringBO. Cose mai viste nei Musei Civici di Bologna
Risultato finale di Queering Museum, il progetto che ha l’obiettivo di rileggere il patrimonio culturale e le collezioni dei Musei Civici attraverso una lente queer 

La prima delle sei puntate del podcast, intitolata La collezione delle meraviglie, è fruibile dal 26 giugno 2025, e a quest’episodio seguiranno gli altri cinque i quali verranno pubblicati sulle piattaforme uno a settimana. Il ruolo di narratore del podcast è stato affidato all’attore, autore e attivista per i diritti LGBTQIA+ Pietro Turano.

Il prodotto editoriale è stato finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 – Priorità 7 – Progetto BO7.5.1.1.b “I musei come leva di sviluppo turistico e promozione dei talenti”.

Queering Museum ha preso avvio nell’ottobre 2023 con un corso di formazione curato da Viviana Gravano e Nicole Moolhuijsen e destinato a tutti musei del Settore, che ha coinvolto, oltre alle direzioni, diversi profili museali nell’ambito della curatela, comunicazione, educazione e mediazione culturale, accoglienza e guardiania.

Il corso ha previsto una serie di interventi di persone esperte a livello nazionale e internazionale che hanno affrontato il tema di come introdurre la cultura queer nei contesti museali a partire dall’allestimento e dalla comunicazione fino ad arrivare alla didattica per adolescenti e giovani, portando all’attenzione esempi di casi studio di pratiche virtuose già in atto in altri musei in Italia e all’estero.

Le persone che hanno partecipato all’attività formativa attraverso il tutoraggio delle due curatrici hanno poi collaborato alla costruzione di una proposta progettuale da realizzare in uno dei musei del Settore Musei Civici Bologna, che è stato individuato nel Museo Civico Medievale.

A seguito di una call per candidarsi a partecipare al processo di co-progettazione rivolta a tutte le associazioni del “Patto generale di collaborazione per la promozione e la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ nella città di Bologna 2022-2027”, si è unita al gruppo di lavoro IAM Intersectionalities And More APS.

Definito il target di riferimento dell’iniziativa, quello degli adolescenti e dei giovani adult*, è stato individuato l’esito finale del percorso, ovvero la realizzazione di un podcast.

Come azione preliminare è stato pertanto formato un insieme di ragazz* di età compresa tra 17 e 20 anni che affiancasse il gruppo di lavoro nella selezione degli oggetti della collezione del museo su cui sviluppare una possibile narrazione in chiave queer.

Nell’ottobre 2024, nell’ambito del Festival Gender Bender, sono stati presentati i primi esiti del progetto.

Nei mesi successivi sono stati elaborati i testi che hanno dato origine al podcast continuando a perseguire una metodologia di lavoro trasversale e mettendo in campo le diverse competenze del personale museale, in particolar modo quelle dei Musei Civici d’Arte Antica, e di Attitudes_spazio alle arti aps. Il podcast è stato sviluppato da Chora Media.

Ad accompagnare la fruizione del podcast all’interno del Museo Civico Medievale sarà distribuito un pieghevole contenente una mappa utile all’individuazione all’interno delle sale espositive degli oggetti scelti.


Queering Museum
 rientra nelle attività realizzate nell’ambito del”Patto generale di collaborazione per la promozione e la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ nella città di Bologna 2022-2027″, lo strumento con cui il Comune di Bologna e le Associazioni ed enti esponenziali della comunità LGBTQIA+ hanno concordato, a seguito di un percorso di coprogrammazione e coprogettazione, la realizzazione di servizi, progetti, interventi e azioni sussidiari e complementari a quelli dell’Amministrazione comunale, finalizzati a prevenire e rimuovere ogni forma di discriminazione, a promuovere e a tutelare i diritti delle persone e della comunità LGBTQIA+., perchè venga garantito che ogni persona possa vivere liberamente la propria identità e il proprio orientamento sessuale. Attualmente le associazioni firmatarie sono 29. Il Patto si sviluppa su tre Assi tematici, a loro volta suddivisi in diversi Cluster: servizi alle persone, educazione e formazione e cultura e socializzazione.

Il progetto si inserisce, inoltre, nella cornice dell’azione di design for all che mira a trasformare i Musei Civici in spazi pienamente accessibili e aperti, in cui ogni individuo possa vivere un’esperienza arricchente e stimolante. Il progetto negli anni a seguire sperimenterà altri output legati alla rilettura delle collezioni dei Musei Civici concentrando l’attenzione su pubblici diversi.


Podcast 
QueeringBO. Cose mai viste nei Musei Civici di Bologna

C’è una parola che un tempo risultava essere un insulto ma che oggi è diventata un grido di libertà: queer. Un termine che rompe le regole, sfida le etichette e accoglie tutto ciò che non si lascia definire. Cosa succede se si porta questa visione fuori dagli schemi, in un museo?
Varcando il portone di ingresso del Museo Civico Medievale di Bologna ed entrando nelle sue sale espositive si possono riscoprire opere e oggetti attraverso un’ottica queer.
Nel podcast QueeringBO. Cose mai viste nei Musei Civici di Bologna, insieme all’attore e attivista Pietro Turano e alle persone esperte del Museo Medievale e dell’associazione Attitudes_spazio alle arti aps viene riletto il passato parlando di identità, genere e rappresentazione. Attraverso un viaggio dal Medioevo al presente, dentro e fuori dal museo, ognuna delle sei puntate porta alla luce ciò che spesso resta invisibile.

Episodio 1. La collezione delle meraviglie (data di uscita: 26 giugno 2025)
Uno sguardo queer ci rivela tante meraviglie. Ed è proprio la parola, sinonimo del concetto di “sfidare le norme sociali e le categorie tradizionali”, a essere la chiave della prima puntata alla scoperta della collezione del Museo Civico Medievale di Bologna. Dal corno di unicorno fino alla misteriosa Pietra di Bologna, ogni oggetto diventa occasione per scovare storie dimenticate e identità che resistono alla logica binaria. Un invito a immaginare nuove possibilità, al di là di ogni definizione, insieme a Viviana Gravano dell’Associazione Attitudes_spazio alle arti aps e a Ilaria Negretti e Giancarlo Benevolo dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna.

Episodio 2. La bellezza tra genere e canoni (data di uscita: 3 luglio 2025)
Gli oggetti parlano delle persone, delle loro abitudini e dei ruoli sociali che la società gli assegna. Per questo è importante guardarli con una lente queer, soprattutto quando hanno a che fare con il genere e i canoni di bellezza. In questa puntata Pietro Turano, Fabio Ranzolin, dottorando in Museologia e Metodologia Queer, Ilaria Negretti e Giancarlo Benevolo dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna mostrano come la cultura medievale costruiva e limitava maschilità e femminilità, ma anche come ci fossero eccezioni e figure fluide che sfidavano questi confini. Focus della puntata, alcune rappresentazioni di dame e cavalieri presenti in acquamanili e selle e un’immagine presente su un cammeo attraverso cui decostruire gli stereotipi.

Episodio 3. Chi ha paura dei mostri? (data di uscita: 10 luglio 2025)
In questo episodio Pietro Turano invita a ribaltare la prospettiva: la mostruosità può essere una fortuna, una categoria positiva e liberatoria. Partendo da tre piccoli oggetti che rappresentano sirene e tritoni, si osservano gli esseri ibridi come metafora di identità fluide e in continua trasformazione. La puntata intreccia letteratura ottocentesca, cartoni animati, manga e riflessioni sull’ecologia, per riscoprire ancora una volta la bellezza di ciò che sfida la norma. Intervengono Viviana Gravano dell’Associazione Attitudes_spazio alle arti aps, Ilaria Negretti e Giancarlo Benevolo dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna.

Episodio 4. Tra tacchi vertiginosi e armature fraintese (data di uscita: 17 luglio 2025)
Nel corso della storia i corpi sono stati continuamente disciplinati, anzi costruiti secondo regole di genere e culturali ben precise. Dalle scarpe altissime – o calcagnini – che impedivano alle donne di muoversi liberamente nel Seicento, alla statua della Giustizia con un corpo “idealizzato”, fino al corsaletto di un’armatura che per anni è stato descritto come femminile. Con Pietro Turano si esplora il potere che hanno gli oggetti di plasmare identità e anatomie fino a trasformarci in “cyborg”. In questa puntata, gli interventi di Fabio Ranzolin, dottorando in Museologia e Metodologia Queer, Ilaria Negretti e Giancarlo Benevolo dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna.

Episodio 5. Miti classici da smontare (data di uscita: 24 luglio 2025)
Basta romanticizzare la violenza e la mancanza di consenso: questo episodio rilegge i miti classici attraverso una prospettiva queer per rivelare le dinamiche di abuso e sopraffazione che spesso nascondono. Pietro Turano analizza le storie di Apollo e Dafne, Amore e Psiche, e il ratto di Ganimede, che sono raffigurate rispettivamente su una coltelliera, un cammeo e una coppa in maiolica. Con l’aiuto di Viviana Gravano dell’Associazione dell’Associazione Attitudes_spazio alle arti aps, di Ilaria Negretti e Giancarlo Benevolo dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna, si decostruiscono le narrazioni tossiche, si individua la violenza di genere e si riaffermerma il diritto all’autodeterminazione.

Episodio 6. La storia di un pettine (data di uscita: 31 luglio 2025)
Dietro un antico pettine d’avorio si cela una storia di violenza e di silenzi. Nell’ultima puntata Pietro Turano si concentra su questo unico, piccolo oggetto custodito nel museo, che raffigura la presunta pena imposta a Re Edoardo II d’Inghilterra. L’episodio interroga le omissioni delle narrazioni ufficiali e, attraverso una lente queer, rilegge il passato per aiutare ad aprire nuove possibilità nel nostro presente. Ad arricchire il racconto ci sono gli interventi di Fabio Ranzolin, dottorando in Museologia e Metodologia Queer, e di laria Negretti, responsabile dei servizi educativi dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna.

Crediti del progetto
QueeringBO. Cose mai viste nei Musei Civici di Bologna
 è un podcast dei Musei Civici di Bologna in collaborazione con Attitudes_spazio alle arti, prodotto da Chora Media.
È raccontato da Pietro Turano e scritto con Francesca Abruzzese e Francesca Bottenghi.
La cura editoriale è di Sara Poma.
I contenuti scientifici sono a cura di Ilaria Negretti e Giancarlo Benevolo dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna e di Viviana Gravano e Fabio Ranzolin di Attitudes_spazio alle arti.
Il coordinamento del progetto è di Daniela Dalla, servizi educativi dei Musei Civici di Bologna.
Hanno collaborato Silvia Battistini, Carolina Carta, Beatrice Collina, Mark Gregory D’Apuzzo, Anna Dore, Virginia Farina, Federica Guidi, Marinela Haxhiraj, Melissa La Maida, Roberto Martorelli, Jonathan Mastellari, Monica Palmieri, Sabrina Samorì, Elisabetta Severino, Carla Stanzani, Enrico Tabellini, Linda Tesauro, Marta Zanin, Alessio Zoeddu.
Il sound design è a cura di Guido Bertolotti.
La project manager è Monia Donati.
Il producer è Alex Peverengo.
Il coordinamento della post produzione è di Matteo Scelsa.
La fonica di presa diretta è Francesca Abruzzese.
Il fonico di studio è Luca Possi.
La fonica di studio è Lucrezia Marcelli.
Il progetto grafico è di Rebecca Grassi.
Le musiche sono su licenza Machiavelli Music E/O Universal Music Publishing Ricordi srl.
Il logo del progetto è di Carlo Borin – Con.Service.

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La grande festa popolare dedicata alla musica tradizionale campana

Sulla scorta del successo dello scorso anno, con una presenza di oltre 30.000 persone, torna dal 1° al 5 Luglio 2025, nella suggestiva cornice di Piazza Mercato, la XXIII edizione de “La Notte della Tammorra“. La grande festa popolare dedicata alla musica tradizionale campana è curata dal maestro concertatore Carlo Faiello ed è promossa e finanziata dal Comune di Napoli per “Napoli Città della Musica”, nell’ambito della macro rassegna “Estate a Napoli 2025”.

XXIII Edizione de “LA NOTTE DELLA TAMMORRA”
Napoli celebra la musica folk campana,
patrimonio artistico e culturale senza tempo

1-5 Luglio 2025 | Piazza Mercato
Ingresso libero

Con: SERENA ROSSI, PEPPE BARRA, Carlo Faiello, Roberto Colella, Ars Nova Napoli, Lavinia Mancusi, Simona Boo, Irene Scarpato, Bagarjia Orkestar, Assurd, ‘o Lione, Mimmo Cavallaro, Il Canzoniere Grecanico Salentino… e tanti altri

La Notte della Tammorra è un festival di musica popolare, ideato dal compositore e musicologo napoletano Carlo Faiello, promosso e finanziato dal Comune di Napoli per “Napoli Città della Musica”, nell’ambito della rassegna “Estate a Napoli 2025”.

Un evento che esalta il patrimonio artistico e culturale del folk partenopeo, autentico simbolo della musica italiana nel mondo, capace di ispirare generazioni di musicisti e di affascinare un pubblico internazionale con il suo ritmo ancestrale e la sua potenza emotiva.
Cinque giorni di musica, danza e cultura, con due serate-concerto, laboratori e un convegno, per celebrare un’arte che vive nel presente guardando alle radici più profonde della tradizione. Un’occasione unica per immergersi nella cultura popolare campana, tra ritmi ipnotici, canti d’amore e di protesta, danze che parlano di libertà. Perché la tammurriata non è solo musica: è l’anima di Napoli che batte nel mondo.

«Piazza Mercato si conferma ancora una volta contenitore privilegiato di grandi eventi come ‘La Notte della Tammorra’, che rientra nella nuova edizione di Estate a Napoli. Un’Estate inaugurata con una formula rinnovata, in linea con la visione dell’Amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi, che offre un calendario ricco di proposte inedite e iniziative di qualità consolidate come, appunto, ‘La Notte della Tammorra’, per promuovere un’immagine inclusiva e policentrica della cultura cittadina, valorizzando le sue diverse identità e i suoi luoghi simbolo», dichiara Sergio Locoratolo, coordinatore delle politiche culturali del Comune di Napoli.

«In linea con il progetto ‘Napoli Città della Musica’ – osserva Ferdinando Tozzi, delegato del Sindaco per l’industria musicale e l’audiovisivo – l’edizione 2025 de ‘La Notte della Tammorra’ offrirà un programma ricco di concerti e momenti formativi, promuovendo la conoscenza e la diffusione della tammurriata quale espressione artistica di radici profonde. È un evento che abbraccia non solo il passato e il presente della nostra musica, ma esplora anche le sue prospettive future. ‘La Notte della Tammorra’ è l’anima pulsante della nostra città che vibra e si diffonde nel mondo».

«Quest’anno celebriamo la danza, il canto antico, le lingue del Sud, in un viaggio tra passato e presente» – dichiara Carlo Faiello, maestro concertatore. «Piazza Mercato torna a essere lo spazio del “ritmo” perduto e ritrovato, dove artisti di fama e portatori di tradizione si incontrano per raccontare una musica che è storia, identità e innovazione».

Sabato 5 Luglio, protagonista sarà l’iconico Peppe Barra, insieme a Roberto Colella, voce storica de La Maschera. E ancora: Carlo Faiello in un omaggio alle danze e alle lingue del Sud, Mimmo Cavallaro (Tarantella calabrese), Piero Ricci (Saltarello molisano), Ugo Mazzei (canto siciliano), Officine Popolari Lucane di Pietro Cirillo (tarantella lucana). Il Canzoniere Grecanico Salentino, in tour internazionale, festeggerà i 50 anni di carriera con un’esplosione di pizziche salentine; le Tammurriate di Biagio De Prisco, custode dell’antichissima arte del ballo sul tamburo. Gran finale con il Ballo Notturno e, per i più coraggiosi, l’alba magica del 6 Luglio con le paranze spontanee.

Dall’1 al 5 Luglio, presso la Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato, si terranno: laboratori di danze popolari (a cura di Mariagrazia Altieri)
Laboratori di tamburi a cornice (a cura di Enzo Esposito – Tammurrièllo).Giovedì 3 Luglio, il convegno “Tarantella in forma di rosa” (ore 19.00) vedrà interventi di: Paolo Apolito (antropologo), Pier Paolo De Giorgi (etnomusicologo), Enzo Amato (direttore d’orchestra). Modera Ugo Vuoso (docente universitario e divulgatore). A seguire, nel solco della tradizione viva, esibizioni di tarantella irpina, tammurriate vesuviane, pizzica tarantata e tarantella napoletana.


Contatti
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Elliott Erwitt, il maestro dell’ironia e dell’empatia visiva

Dal 28 giugno, Palazzo Bonaparte a Roma ha dischiuso le porte a un viaggio tra le immagini più iconiche della fotografia del Novecento: arriva “Elliott Erwitt. Icons”, la grande mostra dedicata al maestro dell’ironia e dell’empatia visiva.
Con oltre 80 celebri scatti, l’esposizione racconta l’universo di uno dei maestri più importanti della fotografia contemporanea, il fotografo che ha trasformato la vita quotidiana in poesia visiva, capace di farci sorridere, riflettere, emozionare.
Con uno stile inconfondibile – irriverente, poetico, profondamente umano – Erwitt ha saputo catturare la leggerezza della gioia di vivere, diventando lo sguardo più ironico e toccante della commedia umana.

Mostra “ELLIOTT ERWITT. Icons”
28 giugno – 21 settembre 2025 Palazzo Bonaparte, Roma

Dal 28 giugno al 21 settembre 2025, Palazzo Bonaparte accoglie lo sguardo più ironico e disarmante della fotografia del NovecentoELLIOTT ERWITT.
Un’esposizione che è molto più di una mostra: è un invito a osservare il mondo con leggerezza, empatia e meraviglia.

Un evento imperdibile, che racconta – attraverso oltre 80 scatti iconici – la lunga e brillante carriera di un artista capace di cogliere l’anima del Novecento e di trasformare attimi ordinari in immagini indimenticabili, con uno sguardo profondamente umano ma sempre sorprendente.

In mostra a Roma icone di un’epoca, di un modo di guardare il mondo con leggerezza e intelligenza. “Icons” perché ogni scatto di Erwitt è diventato un simbolo, della sua poetica e della nostra stessa memoria collettiva.

Erwitt non è solo un fotografo: è il cantore della commedia umana, l’infallibile testimone delle piccole e grandi assurdità della vita, che sa raccontare con un’ironia disarmante, una poesia sottile e una grazia senza tempo. Le sue immagini – celebri, indimenticabili, spesso folgoranti – riescono a essere al tempo stesso leggere e profonde, intime e universali. Sono scatti che fanno sorridere, riflettere, emozionare.
Elliott Erwitt è stato – ed è – un protagonista assoluto della cultura visiva del nostro tempo. Le sue immagini, i suoi libri, i reportage, le illustrazioni e le campagne pubblicitarie hanno attraversato i decenni, apparendo su testate internazionali e influenzando generazioni di fotografi e artisti. Questa mostra è un viaggio attraverso la sua opera e insieme un invito a guardare il mondo con occhi nuovi: con leggerezza, con empatia, con meraviglia.
Membro dal 1953 della storica agenzia Magnum – fondata tra gli altri da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa – Erwitt ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sessant’anni di storia e di civiltà contemporanea, cogliendo gli aspetti più drammatici ma anche quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo.

Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l’aspetto delle cose, il tuo stato d’animo.Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla”.
Con queste parole Erwitt sintetizza lo spirito e la poetica con cui filtra la realtà, la rappresenta con la sua maestria, cogliendone gli aspetti a volte giocosi, a volte irriverenti o quasi surreali, che ne fanno un maestro indiscusso della commedia umana.

Curata da Biba Giacchetti, una delle massime conoscitrici di Erwitt a livello internazionale, con l’assistenza tecnica di Gabriele AccorneroElliott Erwitt. Icons è uno spaccato della storia e del costume, un percorso sintetico e completo della sua genialità, del suo sguardo sul mondo, dai suoi cani antropomorfi ai potenti della terra, dalle grandi star del cinema, una su tutte Marilyn, ai suoi bambini. Ma è anche un omaggio all’uomo che, con uno sguardo gentile e disincantato, ha saputo raccontare il mondo per quello che è: tragicomico, tenero, assurdo, irripetibile.

Nel percorso espositivo si incontrano i famosi ritratti di Marilyn Monroe, di Che Guevara, di Kerouac, di Marlene DietrichFidel CastroSophia LorenArnold Schwarzenegger e fotografie che hanno fatto la storia, come il diverbio tra Nixon e Krusciov, il funerale di Kennedy, il grande match tra Frazier e Alì, così come le icone più amate dal pubblico per la loro forza romantica, come il California Kiss, o quelle più intime e private, come lo scatto della sua primogenita neonata, osservata sul letto dalla mamma.
Su tutte, Erwitt posa uno sguardo incisivo e al tempo stesso pieno di empatia, dal quale emerge non soltanto l’ironia del vivere quotidiano, ma anche la sua complessità.

Con lo stesso atteggiamento, d’altra parte, Erwitt riserva la sua attenzione a qualsiasi altro soggetto, portando all’estremo la qualità democratica che è tipica del suo mezzo. Il suo immaginario è infatti popolato in prevalenza da persone comuni, uomini e donne, colte nel mezzo della normalità delle loro vite.
Dai ritratti di personaggi famosi alle immagini più ironiche e talvolta irriverenti, si passa ad alcuni autoritratti dove Erwitt non lascia più niente al caso o all’intuizione, ma costruisce un altro da sé, dove l’eccentricità fine a se stessa è metafora e puro divertimento surreale.

Una particolare attenzione poi è destinata ai cani, di cui Erwitt apprezzava l’atteggiamento irriverente, libero e svincolato dalle comuni regole che condizionano gli esseri umani.
Moltissimi sono gli scatti “dal punto di vista dei cani”, lasciando comparire nelle sue composizioni solo le scarpe o una parte delle gambe dei loro padroni. Erwitt voleva che queste fotografie risultassero buffe e per questo metteva in atto ingegnose strategie, come suonare una trombetta o emettere una specie di latrato, per ottenere dagli animali una reazione il più naturale possibile.

L’esposizione – visitabile fino al 21 settembre – segna, dopo il recente grande successo della retrospettiva di Edvard Munch, l’apertura della stagione espositiva estiva di Palazzo Bonaparte, e rende omaggio a uno dei maestri più amati della fotografia mondiale. I visitatori avranno l’occasione di ripercorrere il suo sguardo sul mondo: surreale, romantico, giocoso, sempre capace di cogliere l’essenza delle cose.

La mostra Elliott Erwitt. Icons, è prodotta e organizzata da Arthemisia, in collaborazione con Orion57 e BridgeconsultingproMain partner della mostra la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale con Fondazione Cultura e Arte e Poema.
La mostra vede come special partnerRicolamobility partnerFrecciarossa Treno Ufficiale e sponsor tecnicoFerrari Trento.

Elliott Erwitt nacque a Parigi da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passò i suoi primi anni in Italia, a Milano. A 10 anni, si trasferì in Francia con la sua famiglia e da qui negli Stati Uniti, nel 1939, prima a New York e, due anni dopo, a Los Angeles. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavorò in un laboratorio di fotografia che sviluppava stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood. La grande opportunità gli venne offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker, che amavano le sue fotografie al punto da diventare i suoi mentori. Nel 1949 tornò in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnarono l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951, continuò a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito stesso, mentre soggiornava in New Jersey, Germania e Francia. Nel 1953, congedato dall’esercito, Elliott Erwitt venne invitato da Robert Capa, socio fondatore, a unirsi all’agenzia Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968 per tre mandati. Oggi Erwitt è riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi.
Il fotografo si è spento nella sua casa di New York a 95 anni, il 29 novembre 2023.


Informazioni e prenotazioni
T +39 06 87 15 111
www.arthemisia.it
www.mostrepalazzobonaparte.it
info@arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#ErwittBonaparte

Biglietti
Open € 17,00
Intero € 15,00
Ridotto € 14,00

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>

Catanzaro: i linguaggi del contemporaneo al Complesso Monumentale del San Giovanni

Nasce a Catanzaro un nuovo progetto dedicato all’arte contemporanea: Catanzaro Contemporanea è il nome dell’evento che prende il via dal 4 al 6 luglio 2025 con tre giornate di mostre, film, incontri e attraversamenti urbani. Il programma ruota attorno a tre assi principali – la videoarte, il cinema sull’arte e le conversazioni pubbliche – per raccontare l’arte non solo come esperienza estetica, ma come pratica di sguardo, ascolto e relazione.

CATANZARO CONTEMPORANEA
Una nuova rassegna tra videoarte, cinema sull’arte e conversazioni pubbliche: tre giornate per inaugurare un progetto culturale che, fino a novembre, esplora i linguaggi del contemporaneo nel cuore della Calabria.

4 – 5 – 6 luglio 2025
Complesso Monumentale del San Giovanni – Catanzaro
a cura di Francesco Vaccaro

La prima edizione di Catanzaro Contemporanea segna l’avvio di un percorso più ampio, che proseguirà fino a novembre con workshop, attività di formazione e nuovi appuntamenti sul territorio. Un progetto che mette in dialogo artisti, curatori, studiosi e cittadini, e che sceglie la città di Catanzaro – centro di riferimento per l’arte contemporanea in Calabria – come luogo da cui ripensare i linguaggi del contemporaneo, in connessione con la dimensione pubblica, la riflessione critica e la vita collettiva. Un programma aperto a tutti, con ingresso gratuito a ogni appuntamento: un modo per rendere l’arte accessibile, vicina, condivisa.

Ideato e curato da Francesco Vaccaro, e promosso dal Comune di Catanzaro con il patrocinio della Regione Calabria, Fondazione Marisa Bellisario, Ordine degli Architetti della provincia di Catanzaro e Università Magna Graecia, Catanzaro Contemporanea è realizzato in collaborazione con Artecinema Napoli e Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

Il programma inaugurale di Catanzaro Contemporanea si sviluppa in tre giornate che intrecciano arte visiva, parola pubblica e narrazione cinematografica. Tre sezioni pensate per attivare esperienze differenti, ma profondamente connesse: una mostra di videoarte con otto artiste di rilievo internazionale, una rassegna di film documentari sull’arte contemporanea e un ciclo di conversazioni aperte al pubblico, con la partecipazione di curatori, artisti e architetti tra i più interessanti della scena attuale.

La prima è VIDIMU, mostra collettiva a cura di Claudio Libero Pisano, ospitata negli spazi del Complesso Monumentale del San Giovanni, che sarà inaugurata il 4 luglio alle 18.00. Un focus dedicato alla videoarte italiana contemporanea che propone la presentazione dei lavori di otto artiste di rilievo nel panorama nazionale e internazionale: Sonia Andresano, Elisabetta Benassi, Bruna Esposito, Iulia Ghita, Myriam Laplante, Raffaela Mariniello, Marzia Migliora e Fiamma Montezemolo. Le opere, di straordinaria qualità visiva e concettuale, presentano una pluralità di sguardi, linguaggi e ricerche che attraversano temi politici, sociali, intimi e collettivi. “Vidìmu in calabrese è un verbo che esprime più che il semplice guardare, una parola oziosa che contiene diverse opzioni sul modo di vedere le cose, senza fermarsi a ciò che appare, che sta di fronte, spostando invece lo sguardo verso i confini e la periferia dell’immagine, dove si rivelano soluzioni altre”, sottolinea Claudio Libero Pisano, curatore del progetto. La mostra, visitabile fino al 31 luglio, aperta tutti i giorni dalle 16:30 alle 20:30 e ad ingresso gratuito, è accompagnata da un catalogo pubblicato da Rubbettino, concepito come strumento critico e didattico, che sarà distribuito gratuitamente a visitatori, studenti e operatori culturali coinvolti nel progetto.

All’interno del programma di Catanzaro Contemporanea anche Artecinema a Catanzaro, rassegna realizzata in collaborazione con Artecinema Napoli, uno dei più autorevoli festival internazionali di film sull’arte contemporanea, nato nel 1996 e diretto da Laura Trisorio. Per la prima volta in Calabria, Artecinema porta nel cortile del San Giovanni due serate di proiezioni che offrono uno sguardo diretto sui processi creativi, le poetiche e i contesti in cui l’arte prende forma. Venerdì 4 luglio alle 21.00 si proietta “Arte Povera. Appunti per la storia” (Italia, 2023) di Andrea Bettinetti, con la presenza del regista. Sabato 5 luglio alle 20.30 il film “Daniel Buren. L’Observatoire de la lumière à la Fondation Louis Vuitton” di Gilles Coudert, alla presenza del regista, seguito alle 21.30 da “Renzo Piano. L’architetto della luce” di Carlos Saura. I film saranno proiettati all’aperto, a ingresso libero fino a esaurimento posti.

La terza sezione del festival è Conversazioni, un ciclo di incontri pubblici con curatori, artisti, architetti e teorici, pensato come spazio di confronto vivo sui temi dell’arte, della progettazione e del pensiero contemporaneo. Venerdì 4 luglio alle 19.30 in programma “La curatela come atto poetico”, con Chiara Bertola, curatrice della GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e Michela Alessandrini, storica dell’arte e curatrice presso la Fondation Cartier di Parigi. Il dialogo, moderato da Francesco Vaccaro, curatore di Catanzaro Contemporanea, si concentra sul ruolo della curatela come forma narrativa, gesto relazionale e strumento di ascolto. Sabato 5 luglio, alle 19.00, il secondo appuntamento, “La luce si fa spazio”, coinvolge Gregorio Botta, artista visivo noto per il suo lavoro sul vuoto, la trasparenza e la materia impalpabile, e Luca Galofaro, architetto, docente e fondatore dello studio LGSMA, in un dialogo, moderato da Mara Varia, vice presidente della Fondazione Architetti di Catanzaro, che si concentra sul rapporto tra luce, forma e materia, esplorando come lo spazio possa diventare esperienza sensibile e dimensione simbolica.

Il programma del festival si arricchisce anche di due attraversamenti guidati pensati per mettere in relazione l’arte contemporanea con alcuni luoghi simbolo della città e della provincia. Sabato 5 luglio alle 10.00 si tiene una visita al Parco Internazionale della Biodiversità, una passeggiata curatoriale che restituisce valore a uno dei più importanti progetti di arte pubblica realizzati in Calabria negli ultimi decenni, tra i lavori di Antony Gormley, Tony Cragg, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Denis Oppenheim, Stephan Balkenhol e tanti altri. Domenica 6 luglio alle 11.00, il viaggio prosegue con una visita guidata al Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium, straordinaria area archeologica immersa tra ulivi secolari e rovine romane, nel territorio di Borgia. Un luogo che conserva le tracce stratificate della storia antica del Mediterraneo e che, negli anni, ha già accolto importanti interventi di arte contemporanea, in un dialogo fertile tra memoria e visione.

Quella di luglio è solo la prima tappa di Catanzaro Contemporanea, che da qui ai prossimi mesi continuerà a tessere relazioni, attivare incontri e generare visioni. Il progetto proseguirà fino a novembre con nuovi appuntamenti, workshop e momenti di approfondimento, che verranno annunciati attraverso i canali ufficiali del festival.Catanzaro Contemporanea si fonda sulla convinzione che la diffusione del pensiero contemporaneo sul territorio possa agire come un vero e proprio enzima culturale, capace di generare nuova vitalità nei luoghi, nei paesaggi e nelle comunità. In questo senso, l’arte diventa strumento di trasformazione, capace di rigenerare il tessuto culturale e sociale e di restituire alla Calabria un ruolo attivo e centrale nel dibattito nazionale sulla cultura contemporanea.


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