Alla Tenuta Rasocolmo la mostra “NELLO SPAZIO, IL TEMPO” di Filippa Santangelo

Sabato 5 luglio, alle ore 19,00 la Tenuta Rasocolmo inaugura la 4ª stagione espositiva dedicata al Contemporaneo. Protagonista della mostra “NELLO SPAZIO, IL TEMPO”, sarà Filippa Santangelo a cura e con testo critico di Mariateresa Zagone.

Le opere in esposizione creano un cortocircuito percettivo mantenendo la costruzione geometrica di ambienti liminali ancorata alla prospettiva monoculare in cui lo spazio pittorico è scandito, in una sorta di cannocchiale, da piani temporali in progressione ma rendendo il tempo matematico del tutto irreale. I nostri occhi e la nostra coscienza percepiscono una realtà unica nella quale ogni attimo presente compendia e conserva in sé l’intero. La visione è quindi complessiva e totale e la percezione, in ogni movimento sotteso e non visibile, è quella dell’intangibilità del tempo.

Filippa Santangelo nasce nel 1980 a Siracusa, dove vive fino alla maturità classica.
Nel 2009 inizia il suo percorso artistico iscrivendosi all’Accademia di Belle arti di Catania, con indirizzo Pittura.
Attualmente, vive e lavora a Catania.


Mostra: NELLO SPAZIO, IL TEMPO
Artista: FILIPPA SANTANGELO
Curatela: MARIATERESA ZAGONE
Luogo: TENUTA RASOCOLMO, Contrada Piano Torre, Messina
Vernissage: SABATO 6 LUGLIO
ORA: 19,00

Da Mariateresa Zagone mtzagone@gmail.com  

“La Via degli Angeli – La traslazione delle Pietre della Santa Casa” di Fernando Frezzotti

La Santa Casa di Loreto: forse la reliquia cristiana più importante al mondo. La sua collocazione della casa di Maria nel santuario marchigiano da sempre in bilico tra storia e leggenda: trasportata per “ministero angelico” nel 1294 da Nazaret su questo colle affacciato ad Oriente sull’Adriatico. Se dal punto di vista del credente, l’adesione al miracolo non pone dubbi di devozione, custodita oggi a Loreto dai Frati Cappuccini e dalla Delegazione Pontificia guidata da un arcivescovo, fin dagli inizi esiste però una cd. questione lauretana sulla sua autenticità. Ciò ha prodotto una serie infinita di sterili prese di posizione, a cui da ultimo si è cercato di porre rimedio con la nascita della Congregazione Universale della Santa Casa (che promuove il culto mariano-lauretano e il Collegio di difesa perpetua della Santa Casa), le cui attività sono culminate con gli scavi archeologici a Loreto del 1962-1965. Questi però, non risultando risolutivi, non hanno impedito la prosecuzione di accesi e inconciliabili scontri tra chi, da una parte, sostiene aprioristicamente l’autenticità della Santa Casa, e chi, dall’altra, la vorrebbe pregiudizialmente relegare a un “falso storico”. 

Tra religione e storia, “La Via degli Angeli”. 
Un libro e un itinerario culturale-storico-religioso
 
Il 27 giugno ad Ancona la presentazione del volume 
di Fernando Frezzotti, possibile epilogo della “questione lauretana” 

La “ricostruzione” di un viaggio

Diverse ipotesi avrebbero infine rivelato un trasporto meno leggendario della casa a Loreto, ad opera della famiglia degli Angelo-Comneno Ducas, già imperatori di Costantinopoli, e successivamente despoti di Epiro e Tessaglia. L’indagine condotta da Fernando Frezzotti contempla e qualifica queste ipotesi. Prima di giungere nelle Marche, la Santa Casa fu custodita dai Templari prima a Cipro (1273-1283), quindi nel periodo 1283-1291, a Pyli, nella Tessaglia del “Sebastocrate” Giovanni Angelo-Comneno, presso la basilica Porta Panagià, eretta a questo scopo e tuttora esistente. Dal 1291 al 1294, con i Templari impegnati nella estrema difesa della Terrasanta, la temporanea custodia venne affidata al fratellastro di Giovanni, Niceforo. Questi operò il trasferimento delle pietre ad Arta, in Epiro, capitale del suo principato, attrezzando a questo scopo, con ogni probabilità, la splendida basilica dell’Annunciazione, oggi patrimonio dell’UNESCO, una chiesa molto particolare, presente in tutti i libri di architettura. 

“La Via degli Angeli”

La ricostruzione storica della traslazione delle Sante Pietre con il ruolo avutovi dagli Angiò, dai Gran Maestri del Tempio, dagli Angelo-Comneno Despoti dell’Epiro e della Tessaglia e, soprattutto, la rilettura delle biografie dei papi committenti Gregorio X e Celestino V, il Papa del “gran rifiuto”, insieme alle decisive conferme iconografiche, costituiscono l’oggetto e la novità del volume “La Via degli Angeli – La traslazione delle Pietre della Santa Casa” di Fernando Frezzotti, che sarà presentato Giovedì 27 giugno 2024 alle ore 18.00 al Palazzo degli Anziani di Ancona(Piazza Benvenuto Stracca 2), alla presenza dell’Autoree con gli interventi di Giorgio MANGANI, editore e Alessio Ferrari Angelo-Comneno di Tessaglia ed Epiro, co-editore.

Il libro porta a compimento e sistematizza gli studi di Frezzotti pubblicati a partire dal 2018, confermando il ruolo svolto dalla Santa Casa quale ponte tra Oriente e Occidente e, soprattutto, quale testimonianza della Chiesa indivisa. Un ruolo assecondato dall’operato di anni da parte dei discendenti della famiglia Angelo-Comneno e culminato nella traslazione guidata da Bartolomeo (1254-1321), fondatore del ramo familiare della “Marca Anconitana”. 

L’Accademia Angelico Costantiniana ancora oggi è legata e votata a quel ruolo.  “La ricostruzione storica della Traslazione della Santa Casa ad opera di Fernando Frezzotti – ha detto Alessio Angelo-Comneno – è la definitiva conferma di quella che si sarebbe potuta definire una consolidata consapevolezza. Indubbiamente ci era pervenuta da chi ci ha preceduto, ma nessuno di noi sapeva più chi, quando, dove, perché ed in che modo. La Santa Casa di Loreto si riappropria finalmente del suo vero ruolo, quello che, sin qui, le è mancato ossia di ponte culturale tra Oriente ed Occidente e quello, ancor più profondo e spirituale, del più alto testimone della Chiesa indivisa”. “A questo ruolo – ha detto ancora – la mia famiglia contribuì decisivamente nel XIII secolo attraverso le variegate vicende che hanno caratterizzato la Traslazione della S. Casa tra la Tessaglia e l’Epiro per undici anni per poi giungere definitivamente a Loreto accompagnata da Bartolomeo, fondatore di quel ramo della famiglia delle “Marca Anconitana” da cui provengo. A questo stesso ruolo era ed è rivolta la nostra Accademia così come volle mio nonno e mia madre creando nel 1997 la Rivista scientifica in cl. A all’ANVUR “Studi sull’Oriente Cristiano” e come Noi intendiamo oggi”.

Così l‘Autore: “La Via degli Angeli è un’indagine storico-geopolitica sulla Traslazione della Santa Casa, l’operazione che ha consentito il suo salvataggio da Nazareth, ma anche il suo, non programmato, arrivo a Loreto. L’analisi, se da un lato ha confermato l’autenticità della reliquia (ponendo così fine alla cosiddetta “questione lauretana”), dall’altro, mettendo capillarmente in evidenza committenza, governo, esecuzione, custodia, relativi contesti storici, itinerari e soste, ha consentito di individuare i veri protagonisti nei loro rispettivi ruoli: gli Angelo-Comneno di Tessaglia ed Epiro, due fra i più noti Grandi Maestri templari e due Papi: Gregorio X e Celestino V.  Per quest’ultimo non appare affatto azzardato postulare una completa riformulazione del giudizio storico su vissuto e pontificato. L’indagine, nella sua ultima fase, ha riguardato anche gli aspetti iconografici della Traslazione, con numerose e sorprendenti conferme del quadro storico emerso, riscontrate in numerose realizzazioni pittoriche (v. l’immagine di copertina) e persino nel ciclo di affreschi all’interno della Santa Casa”. 

La storia continua…

Sulla base delle ricerche eseguite negli anni è stata tracciata la cd. “Via degli Angeli“: l’itinerario che ha percorso la S. Casa nelle Marche prima di essere definitivamente deposta a Loreto su disposizione di Celestino V, ma anche l’itinerario seguito da Ithamar/Margherita, figlia di Niceforo, Despota d’Epiro, che andava sposa Napoli con Filippo d’Angiò. Le pietre della S. Casa facevano, infatti parte della sua dote nuziale. Resasi conto che le pietre non l’avrebbero seguita, se ne separò, ma il suo passaggio attraverso le Marche ha lasciato tracce indelebili. “La Via degli Angeli” non si ferma qui. È anche la ricostruzione del contesto storico che rese necessaria una parziale deposizione a S. Firmano di Montelupone e la scoperta del linguaggio giunto fino a noi per comunicarcelo, così come la scoperta del legame che, nel segno della Traslazione e del suo committente Celestino V, unisce la località di “Angeli di Varano” (AN) a Pacentro (AQ) e alla sua plurisecolare “Corsa degli Zingari”.

Più in generale, la “Via degli Angeli” è un anche percorso culturale, storico e religioso per tutti gli interessati a conoscere la storia del trasporto della Santa Reliquia Mariana. Un percorso che collegherà le Marche, con la vicina Grecia, perché qui la S. Casa venne custodita e difesa dagli Angelo Comneno d’Epiro e Tessaglia, ma anche con Cipro, dove la reliquia venne trasportata dai Templari per salvarla dalla furia islamica e, infine, con la Terrasanta, rinvigorendo l’antica vocazione di Ancona quale porta d’Oriente.


Comunicazione
“La Via degli Angeli” 
Accademia Angelico Costantiniana
Diana Daneluz dianadaneluz410@gmail.com    

* Il MAN di Nuoro, come un gigantesco diorama – illusione in scatola di un mondo verosimile

Il MAN di Nuoro ha realizzato una grande mostra che trasforma tutte le sale del museo in uno spazio dinamico e sensibile, fatto di narrazioni e visioni, memorie della terra e nuovi orizzonti. Il MAN, come un gigantesco diorama – illusione in scatola di un mondo verosimile, dispositivo usato soprattutto nei musei di storia naturale per illustrare gli ambienti della biosfera – tornerà a proporre al pubblico una esperienza di “attraversamento” del museo, già sperimentata nel 2022 con la mostra SENSORAMA, interrogandosi ancora una volta su temi di attualità. Derivato dal greco dià (attraverso) e òrama (visione), DIORAMA significa “vedere attraverso” o “all’interno di qualcosa”. In questo caso, attraverso spaccati di mondi naturali e innaturali, popolati di creature e vegetazioni reali o ricreate, in una prospettiva che rende sempre più ambiguo il limite fra autentico o generato dall’intelligenza artificiale, possibile o impossibile.

DIORAMA
Generation Earth
MUSEO MAN, NUORO
5 luglio – 10 novembre 2024

Apertura alla stampa, giovedì 4 luglio ore 11-14
Inaugurazione, venerdì 5 luglio ore 19
 
a cura di Chiara GattiElisabetta Masala
in collaborazione con Storyville
con un testo a catalogo di Felice Cimatti

In un’epoca di mutamenti ecologici e sociali senza precedenti, con impatti che si estendono in maniera inedita attraverso tempo e spazio, è importante ripensare il nostro rapporto con il mondo e le sue rapide metamorfosi. Siamo di fronte ad una trasformazione ecologica globale che impone una riflessione profonda sulla condizione dell’essere umano, sulla storia della terra e sul nostro legame con le altre specie viventi. Ripensare la nostra relazione con il pianeta implica la ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di comunicazione, essenziali per rinnovare le connessioni tra il mondo umano e quello non umano. È dalla convinzione di dover partecipare attivamente a questo processo di reinvenzione che nasce DIORAMA – Generation Earth. L’idea di essere la prima generazione che si confronta con la possibilità realistica dell’estinzione della propria specie comporta un forte senso di inquietudine. Partendo da questa condizione di smarrimento, DIORAMA esplora, senza la pretesa di essere analitica ed esaustiva, l’attuale scenario, proponendo possibili visioni che riflettano su tematiche tanto urgenti.

Gli artisti selezionati, italiani e internazionali, offrono attraverso le loro opere, fra dipinti e sculture, installazioni e video, un ventaglio di interpretazioni che spaziano dalla creatività mimetica alla trattazione del post-naturale, dall’ibridazione interspecifica alla tassidermia da wunderkammer, dall’invenzione del paesaggio naturale alle inesplorate visioni dell’intelligenza generativa. Attraverso le opere, DIORAMA – Generation Earth intende suscitare un dialogo critico e incentivare una riflessione sulla nostra posizione all’interno della biosfera e invitare a una rinnovata relazione con essa. Gli artisti si pongono così come catalizzatori di un cambiamento radicale, con la loro capacità di vedere oltre il visibile, ci invitano a gettare le basi di un immaginario diverso, che possa guidarci verso un futuro inclusivo e rispettoso di tutte le forme di vita.

“L’origine” è il prologo del percorso, il formarsi della terra e della galassia. Il visitatore assiste allo spettacolo della genesi di quell’amalgama composta da materia ed energia oscura. All’insegna di parole chiave, quale organico e inorganico, natura/arte e le sue trasformazioni, artiste e artisti si appropriano, lungo le sale, della “natura”, racchiudendola all’interno di un loro sistema/contenuto che la imita, e al tempo stesso la conserva, la re-immagina. 

Come una produzione in serra, il mondo naturale viene ricreato e imitato. Mimesi e rappresentazione animano le opere di Barragão, Kusumoto, Roberti, Illenberger, Bauer. Il mondo naturale, fissato in una forma scultorea o sigillato nel circuito del tessuto, riproposto dalla sensibilità dell’uomo o dall’intelligenza artificiale, acquisisce un insolito dinamismo e una nuova realtà. 

Ibridazioni, interspecismo e eco-distopia, sono scenari di un futuro prossimo che occupano la sezione dove germinano ecosistemi alieni, esiti del post-naturale, incontri con una alterità che impone di ridimensionare la prospettiva antropocentrica. Un tunnel di luce evoca un laboratorio per creature ibride (di Massoulier, Grünfeld, Chiamenti) e culmina con una grande opera di Wangechi Mutu, madre terra fluida, che sovrasta un universo nel quale si fondono umani, animali e piante, alieni e terrestri, femminile e maschile; un trionfo del termine “intertwined”: esseri viventi appartenenti a un mondo che non prevede divisioni tra razze, generi e specie.


Ufficio Stampa 
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo 
Via San Mattia 16, 35121 Padova 
Tel. +39.049.663499 
referente Simone Raddi, simone@studioesseci.net 
www.studioesseci.net 

MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro 
Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro 
tel +39.0784.252110 
Orario estivo: 10:00 – 20:00 
(Lunedì chiuso) 
info@museoman.it

Roma – “Opera: arte in natura – natura in arte” – A cura di Eugenia Querci e Elena Lago

Dopo il successo dell’edizione 2023, torna il 27 giugno 2024 dalle 18.00 alle 22.00 la mostra estiva di arte contemporanea nello storico parco di Villa Sciarra, al confine tra Monteverde, Gianicolo e Trastevere. 

L’edizione di quest’anno, più estesa e con nuove installazioni, prende il nome da un progetto più ampio, OPERA, un modo di progettare cultura a partire dal binomio arte-natura, oggi più che mai attuale, un’idea di interconnessione virtuosa tra associazioni di cittadini e spazi pubblici. 

OPERA
arte in natura – natura in arte

A cura di Eugenia Querci e Elena Lago

27 giugno 2024 ore 18.00 – 22.00
Villa Sciarra – Roma

Ingressi
Viale delle Mura Gianicolensi – Via Calandrelli

La mostra, a cura di Eugenia Querci, in collaborazione con Elena Lago, con il sostegno di Roma Capitale e della clinica UPMC Salvator Mundi International Hospital, è promossa dall’associazione Amici di Villa Sciarra e dal comitato di quartiere Creazione, entrambi impegnati nel creare legami di collaborazioni tra cittadini, artisti, artigiani e amministrazioni, all’insegna dell’arte e della cultura, con un’attenzione prioritaria alla natura e al patrimonio comune. 

L’esposizione costituisce il punto di partenza e il laboratorio di questo progetto: venti artisti, con le loro installazioni, sculture, performance, interagiscono con un parco storico, dove natura e cultura sono già naturalmente uniti, portando la propria lettura, le proprie idee, la propria estetica, in una stimolante diversità di linguaggi. Gli artisti, con la loro operosità, non espongono semplicemente se stessi ma sposano il genius loci, lo abitano anche se solo per poco tempo, creano legami e li offrono al pubblico dei visitatori che sono invitati a sperimentare un rapporto diverso con il luogo che frequentano, acquisendo anche maggiore consapevolezza della sua importanza e bellezza, da preservare grazie all’azione e alla cura di tutti. 

Un percorso che, con un inizio ideale dall’ingresso di via delle Mura Gianicolensi – dove si troverà un punto informativo -, conduce verso l’area antistante l’Istituto di Studi Germanici e, salendo più a destra, verso la così detta Montagnola, la parte più alta della villa con il suo tempietto in ferro battuto, che offre una piacevole vista su Monteverde. 

Alle ore 18.00 presentazione della mostra presso la Sala Convegni dell’Istituto di Studi Germanici; alle ore 19.00 la performance di Francesca di Ciaula, mentre alle ore 20.00 l’esibizione del quartetto jazz di sassofoni Aerosol

Artisti partecipanti: Evelyne Baly, Franca Bernardi, Marina Buening, Emanuela Camacci, Francesca di Ciaula, Isabelle Fordin, Pino Genovese, Umberto Ippoliti, Alfonso Maria Isonzo, Fabio Mariani, Cosetta Mastragostino, Emanuela Mastria, Flavia Mitolo, Daniela Monaci, Maurizio Perissinotto, ReBarbus, Massimo Saverio Ruiu, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Tania Welz.


OPERA
A cura di
Eugenia Querci
In collaborazione con Elena Lago
Promosso da Associazione Amici di Villa Sciarra, Comitato di quartiere Creazione
Con il sostegno di: Roma Capitale
Partner: UPMC Salvator Mundi International Hospital
Artisti: Evelyne Baly, Franca Bernardi, Marina Buening, Emanuela Camacci, Francesca di Ciaula, Isabelle Fordin, Pino Genovese, Umberto Ippoliti, Alfonso Maria Isonzo, Fabio Mariani, Cosetta Mastragostino, Emanuela Mastria, Flavia Mitolo, Daniela Monaci, Maurizio Perissinotto, ReBarbus, Massimo Saverio Ruiu, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Tania Welz.
27 giugno 2024 ore 18.00 – 22.00
/ Ore 18.00: presentazione presso la Sala Convegni dell’Istituto di Studi Germanici
/ Ore 19.00: performance di Francesca di Ciaula
/ Ore 20.00: esibizione del quartetto jazz di sassofoni Aerosol

Villa Sciarra – Roma
Ingressi
: punto informativo all’ingresso di Viale delle Mura Gianicolensi; altri due accessi  su via Calandrelli 

Per info
Mail: opera.mostre@gmail.com
Instagram: opera.artenatura
Facebook: Opera – Arte in natura
Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Interno 14 next – Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

Buona la prima! proiettato “L’Ortoressico” il corto prodotto dal Rotary Club di Roma

Al Circolo Ufficiali della Marina Militare di Roma, la prima proiezione il 18 giugno del cortometraggio “L’Ortoressico”, prodotto dal Rotary Club di Roma, su soggetto della sua Presidente, la neurochirurgo Maria Luisa Piras, che ne ha curato anche la sceneggiatura. Con la regia di David MASTINU, vede la partecipazione di Stefano AMBROGI, Giancarlo PORCARI, Alessandra MERICO e Zoe TAMANTI.

Salute: disturbi alimentari. Buona la prima!
 
Proiettato a Roma, il cortometraggio “L’Ortoressico” prodotto dal Rotary Club di Roma

Sceglie la settima arte stavolta, la cinematografia, il Rotary Club di Roma, per provare a fare la differenza, in questo caso sensibilizzando sul tema dei disturbi alimentari, in special modo su uno di essi, meno conosciuto della anoressia e della bulimia – a cui pure sono state dedicati e proiettati due altri contributi filmici, con la consulenza del Prof. Giovanni Spera e la supervisione tecnica di Vincenzo Bianchini per l’uso di avatar e dell’Intelligenza Artificiale, nel corso della rassegna –, ma non meno insidioso; quello della Ortoressia. Obiettivo del progetto, che veicola puntuali e corrette informazioni e “mostra” le conseguenze del disturbo, è sollecitare il sostegno familiare e di reti sociali pubbliche a chi ne soffre e a chi sta loro accanto, soprattutto se vulnerabili come i minori.

Si chiama infatti “L’ORTORESSICO” il cortometraggio prodotto dal Rotary Club di Roma – con il contributo del Rotary International tramite il Distretto 20280 e della BANCA BCC e in collaborazione con il Rotary Club Roma Sud, il ROTARACT Club Roma e MARI Team Immobiliare – che fa luce su quella che è in realtà una vera e propria patologia classificata dal Ministero della Salute tra i Disturbi del Comportamento Alimentare. Se mangiare sano, infatti, è basilare per la salute, è tuttavia una attitudine che può trasformarsi in una ossessione controproducente cui spesso si associa una dieta restrittiva, il più delle volte sbilanciata e insufficiente. Questa può portare a gravi danni fisici dovuti al mancato apporto di elementi nutritivi necessari all’organismo di cui si evita l’assunzione, non per paura di ingrassare, né per distolta percezione delle proprie forme corporee, ma proprio per paura di ingerire alimenti che “fanno male”, nell’ossessiva ricerca di ottimizzare la salute e il proprio benessere. A questo si associano anche sofferenze psichiche più o meno gravi che vanno dalla difficoltà a mantenere rapporti sociali e lavorativi, fino alla instabilità affettiva e all’isolamento. Ancor più grave quando l’ortoressico “ortodosso”, perfezionista, rigido, ipermorale che non sa o non accetta di essere affetto da un disturbo ossessivo compulsivo di personalità, vuole imporre le sue regole e rituali sul cibo ai propri famigliari soprattutto se minori. Tale percezione distorta, pertanto, andrebbe riconosciuta precocemente, e la sua cura affidata a professionisti competenti prima che evolva verso forme più gravi o peggio irreversibili. Il cortometraggio – e i due video informativi – avvisano anche di non affidarsi alle ricerche sul web, ma di fare riferimento al Ministero della Salute, alla voce “Disturbi alimentari”.

L’impegno del Rotary in questa occasione ha preso quindi una via diversa, più creativa rispetto a quelle del sostegno tout curt ad iniziative di sensibilizzazione o solidali, per aderire coi fatti al mandato attuale di “creare speranza nel mondo“. Il Rotary Club di Roma, ha curato anche la produzione esecutiva del cortometraggio, dando vita ad una efficace azione comunicativa, coinvolgente come forse solo il cinema sa essere. Orgogliosa del risultato ottenuto – che rappresenta solo l’inizio di un percorso che mira ad una capillare distribuzione del corto e dei video in scuole, ambulatori, studi medici – la presidente Maria Luisa Piras, ideatrice del cortometraggio e autrice della sceneggiatura su cui il regista è intervenuto in maniera molto leggera, solo per “garantire il fluido passaggio da una scena all’altra“. “Credo che il cortometraggio riesca a rendere in modo molto delicato il messaggio che volevamo trasmettere – ha detto la presidente –, pur toccando tutti i punti essenziali legati al disturbo. L’intento è quello di generare consapevolezza, capacità di riconoscere i sintomi di quella che è una vera e propria patologia e non solo un atteggiamento’ e consentire così una sua diagnosi precoce e, quindi, l’avvio alle cure”.

Non è nuovo a progetti di tipo sociale il regista David MASTINU, sia con il cinema che con il teatro, per esempio impegnato in un tour di spettacoli contro la violenza di genere, ma anche realizzando un podcast con i detenuti di Rebibbia e molto altro, e quindi ha aderito con entusiasmo al progetto: “Lavorare con il Rotary è stato facile e coinvolgente. Abbiamo girato il corto in due giorni – buona la prima – e con gli attori, con cui avevo già lavorato, e l’operatore, anche lui anche regista, c’è stato grande affiatamento, hanno perfettamente interpretato, mi pare, il soggetto di Maria Luisa Piras. Sono attore anche io, e con la maturità dell’attore approcciare la regia mi consente di esprimere il mio punto di vista, guardare al mondo dalla mia angolazione. Il regista infatti – ha detto – sta sempre un passo avanti all’attore, ha prima di lui la visione d’insieme, in qualche modo predittiva, di ciò che accadrà. In questo caso ho cercato di restituire il ritratto di una situazione, il più fedele possibile”.

Anche per Zoe TAMANTI, l’attrice più piccola, 9 anni, che interpreta la parte della ‘figlia’ della coppia protagonista, non era la prima volta davanti alla macchina da presa. Perfettamente a suo agio nel ruolo, ha raccontato di aver sperimentato anche nella cerchia dei suoi amichetti traccia di questi disturbi alimentari e che “aver partecipato al corto ha stimolato in lei domande e curiosità che prima non si era ancora posta”. A riprova dell’efficacia del mezzo e della sua capacità di raggiungere anche i più giovani. Coppia affiatata i due attori Giancarlo PORCARI e Alessandra MERICO, che non avevano mai recitato assieme, perfetti nella parte, a lui quella disturbante dell’Ortoressico, destinato come si vedrà all’isolamento sociale, a lei quella della moglie rassegnata ed esasperata. A Stefano AMBROGIil ruolo simpatico del commerciante romano esasperato alle prese con le fisime e le domande inesauribili di una persona evidentemente disturbata. 

Hanno collaborato al cortometraggio: DOP, Giulia Barocas; MAKE UP, Chiara Crescentini; OPERATORE MDP, MONTAGGIO E COLOR, Boris Slavech. E poi, Giovanni Vitaloni, Loredana Sabbi, Laura Marinelli, Giulia Aprea, Mauro Covino, Giovanni Spera e Vincenzo Bianchini, Maddalena de Gregorio, Gianluca Mari, Marialuisa Del Giudice.

Per acquisire il cortometraggio e i video gratuitamente e contribuire alla loro diffusione presso le proprie strutture e organizzazioni è possibile scrivere a: segreteria@rotaryclubdiroma.it

IL REGISTA | David MASTINU nasce a Roma, dove frequenta l’Accademia di Teatro Roma e il seminario attore/regista presso il Centro Sperimentale. Continua il perfezionamento tramite stage di recitazione con Fioretta Mari, Luca Word, Ennio Coltorti, Antonio Simioni, Roberto Capucci. Contemporaneamente studia Drammaturgia e Regia teatrale. Si Diploma all’accademia Di Cinema Renoir come sceneggiatore e prende parte da attore e drammaturgo a vari progetti teatrali dal 2012 ad oggi. Nel 2016 riceve i primi riconoscimenti, il Premio Dario Fo, il Premio pubblico Traiano, Il Premio Lupo. Con la sceneggiatura “L’Amore di Georgia” nel 2020 viene inserito su Rai Cinema e al Cinema di Salerno gli viene riconosciuto il premio Tematica sociale. Nel 2021 riceve il Premio Ettore Scola come miglior Sceneggiatura per il Cortometraggio “Boom”. Nel 2022 con “il Compleanno” vince il Premio “Massimo Troisi” al Ciak Festival di Napoli. È autore dei Documentari “A not Serius Porn” e “Fuori Gioco”. Nel 2023 e coautore della sceneggiatura del podcast “DENTRO MA FUORI” su Spotify, con i Detenuti della Casa di reclusione di Rebibbia.


Comunicazione
Rotary Club di Roma
e-mail: comunicazione.rotaryclubdiroma@gmail.com
Da D.D.

MARTYRES – La mostra personale di David Booker a Tuscania (Viterbo)

Dal 13 luglio all’8 settembre 2024, il cinquecentesco Palazzo Fani di Tuscania ospiterà la mostra personale dello scultore David Booker, intitolata “MARTYRES”.

Accanto alle scatole di cartone e agli oggetti recuperati, protagonisti dei nuovi grandi disegni e sculture in legno e in bronzo, sono i martiri cristiani del III secolo, testimoni di idee che hanno avviato una trasformazione culturale epocale.

Proprio a Secondiano, Veriano e Marcelliano, i Tre Santi Martiri protettori di Tuscania, sono dedicate alcune grandi opere realizzate per l’occasione.

I disegni a matita trasmettono un senso di intimità e di profonda connessione con i soggetti rappresentati. Le figure in bronzo e in legno esprimono una monumentalità ed un’eleganza arcaica che ne cattura la fragilità umana e al tempo stesso la forza di volontà.

La mostra è organizzata dalla A.C.T.A.S, Associazione Culturale Turismo Arte e Spettacolo con il patrocinio del Comune di Tuscania e il supporto della Banca di Credito Cooperativo di Roma, ed è sponsorizzata dallo Scatolificio Cartex di Civita Castellana. 

L’inaugurazione è sabato 13 luglio alle 18.00. Palazzo Fani resterà aperto ai visitatori fino all’ 8 settembre 2024, dal venerdì alla domenica, dalle 18.00 alle 20.00.

Per maggiori informazioni, e aggiornamenti sul calendario delle aperture straordinarie e sugli eventi collaterali in programma, è consigliato visitare il sito web www.davidbookersculptor.eu  o https://www.actas-tuscania.it/ oppure contattare la segreteria organizzativa all’indirizzo email actastuscania@libero.it .


Valeria Giovagnoli
exhibition manager
valeria.giovagnoli@gmail.com

Alla Galleria Planetario di Trieste un “Omaggio a Bruno Chersicla”

A 11 anni dalla prematura scomparsa dell’artista, la Galleria Planetario di Trieste dedica un “Omaggio a Bruno Chersicla” con una rassegna di sculture. pitture e disegni, nel segno della lunga collaborazione, avviata nel 2000 e proseguita fino alla scomparsa nel 2013, con l’esposizione delle personali nel 2002 e nel 2008 e la comune partecipazione a tante esposizioni (Toronto nel 2004, cui seguirono in ArteFiera Bologna, MiArt Milano, ArtVeronaPalmanova, Pordenone e la prestigiosa antologica a Palazzo TE di Mantova).
La mostra inaugura martedì 25 giugnoalle ore 18.30, alla Planetario, in via Fabio Filzi, 4 (primo piano), visitabile fino al 15 settembre, tutti i giorni feriali dal martedì al sabato, con orario 11.00/13.00 – 17.00/19.00).

Un “Omaggio a Bruno Chersicla”
alla Galleria Planetario di Trieste

martedì 25 giugno alle ore 18.30 inaugura la mostra
Esposizione fino al 15 settembre 2024

“Artista poliedrico e appassionato” – afferma il curatore Livio Radin, ricordando le Indimenticabili serate trascorse insieme, tra conversazioni sull’arte e serate musicali con il suo contrabbasso da appassionato interprete di Jazz – “Bruno Chersicla è passato dalla pittura alla scenografia, all’insegnamento del graphic design. La combinazione di passione artistica, generosità e il forte legame con la sua città natale, Trieste, è stata fonte d’ispirazione e il suo desiderio di condividere l’arte con la comunità, di lasciare un segno di amore indelebile, si è concretizzato nel generoso regalo che fece alla città: il grande graffito in piazza Unità d’Italia, realizzato con l’aiuto di 4.700 triestini, entrato poi nel Guinness dei Primati”.


Bruno Chersicla rimane un punto di riferimento nell’arte triestina, ma non solo. Nel 1995 in occasione di una mostra personale a Todi, l’astrattista Piero Dorazio scriveva di Chersicla “… sono rimasto affascinato, non solo dalla sua presenza ma soprattutto dall’intelligenza della sua fattura, dalla creatività delle soluzioni plastiche e formali, dalla vitalità dei suoi contorni.  Sono sicuro che de Chirico, Depero, Dubuffet, Delaunay, Duchamp, (e per lasciare la serie D) Arp, Balla, Boccioni, Picabia, Klee, Malevic, Picasso, Leger, lo riterrebbero meritevole di un invito nel loro Olimpo…”.

Lo storico dell’arte e critico Enrico Crispolti ha definito le opere di Bruno Chersicla delle “scultopitture”, sottolineando come “le sue sculture in legno a multistrati, scomponibili in tante parti, tenute insieme da perni, cerchino di catturare la forma esteriore, l’essenza, l’intima verità, di figure, volti, miti e oggetti del nostro tempo, forme basilari della geometria. Sono, quelle sculture, un intreccio, quasi stordente e vertiginoso, di geometrie semplificate, di flussi di linee, una sinfonia di forme di arcana memoria, sinuose e inquiete, di colori che accentuano e esaltano certe superfici, ne mettono in sordina altre, colori tenui che hanno una funzione importantissima nel definire i volumi, il senso illusorio della profondità, e nel alludere ai blocchi, alle articolazioni in cui la scultura può essere scomposta”.

Alcune delle opere in mostra alla Galleria Planetario
Giorgio Strehler 2000  legno okoumè dipinto cm 185x87x9
Hemingway 2000  Legno okoumè dipinto cm 145x80x9
Il contrabasso 1999  Legno okoumè dipinto cm 190x90x9
Il bacio 1994  Legno okoumè dipinto cm 190x60x9
Mac 1997  Legno okoumè dipinto cm 1750x67x9
Mandrake 2002  Legno okoumè dipinto cm 191x25x9
Caterina 2001 Legno okoumè dipinto cm 185x87x9
Freud 1978 Legno okoumè dipinto cm 38x35x9
Raccordosei 2008  Acrilico su legno okoumè multistrati, cm 153×126
“Onda grigia con segni blu” 1963  Tecnica mista su tela cm 24X18
CDM-F-05 2007 Tecnica mista su carta cm 50×35
RDM-CO.KGRD 2008 Acrilico su legno dipinto cm 153×101
Broke 2007 Legno okoumè dipinto cm 53x30x9

Infine, altre 30 opere, tra cui alcune particolarità:
10 disegni in grafite, realizzati da Bruno Chersicla per illustrare il libro di poesie dialettali di Claudio Sibelia, “Arie Triestine in Versi”.

Dalla fine degli anni 80 al 2007, l’artista inviava a molti artisti, letterati ed estimatori un disegno a matita, una figura di spalle che reggeva una cornice. Chi riceveva, restituiva con l’interno della cornice, un dipinto o un pensiero grafico. Nel 2005 la Galleria Galliata di Alassio raccolse parte di queste mini-opere in un libro, “Il collezionista”, dialoghi disegnati con 70 artisti contemporanei.

Da appassionato viaggiatore, Bruno Chersicla visitò le più importanti città del mondo, da dove spediva le cartoline da viaggio ai suoi amici che aveva preparato in xilografie prima di partire.

Bruno Chersicla, triestino di nascita, 1937, mitteleuropeo di cultura, è stato pittore, disegnatore e scultore.
Si iscrive all’Istituto d’arte “Nordio”, dove frequenta i corsi di arredamento e decorazione navale. Si diploma al Conservatorio “Tartini” appassionato di musica jazz e letteratura. Appartiene a quel filone ideale che rappresenta lo specifico della triestinità. Negli anni 60 ha fatto parte del gruppo d’avanguardia triestino “Raccordosei”, con gli artisti Caraian, Cogno, Palcic, Perizi e Reina. Nel 1966 si trasferisce a Milano, dove ha lavorato al Piccolo Teatro. Qualche anno dopo ha aperto un atelier a Zoccorino in Brianza, una suggestiva casa-laboratorio negli spazi di una antica filanda, dove si è dedicato principalmente alla scultura lignea.

Bruno Chersicla è stato un nomade come artista, perché istintivamente era un curioso, le instancabili frequentazioni di mostre e artisti, dalle personali predilezioni per la Bauhaus, Futurismo, Surrealismo, Informale segnico e materico.
Dagli anni 70 tralascia progressivamente la pittura, la scenografia, l’insegnamento del graphic design per dedicarsi quasi esclusivamente alla scultura lignea. Esordisce nel 1962 con una mostra a Udine. Nel 1975 riceve il Premio d’Honneur alla Biennale di Murska Subota per la Piccola Scultura, 1978.

Inizia il ciclo dello “Spitzenkongress” un omaggio di Chersicla a tutte le personalità che hanno contribuito a forgiare la sua identità culturale: Joyce, Freud, Svevo, Saba, Majakovskij, Kafka, Klee, Kandinskij. Nel 1982 è l’anno di “E’ tornato Joyce”, opere per le celebrazioni triestine dell’anno Joyciano, mostra che dopo Trieste sarà esposta a Palazzo Sormani di Milano. Nel 1986 la mostra “Trouver Trieste” a Parigi, sempre negli anni 80 ha un breve ritorno alla pittura con il ciclo intitolato “Tropos” pur rimanendo sempre attento alla scultura lignea. Seguono nel 1994 la mostra antologica a Reggio Emilia, nel 1995 la personale a Todi alla Galleria Moenia, nel 1996 alla Galleria Fidesarte a Miami e alla Galleria Blu a Chicago, la grande mostra personale al Museo Revoltella a Trieste, alla Galleria la Scaletta di Reggio Emilia. 

Nel 2001 ottiene il Guinness dei primati per il dipinto più grande del mondo realizzato nella Piazza dell’Unità d’Italia.  Nel 2007, ha viaggiato con la Transiberiana, documentando il viaggio con appunti e disegni, raccolti in una preziosa pubblicazione. Nel 2008 riceve il premio delle Arti e della Cultura di Milano.  Nel 2009 la personale a Palazzo Frisacco di Tolmezzo, curata da Enzo Santese, cui segue sempre nel 2009 la mostra “Una Trieste Immaginaria” con 20 opere alla Lega Navale. Nello stesso anno riceve il premio San Giusto d’Oro. Seguirà nel 2010 la mostra alla Galerie Bares Paris. 


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

TRISCHENE: il più grande mosaico della Calabria realizzato dall’artista Massimo Sirelli

Inaugurato il più grande mosaico della Calabria, realizzato dall’artista Massimo Sirelli: “Trischene”, opera che misura circa 200mq composta interamente da oltre 6000 mattonelle di recupero

Un mosaico che spalanca una finestra di luce e colore su un grande muro grigio di contenimento che porta con sè una storia significativa legata alla tragedia degli anni ’60 in cui persero la vita due operai. 

Ed è proprio a loro che Massimo Sirelli dedica i cuori lilla presenti all’interno dell’opera. A circondarli si trova un paesaggio gioioso che sembra visto dagli occhi di un bambino, composto al centro dalle tre colline della leggendaria colonia magnogreca di Trischene, fondata sulle alture Uria, Simeri Crichi e Soveria Simeri

Il paesaggio è seguito alle spalle dalle coloratissime e a volte innevate montagne della Sila, con il cielo arricchito dal volo dei palloni di Santa Lucia, come da tradizione a Soveria Simeri, attraverso i festoni e le nuvole bianche. Per poi finire al centro dei due cuori lilla con un grande cuore magenta, simbolo della comunità di Soveria Simeri.

Quest’opera che sembra ci permetta di vedere oltre il muro è stata finanziata dal Bando Regionale Attività Culturali 2022- PSC 6.02.02 ed è stata realizzata con il supporto della ditta Ecoedil srls di Giovanni Lippelli, con la progettazione curata da Progean srl.

TRISCHENE
Il più grande mosaico della Calabria realizzato da Massimo Sirelli

Si trova a Soveria Simeri (CZ)
misura circa 200mq 
ed è composto da 6000 mattonelle di recupero

Massimo Sirelli è un’artista italiano. Art e creative director: curioso, eclettico e poliedrico. Il suo approccio alle arti visive avviene in adolescenza tramite la graffiti art. Attraverso la prospettiva della strada impara a filtrare i linguaggi metropolitani: le scritte, la pubblicità, gli arredi urbani, i mezzi pubblici e i rifiuti, tutto diviene per lui ambiente di ricerca ed sperimentazione. Diplomatosi nel 2003 allo IED di Torino nel dipartimento di Digital e Virtual Design, per alcuni anni collabora come freelance con diverse agenzie di comunicazione, lavorando su noti marchi nazionali ed internazionali (Alpitour, Rai, Coca Cola, Ferrero, Seven, Fiat, Iveco etc.). Nel 2006 apre lo studio creativo Dimomedia e i suoi lavori iniziano ad essere pubblicati su alcuni dei più importanti libri di grafica e web design al mondo (Taschen, Gestalten, PepinPress). È docente di Tecniche di presentazione e Portfolio presso lo IED di Torino e di Como.Nel 2013 Sirelli lancia il progetto AdottaunRobot.com, la prima Casa Adozioni di Robot da compagnia al mondo. Robottini Orfani del progresso industriale e del consumismo sfrenato, trovano il loro cuore e la loro anima attraverso l’opera e la ricerca dell’artista, che li assembla e cerca di dar loro una nuova “Famiglia”.Le sue opere hanno ispirato noti marchi della moda e del prodotto: Cirio, Amarelli, Jadise, con cui ha realizzato capsule in limited edition. È ambassador di Airc e collabora con la Onlus Insuperabili, e founder del progetto “La mia Calabria è bellissima”.


Massimo Sirelli
www.massimosirelli.it
www.instagram.com/massimosirelli
www.facebook.com/massimosirelli

Ufficio Stampa:
Daccapo Comunicazione

info@daccapocomunicazione.it
www.daccapocomunicazione.it
(Ester Apa) (Marcello Farno)

Padova: “I segni dell’Anima” – La musica e le suggestioni dell’acqua

Dopo il successo dello scorso anno, lunedì 17 giugno, alle ore 11 presso la Sala del Romanino del Museo Eremitani, verrà inaugurata ufficialmente la II edizione della mostra I Segni dell’anima, mostra allestita nell’atrio di Palazzo Zuckermann, dedicata quest’anno alla musica e alle suggestioni dell’acqua.

I Segni dell’anima, II edizione
La musica e le suggestioni dell’acqua

Padova, atrio di Palazzo Zuckermann,
17-23 giugno 2024
Corso Garibaldi 33

L’iniziativa, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune – Musei Civici di Padova, con il patrocinio del Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria del Triveneto, del Club per l’Unesco, con il sostegno del Rotary Club Verona e Inner Wheel Club Padova (2 C.A.R.F.), raccoglie le opere dei detenuti coinvolti nel progetto I Suoni della Bellezza, laboratorio ideato dal M° Nicola Guerini che valorizza il percorso percettivo attraverso l’ascolto della musica: un ascolto che genera segni e narrazioni creative fissate sui fogli con l’uso dei colori. Sono segni che parlano di dolore, di fallimento ma anche di commozione e sorrisi che si accendono come luci sul foglio diventando impronte di una rinascita.

Nicola Guerini, direttore d’orchestra e attivo divulgatore, da anni promuove l’ascolto della musica come esperienza immersiva negli istituti penitenziari, stimolando non solo la dimensione emozionale e istintiva del detenuto, ma anche coinvolgendolo in un approccio introspettivo basato sulla comprensione e l’interiorizzazione del percorso rieducativo vissuto in carcere.

Il progetto, sotto l’egida del Rotary Club Verona, è divenuto protocollo con il Provveditorato di Padova (2021) per 16 istituti penitenziari del Triveneto.

LA MOSTRA – I Segni dell’anima. La musica e le suggestioni dell’acqua, aperta al pubblico fino alla mattina di domenica 23 giugno è stata realizzata con la curatela di Silvia PrelzMaurizio Longhin e dello stesso Guerini, in collaborazione con Maurizio Bruno. La mostra prevede l’esposizione di oltre 40 elaborati realizzati con tecnica mista, raccolti negli istituti penitenziari di Padova, di Treviso e quest’anno anche della Casa di reclusione femminile a Venezia, dove le detenute hanno prodotto disegni nati dall’ascolto immersivo di celebri pagine sinfoniche: un grande mosaico cromatico scaturito dalle note di Smetana, Ravel, Morricone, Debussy e molti altri, le cui tessere sono mappe emotive di un “sentire” individuale e autentico.

Il visitatore sarà guidato dai gesti delle linee, dalla ricchezza cromatica delle forme, parole che raccontano il loro viaggio dentro al proprio mare interiore. Un luogo fatto di abissi ma anche di luci che si riflettono nelle trame specchiate.

Le opere inoltre saranno visibili nei dettagli su di un monitor, per offrire un’esperienza immersiva nel colore attraverso la suggestione dei suoni.

All’inaugurazione, oltre ad Andrea Colasio, Assessore alla Cultura Comune di Padova, e a Francesca Veronese, direttore dei Musei Civici, interverranno autorità e collaboratori del progetto tra cui il Senatore Andrea Ostellari, Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizi; la dott.ssa Rosella Santoro Provveditore Amm. Penitenziaria regionale per il Veneto – Friuli Venezia Giulia – Trentino Alto Adige; Tindara Inferrera, Responsabile rapporti istituzionali per il progetto I Suoni della Bellezza; il M° Nicola Guerini, Direttore d’orchestra e ideatore del laboratorio I Suoni della Bellezza; il dott. Claudio Mazzeo, Direttore Casa di Reclusione di Padova; il dott. Alberto Quagliotto, Direttore della Casa Circondariale di Treviso; la dott.ssa Maria Grazia Bregoli, Direttrice della Casa di Reclusione femminile di Venezia. Modererà l’incontro Isabella Ottobre.

Al termine della inaugurazione in Sala del Romanino seguirà la visita alla mostra a Palazzo Zuckermann. L’esposizione resterà aperta fino al mattino di domenica 23 giugno.

Ingresso libero
Orario: lunedì 10-13.30, martedì-sabato 10-19, domenica 10-13.30


Dichiarazioni

«Ringrazio innanzitutto il Rotary Club di Verona e il Maestro Nicola Guerini, che coadiuvano con passione l’Amministrazione Penitenziaria nel suo mandato istituzionale di promozione di interventi tesi a ridurre il disagio e la sofferenza delle persone detenute – dichiara il Provveditore, dott.ssa Rosella Santoro -. Questa esperienza, ripetuta nel corso degli anni, offre la possibilità di esprimere e comunicare sentimenti ed emozioni attraverso il linguaggio musicale e pittorico, supportando la popolazione ristretta nel processo di adattamento alle difficoltà psicologiche che la reclusione comporta».

«La Musica è linguaggio universale che ci insegna a ri-conoscere il nostro patrimonio percettivo ed emozionale – dichiara il maestro Nicola Guerini -. Il suo insegnamento più grande è l’ascolto, un ascolto che diventa esperienza immersiva individuale per nuovi percorsi di crescita consapevole».

«Credo fermamente in questo Progetto – dichiara Tindara Inferrera -, poiché la musica tocca in maniera significativa l’anima, attraverso i pensieri e le emozioni che hanno la capacità di contribuire allo sviluppo educativo della nostra comunità, per una vita migliore».

«Il carcere è uno spazio generalmente inteso come chiuso ma che tende all’apertura dei mondi interiori infiniti dei loro abitanti grazie all’arte – afferma la dott.ssa Maria Grazia Bregoli -. Il carcere diventa spazio del progetto creativo I Suoni della Bellezza, guidato dal maestro Nicola Guerini, che fa emergere la dimensione creativa di ogni essere umano che riscopre emozioni, che crea bellezza, che rigenera, che alimenta la speranza di una nuova vita».

«Nel luogo in cui i colori rischiano di diventare indistinti ed i suoni ribelli all’armonia, il recupero del senso dell’osservazione unito alla percezione della musica può diventare uno strumento di consapevolezza di un qualcosa che mai prima, nemmeno nella vita libera, si era avvertito – dichiara il dott. Alberto Quagliotto -: l’Uomo creatore di bellezza,… sì che “vostr’arte a Dio quasi è nepote”.

«Il progetto del maestro Guerini dimostra in maniera inequivocabile che anche in carcere luogo di sofferenza è possibile coniugare arte, sentimenti e in una parola bellezza», dichiara il dott. Claudio Mazzeo. 


Ufficio stampa
Studio Pierrepi
Alessandra Canella
canella@studiopierrepi.it
www.studiopierrepi.it

Bologna: Museo Spazio Pubblico presenta “Il giardino delle idee cristallizzate”

Museo Spazio Pubblico è lieto di presentare un nuovo progetto di Marcello Tedesco (Bologna, 1979) che indaga in modo innovativo e radicale il significato dell’opera pubblica. Il progetto è ospitato sia nello spazio interno del Museo, visitabile solo su appuntamento, che nel giardino adiacente, sempre fruibile dalla comunità e dai visitatori.

Marcello Tedesco, Il giardino delle idee cristallizzate, 2024, salgemme rosa e grigie, tondino di ferro low

Museo Spazio Pubblico presenta
Il giardino delle idee cristallizzate.
Similitudine dell’opera pubblica e delle forze a lei avverse.
 
Un progetto di Marcello Tedesco a cura di Luisa Bravo
 
OPENING: 14 giugno 2024, ore 18,30
MEET THE ARTIST: 25 giugno, ore 18,30
Via Curiel 13/d, Bologna
www.museospaziopubblico.it

Dopo un articolato percorso di sperimentazione l’artista è pervenuto all’idea secondo cui la progettazione dello spazio collettivo non può oggi limitarsi esclusivamente alla consueta prassi di collocare nello spazio comune un’opera in una scala adeguata al contesto. Difatti questa, a prescindere dalla sua qualità, ha per sua natura un elemento divisivo intrinseco, che contraddice l’idea stessa di spazio pubblico. L’elemento divisivo consiste nel fatto che l’opera, così concepita, rischia di essere espressione di un particolare e ristretto ambito culturale e sociale che difficilmente potrà relazionarsi con la totalità della società.

La sfida inerente all’elaborazione dello spazio pubblico è davvero grande, in quanto richiederebbe la capacità di pensare oltre le convenzioni tradizionali, in questo caso oltre l’archetipo del monumento o i suoi derivati rivisitati in una chiave contemporanea. Dobbiamo veramente scandalizzarci se qualcuno non sentendosi rappresentato da questa forma, e dal retaggio che questa presuppone, ne contesta in qualche modo la legittimità?

La domanda che si è posto l’artista è se oggi esiste ancora una dimensione accomunante tutti gli esseri umani a prescindere dalle numerose differenze sociali, economiche e culturali. La risposta a questo quesito ha richiesto diversi anni di ricerca nei quali l’artista ha realizzato, a partire dal 2013 a oggi, diverse opere “pubbliche” in luoghi difficilmente raggiungibili come deserti, boschi, montagne. La motivazione per una tale attività, apparentemente incongruente, consiste proprio nella volontà di comprendere sul campo criticità e potenzialità dell’opera pubblica e le sue possibili formulazioni oltre i suoi aspetti convenzionali.

Se l’opera d’arte tradizionalmente intesa nel contesto pubblico reca intrinseci elementi di divisività, difficilmente eludibili in un’ottica autenticamente democratica, la possibilità di focalizzare l’attenzione creativa sui processi di trasformazione interiore e sulle resistenze a questi è un terreno che l’artista ha ritenuto essere l’elemento essenziale che accomuna l’esperienza umana.

Ogni essere umano indistintamente è chiamato per vivere ad affrontare complessi processi di trasformazione e rarefazione di stati emotivi che lungi dall’essere una questione privata diventano piuttosto qualcosa di socialmente rilevante, in quanto strettamente connessi alla dimensione del pensiero e del comportamento.

L’installazione pensata nello spazio pubblico esterno ha come titolo Il giardino delle idee cristallizzate. Numerosi blocchi di salgemma rosa e grigia sono collocati su esili strutture di acciaio. Questi effimeri elementi, perfettamente assimilati e quasi mimetizzati nel paesaggio, sono intesi da Marcello Tedesco come sedimenti di idee cristallizzate, immobili e inerti manifestazioni di un passato che in qualche modo inibisce la formulazione di idee nuove, le quali a loro volta diventeranno comportamenti inediti. Il processo di trasformazione predisposto dall’artista consiste nell’esporre questi sedimenti minerali alle forze della vita: ossigeno, umidità, calore, luce, buio, tempo. L’azione concertata e simultanea di questi innesca un processo irreversibile di rarefazione progressiva della materia, che nel corso del tempo dissolve silenziosamente ma inesorabilmente i blocchi di salgemma.

Il processo materiale al quale assistiamo è similitudine di una trasformazione inerente ai pensieri che ogni singolo individuo può attivare per superare l’azione inibitoria che blocca l’affiorare di nuove prospettive. Attraverso il linguaggio di una scultura, intesa come capacità di rivelare le forze latenti della realtà, l’artista offre la possibilità di comprendere e interiorizzare uno stato di cose che riguarda ogni singolo essere umano e trarre dall’osservazione di questo processo ispirazione per la de-mineralizzazione dei propri pensieri.

Il processo appena descritto e le relazioni che innesca tra individuo e gruppo, tra paesaggio naturale e contesto urbano e il mutuo reintegrarsi di essi, sono come Tedesco intende l’opera pubblica in questo frangente. Dunque, in questo caso alla comunità è offerta una sorta di misterioso dispositivo per favorire quanto appare necessario attuare per la rigenerazione sociale, attraverso non astratte ideologie, bensì mediante un’esperienza reale.

L’installazione presentata all’interno di Museo Spazio Pubblico affronta, come l’opera nel giardino, il tema della dissoluzione dei sedimenti minerali. Tuttavia, qui la sostanza utilizzata è il cloruro di calcio, materiale mai utilizzato in campo artistico, il quale ricorda in modo impressionante l’aspetto delle ossa; come a dire che siamo davanti ad un processo di trasformazione molto profondo e radicale. Qui si affronta la dissoluzione di pensieri provenienti dal passato che si sono “nascosti” e intersecati nella parte più remota dell’essere umano e da lì agiscono come forze bloccanti.

All’interno di alcune teche di cristallo il processo di rarefazione è colto in varie fasi, la cruenza di tale azione è testimoniata dall’aspetto estremamente traumatizzato sia delle teche che del cloruro di calcio in fase di disgregazione. L’impressione che si ha è quella di assistere a un processo di trasformazione interiore, l’impianto formale e i materiali utilizzati tendono a sottolineare questo sguardo fissato verso l’interno, dove la trasparenza è sinonimo di capacità penetrativa e osmosi tra un dentro e un fuori. Questo aspetto evidenzia la stretta relazione tra vita interiore e sociale.

La capacità scultorea di Marcello Tedesco di rendere visibile le forze architettoniche del reale, certamente oltre gli assunti esclusivamente materialistici, in quest’opera appare in tutta la sua sconcertante evidenza. Anche se formalmente l’opera è lontana dal sembrare qualcosa di inerente alla rappresentazione dell’essere umano è dall’altro lato evidente come invece l’artista riesca a cogliere attraverso le sue “azioni scultoree” la realtà umana in modo profondo e universale, sapendo equilibrare, in un linguaggio incisivo, il processo e la sua (temporanea) formalizzazione.

Riteniamo che questo peculiare approccio all’opera pubblica possa dare qualche ulteriore impulso alla sua elaborazione, nella speranza che un crescente numero di individui senta la necessità di de-mineralizzare il proprio pensiero, liberandolo da sedimenti ormai svuotati di vita.


Marcello Tedesco (Bologna, 1979) si forma all’Accademia di Belle Arti di Brera dove segue vari workshop con artisti appartenenti alla scena internazionale. Consegue inoltre una formazione antroposofica a Trento. Accanto al lavoro artistico intraprende anche l’attività di regista realizzando numerosi film. Dal 2019 è direttore e curatore di mtn | museo temporaneo navile di Bologna e del programma di residenze artistiche Capital Project (Colle Ameno, Sasso Marconi). Ha collaborato in veste di curatore con la Fondazione Rusconi e Museo Spazio Pubblico di Bologna. 

La sua prassi artistica è focalizzata sull’ampliamento del linguaggio scultoreo e architettonico. Sue opere sono state presentate in prestigiosi contesti come Pinacoteca Nazionale di Bologna, Fondazione Michetti (Francavilla al Mare), Fabbrica del Vapore di Milano, Museo Civico Bodini (Gemonio), PAC – Padiglione di Arte Contemporanea di Milano. Alcuni suoi video sono stati inseriti nell’archivio della GAM di Torino. Ha inoltre esposto in contesti internazionali quali l’AV17 Gallery di Vilnius, la SAFA – State Academy of Fine Arts of Armenia (Yerevan), Madeinbritaly (Londra), The Turist (Montevideo). 

Negli ultimi anni realizza opere di scultura architettonica in luoghi isolati come deserti, boschi e in alta montagna.

Recentemente il suo poema “Un’architettura barbarica” è stato pubblicato sul numero 39/40 di Città in Controluce. Nel 2023 il Museo del Novecento di Milano ha acquisito un suo disegno nell’ambito del progetto Drawings for lightning.

Principali mostre personali: 
Il giardino delle idee cristallizzate, Museo Spazio Pubblico, Bologna; Expedient exhibition, PIETRO, Bologna; À VRÈS, Cesare Zavattini/Marcello Tedesco, Kappa  Noun, San Lazzaro di Savena; Megaloschemos, Galleria Arrivada, Milano, a cura di Samuele Menin; Aufbluhen, Gelateria Sogni Di Ghiaccio, Bologna, a cura di Rossella Moratto; Lamed, Surplace, Varese, a cura di Andrea Lacarpia; Sophie Von K, Spazio 74/b, Milano, a cura di Samuele Menin; Polaritis, AV17 Gallery, Vilnius.


MUSEO SPAZIO PUBBLICO­­­­­ + IL GIARDINO
Il giardino delle idee cristallizzate.
Similitudine dell’opera pubblica e delle forze a lei avverse.
Un progetto di Marcello Tedesco a cura di Luisa Bravo
www.museospaziopubblico.it 
14 giugno – 19 luglio 2024
 
Visitabile nello spazio di Museo Spazio Pubblico solo su appuntamento.
(WhatsApp)  +39 331 417 3672 / +39 338 5661021
 info@museospaziopubblico.it

mtn | museo temporaneo navile
www.museotemporaneonavile.org
info@museotemporaneonavile.org