Prospettive – Messina, una città ricreata dal nulla

 

Messina è una città particolare. Cancellata totalmente dal terremoto del 1908 (con 80.000 morti), fu riedificata nei primi tre decenni del Novecento. il tempo giusto necessario per farla bombardare nella Seconda Guerra Mondiale.
Oggi, poca è la memoria dei secoli precedenti al sisma, architettonica ma anche identitaria. Fu, comunque, un vero atto di necessità-virtù. Lo stile ecclettico, con cui fu ricostruita Messina, produsse un’opera molto più credibile di un odierno quartiere-dormitorio.
Esistono, però, dei risvolti poco conosciuti o non ben valutati. L’intera città venne edificata con la tecnologia del cemento armato (oggi usuale), in un’epoca dove questa era appena accennata dai manuali di architettura. Le decorazioni utilizzate erano in gesso e non più in marmo. Molti edifici furono dotati dei primi ascensori. Urbanisticamente, poi, l’isolato di Messina, ispirato a quelli parigini, aveva dimensioni molto più ridotte e quindi realizzati con un unico intervento e non a lotti, come quelli di Haussmann a Parigi. Apparentemente, quindi, sembra una normale città “ottocentesca”, ma di poco valore, in realtà il primo esempio all’avanguardia di Villes-Nouvelles realizzato nel secolo scorso.
Dietro una tenda di usualità e indifferenza, c’è un prezioso manufatto urbano da “riscoprire” nelle sue qualità d’eccezionalità che le sono proprie.

 

Il Tema: Abitare l’emergenza
di Sergio Bertolami

All’indomani del sisma, a popolare Messina, non sono rimaste che quattro-cinquemila persone riparate in ricoveri di fortuna costruiti con materiali di recupero. Il resto della popolazione (poco più di sessantamila senzatetto sui 111.815 abitanti che la città contava) si è allontanato spontaneamente o è stato instradato dai comitati di soccorso verso varie località della penisola. Nel corso del 1909 tuttavia la popolazione tornerà gradualmente ad aumentare, per il rientro dei profughi e per l’immigrazione conseguente alla edificazione della città baraccata.

Il programma di soccorso che il Governo ha stabilito prevede di non protrarre i termini per il riassetto oltre il 30 giugno 1909. In un primo tempo l’opera e le spese previste sembra debbano limitarsi alla costruzione di baracche provvisorie fatte con copertoni di gomma o di cartone-cuoio. Serviranno a riparare per i primi mesi sopravvissuti e soccorritori dalle rigidezze invernali. Ma è con l’istituzione dell’Ufficio Speciale del Genio Civile che, all’incalzare dei provvedimenti dettati dall’emergenza, si sostituisce una visione documentata della realtà di fatto. I ricoveri temporanei vanno sostituiti con soluzioni più stabili soprattutto in previsione di un rientro dei profughi, necessario e inevitabile; bisogna inoltre ricostituire le sedi degli uffici amministrativi e dei servizi pubblici. Prevale l’opinione che tutto ciò vada fatto in modo organico, cosicché la scala delle previsioni temporali si allarga da qualche mese a qual­che anno.

Ridare vita ad una città rasa al 95% non è un problema risolvibile a tempi brevi, soprattutto se si vuole percorrere la strada della ricostruzione stabile del patrimo­nio edilizio. Ciò significherebbe demolizioni e sgombro delle macerie di cui il centro urbano è ricolmo e risistemazione della rete viaria per il trasporto dei materiali pesanti: ma le strade sono sconvolte, ingombre, fangose a causa della stagione piovosa. Manca la manodopera edile, specializzata o meno, giacché manca la popolazione stessa: persino il Genio Militare trova difficoltà a reclutare cottimisti civili per costruire i propri alloggiamenti.

Certo erigere costruzioni in muratura risolverebbe al contempo il duplice problema di fornire con urgenza una abitazione ai superstiti nuclei familiari e di riedificare la città distrutta riattivando così l’attività economica, commerciale e industriale. Ma il Governo ritiene opportuno raggiungere il medesimo obiettivo optando per la costituzione di una città provvisoria, formata da gruppi organici di baraccamenti da trasformare gradualmente nella città stabile. La soluzione permette innanzi tutto di sgravare l’Erario dello Stato da una spesa ben maggiore condividibile all’atto della ricostruzione vera e propria con l’impegno economico dei pri­vati. Sin da ora però occorre aver chiaro l’iter legislativo per risolvere i problemi relativi all’occupazione delle aree, compito che sarà attribuito alla apposita commissione istituita con la L. 12/1/1909 n. 12. Al momento lo strumento cui attenersi è la vecchia legge del 1865 n. 2359 sull’espropriazione dei suoli per pubblica utilità, espropriazione temporanea che l’art. 71 limita a due anni e che in deroga a questo l’art. 3 della legge n. 12 porterà a cinque, da protrarsi anno per anno per il massimo di un altro quinquiennio. A conti fatti dieci anni di respiro e di riflessione.

 

Home

 

 

MARIA SAVI LOPEZ, Le leggende del mare

 

MARIA SAVI LOPEZ, Le leggende del mare, in 2 e-Book,
costo di ognuno 0,80 centesimi.

L’universo sconosciuto rappresentato da sempre dal mare è stato fonte di nuove storie e leggende. Dalle prime traversate degli uomini primitivi ai Fenici, dalle esplorazioni ai traffici commerciali o al viaggio mitico di Cristoforo Colombo. Storia dopo storia. La partenza, il viaggio e l’approdo sono dai tempi omerici, ricchi di “incontri” misteriosi. Così la grande distesa d’acqua si popola di presenze sorprendenti, come streghe, spiriti maligni, sirene e mostri. Dalle innumerevoli disgrazie, create da tempeste e gorghi, nascono “sfortune” e superstizioni. Come incontrare mitiche navi fantasma.

Il libro di Maria Savi Lopez raccoglie quante più possibili leggende e racconti sul mare. Pur essendo un testo del XIX secolo, ci riporta vecchie storie, ma anche resoconti validi tuttora, anche se oggi il mare non fa più paura come una volta. Sono comunque racconti curiosi ed affascinanti. Una buona lettura per distendersi e svagarsi con una dimensione favolistica e affascinante. Sono storie di sempre, presenti nella marineria e narrate dai vecchi marinai. Se poi si ama il mare e lo si pratica, sono leggende da imparare e narrare durante le traversate ai propri compagni di viaggio, a livello scaramantico, ironico e divertente. Perché non provare ad “immergersi” in questo mondo leggendario?

EXP MULTIMEDIA
Della stessa autrice, Experiences pubblica le leggende delle Alpi. Racconti, quindi, dal mare alle montagne. I testi sono inseriti nella serie dei libri del caffè, al costo di una tazzina di questo presa al bar. Offritevela o, se volete, offritecelo, da amici, come siamo o come diventeremo. Basta conoscersi. Buona lettura.
Il costo di ogni file, sulle leggende antiche, è di 0,80 centesimi.

Sul tema delle leggende, Experiences pubblica, oltre alle “Leggende del mare”, anche quelle “delle Alpi”, le “Leggende sarde” di Grazia Deledda” e le “leggende napoletane” di Matilde Serao. Per visionarle tutte,
Clicca
http://shop.experiences.it/it/catalogue/category/i-libri-del-caffe

Per raggiungere la Home dello Shop.
Clicca
http://shop.experiences.it/it/

Se, invece, vuoi visionare alcuni Video sull’argomento (leggende del Mare),
Clicca

https://www.youtube.com/watch?v=goJ5RjOUC1M

https://www.youtube.com/watch?v=Ln__2NIg-U0

 

cop_articoli_delmare_1

cop_articoli_delmare_2

 

Home

Il Simbolismo: filosofia, l’idealismo tedesco

 

Nella filosofia post-kantiana, si sviluppa l’idealismo tedesco. Il primo esponente di questa corrente fu Johann Gottlieb Fichte, il quale per modernizzare il pensiero kantiano sintetizzò ragion pura e ragion pratica, avendo origine dall’identico “Io”. Se Kant sosteneva che il soggetto plasmava l’esperienza, Fichte gli contrappone la creazione dell’oggetto da parte dell’esperienza, anche se attuata dall’inconscio, salvando uno dei punti realistici della filosofia kantiana (detta criticismo).
Sempre rimanendo nell’idealismo tedesco, a Fichte seguì Schelling. Egli propose l’oggetto (il non-io), posto dall’io (la natura). Ambedue sostenevano un soggetto e oggetto, che rimanevano distinti ed uniti, allo stesso tempo, a livello puramente intuitivo. Schelling sintetizzò, così, l’idealismo critico di Fichte col razionalismo di Spinoza.

Fichte e Schelling velocemente lasciarono il palcoscenico, sostituiti da Hegel (Georg Wilhelm Friedrich Hegel, 1770-1831). Questo, rielaborando il pensiero circolare di Cartesio, propose un soggetto e oggetto non più uniti ma mediati, sostenendo un’interpretazione dove il divenire logico della Storia, generato dall’Assoluto, serve a rendere ragione dello stesso. Nel suo ragionamento Hegel va oltre la logica sequenziale di Aristotele affermando la supremazia della razionalità sull’intuizione (“ciò che è reale è razionale”), dove ogni principio ha già in sé il suo contrario. Secondo il pensiero hegeliano la filosofia si conclude nella dialettica stessa, che la motiva. Si supera quindi ogni rapporto con una dimensione assoluta dove si ha un azzeramento del pensiero filosofico.
L’eredità di Hegel venne, successivamente, reinterpretata da Feuerbach e Karl Marx (1818-1883) proponendo, quest’ultimo, il suo materialismo dialettico. Secondo Marx, infatti, la teoria hegeliana è sostanzialmente materialista. Per Marx, quindi, l’Assoluto coincide con la Storia. Così come i due principi, la ragione e la realtà, per Marx sono in contrapposizione con la struttura economica e la sovrastruttura culturale. Struttura e sovrastruttura, per il momento differenziate, troveranno alla fine della Storia  la loro unità. Dalla teoria hegeliana, Marx rielabora la sua filosofia sulla prassi, da cui in seguito scaturirà il suo impegno politico e sociale, che svilupperà insieme a Friedrich Engels.

Tra gli altri filosofi del XIX secolo, da annotare: John Stuart Mill (esponente britannico) e Ralph Waldo Emerson (del trascendentalismo americano). Quindi, Søren Kierkegaard (1813-1855), che fu fondatore dell’esistenzialismo, che ebbe un atteggiamento critico verso la teoria hegeliana, sostenendo che nella storia operino principi che non si possono conciliare, né unire o mediare dalla ragione. Infine, Friedrich Nietzsche (1844-1900), portatore del superuomo, teoria che ebbe conseguenze nel successivo Novecento. Il filosofo criticò aspramente i contenuti portati dalla religione e dalla metafisica europea, a suo avviso tendenzialmente nichilisti.
Søren Kierkegaard e Friedrich Nietzsche gettarono le fondamenta di quello che sarà l’esistenzialismo, movimento proprio del Novecento. Se la filosofia dell’Ottocento aveva perso la strada, inseguendo universi metafisici, Kierkegaard cercò di ricondurla sulla strada di Socrate, e cioè soggettività, fede ed impegno, per tornare a ragionare della condizione umana, unica per tutti. Il filosofo rilevava gravi mancanze nel suo tempo, caratterizzato “dal disprezzo assoluto nei confronti del singolo uomo”. Anche Nietzsche, discutendo dei valori morali del sua epoca, fu molto critico per quelli tradizionali. Nietzsche, infatti, rilevava una moralità signore-servo, cioè, la differenza tra la moralità degli “schiavi” ed una più consona per i loro padroni.

Nel secolo successivo (XX) si creò una divergenza di vedute tra pensiero europeo (con una grande varietà di tendenze e correnti, dove prevarrà un pensiero ontologico e gnoseologico) e pensiero anglosassone (con un rapporto più utilitaristico, che condurrà alla filosofia analitica). Il dibattito che ne scaturì nel continente (inizio secolo) fu rielaborato e discusso, comunque, nella fucina di idee e proposte rappresentata dal Circolo di Vienna. Questo fu fondato da Moritz Schlick, aperto nel 1922 e chiuso nel 1936, ad opera del nazismo. Al Circolo parteciparono filosofi, scienziati, psicologi e quanto di meglio nel mondo della cultura di allora. Ebbe una grande importanza sul pensiero mondiale, fino alla sua costretta chiusura.

ENCICLOPEDIA TRECCANI:  IDEALISMO

VIDEO SU:
Di giorno in giorno – Logos – L’idealismo tedesco
DIEGO FUSARO: L’idealismo di Fichte, Hegel e Marx
Il sistema filosofico di Hegel – prima parte
Lezione su Hegel – 01 – Fenomenologia
I Capisaldi della filosofia hegeliana (prima metà)

In copertina – Ritratto fotografico di Friedrich Schelling, 1848 – estratta da Wikimedia Commons