Antichi mestieri: il ferraiolo

 

Se frequentate il mondo delle costruzioni, sicuramente conoscerete un bravo ferraiolo. Con l’introduzione della tecnologia del cemento armato (circa un secolo fa) è nato il mestiere del ferraiolo, da una “costola” del fabbro ferraio. Tant’è che il mestiere di ferraiolo è quello di un artigiano edile. La sua opera nell’edilizia si trova dappertutto: dalle armature strutturali create con i tondini alle ringhiere dei balconi o di quelle delle scale, o a tutti quegli elementi realizzati in metallo, ove necessitassero. A differenza del mastro ferraio, che si segnala per la sua caratteristica artistica, l’opera del ferraiolo si basa sulla professionalità e sulla quantità del materiale prodotto. Ha il vantaggio d’essere un mestiere con un riferimento chiaro: l’edilizia, quindi per gli edifici od i complessi abitativi. Si parte da una buona preparazione sul campo (sul cantiere), cognizioni di scienza delle costruzioni e dalla conoscenza di piccole o grandi società edili. Poiché il mestiere ha dei riferimenti, chiari, anche se complessi, c’è solo da calarsi in questa professionalità di grande responsabilità. Perché anche il fascino del costruire può divenire una missione non da poco.

Il mestiere
Chi è il ferraiolo? È una figura professionale nel campo edile, di solito, poco citata. In realtà è colui che si occupa della sagomatura delle armature metalliche per la realizzazione delle strutture in cemento armato. Naturalmente, sulla base dei disegni fornitegli dal progettista o dallo strutturista.
Il ferraiolo opera, quindi, nella realizzazione della struttura metallica fatta di tondini (barre di ferro) e staffe, che vengono collegate con l’ausilio di fil di ferro (fornito a rotoli, a legacci o a bobina). Il tutto verrà, a sua volta, annegato nel getto di calcestruzzo della betoniera. Per collaudare, però, la struttura di ferro, il ferraiolo la “verifica” prima, camminandoci sopra. Verificata la buona esecuzione, il ferraiolo passa la mano ai muratori che eseguono le casseforme, che verranno riempite di calcestruzzo dal pompista, ottenendone la struttura dell’edificio, al grezzo.

Pur essendo un mestiere di recente invenzione, anche il settore del ferraiolo ha conosciuto un “ammodernamento”. Oggi, l’artigiano può realizzare il suo lavoro direttamente nel suo laboratorio e non più in cantiere. Il ferraiolo, comodamente, esegue la sagomatura, con l’utilizzo di tondini di ferro di vario spessore, fornitegli dall’acciaieria in rotoli, con le misure e caratteristiche dovute. Ciò aumenta la cura e l’attenzione sul lavoro, e l’opportunità di servirsi di piccoli macchinari specialistici. Oltre ad un lavoro ben fatto, i tempi di sagomatura vengono ridotti in officina e sul cantiere con un montaggio più veloce in opera.

Il tecnico, così, da semplice artigiano può trasformarsi in imprenditore di piccole aziende, con l’uso di soci e lavoranti. In questo modo, il ferraiolo può servirsi di macchinari costosi, comprare il materiale direttamente dalla produzione, e rivendere il proprio lavoro come semilavorato. Tali aziende, attualmente, sono state riconosciute dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici”, come “Centri di pre-sagomatura”. A questi Centri sono richiesti determinati standard tecnici e sono sotto il controllo di ufficiali del Ministero. In fondo non bisogna dimenticare che tale genere di artigiano opera sulla struttura portante dell’edificio e, quindi, sulla sua sicurezza.

 

ENCICLOPEDIA TRECCANI: CEMENTO ARMATO

VIDEO ANTICHI MESTIERI:
https://www.youtube.com/watch?v=04D_dJrvmlU
CEMENTO ARMATO: armatura a flessione trave (I Parte) (57)
https://www.youtube.com/watch?v=HGkJ6k1KwV4
Smart Tie Presentazione

Immagine di copertinaFerraioli al lavoro – estratta da Wikimedia Commons

 

Le fonti originali sono come monumenti

 

Grandi istrioni televisivi. È facile vederli anche su YouTube. Partono spiegando, che so io, le meraviglie del barocco e sembrano scommettitori intenti al gioco delle tre carte. Entrano ed escono dall’argomento alludendo a conoscenze che spesso chi ascolta non possiede. Eppure gli spettatori si mostrano incuriositi, ma a chieder loro cosa abbiano inteso i più risponderebbero come quel personaggio di Squarzina che ammetteva di non avere capito niente, ma assicurava che l’oratore doveva aver detto cose interessanti. Sembra che questi opinionisti studino di essere più intelligenti che intelligibili. Da qualche anno, invece, penso occorra proporre di tornare a scoprire le fonti, come se potessimo, per qualche incantamento, ascoltare mentre parlano coloro che le hanno scritte. Ne sono così convinto che stento a riconoscere la bontà di un brano se non leggo l’originale nella pagina in cui è riportato. Persino certe traduzioni mi pare travisino la vera essenza di un testo. Purtroppo non posso trascendere il limite imposto dalle consuete conoscenze linguistiche e se il brano è in cinese, mi devo fidare. Tornare alle fonti, questo è un consigliabile approccio, cosicché un libro ne richiami un altro in un concatenarsi di relazioni capaci di destar meraviglie. È come avvertire il respiro veritiero del tempo, senza che nessuno vi si debba necessariamente interporre. Perché, in fin dei conti, abbiamo conosciuto più storie e critiche che letteratura autentica. E poiché i libri sono come monumenti, mi tornano in mente le parole di un mio inesorabile professore che a conclusione di un esame mi disse: hai studiato, ma di queste chiese di Roma non ne hai veduta dal vivo neppure una. Scalfì la mia media d’eccezione, ma in quell’istante ho imparato da lui più che da quant’altri mai.

Pubblicato su 100NOVE n. 21 – 25 maggio 2017