Capitale italiana della Cultura 2028, Catania in finale

Catania entra ufficialmente tra le 10 città finaliste in corsa per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028: un risultato che riconosce il grande lavoro di rete e rafforza una visione di città che sceglie la cultura come leva di crescita, coesione e futuro.

CATANIA CONTINUA E VA IN FINALE: AUDIZIONI AL MIC IL 26 E 27 FEBBRAIO 2026

Le città finaliste – Anagni, Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia – saranno convocate per le audizioni pubbliche, in programma giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026 presso la Sala Spadolini della sede del ministero della Cultura. Ogni città candidata avrà l’opportunità di presentare nel dettaglio il proprio dossier e rispondere alle domande della Giuria: 60 minuti complessivi, di cui 30 minuti dedicati alla presentazione del progetto e 30 minuti per una sessione di domande da parte della Giuria.

Come previsto dal bando, le audizioni saranno trasmesse in diretta streaming sul canale YouTube del Ministero della Cultura, per garantire la massima trasparenza e partecipazione.

La proclamazione della Capitale italiana della Cultura 2028 avverrà entro il 27 marzo 2026. Alla città vincitrice il ministero della Cultura assegnerà un contributo di 1 milione di euro, destinato alla realizzazione delle iniziative e degli obiettivi delineati nel dossier di candidatura.

«Un altro passo verso il traguardo, frutto del lavoro generoso e qualificato dei tanti che sostengono questo percorso di crescita della città di Catania», commenta il sindaco di Catania Enrico Trantino. Catania prosegue così il proprio percorso con un progetto che valorizza identità, energie creative e capacità di fare rete: «I punti di forza della nostra candidatura sono la partecipazione ampia della città – con oltre il 75% delle proposte nate dalla “città diffusa” – e l’avvio di un Piano partecipato della cultura con orizzonte 2038, capace di generare un vero e proprio patto tra istituzioni, associazioni, università, imprese e comunità cittadina», afferma Paolo Dalla Sega (PTS, società consulente di Catania 2028 con MeltingPro).


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Grande successo per Rodney Smith a Palazzo Roverella

Sta registrando un successo straordinario di pubblico e di critica la grande mostra monografica dedicata a Rodney Smith, in corso a Palazzo Roverella, che per la prima volta in Italia celebra l’opera di uno dei più raffinati e sorprendenti fotografi del Novecento. Un risultato tutt’altro che scontato per un autore che, fino a pochi mesi fa, era pressoché sconosciuto al grande pubblico italiano, ma che oggi si sta imponendo come una vera e propria rivelazione.

RODNEY SMITH
Fotografia tra reale e surreale
Rovigo, Palazzo Roverella
4 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026

Rodney Smith a Palazzo Roverella: il successo inatteso di un maestro riscoperto

L’ampia retrospettiva, che presenta oltre cento opere, ha rapidamente conquistato visitatori, addetti ai lavori e critica specializzata, grazie a un percorso espositivo capace di restituire tutta la forza poetica e l’originalità dello sguardo di Smith. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il supporto di Intesa Sanpaolo e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra – curata da Anne Morin – si è rivelata uno degli appuntamenti culturali più apprezzati della stagione espositiva.

Il pubblico italiano sta scoprendo un autore dalla cifra stilistica inconfondibile: fotografie eleganti e rigorose, percorse da un’ironia sottile e surreale, che ha spesso richiamato alla mente l’universo di René Magritte. Le iconiche immagini in bianco e nero di Smith, realizzate esclusivamente con pellicola e luce naturale, senza alcun intervento di postproduzione, colpiscono per la perfezione formale e la cura artigianale, restituendo mondi sospesi, visionari, ricchi di sorprese e contraddizioni.

Allievo di Walker Evans e influenzato da maestri come Ansel AdamsHenri Cartier-BressonMargaret Bourke-White e W. Eugene Smith, Rodney Smith ha avuto una carriera internazionale di primo piano, con lavori pubblicati su testate quali TIMEThe New York TimesWall Street Journal e Vanity Fair, oltre a importanti collaborazioni nel mondo della moda con brand come Ralph LaurenNeiman Marcus e Bergdorf Goodman. Eppure, nonostante questo prestigioso percorso, il suo nome era rimasto ai margini del panorama espositivo italiano: una lacuna che Palazzo Roverella sta colmando con esiti sorprendenti.

La mostra è articolata in sei sezioni tematiche – La divina proporzione, Gravità, Spazi eterei, Attraverso lo specchio, Il tempo, la luce e la permanenza, Passaggi – e accompagna il visitatore in un viaggio immersivo nel pensiero e nella sensibilità di Smith. Un percorso che sta affascinando per la sua capacità di parlare a pubblici diversi, dagli appassionati di fotografia ai visitatori meno esperti, tutti accomunati da una risposta emotiva intensa e immediata.

Uomo colto, studioso di teologia e filosofia, Rodney Smith ha sempre concepito la fotografia come strumento di indagine esistenziale. Definendosi un “ansioso solitario”, trovava nell’atto fotografico un modo per “riconciliare il quotidiano con l’ideale”, trasformando l’osservazione del mondo in partecipazione attiva. Le sue immagini, cariche di humour, grazia e ottimismo, mettono ordine nel caos e invitano a uno sguardo più attento e gentile sulla realtà.

Come sottolinea la curatrice Anne Morin, ogni fotografia di Smith è “un tentativo sempre nuovo di ricreare un’armonia divina”, un’immagine eterea ed estatica capace di sedurre lo sguardo per la raffinatezza delle forme, la sobrietà narrativa e il silenzio che le attraversa. Un linguaggio visivo che trova sorprendenti affinità anche con il cinema, da Alfred Hitchcock a Wes Anderson, fino alle grandi figure del cinema muto come Buster Keaton e Charlie Chaplin.

Il successo di pubblico e di critica conferma così la forza universale dell’opera di Rodney Smith e la capacità della mostra di parlare a un pubblico ampio e trasversale. C’è tempo fino al 1° febbraio 2026 per visitare l’esposizione a Palazzo Roverella e lasciarsi affascinare dall’universo poetico di questo raffinato autore.


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Venezia: BLUE GALLERY presenta la mostra di Patricia Mearini APOCHROME

Dal 31 gennaio al 1 marzo 2026  la Blue Gallery presenta Apochrome, una mostra di Patricia Mearini che segna un momento inedito nella programmazione dello spazio. Un progetto che affronta apertamente una delle questioni più radicali e rimosse del nostro presente: la possibilità dell’Apocalisse e, in particolare, lo spettro della distruzione atomica.

APOCHROME
Personale di Patricia Mearini 
a cura di Silvio Pasqualini

31.01.>03.03.2026 

Inaugurazione 31 gennaio 2026 h.18

Blue Gallery 
Sestiere Dorsoduro 3061, Venezia

La mostra nasce da una riflessione urgente sullo stato della società contemporanea, apparentemente distratta, immersa in una quotidianità fatta di consumo, intrattenimento e rimozione del rischio. In questo scenario, la guerra atomica appare come una minaccia silenziosa, capace di colpire indistintamente, e proprio per questo bisognosa di essere riportata al centro dello sguardo.

Apochrome non è un progetto didascalico né militante in senso stretto. È, prima di tutto, un’operazione estetica che si innesta su una tradizione precisa: quella della Pop Art, e in particolare sull’eredità di Andy Warhol e della sua idea di ripetizione come strumento di lettura della realtà. Warhol sosteneva che gli eventi diventano davvero comprensibili solo quando si ripetono, quando si trasformano in immagini iconiche, consumabili, condivise.

Seguendo questa linea, Patricia Mearini realizza sette immagini di bombe atomiche, ispirate agli ordigni sganciati su Hiroshima e Nagasaki: immagini ormai entrate nell’immaginario collettivo, quasi “accademiche”, che l’artista estrapola, filtra e rielabora attraverso il colore, trasformandole in icone contemporanee. La bomba diventa così una Marilyn, un Mao, una Campbell Soup: un’immagine seriale, potente, disturbante, resa oggetto di consumo visivo.

Le opere non sono serigrafie, ma stampe fotografiche, declinate in diverse tonalità cromatiche, basate sull’uso dei colori primari e di forti contrasti. Il colore, in Apochrome, non è decorazione ma detonatore emotivo. L’Apocalisse non può essere monocroma: coinvolge tutti i sensi, genera reazioni molteplici, chiama in causa la percezione e la coscienza di chi guarda.

La ripetizione diventa il vero dispositivo concettuale della mostra: ripetizione dell’immagine, del gesto, del segno. Una lezione che attraversa non solo la storia dell’arte, ma anche quella della musica, da Bach fino alle strutture minimaliste contemporanee. Qui, la reiterazione non anestetizza: al contrario, amplifica il messaggio, lo rende ineludibile.

Con Apochrome, la Blue Gallery si trasforma in una vera e propria scena teatrale: sette bombe, sette colori, sette possibilità di reazione. Una provocazione che è anche una suggestione. La vetrina diventa un richiamo, un “attenzione!” rivolto ai passanti, un urlo silenzioso che interrompe il flusso distratto della città, come una sirena o come L’urlo di Munch esposto sulla strada.

L’obiettivo della mostra è chiaro: sensibilizzare, risvegliare, generare consapevolezza. L’opera viene “gettata” davanti allo spettatore, che è chiamato a scegliere se restare passivo o interrogarsi, se accettare l’oblio o immaginare una possibilità di salvezza.

In questo senso, Apochrome riafferma una visione dell’arte come strumento di realtà: un’arte che osserva, denuncia, anticipa. Un’arte di trincea, capace di puntare il mirino sul presente. Perché, come suggerisce la mostra, il futuro dell’arte – e forse del mondo – dipende da ciò che l’uomo sarà disposto a meritare

Patricia Mearini nasce ad Arezzo nel 1975 ed è un’artista e scrittrice dallo spirito nomade.
La sua ricerca intreccia parola, immagine e materia come strumenti di memoria e denuncia, dando forma a ciò che viene escluso, silenziato o normalizzato.

Nel 2017 presenta a Milano, presso Galleria Statuto 13, la mostra personale “Animali addomesticati”, un progetto in cui realizza opere di forte impatto visivo e concettuale, affrontando temi legati al controllo, alla violenza e alla costruzione dell’identità. In questo contesto si colloca anche una forte interpretazione della sua opera ALZHEIMER.

Nel marzo 2025 partecipa alla collettiva “Sfumature femminili” a Genova, presentando opere di forte identità come LILITH, dedicata alla ribellione e al non allineamento ai sistemi che impongono uniformità, e SAIU, un lavoro sospeso sulla solitudine umana nel contesto Giapponese.

Nel maggio 2025 tiene a Castiglion Fiorentino la mostra personale “Geografia al femminile”, un percorso che attraversa storia, mito e presente, in cui il femminile diventa spazio di esperienza, memoria e relazione.

WEBSITE www.patriciam.it
INSTAGRAM @patricia.mearini


BLUE GALLERY

Minuscola e orgogliosamente indipendente è situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il  blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare.

INSTAGRAM @bluegalleryvenice 


ORARI DI VISITA

Orari apertura mostra: 10-13 / 15 – 19
Per appuntamento: 347 70 30 568
Blue Gallery, Rio terà Canal –  S. Margherita, Dorsoduro 3061, Venezia

OPENING 31 gennaio 2026  ore 18

Contatti Stampa CRISTINA GATTI PRESS & PR | press@cristinagatti.it
Da Cristina Gatti – Press & P.R. – Venezia <press@cristinagatti.it> 

Bologna, Collezioni Comunali d’Arte, ART CITY Bologna 2026: “Emanuele Becheri. SCULTURE”

Dal 25 gennaio al 15 marzo 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna sono lieti di presentare nella sede delle Collezioni Comunali d’Arte la mostra di Emanuele Becheri SCULTURE, a cura di Lorenzo Balbi, promossa in collaborazione con CAR Gallery.
L‘inaugurazione si svolge sabato 24 gennaio 2026 alle ore 16.30.

Il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Emanuele Becheri
SCULTURE
A cura di Lorenzo Balbi

25 gennaio – 15 marzo 2026
Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6, Bologna
www.museibologna.it/collezionicomunali

Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
In collaborazione con CAR Gallery
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

La personale SCULTURE si inserisce nel percorso di visita delle Collezioni Comunali d’Arte creando un dialogo diretto con il contesto del museo “ambientato” al secondo piano di Palazzo d’Accursio, che espone opere dal Medioevo al Novecento in sale storiche decorate con affreschi e arredi d’epoca, ricreando l’atmosfera delle antiche residenze cardinalizie.
Il titolo, essenziale e aperto, richiama l’ambito di ricerca espressiva che l’artista porta avanti da oltre un decennio con una pratica plastica tra figurazione e informale, che si inscrive consapevolmente all’interno di una tradizione scultorea ampia e stratificata, che va da Medardo Rosso ad Arturo Martini, da Auguste Rodin a Constantin Brâncuși, da Amedeo Modigliani a Lucio Fontana.

Le sette opere modellate in terracotta macchiata di pigmenti – forme umane o animali, teste, figure, autoritratti, presenze sospese tra introspezione e umanità –, tutte inedite e realizzate tra 2021 e 2025, sono collocate in sei sale, posizionate ognuna al centro dello spazio. Questa scelta allestitiva mette in risalto il rapporto tra scultura e ambiente, invitando i visitatori a osservare ogni lavoro come un incontro individuale, in cui il silenzio e la solitudine diventano parte integrante dell’esperienza di fruizione.
La relazione tra le sculture di Becheri e l’architettura del museo crea un percorso scandito da pause e confronti, in cui il passato delle collezioni e la contemporaneità dell’intervento artistico si riflettono reciprocamente. La mostra offre così una lettura essenziale e concentrata della pratica scultorea dell’artista, proponendo un attraversamento fatto di presenze discrete, forme in ascolto e inattese risonanze con il luogo che le accoglie.



Scrive il curatore Lorenzo Balbi nel testo critico che accompagna la mostra: “Le opere in mostra non si offrono come immagini compiute o come rappresentazioni stabilizzate. Al contrario, sembrano trattenere qualcosa, rimanere in uno stato di sospensione, come se fossero colte nel momento stesso della loro formazione. Solitudine, Stupefatto, Autoritratto, Figura: i titoli non descrivono, ma orientano lo sguardo verso una dimensione interiore, psichica, quasi emotiva, che non trova mai una traduzione letterale nella forma.”

Nella Galleria Vidoniana (Sala 4), spazio di rappresentanza del Cardinale Legato, unitamente alla Sala Urbana tra gli ambienti di maggior effetto per il visitatore, sono collocate le due sculture di più recente produzione Solitudine 02.06.2025 e Stupefatto (2025).
In Solitudine 02.06.2025 la testa allungata e orizzontale appare come un corpo disteso, quasi schiacciato dal proprio peso. Non è un ritratto, né una maschera: è una presenza che sembra farsi carico di una condizione, più che di un’identità. La materia conserva le tracce del gesto, le irregolarità, le tensioni interne, come se la forma fosse il risultato di una pressione continua, di un lavorio che non si è mai del tutto concluso.

Stupefatto è una scultura singola, che assume tuttavia una posizione centrale nella ricerca di Becheri. Non si tratta di una variazione seriale, ma di un autoritratto, inteso non come esercizio di riconoscimento fisionomico, bensì come spazio di riflessione sullo statuto stesso dell’immagine di sé. Il volto, colto in una condizione di sospensione e di apertura, non restituisce un’identità stabile, ma una soglia: uno stato di attenzione, di esposizione, di lieve spaesamento. In questa scultura l’autoritratto non funziona come affermazione, ma come interrogazione. Stupefatto rende visibile come, per Becheri, la scultura non sia mai il risultato di un modello da replicare, ma l’esito di un processo aperto, condotto direttamente nella materia.
Il topos, storicamente carico, del volto dell’artista viene svuotato di ogni intenzione celebrativa o narrativa anche nell’Autoritratto (2025) visibile nella Sala 7 (ala dei Primitivi). Ciò che emerge non è tanto un’immagine dell’artista, quanto una condizione mentale, un tempo interiore che si deposita nella materia.

Nelle restanti quattro opere, tutte intitolate Figura (2021, 2023, 2024, 2025), il corpo umano è ridotto all’essenziale, come se fosse il residuo di un processo di sottrazione. Non c’è descrizione anatomica, né volontà espressiva in senso tradizionale. Eppure, queste forme mantengono una forte carica di umanità, una presenza che si impone proprio attraverso la sua fragilità.

Conclude Lorenzo Balbi: “La scultura, per Becheri, non è mai il luogo di una forma compiuta, ma il risultato sempre provvisorio di una serie di decisioni prese nel tempo, sotto la pressione della materia e del gesto. In questo senso, ogni opera conserva qualcosa di non risolto, di trattenuto, come se restasse aperta alla possibilità di un’altra direzione. È una scultura che non pretende di affermare, ma di sostare; che non occupa lo spazio, ma lo ascolta. […] Le forme che abitano questa mostra non chiedono di essere interpretate, ma incontrate. Non offrono un’immagine da decifrare, ma un tempo da condividere. Nelle sale delle Collezioni Comunali d’Arte, queste sculture non si limitano a dialogare con il passato: lo mettono in vibrazione. Tra la densità della materia e la fragilità del gesto, tra la solitudine della forma e l’ascolto dello spazio, il lavoro di Emanuele Becheri restituisce alla scultura una possibilità rara e necessaria: quella di essere, oggi, un luogo di attenzione, di esitazione e di presenza.”

Nato a Prato nel 1973, Emanuele Becheri si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1995.
La sua pratica incorpora scultura, disegno e video.

Emanuele Becheri ha esposto frequentemente in Italia e all’estero, tra cui si ricordano le personali: Sculture (MEF – Museo Ettore Fico, Torino, 2025); Opere (CAR Gallery, Bologna, 2024); Sculptures (Galerie Bernard Bouche, Parigi, 2024); Sculture e disegni (Museo Novecento, Firenze, 2020); Bildhauer in der sinne (GIG, Monaco di Baviera, 2020); Stati d’animo (Fuoricampo Gallery e Santa Maria della Scala, Siena, 2019).

Tra le mostre collettive si ricordano: East and West (GNAMC – Galleria Nazionale Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2025); Teste (ChorAsis – Villa Rospigliosi, Prato, 2025); Controluce (Museo d’Inverno, Siena, 2024); Panorama XIX (GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2023; Ragione e Sentimento (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2019); Video from the Collection of the Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (EMST – National Museum of Contemporary Art, Atene, 2018); De scultura (Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea, San Giovanni Valdarno, 2018).


Mostra
Emanuele Becheri
SCULTURE

A cura di
Lorenzo Balbi

Promossa da

Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica

Periodo
25 gennaio – 15 marzo 2026

Inaugurazione
Sabato 24 gennaio 2026 ore 16.30

Sede

Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6, Bologna

Orari di apertura
Martedì, giovedì ore 14.00 – 19.00
Mercoledì, venerdì ore 10.00 – 19.00
Sabato, domenica, festivi ore 10.00 – 18.30
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Intero € 6
 ridotto € 4
ridotto speciale 19-25 anni  € 2
gratuito possessori Card Cultura

Biglietto integrato Collezioni Comunali d’Arte e Torre dell’Orologio: intero € 8 | ridotto € 5
In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) ingresso gratuito possessori di qualunque tipologia di biglietto Arte Fiera
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) ore 18.00 – 22.00 gratuito

Informazioni
Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6 | 40121 Bologna
Tel. +39 051 2193998
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/arteantica
Facebook: Musei Civici d’Arte Antica
Instagram: @museiarteanticabologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
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YouTube: @museicivicibologna
Ufficio Stampa / Press Office 
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L’omaggio di Guadagnuolo a Valentino e il riflesso di Rosso di San Secondo

La scomparsa di Valentino Garavani, nato l’11 maggio 1932 a Voghera (Pavia) e morto a Roma il 19 gennaio 2026, ha attraversato il mondo della moda come un silenzio improvviso, elegante, quasi coreografato. Un silenzio che somigliava all’ultimo fruscio di un abito di seta dietro le quinte. Eppure, la sua figura non è scivolata nel passato: continua a vivere come mito, come linguaggio estetico, come promessa di bellezza. È in questo spazio sospeso tra memoria e visione che si colloca l’opera di Francesco Guadagnuolo: “Valentino: l’eredità del rosso e il sogno che continua” (in tecnica mista e collage).

Tra sogno, memoria e teatro: l’omaggio di Guadagnuolo a Valentino e il riflesso di Rosso di San Secondo*

*Pier Maria Rosso di San Secondo nato a Caltanissetta il 30 novembre 1887, morto a Camaiore il 22 novembre 1956.

Guadagnuolo, fedele alla sua ricerca transrealista, non dipinge non solo un ritratto né un ricordo. Dipinge un sogno. Un sogno fatto di luce morbida, di tessuti che si liberano dalla materia, di forme che fluttuano come anime gentili. Gli abiti immaginati da Valentino non hanno più bisogno di un corpo: vivono di vita propria, diventano presenze, spiriti tessili che ascendono verso un’aureola dorata, custode dell’essenza del loro creatore. La scena è un palcoscenico sospeso tra cielo e memoria, dove la luce non illumina ma accarezza, e le ombre non nascondono ma proteggono. È un teatro dell’anima.

E proprio in questo teatro sospeso si apre un dialogo inatteso ma naturale con l’opera teatrale Tra vestiti che ballano (del 1927) di Pier Maria Rosso di San Secondo. Non è un accostamento forzato: è una risonanza. Entrambi gli autori Rosso di San Secondo (1887/1956) e Guadagnuolo, nati a Caltanissetta, condividono una sensibilità che trasforma il reale in simbolo, l’oggetto in presenza, il vestito in personaggio. Nel dramma di Rosso, gli abiti sono entità vive, specchi dell’inconscio. Nell’opera di Guadagnuolo, gli abiti di Valentino assumono la stessa autonomia poetica: non rappresentano, ma raccontano; non decorano, ma custodiscono; non imitano, ma continuano a vivere.

È come se, a distanza di un secolo, due artisti nisseni s’incontrassero in un altrove onirico, un cielo che somiglia a un set fotografico e a un paradiso della memoria. Un luogo dove Rosso riconosce negli abiti fluttuanti ciò che aveva intuito nel suo teatro, e Guadagnuolo raccoglie quell’eredità simbolista per tradurla nella pittura contemporanea. Un incontro ideale, sentimentale, quasi necessario.

In questo spazio sospeso, gli abiti di Valentino non sono ricordi: sono figli fedeli che gli girano intorno, lo sfiorano, lo salutano. Ogni piega, ogni ricamo, ogni vibrazione di rosso sembra dire: non sei andato via. Il rosso, poi, è il cuore pulsante del dipinto. Non domina la scena, la anima.

Vibra come un ricordo che non vuole svanire, come un battito che continua oltre la vita. È il rosso che Valentino ha consegnato al mondo, trasformandolo in emozione, architettura, identità.

Così, nell’opera di Guadagnuolo, la pittura diventa scena, la moda diventa racconto, il teatro diventa immagine, e l’immagine diventa un modo per non dire addio. L’omaggio non chiude, ma apre. Non celebra, ma interpreta. Non guarda indietro, ma in avanti, dove il rosso di Valentino continua a risplendere come una promessa che non smette di chiamare.

Perché ricordare Valentino significa accettare che certi sogni non finiscono. Cambiano forma. Si trasformano. Continuano a brillare.

E in quel cielo dove gli abiti danzano, dove gli artisti si riconoscono senza essersi mai incontrati, dove la bellezza non muore ma cambia forma, Valentino è ancora lì. È ovunque. È nel rosso che non smette di vivere.


Da osservatorioartecont@libero.it i

Marco Simoncelli torna con ‘Prima di Morire’, tra jazz e canzone d’autore

Marco Simoncelli torna con ‘Prima di Morire’, un disco intenso, controcorrente e senza compromessi che unisce jazz, canzone d’autore e testi affilati, segnando una nuova fase del suo percorso artistico.

MARCO SIMONCELLI
TORNA CON ‘PRIMA DI MORIRE’ TRA JAZZ E CANZONE D’AUTORE

Marco Simoncelli, artista, armonicista e cantante tra i più autorevoli del panorama musicale italiano, pubblica ‘Prima di Morire’, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico. 

L’album segna una svolta significativa nel suo percorso artistico, è un lavoro interamente in italiano, fortemente cantautorale e per le tematiche che vengono trattate, può essere inteso come una sorta di concept album

Nove brani in cui emergono in modo netto la cifra artistica di Marco Simoncelli, il pensiero critico e il dissenso verso situazioni, storie e opinioni standardizzate.

L’album che dichiara le proprie intenzioni fin dalla copertina, impreziosita dallo scatto di Renzo Chiesa (autore di scatti tra i più iconici e storici della musica in Italia, i più noti quelli a soggetto Lucio Dalla), si apre con ‘Il Circo’, manifesto programmatico jazz-prog controcorrente che invita alla riflessione. 

‘Ma non mi dire’ unisce reggae e jazz con un dialogo serrato tra voci e tromba; ‘Di Amore e di Politica’ è un lento jazzato, intimo e sussurrato, sorretto dal pianoforte.

‘Il Cantautore Lucio’, in rotazione nelle radio italiane in queste settimane, prende a prestito alcune frasi celebri da ‘Disperato Erotico Stomp’ per rendere omaggio al cantautorato, così come, attraverso un assolo virtuoso di armonica, al compianto Toots Thielemans.

Tra i brani più incisivi, ‘Carolina’ affronta il tema dell’anoressia con un groove funky, ‘Natale Triste’scritto a quattro mani con Stefano Berto, veste di gospel un testo di feroce critica politica, mentre ‘Pollo al BBQ’ riflette sul tema del suicidio.

‘Fra’ Martino’, filastrocca amara e ironica, si configura come il vero manifesto del disco, mentre ‘Come sarebbe bello’ chiude con un soul orchestrato dai fiati, dall’armonica e da un testo pungente sui falsi rapporti umani.

In ‘Prima di Morire’ convivono una musica elegante e multiforme – che attraversa pop, jazz, soul, rock, reggae e gospel – e testi densi, ironici e profondamente critici.

I riferimenti ideali di Simoncelli si ritrovano nelle sonorità di Lucio Dalla, nei testi di Francesco Guccini e nell’interpretazione di Sergio Caputo

Un disco raffinato e intenso, dalla produzione sontuosa a cura di Antonio ‘Aki’ Chindano per Auditoria Records, capace di entrare nella mente e pulsare nel cuore, confermando Marco Simoncelli come una voce originale e necessaria della musica italiana contemporanea.

16 gennaio – Spazio Materia, Varese (VA)
17 gennaio – Carù Libri & Dischi, Gallarate (VA)
19 febbraio – Corte dei Miracoli, Milano (MI)
20 febbraio – Black Inside, Lonate Ceppino (VA)

Marco Simoncelli è un musicista e cantautore italiano nato a Legnano (MI) l’8 dicembre 1972. Inizia lo studio del pianoforte nel 1980 e, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, si afferma come tastierista in diverse band, affiancando all’attività live esperienze professionali in ambito discografico.

Dal 1994 si avvicina al blues e all’armonica a bocca, approfondendo in seguito anche l’armonica cromatica grazie agli insegnamenti di Max De Aloe e perfezionando le sue competenze con Luciano Zadro. Nel corso degli anni sviluppa un linguaggio personale che attraversa blues, jazz, rock, country e reggae.

Nel 2008 pubblica il primo album solista Tuttology. Dal 2010 al 2014 guida la band The Magnetoscopics, con cui realizza ‘Heart Attack (2012). Tra il 2014 e il 2017 suona stabilmente in Europa con la band svizzera Marco Marchi & The Mojo Workers, partecipando a importanti festival blues e jazz.

Ha inoltre collaborato ad altri numerosi progetti musicali con artisti quali Anita Camarella e Davide Facchini, Veronica VismaraLizhard, Laura Federe, Skill in Veins, Iva Zanicchi Sugar Ray Dogs.

Tra il 2018 e il 2020 vive a Bruxelles, dove nasce Breejo, pubblicato nel 2022 da Abeat Records. Le sue performance, intense e versatili, lo hanno portato a esibirsi sui palchi di tutta Europa e a collaborare con numerosi artisti della scena blues e jazz italiana ed europea. Nel 2025 pubblica il nuovo album Prima di Morire‘.


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Museo della Musica, Bologna: Eva Marisaldi – Enrico Serotti. Per vari motivi. Parte II

Il Museo internazionale e biblioteca della musica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna è lieto di accogliere l’intervento espositivo di Eva Marisaldi ed Enrico SerottiPer vari motivi – Parte II, a cura di Pier Paolo Pancotto, allestito nelle sale del percorso espositivo dal 22 gennaio al 22 febbraio 2026.

Promossa da Galleria de’ Foscherari, in collaborazione con il Museo della Musica, la mostra rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Settore Musei Civici Bologna | Museo internazionale e biblioteca della musica

Eva Marisaldi – Enrico Serotti
Per vari motivi – Parte II
A cura di Pier Paolo Pancotto

22 gennaio – 22 febbraio 2026
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, Bologna
www.museibologna.it/musica

Mostra promossa da Galleria de’ Foscherari
In collaborazione con Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo internazionale e biblioteca della musica
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Inaugurazione mercoledì 21 gennaio 2026 ore 18.30

Come dichiarano i due artisti, il progetto espositivo “parte da una serie disordinata di spunti di riflessione attorno alla musica e al suono, riferiti a epoche varie. Tali suggestioni sono state formalizzate, spesso con l’ausilio delle nuove tecnologie, e messe in scena in forma di opere”. Nell’affascinante contesto architettonico dello storico Palazzo Sanguinetti, sede del museo, si susseguono, infatti, una serie di nove opere sonore o legate al tema del suono (inteso in tutte le sue possibili articolazioni tecniche e semantiche) realizzate da Eva Marisaldi (Bologna, 1966) ed Enrico Serotti (Bologna, 1960) nel corso degli ultimi venti anni, alcune delle quali raramente fruibili o riattivate per l’occasione.

Poste in dialogo con le collezioni permanenti dell’istituzione museale bolognese, che conserva il ricco e variegato patrimonio di beni musicali posseduti e custoditi dal Comune di Bologna, queste creazioni sono introdotte dal titolo Per vari motivi – Parte II in riferimento ad una precedente esposizione della coppia di artisti realizzata nel 2022, incentrata su alcuni lavori plastico-sonori, vero leitmotiv della loro produzione. 

La rassegna bolognese si compone di tre installazioni acustiche: Panica (2024), un complesso di nove timpani azionati automaticamente che suonano l’ouverture della favola pastorale L’Orfeo di Claudio Monteverdi esposti nella Sala 1 (Introduzione al percorso museale), in quella “delizia di verdure” che vede protagoniste al centro della sala le due arpe cromatiche e i due cornetti protagonisti dell’opera, a richiamare il canto con cui Orfeo ammalia e induce al sonno Caronte; Tarlo malgascio (2016), allestita nella Sala 3 (Gli amici di padre Martini), che ricrea i rumori emessi da un tarlo all’interno di un armadio in Madagascar e Last flight (2025), che rievoca idealmente le note emesse da un antichissimo flauto neolitico, accostata alla collezione di flauti storici esposti nella Sala 5 (Libri per musica e strumenti secoli XVI e XVII).

Nella Sala 6, dedicata a Farinelli e all’opera del Settecento, trova ambientazione la macchina scenica Surround (2023), ispirata al vronteion greco, precursore del cosiddetto surround: il suono che emette è una specie di rombo di tuono, che veniva utilizzato per evocare l’ira degli Dei durante le rappresentazioni teatrali seicentesche. Nella Sala 9, che conclude il viaggio musicale del museo con due personalità fondamentali del Novecento musicale bolognese quali Giuseppe Martucci (1856-1909) e Ottorino Respighi (1879-1936), l’installazione audiovisiva Democratic psychedelia (2007), una specie di “juke-box eterno” che genera, senza mai ripetersi, una serie infinita di musiche ed immagini animate, dialoga con il radiogrammofono Fonoletta XI prodotto nel 1933 e appartenuto allo stesso Respighi.

A queste opere sonore si alternano tre lavori “muti” riferibili al concetto di assenza di suono e di intervallo/variazione di tempo. Nella Sala 4 (L’idea della musica), dedicata ai più importanti trattati dei teorici musicali che lavorarono fra Quattrocento e Seicento, è esposto il lavoro Molti anni (2015-2025), due palme giocattolo, una in plastica ed una in metallo, per ricordare fasi storiche e culturali distanti tra loro. Nella Sala 7 (Gioachino Rossini e l’Opera nell’Ottocento) si inserisce Un anno (2015-2025), un copricapo in piume esposto per un anno alla luce e poi, per dieci, chiuso al buio di un magazzino, mentre la Sala 8 (Libri per musica e strumenti secoli XVIII e XIX) viene abitata da Nove estati (2016-2026), frammenti tessili scoloriti dai raggi del sole e lo scorrere degli anni.

In occasione di ART CITY Bolognasabato 7 (ore 10.00 – 22.00) e domenica 8 febbraio 2026 (ore 10.00 – 19.00) nella Sala Laboratorio 1, al piano terra del Museo della Musica, sono visibili in loop quattro opere video realizzate in epoche diverse, ma tutti, per vari motivi, connessi alla musica: Un ragazzo di Scaricalasino (2000), con la ripresa di una performance del violinista Melchiade Benni (1902 – 1992) poco prima della sua scomparsa; Musica per Camaleonti (2003), una “improvvisazione” armonica per camaleonti del Madagascar completata dal contrappunto di alcuni uccelli; Cornucopia (2003), una sorta di oscilloscopio che genera un’animazione astratta e Canti (2022), la documentazione di uno strumento musicale meccanico autogenerativo ideato per interagire col disturbo acustico di alcuni cantieri.

Le opere video saranno presentate dagli artisti Eva Marisaldi ed Enrico Serotti, in dialogo con il curatore Pier Paolo Pancottosabato 21 febbraio 2026 alle ore 17.30 per il finissage della mostra.

Eva Marisaldi è nata nel 1966 a Bologna, dove vive e lavora.
Ha studiato all’Accademia di Belle Arti e al DAMS di Bologna, dove ha debuttato nel 1988 alla Biennale dei giovani artisti dell’Europa Mediterranea.
Il suo lavoro si focalizza sulle modalità della comunicazione e del linguaggio, e sulle regole che influenzano i nostri comportamenti. Utilizza diversi media come il disegno, la fotografia, la scultura, il video, le installazioni, l’arte cinetica e la performance per decodificare, in maniera quasi antropologica, cosa si nasconde dietro le convenzioni.
Nel 1998 inizia una lunga collaborazione con il musicista Enrico Serotti. Insieme realizzano diverse installazioni, video, animazioni, animatronics, presentati in manifestazioni nazionali e internazionali.
Ha presentato i suoi lavori in numerose mostre internazionali, tra cui: Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, Venezia (1993, 2001); Istanbul Biennal, Istanbul (1999); Sonsbeek 9, Arnhem (2001); Happiness, Mori Art Museum, Tokyo (2002); Lyon Biennale d’art contemporain (2003), Lione; Alexandria Biennale, Alessandria d’Egitto (2003); G3, Vira (2003), Sevilla Biennale (2004), Gwangju Biennale (2004), Quadriennale in Rome (2005), due progetti speciali per Art Basel (Basilea, 2001 e Miami, 2007); Italy 1980 – 2007, Hanoi (2007); It’s not over yet, New York (2008); Piazze di Roma, Museum of Contemporary Art Shanghai, Shanghai (2010); No Soul for Sale, Tate Modern, Londra (2011); dOCUMENTA (13), Kassel (2012); Think Twice, Whitechapel, Londra (2012); Do it, Prishtina (2014); Time is thirsty, Kunsthalle, Vienna (2019), International biennal of ceramic art, Jingdezhen (2022); Bienal de L’Habana, L’Avana (2024).
Ha realizzato mostre personali in Italia (Bologna, Milano, Firenze, Napoli, Roma, Trento, Torino, Palermo, Parma, Brescia) e all’estero (Londra, Monaco, New York, Bruxelles, Miami, Parigi, Ginevra, Montpellier, Annecy, Goteborg, Newcastle).

Enrico Serotti è nato nel 1966 a Bologna, dove vive e lavora.
Dal 1977 al 1979 ha studiato presso l’Istituto Nazionale Studi sul Jazz (Parma). Nel 1985 si è laureato al DAMS (indirizzo musicale) dell’Università di Bologna.  
Musica alternativa
Oltre al Confusional Quartet, ha collaborato con diversi gruppi della new wave tra gli anni Settanta e Ottanta, tra cui Stupid Set, HiFi Bros, Neon, realizzando diversi dischi e molti concerti in Italia e all’estero.
Musica contemporanea
Ha realizzato la sonorizzazione per il Portico del Collegio (Modena 1983). Dal 1986 con l’ensemble “Marco Bertoni Enrico Serotti” ha pubblicato alcuni dischi e partecipato a rassegne in Italia e all’estero, tra cui Via Crucis (Repubblica di San Marino, 1991), AVE Festival (Arnhem, 1991) e Nuova Officina Bolognese (Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Bologna, 1992).
L’ensemble ha composto le musiche per il balletto Quintetto Blu di Enzo Cosimi (1994).
Mainstream
Dal 1984 si è occupato anche di musica commerciale, producendo molti dischi di musica pop e dance. Assieme a Marco Bertoni ha collaborato come autore, arrangiatore e produttore artistico con Lucio Dalla, Mauro Malavasi, Gianni Morandi, Heather Parisi, Angela Baraldi (Premio della critica al Festival di Sanremo 1992), Gianna Nannini e altri. Ha composto inoltre musiche per radio, TV e colonne sonore per film, tra cui Le môme di Alain Corneau (1985), Pummarò di Michele Placido, (1986), Un bacio non uccide di Massimo Semprebene (1992), Bambola di Bigas Luna (1996).
Arte Contemporanea
Dal 1998 ha avviato una lunga collaborazione con l’artista Eva Marisaldi, insieme alla quale ha realizzato diverse installazioni, video, animazioni, animatronics, presentati in manifestazioni internazionali tra cui le Biennali di Istanbul, Venezia, Alessandria d’Egitto, Lione, Siviglia, Gwangju, L’Avana, Biennale de l’Image en Mouvement (Ginevra), Art Basel (Basilea e Miami), dOCUMENTA (Kassel), Sonsbeek festival (Arnhem), Festival internazionale del cinema di animazione (Annecy) e in molti musei e gallerie tra cui Mori Art Museum (Tokyo), Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Torino), P.S.1 (New York), Tate Modern (Londra), Estorick Collection (Londra), PAC Padiglione d’Arte Contemporanea (Milano), MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Roma) e Metropolitan Museum of Art (New York).

Pier Paolo Pancotto è un curatore indipendente, vive e lavora a Roma.
Ha insegnato Storia dell’Arte contemporanea alle Università di Pisa e di Perugia, attualmente svolge attività didattica presso l’Università LUISS, Roma.
Dal 2016 è autore del programma espositivo Art Club per Académie de France à Rome presso Villa Medici a Roma.
Tra gli altri progetti, ha curato la serie di mostre Fortezzuola (Museo Pietro Canonica, Roma, 2016-18), una serie di mostre presso La Fondazione, Roma (2019-2021) e progetti espositivi presso Palais de Tokyo (Parigi); Mairie du 4ème (Parigi), Estorick Collection of Modern Italian Art (Londra), National Art Gallery (Tirana), Lateral Art Space (Cluj), Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma), Museo HC Andersen (Roma), Museo Carlo Bilotti (Roma), Musei di Villa Torlonia (Roma), Salone Margherita (Roma), Casa Scatturin (Venezia), Palazzo Dolfin Manin (Venezia), Museo Correr (Venezia), Museo Fortuny (Venezia), Casa Goldoni (Venezia), Museo di Palazzo Mocenigo (Venezia); Museo di Villa Pignatelli (Napoli), Chiesa delle Scalze (Napoli).
Tra le sue pubblicazioni: Artiste a Roma nella prima metà del ‘900 (2006), Arte Contemporanea dal Minimalismo alle ultime tendenze (2010), Arte Contemporanea: il nuovo millennio (2013).
Collabora con Artforum e Il Messaggero.


Mostra
Eva Marisaldi – Enrico Serotti
Per vari motivi – Parte II

A cura di
Pier Paolo Pancotto

Promossa da
Galleria de’ Foscherari

In collaborazione con
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo internazionale e biblioteca della musica

Sede
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, 40125 Bologna

Periodo di apertura
22 febbraio – 22 marzo 2026

Inaugurazione
Mercoledì 21 gennaio 2026 ore 18.30 

Orari di apertura
Martedì, mercoledì, giovedì ore 11.00 – 13.30 / 14.30 – 18.30
Venerdì ore 10.00 – 13.30 / 14.30 – 19.00 
Sabato, domenica, festivi ore 10.00 – 19.00
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura
In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) gratuito per possessori di qualsiasi tipologia di biglietto Arte Fiera 
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) ore 18.00 – 22.00 gratuito

Informazioni
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 2757711
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www.museibologna.it/musica
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Instagram: @museomusica
YouTube: MuseoMusicaBologna

Settore Musei Civici Bologna
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Facebook: Musei Civici Bologna
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YouTube @museicivicibologna

Ufficio Stampa / Press Office 
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
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Gli Ars Nova Napoli in concerto ad Amsterdam e presenti al Babel Music XP

Il “Neapolis 2500 Tour” degli Ars Nova Napoli arriva in Olanda con un concerto esaurito nella suggestiva Keizersgrachtkerk, ospiti dell’Istituto Italiano di Cultura. Il gruppo, sostenuto dal MAECI, si conferma ambasciatore della cultura partenopea e sarà protagonista al prestigioso Babel Music XP 2026 di Marsiglia.

ARS NOVA NAPOLI
UN TRIONFO ANNUNCIATO AD AMSTERDAM E PARTECIPAZIONE ALLA FIERA MEDITERRANEO DELLA WORLD MUSIC DI MARSIGLIA

Il Neapolis 2500 Tour degli Ars Nova Napoli prosegue il suo cammino internazionale all’insegna del successo e del riconoscimento istituzionale. Il 23 Gennaio il collettivo neo-folk calcherà il palco dello splendido e suggestivo scenario della Keizersgrachtkerk di Amsterdam, per un concerto pre annunciato sold out organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura della città.

L’evento, inserito nel tour internazionale supportato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), ha sancito ancora una volta la forza del “Manifesto Musicale del Mediterraneo Unito” portato avanti dalla band. Davanti a un pubblico internazionale e attento, gli Ars Nova Napoli trasformeranno la chiesa monumentale olandese in una piazza sonora con i ritmi del Sud Europa, ripercorrendo con fisarmonica, mandolino, chitarre battenti e voci la millenaria storia musicale di Napoli, intrisa di influenze greche, balcaniche e nord africane.

La tappa di Amsterdam non è un traguardo isolato, ma il preludio a un ulteriore, prestigioso riconoscimento per il progetto culturale degli Ars Nova Napoli. Il gruppo è stato infatti coinvolto a rappresentare la scena musicale del bacino mediterraneo alla prossima edizione di Babel Music XPthe Mediterranean hub for world music, in programma dal 19 al 21 Marzo 2026 a Marsiglia.

In questa piattaforma essenziale per la musica mondiale, gli Ars Nova Napoli saranno presenti con un proprio stand dedicato, curato in collaborazione con le istituzioni italiane, per presentare a professionisti, festival e promoter internazionali l’intero ecosistema del loro lavoro. Un progetto che va ben oltre il palco, includendo le innumerevoli attività di interscambio culturale – workshop, masterclass, laboratori in ambiti accademici e istituzionali – attraverso cui promuovono la cultura popolare napoletana come linguaggio vivo e contemporaneo di dialogo.

Questo doppio risultato – il calore del pubblico ad Amsterdam e la partecipazione al Babel Music XP – è la conferma che la strada intrapresa è giusta,” commenta Marcello Squillante, frontman della band. “Portare il nostro suono, che è un suono di incontro, in una chiesa olandese e poi nel cuore del mercato musicale mediterraneo significa affermare che le radici non sono un confine, ma una piattaforma di lancio. Siamo onorati di rappresentare, a Marsiglia, la ricchezza e la complessità del patrimonio folklorico italiano e del suo dialogo costante con il Mare Nostrum.”

Il Neapolis 2500 Tour proseguirà verso altre tappe, consolidando il ruolo degli Ars Nova Napoli come uno dei progetti più originali e visionari nel panorama della world music contemporanea, ponte sonoro tra tradizione e innovazione, tra Napoli e il mondo.

La band è composta da Marcello Squillante (voce e fisarmonica), Michelangelo Nusco (violino, tromba e mandolino), Vincenzo Racioppi (mandolino e charango), Gianluca Fusco (chitarra, fisarmonica diatonica e gaita), Antonino Anastasia (tamburi a cornice) e Bruno Belardi (contrabbasso). Insieme danno vita a un sound unico e immediatamente riconoscibile come un viaggio audace e rispettoso attraverso le tradizioni musicali del Sud Italia.

Gli Ars Nova Napoli sono un collettivo musicale nato a Napoli, dedicato alla rilettura in chiave contemporanea del vasto repertorio della tradizione musicale napoletana e mediterranea. Con un sound che unisce folk, world music e ritmi balcanici, la band ha conquistato un pubblico trasversale grazie a live spettacolari ed energici, diventando un punto di riferimento della nuova scena folk italiana. E proprio nel loro paese che negli anni si sono esibiti nei più importanti festival e rassegne di musica world come Ariano Folk Festival, Sponz festival, Festival Ethnos, Napoli World, La Notte della Tammorra, Carpino folk e tanti altri. La band collabora e ha collaborato con Trio Mandili (ascolta), Bagarija Orkestar (ascolta), Simona Boo (99 Posse/Comoverão/Bimbi di Fumo), Irene Scarpato (Suonno d’Ajere), Daniele Sepe (ascolta) Lavinia Mancusi, i musicisti dell’ Isola di Evia, Carlo Faiello, Gianni Lamagna, Maria Mazzotta.
Ascoltali dal vivo a La Notte della Tammorra.

Guarda il mini docu del  live alla Royal Opera House Mumbai
Guarda gli speciali video realizzati da SENSOR e Blogothèque
Ascoltali su Spotify


Contatti ufficiali
www.arsnovanapoli.it
www.facebook.com/ArsNovaNapoli
www.instagram.com/arsnovanapoli

Ufficio Stampa Ars Nova Napoli
Giulio Di Donna
+39 3395840777
giulio@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

Galleria Leòn celebra il primo anniversario con la mostra collettiva CORPUS

Fino a sabato 24 gennaio, la Galleria Leòn riapre le porte al pubblico con la mostra collettiva “Corpus“, curata da Leonardo Iuffrida, fondatore e direttore della galleria. Il progetto celebra il primo anniversario dello spazio, riunendo 5 artisti già protagonisti della sua programmazione nel corso del primo anno di attività.

In un’epoca dominata da selfie, social media e ostentazione dell’io, il corpo è divenuto uno strumento privilegiato nella costruzione dell’identità individuale e collettiva. La galleria ha posto questo tema al centro della sua ricerca, con l’obiettivo di diventare un luogo di riflessione e confronto.

Galleria Leòn celebra il primo anniversario con la mostra collettiva
 
CORPUS
A cura di Leonardo Iuffrida

Fino al 24 gennaio 2026
Galleria Leòn, Via Galliera 42/A – 40121 Bologna

Fino al 24 gennaio, questo spazio ospita “Corpus“, un’indagine visiva che riunisce Camilla Di Bella Vecchi, Marco Gualdoni, Lulù Withheld, Ettore Moni e Serafino, ciascuno con una visione distintiva, accomunati dalla capacità di esplorare le modalità con cui il corpo si fa specchio della nostra contemporaneità. Le loro traiettorie si intrecciano in una narrazione che offre mondi ideali, reale contatto e atti di resistenza nel buio oscurantista del presente.

NUDITÀ COME MISTERO E UTOPIA
Camilla Di Bella Vecchi & Marco Gualdoni

Ciò che viene offerto dai due artisti è un mondo utopico, immaginifico e pieno di mistero, che solo un mezzo come la fotografia può rendere credibile. Uno sguardo sul corpo privo di nostalgia, che si fa ponte di memoria verso il futuro. La visione fotografica di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni attinge all’immaginario della pittura fiamminga, in cui l’uso di una luce epidermica e analitica era simbolo di progresso, equità e sapere. Una luce che, scivolando su ogni più piccolo dettaglio del reale, eliminava gerarchie tra le cose e suscitava sete di conoscenza.

NUDITÀ COME RIAPPROPRIAZIONE DI SÉ, OLTRE LE BARRIERE DIGITALI
Lulù Withheld

La realtà e i nostri corpi sono ogni giorno esperiti attraverso uno schermo tecnologico che espone e dà visibilità, promette protezione e connessione, ma invece isola, filtra e crea visioni anestetizzate. In un pulviscolo di pixel, i corpi fotografati da Withheld recuperano la loro fisicità e materialità perduta, con l’intento di abbattere le barriere e ritrovare un reale contatto con sé stessi e gli altri.

NUDITÀ COME LEGAME COMUNITARIO E ATTO DI RESISTENZA
Ettore Moni

I ritratti fotografici realizzati da Ettore Moni trasformano l’osservazione in un’esperienza vissuta sulla propria pelle. Un’esplorazione di identità libere, outsider e non conformiste con cui ritrovare, attraverso la loro nudità, il coraggio di essere sé stessi e il senso profondo di una comune appartenenza. Ogni scatto permette di rispecchiarsi nell’altro, ampliare i nostri orizzonti e trovare legami condivisi.

NUDITÀ COME FIORITURA EMOTIVA
Serafino

Francesco Esposito, in arte Serafino, si ispira alla natura per ripensare le relazioni, l’amore e l’ordine sociale. Fotografa corpi, abbracci e connessioni umane, affiancandoli a scatti di elementi naturali. L’invito è a ridefinire i legami sentimentali ed affettivi non solo come una strada a senso unico, ma come una rete infinita di possibilità.


GALLERIA LEÒN

Nel suo primo anno di vita, Galleria Leòn si è distinta a Bologna come uno spazio innovativo e plurifunzionale. Il suo carattere aperto e il suo stampo internazionale hanno contribuito a generare una forte risonanza in città, sostenuta da una programmazione attenta tanto alla pluralità dei linguaggi quanto ai temi che attraversano l’immaginario contemporaneo. In particolare, la galleria dedica un’attenzione privilegiata alla fotografia e alle pratiche artistiche che utilizzano il corpo come principale strumento di espressione e comunicazione.

Fin dall’ingresso, Galleria Leòn si presenta come un luogo articolato in due anime: una sezione che comprende un archivio fotografico composto da un’accurata selezione di scatti vernacolari (fotografie trouvè di autori anonimi) dall’Ottocento a oggi, insieme a foto vintage di grandi autori americani di nudo maschile e cultura queer, tra cui Bob Mizer (1922-1992) e Bruce of Los Angeles (1909-1974); e una seconda sezione dedicata a mostre temporanee, con esposizioni di opere e artisti emergenti.

BIOGRAFIA

LEONARDO IUFFRIDA – FONDATORE E DIRETTORE DELLA GALLERIA LEÒN

Leonardo Iuffrida: storico dell’arte e autore de “Il nudo maschile nella fotografia e nella moda”, edito da Odoya. Laureato al DAMS di Bologna, ha studiato curatela presso la Fondazione Fotografia Modena (oggi Fondazione Modena Arti Visive) e Art & Business presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra. I suoi saggi su arte e moda sono stati pubblicati da Skira, Bononia University Press, Silvana Editoriale Brill Academic Publishers. Ha collaborato con GQ, Exibart, Artribune e Fondazione Pitti Discovery. Presso Senape Vivaio Urbano ha curato le mostre: “Stefano Questorio – Beyond Transparencies”, “Roberto Dapoto – Pittura da Fotografia”, “Matteo Piacenti – Nel giardino dei corpi svelati”, e “Tom of Finland and the Golden of Physique Photography”.


INFORMAZIONI UTILI
 
TITOLO: “Corpus” a cura di Leonardo Iuffrida
DOVE: Via Galliera 42/A, 40121, Bologna – Italia
OPENING: venerdì 5 dicembre 2025 ore 18.00
DATE DI APERTURA: dal 5 dicembre 2025 al 24 gennaio 2026
ORARI: da martedì a sabato 10 – 12.30 / 16 – 19.30
lunedì 8 dicembre: 16 – 19.30
domenica 7, 14, 21 dicembre: 16 – 19.30
 
INGRESSO GRATUITO
 
CONTATTI GALLERIA LEÒN:
MAIL: info@gallerialeon.com
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/galleria.leon/
 
CONTATTI LEONARDO IUFFRIDA:
FACEBOOK: https://www.facebook.com/leonardo.iuffrida.1?locale=it_IT
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/leonardo_iuff/
LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/leonardo-iuffrida-8592294b/
 
UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
 
051 6569105 – 392 2527126                    
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com> 

Casa Morandi, Bologna: Concetto Pozzati. Da e per Morandi

Dal 17 gennaio al 15 marzo 2026Casa Morandi del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, la dimora-studio dove il maestro bolognese ha vissuto e lavorato dal 1933 al 1964, ospita la mostra Concetto Pozzati. Da e per Morandi, curata da Maura Pozzati e realizzata in collaborazione con Archivio Concetto Pozzati, che intende omaggiare uno dei più attivi protagonisti della cultura italiana del secondo dopoguerra.
L’esposizione rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Settore Musei Civici Bologna | Casa Morandi


Concetto Pozzati. Da e per Morandi 
A cura di Maura Pozzati

17 gennaio – 15 marzo 2026
Casa Morandi
Via Fondazza 36, Bologna 
www.museibologna.it/morandi 
Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Casa Morandi
In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Definito “il corsaro della pittura”, Concetto Pozzati (Vo’, 1935 – Bologna, 2017) ha tracciato un ponte dialogante tra le diverse correnti culturali del dopoguerra, dal Surrealismo all’Informale e alla Pop Art. Le sue opere mantengono uno stretto rapporto con il segno, traccia distintiva del suo stile anche quando, dopo un iniziale periodo informale, si confronta con l’arte di Magritte e De Chirico, da lui definiti i suoi maestri ideali, e quando diventa uno dei più importanti rappresentanti della Pop Art italiana. In questa fase porta avanti una ricerca che non intende illustrare o glorificare il processo o le merci del consumo, ma che indaga il rapporto arte-merce, fino a spostare l’attenzione “alla critica del guardare e dell’occhio”. Produzione di differenze, turbamento, contaminazione, ginnastica delle mani e degli occhi, spaesamento, ambiguità, ironia, arte come interrogazione, divisione tra sperimentazione e tradizione, arte come fare, arte e responsabilità politica: questi alcuni dei concetti ricorrenti nella sua lunga e intensa vita artistica e intellettuale. Stimato professore, attento studioso e conoscitore dell’arte, amava molto parlare del lavoro degli altri e, curioso di dialogare con i suoi studenti, condivideva con loro conoscenze e passioni.

Concetto Pozzati ha scritto su Giorgio Morandi alcuni testi fondamentali, tra cui la presentazione della mostra Morandi e il suo tempo (1985-1986), allestita alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, intitolata Il tempo “autre” di Morandi, e il ritratto di Morandi inserito nel proprio diario di pittore, pubblicato da Corraini nel 2007, dal titolo Concetto Pozzati. Parola d’artista in cui emerge il rapporto conflittuale avuto con il grande maestro bolognese (amico del padre Mario e dello zio Severo Pozzati), un “uomo scomodo, che non ho amato e che non amo a differenza dello spessore di quel microcosmo irraggiungibile che era la sua pittura”.

Da e per Morandi è il titolo scelto da Concetto Pozzati per una serie di lavori che testimoniano un dialogo durato oltre quarant’anni con l’opera di Giorgio Morandi. Un confronto costante, espresso sia attraverso dipinti a lui dedicati sia mediante testi e riflessioni scritte sul suo metodo pittorico. Per questa occasione espositiva, Casa Morandi presenta alcune tra le opere più rappresentative dell’artista proponendo come lavoro di apertura Da e per Giorgio Morandi del 1964, anno della partecipazione di Pozzati alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a documenta III di Kassel. Nella tela ad emergere chiaramente è la fase di transizione dall’informale organico a una pittura più oggettuale, vicina alla sensibilità pop.
Il percorso espositivo prosegue con due lavori del ciclo Restaurazione (1973). Qui la rosa e la natura morta dipinte da Pozzati si sovrappongono a un’incisione ingrandita del maestro bolognese, come se immagini appartenenti a epoche diverse si riconoscessero parte dello stesso processo creativo, “da e per”.
Nei lavori dedicati a Morandi del 1974 Quattro più quattro. Per Morandi e Dal dizionario della restaurazione: bottiglie confezionate da e per Morandi la ricerca di Pozzati si fa ancora più audace: l’artista inserisce nelle opere reperti oggettuali, fotografie, inserti di scrittura, elementi eterogenei che convivono in un linguaggio pittorico nuovo, ironico e spregiudicato. Nell’anno di realizzazione dei due lavori, Pozzati scriveva: «Sfogliamo pagine sparse ricevute. Ampliamo un dizionario già dato, già vissuto. Repertorio-glossario rivisitato e ri-costruito. Appropriazione-citazione-sovrapposizione-organizzazione. Investigazione sul passato. Uso del Passato. Usare è fare. Fare è vivere».
A chiudere la mostra, alcune carte della serie A casa mia (2007-2008): un nucleo intimo e malinconico in cui gli oggetti domestici diventano presenze affettive, quasi icone della quotidianità familiare.

Concetto Pozzati (Vo’, 1935 – Bologna, 2017) è attivo dal 1949 a Bologna, dove frequenta l’Istituto d’Arte inizialmente interessandosi di architettura e di grafica pubblicitaria. Nel 1955 è a Parigi per perfezionarsi nello studio della pubblicità con lo zio Sepo (Severo Pozzati), celebre cartellonista, con il quale fonda a Bologna la Scuola d’Arte Pubblicitaria dedicata a suo padre, l’artista Mario Pozzati. Nel 1962 e nel 1964 realizza alcune scenografie per i teatri stabili. Dal 1967 insegna all’Accademia di Belle Arti di Urbino, che poi dirigerà; in seguito ha insegnato nelle Accademie di Firenze, Venezia e Bologna. Assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996, nel 1998 è direttore artistico della Casa del Mantegna di Mantova. Membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1995 e Consigliere Accademico dal 2005, accanto a un’inesauribile ricerca artistica segnata da importanti riconoscimenti, tra cui il Sigillo d’Ateneo dell’Università di Bologna (2005), e da esposizioni nel mondo, conduce una sensibile attività di curatore di mostre, manifestazioni culturali e pubblicazioni, mostrando un interesse privilegiato per i problemi di critica e teoria dell’arte visti dalla parte degli artisti.

Ha partecipato alle principali rassegne internazionali tra cui la Quadriennale di Roma (1959, 1965, 1973, 1974, 1986), l’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1964, 1972, 1982, 2007, 2009, 2013, le Biennali di San Paolo in Brasile (1963), di Tokio (1963) e di Parigi (1969), documenta di Kassel (1964). Ha presentato mostre personali e antologiche nei più importanti musei e gallerie in Italia e all’estero, tra cui Palazzo della Pilotta, Parma (1968, 2002); Palazzo Grassi, Venezia (1974); Palazzo delle Esposizioni, Roma; Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara (1976); Museu de Arte de São Paulo, in Brasile (1987); International Centre of Graphic Arts e Cankariev Dom, Lubiana (1993); Vente Museum, Tokio (1993); A.A.M. Architettura Arte Moderna, Roma (1998); Museo del Sale, Cervia (2006); Museo Morandi, Bologna (2007); Chiesa di San Stae, Venezia; Sala dei Battuti, Conegliano (2008); Museo Civico Archeologico, Bologna (2008); MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, Ravenna (2010); CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia (2012); Villa Contarini Venier, Vo’ (2012); Museo San Domenico, Imola (2013); Palazzo Fava, Bologna (2023-2024) dove è stata realizzata la più grande mostra antologica dell’artista realizzata dopo la sua scomparsa intitolata Concetto Pozzati XXL.

Concetto Pozzati muore a Bologna nella propria casa l’1°agosto del 2017.


Archivio Concetto Pozzati
Nato a gennaio 2020 a Bologna per volontà dei figli Maura e Jacopo Pozzati, l’Archivio Concetto Pozzati è un’associazione culturale senza scopo di lucro che raccoglie tutta la documentazione sull’attività di Concetto Pozzati per tutelarne l’opera, promuoverne la ricerca e la conoscenza, diffondere gli scritti e il pensiero critico e realizzare mostre collettive e personali in Italia e all’estero, sia presso istituzioni pubbliche che private. Dalla sua fondazione, l’Archivio sta provvedendo alla digitalizzazione delle opere dell’artista, dell’archivio storico e al monitoraggio della presenza nelle collezioni nazionali e internazionali, per essere un punto di riferimento per esperti e studiosi, in grado di promuovere e valorizzare non solo l’attività artistica ma anche il prezioso contributo culturale e intellettuale di Concetto Pozzati.
concettopozzati.com

Casa Morandi
Casa Morandi è stata aperta al pubblico il 17 ottobre 2009.
In via Fondazza 36, a Bologna, i vasi, le bottiglie, le conchiglie e i modelli di studio hanno ritrovato il loro posto nell’atelier e nel ripostiglio, come erano ai tempi in cui viveva Giorgio Morandi. Accanto al mobilio, alle suppellettili di famiglia e alla collezione di opere di arte antica appartenuta all’artista si trovano documenti, lettere, fotografie e libri generosamente lasciati al Comune di Bologna da Carlo Zucchini, Garante della Donazione Morandi.
Un interessante percorso, costruito attraverso un’accurata selezione di fotografie, libri e documenti di vario genere, racconta i principali momenti della vita del maestro, i rapporti con la famiglia, la formazione artistica, e gli incontri con personalità del mondo del cinema e dell’arte.
Il progetto di ristrutturazione della casa, affidato all’architetto Massimo Iosa Ghini, è stato realizzato grazie alla volontà del Comune di Bologna e al fondamentale sostegno di Unindustria Bologna.


Mostra
Concetto Pozzati. Da e per Morandi

A cura di
Maura Pozzati

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Casa Morandi

Sede
Casa Morandi
Via Fondazza 36, Bologna

Periodo di apertura
17 gennaio – 15 marzo 2026

Orari di apertura
Sabato ore 14.00 – 17.00
Domenica ore 10.00 – 13.00 / 14.00  – 17.00

Orari di apertura straordinari in occasione di ART CITY Bologna 2026
Giovedì 5 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
Venerdì 6 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
Sabato 7 febbraio 2026 ore 10.00 – 22.00
Domenica 8 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00

Ingresso
Gratuito

Informazioni
Casa Morandi
Via Fondazza 36 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 6496611 (centralino MAMbo)
www.museibologna.it/morandi
casamorandi@comune.bologna.it
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Instagram: @mambobologna
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