ART CITY Bologna 2026: Sergia Avveduti. Ombra Custode

Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna sono lieti di accogliere nelle sale del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia BargelliniOmbra Custode, mostra personale di Sergia Avveduti (Lugo, 1965), a cura di Elena Forin, realizzata in collaborazione con AF Gallery (Bologna). Visitabile dal 15 gennaio al 1 marzo 2026, il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera
L‘inaugurazione è prevista per mercoledì 14 gennaio 2026 alle ore 17.00.

Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Sergia Avveduti
Ombra Custode

A cura di Elena Forin


15 gennaio – 1 marzo 2026
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44, Bologna

Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
In collaborazione con AF Gallery
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Inaugurazione mercoledì 14 gennaio 2026 ore 17.00

Attraverso un folto nucleo di opere, molte delle quali inedite, costituito da sculture, installazioni, stampe digitali fotografiche e su seta, Sergia Avveduti pone in connessione l’attività di tutela e conservazione svolta dall’istituzione museale e la funzione sociale di protezione ed educazione assolta dalle Opere Pie e dai “Conservatori per cittelle” accomunate da fragilità e una precaria condizione economica, istituiti a Bologna tra XVI e XVII secolo. Un’attività, questa, svolta in maniera attiva e positiva, ma anche con una forma di sobrietà e discrezione, quasi nell’ombra.

L’ispirazione per l’artista nasce dalla presenza nelle eterogenee collezioni permanenti del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, situato al piano terra di Palazzo Davia Bargellini ancora oggi di proprietà della Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini, di alcuni esemplari delle straordinarie opere ricamate prodotte dalle fanciulle ospiti del Conservatorio delle Putte di Santa Marta, il più antico istituto di educazione femminile esistente a Bologna, fondato nel 1505 da Carlo Duosi per fanciulle orfane appartenenti a buone famiglie cadute in disgrazia come emanazione dell’Opera Pia dei Poveri Vergognosi.
L’istituzione educativa assistenziale del Conservatorio accoglieva giovani donne a rischio, le putte, che vivevano isolate dal mondo esterno e venivano educate all’arte del ricamo: un’attività che univa formazione, disciplina e creatività, trasformando il lavoro manuale in un gesto di cura, emancipazione e trasmissione culturale.
Durante la loro permanenza, le putte non avevano contatti con il mondo esterno, vivendo in un ambiente protetto ma isolato, che le avviava a vari mestieri. Tra questi, il ricamo, spesso realizzato con filati di seta a “punto pittura”, rappresentava un vero e proprio strumento di sostentamento e di autonomia futura. Le loro opere – copie di stampe o di dipinti celebri – erano infatti richieste per rivestire tessili d’arredo o per essere esposte come “quadri di seta”, contribuendo a garantire una dote o un supporto materiale per il loro futuro.

Punteggiando lo spazio e le collezioni con le sue opere, l’artista vuole quindi rievocare queste anonime pittrici dell’ago mettendo in luce il legame tra protezioneformazione e creatività artigianale nel contesto bolognese, e restituire dignità e memoria a queste donne a partire da quel concetto di cura che ha attraversato il tempo permettendo oggi al pubblico di visitare la raccolta Davia Bargellini.
La mostra inoltre crea un dialogo ideale tra il patrimonio storico di dipinti, arazzi oggetti antichi, e quello evocato dai lavori di Sergia Avveduti, che alludono al passato e all’universo della citazione.

Nata a Lugo (RA) nel 1965, vive e lavora a Bologna.
Alla pratica artistica affianca la docenza all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegna Disegno per la scultura, Fenomenologia del corpo per il I° anno del Biennio di Scultura e Tecniche e tecnologie delle arti visive per il  I° anno del Biennio di Pittura.
L’artista rivolge la sua attenzione principalmente allo sterminato archivio d’immagini offerte dalla Storia dell’Arte dandone una interpretazione differente. L’attrattiva verso il sapere umano identificato con l’Arte e l’Architettura crea mondi connessi ad un immaginario personale e all’ idea di viaggio. Fotografie, video, installazioni, sculture e disegni sono i linguaggi privilegiati, attraversati da una leggera vena narrativa che indaga il paesaggio e la misteriosa soggettività con cui viene percepito. Oltre ad essere un ricorrente topos iconografico lo spazio è quindi cruciale per raccontare lo scarto tra la realtà di un luogo e il modo in cui questo viene restituito.
Tra le mostre collettive più significative a cui ha partecipato si segnalano: Exit. Nuove geografie della creatività italiana (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2002-2003); Nuovo spazio Italiano (Galleria Civica di Trento, 2002-2003); XV Quadriennale nazionale d’arte di Roma (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2008); Quali cose siamo. III Triennale Design Museum (Triennale di Milano, 2010).
Ha esposto in spazi pubblici e privati, tra i quali: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (Bologna); Palazzo Ducale (Mantova); Padiglione de l’Esprit Nouveau (Bologna); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino); Triennale di Milano (Milano); Palazzo delle Papesse (Siena); MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Bologna); Museo di Palazzo Poggi (Bologna); Fondazione Teseco (Pisa); Palazzo delle Albere (Trento); Palazzo dell’Arengario (Milano); Pinacoteca nazionale di Bologna (Bologna); Atelier des Artistes (Marsiglia); Le Botanique (Bruxelles); Palazzo delle Esposizioni (Roma); Palazzo Kapetan Misino Zdanj (Belgrado); Casabianca (Zola Predosa, BO); Cabinet (Milano); Antonio Colombo Arte Contemporanea (Milano); Agenzia 04 (Bologna); Neon>FDV (Milano); Galleria Spazio A (Pistoia); Galleria Neon (Bologna); AF Gallery (Bologna); Galleria Vannucci (Pistoia).
sergiaavveduti.it

Nata a Bassano del Grappa (VI) nel 1979, vive a Parma.
Si è laureata al DAMS di Bologna con una tesi su Conrad Marca-Relli e sull’autonomia del linguaggio americano da quello europeo, svolta in collaborazione con l’Archivio dell’artista. 
La sua ricerca unisce l’interesse per i più recenti sviluppi artistici – installazione, video, performance, pratiche sociali, collaborative, time based e site specific- e le loro radici storiche degli anni ’60 e ’70.
È curatrice indipendente, membro della piattaforma curatoriale LaRete ArtProjects, dell’associazione internazionale dei curatori di arte contemporanea IKT, e di RAAN (Ricerca Arte Ambiente Natura) Unipr. 
Dal 2023 è  docente del workshop di Storia dell’arte contemporanea e di Comunicazione e media contemporanei per le industrie creative dell’Università di Parma e, dal 2025, insegna Museologia del contemporaneo all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia. 
Tra il 2009 e il 2012 è stata curatrice al MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma, sotto la direzione di Luca Massimo Barbero, con cui ha lavorato anche alla Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” di Verona tra il 2013 e il 2014.
Nel 2021 ha vinto il PAC – Piano Arte Contemporanea della Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del Ministero della Cultura con Remoto, un progetto di Giorgio Andreotta Calò per il giardino del Museo di Castelvecchio e i Musei Civici di Verona. 
Nel 2023 e 2024 ha ricoperto il ruolo di curatrice del progetto Panorama della Quadriennale di Roma, e dal 2025 cura il programma di residenze Nucrè in Puglia, a Ceglie Messapica. 
È socia fondatrice di ACollection, e dal 2025 presiede il Comitato Scientifico dell’Archivio Piero Fogliati ETS. 
È autrice di saggi, articoli e pubblicazioni.
Ha ideato e curato mostre, produzioni, progetti e talk in varie istituzioni in Italia e all’estero, tra cui MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma (Roma), Musei Civici di Verona (Verona), Musei Civici di Bassano del Grappa (Bassano del Grappa), Collezione Salenbauch (Göppingen), Triennale di Milano (Milano), Musei Civici di Modena (Modena), Elgiz Collection (Istanbul), Kunsthalle Osnabrück (Osnabrück), Łaźnia Center for Contemporary Art (Gdańsk) e Art Miami (Miami).
Dal 2020 al 2024 ha collaborato con ArtVerona, di cui nel 2024 è stata Vicedirettrice.


Mostra 
Sergia Avveduti
Ombra Custode

A cura di
Elena Forin

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica

Sede
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44, Bologna

Periodo di apertura
15 gennaio – 1 marzo 2026

Inaugurazione
Mercoledì 14 gennaio 2026 ore 17.00 – 19.00

Orari di apertura
Martedì, mercoledì, giovedì 10.00 – 15.00
Venerdì 14.00 – 18.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 18.30
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY Bologna White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Gratuito

Informazioni
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 236708 
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/daviabargellini
Facebook: Musei Civici d’Arte Antica
Instagram: @museiarteanticabologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna

Settore Musei Civici Bologna
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Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> 

Agrigento conclude l’anno di Capitale Italiana della Cultura 2025

Agrigento conclude l’anno di Capitale Italiana della Cultura 2025 con oltre 1.100 eventi, mostre, incontri e progetti. Sabato 10/01 la cerimonia conclusiva al Teatro Pirandello e la consegna del titolo alla Città dell’Aquila, Capitale Cultura 2026.

Agrigento
Capitale Cultura 2025  

Sabato 10 gennaio la cerimonia conclusiva al Teatro Pirandello e la consegna del titolo che va alla Città dell’Aquila, Capitale Cultura 2026

Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 ha dato vita a una delle esperienze culturali più vaste e articolate mai realizzate sul territorio. Nel corso del 2025, nell’ambito della celebrazione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura, sono stati complessivamente 1.110 gli eventi, che hanno spaziato dalle attività collaterali ai 44 progetti del dossier, fino a manifestazioni di prestigio con la partecipazione di personalità illustri che hanno scelto Agrigento come meta proprio in quanto Capitale della Cultura.

La presenza culturale è stata costante e capillare: oltre 60 mostre ed esposizioni e una particolare attenzione alla promozione della lettura, con più di 30 presentazioni di libri. Artisti, istituzioni culturali, fondazioni e realtà di primo piano hanno scelto la città come sede privilegiata di eventi di carattere nazionale e internazionale, contribuendo a rafforzarne il profilo culturale e la capacità di attrazione.

Tra gli eventi di maggiore rilievo si segnalano l’apertura del nuovo museo nascita di Metaphorà e del Museo di Città, luogo pensato come ponte tra passato e presente, capace di raccontare la storia di Agrigento, dalla Magna Grecia ai giorni nostri, attraverso percorsi multimediali che intrecciano luoghi e figure emblematiche del territorio. Di particolare interesse è anche il Museo del Corallo Nocito di Sciacca, dedicato alla storia e alla tradizione artigiana legata al celebre corallo rosso.

La Valle dei Templi, patrimonio UNESCO, insieme al centro storico, alle tradizioni popolari e alla ricchezza paesaggistica e culturale del territorio, hanno costituito il palcoscenico naturale per un vasto programma di iniziative. Gli eventi hanno avuto l’obiettivo di valorizzare l’identità culturale agrigentina, promuovere il dialogo tra tradizione e innovazione, coinvolgere la comunità locale e attrarre visitatori da tutta Italia e dal mondo. Dai concerti di artisti di fama nazionale e internazionale agli spettacoli teatrali, dalle mostre d’arte alle conferenze accademiche, dalle manifestazioni folkloristiche ai festival letterari, ogni iniziativa ha contribuito a rendere Agrigento un punto di riferimento nel panorama culturale nazionale e internazionale.

In tale contesto, sabato 10 gennaio, alle ore 18, al Teatro Pirandello si terrà la cerimonia ufficiale che celebrerà la conclusione dell’anno di Capitale Italiana della Cultura 2025, dove Agrigento cederà il testimone a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, alla presenza del Sindaco Pierluigi Biondi, nel segno della continuità e del dialogo tra i territori.

E il sindaco di Agrigento, Francesco Miccichè, afferma: “Con oltre 1.100 eventi, mostre, incontri e progetti, Agrigento ha dimostrato di esserci, di saper accogliere e produrre cultura, valorizzando il suo straordinario patrimonio identitario.

L’anno di Capitale Italiana della Cultura 2025 ha posto le fondamenta per progettare il futuro culturale del nostro territorio. Il fermento culturale vissuto non si esaurisce con la fine dell’anno: tanti altri eventi, attività e iniziative continueranno a rafforzare il percorso intrapreso.”


Melina Cavallaro –  
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Trent’anni di Linea d’ombra, grande successo delle mostre in corso

2026, Linea d’ombra compie trent’anni. Fondata nell’autunno del 1996 dallo storico dell’arte Marco Goldin, Linea d’ombra è presto diventata la società italiana di organizzazione di grandi mostre internazionali che ha creato nuove e inedite prospettive nel settore. Svincolando tra l’altro l’arte dalla sola adesione degli esperti, ha richiamato nelle sue esposizioni, da allora, quasi 12 milioni di visitatori.

TRENT’ANNI DI LINEA D’OMBRA.
Grande successo delle mostre di Villa Manin e di Treviso durante le festività

E questo 2026 per Linea d’ombra è cominciato nel migliore dei modi. Due le grandi mostre aperte, organizzate dalla società trevigiana e curate entrambe da Marco Goldin. A Passariano di Codroipo (Udine), fino al 12 aprile, Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni, mentre a Treviso, fino al 10 maggio, Da Picasso a Van Gogh. Capolavori dal Toledo Museum of Art.

Numeri molto significativi quelli delle Festività – i dodici giorni tra il 26 dicembre e il 6 gennaio – con quasi 40.000 visitatori complessivi nelle due sedi, con lunghe code per accedere in entrambi i luoghi. Per la precisione, 16.016 a Villa Manin e 21.352 a Treviso, con una media di ingressi, durante il periodo festivo, rispettivamente di 1335 persone a Villa Manin e 1780 a Treviso.

Le due esposizioni hanno preso il via a cinque settimane di distanza l’una dall’altra, per cui il totale al 6 gennaio è di 52.405 visitatori a Villa Manin in 78 giorni di apertura (media giornaliera 672), mentre a Treviso, sempre al 6 gennaio, il dato è di 50.147 visitatori in 46 giorni di apertura (media giornaliera 1090). La mostra di Villa Manin toccherà l’esatta metà la prossima domenica, 11 gennaio.

Ci sono alcuni dati – difficile non definirli clamorosi – che indicano il gradimento assoluto del pubblico verso queste due esposizioni, e sono quelli dei cataloghi venduti e ancor di più delle audioguide noleggiate, dati riferiti sempre ai soli dodici giorni delle Festività. Considerando ancora una volta l’insieme delle due mostre, nei dodici giorni festivi sono stati venduti oltre 2000 cataloghi, veri e propri libri, sia nella versione più ampia sia in quella ridotta. A questo dato già di per sé eclatante si associa l’altro, ancor più incisivo, a certificare la volontà del pubblico di svolgere una visita informata alle mostre: addirittura oltre 10.000 in dodici giorni le audioguide noleggiate, opzionali e dunque non comprese nel prezzo del biglietto d’ingresso. Audioguide scritte e registrate da Marco Goldin, autore anche dei due cataloghi.

Un’ultima nota la merita il film Gli ultimi giorni di Van Gogh, scritto e diretto sempre dal curatore della mostra, che si vede nella piccola sala cinema alla conclusione del percorso di Da Picasso a Van Gogh nel Museo Santa Caterina a Treviso. Un’adesione generale e commossa del pubblico, che alla fine della visione esce emozionato e partecipe. Questo ha spinto nuovamente in alto le vendite del libro di Goldin, Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato (Solferino), che in alcuni giorni al bookshop ha superato addirittura come dato perfino il catalogo della mostra. Si tratta del libro da cui era nato l’omonimo e fortunato spettacolo teatrale del 2022 e i cui testi sono stati adesso riproposti nel film.

Commenta Marco Goldin: “Sono molto felice che l’anno del trentennale di Linea d’ombra si sia aperto in questo modo, con lunghe code e tanta gente nelle due mostre. Ma soprattutto sono estremamente lieto del gradimento che esse stanno riscuotendo presso un pubblico così vasto, proveniente da tutta Italia e anche da molte nazioni estere. Un pubblico che ha il desiderio vero di approfondire e che non si accontenta dei nomi più famosi, e invece desidera conoscere anche gli autori meno noti ma spesso di somma bellezza. È il motivo per cui ho cominciato a fare questo lavoro ormai così tanti anni fa e per cui ancora oggi penso valga la pena di impegnarsi.”

Prosegue Goldin: “Sento il desiderio di ringraziare profondamente il Presidente e il Vice presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga e Mario Anzil, perché mi hanno dato fiducia su un progetto come quello della mostra Confini da Gauguin a Hopper che tre anni fa, quando l’avevo loro proposto, poteva sembrare un azzardo tanta era la sua complessità realizzativa e curatoriale. Unito tutto ciò al fatto che il restauro dell’Esedra di levante di Villa Manin è stato portato a termine in tempi record ma ugualmente con qualità. Non è quindi il mio un ringraziamento di facciata ma di vera sostanza per la fiducia accordatami, diventata adesso felicità per i risultati che si stanno conseguendo, portando il luogo Villa Manin al centro dei percorsi culturali della regione.

Come devo ugualmente ringraziare il Sindaco di Treviso, Mario Conte, che ha voluto fortemente il ritorno mio e di Linea d’ombra in città, a quasi dieci anni dall’ultima mostra che avevamo organizzato. Anche in questo caso l’apprezzamento del pubblico verso la mostra Da Picasso a Van Gogh è segno di come le persone avessero voglia di tornare a Treviso per scoprire oltre alla grande pittura anche una città accogliente e ricca di iniziative.”

Conclude le sue riflessioni Marco Goldin: “Ritengo questo inizio così positivo di 2026 il miglior viatico per il mio nuovo spettacolo teatrale, a quattro anni di distanza dall’ultimo. Con le musiche originali di Remo Anzovino che le eseguirà al pianoforte, con Daniela Savoldi violoncello e voce e le animazioni di Alessandro Trettenero. Lo spettacolo prenderà il via a metà ottobre, con una settimana di prove generali e la data zero nel bellissimo Teatro Sociale di Mantova, e poi proseguirà per decine di città in tutta Italia, sud e isole compresi. Sarà dedicato a Monet, in occasione del centenario della sua morte, avvenuta il 5 dicembre 1926. Mi fa molto piacere tornare sui palcoscenici italiani a raccontare la più bella pittura, attraverso i colori e la vita di chi quei colori ha sparso sulle tele. Di certo Claude Monet, uno degli artisti più influenti dell’intera storia dell’arte, ha questa identità costruita sui capolavori.”


Ufficio Stampa: Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. +39 049 663499
Ref. Simone Raddi – simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

I vincitori della XV Florence Biennale in mostra all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze

Dal 10 al 29 gennaio 2026, le opere vincitrici della XV edizione della Florence Biennale saranno protagoniste di una mostra ospitata dall’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, confermando e rinnovando una collaborazione di alto profilo avviata nel 2021 tra la Florence Biennale e la più antica accademia artistica al mondo.

I vincitori della XV Florence Biennale in mostra all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze

Opening: sabato 10 gennaio 2026, ore 11.00
Dal 10 al 29 gennaio 2026
Accademia delle Arti del Disegno di FirenzeOpening: sabato 10 gennaio 2026, ore 11.00
Dal 10 al 29 gennaio 2026
Accademia delle Arti del Disegno di Firenze

In continuità con quanto realizzato nelle precedenti edizioni, anche per la XV Florence Biennale i vincitori dei primi premi delle diverse discipline in concorso – dal disegno alla pittura, dalla scultura alla fotografia, dall’arte digitale alla videoarte e al design – saranno riuniti in una mostra allestita presso la Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno, affacciata su Piazza San Marco e parte del complesso architettonico che ospita anche l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Questa sinergia rappresenta un’importante occasione di valorizzazione dell’arte e del design contemporaneo, offrendo agli artisti e ai designer premiati nei concorsi per i riconoscimenti “Lorenzo il Magnifico” (arte) e “Leonardo da Vinci” (design) – assegnati dalla Giuria internazionale della Florence Biennale – la possibilità di esporre le proprie opere in una sede di straordinario prestigio storico e culturale.

Gli artisti in mostra sono: Ella Baudinet, Paola de Dominicis, Chen Gang, Jef Horvers, Jiang Miao, Luxarti, Michelle Gialanze, Mister Geez, Maria Pavlovska, Ramona Russu, Mia Segaert, Sue Schroeder, Stephanie Wallendjack, Wang Yiran, Toria Ya Tuo.

Accanto ai vincitori, la mostra vedrà la partecipazione, in qualità di Guests of Honour, di Gabriel Isak, Andrea Prandi, Liku Maria Takahashi ed Emily Young, figure di riferimento nel panorama artistico internazionale contemporaneo.

Per gli artisti e i designer premiati, la mostra rappresenta un riconoscimento del valore del merito contemporaneo e un’opportunità di confronto con una delle istituzioni culturali più autorevoli a livello internazionale. A suggellare l’importanza dell’evento, il catalogo della mostra entrerà a far parte delle pubblicazioni ufficiali dell’Accademia delle Arti del Disegno, diventando testimonianza permanente di questa esperienza e assicurando ai vincitori un posto nella memoria storica dell’istituzione.

ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO

Fondata nel 1563 da Giorgio Vasari sotto il patrocinio di Cosimo I de’ Medici, l’Accademia delle Arti del Disegno affonda le proprie radici nella Compagnia di San Luca, attiva già dal 1339 e frequentata nel corso dei secoli da protagonisti assoluti della storia dell’arte quali Lorenzo Ghiberti, Donatello, Benozzo Gozzoli, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Esporre in questo contesto significa inserirsi in una tradizione secolare che attraversa oltre sei secoli di storia dell’arte, instaurando un dialogo diretto tra la ricerca contemporanea e le grandi personalità del passato.

Per maggiori informazioni visita il sito https://www.florencebiennale.org/


INFORMAZIONI UTILI
EVENTO: I vincitori della XV Florence Biennale in mostra all’Accademia delle Arti del Disegno
INAUGURAZIONE: sabato 10 gennaio 2026, ore 11.00
DOVE: Accademia delle Arti del Disegno
Sala delle Esposizioni
Via Orsanmichele / Piazza San Marco – Firenze

APERTURA AL PUBBLICO: Dal 10 al 29 gennaio 2026
ORARI:
Da martedì al sabato: 10.00 – 13.00 / 17.00 – 19.00
Domenica: 10.00 – 13.00
Lunedì e festivi: chiuso
 
INGRESSO LIBERO
 
CATALOGO
Il catalogo della mostra entrerà a far parte della collana ufficiale dell’Accademia delle Arti del Disegno ed è pubblicato da Edizioni Polistampa.
 
CONTATTI FLORENCE BIENNALE
EMAIL: media@florencebiennale.org
SITO WEB: https://www.florencebiennale.org/
 
UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
 
Tel +39 051 6569105
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com>

Sailing to Byzantium 6 New York Artists in Venice

Fino all’ 11 gennaio 2026 continua la mostra Sailing to Byzantium: 6 New York Artists in Venice, a cura di Richard Milazzo.

 Le sale di Palazzetto Tito, sede espositiva della Fondazione Bevilacqua la Masa ubicata nel polo universitario della città, tra l’Accademia di Belle Arti, Ca’ Foscari e lo IUAV – Università di Venezia, ospitano l’esposizione che continua a riscontrare l’apprezzamento dei visitatori.
In occasione dell’ultimo giorno di apertura – 11/01 –, alle ore 16.00 il curatore Richard Milazzo si renderà disponibile per una visita guidata, per svelare ogni retroscena.

Sailing to Byzantium
6 New York Artists in Venice
Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz, Peter Nagy, Walter Robinson
L’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia è lieta di ospitare la mostra Sailing to Byzantium – 6 New York Artists in Venice

A cura di Richard Milazzo
Direzione artistica di Giovanni Tiboni
Palazzetto Tito, Venezia
4 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026

Un progetto che fa di Venezia soglia verso l’Oriente, come afferma Milazzo non “di un’altra metafisica”, ma di “una rivoluzione nella proprietà dei sistemi simbolici”, un’indagine sulla differenza che mira alla sintesi.
Il viaggio verso Bisanzio è soprattutto simbolico: l’omonima poesia di Yeats – Sailing to Bysantium – funge da alveo poetico e organizzativo della mostra;
una trasmigrazione dal sensibile al trascendete, che onora la funzione eternatrice dell’arte, ma che ribalta le parole dello stesso Yeats, fondendo sensi ed intelletto.

La scelta del numero degli artisti non è lasciata al caso, sei sono, infatti, i sestieri di Venezia, sei i rebbi sulla prua della gondola.

Ruolo cardine nella produzione delle opere va indubbiamente riconosciuto a Giovanni Tiboni, Direttore della Fabjbasaglia Contemporary Prints di Rimini.
La stampa non è ancillare, ma ulteriore campo di sperimentazione, non si tratta solo di una tecnica, ma del mezzo che meglio trasfigura le intenzioni degli artisti, “medium culturale e archivio di idee e di storia”, afferma il curatore.
Le incisioni profonde e materiche di Baechler, le acqueforti atmosferiche di Bleckner, i rilievi metallici di Halley, i virtuosismi percettivi di Muniz, i giochi semiotici di Nagy e la forza diretta dell’immaginario pop di Robinson. 

Se la ripresa di immagini precedenti accomuna quasi tutti gli artisti, fa eccezione Halley, unico a non attingere esplicitamente da lavori passati, ma solo implicitamente, dalla sua grammatica, dove le griglie rappresentano un carattere importante.

Le stampe di Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz Peter Nagy e Walter Robinson si uniscono per accompagnarci in un viaggio dalla scena di New York all’atmosfera lagunare sospesa nell’ “artificio dell’eternità”.


Sede: Palazzetto Tito – Dorsoduro 2826, Venezia
Date: 4 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026
Orari di apertura: dal mercoledì alla domenica 10,30 – 17,30
Ingresso: gratuito


Studio associato Davide Federici
Ufficio stampa e comunicazione
info@davidefederici.it 
www.davidefederici.it
Da Davide Federici – Ufficio stampa <info@davidefederici.it>

Venezia, BLUE GALLERY: Simone Meneghello incontra Borges fino al 20 gennaio

MENEGHELLO INCONTRA BORGES
Personale di Simone Meneghello
a cura e testo critico di Alberto Dambruoso

09.12.25 > 11.01..2026 

Inaugurazione 09 dicembre 2025 h.18

Blue Gallery 
Sestiere Dorsoduro 3061, Venezia

Alla Blue Gallery gli eventi non si programmano: accadono. Nascono da conversazioni leggere ma dense, dall’andirivieni quotidiano, nella vivace zona di Dorsoduro a Venezia, dall’ascolto fertile che maturano i progetti come semi. È in questo terreno, vivo e non artificiale, che Simone Meneghello incontra Borges. Non una citazione, non un omaggio illustrativo, ma uno scambio: un attraversamento.
Un incontro che avviene fisicamente nello spazio della galleria e poeticamente  nell’opera, come se la letteratura si fosse fermata qui, pronta a trasformarsi in materia, oggetto, corpo. Meneghello lavora da anni sul limite. Sul confine tra parola e silenzio, tra senso e opacità. Le sue opere non comunicano un contenuto: custodiscono una presenza. Sono libri riscritti, sovrapposti, saturati fino a diventare superfici compatte, nere, inaggirabili. Sono scatole che contengono nulla pur contenendo tutto, boccette che archiviano poesie frante come messaggi lanciati al mare; sono enciclopedie che hanno perso la possibilità della lettura ma hanno guadagnato densità, peso, esistenza.

 Il critico Dambruoso osserva che «le parole, frantumate o sovrascritte, perdono la loro funzione originaria mostrandosi solo per la loro nuda e scarna presenza». È Meneghello stesso a definire questa pratica come Presenza dell’assenza, e ancora:”Quando il linguaggio si compatta nelle mie opere, quando le lettere si sovrappongono e si perdono nella densità tipografica, accade qualcosa che va oltre la scrittura: il linguaggio mostra se stesso nel momento in cui non può più dire. Le opere sono il varco, la soglia dove la parola smette di essere discorso e diventa presenza».

Dopo Pasolini e Pavese, ora il dialogo si apre con Borges. Il confronto con l’opera letteraria del grande scrittore e poeta argentino, nasce soprattutto intorno al concetto di simultaneità. E’ ancora Meneghello a definire questo punto affermando che: “Nelle mie opere il testo si sottrae alla sequenza lineare e viene restituito come densità simultanea” (In alcune opere la sovrapposizione si sviluppa anche in un solo punto. Un intero testo è presente, stratificato, sovrapposto in un unico punto, come ad esempio nell’opera dal titolo “L’Aleph”). 

Meneghello ha impostato la sua ricerca su questi concetti, declinandola però su un piano visivo: i suoi libri non si leggono ma contengono tutto. Attraversandole non si entra nel significato ma in quello spazio in cui significato e materia coincidono. 

La mostra si compone di due nuclei espositivi, due forme di passaggio:

I. Le opere a parete

Cinque lavori murali — Cosmogonia, Finzioni, L’Aleph, Trittico L’altro, La biblioteca di Babele, Funes, Il giardino dai sentieri che si biforcano.Oggetti che non trasmettono significato, ma lo trattengono.

Sono opere-soglia: blocchi compattati di testo, superfici che non si lasciano leggere ma custodiscono la totalità dei libri da cui provengono. Ogni opera è un frammento di un tutto simultaneo, un punto di densità che nega la sequenza e invita a sostare nel limite del linguaggio. Non tutte le opere sono sovrascritte, alcune sono compattate, destrutturate o velate; tutte, in ogni caso, non possono essere decodificate. 

II. Labirinto di Borges — Sentiero della conoscenza

Il secondo nucleo comprende l’installazione “Labirinto di Borges – Sentiero della conoscenza”; quindici volumi enciclopedici, privi di copertine e monocromi, formano un sentiero che parte dalla parete, attraversa il pavimento e supera la soglia della galleria per continuare idealmente e materialmente sulla strada (oltre il vetro/velo della vetrina). È un gesto che porta l’enciclopedia – simbolo del sapere ordinato e totale – oltre il proprio linguaggio: un attraversamento, un oltrepassamento del limite. «Il vuoto compreso tra un volume e l’altro è un vuoto che è tutto: lo spazio stesso della simultaneità, dove presenza e assenza coincidono», scrive Dambruoso.

Anche nella sua struttura, il sentiero si offre come figura paradossale: sembra un sentiero che conduce, ma pur conducendo, non porta da nessuna parte. Non vi è inizio né fine, né sopra né sotto, né dentro né fuori, né pieno né vuoto: tutto è contemporaneamente presente.

Un percorso che conduce e non conduce: la meta non è l’arrivo, ma il cammino.

Non c’è inizio né fine. Non c’è dualità che resista. Il percorso è luogo di tempo indiviso.

Dambruoso riconosce nella ricerca di Meneghello «una tappa ulteriore verso la dimostrazione della verità dell’opera», in cui l’opera esiste al di là del significato.
Non per dire: per essere. L’artista stesso ribadisce:“L’arte, per come la vivo io, e il mio lavoro non sono mai comunicazione. Attraversare la soglia significa accettare che ogni senso sia già ecceduto, che il linguaggio – nel momento in cui si arresta – riveli la sua appartenenza all’Uno”.

MENEGHELLO INCONTRA BORGES non è una mostra che si guarda. È una mostra che si attraversa.

Simone Meneghello nasce a Milano il 3 Settembre 1973.
Frequenta il liceo artistico I di Brera e si dedica allo studio della scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Fin dagli anni novanta le sue opere trovano espressione attraverso varie forme dell’arte visiva alle quali, da sempre, affianca la composizione e la produzione musicale. Vive e lavora a Padova 

WEBSITE www.simonemeneghello 
INSTAGRAM @simonemeneghelloart


BLUE GALLERY

Minuscola e orgogliosamente indipendente è situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il  blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare

INSTAGRAM @bluegalleryvenice 


ORARI DI VISITA

DOVE
BLUE GALLERY 
Rio Terà Canal – S. Margherita
Dorsoduro 3061, Venezia

ORARI di VISITA 
Da Martedi a Domenica 10-13 /15-19

Contatti Stampa
CRISTINA GATTI PRESS & PR
press@cristinagatti.it
Da Cristina Gatti – Press & P.R. – Venezia <press@cristinagatti.it>

I Suonno d’ajere: nel nuovo Ep dal vivo la loro musica fra tradizione e innovazione

Agualoca Records presenta l’uscita dell’EP di sette tracce dal titolo “Live in quartet” dei Suonno D’Ajere.
Disponibile dal 9 gennaio, su tutti gli store digitali, è stato registrato e mixato da Daniele Chessa durante il concerto tenutosi al Teatro Trianon-Viviani di Napoli il 21 marzo 2025. Il disco, composto da sette brani, segna una tappa fondamentale per la band napoletana, proiettando la sua rilettura personale e contemporanea della canzone classica partenopea verso nuove rotte sonore.

I Suonno d’ajere pubblicano un nuovo Ep dal vivo che racchiude l’essenza della loro musica tra tradizione e innovazione

Suonno D’Ajere
Dal 9 gennaio sarà disponibile sulle piattaforme digitali l’EP di sette brani
Live in quartet
Una rilettura personale e contemporanea della canzone classica partenopea verso nuove rotte sonore

Per la prima volta nella loro storia, i Suonno D’Ajere hanno ampliato la formazione in un quartetto, affiancando al trio storico – Irene Scarpato (voce), Marcello Smigliante Gentile (mandolino, mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarre) – il percussionista Salvatore La Rocca e introducendo anche  l’uso della chitarra elettrica. Una scelta audace che genera una dimensione sonora più ampia, vibrante e ricca di sfumature, pur restando saldamente ancorata all’autenticità della tradizione.

L’EP rappresenta un ponte tra passato, presente e futuro del gruppo che prende forma grazie a quattro tracce che provengono dall’ultimo album “nun v’annammurate” (Italian World Beat); un brano, “Presentimento”, che è un classico suonato nella formazione originaria; e “Munasterio ‘e Santa Chiara” che non è altro una preziosa anteprima del nuovo disco in uscita prima dell’estate 2026, di cui anticipa le nuove direzioni musicali.

Il 2025 si è rivelato un anno di grande crescita artistica per i Suonno D’Ajere, culminato in un tour mondiale che li ha portati, dal 2022, a suonare in Cina, Taiwan, India, Germania, Francia, Spagna,  Svizzera, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Polonia, Corea del sud e Giappone, Canada, Portogallo, Tunisia, Capo Verde, Belgio.
Queste esperienze internazionali hanno alimentato una ricerca sonora in continua evoluzione, che trova nel nuovo EP live una prima, potente, sintesi: la tradizione napoletana dialoga con il mondo, aprendosi a contaminazioni senza perdere identità e profondità.

Un anno significativo anche per la frontwoman Irene Scarpato che a fine dicembre 2025 è stata protagonista del progetto teatrale “Dignità Autonome di Prostituzione” del regista Luciano Melchionna, in scena al Teatro Bellini di Napoli. La sua performance ha confermato la Scarpato non solo come una delle voci femminili più originali e interessanti della scena napoletana, ma anche come un’artista completa, capace di fondere in modo magistrale arte scenica e canto.Con questo EP, e con l’attesissimo nuovo album in arrivo che sarà seguito da un tour, i Suonno D’Ajere confermano la loro missione: rinnovare il repertorio partenopeo con curiosità, rispetto e uno sguardo audacemente contemporaneo.


Per info e contatti
suonnodajeretrio@gmail.com
https://www.instagram.com/suonnodajere/
https://www.facebook.com/suonnodajeretrio

Ufficio Stampa Suonno d’ajere
Hungry Promotion
giulio@hungrypromotion.it – 3395840777
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

Messina, FORO G gallery: a Ganzirri “Il mio abbandono” di Valeria Alibrandi

“Il mio abbandono” ed è così intimamente che si mostra con la sua prima personale di fotografia Valeria Alibrandi a cura di Roberta Guarnera presso la FORO G gallery dal 17 al 31 Gennaio.
Una fotografia che coniuga urbex e fotografia ibrida, in cui il tempo e la natura sono protagoniste.
La ricerca di Valeria si traduce in visione immaginaria; l’edera presente (aggiunta pittoricamente in post produzione) raccoglie, si abbandona e fiorisce nei luoghi fotografati.
Attraverso questa mostra Valeria ci proietta in un “futuro” ed a noi non resta che visionarlo da Sabato 17 Gennaio alle 17.30.


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery
Da FORO G gallery <forog.gallery@gmail.com>

“Il respiro di un viaggio”, un confronto inedito tra Albrecht Dürer e Maria Lai

Dal 13 dicembre, la Fondazione Stazione dell’Arte di Ulassai presenta una mostra unica nel panorama culturale italiano:  “Il respiro di un viaggio”, un confronto inedito tra Albrecht Dürer e Maria Lai, due protagonisti della storia dell’arte che, pur attraverso linguaggi differenti, condividono la stessa tensione sul senso e sul valore simbolico della loro ricerca.

“Albrecht Dürer | Maria Lai.
Il respiro di un viaggio


13 dicembre 2025 – 15 marzo 2026

CaMuC e Stazione dell’Arte, Ulassai (NU)

Dal 13 dicembre 2025 al 15 marzo 2026, la Stazione dell’Arte e il CaMuC di Ulassai ospitano “Il respiro di un viaggio”, una mostra di rara intensità nel panorama culturale italiano che mette a confronto due figure emblematiche della storia dell’arte: Albrecht Dürer e Maria Lai.

Attraverso linguaggi distanti cinque secoli ma uniti da una sensibilità condivisa per il valore evocativo del segno e per la ricerca di significato, la mostra invita a riscoprire il potere dello sguardo e dell’immaginazione.

L’esposizione, curata da Marco Peri e Luca Baroni, offre l’opportunità eccezionale di ammirare da vicino alcuni tra i più importanti capolavori dell’opera grafica di Dürer, provenienti da prestigiose collezioni private. Maestro assoluto del Rinascimento europeo, Dürer fu non soltanto un maestro indiscusso dell’incisione, ma anche un innovatore capace di fondere l’eredità gotica con la nuova sensibilità umanistica, introducendo nei suoi lavori una profondità psicologica e un’esattezza formale che hanno segnato in modo permanente la storia dell’immagine. Le sue celebri incisioni – tra cui Melancolia I o Il Cavalierela Morte, il DiavoloIl figliol prodigo e il Mostro Marino – testimoniano una sensibilità estremamente curiosa, attenta alla natura e ai misteri dell’animo umano.

Allestimento

In dialogo con questo universo visionario si presenta una selezione di opere di Maria Lai, artista sarda di riconosciuta rilevanza internazionale. La sua ricerca, radicata nelle tradizioni arcaiche della Sardegna, si apre a una dimensione poetica e universale. I Presepi, i Libri cuciti e in ceramica, i Pani e la straordinaria Via Crucis del filo bianco, testimoniano una sensibilità capace di trasformare materiali semplici in forme di forte intensità evocativa. La sua opera, intuitiva e sospesa in un altrove senza tempo, introduce un registro contemporaneo che entra in risonanza poetica con la rigorosa costruzione formale di Dürer.

L’incontro tra i due artisti trova la sua sintesi nei temi che danno il titolo alla mostra: il respiro, inteso come soffio vitale e ritmo interiore; e il viaggio, come dimensione fisica e spirituale, apertura alla scoperta e spazio privilegiato di trasformazione e rivelazione. Attraverso questo percorso, la mostra fa emergere corrispondenze inattese e restituisce la continuità delle grandi questioni dell’arte: il mistero, la spiritualità, il rapporto con il tempo e con l’immaginazione.

La forza del progetto risiede nella sua impostazione originale, che mette in relazione un protagonista centrale del Rinascimento europeo con una delle voci più significative dell’arte contemporanea. Oltre trenta opere originali di Dürer permettono di immergersi nella complessità del suo linguaggio, mentre le opere di Lai introducono una risonanza poetica che consente di rileggere la sua produzione in una prospettiva più ampia e internazionale. Ne nasce un percorso che attraversa i secoli, intrecciando rigore, simbolo e spiritualità in una trama capace di parlare con intensità anche al presente.

Allestimento

La mostra nasce dalla collaborazione tra Marco Peri, Direttore della Stazione dell’Arte, e Luca Baroni, Direttore della Rete Museale Marche Nord e studioso di storia della grafica. Le loro competenze complementari hanno dato forma a un originale percorso di lettura storica e sensibilità contemporanea.

Il Museo CaMuC e la Stazione dell’Arte di Ulassai, luoghi fortemente identitari e carichi di memoria, diventano il contesto ideale per accogliere un viaggio artistico e umano che invita il pubblico non solo a osservare, ma anche a lasciarsi coinvolgere. “Il respiro di un viaggio” si configura così come un’esperienza che unisce passato e presente, riattivando il potere dell’arte di aprire spazi di pensiero, emozione e possibilità.

Marco Peri, Direttore della Stazione dell’Arte, afferma: “La Fondazione Stazione dell’Arte si prepara a celebrare nel 2026 i vent’anni dalla sua apertura. Sarà un anno importante, scandito da nuove mostre e iniziative speciali dedicate a Maria Lai. Il percorso espositivo della collezione permanente viene costantemente rinnovato per valorizzare la profondità e la ricchezza della sua eredità artistica. Insieme alle guide della Stazione dell’Arte e del museo CAMUC presentiamo al pubblico percorsi di conoscenza che approfondiscono la vita e l’opera dell’artista, favorendo una comprensione più ampia del suo lavoro”.

Promossa dal Comune di Ulassai, l’esposizione è prodotta dalla Fondazione Stazione dell’Arte, con il supporto organizzativo di Comediarting e con la collaborazione di Arthemisia per la comunicazione e la promozione.

Il progetto è finanziato dall’Unione Europea attraverso NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR | Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dedicato alla rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi.


Sedi espositive
Ulassai, CaMuC e Stazione dell’Arte
Via Garibaldi, 49, Ulassai (NU)

Date al pubblico
13 dicembre 2025 – 15 marzo 2026
Inaugurazione sabato 13 dicembre ore 11:00 Museo CaMuC

Orari di apertura
Martedì – Domenica: 09.30 – 13.30 / 14.30 – 18.30
Lunedì: Chiuso

Attività per il pubblico
Sono previste tutti i giorni visite guidate incluse nel biglietto d’ingresso, nei seguenti orari: 
9:30 – 11:00 – 14:30 – 16:00
Le attività saranno condotte dalle guide della Stazione dell’arte.
Per informazioni e prenotazioni: stazionedellarte@tiscali.it
Percorsi speciali per le scuole su prenotazione

Info su orari e biglietti
T. +39 350 132 2810
stazionedellarte@tiscali.it

Social
#DurerLaiUlassai
@stazionedellarte

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>

A Gorizia IN ASCOLTO. Progetto di arte partecipativa con Matteo Attruia



In una terra in cui il confine è esperienza storica, condizione simbolica e vissuto quotidiano, nasce In Ascolto. Tracce lungo il margine, progetto artistico partecipativo ideato da QuiAltrove Associazione ETS e sviluppato con l’artista Matteo Attruia.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE
 
Un progetto artistico partecipativo di QuiAltrove Associazione ETS
con Matteo Attruia

con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia avviso pubblico Manifestazioni espositive
in collaborazione con
Comune di Gorizia, Comune di Palmanova, Comune di San Vito al Tagliamento,Associazione BlueBird
Novembre 2025 – Febbraio 2026
Gorizia – Palmanova – San Vito al Tagliamento – Trieste 

Il progetto prende forma nel contesto transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, città che hanno conosciuto la separazione e che oggi, nel quadro di GO!2025, reinterpretano il limite come possibilità di dialogo, relazione e trasformazione. Qui il confine non è soltanto una linea geografica, ma uno stato di confine: una condizione emotiva, politica e umana che attraversa persone, comunità e territori.

«Il confine per me non è un limite preciso, non è una retta che separa», afferma Attruia. «Lo vivo come un luogo aperto, una possibilità, dove l’altro e l’io convivono. Nel presente sopravvivono il passato, ma soprattutto il futuro, come attesa e stimolo».

In Ascolto assume il margine come soglia generativa e lo abita attraverso un processo fondato sull’ascolto e sulla partecipazione. Al centro del progetto vi è un percorso di relazione con diversi gruppi sociali — giovani, donne migranti, anziani, adulti in condizioni di fragilità, rifugiati e persone vulnerabili — coinvolti in incontri pensati come spazi di condivisione profonda. Parole, segni, gesti, disegni ed emozioni raccolti durante questi momenti diventano la materia viva dell’opera.

«Il fulcro del mio lavoro è la relazione», sottolinea l’artista. «L’opera è lo strumento che utilizzo per entrare in contatto con gli altri. Cerco di sottrarre il superfluo per generare oggetti il più possibile incisivi e inclusivi, capaci di attrarre con linguaggi semplici — non banali — e poi spostare lo sguardo altrove».

Al centro di IN ASCOLTO si intrecciano due dimensioni complementari: l’arte pubblica e l’arte partecipativa.

L’arte pubblica, quando è capace di parlare davvero, non si limita a occupare lo spazio urbano, ma lo interroga e lo trasforma. Non è un oggetto collocato in un luogo, bensì un dispositivo capace di modificare la percezione del luogo stesso, attivando uno sguardo critico e una nuova consapevolezza.

L’arte partecipativa, invece, sposta il centro dell’attenzione dal risultato al processo, dalla forma alla relazione, dall’autorialità individuale alla produzione condivisa. In questo contesto, l’artista non impone una visione, ma diventa catalizzatore, interprete, compagno di viaggio, accompagnando l’emergere di una narrazione collettiva.

In Ascolto si muove precisamente in questo spazio di tensione fertile, dove l’opera nasce dall’incontro tra comunità, territorio e pratica artistica, e il gesto creativo si configura come atto di ascolto, cura e restituzione.Il progetto si articola in tre fasi.

La prima fase ASCOLTO E COINVOLGIMENTO (ottobre–dicembre 2025) prevede cinque incontri nei Comuni di Gorizia, Monfalcone, Palmanova, San Vito al Tagliamento e Trieste. Questi momenti sono concepiti come spazi di ascolto non giudicante, in cui emergono narrazioni plurali del confine: l’attesa, l’attraversamento, il desiderio, la fatica del restare, l’impossibilità dell’andare.

Segue la seconda faseANALISI E RIELABORAZIONE (dicembre–gennaio 2026), durante la quale Attruia rielabora i materiali raccolti trasformandoli in opere di arte partecipata. Disegni, parole e segni confluiscono in una narrazione collettiva stratificata, tradotta in installazioni site-specific. «Ogni parola regalata, ogni disegno espresso sono stati un dono», racconta l’artista. «Io li ho semplicemente messi insieme».

La terza faseRESTITUZIONE (febbraio 2026) culmina nella mostra-installazione STATO DI CONFINE presso lo spazio The Circle a Gorizia. Non un epilogo, ma un passaggio ulteriore del processo: un’esperienza immersiva e aperta in cui il pubblico è chiamato ad attraversare le tracce lasciate dai partecipanti e a diventare parte attiva dell’opera. Documenti, immagini, frammenti visivi e sonori costruiscono un archivio vivo del dialogo tra comunità, territorio e artista.

Il progetto dà vita a una doppia dimensione installativa: un intervento nello spazio urbano e una installazione collettiva nello spazio espositivo. Al centro, un gioco linguistico e visivo che trasforma l’espressione “confine di Stato” in “stato di confine”, restituendo il limite come condizione esistenziale. Accanto a questo, ulteriori installazioni nate dai segni e dalle narrazioni raccolte costruiscono un unico paesaggio concettuale.

Artista visivo attivo a livello internazionale, Matteo Attruia lavora tra ironia concettuale, paradosso e slittamenti di senso, utilizzando pittura, fotografia, scrittura, installazioni, oggetti trovati e neon. «Il dubbio è fondante», afferma. «I miei lavori non sono verità, ma micro-variazioni capaci di generare grandi cambiamenti di significato». In IN ASCOLTO, il suo linguaggio si mette al servizio di un processo relazionale: l’opera non rappresenta, ma fa emergere.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE si inserisce nella visione di QuiAltrove Associazione ETS, impegnata nel territorio transfrontaliero goriziano con la convinzione che l’arte contemporanea possa produrre cambiamenti reali. Un progetto che non chiude, ma apre; non semplifica, ma accoglie; non impone, ma accompagna. Un cammino collettivo che restituisce al margine la sua forza generativa e all’ascolto il suo valore politico e poetico.

(PN – 1973) Nato a un certo punto, non cerca nessun tipo di approdo sicuro e preferisce, nel suo abile viaggio da profugo del concetto, una rassicurante domanda a fronte di una discutibile risposta.

La sua ricerca, sempre venata d’ironia, trova dubbi proprio laddove sembrano esserci solo certezze. Nel realizzare i suoi eleganti e ironici cortocircuiti usa i più svariati mezzi espressivi, tra cui pittura, fotografia, neon, scrittura e riutilizzo di oggetti d’uso” (L. Conti).

Ha partecipato a numerose mostre tra Milano, Napoli, Roma, Bolzano, Parigi, Praga, Vienna, New York. 

Nel 2018 è uscita “It’s Up for You” firmata per ILLY ART COLLECTION e nel 2022 la tazzina in edizione limitata “Cupside Down” sempre per Illy. 

Recentemente ha collaborato con diverse aziende nella realizzazione di workshop interni con la produzione finale di una o più opere installative (ad esempio, nel 2022, con Irinox, Covelano Marmi e Concerie Presot).

Vincitore del premio Arte in Balossa per la realizzazione di un’opera permanente all’interno del Parco Nord di Milano, con il progetto “Belvedere”L’opera “ERO(E)” è stata acquistata dal Museion di Bolzano ed è entrata nella collezione permanente. 

Website https://www.matteoattruia.com
Instagram @matteoattruia


QuiAltrove ETS è un’associazione culturale con sede a Gorizia. Attraverso l’arte contemporanea promuove una cultura aperta e partecipativa, capace di attivare trasformazioni reali. Valorizza la dimensione transfrontaliera in cui opera e investe nelle giovani generazioni, offrendo occasioni concrete di crescita, espressione e dialogo. I progetti dell’Associazione nascono dall’incontro tra arte, territorio e comunità e utilizzano i linguaggi artistici come strumenti di innovazione sociale, inclusione e rigenerazione urbana. Ogni progetto è un processo condiviso. Un’occasione per abitare i luoghi in modo nuovo, costruire relazioni, generare senso. 

Instagram @quialtrove_associazione
Website https://quialtrove.it/


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