In corso a Roma SALVATORE DOMINELLI “Oltre il decoro. Tra pigmento e geometria”

Inaugurata il 13 dicembre scorso, prosegue fino al 1° febbraio 2026 la peculiare mostra di Salvatore Dominelli OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria, ospitata in tre delle sale al pianterreno della Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma guidata da Luca Mercuri.

L’esposizione, curata da Maria Giuseppina Di Monte con la collaborazione di Veronica Brancati, ha il merito di integrare armonicamente il lavoro dell’artista con il patrimonio e le tematiche del museo, custode di per sé di una preziosa tradizione dedicata alle arti decorative e applicate.

Mostre ancora in corso a Roma. Salvatore Dominelli
OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria
 
Fino al 1° febbraio al Museo Boncompagni Ludovisi

Diversi gli oggetti di Dominelli proposti al pubblico: piatti in ceramica – in una ideale conversazione con gli altri presenti nella collezione museale –, piccole sculture, disegni, paraventi e un tavolino da lavoro che accoglie dodici sculture in gesso, ciascuna evocativa di un mese dell’anno. 

Dominelli trae ispirazione dagli elementi del mondo che lo circonda per creare opere supporto di una geometria essenziale. Manufatti caratterizzati da forme e segni grafici che si intrecciano in contrasti tra il nero e vivaci cromie. L’uso dei colori primari conferisce alle opere una carica espressiva intensa, capace di catturare l’attenzione e coinvolgere emotivamente. Come ha spiegato la curatrice Giuseppina Di Monte: «La mostra di Dominelli negli spazi della Casa museo Boncompagni conferma il valore della decorazione non in quanto componente ornamentale, di superficie e quindi subordinata all’architettura e alla pittura, ma come indipendente e autonoma, niente affatto esornativa o accessoria. Sono lieta di ospitare una mostra il cui “refrain” sia attraverso gli oggetti esposti che nell’installazione presentata fa riverberare la preziosità e l’atmosfera romantica del contesto».

La Casa Museo Boncompagni Ludovisi, infatti, al numero 18 di Via Boncompagni, è un po’ un unicum nel panorama espositivo romano. Luogo un po’ magico, elegante, dalle ampie finestre affacciate su un bellissimo giardino, custodisce una collezione rara e coerente che racconta il gusto eclettico e aristocratico tra Ottocento e primo Novecento: arredi originali, dipinti, sculture, oggetti d’arte decorativa e una straordinaria raccolta di abiti e accessori femminili d’alta moda, affiancata da altri reperti storici e testimonianze della vita quotidiana dell’élite romana. Un patrimonio che restituisce, senza mediazioni, l’eleganza privata di una dimora nobiliare rimasta intatta nel tempo.

In questi spazi ricercati, Dominelli dissemina i suoi oggetti, lasciando che forme e colori creino una narrazione in sintonia con chi osserva, senza racconti precostituiti o precorsi prefissati. Le incrinature di alcune ceramiche, i pezzi mancanti di alcuni piatti, i paraventi per natura mobili a separare gli spazi eppure a moltiplicarli, sono tutti elementi che vanno volutamente a disturbare l’ordine dell’esposizione, tradendo il gesto umano imperfetto, ma libero, l’afflato creativo dell’artista.

Una mostra insolita, una “indagine poetica” – come viene descritta in uno dei pannelli curatoriali – “sull’armonia sottile tra precisione e deviazione, tra struttura e libertà, tra forma e imperfezione. Un percorso visivo che si muove lungo il confine tra l’ordine apparente e il gesto umano che lo sovverte“.

Nasce a Serra San Bruno, in Calabria, nel 1954. Nel 1972 si trasferisce a Roma, dove nel 1977 consegue il diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Dagli anni Settanta in poi partecipa a numerose mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero, tra cui la XII Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte di Roma e la 54ª Biennale di Venezia. Le sue opere sono state esposte in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda, Danimarca, Egitto, Estonia, Finlandia, Libano, Turchia, Siria, Spagna, Malta, Sud Africa, Slovenia e gli Stati Uniti.


TitoloSalvatore Dominelli. OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria.

Sede: Casa Museo Boncompagni Ludovisi, via Boncompagni, 18, 00196 Roma

Contatti: telefono: +39 06 42824074

e-maildms-rm.museoboncompagni@cultura.gov.it

Sito webhttps://direzionemuseiroma.cultura.gov.it/museo-boncompagni- ludovisi/
FBhttps://www.facebook.com/CasaMuseoBoncompagniLudovisi
IGhttps://www.instagram.com/casamuseoboncompagniludovisi/

Ingresso: Intero Euro 6,00; ridotto Euro 2,00; gratuità di legge.
La Mostra è inclusa nel biglietto per la Casa Museo.
Il biglietto per la Casa Museo è acquistabile presso il totem digitale (abilitato POS) o su
https://portale.museiitaliani.it/b2c/#it/buyTicketless/255963d7-e47e-44ed-a990-f18d5a9d1911

Orari: dal martedì alla domenica ore 9.00 – 19.30; ultimo ingresso ore 18.30. Chiuso il lunedì.

Ufficio Promozione e Comunicazione e URP Pantheon e Castel Sant’Angelo –
Direzione Musei nazionali della città di Roma
dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

Circulation(s) 2026 – Emerging European photographers

Dal 2011, il festival Circulation(s) esplora tematiche contemporanee attraverso gli occhi di fotografi europei emergenti. Anche quest’anno, presentando 26 artisti di 15 nazionalità diverse, il collettivo Fetart, ideatore e direttore artistico del festival, offre una visione artistica aperta, ricca di contrasti e tendenze. Per questa 16a edizione, l’invito è rivolto all’Irlanda con la presentazione di serie di quattro artisti provenienti da questo territorio.

Festival of young European photography
21 March — 17 May 2026

Since 2011, the Circulation(s) festival has been exploring contemporary issues through the eyes of emerging European photographers. Once again this year, by presenting 26 artists of 15 different nationalities, the Fetart collective, creator and artistic director of the festival, offers an open artistic vision, rich in contrasts and trends. For this 16th edition, the invitation is given to Ireland with the presentation of series by four artists from this territory.


Nathalie Dran / Press contact                                                                                             
nathaliepresse.dran@gmail.com
Da Nathalie Dran RP <nathalierp@nathalierp.com>

Aperte le iscrizioni alla Settima ed. del FESTIVAL DEL TEMPO – SHORT FILM 2026

Aperte, su FilmFreeway, le iscrizioni per partecipare alla Settima edizione del Festival del TempoSHORT FILM 2026 che si svolgerà dal 3 al 7 giugno 2026 a Roma, presso Kou Gallery e altre sedi, e a Genova in occasione della Genova Design Week 2026. 

Festival del Tempo VII edizione
Aperte le iscrizioni alla Settima edizione del Festival del Tempo – Short Film 2026

Per l’edizione 2026 il Festival del Tempo sceglie il cinema come linguaggio privilegiato per indagare la natura del Tempo e della sua percezione, mettendo al centro l’esperienza fisica e sensibile della visione. Un cinema che non spiega il tempo, ma lo fa sentire, lo attraversa, lo rende esperienza condivisa.

Il Festival è aperto a filmmaker emergenti e affermati (dai 18 anni in su) e a case di produzione.
Le opere ammesse devono essere iscritte esclusivamente tramite la piattaforma FilmFreeway. https://filmfreeway.com/FestivaldelTempo L’iscrizione è gratuita

Categorie in concorso

  • Short Film
  • Animazione
  • Documentario
  • Film Sperimentale e Videoarte
  • Video Musicale

Durata massima: 25 minuti

Categoria speciale

  • Documentario Lungo
    Durata massima: 150 minuti

Il regolamento completo è disponibile su FilmFreeway.

Il Festival del Tempo si configura come uno spazio di incontro tra cinema, arti visive e ricerca contemporanea, dedicato a opere che interrogano il tempo come esperienza viva, fragile e in trasformazione.

L’immagine guida della settima edizione del Festival del Tempo è Costellazioni di Sara Ciuffetta per il Festival del Tempo 2024

Il Festival del Tempo è promosso dall’associazione culturale blowart, con la collaborazione di Movimento VulnerarTe APS e VulnerarTe Magazine


NOTA CURATORIALE

È il corpo che registra la durata, che sente l’urto del cambiamento, che custodisce le cicatrici di ciò che è stato e le vibrazioni di ciò che sta arrivando. Il cinema nasce dentro questa verità: ogni immagine attraversa un corpo, ogni visione lascia un deposito, ogni storia mette in movimento qualcosa che non può essere del tutto controllato.

In questo festival il cinema non spiega il tempo.
Lo fa sentire.
Lo mette sulla pelle.
Lo lascia entrare.

Il tempo non è un’idea astratta, ma una presenza che si fa strada nella carne, che modella la vulnerabilità e apre all’imprevisto. È fragile, come lo siamo noi. Ed è proprio in questa fragilità che il cinema trova una delle sue possibilità più oneste: non trattenere il tempo, ma ascoltarlo; non fissare il passato, ma accettare che ogni memoria ritorni trasformata; non cercare protezioni, ma lasciare che siano le crepe a parlare.

Quando un film ci attraversa, lo fa in modo fisico. Cambia il ritmo del respiro, dilata o comprime l’attesa, incide un segno che spesso non sappiamo nominare. E quando i corpi si raccolgono nella stessa sala, nasce un tempo che non esiste altrove: un tempo condiviso, precario e irripetibile, che genera una comunità temporanea fatta di sguardi, silenzi, reazioni.

Il Festival del Tempo abita questa zona di contatto.
Un luogo in cui il tempo non viene gestito, ma vissuto.
In cui la memoria non è archivio, ma organismo vivo che si riscrive a ogni visione.
In cui la comunità non è un’idea, ma un’esperienza concreta di durata condivisa.


Festival del Tempo
Associazione culturale blowart
Roberta Melasecca – Direttrice artistica
info@festivaldeltempo.it
tel. 3494945612
www.festivaldeltempo.it
Da Roberta Melasecca <info@melaseccapressoffice.it>

REPLAY – Il vizio dell’errore – 3rd Edition, a Chiavari (Genova)

Sabato 24 gennaio 2026, alle ore 17:30, si inaugura presso la Galleria Gian Francesco Grasso di Chiavari la terza edizione della collettiva d’arte contemporanea “REPLAY – Il vizio dell’errore”.
La mostra, curata da Benedetta Spagnuolo e organizzata daARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione, con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Chiavari, riunisce artisti provenienti dall’Italia e da diversi Paesi, delineando un panorama eterogeneo di linguaggi e sensibilità.

REPLAY – Il vizio dell’errore – 3rd Edition, a Chiavari (Genova)

Le opere esposte spaziano tra media tradizionali e nuovi linguaggi digitali e performativi, restituendo un percorso articolato che riflette la pluralità delle ricerche contemporanee, molte delle quali presentate per la prima volta nel contesto ligure.

Durante il vernissage è prevista la performance “Borderlight” di Francesca Guizzetti, intervento che si inserisce nel progetto espositivo come momento di attraversamento tra corpo, spazio e concetto, ampliando l’esperienza della mostra oltre la dimensione oggettuale.

La mostra sarà visitabile dal 25 gennaio al 7 febbraio 2026, dal giovedì alla domenica, dalle 16:00 alle 19:00, con ingresso libero.

A partire da queste premesse, REPLAY – Il vizio dell’errore si configura come un’indagine sul meccanismo della ripetizione, intesa non come semplice reiterazione dell’errore, ma come dinamica profonda del comportamento umano. Il progetto curatoriale si fonda su una riflessione teorica e psicologica che diventa chiave di lettura dell’intero percorso espositivo.

“REPLAY” ‹rìiplei›, s. ingl. [dal v. (to) replay «giocare, o rappresentare, di nuovo», comp. di re- e (to) play «giocare»], o meglio ancora: “RIPETERE”.

Sembra paradossale, a volte perfino assurdo, ma spesso le persone tendono a ripetere comportamenti che le hanno danneggiate, rimettendosi in situazioni già sperimentate come pericolose dal punto di vista emotivo e/o fisico. Questo accade per molte ragioni e, in realtà, segue una logica interna perfettamente comprensibile, sebbene in apparenza anomala.

REPLAY – Il vizio dell’errore è una mostra che analizza il comportamento dell’uomo di fronte alla ripetizione dei propri errori e cerca di comprenderne le cause, cioè il motivo di certi “replay”.

Questa tendenza a ripetere lo stesso errore viene definita “coazione a ripetere”: la spinta a riprodurre continuamente le stesse azioni. Tale dinamica nasce dal tentativo di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici nel passato remoto, rimettendosi nelle stesse circostanze che avevano generato quella difficoltà originaria.

Sigmund Freud parla proprio di questo nel libro “Al di là del principio di piacere” del 1920:

«Ciò che rimane privo di spiegazione è sufficiente a legittimare l’ipotesi di una coazione a ripetere, che ci pare più originaria, più elementare, più pulsionale di quel principio di piacere di cui non tiene alcun conto».

Ma perché ripetiamo lo stesso errore?
In realtà, noi tendiamo a ripetere la stessa “soluzione”, e non l’errore.

Ognuno di noi, in passato, ha adottato una strategia per uscire da certe difficoltà; tale strategia produce conseguenze e, tra queste, c’è anche il famoso “errore”.

Questo comportamento nasce perché quella soluzione ci sembra istintivamente la cosa più ovvia e giusta da fare — esattamente come lo è stata in passato. Ma il fatto che abbia funzionato allora non ci costringe a ripeterla in futuro, anche perché spesso la stessa strategia può provocare più danni che benefici.

Allora perché lo facciamo? Semplicemente perché le soluzioni a noi più familiari, o le abitudini (anche se errate), ci appaiono come le più giuste, se non addirittura le uniche.

Per uscire da questi continui “Replay”, la strada è quella della consapevolezza: riconoscere il meccanismo di cui si è vittime e imparare a “frenarsi” quando l’abitudine si ripresenta.

Replay vuole essere così una dichiarazione dei propri sbagli, mostrata attraverso le opere d’arte; e vuole soprattutto essere cura, un varco per uscire da questo limite, perché “mostrarsi” significa prendere coscienza — in questo caso, delle proprie azioni. Replay è il vizio dell’errore, da percorrere, da varcare, da ripetere… replay… replay… replay…

Benedetta Spagnuolo

Valerio Calsolaro, Clag!, Theo Costrini, Monica Falchi, Giulia Gorni, Francesca Guizzetti, Augusto Morelli, Valerio Murri, Sara Pastorino, Genesio Pistidda, Cinzia Romeo, Thoma Sehnsucht, Giuliana Silvestrini, Valentina Tebekova, Kim Valentina, Shingo Yoshida.

Testo critico: Benedetta Spagnuolo
Fotografie e riprese video: © Francesco Arena, 2026
Ufficio stampa: ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione

Approfondimenti: artistiitaliani.wixsite.com/artistiitaliani/replayilviziodellerrore3

BENEDETTA SPAGNUOLO | CRITIC – ART CURATOR

Benedetta Spagnuolo, laureata all’Accademia di Belle Arti di Catania, lavora come curatrice e critica indipendente, collaborando con artisti italiani e internazionali e con Juliet Art Magazine, dove firma testi critici e recensioni su mostre e progetti contemporanei. Intende la curatela come un atto di mediazione tra artista e pubblico, volto a creare spazi di riflessione e dialogo. Con l’associazione culturale ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione promuove nuove voci del contemporaneo, valorizzando la contaminazione tra linguaggi e discipline. Il suo lavoro sostiene la crescita degli artisti e rafforza il dialogo con il pubblico, rendendo l’arte un’esperienza condivisa e attuale.


ORGANIZZAZIONE: ARTISTI ITALIANI – ARTI VISIVE E PROMOZIONE

Fondata nel 2016 da Benedetta Spagnuolo, l’associazione culturale no-profit ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione nasce dall’esperienza di una pagina social del 2010. Oggi l’associazione promuove le arti visive contemporanee, gestendo comunicazione digitale, eventi e progetti curatoriali, e supporta artisti italiani e internazionali con un servizio integrato di gestione e promozione, accompagnandoli in ogni fase della carriera e offrendo visibilità, networking e strumenti professionali per inserirsi nel mercato globale dell’arte.


CONTATTI
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Benedetta Spagnuolo
Critic – Art Curator 
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Da Benedetta Spagnuolo | Critic – Art Curator <benedettaspagnuolo.official@gmail.com> 

Nasce in Campania il “Progetto Borghi” – Cultura, Turismo, Ricerca

Nasce la docu-web-serie “Borghi” in cinque capitoli ambientata in luoghi poco valorizzati della Campania. Sono online i primi episodi mentre la serie completa sarà fruibile dal primo febbraio (per sempre e gratuitamente) su varie piattaforme e smart TV. Un progetto che dà luce a storie, archivi, tradizioni e memorie dei borghi campani, trasformando il loro patrimonio in un racconto contemporaneo. Il progetto unisce ricerca, divulgazione e linguaggi digitali, coinvolgendo comunità e voci, professionisti della cultura e luoghi in un percorso innovativo di valorizzazione territoriale. Un viaggio che mostra come la cultura possa diventare puro intrattenimento.  Un successo digitale che proietta nel futuro.

Nasce in Campania il “Progetto Borghi”. Valorizzazione culturale, formazione, ricerca e turismo. 
In collaborazione con l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

I reperti storici e artistici, le storie e le tradizioniterritoriali dalle confraternite di Sessa Aurunca, passando per l’inedito archivio fotografico della memoria di Cusano Mutri, fino al racconto di come il cavallo ha tessuto i rapporti tra l’uomo e la storia a Santa Maria Capua Vetere. Questi sono alcuni dei soggetti protagonisti del “Progetto Borghi – Building Opportunities for Rural Growth: Heritage and Innovation”, l’innovativa docu-web-serie prodotta dall’associazione Renovatio con la regia di Lorenzo Zeppa, e la supervisione scientifica della Professoressa Nadia Barrella dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, che valorizza alcuni significativi territori come Sessa Aurunca (CE), Montesarchio (BN), Sant’Agata de Goti (BN), Cusano Mutri (BN), Aversa (CE), Maddaloni (CE) e Santa Maria Capua Vetere (CE).

Al centro del progetto il posizionamento della figura del professionista culturale per la valorizzazione e la narrazione dei territori per giungere all’uso anche di internet e dei canali social per raccontare le eccellenze locali ed il patrimonio materiale e immateriale.

Il progetto nasce come un percorso di ricerca e sperimentazione volto a promuovere un rinnovato approccio alla divulgazione del patrimonio culturale, basato sull’ascolto dei territori e sul coinvolgimento attivo delle popolazioni.

Borghi utilizza le piattaforme digital e social come strumento di valorizzazione e ha previsto la creazione e la formazione di un gruppo di professionisti, i ricercatori della Vanvitelli, che uscendo dalla loro routine, si sono impiegati a questo progetto innovativo che auspica ad importanti risultati.

Ogni episodio è stato concepito per restituire l’identità specifica dei singoli borghi – attraverso paesaggi, memorie, pratiche e voci locali di associazioni, confraternite, artigiani, imprese familiari  – mantenendo una trama narrativa comune, che consente di “leggere” i diversi contesti come parti di un racconto corale.

I cinque capitoli tematici, sono brevi docu-film, delle durata media di 15 minuti cad. e sono disponibili parzialmente sulla pagina YouTube di Renovatioe su varie piattaforme. L’ultimo capitolo sarà online nelle prossime settimaneper completare la pubblicazione di tutti gli episodi entro il mese di gennaio.

I NUMERI:

Ad oggi la risposta del pubblico è certamente di grande interesse, con quasi due milioni di visualizzazioni sommando i risultati tra tutte le piattaforme social e con oltre 300 mila views solo su Instagram. L’obiettivo è quello che promuovere e valorizzazione scientificamente questi territori, ma di porre anche l’attenzione su un tema cruciale nell’ambito della divulgazione culturale, ovvero la creazione di contenuti che possano diventare anche intrattenimento culturale.

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Changes nell’ambito dello Spoke 8 gestito da La Sapienza Università di Roma nell’ambito del PNRR, ha come partner: l’impresa Logos, l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e l’Associazione Renovatio. 

I nomi dei partecipanti: Responsabile Scientifica Prof.ssa Nadia Barrella. Responsabile di progetto Lorenzo ZeppaRicercatori: Stefania Del Re, Domenico Coppola, Fabio Nardiello, Mariantonia Galdiero, Nadia Clara Trigari, Nicola Urbino. Riprese video di Giuseppe Pesce. Foto di Fabio Bussalino. Editing MB Networkas.

Qui i primi capitoli fruibili gratuitamente: 

 


Melina Cavallaro –
Uff. stampa & Promozione FREE TRADE Roma
Valerio de Luca –  resp. addetto stampa
Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it> 

MAN di Nuoro e il 2026: Nostalgia di futuro

Il futuro, così come lo abbiamo sognato e immaginato. Il futuro, visto dall’osservatorio del nostro passato, dall’entusiasmo degli anni del boom, dall’eccitazione della corsa allo spazio, dal desiderio di un mondo dove tutto fosse possibile, equo e condivisibile. Com’era il futuro visto dal passato? Com’è il futuro visto dal presente? Se i progressi scientifici del dopoguerra hanno generato la convinzione che l’innovazione in atto avrebbe risolto i problemi dell’umanità̀, le emergenze del nostro tempo deludono le aspettative, prospettando un avvenire più cupo rispetto agli scintillanti orizzonti interstellari di un tempo lontano. Una visione audace, figlia di una crescita senza precedenti, alimentò allora la certezza che il futuro sarebbe stato radioso. Negli anni della ricostruzione, un’utopia immaginifica e seducente generò un’estetica futuribile che si diffuse in tutti i campi della cultura e della società̀, salvo poi scontrarsi con l’aumento delle disuguaglianze economiche, con le emergenze ambientali, con la complessità̀ dell’integrazione della tecnologia nella vita quotidiana. In un’epoca segnata, oggi, da questa dolorosa “nostalgia di futuro”, divisa fra la naturale speranza di un domani e l’incapacità̀ di credere a un mondo migliore, il MAN propone una riflessione su ciò che il passato ci ha consegnato, in tema di valori e di ideali, e una nuova ipotesi di futuro che riscatti i drammi del nostro presente.

MAN di Nuoro
Programma 2026 – Nostalgia di futuro

Mostre in corso fino al 1 marzo 2026

Franco Mazzucchelli_Blow Up

Franco Pinna_Sardegna a colori

Alfredo Casali_Isolitudine

Per la fine di un anno dedicato al tema delle isole, intese come dispositivo semantico, fonte di narrazioni, cosmologie, idealità e utopie, il MAN prosegue sino a primavera con i tre progetti monografici in corso: Franco Mazzucchelli – Blow Up, Franco Pinna – Sardegna a colori e Alfredo Casali – Isolitudine. Tre maestri per tre linguaggi differenti: l’installazione come arte pubblica, la fotografia di reportage e di documentazione etnografica, la “pittura-pittura” che affonda fra gli archetipi in una sintesi di elementi figurali. Tre mostre e un arcipelago di connessioni: partendo dal territorio, dal confine fisico dell’isola, si affonda in temi universali e si intrecciano l’identità del luogo, la memoria storica (nella fotografia straordinaria di Pinna), la trasfigurazione nella forma (di Casali) e la percezione dello spazio attraverso l’esperienza diretta dei sensi, del corpo, della partecipazione e del vivere la comunità oggi, così come ha presagito Mazzucchelli sin dai primi anni Sessanta del secolo scorso.

13 marzo – 14 giugno 2026

Pellizza e Ballero. La divina luce

a cura di Chiara Gatti, da un progetto di Rita Moro

con il contributo scientifico di Gabriella Belli e Antonello Cuccu

Una amicizia, un carteggio, una vocazione condivisa. Per il paesaggio, per la pittura, per la trascrizione dei moti della terra in palpiti di colore. Il progetto inedito, varato dal museo MAN, mira a ricostruire per la prima volta il lascito ideale che Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), padre nobile del divisionismo italiano, consegnò ad Antonio Ballero (1864-1932), grande artista sardo che, a cavallo fra passato e progresso, traghettò una pittura intrisa ancora di istanze realiste verso i modi sperimentali del divisionismo, veicolando la cultura tardo romantica dominante nel panorama dell’isola in direzione di una ricerca scientifica sul colore sposata a una narrazione cangiante del percepito. Stringendo un legame affettuoso con Pellizza da Volpedo, interrotto dalla tragica morte di quest’ultimo, Antonio Ballero contribuì̀ fortemente ad aprire la Sardegna alle indagini su quel nuovo linguaggio della pittura e sulle teorie del colore “diviso”, protagonisti del dibattito acceso a livello nazionale e internazionale. Fu merito della lezione di Pellizza e dello scambio intellettuale che ne nacque, se Ballero giunse a ritagliarsi un ruolo da capofila nell’evoluzione della ricerca artistica sull’isola, entrata grazie a lui a pieno titolo nell’attualità̀ della querelle che si agitava in continente.

Utopia di futuro

“Le opere che sanno innalzare la dignità e la bellezza del lavoro semplice, e la vita del popolo, che le sanno santificare, e glorificare nei loro dolori e nelle loro gioie, sono quelle che precorrono la vera arte futura. Sorgeranno forse altre forme, ed altri geni dell’arte troveranno vie nuove e formule nuove per commuovere le masse, ma l’arte futura non sarà né mistica, né adulatrice, né volgarmente realista, essa conterrà l’umanità tutta intera, l’umanità che, ammaestrata dai dolori passati della vita, e glorificata dal lavoro libero e rimuneratore corre trionfante e vittoriosa nella grande via del progresso e della civiltà”. Lo slancio accalorato di Ballero in questa sua dichiarazione giovanile dovrà drammaticamente scontrarsi con le delusioni del mondo moderno e di un idealismo romantico affranto dalle logiche del potere e dello sfruttamento. Il disagio sociale che attraversò l’Italia a cavallo del secolo divenne allora lo stimolo per affrontare nuove rappresentazioni della vita quotidiana venate di iniquità, che le poetiche sociali dei maestri del divisionismo resero in immagini dal taglio impegnato e accusatorio, come nel caso dell’eccidio di Buggerru del 1904 avvenuto durante lo sciopero dei minatori e che, idealmente, si può̀ ricollegare al capolavoro di Pellizza, la marcia del Quarto Stato, manifesto di tutte le lotte per la conquista dei diritti all’alba della modernità̀.

13 marzo – maggio 2026

Project Room_Isola di MAN

Paolo Cavinato_Attraverso (working title)

Il progetto site-specific è un omaggio ideale a Pellizza da Volpedo, fra studi ottici e iconografie ricorrenti. L’artista mantovano inscena un “trapasso”,  l’attraversamento di uno spazio sinestetico, fatto di luci e suoni, di atmosfere che si modificano all’avanzare del fruitore nello spazio/tempo. Il fruitore percorre lentamente una sorta di corridoio, uno spazio altro, un diaframma fra visibile e invisibile.

Dapprima, scorge la propria immagine su una superficie specchiante, una sorta di soglia. Questa immagine svanisce gradualmente lasciando intravedere oltre una stanza luminosa, moltiplicata, giocata fra rifrazioni di specchi e riflessi d’acqua; onde e cerchi, giochi di luce avvolgono il corpo come se stesse attraversando una soluzione liquida. Dopo qualche secondo, anche questa stanza svanisce pacatamente, lasciando emergere, sempre più in là, un andito, un varco infinito.

Una sonorizzazione inedita completerà il viaggio nel vuoto, inteso quale luogo denso di significato, di tempo rappreso, di attesa e desiderio. Durante le varie metamorfosi, il suono accompagna e dilata le dissoluzioni e le apparizioni, prima del sé, poi degli spazi interni e pneumatici, mettendo in relazione la propria immagine con una parvenza impalpabile, immateriale.

24 aprile – 14 giugno 2026

Monica Biancardi_Il capitale che cresce

Il progetto è sostenuto dal PAC 2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

L’acquisizione da parte del MAN riguarda una serie di undici fotografie in bianco e nero che documentano, tra il 2009 e il 2023, la crescita delle gemelle beduine Sara e Sarah, incontrate da Monica Biancardi durante uno dei suoi numerosi viaggi in Palestina. Nel corso di diciassette anni, l’artista ha seguito con costanza, rispetto e sensibilità le giovani protagoniste, costruendo con loro un rapporto di fiducia silenziosa e presenza discreta. Le fotografie, tutte realizzate con macchine analogiche di medio formato, restituiscono con forza poetica e rigore documentario non solo la trasformazione fisica delle due gemelle, ma anche le metamorfosi più profonde: quelle legate all’identità, ai ruoli sociali imposti, alla perdita progressiva di libertà e prospettive. Ogni ritratto racchiude la tensione tra permanenza e cambiamento, intimità e collettività, raccontando la resilienza silenziosa delle due giovani donne. La mostra includerà anche una serie di lavori a corredo, con l’obiettivo di amplificare la portata semantica del progetto: sei mappe incise su plexiglass, che raccontano la progressiva frammentazione del territorio palestinese dal 1946 ad oggi, un video di viaggio girato da Gerusalemme est al villaggio di Hataleen e una selezione di disegni realizzati dai figli della famiglia beduina sul tema del mare, luogo vicino, ma irraggiungibile.

aprile – giugno 2026

RESIDENZA PER ARTISTI FRA SARDEGNA E CANTON TICINO

Luoghi di seconda origine

Dopo il successo della prima edizione, il MAN di Nuoro e la Fondazione Monte Verità di Ascona (Svizzera) rinnovano la loro collaborazione presentando nuovamente una call per un progetto di residenza artistica rivolto ad artisti sardi e svizzeri. Avviata nel 2022, la prima edizione ha coinvolto gli artisti sardi Elena Muresu, Giaime Meloni e Marco Useli e gli artisti svizzeri Tonatiuh Ambrosetti, Maya Hottarek e Lisa Lurati, dando vita a un intenso dialogo tra Monte Verità e la Sardegna. L’esperienza si è conclusa con la mostra Die Zauberberge / Le montagne incantate, che ha restituito al pubblico gli esiti di un confronto fondato sulla condivisione di pratiche, immaginari e visioni. La seconda edizione, intitolata Luoghi di Seconda Origine, ha registrato un’ampia partecipazione, con progetti caratterizzati da background differenti e da una pluralità di approcci e linguaggi. La selezione ha privilegiato proposte capaci di instaurare un nesso consapevole con i contesti della residenza, valorizzandone la dimensione storica, culturale e simbolica. Per questa edizione sono stati selezionati gli artisti sardi Giulia Camba, Roberto Casti e Chiara Cordeschi e gli artisti svizzeri Davide Barbieri, Massimiliano Rossetto e Miki Tallone. Nel maggio 2026 gli artisti sardi saranno in residenza a Monte Verità, mentre gli artisti svizzeri saranno accolti a Nuoro, dove svilupperanno progetti originali in relazione ai territori ospitanti, sotto la guida dei visiting professor Una Szeemann, Adrian Paci, Lorenzo Emanuele Metzler, Giovanni Ferrario, Luca Spano e Matteo Meschiari.

Annuale – a cadenza mensile

Project Room_ISOLA DI MAN

Showcase_Programma di mostre per artisti del territorio

I nuovi locali del MAN affacciati sul Corso Garibaldi e denominati Isola di MAN accoglieranno un programma di mostre dedicate alla collezione permanente del museo e, insieme, agli autori attivi sul territorio, selezionati dai curatori per esposizioni personali o collettive, a tema, che si susseguiranno nel corso dell’anno. Questo programma mira a valorizzare il patrimonio storico del museo oltre alle ricerche contemporanee in corso in Sardegna, dando l’opportunità ai maestri locali di presentare il proprio lavoro negli spazi dell’Isola, con una vetrina d’eccezione e una curatela scientifica.

3 luglio – 1 novembre 2026

FUTURAMA. NOSTALGIA DEL FUTURO

a cura di Tiziana Cipelletti ed Elisabetta Masala, con un contributo di Michela Gattermayer

FUTURAMA racconta un’epoca della nostra porzione di mondo che guardava al futuro con grande ottimismo: la corsa allo spazio, i primi calcolatori, i progressi scientifici generarono la convinzione che l’innovazione in atto avrebbe risolto molti problemi dell’umanità. Settimane lavorative più brevi, auto volanti, colonie fuori della Terra, organi sostituiti e robot al lavoro al posto nostro.

Una visione audace nata dal boom economico del secondo dopoguerra, quando Stati Uniti ed Europa conobbero una crescita senza precedenti, alimentò la certezza che il futuro sarebbe stato inevitabilmente migliore. L’esplorazione dello spazio e la convinzione che l’uomo potesse presto raggiungere altri mondi accesero la fantasia collettiva e nutrirono una nuova stagione della fantascienza: dall’arte alla moda, dal design all’architettura, fino al cinema e alla musica; l’idea di un domani migliore pervase ogni linguaggio creativo. Un’utopia immaginifica e seducente generò un’estetica futuribile, che si diffuse in tutti i campi della cultura e della società. In mostra: opere, ambienti e materiali filmici punteggiano un percorso visivo e sonoro, fra nomi che spaziano da Lucio Fontana a Andy Warhol, da Enrico Baj a Fabio Mauri, dalle pellicole di b-movies del secondo dopoguerra alla moda di Pierre Cardin.

14 novembre 2026 – marzo 2027

S-COLLEZIONARE LA COLLEZIONE

Capolavori. Omaggi. Acquisizioni.

a cura di Chiara Gatti, Rita Moro, Elisabetta Masala

Torna esposta la collezione permanente del MAN in un percorso teso a studiare la componente astratta e l’opera dei maestri sardi che, nel corso del Novecento, sono stati protagonisti dei movimenti d’avanguardia.

Una indagine che, per la prima volta, accosta gli artisti del territorio alle tendenze del dopoguerra, fra astrazione geometrica, arte concreta, arte optical e programmata. Il nucleo di opere della raccolta storica sarà arricchito da nuove donazioni, fra cui un tessile importante di Enrico Baj realizzato nel 1987 per il celebre progetto “TACCAS. Nuovi tappeti sardi” e una Disseminazione di Pino Pinelli, oltre a omaggi necessari al dialogo creativo fra Maria Lai e Guido Strazza e all’opera di nomi significativi come Zaza Calzia, Luigi Mazzarelli, Giampaolo Todde, Maria Crespellani e Graziano Salerno.

14 novembre 2026 – marzo 2027

UGO LA PIETRA – Abitare è essere ovunque a casa propria

a cura di Gaby Scardi

L’architetto, designer e artista Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, 1938) sarà protagonista della mostra di fine anno al MAN che, dopo la personale di Franco Mazzucchelli nel 2025, continua a riflettere su figure chiave nel panorama degli anni Sessanta e Settanta. Seguendo le linee di tendenza culturale e della corrente artistica segnata dall’arte per il sociale e del pensiero progettuale come Architettura radicale, La Pietra ha sviluppato intere mappature delle culture materiali e periferiche, sbocciate “fuori” delle città. Come nella serie fotografica LA SPIAGGIA DEL POETTO di Cagliari (1978), una catalogazione straordinaria di “ville” o meglio spazi abitativi minimi ma completi, che rappresentano un esempio unico di quella che l’artista ha battezzato “architettura spontanea”.

Anno Deleddiano

In occasione dell’anno deleddiano, organizzato per la celebrazione dei cento anni dal conferimento del Premio Nobel a Grazie Deledda, il MAN intende curare un programma di iniziative pubbliche in omaggio alla grande scrittrice nuorese, coordinate in rete con altri spazi culturali del territorio. Il MAN si impegnerà nella valorizzazione dell’opera Andando via, in memoria della Deledda realizzata da Maria Lai nello spazio antistante la Chiesa della Solitudine, dove sono custodite le sue spoglie. L’opera, che giace in uno stato di abbandono, sarà al centro di un piano di sensibilizzazione del pubblico che andrà di pari passo con l’impegno stesso di un restauro conservativo annunciato dal Comune di Nuoro. Il museo stenderà altresì un programma di incontri, talk e laboratori intitolati alla scrittrice, compreso un workshop per piccoli scrittori nell’ambito di una esposizione fotografia e un contest ispirato ai suoi luoghi.

PUBLIC PROGRAM
a cura di Alessandro Moni

ARIA N.3. Performance a cura di FuoriMargine. Mercoledì 4 febbraio.
Corso di arte contemporanea per adulti. Quarta edizione. Mesi di marzo e aprile.
BIBLIOMANIA – Piccolo festival dei libri d’autore al museo. Quarta edizione. A partire dal mese di ottobre.
Workshop di fotografia. Obiettivo Permanente.
Attività collaterali del bando Strategia Fotografia – vinto con il progetto editoriale di Valeria Cherchi (ISOLA).
Attività collaterali del bando Italian Council – vinto con il progetto di Sergio Racanati (ISOLA).


MAN Museo d’arte Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta 27
08100 Nuoro tel +39.0784.252110
Orario: 10:00 – 19:00 (Lunedì chiuso)
info@museoman.it
 
Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI
Via San Mattia 16, 35121 Padova
Tel. +39.049.663499
Simone Raddi, simone@studioesseci.net www.studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Venezia, Mao Xuhui in mostra al Museo Grimani – Pittura, potere e memoria


Nell’ultimo mese di apertura al Museo di Palazzo Grimani, Mao Xuhui. Emergence of the Patriarch propone uno sguardo articolato su uno degli artisti più rilevanti dell’arte cinese contemporanea. La mostra attraversa cinquant’anni di ricerca, mettendo in dialogo cicli storici come Patriarch e Will/Scissors con uno spazio carico di storia. Le celebri forbici di Mao – oggetti semplici, ossessivi – diventano dispositivi simbolici che incidono strutture familiari, politiche e culturali, senza mediazioni né compiacimenti ma un’indagine rigorosa su patriarcatoautorità, potere, memoria e identità. Come osserva Lü Peng, l’opera di Mao Xuhui è una lente privilegiata per leggere le trasformazioni della Cina contemporanea, sospesa tra tradizione e modernità, disciplina e volontà individuale. Una mostra che non semplifica e non cerca consenso, ma continua a interrogare il presente.

Mao Xuhui
Emergence of the Patriarch
A cura di Lü Peng, Li Guohua, Carlotta Scarpa

Museo di Palazzo Grimani | Musei archeologici nazionali di Venezia 
e della Laguna
Castello 4858 – 30122 Venezia

fino al  1 Febbraio 2026

Per la prima volta in Italia una mostra dedicata all’artista cinese Mao Xuhui, una delle figure più influenti dell’avanguardia artistica cinese contemporanea. “Mao Xuhui: Emergence of the Patriarch”, a cura di Lü Peng, Li Guohua e Carlotta Scarpa, è organizzata da L-ART GALLERY con Manuela Schiavano e ospitata dal Museo di Palazzo Grimani – parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. L’esposizione presenta una selezione di 43 opere che ripercorrono cinquant’anni di ricerca pittorica, offrendo una lettura complessa e stratificata del lavoro dell’artista.

Considerato uno dei protagonisti più significativi della sua generazione, Mao Xuhui (nato nel 1956 nella provincia del Sichuan) è oggi presente nelle collezioni dei più importanti musei e gallerie internazionali. Formatosi all’Università delle Arti dello Yunnan – dove attualmente insegna presso il College di Scienze Umane – la sua carriera si intreccia con la nascita dell’arte contemporanea in Cina, in particolare grazie al suo ruolo di cofondatore del Southwestern Art Research Group di Kunming e alla partecipazione al movimento ‘85 New Wave, che segnò una svolta decisiva nella scena artistica del Paese.

In quegli anni di grandi trasformazioni, Mao elabora una pratica pittorica che definisce “life painting”: un linguaggio denso di tensione emotiva, capace di riflettere in modo diretto la realtà sociale e culturale della Cina sudoccidentale. Pur ispirandosi alla tradizione della natura morta, ne rinnova radicalmente la struttura, trasformandola in una riflessione esistenziale e concettuale. L’oggetto ricorrente delle forbici – elemento semplice e quotidiano – assume per l’artista un valore simbolico e ambiguo, legato a temi di controllo, potere, vulnerabilità e volontà. Questo motivo attraversa la sua produzione per oltre un decennio, culminando nel celebre ciclo Will / Scissors, tra i vertici della sua ricerca.

Come afferma il critico e storico dell’arte Lü Peng, “Dal 1978 ai primi decenni del XXI secolo la società cinese ha attraversato trasformazioni profonde e complesse, che hanno coinvolto ogni ambito della vita collettiva. In questo contesto, l’arte di Mao Xuhui rappresenta una chiave privilegiata per comprendere tali mutamenti: un ponte tra realismo socialista, espressionismo e modernità, capace di raccontare la transizione culturale e spirituale della Cina contemporanea.”

Allestita nelle sale del secondo piano del Museo di Palazzo Grimani a Venezia, l’esposizione presenta una selezione di opere emblematiche che restituiscono una visione ampia e articolata della sua ricerca artistica. Inserita nel ciclo di approfondimenti dedicati agli artisti cinesi delle generazioni antecedente e successiva al 1985, la mostra pone la figura di Mao in ideale contrappunto con quella del giovane Zhang Zhaoying, protagonista della precedente mostra Lifelong Beauty. La scelta di Palazzo Grimani come sede espositiva amplifica questo dialogo: l’antica dimora rinascimentale, con le sue decorazioni di Giovanni da Udine, Francesco Salviati e Federico Zuccari e la celebre collezione di statue classiche voluta da Giovanni Grimani, diventa lo scenario in cui la ricerca di Mao Xuhui – sospesa tra memoria, autorità e tradizione – trova un confronto diretto con la storia e con il patrimonio culturale del passato.

Il percorso espositivo, concepito in chiave retrospettiva, propone una lettura profonda del suo linguaggio visivo, mettendo in luce l’evoluzione tematica e formale che attraversa tutta la sua produzione. Come suggerisce il titolo della mostra, al centro del suo linguaggio visivo emerge il tema del patriarcato inteso come riflessione sull’autorità e sul potere, sia nella sfera familiare sia in quella politica. Nelle serie Patriarch, Mao trasforma la figura del padre in una presenza simbolica, emblema delle strutture di controllo e della tradizione. Attraverso forme geometriche, toni cupi e composizioni severe, l’artista esprime la complessità del rapporto con l’autorità — sospeso tra rispetto, paura e ribellione — trasformando la dimensione privata in una meditazione universale sulle gerarchie sociali e sul peso della memoria culturale cinese.

In questa occasione, sarà inoltre presentata per la prima volta in Italia la biografia illustrata dell’artista, edita da Skira e curata dallo stesso Prof. Lü Peng. Il libro ripercorre l’evoluzione ideologica e creativa dell’artista, ricostruita attraverso documenti e materiali personali, tra cui diari, lettere, dipinti, appunti di lettura e trascrizioni. Il risultato è un ritratto profondo e autentico, che racconta la vera storia e gli anni illustri di una generazione straordinaria in Cina. Emergence of the Patriarch testimonia ancor più l’impegno di Lü Peng nel preservare e illuminare le diverse narrazioni dell’arte cinese contemporanea.

Attraversando cinquant’anni di storia dell’arte cinese, la mostra intende restituire al pubblico il senso profondo del legame tra individuo, identità culturale e memoria collettiva, proponendo una riflessione intensa e attuale su temi cruciali come il potere, la famiglia, la volontà e la trasformazione del soggetto nella società globalizzata. Un’occasione unica per il pubblico nazionale e internazionale di scoprire, o riscoprire, l’opera di un artista fondamentale, la cui ricerca espressiva continua, ancora oggi, a interrogare con lucidità il nostro tempo.

MAO XUHUI è nato a Kunming dal 1956 e si è laureato presso la Yunnan Art Academy nel 1982. È considerato una figura iconica nella storia dell’arte contemporanea cinese. Inserito nella lista China Art Power 100, è stato uno dei protagonisti della scena artistica d’avanguardia della Cina sudoccidentale negli anni Ottanta.

Tra il 1985 e il 1989 ha riunito numerosi giovani artisti, principalmente provenienti dallo Yunnan e dal Sichuan, sotto l’etichetta di “New Figurative”, dando vita al Southwest Art Research Group. I membri del gruppo hanno espresso nelle loro opere una consapevolezza esistenziale intensa, tipica delle regioni sud occidentali della Cina, tanto da diventare una componente fondamentale dell’“’85 New Wave”, il movimento d’avanguardia dell’arte contemporanea cinese. Questi risultati gli hanno assicurato un ruolo di primo piano nella storia dell’arte contemporanea del Paese.

Mao Xuhui ha esposto ampiamente nelle principali città dell’area euro-pan-asiatica, tra cui Shanghai, Pechino, Hong Kong, Singapore, New York, San Francisco, Barcellona, Bologna, Parigi e Londra. Le sue opere sono state incluse in numerose mostre di rilievo, tra cui la mostra fondamentale nella storia dell’arte contemporanea cinese Inside Out: New Chinese Art (1998), co-organizzata dall’Asia Society di New York, dal Museum of Modern Art di San Francisco e dall’Hong Kong Museum of Art. Le sue opere sono state acquisite da importanti gallerie e musei nazionali e internazionali, diffuse dai media di tutto il mondo e pubblicate in libri di storia dell’arte e riviste accademiche.

Lü Peng, è un curatore, critico e storico dell’arte cinese.È nato a Chongqing, nel Sichuan, nel 1956 e si è laureato in Studi Politici alla Sichuan Normal University nel 1982. Nel 1992 è stato direttore artistico della prima biennale d’arte cinese: Guangzhou Biennial Art Fair.

Tra i suoi successi curatoriali:

Global Painting. La Nuova pittura cinese al Mart di Rovereto, una restituzione composita dell’arte contemporanea cinese che traccia un importante passaggio storico (2024);

Passage to History: 20 Years of La Biennale di Venezia and Chinese Contemporary Art, co-curata con Achille Bonito Oliva alla 55. Biennale d’Arte (2013);

la Biennale di An’ren del 2011;

Pure Views: New Painting from China (Asia Art Museum, San Francisco, 2011);

Pure Views: New Painting from China (Louise Blouin Foundation, Frieze, London, 2010);

Reshaping History (Pechino, 2010), una mostra su larga scala che presentava più di mille opere di quasi duecento tra gli artisti cinesi più innovativi del primo decennio del 21° secolo;

A Gift to Marco Polo, un evento collaterale per la Biennale di Venezia del 2009 che ha messo in mostra otto dei più importanti artisti contemporanei cinesi.

Lü è attualmente direttore del Museo di arte contemporanea di Chengdu, direttore di CHINART, agenzia di gestione delle istituzioni d’arte cinesi, ed è professore associato delDipa rtimento di Storia e Teoria dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Hangzhou, Zhejiang. Dal 2017 è Presidente della L-Art University e Professore del Sichuan Fine Arts Institute e Xi’an Academy of Fine Arts.

A Gennaio 2024 ha pubblicato con Rizzoli, “Storia dell’arte cinese del XX al XXI secolo” già edito incinese nel 2006 da Peking University Press ed inglese nel 2010 dalla casa editrice Charta.

Con questa pubblicazione storica, Lü Peng analizza in modo incisivo ed appassionato gli sviluppi dell’arte cinese dalla fine della dinastia Qing fino agli anni di apertura del XXI secolo tracciando abilmente questa evoluzione, non solo nella Cina continentale, Taiwan e Hong Kong, ma anche in centri importanti come Parigi e Tokyo. Questa narrazione completa è un punto di riferimento per conoscere la storia dell’arte cinese del XX e XXI secolo.


Mao Xuhui
Emergence of the Patriarch
A cura di Lü Peng, Li Guohua, Carlotta Scarpa
28 Novembre 2025 – 1 Febbraio 2026

DOVE
Museo di Palazzo Grimani | Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna
Ramo Grimani 4858 – 30122 Venezia

ORARI DI VISITA
Dal martedì alla domenica 
10.00 > 19.00  La mostra è compresa nel ticket d’ingresso al Museo


ORGANIZZAZIONE 
L-ART·GALLERY con Manuela Schiavano

MAGGIORI  INFO 
CS Art Management
press@csartmanagement.com

CONTATTI PER LA STAMPA 
Cristina Gatti Press & P.R. 
press@cristinagatti.it
Da Cristina Gatti | PRESS & P.R. <press@cristinagatti.it> 

Presentata a Roma la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”

Si è tenuta a Roma, il 14 gennaio 2026, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, la conferenza stampa di presentazione della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari: un racconto intorno al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche, in cui l’acqua assume un valore generativo, terapeutico e identitario, ospitata nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale dal 6 marzo al 29 settembre 2026. 

Etruschi e Veneti.
Acque, culti e santuari
Venezia, Appartamento del Doge, Palazzo Ducale
6 marzo – 29 settembre 2026

a cura di Chiara Squarcina, Margherita Tirelli 
In collaborazione con Fondazione Luigi Rovati
Con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” non è soltanto la sintesi e l’esposizione di reperti, ma è il racconto di un contesto, di una storia, di una stratificazione, che riporta l’archeologia nella sua dimensione più autentica. È una riflessione capace di mettere in relazione il tempo lungo del passato con le emergenze del presente e le domande sul futuro. Una mostra ha senso se “antichizza” il presente e, al tempo stesso, rende presente l’antico nel suo dialogo con la nostra contemporaneità. Le testimonianze di questa esposizione che giungono da epoche remote e lontane non sono mai frammenti muti e passivamente osservati da studiosi, appassionati e visitatori, ma sono il punto di riferimento di uno sguardo ben preciso, di un’attitudine, di una volontà che, attraverso oggetti, luoghi e contesti culturali, si ricollega con le radici di antiche comunità di cui noi siamo i discendenti. Questa mostra sceglie la prospettiva della relazione: non è soltanto il racconto su un popolo o su una civiltà isolata, ma si propone di far dialogare ciò che già anticamente era in dialogo: il mondo degli Etruschi e quello dei Veneti. Unendo il versante tirrenico con quello adriatico della nostra penisola, gli Etruschi e i Veneti sono due idealtipi di un modo di abitare l’antico, il viaggio, il mare, il mondo, in una dimensione di apertura che necessariamente la geografia della nostra penisola impone, induce e incoraggia fin dalle origini”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. 

“Questa mostra è il risultato di un lavoro lungo e condiviso, costruito con serietà scientifica e grande collaborazione istituzionale, anche dai privati. Desidero per questo ringraziare il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e tutta la struttura del Ministero, insieme alla Fondazione Musei Civici di Venezia, ai curatori, ai musei prestatori, alle università e a tutti i professionisti che hanno reso possibile il progetto. Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità, e un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni. La cultura serve a questo: a capire, a costruire cittadinanza, a dare un senso di unità al Paese rispettando le identità dei territori. Creare legami è sempre più difficile che dividere, ma è l’unica strada che genera conoscenza, rispetto e futuro. Questa mostra, non è soltanto esposizione, ma anche ricerca e convegnistica a tema. È un invito a ritrovare, attraverso la storia, il valore di ciò che ci unisce. L’invito è di venire a vedere questa mostra con curiosità e con calma, magari più di una volta, tornando dopo aver visitato anche i diversi siti coinvolti e i musei prestatori”, le parole del Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. 

Sarà un confronto inedito e peculiare, un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C.: mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione riunisce reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane. La mostra si configura così come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto mediatico.

Un progetto di grande respiro scientifico e divulgativo, in cui a emergere è il dialogo tra due civiltà differenti per geografie e radici culturali, tra cui sono fioriti scambi e relazioni lungo quel confine nella ‘terra tra i due fiumi’, tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso orientale del Po. Uno scambio di materie prime, reso possibile con l’apertura di nuove vie commerciali, ma anche di idee, culture, saperi. Fiumi, mari e acque sono l’emblema del movimento costante, come quello delle persone, unendosi e conducendo a forme di reciproca conoscenza di uomini e di donne. Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà un secondo momento espositivo nell’autunno del 2026 (14 ottobre – 10 gennaio 2027) rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale.



CONTATTI PER LA STAMPA

Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net  
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

ART CITY Bologna 2026: Alessandro Moreschini. L’ornamento non è più un delitto

Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna sono lieti di accogliere nelle sale del Museo Civico MedievaleL’ornamento non è più un delitto, mostra personale di Alessandro Moreschini, a cura di Raffaele Quattrone, realizzata in collaborazione con Ehiweb e Pasöt.

Visitabile dal 18 gennaio al 22 marzo 2026, il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
L’inaugurazione si svolge sabato 17 gennaio 2026 alle ore 17.30.

Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica


Alessandro Moreschini
L’ornamento non è più un delitto
A cura di Raffaele Quattrone
Con un testo di Renato Barilli

18 gennaio – 22 marzo 2026
Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4, Bologna
www.museibologna.it/medievale

Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
In collaborazione con Ehiweb e Pasöt
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Inaugurazione sabato 17 gennaio 2026 ore 17.30

L’ornamento non è più un delitto”: con questa affermazione, pronunciata da Renato Barilli in un testo del 2020 dedicato a Lily van der Stokker e ad Alessandro Moreschini, si apre il percorso della nuova mostra dell’artista al Museo Civico Medievale di Bologna. Una frase che, da dichiarazione critica, diventa oggi titolo e chiave di lettura di un progetto espositivo che rilegge la tradizione decorativa come gesto etico, come pratica di cura e di attenzione verso il mondo.

Da tempo Alessandro Moreschini (Castel San Pietro Terme, 1966) ha scelto una strada appartata e rigorosa, lontana dalle retoriche del minimalismo più severo e dalle promesse dell’ipertecnologia: una strada in cui l’ornamento non è aggiunta, ma pensiero; non maschera, ma rivelazione. Le sue superfici lavorate – trame meticolose, vegetali, iperdecorative – non rivestono gli oggetti: li trasformano. Sono presenze che respirano, microcosmi silenziosi capaci di insinuarsi negli interstizi del visibile e di restituire agli oggetti quotidiani una energia inattesa, una vibrazione interna.

Già alla fine degli anni ’90, Barilli aveva individuato in Moreschini una voce originale nel panorama italiano, inserendolo nella storica mostra collettiva Officina Italia e riconoscendo in quel giovane rigore decorativo una forza irradiante, “una preziosa limatura di ferro”. Oggi, quell’intuizione trova piena maturità in un lavoro che ha saputo svilupparsi con costanza, approfondendo la natura politica e sensibile dell’ornamento.
Perché l’ornamento, lungamente esiliato dal canone occidentale come elemento superfluo o sospetto, riemerge qui come linguaggio glocal: attento alle culture visive non egemoniche, aperto al desiderio, alla spiritualità, alla dimensione affettiva del guardare. È un’arte apparentemente “debole”, perché priva di monumentalismo, ma in realtà radicale nella sua prossimità, nel suo farsi presenza quotidiana, nel suo ritessere i nessi tra corpo, oggetto e mondo.

L’incontro con il Museo Civico Medievale offre a Moreschini un territorio ideale: uno spazio fatto di stratificazioni, memorie, oggetti votivi, preziosità minute, miniature, ori, che da secoli interrogano il nostro rapporto con il sacro, il simbolico, il potere evocativo delle superfici. Le opere contemporanee si insinuano tra i reperti storici senza competere con essi, ma stabilendo un dialogo osmotico, a tratti segreto, in cui la luce, il colore e il ritmo decorativo diventano ponti tra epoche e sensibilità differenti.

Il percorso espositivo – articolato in diversi ambienti del museo – accoglie interventi concepiti come presenze integrative, non invasive: opere che crescono come un’edera visiva sulle architetture e sugli oggetti del passato, stabilendo legami inattesi. L’artista non impone un nuovo museo: ne rivela uno interno, emotivo, fatto di sussurri decorativi, di brividi luminosi, di dettagli che invitano a rallentare, a guardare con attenzione, a riscoprire il tempo dell’osservazione.

Ho concepito l’allestimento come un gesto di ascolto. Le opere di Alessandro Moreschini non dovevano imporsi sul Museo Medievale, né mimetizzarsi in esso: dovevano risuonare. Per questo ho scelto un percorso che permette ai lavori di insinuarsi tra gli oggetti storici come presenze vive, capaci di creare legami sottili, quasi segreti, senza interrompere la continuità del luogo. L’ornamento diventa così un ponte tra epoche, un atto di cura che restituisce al museo la sua dimensione di spazio abitato. Ho voluto che il visitatore percepisse l’incontro – non la sovrapposizione – tra passato e contemporaneo: un dialogo a bassa voce, fatto di dettagli, riflessi, vibrazioni. Un allestimento che non aggiunge, ma rivela”, spiega il curatore Raffaele Quattrone.

In un presente caratterizzato da consumo visivo rapido e da una crescente delega dell’immaginazione alle tecnologie dell’automazione, il progetto di Moreschini si pone come un atto di resistenza: un invito a ritornare alla manualità, al gesto, alla gestazione lenta delle superfici; a riconoscere nell’ornamento non una fuga, ma una responsabilità verso ciò che ci circonda.
Renato Barilli scrive: “Sono intervenuto più volte sul lavoro di Alessandro Moreschini, del tutto singolare, come conferma in questa mostra, dove si riscontrano due livelli, ci sono oggetti preziosi da collezionismo, ma se questo non bastasse scende su tutto una pioggia di raffinati frammenti che accrescono la preziosità del tutto.”

L’ornamento non è più un delitto diventa così un’affermazione poetica, politica e antropologica: il recupero di un linguaggio che sa essere intimo e universale, umile e complesso, antico e contemporaneo. Un linguaggio che abita, che cresce, che si fa luogo. Che si fa, appunto, museo segreto.

Durante il periodo di apertura sono previste tre visite guidate condotte dall’artista Alessandro Moreschini e dal curatore Raffaele Quattrone: sabato 7 febbraio 2026 alle ore 21.00 (in occasione di ART CITY White Night, ingresso gratuito dalle ore 18.00), sabato 21 febbraio 2026 ore 17.30 e sabato 21 marzo 2026 alle ore 17.30. Il costo di partecipazione è gratuito, con biglietto di ingresso al museo.

Nato a Castel San Pietro Terme (BO) nel 1966, Alessandro Moreschini vive e lavora a Bologna. Dopo la Laurea al D.A.M.S. in Storia dell’arte all’Università degli Studi di Bologna, a partire dagli anni Novanta viene invitato ad esporre in Italia e all’estero, presentando opere dove la superficie dipinta si traduce in texture ornamentali, evidenziando la perdita del canone estetico occidentale nel mondo globalizzato.
Del suo lavoro il critico e storico e storico dell’arte Renato Barilli ha scritto: “La sua pittura certosina e meditata, svolta nei tempi richiesti dalla meticolosità con cui viene eseguita su superfici inaspettate, egliamministra con sicurezza quello che si può considerare un passaggio epocale dei nostri tempi dall’hard al soft.”
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private: Collezione d’Arte della Fondazione San Patrignano, Museo della Città “Luigi Tonini” (Rimini), MAMbo – Museo Arte Moderna di Bologna, Fondazione Giacomo Lercaro,
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
Tra le mostre nazionali e internazionali si segnalano: Per la “Storia di Bologna”. Donazioni e acquisizioni d’arte della Fondazione Carisbo (2017-2025) (2025, Casa Saraceni, Bologna); La nostra casa è in fiamme (2024, Galleria ARTRA, Milano); Legami fragili (2024, Galleria Studio Cenacchi, Bologna); Il profumo dei fiori dipinti (2023, Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Bologna); Collezione d’Arte della Fondazione San Patrignano (2021, PART Palazzi dell’Arte, Rimini); Beata Solitudo (2020, Fondazione Rocca di Vignola, Vignola), Architetture dell’immaginario (2019, Galleria Beatrice Burati Anderson, Venezia); NewFaustianWorld (2019, Galleria Beatrice Burati Anderson, Venezia); L’ultimo Espaliú e il contesto italiano (2019, Accademia di Spagna, Roma); Autoritratto (2019, MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma, Roma); Roberto Daolio, Vita e incontri di un critico d’arte attraverso le opere di una collezione non intenzionale (2017, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Bologna); Bologna dopo Morandi 1945-2015 (2016, Palazzo Fava, Bologna); /seconds issue 09 Vanishing point (2008, The Wharf Road Project V22, Londra); Giovane Arte Europea (2003, Castello Visconteo, Pavia); Sharjah International Biennial 6th (2003, Sharjah Art Museum, Sharjah); Officina Italia (1997, Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Bologna); Lab. 1.2-T.I.N.A. (There is no alternative) (1997, Viafarini, Milano).
www.alessandromoreschini.it

Nato a Foggia nel 1974, Raffaele Quattrone vive e lavora tra Bologna e Roma. Sociologo e curatore d’arte contemporanea, è direttore del Master universitario in curatela di mostre ed eventi artistici e culturali organizzato da eCampus.
È editor-in-chief delle riviste del gruppo americano VIVA (Archlove magazine, Viva magazine, ecc.), collabora con Meer (già Wall Street International Magazine) ed è ambasciatore del progetto Terzo Paradiso creato da
Michelangelo Pistoletto. È stato presidente del Dipartimento Emilia Romagna dell’Associazione Nazionale Sociologi e fondatore e direttore della rivista Startup.
È autore dei libri Modernità e campo dell’arte. Per una sociologia critica dell’arte contemporanea italiana (Lampi di Stampa, 2010) e IN ITINERE. Arte contemporanea in trasformazione (EQUIPèCO, 2014).
Quattrone ha scritto centinaia di articoli, numerosi testi per cataloghi di mostre e interviste ad artisti internazionali quali: Mario Airò, Renato Barilli, Bertozzi & Casoni, Ergin Cavusoglu, Alberto Di Fabio, Stan Douglas, Nicola Formichetti, Gonkar Gyatso, Paul Gladston e Yu Youhan, Kepa Garraza, Anthony Gormley, Kimsooja, Jeff Koons, Mona Hatoum, Sabrina Mezzaqui, Nasr Moataz, Shirin Neshat, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Zimoun.
Un suo recente progetto è NewFaustianWorld, che ha compreso un libro (in italiano/inglese edito da 24 ORE Cultura), un docu-film diretto da Piero Passaro e prodotto da Theater 7/2 Productions (tradotto in inglese, francese, spagnolo, indi e greco) e due mostre (Augeo Art Space, Rimini e Beatrice Burati Anderson, Venezia) ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.
Collabora con la Real Academia de Espana en Roma.
www.raffaelequattrone.com


Mostra
Alessandro Moreschini
L’ornamento non è più un delitto

A cura di
Raffaele Quattrone

Con un testo di
Renato Barilli

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Sede
Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4 | 40121 Bologna

Periodo di apertura
18 gennaio – 22 marzo 2026

Inaugurazione
Sabato 17 gennaio 2026 ore 17.30 – 19.00

Orari di apertura
Martedì, giovedì 10.00 – 14.00
Mercoledì, venerdì 14.00 – 19.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 10.00 – 22.00,
 ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Intero € 6 | ridotto € 4 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura

In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) gratuito possessori biglietto Arte Fiera 
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 18.00 – 22.00 gratuito

Informazioni
Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4 | 40121 Bologna
Tel. +39 051 2193916
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/medievale
Facebook: Musei Civici d’Arte Antica
Instagram: @museiarteanticabologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna

Ufficio Stampa Mostra
RP/PRESS
Marcella Russo E. press@rp-press.it
www.rp-press.it
Facebook @RussoPress
Instagram @rp_press

Ufficio Stampa Settore Musei Civici Bologna
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. 
silvia.tonelli@comune.bologna.it
Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it 
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>

Architettura tra etica, innovazione e memoria: sesta ed. di CarlottaXArchitettura

Architettura tra etica, innovazione e memoria: al via la sesta edizione di CarlottaXArchitettura

Un incubatore di valori etici, morali, professionali e di memoria: il premio CarlottaX giunge alla sua sesta edizione e, anche quest’anno, si pone l’obiettivo di valorizzare i progetti dell’architettura contemporanea e i professionisti che, attraverso etica e innovazione, hanno contribuito a trasformare, promuovere, diffondere e salvaguardare la cultura del territorio.

Infatti, il riconoscimento, nato nel 2021 su iniziativa dell’Ordine e della Fondazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Catania in ricordo dell’architetto Carlotta Reitano – già presidente della Fondazione e scomparsa prematuramente nel 2020 – verrà assegnato al professionista o allo studio che abbia saputo rispondere al meglio alle sfide dell’architettura contemporanea.

Quattro le categorie: opere di architettura, opere di restauro o recupero, opere di interni e/o design, progetti giovani architetti under 35. Potrà partecipare chiunque abbia realizzato progetti in Italia o all’estero e iscritto all’Albo professionale o a un’Associazione equivalente, fatta eccezione per gli under 35, che dovranno essere iscritti a un Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori italiano (sezione A).

A esaminare i lavori una qualificata giuria, composta dal presidente Paolo Colonna (RPBW), Elisabetta Gabrielli (ARCHIGROUND), Tiziana Campus (consigliere nazionale CNAPPC), Veronica Leone (vicepresidente Ordine APPC Catania), Melania Guarrera (presidente Fondazione Ordine APPC Catania) e Cristian Rocchi (presidente Ordine APPC Roma). Oltre ad assegnare il premio per ogni singola categoria, selezioneranno dei progetti che concorreranno per due menzioni d’onore, per il premio “Città di Catania” e per quello “Città di Roma”.

La documentazione potrà essere inoltrata entro il prossimo 16 febbraio attraverso il sito dei concorsi nazionale (https://premi.concorsiawn.it/carlottaxarchitettura-2026). La premiazione, invece, si terrà il prossimo 17 marzo nella capitale, dove – nella sede dell’Ordine APPC di Roma – verrà esposta una galleria con tutte le opere partecipanti.


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