Boom di visitatori per “MONET. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Paris”

Continua a riscuotere un grandissimo successo la mostra “Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Paris” al Centro Culturale Altinate | San Gaetano di Padova. Sono oltre 70milai visitatori che, a meno di due mesi, hanno potuto godere delle atmosfere magiche, dei colori e della luce dei capolavori di Monet, padre di quella corrente artistica che nacque proprio 150 anni fa a Parigi e che oggi è la più amata in tutto il mondo.

A Padova un appuntamento immancabile con Monet e l’Impressionismo che, fin dai primi giorni, ha visto all’ingresso del San Gaetano file ininterrotte di visitatori.
Sono infatti già sold out i biglietti in prenotazione online per tutti i week-end fino a fine mostra e, vista la grande richiesta, la mostra sarà aperta anche mercoledì 1° maggio con un orario prolungato fino alle 22.00 (ultimo ingresso ore 21).

L’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Padova Andrea Colasio sottolinea:“Il grande successo registrato in meno di due mesi di apertura, oltre 70 mila visitatori, evidenzia l’importanza di Padova a livello nazionale come meta turistica di qualità. Si tratta di un risultato che consolida e rafforza il progetto culturale e turistico che, come Amministrazione, abbiamo avviato fin dal 2017, proponendo importanti mostre di livello e qualità internazionali, con cadenza regolare, in uno spazio della città che è oramai riconosciuto come il contenitore ideale per questi eventi. Una politica che abbina alle grandi mostre una costante attenzione per l’attività, in ogni ambito artistico e culturale, anche delle realtà locali, creando una offerta varia e di spessore che si rivolge ad un pubblico il più ampio possibile. Ringrazio Arthemisia per l’ottimo lavoro che sta realizzando con questa mostra su Monet e per la decisione di ampliare le possibilità di visita con questa apertura straordinaria del 1° maggio che sono certo, sarà molto apprezzata”.

In mostra 60 capolavori tutti provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi – tra cui le Ninfee, gli Iris, i Paesaggi londinesi e molti altri ancora – arricchiti da sale spettacolari, tantissimi contenuti, video, testimonianze e atmosfere magiche.
Sono le opere a cui Monet teneva di più, le “sue” opere, quelle che ha conservato gelosamente nella sua casa di Giverny fino alla morte, da cui non ha mai voluto separarsi.
La mostra è quindi anche un viaggio nel mondo intimo di Monet, nella sua casa e nella sua anima.

La mostra “Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Paris“, promossa dal Comune di Padova, è prodotta ed organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi ed è curata da Sylvie Carlier, curatrice generale del Musée Marmottan Monet, con la co-curatela della storica dell’arte Marianne Mathieu e l’assistente alla curatela del Musée Marmottan Monet Aurélie Gavoille.

La mostra vede come sponsorGenerali Valore Cultura e AcegasApsAmgamedia partner la Repubblica, special partnerRicola e mobility partnerFrecciarossa Treno Ufficiale.
Catalogo edito da Skira.

Il Musée Marmottan Monet, di proprietà dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi, accoglie la più grande collezione al mondo di opere di Claude Monet, con l’intento di far conoscere l’opera dell’artista e renderla accessibile al maggior numero possibile di persone, in particolare attraverso mostre temporanee.

La mostra al Centro Culturale Altinate | San Gaetano – che presenta sessanta opere che comprendono i capolavori di Monet, ma anche lavori di Delacroix, Boudin, Jongkind, Renoir e Rodin, che furono suoi maestri e amici – si fa portavoce di questa ambizione ed è particolarmente significativo in quanto rappresenta la prima esposizione delle opere provenienti dall’istituzione parigina nella città di Padova.

L’esposizione passa in rassegna le tappe della ricerca artistica del pittore: dagli inizi della sua carriera sulla costa della Normandia, attraverso i viaggi in Olanda, Norvegia e Londra, fino all’opera finale, le Ninfee, dipinti che il pittore ha conservato gelosamente nella sua casa di famiglia a Giverny, fino alla sua morte.

È un’occasione per immergersi nella rigogliosa creatività di Monet e coglierne le fonti di ispirazione, trasportati nel suo mondo intimo.

Prima sezione – Le origini del Musée Marmottan Monet: dall’impero all’impressionismo
Nel 1932, Paul Marmottan (1856-1932) lasciò in eredità il suo palazzo nel 16° arrondissement di Parigi e le sue collezioni all’Académie des Beaux-Arts che, nel 1934, trasformò l’edificio in un museo. I mobili imperiali e i dipinti neoclassici sono una dimostrazione della passione di Marmottan per l’arte dell’Europa napoleonica e costituiscono la prima collezione dell’istituzione parigina che nel 1999 ha adottato il nome di Musée Marmottan Monet.
L’aggiunta del cognome del grande pittore riflette l’arricchimento dell’istituzione stessa che attualmente conserva la prima collezione al mondo di opere dell’artista. Questo eccezionale ensemble è nato nel 1940 grazie alla donazione di Victorine Donop de Monchy, di cui è qui esposto un ritratto di Renoir, oltre a due dei capolavori da lei donati al museo, La primavera tra i rami e Il treno nella neve. La locomotiva, entrambi di Claude Monet.
Nel 1966 il museo diventa depositario della prima collezione al mondo di opere di Claude Monet (1840-1926) grazie al lascito del figlio più giovane e discendente diretto del pittore, Michel Monet che, oltre al busto di Monet di Paulin, aggiunge alle collezioni dell’istituzione un centinaio di dipinti del padre, dagli esordi fino all’ultimo periodo. Quaranta di loro costituiscono il nucleo di questa mostra.

Seconda sezione – Il Plein Air
Nell’Ottocento, l’avvento della ferrovia e l’invenzione della pittura tubolare diedero ai pittori una maggiore libertà di movimento, insieme alla possibilità di dipingere all’aperto, pratica che però aveva i suoi limiti. Costretti a spostarsi con il loro materiale, gli artisti scelsero tele di piccolo formato e facili da trasportare. Dovevano anche dipingere velocemente, per catturare ciò che vedevano all’istante. La pennellata più veloce e l’alleggerimento della tavolozza in pieno giorno rendono visibile la lavorazione.
Furono Johan Barthold Jongkind (1819-1891) e Eugène Boudin (1824-1898) a introdurre Monet a questa pratica. Il pittore viaggiò regolarmente in Francia e compì diversi viaggi all’estero con l’obiettivo di dipingere paesaggi marini, paesaggi e scene di vita familiare, come il ritratto abbozzato della moglie Camille (1870). In alcune delle sue sessioni en plein air, Monet si avvalse dei servizi di un facchino, come Poly, che incontrò a Belle-Île nel 1886 e di cui dipinse un ritratto.

Terza sezione – La luce impressionista
Con la decisione di lasciare lo studio e dipingere dalla natura, gli impressionisti ruppero con la gerarchia dei generi nella pittura.
Da quel momento in poi, ciò che prevale non è più tanto il soggetto quanto la sensazione provocata da un paesaggio o dalle scene di vita moderna.
Diventato un maestro della pittura en plein air, Monet dedicò tutta la sua vita a catturare le variazioni luminose e le impressioni cromatiche dei luoghi che guardava. Più che il motivo, il suo interesse era rivolto alla trasfigurazione di quest’ultimo attraverso l’opera della luce. Per cogliere questa luce cangiante, il pittore lavorava rapidamente con pennellate successive e non esitava ad avventurarsi in luoghi esposti a repentini cambiamenti del tempo. La costa della Normandia, i suoi tramonti e i paesaggi dell’Olanda, dove tornò nel 1886, gli permisero di avvicinarsi alle intensità luminose di una natura ancora selvaggia.

Quarta sezione – Il giardino di Monet a Giverny. Oltre l’impressionismo
Nel 1883 il pittore si stabilì a Giverny. Nel 1890 divenne proprietario della tenuta e da allora non lasciò mai più la valle della Senna. Migliorata la sua situazione economica, poté dedicarsi quasi esclusivamente per vent’anni all’allestimento della casa, e soprattutto alla progettazione del giardino. Questa ritrovata stabilità gli ha permesso di esplorare i dintorni e di affinare la sua visione e lo studio della natura dipingendo ogni aspetto delle piante e dei fiori che lo circondano. La figura umana scomparve progressivamente dalla sua opera, il cui unico soggetto finì per essere l’iris, l’hemerocallis, l’agapanthus e soprattutto le ninfee, mentre adottò come soggetto prediletto il suo giardino acquatico. Alla fine della sua vita, Monet visse circondato dalle sue creazioni, a metà strada tra il suo studio e il suo giardino. Le opere qui esposte provengono dalla sua casa e costituiscono, per la loro eccezionalità e dimensione, un insieme unico al mondo.

Quinta sezione – Le grandi decorazioni
Dal 1914 fino alla sua morte nel 1926, Monet raffigurò il suo giardino acquatico a Giverny in centoventicinque pannelli di grande formato, una selezione dei quali donò alla Francia (quelle che oggi sono conosciute come le Ninfee dell’Orangerie). Questi dipinti monumentali, dipinti direttamente in studio, portano ad un parossismo la ricerca già iniziata con le Ninfee del 1903 e del 1907. Raffigurando un frammento del suo laghetto in formati molto grandi, Monet non solo fa a meno di qualsiasi riferimento prospettico e spaziale, ma propone anche di immergere lo spettatore in una distesa d’acqua trasformata in uno specchio: nuvole e rami di salice si riflettono sulla superficie del laghetto dove non c’è più distinzione tra sopra e sotto. Questi paesaggi senza inizio né fine ci invitano a un’esperienza contemplativa in cui basta rappresentare un fiore, un dettaglio della natura, per suggerirne l’immensità.

Sesta sezione – L’astrazione in questione
Nel 1908, Monet iniziò a soffrire di cataratta, un disturbo che gli impediva di vedere chiaramente e alterava la sua percezione dei colori. Durante la lotta del pittore contro questa progressiva cecità, la sua tavolozza si riduce e domina con i marroni, i rossi e i gialli, come testimoniano all’epoca i cicli de Il sentiero delle rose, i Ponti giapponesi e I salici piangenti. Anche la sua pittura diventa più gestuale. Da quel momento in poi, la mano che tiene il pennello divenne visibile nei suoi dipinti. La forma si diluisce di fronte al movimento e al colore e nel suo passaggio dalla rappresentazione allo schizzo finisce per essere quasi indecifrabile.
Questi dipinti da cavalletto, senza precedenti nella carriera di Monet, hanno lasciato un segno profondo nei pittori astratti della seconda metà del XX secolo.


Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemsia.it | T. +39 06 69308306

Relazioni esterne Arthemisia
Camilla Talfani | ct@arthemisia.it

Ufficio stampa Comune di Padova
Franco Tanel | tanelf@comune.padova.it

A Pavia arriva Progetto Genesi. Arte e Diritti Umani

Horti – Almo Collegio Borromeo porta a Pavia un’iniziativa di respiro italiano e internazionale, ideata e sviluppata dall’Associazione Genesi a partire dal 2021.

Dal 2021, infatti,Associazione Genesiha dato avvio a “Progetto Genesi. Arte e Diritti Umani”, iniziativa espositiva ed educativa itinerante dedicata al tema dei diritti umani, ideata e curata da Ilaria Bernardi, nella convinzione che l’arte contemporanea possa assumere il ruolo di ambasciatrice dei diritti umani. Ogni sua tappa in una diversa città italiana e straniera è diversa dall’altra, è come un nuovo e differente anello che, unendosi agli altri, rafforza la catena di eventi espositivi ed educativi promosso dall’Associazione per la tutela e promozione dei diritti umani.

Associazione Genesi e Horti – Almo Collegio Borromeo
 
presentano

a cura di Ilaria Bernardi
 
Pavia, Horti – Almo Collegio Borromeo
4 maggio – 2 giugno 2024

Anteprima per la stampa e Opening della mostra:
Sabato 4 maggio 2024, ore 18:30 – 20:00

Grazie al contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Pavia ne accoglie una sua tappa, presso gli Horti dell’Almo Collegio Borromeo, dal 4 maggio al 2 giugno 2024.

Le tappe di Progetto Genesi prendono sempre spunto dai temi indagati dalle opere della collezione d’arte contemporanea dell’Associazione Genesi (la Collezione Genesi), che include artisti di tutto il mondo impegnati nelle più urgenti questioni culturali, ambientali, sociali e politiche coeve. Le aree tematiche prevalenti, sviluppate dalla Collezione Genesi fin dal suo inizio, sono sei: La memoria di un popolo, le tradizioni e la storia di ogni comunità come memoria collettiva da preservare in quanto elemento identitario fondamentale; Un’identità multiculturale, identità molteplici e l’importanza del dialogo, dell’interscambio e del rispetto reciproco tra culture; Le vittime del Potere, le violenze perpetrate o tollerate, in alcune aree del mondo, dagli stessi governi sui propri cittadini, vittime di costrizioni, censure, genocidi, guerre, sfruttamento; Il colore della pelle, i pregiudizi e le ingiustizie che colpiscono le persone sulla base del colore della pelle negli Stati Uniti; La condizione femminile, il ruolo della donna all’interno di differenti contesti storici e geografici; La tutela dell’ambiente, i danni causati dalle attività umane all’ecosistema e l’urgenza di preservare l’equilibrio tra umano e natura mediante uno sviluppo sostenibile.

La mostra a Pavia è dedicata a una delle suddette sei aree tematiche, La tutela dell’ambiente, in linea con la mission degli Horti dove si intrecciano habitat naturali, arte contemporanea, etica, equità e inclusione sociale.

Ad essere esposte sono opere della Collezione Genesi che afferiscono al tema dell’ambiente oppure che presentano riferimenti iconografici alla natura, tutte realizzate da artiste provenienti da differenti paesi del mondo che offrono una prospettiva femminile su una importante questione attualmente nell’agenda di tutti i capi di stato, ancora oggi prevalentemente uomini. Per questa ragione, proporre opere di artiste donne significa parallelamente indurre una riflessione sul ruolo della donna (e in particolare della donna artista) all’interno di specifici contesti storici e geografici. Le opere esposte sono delle seguenti artiste: Leila Alaoui (Parigi, Francia, 1982 – Ouagadougou, Burkina Faso, 2016); Anna Boghiguian (Il Cairo, Egitto, 1946), Anne de Carbuccia (New York, NY, Stati Uniti, 1968), Binta Diaw (Milano, Italia, 1995); Irene Dionisio (Torino, Italia, 1986); Shadi Harouni (Hamedan, Iran, 1985); Zhanna Kadyrova (Brovary, Ucraina, 1981); Tala Madani (Tehran, Iran, 1981). Elena Mazzi (Reggio Emilia, Italia, 1984); Otobong Nkanga (Kano, Niger, 1974).

Come anticipazione e apertura della mostra troviamo uno spazio esclusivamente dedicato all’artista di fama internazionale Monica Bonvicini (Venezia, Italia, 1965). Oltre a costituire una perfetta apertura della mostra trattando il tema dei disastri ambientali, questo focus è dedicato a Monica Bonvicini in quanto è una delle quattro artiste selezionate per un importante progetto a cui l’Associazione Genesi sta lavorando e che sarà annunciato soltanto nell’autunno 2024.

Infine, à pendant della mostra ma staccata da essa, come sorta di teaser generale dell’Associazione Genesi, sarà allestita la video-installazione dell’artista iraniano Morteza Ahmadvand (Khorramabad, Iran, 1981) che corrisponde alla prima opera entrata a far parte della collezione d’arte contemporanea dell’Associazione Genesi: su tre schermi, i simboli delle tre principali religioni monoteiste (la Croce del Cristianesimo, la Stella di David dell’Ebraismo e il Cubo della Kaaba islamica) ruotano su loro stessi trasformandosi in una sfera, simbolo della sfera terrestre e, in quanto priva di spigoli, simbolo di pace e di equilibrio universale.

In ogni sua tappa, parte fondamentale di Progetto Genesi è sempre l’attività educativa, che a Pavia è distribuita in un programma di visite guidate e workshop gratuiti, da prenotare tramite il sito dell’Associazione Genesi e l’app di Progetto Genesi, caricabile gratuitamente da smartphone. Le scuole potranno invece prenotare visite guidate e workshop anche in altri giorni della settimana scrivendo a: info@horti.it.

Fondazione Gariwo, la foresta dei Giusti partecipa alla missione educativa di Progetto Genesi coinvolgendo le scuole del territorio a partecipare a visite guidate e workshop, mentre il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano coinvolgerà i volontari delle Delegazioni FAI, e in particolare i mediatori del progetto FAI Ponte tra culture ideato dall’Associazione Amici del FAI volto a favorire il dialogo interculturale tra persone di diversa provenienza geografica. I mediatori di FAI Ponte tra culture, provenienti da diversi paesi, offriranno un originale contributo raccontando le opere della Collezione Genesi tramite podcast ascoltabili dall’app Progetto Genesi realizzata da Hidonix, arricchendole di una testimonianza diretta e personale. L’attività espositiva dell’Associazione Genesi prevista per il 2024 è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese) dal titolo “Progetto Genesi. Arte e Diritti Umani” edito da Silvana Editoriale e curato da Ilaria Bernardi.


INFORMAZIONI PRATICHE
 
Horti – Almo Collegio Borromeo
Lungo Ticino Sforza, 46, 27100 Pavia
t.: +39 3888278157
m.: info@horti.it
 
Orari per il pubblico
Da martedì a domenica: 10:00-18.30. Ultimo ingresso ore 17.30.
 
Biglietti
L’ingresso alla mostra è gratuito in tutti i giorni e gli orari di apertura dello spazio espositivo.
 
 
CONTATTI PER LA STAMPA
 
Ufficio stampa Associazione Genesi:
info@associazionegenesi.it
 
Ufficio stampa Università Cattolica:
Nicola Cerbino: Nicola.Cerbino@unicatt.it; Katia Biondi: katia.biondi@unicatt.it
 
Ufficio stampa FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano:
Valeria Frisolone: ufficiostampa@fondoambiente.it  
 
Ufficio stampa Fondazione Gariwo, la foresta dei Giusti:
Joshua Evangelista: comunicazione@gariwo.net
 
Ufficio stampa RFK Human Rights Italia:
Amanda Giraldin: giraldin@rfkitalia.org
 

Reggio Emilia: A SINGLE MOMENT di Anna Caterina Masotti in FOTOGRAFIA EUROPEA

In occasione di Fotografia Europea 2024dal 27 aprile all’11 giugno la fotografa Anna Caterina Masotti renderà omaggio all’elemento naturale attraverso la mostra “A Single Moment“. Curata da Alessia Locatelli in collaborazione con Laura Frasca Art Manager di Green Whale Space, l’esposizione prenderà vita tra le mura dello spazio MIDA – Mancini Italian Design & Art a Reggio Emilia, nel cuore del centro storico della città.

ANNA CATERINA MASOTTI – GIROTONDO FLOREALE AGOSTO 2021 PANTELLERIA

Anna Caterina Masotti
presenta la mostra fotografica

A cura di Alessia Locatelli

Opening: 27 aprile 2024 ore 18.00
Fino all’11 giugno

Spazio espositivo MIDA – Mancini Italian Design & Art
Piazza S. Lorenzo 1, Reggio Emilia

In un contesto elegante – il progetto “A Single Moment” della Fotografa Anna Caterina Masotti, esposto per la prima volta a Bologna durante Art City – dialogherà con elementi di alto design: stampe fineart in bianco e nero di grande formato ricamate a manovideo mapping e drappi di chiffon e seta stampati, opere che celebrano la bellezza e la fragilità di un mondo sospeso tra eternità ed effimero in delicato equilibrio tra loro. Aderendo al concept di Fotografia Europea 2024 dal titolo LA NATURA AMA NASCONDERSI, l’esposizione indaga la complessità di questa interazione, approfondendo ed analizzando il confronto tra ciò che è nascosto allo sguardo e la scoperta, tra una natura celata e la sua vera essenza. Il focus delle fotografie di Masotti è l’istante, il qui ed ora, ed è riconducibile al tema centrale della XIX edizione del Festival: così come ogni istante catturato dall’obiettivo fotografico diventa eterno, ogni singolo sguardo rivolto alla natura e alla nostra stessa essenza rivela un’opportunità per riconnetterci con l’infinito ciclo della vita e con la nostra responsabilità nei confronti del pianeta.

L’artista, attraverso “A Single Moment”, esplora l’elemento naturale ed i sui ossimori, giocando con la luce, creando contrasti ed illusioni visive che rivestono un ruolo centrale nella sua arte. Come sottolinea la curatrice Alessia Locatelli: “Con un linguaggio dai bianchi e neri contrastati, Anna Caterina Masotti incanta lo spettatore negli scatti alla natura, sia essa macro che di paesaggio. Sovrastano la terra dei cieli intensi o pastosi mentre giocano coi fondi le silhouettes. La luce è la protagonista. Diurna o notturna, filtra negli interni creando pattern, riflettendo nell’acqua e sagomando sui muri delicati ornamenti floreali.”

È proprio negli studi ed esperimenti che ruotano attorno alla dicotomia fra il buio e la luce che emerge il tema del doppio e della coesistenza come parte di tutta la vita sulla Terra. L’artista mette in risalto come la luce e il buio si manifestano naturalmente in molteplici modi: influenzando i cicli di vita, la crescita delle piante, i comportamenti degli animali e persino i pattern climatici. D’altra parte, nel contesto delle esperienze umane la luce può rappresentare la conoscenza, la verità, la saggezza e la speranza, mentre il buio può simboleggiare l’ignoranza, la paura, la morte il misteroNon sempre questa distinzione è netta e assoluta: ci sono momenti in cui la luce può essere accecante e il buio può offrire rifugio e intimità. Esistono sfumature di grigio e zone d’ombra che sfidano questa contrapposizione, offrendo spunti di riflessione sulla complessità e la fluidità della realtà. Una contraddizione che invita l’essere umano a riflettere sulla ricchezza del mondo che lo circonda, invitandolo ad esplorare le molte sfaccettature della realtà e ad abbracciare la diversità e la complementarità degli opposti. Nella continua danza tra luce e buio, possiamo trovare un profondo senso di equilibrio e armonia, rivelando così la bellezza intrinseca della natura e dell’esistenza stessa. Questo concetto, immortale nell’immaginario poetico, diventa il punto di contatto tra l’umanità e la natura e il focus di “A Single Moment”, trasmettendo un desiderio di libertà ed incarnando la meraviglia di fronte alla bellezza del mondo che ci circonda.

L’esposizione è dunque un’occasione per intraprendere un percorso intimo, soffermarsi con lo sguardo sull’attimo fotografico per spingersi ad una riflessione sull’esistenza stessa. Anna Caterina Masotti afferma: “Il buio non spaventa. La luce non abbaglia. Illumina, disegna metafore. L’immagine è come una stampa, un ricamo, un fiore cresciuto nella stoffa. Nella lentezza della penombra, la fotografia esce dall’evanescenza, si crea un’atmosfera, e si stupisce un bambino.”

ANNA CATERINA MASOTTI

Anna Caterina Masotti nasce negli anni ‘70 a Bologna, dove attualmente vive. Dall’età di 10 anni inizia ad appassionarsi di fotografia: passione trasmessa dalla madre Olga, stilista innovativa che amava fotografare, nel tempo libero, fiori e paesaggi. Nel 2004 ritira assieme al padre Alberto il premio La Kore, Oscar della Moda. Nel 2010, le viene diagnosticato un problema agli occhi per il quale ha dovuto subire diversi interventi chirurgici. Da quel giorno i suoi sensi si modificano e la sua vita ha un inaspettato cambio di percorso. È da questo momento che fotografare diventa una priorità, attraverso una nuova visione che la porta ad esplorare modalità alternative di percezione della luce.


INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: A Single Moment
DI: Anna Caterina Masotti
A CURA DI: Alessia Locatelli
DOVE: MIDA – Mancini Italian Design & Art S.r.l., Piazza S. Lorenzo 1, Reggio Emilia
PREVIEW PER I GIORNALISTI: 27 Aprile 2024 ore 17.30
OPENING: 27 Aprile 2024 ore 18.00
DATE: Dal 27 Aprile all’11 giugno 2024
INGRESSO GRATUITO
IN COLLABORAZIONE CON: Laura Frasca Art Manager di Green Whale Space

CONTATTI
SITO: www.annacaterinamasotti.com
INSTAGRAM: Anna_Caterina_Masotti
LINKEDIN: Anna Caterina Masotti
FACEBOOK: Anna Caterina Masotti Photographer

UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

Culturalia

051 6569105 – 392 2527126             
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Pubblicato il 7 Aprile 13:02

“MASTERPIECE. Sulle tracce della meraviglia” – In onda la 3° puntata della nuova Docu-serie

Il 28 aprile alle ore 11.00 andrà in onda la terza puntata di “MASTERPIECE. Sulle tracce della meraviglia”, la nuova Docu-serie condotta da Raffaele Quattrone che dal 7 aprile 2024, ogni domenica alle ore 11.00 va in onda in anteprima su “Documentando. Archivio del Documentario Italiano“, la piattaforma digitale di conservazione e visione dei documentari italiani, ad accesso libero senza restrizioni territoriali, ideata dall’Associazione D.E-R Documentaristi Emilia Romagna Aps in collaborazione con Emilia-Romagna Film Commission e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Dopo questa anteprima, la Docu-serie sarà trasmessa su una rete nazionale.

MASTERPIECE
Sulle tracce della meraviglia
 
Terza puntata a partire da domenica 28 aprile ore 11.00
con Vanessa Beecroft e Jeff Koons

Dal 7 aprile 2024, ogni domenica alle ore 11.00
“Documentando, Archivio del documentario italiano”
www.documentando.org

Come location per questa puntata è stata scelta la Real Academia de España en Roma, un iconico polo culturale posto sul Gianicolo con una vista mozzafiato sulla capitale, un luogo che da 150 anni è ancora oggi contemporaneo e continua ad ospitare operatori culturali internazionali, organizzando mostre, convegni e concerti con entrata gratuita. Raffaele e gli amici di Masterpiece ci accompagnano nella terza puntata intitolata “Desiderio e modelli sociali” nella quale ritroveremo due icone dell’arte contemporanea internazionale: Vanessa Beecroft con i suoi tableaux vivants che dagli Anni ’90 ad oggi hanno occupato le sale dei più importanti musei del mondo e Jeff Koons, l’artista dei superlativi, il più conosciuto, il più discusso, il più pagato. Il collezionista australiano John Kaldor racconta una delle prime performance di Beecroft fatta proprio in Australia e la vera storia di Puppy, una delle opere più famose di Jeff Koons. Non mancheranno poi i sociologi Manuela Marchetti e Tiziano Bordoni del dipartimento Emilia Romagna dell’Associazione Nazionale Sociologi e gli Amici degli Amici di Masterpiece. Quali sono i nostri desideri? Da cosa sono influenzati? Una puntata ricca di stimoli interessanti!!!

Dall’Hotel de la Ville, gioiello Rocco Forte Hotels ed iconico palazzo settecentesco che svetta in cima a Trinità dei Monti, ispirato proprio al Grand Tour, utilizzando una bici – simbolo di libertà, emancipazione femminile, sostenibilità ambientale – interamente fatta a mano, realizzata ad hoc da Scatto Italiano, Raffaele insieme agli Amici di Masterpiece, Stefano Paiano, Giulia Santullo, Arianna Sarghini e Carola Tangari, e all’assistente al ricercatore di meraviglie,  Christopher DiCas, raggiungono la Real Academia de España en Roma.


Attraverso un linguaggio semplice e coinvolgente, la Docu-serie si presenta come un viaggio alla scoperta dell’arte contemporanea internazionale con il coinvolgimento di numerosi importanti artisti provenienti da tutto il mondo quali Shirin Neshat, Imran Qureshi, Bertozzi & Casoni, Michelangelo Pistoletto, Vanessa Beecroft, Jeff Koons, Alberto Di Fabio, Mona Hatoum, Marinella Senatore Anri Sala, che hanno collaborato direttamente con Quattrone alla scrittura degli episodi. Nato in piena pandemia, in un periodo nel quale era vietato spostarsi, “MASTERPIECE. Sulle tracce della meraviglia” è un’esplorazione del panorama artistico contemporaneo più recente, con i piedi piantati in Italia ed in particolare a Roma in quanto realtà ancora attuali, capaci di influenzare presente e futuro.

In questo percorso, Quattrone – che ha scritto il progetto con il supporto di Alessandro Moreschini e Livia Savorelli – ha coinvolto Piero Passaro come regista ed ideatore del progetto visivo, Bad Toast Production per la produzione esecutiva, Francesco Quiriconi per le musiche originali, Marcorea Orea Malià come Hair Designer and Make up Artist e poi Espoarte, Contemporary Art MagazineHotel de la Ville (Rocco Forte Hotels), ikonoTV, Associazione Nazionale Sociologi Dipartimento Emilia Romagna e la Real Academia de España en Roma, oltre ad una serie di realtà italiane portatrici della filosofia del Made in Italy nel mondo e di riviste di arte contemporanea che hanno accettato di diventare media partner dell’iniziativa, tra le quali Art a part of cult(ure), Artapp, Artuu, Magazine, Exibart, Frammenti Rivista, Insideart, Yogurt Magazine, Segno.

Puoi accedere alla visione andando sul sito www.documentando.org oppure direttamente dall’app tramite smartphone e tablet.


INFORMAZIONI UTILI
TITOLO: MASTERPIECE. Sulle tracce della meraviglia
TIPOLOGIA: Docu-serie (programma documentaristico)
PUNTATE: 5 puntate + 1 puntata di lancio
DOVE SI PUO’ VEDERE: “Documentando, Archivio del documentario italiano”, piattaforma digitale di conservazione e visione dei documentari italiani, ad accesso libero senza restrizioni territoriali. Puoi accedere alla visione andando sul sito www.documentando.org oppure direttamente dall’app scaricabile gratuitamente su App Store e Google Play, tramite smartphone e tablet.
 
QUANDO: dal 7 aprile 2024, ogni domenica alle ore 11.00
FORMATO: 4k
LINGUA: Italiano
PRESENTATORE: Raffaele Quattrone
AUTORI: Raffaele Quattrone con il supporto di Alessandro Moreschini e Livia Savorelli
CAST: Christopher DiCas, Stefano Paiano, Giulia Santullo, Arianna Sarghini, Carola Tangari
ARTISTI COINVOLTI: Vanessa Beecroft, Bertozzi e Casoni, Alberto Di Fabio, Mona Hatoum, Jeff Koons, Shirin Neshat, Michelangelo Pistoletto, Imran Qureshi, Anri Sala, Marinella Senatore
REGISTA: Piero Passaro
PRODUZIONE ESECUTIVA: Bad Toast Production
LUOGHI DI REGISTRAZIONE: Hotel de la Ville, Real Academia de España en Roma, Rhinoceros
 
CONTATTI
SITO: www.masterpieceofficial.art
FACEBOOK: www.facebook.com/Masterpiece_official
INSTAGRAM: www.instagram.com/masterpiece_officialpage
TWITTER: www.twitter.com/masterpiecepage
 
UFFICIO STAMPA: CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

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Il programma del 1° maggio, ultimo giorno di ARTEVENTO CERVIA

Ultimo giorno di ARTEVENTO CERVIA

La 44° edizione del più longevo Festival Internazionale del mondo dedicato all’aquilone come forma d’arte ed emblema ecologista si chiude con la celebrazione dell’anniversario dei 150 anni dalla morte di Guglielmo Marconi. Il programma di mercoledì 1° maggio 2024.



INFORMAZIONI UTILI
44° ARTEVENTO CERVIA FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL’AQUILONE
DOVE: Cervia, Spiaggia di Pinarella e altre location
QUANDO: dal 20 aprile al 1° maggio 2024
 
CONTATTI
SITO: https://artevento.com/
FACEBOOK: https://www.facebook.com/festivalaquilonecervia/
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/artevento_cervia_kite_festival/
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Presentazione del numero speciale “Il rintocco del campano 1-2-3/2023. I musei di Pisa”

Il Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi è lieto di invitarvi alla presentazione del numero speciale della rivista

I musei di Pisa

Venerdì 3 maggio ore 17:30

Per maggiori informazioni Cliccare il logo

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it

I Musei Reali celebrano il 300° anniversario del Museo di antichità

Torino celebra il tricentenario del Museo di Antichità, formatosi nel 1724, con una serie di iniziative promosse dai Musei Reali per valorizzare le numerose anime che l’Istituzione ha avuto nel corso di tre secoli di vita: luogo di studio e di ricerca in cui si è coltivato l’amore per la classicità e le grandi civiltà del passato, con particolare riguardo al territorio di appartenenza. La prima menzione del Museo di Antichità risale al 3 aprile 1724, quando il Canonico Gagliardi da Brescia, scrivendo al poeta Apostolo Zeno, ricordava come l’amico Scipione Maffei, importante storico e drammaturgo veronese, fosse impegnato in quel momento “a costruire un museo di iscrizioni intorno al gran cortile” dell’Università di Torino.

“Con la celebrazione del tricentenario – dichiara Mario Turetta, Segretario generale del Ministero della Cultura e Direttore avocante dei Musei Reali si riafferma il ruolo centrale del Museo di Antichità di Torino, sia per comprendere le origini della città attraverso l’inedito e suggestivo percorso basilicale paleocristiano, restituito attraverso una consolidata sinergia istituzionale, sia con l’approfondimento degli studi scientifici che, grazie alle ricerche condotte dai Musei Reali con l’Università di Torino, si focalizzano sul culto di Iside e sullo scavo della città romana di Industria; inoltre, un allestimento tecnologico aggiornato e una interpretazione innovativa offrono narrazioni che accolgono il pubblico in modo coinvolgente, rispondendo alle istanze della fruizione museale contemporanea”.

La città si riappropria di uno straordinario tassello della sua storia: per la prima volta apre al pubblico l’inedito percorso archeologico della Basilica paleocristiana del Salvatore, per mille anni il centro cristiano della città insieme alle vicine chiese di San Giovanni Battista e di Santa Maria.

Nel tardo Quattrocento, con Torino elevata a sede arcivescovile, l’edificio venne raso al suolo per realizzare il nuovo Duomo rinascimentale, su progetto di Amedeo di Francesco da Settignano, detto Meo del Caprino (Settignano, Firenze, 1430-1501). Nel 1909, dieci anni dopo il ritrovamento del Teatro Romano, lo scavo restituì strutture architettoniche, resti di sepolture, iscrizioni e lo straordinario mosaico duecentesco dedicato alla ‘Fortuna che regola le sorti dell’umanità’, subito trasferito nel museo civico di Palazzo Madama. Negli anni Novanta del ‘900 la Soprintendenza ha potuto completare lo scavo in estensione, ripristinando su di esso la pavimentazione di piazza San Giovanni. Restaurata grazie a un primo sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e, successivamente, con i fondi del Ministero della Cultura, l’intera area archeologica è stata consegnata nel 2021 ai Musei Reali di Torino. Oggi una musealizzazione di impatto, ricca di ricostruzioni tridimensionali del Teatro Romano e del complesso episcopale, restituisce accessibilità e leggibilità a questo straordinario patrimonio di archeologia urbana.

Per una straordinaria esplorazione diacronica della storia della città, la visita alle aree archeologiche si completa con il percorso che si snoda nella Basilica del Salvatore e nel decumano romano attraverso il passaggio dal Teatro, fino alla sezione del Museo di Antichità dedicata all’Archeologia a Torino, valorizzata dal rinnovato allestimento multimediale con una galleria di personaggi illustri.

Il programma di celebrazioni si è aperto con la mostra archeologica La Scandalosa e la Magnifica. 300 anni di ricerche su Industria e sul culto di Iside in Piemonte, allestita nello Spazio Scoperte al secondo piano della Galleria Sabauda dal 23 aprile al 10 novembre 2024.

L’esposizione, curata dall’archeologa Elisa Panero dei Musei Reali, in collaborazione con l’Università di Torino, offre un viaggio nella città romana di Industria-Bodincomagus, centro “alpino” dalle forti connotazioni cosmopolite, che lega culti locali, orientali, rapporti economici e culturali con l’Egeo orientale: le sorti archeologiche del sito hanno accompagnato la storia e le vicende del museo torinese e del casato sabaudo, tra le più antiche attestazioni in Italia del culto di Iside, definita “La Scandalosa e la Magnifica” nell’inno del III- IV secolo d.C. rinvenuto a Nag Hammadi in Egitto e dedicato alla dea orientale, alla quale la mostra è intitolata.

La rassegna muove i passi dal fascino per l’Oriente e per l’Egitto nutrito dai Savoia sin dal Cinquecento, attraverso l’esposizione di 75 oggetti tra statue, statuette ed epigrafi, in bronzo e in marmo, con opere particolari ed evocative come l’Osiride Chronokrator – Signore del tempo – avvolto nelle spire del serpente Aion, datato alla prima metà del II sec. d.C. – III sec. d.C., che giunse nelle collezioni dinastiche nel 1612.

La mostra presenta inoltre interessanti manufatti in bronzo provenienti dall’area archeologica di Industria, oggi afferente alla Direzione regionale Musei del Piemonte, presso l’attuale Monteu da Po (TO), città segnalata da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, come la danzatrice in bronzo, datata I-II sec. d.C., ritrovata all’inizio dell’Ottocento dal Conte Bernardino Morra di Lauriano, e il celebre tripode in bronzo, opera di pregio datata alla metà del II secolo d.C., riccamente decorata da sileni su zampe leonine, sfingi accovacciate al di sopra di un motivo a racemi vegetali, sostegni superiori ornati da tre teorie figurate raffiguranti Dioniso e tre vittorie alate sul globo. Le peculiari sculture dedicate a varie divinità – Iside raffigurata anche nelle vesti di Fortuna, Arpocrate, Apollo, Mitra, Eracle, Giove Ammone – le iscrizioni e gli oggetti bronzei, quali il sistro e la statuetta di sacerdotessa, permettono di approfondire tradizioni, miti e varie religioni che rimandano a culti orientali in linea con la vocazione cosmopolita che la città di Industria doveva avere già nella sua fase preromana di mercato sul Po. Sono presenti anche materiali ceramici provenienti da tutto il Mediterraneo, alcuni esposti per la prima volta, ed epigrafi che attestano antichissime famiglie di origine centro-italica, quali gli Avilii, i Lolli, i Sertori e i Coccei, a testimoniare la vivacità del centro situato sull’asse del Po, nel cuore dei più importanti traffici economici, sociali e politici del tempo.

Tre secoli di storie, scavi e scoperte archeologiche legate al Museo di Antichità tracciano quindi la fisionomia di una città “sacra agli dei”, ma molto amata dagli uomini dediti agli scambi commerciali e alla politica dell’Impero, su cui molto resta ancora da scoprire: la sezione conclusiva è infatti l’occasione per fare il punto sull’urbanistica di Industria, sull’interpretazione dei suoi monumenti e sulle prospettive di ricerca.

La mostra rientra nel progetto Marmi romani e biografie torinesi: idee e materiali per la valorizzazione delle collezioni epigrafiche del Museo di Antichità di Torino, sostenuto da Fondazione CRT. L’esposizione è accompagnata dalla guida breve La Scandalosa e la Magnifica. 300 anni di ricerche su Industria e sul culto di Iside in Piemonte, pubblicata nella collana I Cataloghi, dedicata dai Musei Reali al Museo di Antichità.

Per celebrare il tricentenario, lunedì 22 aprile 2024 si è svolta una festa di inaugurazione pubblica con l’apertura straordinaria e gratuita del Museo di Antichità, iniziata alle 19.45 con il concerto Musica x 2, esilarante spettacolo poetico messo in scena dal duo Gian Luigi Carlone e Matteo Castellan, impreziosito dalla declamazione dell’Inno a Iside a cura dell’attrice torinese Stefania Rosso. Ingresso libero, senza prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il Caffè Reale è stato aperto per tutta la serata e propone uno speciale miscelato, il Cocktail 300 dedicato alle celebrazioni, composto da vermouth bianco, assenzio e tonica, presente in carta per tutto il resto dell’anno.

L’anno commemorativo prosegue con un programma di iniziative collaterali, comprese nel palinsesto di ESTATE REALE. Insieme per i 300 anni del Museo di Antichità, quali il Festival del teatro studentesco, a maggio, e il ciclo musicale Torino Crocevia di Sonorità, tra giugno e settembre, in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino nel suggestivo Teatro Romano e nei Giardini Reali, oltre a visite tematiche, laboratori, attività educative e performative, anche nella Lingua dei Segni Italiana.

Dal 7 al 9 novembre 2024, il convegno Archeologia in vetrina. Archetipi espositivi e modelli di fruizione dell’antico dal ‘700 all’Era Digitale, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, aprirà una riflessione sul ruolo dei musei, in particolare di quelli archeologici, nella formazione scientifica e culturale italiana, con uno sguardo attuale sull’Europa e sul Mediterraneo.



1724-2024 | 300 ANNI DEL MUSEO DI ANTICHITÀ DI TORINO
La Scandalosa e la Magnifica. 300 anni di ricerche su Industria e sul culto di Iside in Piemonte
Musei Reali, Galleria Sabauda, Spazio Scoperte
23 aprile – 10 novembre 2024
Da martedì a domenica, orario 9-19 (ultimo ingresso ore 18)
Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali
Intero € 15,00 Ridotto: € 2,00 (ragazzi di età dai 18 ai 25 anni)
Gratuito: minori di 18 anni; persone con disabilità e un loro accompagnatore; Insegnanti con scolaresche; Guide turistiche con gruppi; Personale del Ministero; Possessori di Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card, tessera ICOM; Giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine
Aperture straordinarie: 25 aprile, 29 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 24 giugno 2024
E-mail: info.torino@coopculture.it
Telefono: +39 011 19560449
Sito per acquisto biglietti: https://www.coopculture.it/
Musei Reali, Museo di Antichità
Visite accompagnate al percorso archeologico della Basilica del Salvatore
Ogni martedì alle ore 15, 16 e 17 e ogni sabato alle ore 10, 11, 12.
Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali, partenza dall’atrio della Manica Nuova
Sito internet: museireali.it Social:
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IG museirealitorino
X MuseiRealiTo
YouTube Musei Reali Torino
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A Milano e Parigi, i trent’anni della Galleria Canesso celebrati con due mostre

Magnifici capolavori che “tornano a casa” per festeggiare i 30 anni della Galleria che li ha posti sul mercato per accompagnarli verso grandi musei e collezionisti di diversi continenti. Accade dal 16 maggio al 28 giugno 2024 nelle due Gallerie di Maurizio Canesso, l’una a Parigi, al 26 di Rue Lafitte, la seconda a Milano in via Borgonovo 24. Maurizio Canesso, per la sua sede milanese, ha voluto uno spazio espositivo immerso nel verde in quella che era la serra del giardino di Casa Valerio, uno dei palazzi storici di Milano, proprio dietro la Pinacoteca di Brera. Un luogo dove appassionati d’arte, curatori e collezionisti sono di casa.

Nelle due Gallerie Canesso, a Milano e Parigi, si potranno ammirare dipinti di grandissimo livello,  Evaristo Bachenis, Bernardo Strozzi, Alessandro Magnasco, Gian Paolo Lomazzo, Giuseppe Bonito, Gaspare Travesi, Tanzio da Varallo e di altri Mastri del Barocco e del Rinascimento italiano.

30 ANNI DI GALERIE CANESSO
Quando il passato tesse le fila del futuro
Dal 16 maggio al 28 giugno 2024

Vernissage il 15 maggio dalle 18 alle 21 a Parigi
Vernissage il 23 maggio dalle 15 alle 20 a Milano

Tra le opere esposte anche un’opera del cosiddetto “Maestro della tela jeans”, pittore di area lombarda, attivo nella seconda metà del ‘600, “specializzato” nel dipingere soggetti che indossano abiti in quel tessuto di origine italiana, diventato poi popolare grazie alle grandi manifatture americane.    

Sono il Rinascimento e il Barocco italiani che Maurizio Canesso ha scelto come specializzazione della propria ricerca, allargando il campo anche agli artisti non italiani che però hanno operato nella penisola. In questi 30 anni di attività della Galleria, Maurizio Canesso è diventato uno dei più accreditati mercanti d’arte italiana al mondo. Opere passate dalle sue mani sono tra le eccellenze delle più importanti collezioni private e musei di diversi continenti. Metropolitan di New York, Getty Museum di Los Angeles, National Gallery di Ottawa, National Gallery di Melbourne, Kunsthaus di Zurigo, Capodimonte a Napoli, Uffizi a Firenze, Gallerie dell’Accademia a Venezia, Louvre a Parigi e Abu-Dhabi, tra i tanti.

Veneziano d’origine, Canesso scopre la passione per l’antiquariato quando ragazzino entra in una galleria d’arte. Appena ventenne, muove i primi passi da mercante d’arte e rimane affascinato da quel mondo. Il suo primo acquisto, seguito da immediata cessione, è un dipinto di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone. Due anni dopo propone a Piero Corsini, uno tra i più autorevoli mercanti attivi in America a quel tempo, un’opera incompiuta di Carlo Portelli. L’offerta non ha seguito ma il dipinto è acquisito dagli Uffizi. Corsini, colpito dalla capacità del ragazzo, lo assume. Per Canesso è il modo perfetto per approfondire conoscenze e relazioni con istituzioni e grandi musei americani ed europei. Nel 1988 Maurizio Canesso, smette di lavorare per Corsini e decide di mettersi in proprio. Sceglie di stabilirsi a Parigi dove si trasferisce con la sua famiglia. Negli anni che precedono l’apertura della sua prima galleria, approfondisce le sue conoscenze con ricerche sui maestri del passato e frequentando storici dell’arte, esperti e conservatori di museo. Uomo discreto, lavora pazientemente alla costruzione del proprio futuro.

Quando si sente pronto, nel 1994 apre la prima galleria, senza vetrina, al primo piano, lontano dai rumori della città che potrebbero guastare la contemplazione dei dipinti. «L’opera d’arte è una sospensione del tempo», diceva Pierre Bonnard.

Maurizio può finalmente condividere il suo personale gusto. Scoprire, studiare, promuovere, trasmettere sono la sua quotidianità. Negli anni ha appreso anche l’importanza della pazienza: «bisogna saper conservare l’opera, valorizzarla prima di volerla cedere» spiega «ci vuole una grande forza per non privarsene troppo rapidamente; la difficoltà del mestiere è tutta qui».

Nel 2010 Maurizio Canesso apre una galleria a Lugano e nel 2021 una nuova sede, diretta da Ginevra Agliardi, nello storico quartiere di Brera a Milano. «Dopo tanti anni lontano dall’Italia, è una gioia tornare nella mia terra, che è sempre stata al centro dei miei interessi”.


Galerie Canesso
26, rue Laffitte
75009 Paris
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e-mail : contact@canesso.com
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Galleria Canesso
Via Borgonuovo 24
20121 Milano
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TRIESTEBOOKFEST 2024 – WHAT A WONDERFUL WORLD! Gli eventi dell’Anteprima Festival

Prosegue con successo l’Anteprima del Triestebookfest con la presentazione martedì 30 aprile, alle ore 18.00 all’Antico Caffè San Marco de La via selvatica conl’autore Adriano Favole in dialogo con Giovanni Tomasin: la ‘via selvatica’ è quella che ci fa scoprire che non siamo solo cultura, che l’essere umano vive delle relazioni che intrattiene con tutti i suoi ‘simili’, dalle api ai vulcani, dalle foreste alle barriere coralline, dalle piante ai funghi che abitano con noi la Terra.

Adriano Favole è professore ordinario di Antropologia culturale all’Università di Torino e Visiting Professor all’Università della Nuova Caledonia, ha insegnato all’Università di La Réunion (Oceano Indiano) e all’Università della Polinesia francese. Ha fondato e dirige il Laboratorio “Arcipelago Europa” dell’Università di Torino. Collabora con “la Lettura” del “Corriere della Sera”.

TRIESTEBOOKFEST 2024 | WHAT A WONDERFUL WORLD!
Letture su uomo e ambiente nel tempo presente (con uno sguardo al passato)
Gli eventi dell’Anteprima Festival, da martedì 29 aprile a giovedì 2 maggio

Mercoledì 1 maggio, appuntamento alle ore 11.00 al Giardino Pubblico Muzio de Tommasini per la prima delle passeggiate “Tre giardini, mille parole”, con lettura di passi dedicati alla natura e all’ambiente (in caso di maltempo l’evento sarà annullato).

Giovedì 2 maggio, alle 17.00 nella Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich (via G. Rossini 4), appuntamento con Andreina Contessa, Direttore del Museo Storico e del Parco del Castello di Miramare per un dialogo con Umberto Bosazzi su Ars Botanica. Giardini di carta nella biblioteca di Miramare: Paper gardens in the Miramare library.

La Biblioteca del Castello di Miramare rivela per la prima volta il suo scrigno di libri dedicati a botanica, fiori, piante e giardini. La ricca collezione libraria, consona allo spirito del XIX secolo, si riflette nel giardino vivente che circonda il castello. La biblioteca botanica è un giardino su carta che ci guida in un percorso di sogno e meditazione ideato in un colto salotto aristocratico dell’Ottocento.

Alle ore 17.30 all’Antico Caffè San Marco presentazione de I figli della giungla con l’autrice Tikuana Tacha.

Del Prete, Ursich Rossi

La vicenda narrata si svolge nel dipartimento di Vaupés, una delle 32 entità territoriali della Colombia. Ha una superficie di 54.135 km², coperta da giungla, con pochi rilievi, alcune colline basse e numerosi fiumi. Il tucano è il simbolo del dipartimento, ricco di flora e fauna. Le comunicazioni vengono effettuate principalmente per via aerea poiché la navigazione sui fiumi è interrotta dalle rapide e le strade sono quasi inesistenti. Le principali risorse economiche provengono dallo sfruttamento delle miniere di oro e uranio e dalle foreste.

Alle ore 18.00 alla libreria Lovat (viale XX Settembre, 20), l’autore di Alberodonti d’Italia Tiziano Fratus dialoga con Paolo Stanese.

In un quarto di secolo di dedizione alla scrittura, Tiziano Fratus (Bergamo, 1975) ha sviluppato concetti quali Homo radix, Dendrosofia, Silva itinerante e Umanesimo terrestre che ha avuto modo di approfondire in pubblicazioni edite da alcuni dei maggiori gruppi editoriali italiani, nonché da editori storici quali Laterza e marchi indipendenti. Nomade editoriale, Fratus ha curato rubriche per diversi quotidiani quali Il cercatore di alberi (La Stampa) e ha tenuto personali fotografiche in diverse città e musei mentre la sua poesia è stata tradotta in undici lingue e pubblicata in venti paesi. Collabora col programma Geo di RAI 3 per la serie Grandi Alberi d’Italia.

In programma dal 27 aprile al 5 maggio, la nona edizione del Triestebookfest è organizzata dall’Associazione culturale Triestebookfest in coorganizzazione con il Comune di Trieste e il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il sostegno delle Fondazioni Casali e Fondazione CRTrieste e la media partnership de Il Piccolo.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
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CONCORSO INTERNAZIONALE GIOIELLO – VDW Jewelry Selection 2024

La nota poesia Colori e Vocali del poeta maledetto Arthur Rimbaud è stata proposta come tema della VDW Jewelry Selection di quest’anno e sarà liberamente interpretata dai numerosi designer e gioiellieri che parteciperanno. Nel 2023 l’evento si è tenuto presso il Museo di Palazzo Mocenigo. La VDW Jewelry Selection 2024 è ormai un evento culturale annuale consolidato a Venezia e anche durante questa 11esima edizione dedicherà parte della sua esperienza alla laguna, accostando i diversi stili ed epoche storiche alla transizione dei paragrafi nella poesia.

Si tratta di un chiaro collegamento tra l’ambiguità e complessità del poeta, perseguitato come outsider grazie alla propria arte malinconica, e l’esperienza di tutti i creativi, positiva e non, spesso incompresi o considerati al di fuori del normale contesto sociale.

Il termine ultimo per la presentazione dei progetti di design è il 18 giugno 2024 e la mostra si terrà come suale durante la Design Week 2024 in ottobre.

L’edizione precedente ha visto la partecipazione di oltre cento progettisti di cui diciannove selezionati per la mostra museale.

Il regolamento è disponibile al seguente link:
https://www.venicedesignweek.com/bando-jewelryselection/?lang=it


Da Eventi design33 eventi.design33@gmail.com