Venezia, Museo del Vetro: Donazione Carlo e Giovanni Moretti 1958-2013

Una mostra per celebrare l’esperienza e la storia di una creatività illuminata, per ricordare due gentiluomini del vetroCarlo e Giovanni Moretti, la loro avventura imprenditoriale che ha saputo lasciare un segno ancora oggi indelebile e immediatamente riconoscibile.

Curata da Chiara Squarcina, Mauro Stocco e Marta Moretti, l’esposizione permetterà per la prima volta di presentare al pubblico la maggior parte dell’importante e cospicua donazione di oltre 400 opere della ditta Carlo Moretti, pervenuta al Museo del Vetro nel 2020 e che permette di ripercorrere in modo ricco, puntuale ed esaustivo le vicende storiche dell’azienda creata da Carlo e Giovanni Moretti nel 1958 e l’evolversi della sua fortunata produzione, fino al 2013, quando l’azienda è passata di mano

STORIE DI FABBRICHE. STORIE DI FAMIGLIE
Donazione Carlo e Giovanni Moretti 1958-2013

Murano (Ve), Museo del Vetro, Spazio Ex Conterie
6 dicembre 2024 – 30 giugno 2025

A cura di Chiara Squarcina, Mauro Stocco e Marta Moretti

Un’avventura che inizia, come da tradizione, con la creazione di vetri trasparenti e di bicchieri colorati, caratterizzati dalla ricerca costante di linee pulite ed essenziali, unita a innovazione tecnica e messa a punto degli strumenti di lavorazione. Da subito apparve chiara la loro volontà, ossia di lasciare un segno che fosse capace di dialogare con la contemporaneità, travalicando i confini dell’isola e cercando un respiro internazionale. 

Due personalità diverse ma perfettamente complementari: Carlo dal gusto raffinato e colto, con il suo procedere per sottrazione sino al raggiungimento di una essenzialità formale che è diventata ben presto la sua firma, la cifra stilistica con cui ancora oggi è conosciuto nel mondo; Giovanni, invece, sensibile agli orientamenti del mercato e intuitivo anticipatore di gusti e bisogni, capace di creare la narrazione che meglio si potesse accompagnare ai loro prodotti, contagiando interlocutori e clienti nel suo entusiasmo.

All’inizio degli anni Sessanta la Carlo Moretti mette in produzione le prime serie di articoli in vetro bicolore (lattimo interno e colore esterno) e successivamente la fortunata serie dei Satinati, destinate ai grandi magazzini Bloomingdale’s di New York. Si avvia così il processo di affermazione dell’azienda sui mercati esteri. Cifra stilistica della Carlo Moretti è l’adozione di forme semplici e basilari e di linee essenziali per calici e coppe, composte per lo più da geometrie basate su cilindri e sfere. 

Gli anni Settanta rappresentano per la Carlo Moretti il periodo di maggiore innovazione, che si manifesta anche nella ricerca tecnica volta al miglioramento della qualità della materia prima e nella volontà di affermazione di un preciso linguaggio espressivo. In questi anni si attua in azienda la ripresa del tradizionale cristallo muranese, che diventa un vero marchio di fabbrica per la Carlo Moretti, identificata con l’eleganza e la leggerezza dei suoi prodotti. Nascono allora straordinari progetti come il bicchiere Ottagonale del 1974 e l’Ovale del 1976. 

Un momento di svolta nel repertorio formale si verifica nel corso degli anni Ottanta con i vetri che meglio identificano la produzione dell’azienda e la sua cifra stilistica: oggetti sobri in cristallo, di grande raffinatezza, spesso finiti a sola molatura, quali le serie Millemolature e Bande molate del 1984. 

Sarà presente in mostra anche la celebre serie di Calici da collezione, lanciata in occasione del Natale 1990, frutto di un’intuizione di Giovanni Moretti. Ogni anno rinnovati nei colori, nelle forme e nelle decorazioni, i Calici ottennero subito un grandissimo successo commerciale.

Dal punto di vista delle creazioni più propriamente artistiche risale agli anni Novanta anche il progetto Monolite, sculture in vetro pesante ispirate al paesaggio urbano notturno di Manhattan, realizzate con una tecnica particolare di fusione nel forno termico. 

Gran parte della produzione degli anni Duemila è caratterizzata dai vetri in pasta, in cui ogni oggetto è firmato a mano a punta di diamante, in modo da renderlo inconfondibile e unico. 

Ora come allora, nelle loro creazioni affiora l’anima di Venezia, quella sua straordinaria capacità di essere al tempo stesso liquida e solida, trasparente e opaca, di essere una cultura e una società che si conserva e, al tempo stesso, che si lascia contaminare. Fluida come il moto alternato delle maree, come il respiro lavorato del vetro. 


Museo del Vetro
Fondamenta Giustinian 8
30141 Murano
Tel. +39 041 5275120
museovetro.visitmuve.it
Facebook MuseoVetroMurano
Twitter museovetro
Instagram museovetro

Informazioni per la stampa
Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto
con Alessandra Abbate
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa

Con il supporto di
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net
Simone Raddi simone@studioesseci.net

Presentazione a Trieste del primo manuale italiano sul Professional Organizing

Alessandra Janousek, Sara Mantovani e Francesca Procopio, in dialogo con Cristiano Degano, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia

Il primo manuale italiano sulla nuova figura del Professional Organizing sarà presentato venerdì 6 dicembre, alle ore 18.00, all’Antico Caffè San Marco (via Battisti 18-Trieste), dalle tre autrici Alessandra Janousek, Sara Mantovani e Francesca Procopio, in dialogo con Cristiano Degano, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia.

“Professional Organizing. Istruzioni per l’uso”
Presentazione a Trieste del primo manuale italiano

venerdì 6 dicembre, alle ore 18.00, all’Antico Caffè San Marco

“Come specifica il titolo” – sottolinea la triestina Alessandra Janousek, anche nella sua veste di Presidente di APOI (Associazione Professional Organizers Italia) – “si tratta delle principali istruzioni per l’uso, dedicate sia per gli addetti ai lavori che ai possibili clienti di questi importante servizi di consulenza: una raccolta ragionata dei concetti principali e dei riferimenti più importanti per lo svolgimento di questa professione non ordinistica (ma prevista dalla legge n 4/2013)”.
Ma chi è un Professional Organizing? Si tratta di un consulente di organizzazione personale, che affianca i suoi clienti, o le realtà nelle quali opera, per allocare al meglio le risorse disponibili e contribuire al benessere della persona. Accompagna il cliente per strutturare, mettere a regime e mantenere un sistema organizzativo, adatto ai suoi desideri, alle contingenze e alle risorse preziose e scarse di spazio, tempo, energie fisiche e cognitive. Viene richiesto soprattutto nelle situazioni di disequilibrio (un lutto, un cambiamento di vita o di lavoro, un trasferimento di sede…), quando ciò che si vive non corrisponde a ciò che si desidera.

“Professional Organizing. Istruzioni per l’uso”, edito da Guerini Next, è stato accolto con grande interesse in occasione della sua prima presentazione a Bologna e sarà illustrato il prossimo 20 novembre a Roma, alla Sala Stampa della Camera. A Trieste, le tre autrici saranno a disposizione del pubblico già dalle ore 16.00 all’Antico Caffè San Marco, per incontrare persone interessate alla professione e ad APOI o per programmare incontri singoli di approfondimento.

In APOI dal 2021, da sempre mette a disposizione l’organizzazione anche di numeri, libri e scienza.

Nata nel 1970 a Trieste, dove vivo e lavoro tuttora. Sono appassionata di scienza e forgiata da più di 25 anni di lavoro nella Pubblica Amministrazione, in ambito universitario dell’alta formazione scientifica, in vari ruoli con responsabilità gestionali e membro di diversi organi di governo accademici, in cui ho competenze trasversali, che mi hanno supportato in tutti gli aspetti della mia vita professionale e personale.

Ho affinato e strutturato negli anni la mia inclinazione naturale per l’organizzazione con una formazione specifica e studi approfonditi, per metterla a disposizione di chi ha maturato la necessità di un cambiamento in ambito personale o professionale, o si è trovato costretto ad affrontarlo, in particolare dopo un lutto, nella malattia, nella terza età, o in seguito di eventi importanti, quando affrontare adempimenti e ricordi è ancora più impegnativo e la necessità di alleggerimento diventa prioritaria.

L’arte di governare la carta è la mia passione: archivi, documenti e biblioteche mi danno grandissima soddisfazione. Mi affascina il mondo ancora poco esplorato della disorganizzazione cronica e della disposofobia, che ho deciso di approfondire e sul quale mi aggiorno costantemente.

Credo moltissimo nel confronto e nella collaborazione con altri/e colleghi/e Professional Organizers, per far crescere la professione e far apprezzare i benefici dell’organizzazione alla clientela. Per questo motivo, mi sono iscritta ad APOI (Associazione Professional Organizers Italia) e metto a disposizione il mio contributo  tematici, forte di esperienze associative precedenti sviluppate anche in ambito culturale e di volontariato. Sono inoltre membro del Consiglio Direttivo di Triestebookfest, festival per la diffusione del libro e della lettura, che si svolge a Trieste annualmente dal 2015, mi occupo della direzione organizzativa e della raccolta fondi e rendicontazione dei progetti.

Ha organizzato vite di altri per 20 anni e fa del mettere in fila le cose il suo marchio di fabbrica. Socia APOI dal 2018, si occupa anche di relazioni pubbliche e formazione. Hanno detto di lei: “Tu per me sei Mr. Wolf”.

Nata e cresciuta nella provincia reggiana 50 anni fa, dopo la laurea in Economia ho vissuto e lavorato in diversi paesi europei con esperienze sia nel settore pubblico che privato. Libera professionista da molti anni, da sempre faccio del “mettere in fila le cose” il mio marchio di fabbrica, che si tratti degli impegni in un’agenda, di una campagna elettorale o di una valigia da fare. Oltre che di professional organizing, mi occupo anche di relazioni pubbliche, rapporti con i media stranieri e, nel passato, mi sono occupata di affari europei e relazioni istituzionali.

Mi considero un “perfetto numero due” e mi sono specializzata nella clientela business. Mi rivolgo a coloro che, in questo modo caotico di approcciarsi alla vita professionale, desiderano semplificare la gestione dei flussi di lavoro e riprendere il controllo di ciò che è prioritario, lasciando ciò che può essere (davvero salutarmente) delegato. A coloro che ne hanno abbastanza di farsi dettare l’agenda dalle ultime mail ricevute e vogliono smettere di dire: “Non ho tempo per …”.

Sono convinta che l’apporto di un Professional organizer non si limiti al semplice mettere ordine, ma ambisca, con un approccio tailor-made che scaturisce dagli anni di formazione e di esperienza, a far investire al meglio le proprie risorse scarse (tempo, spazio ed energie) per raggiungere un personale obiettivo di equilibrio e benessere. Troppo spesso lavorare è considerato un male necessario da arrivare ad accettare passivamente di stare male mentre si lavora: la sfida è cambiare questo assunto.

Una cosa che qualcuno ha detto di me e che mi rende molto orgogliosa: “Tu per me sei Mr. Wolf”. Anche se preferisco prevenirli i problemi. La cosa buffa che qualcuno ha detto di me: “Da una cresima ad un colpo di stato tu potresti organizzare qualsiasi cosa”. Anche se adesso preferisco trasmettere agli altri il potere dell’organizzazione.

Da sempre nel mondo dell’organizzazione e della semplificazione, ama il suo lavoro perché contribuisce a ridurre lo stress e aumentare la serenità. Dal 2020 è socia di APOI.

Nata nel 1973 a Casalmaggiore, sulle rive del grande fiume, cresciuta a Parma – salvo breve parentesi liceale a fianco del Mississippi- risiedo e lavoro nella città emiliana. Il mio percorso si è sempre intrecciato con l’organizzazione: alle elementari la maestra mi incaricava di condurre le recite di poesie, da adolescente ero cooptata per organizzare le attività parrocchiali e nelle associazioni ero fra chi sistemava archivi, depositi, procedure. Anche in Croce Rossa, entrata come volontario del soccorso, sono rapidamente approdata ai team di gestione e organizzazione interventi di protezione civile: dai profughi albanesi alle alluvioni, al terremoto umbro-marchigiano.

Per approfondire la comprensione dell’organizzazione, la mia formazione avviene attraverso i migliori corsi e le specializzazioni disponibili in Italia e con lo studio dei testi internazionali. Oggi, la mia missione è mettere a disposizione la mia professionalità di coloro che desiderano migliorare la qualità di vita e strutturarsi per affrontare i cambiamenti con tranquillità e sicurezza, liberarsi di tutto quanto è superfluo e organizzare ambienti domestici accoglienti che rendano semplice, efficace e di soddisfazione l’agire di ogni giorno.

Svolgo attività pro bono affinché chi affronta un percorso di cure oncologiche possa avere il supporto di una buona organizzazione.

Certa che il lavoro di squadra raddoppi i risultati, sono iscritta come socia qualificata ad APOI (Associazione Professional Organizers Italia) e collaboro con i colleghi in alcuni gruppi di lavoro. Convinta del valore della curiosità e che da ogni situazione si possa trarre un utile insegnamento amo conoscere posti, persone, cibi e argomenti nuovi.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

A Bologna nasce la Galleria Leòn diretta da Leonardo Iuffrida

La città di Bologna è pronta ad accogliere la Galleria Leòn, diretta da Leonardo Iuffrida: un innovativo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea. Situata in pieno centro, la galleria si distingue per offrire ampia varietà nei generi e nei temi trattati, prestando particolare attenzione alla fotografia e alle espressioni artistiche che usano il corpo come principale strumento di comunicazione.

Screenshot
A Bologna nasce
 
Galleria Leòn
diretta da Leonardo Iuffrida
 
Un nuovo punto di riferimento per l’arte contemporanea e la fotografia che inaugura con la doppia personale “Flemish Flair” di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni

Opening: 6 dicembre 2024 ore 18.30
Galleria Leòn
Via Galliera 42/A, Bologna

Venerdì 6 dicembre 2024 alle 18.30, la Galleria Leòn aprirà ufficialmente le porte al pubblico, invitando appassionati d’arte, collezionisti, addetti ai lavori e professionisti del settore a scoprire un’esperienza artistica unica nel suo genere.
La galleria è a carattere commerciale ed è caratterizzata da due anime: una sezione che comprende un archivio fotografico composto da un’accurata selezione di scatti vernacolari (fotografie trouvè di autori anonimi) dall’Ottocento a oggi, insieme a foto vintage di grandi autori americani di nudo maschile e cultura queer, tra cui Bob Mizer (1922-1992) e Bruce of Los Angeles (1909-1974); e una seconda sezione dedicata a mostre temporanee, con esposizioni di opere e artisti emergenti.

In occasione dell’apertura, il fondatore Leonardo Iuffrida presenta la doppia personale “Flemish Flair” di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni, due fotografi italiani il cui stile richiama alla memoria le atmosfere degli artisti fiamminghi.

Flemish Flair offre al pubblico l’opportunità di immergersi in un tempo e uno spazio lontani, in cui riecheggiano le atmosfere nordiche dei grandi pittori fiamminghi del Quattro-Cinquecento, quando una nuova luce apriva lo sguardo ad orizzonti di speranza e progresso. Tra porzioni di corpi umani che emergono da sfondi notturni, oggetti scintillanti e visioni arcane e sospese, nelle opere di entrambi i fotografi la luce scivola sulla superficie di persone, oggetti e tessuti, offrendone una resa quasi tattile. È una luce potente che apre le porte ad un mondo ideale, utopico e immaginifico, che solo la fotografia può rendere credibile. Grazie a giochi di riflessi, bagliori e accostamenti enigmatici, l’osservatore – con la mente e lo sguardo – ha il potere di plasmare un mondo fatto di bellezza e mistero.

Camilla Di Bella Vecchi si concentra sulla figura femminile e sulla grazia della gestualità delle mani. Realizza i suoi scatti quasi sempre attraverso l’utilizzo del suo stesso corpo, richiamando frammenti, momenti e scene che si ispirano a grandi capolavori della storia dell’arte.

Marco Gualdoni si focalizza sulla figura maschile e sulla costruzione di dimensioni enigmatiche. Il corpo dell’uomo, celebrato nel rispetto della visione classicista della bellezza, si fonde con elementi floreali e scultorei, venendo destrutturato fino a diventare un tutt’uno con l’architettura degli oggetti.

La mostra sarà visitabile fino al 15 febbraio 2025.

Il pubblico, inoltre, avrà l’opportunità di ammirare un’ampia selezione di fotografie vernacolari: ritratti, scatti di viaggi e di vita quotidiana, realizzate da persone comuni. Fotografie originariamente destinate a un uso personale o familiare, spesso dimenticate in album, archivi e collezioni private. Immagini che non nascevano come opere d’arte ma che, grazie alla loro bellezza, meritano di essere celebrate come autentici capolavori. Questi scatti possiedono anche un elevato valore storico-documentale, trasformandosi in veri e propri portali verso il passato, attraverso i quali è possibile osservare mode, stili, usi e costumi di epoche lontane e recentiL’osservatore ha la possibilità di ridare loro nuova vita attraverso la propria immaginazione, conferendo nuova essenza a momenti che altrimenti sarebbero stati sommersi nell’oblio del tempo. E il collezionista diventa il nuovo custode di quel personale immaginario di cui la foto si fa finestra

Completano il contesto espositivo le fotografie dei Maestri Bob Mizer e Bruce of Los Angeles, due tra i più importanti rappresentanti della Physique Photography, genere che si affermò tra l’inizio del XX secolo e gli anni ’60 del Novecento, concentrandosi sull’esaltazione della muscolarità di corpi maschili atletici.

Bob Mizer è considerato uno dei pionieri di questa forma d’arte per aver unito esplicitamente nudità, attività fisica ed erotismo, e per aver proposto i suoi scatti ad un pubblico di massa costituito da solo uomini, in tempi in cui l’omosessualità era osteggiata e la censura imperversava. É grazie a Physique Pictorial (1951-1990), considerata una delle prime riviste gay, che il nudo maschile uscì da accademie e circoli ristretti, per diventare oggetto non solo da studiare ed emulare, ma anche da desiderare. Le sue fotografie con ragazzi della porta accanto, dotati di una prorompente sensualità, hanno guadagnato riconoscimenti internazionali, passando nel 2013 anche per le prestigiose sale del Museo d’Orsay e del MOCA di Los Angeles“.

Bruce of Los Angeles diede un tocco patinato al genere della Physique Photography, combinando sapientemente maestria tecnica con tocchi di glamour hollywoodiano. Sotto la sua lente, cowboy e uomini nudi fotografati all’aperto sono diventati divinità dall’eterna bellezza. Le sue opere sono state esibite presso Wessel + O’Connor Fine Art nel New Jersey nel 2008 e alla Stephen Cohen Gallery di Los Angeles nel 2012.

Un corner della Galleria sarà dedicato alla vendita di riviste indipendenti e pubblicazioni d’epoca da collezione.

Camilla Di Bella Vecchi (Bologna): fotografa. Laureata in illustrazione all’Istituto Europeo di Design (IED) di Torino, si specializza in grafica e illustrazione. Tra il 2023 e il 2024, le sue opere fotografiche sono state esposte in musei e spazi privati, tra i quali il Castello Medievale di Montecchio Emilia, il Museo degli Angeli di Messina e un antico mulino a Castel Bolognese.

Marco Gualdoni (Milano): fotografo. Dopo essersi dedicato alla fotografia di paesaggio e di architettura, rivolge il suo sguardo alla figura maschile, cercando di trarne l’essenza e gli aspetti più vulnerabili. Le sue opere della serie Still Lifes Memories in mostra alla Galleria Leòn sono state pubblicate su BOYS! BOYS BOYS! – The Magazine, vol. 7 gennaio 2024.

Leonardo Iuffrida: storico dell’arte e autore de “Il nudo maschile nella fotografia e nella moda”, edito da Odoya. Laureato al DAMS di Bologna, ha studiato curatela presso la Fondazione Fotografia Modena (oggi Fondazione Modena Arti Visive) e Art & Business presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra. I suoi saggi su arte e moda sono stati pubblicati da Skira, Bononia University Press, Silvana Editoriale Brill Academic Publishers. Ha collaborato con GQ, Exibart, Artribune e Fondazione Pitti Discovery. Presso Senape Vivaio Urbano ha curato le mostre: “Matteo Piacenti – Nel giardino dei corpi svelati”“Roberto Dapoto – Pittura da Fotografia” e “Tom of Finland and the Golden of Physique Photography”.


INFORMAZIONI UTILI
 
Galleria Leòn
FOUNDER: Leonardo Iuffrida
 
DOVE: Via Galliera 42/A, 40121, Bologna – Italia
OPENING: 6 dicembre 2024 ore 18.30
ORARI: Da martedì a sabato 10.00 – 12.30 / 16.00 – 19.30
INGRESSO GRATUITO
 
CONTATTI GALLERIA LEÒN:
MAIL: info@gallerialeon.com
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/galleria.leon/
 
CONTATTI LEONARDO IUFFRIDA:
FACEBOOK: https://www.facebook.com/leonardo.iuffrida.1?locale=it_IT
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/leonardo_iuff/
LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/leonardo-iuffrida-8592294b/
 
CONTATTI CAMILLA DI BELLA VECCHI:
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/_yanarienn_/
 
CONTATTI MARCO GUALDONI:
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/marcogualdoni_/

ARTonWORLD – Presentazione del Volume “Digital Cosmati”

ArtonWorld nella collana Le Perle, è lieta di annunciare la presentazione del volume “Digital Cosmati: Arte e Scienza della Frattalizzazione”, scritto in collaborazione con i professori Pietro Pantano, Eleonora Bilotta e Francesca Bertacchini. Il libro esplora lo studio scientifico e matematico della trasposizione digitale degli antichi pavimenti Cosmateschi, unendo arte, tecnologia e scienza in un’innovativa interpretazione visiva.

SFOGLIA E LEGGI
Presentazione del Volume “Digital Cosmati:

Dove l’Arte incontra la Scienza della Frattalizzazione ed esplode la creatività artistica”

Il cuore di questa ricerca è il metodo della frattalizzazione, che ha consentito di generare una varietà infinita di forme geometriche ispirate all’iconografia dei maestri Cosmati. Seguendo precise sequenze matematiche, le immagini risultanti evocano opere d’arte e icone cinematografiche, come la celebre figura di Marilyn Monroe, reinterpretata attraverso pattern ipnotici di luce e geometria.

Il volume è pubblicato da ArtonWorld Edizioni in doppia versione: digitale, in linea con l’impegno dell’azienda per la sostenibilità e la riduzione dell’impatto ambientale, e cartacea, prodotta in edizione limitata per valorizzare il pregio dell’editoria multimediale di lusso. ArtonWorld, leader nel settore dell’arte digitale, vanta oggi un seguito globale, grazie alla forza del web e all’attenzione per il rispetto dell’ambiente.

Mostra dedicata ai Digital Cosmati

A partire da questa pubblicazione, nasce l’idea di una mostra dedicata alle opere digitali di Eleonora Bilotta, che sarà inaugurata il 20 febbraio 2025 presso le prestigiose Sale espositive della Provincia di Cosenza. L’esposizione rappresenta un tributo alla scienza che esplora e indaga la creatività umana, offrendo ai visitatori una straordinaria esperienza visiva.

Le opere, vere e proprie creazioni tessili digitali, si caratterizzano per l’intensità cromatica e le tonalità calde, affiancate da pannelli di alluminio di grande formato che interpretano i motivi Cosmateschi. Un’occasione unica per la città di Cosenza e per tutti gli amanti dell’arte contemporanea, desiderosi di scoprire una nuova frontiera dell’arte digitale.

Per sfogliare il volume Digital Cosmati

In questo volume l’Arte e la Scienza della Frattalizzazione esplorano la creatività.

Per sfogliare il volume è possibile collegarsi al seguente link: 


Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa ArtonWorld
Email: info@artonworld.com
Telefono: 3467620201

CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
 
Agenzia di comunicazione e ufficio stampa
tel : +39-051-6569105 mob: +39-392-2527126
email: info@culturaliart.com
web: www.culturaliart.com

Musei polisensoriali. Strumenti per l’accessibilità museale

Con il progetto Musei Polisensoriali la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia vuole incentivare la partecipazione attiva degli utenti e la massima accessibilità ai musei che custodiscono il patrimonio archeologico, artistico e storico della nostra regione. Il progetto, finanziato grazie ai fondi PNRR – Next generation EU, mira al superamento delle barriere che precludono alle persone con disabilità sensoriale o cognitiva la fruizione del patrimonio culturale.

MUSEI POLISENSORIALI
Strumenti per l’accessibilità museale

PERCORSI TATTILI AL MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA LOMELLINA

La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, istituita nel 2015 con il compito di coordinare e gestire tredici musei statali sul territorio lombardo, lavora da tempo nella direzione di un ampliamento della fruizione museale. “Consapevoli che il nostro impegno per la piena accessibilità non si esaurisce quest’oggi ma necessita di una programmazione continua e costante” – commenta il direttore regionale Rosario Maria Anzalone – “vogliamo con questo progetto proseguire il cammino intrapreso dalla Direzione generale Musei, muovendo dalla convinzione che la fruizione del patrimonio culturale sia un diritto universale, e che nostro dovere sia dunque garantirlo promuovendo conseguentemente l’eliminazione di qualunque barriera, sia essa fisica, sensoriale o cognitiva. Ringrazio – prosegue Anzalone – Emanuela Daffra, che mi ha preceduto a capo della Direzione regionale, per aver ideato e avviato questo progetto, di cui oggi sono fiero di poter presentare i risultati finali“.

Il progetto Musei Polisensoriali si è articolato in tre azioni principali: formazione, realizzazione di sussidi mirati e organizzazione di percorsi nelle sedi museali. Ciascuna  di queste fasi, in accordo con le indicazioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ha previsto il fattivo coinvolgimento di enti e associazioni impegnate da anni nel settore, con il supporto di istituti di formazione e la collaborazione del personale in servizio nei musei, quotidianamente a contatto con il pubblico. Co-ideatori e co-realizzatori, sin dai primi passi, sono state realtà come la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, Fondazione Paideia Ente Filantropico di Torino, Associazione Nazionale Subvedenti ANS di Milano, Lega del Filo d’Oro, Associazione L’abilità Onlus, Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza-Museo Anteros, Ente Nazionale Sordi Consiglio Regionale Lombardia, Archimedia181 s.r.l.

La formazione, intesa soprattutto come sensibilizzazione sulle tematiche legate alle varie disabilità sensoriali, è stata rivolta sia al personale di accoglienza attivo all’interno dei musei, sia a chi si occupa della direzione dei luoghi della cultura così come della progettazione educativa. I corsi di formazione hanno permesso non soltanto di sensibilizzare sulle caratteristiche e le specificità delle  forme di disabilità, ma anche di conoscere metodologie e buone pratiche in grado di facilitare il superamento delle diverse barriere  sensoriali (uditive, visive, uditivo-visive, cognitive). 

Il secondo step progettuale ha riguardato la realizzazione di un set di sussidi che agevolino l’accesso e la comprensione del patrimonio culturale nell’ottica dell’Universal Design o Design for All, ma senza perdere di vista le specifiche disabilità: visiva, uditiva, uditivo-visiva e cognitiva. I sussidi, pur nascendo da un approccio metodologico comune, sono stati progettati e declinati sulle specificità di ciascuna sede museale. 

Questi tre aspetti, la co-progettazione con i soggetti interessati, l’approccio del Design for All e la declinazione sartoriale degli strumenti sulla base delle esigenze e delle specificità delle singole sedi museali, costituiscono i pilastri portanti del progetto: l’obiettivo principe di Musei Polisensoriali è proprio la proposta di strumenti e percorsi che siano adatti a tutti i visitatori, al di là delle specifiche esigenze legate alla disabilità, e allo stesso tempo accuratamente calibrati sulle peculiarità dei singoli musei e dei loro pubblici. 

Tra gli strumenti realizzati si contano video in LIS per le persone con disabilità uditiva, percorsi tattili , disegni a rilievo e audio descrizioni secondo il metodo Descrivedendo per la disabilità visiva e “guide facilitate” realizzate in easy to read e in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) rivolte alle persone con disabilità cognitiva.

L’ultima fase di progetto ha riguardato infine la co-ideazione e co-realizzazione, insieme con gli enti coinvolti, di una serie di percorsi di visita all’interno dei nostri musei: guidati dagli operatori delle Associazioni coinvolte in affiancamento al personale del museo e rivolti ad un pubblico ampio, gli incontri hanno permesso di sperimentare gli strumenti messi a punto e di completare la formazione del personale. Nei prossimi mesi saranno proposte visite aperte a tutti che prevedano l’utilizzo degli strumenti anche per le persone senza disabilità, consentendo un accesso al patrimonio davvero completo attraverso un utilizzo insolito dei sensi. 


Finanziamento: 173.500 €

Progetto finanziato da:
Unione europea – NextGenerationEU
PNRR-Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
Misura 1 “Patrimonio culturale per la prossima generazione”
Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3-3)
Investimento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura.

Musei coinvolti:
Museo del Cenacolo Vinciano, Milano
Grotte di Catullo e Museo Archeologico, Sirmione (BS)
Castello Scaligero, Sirmione (BS)
Villa Romana e Antiquarium, Desenzano del Garda (BS)
Cappella Espiatoria, Monza
Palazzo Besta, Teglio (SO)
Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, Vigevano (PV)
Complesso Monumentale della Certosa di Pavia (PV)
Parco Archeologico di Castelseprio e Antiquarium (VA)
Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica, Cividate Camuno (BS)
Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica, Capo di Ponte (BS)
Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, Capo di Ponte (BS)
Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo, Capo di Ponte (BS)



MUSEI POLISENSORIALI – Nota informativa
Musei Polisensoriali è un progetto della Direzione regionale Musei nazionali Lombardia. Direttore: Rosario Maria Anzalone
Ideazione: Emanuela Daffra
Consulenti per la progettazione:
Paola Bianchi, Federica Lamonaca
Associazioni e Fondazioni:
Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano
Fondazione Paideia Ente Filantropico di Torino Associazione Nazionale Subvedenti ANS di Milano Lega del Filo d’Oro
Associazione L’abilità Onlus
Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza – Museo Anteros Ente Nazionale Sordi Consiglio Regionale Lombardia
Società di fornitori:
Archimedia181 s.r.l.
Supporto amministrativo:
Federica Maria Pennisi
Responsabile Unico del Procedimento:
Valentina Cane
Comunicazione:
Silvia Anna Biagi, Alessandro Sartori

Da Studio ESSECI <info@studioesseci.net> 

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Diego Cenetiempo “Una traccia indelebile. L’obiettivo di Ugo Borsatti sui fatti del 1953”

Sarà presentato in anteprima dal regista Diego Cenetiempo il documentario “Una traccia indelebile. L’obiettivo di Ugo Borsatti sui fatti del 1953“, mercoledì 4 dicembre, alle ore 17.30, alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich, nell’ambito della rassegna “Vola Colomba” promossa dal Comune di Trieste con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia per il settantesimo anniversario del ritorno di Trieste all’Italia.

70° anniversario del ritorno di Trieste all’Italia

Presentazione in anteprima del documentario di Diego Cenetiempo “Una traccia indelebile. L’obiettivo di Ugo Borsatti sui fatti del 1953”

Mercoledì 4 dicembre, alle ore 17.30

Un documentario (4K, 33′) che offre l’occasione di riscoprire la Storia (con la S maiuscola) di quelle giornate, ma soprattutto le storie di ogni singola fotografia, in un racconto in cui il privato e il pubblico si fondono, l’esperienza soggettiva si fa oggettiva, l’episodio diventa storia e memoria condivisa. 

«Dovevo documentare. Era come una missione» – dice Ugo Borsatti, grande fotografo triestino, oggi novantaquattrenne, che ricorda come “quello dei moti triestini del novembre 1953 si trattasse del suo primo vero, importante servizio da quando, pochi mesi prima, aveva iniziato la professione di fotoreporter”.
A distanza di 70 anni, nel ritornare a quelle immagini che rimandano a una delle pagine più dolorose vissute dal capoluogo giuliano, per il maestro l’intenzione è ancora «ricordare innanzitutto chi in quei giorni ha perduto la vita, chi è stato ferito e ha sofferto, chi ha visto andarsene per sempre i propri cari, giovanissimi e anziani, dimostranti e semplici passanti», ma soprattutto documentare «con uno dei mezzi più efficaci e meno contestabili, la fotografia, i momenti salienti di quelle giornate», con l’ambizione di rivolgersi ai più giovani, che solo in parte avranno sentito parlare dei “fatti di novembre”, per «raccontare visivamente un pezzo della nostra storia che non va dimenticato».

Per l’occasione la mostra “Vola Colomba. Lunario triestino 1953-54”. visitabile a Palazzo Gopcevich fino all’8 dicembre sarà aperta fino alle 18.45.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

Roma – Ron Laboray: Pretty Power a cura di Camilla Boemio

La AOC F58 Galleria Bruno Lisi è lieta di presentare Pretty Power, una mostra di nuovi lavori di Ron Laboray con la curatela di Camilla Boemio. La mostra, incentrata sui concetti di bellezza e di potere, include disegni unici di grandi dimensioni; ed una serie video di animazione musicale, che inaugurano una nuova direzione nella pratica dell’artista.

A Roma la mostra personale di Ron Laboray: Pretty Power a cura di Camilla Boemio

La mostra, inaugurata il 2 dicembre, sarà visitabile fino al 20 dicembre 2024 a Roma. Lunedì 2 dicembre, durante l’inaugurazione, si è tenuta una conversazione tra l’artista e la curatrice.
Laboray si è concentrato su ciò che ci unisce. La sua serie Pretty Power include tre disegni su larga scala stratificati, che esplorano la complessa relazione tra potere e bellezza. Gli eventi storici, le icone culturali, le meraviglie naturali e i simboli tradizionali che evocano queste condizioni duali sono giustapposti e rappresentati con immagini realistiche e campi di colore astratti. Tra questi elementi, il pubblico scoprirà la vittoria di Shirley Muldowney come prima campionessa americana di corsa automobilistica dragster, i fiori nazionali dei paesi del G12, un diagramma utilizzato per tagliare le pietre preziose e manufatti culturali associati alle icone musicali Kurt Cobain e Syd Barrett.

Un telo di plastica trasparente funge da tela, consentendo di toccare la superficie trasparente su entrambi i lati, un pennarello indelebile nero su un lato con vernice applicata sull’altro, con la plastica e i materiali permanenti che fungono da metafora degli elementi della cultura popolare in mostra. La qualità trasparente è essenziale per l’esistenza del disegno come linea del tempo, poiché le informazioni più recenti saranno collocate nella parte superiore della composizione e quelle più vecchie sullo sfondo, sebbene l’orientamento sia talvolta invertito. Il risultato è una linea del tempo visiva che evoca riflessione e un senso di celebrazione. Come le stelle nel cielo notturno, il soggetto all’interno di ogni composizione è separato dal tempo e dalla distanza; ma, come disegno, è compresso in una costellazione.

La mostra include anche una serie di video musicali animati creati contemporaneamente alla serie Pretty Power, opere che completano i riferimenti musicali pop culturali presenti nei disegni. I video musicali sono stati realizzati dal collettivo creativo Little Richard’s Almanac, un eTort che l’artista ha lanciato nel 2023 con la sua compagna Niki Elliott. Ad oggi, LRA ha collaborato con noti artisti musicali per creare video per: The Brian Jonestown Massacre (Berlino), Federale (Portland), L.A. Mood (Australia) e il compositore Engelbert ‘Angel’ Lerch (Monaco).

Secondo Boemio: “Questa mostra vede rivisitare i mezzi, le modalità di pensiero e la pratica di Laboray che sono stati presenti durante i suoi lunghi anni di carriera, segnando nello stesso tempo una serie di nuove sperimentazioni importanti e di vasta portata. Laboray esamina il più ampio panorama culturale e la cultura di massa come se stesse usando una radiografia psicologica, producendo opere altamente visive, molte delle quali ispirate alla pittura, alla musica e al mondo dell’intrattenimento e dello spettacolo americano; racchiudendo in questa selezione un lessico di immagini iconiche, in cui si associano miti, emozioni comuni ed enigmi di vari periodi del ventesimo secolo. I temi trattati comprendono il potere femminile, la rivalsa sociale, l’istinto primordiale della frontiera che si legano ad oggetti entrati nella memoria collettiva andando a tessere rimandi estetici alla cultura popolare. Oltre a questi temi, l’artista ha integrato completamente la sua esperienza personale e la sua storia di vita in questa mostra, il suo sguardo ci fornisce chiavi di lettura dell’America degli anni ’60/’70 e degli anni’90 riecheggiando le speranze e le delusioni di ognuno di noi, telespettatori ignari e fan coinvolti in un gioco spensierato e mortale. Un viaggio nella determinazione nel quale le rockstars Syd Barrett e Kurt Cobain, il grunge, gli anni della ribellione giovanile, si associano alla figura della prima pilota automobilistica donna: Shirley Muldowney conosciuta come “Cha Cha”. Muldowney ha infranto le barriere di genere resistendo alla discriminazione, e a un incidente quasi mortale che a duecentocinquanta miglia orarie le ha frantumato le ossa.

E’ un’indiscussa pioniera dell’azzardo, che ha utilizzato il suo talento per sradicare preconcetti sfidando la morte e se stessa, in un “valzer” mediatico. Le immagini utilizzate alludono a una caleidoscopica intersezione estetica tra potere, scissione temporale e linguaggio, attraverso l’inclusione serrata di rimandi e contenuti latenti fautori, che tessono una narrazione raffinata, in cui si rispecchiano riflessioni profonde e poetiche, personali ed universali.”

Ron Laboray è un artista concettuale multimediale americano noto per la polifonia dei suoi dipinti, disegni, video e sculture che trattano temi relativi alla cultura popolare americana. Il lavoro di Laboray ha influenze scientifiche ed utilizza il digitale per realizzare sia l’astrazione, che sia il realismo, per discutere argomenti della cultura di massa, le storie condivise, la globalizzazione e il tempo. L’artista ha esposto nei principali spazi espositivi, tra i quali: il Vincent Price Art Museum, il Pacific Design Center e da Raid Projects a Los Angeles, a Chicago al Navy Pier Exposition e al Suburban, a Miami al Pulse, al Contemporary Art Museum St. Louis, al Daum Museum of Contemporary Art e da Colla Super a Milano nel 2023.

A livello internazionale, ha tenuto conferenze sulla sua ricerca artistica ed esposto nei: Paesi Bassi, Italia, Irlanda, Giappone, Taiwan e all’Accademia nazionale Ungherese delle scienze a Budapest; e ha realizzato un’installazione murale permanente presso l’Università Rennes 2, a Rennes in Francia. Attualmente, Laboray ricopre la posizione di professore di pittura e disegno presso la Western Carolina University ed è direttore della School of Art and Design.


Sede                AOCF58 – Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 – Roma (metro A fermata Flaminio)
Artista              Ron Laboray
Titolo                Pretty Power
A cura di           Camilla Boemio
Graphic design Silvia Piazza
Ringraziamenti Vola Volé Bee, cantina Orsogna
Periodo            dal 3 dicembre al 20 dicembre 2024
Orario              dal martedì al venerdì 17,00 alle 19,30

CAMILLA BOEMIO
AICA (International Art Critics) member
IKT (International) member
AAC Platform Co-Founder
Writer, Consultant & Curator
39.3333021151 
http://www.camillaboemio.com/
http://aniconics.wordpress.com/

Curator Nigerian Pavilion – 15^ International Architecture Exhibition La Biennale di Venezia 
http://www.camillaboemio.com/nigeria/nigeria.html

Deputy Curator Maldives Pavilion 
55^ International Art Exhibition La Biennale di Venezia 
http://maldivespavilion.com/blog/about/

Il premio dedicato alle migliori produzioni documentarie italiane dell’anno.

Si concludono facendo registrare una grande partecipazione le giornate di IDS Academy 2024, uno dei più importanti appuntamenti italiani di training intensivo per autrici e autori di documentari.

Annunciati durante l’evento i vincitori del DPA – Doc/it Professional Award 2024, il premio dedicato alle migliori produzioni documentarie italiane dell’anno.

IDS Academy 2024
IDS Academy, il laboratorio di sviluppo progetti di Doc/it – Associazione Documentaristi Italiani

Si conclude facendo registrare una grande partecipazione di pubblico l’edizione 2024 di IDS Academy, il laboratorio di sviluppo progetti di Doc/it – Associazione Documentaristi Italiani, uno dei più importanti appuntamenti italiani di training intensivo per autrici e autori di documentari in cerca di produzione.

Ospitato all’interno della VII edizione del TFI – Torino Film Industry, negli spazi del Circolo dei Lettori, e realizzato con la collaborazione e il sostegno del MiC – Direzione Generale Cinema e Film Commission Torino Piemonte, IDS Academy ha visto un ricco programma di eventi, tragiornate di laboratorio, pitch in pubblico, più di 80 incontri one-to-one, masterclass e panel, coinvolgendo 35 produttori e produttrici, e confermandosi uno degli appuntamenti più attesi dall’intera filiera del documentario, in grado di rappresentare una reale opportunità di sostegno alla creatività e alla produzione di documentari in Italia.

“Anche nel 2024 il Torino Film Industry si conferma crocevia di incontri professionali e creativi, rilevanti per tutto l’audiovisivo nazionale. Doc/it ha partecipato, anche per questa edizione, con IDS Academy, la piattaforma di formazione per giovani autori e autrici e giovani produttori e produttrici” – commenta Francesco Virga, presidente  Doc/it – “e con i panel, che hanno offerto una panoramica sull’ecosistema nazionale, dando la possibilità di confrontarsi su temi centrali come la distribuzione e la messa a sistema di tutti i principali attori dell’audiovisivo nazionale, per quanto riguarda il documentario. Torino si è confermata come luogo di scambi e di riflessioni. E Doc/it ha giocato la sua parte, cercando di essere all’altezza del momento”.

L’advisory board di IDS Academy, composto da Massimo ArvatEdoardo Fracchia e Heidi Gronauer, ha selezionato un totale di 10 progetti, presentati da autrici e autori,che hanno partecipato al laboratorio intensivo che ha visto anche la presenza di autrici e autori senza progetto e, novità di quest’anno, anche di 5 produttrici e produttori junior. Anche per il 2024, inoltre, IDS conferma e rafforza il proprio impegno verso le nuove generazioni di autrici e autori, aprendo le sue porte anche ai diplomati delle scuole di cinema italiane: quest’anno, infatti, tra i main partner hanno figurato il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Siciliala Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, ZeLIG e NABA.

Durante le giornate di IDS Academy sono stati anche annunciati i vincitori del DPA – Doc/it Professional Award, premio riservato alle migliori produzioni documentarie italiane dell’anno. Il riconoscimento per il Miglior Documentario Italiano 2024, va a “Lonely” di Michele Pennetta, “un film bello e delicato“, come si legge nelle motivazioni della giuria, “che ci porta, come raramente il documentario riesce a fare, nel cuore di una relazione molto intima tra due adolescenti che è al tempo stesso il ritratto efficace di due solitudini”. L’assegnazione di questo premio ha visto in giuria: Stefano Savona, Caterina Mazzucato, Silvia De Felice, Monica Naldi, Lorenzo Ferrari Ardicini.

Il premio per la Miglior Serie Documentaria Italiana 2024 va invece a “Zona Protetta” di Giulia Cacchioni, Chiara Campara, Giulia Lapenna, Giansalvo Pinocchio e Pietro Porporati“Per aver dato voce, con una narrazione empatica e autentica, a giovani che vivono situazioni di vulnerabilità. Per la scelta di produrre un progetto affidando la regia a un team di giovani registi e registe” – sottolinea la giuria.La giuria che ha decretato il film vincitore era composta da: Gianluca Neri, Stefania Colletta, Luca Pelusi.

IDS Academy si conferma anche quest’anno uno degli appuntamenti più attesi dall’intera filiera del documentario, poiché rappresenta una reale opportunità di sostegno alla creatività e alla produzione di documentari in Italia. Da oltre vent’anni Doc/it promuove il cinema del reale, ne sostiene lo sviluppo e opera per la sua più ampia diffusione a livello internazionale, maturando un ruolo di agente propulsivo nell’azione di continuo rinnovamento dell’intero settore.

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Daccapo Comunicazione
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Roma, Pantheon: Annalaura di Luggo. Oculus-Spei

Sarà presentata al pubblico, presso il Pantheon, martedì 3 dicembre 2024 alle ore 18.30, Oculus-Spei, un’installazione multimediale interattiva dell’artista Annalaura di Luggo con il patrocinio morale del Giubileo e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. 
L’appuntamento coincide con la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità nei Musei.
L’iniziativa è organizzata da Il Pantheon e Basilica di Santa Maria ad Martyres – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma con il coordinamento scientifico di Gabriella Musto e la curatela di Ivan D’Alberto, teorico e storico dell’arte contemporanea.  

Annalaura di Luggo
Oculus-Spei
Installazione multimediale interattiva
a cura di Ivan D’Alberto
coordinamento scientifico Gabriella Musto

Mostra promossa da
Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma


Inaugurazione 3 dicembre 2024 ore 18.30 – 21.00

Fino al 3 febbraio 2025

L’intervento installativo prende spunto dall’affermazione «Spes non confundit» ovvero «La speranza non delude» che apre la bolla papale del Giubileo del 2025. 
Annalaura di Luggo costruisce intorno a questa dichiarazione la sua proposta espositiva dove la rappresentazione visiva del fascio di luce dell’Oculus del Pantheon diventa la chiave per aprire 5 Porte Sante ideali. Il pubblico, invitato a bussare concretamente a queste Porte, è traghettato in un’altra dimensione, e ad affiancarlo in questo viaggio sono persone con disabilità che accompagnano l’osservatore in un “pellegrinaggio di speranza”. Questi moderni Virgilio, illuminati e trasfigurati dalla Luce, aprono uno “sguardo inedito” sulla bellezza interiore. 

Oculus-Spei è, infatti, un invito a compiere un percorso spirituale e culturale attraverso la scoperta dei quattro angoli del mondo simbolicamente rappresentati dalle quattro vele che compongono il logo del Giubileo. Il viaggio culmina in una quinta porta, quella del Carcere di Rebibbia che Papa Francesco ha scelto come Porta Santa aggiuntiva del Giubileo. Qui il fruitore è messo di fronte a sé stesso grazie a un sistema di telecamere gesture recognition in tempo reale: uno spazio trasformativo dove, ancora una volta, è la luce ad attivare una riflessione profonda sulla nostra condizione di esseri umani.

Il viaggio tra le Porte Sante diventa così una metafora di una spiritualità universale nel segno di un impegno per le pari dignità di tutti, nell’ottica di una solidarietà espressa attraverso il linguaggio dell’arte, perché come ha dichiarato il pittore tedesco Gerhard Richter: «L’Arte è una forma di speranza». L’affermazione di Richter trova una perfetta aderenza nel lavoro di Annalaura di Luggo poiché interventi come quello pensato per Il Pantheon rappresenta una vera e propria forma di resistenza ai progressivi processi di omologazione della società contemporanea sempre più ammaliata da luoghi comuni.

Oculus-Spei è una lente d’ingrandimento sul valore dell’Arte intesa sia come “sguardo” critico dissolvente che con lucidità disvela le molteplici contraddizioni del reale e sia come “sguardo” rinnovato che può aprirci la vista (interiore) a possibili orizzonti. Annalaura di Luggo ci spinge ad una visione analitica dei temi trattati non negando mai la matrice cristiana del suo lavoro, ma ben consapevole quanto l’Arte, nel senso laico del termine, sia capace di andare oltre quel conformismo dilagante che seduce costantemente il nostro presente. Le cinque “porte” che contaminano lo spazio diventano forme enigmatiche in grado di suscitare l’immaginario degli astanti; sono totem arcaici che con il loro disvelamento offrono una rivelazione epifanica. Ed è la “forza generatrice” dell’Arte a materializzare sulla superficie del monolite un deus ex machina pronto ad accompagnare l’uomo verso un percorso di conoscenza. Solo così l’Arte diventa davvero una forma di speranza.

Dal 4 dicembre l’installazione sarà visibile durante i consueti orari di visita del Pantheon, previo acquisto del biglietto di ingresso. Per informazioni: dms-rm.pantheon@cultura.gov.it e per prenotare la propria visita: www.museiitaliani.it/musei

Annalaura di Luggo (1970) è nata a Napoli dove vive e lavora. Il suo percorso si muove prevalentemente tra ricerca multimediale, fotografia, video e regia. Le sue opere e le sue installazioni sono realizzate attraverso la fusione di tecnologia e manualità e dialogano con il fruitore che è spesso protagonista dell’azione. Questo è portato a riflettere su questioni sociali e ambientali. Annalaura di Luggo ha affrontato temi come i diritti umani (“Never Give Up”, Carcere Minorile di Nisida; “Human Rights Vision” per la Fondazione Kennedy di New York), la cecità (“Blind Vision” presentato alle Nazioni Unite ed al Consolato Italiano di New York), il mondo animale (“Sea Visions / 7 punti di vista”), la natura e la biodiversità (“Genesis” per la 58ma. Biennale di Venezia). Il progetto, denominato Napoli Eden, con l’utilizzo di alluminio riciclato per la costruzione di quattro grandi installazioni pubbliche site-specific ha incoraggiato il dibattito sulla sostenibilità nel capoluogo campano, ispirando la realizzazione del docu-film “Napoli Eden”, diretto da Bruno Colella, che ne racconta il processo creativo. “Napoli Eden” si è qualificato alle nominations agli Oscar 2021 per la categoria Best Documentary Feature. L’alluminio riciclato e la monumentalità sono presenti anche nell’intervento installativo in “Collòculi > We Are Art”, una grande iride scultorea capace di trasmettere contenuti multimediali ed immersivi. Il lavoro è stato presentato in anteprima presso la Fondazione Banco Napoli del capoluogo campano e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli | MANN. Le fasi di realizzazione di Collòculi sono il focus del documentario “We Are Art Through the Eyes of Annalaura”, diretto dalla stessa artista, la cui narrazione oscilla tra video arte e cinema sperimentale. Il documentario si è qualificato per la “Consideration” agli Oscar 2023, nella categoria Best Documentary Feature e Best Song. Vasta la sua bibliografia, con interventi dei maggiori critici d’arte e personalità internazionali del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Paul Laster, Stephen Knudsen, Rajsa Clavijo, Timothy Hardfield, Paco Barragán, Stefano Biolchini, Hap Erstein, Francesco Gallo, Irene Galuppo, Aldo Gerbino, Giulia Gueci, Marcello Palminteri, Demetrio Paparoni, Gabriele Perretta, Antonello Tolve, Vincenzo Trione, Andrea Viliani. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Tra le mostre personali più recenti si ricordano: “Multum animo vidit” presso il PAN-Palazzo delle Arti, Napoli; “Oscurità e sommersione”, presso il Complesso Monumentale dello Steri a Palermo; “Collòculi / Intro-Spectio”, Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano; Collòculi @Pompeii, Parco Archeologico di Pompei. Il suo lavoro è trattato da numerose gallerie in Italia e all’estero, ed in particolare da JUS Museum / Arti Contemporanee (Napoli) che promuove le sue opere attraverso mostre pubbliche e private e nelle principali fiere d’arte. Ha realizzato installazioni permanenti (Museo dell’Istituto P. Colosimo di Napoli, Museo del Carcere di Nisida), temporanee ed interattive (Nazioni Unite, New York; MANN Museo Archeologico Nazionale, Napoli; Fondazione Banco Napoli, Napoli e Chieti; Salone Nautico Internazionale, Genova; Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano, Roma: Parco Archeologico di Pompei, etc.) volte a modificare la percezione dello spazio e le coordinate visive del reale.


SCHEDA INFO

Annalaura di Luggo
Oculus-Spei
Installazione multimediale interattiva
a cura di Ivan D’Alberto
coordinamento scientifico: Gabriella Musto
mostra promossa da: Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma; Jus Museum Galleria d’Arte


Info progetto: www.oculus-spei.it

Inaugurazione 3 dicembre 2024 ore 18.30 – 21.00
Anteprima stampa 3 dicembre 2024 ore 11.30
Pantheon | Piazza della Rotonda – Roma

Dal 4 dicembre 2024 al 3 febbraio 2025
Orari: tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.30);
giorni di chiusura: 1° gennaio e 25 dicembre
Per informazioni e biglietti: dms-rm.pantheon@cultura.gov.it
Per prenotare la propria visita: www.museiitaliani.it/musei

Promozione e Comunicazione
Direzione Musei Nazionali della città di Roma
ms-rm.comunicazione@cultura.gov.it

Uffici stampa

Servizi di Comunicazione Testini
Stefano Testini
stefanotestini@gmail.com
tel. 3356138145

Comunicazione Settore Arte
Roberta Melasecca
Interno 14 next – Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com – info@melaseccapressoffice.it

In Sicilia debutto di Amaliante, startup che racconta l’artigianalità in chiave contemporanea

Manuela Partanni e Giuliana Jemma: una storia professionale che nasce da un’unione eterna; un progetto di design che debutta con la collezione di porcellane “Lighea” ispirata al racconto “La sirena” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Un legame d’amore. E di arte, che s’intreccia alla letteratura, alla Sicilia, al culto del “bello”. Quella di Manuela e Giuliana è una storia che ammalia, che infatua, che rapisce l’anima, proprio come il concept racchiuso nel nome che hanno deciso di dare alla loro nuova startup: Amaliante.

Perché a (quasi) 50 anni si può decidere di riposizionare la propria vita, cambiare strada (anzi ritrovarla), innamorarsi di una donna che diventa una compagna di visioni e di passioni, provando a costruire un futuro professionale imperniato sui sogni e imbevuto di colori. Nasce con questi presupposti un brand made in Sicily che racconta l’artigianalità in chiave contemporanea, e lo fa mettendo insieme due teste, quattro mani, due cuori, un unico pensiero creativo contraddistinto da un tratto riconoscibile.

Lei&Lei: una cosa sola. Unite anche da una promessa eterna di matrimonio. Dove l’aspetto emotivo e quello razionale si fondono e si compensano per dar vita a una composizione artistica da un lato; a un’impresa fatta di concretezza, business plan, obiettivi e flussi di lavoro, dall’altro. Proprio come le protagoniste della nuova collezione Lighea di “Amaliante”: donne che si nutrono di arte e bellezza, tra emozioni e pensieri, forma e sostanza.

Ispirati al racconto “La sirena” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (pubblicato postumo nel 1961), i disegni di Manuela Partanni narrano un intreccio d’amore che si tinge di commoventi significati grazie ai colori di Giuliana Jemma, diventando collezione artistica e prendendo spunto da un racconto meno noto ma altrettanto potente: il gioiello letterario che celebra mito, nostalgia e riflessioni sull’esistenza e che vuole prendere forma in uno dei momenti di convivialità e condivisione per eccellenza: la tavola.

«La sirena, simbolo del richiamo primordiale e del mondo incontaminato richiama un legame puro e selvaggio, al di fuori delle convenzioni sociali – spiegano le imprenditrici artiste – seduce, consentendo di vivere un’esperienza amorosa unica e totalizzante. Un incontro non solo fisico, ma anche spirituale e filosofico. Lighea è una sirena priva di orpelli. Forte della sua immortalità si pone al di là e al di sopra della moralità comune, va oltre le convenzioni e vive l’amore nella sua integrità. È così che le sirene, impigliate tra i capelli come fossero alghe, abitano nella collezione e nella nostra mente. Pensieri come luoghi da custodire».

L’utilizzo di tecniche manuali dà unicità a questa nuova produzione: la serigrafia mette in risalto il tratto e il colore in un processo di scelta accurata delle tonalità. I decori vengono applicati manualmente ad ogni singolo pezzo e sottoposti al ciclo di terza cottura. Il risultato di questo lavoro minuzioso restituisce corpo all’immagine rendendola materica e risvegliandone il senso tattile. Il tutto trasferito su porcellana, un materiale che coniuga perfettamente bellezza e funzionalità. Il suo colore così bianco e lucente diventa la tela perfetta per le illustrazioni di Amaliante che, come l’opera breve di Tomasi di Lampedusa, sono capaci di rivivere ed evocare emozioni, parlando a chiunque abbia mai sentito il richiamo di qualcosa di più grande della quotidianità: il desiderio di un amore ideale e il bisogno di ritrovare una parte perduta di sé.

Domenica 1 dicembre alle 17.30 presso Helmè (Largo dei Vespri, Catania), si è svolta la presentazione ufficiale. 


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