Galleria Raffaella De Chirico, Olimpiade Culturale Antonella Plenzio “Un luogo silente”

La Galleria Raffaella De Chirico è lieta di presentare, in concomitanza con i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, la mostra personale dell’artista Antonella Plenzio (1953) dal titolo Un luogo silente. L’esposizione aprirà al pubblico il 5 febbraio 2026 su appuntamento, mentre l’inaugurazione ufficiale si terrà l’11 febbraio, data simbolica che celebra anche i 15 anni di attività della galleria, aperta a Torino nel 2011. L’iniziativa è parte dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.

Un luogo silente
solo show
Antonella Plenzio

inaugurazione: 11 febbraio, 2026, 11.00 – 20.00
11.00 – 13.00 light brunch 
18.00 – 20.00 cocktail
12 febbraio – 6 marzo 2026

L’esposizione trasforma l’intero spazio della galleria in un’installazione immersiva dedicata alla serie delle “Bocche”: un corpus di 36 opere che indagano il confine sottile tra l’interiorità negata e l’urgenza dell’espressione. I lavori in mostra sono stati realizzati dall’artista tra il 2012 e il 2013, cucendo con filo di cotone su carta oleata delle bocche femminili sigillate su cui poi interviene con acrilico, biacca e pastello ad olio. L’allestimento dei 36 pezzi crea un dialogo serrato con lo spettatore, dove la ripetizione del soggetto diventa un coro muto capace di dare voce a ciò che solitamente resta inascoltato. La scelta di occupare totalmente lo spazio e di renderlo strettamente aderente al concetto non è casuale. Antonella Plenzio porta in questa mostra la sua lunga esperienza come scenografa realizzatrice al Teatro alla Scala. 

Le “bocche cucite” di Plenzio non sono simboli di sconfitta, ma rappresentano il momento critico della soglia. È su questa linea marginale che il dolore di una parola non pronunciata, la malinconia di un suono muto e il sentimento di un’interiorità trattenuta chiedono di essere finalmente percepiti. 

Come afferma l’artista stessa: “Due bocche separate da un confine appena tracciato, su questa linea marginale una sola voce diventa espressione, su questo limitare, di un’interiorità che dà vita ad una condizione che si vorrebbe negata. La malinconia di un suono muto, il sentimento di una parola non pronunciata, divengono così la reale possibilità di essere percepiti come tali”

La galleria è aperta il mercoledì e il giovedì dalle 15 alle 19
Gli altri giorni su appuntamento
Via Monte di Pietà, 1/A – 20121 – Milano

Antonella Plenzio (1953), formatasi tra Venezia e Napoli, ha consolidato la sua carriera al Teatro alla Scala di Milano, dove per un decennio è stata scenografa realizzatrice nei reparti di scultura, pittura e costumi. Autrice di impianti scenici per la Piccola Scala e il Teatro Angelicum, affianca alla pratica artistica una lunga esperienza nella didattica e nel sociale, collaborando a progetti di pittura e teatro presso il Carcere di San Vittore. Vive e lavora a Milano.


Per informazioni e materiali stampa:
Elena Bettarini 
Gallery Manager
elena.bettarini@dechiricogalleriadarte.it

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e Art Advisoring 
pressoffice.raffaelladechirico@gmail.com 
info@dechiricogalleriadarte.it 
Da elena.bettarini@dechiricogalleriadarte.it

Tenuta Rasocolmo: proclamati i vincitori della Residenza d’artista 2026

Nel mese di gennaio si è riunita presso la Tenuta Rasocolmo di Piano Torre la giuria del progetto “Residenza d’artista”, giunto al suo terzo anno. La commissione, composta daFrancesco Reitano (proprietario della Tenuta),Mariateresa Zagone(storica e critica d’arte, curatrice del progetto),Mario Bronzino(curatore e critico)Roberta Guarnera(gallerista e curatrice),ha selezionato i vincitori del bando 2026 tra 28 candidature provenienti dall’Italia e dall’estero

Residenza d’Artista
Tenuta Rasocolmo

A risultare vincitrici sono state Laura Capellini (Mariano Comense, 1994) con il progetto Anitya e Zeynep Çilek Çimen (Ankara, 1984) con Hatai – Impermanence Screen, che saranno in residenza presso la Tenuta Rasocolmo dal 20 febbraio al 1° marzo 2026.

Il bando, rivolto ad artiste e artisti italiani e internazionali attivi nell’ambito della scultura e delle installazioni site-specific, invita a sviluppare opere capaci di dialogare in modo critico e poetico con l’ambiente naturale, il vento e la luce, riflettendo sulle trasformazioni del territorio. Il tema della residenza 2026 è stato “Impermanence: Art and Migrations – Dislocazioni ecologiche e politiche del movimento”, un’indagine sulle dinamiche della transitorietà e sulle connessioni tra specie, natura e culture.

La giuria ha riconosciuto nei due progetti selezionati una particolare sensibilità nei confronti del luogo e una forte coerenza con la missione della Tenuta Rasocolmo, da anni impegnata nel coniugare la produzione vitivinicola – in particolare del Faro DOC, simbolo storico del territorio – con la tutela del paesaggio, la valorizzazione ambientale e la costruzione di un polo culturale aperto al dialogo tra arti visive, musica e letteratura.

Dal 21 al 28 febbraio le artiste lavoreranno presso la Tenuta accogliendo il pubblico, le scolaresche e tutti i visitatori interessati a seguire il processo creativo.
Domenica 1° marzo alle ore 11 si terrà la cerimonia di restituzione con l’inaugurazione delle opere che si aggiungeranno alle quattro già presenti.

Con il progetto Residenze d’artista, la Tenuta Rasocolmo promuove il dialogo tra arte contemporanea, natura e comunità. Ingresso libero

Laura Capellini, 1994, è laureata in Scultura ed in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera. Professionalmente lavora come scultrice realizzando opere ed installazioni per artisti, scenografi, architetti e fotografi. Ha realizzato nel 2022 l’opera pubblica “Il Fornaciaio” per il comune di Briosco (MB), Borgo del Cotto Lombardo, scultura di due metri fatta a colombino in terracotta bianca e rossa ; nel 2016 ha realizzato, in un team di sei scultori selezionati, l’opera “Madonna della Luna” per il comune di Turbigo (MI), in marmo bianco di Carrara. Nel 2017 ha co-fondato CollectiveConcrete, un collettivo di ricerca fotografica ed artistica che mira ad indagare il senso odierno della fotografia, stampando in modo analogico immagini digitali su supporti tridimensionali. La sua ricerca artistica è incentrata sul tema del Paesaggio Interiore, per avvicinare l’osservatore al dialogo con sé stesso, all’analisi introspettiva ed all’inscindibile rapporto con gli elementi naturali. Dal 2015 partecipa a mostre collettive e personali, esponendo, tra gli altri, a “Il femminile nell’arte” curato da Ivan Quaroni (2025) , al 17th Photo Festival Milano (2022), alla III Biennale Internazione Donna- BID Trieste (2021), al Bau 17 curato dalla Fondazione Bonotto (2020). Ha inoltre partecipato al Simposio di Scultura “Tra pietra e seta” durante la Lake Como Creativity Week (2024), realizzando un’opera con il marmo di Musso.

Il sito web è: https://lauracapellini.it/

ZEYNEP ÇİLEK ÇİMEN 1984, Ankara Zeynep Cilek Cimen (1984, Ankara) concepisce l’arte come una forma di dialogo tradizionale, un modo di interagire con simboli ereditati e memoria collettiva. Il suo lavoro esplora le innumerevoli possibilità di forme e figure, creando composizioni ottiche che bilanciano astrazione e ripetizione. Sebbene il suo obiettivo principale sia lo studio delle connessioni tra le forme, la sua arte attinge anche alla risonanza simbolica di motivi ricorrenti. Le sue composizioni, spesso guidate da una semplicità sottile e ritmica, pongono al centro motivi nomadi. Questi motivi – a volte singolari, a volte moltiplicati, intrecciati o distorti – generano nuove connessioni semantiche. Attraverso questa interazione visiva, si evolvono in un linguaggio formale di identità culturale, che si rivela attraverso strati di simbolismo. Intrecciando elementi provenienti dalle tradizioni anatoliche, selgiuchidi e turche più ampie, l’artista costruisce una mitologia personale all’interno del vasto panorama delle identità culturali. Così facendo, trasforma il suo messaggio da locale a universale, consentendo alle sue forme nomadi di parlare un linguaggio che trascende i confini pur rimanendo profondamente radicato nella tradizione.

ZEYNEP ÇİLEK ÇİMEN 1984, Ankara Zeynep Cilek Cimen (1984, Ankara) conceives of art as a form of traditional dialogue — a way of engaging with inherited symbols and collective memory. Her work explores the myriad possibilities of shapes and forms, creating optical compositions that balance abstraction and repetition. Although her primary focus lies in the study of connections of forms, her art also draws upon the symbolic resonance of recurring motifs. Her compositions, often guided by a subtle and rhythmic simplicity, place nomadic patterns at their centre. These motifs — sometimes singular, sometimes multiplied, intertwined, or distorted — generate new semantic connections. Through this visual interplay, they evolve into a formal language of cultural identity, one that reveals itself through layers of symbolism. By weaving together elements from Anatolian, Seljuk, and broader Turkish traditions, the artist constructs a personal mythology within the vast landscape of cultural identities. In doing so, she transforms her message from the local to the universal — allowing her nomadic forms to speak a language that transcends borders while remaining deeply rooted in tradition.

Exhibitions
 
2014 Yaratılış- Creation, Le Cinque Lune Gallery, Roma
2015 Yaratılış- Creation, Turkish American Foundation, Washington
2015 Padişehir Video Art, Panaroma Museum, İstanbul
2016 ’Yaratılış – Creation’’, Turkish Culture Center Shinuya-ku, Tokyo
2016 Contemporary İstanbul, MERKUR
2016 ‘Saklı Çeyiz’, Galeri Merkur,İstanbul
2018 ‘Suret Defteri’ – Face Book Merkur İstanbul
2019 Artweeks Akaretler İstanbul
2019’Mirror’’CJONEGalleryNewyork
2023 ‘’Spring’’Merkur,İstanbul
2024 Contemporary İstanbul, Vision Art Platform 2024 Venice Biennale – Live Performance-Akneye
2025 ‘Unfolding Narratives’ FTNFT Gallery – Dubai UAE
2025 Arte Laguna Prize SHANGHAI
 
Education Bachelor’s

Degree in Arts Management İstanbul Aydın University,Istanbul
Master’s Degree in Fine Arts and Painting İstanbul Yeditepe University,Istanbul

Da Mariateresa Zagone <mtzagone@gmail.com>

Presentata a Milano “VETTE. Storie di sport e montagne”

Martedì 27 gennaio 2026 è stata inaugurata al Museo nazionale Palazzo Besta di Teglio (Sondrio) la mostra “VETTE. Storie di sport e montagne”, un progetto espositivo a cura di Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi che indaga il rapporto profondo e complesso tra sport, territorio alpino e società.

VETTE.
Storie di sport e montagne
Palazzo Besta Teglio (SO)
28 gennaio – 30 agosto 2026

La mostra si inserisce nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, proponendo uno sguardo storico, sociale e culturale sulla montagna come spazio di sfida, trasformazione e costruzione dell’immaginario collettivo.

Promossa con il sostegno di Regione Lombardia, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo nazionale Collezione Salce, con il contributo della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH), di collezionisti privati, associazioni ed enti locali. Un’ampia rete di partner nazionali e territoriali rende possibile un progetto ambizioso, capace di intrecciare patrimoni materiali e immateriali, memorie locali e narrazioni globali.

«Per ispirazione, forma e durata», spiega Rosario Maria Anzalone, direttore dei musei statali lombardi, «questa mostra guarda oltre la ribalta olimpica e paralimpica che proietterà i luoghi di Milano Cortina 2026 al centro dell’attenzione internazionale. È un progetto culturale meditato, coerente con l’identità del magnifico luogo che lo accoglie e radicato nel territorio che vi fa da cornice. Storie, episodi, tradizioni e persino contraddizioni finiscono per comporre un mosaico di memoria collettiva in cui storia globale e locale dialogano attraverso continui rimandi. Una riflessione sulle relazioni tra spazio naturale e antropizzato, resa oltremodo avvincente dalle epopee sportive nel segno degli antichi valori dell’olimpismo, cornice etica e sociale di immutata attualità».

«Le montagne rappresentano, da sempre, un luogo di limite e di desiderio. Uno spazio fisico e simbolico in cui l’uomo misura il proprio corpo, il proprio ingegno e la propria capacità di adattamento», sottolinea la Direttrice di Palazzo Besta Silvia Biagi. «VETTE. Storie di sport e montagne racconta questi luoghi attraverso un viaggio che va dalle esperienze pionieristiche all’affermazione del turismo sportivo, mostrando come le pratiche sportive abbiano trasformato il paesaggio alpino, gli stili di vita e l’immaginario collettivo delle comunità di montagna».

VETTE intreccia molteplici storie: quelle di grandi atlete e atleti olimpici e paralimpici, fatte di talento, coraggio e sfide; ma anche quelle delle comunità alpine, protagoniste di una trasformazione profonda nella seconda metà del Novecento quando la diffusione degli sport invernali e del turismo ha inciso radicalmente sul paesaggio umano e naturale delle Alpi. Un cambiamento che racconta il passaggio dall’economia di sussistenza al benessere, da una vita scandita dalla fatica e dal lavoro all’emergere del tempo libero e del divertimento.

«Questa mostra racconta la montagna come luogo vivo, attraversato dalla storia, dal lavoro e dallo sport e restituisce il ruolo che le comunità hanno avuto nella costruzione dell’identità di questi territori», commenta Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia. «Un progetto che valorizza un patrimonio che non è solo naturale, ma culturale e umano, dando spazio anche allo sguardo e alle storie delle donne, protagoniste spesso poco visibili ma centrali nella vita delle terre di montagna e nella storia dello sport, e che trova nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 un’occasione straordinaria per essere raccontato al pubblico internazionale. Palazzo Besta diventa così uno spazio di riflessione sul rapporto tra sport, paesaggio e trasformazioni sociali in un contesto capace di coniugare tradizione, innovazione e radicamento locale».

Palazzo Besta si propone così come osservatorio privilegiato per riflettere sullo sport non solo come competizione, ma come fenomeno storico, sociale e culturale, capace di incidere sui territori, sulle comunità e sui modi di abitare la montagna. In questa prospettiva, la montagna emerge come protagonista di una narrazione stratificata che intreccia identità locali, progresso tecnologico, turismo e nuove sensibilità ambientali.

Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi interni ed esterni del Palazzo rinascimentale e si articola intorno a tre nuclei tematici, liberamente intrecciati tra loro.

Al piano terra, nella corte e nelle cantine di Palazzo Besta, manifesti storici, immagini, video e cimeli olimpici e paralimpici ripercorrono la storia dei Giochi Invernali, dalla prima edizione di Chamonix del 1924 fino all’imminente appuntamento di Milano Cortina 2026.
Il percorso è reso possibile grazie ai materiali del Museo nazionale Collezione Salce, della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH) e ai prestiti del Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e del Museo dello Sci e della Montagna dell’Aprica, e a collezionisti che generosamente hanno messo a disposizione immagini, documenti, attrezzature sportive e cimeli originali.

«Il Museo Nazionale della Montagna di Torino, da oltre 150 anni punto di riferimento per le culture delle montagne italiane e internazionali, partecipa a VETTE con collezioni che documentano la storia sia degli sport sia dei Giochi Olimpici invernali, compresi i precedenti svoltisi in Italia, proprio a Torino nel 2006. Il Museo mantiene alta l’attenzione sulle sfide contemporanee, stimolando la riflessione sul futuro delle montagne e il dialogo tra tradizione e innovazione, per favorire la consapevolezza che la montagna è luogo di incontro tra culture e di equilibri ecosistemici la cui tutela – di fronte alle sfide poste dalle trasformazioni sociali, dal turismo e dalle pratiche sportive – è cruciale per tutta la comunità», sono le parole di Daniela Berta, Direttrice del Museo Nazionale della Montagna di Torino.

Il primo piano di Palazzo Besta accoglie una ricca selezione di manifesti pubblicitari dedicati agli sport invernali e alle località sciistiche, dai primi del Novecento agli Anni 60, testimoniando la nascita dell’immaginario alpino moderno e la progressiva affermazione della montagna come meta turistica e sportiva.

Sottolinea Elisabetta Pasqualin, Direttrice del Museo nazionale Collezione Salce: «Questa sezione della mostra valorizza il manifesto pubblicitario come strumento fondamentale nella costruzione del concetto moderno di montagna. La selezione di affiche provenienti dal Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso testimonia il ruolo centrale della comunicazione visiva nella diffusione di un nuovo immaginario alpino, legato allo sport e al turismo. La presenza dei manifesti della Collezione Salce si inserisce in un dialogo istituzionale tra le Direzioni regionali Musei nazionali Veneto e Lombardia del Ministero della Cultura. Con la mostra “Un magico inverno”, attualmente in corso presso la sede trevigiana, si rafforza una progettualità condivisa che, anche in vista delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, intende promuovere una lettura coordinata del patrimonio culturale legato alla montagna».

VETTE. Storie di sport e montagne dialoga con l’esposizione “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce“, aperta a novembre al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso. Le due sedi formano un unico racconto in due capitoli, che unisce Lombardia e Veneto, ripercorrendo la nascita dell’immaginario invernale e l’affermarsi del turismo sportivo.

Nel Salone d’Onore di Palazzo Besta è raccontata l’evoluzione dello sci e dell’attrezzatura da montagna, dai primi sci norvegesi di fine Ottocento fino ai modelli sciancrati contemporanei. In questa sezione emerge uno sguardo al femminile, filo conduttore dell’intera mostra, in dialogo con la storia stessa del Palazzo, segnata dal ruolo centrale delle donne della famiglia Besta. Le storie personali delle pioniere degli sport invernali e delle atlete olimpiche e paralimpiche sono poste in dialogo con la vita quotidiana delle donne delle valli alpine del Novecento, raccontata attraverso fotografie d’epoca e oggetti del lavoro e della vita domestica. Ne risulta un percorso di cambiamento che va dal ruolo tradizionale alla progressiva affermazione di nuove forme di autonomia, visibilità e riconoscimento.

In questo ambito emerge anche una vocazione che il museo intende sviluppare nel tempo: farsi luogo di raccolta e restituzione delle memorie, materiali e immateriali, del territorio alpino. Una prospettiva che dialoga con il progetto “Siamo Alpi”, promosso dalla Provincia di Sondrio, archivio culturale diffuso della Valtellina e della Valchiavenna, che è qui rappresentato da una vasta raccolta di immagini. Alle voci di uomini e donne di Teglio è affidato il compito di ricordare – in un breve video – il tempo passato, in una narrazione sospesa tra rimpianto e sollievo.

«Questa mostra interpreta un tema centrale per i territori alpini: la montagna come luogo di trasformazione, di incontro tra comunità, cultura e sport. È un racconto che appartiene alle nostre valli e allo stesso tempo dialoga con il mondo, dentro lo scenario delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Come Provincia di Sondrio siamo impegnati a sostenere iniziative che valorizzano la nostra identità e che contribuiscono a costruire una visione condivisa del futuro, in cui la montagna non è periferia ma laboratorio di innovazione sociale, culturale e ambientale. VETTE non chiude lo sguardo sul passato: lo utilizza come chiave per leggere le sfide di oggi e di domani»Davide Menegola, Presidente della Provincia di Sondrio 

Un ulteriore livello di lettura affronta il rapporto tra sport e montagna come motore di trasformazioni profonde, invitando il pubblico a riflettere sulle sfide future tra sviluppo, ambiente e sostenibilità. Dalla storia di Teglio e del comprensorio di Prato Valentino, fino all’installazione artistica site-specific nel giardino a cura di Michele Tavola, le opere esposte fanno dell’arte contemporanea uno strumento di riflessione sul paesaggio alpino e sul suo futuro. Le opere di Luca Conca e Vincenzo Martegani, in dialogo tra pittura e fotografia, restituiscono l’immagine di una montagna sospesa tra memoria e visione, tra radicamento e apertura.

VETTE. Storie di sport e montagne non vuole dunque proporre una narrazione nostalgica né celebrativa, ma invita a considerare la montagna come un organismo complesso, segnato dall’azione umana e al tempo stesso portatore di limiti e fragilità. Una mostra che connette passato e futuro, locale e globale, cultura e sport, offrendo al pubblico un’occasione di conoscenza e confronto su temi oggi più che mai necessari.


La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia coordina e promuove 13 musei e parchi archeologici statali della regione. Ha il compito di assicurare l’attuazione del servizio pubblico di fruizione e valorizzazione di musei, monumenti e aree archeologiche, garantendo livelli di qualità uniformi. In collaborazione con le Soprintendenze e gli enti territoriali e locali promuove l’ampliamento delle collezioni museali, l’organizzazione di mostre temporanee e le attività di catalogazione, studio, restauro, oltre che la comunicazione e la valorizzazione del patrimonio culturale regionale. Attraverso la definizione di strategie e obiettivi comuni viene promossa la collaborazione con altri istituti culturali della regione per la creazione di percorsi culturali e turistici e per l’innovazione didattica e tecnologica. Lavora per incentivare la partecipazione attiva degli utenti e la massima accessibilità ai musei che custodiscono il patrimonio archeologico, artistico e storico della Lombardia.


Direzione regionale Musei Nazionali Lombardia
https://museilombardia.cultura.gov.it/
drm-lom@cultura.gov.it
 
Ufficio Stampa DRMN-LOM
Studio Giornaliste Associate BonnePresse
Carlotta Dazzi |  +39 347 12 99 381 | carlotta.dazzi@bonnepresse.it
Gaia Grassi | +39 339 56 53 179 |  gaia.grassi@bonnepresse.it
www.bonnepresse.it
 
In collaborazione con
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referente Elisabetta Rosa: elisabetta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Anna Onesti: Paper Clouds / Paper Kites | Triton & Shell – Paper Art Hub – Dafni, Atene, Grecia

Triton & Shell – Paper Art Hub vi invita all’inaugurazione della mostra Paper Clouds / Paper Kites dell’artista visiva italiana Anna Onesti, mercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 18:30.

La mostra presenta aquiloni in carta ricchi di colore ed energia che, sospesi nello spazio, rivelano il loro equilibrio e invitano il visitatore a immaginarli in volo, comprendendo la relazione tra forma e colore, peso e aria. Oltre alla loro dimensione visiva, gli aquiloni — pur apparendo semplici nella costruzione — richiedono precisione, attenzione al dettaglio e una profonda conoscenza dei materiali per poter volare. La loro funzionalità non è un semplice attributo, ma parte integrante del processo artistico.

ANNA ONESTI
Paper Clouds / Paper Kites
Inaugurazione 4 febbraio 2026 ore 18.30

Triton & Shell – Paper Art Hub
Kolokotroni 16, 17235 Dafni, Atene, Grecia
Fino al 4 aprile 2026

Nella loro realizzazione Anna Onesti trae ispirazione da tipologie storiche di aquiloni del Giappone e della Corea, sviluppando una propria interpretazione contemporanea all’interno di questa arte tradizionale. Un ruolo centrale nel suo lavoro è svolto dalla carta artigianale ricavata dalla lavorazione delle fibre dell’albero di gelso, conosciuta come washi (和紙) in Giappone e hanji (한지) in Corea. Si tratta di una carta utilizzata tradizionalmente sia per la calligrafia e la stampa, sia per la realizzazione di oggetti d’uso quotidiano, grazie alla sua eccezionale resistenza e flessibilità.

Attraverso questa coincidenza la mostra Paper Clouds / Paper Kites invita il pubblico a scoprire le tradizioni della costruzione artigianale degli aquiloni attraverso uno sguardo artistico contemporaneo presentando la carta come un materiale capace di unire culture, tecniche e narrazioni.

Anna Onesti è un’artista visiva italiana, ha studiato presso le Accademie di Belle Arti di Roma, Urbino e Torino diplomandosi prima in Scenografia e poi in Decorazione, ha lavorato per molti anni come restauratore conservatore di disegni e stampe in importanti istituzioni museali italiane. Dal 1994, anno in cui ha compiuto il suo primo viaggio in Giappone, grazie ad una borsa di studio della Japan Foundation, conduce una ricerca approfondita sulle tecniche di produzione, tintura e decorazione della carta artigianale in Giappone, Corea, India e Indonesia. Dal 2005 realizza aquiloni basati su tipologie tradizionali orientali, esplorando la relazione tra carta, colore, struttura, leggerezza e movimento. Le sue opere sono state presentate a livello internazionale in musei e istituzioni culturali e fanno parte di collezioni pubbliche e private. Il suo lavoro si colloca in un ambito in cui il sapere tecnico, la materialità e la pratica artistica incontrano la memoria culturale e la ricerca artistica contemporanea.

La mostra è arricchita da fotografie di aquiloni in volo, che trasportano il pubblico dallo spazio espositivo verso l’orizzonte aperto, collegando il lavoro di Onesti al cielo, al vento e al movimento. In questo modo, la narrazione si sviluppa tra statico e dinamico, tra oggetto e azione. Una selezione di materiali editoriali e documenti provenienti da precedenti mostre illumina ulteriormente il percorso e la pratica dell’artista.

La mostra temporanea Paper Clouds / Paper Kites dialoga e convive parallelamente con l’esposizione “La carta artigianale dall’Asia all’Europa”, spostando l’attenzione del visitatore dalla storia del materiale al suo uso artistico contemporaneo. È la prima mostra personale di un artista presentata dal Triton & Shell, nell’ambito delle sue attività dedicate alla valorizzazione della carta come mezzo artistico e culturale.

L’apertura della mostra, a poche settimane dal Lunedì di Quaresima “Clean Monday” (festa ortodossa di inizio Quaresima in Grecia), crea un collegamento sottile ma significativo tra un’antica tradizione asiatica e un’usanza profondamente radicata nella cultura greca quando nelle città e nei villaggi di tutto il paese bambini e adulti si ritrovano, in spazi aperti, per far volare i loro aquiloni chiamati “χαρταετοί” (chartaetói).


La Triton & Shell – Paper Art Hub è la prima organizzazione senza scopo di lucro in Grecia interamente dedicata alla carta fatta a mano e al libro. La sua missione è la tutela, la documentazione e la valorizzazione della storia e dell’arte della carta. La sua sede opera come uno spazio polifunzionale, dove si svolgono mostre temporanee e seminari, e ospita al contempo un importante archivio con oltre 2.500 titoli di libri e documenti provenienti da tutto il mondo, fungendo da punto di riferimento per la ricerca, la formazione e la creazione contemporanea.


Address: Kolokotroni 16, 17235 Dafni, Athens, Greece
Contact info: 📧 Email: info@tritonandshell.com, www.tritonandshell.com Instagram: https://www.instagram.com/tritonandshell/
Facebook: https://www.facebook.com/TritonAndShell/
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

AUCLIS sui dati ISTAT: “Un patrimonio a rischio estinzione. Serve una nuova legge nazionale”

Le Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana (AUCLIS) esprimono forte preoccupazione alla luce dei dati diffusi recentemente dall’Istat nel rapporto “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere – Anno 2024”.

Dati ISTAT 2024 sull’uso delle lingue locali. AUCLIS: “Un patrimonio a rischio estinzione. Serve una nuova legge nazionale”

I dati confermano il rapido declino, in quest’ultimo decennio, dell’uso delle lingue regionali in Italia, anche di quella siciliana, seppure in misura minore. Infatti, dopo la Calabria, regione dove più si parla il “dialetto” in famiglia con il 64% (-4,6 punti rispetto al 2015), viene proprio la Sicilia con il 61,5% (-7,3 punti); quindi la Campania con il 61% (-14,2 punti), seguita dal Veneto con il 55,3% (-6,7 punti). Nell’uso del dialetto con gli amici, la Sicilia scivola, però, al terzo posto, dopo Campania e Calabria e nell’uso con gli estranei addirittura al quarto, dopo Campania, Calabria e Veneto: forse ci vergogniamo, più che altrove, di parlare la nostra lingua fuori dalle mura domestiche.

Secondo l’AUCLIS, i numeri pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica rappresentano «un vero e proprio segnale d’allarme per l’insieme delle lingue locali italiane». L’associazione sottolinea che «tutte le lingue regionali – compresa la lingua siciliana – sono ormai a rischio di estinzione nel giro di alcuni decenni se non si interviene con politiche serie e strutturali».

L’AUCLIS richiama l’attenzione sul fatto che l’Italia, pur essendo «una nazione con un patrimonio linguistico tra i più ricchi d’Europa», rischia di «perdere tanta ricchezza culturale a causa del pressoché totale immobilismo istituzionale in materia di politiche linguistiche volte alla rivitalizzazione delle lingue regionali».

Il comunicato evidenzia inoltre come il quadro normativo nazionale sia gravemente insufficiente: molte lingue regionali, tra cui il siciliano, non godono di alcun riconoscimento giuridico perché non incluse nella legge 482/1999. A ciò si aggiunge il fatto che «l’Italia è una delle pochissime nazioni che non ha ancora attuato la Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie», lo strumento del Consiglio d’Europa che definisce gli standard minimi per la tutela e la promozione delle lingue storiche non maggioritarie.

Per l’AUCLIS, i dati ISTAT non devono essere interpretati come una semplice fotografia sociolinguistica, ma come un indicatore del tempo che resta per intervenire. «Con questi dati allarmanti non si può più aspettare: occorre una nuova legge che, innanzitutto, riconosca tutte le lingue regionali e che dia possibilità di tutelarle e promuoverle secondo le indicazioni della Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, che andrebbe, grazie a tale nuova legge, finalmente attuata».

L’associazione conclude ribadendo che la tutela delle lingue regionali non è una battaglia identitaria o localistica, ma una questione di civiltà culturale e di responsabilità verso le generazioni future.


Ufficio Stampa Auclis
Maria Vera Genchi
mvgenchi@gmail.com
linktr.ee
Linkedin
Facebook
Da AUCLIS <federazione.auclis@gmail.com>

Pisa, Museo della grafica: Finissage della mostra “Ewald Frick. Anatomia di una traccia scritturale”

Il Museo della Grafica (Comune di Pisa, Università di Pisa) è lieto di invitarvi:  Giovedì 5 febbraio 2026, ore 17

Museo della Grafica – Palazzo Lanfranchi (Lungarno G. Galilei, 9 – Pisa)
Dialogano con l’artista:Massimiliano Bini, Elena Del Rosso, Serena Grazzini, Giovanni Federico Gronchi, Sonia Maffei, Alice Tavoni, Alessandro Tosi

Maggiori informazioni: 

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
www.facebook.com/museodellagrafica
www.instagram.com/museodellagrafica


Si invita a prendere visione dell’informativa segnalando che durante l’evento saranno effettuate riprese foto e video. Con la partecipazione all’evento si intende prestato il consenso al trattamento della propria immagine che potrà essere pubblicata su siti web, canali social media e altre piattaforme pubbliche del Sistema Museale di Ateneo e dell’Università di Pisa.


Da museodellagrafica1@listgateway.unipi.it 

A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti.
Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.

Sala Espositiva Comunale, Teramo: personale di Alice Ruggieri “SIGNA. Oltre la materia”

Domenica 8 febbraio 2026 alle ore 18,00, l’Associazione Teramo Nostra presenta la mostra personale SIGNA: oltre la materia di Alice Ruggieri a cura di Roberta Melasecca. In esposizione una serie di opere, appartenenti all’ultimo ciclo di produzione dell’artista, incentrata sul valore e significato del segno pittorico. 

Il progetto si avvale del patrocinio del Comune di Teramo. Durante la serata inaugurale, si svolgerà una performance musicale a cura di Federico Di Luciano al violino e di Claudia Pomponi al pianoforte.

Mostra personale
Alice Ruggieri
SIGNA: oltre la materia

Inaugurazione 8 febbraio 2026 ore 18.00
Sala Espositiva Comunale – Teramo

Come scrive la curatrice, «In un momento storico inimmaginabile, come questo in cui ora viviamo, ci domandiamo a cosa serva l’arte. Io me lo chiedo ogni giorno, ogni momento in cui l’arte è il motivo fondante che muove i miei passi, le mie azioni, essendo l’oggetto e il soggetto del mio lavoro e della mia vita. Di fronte alle tragedie internazionali a cui, inermi, assistiamo sperimentando solo un profondo senso di impotenza, e inettitudine, l’arte arriva e si mostra per quello che è: realtà viva, pulsante, attiva, un reale che non profetizza, non idealizza, non costruisce immagini alternative. L’arte è invece lo strumento della “soglia”, per rispondere alla liquidità del tempo, per riparare le ferite, per guardare nel fondo di noi, quello più oscuro ma per questo anche quello più luminoso, per offrire un piccolo seme. 

In un momento storico inimmaginabile sappiamo a cosa serve l’arte. Lo sappiamo tutte le volte in cui decidiamo di proporre un qualsiasi progetto culturale e donarlo fuori di noi, unico modo perché esso prenda sostanza, unico modo per non sentire le nostre mani vuote e inutili. Alice Ruggieri torna all’arte dopo un lungo percorso di vita personale e lavorativa e torna non solo per una necessità intima e introspettiva. Alice conosce la potenza immaginifica della creazione e come essa possa costituire quel seme che costruisce il bene collettivo. Conosce il potere del guardare verso e attraverso. Come scrive il filosofo Federico Ferrari, guardare, avere uno sguardo, significa realizzare il reale, dargli esistenza ogni volta di nuovo. Lo sguardo di Alice è dentro le cose, nella materia che plasma con mani e strumenti, e le immagini che realizza rivelano un oltre corporeo che supera l’orizzonte del visibile. I gesti, i segni tracciati sulla tela, nello stesso istante in cui danno presenza alla realtà, la traghettano verso un significante immerso nella vita e nel pensiero. 

Alice Ruggieri solleva lo sguardo dentro e su di sé e lo tramuta in superficie, in corposità della forma, in squarcio di paste e colori: è una mutua relazione, tra l’artista e la creazione, che amplifica e moltiplica. Non nega gli andamenti dello spirito, non annulla il ciclo di un’esistenza in divenire, non appiana i tormenti e i desideri, non pacifica i processi inevitabili di dolore e amore ma li rende “raccontabili”, li trasforma in narrazioni di anime. In ogni lavoro, Alice infonde un’energia dialettica che modifica e rinnova: espone le diverse figurazioni alla vista dell’altro, desiderando che si attivi quel contatto tra fruitore ed opera che chiude il procedimento iniziato con il guardare dentro e sotto le pieghe: e così l’opera, al contatto con l’occhio che la osserva, si auto-afferma, mentre l’osservatore completa l’opera stessa e lo “sguardo dell’opera” definisce chi la guarda.

È un viaggio, un percorso di riconciliazione fiduciosa che si espande tra linee in rilievo, sferzate di magma e distese campiture. È una “poetica dello sguardo” che permette molteplici punti di intersezione, per ri-connettere le azioni reciproche, ri-contestualizzare le tracce sommerse e singolari, esterne e collettive, in una dimensione che rende più precisi i contorni dell’invisibile.

Dipingere è necessità, liberazione, catarsi. Assecondo gli impulsi del mio profondo, scorgo bagliori di luce nel buio che mi acceca. Il colore, mezzo liberatorio terapeutico. Il tumulto delle note affiora dalla materia danzando tra forza e dramma. Il segno, espressione concreta di ciò che mi abita. Istinto, passione, dolore, tutto emerge dalla materia. Indago disperatamente nei miei abissi per trovare un senso. Affogo nello smeraldo, tocco il fondo, torno al grembo, rinasco.»

Alice Ruggieri nasce nel 1980 a Teramo, dove vive e opera. Nel 20004 si diploma all’Accademia di Belle Arti de L’Aquila con una tesi sperimentale in Tecniche dell’incisione. Lavora da molti anni come graphic designer. Durante il periodo accademico a L’Aquila, anni di studi sul gesto e il segno da esso lasciato l’hanno portata a diverse sperimentazioni, dalle incisioni, alla pittura, al materico. Tra le ultime esposizioni: 2024, Partecipazione a FABEREXTE Festival Internazionale di Pittura – Extemporamnia 2024; 2025, Partecipazione a MUSIKEXTE Festival Internazionale di Pittura – Extemporamnia 2025; 2025 Mostra personale a Ripattoni Arte – Ripattoni (TE); 2025 Esposizione Villa Comunale – Roseto degli Abruzzi (TE); 2025 Presentazione opera “Riflessi spezzati” – Biblioteca M. Delfico (TE) per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne; 2025, Proiezione videoclip ed esposizione dell’opera Riflessi spezzati in occasione dell’incontro Violenza domestica e Orfani di femminicidio – Smeraldo Cinema (TE). 


ALICE RUGGIERI
SIGNA: oltre la materia
A cura di Roberta Melasecca
Promosso da Teramo Nostra
Con il patrocinio del Comune di Teramo
 
Inaugurazione 8 febbraio 2026 ore 18.00
Fino al 21 febbraio 2026
Orari: dal lunedì al venerdì 17.00 – 20.00; sabato e domenica 10.00 – 12.30 / 17.00 – 20.00 – Ingresso libero.
 
Sala Espositiva Comunale
Via Nicola Palma 16 – Teramo
 
Per informazioni
roberta.melasecca@gmail.com
Da Roberta Melasecca <info@melaseccapressoffice.it>

A Siracusa Samothrace integra innovazione e tutela del patrimonio culturale

L’integrazione tra tecnologie avanzate, scienze dei materiali, digitalizzazione e competenze umanistiche si conferma una leva strategica per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. È questo il principale messaggio emerso da “From Past to Future: Cultural Heritage Powered by Technology”, l’evento promosso da Samothrace e svoltosi il 29 e 30 gennaio 2026 presso Palazzo Vermexio a Siracusa, che ha riunito istituzioni, università, centri di ricerca e imprese attorno alle nuove frontiere dell’innovazione applicata ai beni culturali.

TECNOLOGIE AVANZATE, SCIENZE UMANE E INNOVAZIONE DIGITALE: A SIRACUSA SAMOTHRACE TRACCIA IL FUTURO DEL PATRIMONIO CULTURALE

L’iniziativa ha rappresentato il momento conclusivo delle attività del Pillar Cultural Heritage dell’ecosistema Samothrace, confermandone la visione: sviluppare materiali, dispositivi e protocolli scientifici ad alta precisione per la conservazione, il monitoraggio, la fruizione e l’accessibilità del patrimonio culturale, secondo un approccio interdisciplinare e orientato al trasferimento tecnologico. L’evento ha evidenziato come l’innovazione scientifica e tecnologica rappresenti oggi un elemento imprescindibile per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio. Le attività presentate hanno affrontato temi chiave quali la diagnostica non invasiva, la digitalizzazione e ricostruzione 3D, la sensoristica per il monitoraggio microclimatico e strutturale, l’intelligenza artificiale e le tecnologie immersive per una fruizione più accessibile e inclusiva. Particolare rilievo assume lo sviluppo di procedure scientificamente validate, potenzialmente applicabili a certificazioni di autenticità e protocolli di intervento, in grado di supportare le istituzioni nella gestione del patrimonio. 

Per i saluti istituzionali sono intervenuti Francesco Italia (sindaco di Siracusa), Salvatore Baglio (presidente Fondazione Samothrace), Fausto Carmelo Nigrelli (presidente Struttura Didattica Speciale di Architettura e Patrimonio Culturale di Siracusa), Anna Maria Gueli (Università degli Studi di Catania) e Delia Chillura Martino (Università degli Studi di Palermo).

«Siracusa, con i suoi oltre 2750 anni di storia, vive compiutamente e quotidianamente questo rapporto tra conservazione, tutela e valorizzazione, tra tradizione e innovazione – ha dichiarato il sindaco aretuseo – L’idea che un gruppo così ampio di ricercatori, di studiosi, di stakeholders stia insieme e produca un risultato al termine di questo lungo percorso è per la città da un lato motivo d’orgoglio e dall’altro motivo di curioso interesse verso dei risultati che, sicuramente, contribuiranno ulteriormente ad arricchire il bagaglio delle nostre conoscenze, proprio nella chiave di valorizzare lo straordinario patrimonio di cui disponiamo». «Il patrimonio culturale rappresenta un sistema complesso che richiede oggi strumenti scientifici affidabili, tecnologie avanzate e una visione condivisa tra ricerca, istituzioni e imprese – ha dichiarato Salvatore Baglio – Con il Pillar Cultural Heritage abbiamo dimostrato come l’integrazione tra scienze umane e tecnologie possa generare soluzioni concrete, capaci di migliorare la conoscenza, la tutela e la fruizione del patrimonio, creando al contempo nuove opportunità di sviluppo e innovazione per i territori». 

Nel corso delle due giornate sono stati presentati risultati di ricerca e soluzioni applicative che spaziano dalla ricostruzione e digitalizzazione 3D alla realtà virtuale e aumentata, dall’intelligenza artificiale alla sensoristica per il monitoraggio microclimatico e strutturale, fino a metodologie avanzate di diagnostica non invasiva e a strumenti per una fruizione inclusiva. Le sessioni di pitch, le presentazioni orali e le demo hanno evidenziato un elevato livello di maturità tecnologica e un concreto potenziale di adozione da parte di istituzioni e operatori del settore culturale e turistico. «La tappa di Siracusa è fondamentale per il progetto – hanno dichiarato Anna Maria Gueli e Delia Chillura Martino – In questo contesto, che ha dato importanza all’applicazione delle tecnologie, delle procedure, dei dispositivi nel campo dei beni culturali, non potevamo non venire qui a Siracusa a restituire al territorio tutto quello che abbiamo sviluppato e realizzato nel progetto, pronti ad applicarlo anche in altri siti, partendo da Siracusa».

Un ruolo centrale è stato svolto dalle due tavole rotonde istituzionali, che hanno favorito un confronto diretto tra decisori pubblici, operatori culturali ed esperti. La tavola rotonda “Technology and Heritage for a Sustainable Future” ha approfondito il contributo della tecnologia alla sostenibilità e all’accessibilità del patrimonio, mentre “Institutions at the Crossroads of Tradition and Technology” ha messo in evidenza il ruolo delle istituzioni nel governare la trasformazione digitale, bilanciando tutela, valorizzazione e innovazione. 

«La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso è determinante. Oggi siamo nella fase in cui è necessario iniziare a immaginare e quindi progettare quelle che possono essere tutte le procedure di tutela materica, cioè tutte quelle tecniche che possono consentirci la tutela del reperto direttamente in sito – ha dichiarato Roberto La Rocca, Soprintendenza del Mare – Non dimentichiamo che la Convenzione Unesco del 2001 ha deciso che tutto il patrimonio culturale sommerso, per quanto possibile, deve rimanere in acqua». «Dobbiamo affidarci alla tecnologia affinché che questo immenso patrimonio venga trasmesso alle generazioni future – ha affermato Antonino Lutri, Soprintendente BB. CC. Siracusa – Il tema è importante perché le tecnologie possono aiutarci sia dal punto di vista della tutela che della valorizzazione». «Siamo interessati alle nuove tecnologie applicate ai beni culturali perché le nostre collezioni e credo tutto il patrimonio culturale italiano hanno bisogno di continue attenzioni per la tutela e per la valorizzazione – ha dichiarato Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Le scansioni 3D e la digitalizzazione sono ormai delle tappe fondamentali per valorizzare e tutelare ancora di più il nostro patrimonio culturale. L’idea di avere una gestione controllata e moderna ci fa essere molto attenti alle nuove tecnologie». 


I PRESS, Sala Stampa e Comunicazione
CATANIA – Via Perugia 1, 95129
tel/fax 095 505133
www.i-press.it | www.i-pressnews.it 
staff@i-press.it 
Fb | Tw | Ln | Inst | Yt
Da I PRESS <ipress@onclusivenews.com> 

“Comunicare le Istituzioni”: un Premio per i giovani comunicatori di oggi, in ricordo di Mauro Bologna

FERPI, FERPI Triveneto e la famiglia di Mauro Bologna, intendono con questo Premio ricordare il noto giornalista e comunicatore valorizzando i giovani talenti della comunicazione pubblica, neolaureate e neolaureati che abbiano concluso un percorso di laurea magistrale o di master post lauream. 

Un Premio per i più giovani comunicatori di oggi, in memoria di un grande comunicatore di ieri, Mauro Bologna: “Comunicare le Istituzioni”
 
Nell’ambito della XII Edizione di InspiringPR.
Candidature entro il 16 aprile 2026

«Lavoro, lavoro, lavoro. Ora tutto ruota intorno al portare lavoro al sud» Con questa dichiarazione di Mario Bologna, si concludeva un lungo articolo pubblicato dal The Wall Street Journal (12.06.1998) dedicato a Napoli, dal titolo Busy Hands: A `Miracle’ in Naples Could Rain Blessings On Southern Italy. Morto improvvisamente a 76 anni, il comunicatore istituzionale Mario Bologna è stato lo storico portavoce di Antonio Bassolino, sia da sindaco di Napoli sia poi quale presidente della giunta regionale della Campania.  Da giornalista, Bologna aveva incominciato a muovere i primi passi al quotidiano L’Unità, come corrispondente da Caserta, città dove viveva e dove negli anni ’70 aveva ripreso da direttore le pubblicazioni della Gazzetta di Caserta, storico foglio locale votato al dibattito pubblico e alla riflessione critica. La perdita prematura del suo unico figlio Raffaele e poi di sua moglie, Giovanna Abbate, figura di spicco delle battaglie sindacali in Campania, lo hanno segnato profondamente, minando l’energia con cui era solito combattere le sue intelligenti battaglie di civiltà, senza tuttavia rinunciarvi, ma con un approccio più discreto. Attraverso il suo operato, Mario Bologna ha dimostrato come la comunicazione sia un elemento centrale di servizio alle Istituzioni e di responsabilità verso la collettività, affiancando alla precisione nella ricostruzione dei fatti una prospettiva critica volta a stimolare una riflessione sugli eventi più ampia e consapevole.

Il Premio “Comunicare le Istituzioni”, promosso da FERPI e da FERPI Triveneto insieme alla famiglia di Mario Bologna nell’ambito della XII edizione di InspiringPR-Festival delle Relazioni Pubbliche, che sì terrà a Venezia, sabato 16 maggio, è stato istituito con molteplici obiettivi. Il primo, naturalmente, ricordare la figura di Mario Bologna, valorizzando il ruolo strategico della comunicazione istituzionale, trasmettendo alle nuove generazioni i valori di professionalità e competenza che hanno contraddistinto la sua carriera. Poi, per sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza di affrontare questa professione con serietà e responsabilità, strumenti culturali, competenze tecniche adeguate e capacità di interpretare il cambiamento, cogliendo le sfide della contemporaneità. Infine, ma non per importanza, per valorizzare i percorsi formativi universitari che concorrono a formare giovani professionisti in un ambito di importanza strategica per le Istituzioni. Qui il link al bando e sotto le informazioni principali:

InspiringPR | “Comunicare le Istituzioni” in memoria di Mario Bologna

A chi è rivolto
Il Premio è rivolto a neolaureate e neolaureati che abbiano concluso un percorso di laurea magistrale o di master post lauream ed è dedicato a un’innovativa tesi di laurea o a un project work con particolare riferimento alla comunicazione pubblica, discussi dal 1° maggio 2025 al 1° aprile 2026.

La Giuria del premio

La Giuria è formata dal Presidente di FERPI Filippo Nani, dalla Delegata di FERPI Triveneto Ada Sinigalia, dal Direttore scientifico del FERPILab Vincenzo Manfredi, dal Presidente del Comitato Scientifico di InspiringPR Massimo Bustreo, dalla Consigliera nazionale FERPI con Delega alla comunicazione Federica Zar, e da Olga Bologna, nipote di Mario Bologna.

Il premio
Il lavoro premiato si aggiudicherà un premio di 2.000,00 euro dalla famiglia di Mario Bologna e un riconoscimento da FERPI e FERPI Triveneto.

La premiazione

La premiazione avrà luogo durante la XII edizione di InspiringPR, che si terrà a Venezia alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, sabato 16 maggio 2026.

Come partecipare
Per partecipare al premio è necessario inviare seguente materiale:
• una copia digitale (pdf) della tesi
• un breve abstract (1 cartella di testo)
• voto conseguito
• riferimenti completi di contatto
entro e non oltre il 16 aprile 2026 all’indirizzo e-mail: premiostudio@inspiringpr.it


Media Relations FERPI
Diana Daneluz
Mail: mediarelationferpi@gmail.com
Da Ferpi Media Relations <mediarelationferpi@gmail.com>

Bologna: Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Artiste in dialogo con la tecnologia

Nell’ambito di un percorso formativo di educazione all’immagine, trenta studentesse del Liceo Artistico “Francesco Arcangeli” di Bologna reinterpretano le collezioni del Museo del Patrimonio Industriale con opere artistiche e fotografiche, esplorando il rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale, un tema di fondamentale importanza per capire il mondo in cui viviamo.

Settore Musei Civici Bologna | Museo del Patrimonio Industriale

Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con la tecnologia
A cura di Virginia Farina e Simone Martinetto

7 febbraio – 1 marzo 2026
Museo del Patrimonio Industriale
Via della Beverara 123, Bologna
www.museibologna.it/patrimonioindustriale

Mostra ideata da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo del Patrimonio Industriale
In collaborazione con Liceo Artistico “Francesco Arcangeli”, Bologna
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Apertura sabato 7 febbraio 2026 ore 14.00

Dal 7 febbraio al 1 marzo 2026 il Museo del Patrimonio Industriale del Settore Musei Civici del Comune di Bologna è lieto di presentare la mostra Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con latecnologia, a cura di Virginia Farina Simone Martinetto, nata da una collaborazione con il Liceo Artistico “Francesco Arcangeli”di Bologna.
Il progetto è nato attorno ad un interrogativo: “che cosa resta del processo creativo e della capacità tutta umana di immaginare e reinventare la realtà di fronte alla potenza generativa dell’Intelligenza Artificiale?”.

La mostra, aperta da sabato 7 febbraio 2026 alle ore 14.00, rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026, il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera

Il progetto trae origine da un innovativo percorso didattico e artistico che ha visto trenta studentesse del Liceo Artistico “Francesco Arcangeli” di Bologna confrontarsi con le potenzialità e i limiti delle nuove tecnologie. Coordinate dal fotografo Simone Martinetto, le giovani autrici hanno esplorato le collezioni del Museo del Patrimonio Industriale per indagare la complessa relazione che intercorre tra l’automatismo dell’algoritmo e la profondità del gesto creativo umano.
In un’epoca dominata da sintesi digitali generate tramite semplici prompt – spesso indistinguibili dal lavoro dell’uomo – il confine tra realtà e finzione si fa sempre più sottile e ambiguo. Le giovani artiste hanno accettato la sfida di instaurare un dialogo con la macchina, reinterpretando le collezioni museali in chiave inedita.

L’approccio è stato sperimentale: le studentesse hanno tradotto i temi cardine del Museo – dal patrimonio industriale alla tecnologia, dal lavoro all’innovazione – in parole chiave per il software Midjourney, programma di intelligenza artificiale che crea immagini a partire da descrizioni testuali. Questi output digitali non costituiscono però il traguardo finale, bensì un “contrappunto” visivo: è da questo confronto dialettico che sono scaturite le opere fotografiche e artistiche presenti in mostra, capaci di riappropriarsi della centralità del gesto creativo attraverso l’esperienza e l’intuizione umana.
Il risultato è un dialogo visivo che supera la pura sensazione estetica per interrogarsi sul significato insostituibile della creatività. Se da un lato l’Intelligenza Artificiale eccelle nell’analisi sistematica e nella rapidità, dall’altro manca di intuizione e costruzione di senso, spesso generando stereotipi basati su modelli statistici. La mostra evidenzia come la creatività umana – fatta di esperienza, cultura, empatia e imperfezione – rimanga unica. L’IA viene qui riletta non come antagonista, ma come uno strumento che, se gestito con consapevolezza, può supportare l’immaginazione.

Il progetto sottolinea anche l’importanza di educare alla creatività in un mondo tecnologico. Il percorso evidenzia che la creatività non è solo intuizione o esclusiva prerogativa dell’ambito artistico, ma è una competenza che richiede impegno, gestione dell’errore e confronto critico. Le studentesse si sono messe in gioco con passione, trasformando idee ed emozioni in immagini, in un’operazione che pone in dialogo scuola e museo, arte e scienza, manualità e tecnica.

Sono esposte in museo le trenta fotografie scattate e rielaborate dalle giovani artiste in risposta alle immagini realizzate dall’IA, insieme ai loro appunti e agli schizzi realizzati durante la visita alle collezioni. Vengono proiettati, inoltre, i loro lavori atema tecnologia e un filmato che racconta la sperimentazione e il processo didattico-creativo di questo progetto.

Sabato 7 e 14 febbraio 2026 dalle ore 14.00 alle 18.00 sono previste attività di mediazione culturale. Gli operatori del Museo del Patrimonio Industriale – riconoscibili dalla spilletta con il simbolo “Chiedimi” – accolgono i visitatori negli spazi della mostra Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con la tecnologia. L’attività prevede la visione del filmato di backstage e delle fotografie realizzate dalle giovani artiste, spesso accompagnate tra brevi testi che restituiscono la loro visione sul tema. Così si sviluppa una riflessione originale sulla relazione uomo-macchina e sul ruolo della creatività come elemento fondante non solo della cultura artistica o umanistica, ma anche di quella tecnico-scientifica.  

Crediti

Ideazione e progettazione
Annalisa Bugini, Virginia Farina, Maura Grandi, Simone Martinetto, Miriam Masini, Alessio Zoeddu

Referente didattico
Simone Martinetto

Allieve del Liceo Artistico “Francesco Arcangeli”, Bologna
Amira Bedri, Alice Bencivenni, Chiara Bertozzi, Margherita Bozzoli, Brunelli, Calico, Cati, Emma Cavara, Eleonora Cocchi, Aina Corsini, Chiara Cruciano, Margherita Curti, Eleonora Desiderio, Shpresa Dervishi, Bianca di Francia, Sofia Di Giovanni, Giada Ferrara, Laura Garcea, Cecilia Grandi, Marta Guiduzzi, Mei Ling Hu, Federica Maurizzi, Sofia Murabito, Gaia Neretti, Francesca Peirano, Sara Rappini, Sara Sacco, Sara Stecchetti, Sara Valentino, Eleonora Urbani

Coordinamento
Monica Avellino (docente Discipline Pittoriche)
Con la collaborazione di Sara Spazzini (segreteria Dipartimento indirizzo Figurativo Pittura), Vittoria Gabriella Salamone (responsabile Laboratorio di Incisione, indirizzo Figurativo Plastico Pittorico), Margherita Gobbi (dirigente scolastica)

Documentazione
Arianna Minelli (fotografie)
Leonardo Peruzzi con la collaborazione di Alessandro Calcagnini (video)

Museo del Patrimonio Industriale
Collocato nella suggestiva sede di una fornace da laterizi del XIX secolo, il Museo del Patrimonio Industriale studia e racconta la storia economico produttiva di Bologna e del suo territorio dal tardo Medioevo ai giorni nostri.
Il percorso espositivo si apre con la ricostruzione dell’organizzazione produttiva dell’antica “Città dell’acqua e della seta” che ha visto Bologna – tra i secoli XV e XVIII – esportare filati e veli di seta in tutto il mondo occidentale, grazie alla capacità di governare un complesso sistema idraulico artificiale. Questa supremazia produttiva entra in crisi alla fine del secolo XVIII quando la Rivoluzione Industriale costringe ad aggiornare saperi e organizzazione del lavoro.
La città è costretta a riprogettare il proprio futuro, puntando sulla formazione tecnica come elemento strategico di rinnovamento: nel corso del XIX secolo si afferma, così, l’Istituto Tecnico Aldini Valeriani. Da questa scelta, oltre che dall’esistenza di fattori economici, organizzativi, logistici e amministrativi favorevoli, scaturisce la ripresa produttiva della città nella seconda metà dell’Ottocento che porterà un secolo dopo all’affermazione dell’attuale distretto produttivo. Bologna si configura oggi come un centro all’avanguardia nel campo dell’automazione industriale. La ricchezza e la complessità del distretto viene ricostruita attraverso le sue principali articolazioni produttive: le macchine da pasta, la motoristica e la meccanica.
Il Museo collabora costantemente con aziende, enti e istituzioni per promuovere una riflessione sulla trasformazione industriale avvenuta nel territorio bolognese; attiva mostre, iniziative e progetti sulla memoria del lavoro e promuove la valorizzazione della cultura tecnica attraverso laboratori, visite guidate ed esperienze di carattere tecnologico e digitale.


Mostra
Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con la tecnologia

A cura di
Virginia Farina e Simone Martinetto

Sede
Museo del Patrimonio Industriale
Via della Beverara 123, Bologna

Periodo di apertura
7 febbraio – 1 marzo 2026

Apertura
Sabato 7 febbraio 2026 ore 14.00

Orari di apertura
Giovedì, venerdì ore 9.00 – 13.00
Sabato, domenica, festivi ore 10.00 – 18.30
Chiuso lunedì, martedì, mercoledì

Ingresso
Intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura
In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) gratuito possessori qualunque tipologia di biglietto Arte Fiera

Informazioni
Museo del Patrimonio Industriale
Via della Beverara 123 | 40131 Bologna
Tel. +39 051 6356611
museopat@comune.bologna.it
www.museibologna.it/patrimonioindustriale
Facebook: Museo del Patrimonio Industriale
Instagram: @museopat
YouTube: Museo del Patrimonio Industriale

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei

Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. silvia.tonelli@comune.bologna.it
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>