Bologna, Palazzo Fava: Louise Nevelson

L’Associazione Genesi, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Opera Laboratori nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, è felice di annunciare una importante mostra sul lavoro di Louise Nevelson (al secolo Lija Isaakivna Berljavs’ka, Kiev, 1899 – New York, 1988), una delle prime donne artista a ottenere un saldo riconoscimento nel sistema artistico coevo già a partire dagli inizi degli anni Quaranta grazie alle sue grandi sculture monocrome nere, bianche, e oro create con assemblaggi di materiali di recupero.

Associazione Genesi
presenta
 
Louise Nevelson
Bologna, Palazzo Fava
30 maggio-20 luglio 2025

Mostra a cura di Ilaria Bernardi

La mostra, a cura di Ilaria Bernardi, sarà visitabile dal 30 maggio al 20 luglio 2025 a Bologna, nelle sale del piano nobile di Palazzo Fava decorate dal ciclo di affreschi commissionati nel 1584 a Ludovico, Annibale e Agostino Carracci dall’allora proprietario dell’edificio, Filippo Fava.

Si tratta della prima mostra dedicata a Louise Nevelson nella città di Bologna e corrisponde al contempo al 120° anniversario dal suo trasferimento da Kiev, dove nacque, agli Stati Uniti, dove si ricongiunse al padre ivi emigrato qualche anno prima per fuggire al clima persecutorio contro gli ebrei diffusosi nel suo paese di origine. Il trasferimento oltreoceano segnò una svolta nella vita della giovanissima Louise che proprio negli Stati Uniti troverà la sua emancipazione come donna e il suo successo come artista.

Con questo progetto l’Associazione Genesi dà avvio a una serie di esposizioni monografiche dedicate a grandi artisti ormai storicizzati, la cui vita e/o il cui lavoro può essere interpretato ex-post come anticipatore di tematiche sociali oggi divenute urgenti. Se con il suo lavoro fatto di scarti quotidiani assemblati, Louise Nevelson ha anticipato il tema della memoria, con la sua vita personale, opponendosi alle convenzioni tradizionalmente imposte alla donna del suo tempo, ha anticipato l’oggi dirimente questione della condizione femminile.

Pur sposata con Charles Nevelson e madre di un figlio, sentì infatti talmente limitante il ruolo di moglie e madre che nel 1941 divorziò dal marito per dedicarsi completamente all’arte. La sua tenacia ad emanciparsi come donna e come artista le consentì, già negli anni Cinquanta, di vedere sue opere entrare a far parte delle collezioni dei maggiori musei americani, tra cui il MoMA a New York; nel 1962 espose nel padiglione statunitense della Biennale di Venezia e nel 1967 ottenne una prima vasta retrospettiva al Whitney Museum di New York a cui seguirono numerose altre mostre nel mondo che le valsero il titolo di “Grande dame della scultura contemporanea”.

Cuore dell’esposizione bolognese saranno le iconiche sculture di grandi dimensioni in legno dipinto, tra le quali svettano esempi provenienti da diversi cicli scultorei prodotti negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta.

Articolata nelle cinque sale del piano nobile di Palazzo Fava, sarà la prima mostra a suddividere le opere per tipologie tematico-strutturali ricorrenti, in modo da fornire al visitare il vocabolario di base per leggere il lavoro dell’artista.

Nella prima sala, la Sala Giasone, saranno presentate le celebri e monumentali sculture autoportanti, in legno dipinto di nero, per lo più senza titolo, come il grande Senza titolo del 1964, che, come enormi librerie celano al loro interno oggetti di varia natura.

Segue la seconda sala, la Sala Rubianesca, dove saranno esposti alcuni esemplari della serie delle cosiddette “porte” in legno dipinto di nero, sospese a parete, realizzate nel 1976 “incastonando” alle assi di legno delle porte parti di oggetti aggettanti, tra cui sedute, schienali, gambe di sedie. Nella stessa sala sarà inoltre presente un’opera Senza titolo del 1959-60 che sembra costituire un prodromo di questa serie di lavori.

La terza sala, la Sala Enea, accoglierà una differente tipologia di sculture, ancora una volta in legno dipinto di nero e sospese a parete, ma questa volta piattissime poiché costituite da assemblaggi di elementi tipografici. Alla stregua della scultura autoportante Sky totem del 1973 che le accompagna, sono caratterizzate da titoli esplicitamente evocativi a paesaggi naturali o artificiali (v. Tropical Landscape, 1975 e City Series, 1974), a dimostrare quanto le “forme” e le energie nascoste nel reale siano sempre state motore creativo dell’artista.

Dopo le prime tre sale caratterizzate dalle suddette iconiche sculture nere, la quarta Sala, la Sala Albani porterà in luce la stretta relazione tra il lavoro di Louise Nevelson come scultrice e la pratica del collage e degli assemblaggi che l’ha accompagnata per tutta la sua vita. I collage e gli assemblage a parete, di medio-piccole dimensioni, più o meno aggettanti, e dalle tonalità dal nero all’ocra, esposti nella Sala Albani, infatti, evidenziano, molto di più di quanto facciano le sculture, l’interesse dell’artista per materiali non convenzionali (legno grezzo, metallo, cartone, carta vetrata, pellicola di alluminio) e il suo approccio al processo creativo che la critica italiana Carla Lonzi definì a buon diritto di “distruzione-trasfigurazione” poiché basato sulla trasformazione di oggetti di recupero in Arte.

La mostra proseguirà poi nella Sala Cesi dove il visitatore si troverà davanti a una “rivelazione”: acqueforti inedite del 1953, unite a serigrafie del 1975, raramente conosciute ed esposte prima.

Nella stessa sala, a sancire il passaggio con la sala finale, sarà proiettata una video-intervista di Louise Nevelson del 1978, registrata in occasione dell’apertura della Chapel of the Good Shepherd, a New York, interamente progettata dall’artista con sculture in legno dipinto di bianco che, all’interno della sua poetica, segnano il passaggio alla vera e propria trasfigurazione alchemica dal nero del piombo allo scintillio dell’oro.

Nell’ultima sala, infatti, la Sala Carracci, grandi collage su legno dipinto sospesi a parete e soprattutto una grande scultura autoportante come (The Golden Pearl, 1962) presenteranno il risultato ultimo di tale trasformazione alchemica della materia: vi saranno esposte le ancor più rare opere in cui l’oro prende il posto del nero per divenire colore dominante.

Come scriveva Germano Celant nella monografia edita nel 1971, il lavoro di Louise Nevelson è “femminile e ‘femminista’” in quando, concentrandosi su di sé, come essere autonomo dall’uomo, è giunta all’autoaffermazione in una cultura maschile. Al fine di reincorporare l’esperienza femminile nella storia, ha portato nella scultura ciò che la donna esclusa dalla storia ha conservato nei millenni: il rapporto magico, alchemico, astorico primitivo con la natura incontaminata, in contrapposizione al razionalismo tecnologizzato maschile. Per questa ragione all’interno della sua scultura, Nevelson utilizza materiali primigeni (come pietra o legno) e incorpora miti, pratiche alchemiche e rappresentazioni rituali delle antiche civiltà. La trasformazione della materia (gli scarti da lei raccolti e assemblati nelle sue sculture) in Arte, evoca l’auspicata trasformazione della donna in essere autonomo, possibile solo attraverso la sua autoaffermazione.

“Louise Nevelson ripropone nel suo lavoro un’analisi femminista della diseguaglianza di genere, producendo un’arte autenticamente femminile” afferma la curatrice della mostra Ilaria Bernardi.

L’esposizione sarà corredata da una pubblicazione che darà inizio a una collana di libri monografici prodotti dall’Associazione Genesi, a cura di Ilaria Bernardi ed editi da Silvana Editoriale, dedicata agli artisti ormai storicizzati a cui sono dedicate le mostre personali incluse nel programma espositivo dell’Associazione.

Accanto alla mostra, aspetto altrettanto fondamentale, sarà l’attività educativa, distribuita in un programma di visite guidate e workshop, inclusivi e partecipativi, in presenza, destinati a bambini, ragazzi e adulti.

Inoltre, sarà prevista la speciale partecipazione di alcuni volontari del Gruppo FAI Ponte tra culture di Bologna che accoglieranno i visitatori con storie e racconti personali riferiti alle tematiche implicite alle singole esposizioni. FAI Ponte tra culture è il progetto del FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, volto a favorire il dialogo interculturale e l’integrazione dei cittadini di origine straniera attraverso il patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale.

Per ampliare gli strumenti educativi, l’Associazione Genesi ha affidato a Hidonix la realizzazione di un’app scaricabile gratuitamente dagli store di cellulari e tablet, dove sarà possibile trovare tutte le informazioni sulla mostra, sulle visite guidate, sui workshop, nonché sull’Associazione stessa.

La mostra, così come l’intera programmazione espositiva per il 2025 dell’Associazione Genesi, gode del patrocinio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, di FAI Ponte tra culture, della Fondazione Gariwo, e di RFK Human Rights Italia.

Main sponsor sono Eni e Intesa Sanpaolo.

La mostra a Bologna è realizzata anche grazie al contributo di Heritage Fondazione Pirelli.

Si ringraziano inoltre per la collaborazione la Fondazione Marconi (Milano), in particolare Gió Marconi e Deborah d’Ippolito, e la Louise Nevelson Foundation (New York), nella persona di Maria Nevelson.


INFO MOSTRA
 
Indirizzo:
Palazzo Fava, Via Manzoni, 2, Bologna
 
Periodo espositivo:
30 maggio-20 luglio 2025
 
Orari di apertura:
Martedì-domenica, ore 10.00 – 19.00
Ultimo ingresso alle ore 18.00
Chiusura settimanale: lunedì
 
Biglietti:
intero: € 10,00; ridotto: € 5,00
 
Per informazioni sulla mostra:
Genus Bononiae – Musei della Città
+39 051 19936305; info@genusbononiae.it; www.genusbononiae.it 
 
Per informazioni e prenotazioni di visite guidate:
Opera Laboratori
+39 055 2989818; prenotazioni@operalaboratori.com
 
CONTATTI PER LA STAMPA
 
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Via San Mattia 16, 35121 Padova
Tel. +39.049.663499
Simone Raddi: simone@studioesseci.net
www.studioesseci.net
 
in collaborazione con:
 
Ufficio stampa Associazione Genesi:
info@associazionegenesi.it 
 
Ufficio stampa Genus Bononiae:
Paola Bracke: paola.bracke@genusbononiae.it
Chiara Fassio: chiara.fassio@genusbononiae.it
 
Ufficio stampa Opera Laboratori:
Andrea Acampa: a.acampa@operalaboratori.com
 
Ufficio stampa Fondazione Carisbo:
Francesco Tosi: francesco.tosi@fondazionecarisbo.it
  
Ufficio stampa Università Cattolica:
Nicola Cerbino: Nicola.Cerbino@unicatt.it
Katia Biondi: katia.biondi@unicatt.it
 
Ufficio stampa FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano:
Daniela Basso: d.basso@fondoambiente.it
 
Ufficio stampa Fondazione Gariwo:
Joshua Evangelista: comunicazione@gariwo.net
 
Ufficio stampa RFK Human Rights Italia:
Amanda Giraldin. giraldin@rfkitalia.org

Reggio Calabria: L’INCONTRO – art exhibition di Larissa Mollace a Palazzo “Pasquino Crupi”

Dal 24 maggio al 31 luglio 2025, gli spazi del Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” di Reggio Calabria accolgono “L’INCONTRO”, mostra personale dell’artista visiva Larissa Mollace, a cura di Antonella Aricò e Laura Mileto, con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

“L’INCONTRO” di Larissa Mollace
Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” – Reggio Calabria24 maggio – 31 luglio 2025

La mostra si sviluppa in cinque ambienti immersivi che affrontano, con linguaggi e materiali differenti, i temi dell’incontro, della perdita, della memoria e dell’amore. Tra pittura, fotografia, installazioni narrative e ready-made, l’artista costruisce un’esperienza che interroga lo spettatore sul piano sensoriale ed emotivo.

L’INCONTRO si colloca all’interno del programma culturale di Palazzo Crupi come riflessione sull’arte contemporanea intesa come strumento di conoscenza emotiva. L’opera di Mollace si distingue per una tensione costante tra fragilità e cura, trauma e trasformazione. Le installazioni non offrono letture univoche, ma aprono spazi interpretativi aperti, dove il pubblico è invitato a farsi parte attiva del processo.

Il progetto è articolato come un attraversamento psichico e simbolico, un vero e proprio rito contemporaneo che stimola il visitatore a superare la propria passività. Le cinque sale della mostra – Il Salotto dei Malinconici, Non accettare caramelle dagli sconosciuti, Rosso Cupido, Lacrimarium, Incontro – rappresentano tappe di un’indagine intima e universale.

Ogni ambiente si presenta come una soglia percettiva, dove la presenza dell’altro, l’assenza, la vulnerabilità e l’affetto prendono forma attraverso immagini, oggetti e gesti evocativi. La malinconia postmoderna, la fiducia tradita, l’amore imperfetto, il lutto invisibile e il silenzio condiviso emergono come nuclei tematici che orientano una narrazione sensibile e stratificata. 

L’incontro non è solo il titolo della mostra, ma la sua essenza“, affermano le curatrici Antonella Aricò e Laura Mileto. “Un invito ad attraversare il sentire umano nelle sue molteplici sfumature, facendo dell’arte un luogo di prossimità, ascolto e consapevolezza“.

Classe 1989, Larissa Mollace è un’artista che coniuga fotografia, grafica d’arte e installazione in una ricerca coerente e visionaria. Il suo linguaggio, fortemente influenzato da una sensibilità post-simbolista, si alimenta di riferimenti letterari, mitologici e psicoanalitici. Le sue opere non sono semplici rappresentazioni, ma “tracce vive” di un sentire che interroga lo spettatore attraverso l’uso del corpo, della memoria e della relazione. 

Come afferma la stessa artista: “Creare arte e vivere nell’arte altrui è un antidoto al male di vivere, una condizione alla quale non si può sfuggire, perché diviene bisogno espressivo”. Il lavoro di Larissa Mollace è stato presentato in festival e sedi espositive di rilievo nazionale, tra cui l’Expo Arte di Bari, il Face Festival di Reggio Calabria, le Officine Miramare e il Cenacolo delle Donne presso il Palazzo della Cultura Crupi. Attualmente è coinvolta nel progetto “Laboratorio delle Radici – Narrazioni“, promosso da Italea Calabria e dal MAECI, dedicato alla memoria migrante attraverso pratiche artistiche partecipative.


“L’INCONTRO” di Larissa Mollace
Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” – Reggio Calabria
24 maggio – 31 luglio 2025
Orari di visita: 8:30 – 18:30
Ingresso libero

CONTATTI:
www.larissamollace.com
www.instagram.com/larissam_scarykidz
UFFICIO STAMPA
Daccapo Comunicazione
info@daccapocomunicazione.it
Marcello Farno / Ester Apa

Milano: “La seduzione delle forme. Umberto Mariani. Oggetti Allarmanti” 

  • Gli ambienti della galleria, in via Fontana 16 a Milano, si arricchiscono di una nuova sala dedicata a progetti speciali incentrati sul tema del “dialogo” come filo conduttore.
  • Il primo di questi, in programma dal 22 maggio al 27 giugno 2025, è una mostra che affianca i dipinti pop di Umberto Mariani ad alcune sedute di design realizzate a Milano tra gli anni ‘60 e ‘70.
  • A completare l’iniziativa, il riallestimento degli altri ambienti della galleria, ora strutturati secondo un percorso espositivo che vede accostate opere d’arte antiche e moderne in dialogo tra loro.
MILANO
 
Giovedì 22 maggio 2025
BKV Fine Art
inaugura una nuova sala espositiva

Giovedì 22 maggio 2025 (ore 18.00-21.00), la galleria BKV Fine Art di Milano inaugura una nuova sala espositiva all’interno dei suoi ambienti, pensata per ospitare inediti progetti speciali: dalle mostre di artisti meno conosciuti dal grande pubblico a installazioni site specific, fino a focus tematici e accostamenti tra le arti, muovendo in modo trasversale dal passato al contemporaneo, con il tema del “dialogo” sempre al centro del discorso.

I nuovi spazi si pongono in continuità con l’eleganza e il fascino del resto della galleria, così come conservano l’omogeneità e la qualità dei materiali, da un antico parquet lombardo proveniente da una villa nobiliare di campagna al marmo di Carrara con cui è realizzata la scala.

Per l’occasione BKV Fine Art presenta la mostra La seduzione delle forme. Umberto Mariani, Oggetti Allarmanti, in programma dal 22 maggio al 27 giugno 2025, realizzata in collaborazione con lo Studio Umberto Mariani e Stefania Del Portico e composta da una selezione di opere di Umberto Mariani, tutte realizzate tra il 1968 e il 1972, abbinate ad alcune sedute dell’epoca ideate da importanti designer internazionali e milanesi, così da restituire l’atmosfera e le tensioni culturali di una stagione cruciale per il capoluogo lombardo.

La nuova sala accoglierà alcune tele dell’artista milanese realizzate nell’arco di soli 4 anni e appartenenti al ciclo che lui stesso ha chiamato Oggetti Allarmanti, dove Mariani dà forma a una serie di creature – Centauri moderni – in cui elementi dell’universo femminile, stivali, guanti e collant, si fondono con oggetti di design e d’arredo, ibridi tra moda, design e immaginazione.

Lavori caratterizzati da uno stile pop fatto di colori accesi e pennellate smaltate, simbolo di una Milano che si proiettava verso il futuro ed eco della ricerca di un altro grande maestro della Pop Art inglese, Allen Jones, con cui Mariani condivide l’analoga riflessione sulla figura femminile e sulla sua oggettificazione nella società moderna.

Da qui l’affiancamento alle tele dell’artista di alcune iconiche sedute di design: Coronado di Afra e Tobia Scarpa per C&B, Tulip di Eero Sarineen per Knoll, Ciprea di Afro e Tobia Scarpa per Cassina, 4801 Lounge Chair di Joe Colombo per Kartell, Touonela di Titina Ammanati e Gianpiero Vitelli per Rossi di Albizzate.

A completare l’iniziativa, gli ambienti storici della galleria saranno riallestiti secondo un percorso espositivo che vede accostate opere d’arte antiche e moderne in dialogo tra loro, un viaggio trasversale nella bellezza attraverso i secoli: da Mario Schifano a Jacopo Ligozzi, da Valerio Adami a Giovanni Bernardo Azzolino e Giorgio De Chirico, da Francesco Ragusa a Hsiao Chin, e Alberto Magnelli.

Umberto Mariani nasce a Milano il 16 novembre 1936. 

Frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Brera diventando assistente di studio del suo maestro Achille Funi. A partire dal 1965 inizia ad esporre in numerose Gallerie private sia in Italia che all’estero ma anche in prestigiose sedi pubbliche, tra le quali nel 1969 all’ ARC 2, Musée d’ Art Moderne de la Ville de Paris dove sarà presente ancora nel 1974 e nel 1977, nel 1970  al Museo di Brno, nel 1971 al Nykytaiteen Museo di Tampere, nel 1973 al Palais des Beax Arts di Bruxelles, nel 1974 al Musée des Ponchettes a Nizza, nel 1974 e nel 1975 al Musée Van Volsem di Bruxelles, nel 1979  alla Rotonda della Besana a Milano, nel 1979 all’Istituto Italiano di cultura al Cairo, nel 1982  all’ Internationaal Cultureel Centrum di Anversa, nel 1986 al Musée d’Art Contemporain a Montreal, nel 1988 alla Basilica Palladiana a Vicenza, nel 1990 al Museum of Art di Taiwan, nel 1992 al Museo Archeologico di Teramo, nel 1998 a Palazzo Reale di Milano, nel 2010 all’Università Bocconi di Milano e ancora a Milano nel 2011 all’Università Cattolica.


BKV Fine Art

Nata alla fine del 2023 dall’incontro di Paolo Bonacina, Edoardo Koelliker e Massimo Vecchia e specializzata in dipinti di antichi maestri e artisti italiani ed internazionali del XX secolo, la galleria si trova a Milano nel cuore della città, a due passi dalla Rotonda della Besana. Situata in uno storico palazzo cittadino d’inizio Novecento, in Via Fontana 16, è uno degli spazi espositivi più raffinati e scenografici della città. Tre piani signorili avvolti da boiserie e velluti alle pareti, dove dialogano capolavori dell’arte antica con gemme del contemporaneo. Il focus è sempre dedicato ai cultori e agli amanti dell’antico e moderno, con un programma ad hoc volto a raccontare le molteplici declinazioni del contemporaneo.


La seduzione delle forme.
Umberto Mariani, Oggetti Allarmanti
BKV Fine Art, Milano
22 maggio – 27 giugno 2025
Inaugurazione: giovedì 22 maggio 2025 ore 18.30
 
BKV Fine Art
Via Fontana 16 20122 Milano
T +39 02 89691288
info@bkvfineart.com
www.bkvfineart.com
 
Orari:
Dal lunedì al venerdì, ore 10.00 – 18.00
Sabato su appuntamento
 
Ufficio Stampa
Anna Defrancesco comunicazione
press@annadefrancesco.com www.annadefrancesco.com

Chi non vorrebbe far decollare i propri sogni?

Gruppo Matches, l’agenzia guidata da Andrea Cicini, ha vinto quest’anno il secondo premio degli InspiringPR Award con la campagna “”Fai decollare i tuoi sogni”.

L’INSPIRINGPR AWARD 2025 VA A GRUPPO MATCHES
Per la campagna “Fai decollare i tuoi sogni”

La campagna è stata progettata per promuovere le nuove tratte aeree di China Eastern Airlines che collegano Venezia-Shanghai e Milano-Xi’an ed era stata già premiata durante i China Awards con il titolo di “Creatori di Valore” per il suo contributo all’interscambio culturale ed economico tra Italia e Cina.

Quest’anno vince il secondo Premio InspiringPR Award di FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) per la migliore campagna o azione di relazioni pubbliche dell’anno, grazie al suo leitmotiv “il viaggio come sogno”, un tema che vuole evocare emozioni e stimolare l’immaginario del pubblico, spingendolo a esplorare nuove opportunità culturali e turistiche, attraverso un processo emotivo che origina dal sogno.

La consegna del premio, svoltasi il 17 maggio durante l’undicesima edizione di InspiringPR, il Festival delle Relazioni Pubbliche di FERPI, si è tenuta in una sede simbolica e prestigiosa: le Procuratie in Piazza San Marco, la Casa di The Human Safety Net, la fondazione di Generali che ospita iniziative a forte impatto sociale. 

Ha ritirato il premio Andrea Cicini, Ceo di Gruppo Matches. Sul palco a consegnarlo lo stesso Presidente di FERPI, Filippo Nani

Cicini, nel ringraziare per il riconoscimento, ha voluto ricordare l’impegno dell’intero, giovane, staff dell’agenzia, un passo dopo l’altro, come in montagna, a supporto della sua visione. Una visione che prevede di affrontare sempre nuove sfide in diversi campi dell’entertainment – da ultimo l’apertura di una propria casa di produzione audiovisiva – e che, decisamente, per una storia personale in primis, ha un forte aggancio con la Cina, di cui alla campagna premiata. “In Cina ho vissuto e lavorato per tredici anni, in Cina, ad Hong Kong, abbiamo un desk dell’agenzia e stiamo gettando le basi per una “Via della seta dello Sport” per supportare, con progetti concreti basati sulla capacità di emozionare ed esaltare le relazioni umane, il legame tra Oriente e Occidente”. 

“Sono felice – ha detto ancora Cicini  che la Giuria di FERPI abbia riconosciuto un valore di ispirazione alla nostra campagna. Questo dà un senso in più al nostro lavoro e il secondo posto ci spinge a fare di più e meglio, sempre, però, inseguendo i nostri sogni”.


Gruppo Matches – Fondata nel 2019 a Roma, ma con una vocazione internazionale grazie all’esperienza maturata all’estero da Andrea Cicini: oltre 13 anni in CINA nella comunicazione, strategia marketing e coordinamento dei grandi eventi internazionali quali Olimpiadi Pechino 2008, Casa Italia Paralimpiadi 2008, Shanghai Expo2021, Super Coppa, F1, Moda, Cinema ed altro.  Una collaborazione che tuttora continua. Tra i suoi asset: creatività per lo sviluppo di campagne Atl-Btl, Graphic e Web Design, Social Media, organizzazione di Eventi, Produzione Audiovisiva come casa cinematografica indipendente col nome di GM Production, e Management Sportivo (ANDY DIAZ, ALESSIA SCORTECHINI, JACOPO LUCHINI). Per ulteriori informazioni sull’Agenzia e su GM Production: www.gruppomatches.com


Comunicazione Gruppo Matches
e-mail: media@gruppomatches.com
www.gruppomatches.it

I Segreti degli Stati d’Animo”. Spettacolo al Teatro Miela

Ultimo appuntamento del progetto “Caffè Letterari. Ungaretti il Poeta innamorato” giovedì 22 maggio 2025 alle ore 11.30 al Teatro Miela di Trieste con lo spettacolo “I Segreti degli Stati dAnimoche fonde due linguaggi:la recitazione filmica nel cortometraggio, diretto dal regista triestino Davide Salucci, e quella teatrale con l’attore Gualtiero Giorgini sul palcoscenico (ingresso gratuito).
“L’ispirazione nasce da tre poesie del grande autore” – spiega Lorena Matic, ideatrice e direttrice artistica del progetto, citando Soldati, I Fiumi e Mattina – “che si confrontano con le diverse sfaccettature dell’età dell’adolescenza: Ungaretti poeta soldato e nonostante tutto innamorato della vita, così come innamorata è l’adolescenza, l’età più complessa dell’individuo”.

I SEGRETI DEGLI STATI D’ANIMO

Spettacolo al
Teatro Miela, Trieste

Giovedì 22 maggio ore 11.30
nell’ambito della III Edizione 
CAFFÈ LETTERARI 
Ungaretti il Poeta innamorato

Le riprese sono state realizzate nei luoghi che furono scenario della Grande Guerra, il Monte San Michele, l’Isonzo e le trincee, con la partecipazione di tre giovani attori – Marco Ghersetich, Elisa Stante e Ambra Gitto e dello speleologo Rinaldo Stradi in veste d’attore, che si intrecciano con animazioni video tratte dai disegni realizzati dagli studenti dell’ITS Deledda Fabiani. Anche grazie alla magistrale colonna sonora di Matteo Bello, nel ritmo calzante del cortometraggio si creano suspance e attesa. A integrare la proiezione, la performance attoriale sul palcoscenico di Gualtiero Giorgini, che propone osservazioni e riflessioni tra due mondi tanto lontani – poeta al fronte e l’età dell’adolescenza – che paragonati tra loro offrono una rilettura contemporanea della poetica di Ungaretti.

Il progetto, prodotto da Opera Viva Associazione culturale, ideato e diretto da Lorena Matic, si realizza grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo della Fondazione CRTrieste e la collaborazione della Soprintendenza Archivistica del Friuli Venezia Giulia, della Biblioteca Statale Isontina, del Conservatorio di Musica G. Tartini Trieste, di Bonawentura Soc.Cooperativa, del Gruppo Speleologico Flondar e la partecipazione del ITS Deledda Fabiani Trieste.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

Una montagna vista dal mare: Capizzi da Capo d’Orlando

Venerdì 23 maggio (ore 18) alla Biblioteca comunale di Capo d’Orlando (via del Fanciullo 2) si discute su Capizzi. L’occasione è data dalla presentazione del libro di Giuseppe Restifo “Capizzi fra Tre e Seicento. In un mondo mediterraneo di tensioni”.

La conversazione sarà introdotta dal dr. Carlo Sapone, responsabile della Biblioteca comunale “E. Mancari”. Modera e dialoga con l’autore il dr. Salvatore Granata, dirigente di Legambiente. Interverranno, oltre l’autore, la prof.ssa Franca Sinagra e l’editore dr. Lucio Falcone.

Quindi dal mare di Capo d’Orlando si alzerà lo sguardo ai 1139 metri d’altezza, per andare a cogliere la storia di quello che non è un borgo fra i tanti, ma un paese di montagna appunto, sui Nebrodi, con una vicenda avvincente e plurisecolare. A partire dal tempo di Federico II, imperatore e re di Sicilia, Capizzi è riottosa al dominio feudale: vuole essere – e ci riesce – città demaniale, in modo da autogovernarsi e da governare le risorse della montagna. Il panorama che si apre fra il medioevo e l’età moderna è sorprendente agli occhi di chi oggi guarda dalle grandi città, dal mare alla montagna, considerandola luogo povero, arretrato e spopolato.

La capacità dei capitini – o “capizzuoti” in lingua siciliana – di “comprendere” le risorse delle “terre alte” è inattesa così come è eccezionale l’attitudine alla “co-evoluzione” con l’ambiente. Persino la neve, che tanto fastidio dà all’attuale circolazione automobilistica, è una grande risorsa per il territorio nebroideo: la si conserva in inverno per averla in estate pronta per i sorbetti e le granite.

Il libro di Restifo sulla storia capitina ha ricevuto una entusiastica recensione in Spagna e si capisce bene il perché: Capizzi è la Santiago siciliana. Ha un Santuario di San Giacomo famoso, conserva una reliquia del Santo Apostolo, lo celebra con una festa che è stata iscritta nel grande libro delle “Eredità immateriali” della Civiltà siciliana.

San Giacomo e Capizzi hanno una storia intrecciata di pellegrinaggi (come Santiago de Compostela), di devozioni e di narrazioni miracolose. Si va quindi alla radice dell’identità di questi messinesi – un po’ anche ennesi, per la verità – che per secoli, e ancora oggi, abitano una delle montagne del Mediterraneo, un mare in mezzo alle terre, spesso “terre alte”.


“Cantiere sociale”
Associazione culturale – Messina
comunicato stampa – 20 maggio 2025

A Forte dei Marmi: Eugenio Cecconi. Giornate di caccia e di colore

I suoi ritratti di cani conquistavano il pubblico. Telemaco Signorini, che di Eugenio Cecconi era amico ed estimatore, osservava: “c’è gente nei cani di Cecconi“, aggiungendo che “quando il Cecconi dipinge un cane ne fa il ritratto morale e fa capire ciò che ha già fatto e quello che sta per fare“.

EUGENIO CECCONI
Giornate di caccia e di colore
Forte dei Marmi, Forte Leopoldo
31 maggio – 9 novembre 2025

Mostra promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Società di Belle Arti, a cura di Elisabetta Matteucci.

L’importante retrospettiva dedicata dal 31 maggio al 9 novembre 2025 al pittore amico dei Macchiaioli e promossa al Forte Leopoldo I dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Società di Belle Arti, con la curatela di Elisabetta Matteucci, non è riservata però esclusivamente al fedele amico dell’uomo. Attraverso una significativa selezione di dipinti di diversi periodi e generi articolata in sette sezioni ordinate secondo un criterio tematico, essa dà conto delle maestose vedute, delle scene di vita e di caccia in Maremma e della umile, fiera quotidianità dei suoi abitanti. Cecconi amava raffigurare oltre a butteri e cacciatori soprattutto le “fiere donne” impegnate nei lavori domestici e nei campi o dedite a offrire i doni della terra come fienaiole e, più in generale, raccoglitrici, lavandaie, traghettatrici, venditrici di arance e di polli. Grazie al suo pennello ed alla profonda capacità di penetrazione psicologica, ciascuno volto è nobilitato dalle fattezze tipiche di una bellezza etrusca e animato da un’austera dignità, acquisendo così il valore di documento sociale di un’epoca. Un’empatica vicinanza dell’artista si avverte oltre che nell’esecuzione dei ritratti, nell’affrontare scene corali raffiguranti le attività legate al lento succedersi delle stagioni, come la fienagione o le pratiche venatorie. Con spirito antiretorico il pittore fissa sulla tela momenti faticosi della vita contadina e, grazie alla sua abilità pittorica, anche quando alzano al cielo i forconi carichi di enormi fasci di fieno, i contadini paiono impegnati ad eseguire una sorta di coreografia bucolica. Quanto alle scene di caccia, poco hanno da spartire con quelle della pittura ufficiale inglese coeva; più che una esigenza documentaristica, in esse si palesa la partecipazione di chi, in quelle medesime situazioni ha potuto essere tra i protagonisti, restituendone tutta l’eccitazione e la vitalità di un atavico rito sociale condiviso.

In Cecconi – sottolinea la curatrice della mostra, Elisabetta Matteucci – è evidente un intimo legame con la Natura e in particolare con il genius loci, spirito generatore dello spunto creativo“. È il momento atmosferico a nutrire le prime sezioni dell’esposizione: “Luce dell’Etruria” i cui ritmi antichi di vita contadina, apprezzati in particolare nelle zone limitrofe alla tenuta di Diego Martelli a Castiglioncello o a Ceppato di Lari, dove l’artista si dedica al paesaggio assieme all’amico Francesco Gioli, vengono attentamente registrati e riversati in liriche composizioni quali Il ritorno delle fienaiole e Caccia alle folaghe. A seguire, “Maremma fatale e fatata”, terra incontaminata di forze primigenie, assiduamente frequentata dall’artista nella pratica venatoria.

A riprova dell’unione tra pittura e vita, nelle sezioni “Inseguendo la preda” e “Dando la via agli stivali” la caccia emerge non solo come semplice passione privata e condivisa, ma come sorgente principale, non scevra di eco epica, della poetica sia figurativa che letteraria di Cecconi. Tra i leitmotiv pittorici più apprezzati dalla ricercata committenza, essa è variamente declinata, dalle scene più aspre che fotografano la lotta per la vita e definitiva sconfitta della preda, alle sequenze di acceso dinamismo nelle quali la muta di cani si affanna nell’impeto della ricerca e inseguimento, fino alle placide composizioni corali in cui la figura umana si fonde con lo studio paesaggistico e che della caccia sottolineano l’aspetto di forte coesione sociale, illustrando i diversi momenti di partecipazione più estesa quali i preparativi, l’attesa, il viaggio ed il ritorno.

La qualità della pittura di Cecconi, nonché l’indipendenza espressiva, emergono ulteriormente nel ritratto, come si apprezza nella sezione “Le fiere donne”, vera e propria galleria di effigi dedicate a queste straordinarie “Madonne delle messi”.

La maestria nella gestione delle peculiarità formali di questo genere e nella qualità mimetica raggiunge l’apice nel ritratto canino; così nel nucleo “L’amico fedele” si susseguono le istantanee degli amati compagni di vita e di caccia, colti nella tensione della punta o nella lenta e paziente attesa.

La mostra intende mettere in luce aspetti di una personalità complessa: pittore, letterato, poeta e cacciatore ma “soprattutto un’anima sensitiva e operante” come lo ricordò il suo amico Guido Biagi.


Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
Referente: Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net

Qual è la materia del desiderio? 

Per la Genova Design Week l’edizione speciale di Librinfestival con il Festival del Tempo propone il progetto “La Materia del Desiderio“, strutturato in tre momenti principali: l’installazione ambientale “Non abbiamo la stoffa delle tartarughe con i lavori fotografici di Silvia Stucky, i testi poetici di Giovanna Iorio e i brani composti da Pierluigi Puglisi, a cura di Roberta Melasecca; il laboratorio aperto partecipativo “I desideri del Pianeta Terra di Silvia Stucky; la Tavola rotonda “La Materia del Desiderio” di carattere letterario a cura di Silvia Di Tosti, Alessia Fedeli Roberta Melasecca. 

LA MATERIA DEL DESIDERIO
Qual è la materia del desiderio? 
Di tempi, di respiri, di sollievi. 
Qual è la materia del desiderio?
Di tanti, susseguenti momenti felici, esigui e passeggeri, indelebili e perenni.
Qual è la materia del desiderio? 
Gesti sacrali dell’intimo, sguardi amorosi del fuori: reiterati in un tempo lungo, si misurano nel corpo del singolo, nel corpo della comunità.
Qual è la materia del desiderio? 
Invenzione di vite, creatore di felicità, innalzamento di desideri, materia viva, palpabile, pulsante.

FESTIVAL DEL TEMPO e LIBRINFESTIVAL 
ALLA GENOVA DESIGN WEEK 2025
21-25 maggio 2025
Santa Maria di Castello – Genova

// Non abbiamo la stoffa delle tartarughe
Installazione di
Silvia Stucky, Giovanna Iorio, Pierluigi Puglisi

A cura di Roberta Melasecca
dal 21 al 25 maggio 2025
Santa Maria di Castello / Cisterne – Genova

L’installazione ambientale “Non abbiamo la stoffa delle tartarughe“, nelle Cisterne di Santa Maria di Castello, invita a riflettere sui legami di armonia ed equilibrio che permettono la vita. Natura e scienza insegnano che tutto è interconnesso: in particolar modo la neurobiologia vegetale ricorda che la nostra stessa sopravvivenza è strettamente legata all’esistenza delle piante. In questo momento storico così fragile, il genere umano deve tornare ad aprirsi alla compassione in un rinnovato dialogo con gli esseri animati e non animati: allora la materia del desiderio coincide con quella particolare volontà di immaginare e generare il futuro. Possiamo diventare osservatori puntuali di avvenimenti, azioni e comportamenti, sviluppare percezioni che ci rendono consapevoli: non è troppo tardi per orientare la speranza e per imprimere nuovi segni, per riscoprire e recuperare azioni simbiotiche e comunitarie che ricentrino l'”uomo” all’interno di un nuovo Umanesimo e di un nuovo Urbanesimo costellato da reti complesse, aperte e libere. Possiamo tessere una nuova rete di comunità territoriali interagenti e collaboranti, mettendo in atto azioni incentrate su quelle realtà che assumono come elemento fondante di se stesse l’identità profonda tra umanità e natura. Il progetto nasce da un processo trasdisciplinare che fonde arte, poesia e musica e che presenterà varie modalità di interazione e fruizione con il pubblico. Le poesie di Giovanna Iorio sono ispirate al testo di Carlo Rovelli Sette brevi lezioni di fisica, Piccola Biblioteca Adelphi, 2014; i brani di Pierluigi Puglisi sono stati appositamente composti e saranno fruibili mediante codici qr e in postazione dedicata all’ascolto. 

// I desideri del Pianeta Terra 
Laboratorio partecipativo di Silvia Stucky
22 maggio: 11-12.30 / 16-18
23 maggio: 11-13
24 maggio: 11-12.30 / 16-18 – al termine concerto
Santa Maria di Castello / Aranceto – Genova

In collegamento con l’installazione ambientale, il laboratorio “I desideri del Pianeta Terra” coinvolgerà cittadinanza e visitatori in un percorso di desiderio e consapevolezza, permettendo di inventare nuove strategie di relazione. Il laboratorio è composto di due momenti, il primo d’informazione e conoscenza, il secondo di elaborazione e relazione.

1. Materia: conoscere. Per immaginare i desideri della Terra verranno prese in considerazione tre materie, tre risorse: i minerali custoditi nelle sue viscere, le grandi foreste primarie che permettono la vita, le acque e il loro ciclo vitale. Scopriremo dati scientifici su queste risorse, diffusione e sostenibilità. Infatti la nostra libertà procede dalla consapevolezza, dal sapere, dalla conoscenza dei fenomeni che costituiscono la vita del pianeta Terra e quindi la nostra vita. 2. Desideri: strategie. Se abbiamo imparato qualcosa che riguarda il futuro della Terra e quindi anche il nostro futuro, cosa possiamo fare per invertire il cammino? Operare per tutelare “l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Chiedere un’economia circolare, una distribuzione equa e una giustizia sociale, la cura del territorio, la tutela di foreste e zone verdi, e dell’acqua in tutte le sue forme.

La tua risposta è il tuo desiderio: Disegna, scrivi, racconta il tuo impegno per un’azione concreta che unisca i nostri desideri alla salvaguardia della Terra!

Al termine del laboratorio di sabato 24 maggio, alle ore 18.30 seguirà il Concerto del quartetto Maricanti (Cristina Alioto, Tiziana Fosella, Mariella Melani, Anna Menchinelli), il cui repertorio spazia da atmosfere leggere e giocose a momenti di intensità poetica. 

// Conferenza-Tavola rotonda “La Materia del Desiderio”
A cura di Silvia Di Tosti, Alessia Fedeli, Roberta Melasecca
23 maggio ore 17.00 Cortile San Bernardo – Genova
Con Roberta Melasecca, Silvia Di Tosti, Silvia Stucky, Francesca Santucci, Stefano Galardini.

L’incontro – tavola rotonda ha l’obiettivo di riflettere sulla tematica proposta spostando il centro su di un ambito squisitamente letterario. Intervengono: Roberta Melasecca – curatrice Festival del Tempo; Silvia Di Tosti – curatrice Librinfestival; Silvia Stucky – artista; Francesca Santucci – Dipartimento di Italianistica Romanistica Antichistica Arti e Spettacolo Università degli Studi di Genova; Stefano Galardini – scrittore. Durante l’incontro verrà presentato anche il libro Atroce è la luce di Stefano Galardini per 8tto Edizioni e la silloge Se amare di meno di Roberta Melasecca per Impremix Edizioni. 

L’edizione speciale di Librinfestival e Festival del Tempo 2025 è a cura di Silvia Di Tosti, Roberta Melasecca e Alessia Fedeli, promosso da associazione culturale blowart, associazione culturale Librinfestival e da Iskra Cooperativa sociale onlus, in collaborazione con Movimento VulnerarTe APSVulnerarTe Magazine, Kriolla CultureLa Linea d’Ombra lettori, sogni, autori Roma, Dide Distretto del Design, con il patrocinio di Cittadellarte Fondazione Pistoletto, con il contributo di Azienda Olio Vitali Sabina Dop


EDIZIONE SPECIALE 2025
LIBRINFESTIVAL 10 anni
FESTIVAL DEL TEMPO VI edizione
nella GENOVA DESIGN WEEK 2025 – VI edizione

21-25 maggio 2025
Distretto del Design
Santa Maria di Castello – Genova


Festival Tempo
Associazione culturale blowart
Roberta Melasecca
tel. +39 3494945612
info@festivaldeltempo.it – www.festivaldeltempo.it

Librinfestival
Associazione culturale

Silvia Di Tosti
silviaditosti@libero.it – www.librinfestival.it

ISKRA Cooperativa sociale onlus
Alessia Fedeli – https://iskra.coop/
Genova Design Week
Associazione Distretto del Design APS
Via Chiabrera, 33 R – Genova
Tel.: +39 0102367619 – segreteria@didegenova.it – https://www.didegenova.it

Ufficio stampa DiDe Distretto del Design
tomaso.torre@libero.it – press.didegenova@libero.it

Ufficio Stampa Festival del Tempo
press@festivaldeltempo.it

A Milano Open Studio: After Spring, Before Summer

Con l’arrivo della primavera, Matteo Mauro Studio presenta appuntamenti speciali dedicati all’arte contemporanea, invitando il pubblico del capoluogo lombardo a immergersi in esperienze visive e concettuali uniche.

Il 21 maggio, dalle ore 19:00 alle 21:00, Matteo Mauro Studio apre le sue porte per un evento esclusivo intitolato After Spring, Before Summer, pensato per accogliere il passaggio tra le stagioni e offrire al pubblico uno sguardo privilegiato sul processo creativo dell’artista.

Un evento esclusivo intitolato After Spring, Before Summer

I visitatori potranno esplorare l’atelier, dialogare con Matteo Mauro e scoprire da vicino una selezione di opere recenti, tra cui lavori appartenenti alle serie Micromegalic Inscriptions, Raw Inscriptions e Reliefs on Canvas. Sarà inoltre l’occasione per approfondire I only eat flowers, progetto multidisciplinare recentemente lanciato dallo studio, che coniuga ricerca artistica, sostenibilità e sensibilità contemporanea.

Evento a ingresso libero e aperto al pubblico. Per appassionati d’arte, collezionisti e curiosi, un appuntamento per esplorare nuove visioni, forme e pensieri in dialogo con la stagione del rinnovamento.


Informazioni di contatto
Alessandro Maola
info@alessandromaola.it

Al TEFAF di New York 2025 vendite a sette cifre, acquisizioni museali e pubblico in aumento

La European Fine Art Foundation (TEFAF) ha organizzato l’undicesima edizione della sua fiera a New York presso il Park Avenue Armory, dal 9 al 13 maggio 2025, con un’anteprima su invito l’8 maggio. L’affluenza complessiva di visitatori è cresciuta del 10% rispetto all’anno precedente e durante i sei giorni di svolgimento della fiera si sono registrate forti vendite tra gli oltre 90 espositori internazionali. La fiera newyorchese continua a essere un polo di attrazione per i musei e per l’industria dell’arte e del design.

“TEFAF è orgogliosa del suo ruolo cruciale nell’alimentare una vibrante comunità artistica globale, favorendo le connessioni tra collezionisti, istituzioni, opere d’arte eccezionali e le principali gallerie e mercanti d’arte del mondo”, ha dichiarato Leanne Jagtiani, direttrice di TEFAF New York. “Oltre a facilitare le vendite in tutte le categorie, la fiera è stata un forum per lo scambio di idee e competenze”.

TEFAF NEW YORK 2025
New York, Park Avenue Armory 
9 – 13 maggio 2025
(L) Photo by Jitske Nap; Courtesy of TEFAF. (R) Photo by Casey Kelbaugh; Courtesy of TEFAF

PANORAMICA DELLE VENDITE

L’attività di vendita, nelle sale storiche della Park Avenue Armory – esclusivamente concesse a TEFAF NY – è stata intensa. Il momento di maggior successo della fiera per Ben Hunter (Stand 201) è stata la vendita di Reverse di Bridget Riley (1963) con un prezzo richiesto di oltre 7 milioni di dollari. La stessa galleria ha inoltre registrato altre importanti vendite, con tre opere di Christopher Page vendute con un prezzo richiesto di oltre 46.000 dollari.

Karma (Stand 211) ha venduto Morning Dunes (1958) di Milton Avery, un dipinto significativo dello stile maturo dell’artista, valutato 2 milioni di dollari, a una collezione privata. Inoltre, la galleria ha venduto un dipinto recente di Reggie Burrows Hodges, al prezzo di 325.000 dollari; un primo dipinto dell’espressionista astratto Manoucher Yektai, al prezzo di 300.000 dollari; Tidal (2025) di Jeremy Frey, al prezzo di 80.000 dollari; e una piccola scultura di Thaddeus Mosley, al prezzo di 65.000 dollari.

Nella Drill Hall dell’Armory, David Zwirner (Stand 347) ha venduto quattro sculture con un prezzo compreso tra 320.000 e 2,8 milioni di dollari e sei opere su carta con un prezzo compreso tra 50.000 e 160.000 dollari. Anche la Stellan Holm Gallery (Stand 377) ha venduto un’opera di Andy Warhol al prezzo di circa 1 milione di dollari. Lucas Ratton (Stand 351) ha piazzato Untitled (The Color of a Yam), un’opera su carta di Jean-Michel Basquiat del 1985, oltre a diverse opere di arte tribale africana.

I musei hanno fatto acquisti: un’istituzione privata ha acquistato la grande scultura centrale di Lee Bontecou da Marc Selwyn Fine Art/Ortuzar (Stand 104). Lo stand condiviso Marc Selwyn Fine Art/Ortuzar ha venduto anche Untitled (1959) dello scultore per una cifra intorno ai 2 milioni di dollari. La Galerie Gisela Capitain (Stand 311) ha venduto un’opera in vetro colorato del 2023 a un museo americano e una gouache su tela di Lukas Quietzsch per oltre 23.000 dollari a un museo asiatico.

“Siamo stati molto soddisfatti della qualità e dell’atmosfera della TEFAF, che ancora una volta si è dimostrata un punto di forza del calendario delle fiere d’arte”, ha dichiarato Anne-Claudie Coric, Direttore Esecutivo di TEMPLON (Stand 326). “Abbiamo riscontrato un interesse particolarmente forte per i nostri artisti, tra cui la scultrice giapponese Chiharu Shiota (opere da 70.000 a 100.000 dollari), le cui sculture di fili attirano una notevole attenzione; il pittore americano Will Cotton, fresco di inaugurazione della sua mostra personale a New York (con prezzi di opere dai 22.000 ai 175.000 dollari); l’artista astratto francese François Rouan (150.000 dollari), noto per le sue intricate tele intrecciate”.

Dall’altra parte del corridoio, la Galerie Patrick Seguin (Stand 331) ha celebrato l’opera architettonica di Jean Prouvé esponendo, per la prima volta, grandi elementi della Scuola di Croismare (1948). “Abbiamo avuto un’ottima fiera; i visitatori hanno risposto con entusiasmo alla presentazione di qualità museale del nostro stand. C’è stato un notevole interesse da parte dei collezionisti: una casa di Jean Prouvé è stata venduta il primo giorno e diverse altre case smontabili sono attualmente opzionate. Abbiamo già iniziato a parlare con gli architetti dei collezionisti per esplorare le possibilità di installazione e i requisiti logistici”, ha commentato Hugo Laquerbe, direttore della Galerie Patrick Seguin.

Hazlitt Howard (Stand 314) ha venduto a collezionisti americani due opere di Howard Hodgkin, Knitting Pattern (2015-2016) per un prezzo di richiesta di 395.000 dollari e Living Room (1999-2006) per un prezzo di richiesta di 925.000 dollari. Tina Kim (Stand 358) ha venduto quattro dipinti, tra cui Response (2024) di Lee Ufan per un prezzo compreso tra 750.000 e 950.000 dollari; Waterdrops (1981) di Kim Tschang-Yeul per un prezzo compreso tra 200.000 e 300.000 dollari; Conjunction 18-82 (2018) di Ha Chong-Hyun per un prezzo compreso tra 200.000 e 300.000 dollari e Conjunction 23-81 (2023) di Ha Chong-Hyun per un prezzo compreso tra 300.000 e 400.000 dollari. Tra le opere vendute alla Lisson Gallery (stand 342)Wall Tappan Deep Red (2025) di Sean Scully per 500.000 dollari; Zacimba Gaba (2025) di Dalton Paula per 200.000 dollari; Be Me (A Thousand Flowers) di Kelly Akashi, 2021 per 50.000 dollari; Tierra y fibra 3 (1988) di Olga de Amaral.

Beck & Eggling International Fine Art (Stand 368) ha venduto un’opera di Manolo Valdes per 380.000 dollari e un’opera di Alberto Giacometti per 130.000 dollari. White Cube (Stand 355) ha venduto You please me (2022) di Tracey Emin per quasi 400.000 dollari, le acqueforti a colori di Julie Mehretu intitolate Six Bardos: Hymn (Behind the Sun) (2018) per 250.000 dollari e l’acrilico su tela Brave Men Study I (1995) di Ed Ruscha. Thaddaeus Ropac (Stand 345) ha venduto l’intero stand di tele di Daniel Richter, ciascuna con un prezzo superiore a 470.000 dollari.

Almine Rech (Stand 322) ha confermato numerose vendite, tra cui una litografia di Pablo Picasso sovradipinta dall’artista per una cifra compresa tra 500.000-550.000 dollari; un’opera di Ali Cherri per 150.000-170.000 dollari; un’opera di Dylan Solomon Kraus per 20.000-25.000 dollari; un’opera di Marie Laurencin per 300.000-350.000 dollari; un’opera di Ines Longevial per 40.000-50.000 dollari; opere di Chloe Wise per 25.000-30.000 dollari l’una e opere di Zio Ziegler per 55.000-70.000 dollari l’una.

David Tunick (Stand 371) ha venduto a sei cifre il notevole ritratto (recto verso) dell’unico figlio di Paul Cézanne, intitolato Tre ritratti di Paul e studi dopo Pedro de Moya e Tintoretto (recto) Ritratto di Paul e studi (verso), (1879-1880 circa).

Cardi (Stand 341) ha venduto la Presunta simmetria (1944) di Josef Albers per 490.000 dollari a un collezionista americano; Achrome (1962) di Piero Manzoni per oltre 330.000 dollari a un altro collezionista americano; Bianco (1989) di Agostino Bonalumi per un prezzo richiesto di 120.000 dollari; UNTITLED_0305 (2024) e UNTITLED_0302 (2024) di Davide Balliano per un prezzo richiesto di 35.000 dollari ciascuno; e Giallo-bianco-nero (1980) e Blank Demi Frame (1980-1981) di Mimmo Rotella per 55.000 dollari ciascuno.

Anche Sean Kelly ( Stand 330) ha segnalato la vendita di un gruppo di opere, tra cui La Victoire de Samothrace di Yves Klein, per 17.500 dollari; una stampa in gelatina d’argento della memorabile performance di Klein Leap Into the Void, 27 ottobre, per 35.000 dollari; Il bastone a olio su tela Summer thoughts (2025) di Janaina Tschäpe, per 95.000 dollari; una matita e un carboncino su carta di Jannis Kounellis per 25.000 dollari; due dipinti a olio di Hugo McCloud per 115.000 dollari ciascuno; e la scultura cristallina Plasma Stone II (2017-2018) di Mariko Mori, per 325.000 dollari.

La Gladstone Gallery (Stand 344) ha venduto oltre 55 disegni di George Condo per 15.000-150.000 dollari a clienti americani e collezionisti internazionali in visita alla fiera. Dal suo stand personale con Anne Imhof, Sprüth Magers (Stand 306) ha venduto tre opere a matita su carta per un valore compreso tra 11.000 e 33.000 dollari, oltre a una fusione in bronzo per oltre 280.000 dollari.

Osbourne Samuel (Stand 360) ha piazzato opere in diverse collezioni private americane e svizzere. Tra le vendite figurano due bronzi di Henry Moore venduti a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro e un’opera su carta dell’artista intitolata “Women Winding Wool ” (1948). Osbourne Samuel ha venduto anche “1940 (Painting)” (1940) di Ben Nicholson, un dipinto di Bridget Riley e una figura seduta di grandi dimensioni di Lynn Chadwick (1989). Anche Skarstedt  (stand 304) ha riscontrato un forte interesse per il suo stand personale con opere di Eric Fischl.

La Galleria d ‘Arte Maggiore (g.a.m.) (Stand 369) ha venduto una scultura in ottone di Fausto Melotti intitolata “Trofeo di caccia II” (1961), mentre Tornabuoni Art (Stand 353) ha venduto diverse opere, tra cui una piazza metafisica di Giorgio De Chirico e un ricamo e un’opera aerea a penna a sfera di Alighiero Boetti. Richard Saltoun (Stand 205) ha venduto “Macrogauze M .84, No. 11 ‘ (1984) di Peter Collingwood e ‘Cosmic Series ” (2000) di Yvonne Pacanovsky Bobrowicz.

Leon Tovar (Stand 366) ha avuto successo al TEFAF di NY, con la vendita di quattro opere di Emma Reyes, Flor (1976), White Poppy (1979), Untitled (1972) e Untitled (1967). W&K/Wienerroither & Kohlbacher (Stand 308) ha venduto il disegno Dying Pope (1905-1906) di Alfred Kubin. Inoltre, la presentazione di Anna Weyant di nuovi dipinti creati appositamente per la fiera ha registrato il tutto esaurito da Gagosian (Stand 350).

David Aaron (Stand 212) ha venduto The Hultmark Horus, una scultura in bronzo, per quasi 700.000 dollari a un acquirente privato. Un collezionista privato ha inoltre acquistato da Waddington Custot (Stand 316) una serie di 20 piccole opere su carta di Jean Dubuffet, provenienti da una serie di vignette che l’artista aveva creato per sua figlia nel 1983. Waddington Custot ha venduto anche un acquerello di Bernard Boutet de Monvel, Fortieth street depuis le Radiator Building (1932), e un’opera in bronzo di Barry Flanagan. Axel Vervoordt (stand 206) ha venduto opere di Shiro Tsujimura.

Anche il design ha riscontrato un forte interesse tra gli espositori di TEFAF. Modernity (stand 370) ha venduto diversi pezzi di Josef Frank, tra cui una lampada da tavolo con un prezzo richiesto di 10.500 dollari, una coppia di lampade da terra con un prezzo richiesto di 14.000 dollari e un tavolo da pranzo con un prezzo richiesto di 90.000 dollari. Modernity ha venduto anche due vasi Surrea di Wilhelm Kåge, ciascuno con un prezzo richiesto di circa 90.000 dollari, due lampade da soffitto di Harald Notini con un prezzo richiesto di 39.000 dollari ciascuna e una lampada da soffitto di Paavo Tynell con un prezzo richiesto di 200.000 dollari. Friedman Benda ( Stand 325) ha venduto la Squid Chair with Desk, un’opera unica realizzata da Wendell Castle nel 1966, il dipinto Forerunners di Christopher Le Brun (2022) e la ceramica Monumento di Merda Alle Patrie di Ettore Sottsass (1966). La Galerie Chastel-Maréchal (Stand 318) ha venduto un set da salotto (1952 circa) di Jean Royère a un collezionista privato europeo e il tavolino Nuage ( Nuvola) di Guy De Rougemont (1970 circa) a un interior designer di Los Angeles.

Anche l’alta gioielleria, tra cui Boghossian (Stand 102) e Ana Khouri (Stand 373), ha beneficiato della sua presentazione accanto all’arte moderna e contemporanea. Didier Ltd ( Stand 105) ha venduto un medaglione pendente in oro di alta caratura decorato in rilievo con un toro rampante prodotto da Pablo Picasso in collaborazione con il dentista dell’artista, il Dr. Philippe Châtaignier, nonché un pendente in oro testurizzato ornato da un uccello in smalto rosso in rilievo di Georges Braque.

PROGRAMMA

L’accattivante programmazione del TEFAF di New York comprendeva una selezione curata di TEFAF Talks e TEFAF Meet the Experts. TEFAF Talks riunisce i leader di musei e istituzioni, galleristi, collezionisti, giornalisti e altri luminari per conversare sui temi più recenti dell’arte e del design, dalla filantropia al collezionismo di nuova generazione. Meet the Experts (Incontrare gli esperti) mette in mostra l’esperienza dei mercanti e degli artisti di TEFAF attraverso discussioni interattive tenute davanti alle opere in mostra.

Tra i visitatori della fiera, oltre 65 mecenati di musei e gruppi di collezionisti sono tornati a TEFAF New York, tra cui rappresentanti del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, del Pérez Art Museum di Miami, del MoMA Patrons & Young Patrons, del Parrish Art Museum, della Wallace Collection, del New Museum, del Jewish Museum, del National Museum of African American History and Culture, del Metropolitan Opera Club, del The Cultivist, del Cosmopolitan Club e del Sotheby’s Institute of Art.

Nel 2025, TEFAF New York ha lanciato nuove iniziative per coinvolgere la comunità dell’interior design, riconoscendo il loro importante ruolo di creatori di gusto e di influenza sugli acquisti. TEFAF ha inoltre prodotto la sua seconda Insider’s Guide to Collecting, con dieci opere curate dalla stilista e modella Margherita Missoni. La “mappa segreta” era accessibile tramite un link su invito fornito dagli espositori direttamente ai collezionisti emergenti.

La celebrazione dell’inaugurazione, giovedì 8 maggio, ha incluso la serata di beneficenza della Society of Memorial Sloan Kettering TEFAF Opening Night, che ha raccolto 440.000 dollari a sostegno dei programmi di cura, ricerca ed educazione dei pazienti del Memorial Sloan Kettering Cancer Center.

Il prossimo TEFAF Maastricht si terrà al MECC Maastricht dal 14 al 19 marzo 2026, con giornate di anteprima su invito il 12 e 13 marzo.


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