‘SUPEREROI’, il nuovo singolo dei Fabulous Wood

‘SUPEREROI’, IL NUOVO SINGOLO DEI FABULOUS WOOD

Da venerdì 18 aprile è disponibile in rotazione radiofonica e in tutti i digital stores ‘Supereroi’, il primo singolo dei Fabulous Wood.

‘Supereroi’ è un rock blues potente e acido combinato ad un testo crudo e metaforico, un brano che equivale alla comprensione della resistenza del genere musicale all’usura del tempo, levando di dosso grazie al linguaggio scelto, almeno tre dita di polvere che si sono accumulate sul blues negli ultimi anni.

‘SUPEREROI’ IL NUOVO SINGOLO

‘Supereroi’ è un grido di ribellione contro le ipocrisie e le pressioni della società, una riflessione sulla fragilità umana e alla lotta ai propri demoni molto spesso rappresentati dalle maschere che si indossano per sfuggire alla realtà. 

«Ci sono vari motivi per cui abbiamo scelto di lavorare su ‘Supereroi’» annunciano i Fabulous Wood «Sicuramente per uscire dalla comfort zone e ricercare un nuovo sound. 

Già da qualche mese avevamo in programma di pubblicare nuovi brani, poi un giorno ci squilla il telefono.

È Claudio Petraccia, presidente dell’associazione Sinergie Moderne di Atri (TE). Ci annuncia il suo nuovo format ‘Still Got The Music’ e la scelta di sostenerci nella produzione di un brano inedito e di un videoclip diretto da Maurizio Forcella, così la macchina è partita!».

CHI SONO I FABULOUS WOOD

Nati nel 2005 in Abruzzo, i Fabulous Wood si sono affermati come una delle realtà più dinamiche e talentuose della scena blues e soul italiana.

Con un sound radicato nella tradizione allo stesso tempo capace di ritrovarsi nella contemporaneità, la band ha conquistato un numeroso pubblico portando la ‘musica dell’anima’ in centinaia di concerti sul suolo italico tra locali iconici e festival di rilievo come Porretta Soul Festival, Pistoia Blues e Green Hills In Blues.

Dal 2018 i Fabulous Wood hanno una formazione stabile formata da Rocco Ferri (voce), Alex Ricci (chitarra e cori), Luca Mongia (batteria e cori) e Fabrizio Ginoble (organo).


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Ufficio Stampa A-Z Press
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Torna il Festival della fotografia contemporanea in Calabria

Un festival che è diventato un riferimento per la fotografia contemporanea in ItaliaFotografia Calabria Festival torna con la sua IV edizione, portando in Calabria un programma di livello internazionale che celebra i linguaggi e le visioni della fotografia d’autore.

Dal 1° agosto al 12 ottobre 2025, Fotografia Calabria Festival trasformerà per oltre due mesi il comune di San Lucido (CS) in un palcoscenico d’eccezione per l’arte fotografica. Tra le strade e i vicoli del centro storico, in luoghi unici e suggestivi, prenderanno vita mostre, installazioni e progetti fotografici – alcuni inediti, altri in anteprima italiana – firmati da artisti internazionali. Il Festival non è solo esposizione, ma anche incontro, formazione e condivisione: un ricco programma di talk, eventi e workshop offrirà a professionisti, appassionati e pubblico un’occasione unica di confronto con il mondo della fotografia contemporanea.

Ideato e organizzato dall’Associazione Culturale Pensiero Paesaggio, con la direzione artistica di Anna CatalanoFotografia Calabria Festival 2025 è sostenuto da Strategia Fotografia 2024promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Fotografia Calabria Festival 2025

Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2024, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura
 
Torna il Festival della fotografia contemporanea in Calabria: date, prime anticipazioni e ospiti della IV edizione.
 
Dal 1° agosto al 12 ottobre – San Lucido (CS)

IL TEMA: RADICI COMUNI: LUOGHI

Per la sua IV edizione Fotografia Calabria Festival sceglie come tema “Radici comuni: luoghi”, un invito a esplorare il legame profondo tra gli spazi che abitiamo e le radici – fisiche, culturali, emozionali – che ci connettono a essi. I luoghi non sono solo scenari, ma estensioni della nostra memoria collettiva e personale, punti di incontro tra passato, presente e identità in continua evoluzione. Custodi di legami visibili e invisibili, ci raccontano di appartenenza, evoluzione e cambiamento.

Da un lato, ci sono i luoghi fisici e geografici – città, paesaggi, edifici, spazi intimi, luoghi abbandonati – che sono tanto familiari e presenti nelle nostre vite da spingerci a documentarli, celebrarli, cristallizzarli, oppure a darli per scontati, per poi riscoprirli improvvisamente. Dall’altro lato, ci sono le idee preconcette e i cliché che associamo a certi luoghi, che influenzano il nostro modo di percepirli, viverli o ignorarli. E ancora, esistono i luoghi immaginari: spazi che non appartengono alla realtà fisica, ma che vivono nella mente di chi riesce a generarli, pur riflettendo idee e visioni condivise. Ogni paesaggio, ogni edificio, ogni spazio urbano o rurale – anche quello che appare più banale o dimenticato – è radicato in una memoria che lo definisce.

Le fotografie, in questo viaggio visivo, raccontano proprio queste radici comuni: quella connessione profonda che ci lega ai luoghi che abitiamo, ma anche a quelli che abbiamo perso, rimosso o che esistono solo nei nostri sogni e nelle nostre percezioni. Con “Radici comuni: luoghi”, Fotografia Calabria Festival ci invita a guardare oltre la superficie, a esplorare la complessità dei luoghi che ci circondano e a riflettere su come essi, nel loro continuo mutamento, siano il riflesso di chi siamo e di ciò che diventiamo.

LE MOSTRE E GLI AUTORI DEL FESTIVAL: I PRIMI NOMI IN LINEUP

Saranno quindici le mostre che daranno forma alla IV edizione di Fotografia Calabria Festival, portando in Calabria sguardi e visioni di fotografi e fotografe da tutto il mondo. I primi nomi annunciati raccontano una fotografia che esplora il rapporto tra spazio, identità e memoria, con progetti che muovono dal reportage alla ricerca concettuale, dalla fotografia d’archivio alle sperimentazioni visive.

A partire da Lys Arango, fotografa documentarista e storyteller spagnola, residente a Parigi, il cui lavoro esplora l’intersezione tra questioni sociali e ambientali. L’artista presenterà “The River Ran Blank”, un progetto documentario a lungo termine che esplora la profonda trasformazione delle Asturie, una regione nel nord della Spagna un tempo sinonimo di estrazione del carbone, mentre affronta le sfide della transizione energetica, esaminando gli impatti umani, culturali e ambientali del declino dell’industria mineraria, e documentando al contempo i progressi innovativi verso le energie rinnovabili e il ripristino ambientale.

Insieme a lei in lineup anche Marie Tomanova,fotografa nata e cresciuta in Repubblica Ceca e residente negli Stati Uniti, che presenta per la prima volta in Italia “It Was Once My Universe”, un progetto profondamente personale sulla memoria e sull’identità. Realizzato durante il suo primo ritorno a casa dopo otto anni di assenza, il lavoro esplora il senso di dislocazione e appartenenza, il conflitto interiore tra radici e nuovi orizzonti. Attraverso immagini intime e sospese nel tempo, Tomanova racconta il distacco, la nostalgia e la trasformazione del concetto di casa.

Archivio Luce Cinecittà concede la mostra “La memoria delle Stazioni”, realizzata in collaborazione con la Fondazione FS Italiane. L’esposizione offre un viaggio attraverso la storia d’Italia vista dalle sue principali stazioni ferroviarie: Trieste Centrale, Milano Centrale, Venezia Santa Lucia, Bologna Centrale, Firenze Santa Maria Novella, Roma Termini, Napoli Centrale e Messina Centrale. Attraverso una selezione di immagini d’archivio la mostra mette in luce il ruolo centrale delle stazioni come luoghi di transito, incontro e memoria collettiva.

Il fotografo ucraino Mykhaylo Palinchak porta al festival una testimonianza visiva potente con la serie “Highlight”, un progetto che documenta i luoghi dei crimini di guerra russi in Ucraina dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022. Attraverso immagini crude e dirette, Palinchak racconta il silenzio devastante lasciato nei territori occupati: le stanze della tortura a Kherson, le fosse comuni di Izium e Bucha, gli obiettivi civili distrutti, il Museo di Belle Arti saccheggiato. Il suo lavoro mette a nudo il vuoto gelido della guerra, rendendo visibile l’orrore e la resistenza di un Paese ferito. La mostra è realizzata con il supporto dell’Ambasciata d’Ucraina in Italia.

L’artista giapponese Kazuaki Koseki, già vincitore del Wildlife Photographer of The Year e con alle spalle importanti pubblicazioni ed esposizioni internazionali, presenta “Summer Fairies”, un’indagine visiva sull’Himebotaru, una specie endemica di lucciole che illuminano le foreste di Yamagata nelle notti d’estate. Questi luoghi, segnati dalla trasformazione, custodiscono la memoria di un rapporto profondo tra uomo e natura, richiamando l’antica visione animista dello Shinto. Il suo lavoro riflette sulle radici collettive e sulla fragilità del paesaggio, minacciato dalla crisi climatica.

L’artista visivo italiano Alessandro Toscano nel suo progetto “Overturism” esplora il fenomeno del turismo di massa in alcune delle principali città d’arte italiane, mettendo in luce come la loro identità storico-architettonica venga trasformata dalle dinamiche del turismo globale. Attraverso un’elaborazione digitale delle immagini, Toscano indaga il rapporto tra spazio urbano e società, rivelando il confine sottile tra valorizzazione e mercificazione del patrimonio culturale. Luoghi iconici diventano simboli della globalizzazione, sempre più controllati, fotografati e riprodotti mediaticamente. Il progetto di Toscano ha già ricevuto importanti riconoscimenti come il Premio Fundación Ankaria/PhotoEspaña e il New Post Photography? Mia Photo Fair.

Alessandro Mallamaci presenta invece “Un luogo bello”, un viaggio visivo nella vallata della fiumara Sant’Agata, che ha origine sull’Aspromonte e attraversa la città di Reggio Calabria, e in cui bellezza e degrado convivono. Attraverso una fotografia che bilancia dettagli e visioni d’insieme, Mallamaci esplora il legame tra territorio e memoria, rivelando le contraddizioni di una terra segnata dal tempo e dalla storia. Il suo sguardo, ispirato ai maestri della fotografia italiana, trasforma il paesaggio in un racconto intimo e poetico, un omaggio visivo alla sua terra e al complesso intreccio tra radici, identità e cambiamento.

Il fotografo iraniano Hashem Shakeri presenta “Cast Out of Heaven”, un’indagine sulle città satellite nate attorno a Teheran, simbolo di una promessa mai mantenuta. Questi luoghi, nati da un progetto di edilizia pubblica, si sono trasformati in spazi di emarginazione e precarietà, privi di infrastrutture e prospettive. Le immagini di grattacieli vuoti e strade deserte, immerse in paesaggi aridi, raccontano l’alienazione di chi è stato espulso dalla metropoli. Il progetto fa parte di una trilogia sul tema dell’esilio e dell’isolamento sociale ed è stato esposto al Foam Museum, ICP Museum e Paris Photo.

Nelle prossime settimane verranno annunciati nuovi autori e mostre che arricchiranno ulteriormente il programma del festival.

FOTOGRAFIA CALABRIA FESTIVAL AWARD 2025


Anche quest’anno Fotografia Calabria Festival sceglie di premiare con un concorso i giovani fotografi emergenti del panorama internazionale. L’invito è ad esplorare il tema del Festival, “Radici comuni: luoghi”, stimolando una riflessione su come le radici culturali e storiche influenzino il nostro rapporto con gli spazi che viviamo e raccontiamo. I partecipanti potranno interpretare il tema attraverso tre prospettive: luoghi quotidiani, luoghi popolari e luoghi immaginari.


Il premio vanta una giuria di esperti di fama internazionale nel campo della fotografia, del giornalismo e della curatela artistica. Tra di loro figurano Elena Boille, vicedirettrice e photo editor di InternazionaleGabriella Macchiarulo, responsabile mostre presso Archivio Luce CinecittàFrancesca Marani, Senior Photo Editor di Vogue ItaliaElisa Medde, storica dell’arte e curatrice fotografica; Marco Pisciottani, ideatore del Premio Driving EnergyIlaria Sponda, Distribution Manager e Online Editor di Der Greif, e Anna Catalano, direttrice artistica di Fotografia Calabria Festival. Il vincitore del Fotografia Calabria Festival Award 2025 riceverà un premio in denaro di € 3000,00, oltre alla produzione e all’allestimento della mostra personale all’interno del Festival. Le candidature sono aperte fino alle ore 00:00 italiane del 2 maggio 2025, tutte le informazioni utili per partecipare sono sul sito ufficiale del Festival alla pagina: www.fotografiacalabriafestival.it/ita/premio.

LA COLLABORAZIONE CON AMARELLI: RESIDENZA RADICALE – II edizione

Fotografia Calabria Festival rinnova il sodalizio con Amarelli, la storica fabbrica di liquirizia di Corigliano-Rossano, attraverso “Residenza Radicale”, un progetto curato da Diego Orlando, editor, curatore e consulente fotografico con un’importante esperienza internazionale. La residenza d’artista, che coinvolge tre giovani fotografi ogni anno, si concentra sulla radice di liquirizia come oggetto, metafora e chiave di lettura, esplorando il legame tra spazi produttivi, memoria familiare e territorio. Con l’edizione 2025“Residenza Radicale” amplia il proprio raggio d’indagine, estendendosi a un territorio più vasto per cogliere le sfumature sottili che lo rendono unico. 

Quest’anno, inoltre, il festival sigla un accordo di partenariato con il Deck di Singapore, una delle realtà fotografiche più autorevoli in Asia. Uno dei tre fotografi selezionati sarà di nazionalità singaporeana e avrà l’opportunità di scoprire e documentare diversi luoghi della Calabria, creando un dialogo tra culture e linguaggi artistici. L’accordo prevede anche una residenza fotografica di due settimane a Singapore per un fotografo italiano, grazie alla collaborazione e al sostegno dell’Ambasciata italiana a Singapore, rafforzando ulteriormente la dimensione internazionale del festival e il suo impegno nello scambio culturale. 

La collaborazione tra Fotografia Calabria Festival e Amarelli, avviata nel 2022, si consolida anno dopo anno, rafforzando un impegno condiviso nel promuovere arte e cultura in Calabria.

FOTOGRAFIA CALABRIA FESTIVAL ENTRA NELLE SCUOLE 

Con il sostegno del partner culturale Fondazione Deloitte, Fotografia Calabria Festival avvierà per la prima volta un programma extra-curriculare dedicato alla formazione degli studenti. Il progetto coinvolgerà dieci allievi del Liceo Artistico Lo Piano di Cetraro, che lavoreranno alla realizzazione di un racconto visivo sulla scuola come spazio di incontro, crescita e formazione. Un’opportunità per avvicinare i giovani al linguaggio fotografico, stimolando una riflessione sull’ambiente scolastico e sul suo ruolo nella costruzione dell’identità individuale e collettiva.

SINERGIE CULTURALI, SPONSORSHIP E NUOVE COLLABORAZIONI

La crescita e il successo di Fotografia Calabria Festival sono resi possibili grazie al prezioso supporto di co-finanziatori come Fondazione Carical e Carlomagno, nonché al sostegno di sponsor e partner che affiancano il festival sin dalla sua nascita, tra i principali: Caffè Guglielmo, Il Convivio, Isca Hotels e Incanto.

Anche per il 2025, il Festival si arricchisce della collaborazione con importanti istituzioni culturali, che ampliano il dialogo tra fotografia, territorio e cultura internazionale. Tra i principali partner figurano Archivio Luce Cinecittà, Forum Austriaco di Cultura, Fondazione Deloitte, Centro Ceco, Ambasciata d’Ucraina, MUDIAC di Catanzaro Parco Archeologico di Sibari. Un’attenzione particolare è rivolta all’accessibilità e all’inclusione. Grazie al patrocinio dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, per la prima volta il festival introdurrà supporti tiflodidattici per tutte le mostre, garantendo un’esperienza inclusiva anche per non vedenti e ipovedenti. Fotografia Calabria Festival gode inoltre del patrocinio di Calabria Straordinaria, Comune di San Lucido e Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria (DISPeS), rafforzando il legame tra il festival e il territorio.


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Triade Sacra: L’Icona Rinnovata di Papa Leone XIV

Il noto artista italiano Francesco Guadagnuolo ha infuso nuova linfa al concetto di ritrattistica papale, interpretando in chiave moderna, anche dell’effige di Papa Leone XIV. Con il suo primo ritratto, l’artista ha iniziato un linguaggio visivo attraverso un piano di lavoro unico e audace: il “Progetto Trinitario del Volto di Leone XIV“, concepito appositamente in occasione della prima Messa di domenica 18 maggio 2025 in Vaticano, con la presenza dei Capi di Stato e Regnanti da tutto il mondo, dove la dimensione mistica e comunitaria si fonde in un’esperienza di fede e bellezza. Durante la Messa di intronizzazione, Papa Leone XIV inaugura il suo Nuovo Pontificato. L’evento, in cui il contrasto tra luce e ombra simboleggia le sfide moderne e il rinnovamento spirituale, diventando un potente invito a coniugare tradizione e innovazione per una Chiesa unita e resiliente.

Triade Sacra: L’Icona Rinnovata di Papa Leone XIV, in occasione della prima Messa del suo nuovo Pontificato, tra sfide moderne e rinnovamento spirituale

Dell’italiano Guadagnuolo sono i primi ritratti innovativi di Papa Leone XIV

La denominazione di Progetto Trinitario intende evocare la sacralità e la stratificazione simbolica dell’opera del Maestro Francesco Guadagnuolo. Il Volto del Papa rimanda alla dimensione trascendente e rivelatrice dell’immagine, dove l’essenza ‘Trina’ sottolinea la tripartizione – Padre, Figlio e Spirito Santo – che l’opera intende incarnare, integrando il concetto di Trinità in un’unica, potente manifestazione estetica. Questo progetto si struttura in tre opere dal titolo evocativo e simbolico, ciascuna dedicata a una delle dimensioni della Trinità, per trasmettere un messaggio profondo e articolato di fede, innovazione e rinnovamento nell’Era digitale.

Nel primo dipinto, intitolato “Padre”, Papa Leone XIV si erge come simbolo della creazione, della potenza e della protezione. In quest’opera, Guadagnuolo mette in risalto l’autorità e la guida spirituale del Pontefice, richiamando alla mente la forza primordiale e la stabilità dell’originario principio creativo. La scelta di immortalare il volto del Papa in questo momento storico sottolinea come l’arte possa essere veicolo di speranza e cambiamento, instaurando un dialogo vibrante tra tradizione e modernità.

Il secondo ritratto, “Figlio”, assume un carattere intriso di redenzione, compassione e amore. Con un uso sapiente dei colori e delle sfumature, l’artista evidenzia la profonda empatia e la dedizione al servizio degli altri che contraddistinguono il nuovo Pontificato. In questa rappresentazione, la figura del Papa viene elevata ben oltre la mera iconografia, abbracciando una dimensione umana ed emotiva. Il quadro stimola una riflessione sul ruolo del Pontefice come emblema di un percorso di rinnovamento e di impegno sociale.

Infine, in “Spirito Santo”, emerge una visione di saggezza, guida e illuminazione.

Con questo progetto trinitario, ispirato in un’atmosfera solenne come quella della prima Messa di domenica 18 maggio 2025, Guadagnuolo rinnova il ritratto canonico di Papa Leone XIV, trasformando il volto del Pontefice in un emblema di fede, arte e rinnovamento. La sua visione artistica stimola un dialogo ricco e articolato fra fede e modernità, invitando lo spettatore a cogliere le molteplici dimensioni della spiritualità in un mondo in continua evoluzione.

Il secondo ritratto è intitolato: “Pace Digitale, il Nuovo Pontificato tra Innovazione e Solidarietà”, Guadagnuolo trasforma il ritratto di Papa Leone XIV in un programma visivo del nuovo Pontificato. In quest’opera, il viso del Papa diventa simbolo di speranza e chiarezza, simboleggiando la missione conciliatrice della Chiesa in un mondo segnato da contrasti e sfide sociali. Il gioco di luci e ombre – luminosità che evoca speranza e zone d’ombra che richiamano le difficoltà contemporanee – rappresenta il percorso tra il patrimonio storico della Chiesa e le dinamiche della digitalizzazione.

Il trattamento cromatico, con la fusione di tonalità calde e fredde, sottolinea l’incontro fra tradizione e progresso; elementi astratti che rimandano a circuiti digitali evidenziano l’impegno del Pontefice nell’adottare la tecnologia come strumento di inclusione e comunicazione innovativa. Le pennellate dinamiche e la composizione fluida invitano a riflettere sul ruolo perenne della fede nella gestione delle crisi attuali, facendo del dipinto un ponte tra il passato (rappresentato da Leone XIII e le sfide dell’industrializzazione) e un futuro digitale orientato alla Pace e alla giustizia.

In sostanza, l’opera si propone come un invito a considerare la sinergia tra spiritualità e innovazione, dimostrando come la tradizione possa dialogare con il progresso per ispirare una società più giusta, inclusiva e pacifica.


Da osservatorioartecont@libero.it 

In esposizione la “Pala Gozzi” di Tiziano e altri capolavori dalla Pinacoteca Podesti di Ancona

Viene prorogata fino al 31 agosto 2025 la mostra TIZIANO, LOTTO, CRIVELLI E GUERCINO. Capolavori della Pinacoteca di Ancona ospitata dal 26 novembre nelle sale di Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini. In occasione del Giubileo e per la prima volta a Roma, sono eccezionalmente esposte la maestosa Pala Gozzi (1520), capolavoro assoluto di Tiziano Vecellio insieme ad altre 5 celebri opere, tutte di carattere religioso e provenienti dalla Pinacoteca Podesti di Ancona.

“TIZIANO, LOTTO, CRIVELLI E GUERCINO.
Capolavori della Pinacoteca di Ancona”

fino al 31 agosto 2025
Musei Capitolini – Palazzo dei Conservatori
Roma (RM)

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura – Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con il patrocinio di Giubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione, la mostra è organizzata da Arthemisia in collaborazione con Comune di AnconaAncona CulturaPinacoteca Civica di AnconaRegione Marche e Palazzo Ducale di Urbino – Direzione Regionale Musei Nazionali Marche ed è curata da Luigi Gallo, Direttore della Galleria Nazionale delle Marche e da Ilaria Miarelli Mariani, Direttrice della Direzione dei Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Sei prestigiosi dipinti – dei quali 5 pale d’altare di grandi dimensioni e una piccola ma lussuosa tempera su tavola – sono protagonisti di un percorso espositivo che racconta l’importanza della collezione della Pinacoteca Podesti e, in filigrana, la ricchezza della città dorica committente dei maggiori artisti italiani fra Cinquecento e Seicento.
Si possono quindi ammirare la Circoncisione dalla chiesa di San Francesco ad Alto, opera di Olivuccio Ciccarello, interprete principale del rinnovamento della pittura anconetana che fiorì fra Trecento e Quattrocento; la preziosa Madonna con Bambino di Carlo Crivelli, icona della collezione dorica e somma realizzazione del pittore veneto che visse e operò nelle Marche; la Pala dell’Alabarda di Lorenzo Lotto, per la chiesa di Sant’Agostino, in cui si esplicita l’emozionante talento del pittore veneziano, esule a più riprese nella regione. Ancora di Tiziano è esposta la monumentale Crocifissione realizzata per la chiesa di San Domenico in cui l’artista esplora la tragedia e la sofferenza umana. Chiude la rassegna l’imponente Immacolata di Guercino, in cui la delicata figura della Vergine si staglia su un paesaggio marino il cui modello potrebbe essere la baia di Ancona.

Con questa mostra si intende avviare un percorso di valorizzazione nazionale della collezione anconetana, con lo scopo di restituire ai cittadini e ai visitatori lo spaccato di un periodo cruciale della storia del gusto, del collezionismo e della museologia nella città marchigiana. Un lavoro che proseguirà con il riallestimento della Pinacoteca Civica Podesti, aperta nel dopoguerra dall’allora soprintendente Pietro Zampetti, con le opere salvate dai bombardamenti da un altro grande protagonista della storia della tutela, Pasquale Rotondi, l’eroico direttore del Palazzo Ducale di Urbino a cui si deve la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale negli anni tumultuosi del secondo conflitto mondiale.


Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332

Domenica 18 maggio: Sedici eventi per una giornata in cui la città risuona di musica e cultura

Un nuovo capitolo delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza sta per aprirsi. L’edizione 2025, in programma dal 18 maggio all’8 giugno a Vicenza, rinnova il suo impegno nel valorizzare l’incontro tra generazioni di musicisti, proponendo un viaggio sonoro tra epoche e culture intorno al tema de I canti della terra.

Con la direzione artistica di Sonig Tchakerian, il Festival trasformerà ancora una volta Vicenza in un vibrante punto di riferimento per la musica da camera e non solo.

SETTIMANE MUSICALI AL TEATRO OLIMPICO – I canti della terra – Vicenza 18 maggio – 8 giugno 2025

L’avvio ufficiale della XXXIV edizione del Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenzain programma dal 18 maggio all’8 giugno è stato anticipato daltradizionale appuntamento con il 14° Concorso Pianistico Nazionale – Premio Lamberto Brunelli, iniziativa organizzata in collaborazione con la famiglia Brunelli dal 2011, che ha visto domenica 13 aprile scorso la vittoria del pianista Alessandro Artese, bolognese.

Con la direzione artistica di Sonig Tchakerian, la manifestazione torna ad animare il celebre teatro palladiano e altri luoghi storici della città con un ricco programma di concerti e iniziative culturali.

Il tema di questa 34ª edizione, “I canti della terra”, si propone come un viaggio musicale tra tradizione e modernità, esplorando le radici profonde della musica e il suo legame con la natura, le stagioni e le culture del mondo. «”I Canti della Terra” vuole essere l’arco narrativo della programmazione triennale 2025/2027 delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico – dichiara Sonig Tchakerian, direttore artistico del Festival – Un titolo evocativo, che richiama una connessione profonda tra cultura, natura e tradizione. Un viaggio in cui i Canti raccontano la spiritualità dei popoli di tutto il mondo e in cui la musica stessa diventa pensiero e meditazione».

Come ogni anno, il festival si distingue per l’intreccio tra grandi interpreti del panorama internazionale e giovani talenti, offrendo un’esperienza musicale ampia e variegata e si articola in diverse sezioni: i concerti al Teatro Olimpico, il Progetto Giovani, le Matinée a Palazzo Chiericati, il Mu.Vi – Musica Vicenza, l’Offerta Musicale con concerti dedicati alle scuole, il XIV Concorso Pianistico Nazionale – Premio Lamberto Brunelli. Infine Andante sostenibile, un progetto rivolto alla tutela dell’ambiente che ogni anno mette a dimora alberi da frutto in un parco pubblico della città di Vicenza.  Si aggiungono inoltre appuntamenti speciali, prime esecuzioni assolute e collaborazioni con prestigiose istituzioni musicali. Il festival si distingue per la sua capacità di coniugare repertorio classico e contemporaneo, valorizzando sia i capolavori della tradizione che nuove proposte artistiche.


Domenica 18 maggio il festival nel festival delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico torna ad abitare i luoghi simbolo del centro storico di Vicenza: jazz, classica, teatro e nuove voci in una festa aperta alla città e al piacere condiviso dell’ascolto.

All’interno della 34ª edizione delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, torna domenica 18 maggio l’atteso appuntamento con Mu.Vi – Musica Vicenza, giunto alla sua nona edizione. Prologo ideale al Festival, Mu.Vi rappresenta una giornata interamente dedicata alla musica tra la gente, nei cortili e nei palazzi storici del centro città, in un ideale abbraccio tra arte, cultura e cittadinanza.

Dalle 11.00 alle 18.00più di 30 artisti daranno vita a 16 eventi in quattro sedi storiche: il Colonnato di Palazzo Chiericati, il cortile di Gallerie d’Italia – Vicenza, il cortile di Palazzo Thiene e la Loggia del Capitaniato. Una domenica che intreccia musica da camera, jazz, teatro di prosa, didattica, la presentazione di nuove incisioni discografiche e gli amatori. Mu.Vi è uno spazio creativo, libero e aperto, dove l’integrazione tra le arti performative avvicina ancora di più la musica al pubblico, stimolando la partecipazione e il dialogo.

Con la direzione artistica di Sonig Tchakerian, Mu.Vi si conferma un “festival nel festival”, capace di raccontare la pluralità dei linguaggi musicali contemporanei e di valorizzare la giovane generazione di interpreti.

Palazzo Chiericati – Jazz e dintorni
Alle 11.30 apre il programma il quartetto DoIanCuPe 4tet (Damiano Ianese batteria, Lorenzo Cucco sax tenore, Samuele Donadio piano, Mattia Pellegrino contrabbasso), una formazione che esplora l’incontro tra il jazz moderno e l’improvvisazione, con slanci lirici e groove energici. Alle 15.30 segue il trio Shades of Pink (Leonardo Marini sax tenore, Michele Passariello basso, Davide Grigoli batteria), che propone una riflessione in chiave jazzistica sulle possibilità timbriche e ritmiche del sax tenore.

Palazzo Thiene – I cantori della terra
Alle 16.30, il gruppo teatrale La Trappola APS, guidato dalla regia di Maddalena Galvan, propone un reading poetico tra parole e musica dal titolo I cantori della terra. Gli attori (Maurizio Cerato, Fausto De Mori, Raffaella Giulianati, Lidia Munaro, Annarita Scaramella) accompagnati al violoncello da Teodora Piccolo, conducono il pubblico in un percorso sensoriale tra i quattro elementi: Terra, Acqua, Fuoco e Aria. Le parole di autori come Neruda, Pavese, Eliot e Merini si intrecciano alla Suite per violoncello BWV 1009 in sol maggiore di Johann Sebastian Bach, in un’evocazione potente della bellezza e della forza della natura.

Loggia del Capitaniato – Hausmusik con MiAmOr
Alle 11.00 il palco all’aperto della Loggia ospita una selezione di concerti curati da MiAmOr – Music Festival Milano Amateurs & Orchestra, in collaborazione con PianoLink. Solisti amatori di ogni età e professione eseguono celebri brani di Bach, Brahms, Beethoven, Mozart e De Falla nella versione per due pianoforti, con Matteo Del Toso al pianoforte II in tutte le esecuzioni. Alle 12.00Ninne Nanne, la presentazione del nuovo cd inciso dalla pianista Stefania Redaelli, con Sergio Lattes che racconta il mondo musicale e poetico dedicato all’infanzia. Si prosegue alle 15.00 con una nuova serie di concerti che vedono protagonisti musicisti amatoriali di talento da Italia, Spagna, Francia e Svizzera, in un programma che comprende Beethoven, Chopin, Haydn, Schumann/Debussy e ancora Beethoven.

Gallerie d’Italia – Vicenza – Musica da camera e il pensiero della viola
Alle 12.00, il Quartetto Delios (Rossella Castaman violino, Beatrice Rosato violino, Leila Cattani viols, Francesco Bettin violoncello) esegue Un dialogo intimo attraverso i secoli, che mette in relazione il lirismo di Mendelssohn, la forza drammatica di Shostakovich e la classicità luminosa di Haydn. Alle 16.30, con il M° Davide Zaltron, continua il progetto Il pensiero della viola: una lezione/concerto dal titolo Metafore con l’intervento della violista Leila Cattani, in una riflessione sulla musica come linguaggio interiore e filosofico.

Palazzo Chiericati
Jazz e dintorni

Palazzo Thiene
Il teatro di prosa

Loggia del Capitaniato
MiAmOr – Hausmusik

Gallerie d’Italia – Vicenza
Il pensiero della viola

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico, riconosciute dal Ministero della Cultura, godono del patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Vicenza e la collaborazione con Musei Civici Vicenza, Teatro Comunale Città di Vicenza, Conservatorio Arrigo Pedrollo, Gallerie d’Italia – Vicenza.  Sono inoltre sostenute da Digitec, Infodati, Fondazione Roi, Banca delle Terre Venete, Veronica e Dominique Marzotto, Famiglia Brunelli, Massignani & C., Belluscio Assicurazioni, Funitek, Tomasi, Fondazione Musicale Omizzolo – Peruzzi, Casa del Blues, Iiriti, Yamaha, Forma, The Aries. The Glam Boutique Hotel & Apt.

Media Partner: Il Giornale di Vicenza e VCR | Venice Classic Radio.

Anche quest’anno le Settimane Musicali al Teatro Olimpico confermano la plurale vocazione del Festival e le molteplici collaborazioni con realtà istituzionali e associative. Proficue collaborazioni a livello artistico sono in atto con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza, con gli Amici della Musica di Firenze, gli Amici della Musica di Padova, la Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo, con Asolo Musica, con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e con diverse realtà territoriali tra cui il Liceo Don Giuseppe Fogazzaro, Musei Civici e Gallerie d’Italia – Vicenza.


Contatti Organizzazione:
SMTO  pubblicherelazioni@settimanemusicali.eu –  www.settimanemusicali.eu  Cell348 7813934
Info e Biglietteria
https://www.settimanemusicali.eu/it/biglietti
 
Ufficio Stampa: Studio Pierrepi – Padova
Alessandra Canella
canella@studiopierrepi.it
Federica Bressan
ufficiostampa@studiopierrepi.it
www.studiopierrepi.it

Alla Notte dei Musei, l’archeologia incontra il fumetto nel cuore della Sapienza

In occasione della Notte Europea dei Musei, sabato 17 maggio 2025, il Museo dell’Arte Classica della Sapienza Università di Roma apre le sue porte a un’iniziativa inedita che fonde cultura classica e narrazione contemporanea: la mostra “Archeo!Fumetti nei Musei alla Sapienza“, presenta una selezione tematica della celebre collana editoriale Fumetti nei Musei, realizzata dalla Direzione Musei del Ministero della Cultura con la casa editrice Coconino Press.
La mostra prende forma all’interno di uno dei luoghi simbolo dell’archeologia italiana: il Museo dell’Arte Classica de La Sapienza, noto per la sua straordinaria collezione di calchi in gesso di sculture greche, dal periodo arcaico fino all’età ellenistica.

MAGGIO MUSEALE
Partecipazione del Polo Museale Sapienza alla
Notte Europea dei Musei 2025

Sabato 17 maggio 2025
apertura dalle 15.00 alle 24.00
 
visite guidate | mostre | eventi | laboratori ludico didattici | musica

Polo Museale Sapienza (PMS)
Città Universitaria |P.leAldo Moro, 5 |Roma
Ingresso e parcheggio gratuiti dalle 15.00 alle 24.00

Voluta con convinzione dal neo-direttore del Museo, l’archeologo Massimiliano Papini, l’esposizione è realizzata in collaborazione con la Direzione Musei del MiC, sotto la guida del direttore generale Massimo Osanna, e curata da Mattia Morandi e Chiara Palmieri.

«Il progetto Fumetti nei Musei viene accolto dalla Sapienza in una versione “archeologica” – spiega Papini – adatta a un luogo di studio e socialità, intensamente frequentato sia da studentesse e studenti sia dagli alunni delle scuole. Accanto alla funzione didattica, tesa a far comprendere soprattutto le forme delle opere, il Museo dell’Arte Classica è un luogo dove immergersi nella bellezza, uno dei criteri fondamentali della valutazione della scultura già nella civiltà greco-romana. In questa bellezza entra oggi, per la prima volta, la ‘letteratura disegnata’».

I curatori, Mattia Morandi e Chiara Palmieri, evidenziano come la mostra offra «un’istantanea tematica di un più ampio progetto pensato per la didattica museale, che ha ottenuto ampio successo in Italia e all’estero. Il suo merito principale: aver contribuito ad unire due mondi – quello dei musei e quello del fumetto – che troppo a lungo sono rimasti inspiegabilmente distanti».

Anche il direttore generale Massimo Osanna sottolinea il valore culturale e comunicativo dell’iniziativa:
«Il fumetto si è trasformato negli anni in un raffinato strumento di narrazione archeologica, capace di coniugare rigore scientifico e slancio immaginativo, divulgazione e poesia. In questo senso, il fumetto si è affermato come nuova forma di archeologia pubblica: capace di parlare ai più giovani, ma anche di incantare gli adulti, risvegliando quel desiderio antico di ascoltare le voci del passato».

Appuntamento dunque sabato 17 maggio alle ore 18.30 al Museo dell’Arte Classica della Sapienza, per un viaggio a fumetti tra i luoghi più belli dell’archeologia italiana con le tavole realizzate da: Bianca Bagnarelli, Marco Corona, Mariachiara Di Giorgio, Dr. Pira, Vincenzo Filosa, Roberto Grossi, Gud, Juta, Lorenzo Mattotti, Vitt Moretta, Risuleo e Pronostico, Federico Rossi Edrighi, Silvia Rocchi, Emanuele Rosso, Alessandro Sanna, Pietro Scarnera, Roberta Scomparsa, Squaz, Simone Tso, Miguel Angel Valdivia, Pia Valentinis, Ratigher e Zuzu.

IL POLO MUSEALE SAPIENZA

Il Polo Museale Sapienza, sotto la presidenza di Fabio Attorre e diretto da Claudia Carlucci, rappresenta una delle istituzioni culturali e scientifiche più rilevanti all’interno della Capitale e dell’Università di Roma. Comprende ben 19 musei universitari, di cui 7 fuori dalla Sapienza suddivisi tra Roma e Latina, ciascuno portatore di una propria specificità e identità culturale. Si tratta di musei di interesse storico, dedicati alla conservazione, alla tutela e alla valorizzazione di un ingente patrimonio, ma anche alla ricerca attiva, alla didattica e alla divulgazione. Le numerose collezioni rappresentano un autentico tesoro senza eguali e dal valore inestimabile, offrendo un’ampia gamma di scienze, tecnologie, reperti archeologici e opere d’arte che riflettono la complessità e la ricchezza della storia romana e non solo. La diversità e l’importanza delle collezioni presenti all’interno del PMS lo collocano tra le istituzioni culturali di maggior prestigio di Roma, contribuendo in modo significativo alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico e scientifico.

I musei che il Polo museale coordina sono: il Museo di Anatomia Comparata, il Museo di Anatomia Patologica, il Museo di Antropologia, il Museo delle Antichità Etrusche e Italiche, il Museo dell’Arte Classica, il Museo di Storia della Medicina, il Museo della Geografia, il Museo di Scienze della Terra, il Museo Erbario, il Museo Orto Botanico, il Museo di Zoologia, il Museo di Arte e Giacimenti Minerari, il Museo di Chimica, il Museo di Fisica, il Museo di Idraulica, il Museo di Merceologia, il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, il Museo Vicino Oriente Egitto e Mediterraneo, il Museo delle Origini.



TITOLO: MAGGIO MUSEALE | Partecipazione del Polo Museale Sapienza alla Notte Europea dei Musei
QUANDO: sabato 17 maggio 2025
ORARI: dalle 15.00 alle 24.00
DOVE: Sapienza Università di Roma – Città Universitaria
INGRESSI: Piazzale Aldo Moro, 5 / Viale dell’Università, 38
INGRESSO LIBERO
PARCHEGGIO GRATUITO ALL’INTERNO DELLA CITTÀ UNIVERSITARIA
 
CONTATTI POLO MUSEALE SAPIENZA
EMAIL: polomusealesapienza@uniroma1.it
SITO WEB: https://polomuseale.web.uniroma1.it/
FACEBOOK: https://www.facebook.com/museiSapienza
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/museisapienza/
YOUTUBE: https://www.youtube.com/@polomusealesapienza4167/
 
UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

Culturalia

Tel +39 051 6569105 – Mob +39 392 2527126
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DEFRAGMENT – Livia Ribichini a PrimaLinea Studio

Livia Ribichini, artista e scenografa romana attiva tra Italia e Paesi Bassi, arriva a Roma con Defragment, un progetto immersivo a cura di Alessio d’Anelli e PrimaLinea Studio che per la prima volta porta in Italia una selezione delle sue opere digitali e performative realizzate e presentate all’estero, trasformandole in un ambiente sensoriale interattivo.


Da Simona Pandolfi <pandolfisimona.sp@gmail.com>

Un percorcorso costellato di pittura, fotografia, cinema, libri d’artista, ceramiche e legni policromi

  • Un centinaio di opere di Ugo Nespolo ne rievocano l’intero percorso, lungo quasi sessant’anni, in un’antologica che esalta il carattere eclettico, ironico e continuamente innovativo della sua produzione.
  • Pittura, fotografia, cinema, libri d’artista, ceramiche e legni policromi sono alcuni dei campi che l’artista ha esplorato senza rinunciare mai alla sua cifra stilistica di base.
  • I legami con aziende e realtà non canoniche per il sistema dell’arte ne testimoniano l’intenzione di “portare l’arte nella vita”, convinto che l’artista contemporaneo debba varcare i confini assegnati dai luoghi comuni.
  • La mostra apre un ciclo di eventi d’impronta internazionale che Villa Giulia dedica all’arte e alla cultura al fine di valorizzare la città e il paesaggio verbanese.
VERBANIA
Villa Giulia
 
UNIVERSO NESPOLO
A cura di Sandro Parmiggiani

17 maggio – 28 settembre 2025

Dal 17 maggio al 28 settembre 2025, Villa Giulia di Verbania presenta la mostra antologica UNIVERSO NESPOLO, a cura di Sandro Parmiggiani, prodotta eorganizzata dalla Città di Verbania in collaborazione con lo Studio Nespolo, con il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Distretto Turistico dei Laghi, Museo del Paesaggio, Ente Giardini Botanici Villa Taranto e Terre Borromeo; media partner SKY Arte. L’esposizione presenta un centinaio di opere che ripercorrono oltre sessant’anni di carriera di Ugo Nespolo (1941), segnati da un profondo eclettismo che ha portato l’artista a esprimersi in forme multiple, differenti e lontane dallo schema convenzionale di uno stile univoco, e segnate da una vena trasgressiva e sempre divertita.

Nespolo è diventato negli anni il “cantore” di Torino e del Piemonte – afferma Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte. Oggi questa mostra ne celebra la carriera, che l’artista ha costruito sulle grandi scene internazionali, ma con i piedi, e con il cuore, sempre ben ancorati alla sua terra”.

Con orgoglio presentiamo “Universo Nespolo” che dà inizio a un nuovo corso di eventi espositivi della Città di Verbania presso la sua sede più prestigiosa, Villa Giulia, una villa d’epoca affacciata sul golfo Borromeo – dichiarano Giandomenico Albertella, Sindaco di Verbania, e Luciano Paretti, Assessore alla Cultura. Una mostra “sartoriale” di cui si farà tesoro di esperienza per offrire ai nostri cittadini e ai numerosi ospiti una proposta culturale nuova e arricchente, inserita nel contesto di un “nuovo turismo culturale”.

Il titolo della mostra- sottolinea il curatore Sandro Parmiggiani immediatamente evoca la ricchezza, la molteplicità espressiva e l’energia racchiusa in tutta l’opera di Nespolo, uno degli artisti più significativi nel panorama italiano e internazionale”, osserva Sandro Parmiggiani, curatore della mostra. “Lui sempre è stato fedele al fondamento della sua poetica: fare lievitare nei suoi lavori l’ironia, il gusto della trasgressione, il divertissement, l’insopprimibile memoria della gioiosa ebbrezza dei giochi dell’infanzia, segmentando e ricomponendo, secondo la tecnica del puzzle, le sue visioni, oppure facendole compenetrare l’una nell’altra, come se sconvolti fossero i centri di gravità e permeabili gli stessi confini delle cose. Come se stessimo assistendo alla deflagrazione di un ordine antico, oltre il quale tuttavia la forza dei colori e il canone dei rapporti e delle geometrie restano i tenaci baluardi di un nuovo senso possibile”.  

La mostra, che inaugura una serie di eventi internazionali volti a promuovere il territorio verbanese, è allestita nei 14 spazi di Villa Giulia ed è divisa per nuclei tematici, dall’arte povera alla Pop art, dalla fotografia ai libri d’artista, passando dalle ceramiche ai legni policromi, così da dare vita a un’antologia in cui si intrecciano periodi, modalità espressive e particolari sensibilità, in una sorta di “eterno ritorno” in cui tutto, pur all’interno di variazioni e salti, alla fine si ricollega e si potenzia.

Ne sono testimoni i suoi primi anni di carriera, da cui prende avvio il percorso espositivo, in cui l’artista rivisita alcune avanguardie storiche come Futurismo e Dadaismo, prima di allinearsi alla contemporaneità e approfondire il nascente movimento della Pop art e dell’arte povera. Da questa, sul finire degli anni sessanta, si allontanerà con ironica polemica, avviando una serie di lavori raccolti sotto il tema di Fogginia, opere realizzate con materiali pregiati come ebano, argento e alabastro in un gioco ironico nei confronti dell’idea di poverismo sovente “di maniera”.

Assecondando l’inesauribile spinta sperimentale di Nespolo, la mostra propone una serie di sale dedicate al tema del numero e della logica, che molti anni dopo daranno adito a lavori ispirati alla sezione aurea, ai grandi disegni su carta da spolvero, ai lavori in ceramica policroma, a quelli in legni policromi intarsiati e a quelli in vetro di Murano, per lo più realizzati dalla bottega Barovier & Toso.

Dopo la presentazione di una serie di dipinti di grande formato, realizzati negli ultimi anni e caratterizzati da immagini che si stagliano su un fondo nero, un’intera stanza è destinata alle fotografie che l’artista realizzò nella sua lunga permanenza a New York, in particolare gli scatti legati alle zone a sud di Manhattan, dove negli anni settanta e ottanta fiorirono una grande quantità di gallerie tra le più importanti al mondo. Esposti anche i modelli e bozzetti delle scene e i costumi che Nespolo ideò nell’ambito dell’opera lirica, per commissioni giunte da New York, Parigi, Roma e non solo.

A completare il percorso, alcune rare edizioni di libri d’artista, una sala dedicata ai lavori più recenti della serie Dark Side, opere di grandi dimensioni e dalla narrazione frammentata, e la grande scultura gonfiabile Roi Ubu,realizzata con l’amico Enrico Baj e posizionata sulla terrazza di Villa Giulia, che evoca l’interesse di Nespolo per la Patafisica (“la scienza delle soluzioni immaginarie”, come la definiva lo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry) e lo slancio di ottimismo che, in maniera propositiva e coraggiosa, si accompagna, anche nelle domande spesso inquietanti dell’oggi, al ruolo dell’artista e alla sua pratica.

Due opere di Nespolo saranno esposte anche al Museo del Paesaggio (Via Ruga 44 -Verbania), un’istituzione culturale profondamente legata al Lago Maggiore e delle sue valli.

Accompagna la mostra un catalogo Moebius edizioni.

Ugo Nespolo nasce a Mosso (BI), si diploma all’Accademia Albertina di Belle Arti a Torino e si Laurea in Lettere Moderne. Nei tardi Anni Sessanta fa parte della Galleria Schwarz di Milano che conta tra i suoi artisti Duchamp, Picabia, Schwitters, Arman. La sua prima mostra milanese, presentata da Pierre Restany, dal titolo “Macchine e Oggetti Condizionali” – in qualche modo – rappresenta il clima e le innovazioni del gruppo che Germano Celant chiamerà “Arte Povera”. Negli anni sessanta si trasferisce a New York dove si lascia travolgere dalla vita cosmopolita della metropoli e subisce il fascino della nascente Pop Art, mentre negli anni settanta milita negli ambienti concettuali e poveristi. Nel 1967 è pioniere del cinema sperimentale italiano a seguito dell’incontro con Jonas Mekas, P. Adams Sitney, Andy Warhol, Yōko Ono, sulla scia del New American Cinema. Assieme a Mario Schifano Nespolo si dedica al cinema d’avanguardia e tra il 1967 e 1968 realizza numerosi film che hanno come protagonisti gli amici e colleghi Enrico Baj, Michelangelo Pistoletto e Lucio Fontana. A Parigi Man Ray gli dona un testo per un film che Nespolo realizzerà col titolo “Revolving Doors”. I suoi film sono stati proiettati e discussi in importanti musei tra i quali il Centre Pompidou a Parigi, la Tate Modern a Londra, la Biennale di Venezia. Assieme a Enrico Baj Nespolo fonda l’Istituto Patafisico Ticinese ed è, ad oggi, riconosciuto come una delle più alte autorità nel campo. Nei tardi anni sessanta con Ben Vautier dà il via a una serie di concerti Fluxus, tra questi il primo concerto italiano dal titolo “Les Mots et les Choses”.

Nonostante le contaminazioni americane non dimentica gli insegnamenti delle avanguardie europee; è infatti molto marcata l’influenza di Fortunato Depero dal quale Nespolo trae il concetto di un’arte ludica che pervade ogni aspetto della vita quotidiana. Il concetto di arte e vita (che è anche il titolo di un libro pubblicato dall’artista nel 1998) sta alla base dell’espressività di Nespolo ed è eredità del Movimento Futurista: “Manifesto per la Ricostruzione Futurista dell’Universo” (1915). Da qui anche il suo interesse per il design, l’arte applicata e la sperimentazione creativa in disparati ambiti quali la grafica pubblicitaria, l’illustrazione, l’abbigliamento, scenografie e costumi di opere liriche. La sua ricerca spazia anche da punto di vista dei materiali. Lavora su molteplici supporti e con tecniche differenti: legno, metallo, vetro, ceramica, stoffa, alabastro.

Sicuro che la figura dell’artista non possa non essere quella di un intellettuale, studia e scrive con assiduità dei fatti e delle discipline che hanno a che fare con l’estetica e il sistema dell’arte. Nel gennaio 2019 l’Università degli Studi di Torino gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Filosofia. La sua arte è, quindi, strettamente legata al vivere quotidiano e carica di apporti concettuali: “non si può fare arte senza riflettere sull’arte”. L’oggetto è al centro delle sue ricerche, è mezzo espressivo, linguaggio creativo; viene estrapolato dal suo uso comune e acquista valore di opera d’arte. Allo stesso modo non dimentica il passato, lo rivisita, lo reinterpreta, lo rende attuale attraverso la citazione e la rievocazione, dandogli nuova vita, rendendolo spunto di riflessione.


VILLA GIULIA

Situata in riva al lago, in uno dei luoghi più panoramici di Verbania Pallanza, la villa è strettamente legata alla storia della famiglia pallanzese dei Branca. Costruita da Giuseppe Branca e dedicata alla moglie Giulia, fu terminata nel 1884, ampliando una preesistente villa edificata nel 1848 da Bernardino Branca, padre di Giuseppe e inventore del famoso Fernet. La progettazione venne affidata all’architetto Giuseppe Pirovano che ideò le due facciate principali una differente dall’altra: quella verso strada, severa, caratterizzata dal bugnato e da ampi finestroni; quella verso il lago, sfarzosa, ornata da scenografici loggiati sovrastati da una grande terrazza circolare. L’edificio è circondato da un ampio giardino, con grotte artificiali, terrazza belvedere e darsena. Nel dicembre del 1932 la villa venne acquistata dall’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo allo scopo di dotare Pallanza di una “Casa di ritrovo del forestiero”. Nel 1956 furono creati sul lato di ponente due ampi saloni, uno seminterrato e l’altro a livello del piano nobile. Oggi la Villa appartiene al Comune di Verbania ed è sede di mostre ed esposizioni di arte contemporanea, rassegne artistiche e musicali, e di importanti manifestazioni.


UNIVERSO NESPOLO
A cura di Sandro ParmiggianiVerbania, Villa Giulia – Corso Zanitello 10 (Ingresso persone con disabilità Via Vittorio Veneto 6)
17 maggio – 28 settembre 2025
 
Catalogo Moebius edizioni (192 pagine; € 35,00)
 
ORARI
Villa Giulia
Da lunedì a domenica 10.00-13.00; 16.30- 19.30 (giovedì e sabato fino alle 22.00)
Martedì chiuso
 
Museo del Paesaggio
Da lunedì a domenica 10.00-18.00
Martedì chiuso
 
BIGLIETTI
intero 8€; 5€ ridotto over 65
gratuito: residenti, ragazzi fino a 18 anni, scuole
INFORMAZIONI
T +39 0323 542250
www.vivierbania.it
turismo@comune.verbania.it
 
UFFICIO STAMPA COMUNE DI VERBANIA
Federica Dato

federica.dato@comune.verbania.it
www.comune.verbania.it
 
UFFICIO STAMPA MOSTRA
Anna Defrancesco comunicazione

press@annadefrancesco.com
www.annadefrancesco.com

L’Aquila: FRAMMENTI. Un progetto di Paolo Mazzeschi e Francesco Paolucci

Venerdì 16 maggio 2025 alle ore 18.00, presso la sede della Fondazione de Marchis, al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di ospitare il progetto Frammenti, composto da un’installazione di elementi in titanio realizzata dall’artista Paolo Mazzeschi e da un cortometraggio del regista e giornalista Francesco Paolucci, in collaborazione con la compositrice Roberta Vacca e l’artista Marzia Lioci

Durante il vernissage, la storica dell’arte Martina Sconci dialogherà con gli autori. 

FRAMMENTI 
Un progetto di 
Paolo Mazzeschi e Francesco Paolucci
Con Roberta Vacca e Marzia Lioci

Inaugurazione 16 maggio 2025 ore 18.00
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre – Palazzo Cappa Cappelli

Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila

Fino al 31 maggio 2025

Frammenti nasce da un dialogo avviato dal collettivo durante il periodo del lockdown: partendo dal titanio, come materia concreta e del reale, il progetto arriva all’immagine cinematografica, come materia impalpabile e della finzione. L’installazione e il cortometraggio rappresentano una trascrizione materiale pervasa una dualità di sentimenti – l’ansia, la frustrazione, la certezza – al fine di ricomporre i sentimenti umani quali frammenti emotivi, composti insieme a formare l’unità o smembrati e divisi in parti differenti. 

L’immagine che ne deriva potrebbe ricordare l’effige della maschera: come scrive lo psicologo e filosofo Arturo Conte, «l’uomo è un assente dietro la sua presentazione, è una persona nascosta che si svela, resta nascosto mentre viaggia. E viaggia sempre con una maschera che nasconde un’assenza. L’uomo si veste, si nasconde, si nasconde ovunque. Si nasconde nelle case, nelle città, ma soprattutto si nasconde nella stessa definizione di “Uomo” come “Persona”. “Persona” come “Maschera”. Persona dall’etrusco “phersu”, quindi dal greco “πρ.σωπον” [pr.s.pon], significa ciò che è davanti agli occhi. La maschera appunto. Mentre tutta la Natura è nuda, l’Uomo è vestito. Quindi, mentre la Natura è futuro, l’Uomo è immerso nel suo passato. L’uomo ferma i fantasmi, ed ecco che c’è il cinema, la presenza del passato. Il presente opprimente. Ma chi è l’uomo? Storici, giornalisti, psicologi, sociologi, artisti hanno cercato per anni di trovare una risposta. In natura questo non accade. Non c’è animale che abbia scritto, indagato la storia di un antenato. La parola “Futuro” invece deriva dal greco “φυω”,ciò che fiorisce, ciò che nasce. Ad esempio un albero. Il futuro è la trasfigurazione dell’uomo in donna e della donna in uomo. La trasfigurazione intesa come sensazione. L’incontro delle gemme degli alberi con il cielo e la pioggia. Questo è il futuro, il senza tempo, l’inconscio. Ciò che va oltre il bene e il male». 

Nella scultura-installazione, la rappresentazione coincide con un volto trasfigurato che sottolinea i due aspetti del pensiero e dell’azione: una maschera fatta di frammenti assemblati che suscita innumerevoli interrogativi. Nel cortometraggio, i frammenti dei due personaggi/maschere, al limite dell’identificazione reciproca, tendono alla riconquista dell’armonia e alla ricomposizione, aiutati anche dalla colonna sonora che si ispira ai quattro elementi naturali – terra, aria, acqua, fuoco – alternati da voci registrate su fonemi/parole/frasi. 

Durante il periodo della mostra sono previsti incontri di approfondimento:

/ 23 maggio 2025 ore 18.00: incontro con Anna Maria Giancarli – poetessa, Domenico Nardecchia – docente e Roberto Soldati – ricercatore visivo.

/ 31 maggio 2025 ore 18.00: incontro con Francesco Zimei – musicologo e Piercesare Stagni – storico del cinema e presidente Abruzzo Film Commission. 

Paolo Mazzeschi.
Nato a L’Aquila nel 1966, figlio d’arte, frequenta gli studi nell’Istituto d’Arte dell’Aquila, conseguendo nel 1983 il diploma di maestro d’arte. Termina gli studi nel 1985 specializzandosi in oreficeria e diplomandosi con il titolo di maestro d’arte applicata . Nel 1990 apre il proprio studio d’arte, concentrandosi sul gioiello d’arte contemporanea: i suoi gioielli sono frutto di una attenta ricerca e sperimentazione combinando differenti materiali. Queste capacità gli vengono riconosciute sin dalle prime esposizioni dove riceve la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica . Nel tempo alterna scultura e design. Il suo spirito creativo gli permette di confrontarsi con materiali come metalli, legno, pietra e ceramica. Il linguaggio estetico si traduce in una costante impressione della texture. Negli ultimi anni scopre il titanio che dà nuova forza alla sua ricerca artistica, trovando finalmente una propria espressione personale. Le sue ultime opere possono essere considerate in linea con il movimento artistico del decostruttivismo.

Francesco Paolucci.
Giornalista professionista e film maker freelance. Dal 2009 documenta, con diversi linguaggi, il post terremoto dell’Aquila e delle aree interne con reportage rivolti soprattutto al web, Privilegiando il video reportage, da anni è impegnato a documentare storie e tematiche legate al mondo del sociale, ma anche dell’arte e dell’architettura. Nel 2017 ha realizzato “I Migrati”, un documentario acquistato contemporaneamente dalla Rai e da Tv2000, presentato e premiato in diversi festival nazionali e internazionali. Gli ultimi lavori sono “I Senza Nome” (2022) sul tema dei migranti sepolti nel cimitero di Lampedusa e “L’uomo più buono del mondo – La leggenda di Carlo Tresca” (2023) e “Io ci provo” (2023) un documentario che fa parlare l’autismo. Nel 2024 è stato selezionato per la 29esima Biennale della Slavonia (Croazia) con il documentario “I Senza Nome”; ha vinto il Premio Penisola Sorrentina “Viaggio in treno” con il corto “Cicale” e il premio miglior documentario” con “L’uomo più buono del mondo” al Festival Documentario D’Abruzzo. 

Roberta Vacca.
Compositrice residente presso Mac Dowell Colony (U.S.A.), Fondazione per le Lettere e per le Arti di Bogliasco e Residenza d’Artista “Le Ville Matte” di Villasor. Le sue composizioni, edite da Ars Publica, MEP, RAI Com, Sconfinarte, Twilight, sono presenti in sei monografie e raccolte discografiche per varie etichette. La componente ludica e idealistica, unita alla sua passione per il teatro, i cui gesti permeano anche la sua produzione strumentale, la portano ad essere aperta a numerose ed eterogenee collaborazioni “in cui il progetto compositivo è impostato su impianti formali sempre molto chiari e su figure mutuate dalla tradizione e trasfigurate. Gesto teatrale e narratività, il raccontare sia in senso teatrale che in senso musicale, interni all’elaborazione dell’andamento strumentale, sono il vero bisogno espressivo della compositrice.” (R. Cresti)

Marzia Lioci.
Laureata in Lingue e Civiltà Orientali e in Scienze e Tecniche Psicologiche, si affaccia alle arti performative nel 2018 e crea un sodalizio artistico con la fotografa Giusy Calia, Cuore Taglia Unica. Espone in varie città italiane ed estere, tra cui Parigi e Berlino, e vince il Primo Premio Internazionale Fotografia Agnese Meotti a Verona. Marzia indaga la dimensione legata al sentire i materiali e gli ambienti attraverso il corpo per farne un’esperienza profonda da cui trarre ispirazione. Le sue collaborazioni artistiche sono nell’ambito della fotografia, della danza e della narrazione, con un filo conduttore che riguarda il viaggio intimo dentro se stessi quale ricerca e rivelazione di forze vitali libere e autentiche. 


La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.


FRAMMENTI 
Un progetto di 
Paolo Mazzeschi e Francesco Paolucci
In collaborazione con Roberta Vacca e Marzia Lioci

Inaugurazione 16 maggio 2025 ore 18.00
Fino al 31 maggio 2025

Orari: giovedì 11.00 – 13.00 / 17.00 – 19.30; venerdì e sabato 17.00 – 19.30; domenica 11.00-13.00 / 17.00 – 19.30 –  Ingresso libero

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it

Contatti
Diana Di Berardino
tel. 338458 1985
Barbara Olivieri tel. 3498832591
fondazione.demarchis@gmail.com

Valentina Equizi
Graphic designer e social media manager
valentina.equizi88@gmail.com
tel. 3497500772

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

Bologna: un’indagine che intreccia fotografia, archeologia e riflessione antropologica

Dal 14 maggio al 13 ottobre 2025 il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici Bologna è lieto di accogliere Ritratto di donna. Fotografie di Maria Paola Landini, un’indagine che intreccia fotografia, archeologia e riflessione antropologica per ricostruire una genealogia visiva del femminile. 
Il progetto espositivo, ideato e curato da Serendippo APS, è realizzato in collaborazione con il Museo Civico Archeologico di Bologna.

Ritratto di donna
Fotografie di Maria Paola Landini

A cura di Serendippo APS

14 maggio – 13 ottobre 2025
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio 2, Bologna
www.museibologna.it/archeologico

Maria Paola Landini (Parma, 1951) unisce una solida formazione scientifica a una ricerca visiva di grande profondità. Laureata in Biologia a Parma e in Medicina e Chirurgia a Bologna, si è specializzata in Microbiologia e Virologia. La sua formazione scientifica e l’esperienza nel campo della microbiologia hanno profondamente influenzato il suo approccio alla fotografia. Abituata a osservare dettagli microscopici e a interpretare complessi fenomeni biologici, Landini applica la stessa attenzione e sensibilità nell’esplorare le sfumature del femminile attraverso l’obiettivo. Rigore metodologico e osservazione acuta, tipici della ricerca scientifica, si riflettono nella sua fotografia, dove ogni scatto diventa un’indagine visiva che collega il passato al presente, la memoria alla rappresentazione contemporanea.
La fotografia di Landini si distingue per la sua capacità di trascendere la rappresentazione estetica e diventare strumento di memoria e di indagine antropologica. Fin dagli anni Settanta, il suo lavoro documenta con coerenza e profondità il volto multiforme della femminilità, cogliendone la dimensione corporea, esperienziale e relazionale. Lontana dalle convenzioni della ritrattistica tradizionale, Landini non incornicia la donna in un’immagine costruita o estetizzante bensì la osserva nel suo esistere quotidiano, nel rapporto con il tempo e con lo spazio che la circonda.

La progettualità della mostra Ritratto di donna nasce da un’idea di Serendippo APS, che ha individuato nel Museo Civico Archeologico di Bologna il contesto ideale per sviluppare un dialogo tra la fotografia contemporanea e le tracce del femminile nella storia antica. La scelta del museo non è casuale: la presenza di uno staff scientifico tutto al femminile, testimoniata anche dai ritratti delle curatrici inseriti nel percorso fotografico, rappresenta un elemento simbolico e concettuale di grande rilievo.

Le immagini selezionate – 137 scatti scelti tra le oltre 100.000 fotografie dell’archivio Landini scattate nel corso di 50 anni in tutto il mondo – dialogano con l’iconografia del passato, ponendo al centro la presenza delle donne nei loro gesti quotidiani, nei loro spazi di vita e nelle loro posture corporee.
Nella prospettiva di uno scambio attivo tra fotografia e archeologia, le curatrici del museo hanno selezionato 21 reperti di varia tipologia conservati nelle collezioni permanenti – statue, rilievi, oggetti votivi, iscrizioni, vasi – che restituiscono volti e nomi di donne, dee, eroine e figure femminili emblematiche, dall’antico Egitto fino alla romanità, con un excursus nelle epoche più recenti attraverso le medaglie dedicate ad alcune donne che dal Rinascimento all’Ottocento si sono distinte in vari ambiti della cultura, della finanza e della politica, selezionate per il focus espositivo Il Medagliere si rivela – L’ingegno nelle donne nelle medaglie del Museo Civico Archeologico di Bologna visibile nell’atrio del museo fino al 13 ottobre 2025.
I manufatti sono evidenziati da didascalie appositamente progettate con una grafica riconoscibile, che ne sottolinea la funzione narrativa e la connessione con le immagini fotografiche.

La mostra si articola in sei nuclei tematici che attraversano altrettanti spazi del museo: Donna così com’è. Il presente come testimonianza (Lapidario); Archetipi femminili. L’origine come presenza (sezioni preistorica e Bologna Etrusca); Sguardi, comunità, riti, resistenze (sezione greca); Identità Corpi, ruoli, identità (sezione egiziana) e L’ingegno delle donne (atrio).

Dalla sovrapposizione di sguardi che interroga la persistenza delle forme della rappresentazione del femminile e il loro radicamento nella storia sociale e culturale, viene così a generarsi una narrazione per immagini che restituisce una visione autentica della condizione femminile, sottratta alle idealizzazioni e alle codificazioni simboliche imposte nei secoli.

Durante il periodo di apertura della mostra viene proposto un ricco public program con visite guidate, incontri, performance e lezioni musicali, pensato come estensione della narrazione visiva e spazio di confronto interdisciplinare.
Il progetto Ritratto di donna. Fotografie di Maria Paola Landini è corredato da una pubblicazione bilingue (italiano / inglese) edita da SerendippoPrint, con testi di Maria Paola Landini, Museo Civico Archeologico di Bologna ed Etta Polico, realizzata con il sostegno della Regione Emilia-Romagna.

L’esposizione fa inoltre parte di Bologna Estate 2025, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

Medico, specialista in Microbiologia e Virologia, ricercatrice per natura e professione, ha condiviso con l’Università di Bologna le sue molteplici esperienze di ricerca acquisite in anni di ricerca internazionale tra Francia, USA, UK, Cina.  
Ha al suo attivo oltre 300 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.
Ha dedicato quarant’anni della sua vita all’accademia lavorando sia come docente che come dirigente.
Prima Preside donna di una Facoltà medica Italiana (in carica per 6 anni), ha avviato il processo di collaborazione tra l’Università e l’Ospedale e di apertura/collaborazione tra il Policlinico e la città/area metropolitana di Bologna. 
Primo Presidente dell’Osservatorio della Regione Emilia-Romagna sulla Formazione medico-specialistica (5 anni); Componente del Consiglio Superiore di Sanità (7 anni); Direttrice di Struttura complessa assistenziale (Microbiologia unica metropolitana) presso il Policlinico Sant’Orsola di Bologna (15 anni); Direttrice di Dipartimento ad attività Integrata (Medicina Diagnostica e Sperimentale) del Policlinico Sant’Orsola di Bologna (5 Anni); Direttrice Scientifica dell’IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli (5 anni).
Ha fondato e presieduto per due anni la Rete Nazionale degli IRCCS Ortopedici.
Ha attivato collaborazioni e partecipato a progetti sanitari di ricerca e formazione per Paesi Terzi (Benin, Namibia, Haiti, Cile).
Nel 2008 ha ricevuto dall’Università di Odessa la laurea ad honorem in Scienze mediche per la sua attività di ricerca medica.
Nel 2011 ha ricevuto il premio nazionale “Minerva” per le attività di ricerca nel settore delle infezioni materno-fetali.
La sua passione per la ricerca e per la vita l’hanno portata a dedicarsi costantemente anche all’arte in varie sue forme. In qualità di fotografa ha esposto regolarmente esposte in spazi pubblici nell’ambito di ART CITY Bologna.
Le fotografie accumulatesi negli anni, formano ora l’archivio fotografico MPLandini, che dal 2007 è parte degli archivi di Serendippo APS e che consta di oltre le centomila fotografie divise per anno e per località, tipologia.
Nel 2021 ha pubblicato un libro di fotografie dal titolo Rosa, i cui introiti sono stati devoluti a Serendippo APS.
Nel 2022 ha pubblicato il libro V come virus, un abecedario pandemico illustrato, i cui introiti sono stati devoluti alla Croce Rossa.
Collabora regolarmente con la rivista settimanale online ilmondonuovo.club, anche nell’edizione cartacea trimestrale.


Serendippo APS
Fondata a Bologna nel 2008, Serendippo APS sviluppa progetti che intrecciano arte contemporanea, spazio pubblico e condivisione, con l’obiettivo di ripensare la relazione tra linguaggi artistici e tessuto urbano. Attraverso un approccio curatoriale attento alle dinamiche sociali e territoriali, Serendippo APS indaga da quasi vent’anni il potenziale dell’arte come dispositivo di ascolto, dialogo e trasformazione collettiva.
Ha ideato e curato cicli espositivi, festival e interventi diffusi, tra cui M.oL.D. DeLOcalizzareMateriali (2011, 2012), Bologna al muro (2011), R.U.S.CO. (2016) e pubbliCITTÀ (2017 a oggi), attivando una rete di artisti, autori e cittadini nei quartieri e nelle strade di Bologna.
Con la creazione di spazi come PrimoPianoInternoSette e 5C Lab, l’associazione ha consolidato un lavoro di ricerca che attraversa arti visive, memoria dei luoghi e pratiche editoriali indipendenti.
Nelle sue attività, Serendippo APS mantiene una visione di arte come esperienza situata, capace di interrogare i paesaggi contemporanei e di generare nuove forme di relazione tra individui e comunità.
Ha curato, tra gli altri, progetti per artisti come Zhang Dali, Mariko Mori e si è specializzata in talent scouting nazionale e internazionale.
Attraverso il marchio editoriale SerendippoPrint pubblica libri d’artista e materiali di ricerca dedicati alle pratiche contemporanee.
Oggi Serendippo APS prosegue il suo impegno come laboratorio di sperimentazione artistica e culturale, consolidando una linea di intervento attenta alle trasformazioni sociali, alle memorie condivise e alle nuove geografie urbane.
www.serendippobo.com


Mostra
Ritratto di donna. Fotografie di Maria Paola Landini

A cura di
Serendippo APS

Promossa da
Serendippo APS

In collaborazione con
Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico

Sede
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio 2, Bologna

Periodo di apertura
14 maggio – 13 ottobre 2025

Orario di apertura
La mostra osserva gli stessi orari di apertura del Museo Civico Archeologico.
Orario invernale (fino 
all’8 giugno 2025):

Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 9.00 – 18.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00
Chiuso il martedì non festivo
Orario estivo (dal 9 giugno 2025):
Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00
Chiuso il martedì non festivo
La biglietteria chiude un’ora prima.

Ingresso
Biglietto museo: intero € 6 | ridotto € 4 | ridotto speciale 19-25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura

Informazioni
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio 2 | 40124 Bologna
Tel. +39 051 2757211
www.museibologna.it/archeologico
mca@comune.bologna.it
Facebook: Museo Civico Archeologico di Bologna
YouTube: Museo Civico Archeologico di Bologna

Settore Musei Civici Bologna
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