Si invita a prendere visione dell’informativa segnalando che durante l’evento saranno effettuate riprese foto e video. Con la partecipazione all’evento si intende prestato il consenso al trattamento della propria immagine che potrà essere pubblicata su siti web, canali social media e altre piattaforme pubbliche del Sistema Museale di Ateneo e dell’Università di Pisa.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Il 9 maggio 1978 veniva ucciso dalla mafia Peppino Impastato, giornalista speaker di Radio Aut e militante di Democrazia proletaria. A distanza di 47 anni è ancora vivo l’esempio del ragazzo di Cinisi che ha sfidato il boss Tano Badalamenti. La tessera di iscrizione all’Ordine dei giornalisti venne rilasciata postuma a Peppino e porta la data del 9 maggio 1978, quella della sua morte.
Un riconoscimento che è andato ben oltre l’onda emotiva di quell’assassinio per mano della mafia, nonostante all’inizio si tentò di spacciarlo per suicidio. Gli amici, i compagni di lotta, i democratici e gli antifascisti lo ricordano anche quest’anno recandosi nella strada a lui intitolata per portargli fiori di campo.
L’appuntamento è alle ore 18 del 9 maggio 2025 in via Peppino Impastato (Case gialle, Bordonaro – Messina). All’iniziativa dell’Anpi messinese hanno aderito Tenda pace non violenza Messina, Cgil Messina e Libera presidio di Messina.
L’Associazione dei partigiani messinesi si rallegra dell’apertura al pubblico del “casolare Peppino Impastato” a Cinisi. Situato nei pressi della linea ferroviaria Palermo-Trapani, dove proprio il 9 maggio 1978 fu rinvenuto il corpo di Peppino Impastato, il casolare rappresenta da anni meta di pellegrinaggi civili all’interno del “percorso della memoria” dedicato alle vittime di mafia e, in particolare, all’impegno e al coraggio del giovane giornalista che, con le frequenze di Radio Aut, denunciò con determinazione il potere mafioso a Cinisi.
Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia Comitato provinciale di Messina comunicato stampa – 7 maggio 2025
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Sabato 10 maggio 2025 alle ore 18.00, Rosso20sette Arte Contemporanea celebra 20 anni di attività con 20 street artist internazionali: Swoon, Shepard Fairey, Daniel Eime, Dina Saadi, Dot Dot Dot, Laika, Lula Goce, Alice Pasquini, Fin DAC, Marco Rèa, Iena Cruz, Daniele Tozzi, Emmeu, Veks Van Hillik, Jana & Js, Beau Stanton, Snik, Guerilla Spam, Amanda Arrou-tea.
Years of ROSSO20SETTE
a cura di Tiziana Cino e Stefano Ferraro testo di Edoardo Marcenaro
Artisti: Swoon, Shepard Fairey, Daniel Eime, Dina Saadi, Dot Dot Dot, Laika, Lula Goce, Alice Pasquini, Fin DAC, Marco Rèa, Iena Cruz, Daniele Tozzi, Emmeu, Veks Van Hillik, Jana & Js, Beau Stanton, Snik, Guerilla Spam, Amanda Arrou-tea
Opening sabato 10 maggio 2025 ore 18.00
Rosso20sette arte contemporanea Via del Sudario 39 – Roma
Fino al 4 luglio 2025
La mostra è a cura di Tiziana Cino e Stefano Ferraro con un testo di Edoardo Marcenaro che così scrive: «20 anni passati in un attimo. Dal primo spazio in Via d’Ascanio 27 / R, da cui il nome della galleria, alle altre due sedi fino ad arrivare oggi in via del Sudario 39, la via tra il Teatro Argentina e la chiesa di Sant’Andrea della Valle. Sempre vie di passaggio tra i luoghi storici di Roma, dal momento che le strade romane (e non solo) sono parte integrante della galleria, o per meglio dire entrano in galleria. Pochi hanno saputo trattare il tema urbano in maniera così partecipata (non partecipativa che di questi tempi va per la maggiore), portando in galleria un muro riprodotto e reinterpretato su carta o su tela, con Torpignattara che diventa a sua volta opera d’arte nelle foto dello stesso muro che Rosso20Sette sempre espone per contestualizzare e meglio spiegare la genesi dell’opera.
Lo spazio di due sale in Via del Sudario 39 è diventato il punto di ritrovo della street art di Roma, a partire da Marco Rea, Daniele Tozzi e Alice Pasquini fino ad arrivare ai giorni nostri con l”attacchina” Laika, solo per citarne alcuni rimanendo in Italia. Ma Rosso20Sette va oltre, uscendo dai confini nazionali per lavorare con artisti di strada di vari paesi del mondo, da grandi nomi come Obey, Swoon, Ron English, Faith 47 ad altri artisti come Dina Saadi, Lula Goce, Daniel Eime e Fin Dac. […]
E proprio la strada è il filo conduttore da “Tonight the street are ours”, il brano di Richard Hawley nella colonna sonora del film diretto da Banksy “Exit Through the Gift Shop” del 2010, fino ad arrivare a “The (Street) Art of Peace”, la prima mostra del 2025 curata da Giorgio Silvestrelli per Rosso20Sette, una ulteriore dimostrazione del fatto che la street art non è più solo un fenomeno utile alla gentrificazione delle periferie e degli spazi urbani più degradati di New York, Filadelfia, Los Angeles, San Paolo, Berlino e delle tante altre metropoli diventate veri e propri hub della street art stessa dagli Anni 60 in poi. Artiste come Laika, Dina Saadi, Lula Goce e Swoon trasmettono un messaggio forte e chiaro di ripudio della guerra e sostegno alla pace, attraverso opere in parte su tela, in parte su carta, la cui “bellezza esiste solo nella lotta” (citando il titolo del recente documentario di Guido Talarico sul Futurismo), un messaggio che sensibilizza chiunque su un tema tanto rilevante grazie all’ arte urbana, da intendersi come vero e proprio strumento di comunicazione sociale e politica volto a creare una identità al contempo personale e collettiva.
Ritroviamo queste artiste nella mostra per i 20 anni di Rosso20Sette, con 20 esponenti della street art dove i nomi stranieri prevalgono su quelli italiani, a ulteriore conferma della dimensione internazionale che la galleria ha acquisito nel corso degli anni, “Where the streets have no name”, cantavano gli U2, auspicando Bono di poter vivere in un mondo “where there aren’t such divisions”, quali differenze di razza, religione, cultura e status sociale.
Buon Compleanno, e keep on going!»
20 anni passati in un attimo
di Edoardo Marcenaro
Dal primo spazio in Via d’Ascanio 27 / R, da cui il nome della galleria, alle altre due sedi fino ad arrivare oggi in via del Sudario 39, la via tra il Teatro Argentina e la chiesa di Sant’Andrea della Valle.
Sempre vie di passaggio tra i luoghi storici di Roma, dal momento che le strade romane (e non solo) sono parte integrante della galleria, o per meglio dire entrano in galleria. Pochi hanno saputo trattare il tema urbano in maniera così partecipata (non partecipativa che di questi tempi va per la maggiore), portando in galleria un muro riprodotto e reinterpretato su carta o su tela, con Torpignattara che diventa a sua volta opera d’arte nelle foto dello stesso muro che Rosso20Sette sempre espone per contestualizzare e meglio spiegare la genesi dell’opera.
Lo spazio di due sale in Via del Sudario 39 è diventato il punto di ritrovo della street art di Roma, a partire da Marco Rea, Daniele Tozzi e Alice Pasquini fino ad arrivare ai giorni nostri con l”attacchina” Laika, solo per citarne alcuni rimanendo in Italia.
Ma Rosso20Sette va oltre, uscendo dai confini nazionali per lavorare con artisti di strada di vari paesi del mondo, da grandi nomi come Obey, Swoon, Ron English, Faith 47 ad altri artisti come Dina Saadi, Lula Goce, Daniel Eime e Fin Dac. Questo grazie alla curiosità e alla continua ricerca, in ogni mostra gli artisti sono diversi e, nella maggior parte dei casi, espongono per la prima volta in Italia, paese che a fine mostra “lasciano” a malincuore e sempre con un grande desiderio di tornare; e così chiedono che alcune loro opere restino in galleria per prossime esposizioni, come se volessero che una traccia di sé stessi continui ad aggirarsi per le strade di Roma.
Questa forma di “legame” tra galleria e artista, a prescindere dal numero di anni di frequentazione e dalla distanza geografica, nasce dal fatto che la preparazione dei lavori per le mostre è innanzitutto divertimento per chi collabora con Rosso20Sette, gli artisti e le artiste si sentono a proprio agio seppur dovendo lavorare su spazi e dimensioni ben più “ristrette” rispetto alla strada.
E proprio la strada è il filo conduttore da “Tonight the street are ours”, il brano di Richard Hawley nella colonna sonora del film diretto da Banksy “Exit Through the Gift Shop” del 2010, fino ad arrivare a “The (Street) Art of Peace”, la prima mostra del 2025 curata da Giorgio Silvestrelli per Rosso20Sette, una ulteriore dimostrazione del fatto che la street art non è più solo un fenomeno utile alla gentrificazione delle periferie e degli spazi urbani più degradati di New York, Filadelfia, Los Angeles, San Paolo, Berlino e delle tante altre metropoli diventate veri e propri hub della street art stessa dagli Anni 60 in poi.
Artiste come Laika, Dina Saadi, Lula Goce e Swoon trasmettono un messaggio forte e chiaro di ripudio della guerra e sostegno alla pace, attraverso opere in parte su tela, in parte su carta, la cui “bellezza esiste solo nella lotta” (citando il titolo del recente documentario di Guido Talarico sul Futurismo), un messaggio che sensibilizza chiunque su un tema tanto rilevante grazie all’ arte urbana, da intendersi come vero e proprio strumento di comunicazione sociale e politica volto a creare una identità al contempo personale e collettiva.
Ritroviamo queste artiste nella mostra per i 20 anni di Rosso20Sette, con 20 esponenti della street art dove i nomi stranieri prevalgono su quelli italiani, a ulteriore conferma della dimensione internazionale che la galleria ha acquisito nel corso degli anni, “Where the streets have no name”, cantavano gli U2, auspicando Bono di poter vivere in un mondo “where there aren’t such divisions”, quali differenze di razza, religione, cultura e status sociale.
Buon Compleanno, e keep on going!
20 Years of ROSSO20SETTE a cura di Tiziana Cino e Stefano Ferraro testo di Edoardo Marcenaro Artisti: Swoon, Shepard Fairey, Daniel Eime, Dina Saadi, Dot Dot Dot, Laika, Lula Goce, Alice Pasquini, Fin DAC, Marco Rèa, Iena Cruz, Daniele Tozzi, Emmeu, Veks Van Hillik, Jana & Js, Beau Stanton, Snik, Guerilla Spam, Amanda Arrou-tea
Opening sabato 10 maggio 2025 ore 18.00 Fino al 4 luglio 2025 Orari: dal martedì al sabato 11-19.00 Rosso20sette arte contemporanea Via del Sudario 39 – Roma info@rosso27.com tel.06 64761113 www.rosso27.com
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Con l’arrivo della primavera, Matteo Mauro Studio presenta due appuntamenti speciali dedicati all’arte contemporanea, invitando il pubblico del capoluogo lombardo a immergersi in esperienze visive e concettuali uniche: la mostra personale Nel buio di Alessandro d’Aquila e l’open studio After Spring, Before Summer.
Due esperienze visive e concettuali uniche: la mostra personale Nel buio di Alessandro d’Aquila e l’open studio After Spring, Before Summer.
Alessandro D’Aquila e Matteo Mauro (seduto)
I due appuntamenti offrono la possibilità di apprezzare l’innovativa fusione tra arte tradizionale e tecnologia digitale. Matteo Mauro, infatti, dopo la laurea in Arte ed Architettura presso la University College of London, ha collaborato con designer di fama internazionale come Ron Arad, e ha insegnato in diverse università britanniche.
La sua produzione artistica si distingue per l’uso di tecniche generative che reinterpretano l’incisione e la scultura classiche attraverso algoritmi complessi, creando opere che esplorano l’intersezione tra il passato e il futuro. Tra le sue serie più celebri figurano le Micromegalic Inscriptions, vincitrici di premi internazionali come il Master of Art 2018 e l’International Van Gogh Prize, conferito da José Van Roy Dalí.
Mauro è anche un pioniere nel campo dell’arte digitale, con opere che hanno raggiunto quotazioni significative e sono stati esposte in istituzioni prestigiose come la Royal Academy of Arts, il MEAM di Barcellona e il Qianjiang International Art Museum in Cina . La sua arte, definita “barocco digitale”, rappresenta una sintesi tra l’estetica classica e le potenzialità offerte dalla tecnologia contemporanea.
7 Maggio – Mostra personale di Alessandro d’Aquila: Nel buio
Ad inaugurare il mese, il 7 maggio alle ore 19:00, presso la storica Galleria Monopoli (Via Ventura 6, Milano), si terrà il vernissage di Nel buio, mostra personale dell’artista Alessandro d’Aquila, curata da Matteo Mauro. La mostra propone un dialogo profondo tra luci e ombre dell’inconscio, attraverso la serie in continua evoluzione delle Tavole Ottometriche Poetiche, avviata nel 2021. Un’esplorazione visiva in cui, come sottolinea Mauro, conscio e inconscio interagiscono strettamente, l’uno servendo da leva per accedere all’altro. L’esposizione invita il pubblico a un viaggio immersivo nel linguaggio simbolico e stratificato dell’artista, tra forme enigmatiche e richiami visivi nitidi, in bilico tra la poesia e la percezione.
21 Maggio – Open Studio: After Spring, Before Summer
Il 21 maggio, dalle ore 19:00 alle 21:00, Matteo Mauro Studio apre le sue porte per un evento esclusivo intitolato After Spring, Before Summer, pensato per accogliere il passaggio tra le stagioni e offrire al pubblico uno sguardo privilegiato sul processo creativo dell’artista.
I visitatori potranno esplorare l’atelier, dialogare con Matteo Mauro e scoprire da vicino una selezione di opere recenti, tra cui lavori appartenenti alle serie Micromegalic Inscriptions, Raw Inscriptions e Reliefs on Canvas. Sarà inoltre l’occasione per approfondire I only eat flowers, progetto multidisciplinare recentemente lanciato dallo studio, che coniuga ricerca artistica, sostenibilità e sensibilità contemporanea.
Entrambi gli eventi sono a ingresso libero e aperti al pubblico. Per appassionati d’arte, collezionisti e curiosi, un doppio appuntamento per esplorare nuove visioni, forme e pensieri in dialogo con la stagione del rinnovamento.
Info: – 7 maggio – Galleria Monopoli, Via Ventura 6, Milano – ore 19:00 – 21 maggio – Matteo Mauro Studio – dalle ore 19:00 alle 21:00
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Dal 7 maggio al 21 giugno 2025, Milano accoglie LIFE, il nuovo festival multidisciplinare di ZONA K: un progetto che intreccia teatro, arti visive, giornalismo, scienza e attivismo, per esplorare con sguardo lucido e linguaggio poetico i nodi del nostro tempo.
Il festival si svolgerà in una rete di spazi che valorizza e dà continuità alle collaborazioni cittadine avviate da ZONA K negli anni passati e sarà articolato in due parti: la prima, in collaborazione e coproduzione con la Fabbrica del Vapore, si terrà dal 7 al 19 maggio; la seconda, dal 4 al 21 giugno, si articolerà tra ZONA K, Teatro Out Off, Teatro Fontana e altri spazi cittadini non convenzionali.
LIFE Il nuovo Festival di Zona K
Opening 7 maggio h. 17,30 | Fabbrica del Vapore
con: Dries Verhoeven, Pietro Masturzo e Samuele Pellecchia (Prospekt), Rabih Mroué e Lina Majdalanie
Uno sguardo poetico e critico sul presente: quando la performance e l’installazione diventano strumenti di riflessione sul mondo
7 maggio – 21 giugno 2025 in coproduzione con Fabbrica del Vapore con il patrocinio di Comune di Milano
Come la nota rivista americana LIFE che ha documentato i momenti cruciali del XX secolo, da cui prende in prestito il nome, il Festival indaga la realtà con potenza iconica, trasformando la scena in lente d’ingrandimento sul mondo e ambisce a stimolare una riflessione sul presente attraverso l’incisività di una messa in scena che si muove sull’ambiguo confine tra realtà e finzione, sulle interpretazioni e sul gioco che regolano la relazione tra verità e menzogna, sullo smascheramento di uno spudorato uso dei media, sul potere della narrazione. Partendo da dati reali, propone un’indagine artistica che mescola linguaggi, supera i confini tra autore e interprete, e apre connessioni con diverse discipline. LIFE si colloca tra arte e informazione non convenzionale, con un approccio simile all’inchiesta, ma volto più a stimolare e far riflettere che a informare. È uno spazio d’incontro e confronto dove l’arte diventa strumento per capire la complessità del reale.
La giornata inaugurale del 7 maggio, ospitata negli spazi della Fabbrica del Vapore, ne esprime da subito la vocazione: Dries Verhoeven presenta Everything Must Go, installazione performativa immersiva che riproduce una corsia di supermercato e riflette, tra ironia e critica, sulle contraddizioni morali del consumismo contemporaneo.
Poco dopo, i fotoreporter di Prospekt, Pietro Masturzo e Samuele Pellecchia, aprono una finestra sulla Palestina contemporanea con Cronache di un’apartheid, breve racconto fotografico di soprusi e resistenza.
Chiude la serata Who’s Afraid of Representation?, la toccante performance di Rabih Mroué e Lina Majdalanie che mette in dialogo la body art e la violenza nei contesti di crisi, ponendo domande scomode sulla rappresentazione e sul potere delle immagini. Temi che verranno approfonditi da Mroué il giorno successivo nella conferenza non accademica Sand in the Eyes Mroué nella quale verrà indagata la manipolazione della percezione della violenza tanto nei video di propaganda dell’Isis quanto nelle comunicazioni ufficiali.
Il festival prosegue fino al 21 giugno in una costellazione di spazi e collaborazioni cittadine. Ogni evento, ogni forma, ogni artista – da quelli già noti al pubblico di ZONA K ai nuovi compagni di viaggio – contribuisce a un mosaico di sguardi e linguaggi dove la realtà non si mostra mai come dato, ma come materia viva da interrogare.
Oltre alle partnership con i teatri e gli spazi che lo ospitano, LIFE può contare su nuove e consolidate alleanze, tra le altre con Stratagemmi-Prospettive Teatrali, cheFare, Ecate, Ateatro, Fuoritraccia, Lapsus, Base Milano, la piattaforma europea IN-SITU, la rete Residenze Digitali, oltre che con diversi consolati e istituti culturali nazionali, media e organizzazioni culturali cittadine. Un sentito ringraziamento al Festival delle Colline Torinesi e al FIT Festival di Lugano per il supporto.
Programma della giornata inaugurale:
7 – 9 maggio, dalle ore 17:30 alle ore 22:30 | Spazio Messina PT DRIES VERHOEVEN (NL) EVERYTHING MUST GO – prima nazionale installazione performativa
Con l’introduzione delle casse self-service, il furto nei negozi è aumentato. Questo fenomeno ha ispirato l’artista olandese Dries Verhoeven a esplorare le frizioni morali della nostra società tardo-capitalista. Ha incontrato 24 persone che occasionalmente “dimenticano” di pagare i loro acquisti, parlato con ladri in detenzione e con coloro che considerano il furto una forma di resistenza politica. Questi consumatori proletari e autoproclamati Robin Hood sono stati invitati a esaminare se stessi e il mondo in cui operano. Tra le macerie del mercato libero, l’artista ha scoperto un gruppo di consumatori cinici che hanno interiorizzato l’etica opportunistica dell’ambiente economico che li circonda: perché essere virtuosi quando il mondo sta andando in rovina? Eppure, in pubblico, si presentano come persone perbene. Proprio come i supermercati, anche per loro l’etica è una questione di apparenza. Everything must go è un’installazione vivente che può essere visitata per 5 ore continuative al giorno. Lo spazio è occupato dalla rappresentazione di una galleria, replica di una corsia di supermercato, dotata di numerose telecamere di sorveglianza. Un performer, vestito da Biancaneve con una maschera da maiale, incarna il consumatore neoliberista. I visitatori possono passeggiare nell’installazione, sbirciare tra i prodotti o seguire gli eventi nel supermercato tramite gli schermi. Il testo si basa su interviste con esperti di furti nei negozi e sulle parole di Jean Genet, Karl Marx, Ruben Östlund, Rachel Shteir, Mathild Clerc-Verhoeven e Slavoj Žižek.
Durata: 60 minuti – Lingua: inglese con sottotitoli in italiano
È prevista interazione con il pubblico. Evento accessibile a persone a mobilità ridotta
concept Dries Verhoeven, interpreti Isadora Tomasi, Rosie Sommers, drammaturgia Hellan Godee, Miguel Melgares, sound design in collaborazione con Isadora Tomasi, montaggio del suono Peer Thielen, assistenza alla regia Didi Kreike, montaggio Niklas van Woerden, sottotitolazione Casper Wortmann, capo tecnico Roel Evenhuis, comunicazione Esra Merkel, produzione Ellen van Bunnik (‘n More), Jitske Weijand, adattamento testo per la versione italiana Eliana Rotella, con la supervisione di Val Wandja
Dries Verhoeven è un autore di teatro e artista visivo olandese. Crea installazioni, performance e happening nei musei e negli spazi pubblici cittadini. Al confine tra performance e arte installativa, il suo lavoro si concentra sul rapporto che nasce tra spettatori, performer, realtà quotidiana e arte, mettendo in luce aspetti critici del tessuto sociale in cui viviamo. Negli ultimi anni, Verhoeven ha costruito i suoi progetti concentrandosi sul concetto di crisi sistemica e sull’influenza dei media digitali nelle relazioni interpersonali. Dal 2020 è membro dell’Akademie van Kunsten olandese.
7 – 19 maggio, dalle ore 17:30 alle ore 22:30 | Cattedrale PIETRO MASTURZO E SAMUELE PELLECCHIA PROSPEKT (IT) CRONACHE DI UN’APARTHEID mostra fotografica Ingresso gratuito
Giovedì 7 Maggio ore 18:00 Presentazione del progetto di PROSPEKT, con gli autori.
“Il genocidio israeliano sui Palestinesi di Gaza rappresenta l’acuirsi di un processo di natura coloniale di lunga data. Per oltre sette decenni questo processo ha soffocato il popolo palestinese come gruppo – demograficamente, culturalmente, economicamente e politicamente -, cercando di spostarlo altrove, di espropriarlo e di controllarne la terra e le risorse. La Nakba in corso deve essere fermata e risolta una volta per tutte. È un imperativo dovuto alle vittime di questa tragedia altamente evitabile e alle future generazioni di quella terra.” Tratto dal report di Francesca Albanese, Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato dal 1967. Breve racconto fotografico di Pietro Masturzo e Samuele Pellecchia su vent’anni di soprusi quotidiani nella Palestina contemporanea.
Pietro Masturzo e Samuele Pellecchia fanno parte di Prospekt, agenzia nata a Milano nel 2004, che si occupa di ricerca e documentazione in ambito nazionale e internazionale. ll lavoro di Prospekt si occupa da sempre di questioni socio-politiche, con un particolare interesse per la resistenza dei popoli di fronte alla violazione dei diritti umani. I loro progetti fotografici sono stati pubblicati nei più importanti magazine internazionali ed esposti nei musei e gallerie di tutto il mondo. (prospektphoto.net)
7 maggio, ore 19:30 | Cattedrale RABIH MROUÉ E LINA MAJDALANIE (LB/DE) WHO’S AFRAID OF REPRESENTATION? spettacolo
I loro nomi sono Joseph Beuys, Chris Burden, Orlan, Marina Abramović e Gina Pane, nomi di spicco della body art europea esposti in un catalogo. Un grande schermo è posto al centro della scena, poi un uomo e una donna tirano a sorte. La donna viene scelta per prima e apre il catalogo a pagina 33; vedendo il nome di Gina Pane, ha 33 secondi per descrivere una performance dell’artista. La parte divertente di questo lavoro di Rabih Mroué e Lina Majdalanie non deve trarre in inganno. Quando è il suo turno, Mroué deve raccontare la storia di Hassan Mamoun, un funzionario pubblico del Libano che ha ucciso dieci persone.
Il duo artistico affronta il tema della violenza autoinflitta dagli artisti del corpo e della violenza che colpisce il loro Paese, affrontando questioni controverse legate alla rappresentazione in una società in crisi, fatta di comunità diverse e dove l’individualismo è visto come una minaccia. Presentata per la prima volta nel 2005, la pièce riattiva la memoria della violenza esibita nella corrente artistica della body art degli anni Settanta giustapponendola alla ben più dirompente violenza delle zone di guerra e che spesso l’ha ispirata. Un’evocazione e un omaggio a quei artisti estremi che mettono in discussione il potere e il significato della rappresentazione in reazione a una realtà intollerabile che continua ad avere un impatto su di noi mezzo secolo dopo.
Durata: 60 minuti – Lingua: arabo e francese con sovratitoli in italiano Evento accessibile a persone a mobilità ridotta.
di Rabih Mroué, con Lina Majdalanie e Rabih Mroué, scenografia Samar Maakaroun, direttore tecnico Thomas Köppel, assistente alla regia Racha Gharbeih, traduzione e sopratitoli in italiano a cura di Festival delle Colline Torinesi, prodotto da Associazione libanese per le arti plastiche (Ashkal Alwan) – Beirut, Teatro Hebbel – Berlino, Siemens Art Program – Germania e Centro Nazionale della Danza – Parigi, con il sostegno di TQW – Vienna
Rabih Mroué e Lina Majdalanie sono nati a Beirut nel 1966 ma risiedono a Berlino. Lavorano generalmente insieme, pur portando avanti anche progetti personali. Rabih Mroué ha sviluppato una pratica artistica versatile in cui assume, spesso contemporaneamente, le funzioni di attore, regista e drammaturgo, con una peculiare capacità di fotografare il contemporaneo. Dal 1990 insieme a Lina Majdalanie ha realizzato performance che confondono i confini tra le discipline in una fusione poetica di teatro, installazioni, performance art e video. Insieme presentano opere che riflettono direttamente le realtà sociali e politiche del loro paese, mentre approfondiscono le questioni e le contraddizioni alla base della società libanese.
LIFE è un progetto di ZONA K, in collaborazione con Fabbrica de Vaporezonaklife.it Direzione artistica: Valentina Kastlunger e Valentina Picariello Direzione organizzativa: Silvia Orlandi Direzione didattica: Federica Di Rosa Organizzazione: Federica Bruscaglioni e Giulia Storchi Amministrazione: Valeria Casentini Grafica: Neo Studio di Leonardo Mazzi Direzione tecnica: Mario Loprevite Foto: Luca Del Pia Ufficio stampa: Renata Viola | violarenata67@gmail.com | T. +39 348 5532502 Emanuela Filippi | press.eventiecomunicazione@gmail.com | T: +39 392 37966688
ZONA K nasce a Milano nel 2011 come spazio culturale dedicato allo scambio tra diverse discipline artistiche e culturali. Ospita eventi e azioni di teatro, cinema, danza, musica, arte visiva. Si afferma nel panorama culturale cittadino e nazionale per la sua programmazione rigorosa, aperta all’avanguardia europea, impegnata in un’arte che guarda al presente, che coinvolge in diversa forma e misura il pubblico, che utilizza dispositivi tecnologici per nuove forme di fruizione artistica, che abita in luoghi non convenzionali. Accanto all’attività di programmazione, cura relazioni con i territori, attività di formazione, ricerca artistica nel mondo interculturale, residenze per artisti, produzioni con artisti internazionali.
Nel febbraio 2019 ZONA K si aggiudica il bando di gara per la concessione in uso dello storico edificio denominato “Casa degli Artisti” di Milano, che da allora gestisce insieme ad altre 4 organizzazioni (That’s Contemporary, Atelier Spazio Xpò, NIC, Centro Itard Lombardia) come centro di residenza interdisciplinare.
Dal 2025 ha deciso di cambiare il formato della sua programmazione lanciando LIFE, il festival interdisciplinare dedicato alla narrazione della realtà attraverso il teatro, le arti, i media.
ZONA K associazione culturale Via Spalato 11, 20124 Milano Tel/fax 02 97378443 mail info@zonak.it sito www.zonak.it
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Nuovo appuntamento da non perdere nella ricca stagione concertistica di Asolo MusicaVeneto Musica a Lo Squero. Il prossimo concerto di sabato 10 maggio è un omaggio aGeorges Bizet in occasione dei 150 anni dalla morte e vede in scena, con pagine diBizet e di altri autori a lui contemporanei, Sima Ouahman, soprano, Amandine Portelli, mezzosoprano, Bergsvein Toverud, tenore, Clemens Frank, baritono,e Robin Le Bervet e Moeka Ueno al pianoforte.
ASOLO MUSICA VENETO MUSICA Auditorium Lo Squero La stagione dei concerti 2025 X edizione
Fondazione Giorgio Cini Venezia – Isola di San Giorgio 22 marzo – 6 dicembre 2025 X Edizione
L’intenso calendario della stagione concertistica di Asolo Musica Veneto Musica all’Auditorium “Lo Squero”, sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, prosegue con un nuovo appuntamento da non perdere sabato 10 maggio alle 16.30. Il concerto, che rientra nell’ambito del Festival primaverile del Palazzetto Bru Zane “Bizet, l’amore ribelle”, rende omaggio a Georges Bizet a centocinquant’anni dalla morte ed è realizzato in coproduzione con il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française, centro di ricerca che ha come vocazione quella di favorire la riscoperta del patrimonio musicale francese del grande Ottocento (1780-1920), e in collaborazione con l’Académie de l’Opéra national de Paris. Intitolato Nuovi Romantici, l’evento vede protagonisti Sima Ouahman, soprano, Amandine Portelli, mezzosoprano, Bergsvein Toverud, tenore, e Clemens Frank, baritono, mentre al pianoforte saranno Robin Le Bervet e Moeka Ueno, impegnati in melodie e duetti di Bizet e dei suoi contemporanei.
In un intreccio di trame e virtuosismi, gli artisti accompagneranno il pubblico con brillante raffinatezza in un panorama artistico denso di storie e linguaggi espressivi, un viaggio in musica che immerge nelle atmosfere ottocentesche dei salotti parigini dove fiorì la moda della mélodie, lanciata da Gounod e Berlioz. Il programma presenta un ventaglio di pagine di musica vocale da camera di Bizet, brani con testi che guardano alla grande poesia romantica e classica (Victor Hugo, Lamartine, Musset, Gautier); in particolare, del celebre compositore saranno eseguiti, tra gli altri, Rose d’amour e Chanson d’avril in apertura di concerto, Ghazel da Djamileh in chiusura e Adieux de l’hôtesse arabe, su testo di Hugo, senza dubbio la più celebre delle melodie di Bizet. Oltre alle pagine di Bizet, autore dell’opera francese oggi più rappresentata al mondo, Carmen, il concerto prevede un’antologia di brani di autori suoi contemporanei quali Jules Massenet, autore di una musica vocale da camera che procede per grandi cicli con una stagione o un sentimento come fonte d’ispirazione, in scaletta con Nuit d’Espagne, Souvenir de Venise e, infine, Rêvons, c’est l’heure, su testo di Verlaine; Charles Gounod con Venise, brano di epoca giovanile ma rivisto nel 1855, e Camille Saint-Saëns con El Desdichado, una chanson espagnole per due voci e orchestra (trascritta anche successivamente per pianoforte) dedicata alle figlie di Pauline Viardot, mezzosoprano, pianista e compositrice francese, figlia del tenore spagnolo Manuel Garcia.
Con gli interpreti intenti a esplorare gli innumerevoli spunti che si levano dalle partiture, il concerto presenta un programma di raro ascolto che apre originalmente ad un mosaico di narrazioni e suggestioni, in un crocevia di storie che riflettono la profonda vivacità dell’ambiente parigino ottocentesco, quando le migliori energie musicali e letterarie d’Europa trovarono nella capitale francese la propria città d’elezione.
Sima OUAHMANSoprano Nata a Parigi e residente a Bordeaux, il soprano di origini irano-marocchina Sima Ouahman inizia gli studi musicali con il pianoforte all’età di sette anni presso il Conservatoire di Bordeaux, dove scopre l’arte lirica e si unisce alla classe di Maryse Castets. Prosegue la formazione partecipando a masterclass con Claudia Visca, David Bižić, Jeff Cohen, Florence Guignolet, Béatrice Uria Monzon, Jean-François Lombard e Benoît Dratwicki. Debutta nel ruolo di Papagena nel Flauto Magico di Mozart nel luglio 2019 al Festival Musique en Ré. Nel giugno 2021 partecipa al concerto dell’associazione Unisson presso l’Auditorium dell’Opéra National de Bordeaux, interpretando estratti del Viaggio a Reims di Rossini e delle Nozze di Figaro di Mozart. Si esibisce nel repertorio barocco nel ruolo di Spinette in La Vénitienne di Michel de La Barre all’Opéra de Limoges, in collaborazione con il Centre de musique baroque di Versailles. Nell’estate del 2022, torna al festival Musique en Ré nel ruolo di Parthoenis in La Belle Hélène di Offenbach, sotto la direzione di Pierre Dumoussaud, e come solista nel Magnificat di Bach diretto da Raphaël Pichon. Sima Ouahman entra a far parte dell’Académie de l’Opéra national de Paris nel settembre 2023, interpretando il ruolo di una Pastorella in L’enfant et les sortilèges al Palais Garnier e quello di Mrs. Fiorentino in Street Scene sotto la direzione di Yshani Perinpanayagam e nella regia di Ted Huffman alla MC93-Maison de la Culture di Seine-Saint-Denis.
Amandine PORTELLIMezzosoprano Amandine Portelli inizia a cantare a 8 anni entrando nel Coro di Voci Bianche della Maîtrise di Bordeaux diretto da Alexis Duffaure. Diventa presto solista, interpretando le parti per alto solista dello Stabat Mater di Pergolesi (2018) e del Gloria di Vivaldi (2019). Nel 2019 entra al Conservatoire di Bordeaux nella classe di canto di Maryse Castets. Dal 2020 Salvatore Caputo la dirige nel suo primo Requiem di Mozart e, durante la stagione 2021-2022, interpreta tutte le parti soliste di Verfügbar aux enfers di Germaine Tillion. Partecipa inoltre a un concerto dell’associazione Unisson, interpretando estratti dal Viaggio a Reims di Rossini e dalle Nozze di Figaro di Mozart. È anche alto solista nel Magnificat di Bach diretto da Raphaël Pichon e solista in un programma di arie tratte dal film Farinelli, sotto la direzione di Thomas Tacquet-Fabre. Selezionata per la prima Académie de l’Opéra National de Bordeaux, interpreta il ruolo di Didone in Didone ed Enea di Purcell al Grand Théâtre di Bordeaux nel febbraio 2023, proseguendo la collaborazione con questa istituzione attraverso diversi recital e nel ruolo di Maria in Porgy and Bess di Gershwin. Nel novembre 2023 debutta sul palco dell’Opéra Garnier nei ruoli della Gatta e dello Scoiattolo in L’Enfant et les sortilèges di Ravel, sotto la direzione di Patrick Lange. Collabora con artisti rinomati come William Christie, Jeff Cohen, Irène Kudela, Christian Ivaldi e Claudia Visca. Vince il primo premio del Concorso Internazionale di Canto Lirico di Béziers nel 2024, oltre al premio junior (16-18 anni) del Concorso Bellan e al Cap Ferret Music Open nel 2021. Amandine Portelli entra nell’Académie de l’Opéra national de Paris nel settembre 2024.
Bergsvein TOVERUDTenore Il tenore americano-norvegese Bergsvein Toverud ha conseguito un master presso la Eastman School of Music e una laurea presso la Furman University. Il pubblico lo ha applaudito nel ruolo di Roméo in Roméo et Juliette di Gounod, in una produzione per famiglie del Central City Opera. Nel programma Bailey Apprentice Artist del Palm Beach Opera, Bergsvein Toverud ha partecipato a numerosi concerti e interpretato diversi ruoli, tra cui quello di Bardolfo in Falstaff di Verdi, nella prima produzione di quest’opera da parte della compagnia. Nel 2023 ha ricevuto un premio d’incoraggiamento dalla George & Nora London Foundation, così come dal concorso Laffont del Metropolitan Opera. È stato inoltre finalista al concorso Friends of Eastman Opera Aria Competition nel 2021. Bergsvein Toverud entra nell’Académie de l’Opéra national de Paris nel settembre 2024.
Clemens FRANK Baritono Clemens Frank studia canto presso l’Università di Musica e Arti Performative di Vienna nella classe del professor Martin Vacha, dove ottiene il diploma di laurea con lode, per poi iniziare il master in “Vocal Performance”, studiando con musicisti di fama come Florian Boesch, C.U. Meier e Hartmut Keil. Partecipa al Festival di Salisburgo, dove debutta come solista e canta con la Deutsche Radiopharmonie sotto la direzione di Elias Grandy. Il pubblico lo apprezza nel ruolo del Conte Almaviva nelle Nozze di Figaro di Mozart alla Kammeroper di Monaco, di Papageno nel Flauto Magico al Festival Klassik Klang a Berndorf nel 2022, del ruolo-titolo in Evgenij Onegin di Čajkovskij al Teatro del Castello di Schönbrunn, di Dr. Falke in Die Fledermaus di Strauss, e nei ruoli di Plutone/Aristeo nell’operetta Orphée aux Enfers di Offenbach. Tornato a Schönbrunn, interpreta i ruoli del Gran Sacerdote in Idomeneo di Mozart e di Herr Fluth in Le allegre comari di Windsor di Nicolai. È finalista del “SWR Junge Opernstars 2024 – Emmerich Smola Förderpreis” e vincitore del concorso “Zukunftsstimmen” di Elīna Garanča. È inoltre vincitore del Lions Music Award Austria e borsista del fondo Anny Felbermayr. Clemens Frank entra nell’Académie de l’Opéra national de Paris nel settembre 2024.
Robin LE BERVETPianista e maestro collaboratore Pianista e maestro collaboratore, Robin Le Bervet ha iniziato gli studi musicali all’età di 6 anni a Pontivy (Bretagna). Ha proseguito la sua formazione al Conservatorio di Rennes e poi al Pôle Supérieur di Lille in pianoforte e accompagnamento. Successivamente si è specializzato al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse de Paris in direzione di canto. Appassionato di voce e accompagnamento vocale, lavora regolarmente con l’Opéra de Rennes, l’Opéra de Lille (progetto di opere per bambini “Finoreille”) e al Château de Linières per produzioni di opere all’aperto. Si esibisce inoltre con diversi ensemble: il Chœur de Chambre Mélisme(s), il Coro In Paradisum, il Bagad de Vannes e la compagnia Lyrisme de Rue. Ha partecipato a numerose produzioni come maestro collaboratore: Il piccolo spazzacamino di Benjamin Britten (Opéra de Rennes), Carmen di Bizet, Aida e Il trovatore di Verdi, La Voix humaine di Poulenc, Cavalleria rusticana di Mascagni (Linières), e Les Noces Variations di Lavandier/Mozart (Opéra de Lille). Robin è anche in possesso del Diploma di Stato (DE) e ha insegnato pianoforte presso i conservatori di Rennes, Saint-Omer e Lille. Accompagna regolarmente i corsi di canto al Pont-Supérieur Bretagne Pays de la Loire. Nell’estate 2023 ha organizzato e accompagnato due sessioni di masterclass con il regista Alain Garichot presso l’Eden Palace nel Morbihan. Robin Le Bervet è entrato a far parte dell’Académie de l’Opéra national de Paris nel settembre 2023.
Moeka UENOPianista e maestra collaboratrice Moeka Ueno ha iniziato a studiare pianoforte all’età di 5 anni, approfondendo successivamente percussioni, corno e composizione. Dopo gli studi alla Tokyo Metropolitan Senior High School of the Arts con Rintaro Akamatsu e Akira Eguchi, nel 2019 è stata ammessa all’unanimità al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse de Paris (CNSMDP), dove ha conseguito una laurea in accompagnamento e musica da camera nel 2022. Durante questo percorso ha lavorato con Claude Collet, Billy Eidi, Géraldine Dutroncy e Hei-Sung Kang. Nel 2024 ha completato un master in direzione di canto (nelle classi di Erika Guiomard e Nathalie Dang) e in accompagnamento vocale (nelle classi di Anne Le Bozec ed Emmanuel Olivier) presso il CNSMDP. Nel 2023 ha frequentato la classe di accompagnamento vocale di Ralf Heiber alla Musik und Kunst Privatuniversität der Stadt Wien (MUK) a Vienna per sei mesi nell’ambito di un progetto Erasmus. Selezionata per l’Académie de chant del Festival d’Aix-en-Provence nel 2023 e per l’Académie Solti a Venezia come maestra collaboratrice, è stata invitata a partecipare a numerosi festival internazionali, tra cui il Festival Internazionale di Colmar e il Festival Transat en Ville a Rennes. Moeka Ueno ha preso parte a numerosi concerti sinfonici con l’Orchestre Philharmonique de Radio France come pianista, sotto la direzione di maestri prestigiosi come Daniel Harding, Mikko Franck, Jakub Hrůša e Pablo Heras-Casado. Fa parte della promozione 2023-2024 di Génération Opéra e entra nell’Académie de l’Opéra national de Paris nel settembre 2024.
La X Stagione dei Concerti 2025 è organizzata con il sostegno del Ministero della Cultura, dalla Regione Veneto e da Bellussi Spumanti, CentroMarca Banca,Hausbrandt, Massignani & C., Zanta pianoforti.
AUDITORIUM lo Squero Fondazione Giorgio Cini – Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia Stagione concertistica 2025 Tutti i concerti avranno inizio alle 16.30 Per i biglietti: www.boxol.it/auditoriumlosquero Con biglietto integrato il pubblico avrà la possibilità di visitare la Fondazione Cini, il Labirinto Borges, il Bosco con le Vatican Chapels e il Teatro Verde.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Annunciato il programma completo della IV edizione di Liquida Photofestival, in programma dall’8 all’11 maggio 2025, al Polo del ‘900 di Torino. Un nuovo appuntamento per il festival dedicato alla fotografia contemporanea, diretto da Laura Tota e promosso da PRS Srl Impresa Sociale, che da sempre pone il proprio accento sulla scoperta e la valorizzazione dei talenti emergenti della fotografia d’autore italiana e internazionale.
LIQUIDA PHOTOFESTIVAL IV EDIZIONE Polo del ‘900 – Torino 8 – 11 maggio 2025
“Il giorno in cui ricorderò” è il tema di questa nuova edizione del festival, un invito a riflettere sul legame tra fotografia e memoria, tra archivi fisici e la crescente smaterializzazione dell’immagine nell’era digitale. “In un tempo in cui la memoria diventa sempre più liquida” – afferma la direttrice artistica Laura Tota – “vogliamo indagare il potenziale della fotografia nel dare forma al passato e immaginare il futuro”. La scelta del Polo del ‘900 di Torino come sede rafforza questo intento: luogo simbolo della memoria storica, diventa cornice ideale per un racconto visivo che connette il secolo scorso alle sfide del presente.
A partire da giovedì 8 fino domenica 11 maggio, dalle 10:00 fino alle 20:00 (fatta eccezione per la prima giornata dalle 18:00 alle 21:00)le affascinanti sale di Palazzo San Daniele, cuore del Polo del ‘900, faranno da cornice alla manifestazione, ospitando le opere dei migliori autori emergenti, italiani e internazionali, nel panorama della fotografia contemporanea, oltre ad un ricco programma di talk e incontri. I biglietti di ingresso sono acquistabili dal sito: https://www.paratissima.it/liquida-photofestival-2025/.
I PROGETTI E GLI AUTORI IN MOSTRA
Tra le mostre presenti nella sezione Guest Project spazio a “What Echoes Remain – Fotografie e archivi tra Palestina, Ucraina e identità contese“, progetto espositivo esclusivo realizzato da Liquida Photofestival con la curatela di Laura Tota, che mette insieme i lavori di Sofya Chotyrbok, Greg. C. Holland e Varvara Uhlik, per un ciclo di opere che indaga sulle eredità invisibili della guerra, riflettendo sui conflitti non vissuti direttamente, ma che ci abitano, lasciando tracce nei corpi, nelle memorie familiari e nelle identità. Dalla Palestina, indagata da Greg C. Holland, attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, al conflitto russo-ucraino documentato da Sofya Chotyrbok e Varvara Uhlik (vincitrice Liquida Grant Full Project), che intrecciano le proprie storie personali, attraversate da ambivalenze culturali (entrambe le autrici hanno radici sia russe che ucraine), in un racconto visivo che coglie la loro pluralità identitaria in costante trasformazione. In “What Echoes Remain” la fotografia diventa strumento di ascolto, di riscrittura, di resistenza.
La sezione EdiTable,lo spazio dedicato all’editoria curato da Vittoria Fragapane, book editor della casa editrice elvetica ArtPhilein, vede in mostra un progetto speciale della fotografa statunitense Katie Prock, “Yesterday We Were Girls“, un lavoro in cui l’autrice rilegge la propria adolescenza trascorsa in una comunità mennonita, segnata da rigide norme religiose e dal peso silenzioso delle malattie mentali familiari. L’opera si presenta come un grande collage composto da centinaia di fogli manipolati visivamente e testualmente: fotografie e poesie scritte a mano si sovrappongono per evocare la natura discontinua della memoria, trasformando la pratica fotografica in un gesto di riscrittura e di cura.
Per Liquida Grant, il macro-contenitore del festival che premia le migliori proposte selezionate da giurie di esperti e operatori del settore, verranno presentati numerosi progetti. La vincitrice del premio Full Project è Varvara Uhlik, con un lavoro già incluso nell’esposizione “What Echoes Remain”. Per la sezione collettiva One Shot, i dieci scatti vincitori sono firmati da: Maria Siorba, Anton Bou, Antonella Castelnuovo, Chiara Tancredi, Federica Baruffi, Gerasimos Platanas, Lydia Toivanen, Cristian Iacono, Ronya Hirsma e Mirko Ostuni.
Artphilein Edition premia l’intenso lavoro di Francesco Pennacchio per il progetto “Unlike Flowers”, un’indagine poetica sulla memoria e la perdita, in cui l’autore ripercorre i luoghi vissuti dalla madre, scomparsa durante la sua infanzia. Il progetto sarà pubblicato in un libro d’autore dalla casa editrice elvetica e presentato durante il festival.
Discarded Magazine, piattaforma online che esplora il potenziale delle immagini scartate e dimenticate, assegna i suoi premi a Marinos Tsagkarakis e Maria Siorba. Il premio Iconic Artist è stato attribuito a tre artisti: Mirko Ostuni, vincitore della cover e di un editoriale nella prossima edizione cartacea del magazine, e Ronya Hirsma e Lydia Toivanen, entrambi selezionati per un’intervista e un approfondimento editoriale. Infine, il premio ImageNation Milan è stato assegnato a Giandomenico Veneziani con lo scatto “Sleeping with the ghosts”.
Nella sezione collettiva Exhibition, Liquida presenta le migliori proposte pervenute tramite call, per un vero e proprio caleidoscopio dei progetti contemporanei più promettenti. In mostra gli scatti di: Julia Bohle, Mattia Bonucci, Chiara Bruno, Salvatore Cocca, Mattia Dagani Rio, Beppe Giardino, Giulia Gustavsen Angelini, Daniela Gobetti, Lorenzo Gonnelli, Yuehan Hao, Giorgia Lippolis, Gianluca Micheletti, Marta Passalacqua, Alberto Rava, Scatti lenti by Giorgio Cerutti, Catia Simões, Marta Valls i Valls, Primo Vanadia, Carmen Woreth, Tianyi Xu e Filippo Zanella.
TALK E LETTURE PORTFOLIO
Liquida Photofestival ospiterà un fitto programma di talk curati da Vittoria Fragapane, che animeranno la sezione EdiTable con incontri, conversazioni e presentazioni editoriali selezionate in sintonia con il concept del festival. Tra gli ospiti: Maximiliano Tineo (Boîte Editions) e Giulia Brivio, esploreranno la migrazione e il concetto di “casa” attraverso fotografie, immagini d’archivio e documenti personali raccolti tra Francia e Argentina; Yvonne De Rosa in dialogo con Simone Azzoni; Jonathan Lorilla, in conversazione con Laura Tota e Paola Robiolio Bose, presenterà un focus speciale sul nuovo numero di ICONIC e sui talenti emergenti premiati dal Liquida Grant.
Accanto ai talk, tornano il 10 e 11 maggio le attesissime letture portfolio One to One, un’occasione preziosa e gratuita per i fotografi emergenti di confrontarsi direttamente con professionisti del settore. Le sessioni, della durata di 15 minuti, saranno condotte da Laura Tota, Vittoria Fragapane, Gian Marco Sanna, Alex Urso e Rosa Lacavalla, che offriranno un’analisi critica e costruttiva del lavoro presentato, con suggerimenti utili per l’evoluzione progettuale in chiave editoriale, espositiva e narrativa.
UN FESTIVAL PER LA NUOVA FOTOGRAFIA
Liquida Photofestival si conferma un appuntamento imperdibile per appassionati e professionisti: un luogo di incontro, formazione e confronto, dove il linguaggio visivo diventa strumento di narrazione, ricerca e memoria.
Ciò che rende il festival unico è la sua vocazione a valorizzare i talenti emergenti della fotografia contemporanea, offrendo loro visibilità e spazio progettuale. In una settimana ricca di appuntamenti dedicati alla fotografia a Torino, Liquida Photofestival si distingue come piattaforma indipendente e necessaria, laboratorio di nuove visioni e terreno fertile per le autorialità di domani.
Con il patrocinio di Città di Torino, Città Metropolitana di Torino e Regione Piemonte In collaborazione con Polo del ‘900 Media Partner: Collater.al Magazine Official Automotive Partner: Gino Spa, OMODA&JAECOO Italia Powered by: Paratissima, PRS Srl Impresa Sociale.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Il Teatro Vittorio Emanuele inaugura la nuova stagione dedicata all’arte contemporanea nel Foyer e curata da Solveig Cogliani, esperta per le arti visive. Con la “preghiera laica” di Patrizia Bonardi come la critica Mariateresa Zagone definisce l’esperienza di annodamento collettivo di bendaggi medici e la sua “arte partecipata”, il teatro si fa dialogo, al suo interno e con l’esterno, sui grandi temi socio-politici e sulle problematiche ambientali. L’opera di Patrizia è al medesimo tempo potente nel significato e delicata nel significante. Quasi tutte le opere di Patrizia Bonardi presentano cera d’api su legno e/o su bendaggi medici. Patrizia Bonardi è un’artista visiva e vive a Bergamo; è fondatrice dello spazio no-profit di ricerca tra arte contemporanea e sociologia, BACS a Leffe. È anche direttrice artistica, presidente e socia dell’associazione Artists.Sociologists.
Il Vittorio Emanuele inaugura la stagione primaverile delle esposizioni di arte visiva.
Sabato 17 maggio alle ore 17,30 vernissage di “Germinale” di Patrizia Bonardi con la partecipazione degli studenti dell’Istituto d’arte La Farina – Basile alla performance dell’artista.
L’esposizione durerà sino al 15 giugno 2025 e sarà visitabile dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 18.00 e la domenica dalle 10.00 alle 12,30.
Con questo primo evento del 2025 si intende proseguire il percorso espositivo di arte contemporanea avviato nella precedente stagione con i Maestri della collezione della Fondazione Orestiadi e l’esposizione del David di Alessandro Calizza, attraverso l’opera di artisti di rilievo nazionale ed internazionale, che con le loro azioni sono capaci di evidenziare luci e ombre, paure e speranze proprie della nostra contemporaneità, così come, evidenziano il Presidente Orazio Miloro ed il Sovrintendente Gianfranco Scoglio, negli spettacoli teatrali che caratterizzeranno la stagione ed in particolare “Il Colore del sole” che andrà in scena a maggio 2025 suggerito dalle tele del Caravaggio.
Il Global Risks Report 2024 del World Economic Forum 2024 segnala come macro fattori più rilevanti di rischio del nostro presente il peggioramento delle due grandi crisi che caratterizzano questo periodo storico, il cambiamento climatico e le guerre, in particolare in Ucraina e Medio oriente; dall’altra una amplificazione delle tensioni che accompagnano il cambiamento tecnologico e le incertezze legate alle sperequazioni economiche. Ambiente e Pace sono, dunque, le direttrici su cui si muove questa prima proposta espositiva per il 2025.
E quale migliore forma di comunicazione e di stimolo per la riflessione se non quella costituita dall’arte, che da sempre costituisce mezzo per esprimere idee, bellezza, per descrivere una situazione storica, politica o sociale e per svolgere opera di informazione e di sensibilizzazione.
Si ringrazia Confagricoltura donne Sicilia e l’Azienda agricola Kibbò per la degustazione di miele in occasione del Vernissage.
GERMINALE – Patrizia Bonardi di Mariateresa Zagone
“…Digli che, se fosse un bambino, non dovrebbe tormentare i suoi sogni, il bambino non sarebbe mai dovuto nascere da una madre, ma dalla terra. Quel bambino è un seme, ricordaglielo, il seme si trova sottoterra, è qualcosa di ostinato, più profondo di un tunnel.”
Mai Serhan
Un’arte partecipata, relazionale, un’azione performativa che dà l’avvio ad una mostra decisamente inedita per Messina, che esplora il confine “sottile” fra partecipazione ed obnubilamento della coscienza, fra vacua libertà dell’individuo ottenebrato e capacità di prendere parte all’umanità e al suo stare nel mondo. La preghiera laica di Patrizia Bonardi, un annodamento collettivo di bendaggi medici come pietosissimi grani di un rosario sanguinante con pochi misteri della gioia e troppi del dolore è, in primis, per i bimbi di Gaza e di tutte le guerre del mondo.
Ma Germinale è anche una immensa installazione multipla ed organica, fatta di cellule, opere che pendono, si arrampicano ordinate ai pannelli, invadono lo spazio da camminare e da esperire, è il germinare di forme liriche e leggere da cui siamo esteticamente coinvolti e, parimenti, eticamente interrogati. Una mostra “politica” il cui filo conduttore si snoda lungo una profonda riflessione sul senso di comunità, sui sogni, sulle utopie dell’unica umanità che siamo, sulle relazioni di un homo sapiens che ha tradito il senso collettivo, il senso di appartenenza alla vita tutta, dall’altro, all’aria, all’acqua. Patrizia ci invita con gentilezza a tratteggiare i contorni di un mondo possibile, a riscoprire lo spazio dell’umanità riposizionando lo sguardo sull’altro da noi e, nell’infausto paradosso che è il nostro presente di diritti, vecchi e nuovi, apparentemente sanciti ai quali corrispondono sproporzionate sofferenze in aumento, di povertà, di privazione di libertà, di sradicamento, Germinale reca in sé l’idea di rinascita, di semi gonfi di pioggia e di vita e diventa metafora di una rifioritura etica attraverso un linguaggio espressivo che chiama in causa ogni spettatore con un coinvolgimento materiale ed estetico.
Il titolo, che riprende il nome del settimo mese (marzo-aprile) del calendario repubblicano rivoluzionario francese con il significato di “mese in cui germogliano le piante” trova epifania in Oasi per i bambini, installazione baricentro della prima sala che declina la leggerezza nella pianta lussureggiante di un’oasi, appunto, intreccio di bende imbevute di cera d’api d’acacia, la più chiara, che cresce moltiplicando vita, come per mitosi, a cui, in contrappunto, corrispondono le fonti di bende annodate in memoria delle decine di migliaia di bambini morti a Gaza, accanto alle quali trovano spazio, con simile significato, le cascate e i fiori di loto progettati per la performance. Oltrepassando il salone delle Erme, oltre i cerchi/gioco, dolorosa installazione che rende più tagliente del vetro l’idea dell’infanzia spezzata, a sinistra Mare Bandiera e Relitto mare, a destra le Nasse, sottolineano l’impermanenza, l’instabilità di masse umane in fuga per mare, trappole e carcasse.
Un grande mare in cui annegano la coscienza ed il dolore, immensità di acqua fatta da singole onde cui allude, appunto, il singolare plurale di Mare bandiera.
Le installazioni di Patrizia sono frutto di una ricerca da sempre orientata ad indagare la dimensione sociale dell’essere umano e la sua relazione con l’etica individuale; la sua responsabilità rispetto alle storture ed alle ingiustizie è una parabola tra la luce e l’ombra dell’esistenza, fra le vibrazioni profonde e nascoste che legano indissolubilmente gli uomini alla natura. È un’arte del silenzio la sua, una pratica che, pur non sottraendosi all’urgenza contingente dell’attualità, si fa assoluta attraverso un linguaggio essenziale che non prescinde dall’immagine ma la distorce in senso lirico in una costante evoluzione formale: Patrizia sperimenta tecniche e materiali, declina in armonia lieve la relazione tra spazio e opera e tra quest’ultima e l’osservatore immergendo il pubblico in un’atmosfera sospesa e bianca di luce. L’arte rende visibile senza urlare l’ingiustizia della guerra, di ogni guerra in cui “Dio non è MAI con noi”, la precarietà di ogni vita nata solo per un caso dalla parte “sbagliata” e la necessità di entrare nell’azione, di non distogliere lo sguardo, di essere consapevoli come condizione fondamentale dell’esistere, di sciogliere quei ‘nodi’ che ostacolano la capacità di prendere parte. Nel suo lavoro gli studi tonali e l’equilibrio compositivo si fondono con una forte sperimentazione dei materiali, dai tessuti alle cere dal legno ai metalli, e con una ricerca concettuale tendente all’armonia con la natura e con gli altri esseri viventi. C’è un bagliore particolare che illumina questa possibilità, la meraviglia della com-passione in cui Patrizia ci tuffa con quel bianchissimo riverbero di luce prende la nostra esistenza carica di filtri e la libera dalle bende dell’ignavia, ci fa respirare l’estasi della leggerezza e, consentitemi la retorica, della speranza. Il discorso va oltre la tecnica e i riferimenti, è la poetica dell’umanità, l’eroica normalità di lasciarsi coinvolgere fuori dal proprio “particulare”.
Arte morbida e soffice ma solo nella materia, portatrice sanissima di spirito, pura e sacra, che ci invita a guardare e toccare quelle bende che curano, quelle cere che avvolgono, a scoprire la luce del nostro lato buio, delle nostre cicatrici, dei nostri lividi, perché è esattamente questa luce che ci rende la bellezza che siamo.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Martedì 13 maggio p.v., alle ore 18.00 a Rovigo, in Sala Arazzi di Palazzo Roncale, nell’ambito della mostra “Cristina Roccati. La donna che osò studiare fisica”, sarà presentata la monografia che Fabrizio Malachin, Direttore dei Musei Civici Trevigiani ed esperto del ‘700 Veneto, ha dedicato al rodigino “Mattia Bortoloni. Artista dell’estro pittoresco”.
“Il ‘700 è il secolo d’oro delle arti a Rovigo: è il secolo della rinascita dell’Accademia (celebri i ritratti di Tiepolo, Nogari, Piazzetta, Longhi eccetera) e, se Cristina Roccati esprime il livello dell’attenzione alle scienze a Rovigo in epoca settecentesca, Mattia Bortoloni rappresenta il meglio di questa terra nel campo artistico” afferma Alessia Vedova, responsabile dell’ufficio patrimonio artistico ed evento espositivi della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, curatrice della grande mostra sul Bortoloni messa in scena in Palazzo Roverella nel 2010.
In occasione dell’incontro, in Sala Arazzi verrà esposta “L’elemosina di San Tommaso da Villanova”, di Mattia Bortoloni, dipinto patrimonio della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi.
La presentazione si svolge con il patrocino dell’Accademia dei Concordi.
Con l’autore, interverranno la dottoressa Alessia Vedova e il Presidente dell’Accademia dei Concordi, prof. Pier Luigi Bagatin.
Ingresso libero sino a esaurimento dei posti.
Copertina del catalogo
A Fabrizio Malachin, oggi direttore dei Musei Civici di Treviso, sono serviti ben 25 anni, un pieno quarto di secolo, per mettere a punto la prima monografia completa di Mattia Bortoloni, (1696 – 1750).
Il suo è un catalogo generale raro e che resterà come una pietra miliare negli studi dell’arte del Settecento per almeno tre motivi principali: offre per la prima volta una visione completa dell’opera pittorica dell’artista (450 illustrazioni); comprende schede scientifiche di ciascuna opera certa (70 schede tra cicli e opere singole), perduta o di collocazione ignota (15 schede), dubbia o espunta (20 schede); raccoglie per la prima volta tutta la grafica (24 disegni certi e 18 respinti); è completa di apparati documentali, bibliografici fino agli indici di nomi, luoghi e soggetti. Insomma, una summa che racconta il genio polesano come mai prima.
Così lo racconta Malachin, autore della monografia.
“Estroso e bizzarro, politicamente scorretto. Bortoloni è un artista ancora poco noto al grande pubblico, eppure ricercatissimo, capace di ottenere commissioni di grande prestigio e di realizzare opere da primato. Sua la più grande decorazione al mondo a tema unitario nella maestosa cupola di Mondovì, ma i suoi capolavori si trovano in numerose ville e palazzi, chiese e collezioni dal Veneto all’Emilia pontificia, dalla Lombardia austriaca fino al Piemonte sabaudo. Un artista internazionale”.
“Si potrebbe immaginare addirittura che Venezia abbia provato a godere della sua attività, offerta alle famiglie politicamente più influenti, si pensi ai vari Clerici, Visconti, Casnedi eccetera, come dell’opera di un ambasciatore – un ambasciatore culturale. La Repubblica viveva del resto nel XVIII secolo un enorme paradosso: riconosciuta per la sua bellezza, lo splendore delle sue architetture e delle sue ville, la fama indiscussa dei suoi uomini di cultura (alcuni dei quali spinti peraltro verso l’esilio: Goldoni, Vivaldi, Tiepolo, Casanova, Bellotto, Crosato, Bortoloni…), ma lacerata dai ritardi e dalle inquietudini di uno Stato incapace di riformarsi. Bortoloni, al servizio di potenti legati anche alla massoneria, come si evince esaminando alcuni cicli ad affresco, poteva ben rivestire il ruolo di ambasciatore culturale della Serenissima”.
“La monografia rivela un pittore fecondo, un artista differente per natura e sensibilità, un genio del tutto autonomo e originale. Il frescante più gustoso, piacevole e sorprendente del Settecento, senza dimenticare Crosato e Tiepolo. Un tridente di campioni dell’affresco, una internazionale pittorica dalla parlata comune”.
Nel ricco volume edito da Biblos Edizioni con introduzione del professor Giuseppe Pavanello, la figura di Bortoloni emerge a tutto tondo, arricchendo così ciò che si era palesato nella mostra proposta dalla sua Rovigo nel 2010.
Il sontuoso frescante, innanzitutto, poi l’estroso pittore di pale d’altare e dipinti profani, ma anche abile disegnatore. I documenti e gli apparati consentono di seguire, e aggiornare, la sua attività.
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Nuovo appuntamento con il terzo tour del 2025 di Cavana Stories, promosso da Cizerouno in collaborazione con l’Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia nell’ambito della rassegna Cavana Stories e realizzato grazie al finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato Attività Produttive e Turismo: potremo perderci nuovamente nelle viuzze di Cittavecchia alla scoperta di quella che fu la “night town” per James Joyce e poi la Trieste “Out of Bounds” per le truppe del Governo Militare Alleato.
Nuova data per i tour serali di Cavana Stories: giovedì 8 maggio
ll percorso notturno nei vicoli e nelle strade di Cavana sarà l’occasione per riscoprire – grazie anche al recente progetto Out of Bounds promosso da Varcare la frontiera – la topografia di quella che era una delle zone più “calde” e proibite per i soldati del Governo Militare Alleato di stanza a Trieste fino al 1954.
Scopriremo così, guidati da Francesca Pitacco,un altro dei mille volti che il quartiere di Cavana ha avuto negli anni. Da sede di consolati a rifugio per pescatori, e poi con il suo dedalo di osterie, fonte di ispirazione per artisti e scrittori uno fra tutti James Joyce, a cui sono dedicate le luci d’artista del progetto Doublin’.
Un’occasione per rivedere la luceNight town su Palazzo Morpurgo e la nuova “casa” di James Joyce, ora su Casa della Musica, recentemente reinstallate per celebrare ancora una volta James Joyce e questo progetto di arte pubblica a lui dedicato.
Incontreremo, nei racconti di Francesca Pitacco, Zeno Cosini con i suoi tormenti amorosi, le poesie di Umberto Saba e le canzoni popolari, i ricordi di Pino Roveredo e le vicende narrate da Ricarda Huch. E poi la Muta e altri indimenticabili personaggi che abitano le memorie di Cavana per chiudere con un prezioso omaggio inedito di Claudio Grisancich a Cavana Stories.
Dettagli del tour:
• giovedì 8 maggio 2025 ore 21 • costo: 10 € (pagamento in loco) • ritrovo: davanti alla Farmacia “Al Redentore” in piazza Cavana • prenotazione obbligatoria inviando una mail a: info@cizerouno.it
Il tour è promosso da Cizerouno in collaborazione con l’Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia nell’ambito della rassegna Cavana Stories e realizzato grazie al finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato Attività Produttive e Turismo.
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