Le “alchimiste” evocate da Kiefer non sono personaggi narrativi ma presenze simboliche

A Palazzo Reale, nella Sala delle Cariatidi, Anselm Kiefer presenta quarantadue grandi teleri che trasformano lo spazio in un organismo simbolico. “Le alchimiste” è un viaggio nella materia, nella storia e nella possibilità stessa dell’arte di farsi conoscenza.

Marta Bellomi
Arte contemporanea e
storia delle immagini

Un ritorno monumentale a Milano
Dal cuore di Milano, la Sala delle Cariatidi accoglie uno dei più imponenti interventi espositivi degli ultimi anni. La mostra Anselm Kiefer. Le alchimiste, ospitata a Palazzo Reale, riunisce quarantadue teleri di grandi dimensioni concepiti come un unico ciclo, pensato per dialogare con uno spazio che porta ancora impressi i segni della distruzione bellica. Non si tratta di una semplice esposizione antologica, ma di un progetto unitario, immersivo, che coinvolge il visitatore in una sequenza visiva e concettuale di forte intensità.

Kiefer torna a Milano con un lavoro che conferma la sua vocazione monumentale e la sua fedeltà a una pittura intesa non come superficie, ma come campo di stratificazione storica, simbolica e materiale.

La Sala delle Cariatidi come corpo ferito
La scelta della Sala delle Cariatidi non è neutra. Questo spazio, segnato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, è da sempre luogo emblematico per confrontarsi con i temi della memoria, della rovina e della ricostruzione. Kiefer non cerca di neutralizzarne la forza, ma la assume come parte integrante dell’opera.

I grandi teleri dialogano con le pareti ferite, amplificando la tensione tra passato e presente. La sala diventa così una sorta di camera alchemica, in cui la materia pittorica entra in risonanza con la storia del luogo, trasformando l’architettura in parte attiva del racconto.

Le alchimiste: figure, processi, metamorfosi
Il titolo della mostra richiama l’alchimia come pratica conoscitiva, più che come disciplina esoterica. Le “alchimiste” evocate da Kiefer non sono personaggi narrativi in senso tradizionale, ma presenze simboliche: figure del sapere, della trasformazione, del passaggio tra stati diversi della materia e del pensiero.

Nei dipinti, materiali come piombo, cenere, terra, paglia e pigmenti si stratificano sulla tela, costruendo superfici dense, spesso abrasive. La pittura diventa processo, sedimentazione, gesto che incorpora il tempo. Ogni tela sembra trattenere una memoria fisica, come se fosse il risultato di un lento esperimento più che di un atto immediato.

Un ciclo unitario, non una somma di opere
Uno degli aspetti centrali della mostra è la sua natura ciclica. I quarantadue teleri non funzionano come opere autonome, ma come parti di un unico organismo visivo. Il percorso espositivo è pensato come una progressione, in cui temi e immagini ritornano, si trasformano, si contraddicono.

Questa struttura rafforza l’idea di pittura come processo aperto, mai definitivamente compiuto. Lo spettatore è chiamato a muoversi all’interno di un sistema di rimandi, più che a soffermarsi su singole icone.

Storia, mito e conoscenza
Come in gran parte della produzione di Kiefer, anche in Le alchimiste storia e mito si intrecciano senza gerarchie. Riferimenti alla tradizione classica, alla mistica medievale, alla filosofia e alla scienza moderna convivono in un linguaggio che rifiuta la linearità narrativa.

La storia, per Kiefer, non è mai semplice ricostruzione del passato, ma materia instabile, soggetta a interpretazioni e riscritture. La pittura diventa così uno strumento critico, capace di interrogare le grandi narrazioni occidentali senza offrire risposte consolatorie.

La materia come linguaggio
La forza dell’opera di Kiefer risiede anche nella sua insistenza sulla materia. I materiali utilizzati non sono decorativi, ma portatori di senso. Il piombo, elemento ricorrente, richiama il peso della storia e la possibilità della trasformazione; la cenere allude alla distruzione e alla rinascita; la terra rimanda a un’origine comune e a un destino condiviso.

Questa dimensione materica conferisce alle opere una presenza fisica quasi scultorea, che mette in crisi la distinzione tradizionale tra pittura e installazione.

Un confronto diretto con il presente
Pur affondando le radici in un immaginario colto e stratificato, Le alchimiste parla con forza al presente. In un’epoca segnata da crisi ambientali, conflitti e instabilità culturali, l’opera di Kiefer propone una riflessione sulla fragilità delle costruzioni umane e sulla necessità di ripensare il rapporto tra conoscenza e responsabilità.

La mostra non offre soluzioni, ma invita a sostare nell’ambiguità, a riconoscere la complessità come dato ineludibile della contemporaneità.

Una mostra che misura lo spazio e il tempo
L’esposizione milanese conferma Anselm Kiefer come uno degli ultimi artisti capaci di confrontarsi con la scala monumentale senza perdere densità concettuale. Le alchimiste non è solo una mostra da vedere, ma un’esperienza da attraversare, in cui lo spazio diventa tempo e la pittura diventa pensiero visivo.

Nel dialogo serrato tra opere e architettura, tra materia e memoria, Palazzo Reale si trasforma in un luogo di interrogazione radicale sul senso dell’arte oggi.


Note essenziali
Mostra: Anselm Kiefer. Le alchimiste
Sede: Palazzo Reale, Milano
Spazio espositivo: Sala delle Cariatidi
Opere esposte: 42 teleri monumentali


Redazione Experiences

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