Banche, geopolitica e il Mediterraneo che non diventa strategia

L’articolo analizza le trasformazioni dell’economia globale, segnata da bassa produttività, invecchiamento demografico e tensioni geopolitiche, sottolineando come questi fattori siano ormai interconnessi e richiedano un ripensamento dei modelli di sviluppo. In questo scenario, il ruolo dei sistemi finanziari diventa centrale per sostenere la crescita reale. Il Mezzogiorno, pur trovandosi in una posizione strategica nel Mediterraneo, non riesce ancora a tradurre questo vantaggio potenziale in sviluppo concreto, evidenziando un divario tra opportunità e capacità di azione.

Il Sud tra stabilità e occasioni mancate

di Paolo Pantani e
Francesco Adriano De Stefano

“Il futuro dell’economia: tra stabilità, innovazione e crescita” non è soltanto il titolo del convegno promosso dalla Fondazione Banco di Napoli il 28 marzo 2026, ma una sintesi efficace delle tensioni che attraversano oggi il sistema economico globale. Produttività stagnante, invecchiamento demografico e frammentazione geopolitica non rappresentano più fenomeni isolati, bensì elementi strutturali di un’unica architettura interconnessa che impone un ripensamento profondo dei modelli di sviluppo.

In questo contesto, la domanda di fondo, posta durante il confronto, su come devono evolversi i sistemi finanziari per sostenere crescita reale anziché alimentare dinamiche speculative, assume una rilevanza particolare se osservata dalla prospettiva del Mezzogiorno. Il Sud Italia, infatti, si colloca in una posizione teoricamente centrale nelle nuove dinamiche economiche del Mediterraneo, ma continua a non tradurre questa centralità in un vantaggio competitivo stabile.

IL RUOLO DELLE BANCHE COME ATTORI DELLA POLITICA ECONOMICA

Come evidenziato dal Presidente della Fondazione Banco di Napoli, Orazio Abbamonte, le banche non possono più essere considerate semplici intermediari, ma veri e propri attori della politica economica. La loro capacità di allocare o negare risorse incide direttamente sulla traiettoria di sviluppo dei territori. In una fase storica caratterizzata da instabilità strutturale, questo ruolo si rafforza ulteriormente, ma richiede al contempo una cornice strategica che oggi appare ancora incompleta.

Le riflessioni dell’ex Governatore Bankit, Ignazio Visco, contribuiscono a chiarire la natura degli shock attuali. Le tensioni energetiche e geopolitiche agiscono prevalentemente sul lato dell’offerta, riducendo l’efficacia degli strumenti tradizionali di politica monetaria. L’intervento della Banca Centrale Europea può contenere gli effetti, ma non eliminarli, mentre lo spazio fiscale si restringe progressivamente. Le conseguenze sono destinate a essere prolungate e incidono in modo più marcato sui territori strutturalmente più fragili.

INCERTEZZA NORMATIVA E INVESTIMENTI INTERMITTENTI

In questo scenario, il nodo degli investimenti diventa centrale. Secondo l’ex Presidente Confindustria, Antonio D’Amato, il problema non è la disponibilità di capitali, ma l’incertezza normativa che frena le decisioni di lungo periodo. La riduzione del peso della manifattura europea e le criticità di una transizione energetica non pienamente coordinata contribuiscono a rendere il quadro ancora più instabile. Il Mezzogiorno, invece di essere valorizzato come piattaforma industriale e logistica nel Mediterraneo, continua a essere percepito come un’area periferica rispetto alle grandi direttrici di sviluppo.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato, in questo senso, una leva importante ma non sufficiente. Come sottolineato dalla Presidente Nazionale ANCE, Federica Brancaccio, la crescita recente del Sud è stata sostenuta in larga parte dagli investimenti del PNRR. Tuttavia, in assenza di una strategia di continuità, questo impulso rischia di esaurirsi rapidamente, esponendo il territorio a una nuova fase di rallentamento.

L’ITALIA E IL SUD: TRA POTENZIALE E VULNERABILITÀ

Dal lato bancario, il quadro appare più solido rispetto al passato. L’amministratore delegato di Bpm, Giuseppe Castagna, ha evidenziato come il sistema bancario italiano si presenti oggi in condizioni strutturali più robuste. Tuttavia, questa solidità si confronta con scenari altamente incerti e polarizzati, nei quali la capacità di indirizzare efficacemente il credito diventa una variabile decisiva. In assenza di una visione strategica condivisa, il rischio è che le risorse disponibili non vengano utilizzate per sostenere uno sviluppo equilibrato.

La dimensione geopolitica, richiamata dall’ambasciatore Pasquale Terracciano, introduce un ulteriore elemento di complessità. La velocità con cui gli shock si trasmettono all’economia supera spesso la capacità di risposta delle istituzioni, rendendo più vulnerabili i sistemi territoriali meno strutturati. In questo contesto, il Mediterraneo torna a essere un’area strategica, ma il Sud Italia non riesce ancora a posizionarsi come hub centrale di queste dinamiche.

Un ruolo chiave nella ridefinizione degli equilibri economici è destinato a essere svolto anche dall’innovazione monetaria. Come osservato da Piero Cipollone (BCE), l’evoluzione verso l’euro digitale risponde all’esigenza di garantire la presenza della moneta pubblica anche negli spazi digitali. Si tratta di una trasformazione che incide profondamente sul sistema finanziario e apre nuovi scenari competitivi, ma che, senza una strategia territoriale, rischia di amplificare le disuguaglianze esistenti e i divari persistenti.

ORIZZONTI PERDUTI O POCO CHIARI?

Il quadro complessivo che emerge è quello di un’Europa dotata di strumenti rilevanti ma ancora priva di una piena coerenza politica e di una visione industriale condivisa. In questo contesto, il sistema bancario potrebbe rappresentare uno dei principali vettori di sviluppo, mentre il Sud Italia avrebbe le caratteristiche per diventare una piattaforma strategica nel Mediterraneo.

La distanza tra potenziale e realtà resta però evidente. Senza stabilità normativa, senza continuità negli investimenti e senza un coordinamento efficace a livello europeo, il Mezzogiorno rischia di rimanere ancora una volta ai margini delle trasformazioni in corso.

Non è casuale, in questo senso, che il confronto si sia svolto proprio nel solco storico del Banco di Napoli, che non era soltanto una banca, ma la più antica al mondo e un elemento fondativo dell’identità economica e sociale di Napoli. Per secoli ha rappresentato un punto di connessione tra finanza e territorio, sostenendo lo sviluppo economico e accompagnando le trasformazioni sociali del Mezzogiorno.

La sua scomparsa, ricostruita nel lavoro di Andrea Rey e Adriano Giannola nel volume La scomparsa del Banco di Napoli, racconta una vicenda complessa che ha portato alla dissoluzione di uno dei principali polmoni finanziari del Sud. Non si tratta soltanto della fine di un’istituzione, ma della perdita di un modello capace di connettere credito, territorio e sviluppo.

In definitiva, il Mezzogiorno si trova ancora una volta in una posizione ambivalente: al centro delle dinamiche economiche e geopolitiche del Mediterraneo, ma ai margini delle scelte strategiche che ne determinano il futuro. Una condizione che, senza un cambio di passo deciso, rischia di consolidarsi come l’ennesima occasione sprecata.

VERSO UNA BANCA DEL SUD: DA ESIGENZA TEORICA A PROGETTO OPERATIVO

In questo quadro, riemerge con forza la questione,tutt’altro che nostalgica della necessità di una grande banca del Mezzogiorno, radicata nel territorio e orientata allo sviluppo reale. Il modello storico del Banco di Napoli dimostra come un’istituzione crediizia possa svolgere una funzione di politica economica territoriale, fungendo da cerniera tra risparmio locale, investimenti produttivi e coesione sociale. Oggi, la ricostruzione di un soggetto bancario meridionale appare non solo auspicabile ma tecnicamente realizzabile, a condizione che si attivi una convergenza tra attori istituzionali, fondazioni e sistema imprenditoriale. Esperienze europee come quelle dei sistemi bancari territoriali nei Paesi Baschi e in Catalogna evidenziano come modelli fortemente identitari e autonomi possano coesistere con mercati finanziari avanzati, rafforzando la resilienza economica locale. In questa prospettiva, anche il tema di un eventuale risarcimento legato alla vicenda del Banco di Napoli, richiamato dal Prof. Adriano Giannola, potrebbe trasformarsi da elemento compensativo a leva strategica per la capitalizzazione di una nuova banca, coinvolgendo una base ampia di stakeholder meridionali. La vera criticità, tuttavia, non risiede nella fattibilità tecnica, quanto nella capacità di attivare una massa critica di consenso e iniziativa politica. Senza un soggetto finanziario capace di interpretare le specificità del Mezzogiorno e orientare il credito in chiave di sviluppo, il rischio è che anche le future opportunità, dal Mediterraneo all’innovazione monetaria, restino, ancora una volta, potenziali inespressi.


Redazione Experiences

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