La mafia uccide a maggio; l’Anpi ricorda Peppino Impastato

Come ogni anno, il 9 maggio, alle 17, l’Anpi andrà nella via Peppino Impastato (alle Case gialle di Santo-Bordonaro) a ricordare la sua figura, vittima di un assassinio mafioso.

Nel 1977 Peppino fonda “Radio Aut”, emittente radiofonica che inizia a sollevare problemi legati a Cosa nostra, soprattutto prendendo di mira don Tano Badalamenti, colui che divenne il boss dopo aver ucciso il mafioso Manzella. Peppino iniziò con molta irriverenza a far notare le attività illecite di Badalamenti.

Attività illegali soprattutto legate ai traffici di droga e al controllo dell’aeroporto di Palermo. Per far arrivare la droga dal Sud America, precisamente dal Brasile, tra i più fidati amici di Gaetano Badalamenti c’è Tommaso Buscetta, il boss dei due mondi, che comandava il narcotraffico, controllandone lo spaccio da Rio de Janeiro fino a Palermo.

Nel 1978 Peppino iniziò a ricevere le prime minacce, ma tira dritto continuando la propria attività di denuncia. Decide anche di avvicinarsi alla politica, candidandosi alle elezioni comunali con Democrazia Proletaria. Gesto non gradito a Badalamenti, che ne ordinò l’uccisione.

Peppino Impastato non fece neanche in tempo a sapere i risultati delle elezioni, in quanto assassinato in piena campagna elettorale la notte del 9 maggio 1978. Quella notte usciva dalla radio per tornare alla propria abitazione, ad appena cento passi da quella di Badalamenti, venendo colpito a morte tramortito da un grosso sasso (che venne rinvenuto a pochi metri di distanza, ancora sporco di sangue). Gli assassini cercarono di far apparire la sua morte come imputabile ad un attentato fallito o ad un suicidio, per distruggerne anche l’immagine, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani.

La lista di Democrazia Proletaria ottenne 260 voti e un seggio; gli elettori votarono comunque, simbolicamente, per il defunto Peppino, che addirittura risultò il candidato più votato con 199 preferenze.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si costituisce un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 viene approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini, pubblicata successivamente in un volume su Peppino Impastato. Nel settembre del 2000 esce il film “I cento passi” che ha fatto conoscere Peppino al grande pubblico. Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.  Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino. Nel 2011 casa Badalamenti, confiscata, è stata assegnata all’Associazione Casa Memoria “Felicia e Peppino Impastato” e all’Associazione “Peppino Impastato”. Nel 2011 la Procura di Palermo ha riaperto le indagini sul depistaggio.

Nell’aprile del 2012 esce una nuova edizione del volume “Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio”.

A Messina, su proposta dell’Anpi, la Commissione Toponomastica ha intitolato una strada a Peppino Impastato, nel rione “Case gialle”, alla cui inaugurazione parteciparono – oltre a un numeroso pubblico di compagni, alunni delle scuole e abitanti del quartiere – anche l’allora Presidente della Commissione antimafia Francesco Forgione assieme a varie autorità civili e militari. In quella occasione sono state scoperte due lapidi in granito che recano, oltre alla iscrizione, due bassorilievi che riproducono il volto di Peppino, eseguiti dal noto artista Gaetano Mammano.

Da allora, tutti gli anni, una delegazione antimafiosa si è recata nella strada per ricordare Peppino e portare dei fiori di campo. Anche stavolta l’Anpi si ritroverà il 9 maggio in via Peppino Impastato alle 17 per il consueto appuntamento di commemorazione e di riflessione politica. Di fronte a 194 morti sul lavoro nei primi tre mesi di quest’anno, si avverte forte il bisogno di “democrazia proletaria” e di figure come Peppino Impastato.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 7 maggio 2024

Franco Providenti, giudice e sindaco – La sua pratica politica e sociale si iscriveva nel grande solco del cattolicesimo

Dell’antifascismo di Franco Providenti nessuno poteva dubitare. Non tanto proclamato, quanto praticato, da uomo, da giudice, da sindaco (fra il 1994 e il 1998). La sua pratica politica e sociale si iscriveva nel grande solco del cattolicesimo, vivo elemento della Resistenza. La sua applicazione alle questioni aperte della comunità cittadina è stata di grande coerenza.
Mettendosi dalla parte della Giustizia, Providenti ha fatto da pubblico ministero nel primo grande processo per mafia a Messina, subendo persino un attentato alla propria abitazione. Mettendosi dalla parte degli ultimi ha dato il suo prezioso contributo al Tribunale dei diritti del malato e poi alla Lega antidroga messinese. A distanza di anni e guardando alla situazione attuale, di negazione dei diritti e di emarginazione dei più fragili, si resta ammirati della sua azione, splendido esempio di interpretazione della Costituzione.

Sorrideva Providenti al momento della sua elezione a sindaco nel 1994 e sorridevano i democratici di questa città, che almeno per quattro anni vissero una forma di liberazione dai vari pentapartiti di impronta pseudo-cristiana e pseudo-socialista, con le annesse male-pratiche di clientelismo e di soffocamento delle istanze provenienti democraticamente dal basso.

Oggi l’Anpi messinese lo vuole ricordare al suo fianco, con la sua passione politica, il suo senso della giustizia e il suo impegno democratico.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 7 aprile 2024

L’Anpi di Messina piange la scomparsa di Angela Bottari

Angela Bottari iniziò la sua militanza politica con le lotte studentesche nel 1968. Nel 1971 si iscrive al Partito Comunista e ne diventa responsabile femminile provinciale.

Nel 1975 è eletta consigliere comunale a Messina. Da deputata al Parlamento italiano è prima relatrice della norma che ha abolito il delitto d’onore. Nel 1977 spicca la presentazione della prima proposta di legge contro la violenza sessuale sulle donne.

Questo atto legislativo ha segnato un momento storico nella lotta per i diritti delle donne in Italia, con la scelta rivoluzionaria di includere il reato di violenza sessuale nel titolo che punisce i delitti contro la persona. Un passaggio fondamentale per cambiare il Paese.

Deputata per tre legislature (VII, VIII e IX), dal 1986 al 1989, nel 1986 presentò il primo testo di legge per regolare le unioni civili in Italia. Poi è stata segretaria della federazione del Pci di Messina, dal 1996 al 1998 segretaria regionale del Pds e dal 2005 al 2007 assessora alla Riqualificazione urbana e alle Politiche abitative del Comune di Messina. Da ultimo non ha fatto mai mancare il suo apporto di intelligenza e di militanza all’Anpi di Messina, cui era iscritta.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 15 novembre 2023

Michele Ainis: cosa ne pensa del premierato

Michele Ainis: cosa ne pensa del premierato
Lo dice con l’Anpi martedì 24 ottobre al Comune di Messina

“Lo spettro del Presidenzialismo”: così l’Anpi di Messina ha voluto intitolare l’incontro con Michele Ainis, previsto per martedì 24 ottobre (ore 17.30, Salone delle Bandiere del Municipio messinese). Il meeting sarà introdotto da Federico Martino, presidente onorario dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Michele Ainis è un costituzionalista nato a Messina; membro della “Autorità garante della concorrenza e del mercato” è professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Roma Tre. A lui l’Anpi si rivolge perché è stata dichiarata ad alta voce la volontà di stravolgere definitivamente l’assetto costituzionale, di abbandonare la “via maestra”. C’è voglia di farla finita con la Costituzione: un ostacolo ancora troppo ingombrante per chi vuole governare senza intralci in nome degli interessi del più forte.

Presidenzialismo o premierato e autonomia differenziata: sono questi i due principali obiettivi politico-istituzionali che il governo vuole raggiungere. Comunque la si pensi, due riforme che ci consegnerebbero ad un altro sistema rispetto a quello disegnato con la Costituzione repubblicana.

Si parte dalla elezione diretta del Presidente; della Repubblica ovvero del Consiglio: come se fosse equivalente, purché si elegga un “Capo”. Può non essere considerato un male in sé, ma lo diventa in un Paese come il nostro privo di forti contropoteri e che, a seguito della riforma, perderebbe l’unico organo di garanzia politica attualmente operante: il Presidente della Repubblica garante verrebbe travolto dal Presidente governante.

Si tratta di una questione di fondo. Quando si va a modificare la forma di governo, e quindi si deve correggere non solo l’investitura di chi ha ‘le chiavi del Governo’, che sia un Presidente della Repubblica o un Presidente del Consiglio o un ‘Sindaco d’Italia’, che si debbono toccare anche altri ingranaggi dell’orologio costituzionale. Per poter fare questo si deve avere una legittimazione molto forte da parte dei cittadini.

Ora, l’attuale Parlamento non è delegittimato, ma certamente non ha una forte legittimazione, per due motivi: il primo è che alla consultazione elettorale c’è stata una grossa percentuale di astensionismo che ha portato la coalizione del centro-destra a rappresentare circa il 25% degli elettori. Il secondo motivo è che si tratta di un Parlamento figlio delle liste bloccate, di scelte dei segretari di partito che hanno deciso chi fa il senatore e chi il deputato. È evidente che non è sufficiente, come prevede l’articolo 138, raggiungere i due terzi di voti favorevoli in Parlamento, perché questi non corrispondono ai due terzi dell’elettorato. Non basta nemmeno il referendum che, se pure si dovesse fare, si risolverebbe in un plebiscito perché sottoponendo agli elettori 30-40 articoli della Costituzione completamente nuovi, si costringerebbe l’elettore a un ‘prendere o lasciare’, e questa scelta rappresenterebbe una violenza alla libertà dell’elettore stesso”.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 22 ottobre 2023

Il carabiniere Nicola Pino e gli altri – La strage di Orto Liuzzo del 14 agosto 1943

La storia grande, quella del Paese, quella d’Italia, è come un grande mosaico, fatto di tante piccole tessere, le storie delle singole persone. L’Anpi di Barcellona Pozzo di Gotto vuole mettere al posto giusto quella di un uomo, quella di Nicola Pino, con una iniziativa che avrà luogo sabato 21 ottobre (ore 17.30, Auditorium Parco urbano “Maggiore La Rosa”).
Nicola Pino, detto da tutti Cola, il 14 agosto 1943, ottant’anni fa, era al ponte Tarantonio, sulla riva settentrionale del territorio di Messina. Era lì, come carabiniere “aggiunto” della Stazione di Castanea, a presidiare insieme ai carabinieri Antonino Rizzo, Tindaro Ricco, Antonino Caccetta, Antonino Da Campo e Santo Graziano.

Quando questi si accorsero che i soldati tedeschi, in ritirata verso Messina, volevano saccheggiare una villa di Orto Liuzzo, andarono in soccorso di Stefano Giacobbe, che cercava di difendere la stessa villa. Ma furono disarmati dai tedeschi e subito dopo, nella notte prima di mezz’agosto, fucilati. Solo Graziano riuscì a scampare, diventando testimone vivente dell’eccidio.

Dopo i saluti istituzionali dell’Amministrazione comunale, sabato 21, prenderanno la parola Tindaro Bellinvia, presidente Anpi Barcellona Pozzo di Gotto, e Vito Raimondo, responsabile della Comunità di S. Egidio.

Seguiranno le relazioni di Pippo Martino e Giuseppe Restifo, rispettivamente presidente e vice-presidente dell’Anpi provinciale di Messina. Sicuramente la testimonianza più toccante sarà poi quella di Anna Benedetto, nipote di Nicola Pino.

Concluderà un’estemporanea artistica di Laura Marchese, pittrice.

Nicola Pino era nato a Barcellona l’8 aprile 1910, figlio di Vito e Carmela Coppolino; al momento dell’uccisione aveva quindi 33 anni; prima di essere richiamato come carabiniere lavorava in campagna, era coniugato ed aveva una figlia, Sebastiana detta Iana, ancora vivente. E da lei viene il ricordo più commovente: il suo papà dai capelli e dagli occhi castani, si divertiva a giocare con la sua bambina, facendole fare il “volo” e solleticandola col naso sul pancino. Dopo la sua fucilazione la famiglia di Pino andò a Orto Liuzzo e ritrovò il luogo dell’eccidio; adesso Cola Pino riposa al cimitero di Barcellona, accanto alla moglie. Quella tomba costò tanto da dover fare debiti; la vedova li saldò con il suo lavoro di ricamatrice. Delle storie “semplici” che però sono la forza della democrazia italiana.

Sarebbe davvero molto importante che Barcellona ricordasse in maniera durevole questo martire della barbarie dei tedeschi alleati di Mussolini e del regime fascista.


Anpi- Associazione nazionale partigiani d’Italia
Sezione “Lidia Brisca Menapace” di Barcellona Pozzo di Gotto
comunicato stampa – 16 ottobre 2023

Se la stabilità di governo è l’unico valore, allora Mussolini fu un valoroso…

“Lo spettro del Presidenzialismo”: così l’Anpi di Messina ha voluto intitolare l’incontro con Michele Ainis, previsto per martedì 24 ottobre (ore 17.30, Salone delle Bandiere del Municipio messinese). Il meeting sarà introdotto da Federico Martino, presidente onorario dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Michele Ainis è un costituzionalista nato a Messina; membro della “Autorità garante della concorrenza e del mercato” è professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Roma Tre. A lui l’Anpi si rivolge perché è stata dichiarata ad alta voce la volontà di stravolgere definitivamente l’assetto costituzionale, di abbandonare la “via maestra”. C’è voglia di farla finita con la Costituzione: un ostacolo ancora troppo ingombrante per chi vuole governare senza intralci in nome degli interessi del più forte.

Presidenzialismo o premierato e autonomia differenziata: sono questi i due principali obiettivi politico-istituzionali che il governo vuole raggiungere. Comunque la si pensi, due riforme che ci consegnerebbero ad un altro sistema rispetto a quello disegnato con la Costituzione repubblicana.

Si parte dalla elezione diretta del Presidente; della Repubblica ovvero del Consiglio: come se fosse equivalente, purché si elegga un “Capo”. Può non essere considerato un male in sé, ma lo diventa in un Paese come il nostro privo di forti contropoteri e che, a seguito della riforma, perderebbe l’unico organo di garanzia politica attualmente operante: il Presidente della Repubblica garante verrebbe travolto dal Presidente governante.

Si tratta di una questione di fondo. Quando si va a modificare la forma di governo, e quindi si deve correggere non solo l’investitura di chi ha ‘le chiavi del Governo’, che sia un Presidente della Repubblica o un Presidente del Consiglio o un ‘Sindaco d’Italia’, che si debbono toccare anche altri ingranaggi dell’orologio costituzionale. Per poter fare questo si deve avere una legittimazione molto forte da parte dei cittadini.

Ora, l’attuale Parlamento non è delegittimato, ma certamente non ha una forte legittimazione, per due motivi: il primo è che alla consultazione elettorale c’è stata una grossa percentuale di astensionismo che ha portato la coalizione del centro-destra a rappresentare circa il 25% degli elettori. Il secondo motivo è che si tratta di un Parlamento figlio delle liste bloccate, di scelte dei segretari di partito che hanno deciso chi fa il senatore e chi il deputato. È evidente che non è sufficiente, come prevede l’articolo 138, raggiungere i due terzi di voti favorevoli in Parlamento, perché questi non corrispondono ai due terzi dell’elettorato. Non basta nemmeno il referendum che, se pure si dovesse fare, si risolverebbe in un plebiscito perché sottoponendo agli elettori 30-40 articoli della Costituzione completamente nuovi, si costringerebbe l’elettore a un ‘prendere o lasciare’, e questa scelta rappresenterebbe una violenza alla libertà dell’elettore stesso”.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 14 ottobre 2023

Una toccante cerimonia dell’Anpi in memoria dell’eccidio di Orto Liuzzo di 80 anni fa

Emozione, commozione, partecipazione: si è caratterizzata così la manifestazione dell’Anpi messinese in occasione della posa della lapide che ricorda l’eccidio di Orto Liuzzo del 14 agosto 1943. Il sagrato della chiesa della Madonna di Montalto non ce l’ha fatta a contenere quanti volevano esprimere il loro ricordo dei cinque carabinieri e del civile trucidati quel giorno in contrada Chiusa del villaggio tirrenico. A ottant’anni da quell’eccidio è stata scoperta la lapide che ricorda il civile Stefano Giacobbe e i carabinieri Antonino Caccetta, Antonino Da Campo, Nicola Pino, Tindaro Ricco, Antonio Rizzo.

A farlo sono stati alcuni parenti delle vittime, che hanno poi posato una corona d’alloro in loro onore, mentre il corpo bandistico S. Cecilia di Villafranca Tirrena intonava l’inno d’Italia. La manifestazione era stata introdotta dal presidente provinciale dell’Associazione dei partigiani Giuseppe Martino, il quale ha spiegato perché quella strage è rimasta “dimenticata” dalle istituzioni, che avevano provveduto a seppellire la pratica processuale nel cosiddetto “armadio della vergogna” insieme ad altri 694 fascicoli sui crimini commessi dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

Dopo un minuto di raccoglimento, sottolineato dalla tromba del “Silenzio”, Giuseppe Restifo ha ripercorso la storia di quel tragico avvenimento della notte fra il 14 e il 15 agosto del ’43. Lo storico ha insistito sul fatto che “tutto cominciò in Sicilia” nella lotta per costruire una nuova Italia, sfociata nella Liberazione del 25 aprile 1945, nella Repubblica, nella Costituzione. Da storia del villaggio, tramandata nelle famiglie del posto, l’eccidio di Orto Liuzzo è diventata così un momento importante della storia del nostro Paese.

Ha preso poi la parola Natalia Marino, del Consiglio nazionale dell’Anpi e direttrice di “Patria Indipendente” il periodico dell’Associazione dei partigiani. Ha definito “valorosi” quei sei uomini, tutti siciliani, tutti della provincia di Messina, in quanto portatori dei “valori” di solidarietà e di libertà, che stanno a fondamento della Costituzione repubblicana e antifascista.

Sono seguiti gli interventi di Pietro Currò, assessore comunale, che ha portato il saluto del sindaco Basile e l’impegno dell’amministrazione municipale a fianco delle iniziative dell’Anpi; del giovane consigliere della sesta Municipalità Russo, a nome della comunità di Orto Liuzzo; di Pietro Patti, segretario provinciale della Cgil, che ha ricordato le occasioni di collaborazione con l’Anpi.

La canzone “La guerra di Piero” di De André è stata cantata da Paola Fazio a conclusione dell’incontro, segnata dagli applausi di condivisione dei partecipanti.

Erano presenti rappresentanze dell’Arma dei Carabinieri, dell’Esercito, del Corpo dei vigili urbani di Messina.

Infine una messa in suffragio delle vittime del 14 agosto 1943 è stata celebrata nella chiesa della Madonna di Montalto. Padre Franco Arrigo, il parroco di Gesso, Divieto e Orto Liuzzo, ha voluto sottolineare la solennità della preghiera comune concelebrando con sei diaconi e con le parole toccanti della sua omelia.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 15 agosto 2023

Sono passati ottant’anni dalla strage di Chiusa Orto Liuzzo

Sono passati ottant’anni ma la gente di Orto Liuzzo e di Divieto, nel messinese, si tramanda la memoria di quanto è avvenuto lì il 14 agosto del 1943, mentre a livello ufficiale calava il silenzio. Cinque carabinieri e un civile vennero fucilati dai tedeschi in contrada Chiusa del villaggio tirrenico, vittime innocenti di un atto di barbarie.

Lunedì 14 agosto prossimo l’Anpi di Messina scoprirà una lapide in ricordo dei sei uccisi: i carabinieri Antonino Caccetta, Antonino Da Campo, Nicola Pino, Tindaro Ricco, Antonio Rizzo, e il civile Stefano Giacobbe. La cerimonia si svolgerà sul sagrato della chiesa della Madonna di Montalto di Orto Liuzzo, a partire dalle ore 18.

Si inizierà con l’intervento di Giuseppe Martino, presidente provinciale dell’Anpi di Messina. Seguirà la scopertura della lapide, mentre il Corpo bandistico S. Cecilia di Villafranca Tirrena intonerà l’Inno d’Italia. Un minuto di silenzio e di raccoglimento precederà l’intervento di Giuseppe Restifo, storico.

Dopo uno stacco musicale della Banda di Villafranca, diretta dal maestro Emanuele Celona, interverrà Natalia Marino del Comitato nazionale dell’Anpi e direttrice di “Patria Indipendente”. Seguiranno brevi interventi degli ospiti e il brano musicale conclusivo con “Bella Ciao”.

Infine alle ore 20 il parroco di Gesso, Divieto e Orto Liuzzo, padre Franco Arrigo, celebrerà la santa messa in suffragio delle vittime nella chiesa Madonna di Montalto.

Alla commemorazione sono stati invitati e saranno presenti alcuni parenti delle stesse vittime. Dopo ottant’anni il loro ricordo è ancora vivido e la loro memoria è coltivata con affetto nelle famiglie dei caduti.

La strage di Chiusa Orto Liuzzo fu un eccidio compiuto dai tedeschi a Messina il 14 agosto 1943. Le vittime furono cinque carabinieri e un civile. Un altro carabiniere, Santo Graziano, si salvò poiché i tedeschi lo credettero morto.

Alcuni soldati tedeschi presenti nel villaggio messinese stavano rubando nella villa di Matteo D’Agostino, difesa dal nipote di questo, Stefano Giacobbe. Arrivarono cinque carabinieri e un appuntato della stazione dell’Arma di Castanea per cercare di fermare i tedeschi, che uccisero Giacobbe e portarono i carabinieri 40 metri più lontano, dove li fucilarono. Il carabiniere Santo Graziano, fortunatamente, viene colpito di striscio. Miracolosamente viene sfiorato anche dal colpo di grazia, salvandosi. Tutti gli altri morirono. La relazione della strage fu scritta dal comandante della stazione dei carabinieri Francesco Tranchina il 15 gennaio 1944.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 10 agosto 2023

Sono passati 45 anni ma la memoria di Peppino Impastato è viva

Rimuovere gli ostacoli alla libera espressione dei diritti e della dignità della persona: così è scritto nella Costituzione e così si mosse Peppino Impastato. L’ostacolo era – ed è – la mafia, che calpesta diritti e dignità. Così a 45 anni dall’assassinio di Peppino, avvenuto il 9 maggio del 1978, il circolo messinese dell’Anpi invita tutti a ritrovarsi sotto la lapide della via che gli è stata intitolata a maggio del 2007.

L’appuntamento è per martedì 9 maggio, alle 17, al quartiere Case gialle di Bordonaro, sotto la targa che segna l’inizio della strada. Ognuno porterà un fiore di campo da apporre alla lapide. All’iniziativa ha dato la sua adesione la Cgil, con il suo segretario generale Pietro Patti.

Ci si sposterà successivamente alla seconda targa della strada, quella che segna la fine di via Peppino Impastato.

Si rinnova così anche quest’anno, con la presenza del labaro dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e un breve discorso di uno dei suoi esponenti e di un esponente sindacale, il ricordo del militante di Cinisi, “martire della mafia / onore della Sicilia” come si legge nella lapide. Questa è impreziosita da un bassorilievo che raffigura Peppino, opera dell’artista Tanino Mammano; un’opera d’arte alle Case gialle come non c’è nemmeno nel centro cittadino.

L’Anpi fa sapere di invitare tutta la cittadinanza. Allo stesso tempo deplora quanto avvenuto nei giorni scorsi a Torregrotta: qui è stata danneggiata la targa che ricorda Peppino Impastato nel largo a lui stesso intestato. Non si è a conoscenza se sia stato un incidente, ma è più probabile che si sia trattato di un atto vandalico. Non è la prima volta, purtroppo, che si registrano episodi del genere.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 6 maggio 2023

Concerto per la Festa della Liberazione

Dopo la manifestazione ufficiale del 25 aprile del mattino, un concerto per la Festa della Liberazione si svolgerà presso il Parco Horcynus Orca di Torre Faro a Messina.

Appuntamento il 25 aprile, alle ore 17. Sarà un momento di festa, riflessione, difesa dei diritti costituzionali. Il Concerto è organizzato da Anpi provinciale Messina, Anpi comunale Messina, CGIL, UDU, Fondazione di Comunità Messina, Feltrinelli Point, Parco Horcynus Orca, ARB associazione culturale.

Interverranno: Emilio Miceli (Cgil); Patrizia Caminiti (Anpi); Gaetano Giunta (Fondazione Messina); Damiano di Giovanni (Udu).

Seguirà la premiazione delle scuole a cura delle famiglie di partigiani messinesi.

L’ingresso è gratuito e aperto a tutti, l’unica discriminante: essere antifascisti.

Il cast delle artiste e degli artisti del pomeriggio della Liberazione, con la presentazione di Lina Bruno, prevede: Antonino Cicero (fagotto) e Alessandro Blanco (chitarra); Mariachiara Millimaggi (voce e chitarra) e Giacomo Farina (organetto diatonico); Paola Fazio (voce); Dario Naccari (voce e chitarra); Sicilia e dintorni (folk siciliano); Le armonie del Sud (folk calabrese).

L’evento si svolge all’aperto e ci saranno un’area kinder al coperto e un servizio di food e beverage. Nel caso di maltempo l’evento si svolgerà all’interno fino al riempimento dei posti disponibili.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provincia di Messina
Comunicato stampa 23 aprile 2023