Scriveva Lucien Febvre che «la storia si fa con i documenti scritti, certamente. Quando esistono. Ma la si può fare, la si deve fare senza documenti scritti se non ce ne sono. Con tutto ciò che l’ingegnosità dello storico gli consente di utilizzare per produrre il suo miele se gli mancano i fiori consueti». È un po’ quello che sto facendo io, anche se di documenti scritti ne ho in abbondanza, ma li cucio insieme a elementi a prima vista eterocliti, a partire dagli strumenti e dagli oggetti della vita quotidiana fino a quelli legati alla spiritualità e all’intelligenza. Cucio le parole di queste carte scritte con le tracce lasciate nella casa o sulla casa. L’aspetto dei prospetti o la disposizione delle lastre d’ardesia in copertura. La forma degli abbaini o delle finestre. Le aiuole del giardino o la recinzione che nasconde le stalle. «Le forme del campo e delle erbacce. Le eclissi di luna e gli attacchi dei cavalli da tiro», aggiungerebbe ancora Febvre. Insomma, cucio le parole di queste carte scritte con tutto ciò che esprime Émile come uomo, che ne dimostra la presenza, l’attività, i gusti e i modi di essere dell’uomo. Così in attesa di fare decantare il progetto che abbiamo deciso di costruire, continuo le mie letture.

«È convenuto d’innalzare i muri esterni con blocchi squadrati, alternando ricorsi in pietra viva e conci picchiettati. I solai all’interno saranno, invece, realizzati con travi di legno».

Ogni sera, nel silenzio interrotto solo dal canto di un gufo, Émile sedeva alla scrivania della sua stanza con il taccuino e il lume acceso. Annotava il lavoro fatto, le ore, le quantità di mattoni e sabbia portate in cantiere. Lo scriveva, mentre gli operai stavano livellando il pianterreno. Fino al giorno prima erano undici. Da quella mattina solo nove, perché due erano partiti per il fronte. Poi continuarono a ridursi nei giorni successivi.

«Abbiamo recuperato buona parte dei materiali sul terreno. Per le pietre di grandi dimensioni le faremo arrivare dalle cave Lemaire, che distano solo qualche chilometro. Gli angoli, gli stipiti di porte e finestre, i marcapiani, le cornici, gli abbaini e le cimase dei frontoni, saranno fatti in pietra da taglio». Sono le giuste istruzioni a papà Bernard. «In questa zona, si lavorano le pietre da campione, quelle fatte su misura, vale a dire che invieremo le richieste alle cave in base a un formato dato in anticipo, per cui il prezzo per metro cubo sarà tanto più basso quanto più la lavorazione sarà uniforme e facile. Ora i nostri muri al livello del piano terreno sono tutti spessi 60 centimetri. Quindi… voi papà Bernard richiederete, per l’elevazione, tutte le pietre del medesimo campione, avente come s’è detto una larghezza di m. 0,60, una lunghezza di m. 0,85 e una altezza media di m. 0,46, che corrisponde all’altezza più comune dei banchi nelle cave del paese. Così facendo non si sprecherà materiale costoso. Fra lo zoccolo e il rifascio del primo piano, abbiamo previsto un’altezza metri 4,20; a conti fatti, dunque, nove filari di pietra, più i letti di malta».

Seguiamo, sulle note, come Émile voglia disporre i telai delle finestre. Immancabilmente, si presenta un problema: dovendo considerare come posizionare le persiane, di cui in campagna non si può fare a meno, ecco che una volta ripiegate sui muri di facciata, produrranno un effetto sgradevole, inizieranno ben presto a deteriorarsi e saranno difficili da chiudere o aprire. Occorre sporgersi all’esterno, imponendo una ginnastica da cui qualunque persona vorrebbe volentieri essere dispensata. La soluzione è che ci vorrebbero vani interni alle finestre sufficientemente profondi, non a filo con i muri, così che possano lasciare uno spazio per fare scorrere le tende. Le aperture più larghe in progetto misurano m. 1,26 fra le spalle; i muri al piano terreno sono spessi m. 0,60, se ne deduce l’impossibilità di assicurare le persiane nel contorno della bucatura, se non a patto di dividere ciascuna delle imposte in due o tre parti. Soltanto le persiane fatte con lamiere di latta stagnata permettono di ottenere questo risultato, perché tre parti di anta in latta ripiegate su sé stesse hanno appena lo spessore di cinque centimetri, compresi i vuoti lasciati dalle cerniere. Il fatto è che le persiane in lamiera di latta sono orribili.

In quest’altra nota Émile dà istruzioni al disegnatore su come raffigurare gli elementi in pietra da taglio che comporranno la bucatura della finestra. «Basterà rappresentare solo metà apertura, l’altra metà sarà speculare. Disegnerai anzitutto un davanzale come un unico blocco di pietra; poi a fianco posizionerai un concio di 40 centimetri. Su questo concio poggerà una pietra posta a coltello, cioè in verticale, dello stesso spessore del rivestimento in pietra. Quindi, posizionerai un nuovo concio simile a quello di base, sul quale poggerà l’architrave. Lo farai solo dello spessore del contorno in pietra, anzi qualcosa in meno per evidenziare la giustapposizione dei singoli elementi, comunque sufficiente quel tanto che permetta all’interno di far girare un arco di mattoni. Questo arco sosterrà le nostre travi, se ce ne sono che devono appoggiare sui muri esterni, e impedirà la frattura degli architravi. Per rinforzo al di sotto dell’architrave tenderemo un tirante metallico. Un tirante è come un tendine di ferro che chiamiamo catena, inserita nello spessore dei muri per legare e mantenere in posizione le murature laterali contrapposte della costruzione. Non sempre la catena viene impiegata nelle case di campagna, ma è poco saggio trascurare di farlo oltre che una pessima economia. Un edificio non ancorato è soggetto a crepe.

Le note si susseguono e a me paiono importanti, per le soluzioni tecniche. Tanto importanti che se fossero state impiegate dappertutto avrebbero evitato il deterioramento di molti fabbricati. Le pagine che ho sottomano riguardano, ad esempio, il modo di costruire i solai. «A Parigi, oggigiorno, si costruiscono gli impiantiti utilizzando travi a doppia T, capaci di superare una luce di 5 o 6 metri. Queste travi di ferro, posizionate alla giusta distanza di circa 70 centimetri sono collegate a intervalli di circa un metro da tiranti di ferro quadrati, e successivamente incastrate nelle murature. L’armatura orizzontale viene saturata con una malta di calce e gesso di Parigi mista a cocciopesto ottenuto dalla macinazione dei mattoni scartati miscelati con sabbia. Questo non è un cattivo metodo; ma qui a Creil non abbiamo le travi di ferro, che si procurano nelle industrie dei grandi centri urbani, e non abbiamo neppure il gesso di Parigi, di cui si abusa nella capitale, ma che è comunque un materiale eccellente se impiegato correttamente soprattutto per gli interni».

Non rimane, dunque, che costruire solai in legno. Ma Émile è certo che il legname disponibile non è stato sufficientemente lavato; quindi, contiene ancora linfa e sali solubili. Dovrà ridurre il rischio di deformazioni, di fessurazioni e attacchi di parassiti e funghi. Inoltre, questo legname è stato tagliato da appena due anni. Le travi messe in opera marciranno molto rapidamente una volta montate. Un problema che interesserà soprattutto le estremità inserite nei muri. Qual è dunque la soluzione? «Per evitare che i nostri pavimenti ci diano preoccupazioni riguardo alla loro durabilità, dobbiamo lasciare le travi a vista e non incassarle nei muri. Adotteremo quindi un sistema di assi fissate ai muri per ricevere i supporti delle travi; e poiché abbiamo piccoli tronchi di quercia, ci accontenteremo di squadrarli su due facce e di posizionarli in diagonale, per migliorare allo stesso tempo la resistenza alla flessione. Le posizioneremo a 50 centimetri da centro a centro. Non saranno incassate nei muri, ma poggeranno sui suddetti assi lungo i quali saranno praticate delle tacche. Potremo infine decorare travi, supporti e soffitti con pittura a linee, per renderli leggeri e gradevoli alla vista. Le travi così disposte non presenteranno angoli interni difficili da pulire. Non ci saranno ragni a tessere le loro ragnatele. Una passata di spazzola morbida ogni giorno eliminerà facilmente dai soffitti la polvere».

Di queste pagine ce ne sono a bizzeffe. Dovrei continuare a spiegare come proteggere dal fuoco un solaio in prossimità di un camino? Non credo proprio. E dire, dovete confessarlo, che siete così abituati al solito soffitto bianco e liscio, che riesce difficile immaginare che si possa mascherare tutto questo in un controsoffitto.

>>> Segue >>>


Sergio Bertolami
MAISON DE CAMPAGNE
Experiences 2025 – Pubblicazione online in fieri