
Al Mattatoio di Roma una retrospettiva ripercorre quindici anni di ricerca tra materia, poesia e percezione. Un’esposizione ampia e articolata attraversa il lavoro di Vincenzo Scolamiero, restituendo la complessità di una pratica pittorica che dialoga con musica, parola e tempo. Oltre trenta opere per raccontare un percorso in continua trasformazione.
Dal 1° aprile al 17 maggio 2026 il Mattatoio di Roma – Padiglione 9a ospita Con qualche parte della terra, mostra dedicata a Vincenzo Scolamiero e curata da Maria Vittoria Pinotti. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale insieme ad Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio, l’esposizione offre uno sguardo ampio su quindici anni di ricerca dell’artista.
Il progetto riunisce oltre trenta opere tra tele, tavole, carte e libri d’artista, delineando un percorso che consente di cogliere l’evoluzione di una pittura profondamente radicata in una dimensione riflessiva. Attivo sulla scena dagli anni Ottanta – la sua prima personale risale al 1987 – Scolamiero sviluppa una pratica che intreccia suggestioni provenienti dalla poesia, dalla musica e dall’osservazione del quotidiano, trasformando la pittura in un luogo di interrogazione filosofica.
Il titolo della mostra, tratto da un verso della poetessa Louise Glück, suggerisce un rapporto intimo e totalizzante con il mondo. Nelle opere esposte questo legame emerge attraverso segni minimi, tracce leggere che alludono alla fragilità e all’impermanenza dell’esperienza umana. La costruzione dello spazio pittorico si fonda su un equilibrio dinamico, dove il vuoto assume un ruolo attivo, diventando elemento strutturale della composizione.
Il percorso espositivo si apre con lavori caratterizzati da una forte essenzialità – pochi elementi sospesi in uno spazio rarefatto – per poi svilupparsi verso una crescente complessità tonale e formale. In questa progressione si riflette un dialogo sempre più intenso con la musica e la poesia, esplicitato anche nei titoli delle opere che rimandano a figure come Piero Bigongiari, Harrison Birtwistle, Louise Glück e Luigi Nono.

L’allestimento è pensato in continuità con la sperimentazione tecnica che contraddistingue la ricerca dell’artista. L’uso di pigmenti, oli, inchiostri e acrilici, insieme a strumenti diversi per incidere o tracciare la superficie, genera una varietà di esiti – dalle velature più morbide alle campiture ampie e stratificate. Il gesto pittorico coinvolge l’intero corpo, seguendo un ritmo che alterna lentezza e improvvise emergenze formali, tra astrazione e accenni figurativi.
Docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, città in cui vive e lavora, Scolamiero ha esposto in importanti contesti nazionali e internazionali e ha partecipato a manifestazioni come la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, confermando una ricerca coerente e riconosciuta nel panorama contemporaneo.
Accompagnata da un catalogo bilingue con testi critici di Francesca Bottari e Maria Vittoria Pinotti, la mostra restituisce l’immagine di una pittura che non si limita alla rappresentazione, ma si configura come esperienza sensibile e mentale. Un campo aperto in cui segno, materia e silenzio concorrono a costruire una visione del mondo in continuo divenire.
| Articolo redazionale |
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