“Pathos”: il contemporaneo nella biblioteca più antica di Roma

Quasi sessanta artisti, oltre ottanta opere e una sede carica di storia: la mostra “Pathos” trasforma la Biblioteca Angelica in uno spazio vivo di dialogo tra passato e presente. Un progetto che riflette sul ruolo dell’emozione come motore dell’arte.


Roma celebra i suoi 2779 anni aprendo uno dei suoi luoghi più emblematici all’arte contemporanea. Alla Galleria Angelica, all’interno della storica Biblioteca Angelica in via Sant’Agostino, è visitabile fino al 28 aprile 2026 la mostra collettiva “Pathos”, curata da Nicoletta Rossotti, storica dell’arte e Coordinatrice Nazionale del Settore Artistico dell’Accademia Internazionale Medicea.
Inaugurata il 21 aprile, in occasione del Natale di Roma, l’esposizione ha preso avvio con un vernissage che ha unito celebrazione e riflessione, coinvolgendo il pubblico in un dialogo serrato tra opere contemporanee e patrimonio librario. La scelta della Biblioteca Angelica – la più antica biblioteca pubblica della città – conferisce al progetto un valore simbolico preciso: mettere in relazione la produzione artistica attuale con secoli di storia e conoscenza sedimentata.

Il percorso espositivo riunisce oltre ottanta opere di quasi sessanta artisti, selezionati per la capacità di interpretare il concetto di pathos come energia generativa e forza trasformativa. Pittura, scultura e linguaggi visivi differenti si confrontano con gli spazi della biblioteca, creando un’interazione che supera il semplice allestimento per diventare esperienza immersiva.

Al centro del progetto emerge una riflessione condivisa dai protagonisti dell’inaugurazione. La curatrice Rossotti ha sottolineato l’importanza di non perdere il legame con la storia, considerata fondamento imprescindibile per la crescita culturale. Un pensiero ripreso anche dal giornalista Rai Gianni Maritati, che ha evocato il ruolo del pathos come elemento capace di “riattivare” i libri e, più in generale, di dare vita all’arte. La professoressa Silvia Mantini, dell’Università dell’Aquila, ha invece posto l’accento sulla necessità di costruire connessioni tra passato e presente, richiamando la figura di Margherita d’Austria come esempio di committenza e visione politica legata ai territori.

Promossa con il patrocinio di Roma Capitale e sostenuta da Corrado Garofalo, “Pathos” si presenta come un progetto accessibile – l’ingresso è libero – e aperto a un pubblico ampio, invitato a riscoprire il valore dell’emozione come chiave di lettura dell’arte e della storia. Un’occasione per attraversare il tempo, in uno dei luoghi più evocativi della città, dove le opere contemporanee dialogano con i volumi antichi, restituendo alla memoria una dimensione attuale e condivisa.


Da Daniela Gambino <danielagambino@gmail.com>
Articolo redazionale

About the author: Experiences