Presentata a Roma la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”

Si è tenuta a Roma, il 14 gennaio 2026, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, la conferenza stampa di presentazione della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari: un racconto intorno al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche, in cui l’acqua assume un valore generativo, terapeutico e identitario, ospitata nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale dal 6 marzo al 29 settembre 2026. 

Etruschi e Veneti.
Acque, culti e santuari
Venezia, Appartamento del Doge, Palazzo Ducale
6 marzo – 29 settembre 2026

a cura di Chiara Squarcina, Margherita Tirelli 
In collaborazione con Fondazione Luigi Rovati
Con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” non è soltanto la sintesi e l’esposizione di reperti, ma è il racconto di un contesto, di una storia, di una stratificazione, che riporta l’archeologia nella sua dimensione più autentica. È una riflessione capace di mettere in relazione il tempo lungo del passato con le emergenze del presente e le domande sul futuro. Una mostra ha senso se “antichizza” il presente e, al tempo stesso, rende presente l’antico nel suo dialogo con la nostra contemporaneità. Le testimonianze di questa esposizione che giungono da epoche remote e lontane non sono mai frammenti muti e passivamente osservati da studiosi, appassionati e visitatori, ma sono il punto di riferimento di uno sguardo ben preciso, di un’attitudine, di una volontà che, attraverso oggetti, luoghi e contesti culturali, si ricollega con le radici di antiche comunità di cui noi siamo i discendenti. Questa mostra sceglie la prospettiva della relazione: non è soltanto il racconto su un popolo o su una civiltà isolata, ma si propone di far dialogare ciò che già anticamente era in dialogo: il mondo degli Etruschi e quello dei Veneti. Unendo il versante tirrenico con quello adriatico della nostra penisola, gli Etruschi e i Veneti sono due idealtipi di un modo di abitare l’antico, il viaggio, il mare, il mondo, in una dimensione di apertura che necessariamente la geografia della nostra penisola impone, induce e incoraggia fin dalle origini”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. 

“Questa mostra è il risultato di un lavoro lungo e condiviso, costruito con serietà scientifica e grande collaborazione istituzionale, anche dai privati. Desidero per questo ringraziare il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e tutta la struttura del Ministero, insieme alla Fondazione Musei Civici di Venezia, ai curatori, ai musei prestatori, alle università e a tutti i professionisti che hanno reso possibile il progetto. Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità, e un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni. La cultura serve a questo: a capire, a costruire cittadinanza, a dare un senso di unità al Paese rispettando le identità dei territori. Creare legami è sempre più difficile che dividere, ma è l’unica strada che genera conoscenza, rispetto e futuro. Questa mostra, non è soltanto esposizione, ma anche ricerca e convegnistica a tema. È un invito a ritrovare, attraverso la storia, il valore di ciò che ci unisce. L’invito è di venire a vedere questa mostra con curiosità e con calma, magari più di una volta, tornando dopo aver visitato anche i diversi siti coinvolti e i musei prestatori”, le parole del Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. 

Sarà un confronto inedito e peculiare, un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C.: mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione riunisce reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane. La mostra si configura così come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto mediatico.

Un progetto di grande respiro scientifico e divulgativo, in cui a emergere è il dialogo tra due civiltà differenti per geografie e radici culturali, tra cui sono fioriti scambi e relazioni lungo quel confine nella ‘terra tra i due fiumi’, tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso orientale del Po. Uno scambio di materie prime, reso possibile con l’apertura di nuove vie commerciali, ma anche di idee, culture, saperi. Fiumi, mari e acque sono l’emblema del movimento costante, come quello delle persone, unendosi e conducendo a forme di reciproca conoscenza di uomini e di donne. Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà un secondo momento espositivo nell’autunno del 2026 (14 ottobre – 10 gennaio 2027) rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale.



CONTATTI PER LA STAMPA

Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net  
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

ART CITY Bologna 2026: Alessandro Moreschini. L’ornamento non è più un delitto

Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna sono lieti di accogliere nelle sale del Museo Civico MedievaleL’ornamento non è più un delitto, mostra personale di Alessandro Moreschini, a cura di Raffaele Quattrone, realizzata in collaborazione con Ehiweb e Pasöt.

Visitabile dal 18 gennaio al 22 marzo 2026, il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
L’inaugurazione si svolge sabato 17 gennaio 2026 alle ore 17.30.

Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica


Alessandro Moreschini
L’ornamento non è più un delitto
A cura di Raffaele Quattrone
Con un testo di Renato Barilli

18 gennaio – 22 marzo 2026
Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4, Bologna
www.museibologna.it/medievale

Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
In collaborazione con Ehiweb e Pasöt
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Inaugurazione sabato 17 gennaio 2026 ore 17.30

L’ornamento non è più un delitto”: con questa affermazione, pronunciata da Renato Barilli in un testo del 2020 dedicato a Lily van der Stokker e ad Alessandro Moreschini, si apre il percorso della nuova mostra dell’artista al Museo Civico Medievale di Bologna. Una frase che, da dichiarazione critica, diventa oggi titolo e chiave di lettura di un progetto espositivo che rilegge la tradizione decorativa come gesto etico, come pratica di cura e di attenzione verso il mondo.

Da tempo Alessandro Moreschini (Castel San Pietro Terme, 1966) ha scelto una strada appartata e rigorosa, lontana dalle retoriche del minimalismo più severo e dalle promesse dell’ipertecnologia: una strada in cui l’ornamento non è aggiunta, ma pensiero; non maschera, ma rivelazione. Le sue superfici lavorate – trame meticolose, vegetali, iperdecorative – non rivestono gli oggetti: li trasformano. Sono presenze che respirano, microcosmi silenziosi capaci di insinuarsi negli interstizi del visibile e di restituire agli oggetti quotidiani una energia inattesa, una vibrazione interna.

Già alla fine degli anni ’90, Barilli aveva individuato in Moreschini una voce originale nel panorama italiano, inserendolo nella storica mostra collettiva Officina Italia e riconoscendo in quel giovane rigore decorativo una forza irradiante, “una preziosa limatura di ferro”. Oggi, quell’intuizione trova piena maturità in un lavoro che ha saputo svilupparsi con costanza, approfondendo la natura politica e sensibile dell’ornamento.
Perché l’ornamento, lungamente esiliato dal canone occidentale come elemento superfluo o sospetto, riemerge qui come linguaggio glocal: attento alle culture visive non egemoniche, aperto al desiderio, alla spiritualità, alla dimensione affettiva del guardare. È un’arte apparentemente “debole”, perché priva di monumentalismo, ma in realtà radicale nella sua prossimità, nel suo farsi presenza quotidiana, nel suo ritessere i nessi tra corpo, oggetto e mondo.

L’incontro con il Museo Civico Medievale offre a Moreschini un territorio ideale: uno spazio fatto di stratificazioni, memorie, oggetti votivi, preziosità minute, miniature, ori, che da secoli interrogano il nostro rapporto con il sacro, il simbolico, il potere evocativo delle superfici. Le opere contemporanee si insinuano tra i reperti storici senza competere con essi, ma stabilendo un dialogo osmotico, a tratti segreto, in cui la luce, il colore e il ritmo decorativo diventano ponti tra epoche e sensibilità differenti.

Il percorso espositivo – articolato in diversi ambienti del museo – accoglie interventi concepiti come presenze integrative, non invasive: opere che crescono come un’edera visiva sulle architetture e sugli oggetti del passato, stabilendo legami inattesi. L’artista non impone un nuovo museo: ne rivela uno interno, emotivo, fatto di sussurri decorativi, di brividi luminosi, di dettagli che invitano a rallentare, a guardare con attenzione, a riscoprire il tempo dell’osservazione.

Ho concepito l’allestimento come un gesto di ascolto. Le opere di Alessandro Moreschini non dovevano imporsi sul Museo Medievale, né mimetizzarsi in esso: dovevano risuonare. Per questo ho scelto un percorso che permette ai lavori di insinuarsi tra gli oggetti storici come presenze vive, capaci di creare legami sottili, quasi segreti, senza interrompere la continuità del luogo. L’ornamento diventa così un ponte tra epoche, un atto di cura che restituisce al museo la sua dimensione di spazio abitato. Ho voluto che il visitatore percepisse l’incontro – non la sovrapposizione – tra passato e contemporaneo: un dialogo a bassa voce, fatto di dettagli, riflessi, vibrazioni. Un allestimento che non aggiunge, ma rivela”, spiega il curatore Raffaele Quattrone.

In un presente caratterizzato da consumo visivo rapido e da una crescente delega dell’immaginazione alle tecnologie dell’automazione, il progetto di Moreschini si pone come un atto di resistenza: un invito a ritornare alla manualità, al gesto, alla gestazione lenta delle superfici; a riconoscere nell’ornamento non una fuga, ma una responsabilità verso ciò che ci circonda.
Renato Barilli scrive: “Sono intervenuto più volte sul lavoro di Alessandro Moreschini, del tutto singolare, come conferma in questa mostra, dove si riscontrano due livelli, ci sono oggetti preziosi da collezionismo, ma se questo non bastasse scende su tutto una pioggia di raffinati frammenti che accrescono la preziosità del tutto.”

L’ornamento non è più un delitto diventa così un’affermazione poetica, politica e antropologica: il recupero di un linguaggio che sa essere intimo e universale, umile e complesso, antico e contemporaneo. Un linguaggio che abita, che cresce, che si fa luogo. Che si fa, appunto, museo segreto.

Durante il periodo di apertura sono previste tre visite guidate condotte dall’artista Alessandro Moreschini e dal curatore Raffaele Quattrone: sabato 7 febbraio 2026 alle ore 21.00 (in occasione di ART CITY White Night, ingresso gratuito dalle ore 18.00), sabato 21 febbraio 2026 ore 17.30 e sabato 21 marzo 2026 alle ore 17.30. Il costo di partecipazione è gratuito, con biglietto di ingresso al museo.

Nato a Castel San Pietro Terme (BO) nel 1966, Alessandro Moreschini vive e lavora a Bologna. Dopo la Laurea al D.A.M.S. in Storia dell’arte all’Università degli Studi di Bologna, a partire dagli anni Novanta viene invitato ad esporre in Italia e all’estero, presentando opere dove la superficie dipinta si traduce in texture ornamentali, evidenziando la perdita del canone estetico occidentale nel mondo globalizzato.
Del suo lavoro il critico e storico e storico dell’arte Renato Barilli ha scritto: “La sua pittura certosina e meditata, svolta nei tempi richiesti dalla meticolosità con cui viene eseguita su superfici inaspettate, egliamministra con sicurezza quello che si può considerare un passaggio epocale dei nostri tempi dall’hard al soft.”
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private: Collezione d’Arte della Fondazione San Patrignano, Museo della Città “Luigi Tonini” (Rimini), MAMbo – Museo Arte Moderna di Bologna, Fondazione Giacomo Lercaro,
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
Tra le mostre nazionali e internazionali si segnalano: Per la “Storia di Bologna”. Donazioni e acquisizioni d’arte della Fondazione Carisbo (2017-2025) (2025, Casa Saraceni, Bologna); La nostra casa è in fiamme (2024, Galleria ARTRA, Milano); Legami fragili (2024, Galleria Studio Cenacchi, Bologna); Il profumo dei fiori dipinti (2023, Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Bologna); Collezione d’Arte della Fondazione San Patrignano (2021, PART Palazzi dell’Arte, Rimini); Beata Solitudo (2020, Fondazione Rocca di Vignola, Vignola), Architetture dell’immaginario (2019, Galleria Beatrice Burati Anderson, Venezia); NewFaustianWorld (2019, Galleria Beatrice Burati Anderson, Venezia); L’ultimo Espaliú e il contesto italiano (2019, Accademia di Spagna, Roma); Autoritratto (2019, MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma, Roma); Roberto Daolio, Vita e incontri di un critico d’arte attraverso le opere di una collezione non intenzionale (2017, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Bologna); Bologna dopo Morandi 1945-2015 (2016, Palazzo Fava, Bologna); /seconds issue 09 Vanishing point (2008, The Wharf Road Project V22, Londra); Giovane Arte Europea (2003, Castello Visconteo, Pavia); Sharjah International Biennial 6th (2003, Sharjah Art Museum, Sharjah); Officina Italia (1997, Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Bologna); Lab. 1.2-T.I.N.A. (There is no alternative) (1997, Viafarini, Milano).
www.alessandromoreschini.it

Nato a Foggia nel 1974, Raffaele Quattrone vive e lavora tra Bologna e Roma. Sociologo e curatore d’arte contemporanea, è direttore del Master universitario in curatela di mostre ed eventi artistici e culturali organizzato da eCampus.
È editor-in-chief delle riviste del gruppo americano VIVA (Archlove magazine, Viva magazine, ecc.), collabora con Meer (già Wall Street International Magazine) ed è ambasciatore del progetto Terzo Paradiso creato da
Michelangelo Pistoletto. È stato presidente del Dipartimento Emilia Romagna dell’Associazione Nazionale Sociologi e fondatore e direttore della rivista Startup.
È autore dei libri Modernità e campo dell’arte. Per una sociologia critica dell’arte contemporanea italiana (Lampi di Stampa, 2010) e IN ITINERE. Arte contemporanea in trasformazione (EQUIPèCO, 2014).
Quattrone ha scritto centinaia di articoli, numerosi testi per cataloghi di mostre e interviste ad artisti internazionali quali: Mario Airò, Renato Barilli, Bertozzi & Casoni, Ergin Cavusoglu, Alberto Di Fabio, Stan Douglas, Nicola Formichetti, Gonkar Gyatso, Paul Gladston e Yu Youhan, Kepa Garraza, Anthony Gormley, Kimsooja, Jeff Koons, Mona Hatoum, Sabrina Mezzaqui, Nasr Moataz, Shirin Neshat, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Zimoun.
Un suo recente progetto è NewFaustianWorld, che ha compreso un libro (in italiano/inglese edito da 24 ORE Cultura), un docu-film diretto da Piero Passaro e prodotto da Theater 7/2 Productions (tradotto in inglese, francese, spagnolo, indi e greco) e due mostre (Augeo Art Space, Rimini e Beatrice Burati Anderson, Venezia) ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.
Collabora con la Real Academia de Espana en Roma.
www.raffaelequattrone.com


Mostra
Alessandro Moreschini
L’ornamento non è più un delitto

A cura di
Raffaele Quattrone

Con un testo di
Renato Barilli

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Sede
Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4 | 40121 Bologna

Periodo di apertura
18 gennaio – 22 marzo 2026

Inaugurazione
Sabato 17 gennaio 2026 ore 17.30 – 19.00

Orari di apertura
Martedì, giovedì 10.00 – 14.00
Mercoledì, venerdì 14.00 – 19.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 10.00 – 22.00,
 ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Intero € 6 | ridotto € 4 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura

In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) gratuito possessori biglietto Arte Fiera 
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 18.00 – 22.00 gratuito

Informazioni
Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4 | 40121 Bologna
Tel. +39 051 2193916
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/medievale
Facebook: Musei Civici d’Arte Antica
Instagram: @museiarteanticabologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna

Ufficio Stampa Mostra
RP/PRESS
Marcella Russo E. press@rp-press.it
www.rp-press.it
Facebook @RussoPress
Instagram @rp_press

Ufficio Stampa Settore Musei Civici Bologna
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. 
silvia.tonelli@comune.bologna.it
Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it 
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>

Architettura tra etica, innovazione e memoria: sesta ed. di CarlottaXArchitettura

Architettura tra etica, innovazione e memoria: al via la sesta edizione di CarlottaXArchitettura

Un incubatore di valori etici, morali, professionali e di memoria: il premio CarlottaX giunge alla sua sesta edizione e, anche quest’anno, si pone l’obiettivo di valorizzare i progetti dell’architettura contemporanea e i professionisti che, attraverso etica e innovazione, hanno contribuito a trasformare, promuovere, diffondere e salvaguardare la cultura del territorio.

Infatti, il riconoscimento, nato nel 2021 su iniziativa dell’Ordine e della Fondazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Catania in ricordo dell’architetto Carlotta Reitano – già presidente della Fondazione e scomparsa prematuramente nel 2020 – verrà assegnato al professionista o allo studio che abbia saputo rispondere al meglio alle sfide dell’architettura contemporanea.

Quattro le categorie: opere di architettura, opere di restauro o recupero, opere di interni e/o design, progetti giovani architetti under 35. Potrà partecipare chiunque abbia realizzato progetti in Italia o all’estero e iscritto all’Albo professionale o a un’Associazione equivalente, fatta eccezione per gli under 35, che dovranno essere iscritti a un Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori italiano (sezione A).

A esaminare i lavori una qualificata giuria, composta dal presidente Paolo Colonna (RPBW), Elisabetta Gabrielli (ARCHIGROUND), Tiziana Campus (consigliere nazionale CNAPPC), Veronica Leone (vicepresidente Ordine APPC Catania), Melania Guarrera (presidente Fondazione Ordine APPC Catania) e Cristian Rocchi (presidente Ordine APPC Roma). Oltre ad assegnare il premio per ogni singola categoria, selezioneranno dei progetti che concorreranno per due menzioni d’onore, per il premio “Città di Catania” e per quello “Città di Roma”.

La documentazione potrà essere inoltrata entro il prossimo 16 febbraio attraverso il sito dei concorsi nazionale (https://premi.concorsiawn.it/carlottaxarchitettura-2026). La premiazione, invece, si terrà il prossimo 17 marzo nella capitale, dove – nella sede dell’Ordine APPC di Roma – verrà esposta una galleria con tutte le opere partecipanti.


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Al Palazzetto Bru Zane è “Il tempo di Louise Farrenc”

Dedicato alla compositrice Louise Farrenc (1804-1875), questo festival rende omaggio a quella generazione di artisti, nata ai tempi dell’Impero napoleonico, che ha tenuto a battesimo il romanticismo musicale in Francia.

FESTIVAL
“IL TEMPO DI LOUISE FARRENC”
Venezia, dal 28 marzo al 28 aprile 2026

Scomparsa 150 anni fa, Louise Farrenc è una musicista unica nel suo genere. Proveniente per parte materna da una famiglia di pittori, riuscì a conquistarsi un posto in ambiti allora riservati agli uomini, come la composizione di opere sinfoniche. Il sostegno del marito, il flautista ed editore Aristide Farrenc, fu probabilmente determinante per la sua carriera creativa, ma la sua fama è dovuta esclusivamente ai suoi talenti di pianista virtuosa e poi di compositrice. Ci ha lasciato un catalogo che comprende opere per pianoforte, musica da camera (per cui l’Institut de France le assegna due Prix Chartier), ma soprattutto due ouverture e tre sinfonie, composte tra il 1834 e il 1847. Profondamente influenzata da Beethoven, contribuì al rinnovamento musicale parigino insieme ad altre personalità nate a cavallo del XIX secolo e giunte alla maturità intorno al 1830, come Berlioz, David e Chopin.

Nel corso del Festival di primavera a Venezia, articolato in sette concerti e una conferenza, il pubblico viene accompagnato in un ampio ritratto musicale di Louise Farrenc e dei suoi contemporanei, alla scoperta della nascita e dello sviluppo del romanticismo musicale in Francia.

La presentazione-concerto del festival, giovedì 19 marzo, offre un assaggio del repertorio valorizzato nel cartellone, con un recital di brani per pianoforte solo raramente eseguiti, affidato a Nicolas Giacomelli.

Il concerto inaugurale, sabato 28 marzo, vede Noé Inui al violino e Vassilis Varvaresos al pianoforte mettere in luce Louise Farrenc come solida garante di uno stile classico che discende direttamente da Beethoven, affiancata in programma da Frédéric Chopin, Franz Liszt e Théodore Gouvy.

L’indomani, domenica 29 marzo presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista, Naïri Badal e Adélaïde Panaget (Duo Jatekok) esplorano a due pianoforti un territorio sonoro avvolto da immagini fantastiche e intriso di audacia, attraverso trascrizioni di Hector Berlioz, Louise Farrenc, Camille Saint-Saëns e Franz Liszt.

Il festival prosegue giovedì 9 aprile con Célia Oneto Bensaid al pianoforte, che sfoglie alcune pagine del romanticismo pianistico da Frédéric Chopin a Georges Bizet, includendo l’Air russe varié di Louise Farrenc, lodato da Robert Schumann.

Il pianoforte sarà nuovamente protagonista sabato 11 aprile all’Auditorium Lo Squero sull’Isola di San Giorgio, nell’ambito della coproduzione con Asolo Musica, giunta alla sua terza stagione.

Orazio Sciortino propone un florilegio di brani ispirati al mondo dei narratori, con musiche di Juliette Dillon, Charles-Valentin Alkan, Gioachino Rossini, Louise Farrenc e Franz Liszt.

Martedì 14 aprile, Mihaela Costea (violino), Silvia Chiesa (violoncello) e Linda Di Carlo (pianoforte) interpretano un programma interamente dedicato a Louise Farrenc, valorizzandone la produzione cameristica, che seppe ottenere un riconoscimento ufficiale in un’epoca in cui la composizione femminile non era considerata un’attività legittimata.

Martedì 21 aprile, il Trio Atanassov esegue trii con pianoforte di Reicha (op. 101) e Onslow (op. 83), opere poco note ai loro contemporanei ma emblematiche della vitalità e dell’originalità della scuola francese.

Il festival si conclude martedì 28 aprile con un concerto dell’Ensemble Tamuz, formazione di soli archi, che interpreta le “Soirées d’hiver” tratte dalle Quatre Saisons di Félicien David. L’opera è dedicata a George Onslow, presente in programma anche con il Quintetto con due violoncelli op. 61.

In anteprima rispetto al festival, martedì 10 marzo, Vania Bruno e Barbara Tartari tengono la conferenza Louise Farrenc e lo spartito della parità, dedicata al percorso della compositrice e al rapporto tra cultura, diritto e parità di genere, tra ieri e oggi.

TUTTI GLI EVENTI
 
MARTEDÌ 10 MARZO
ORE 18
PALAZZETTO BRU ZANE
Louise Farrenc e lo spartito della parità
Vania Brino, Barbara Tartari relatrici
 
GIOVEDÌ 19 MARZO
ORE 18
PALAZZETTO BRU ZANE
Presentazione del festival
Nicolas Giacomelli pianoforte
Brani per pianoforte di PRUDENTFARRENCGOUNODDAVID LEFÉBURE-WÉLY
ingresso gratuito
 
SABATO 28 MARZO
ORE 19.30 PALAZZETTO BRU ZANE
Generazione Farrenc
Noé Inui violino
Vassilis Varvaresos pianoforte
Brani per violino e pianoforte di CHOPIN, FARRENC, LISZT GOUVY
 
DOMENICA 29 MARZO
ORE 17
SCUOLA GRANDE SAN GIOVANNI EVANGELISTA
All’ombra di Berlioz
DUO JATEKOK
Naïri Badal Adélaïde Panaget pianoforti
Brani per due pianoforti di BERLIOZ, FARRENC, SAINT-SAËNS LISZT
 
GIOVEDÌ 9 APRILE
ORE 19.30
 
PALAZZETTO BRU ZANE
Spazio ai virtuosi
Célia Oneto Bensaid pianoforte
Brani per pianoforte di FARRENC, CHOPIN, BIZET, GUILMANT, HELLER ALKAN
 
SABATO 11 APRILE
ORE 16.30
AUDITORIUM LO SQUERO
Reminiscenze
Orazio Sciortino pianoforte
opere per pianoforte di ALKAN, DILLON, ROSSINI, FARRENC LISZT
coproduzione Asolo Musica / Palazzetto Bru Zane
Concerto fuori abbonamento. Tariffe e prenotazioni: boxol.it/auditoriumlosquero
 
MARTEDÌ 14 APRILE
ORE 19.30 PALAZZETTO BRU ZANE
Pioniera e romantica
Mihaela Costea violino
Silvia Chiesa violoncello
Linda Di Carlo pianoforte
brani per violino, violoncello e pianoforte di FARRENC
 
MARTEDÌ 21 APRILE
ORE 19.30 PALAZZETTO BRU ZANE
Come a Vienna
TRIO ATANASSOV
Perceval Gilles violino
Sarah Sultan violoncello
Pierre-Kaloyann Atanassov pianoforte brani di REICHA ONSLOW
 
MARTEDÌ 28 APRILE
ORE 19.30 PALAZZETTO BRU ZANE
Corde sensibili
ENSEMBLE TAMUZ
Hed Yaron-Meyerson Diego Castelli violini
Avishai Chameides viola
Victor García García Constance Ricard violoncelli
brani di BIZET DAVID

Il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française

La missione del Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française, con sede a Venezia, è la riscoperta e la diffusione a livello internazionale del patrimonio musicale francese (1780-1920), concepisce e progetta programmi incentrati sul repertorio romantico francese. Si occupa sia di musica da camera sia del repertorio sinfonico, sacro e lirico, senza dimenticare i generi “leggeri” che caratterizzano lo spirito francese (chansonopéra-comique, operetta). Il centro, inaugurato nel 2009, gode del sostegno della Fondation Bru e ha sede a Venezia in un palazzo del 1695 appositamente restaurato per ospitarlo.


Palazzetto Bru Zane
Venezia, San Polo 2368
 
Contatti per la Stampa
contact@bru-zane.com
 
In collaborazione con Studio ESSECI Ref. Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net Tel. 049 663499
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

B.O.P. – BEATS OF POMPEI 2026: in esclusiva Charlie Puth la grande pop star americana

Beats of Pompeii 2026, la rassegna che trasforma i luoghi storici dell’area archeologica di Pompei in palcoscenici d’eccezione per un connubio vincente di arte, storia e musica, annuncia oggi un nuovo, straordinario protagonista del panorama musicale internazionale.

B.O.P. – BEATS OF POMPEI 2026
Rassegna di arte, storia e musica nell’area archeologica di Pompei
CHARLIE PUTH IN ESCLUSIVA PER IL SUD ITALIA

Il 24 luglio con il suo “WHATEVER’S CLEVER! WORLD TOUR”
Il dodicesimo appuntamento del cartellone si arricchisce con la grande pop star americana da 35 miliardi di stream.

Dopo gli annunci che hanno già elettrizzato il pubblico – l’omaggio a Miles Davis con Marcus Miller, Mike Stern e Bill Evans (22 luglio), ai doppi sold out dei Marillion (25 e 26 luglio), passando per la potenza dei Savatage (27 luglio), il progressive degli Opeth (10 luglio – sold out), il rock evoluto dei BEAT (ex King Crimson) (2 luglio), l’indie-folk degli islandesi Of Monsters and Men (24 giugno), l’indie rap di Coez (11 luglio), Riccardo Cocciante (4 luglio) per una data speciale nell’anno del suo 80esimo compleanno, Hauser star mondiale del violoncello in esclusiva nazionale (31 luglio), Riccardo Muti (18 luglio) con un concerto che porta fuori dai teatri il grande repertorio sinfonico-operistico italiano, e il chitarrista che sfida i generi Pat Metheny (6 luglio) – B.O.P. 2026 accoglie un alfiere del pop-soul moderno: Charlie Puth.

Il 24 luglio B.O.P. 2026 ospiterà, in esclusiva per il Sud Italia, il grandissimo hitmaker da 35 miliardi di stream globali, autore di nove singoli multi-platino. Porterà sul palco le sue hits planetarie, tra cui le famosissime “Attention”, “We Don’t Talk Anymore” e l’indimenticabile “See You Again” con Wiz Khalifa, colonna sonora di Fast and Furious 7, per una serata di puro pop intelligente e melodioso all’interno dello scenario unico degli scavi.
L’artista statunitense ha annunciato il world tour che supporterà il suo quarto album, Whatever’s Clever!, in uscita il 6 marzo 2026 su etichetta Atlantic Records. Intanto Puth ha anche rivelato che il secondo singolo dal suo nuovo album uscirà venerdì 16 gennaio ed è intitolato “Beat Yourself Up”, il brano precede la sua attesissima esibizione al Super Bowl di San Francisco l’8 febbraio.

La vendita dei biglietti sarà aperta a partire dalle ore 10:00 di venerdì 16 gennaio su www.ticketmaster.it, www.ticketone.it e www.vivaticket.com.

Con questo dodicesimo annuncio, B.O.P. consolida la sua reputazione di festival “cross-genere” d’eccellenza, capace di ospitare, nello stesso cartellone, icone del progressive, del metal, del jazz, del folk, grandi artisti della musica italiana e star della classica contemporanea e del pop internazionale. Unisce l’appeal dei grandi nomi alla maestosità di uno dei contesti più iconici al mondo, proponendo un’esperienza di intrattenimento di altissimo livello, a metà strada tra cultura, spettacolo e turismo musicale. In tal senso, Beats of Pompeii si conferma un potentissimo driver turistico, offrendo al pubblico l’opportunità unica di vivere concerti indimenticabili, distinguendosi così nel panorama festivaliero internazionale.

B.O.P. – Beats of Pompeii è una rassegna che dal 2024 fonde musica contemporanea con il patrimonio storico e archeologico di Pompei, creando esperienze live irripetibili in un sito UNESCO di valore inestimabile. La missione è celebrare la continuità della creatività umana, dall’arte antica alle espressioni sonore moderne, in un dialogo senza tempo.

B.O.P. è promosso dal Ministero della Cultura e dal Parco Archeologico di Pompei, realizzato in collaborazione con il Comune di Pompei e la Regione Campania.


Maggiori informazioni su B.O.P.
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https://www.instagram.com/blackstar_concerti
https://www.facebook.com/fastforwardlive

Ufficio Stampa Beats of Pompeii 2026
Giulio Di Donna/Hungry Promotion
giulio@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

Casa degli Artisti e Cineteca Milano: Gino Lucente – picture disc e cineconcerto

Due giorni, due luoghi simbolo della cultura milanese, un unico progetto che intreccia musica, arte visiva e cinema. Il 22 e 23 gennaio Gino Lucente sarà protagonista a Milano di un doppio appuntamento che segna la conclusione della sua residenza artistica alla Casa degli Artisti e rinnova la sua storica collaborazione con Cineteca Milano.

GINO LUCENTE
 
22 e 23 gennaio 2026 | Milano
 
Gino Lucente firma un progetto totale tra vinile d’artista e cinema muto
Il 22 e 23 gennaio a Milano, tra Casa degli Artisti e Cineteca Milano,
la presentazione del picture disc La Follia e le montagne di
e il cineconcerto dal vivo che accompagna il film La sposa della tempesta (1927)

Giovedì 22 gennaio, a partire dalle ore 19.00, al piano terra della Casa degli Artisti, si conclude la residenza artistica di Gino Lucente con la presentazione di La Follia e le montagne di, nuovo album pubblicato in vinile picture disc a tiratura limitata e numerata, concepito come multiplo artistico.

Il progetto nasce nell’ottobre 2024 all’interno dell’atelier musicale della Casa degli Artisti, trasformato per l’occasione in uno studio di registrazione, e si sviluppa come un lavoro corale che coinvolge musicisti di diversa estrazione e provenienza. Tra i collaboratori figurano, tra gli altri, Michele Rocco (coproduzione), Roberto Cacciapaglia, Luigi Gungui, Luca Grazioli e Alessandro Gabini.

Pensato come concept album, La Follia e le montagne di attraversa territori sonori che spaziano dall’elettronica al post-jazz, con suggestioni krautrock e architetture sonore di forte impronta sperimentale, accostando riferimenti colti che rimandano tanto alla Follia – antico tema musicale di origine portoghese – quanto a Le montagne della follia di H.P. Lovecraft.

Elemento centrale del progetto è anche la sua dimensione visiva: il vinile è un picture disc la cui immagine è realizzata in collaborazione con Barnaba Fornasetti mentre l’artista tedesco Eckehard Fuchs ha curato la stampa xilografica della copertina in entrambi i lati, rafforzando la natura dell’opera come oggetto artistico totale, in cui suono e immagine dialogano in modo inscindibile.

La serata del 22 gennaio si apre con un talk di chiusura della residenza e presentazione del disco, alla presenza di Gino Lucente e di alcune delle figure che hanno affiancato e contribuito al progetto, e si conclude con un concerto dal vivo.

La post-produzione dell’album, curata dallo stesso Lucente, è stata finalizzata nello studio abruzzese dell’ingegnere del suono Andrea Di Gianbattista. Il disco si compone di nove tracce e restituisce un lavoro di rara intensità, capace di fondere ricerca sonora e visione artistica in un’esperienza coerente e immersiva.

Venerdì 23 gennaio alle ore 21.00, presso il cinema Cineteca Milano Arlecchino, Gino Lucente firma l’accompagnamento musicale dal vivo di La sposa della tempesta (The Wreck of the Hesperus), film muto del 1927 diretto da Elmer Clifton.

La collaborazione tra Lucente e Cineteca Milano – e con il suo direttore Matteo Pavesi – è ormai di lunga data e rappresenta un percorso consolidato di dialogo tra cinema muto e musica contemporanea. La sposa della tempesta è un caso cinematografico di eccezionale valore storico: l’unica copia superstite del film è conservata negli archivi di Cineteca Milano.

Come sottolinea Matteo Pavesi: «La sposa della tempesta di Elmer Clifton è un film incredibile per tanti aspetti e il fatto che l’unica copia superstite sia nell’archivio di Cineteca Milano è un piccolo miracolo. La sua proiezione al San Francisco Silent Film Festival di quest’anno è stata un grandissimo successo, e di questo siamo molto contenti e orgogliosi. Siamo di fronte a un grande film, il cui livello qualitativo – anche grazie alla presenza tra i produttori della DeMille Pictures Corporation – è decisamente molto alto, con effetti speciali spettacolari per l’epoca. Il film, realizzato nel 1927, non racconta solo un naufragio ma soprattutto il rapporto difficile tra un padre e la figlia; anche per questo La sposa della tempesta è ricco di sottotesti psicoanalitici molto chiari».

Con la sua nuova partitura, Lucente accompagna e reinterpreta il film, restituendone la forza drammatica e i livelli simbolici attraverso un intervento musicale che dialoga con le immagini senza sovrastarle, in continuità con la sua ricerca sul rapporto tra suono, immagine e narrazione.

Gino Lucente (Torre De’ Passeri, 1970) è artista visivo e musicista sperimentale che esplora da sempre il dialogo fra suono, immagine e gesto performativo, muovendosi con naturalezza tra linguaggi e media diversi. Fondatore del gruppo art/rock King Tongue, sviluppa una ricerca che intreccia arte contemporanea e scena musicale. Nel 2024/2025 è artista in residenza alla Casa degli Artisti di Milano. Vive e lavora a Milano.

La collaborazione tra Cineteca Milano e Casa degli Artisti con Gino Lucente, coordinata da Lorenzo Vatalaro, ha già dato vita, nel corso dell’ultimo anno, a un percorso condiviso di ricerca: dopo l’esperienza di Sagra, il film collage che unisce le capacità visive e musicali di Lucente in una visione estremamente lucida e tagliente, su invito del direttore Matteo Pavesi l’artista ha quindi composto e interpretato dal vivo le colonne sonore originali per due proiezioni speciali – Il carretto fantasma di Victor Sjöström e The Lodger: A Story of the London Fog di Alfred Hitchcock (nell’ambito della rassegna collegata alla mostra Marcello Dudovich Unfinished-Cinema 1915-1933 al MIC – Museo Interattivo del Cinema) e ha curato l’accompagnamento musicale del film Aelita di Jakov Aleksandrovic Protazanov. A fine novembre ha presentato DUéL, un progetto audiovisivo, immersivo e autonomo con il quale Lucente chiude idealmente il cerchio tra cinema, arte visiva e performance sonora.


INFORMAZIONI
 
22 gennaio 2026, ore 19.00
Talk, presentazione del vinile La Follia e le montagne di e concerto
Casa degli Artisti
Via Tommaso da Cazzaniga, angolo Corso Garibaldi, 89 Milano
info@casadegliartisti.org – IG: @casadegliartisti_art
 
23 gennaio 2026, ore 21.00
Cineconcerto: La sposa della tempesta (1927)
Cinema Cineteca Milano Arlecchino
Via San Pietro All’Orto, 8 Milano
 
Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
+39 392 3796688   emanuela.filippi@casadegliartisti.org
Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>

Mostra Yugo Logo al Cavò in occasione del Trieste Film Festival

Yugo Logo è il progetto di Ognjen Ranković e Antonio Karača e negli anni ha raccolto oltre 600 loghi di un paese che non c’è più, la Jugoslavia. 

Yugo Logo
diOgnjen Ranković e Antonio Karača
Progetto a cura di Cizerouno in occasione della 37esima edizione del Trieste Film Festival
Dal 14 gennaio al 21 febbraio 2026

Cavò, via San Rocco 1a, Trieste

Negli ultimi anni Yugo Logo ha fatto tappa in Croazia, Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina e Montenegro, con la volontà di celebrare la memoria e recuperare questo patrimonio – una volta comune – di design, innovazione e creatività spesso con altissimi standard.

Per questa tappa a Trieste, curata da Cizerouno, la prima fuori dai territori dell’ex Repubblica Federativa, oltre a una selezione dei più iconici marchi “made in Yu” per il Cavò sono stati pensati anche tre focus. Il primo sul turismo con marchi di alberghi, agenzie turistiche e il riconoscibile marchio JAT della compagnia aerea jugoslava. Il secondo sul mondo del teatro e del cinema dove compaiono anche alcuni marchi di case di produzione e studi cinematografici che sono stati spesso presenti con i loro film nei vari programmi del Trieste Film Festival. Il terzo focus raccoglie esempi grafici e creativi di alcune designer jugoslave. Al Cavò sarà possibile vedere anche un montaggio di alcuni spot televisivi che vennero trasmessi tra gli anni 60 e 80.

Dopo Ponterosso Memorie e Dive Divne Divine, anche con Yugo Logo Cizerouno ricrea in questo particolare allestimento al Cavò “un dispositivo per la memoria” che coinvolgerà diversi pubblici. Dagli appassionati di grafica e design, a chi è cresciuto circondato da questi loghi a chi magari ne ha memoria avendoli visti durante le vacanze o in occasione di qualche “salto in Jugo” magari alla domenica.

L’inaugurazione della mostra, realizzata in occasione della 37esima edizione del Trieste Film Festival, avverrà mercoledì 14 gennaio alle ore 18.30 al Cavò di Via San Rocco 1a e rimarrà visitabile fino al 21 febbraio 2026 da giovedì a sabato dalle 17.30 alle 19.30.
La mostra sarà aperta anche tutti i giorni del festival dalle 17.30 alle 19.30 tranne la domenica.

Sabato 17 gennaio 2026 alle ore 17 il Knulp in via Madonna del Mare ospiterà Conversation on Yugo Logo. Saranno presenti i creatori del progetto Ognjen Ranković e Antonio Karača che dialogheranno con Nuša Hauser, ricercatrice e curatrice e Massimiliano Schiozzi, presidente di Cizerouno, sulla nascita e l’evoluzione di Yugo Logo tra curiosità, difficoltà e scoperte fatte negli ultimi anni di ricerche. Una conversazione a più voci tra design, memoria e cultura immateriale. Seguirà una visita guidata alla mostra al Cavò.

Per informazioni si consiglia di scrivere a: eventi@cizerouno.it


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Roma: A-Head Project e Galileo Editore presentano la mostra “PERIPEZIA” di Maria Soria

Dal 7 al 18 febbraio 2026 la Sacripante Art Gallery di Roma ospita Peripezia, mostra personale di Maria Soria, promossa da A-HEAD Project di Angelo Azzurro Onlus, in collaborazione con Galileo Editore.

A-Head Project e Galileo Editore presentano la mostra
“PERIPEZIA” di Maria Soria

Un attraversamento psichico tra arte, esclusione, identità e fragilità mentale

7 – 18 febbraio 2026
Sacripante Art Gallery – Via Panisperna 59,Roma
Opening 7 febbraio ore 18:00

La mostra nasce dall’incontro tra A-HEAD Project e Galileo Editore, sviluppatosi a partire da un dialogo condiviso su tematiche sociali e personali di forte rilevanza contemporanea. In particolare, alcune pubblicazioni del catalogo di Galileo Editore si sono rivelate strumenti sensibili ed efficaci per affrontare, attraverso il linguaggio dell’illustrazione e della narrazione visiva, questioni legate alla salute mentale e all’esperienza individuale, come la depressione, la diversità, la dislessia e altre forme di fragilità emotiva e cognitiva.

All’interno di questo percorso comune, Peripezia rappresenta l’avvio di un ciclo di mostre che accompagneranno le presentazioni dei libri nati da questa collaborazione, dando vita a un dialogo continuo tra spazio espositivo, editoria illustrata e riflessione sociale. Le mostre diventano così un’estensione visiva del libro: luoghi di approfondimento, confronto e incontro tra pubblico, autori e tematiche.

L’esposizione presenta una selezione di illustrazioni realizzate da Maria Soria per l’albo illustrato Peripezia, proposte in formato ampliato rispetto alla pubblicazione editoriale. Le opere, stampate su carta fine art, saranno disponibili per l’acquisto durante il periodo della mostra in tiratura limitata, rivolgendosi direttamente alla Sacripante Art Gallery.

L’inaugurazione si terrà sabato 7 febbraio 2026. Nel corso della serata è prevista anche la presentazione del libro Peripezia, con un dialogo tra Stefania Calapai, presidente di A-HEAD Project, e l’autrice e illustratrice Maria Soria, che aprirà ufficialmente il percorso espositivo. Percorso che sarà itinerante e vedrà l’ingresso in diverse scuole ed in centri di salute mentale per adolescenti.

Da sempre Angelo Azzurro Onlus con il Progetto A-Head mette insieme arte e psichiatria, in una sinergia che porta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della salute mentale, combattendo così lo stigma che ancora oggi ne deriva.

Inoltre i percorsi avviati fino ad oggi hanno visto concretamente l’ingresso dell’arte e degli artisti nei luoghi della cura, quindi non solo una sensibilizzazione sociale, ma un vero e proprio approccio concreto alla dinamica della salute mentale.

Maria Soria nasce a Paola (CS) nel 1997. Sin da piccola coltiva una profonda passione per il disegno e l’arte. Dopo il Liceo Classico, durante il quale sviluppa un forte interesse per la storia dell’arte, intraprende un percorso creativo da autodidatta, traducendo in chiave pittorica e illustrativa suggestioni e riflessioni personali. Successivamente si iscrive all’Accademia di Belle Arti, frequentando il corso di Illustrazione. In breve tempo partecipa a mostre e residenze artistiche e conduce laboratori creativi rivolti a bambini e adolescenti. Dal 2022 collabora con la casa editrice Galileo Editore.


ABSTRACT DEL LIBRO 

Peripezia è un albo illustrato di Maria Soria, edito da Galileo Editore, che racconta il viaggio interiore di una bambina esclusa dalla propria comunità. Fin dall’inizio, il suo percorso è segnato da un profondo senso di estraneità e incomprensione, che la spinge a compiere un atto di ribellione. Tuttavia, questa scelta non conduce a una trasformazione positiva o a un riscatto, ma apre la strada a un cammino solitario e complesso.

Il viaggio della protagonista non prevede ricompense né accettazione, ma si configura come una riflessione dolorosa sulla diversità e sul peso dell’isolamento. A differenza delle tradizionali storie di formazione, Peripezia sovverte lo schema del Viaggio dell’eroe: non vi sono mentori né alleati, né un ritorno alla normalità. La narrazione si sviluppa in una dimensione sospesa e universale, in cui tempo e spazio si dilatano, e il percorso non conduce a una risoluzione definitiva, ma a un processo emotivo tortuoso e autodistruttivo.

Dal punto di vista grafico, il libro si distingue per l’uso di due registri visivi alternati: uno stile più descrittivo e realistico, che rappresenta la realtà esterna, e una grafica più astratta e stilizzata, che dà forma al mondo interiore della protagonista. Questa alternanza immerge il lettore in un’atmosfera instabile e mutevole, enfatizzando il conflitto tra percezione soggettiva e realtà oggettiva.

Peripezia è un’opera che sfida le convenzioni narrative e invita a una lettura attenta e partecipata. Il racconto si chiude su una nota sospesa, lasciando spazio alla riflessione personale e interrogando il lettore sul significato della diversità e sulle conseguenze dell’esclusione.


Sacripante Art Gallery è uno spazio polifunzionale nel cuore del rione Monti, nato all’interno di un ex convento settecentesco in Via Panisperna 59, dove storia e contemporaneità si intrecciano in modo scenografico.

La galleria, gestita da Carlotta Cerulli e Wilma Silvestri, unisce arte, moda e mixology: tra muri di pietra e vecchi intonaci si alternano mostre, performance, talk e degustazioni, mentre un raffinato cocktail bar e una boutique di abbigliamento artigianale completano l’esperienza Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti internazionali: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017 fino al 2022, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali. Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.


Angelo Azzurro ONLUS
infoangeloazzurro@gmail.com
tel. 3386757976
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Ufficio Stampa A-Head Project Angelo Azzurro Onlus
Alessio Morganti
alessio.mrg@hotmail.it
Da Alessio Morganti <alessio.mrg@hotmail.it>

Ritorna il tour Barriera Stories in occasione del Trieste Film Festival

Domenica 18 gennaio 2026 in occasione del Trieste Film Festival ritorna il tour Barriera Stories guidato da Francesca Pitacco a cura di Cizerouno

La storia multiculturale e il ricco patrimonio umano di Trieste tra tradizioni, trasformazioni e storie di integrazione danno vita al tour Barriera Storiesdomenica 18 gennaio 2026 alle ore 11.00, un percorso urbano ideato da Cizerouno e guidato da  Francesca Pitacco per raccontare le storie e l’identità del quartiere di Barriera Vecchia, in un edizione speciale in occasione del 37esimo 
Trieste Film Festival (durata di circa 80 minuti, costo di 15€ a persona ed è richiesta la prenotazione inviando una mail a eventi@cizerouno.it).


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VETTE. Storie di sport e montagne – Negli splendidi spazi di Palazzo Besta a Teglio

La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia (Ministero della Cultura) è lieta di presentare VETTE. Storie di sport e montagne, una mostra promossa con il sostegno di Regione Lombardia e realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce. L’iniziativa rientra nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, confermando la vitalità dello sguardo culturale anche nelle celebrazioni olimpiche.

VETTE.
Storie di sport e montagne
Palazzo Besta Teglio (SO)
28 gennaio – 30 agosto 2026

Mostra a cura di Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, da un’idea  di Sergio Campagnolo

L’esposizione sarà allestita negli splendidi spazi rinascimentali di Palazzo Besta a Teglio, nel cuore della Valtellina, e sarà visitabile dal 28 gennaio al 30 agosto 2026, con anteprima per la stampa il 27 gennaio. Il percorso espositivo, articolato tra gli ambienti interni ed esterni del palazzo, vuole indagare il rapporto tra paesaggio alpino, sport invernali e tradizioni culturali.

«Siamo felici di poter ospitare a Palazzo Besta un progetto così ampio e condiviso e profondamente grati del sostegno istituzionale che lo ha reso possibile, a partire da Regione Lombardia, dalla Direzione regionale Musei nazionali Veneto, dal Museo Nazionale della Montagna di Torino e dalla Fondazione Milano Cortina», dichiara Rosario Maria Anzalone, Direttore regionale Musei nazionali Lombardia e co-curatore della mostra. «Un’iniziativa che mostra, qualora ce ne fosse bisogno, che i musei sono luoghi vivi, capaci di accogliere temi apparentemente lontani dalla loro matrice storico-artistica e di dialogare con pubblici diversi, ampliando la propria capacità di interpretare il presenteLa montagna e lo sport sono temi che mi appassionano e che consideriamo fondamentali per raccontare la storia del nostro territorio, la sua identità e la sua capacità di guardare al futuro con consapevolezza e responsabilità».

«Questa mostra», commenta Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia, «rappresenta un tassello prezioso dell’Olimpiade Culturale perché unisce identità forti della Lombardia: la montagna, la cultura e lo sport. Portare un progetto di questa entità a Palazzo Besta significa dare valore ai territori, alle comunità alpine e alla loro storia. È un racconto che parla di radici, sfide e cambiamenti, ma soprattutto di una montagna che continua a essere un patrimonio culturale vivo. La collaborazione con il Veneto e con il Museo della Montagna di Torino dimostra, ancora una volta, che quando le istituzioni lavorano insieme possono costruire percorsi culturali solidi, riconoscibili e capaci di parlare al pubblico di oggi».

L’iniziativa configura altresì una stretta sinergia tra la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia e l’omologo istituto del Veneto. In dialogo con la mostra di Teglio, apre infatti il 20 novembre 2025 al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso la grande esposizione Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce, dedicata alla nascita dell’immaginario invernale tra manifesti storici, grafica pubblicitaria, fotografie e materiali d’epoca.

Le due sedi – Palazzo Besta e Collezione Salce – formano così un unico racconto in due capitoli, che unisce idealmente Veneto e Lombardia in un progetto che spazia dalle prime pioneristiche esperienze all’affermarsi del turismo sportivo, attraverso i cambiamenti nella vita quotidiana e l’impatto profondo sul paesaggio montano.

Palazzo Besta: un percorso che intreccia sport, identità e paesaggio

Curata da Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, a partire da un’idea di Sergio Campagnolo, la mostra VETTEStorie di sport e montagne è pensata come un grande viaggio nella storia degli sport invernali e delle profonde trasformazioni che la loro diffusione ha comportato nell’immaginario e nello stile di vita delle valli alpine.

Un racconto che, in perfetta sintonia con il carattere rinascimentale di Palazzo Besta, intreccia memoria, simboli e identità culturale, ma anche sfide e prospettive per il futuro.
Il percorso espositivo si raccoglie intorno a tre grandi nuclei tematici, concepiti come punti di vista di una stessa narrazione.

La storia delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali

Dalla prima Olimpiade di Chamonix 1924 a Milano Cortina 2026, la sezione raccoglie cimeli, manifesti, torce olimpiche, attrezzature storiche, fotografie e documenti provenienti da importanti istituzioni nazionali e internazionali. In particolare un ruolo fondamentale in questa sezione lo svolgono i prestiti provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino dedicati all’edizione delle Olimpiadi di Torino 2006. Accanto alle figure simboliche dei Giochi, emerge la storia delle comunità ospitanti e dei valori che hanno segnato un secolo di sport invernale moderno.

Uno sguardo al femminile

In sintonia con la storia del Palazzo e della famiglia Besta, nella quale le donne hanno giocato ruoli decisiviil percorso espositivo darà spazio ai volti e alle vittorie delle più celebri atlete olimpiche e paralimpiche, storie di coraggio, talento e sfide che hanno ridefinito il ruolo delle donne nello sport e nella società. Ma non solo: accanto a cimeli e medaglie saranno esposti oggetti quotidiani e strumenti del lavoro femminile del secolo passato, in un confronto che vuole mettere in risalto, senza cedere a stucchevoli nostalgie né a ciechi ed eccessivi entusiasmi, il radicale cambiamento di prospettive e abitudini avvenuto nelle valli alpine negli ultimi 60 anni.

Lo sport e la montagna: tra grandi trasformazioni e incerte prospettive

La nascita e l’affermarsi degli sport invernali segnano anche il passaggio da una montagna contadina a una montagna moderna, turistica e sportiva. Attraverso materiali fotografici, oggetti etnografici e testimonianze locali, la sezione restituisce la metamorfosi della Valtellina e delle Alpi: dai paesaggi incontaminati alle infrastrutture sciistiche, offrendo spunti di riflessione e analisi anche sulla relazione tra uomo e ambiente, tra sviluppo e sostenibilità.

Il percorso si chiude nel giardino di Palazzo Besta, icasticamente affacciato sulle Alpi Orobie, con una installazione site-specific a cura di Michele Tavola, realizzata dagli artisti radicati in Valtellina e affermati a livello nazionale Luca Conca e Vincenzo Martegani, che esporranno dittici di fotografie e dipinti in dialogo fra loro.

Oltre al percorso espositivo, VETTE prevede un ricco public program: incontri con atleti olimpici e paralimpici, studiosi, giornalisti e scrittori di montagna; laboratori e attività per scuole e famiglie; visite guidate e talk dedicati a sostenibilità, trasformazioni alpine e futuro degli sport invernali.

Il progetto è sostenuto da un’articolata collaborazione che coinvolge:
Regione Lombardia
Direzione regionale Musei nazionali Lombardia
Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce
Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino
Fondazione Milano Cortina 2026
Comitato Olimpico Internazionale
 
Una rete che valorizza la dimensione interregionale del progetto e ne rafforza il ruolo all’interno delle iniziative culturali collegate ai Giochi olimpici. La mostra, inoltre, attiva un’importante rete territoriale grazie alla collaborazione con enti locali, associazioni e istituti culturali valtellinesi, contribuendo alla costruzione di una eredità culturale duratura per la valle.

La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia coordina e promuove 13 musei e parchi archeologici statali della regione. Ha il compito di assicurare l’attuazione del servizio pubblico di fruizione e valorizzazione di musei, monumenti e aree archeologiche, garantendo livelli di qualità uniformi. In collaborazione con le Soprintendenze e gli enti territoriali e locali promuove l’ampliamento delle collezioni museali, l’organizzazione di mostre temporanee e le attività di catalogazione, studio, restauro, oltre che la comunicazione e la valorizzazione del patrimonio culturale regionale. Attraverso la definizione di strategie e obiettivi comuni viene promossa la collaborazione con altri istituti culturali della regione per la creazione di percorsi culturali e turistici e per l’innovazione didattica e tecnologica. Lavora per incentivare la partecipazione attiva degli utenti e la massima accessibilità ai musei che custodiscono il patrimonio archeologico, artistico e storico della Lombardia.


Direzione regionale Musei Nazionali Lombardia
https://museilombardia.cultura.gov.it/
drm-lom@cultura.gov.it
 
Ufficio Stampa DRMN-LOM
Studio Giornaliste Associate BonnePresse
Carlotta Dazzi |  +39 347 12 99 381 | carlotta.dazzi@bonnepresse.it
Gaia Grassi | +39 339 56 53 179 |  gaia.grassi@bonnepresse.it
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In collaborazione con
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referente Elisabetta Rosa: elisabetta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>