Sailing to Byzantium 6 New York Artists in Venice

Fino all’ 11 gennaio 2026 continua la mostra Sailing to Byzantium: 6 New York Artists in Venice, a cura di Richard Milazzo.

 Le sale di Palazzetto Tito, sede espositiva della Fondazione Bevilacqua la Masa ubicata nel polo universitario della città, tra l’Accademia di Belle Arti, Ca’ Foscari e lo IUAV – Università di Venezia, ospitano l’esposizione che continua a riscontrare l’apprezzamento dei visitatori.
In occasione dell’ultimo giorno di apertura – 11/01 –, alle ore 16.00 il curatore Richard Milazzo si renderà disponibile per una visita guidata, per svelare ogni retroscena.

Sailing to Byzantium
6 New York Artists in Venice
Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz, Peter Nagy, Walter Robinson
L’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia è lieta di ospitare la mostra Sailing to Byzantium – 6 New York Artists in Venice

A cura di Richard Milazzo
Direzione artistica di Giovanni Tiboni
Palazzetto Tito, Venezia
4 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026

Un progetto che fa di Venezia soglia verso l’Oriente, come afferma Milazzo non “di un’altra metafisica”, ma di “una rivoluzione nella proprietà dei sistemi simbolici”, un’indagine sulla differenza che mira alla sintesi.
Il viaggio verso Bisanzio è soprattutto simbolico: l’omonima poesia di Yeats – Sailing to Bysantium – funge da alveo poetico e organizzativo della mostra;
una trasmigrazione dal sensibile al trascendete, che onora la funzione eternatrice dell’arte, ma che ribalta le parole dello stesso Yeats, fondendo sensi ed intelletto.

La scelta del numero degli artisti non è lasciata al caso, sei sono, infatti, i sestieri di Venezia, sei i rebbi sulla prua della gondola.

Ruolo cardine nella produzione delle opere va indubbiamente riconosciuto a Giovanni Tiboni, Direttore della Fabjbasaglia Contemporary Prints di Rimini.
La stampa non è ancillare, ma ulteriore campo di sperimentazione, non si tratta solo di una tecnica, ma del mezzo che meglio trasfigura le intenzioni degli artisti, “medium culturale e archivio di idee e di storia”, afferma il curatore.
Le incisioni profonde e materiche di Baechler, le acqueforti atmosferiche di Bleckner, i rilievi metallici di Halley, i virtuosismi percettivi di Muniz, i giochi semiotici di Nagy e la forza diretta dell’immaginario pop di Robinson. 

Se la ripresa di immagini precedenti accomuna quasi tutti gli artisti, fa eccezione Halley, unico a non attingere esplicitamente da lavori passati, ma solo implicitamente, dalla sua grammatica, dove le griglie rappresentano un carattere importante.

Le stampe di Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz Peter Nagy e Walter Robinson si uniscono per accompagnarci in un viaggio dalla scena di New York all’atmosfera lagunare sospesa nell’ “artificio dell’eternità”.


Sede: Palazzetto Tito – Dorsoduro 2826, Venezia
Date: 4 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026
Orari di apertura: dal mercoledì alla domenica 10,30 – 17,30
Ingresso: gratuito


Studio associato Davide Federici
Ufficio stampa e comunicazione
info@davidefederici.it 
www.davidefederici.it
Da Davide Federici – Ufficio stampa <info@davidefederici.it>

Venezia, BLUE GALLERY: Simone Meneghello incontra Borges fino al 20 gennaio

MENEGHELLO INCONTRA BORGES
Personale di Simone Meneghello
a cura e testo critico di Alberto Dambruoso

09.12.25 > 11.01..2026 

Inaugurazione 09 dicembre 2025 h.18

Blue Gallery 
Sestiere Dorsoduro 3061, Venezia

Alla Blue Gallery gli eventi non si programmano: accadono. Nascono da conversazioni leggere ma dense, dall’andirivieni quotidiano, nella vivace zona di Dorsoduro a Venezia, dall’ascolto fertile che maturano i progetti come semi. È in questo terreno, vivo e non artificiale, che Simone Meneghello incontra Borges. Non una citazione, non un omaggio illustrativo, ma uno scambio: un attraversamento.
Un incontro che avviene fisicamente nello spazio della galleria e poeticamente  nell’opera, come se la letteratura si fosse fermata qui, pronta a trasformarsi in materia, oggetto, corpo. Meneghello lavora da anni sul limite. Sul confine tra parola e silenzio, tra senso e opacità. Le sue opere non comunicano un contenuto: custodiscono una presenza. Sono libri riscritti, sovrapposti, saturati fino a diventare superfici compatte, nere, inaggirabili. Sono scatole che contengono nulla pur contenendo tutto, boccette che archiviano poesie frante come messaggi lanciati al mare; sono enciclopedie che hanno perso la possibilità della lettura ma hanno guadagnato densità, peso, esistenza.

 Il critico Dambruoso osserva che «le parole, frantumate o sovrascritte, perdono la loro funzione originaria mostrandosi solo per la loro nuda e scarna presenza». È Meneghello stesso a definire questa pratica come Presenza dell’assenza, e ancora:”Quando il linguaggio si compatta nelle mie opere, quando le lettere si sovrappongono e si perdono nella densità tipografica, accade qualcosa che va oltre la scrittura: il linguaggio mostra se stesso nel momento in cui non può più dire. Le opere sono il varco, la soglia dove la parola smette di essere discorso e diventa presenza».

Dopo Pasolini e Pavese, ora il dialogo si apre con Borges. Il confronto con l’opera letteraria del grande scrittore e poeta argentino, nasce soprattutto intorno al concetto di simultaneità. E’ ancora Meneghello a definire questo punto affermando che: “Nelle mie opere il testo si sottrae alla sequenza lineare e viene restituito come densità simultanea” (In alcune opere la sovrapposizione si sviluppa anche in un solo punto. Un intero testo è presente, stratificato, sovrapposto in un unico punto, come ad esempio nell’opera dal titolo “L’Aleph”). 

Meneghello ha impostato la sua ricerca su questi concetti, declinandola però su un piano visivo: i suoi libri non si leggono ma contengono tutto. Attraversandole non si entra nel significato ma in quello spazio in cui significato e materia coincidono. 

La mostra si compone di due nuclei espositivi, due forme di passaggio:

I. Le opere a parete

Cinque lavori murali — Cosmogonia, Finzioni, L’Aleph, Trittico L’altro, La biblioteca di Babele, Funes, Il giardino dai sentieri che si biforcano.Oggetti che non trasmettono significato, ma lo trattengono.

Sono opere-soglia: blocchi compattati di testo, superfici che non si lasciano leggere ma custodiscono la totalità dei libri da cui provengono. Ogni opera è un frammento di un tutto simultaneo, un punto di densità che nega la sequenza e invita a sostare nel limite del linguaggio. Non tutte le opere sono sovrascritte, alcune sono compattate, destrutturate o velate; tutte, in ogni caso, non possono essere decodificate. 

II. Labirinto di Borges — Sentiero della conoscenza

Il secondo nucleo comprende l’installazione “Labirinto di Borges – Sentiero della conoscenza”; quindici volumi enciclopedici, privi di copertine e monocromi, formano un sentiero che parte dalla parete, attraversa il pavimento e supera la soglia della galleria per continuare idealmente e materialmente sulla strada (oltre il vetro/velo della vetrina). È un gesto che porta l’enciclopedia – simbolo del sapere ordinato e totale – oltre il proprio linguaggio: un attraversamento, un oltrepassamento del limite. «Il vuoto compreso tra un volume e l’altro è un vuoto che è tutto: lo spazio stesso della simultaneità, dove presenza e assenza coincidono», scrive Dambruoso.

Anche nella sua struttura, il sentiero si offre come figura paradossale: sembra un sentiero che conduce, ma pur conducendo, non porta da nessuna parte. Non vi è inizio né fine, né sopra né sotto, né dentro né fuori, né pieno né vuoto: tutto è contemporaneamente presente.

Un percorso che conduce e non conduce: la meta non è l’arrivo, ma il cammino.

Non c’è inizio né fine. Non c’è dualità che resista. Il percorso è luogo di tempo indiviso.

Dambruoso riconosce nella ricerca di Meneghello «una tappa ulteriore verso la dimostrazione della verità dell’opera», in cui l’opera esiste al di là del significato.
Non per dire: per essere. L’artista stesso ribadisce:“L’arte, per come la vivo io, e il mio lavoro non sono mai comunicazione. Attraversare la soglia significa accettare che ogni senso sia già ecceduto, che il linguaggio – nel momento in cui si arresta – riveli la sua appartenenza all’Uno”.

MENEGHELLO INCONTRA BORGES non è una mostra che si guarda. È una mostra che si attraversa.

Simone Meneghello nasce a Milano il 3 Settembre 1973.
Frequenta il liceo artistico I di Brera e si dedica allo studio della scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Fin dagli anni novanta le sue opere trovano espressione attraverso varie forme dell’arte visiva alle quali, da sempre, affianca la composizione e la produzione musicale. Vive e lavora a Padova 

WEBSITE www.simonemeneghello 
INSTAGRAM @simonemeneghelloart


BLUE GALLERY

Minuscola e orgogliosamente indipendente è situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il  blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare

INSTAGRAM @bluegalleryvenice 


ORARI DI VISITA

DOVE
BLUE GALLERY 
Rio Terà Canal – S. Margherita
Dorsoduro 3061, Venezia

ORARI di VISITA 
Da Martedi a Domenica 10-13 /15-19

Contatti Stampa
CRISTINA GATTI PRESS & PR
press@cristinagatti.it
Da Cristina Gatti – Press & P.R. – Venezia <press@cristinagatti.it>

I Suonno d’ajere: nel nuovo Ep dal vivo la loro musica fra tradizione e innovazione

Agualoca Records presenta l’uscita dell’EP di sette tracce dal titolo “Live in quartet” dei Suonno D’Ajere.
Disponibile dal 9 gennaio, su tutti gli store digitali, è stato registrato e mixato da Daniele Chessa durante il concerto tenutosi al Teatro Trianon-Viviani di Napoli il 21 marzo 2025. Il disco, composto da sette brani, segna una tappa fondamentale per la band napoletana, proiettando la sua rilettura personale e contemporanea della canzone classica partenopea verso nuove rotte sonore.

I Suonno d’ajere pubblicano un nuovo Ep dal vivo che racchiude l’essenza della loro musica tra tradizione e innovazione

Suonno D’Ajere
Dal 9 gennaio sarà disponibile sulle piattaforme digitali l’EP di sette brani
Live in quartet
Una rilettura personale e contemporanea della canzone classica partenopea verso nuove rotte sonore

Per la prima volta nella loro storia, i Suonno D’Ajere hanno ampliato la formazione in un quartetto, affiancando al trio storico – Irene Scarpato (voce), Marcello Smigliante Gentile (mandolino, mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarre) – il percussionista Salvatore La Rocca e introducendo anche  l’uso della chitarra elettrica. Una scelta audace che genera una dimensione sonora più ampia, vibrante e ricca di sfumature, pur restando saldamente ancorata all’autenticità della tradizione.

L’EP rappresenta un ponte tra passato, presente e futuro del gruppo che prende forma grazie a quattro tracce che provengono dall’ultimo album “nun v’annammurate” (Italian World Beat); un brano, “Presentimento”, che è un classico suonato nella formazione originaria; e “Munasterio ‘e Santa Chiara” che non è altro una preziosa anteprima del nuovo disco in uscita prima dell’estate 2026, di cui anticipa le nuove direzioni musicali.

Il 2025 si è rivelato un anno di grande crescita artistica per i Suonno D’Ajere, culminato in un tour mondiale che li ha portati, dal 2022, a suonare in Cina, Taiwan, India, Germania, Francia, Spagna,  Svizzera, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Polonia, Corea del sud e Giappone, Canada, Portogallo, Tunisia, Capo Verde, Belgio.
Queste esperienze internazionali hanno alimentato una ricerca sonora in continua evoluzione, che trova nel nuovo EP live una prima, potente, sintesi: la tradizione napoletana dialoga con il mondo, aprendosi a contaminazioni senza perdere identità e profondità.

Un anno significativo anche per la frontwoman Irene Scarpato che a fine dicembre 2025 è stata protagonista del progetto teatrale “Dignità Autonome di Prostituzione” del regista Luciano Melchionna, in scena al Teatro Bellini di Napoli. La sua performance ha confermato la Scarpato non solo come una delle voci femminili più originali e interessanti della scena napoletana, ma anche come un’artista completa, capace di fondere in modo magistrale arte scenica e canto.Con questo EP, e con l’attesissimo nuovo album in arrivo che sarà seguito da un tour, i Suonno D’Ajere confermano la loro missione: rinnovare il repertorio partenopeo con curiosità, rispetto e uno sguardo audacemente contemporaneo.


Per info e contatti
suonnodajeretrio@gmail.com
https://www.instagram.com/suonnodajere/
https://www.facebook.com/suonnodajeretrio

Ufficio Stampa Suonno d’ajere
Hungry Promotion
giulio@hungrypromotion.it – 3395840777
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

Messina, FORO G gallery: a Ganzirri “Il mio abbandono” di Valeria Alibrandi

“Il mio abbandono” ed è così intimamente che si mostra con la sua prima personale di fotografia Valeria Alibrandi a cura di Roberta Guarnera presso la FORO G gallery dal 17 al 31 Gennaio.
Una fotografia che coniuga urbex e fotografia ibrida, in cui il tempo e la natura sono protagoniste.
La ricerca di Valeria si traduce in visione immaginaria; l’edera presente (aggiunta pittoricamente in post produzione) raccoglie, si abbandona e fiorisce nei luoghi fotografati.
Attraverso questa mostra Valeria ci proietta in un “futuro” ed a noi non resta che visionarlo da Sabato 17 Gennaio alle 17.30.


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery
Da FORO G gallery <forog.gallery@gmail.com>

“Il respiro di un viaggio”, un confronto inedito tra Albrecht Dürer e Maria Lai

Dal 13 dicembre, la Fondazione Stazione dell’Arte di Ulassai presenta una mostra unica nel panorama culturale italiano:  “Il respiro di un viaggio”, un confronto inedito tra Albrecht Dürer e Maria Lai, due protagonisti della storia dell’arte che, pur attraverso linguaggi differenti, condividono la stessa tensione sul senso e sul valore simbolico della loro ricerca.

“Albrecht Dürer | Maria Lai.
Il respiro di un viaggio


13 dicembre 2025 – 15 marzo 2026

CaMuC e Stazione dell’Arte, Ulassai (NU)

Dal 13 dicembre 2025 al 15 marzo 2026, la Stazione dell’Arte e il CaMuC di Ulassai ospitano “Il respiro di un viaggio”, una mostra di rara intensità nel panorama culturale italiano che mette a confronto due figure emblematiche della storia dell’arte: Albrecht Dürer e Maria Lai.

Attraverso linguaggi distanti cinque secoli ma uniti da una sensibilità condivisa per il valore evocativo del segno e per la ricerca di significato, la mostra invita a riscoprire il potere dello sguardo e dell’immaginazione.

L’esposizione, curata da Marco Peri e Luca Baroni, offre l’opportunità eccezionale di ammirare da vicino alcuni tra i più importanti capolavori dell’opera grafica di Dürer, provenienti da prestigiose collezioni private. Maestro assoluto del Rinascimento europeo, Dürer fu non soltanto un maestro indiscusso dell’incisione, ma anche un innovatore capace di fondere l’eredità gotica con la nuova sensibilità umanistica, introducendo nei suoi lavori una profondità psicologica e un’esattezza formale che hanno segnato in modo permanente la storia dell’immagine. Le sue celebri incisioni – tra cui Melancolia I o Il Cavalierela Morte, il DiavoloIl figliol prodigo e il Mostro Marino – testimoniano una sensibilità estremamente curiosa, attenta alla natura e ai misteri dell’animo umano.

Allestimento

In dialogo con questo universo visionario si presenta una selezione di opere di Maria Lai, artista sarda di riconosciuta rilevanza internazionale. La sua ricerca, radicata nelle tradizioni arcaiche della Sardegna, si apre a una dimensione poetica e universale. I Presepi, i Libri cuciti e in ceramica, i Pani e la straordinaria Via Crucis del filo bianco, testimoniano una sensibilità capace di trasformare materiali semplici in forme di forte intensità evocativa. La sua opera, intuitiva e sospesa in un altrove senza tempo, introduce un registro contemporaneo che entra in risonanza poetica con la rigorosa costruzione formale di Dürer.

L’incontro tra i due artisti trova la sua sintesi nei temi che danno il titolo alla mostra: il respiro, inteso come soffio vitale e ritmo interiore; e il viaggio, come dimensione fisica e spirituale, apertura alla scoperta e spazio privilegiato di trasformazione e rivelazione. Attraverso questo percorso, la mostra fa emergere corrispondenze inattese e restituisce la continuità delle grandi questioni dell’arte: il mistero, la spiritualità, il rapporto con il tempo e con l’immaginazione.

La forza del progetto risiede nella sua impostazione originale, che mette in relazione un protagonista centrale del Rinascimento europeo con una delle voci più significative dell’arte contemporanea. Oltre trenta opere originali di Dürer permettono di immergersi nella complessità del suo linguaggio, mentre le opere di Lai introducono una risonanza poetica che consente di rileggere la sua produzione in una prospettiva più ampia e internazionale. Ne nasce un percorso che attraversa i secoli, intrecciando rigore, simbolo e spiritualità in una trama capace di parlare con intensità anche al presente.

Allestimento

La mostra nasce dalla collaborazione tra Marco Peri, Direttore della Stazione dell’Arte, e Luca Baroni, Direttore della Rete Museale Marche Nord e studioso di storia della grafica. Le loro competenze complementari hanno dato forma a un originale percorso di lettura storica e sensibilità contemporanea.

Il Museo CaMuC e la Stazione dell’Arte di Ulassai, luoghi fortemente identitari e carichi di memoria, diventano il contesto ideale per accogliere un viaggio artistico e umano che invita il pubblico non solo a osservare, ma anche a lasciarsi coinvolgere. “Il respiro di un viaggio” si configura così come un’esperienza che unisce passato e presente, riattivando il potere dell’arte di aprire spazi di pensiero, emozione e possibilità.

Marco Peri, Direttore della Stazione dell’Arte, afferma: “La Fondazione Stazione dell’Arte si prepara a celebrare nel 2026 i vent’anni dalla sua apertura. Sarà un anno importante, scandito da nuove mostre e iniziative speciali dedicate a Maria Lai. Il percorso espositivo della collezione permanente viene costantemente rinnovato per valorizzare la profondità e la ricchezza della sua eredità artistica. Insieme alle guide della Stazione dell’Arte e del museo CAMUC presentiamo al pubblico percorsi di conoscenza che approfondiscono la vita e l’opera dell’artista, favorendo una comprensione più ampia del suo lavoro”.

Promossa dal Comune di Ulassai, l’esposizione è prodotta dalla Fondazione Stazione dell’Arte, con il supporto organizzativo di Comediarting e con la collaborazione di Arthemisia per la comunicazione e la promozione.

Il progetto è finanziato dall’Unione Europea attraverso NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR | Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dedicato alla rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi.


Sedi espositive
Ulassai, CaMuC e Stazione dell’Arte
Via Garibaldi, 49, Ulassai (NU)

Date al pubblico
13 dicembre 2025 – 15 marzo 2026
Inaugurazione sabato 13 dicembre ore 11:00 Museo CaMuC

Orari di apertura
Martedì – Domenica: 09.30 – 13.30 / 14.30 – 18.30
Lunedì: Chiuso

Attività per il pubblico
Sono previste tutti i giorni visite guidate incluse nel biglietto d’ingresso, nei seguenti orari: 
9:30 – 11:00 – 14:30 – 16:00
Le attività saranno condotte dalle guide della Stazione dell’arte.
Per informazioni e prenotazioni: stazionedellarte@tiscali.it
Percorsi speciali per le scuole su prenotazione

Info su orari e biglietti
T. +39 350 132 2810
stazionedellarte@tiscali.it

Social
#DurerLaiUlassai
@stazionedellarte

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>

A Gorizia IN ASCOLTO. Progetto di arte partecipativa con Matteo Attruia



In una terra in cui il confine è esperienza storica, condizione simbolica e vissuto quotidiano, nasce In Ascolto. Tracce lungo il margine, progetto artistico partecipativo ideato da QuiAltrove Associazione ETS e sviluppato con l’artista Matteo Attruia.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE
 
Un progetto artistico partecipativo di QuiAltrove Associazione ETS
con Matteo Attruia

con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia avviso pubblico Manifestazioni espositive
in collaborazione con
Comune di Gorizia, Comune di Palmanova, Comune di San Vito al Tagliamento,Associazione BlueBird
Novembre 2025 – Febbraio 2026
Gorizia – Palmanova – San Vito al Tagliamento – Trieste 

Il progetto prende forma nel contesto transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, città che hanno conosciuto la separazione e che oggi, nel quadro di GO!2025, reinterpretano il limite come possibilità di dialogo, relazione e trasformazione. Qui il confine non è soltanto una linea geografica, ma uno stato di confine: una condizione emotiva, politica e umana che attraversa persone, comunità e territori.

«Il confine per me non è un limite preciso, non è una retta che separa», afferma Attruia. «Lo vivo come un luogo aperto, una possibilità, dove l’altro e l’io convivono. Nel presente sopravvivono il passato, ma soprattutto il futuro, come attesa e stimolo».

In Ascolto assume il margine come soglia generativa e lo abita attraverso un processo fondato sull’ascolto e sulla partecipazione. Al centro del progetto vi è un percorso di relazione con diversi gruppi sociali — giovani, donne migranti, anziani, adulti in condizioni di fragilità, rifugiati e persone vulnerabili — coinvolti in incontri pensati come spazi di condivisione profonda. Parole, segni, gesti, disegni ed emozioni raccolti durante questi momenti diventano la materia viva dell’opera.

«Il fulcro del mio lavoro è la relazione», sottolinea l’artista. «L’opera è lo strumento che utilizzo per entrare in contatto con gli altri. Cerco di sottrarre il superfluo per generare oggetti il più possibile incisivi e inclusivi, capaci di attrarre con linguaggi semplici — non banali — e poi spostare lo sguardo altrove».

Al centro di IN ASCOLTO si intrecciano due dimensioni complementari: l’arte pubblica e l’arte partecipativa.

L’arte pubblica, quando è capace di parlare davvero, non si limita a occupare lo spazio urbano, ma lo interroga e lo trasforma. Non è un oggetto collocato in un luogo, bensì un dispositivo capace di modificare la percezione del luogo stesso, attivando uno sguardo critico e una nuova consapevolezza.

L’arte partecipativa, invece, sposta il centro dell’attenzione dal risultato al processo, dalla forma alla relazione, dall’autorialità individuale alla produzione condivisa. In questo contesto, l’artista non impone una visione, ma diventa catalizzatore, interprete, compagno di viaggio, accompagnando l’emergere di una narrazione collettiva.

In Ascolto si muove precisamente in questo spazio di tensione fertile, dove l’opera nasce dall’incontro tra comunità, territorio e pratica artistica, e il gesto creativo si configura come atto di ascolto, cura e restituzione.Il progetto si articola in tre fasi.

La prima fase ASCOLTO E COINVOLGIMENTO (ottobre–dicembre 2025) prevede cinque incontri nei Comuni di Gorizia, Monfalcone, Palmanova, San Vito al Tagliamento e Trieste. Questi momenti sono concepiti come spazi di ascolto non giudicante, in cui emergono narrazioni plurali del confine: l’attesa, l’attraversamento, il desiderio, la fatica del restare, l’impossibilità dell’andare.

Segue la seconda faseANALISI E RIELABORAZIONE (dicembre–gennaio 2026), durante la quale Attruia rielabora i materiali raccolti trasformandoli in opere di arte partecipata. Disegni, parole e segni confluiscono in una narrazione collettiva stratificata, tradotta in installazioni site-specific. «Ogni parola regalata, ogni disegno espresso sono stati un dono», racconta l’artista. «Io li ho semplicemente messi insieme».

La terza faseRESTITUZIONE (febbraio 2026) culmina nella mostra-installazione STATO DI CONFINE presso lo spazio The Circle a Gorizia. Non un epilogo, ma un passaggio ulteriore del processo: un’esperienza immersiva e aperta in cui il pubblico è chiamato ad attraversare le tracce lasciate dai partecipanti e a diventare parte attiva dell’opera. Documenti, immagini, frammenti visivi e sonori costruiscono un archivio vivo del dialogo tra comunità, territorio e artista.

Il progetto dà vita a una doppia dimensione installativa: un intervento nello spazio urbano e una installazione collettiva nello spazio espositivo. Al centro, un gioco linguistico e visivo che trasforma l’espressione “confine di Stato” in “stato di confine”, restituendo il limite come condizione esistenziale. Accanto a questo, ulteriori installazioni nate dai segni e dalle narrazioni raccolte costruiscono un unico paesaggio concettuale.

Artista visivo attivo a livello internazionale, Matteo Attruia lavora tra ironia concettuale, paradosso e slittamenti di senso, utilizzando pittura, fotografia, scrittura, installazioni, oggetti trovati e neon. «Il dubbio è fondante», afferma. «I miei lavori non sono verità, ma micro-variazioni capaci di generare grandi cambiamenti di significato». In IN ASCOLTO, il suo linguaggio si mette al servizio di un processo relazionale: l’opera non rappresenta, ma fa emergere.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE si inserisce nella visione di QuiAltrove Associazione ETS, impegnata nel territorio transfrontaliero goriziano con la convinzione che l’arte contemporanea possa produrre cambiamenti reali. Un progetto che non chiude, ma apre; non semplifica, ma accoglie; non impone, ma accompagna. Un cammino collettivo che restituisce al margine la sua forza generativa e all’ascolto il suo valore politico e poetico.

(PN – 1973) Nato a un certo punto, non cerca nessun tipo di approdo sicuro e preferisce, nel suo abile viaggio da profugo del concetto, una rassicurante domanda a fronte di una discutibile risposta.

La sua ricerca, sempre venata d’ironia, trova dubbi proprio laddove sembrano esserci solo certezze. Nel realizzare i suoi eleganti e ironici cortocircuiti usa i più svariati mezzi espressivi, tra cui pittura, fotografia, neon, scrittura e riutilizzo di oggetti d’uso” (L. Conti).

Ha partecipato a numerose mostre tra Milano, Napoli, Roma, Bolzano, Parigi, Praga, Vienna, New York. 

Nel 2018 è uscita “It’s Up for You” firmata per ILLY ART COLLECTION e nel 2022 la tazzina in edizione limitata “Cupside Down” sempre per Illy. 

Recentemente ha collaborato con diverse aziende nella realizzazione di workshop interni con la produzione finale di una o più opere installative (ad esempio, nel 2022, con Irinox, Covelano Marmi e Concerie Presot).

Vincitore del premio Arte in Balossa per la realizzazione di un’opera permanente all’interno del Parco Nord di Milano, con il progetto “Belvedere”L’opera “ERO(E)” è stata acquistata dal Museion di Bolzano ed è entrata nella collezione permanente. 

Website https://www.matteoattruia.com
Instagram @matteoattruia


QuiAltrove ETS è un’associazione culturale con sede a Gorizia. Attraverso l’arte contemporanea promuove una cultura aperta e partecipativa, capace di attivare trasformazioni reali. Valorizza la dimensione transfrontaliera in cui opera e investe nelle giovani generazioni, offrendo occasioni concrete di crescita, espressione e dialogo. I progetti dell’Associazione nascono dall’incontro tra arte, territorio e comunità e utilizzano i linguaggi artistici come strumenti di innovazione sociale, inclusione e rigenerazione urbana. Ogni progetto è un processo condiviso. Un’occasione per abitare i luoghi in modo nuovo, costruire relazioni, generare senso. 

Instagram @quialtrove_associazione
Website https://quialtrove.it/


Contatti Stampa 

CRISTINA GATTI PRESS & PR | press@cristinagatti.it | mob.338 6950929
Maggiori info 
QuiAltrove  |  +39 328 663 0311 | info@quialtrove.it
Da CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it> 

Jelmoni Studio Gallery presenta “Mundo sumo”. Mostra di Ignacio Cavero

La mostra di Ignacio Cavero, curata da Jelmoni Studio Gallery presenta opere attuali. Mundo Sumo è una mostra  che esplora i processi di ricerca, proiezione e creazione di possibili identità alternative, in bilico tra sé autentici, idealizzati e universali attraverso una selezione di opere   

JELMONI STUDIO GALLERY
IGNACIO CAVERO
MUNDO SUMO
ART EXHIBITION
Solo Show
OPENING JANUARY 10TH AT 5:30 PM
IGNACIO CAVERO

Il sumo è una disciplina di lotta con oltre 1.500 anni di storia.

È una capsula del tempo culturale e antropologica, poiché non è mai stato visto al di fuori del suo ambiente geografico. Il lottatore di sumo è un essere il cui sviluppo fisico è orientato esclusivamente all’aumento di dimensioni e massa per costringere l’avversario a uscire dal ring.

La deformazione fisica che questa trasformazione comporta rappresenta un canone di bellezza e ammirazione per i giapponesi. Esiste un parallelo con il toro da combattimento: la sua esistenza e l’evoluzione della razza sono giustificate solo dall’esistenza della corrida.

In quest’opera, cerco di evidenziare l’estetica di un lottatore di sumo, estrapolandolo dal suo ambiente abituale e collocandolo in luoghi che rasentano il surreale, ma che in qualche modo ne giustificano la presenza. Creo un’estetica neo-pop integrando in alcuni casi personaggi manga, rompendo l’anacronismo del personaggio e persino inserendolo in ambienti familiari. Trasformo questa figura del lottatore quasi in un supereroe dal tocco cosmopolita. In Sumo World, colloco il lottatore in ambienti completamente ostili, a causa della sua scarsa familiarità con essi, rendendo così omaggio a questo antico personaggio e rendendolo accessibile a tutti i pubblici e a tutte le culture con un tocco molto personale e surreale.

Nota: i volti dei lottatori di sumo nelle opere sono quelli di persone reali del mondo professionistico del sumo in Giappone.


JELMONI STUDIO GALLERY
MILAN BERLIN LONDON


Event curatorial assistant
Anna Atenasio
Staff tecnico
Rodolfo Santini
Anna Bassi
Mirella Pende
Katia Dossena

Jelmoni Studio Gallery
Milan, Berlin, London
via Molineria S. Nicolò, 8 Piacenza – Italy
www.jelmonigallery.com
https://www.facebook.com/pages/Jelmoni-studio-gallery/242951759109959 
https://www.instagram.com/jelmonistudiogallery/
Da Elena Jelmoni <jelmonistudio@gmail.com> 

La Collezione Lokar trova la sua “grotta delle meraviglie”

Al Museo Sartorio di Trieste, il nuovo allestimento permanente, concepito appositamente per la preziosa donazione delle porcellane dei coniugi Lokar. La raffinata Collezione di porcellane delle più prestigiose manifatture europee, frutto di 60 anni di acquisti di Giovanni Lokar e Sonja Polojaz, entra per la prima volta nelle collezioni del Civico Museo Sartorio di Trieste.

DONAZIONE LOKAR
Lo splendore della porcellana europea
Trieste, Museo Civico Sartorio
Largo Papa Giovanni XXIII 1
Dal 14 dicembre 2025

Per ospitare questa donazione unica è stato concepito e realizzato un allestimento speciale che valorizza la ricchezza e la rarità dei pezzi. Il progetto tecnico delle sale, ideato dall’architetto Gabriele Pitacco in collaborazione con il team curatoriale del Museo Sartorio e realizzato dalla ditta Clemente Costruzioni e dalla falegnameria Burelli, è stato pensato appositamente per questa collezione, mentre la curatela scientifica è di Michela Messina, conservatrice del Museo Sartorio. Le due sale sono state studiate per offrire letture multiple: una dedicata alla porcellana italiana e l’altra alle manifatture del resto d’Europa, con ordinamento per manifattura, area geografica e sequenza cronologica. Ogni oggetto è stato posizionato con cura per garantirne la migliore leggibilità formale e decorativa, al servizio sia degli specialisti sia del pubblico.

 L’ambientazione, ispirata alle “grotte delle meraviglie”, crea un ambiente raccolto e suggestivo in cui le porcellane risplendono come gioielli. Ad accompagnare il visitatore alla scoperta della collezione è un’intera parete che mostra la mappa dell’Europa disegnata a mano, illuminata dai diversi marchi delle porcellane dislocate nelle loro città di origine, e dei testi che illustrano: la porcellana, il collezionista e la storia della collezione.

Le vetrine, realizzate da Goppion, eccellenza italiana presente nei più importanti musei mondiali, sono dotate delle più aggiornate tecnologie di sicurezza e conservazione.  I materiali scelti sono il metallo, il vetro extra chiaro antisfondamento e gli specchi. I moduli a parete, con fondo e base a specchio, offrono una visione ottimale a 360° delle porcellane e dei loro marchi, elemento essenziale per comprendere provenienza e valore. In ogni sala è presente una vetrina semicircolare ispirata alle British Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, che ospita i pezzi più pregiati; panche semicircolari, di cui una con tablet interattivo, invitano il pubblico a sostare e approfondire.

Un patrimonio nuovo per la città. La Collezione Lokar, con oltre 550 pezzi e più di 80 manifatture documentate, rappresenta un nucleo di eccezionale valore storico e scientifico per lo studio della porcellana europea del Settecento e dell’Ottocento. L’ingresso della collezione nel Museo Sartorio, con un allestimento creato ad hoc, arricchisce l’offerta culturale della città e accresce il prestigio della casa museo.

L’esposizione è promossa dall’Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, e realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.


Informazioni
Civico Museo Sartorio — Largo Papa Giovanni XXIII, 1 – Trieste
T. +39 040 675 9321 — museosartorio@comune.trieste.it
www.museosartoriotrieste.it | www.triestecultura.it

Orario: da mercoledì a domenica, 10.00–17.00 • Ingresso libero
 
Ufficio stampa
Studio ESSECI
Ref. Roberta Barbaro
049 663499; roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Il grano e l’acqua: le risorse essenziali ridefiniscono la geopolitica globale

Una riflessione sul volume “Wheat and Water – Ancient, Present and Future Geopolitical Challenges”, che esplora in chiave multidisciplinare il ruolo strategico di due risorse fondamentali per la sicurezza alimentare e la stabilità internazionale.

Il rapporto tra risorse naturali e potere politico non è un tema nuovo: dall’antichità fino ai giorni nostri, la disponibilità di acqua e cereali ha segnato confini, alleanze e conflitti. Nel volume Wheat and Water – Ancient, Present and Future Geopolitical Challenges, curato da Giuseppe Anzera e Tiberio Graziani, questo nesso viene analizzato in profondità, rivelando come grano e acqua non siano solo beni vitali, ma leve geopolitiche che modellano equilibri internazionali critici.

Una lente interdisciplinare sulla sicurezza delle risorse

Il libro, frutto di contributi di numerosi studiosi, si articola in quattro sezioni principali che offrono una lettura integrata delle dinamiche attuali e delle possibili evoluzioni future. Al centro dell’analisi sta l’idea che le risorse idriche e alimentari siano infrastrutture di potere: la loro gestione incide sulla sicurezza nazionale, sulle economie regionali e sulle relazioni tra Stati.

La prima sezione introduce il concetto di idropolitica, sottolineando come la scarsità d’acqua – accentuata dai cambiamenti climatici e da modelli di sfruttamento non sostenibili – sia in sé un fattore di instabilità. I curatori evidenziano numeri e previsioni: miliardi di persone vivono in condizioni di stress idrico e molte regioni sono costrette a confrontarsi con deficit cronici che compromettono sia l’agricoltura sia la coesione sociale.

Dinamiche regionali e fragilità transfrontaliere

Le sezioni successive si spostano dall’analisi globale a focus regionali, con contributi dedicati ai bacini idrici strategici e alle vulnerabilità specifiche di aree come il Mediterraneo, l’Africa nordorientale e l’Asia centrale. In queste geo-aree, la dipendenza dalle importazioni di grano, unita a reti idriche fragili, evidenzia come qualsiasi shock – climatico, politico o economico – possa tradursi in crisi alimentari con effetto domino.

Particolare attenzione viene riservata ai bacini transfrontalieri, dove la costruzione di grandi dighe o politiche di controllo delle acque può essere tanto strumento di sviluppo quanto causa di tensioni diplomatiche. Il caso del sistema del Nilo e delle controversie legate alle nuove infrastrutture in Etiopia è uno degli esempi più emblematici di come progetti idrici possano innescare rivalità di lunga durata tra Stati.

Grano, mercati globali e instabilità socio-politica

Un’altra parte significativa del volume affronta il legame tra commercio del grano e geopolitica economica: shock nei mercati, come quelli derivanti da conflitti o da interruzioni nelle filiere, alterano prezzi e disponibilità, con effetti diretti sulle popolazioni più vulnerabili. Le crisi alimentari degli ultimi anni, accompagnate da volatilità dei prezzi, hanno mostrato come la dipendenza da pochi grandi esportatori possa trasformarsi in fragilità sistemica.

In quest’ottica, la weaponization delle risorse – cioè l’uso strategico di forniture alimentari e idriche come strumenti di pressione politica – emerge come rischio concreto nei giochi di potere contemporanei, soprattutto nelle interazioni tra Nord e Sud del mondo.

Verso una governance delle risorse più equa e resiliente

Il volume non si limita alla diagnosi delle criticità: alcuni contributi esplorano anche prospettive politiche e tecnologiche per una gestione più sostenibile e cooperativa di acqua e cereali. Tra queste, si prendono in esame innovazioni nell’irrigazione, strumenti normativi internazionali e approcci di cooperazione multilivello che potrebbero attenuare tensioni e trasformare risorse vulnerabili in fattori di stabilità condivisa.

La visione complessiva che emerge è chiara: in un mondo caratterizzato da pressioni ambientali crescenti, instabilità politica e interdipendenze economiche complesse, la sicurezza alimentare e idrica non può essere affrontata con approcci settoriali o solo nazionali. Serve una governance che integri aspetti geopolitici, climatici ed economici in un quadro di cooperazione internazionale.

In conclusione, Wheat and Water pone al centro del dibattito globale due risorse spesso date per scontate ma fondamentali per la vita umana e per l’equilibrio tra Stati. Analizzando connessioni antiche e sfide future, il volume invita a considerare la sicurezza dell’acqua e del cibo non solo come problema tecnico-amministrativo, ma come nodo cruciale delle relazioni internazionali nel XXI secolo.

Leggi la recensione di 
Aniello Inverso IL GRANO E L’ACQUA – SFIDE GEOPOLITICHE ANTICHE, PRESENTI E FUTURE
Vision and Global Trends

Vision & Global Trends
https://www.vision-gt.eu/

Finissage della mostra “Al limite” presso BAH

BELLI ART HOUSE
Finissage della mostra Al limite: Matteo Nuti e Marco Salvetti
5 gennaio 2026

Belli Art House è lieta di invitarvi il 5 gennaio 2026, a partire dalle ore 18.00, al finissage della mostra Al limite, a concludere il progetto espositivo che mette in dialogo le ricerche pittoriche di Matteo Nuti e Marco Salvetti, in collaborazione con la galleria Cardelli e Fontana.

Al limite è stata la mostra inaugurale dello spazio e del percorso espositivo di BAH, in cui passato e presente si intrecciano per generare nuove visioni grazie al dialogo con la Collezione Belli, una raccolta d’arte moderna e contemporanea che riflette la passione umanistica e le relazioni personali di Silvio Belli con numerosi artisti attivi in Versilia tra gli anni Sessanta e Novanta.

Vi aspettiamo per un momento conviviale di scambio di auguri per il nuovo anno, accompagnato da bollicine e panettone.

Durante la serata Laura Brignoli, di Contemporary Art Advisory, sarà disponibile per letture di tarologia con i tarocchi di Oswald Wirth, esoterista, artista e scrittore svizzero a cavallo tra ‘800 e ‘900. I tarocchi di Wirth sono lontani da una funzione meramente divinatoria e uniscono arte, filosofia e ricerca interiore attraverso un segno grafico essenziale. Integrando un ricco simbolismo occulto, offrono un’esperienza di lettura suggestiva, in dialogo con i temi della mostra.


Finissage: 5 Gennaio 2026 ore 18
Belli Art House, Via f.lli Rosselli, 96 55047 Querceta (Lucca)
hello@belliarthouse.com
www.belliarthouse.com
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Da Belli Art House <hello@belliarthouse.com>