Parma, Pilotta: DIALOGO CON BODONI. Il dittico di Lorenzo Marini 

Dal 23 dicembre 2025 al 1° marzo 2026, il Complesso monumentale della Pilotta di Parma presenta DIALOGO CON BODONI, la nuova opera con cui Lorenzo Marini mette in relazione l’espressione emotiva, simbolica e cromatica della TypeArt con il canone classico dell’alfabeto di Giovan Battista Bodoni, uno dei padri assoluti della tipografia moderna e figura centrale nella storia culturale della città.

PARMA
COMPLESSO MONUMENTALE DELLA PILOTTA
BIBLIOTECA PALATINA – MUSEO BODONI
 
23 dicembre 2025 – 1 marzo 2026
 
DIALOGO CON BODONI
Il nuovo dittico di Lorenzo Marini
 
L’opera dell’artista riflette sul linguaggio e le sue trasformazioni,
affiancando il rigore tipografico settecentesco all’illustrazione sperimentale contemporanea.

Esposto all’ingresso del Museo Bodoni, il lavoro è concepito come un dittico che propone un confronto visivo e concettuale tra passato e futuro, tra il rigore tipografico settecentesco e l’illustrazione sperimentale contemporanea.

Stefano L’Occaso, direttore del Complesso monumentale della Pilotta: “Lavorare sui caratteri e sulle loro varietà è una forma d’arte antichissima, che rimanda ai calligrafi e all’impiego ornamentale della scrittura, che fu anche, per un tratto della nostra storia, occasione di scambio tra la cultura occidentale e quella orientale. I caratteri grafici di Marini visualizzano un concetto e un’idea estetica che parla a tutti e che entra in dialogo con l’arte di Bodoni: il genio della parola stampata, al quale Parma deve un pezzo non insignificante della sua fama internazionale.”

Lorenzo Marini, autore di Dialogo con Bodoni: “Per tutti gli amanti della parola, il carattere tipografico di Bodoni rappresenta un punto inarrivabile di eleganza formale e di leggibilità assoluta. La tecnologia e i nuovi media hanno fatto sparire i graziati dai nostri device e il linguaggio da verbale sta diventando sempre più visivo. Questa mia opera intende da una parte rivalutare il valore culturale dell’opera di Bodoni, e dall’altra innestare il linguaggio illustrato del Type contemporaneo per aggiungere colore, vitalità, energia e contemporaneità artistica a una disciplina rigorosa come quella del carattere tipografico”.

L’opera si configura come un dialogo tra due linguaggi, la tipografia e l’illustrazione, che nella loro diversità rappresentano modalità d’espressione della lettera, una forma viva che può fungere da traccia culturale attraverso i secoli. Se il Bodoni è un carattere che col tempo è divenuto canone universale, paradigma della razionalità formale e dell’ideale di leggibilità assoluta, la TypeArt di Marini riporta la lettera a una condizione pre-tipografica e post-digitale insieme, in cui il segno torna a essere gesto, immagine e identità.

Nel suo confronto con Bodoni, l’artista rievoca lo stile dello stampatore e lo riattiva, dividendo l’opera in due metà, con ogni lettera che si manifesta fisicamente e visivamente scissa: a sinistra, il carattere originale disegnato da Bodoni, simbolo di perfezione, chiarezza e misura; a destra, la reinterpretazione colorata e innovativa di Marini, dove la lettera diventa immagine, gesto e ritmo visivo. Il dialogo evocato dal titolo non è pacificato, ma critico e necessario, stimola il linguaggio a riflettere su se stesso e sulla propria trasformazione nel tempo delle immagini, dei media e della smaterializzazione del testo.

DIALOGO CON BODONIcelebra così la straordinaria attualità del lascito bodoniano e, allo stesso modo, rivendica la libertà dell’alfabeto contemporaneo di evolversi e intercettare nuove forme di creatività. Al contempo, Lorenzo Marini continua la sua ricerca sulla bellezza dei caratteri e sulla vitalità delle forme comunicative, riaffermando il valore dell’alfabeto come patrimonio visivo condiviso.

Lorenzo Marini (1958) è un artista italiano che vive e lavora tra Milano, Los Angeles e New York. Marini ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova, ma si è laureato in architettura e ha lavorato con successo nel mondo della pubblicità per trent’anni. Tra le sue ultime mostre personali si ricordano: “Di Segni e di Sogni” a Santa Maria della Scala di Siena, “Alphatype21” all’Istituto Italiano di Cultura Los Angeles, “Dal Silenzio alla Parola” alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e “Out of Words” al Gaggenau Hub di Milano. Nel 2016 Marini ha un’intuizione artistica che lo porta a celebrare la bellezza delle lettere. Nel 2017, forte di questo successo, crea il “Manifesto per la liberazione delle lettere” diventando, di fatto, il caposcuola di un nuovo linguaggio artistico: quello di dedicare ad ogni singola lettera dell’alfabeto un’opera, liberando così le lettere dall’obbligo della funzione, per celebrarne la pura bellezza intrinseca. Le opere pittoriche di Marini possono essere lette come la traduzione in arte contemporanea di campagne pubblicitarie, con una rigorosa logica degli spazi e degli equilibri, nella sua prima ricerca sui Visual. Nel 2018 vince il premio Mobius Award Los Angeles per Typevisual. Nel 2021 espone a Siena, 5 installazioni e 30 opere, al complesso Museale Santa Maria della Scala e vince il premio AVI per la mostra di arte contemporanea più visitata dell’anno. Nel 2023 espone a Palm Beach e Los Angeles e la sua Raintype viene descritta dai media americani come la più amata tra le installazioni presentate. Nel 2024 viene invitato a Seoul da Art Continue Gallery ed è l’unico italiano ad esporre a World Art Fair 2024. Per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma crea Futurpioggia, l’installazione di lettere futuriste che apre e chiude il percorso della mostra “Il Tempo del Futurismo” (2025).


DIALOGO CON BODONI
Il nuovo dittico di Lorenzo Marini
Parma, Complesso monumentale della Pilotta – Biblioteca Palatina – Ingresso Museo Bodoni
23 dicembre 2025 – 1 marzo 2026
Ingresso libero
 
INFORMAZIONI
Complesso monumentale della Pilotta
Piazza della Pilotta, 15 | Parma
complessopilotta.it
 
FB Complesso della Pilotta
IG pilottaparma
 
Ufficio stampa
Anna Defrancesco comunicazione
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Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com> 

Il Premio Sinestesie porta la Città Multiverso a L’Aquila Capitale della Cultura 2026

L’Associazione di promozione sociale Fuoriscala indice la quinta edizione del Premio Sinestesie, finalizzato alla promozione e valorizzazione delle arti visive contemporanee unendo creatività, sperimentazione e radicamento territoriale. 

Il tema scelto, in dialogo con L’Aquila Capitale della Cultura 2026, esplora il concetto di Città Multiverso e invita gli artisti a interpretarlo attraverso la “sinestesia“, ponte tra i sensi e linguaggio di nuove possibilità creative. 

PREMIO SINESTESIE V edizione
Arte e Sinestesia nel Multiverso Creativo

Pubblicato il bando con scadenza il 31 marzo 2026

La partecipazione è aperta ad artisti singoli e in gruppo, senza limiti di sesso e nazionalità, a partire dal 18° anno di età compiuto alla data di scadenza del bando, nelle sezioni Pittura, Grafica, Scultura e Installazione, Fotografia e Video: ogni partecipante può iscriversi ad una sola sezione presentando una sola opera.

Il montepremi ammonta ad un totale di euro 4.500,00. La Giuria del Premio selezionerà le opere più significative delle diverse sezioni che saranno parte di una mostra collettiva, nel mese di novembre 2026, e del relativo catalogo. Tra queste, 6 opere saranno premiate con i seguenti riconoscimenti: premio acquisto di euro 2000,00 (con cessione dell’opera), premio di euro 500,00 per la sezione PITTURA, premio di euro 500,00 per la sezione GRAFICA, premio di euro 500,00 per la sezione SCULTURA/INSTALLAZIONE, premio di euro 500,00 euro per la sezione FOTOGRAFIA e premio di euro 500,00 per la sezione VIDEO. 

Per iscriversi alla quinta edizione del Premio Sinestesie è prevista una quota di partecipazione di euro 50,00 quale contributo alle spese organizzative e iscrizione. La scadenza per la partecipazione è fissata al 31 marzo 2026: il bando, con tutte le specifiche e le modalità di candidatura, è disponibile sul sito del Premio. www.premiosinestesie.it

Giunto alla sua quinta edizione, il Premio si conferma un osservatorio sulla produzione artistica contemporanea e un’occasione di presenza nazionale e di interazione creativa all’interno di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. 

L’Aquila viene immaginata come Città Multiverso, una realtà complessa in cui convivono e interagiscono molteplici dimensioni parallele, una città che apre possibilità inesplorate di creatività artistica e rigenerazione urbana, proprio grazie alla coesistenza dialogante di molteplici dimensioni spazio-temporali e culturali. Il multiverso, in fisica teorica, è l’ipotesi che esista un insieme di universi infiniti, coesistenti al di fuori del nostro spazio-tempo, spesso denominati dimensioni parallele, potenzialmente regolati da leggi fisiche uniche e diverse dalle nostre. Dal punto di vista filosofico l’ipotesi è antica: l’idea della pluralità di mondi simili alla Terra viene posta già dagli atomisti greci e trova nuovo vigore nel corso dei secoli. Dal punto di vista scientifico, la teoria è fonte di disaccordo nella comunità dei fisici che la collocano nella “scienza di confine”. 

Si tratta, pertanto, di un’ipotesi suggestiva da poter indagare anche attraverso le arti visive, mediante il fenomeno percettivo della sinestesia. Infatti, se è vera l’ipotesi che esiste solo quello che viene percepito dai nostri sensi, vuol dire che l’uomo, in quanto portatore di organi di senso, è colui che rende possibile l’Universo. Ad ogni uomo e alle sue percezioni corrisponde un Universo: ognuno di noi è il centro di una rete sensoriale e ogni nostro senso è una porta che si spalanca su uno specifico universo fatto di colori, suoni, odori, sapori o consistenze. Tramite la sinestesia, che consiste nel sincronismo funzionale di due o più organi di senso, dovuto alla stimolazione di uno solo di questi, si può entrare contemporaneamente in almeno due di questi universi e perfino crearne di nuovi. 

Ogni opera è chiamata a rivelare un frammento di questo intricato intreccio, ad esplorare come la sinestesia possa diventare il linguaggio che permette di viaggiare tra i mondi e di cogliere la loro essenza più profonda andando oltre la superficie, di toccare l’invisibile, di trasporre su un piano sensoriale e visivo l’infinito che abita nel multi verso e di permettere all’arte di diventare il portale attraverso il quale scoprire l’inconcepibile.


Il Premio Sinestesie si avvale del patrocinio della Regione Abruzzo, della Provincia de L’Aquila, del Comune de L’Aquila e di L’Aquila Capitale della Cultura 2026; del sostegno di Fondazione Carispaq, Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, Centro Sperimentale di Cinematografia Scuola Nazionale del Cinema sede Abruzzo e Banca BCC L’Aquila. 

L’Associazione FuoriScala, da oltre vent’anni presente a L’Aquila, coltiva l’arte come spazio di incontro e sperimentazione, intrecciando linguaggi e sensi diversi, aprendo percorsi creativi capaci di trasformare lo sguardo e ampliare l’esperienza del contemporaneo.


Premio Sinestesie
AssociazioneFuoriScala
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Le nuove borse d’artista di Italia Pazza: quando l’arte diventa un gesto quotidiano

“ITALIA PAZZA”: si è concluso il progetto per sostenere l’arte contemporanea. Tre residenze d’artista, una visione dell’arte sperimentale e radicata nel quotidiano, un evento finale in dialogo con la città di Milano.

Arte da indossare: le borse limited edition di Italia Pazza a sostegno di progetti culturali 

Dopo mesi di lavoro, confronto e sperimentazione, Italia Pazza è arrivato al suo momento conclusivo, con un evento di restituzione alla città che riunisce gli artisti vincitori della Open Call e altri creativi selezionati tra le numerose candidature arrivate da tutta Italia. 

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Italia Patria della Bellezza, il branding atelier Robilant, Casa degli Artisti e Spaghetti Boost, con l’obiettivo di riportare l’arte al centro del discorso pubblico attraverso un oggetto quotidiano: una borsa trasformata in opera d’arte, una “canvas à porter” che diventa simbolo e spazio di ricerca.

Fin dalla sua ideazione, Italia Pazza si è presentato come un esperimento culturale capace di intrecciare mondi differenti, tra arte contemporanea, design, comunicazione e branding, attorno a un tema che appartiene profondamente all’immaginario del Paese: la bellezza italiana, intesa non come rassicurante elemento estetico codificato, ma come energia creativa, come immaginazione che diventa forma, come gesto un po’ folle che sa guardare oltre i tracciati più comuni. 

Al centro del progetto, un invito rivolto ad artisti e designer con il compito di reinventare la borsa come oggetto d’affezione, talismano, diario portatile, superficie narrativa. Un punto di partenza che ha dato origine a un percorso fatto di residenze artistiche, open studio, contaminazioni, incontri e dialoghi tra artisti, creativi, professionisti della comunicazione, aziende, realtà culturali.

Tra quanti hanno risposto alla Open Call, sono stati individuati tre progetti ritenuti particolarmente significativi, ai quali sono state assegnate tre residenze di quaranta giorni, ospitate rispettivamente da Robilant, Spaghetti Hub e Casa degli Artisti. I tre artisti selezionati – Mariangela Bombardieri, Sara Ricciardi e Mattia Sugamiele – hanno lavorato sviluppando interpretazioni differenti e profondamente personali del tema proposto. Le residenze sono così diventate luoghi di ascolto e sperimentazione, laboratori aperti in cui il processo creativo si è intrecciato con la vita quotidiana delle realtà ospitanti, coinvolgendo una dimensione artigianale e produttiva, la ricerca iconografica, l’osservazione dei gesti e lo studio delle narrazioni.

Nel progetto CABALA-BAG, Mariangela Bombardieri ha riletto la tradizione scaramantica trasformando la borsa in uno strumento onirico. Ispirata alla smorfia e alle cabale regionali legate all’interpretazione dei sogni, la sua borsa diventa un amuleto contemporaneo, una sorta di dispositivo poetico capace di riunire desideri, paure e simboli condivisi. Il folklore, anziché essere relegato a un orizzonte nostalgico, si trasforma in strumento di relazione con il presente, con quella dimensione superstiziosa che continua a vivere nei gesti quotidiani più comuni.

Nel suo progetto Italocosmica, Sara Ricciardi reinterpreta le antiche cosmatesche medievali – complessi mosaici geometrici che adornavano pavimenti e arredi liturgici con alto valore simbolico – trasformandole in un percorso infografico digitale attraverso il tessuto economico e umano dell’Italia contemporanea. In un itinerario lisergico di emoji, gli ideogrammi della nostra epoca diventano le tessere musive di una narrazione visiva accelerata che racconta la complessità delle filiere e il valore aggiunto che esse producono, restituendo l’immagine plurale di un Paese fatto di competenze, relazioni e creatività. 

La ricerca di Mattia Sugamiele si muove invece sul filo tra reale e nuovi immaginari possibili. Ripensando il souvenir italiano come oggetto identitario, l’artista ha ricomposto e ibridato forme, memorie e tecniche, portando l’oggetto turistico fuori dal suo contesto commerciale per restituirgli un nuovo significato. Nella sua borsa, il souvenir diventa strumento di racconto che fluttua, in equilibrio tra tradizione e innovazione. È un invito a considerare la bellezza italiana non come un’eredità immobile, ma come qualcosa da abitare, trasformare, una memoria collettiva da custodire senza timori reverenziali.

Le opere realizzate durante le residenze confluiranno in una speciale edizione limitata e numerata, composta da cinquanta esemplari unici touchée per ciascun artista e da una successiva tiratura serigrafica (1/300) destinata a sostenere le attività della Fondazione Italia Patria della Bellezza.

La serata conclusiva è stata un’occasione per entrare nel vivo dei processi creativi e scoprire da vicino gli oggetti, i prototipi e i materiali che hanno accompagnato gli artisti nel loro percorso. Pensato come un momento aperto e partecipato, lo showcase ha inteso restituire alla città non solo le opere finite, ma anche l’atmosfera di ricerca, dialogo e curiosità che ha caratterizzato l’intero progetto, offrendo uno sguardo più ampio sulla varietà di interpretazioni e linguaggi che il tema ha generato.

L’evento, che ha coinvolto anche alcuni altri artisti che hanno partecipato alla call, è nato dalla collaborazione tra GeeUp e Newd, fondate da Rachele Sensi e Amos Vespero, che propongono un nuovo modo di vivere l’arte dal vivo: installazioni, performance e musica in un’esperienza multisensoriale. Sul palco Assurditè con Gregorio Carlino e il DJ set di Stereoliez, fondatore di SKORPIOKLUB, hanno trasformato lo spazio in un racconto visivo unico, con una scenografia immersiva.

Il progetto Italia Pazza è nato e si è sviluppato come un’iniziativa coraggiosa e condivisa, capace di porre in dialogo mondi diversi attraverso un’idea ampia e universale di bellezza, tra forza creativa, immaginazione, etica: una bellezza che non tranquillizza ma smuove, non decora ma interroga, non si chiude sul passato ma continua a trasformarsi. 

«Con CABALA-BAG ho voluto creare un portafortuna diverso, un oggetto che lega culture regionali lontane e desideri che accomunano le persone. La tradizione della cabala del lotto e delle smorfie è un linguaggio che attraversa l’Italia da nord a sud, fatto di sogni, superstizioni, simboli. La mia borsa prova a restituire questa memoria condivisa trasformandola in un gesto rituale, un invito a usare l’immaginazione come strumento di protezione per dare forma ai nostri sogni.»

«Il patrimonio industriale e umano delle piccole e medie imprese rinnova ogni giorno l’Italia, generando innovazione, occupazione e identità territoriale. Il progetto mostra non solo chi contribuisce concretamente all’economia, ma anche come la filiera produttiva stessa possa trasformarsi in opera. L’intelligenza artificiale, in questo contesto, non è un surrogato dell’umano ma uno strumento strategico e collaborativo di co-creazione: pur immersa nelle criticità e nelle necessità di tutela dei dati, esplora connessioni inattese, suggerisce forme nuove e amplia la narrazione alle potenzialità trasformative dei settori produttivi.»

«Ho scelto di partire dal souvenir perché è un oggetto spesso sottovalutato, ma in realtà ricchissimo di memoria e di narrazioni. Mi piace pensarlo come una piccola scultura popolare, un frammento identitario che tutti conosciamo. Nel mio lavoro cerco di trasformarlo in qualcosa che non sia solo ricordo, ma slancio: un invito a riscoprire la bellezza italiana non come immagine da conservare, ma come materia viva da reinventare.»


Contatti per la stampa:

Anna Nosari
press@annanosari.com

Federica Camilla Quaglia
fcquaglia@gmail.com
Da Ufficio Stampa Fondazione IPdB – Anna Nosari <info@annanosari.com>

L’almanacco Barbanera resta ‘bussola’ di senso per vecchi e nuovi lettori

Nell’era della velocità e iperconnessione sorprende piacevolmente il filo conduttore dell’anno: “La convivenza felice con gli animali selvatici che abitano le città” e che fanno da cornice a tanti consigli pratici per il verde, buone pratiche quotidiane, spesa e ricette vegetariane di stagione.

Barbanera nell’epoca digitale: tra algoritmi e velocità, l’almanacco resta ‘bussola’ di senso per vecchi e nuovi lettori

Come ogni anno, nei giorni che precedono il Natale, il Barbanera torna puntuale nelle edicole e sugli scaffali delle librerie (ma anche in rete), portando con sé un invito chiaro: abbracciare uno stile di vita sostenibile fatto di gesti semplici, stagioni da ascoltare, tempi e cicli naturali da rispettare.
Un messaggio che accompagna i lettori da oltre due secoli e mezzo.

Nel 2015 l’Almanacco Barbanera è stato inserito nel registro Memory of the World dell’UNESCO per il suo valore universale, in quanto simbolo di un genere letterario che ha contribuito a creare la cultura e l’identità di intere nazioni prima dell’avvento delle moderne forme di comunicazione di massa.

E ancora oggi, l’almanacco più celebre e longevo d’Italia — stampato ininterrottamente dal 1762 — entra in milioni di case italiane, affermandosi come uno dei fenomeni editoriali più sorprendenti nell’epoca dei social network e dell’intelligenza artificiale.

Per il 2026, il Barbanera invita a osservare con occhi nuovi le città: tra tetti, strade, parchi e piazze si muove una fauna selvatica sorprendente che abita insieme a noi gli spazi urbani: gheppi, istrici, cinghiali, rospi, volpi, scoiattoli. Una “animalopoli” nascosta agli sguardi distratti, che il saggio Barbanera e l’amico Silvano ci guidano a conoscere e rispettare, con curiosità e consigli pratici, in dialoghi che mescolano saggezza e sorriso.

Tra le sue pagine ci sono poi le previsioni meteo, il calendario dei lavori di casa e di giardino, il lunario biodinamico, le ricette vegetariane di stagione e suggerimenti per il benessere quotidiano. Ogni mese ha i suoi protagonisti: ortaggi, frutta, erbe spontanee, fiori e funghi.

Tra proverbi, lavori dell’orto e curiosità, il Barbanera 2026 è arricchito da originali illustrazioni, firmate quest’anno da Valeria Biasin, illustratrice veneta che ha reinterpretato con vivacità le antiche xilografie popolari che animavano gli antichi lunari.

Controtendenza, reazione o provocazione rispetto al digitale? Perché, nonostante tutto, così tante persone continuano a comprare un almanacco cartaceo e ad affidarsi ai suoi consigli?

Risponde Luca Baldini, direttore editoriale del Barbanera

“È un po’ come chiedersi perché tante persone continuino a coltivare rose nei propri giardini a dispetto del cemento o a leggere romanzi al tempo di TikTok.

Sono le nostre radici, veniamo da lì, e il futuro non è soltanto un andare avanti ma è anche sempre un tornare a casa, un ri-conoscersi. E un almanacco è esattamente un luogo dove riconoscersi, un libro che unisce alla misura di un anno la narrazione di ciò che intorno a quel tempo va a comporre la nostra identità, riconnettendoci con la natura. A volte ci illudiamo che la perfezione sia nella quantità delle cose o delle informazioni di cui disponiamo. In realtà ad essere fondamentali è il modo di utilizzarle e le connessioni tra loro che siamo in grado di creare. Ecco allora che all’intelligenza artificiale dovremmo pensare di poter non opporre, ma sovrapporre una empatica intelligenza umanistica che ci dica cosa sia più importante e bello per noi e per il pianeta.

Avere un piccolo orto, preparare un dolce tipico per una festa, avere cura della quotidianità diventano tutti modi, percorribili perché semplici, per riallinearci al respiro del mondo. Potrà sembrare banale o semplicistico, ma cessa di esserlo quando ci rendiamo conto che di fronte a un mondo sempre più ricco di strade e di crocicchi, rischiamo di non avere più una mappa che ci aiuti a mettere in fila i nostri piccoli passi secondo un cammino che guardi a mete umane e personali e non solo alle poche stazioni fissate sulle rotaie dell’alta velocità”.

Filosofo, astrologo, eremita e conoscitore di erbe, ​il leggendario Barbanera a Foligno, nel 1762, diede alle stampe il suo primo lunario. Con la lunga barba nera e lo sguardo curioso rivolto alla natura, Barbanera custodiva segreti e consigli che ancora oggi ci accompagnano. Si dice che osservasse il cielo nelle notti limpide, che conoscesse il linguaggio delle piante e che sapesse leggere il tempo nei segni della natura.

Gli amanti della carta e del genere almanacchistico possono prenotare, a Spello (PG), una visita nella Fondazione Barbanera 1762, una casa della memoria nata nel 2002 dal sogno dell’editore Feliciano Campi: dare una casa alla tradizione plurisecolare degli almanacchi, che proprio nel Barbanera trova il suo maggiore erede e continuatore.

La Fondazione custodisce la più ricca collezione di lunari e almanacchi al mondo, che oggi sono anche liberamente consultabili in rete su www.bibliotecabarbanera.it.

Accanto agli almanacchi, gli scaffali raccontano la suggestiva storia dell’editoria popolare attraverso libri e libretti, riviste e fogli volanti, testi di astronomia e astrologia, botanica e medicina popolare. Oltre 50.000 documenti che conservano il sapere e anche la fantasia di secoli, restituendoci il fascino di un genere antico e sorprendentemente attuale. Sfogliarli significa viaggiare tra le attese e le speranze delle generazioni che ci hanno preceduto, scoprendo come, anno dopo anno, gli almanacchi abbiano tenuto viva la tradizione, senza mai smettere di parlare al presente. E ogni nuova edizione del Barbanera ne è la prova: un filo che lega passato, presente e futuro.


www.barbanera.it 
@almanaccobarbanera
Da Manuela Ruggeri <manuela.ruggeri.pm@gmail.com>

Storie multiculturali: viaggio sensoriale attraverso il prisma delle minoranze

PRIMIS PLUS – Storie di multiculturalità: viaggio sensoriale attraverso il prisma delle minoranze

I RISULTATI PER IL FRIULI VENEZIA GIULIA
Il commento del Vicepresidente della Regione Mario Anzil

Il progetto Primis Plus – Storie di multiculturalità: viaggio sensoriale attraverso il prisma delle minoranze, finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia–Slovenija 2021–2027, si conclude tracciando un bilancio estremamente positivo per il Friuli Venezia Giulia, che grazie a questa iniziativa ha potuto sviluppare nuove prospettive di valorizzazione culturale, rafforzare la propria identità territoriale e consolidare una rete di cooperazione transfrontaliera sempre più solida. Il percorso ha permesso di dare visibilità alla cultura delle minoranze nazionali e linguistiche presenti nel territorio regionale, inserendole in un contesto più ampio di dialogo e collaborazione con l’intera area di Programma.

“Attraverso la cooperazione tra istituzioni, centri di ricerca e comunità locali” – sottolinea il Vicepresidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Assessore regionale alla cultura e allo sport Mario Anzil – “Primis Plus ha contribuito alla valorizzazione della cultura delle comunità linguistiche transfrontaliere tra Italia e Slovenia nei nostri territori, promuovendone la reciproca conoscenza e il rispetto delle diversità come risorsa di sviluppo culturale. In particolare, Primis Plus ha favorito l’emersione di narrazioni, percorsi e testimonianze capaci di raccontare il Friuli Venezia Giulia come un mosaico multiculturale unico in Europa. Le attività progettuali hanno messo in luce l’eredità culturale delle comunità locali, trasformandola in un vero e proprio viaggio sensoriale attraverso luoghi, tradizioni, lingue e memorie che compongono il patrimonio immateriale del territorio. Una valorizzazione che ha reso il Friuli Venezia Giulia più attrattivo, non solo per i visitatori, ma anche per le comunità che lo abitano”.
Grazie all’impegno della Direzione centrale cultura e sport della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e alla sinergia con gli altri partner del progetto – Unione Italiana – Slovenia (Lead Partner), Regione del Veneto, Direzione cooperazione internazionale – Italia, Società Filologica Friulana “Graziadio Isaia Ascoli” – Italia, ATS Projekt – Italia, Istituto per gli Studi Etnici – Slovenia sono state attivate nuove risorse per proseguire questo cammino. In particolare, il bando dedicato alla valorizzazione dei luoghi della cultura tramite lingua e cultura friulana – realizzato in collaborazione con la Società Filologica Friulana – rappresenta uno dei risultati più importanti: con un contributo complessivo di 245.000 euro, la Regione ha sostenuto iniziative capaci di dar voce alla ricchezza culturale del territorio, promuovendo 31 progetti di qualità radicati nelle comunità locali.
“Le azioni realizzate dimostrano come l’investimento sulla cultura delle minoranze linguistiche non sia un elemento del passato” – conclude il Vicepresidente Anzil – “ma una leva strategica per costruire sviluppo sostenibile, inclusivo e innovativo. La collaborazione tra associazioni, enti culturali e territori, stimolata dal progetto Primis Plus, ha permesso di creare nuove sinergie, favorendo un modello di valorizzazione condivisa che guarda al futuro con maggiore consapevolezza e visione”.
Il progetto ha quindi contribuito a delineare un nuovo punto di vista sul Friuli Venezia Giulia: un territorio ricco di diversità culturali e linguistiche, capace di trasformare la propria pluralità in un’opportunità di crescita e attrattività. Primis Plus lascia in eredità strumenti concreti, nuovi percorsi culturali e una rinnovata sensibilità verso il valore delle culture minoritarie, confermando ancora una volta la vocazione transfrontaliera della regione e il suo ruolo di ponte tra comunità, tradizioni e culture.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

PROSA_contemporanea – Roma: Antonio Tropiano – “Ad Vacuum” fino al 23 gennaio

ANTONIO TROPIANO
AD VACUUM
A cura di Alberto Dambruoso

PROSA_contemporanea

Via Marin Sanudo 24 – Roma

Fino al 23 gennaio 2026

Fino al 23 gennaio 2026, PROSA_contemporanea presenta la mostra personale Ad Vacuum di Antonio Tropiano a cura di Alberto Dambruoso: in esposizione 7 sculture che fondono etica ed estetica, pensieri e riflessioni profonde sull’uomo e sulla società in cui oggi viviamo. 

Infatti, come scrive Alberto Dambruoso: «Le opere nascono tutte dal concetto greco di “symbolon” (che significa mettere insieme le cose, tenerle unite), e diventano metafore della condizione esistenziale dell’uomo e più in generale del mondo e della società in cui viviamo. Il ricorso ad una forma di linguaggio (simbolo) che unisce il visibile all’invisibile è quindi uno dei tratti caratteristici del suo modus operandi. Questo aspetto, legato al linguaggio metaforico, va messo in relazione anche ai trascorsi di Tropiano, che ha avuto una formazione da filologo medievale e rinascimentale, avvezzo quindi a scovare i significati più reconditi e finanche segreti, celati nei manoscritti antichi. Una delle chiavi d’accesso alle sue opere si trova nei titoli che Tropiano dà alle sue sculture. In principio è dunque il verbo, il punto di partenza dal quale muove la sua ricerca. È la curiosità di scoprire l’origine dei diversi lemmi, dei detti popolari, delle lingue antiche che hanno, fin dalla tenera età, interessato l’artista. “È dalle parole che parto” – afferma lo scultore – “quando do abbrivio ad una scultura: negli interstizi del termine rintraccio infatti quella modulazione dei significati, quel tessuto connettivo concettuale che informa la figura scelta”. 

Ad Vacuum (Verso il vuoto) il titolo che Tropiano ha dato alla sua mostra, intende riflettere la sua concezione del fare scultura. Per millenni, sostiene l’artista, l’uomo si è domandato se in natura potesse esistere il vuoto e di cosa fosse non-composto. Secondo Tropiano il vuoto non è assenza di materia o mancanza di esistenza come sosteneva Aristotele ma, al contrario, è il luogo dove tutto è contenuto, dove ogni cosa ha la possibilità di incontrare qualsiasi altra e mutare assieme ad essa, divenendo così, secondo una felice locuzione trovata dall’artista, “il nascondiglio dell’eventuale”. Nell’immaginario comune, dice Tropiano, la vacuità è sinonimo di inutilità, di mancanza di significato e di funzione; e una cosa è “a vuoto” quando non corrisponde alla sua finalità o, peggio, non qualifica la sua esistenza. “Nella scultura” – afferma Tropiano – “le cose sono assai differenti: lavorando “per levare”  la figura che rimane rappresenta senz’altro il pieno (statua/statuere= collocare, occupare uno spazio), mentre le schegge che cadono sotto i colpi dello scalpello sono la vera carne del vuoto: perché contengono in sé tutte le figure che non sono state scelte dall’artista (nelle quali sarebbero state invece il ‘pieno’ o come si dice in gergo il ‘buono’). Se ne deduce quindi che il vuoto per uno scultore è quel luogo delle cose in cui tutto esiste per compiere la libertà del suo gesto”.»

Antonio Tropiano. Nato in Calabria nel 1976, vive e lavora tra Roma e S. Caterina dello Ionio (CZ). Compie i suoi studi tra Bologna e Firenze, dove prosegue le sue ricerche nel campo della filologia medievale e rinascimentale. Collabora con una nota casa editrice come saggista nel campo della storia dell’arte e delle lettere umanistiche. Fin da ragazzo mostra una certa predilezione per la creazione plastica e per la naturale versatilità del legno, che proprio nella scultura sembrano trovare il giusto grado di conciliazione. Sotto l’impulso di un’assidua ricerca linguistica, mette a punto una cifra stilistica personale, capace di operare una sintesi tra l’ispirazione metaforica di matrice letteraria e la resa figurativa di una fenomenologia dell’agire umano. Ha avviato da tempo un’accorta attività espositiva, partecipando a numerose collettive e tenendo mostre personali con installazioni site-specific in diverse sedi italiane, come il Castello Estense di Ferrara, Spazio Mondadori a Venezia, il Milano Art Galley Pavilion sempre a Venezia o il Palazzo San Bernardino a Rossano (CS); oltre al Borgo Ferri e alla Torre S. Antonio di S. Caterina dello Ionio. Nel 2022 il Museo Marca di Catanzaro gli ha dedicato un’importante mostra personale curata da Alessandro Romanini; collabora, inoltre, con diverse gallerie d’arte contemporanea.


PROSA_contemporanea è un progetto di PROSA_studiolab ideato da Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi. Nato dal recupero di una ex pasticceria, PROSA ospita uno studio di architettura, un luogo di lavoro condiviso, uno spazio espositivo con l’intenzione di aprirsi alla ricerca contemporanea sul confine tra arte e design.


ANTONIO TROPIANO
AD VACUUM
A cura di Alberto Dambruoso
Inaugurazione 4 dicembre 2025 ore 18.00
Fino al 23 gennaio 2026
Orari: dal martedì al venerdì 16.00 – 19.00; sabato su appuntamento. Ingresso libero. 

PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
prosa.studiolab@gmail.com
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Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
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Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 

Museo della Grafica: Inaugurazione mostra “Fattori Fashion”

Il Museo della Grafica (Comune di Pisa, Università di Pisa) è lieto di invitarvi all’inaugurazione della mostra 

Abiti di Emilio Pucci dall’Archivio Mancuso-RauchenbergerLunedì 22 dicembre, ore 18:00Museo della Grafica – Palazzo Lanfranchi (Lungarno G. Galilei, 9 – Pisa)

In questa mostra, curata da Alessandro Tosi e Flavio Mancuso, per la prima volta una selezione delle più belle acqueforti di Giovanni Fattori, parte del Fondo Timpanaro dal Museo della Grafica, è accostata ad alcuni abiti di Emilio Pucci, una delle firme più originali e brillanti della moda del ‘900, grazie alla collaborazione con l’Archivio Mancuso-Rauchenberger.  



Maggiori informazioni: 

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
www.facebook.com/museodellagrafica
www.instagram.com/museodellagrafica


Si invita a prendere visione dell’informativa segnalando che durante l’evento saranno effettuate riprese foto e video. Con la partecipazione all’evento si intende prestato il consenso al trattamento della propria immagine che potrà essere pubblicata su siti web, canali social media e altre piattaforme pubbliche del Sistema Museale di Ateneo e dell’Università di Pisa.


Da museodellagrafica1@listgateway.unipi.it 

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Gruppo Matches ponte di una nuova partnership strategica nei rapporti Italia-Cina

Un nuovo tassello nelle relazioni tra Cina e Italia ha visto la luce nell’ambito del Forum Cina Italia Media e Think Tank svoltosi all’hotel Parco dei Principi di Roma. L’obiettivo: quello di una maggiore reciproca conoscenza tra i due Paesi e lo scambio di informazione corretta e approfondita tra i loro sistemi dei media e verso l’opinione pubblica.

Gruppo Matches ponte verso una nuova partnership strategica nei rapporti Italia-Cina e per un’informazione di qualità
 
Xinhua e Italpress siglano a Roma l’accordo di cooperazione

L’accordo di cooperazione siglato nell’occasione da XINHUA – l’agenzia di stampa nazionale della Cina fondata nel 1931 e con sede centrale a Pechino – e ITALPRESS, due agenzie egualmente prestigiose nell’ambito dei loro Paesi e a livello internazionale, nasce dalla collaborazione strategica offerta da  Gruppo Matches. Soddisfazione espressa dal suo Ceo, Andrea Cicini, molto legato alla Cina, dove ha mosso i primi passi professionalmente e Paese con il quale l’agenzia da lui fondata collabora attivamente da anni, per il risultato raggiunto. Una partnership di questo livello tra media cinesi e italiani, ha detto, “non potrà che offrire un grande valore aggiunto agli sforzi dei professionisti dell’informazione dei due Paesi verso un’informazione verificata, approfondita e di qualità, pur nelle attuali difficoltà che si trova ad affrontare l’editoria giornalistica tradizionale”.

L’obiettivo è di confrontarci sulle idee, condividere esperienze, dialogare con prospettive diverse e aprire insieme nuovi spazi di cooperazione“, ha spiegato Tian Fan, Direttore dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Agenzia Stampa Xinhua. “I media dei due Paesi hanno storicamente svolto un lavoro di costruzione di ponti tra popoli e Xinhua continuerà a presentare all’Italia una Cina vivace e dalle molteplici sfaccettature“.

Così il direttore di Italpress, Gaspare Borsellino, “sono già alcuni anni che l’agenzia di stampa sta portando avanti un articolato e ambizioso percorso di internazionalizzazione, che si è tradotto nell’apertura di nuove sedi all’estero e nella definizione di oltre 20 accordi di collaborazione con agenzie di stampa e network televisivi internazionali. In un quadro di crescente protezione globale, la Cina rappresenta per noi un mercato di assoluto rilievo strategico sotto il profilo economico, culturale e informativo“. Nel 2026, ha annunciato il direttore, è anche prevista l’apertura di un desk di Italpress a Pechino. 

In un mondo che vive cambiamenti epocali, iniziative come questa che si prefiggono di permettere alle informazioni autentiche di superare i confini e consolidare la fiducia reciproca attraverso scambi franchi e sinceri, nel rispetto dell’etica professionale, in un’ottica di responsabilità sociale, e verso il dialogo e reciproci spazi di cooperazione, costituiscono, di per sé, una “buona notizia


Media Relations Gruppo Matches
Diana Daneluz
e-mail: media@gruppomatches.com
Da Media Gruppo Matches <media@gruppomatches.com>

I Carabinieri restituiscono una statuetta etrusca all’Archeologico di Bologna

Il 19 dicembre 2025, alle ore 11.00, nella Sala Conferenze del Museo Civico Archeologico di Bologna, sito in via dell’Archiginnasio 2, il Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna ha consegnato alla Direttrice del Museo una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco, parziale provento del furto perpetrato in danno del Museo Civico Archeologico di Bologna e denunciato in data 30 ottobre 1963.
La cerimonia si è svolta alla presenza delle Autorità civili e militari della provincia di Bologna.

Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico

Venerdì 19 dicembre 2025
I Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale restituiscono una statuetta etrusca al Museo Civico Archeologico di Bologna

Il recupero del prezioso e raro manufatto è avvenuto grazie alla consolidata cooperazione tra gli Uffici di Polizia esteri e i militari in servizio nelle sedi del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dislocate sul territorio nazionale. Nel caso di specie, l’attività è stata seguita congiuntamente con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York e la Homeland Security Investigations statunitense. Le predette autorità estere hanno informato il Comando Carabinieri TPC dell’avvenuto recupero così da poter predisporre il rimpatrio per la restituzione all’Italia dei beni archeologici, provento di scavi illeciti, ricettazione ed esportazione illecita ai danni dello Stato italiano. Il sodalizio criminale ha avuto inizio con diversi soggetti italiani, già interessati da attività di indagine, che si affidavano a bande di tombaroli per saccheggiare siti archeologici nazionali accuratamente scelti e non sufficientemente sorvegliati. Dopo averli saccheggiati, i trafficanti facevano in modo che i reperti venissero puliti, restaurati e forniti di una falsa provenienza, prima di metterli in vendita presso case d’asta, istituzioni museali e gallerie di tutto il mondo.

A conclusione delle complesse attività di riscontro eseguite dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è stato possibile accertare la corrispondenza tra la statuetta in bronzo del guerriero etrusco, localizzata nel territorio degli Stati Uniti d’America, e quella oggetto del furto in danno del Museo Civico Archeologico di Bologna, consentendo in tal modo il recupero e la restituzione al Museo per la pubblica fruizione del manufatto.



Elisabetta Severino – Silvia Tonelli
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“La Pace” di Marc Chagall alla grande mostra di Palazzo dei Diamanti

Un quadro deve fiorire come qualcosa di vivo. Deve afferrare qualcosa di inafferrabile: il fascino e il profondo significato di quello che ci sta a cuore

Marc Chagall

La grande mostra Chagall, testimone del suo tempo  che, aperta il 10 ottobre scorso, ha già raggiunto quasi 60.000 visitatori – racconta la biografia e i molteplici aspetti della produzione di uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento attraverso 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, realizzate in oltre mezzo secolo di attività, e due sale che consentono di ammirare in una dimensione coinvolgente e spettacolare suoi capolavori monumentali come la decorazione del soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi e la serie di vetrate per la sinagoga dell’Hadassah Medical Center di Gerusalemme.

CHAGALL
testimone del suo tempo
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
11 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026

Il ricco ed avvincente percorso espositivo, articolato nelle quattordici sale di Palazzo dei Diamanti, si chiude con un’opera emblematica ed eloquente, il grande dipinto ad olio su tela intitolato La Pace, eseguito da Chagall nel 1949, dopo il suo rientro in Francia dal lungo soggiorno in America, dove si era rifugiato, otto anni prima, per sfuggire alla minaccia del nazismo. Dopo la tragedia della guerra e dell’olocausto, Chagall affida il suo messaggio di speranza a una colomba bianca, simbolo universale di pace. L’uccello, che traporta un libro aperto sulle cui pagine si leggono “La Vie” e “La Paix”, è macchiato di rosso, come il colore del sangue versato. In basso due innamorati, probabilmente l’artista stesso e la prima moglie Bella, e i tetti della mai dimenticata città di Vitebsk, dove era nato nel 1887, evocano temi centrali della sua poetica come l’amore e la memoria. Marc Chagall, che avendo vissuto in prima persona i conflitti del secolo scorso sapeva quanto la pace fosse preziosa e contempo fragile, disse: «Sento che il nostro problema oggi è soltanto uno: unirci. Radunare quello che resta di noi dopo il disastro, riempire i nostri cuori di propositi nobili». Il suo straordinario dipinto, che parla del suo tempo e anche del nostro, dimostra come egli sia riuscito, come pochi altri, a trasformare l’esperienza personale in una potente riflessione condivisa, il dolore e la difficoltà in bellezza e gioia di vivere, l’immagine in emozione e poesia.

Durante le festività natalizie la mostra Chagall, testimone del suo tempo rimarrà aperta tutti i giorni, compresi giovedì 25 e venerdì 26 dicembre e giovedì 1° gennaio, con il consueto orario: 9.30-19.30 (chiusura biglietteria ore 18.30).

Sono inoltre in programma visite guidate speciali per singoli visitatori: il 31 dicembre e il 1° e 6 gennaio alle 15.30, il 26 dicembre alle 15.30 e alle 17.00. Per informazioni e prenotazioni: raccontarearte@gmail.com, 339 1969869.

Sabato 3 gennaio alle 17.30, per le famiglie con ragazzi dai 6 ai 12 anni, è in calendario una visita animata con laboratorio dal titolo Un’altra storia ancora, signor Chagall, un’opportunità per far conoscere il genio del grande artista russo anche ai più piccoli. Per prenotare o saperne di più: info@senzatitolo.net

Informazioni: www.palazzodiamanti.it


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