MUVE Mestre, Centro Culturale Candiani: MATISSE e la luce del Mediterraneo

Un viaggio nei capolavori e nei luoghi che li hanno ispirati, tra le luminose atmosfere mediterranee, punti geografici e dell’anima, sfondi di vicende artistiche e fondamentali per l’evoluzione dell’arte moderna europea. Il nuovo progetto espositivo pensato per il Centro Culturale Candiani, che nasce dalle collezioni civiche di arte moderna conservate a Ca’ Pesaro, arricchito da prestigiosi prestiti internazionali, è dedicato ad un altro maestro delle avanguardie del ‘900: Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 1869 – Nizza, 1954).

MATISSE e la luce del Mediterraneo
Mestre (Ve),Centro Culturale Candiani
28 settembre 2024 – 4 marzo 2025

A cura di Elisabetta Barisoni

Maestro e capostipite dei Fauves – le belve, i selvaggi –  e perciò posto in mostra e in dialogo con artisti con i quali condivise vicende biografiche e rivoluzioni artistiche; pittore della gioia di vivere, delle emozioni profonde, tradotte in colori forti, vivaci, innaturali. E, soprattutto, interprete della luce: centro della ricerca di Matisse, come di quegli artisti che miravano a catturare l’abbagliante bellezza del Mar Mediterraneo, del Midi, il Mezzogiorno francese, luogo fisico e della creazione artistica, il vero protagonista del colore liberato dall’Espressionismo selvaggio.

Luce e colore sono quindi il fulcro della rassegna, insieme all’importanza, quasi un’ossessione, del disegno per Matisse. In mostra oltre cinquanta opere, partendo dalle preziose raccolte di grafica della Galleria Internazionale d’Arte Moderna – che annoverano tre importanti litografie dell’artista francese datate agli anni Venti e due disegni appartenenti alla sua produzione del 1947 – poste accanto ai capolavori del maestro provenienti dal Philadelphia Museum of Art, dalla Národní Galerie di Praga, dal Musée des Beaux-Arts di Bordeaux, dal Musée des Beaux-Arts di Nancy, dal Centre Pompidou di Parigi, dal Musée Albert-André di Bagnols-sur-Cèze, dal Museo del Novecento di Milano. Sette le sezioni per indagare La modernità viene dal mare, La Luce del Mediterraneo, L’età dell’oro, Il Mediterraneo, un paradiso unico, a cui si affiancano le riflessioni sul decorativo e l’ornamento, il fascino delle linee moresche, le languide figure femminili in veste di odalische in Arabesco e decorazione fino alla sintesi perfetta di Lusso, calma e voluttà e del “disegno del piacere”, di cui scrive il filosofo Jean-Luc Nancy. Nasce così spontaneamente il dialogo con diversi autori che hanno lavorato sulle qualità interiori della pittura, inseguendo la poetica: Henri Manguin, André Derain, Albert Marquet, Maurice de Vlaminck, Raoul Dufy e Pierre Bonnard. Ricerche e produzioni distinte creano tuttavia un racconto corale: dall’amicizia tra Derain e Matisse, in viaggio sulla costa mediterranea della Francia nell’estate del 1905, alla centralità di alcuni luoghi, come Nizza, Arles, Saint-Tropez, quest’ultima divenuta icona dell’arte e della cultura del Novecento.

L’esposizione si chiude con l’ultima rivoluzionaria fase creativa di Matisse. Dal colore alla forma prende avvio dalla produzione dei papiers découpés, fogli di carta colorata ritagliati e incollati nei quali il Maestro francese porta al massimo la sintesi dell’espressione. Dagli epigoni di area veneziana, come Renato Borsato Saverio Barbaro, alle figurine di Chris Ofili e fino alle composizioni di Marinella Senatore, la dignità del decorativo, dell’ornamento, del disegno e della stilizzazione della figura emerge nell’ultima sezione della mostra come il lascito forse più importante che Matisse fa all’età contemporanea.


CONTATTI PER LA STAMPA
Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Con il supporto di 
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net

Pisa, Museo della Grafica: “Un corpo di segni. Simboli, sacralità, conoscenza”

Il Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi (Comune di Pisa, Università di Pisa) è lieto di invitarvi all’inaugurazione della mostra:

Giovedì 25 luglio, ore 12:00

Pisa, Museo della Grafica – Palazzo Lanfranchi (Lungarno Galileo Galilei, 9) 

Evento gratuito, ingresso libero

Per maggiori informazioni: cliccare il logo

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
www.facebook.com/museodellagrafica
www.instagram.com/museodellagrafica

BLUES IN VILLA 2024 – serata finale 26 luglio con Chris Cain, T.R.E.S. e Franco Toro

Per la sua ultima elettrizzante serata Blues In Villa 2024 torna a casa, nel Parco di Villa Varda di Brugnera (PN) che l’ha visto nascere e crescere.

Appuntamento venerdì 26 luglio dalle ore 20:00 per l’appuntamento conclusivo della rassegna, un doppio concerto con opening act sovraccarico di energia rock e blues. Sul palco dello storico Blues&Jazz Festival della provincia di Pordenone, giunto ormai alla sua 26esima edizione, un “dream team” di artisti internazionali che manderanno i fan in delirio: dagli Stati Uniti Chris Cain, fresco di uscita di un nuovo album, i toscani T.R.E.S. Radio Express Service e il bluesman triestino Franco Toro. 

I biglietti per la serata saranno in vendita all’ingresso dell’evento, al prezzo di € 15,00 per il biglietto intero e di € 12,00 per gli under 25 e over 65.

In caso di pioggia, l’evento si terrà nella Sala Conferenze dell’Hotel Ca’Brugnera. 

Headliner della serata sarà il chitarrista e cantante americano Chris Cain, vera leggenda vivente, il cui talento è stato lodato nientemeno che dal mitico B.B.King

Cresciuto a San Josè da genitori appassionati di musica, Chris Cain vede per la prima volta B.B. King a 3 anni, imbraccia la chitarra a 8 e non la molla più. Vede decine di concerti degli artisti più importanti del 900, (James Brown, Albert King, Johnny Winter, Jimi Hendrix, The Beatles tra gli altri) e come una spugna assorbe dai suoi idoli e da ciò che lo circonda gli elementi che definiranno il suo stile: un mix scatenato ed espressivo tra Ray Charles, Albert Collins, Wes Montgomery, Albert King e B.B. King, a cavallo tra blues, soul, funk, jazz. Oltre al Re, molti colleghi illustri si sono espressi in attestati di stima, tra cui Joe Bonamassa e Robben Ford. La sua carriera come band leader inizia nel 1986, e da quel momento non ha mai smesso di segnare il proprio percorso nella scena blues. Ha all’attivo 15 album e innumerevoli recensioni positive sia dalla stampa generalista che di settore. A Brugnera avremo modo anche di ascoltare alcun i brani del suo album più recente, Good Intentions Gone Bad, uscito proprio la scorsa settimana: un album che è la testimonianza della vitalità di un artista che non ha mai smesso di divertirsi e creare nuove meraviglie con la sua chitarra.

Il palco è l’habitat naturale dei T.R.E.S. Radio Express Service: un power trio attivo da più di 30 anni, che nei suoi concerti mescola blues, rock, funk, psichedelia in un’esperienza esplosiva. La loro storia inizia da adolescenti, quando i fratelli Simone e Roberto Luti incontrano Rolando Cappanera e formano i First Experience. Successivamente le strade di questi tre “fratelli in musica” si dividono e ognuno iniziando un percorso indipendente.

Roberto va a New Orleans, dove vive clandestinamente per 10 anni diventando uno dei migliori chitarristi blues-rock/psychedelic della città e entra a far parte del progetto umanitario e musicale Playing For Change, con cui ancora oggi suona in tutto il mondo.

Simone ha collaborato con numerosi artisti tra cui la band Cappanera (assieme a Rolando fino al 1998) e con gli Ottavo Padiglione, e anche lui partecipa al progetto Playing for Change.

Rolando ha continuato con la band Strana Officina, oltre che con i Cappanera con numerose band ed artisti Italiani senza limite di genere.

Nel 2008, dopo il ritorno di Roberto dagli Stati Uniti, il trio riprende a suonare insieme: la magia c’è ancora, gli anni di esperienza arricchiscono il suono di ogni componente, e prende vita il progetto T.R.E.S. Ad oggi continuano a suonare e incidere musica, raccogliendo consensi e fan ovunque appaiano.

Una colonna portante della scena Blues giuliana e Italiana sul palco di Blues In Villa. Da 40 anni sui palchi di mezza EuropaFranco Toro studia il blues e il folk americano riproponendoli e rimescolandoli con personalità. Chitarrista dalla grande propulsione ritmica e raffinato cantante, esplora l’immenso mare delle registrazioni del blues prebellico alla ricerca dei pezzi che abbiano la storia e la scintilla da far rivivere per il pubblico di oggi.


Blues In Villa – Blues&Jazz Festival 2024 è realizzato dall’Associazione Culturale Blues In Villa APS con la collaborazione ed il supporto di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, i Comuni di San Quirino, Porcia e Brugnera, e importanti partner privati quali OESSE, Ricci Group, Banca 360 FVG e Salvadori Arte.  

Sito: www.bluesinvilla.com
E-mail: info@bluesinvilla.com
FB: www.facebook.com/bluesinvilla
IG: www.instagram.com/bluesinvilla
LinkedIn: www.linkedin.com/company/associazione-culturale-blues-in-villa/

Con il sostegno di 
Comune di San Quirino
Comune di Porcia
Comune di Brugnera
Regione Friuli Venezia Giulia
Oesse
SalvadoriArte
Banca360FVG
Ricci Group srl 


Ufficio Stampa A-Z Press
info@a-zpress.com

Bologna, Musei della Musica e Civico Medievale: “(s)Nodi festival di musiche inconsuete”

Con l’estate torna il viaggio nelle musiche di tutto il mondo al Museo internazionale e biblioteca della musica del Settore Musei Civici Bologna.

Settore Musei Civici Bologna | Museo internazionale e biblioteca della musica

(s)Nodi festival di musiche inconsuete
23 luglio – 11 settembre 2024
Tutti i martedì sera, e due mercoledì (s)Nodi OFF al Museo Civico Medievale, alle ore 21.00

Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, Bologna 
www.museibologna.it/musica

Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4, Bologna
www.museibologna.it/medievale

Si svolge dal 23 luglio all’11 settembre 2024 la tredicesima edizione di (s)Nodi festival di musiche inconsuete, la rassegna rivolta a tutti coloro che vogliono vivere la stagione estiva ascoltando musica dal vivo in città, alla scoperta di tradizioni poco note legate all’uso e al suono degli strumenti.

Al consueto cartellone composto da otto appuntamentiogni martedì alle ore 21.00 nella Sala Eventi del Museo della Musica, quest’anno si aggiunge una novità: la sezione (s)Nodi OFF con due concerti extra che si terranno mercoledì 4 e 11 settembre nel cortile del Museo Civico Medievale, ispirati ai rapporti tra la tradizione musicale occidentale e quella del vicino e medio Oriente. Una contaminazione tra patrimoni culturali suggerita dalla mostra Conoscenza e Libertà. Arte islamica al Museo Civico Medievale di Bologna, visibile fino al 15 settembre 2024 nello spazio del Lapidario con la curatela di Anna Contadini, che espone un prezioso nucleo di manufatti islamici appartenenti alle raccolte del Museo Civico Medievale, con l’obiettivo di superare pregiudizi e stereotipi e rivelare l’importantissimo contributo che le culture materiali di produzione hanno avuto sull’arte e sul pensiero occidentali.

La rassegna, apprezzata da un pubblico appassionato di esperienze sonore originali, propone come di consueto un tour musicale attraverso rotte non lineari spaziando tra le diverse latitudini, per conoscere e raccontare alcune fra le più interessanti traiettorie della musica popolare e folklorica contemporaneaoltre i confini geografici e di genere.
A fare da filo conduttore nelle proposte artistiche selezionate tramite avviso pubblico è ancora una volta l’attenzione verso il talento e l’originalità nella capacità di contaminare linguaggi musicali differenti. Una cifra distintiva – quella del superamento dei canoni stilistici in una feconda e inaspettata commistione – che caratterizza (s)Nodi festival di musiche inconsuete fin dagli inizi e ha contributo ad attirare la crescente attenzione di musicisti internazionali.

Si debutta infatti il 23 luglio con l’unica tappa italiana del tour europeo dei Širom, trio di folk avant-garde sperimentale di polistrumentisti sloveni che espande il proprio esteso paesaggio sonoro (dalla ghironda alla lira, dalla viola al ribab al balafon) con nuovi strumenti come il tempura brač (mandolino/chitarra della regione balcanica), il daf, l’ocarina, il mizmar e il guembri. Ma anche attraverso le sonorità eclettiche e oscure di dispositivi costruiti ad hoc come i risuonatori acustici (realizzati con una molla e un tamburo a cornice) e di oggetti trovati lungo il percorso che li ha condotti ad esplorare le parti più remote della loro terra natale, da sempre crocevia strategico tra Europa centrale, Balcani e Adriatico e, ancor prima, tra gli imperi Romano, Bizantino e Austro-Ungarico. Il tutto a creare un imaginary folk poligenetico e ultraterreno, astratto e rustico, di enorme inventiva e intensità espressiva e sempre totalmente fuori dagli schemi, in cui convergono fantasie sfrenate e atmosfere ambigue e trascendenti per una performance tra le più ipnotizzanti e magiche.

Il 30 luglio si prosegue idealmente verso la Puglia, per secoli terra di incontro e di passaggio di popoli, con il quartetto tutto al femminile Faraualla, nei cui straordinari concerti si riflette un lungo lavoro di esplorazione carsica di espressioni vocali di etnie ed epoche diverse, combinate in infinite possibilità di colori e intrecci ritmici su testi italiani, dialettali e sillabe sonore di lingue inventate.
Ed è proprio l’assenza di confini a stimolare nel nuovo progetto dal quartetto vocale barese la sperimentazione e il gioco con i suoni, creando una polifonia luminosa dall’immediata potenza espressiva in cui alla fine tutto torna e si ritrova: letture amate e studi, amori e proteste, poesia e violenza, divertimento e sacrificio, guerra e resistenza, favole e dura realtà.

La data del 6 agosto propone il progetto del Duo Bottasso + Wooli, nato durante una residenza artistica in Svizzera, in cui i curiosi fratelli musicisti Simone e Nicolò Bottasso incontrano Fan-Qi e l’incantevole suono della sua pi’pa. Da quel momento la musicista taiwanese diventa una “sorella onoraria” del duo, condividendo l’approccio contemporaneo alla musica della tradizione alpina che si fonde con l’improvvisazione e la ricerca elettronica del XXI secolo. Con la successiva aggiunta delle audaci improvvisazioni jazz del batterista norvegese Michael Lee Sørenmo, la loro famiglia musicale si è completata: quattro eclettici musicisti che mettono i propri diversissimi background al servizio di un’utopica quanto entusiasmante reinterpretazione delle espressioni musicali popolari e moderne.

Il 13 agosto è di scena la particolare fusione di tradizione e innovazione degli Afrodream, incontro di talenti provenienti da mezzo mondo (Senegal, Burkina Faso, Argentina, Italia) uniti dalla comune passione per la musica e dal desiderio di creare qualcosa di unico e significativo. Utilizzando poliritmie e strumenti tradizionali africani come il djembe, il sabar e il balafon e mescolandoli con sonorità tipiche della musica europea e sudamericana e improvvisazioni di stampo jazzistico, la band plasma un sound dinamico e originale, al contempo esotico e familiare, che caratterizza le loro performance, davvero uniche nel panorama world contemporaneo.

Il 20 agosto spazio a Brigan, il cui repertorio è una vera e propria transumanza sonora – frutto di anni di apprendistato in giro per l’Europa – in cui Irish roots celtiche si incrociano con sonorità iberiche, ritmiche ostinate della Terra Felix e del Sud Italia e ricerca elettronica trance. Ed è proprio questo il cuore del loro ultimo coraggioso progetto, in cui i canoni della semplice riproposta del folklore vengono abbandonati per reinventare un immaginario sonoro perduto: grazie alla simbiosi tra percussioni ed elettronica, canto, tamburi, flauti e paesaggio sonoro riemergono decostruiti, rielaborati e stratificati in un articolato intreccio di rapporti tra passato e presente.

Il 27 agosto si va alla scoperta del nuovo mondo di Marco Tiraboschi, un eclettico melting pot in cui strumenti ed elementi della musica balcanica, mediorientale e latina espandono la matrice della nuova scuola jazz contemporanea, di cui il musicista bresciano e il suo trio sono tra i più apprezzati interpreti. Cucito sul suono della chitarra ibrida e dell’oud, il set di In a new world realizza un crossover obliquo e affascinante, sul confine tra la world music e il jazz, lontanissimo da tentazioni di occidentalizzazione o di appropriazione, basandosi al contrario sulla integrazione dei vari linguaggi “mondiali” in un unico coerente discorso musicale capace di trascendere stili e tecniche e di rendersi così potenzialmente comprensibile a tutti.

A seguire, il 3 settembre è la volta di Yorka Rios, cantante nata e cresciuta all’Habana e figlia di Raùl Rios, storico violinista della Ritmo Oriental, leggendaria orchestra di charanga cubana. Dall’incontro tra il suo gruppo e il virtuoso chitarrista argentino Daniel Chazarreta (già con Juanjo Dominguez e Vinicio Capossela) nasce Mi son entero, in cui l’alegria e il sabor dei ritmi caribegni del Son, del Bolero e del Danzón vengono combinati con le sonorità della musica afro-peruviana, del folklore argentino e delle infinite sfumature che il continente latino americano ci offre, attraverso l’imprevedibile interpretazione di due tra i più grandi conoscitori di questo immenso patrimonio.

Il giorno successivo, mercoledì 4 settembre, il primo dei nuovi appuntamenti (s)Nodi OFF al Museo Civico Medievale: Bestenigar, progetto che trae il nome da un maqam (sistema melodico usato nella musica turca) che la ricerca musicologica ha scoperto esser condiviso sia dalla tradizione musicale classica ottomana che da quella modale del Rinascimento italiano. Safa Korkmaz, uno dei massimi esponenti della tradizione di canto turco-ottomana, esplora gli intrecci di linguaggi, strumenti, codici e poetiche che per secoli hanno permeato i confini tra la Venezia Levantina e l’Oriente. Un eccezionale concerto sulla “musica in transito” tra Oriente e Occidente, tra echi della corte Ottomana, scambi di mode, arti e conoscenze lungo le correnti del Mediterraneo e viaggi di melodie ebraiche dalla Mantova dei Gonzaga alle melodie Nihavend.

Il 10 settembre si ritorna al Museo della Musica con l’eclettico duo di Barcellona formato da Magalì Sare & Manel Fortià, il cui repertorio nasce dall’ibridazione di famose canzoni catalane e latinoamericane, che il loro talento purissimo e minimalista trasfigura a tal punto da renderle spesso impossibili da riconoscere al primo istante. Ed è proprio nei live che il loro immenso potenziale si rivela, quando la voce delicata e versatile di Magalì si unisce alla sterminata ricchezza strumentale del contrabbasso di Manel in un’alchimia così perfetta da dare l’impressione a chi ascolta di risuonare come un solo strumento, offrendo così al pubblico un’esperienza di concentrazione quasi magica su ogni movimento e su ogni nota.

La rassegna si conclude mercoledì 11 settembre con il secondo concerto OFF al Museo Civico Medievale. Oltremura è l’ultimo progetto dello storico trio nato dall’incontro tra Manuel, ebreo sefardita milanese con origini assai miste, Fabio, famelico ricercatore e interprete di musiche popolari, e Ashti, straordinario musicista del Kurdistan siriano. Un itinerario musicale che si (s)noda tra versioni rom accelerate dei klezmer degli ebrei balcanici, danze greche innestate su taksim siriani e ballate curde provenienti dalle terre tra Vienna e il Caspio, da sempre abitate, attraversate, invase da greci, ebrei, zingari, kurdi, turchi, armeni, arabi, la cui vitalità ha prodotto capolavori e orrori, in un crogiuolo culturale, artistico e umano che fermenta tuttora.

Per le due serate di (s)Nodi OFF, nel prezzo del biglietto del concerto è compresa la possibilità di partecipare ad una visita guidata alla mostra della durata di 30′, con inizio alle ore 20.00.

Le iniziative al Museo Civico Medievale in occasione di (s)Nodi festival di musiche inconsuete proseguono le progettualità di valorizzazione della Torre Garisenda, promosse dai Musei Civici d’Arte Antica di Bologna in concomitanza con il piano di intervento straordinario che il Comune di Bologna sta realizzando per la messa in sicurezza e il restauro del monumento, e di Via Manzoni Culturale, il distretto ad alta concentrazione di istituzioni culturali pubbliche e private alla cui riqualificazione urbana e messa a sistema il Comune di Bologna sta lavorando per la creazione di uno dei poli museali più importanti della città.

(s)Nodi festival di musiche inconsuete fa parte di Bologna Estate 2024, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

PROGRAMMA

(s)Nodi festival di musiche inconsuete @ Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, Bologna

Martedì 23 luglio 2024 ore 21.00 > Širom

Ana Kravanja (viola, daf, ocarina, mizmar, balafon, rebab, voce)
Iztok Koren (guembri, banjo, tank drum, percussioni)
Samo Kutin (ghironda, tempura brač, lira, liuto, risuonatori acustici)

Martedì 30 luglio 2024 ore 21.00 > Faraualla
Gabriella Schiavone, Teresa Vallarella, Maristella Schiavone, Loredana Savino (voci)

Martedì 6 agosto 2024 ore 21.00 > Duo Bottasso + Wooli
Fan-Qi Wu (pi’pa)
Michael Lee Sørenmo (batteria, percussioni)
Nicolò Bottasso (violino, violino baritono)
Simone Bottasso (organetto)

Martedì 13 agosto 2024 ore 21.00 > Afrodream
Abou Samb (voce, percussioni)
Ariel Verosto (pianoforte, flauto traverso)
Luca Vergano (chitarra)
Gianluca Gallucci (basso)
Simone Arlorio (sax tenore)
Jacopo Angeleri (batteria)
Moussa Sanou (balafon)

Martedì 20 agosto 2024 ore 21.00 > Brigan
Francesco Di Cristofaro (voce, flauti, cornamuse iberiche, fisarmonica)
Andrea Laudante (elettronica, field recordings, baglamas, percussioni)
Ramon Rodriguez (batteria elettronica/fx, tammorra, tamburelli, percussioni del basso casertano)

Martedì 27 agosto 2024 ore 21.00 > In a new world
Marco Tiraboschi (chitarra, oud)
Daniele Richiedei (violino, viola)
Giulio Corini (contrabbasso)

Martedì 3 settembre 2024 ore 21.00 > Mi son entero
Yorka Rios (voce)
Daniel Chazarreta (chitarra)
Marco Marsicano (pianoforte)
Gabriele Pozzolini (percussioni)
Franco Carradori (contrabbasso)

Martedì 10 settembre 2024 ore 21.00 > Sare i Fortià
Magalì Sare (voce)
Manel Fortià (contrabbasso)

(s)Nodi OFF @ Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4, Bologna

Mercoledì 4 settembre 2024 ore 21.00 > Bestenigar

Safa Korkmaz (canto classico turco-ottomano)
Peppe Frana (lavta, tambur)
Giordano Antonelli (lyra, viola da brazzo)
Stefano Albarello (qanun, liuto)
Lorenzo d’Erasmo (percussioni)

Mercoledì 11 settembre 2024 ore 21.00 > Oltremura
Ashti Abdo (saz, voce, percussioni, duduk, marranzano)
Manuel Buda (chitarra classica, chitarra preparata)
Fabio Marconi (chitarra a 7 corde, chitarra fretless)

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Preview playlist (s)Nodi 2024 su YouTube
www.youtube.com/playlist?list=PL1pe7JRnAt5FnTzTAnN22YcmgrIePUOxx

Biglietti
Intero € 10 | ridotto € 8 (studenti universitari con tesserino, minori di 18 anni, possessori Card Cultura)
L’ingresso è consentito fino a esaurimento posti.
In caso di pioggia durante le due serate di (s)Nodi OFF al Museo Civico Medievale, il concerto si sposterà all’interno del Lapidario.

È possibile acquistare i biglietti in prevendita:
• presso la biglietteria del Museo della Musica in orario di apertura (da martedì a giovedì 11.00 – 13.30 / 14.30 – 18.30 | venerdì 10.00 – 13.00 / 14.30 – 19.00 | sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00) e nel giorno del concerto a partire dalle ore 20.00
• per i due concerti OFF, presso la biglietteria del Museo Civico Medievale in orario di apertura (martedì e giovedì 10.00 – 14.00 | mercoledì e venerdì 14.00 – 19.00 | sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00)

• online (con una maggiorazione di € 1) su www.museibologna.it/musica oppure 
www.midaticket.it/eventi/snodi-festival-di-musiche-inconsuete-2.


I biglietti non sono rimborsabili.
Per gli aventi diritto, sarà possibile utilizzare parzialmente o totalmente i voucher degli eventi annullati telefonando alla biglietteria del museo negli orari di apertura.

Informazioni
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 2757711
museomusica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/musica
Facebook: Museo internazionale e biblioteca della musica
YouTube: MuseoMusicaBologna
Instagram: 
@museomusica

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
X: @bolognamusei


Ufficio Stampa / Press Office Settore Musei Civici Bologna
Tel. +39 051 6496658 / +39 051 2193469
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Elisabetta Severino – Silvia Tonelli
elisabetta.severino@comune.bologna.it – silvia.tonelli@comune.bologna.it

Pian de’ Giullari: Luca Theodoli nuovo artista “ospite” del FaustoFestival

FaustoFestival – Una mostra da incorniciare è la Personale del Maestro Fausto Delle Chiaie – artista molto conosciuto ed apprezzato in Italia e all’estero, da poco entrato a far parte della prestigiosa Collezione Farnesina del Ministero degli Esteri -, in corso a Roma fino al prossimo 20 ottobre alla Galleria Pian dè giullari. 

Ma è anche uno spazio “aperto” ad ospitare, di volta in volta, un’opera di altri artisti. “In vetrina” dal 18 luglio, per la sua Sezione Ospiti, l’opera “Portrait of a Singer (Amy Winehouse)” di Luca Theodoli. All’interno sarà possibile visionare altre sue opere. 

Artista con un background di graphic design, reduce dalla sua ultima mostra romana presso la Cappella Orsini dove ha esposto fino allo scorso 18 giugno, le realizzazioni di Luca Theodoli degli ultimi anni sono caratterizzate da una rarefazione dell’immagine fino ai suoi minimi termini, sia come risoluzione che nella palette dei colori. 

Luca Theodoli nuovo artista “ospite” del FaustoFestival
In vetrina, tra digitale e riciclo, l’opera “Portrait of a Singer (Amy Winehouse)”

Roma, Galleria Pian dè giullari Via dei Cappellari 49

Le opere nascono dal contrasto tra la elaborazione digitale e la realizzazione artigianale con mosaici che utilizzano materiali di riciclo come le lattine delle bibite o la carta. 
Romano, ancora bambino intravede nel disegno un modo per comunicare del tutto analogo al parlare e allo scrivere. Inizia a 15 anni col disegnare. una lattina della Coca-Cola, che collezionava, deformandone però la struttura o rappresentandola in contesti stranianti. Frequenta il Corso di Comunicazione Visiva dell’Istituto Europeo del Design di Roma, nel contempo iniziando a dipingere ritratti su cartone bianco con tecniche miste, fortemente influenzato dalla grafica di Patrick Nagel, dalle copertine di THE FACE e da quelle del magazine INTERVIEW di Andy Warhol. Nel 2000 inizia a sperimentare l’inserimento di pezzi di lattine colorate come riempimento di aree uniformi sui quadri arrivando poi alla realizzazione di veri e propri mosaici progettati al computer e ottenuti con tessere di alluminio ricavato da lattine riciclate. Da ultimo ha intrapreso una nuova ricerca con griglie e materiali nuovi. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive a Roma, Firenze, Bologna e Venezia. Per le altre opere di Luca Theodoli, a questo link:

“FaustoFestival. Una mostra da incorniciare” – Personale di Fausto Delle Chiaie (e qualche opera “ospite”). Pian de’ giullari, Via dei Cappellari 49. Ingresso libero. La mostra resterà visitabile fino al 20 ottobre dal lunedì al sabato dalle 17 alle 20 e su appuntamento, anche la Domenica (per appuntamento tel.  339-5785378).


Pian de’ giullari | Via dei Cappellari 49, Roma 
Comunicazione Diana Daneluz
E-mail: dianadaneluz410@gmail.com

Ing. Giovanni Saccà: “Una linea tranviaria da Messina Centrale a Camaro Superiore”

La tratta Messina Scalo-Terme Vigliatore (47,9 km) della linea ferroviaria a semplice binario Messina-Palermo, attivata a fine Ottocento e attualmente di proprietà di FS SpA-RFI SpA, è stata chiusa al servizio ferroviario nel 2001, a seguito della realizzazione di una variante di tracciato a doppio binario tra Messina Scalo e Patti. Su tale tratta sarebbe possibile realizzare, oggi, una linea tranviaria utilizzando normali Tram o Treno-Tram, costruendo fermate e punti di incrocio sul modello LOWCOST di Besançon e Valenciennes. L’ing. Giovanni Saccà avanza un’ipotesi.



Napoli, Complesso monumentale di Santa Chiara: la Maddalena di Artemisia Gentileschi

Un grande evento per la città di Napoli: la Maddalena, capolavoro di Artemisia Gentileschi dipinto nella città partenopea nel 1630, torna ad essere visibile a tutti dopo 400 anni.
L’opera sarà esposta in uno dei luoghi più belli della città: il magnifico e celebre Complesso Monumentale di S. Chiara.

La collaborazione tra la Provincia dei Frati Minori di Napoli e Arthemisia ha reso possibile avviare un nuovo rilevante progetto culturale, che vedrà gli spazi del Chiostro Maiolicato di Santa Chiara ospitare capolavori della storia dell’arte e anche grandi mostre, come quella dedicata a San Francesco e a Santa Chiara che avrà luogo nella primavera del 2025.

Maddalena
di Artemisia Gentileschi


19 luglio 2024 – 19 gennaio 2025

Complesso monumentale di Santa Chiara, Napoli

Per la prima volta, dopo circa 400 anni, la Maddalena – capolavoro a firma di Artemisia Gentileschi – torna visibile a Napoli, città in cui fu dipinta tra il 1630 e il 1635, per un’esposizione unica all’interno dei meravigliosi spazi del Complesso Monumentale di Santa Chiara.
Conservata gelosamente per secoli in collezioni private, negli ultimi cento anni la Maddalena si trovava nella prestigiosa collezione Sursock, a Beirut, dove fu gravemente danneggiata nella nota esplosione del 4 agosto 2020.

Sapientemente restaurata grazie all’intervento di Arthemisia, l’opera è tornata oggi agli antichi splendori, mostrando tutti i caratteri di stile e di narrazione visiva propri del lungo periodo trascorso da Artemisia a Napoli dove visse dal 1630 fino alla morte nel 1654.

“La datazione al 1630-1635 coincide con l’arrivo a Napoli di Artemisia, periodo durante il quale nei suoi dipinti abbondano i toni del giallo e del blu. La santa è raffigurata in un momento di dialogo con il divino, i suoi occhi non sono “pieni di lacrime” (Hall): assistiamo a una diversa risposta emotiva, non dovuta a una plateale “visione angelica in cielo” ma a un travaglio interiore che la porta coscientemente al gesto di rinuncia alla vanità, rappresentata dalla collana di perle. Il gesto, altro tema peculiare dell’arte barocca, è potente, ma allo stesso tempo cortese: la collana viene delicatamente staccata dalla mano destra portata verso il petto, non è strappata in preda a una artificiosa folgorazione, e dunque assistiamo all’attimo in cui questo simbolo sta già delicatamente abbandonando il collo della donna. Accanto alla Maddalena sono il vaso degli unguenti sul tavolo alle sue spalle, i gioielli e quello che sembra uno specchio in una cesta, dettaglio iconografico già presente nella Maddalena di Artemisia a Palazzo Pitti (1617-1620). La figura è vista da un punto leggermente ribassato, seduta, ed emerge con veemenza dallo sfondo scuro. Artemisia fa appello a un registro caro all’arte barocca, enunciato da Rudolf Wittkower nel 1958: il sottile dramma dato da questa torsione verso la sua sinistra, l’espressione che rivela uno stato di trance dovuto al dialogo interiore con il Divino, che non sconvolge ma conforta la santa. La luce, dalla forte valenza spirituale, investe l’imponente figura accentuando l’effetto di movimento del panneggio.” (Francesco Trasacco, 2023)

Gli inconfondibili toni di giallo oro cupo e blu oltremarino su cui spicca il candore della camicia sono enfatizzati dalla potenza del chiaroscuro, che non preclude alle parti in luce uno splendore netto. La santa, il cui sguardo estatico trasmette la gratificazione per il passaggio a una nuova vita sorretta dalla fede, sembra dialogare mentalmente con il divino, mentre alle sue spalle i gioielli e il vaso degli unguenti sono posti a sottolineare l’abbandono della precedente esistenza.

Col patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli, l’esposizione è realizzata grazie alla collaborazione tra la Provincia Napoletana del Ss. Cuore di Gesù dell’Ordine dei Frati Minori, il FEC (Fondo Edifici di Culto)Agape e Arthemisia.
La curatela scientifica è di Costantino d’Orazio e il catalogo è edito da Moebius.

Si ringraziano per il supporto tecnico Handle Art & Design ExhibitionPubblilaserSater4ShowFb WorkBallandi e EB Studioarkè.

Con la Maddalena di Artemisia Gentileschi prende il via un progetto di grande respiro che vedrà arricchire i meravigliosi spazi di uno dei più celebri edifici napoletani con capolavori della storia dell’arte e mostre inedite.
Ad aprile 2025, nell’anno del Giubileo e dell’ottocentesimo anniversario della creazione del Cantico delle Creature, verrà inaugurata, per la prima volta, una grande mostra dedicata a Santa Chiara e a San Francesco.

Dopo aver vissuto circa dieci anni a Roma, nel 1630 Artemisia si trasferisce a Napoli – città dalla straordinaria vivacità artistica – grazie ai rapporti che matura con Fernando Afán de Rivera, Duca di Alcalá e Viceré di Napoli, che nel 1629 ha acquistato tre dipinti della pittrice. Il suo stile, così vicino a quello di Caravaggio, affascina i collezionisti napoletani.
Da Napoli, dove arriva con il fratello Francesco e la figlia Prudenzia, Artemisia intrattiene una fitta corrispondenza con Cassiano dal Pozzo, celebre erudito e suo appassionato committente, con il Duca di Modena Francesco I d’Este e con Ferdinando II de’ Medici, che ottengono suoi quadri, mentre Galileo Galilei e il nobile messinese don Antonio Ruffo diventano suoi consiglieri e mediatori.
Se si esclude la parentesi inglese, quando nel 1638-39 si reca a Londra per lavorare con suo padre Orazio alla corte di re Carlo I – forse partecipa alla decorazione del Casino delle Delizie della regina Henrietta – Artemisia non si sposterà mai da Napoli, dove produrrà una grande quantità di tele con l’aiuto del fratello Francesco, che ha sostituito il marito Pierantonio nella gestione della bottega.
Perse le tracce di Pierantonio, Artemisia riuscirà a maritare sua figlia Prudenzia nel 1636, sostenuta dai numerosi clienti che acquistano i suoi dipinti.
Diventata la pittrice più celebre d’Europa, si circonda di allievi e collaboratori, dipingendo anche le uniche opere pubbliche della sua carriera per la Cattedrale di Pozzuoli.
Muore intorno al 1653, in una data ancora non confermata: la sua tomba nella Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini è andata perduta negli anni ’50 del Novecento, quando l’edificio è stato abbattuto per fare spazio ad un moderno condominio.

Il Complesso Monumentale di S. Chiara – composto da Monastero, Basilica e Convento – fu costruito dal 1310 al 1340 per volere di re Roberto D’Angiò e sua moglie Sancia di Maiorca.
I sovrani angioini, entrambi molto devoti a San Francesco di Assisi e a Santa Chiara e legati al francescanesimo in generale, vollero costruire una cittadella francescana per accogliere le Clarisse, prevedendo inoltre un convento adiacente destinato al ramo maschile dell’Ordine.
La Chiesa, nucleo centrale dell’intero complesso, sorse con il titolo di Ostia Santa o Sacro Corpo di Cristo, dedicazione suggerita dal Miracolo Eucaristico di Bolsena, avvenuto nel 1264; la suddetta denominazione mutò da subito in Santa Chiara, probabilmente per lo straordinario numero di Clarisse presenti nel monastero. Progettata dall’architetto e scultore Gagliardo Primario in forme gotiche, subì importanti trasformazioni alla metà del ‘700 quando l’intera struttura fu rivestita da una fastosa ornamentazione barocca conservatasi fino al terribile incendio del 1943. Il restauro ne ripristinò le forme gotiche e diede adito ad un ripensamento degli spazi secondo i dettami dell’ordine francescano. Nel presbiterio si conservano i sepolcri di Re Roberto, il più grande monumento funebre per dimensioni del medioevo italiano, di Carlo Duca di Calabria, della sua seconda moglie Maria di Valois. A destra del presbiterio il Coro delle Monache, opera di Leonardo di Vito, è uno dei più importanti monumenti gotici a Napoli.
A rendere unico il complesso di Santa Chiara è inoltre il meraviglioso Chiostro Maiolicato, un giardino decorato di riggiole maiolicate, progettato da Domenico Antonio Vaccaro tra il 1739 e il 1742, e realizzato dai maestri Giuseppe e Donato Massa. Ai colori vivi del celeste, giallo e verde che richiamano la bellezza della natura, si accompagnano le tematiche rupestri e dei quattro elementi della Natura, acqua, fuoco, aria e terra, le cui allegorie sono presenti nelle rappresentazioni delle maioliche assieme a scene di vita campestre e quotidiana. Scene scelte accuratamente per dedicare alle monache di clausura un vero e proprio “salotto” in cui poter passeggiare e rendere meno dura la vita di clausura e sentirsi meno isolate dal “mondo di fuori”.


Sede
Chiostro maiolicato di Santa Chiara
Via Santa Chiara, 49/c
80134, Napoli (NA)

Date al pubblico
19 luglio 2024 – 19 gennaio 2025

Orario apertura
Dal lunedì al sabato > 9:30 – 17:00
Domenica > 10:00 – 14:00

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
www.monasterodisantachiara.it
www.arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#ArtemisiaNapoli

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332

Nel cuore di Roma tre grandi opere di Alessia Babrow della serie LOVE MY MOTHER

Fino al 30 settembre 2024 in via del Governo Vecchio 69, 115 e in Via Sora 24, sui ponteggi del Gruppo Pouchain sono visibili tre opere di Alessia Babrow della serie Love My Mother per il Progetto #EX_TRA: Love My Mother, Universal Heartbeat Love is Stronger Than Hate. 

In Love My Mother il concetto di “Madre” viene esteso alla “Grande Madre Terra“, a chi si prende cura, insegna, trasmette valori, condivide la propria saggezza oppure educa. «Madre è chi nutre amorevolmente», dichiara l’artista, «chi coopera, preserva, costruisce ed include; è una qualità dell’essere, di rapportarsi alla vita, agli altri e all’ambiente. Siamo figli della terra, oltre che dei nostri genitori; apparteniamo tutti al genere umano e va ricordato».

PROGETTO #EX_TRA
 
Alessia Babrow  
LOVE MY MOTHER
Fino al 30 settembre 2024

 
Via del Governo Vecchio 115 / Via Sora 24
Roma

Universal Heartbeat Love is Stronger Than Hate nascono come due interventi urbani eseguiti rispettivamente nel 2023 e 2021 e rivisitati per la serie Love My Mother: dove non arriva il cuore delle persone, dovrebbe subentrare la buona educazione, il senso civico e il rispetto. Infatti, chi siamo, ciò che diciamo e cosa facciamo ha un impatto su tutto ciò che ci circonda, e da questo assunto dovrebbe nascere un senso di responsabilità individuale che ancora facciamo fatica ad integrare come collettività. La tecnologia di oggi rappresenta la massima espressione di questa interconnessione: esistiamo in relazione a chi e cosa c’è oltre noi e la comunicazione è fondamento delle nostre interazioni. Anche se abitiamo in paesi diversi, città, stati o nazioni, siamo tutti conviventi in questa grande casa chiamata Terra: ogni anno ci sono almeno 100 conflitti armati in corso, con conseguenze devastanti sotto ogni punto di vista e, nonostante la nostra storia ci rammenti continuamente gli orrori della guerra, continuiamo ad ignorare le cause che portano a questo tipo di risoluzioni. Ricordare quanto ogni persona e ogni più piccola azione contribuiscano attivamente nel creare una nuova e permanente cultura di pace è essenziale finché continueremo ad assistere a scenari che non dovrebbero più far parte del nostro presente. 

La serie Love My Mother è costituita da 12 opere dove i bambini sono i protagonisti, i portavoce di valori spesso dimenticati. «I bambini sono delle tele vergini già perfette in sé, su cui noi imprimiamo la nostra storia, sia da un punto di vista sociale, individuale e collettivo. I bambini ci ricordano la magia, la bellezza e la sacralità della vita», continua l’artista, «il mio è un atto di speranza rivolto al nostro presente e al loro futuro, immaginando che le prossime generazioni vivranno nel rispetto di questa terra e dei suoi abitanti».

Con il progetto #EX_TRA e con l’hashtag a cui è legato, Exempla Trahunt, gli esempi trascinano, il Gruppo Pouchain, leader nel settore del restauro monumentale, mette a disposizione i propri ponteggi con l’obiettivo di portare all’aperto, nella città, nelle strade, un’opera d’arte, nell’ottica di aprire la strada a nuovi percorsi socio-artistici e culturali e dimostrando che il senso di cooperazione genera e dona valore. 

Alessia Babrow, artista italo-sudafricana, ha indirizzato la sua opera verso un’indagine del concetto di arte come funzione sociale, interrogandosi su tematiche che spaziano dall’ambiente alla società, al patrimonio e dignità degli esseri umani. Fin dai suoi esordi artistici, Alessia Babrow si è dedicata ad un confronto con tematiche quali l’ambiente, la globalizzazione, temi sociali e di denuncia spingendosi fino alla religione, intesa come cultura di una data popolazione. Definita un’artista poliedrica, esplora le varie forme d’arte contemporanea impiegando diversi linguaggi espressivi, che spaziano dalla fotografia alla performance, video art, installazioni, assemblaggi e interventi urbani. Sviluppa una propria estetica che caratterizza tutto il suo operato, contraddistinguendosi per la ricerca indirizzata alla scoperta dell’io in relazione al mondo circostante. Le sue opere trovano un complemento con il fruitore che viene indirizzato attraverso titoli eloquenti, a volte provocatori, ma sempre evocativi. Uno slittamento continuo operato attraverso la ricerca artistica strettamente connessa a quella personale e al messaggio sociale di cui l’espressione della Babrow diventa veicolo primario e la stessa tecnica impiegata ne sono il mezzo e il linguaggio espressivo. Negli anni è stata esposta in Cina, Russia, Stati Uniti, Grecia, Austria e Italia.


PROGETTO #EX_TRA
Alessia Babrow
Love my Mother
Promosso da Gruppo Pouchain

Inaugurazione 18 luglio 2024
Via del Governo Vecchio 115 / Via Sora 24 – Roma

Gruppo Pouchain
Via della Giustiniana, 1012 – Roma
Tel.+39 06.85384001
info@gruppo-pouchain.comex_tra@gruppo-pouchain.com
https://gruppo-pouchain.com

Alessia Babrow
babrow.pressoffice@gmail.com

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice – Interno 14 next – blowart
roberta.melasecca@gmail.com

Alla Fabbrica del Vapore di Milano, l’opera di Jean Marie Barotte

La Fabbrica del Vapore di Milano accoglie, dal 4 al 31 ottobre prossimo, la prima importante retrospettiva dedicata all’opera di Jean-Marie Barotte (1954-2021), promossa da Comune di Milano – Cultura e Fonds Barotte Madau con l’associazione T.Art e prodotta da Fonds Barotte Madau e Fabbrica del Vapore. La mostra, allestita nello Spazio Messina al piano terra, è curata da Chiara Gatti e Marco Bazzini con la direzione artistica di Maria Cristina Madau.

Da sinistra: Macchina dell’Amore e della morte di Tadeusz Kantor. (Tadeusz Kantor) Teatro Litta, Milano 1987.
“Non accadde a San Silvestro”. Regia di Luigi Arpini, con Marzia Loriga,  Giovanni Battista Storti, Jean Marie Barotte,  Alessandra Magliani, Ariel Genovese.
“Parata senza coccodrillo”, regia di Luigi Arpini, con Jean Marie Barotte, Marzia Loriga, Alessandra Magliani, Moni Ovadia, Giovanni Battista Storti. Teatro Alkaest con CRT Centro di Ricerca per il Teatro, Milano, 1° giugno 1984.

Jean Marie BAROTTE
Milano, Fabbrica del Vapore
4 – 31 ottobre 2024
inaugurazione: 4 ottobre 2024

A cura di Chiara Gatti e Marco Bazzini
direzione artistica di Maria Cristina Madau
 
Una retrospettiva dell’artista italo-francese Jean-Marie Barotte

Nato nel 1954, da padre francese e madre italiana, dopo diverse attività negli ambienti della scena culturale milanese, in particolare con la compagnia milanese Teatro AlKaest, Jean Marie Barotte abbraccia il mondo del teatro di ricerca, che lo porta a vivere l’esperienza di attore, diretto dal grande regista e pittore Tadeusz Kantor. A partire dalla fine degli Ottanta, forte degli anni di sperimentazione trascorsi al fianco del grande regista, in Barotte nasce l’esigenza di sviluppare un proprio linguaggio, realizzando i suoi primi disegni, durante le tournée, nelle camere d’albergo in giro per il mondo. Da qui inizia il suo percorso come artista, per dare una nuova forma al proprio pensiero, giungendo così alla pittura.

Il mondo espressivo dell’artista ha la fisionomia del viaggio interiore, viaggio che prende spunto e ispirazione dalla letteratura e dalla filosofia: i legami con l’opera letteraria di Edmond Jabès, l’opera poetica di Paul Celan, il percorso spirituale di San Juan de la Cruz, l’opera filosofica di Jacques Derrida, ispirano l’artista in una continua narrazione filosofico-pittorica. Le sue opere testimoniano una profonda riflessione, formale e concettuale, maturata di pari passo col suo cammino intimo; quel cammino che nella serie ispirata alla Noche oscura del alma di San Juan de la Cruz conduce dall’oscurità alla luce. I neri vellutati fanno affiorare un lontano barlume e rivelano una via alternativa all’oscurità, dando forma a quel continuo dialogo dell’esistenza con l’orizzonte fragile della finitudine.

Le opere di Jean-Marie Barotte sono soglie che si affacciano verso visioni di mondi, che l’artista svela allo spettatore, rendendolo partecipe. Ognuna di queste soglie ci esorta alla meditazione e ci invita ad abbandonare il flusso dei nostri pensieri; crea le condizioni formali per condurci davanti all’abisso per contemplarlo senza paura.

L’allestimento trasformerà per la prima volta gli spazi della Fabbrica del Vapore in un labirinto di stanze, come studioli claustrali o piccole wunderkammer, connesse fra loro a evocare la linea del tempo, il flusso dei pensieri e quel margine di demarcazione fra ambienti e mondi diversi, ma allo stesso tempo comunicanti.

La mostra traccia la riflessione dell’artista dal 1987 con Au commencement était le signe, l’inizio del suo percorso pittorico durante le tournée internazionali con il teatro, fino a Tout se tient en équilibre précaire, realizzato nel dicembre 2020, un mese prima della sua morte.

L’iter della mostra si configura come un cammino iniziatico costituito da nove stanze tematiche: La Stanza del teatro, Au commencement était le signe e Il giardino segreto, Méditations érotiques, La noche oscura, Voyage de l’âme, NEROCENERE, Cosmografie, l’Installazione Ultima Suite,  e Tout se tient en équilibre précaire.

Il metodo di lavoro di Barotte procede per sottrazione: togliere quanto più è superfluo e soggettivo per avvicinarsi all’essenza dell’oggetto di studio.

Il senso profondo dei suoi silenzi e delle sue assenze è da considerarsi una lunga meditazione che si manifesta attraverso la sua ricerca, le materie impalpabili, le forme, i segni, i neri alchemici dai quali emerge la luce e il colore. La sua pittura si esprime come una poesia muovendosi tra continui rimandi filosofici. Jean-Marie Barotte, nel corso della sua inesausta ricerca sui mezzi e sul linguaggio della pittura, ha creato il suo proprio nero fumo attraverso una tecnica personale, sedimentando con ritualità la cenere, “ciò che resta del fuoco”. Jean-Marie Barotte ha usato la scrittura poetica e filosofica come detonatore pittorico, affidando all’immagine ciò che il fuoco lasciava.

“L’eredità ideale dei classici ha portato Barotte a riflettere – sottolinea la curatrice Chiara Gatti – sul linguaggio stesso della pittura contemporanea come frutto di una rilettura del passato e della sua interpretazione in chiave attuale. Segno, tono, velo, nero e luce fanno infatti parte di un lessico che deve le sue origini all’insegnamento di autori del XVII secolo che hanno studiato l’ombra come luogo delle possibilità. Il modello caravaggesco, gli splendori del Siglo de Oro spagnolo o l’identità indelebile della cultura olandese, da Gerrit van Honthorst a Rembrandt van Rijn, hanno alimentato lo studio di Barotte e la sua vocazione a una poetica del buio. La sua vasta formazione letteraria, i testi di Edmond Jabes o di Jacques Derrida, attorno ai quali ha forgiato una narrazione intima tradotta in gesti e colori, ha attinto anche a fonti visive radicate nell’eredità dei grandi pittori fiamminghi, in quell’acuto senso del sacro che sposa il profano all’interno dei dipinti a olio di un’epoca dedita ai temi eterni e giganteschi della vanitas e del memento mori. L’analisi dell’opera ancora inedita di Jean-Marie Barotte rivelerà così aspetti inesplorati del suo legame con una tradizione iconografica che ha attraversato l’Europa del Seicento e vede la sua pittura odierna come il risultato di una profonda assimilazione di tali premesse mescolate, però, al vocabolario informale del Novecento e, soprattutto, a quel lato filosofico dell’epicentro parigino, erede degli studi di Georges Bataille.” Chiara Gatti

“Il piccolo formato utilizzato da JMB è il desiderio di trasportare su tela il gesto minimo, sussurrato più che tracciato dall’azione del pittore. Si tratta di un’approssimazione al silenzio che squarcia il campo del vedere per aggiornare lo sguardo oltre l’immediatezza del nostro reale. Riporta a uno spazio della cura che significa inclinazione verso l’altro, anche quando l’altro è la minuta superficie che accoglie i colori.” Marco Bazzini

La mostra sarà accompagnata da un catalogo monografico edito da Silvana Editoriale con testi critici di Marco Bazzini, Chiara Gatti, Sara Chiappori, Federico Crimi. Direzione artistica Maria Cristina Madau.


Orari di apertura mostra:
dal lunedì al venerdì apertura dalle 12 fino alle 20
giovedì dalle 12 fino alle 22
sabato e la domenica apertura continuata dalle 10 alle 20.

Ufficio Stampa:
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
www.studioesseci.net
Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net

Tuscania: Inaugurata la mostra “Martyres” dello scultore David Booker

Sabato 13 luglio si è inaugurata con grande successo la mostra “Martyres” dello scultore David Booker presso il cinquecentesco Palazzo Fani di Tuscania. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino all’8 settembre, è un’occasione unica per ammirare la poetica degli scarti nelle opere di questo originale artista, unico nel panorama artistico internazionale a coniugare la metafisica degli oggetti recuperati con il tema della testimonianza delle idee.

All’inaugurazione erano presenti l’artista David Booker, l’Assessore alla Cultura di Tuscania Stefania Nicolosi, il Presidente dell’ACTAS AnnaMaria Sartori, la storica dell’arte Valeria Giovagnoli, che ha presentato il percorso espositivo, e l’imprenditore Francesco Urbanetti dello scatolificio Cartex, che ha messo a disposizione i mezzi per il trasporto delle due sculture in mostra.

Sabato 13 luglio 
presso il cinquecentesco Palazzo Fani di Tuscania è stata inaugurata con grande successo la mostra “Martyres” dello scultore David Booker. 


La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino all’8 settembre, presenta ben trentotto opere su carta e due sculture in un allestimento che ripercorre  la Poetica degli Scarti di questo originale artista australiano e presenta nel magnifico salone centrale le storie dei Santi Martiri patroni di Tuscania, in un felice connubio tra la metafisica degli oggetti recuperati ed il tema della testimonianza delle idee.

La mostra “Martyres” si articola in tre diverse sale: la Sala delle Scatole e dei Cartoni, la Sala dei Pezzi meccanici e la Sala dei Martiri e delle Sculture. In ogni sala, Booker ci invita a riflettere sul senso della vita, della morte e della memoria, sulla solidarietà e sulla forza delle idee da difendere fino al martirio, attraverso opere che mettono al centro del nostro sguardo il cartone, scatole vuote e oggetti di recupero.

Le Scatole di Cartone e le composizioni di Pezzi Meccanici, diventano protagonisti di veri e propri ritratti, reperti del quotidiano che come reliquie prendono parte ad una narrazione universale e rivelano il loro significato solo allo sguardo contemplativo che ne riconosce il valore di messaggio. Una vera e propria poetica degli scarti che ci sorprende per l’inaspettata espressività di questi elementi, scelti e prelevati dai contenitori del riciclo per essere disegnati in grandi composizioni, e sottoposti dall’artista a un processo di trasfigurazione che ne sublima la forma fisica in natura morta metafisica.

Nel grande salone centrale dedicato ai Martiri e alle sculture, l’artista sviluppa il tema della testimonianza delle idee come motore del cambiamento culturale attraverso il ricordo dei martiri dei primi secoli del cristianesimo. Proprio ai Santi Martiri patroni della Città di Tuscania, Secondiano, Veriano e Marcelliano sono dedicate alcune grandi opere realizzate per l’occasione. Le figure sono rappresentate dall’artista nella loro umanità, connotate dalla fragilità e dalla laica determinazione che preludono alla santità.

Accanto alle opere, per facilitare la comprensione del suo metodo di lavoro, David Booker ha esposto i modellini che ha sagomato nel cartone e disegnato dal vero per dar vita ai protagonisti e alle storie dei Santi Martiri assimilate attraverso la lettura dei testi messi a disposizione dal Gruppo Archeologico di Tuscania.

Le Sculture, una ricavata da un grande tronco di cedro, e l’altra in bronzo, intensificano il messaggio di umanità e solidarietà delle storie dei Martiri presentando, ciascuna, due figure unite tra loro che rappresentano il tema del legame tra due individui. Le figure si intersecano e si fondono in un corpo solo per esprimere la forza e la fragilità umana con eleganza arcaica e monumentalità.

La mostra “Martyres” rappresenta un’importante occasione per valorizzare il patrimonio artistico e culturale di Tuscania. Le opere di David Booker, infatti, entrano in dialogo con la storia e la bellezza del borgo, creando un’esperienza unica per i visitatori che sono coinvolti in un percorso contemplativo in cui l’arte innesca connessioni di senso tra le persone e i manufatti antichi, gli spazi architettonici ed il paesaggio, trasformando l’esperienza di visita da emozionale a culturale.

L’evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra l’artista, l’A.C.T.A.S. Associazione Culturale Turismo Arte Spettacolo, il Comune di Tuscania, la Banca di Credito Cooperativo di Roma e lo scatolificio Cartex di Civita Castellana. Un esempio virtuoso di sinergia tra pubblico e privato per la promozione dell’arte contemporanea e del turismo sostenibile.

Le opere di Booker sono cariche di significato e di emozione, e riescono a suscitare nello spettatore una profonda riflessione. La mostra “Martyres” è un’esperienza da non perdere per tutti gli amanti dell’arte contemporanea.

La mostra è ad ingresso gratuito ed è visitabile fino all’8 settembre, dal venerdì alla domenica, con orario dalle 18.00 alle 20.00. In occasione della Notte Bianca di Tuscania, sabato 20 luglio la mostra resterà aperta anche dalle 21.00 e fino alle 24.00.


Martyres: opere di David Booker
Tuscania, Palazzo Fani
Dal 13 luglio all’8 settembre 2024
Ingresso libero dal venerdì alla domenica orario 18.00 – 20.00

Valeria Giovagnoli
exhibition manager
valeria.giovagnoli@gmail.com