Da venerdì 29 novembre è disponibile in formato fisico e in tutti i digital stores ‘Do Si La Sol Fa Sofà’, il nuovo album di inediti del Fidanza Jazz Combo. Anticipato nelle radio con il singolo ‘La Tazzina di Caffè’, canzone lenta e sensuale con un sottile gioco di ambiguità poetica, esce oggi il nuovo album composto da 11 brani originali, uniti da una creativaironia vintage e dal sapore antico ma sempreverde dello swing italiano.
FIDANZA JAZZ COMBO, DISPONIBILE ‘DO SI LA SOL FA SOFÁ’, NUOVO ALBUM DI INEDITI TRA IRONIA VINTAGE E POETICA AMBIGUITÁ
IL NUOVO ALBUM ‘DO SI LA SOL FA SOFÁ’
‘Do Si La Sol Fa Sofà‘ è un almanacco personale in cui oggetti e personaggi riempiono tanti quadretti musicali prendendo vita in forma di canzone. ‘La Tazzina di Caffè’ sveglia e prepara al viaggio, e ‘L’Armadio’ offre la tavolozza per vestire la giornata. ‘La Piega’ celebra il perfetto aplomb, che solo ‘La multa‘, nella storica Fiat 500, riesce per poco a gualcire. ‘Il Frigidaire’ è alcova metaforica, che dal dissidio culinario fa viaggiare verso ‘Il CantoreTibetano‘. ‘La Vespa‘ regala focose emozioni, che solo la cucina di ‘Cirio‘, riesce a stemperare. Con ‘I Fratelli Gershwin‘ sul grammofono, ‘Il Sofà’ ci accoglie per compiere il viaggio, che dura un disco o un intero giorno.
«Ho scritto un disco che parla di storie, situazioni, oggetti e personaggi, tutti reali, in cui descrizione e narrazione hanno la stessa importanza della musica, come non sempre avviene nel jazz» annuncia l’autore Fabio Fidanza: «Le canzoni sono scritte per suonare fuori dal tempo, seguendo la tradizione jazzistica ma senza manierismo – anzi con la certezza che lo swing sia un genere ancora ben vivo».
In ‘Do Si La Sol Fa Sofà‘ le canzoni sono suonate dall’autore Fabio Fidanza (voce e chitarra), Dario Di Giammartino (batteria), Toni Fidanza (pianoforte e arrangiamenti) e Tommaso Paolone (contrabbasso), Fabrizio Mandolini (sax soprano, contralto e tenore), Alessandro Di Bonaventura (tromba), Riccardo Maggitti (sax tenore), Francesco Di Giulio (trombone), accompagnati da una sezione d’archi di violini, viola e violoncello suonati da Irene Tella, Lorenzo Di Giuseppe, Olga Muryn e Mehdi Chbary.
Fidanza Jazz Combo
CHI È IL FIDANZA JAZZ COMBO
Il Fidanza Jazz Combo nasce dalla ricerca di Fabio Fidanza sulla contaminazione tra la musica italiana e lo swing americano. Il repertorio si snoda tra i classici italiani degli anni 1920-1950, da Natalino Otto, al Quartetto Cetra, in contrappunto alle canzoni americane dell’epoca, tra George Gershwin e Nat King Cole.
Nei loro concerti si inseriscono i anche numerosi brani originali, scritti nello stile dell’epoca d’oro dello swing.
Questa rispettosa tela musicale del combo abruzzese crea immediatamente un rapporto speciale con il pubblico presente, grazie all’esplorazione di un repertorio quasi sconosciuto della nostra eredità musicale, ma immediatamente riconoscibile anche nel racconto, farcito di umorismo, del rapporto musicale tra Italia e Stati Uniti.
Nel 2024 pubblicano l’album ‘No Jazz. Omaggio a Natalino Otto’ e ‘Do Si La Sol Fa Sofà’, il loro primo album di inediti.
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Venerdì 13 dicembre 2024 alle ore 16,30 presso l’Aula Magna (Aula Campagna) del Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche, Università di Messina (Piazza XX settembre n.1) verrà presentato il volume “Leggere il Paesaggio. Narrazioni e strumenti di un percorso di formazione”.
Presentazione del volume Leggere il Paesaggio. Narrazioni e strumenti di un percorso di formazione
a cura di Germana Giallombardo e Annalisa Raffa
La pubblicazione raccoglie gli atti del’omonimo corso di formazione, vincitore del bando Cepell Educare alla Lettura 2020, ideato e realizzato dall’associazione Italia Nostra APS con la finalità di offrire una serie di spunti di riflessione a partire da fue parole chiave: lettura e paesaggio.
Il volume si rivolge a docenti di ogni ordine e grado, educatori, formatori, guide museali e naturalistiche, bibliotecari. Raccoglie i contributi di studiosi, esperti, scrittori e operatori appartenenti a diversi ambiti di ricerca: Francesca Billè, Maria Lorenza Crupi, Barbara Cucinotta, Giuseppina Cutolo, Serena Dascola, Maria Giaramidaro, Giovanna La Maestra, Alessandra Licata, Venera Leto, Manuela Martines, Giulia Mirandola, Cinzia Oliva, Sabrina Pandolfo, Alice Patriccioli, Roberto Piumini, Ettore Rocca, Carole Simonetti, Antonia Teatino, Nadia Terranova, Carlo Trombetti, Diletta Zannelli.
All’incontro interverranno Monica Musolino (Università degli Studi di Messina, Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche), Marina Arena (Università degli Studi di Messina, Dipartimento di Ingegneria), Anna Maria Matricardi (Movimento di Cooperazione Educativa), Elisa Calabrò (Libreria L’Incanta Storie).
La pubblicazione in formato digitale è consultabile al seguente link:
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Un importante ritratto eseguito da Bartolomeo Passerotti (Bologna, 1529 – ivi, 1592) nella tarda fase della sua attività giunge presso i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici Bologna dalla collezione di Ruggero Poletti, noto a tutti come Geo (Milano 1926 – Lenno 2012), storico dell’arte, connoisseur, pittore e collezionista che formò la sua raccolta tra Milano, Londra e Lugano a partire dagli anni Cinquanta del Novecento.
L’opera è stata generosamente concessa in comodato d’uso gratuito per cinque anni dagli eredi Poletti allo scopo di consentirne la fruizione pubblica nella sede del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, e ricordare la passione per l’arte di uno dei più originali collezionisti contemporanei.
Acquistato sul mercato dell’antiquariato (già Colnaghi; poi, Londra, Sotheby’s 24 marzo 1976), e reso noto per prima da Giovanna Poletti (1985), il dipinto è una significativa testimonianza della produzione di Passerotti; è databile intorno o poco dopo il 1585 e raffigura senza accomodamenti un’anziana dama, che la veste nera e il velo bianco sul capo indicano in stato vedovile. La posa con l’indice della mano inserito fra le pagine a tenere il segno nel piccolo libro di preghiera, la cui lettura è stata temporaneamente interrotta, rivela le prerogative della ritrattistica passerottiana, volta a cogliere i personaggi “non fermi e insensati”, ma “in azione e in moto”, “a ciascuno” “adattando quell’azione e quel gesto che fu più particolare e frequente alla natura e al genio di quel soggetto” (Carlo Cesare Malvasia, 1678).
Nella scheda critica dell’opera ordinata per il catalogo generale di Bartolomeo Passerotti, Maria Angela Ghirardi argomenta come la tipologia del soggetto rappresentato – quella dell’anziana dama devota – sia propria degli anni inoltrati dell’età tridentina. Nell’immagine si coglie inoltre “un nuovo accostarsi al personaggio e alla sua psicologia più «intimo» e «naturale». Illustrata senza orpelli, la vecchia si distoglie un momento dalla lettura e guarda, calma, verso lo spettatore. È forse la cordialità di una pacata vita familiare, quale trapela dall’immagine, ad aver indotto il sospetto di un’improbabile e non fondata identificazione della dama con Cornelia Ricci, seconda moglie di Passerotti”.
La formula del ‘ritratto istoriato’, ideata da Passerotti, si afferma con grande successo nell’orizzonte culturale della Bologna pontificia dopo la riforma tridentina, dove il vescovo Gabriele Paleotti sta elaborando il suo celebre trattato, edito nel 1582, in cui espliciterà la funzione pedagogica ed edificante delle immagini. L’esemplarità di vita della vedova devota pare quindi ben conformarsi a questi intenti, rivelando la capacità del pittore di interpretare le esigenze dell’epoca. Tutt’altro, dunque, che finalizzato ad uno scopo adulatorio, il ritratto deve rispettare il criterio del ‘decoro’, restituendo la fisionomia del personaggio con estrema onestà, senza alterarla o correggerla.
Apprezzato anche in altri generi artistici – è, fra l’altro, l’iniziatore a Bologna di una nuova pittura “di genere” che, alla maniera fiamminga, torna a guardare la vita con piglio di verità rappresentando le classi più umili nella loro quotidianità – Passerotti incontra grande fortuna soprattutto come ritrattista, realizzando alcuni dei capolavori della ritrattistica cinquecentesca per l’altissima qualità esecutiva.
L’artista sarà attivo per le più alte gerarchie religiose (addirittura per i papi Pio V e Gregorio XIII) e per le famiglie aristocratiche e senatorie, come era uso già nel Quattrocento. Tra queste figurano i Bargellini, per i quali il pittore realizza una serie di ritratti rievocativi dei membri più illustri, un tempo allestiti nelle gallerie del palazzo in Strada Maggiore. Il ritratto di Filippo Gaspare Bargellini è stato riferito a Bartolomeo Passerotti da Renzo Grandi (1987), insieme a quelli di Ovidio e Lattanzio Bargellini; mentre i più noti ritratti di Gaspare, figlio di Filippo, e di Pietro Annibale Bargellini sono da tempo attribuiti all’artista che, secondo la testimonianza di Marcello Oretti, svolse intensa attività per questa famiglia, assieme al figlio Ventura. “Vivificati dal gesto delle mani” (Angela Ghirardi, 1990), atteggiate secondo l’eloquenza retorica di Quintiliano, i cinque ritratti sono databili entro la prima metà degli anni settanta del Cinquecento, ed erano probabilmente destinati a comporre una galleria di antenati e illustri esponenti del nobile casato bolognese.
E proprio accanto a queste pregevoli opere di grandi dimensioni, gli eredi Poletti hanno espresso il desiderio che anche il Ritratto di vedova vada esposto, andando così ad arricchire le collezioni del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini.
La presentazione al pubblico dell’opera di Bartolomeo Passerotti concessa in comodato si svolgerà mercoledì 11 dicembre 2024 alle ore 17.00. L’ingresso è libero, fino a esaurimento posti disponibili. Interverranno: Eva Degl’Innocenti (direttrice Settore Musei Civici Bologna), Silvia Battistini (direttrice Musei Civici d’Arte Antica | Settore Musei Civici Bologna), Mark Gregory D’Apuzzo (conservatore Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini | Settore Musei Civici Bologna), Giovanna Poletti (erede di Geo Poletti) e Maria Angela Ghirardi (già docente di Storia dell’arte moderna, Università di Bologna).
Bartolomeo Passerotti (Bologna, 1529 – ivi, 1592) si formò tra Bologna e Roma, dapprima al seguito di Iacopo Barozzi detto il Vignola, poi con il coetaneo Taddeo Zuccari. Nell’Urbe approfondì il disegno dall’antico e si perfezionò nelle incisioni ad acquaforte. Rientrato stabilmente a Bologna prima del 1560, si dedicò all’esecuzione di grandi pale d’altare in cui elementi della pittura nordica si univano a caratteri di stile tipici del Manierismo romano e soprattutto, delle opere modenesi del Correggio. Particolarmente celebre fu la sua attività di ritrattista, che gli valse numerose commissioni da parte di personaggi celebri e influenti. Gli interessi naturalistici del Passerotti e lo studio assiduo dal vero, stimolato dall’amicizia col celebre botanico e entomologo Ulisse Aldrovandi, fecero dell’artista una figura fondamentale per la formazione dei Carracci e per la nascita della grande pittura bolognese della fine del Cinquecento e dell’inizio del Seicento.
Chi era Ruggero Poletti (1926-2012)
Ruggero Poletti, per tutti Geo, pittore e collezionista, nasce a Milano il 9 aprile 1926. Nei primi anni Trenta parte con il padre e il fratello minore per San Paolo del Brasile dove rimane per pochi anni. Ben presto torna a Milano dalla madre dove prosegue gli studi privilegiando da subito l’arte. La madre, amica di Arturo Toscanini e di Carlo Maria Giulini, lo introduce alla lirica e alla musica classica, passione che lo accompagnerà per la vita. Durante la guerra si trasferisce con la famiglia nella villa di Bellagio, sul lago di Como, dove incontra Mario Sironi che lo incoraggia a dipingere.
Nel 1950 torna a San Paolo per un anno, dove ritrova il padre e il fratello maggiore che nel frattempo si era trasferito in Brasile con la famiglia. I soggiorni in Brasile incidono molto sulla sua pittura. Molti dei personaggi ritrattati sono infatti ispirati alla popolazione locale. In particolar modo i volti delle figure, e persino un suo autoritratto, riprendono le tipiche fisionomie brasiliane.
Continua a dipingere e inizia a studiare i maestri antichi senza trascurare, seppur con occhio critico, l’arte moderna e contemporanea. Oltre a Sironi, Boccioni, al primo De Chirico e Arturo Martini, apprezza Francis Bacon, artista che influenzerà in modo evidente la sua pittura.
Nel 1962 espone una personale alla Galleria Il Milione, dove incontra Pietro Maria Bardi che acquista due opere e lo invita ad esporre al MASP, Museo d’Arte di San Paolo di cui è direttore. L’invito gli verrà più volte riproposto negli anni successivi ma sarà sempre “rinviato”. La mostra del 1962, che comprende solo opere figurative, è ben accolta dalla critica e dalla stampa. Giovanni Testori ne cura la prefazione del catalogo e scrive un lungo saggio illustrato per la rivista “Paragone”.
Nel 1967, la galleria Il Milione presenta un’altra sua mostra personale, sempre figurativa. La prefazione del catalogo, affidata a Francesco Arcangeli, lo descrive come “…appassionato e conoscitore di molta arte del passato ma uomo moderno”. In quegli anni regalerà un suo dipinto a Roberto Longhi che ancora oggi è esposto nella casa a Firenze e fa parte della quadreria dell’omonima Fondazione.
Altri galleristi d’oltreoceano si propongono per esporre le sue opere ma senza successo. Nel frattempo, si appassiona sempre più allo studio e alla raccolta di pittura antica, dipingendo ormai solo per sé stesso, senza più alcun intento espositivo e tanto meno commerciale. Accetta però di ritrarre due benefattori, su commissione della Cà Granda, realizzando due grandi ritratti a figura intera, che entreranno a far parte della quadreria dell’Ospedale Maggiore.
Parallelamente alla sua attività di pittore, Geo Poletti diventa un appassionato collezionista. Nel 1951, tornato in Italia, incontra Roberto Longhi, con il quale stringe un intenso rapporto di amicizia e con cui condivide il metodo di studio e approfondisce soprattutto l’arte di Caravaggio e dei caravaggeschi e in generale tutta la pittura italiana e spagnola del Seicento. Longhi rimarrà per sempre un punto di riferimento fondamentale.
Nel 1953 sposa Giulia Fiocchi, con cui ha in comune la passione per la pittura antica e dalla quale avrà quattro figli: Huberto, Giovanna, Alessandra e Francesca. In questi anni inizia a collezionare opere, soprattutto lombarde del XVII e XVIII secolo. Da allora la sua casa è frequentata quotidianamente da amici, storici dell’arte, antiquari e studiosi. Fra i più assidui Giovanni Testori, Mina Gregori, Federico Zeri, Alvar González-Palacios e Vittorio Sgarbi, ma tanti altri sono passati e passeranno ancora dalla casa di via Cernaia.
Negli anni Settanta e Ottanta compie diversi viaggi a Londra dove acquista in asta e presso mercanti numerose opere, entrando in contatto con i maggiori esponenti del mercato antiquario internazionale. Negli stessi anni restaura una residenza sul Lago di Lugano dove trascorre parte del suo tempo e raccoglie le opere più importanti della sua collezione. La moglie Giulia gli è sempre accanto, aiutandolo nel compito di ricerca storica dei dipinti che insieme acquistano e studiano.
La sua collezione e i suoi studi si concentrano non solo sui pittori lombardi, come Tanzio da Varallo, Il Cerano, Giacomo Ceruti e Fra’ Galgario, ma anche artisti di come Bartolomeo Passerotti, Pier Francesco Mola e Paolo Pagani. Una singolare passione è pure rivolta agli autori spagnoli, in particolar modo Velázquez e Ribera. Raccoglie, con passione e competenza, nature morte del Sei e Settecento, molte delle quali presentate in questa mostra.
Un’importante opera della sua raccolta, la Carità romana di Bartolomeo Manfredi, entra a far parte della Galleria degli Uffizi dopo l’attentato del 1993 in via dei Georgofili. Dona anche alcuni quadri al museo di Brera (Il Cerano, San Francesco in estasi; Alessandro Magnasco, Ritratto di Bartolomeo Micone; Carlo Innocenzo Carloni, Ritratto di signora), al Castello Sforzesco di Milano (Paolo Pagani, Sacra famiglia con Sant’Antonio da Padova) e presta regolarmente opere della collezione per importanti mostre nazionali e internazionali.
Negli anni Novanta acquista dal FAI una casa a Lenno, di fronte a Bellagio, dove passa le estati e dove muore il 13 settembre 2012. La sua collezione, non solo dipinti, ma anche oggetti e sculture, è stata visitata, studiata e apprezzata dai più importanti critici d’arte e direttori di museo, oltre che da collezionisti e amici che amava intrattenere condividendo e illustrando le sue spesso lungimiranti attribuzioni.
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La Blue Gallery di Venezia è lieta di presentare Christmas Party, una mostra personale di Andrea Tagliapietra, curata da Silvio Pasqualini. L’esposizione si configura come una narrazione visiva che, attraverso opere di grandi e medie dimensioni, esplora le dinamiche della natura umana e il senso di isolamento che spesso emerge nei momenti di celebrazione collettiva.
CHRISTMAS PARTY Personale di Andrea TAGLIAPIETRA a cura di Silvio Pasqualini
14 dicembre – 12 gennaio 2025
Inaugurazione 14.12 h 18 Blue Gallery-Venezia Direttore Silvio Pasqualini
La Blue Gallery di Venezia è lieta di presentare Christmas Party, una mostra personale di Andrea Tagliapietra, curata da Silvio Pasqualini. L’esposizione si configura come una narrazione visiva che, attraverso opere di grandi e medie dimensioni, esplora le dinamiche della natura umana e il senso di isolamento che spesso emerge nei momenti di celebrazione collettiva.
Quando si tratta di parlare dei meccanismi che danno origine al suo lavoro, Tagliapietra cita Joyce: “First we feel, then we fall” — prima percepiamo, poi cadiamo. Le sue opere nascono dall’osservazione e dall’indagine di persone e ambienti circostanti. È un processo che inizia con una percezione fugace, un dettaglio, una situazione o un’idea che accende il suo interesse, per poi immergersi completamente, “cadere” dentro e perdersi nell’atto creativo.
L’immaginario di Christmas Party mette in scena un’eterna dicotomia: l’entusiasmo dei bambini, sorpresi nell’atto ludico e mascherati, contrasta con adulti che, ritratti sulle loro “zattere di salvezza”, sembrano naufragare in una solitudine esistenziale. Questa tensione tra gioia e introspezione trova un simbolo potente ne La Zattera, ispirata alla celebre opera di Géricault, che Tagliapietra reinterpreta come metafora di una deriva emotiva.
Materia, Contrasti e Radici La ricerca pittorica dell’artista si muove oltre le rigide anatomie del corpo e del consueto, guidata dalla necessità di perdersi nella densità della materia. Attraverso l’uso di olio, spray e materiali naturali, le sue opere rivelano un approccio in cui il gesto pittorico diventa veicolo per scovare il non detto, l’inespresso. Il contrasto e la disarmonia cromatica sono elementi essenziali della sua poetica, forse influenzato dall’isola dove ha scelto di vivere, Burano.
Un tributo a questa terra è reso ne Il Generale, unico volto presente in mostra, ispirato alla figura di un reduce di guerra che percorreva le strade dell’isola, dando ordini immaginari. La sua “follia” trova un posto appropriato in questo party, come simbolo di una ritualità sospesa tra celebrazione e alienazione.
Un Invito alla Riflessione Attraverso una sapiente fusione di energia terrestre, marina e qualcosa di superiore, Tagliapietra accompagna lo spettatore in un viaggio meditativo. Come le correnti dell’Adriatico decorano la sabbia, così la mano dell’artista guida lo sguardo verso un’esperienza unica: un’esplorazione del contrasto tra autenticità e maschere sociali, tra introspezione e celebrazione.
Christmas Party è un invito a riflettere sulla natura umana, a cogliere ciò che si nasconde dietro le apparenze e a riscoprire il desiderio di autenticità che, silenzioso, accompagna ogni festa.
Andrea Tagliapietra – Note biografiche
Andrea Tagliapietra
Andrea Tagliapietra nasce a Venezia nel 1976 e vive e lavora a Burano. L’isola veneziana, eletta a dimora, offre una moltitudine di stimoli e suggestioni utili alla ricerca personale dell’artista a detta del quale “il caos si trova ovunque mentre la poesia di questo luogo è unica”.
Attualmente le forme di espressione convocate dall’artista variano dalla pittura alla scultura, con soventi incursioni nel campo della performance e della video arte.
Ultime esposizioni
2024 -”Dire, Fare, Baciare…”, a cura di Enrica Feltracco e Massimiliano Sabbion, Villa Farsetti, Santa Maria di Sala.
2023 -“Sciamani, comunicare con l’invisibile”, a cura di Sergio Poggianella e Stefano Beggiora, METS Museo Etnografico di Trento, Trento.
2022 -”Landscape and Vision”, a cura di Enrica Feltracco e Massimiliano Sabbion, Torre civica di Bassano delGrappa (VI). -20th Festival of Contemporary Art ART STAYS “Post-Production”, a cura di Marika Vicari e Jernej Forbici, Ptuj, Slovenia. -“Un Bacio Ancora“, a cura di Enricca Feltracco e Massimliano Sabbion, Museo Civico di Asolo (TV).
2021 – “Without Borders“, galleria Art Spot Korin, Giappone. -“Scout“, galleria Heike Arndt DK, Kettinge, Danimarca. -“New Word Order“, a cura di Federica Palmarin, galleria Venice Factory, Venezia. – “Fresh Legs“, galleria Heike Arndt, Berlino, Germania. -“Without borders“, galleria Elysium, Galles, Inghilterra.
STATEMENT dell’ARTISTA
Quando si tratta di parlare dei meccanismi che scaturiscono il mio lavoro trovo utile appellarmi a Joyce: “First we feel, than we fall”, prima percepiamo, poi cadiamo.
Le mie opere nascono prevalentemente dall’osservazione –che spesso si fa indagine- delle persone e dell’ambiente che mi circonda. Quando ‘percepisco’ qualcosa che accende il mio interesse, un dettaglio, una situazione, un’idea, mi lascio attraversare completamente fino a ‘caderci’ dentro, ad inabissarmi, soprattutto nel momento della realizzazione.
Le opere presenti in Christmas Party costituiscono prevalentemente la produzione pittorica dell’ultimo periodo nella quale indago alcuni aspetti della realtà quali la solitudine o l’isolamento
che rappresentano una forma di naufragio della vita. Gli invitati al party sono persone adulte, ritratte imprigionate nelle loro zattere di salvezza, o bambini sorpresi nell’atto ludico, mascherati, concentrati nel festeggiamento. Gli uni proposti come il probabile esito degli altri.
La ricerca che caratterizza primariamente le opere presenti in galleria è visibile nel tentativo di andare oltre le categorie della figurazione, oltre le rigide anatomie del corpo -e del consueto- guidato dalla necessità di perdermi nella densità della materia, nell’atto di mettere e togliere, usando il gesto pittorico come veicolo per scovare il non detto, l’inespresso. Il contrasto e la disarmonia cromatica sono parte integrante della mia poetica, forse retaggio del luogo da cui provengo, l’isola di Burano. E un tributo all’isola natia è dato dall’unico volto presente in mostra, Il Generale, che costituisce un ricordo d’infanzia. A metà degli anni Ottanta la figura di un uomo, reduce di guerra colpito dalla scheggia di un ordigno, si aggirava per le vie dell’isola usando una comune radiolina come ricetrasmittente dalla quale provenivano fantomatici ordini. Mi pareva appropriato inserire la sua follia in questo party.
BLUE GALLERY
Situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, con la nuova direzione si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare
Andrea TAGLIAPIETRA CHRISTMAS PARTY 14.12.2024 > 12.01.2025
ORARI DI VISITA Orari apertura mostra: 10-13 / 15 – 19 Per appuntamento: 347 70 30 568 Blue Gallery, Rio terà Canal – S. Margherita, Dorsoduro 3061, Venezia
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Dal 25 gennaio al 27 luglio, oltre 80 opere esposte presso il Museo Storico della Fanteria, nella mostra curata da Vincenzo Sanfo
Sogno, realtà e un modo di raccontare il mondo che spazza via ogni logica per creare nuove strutture. Dal 25 gennaio al 27 luglio Roma ospita Salvador Dalì, tra arte e mito, la mostra dedicata al grande maestro del surrealismo, organizzata da Navigare presso il Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano e allestita dal curatore di mostre internazionali Vincenzo Sanfo, con il supporto di un comitato internazionale. La mostra gode del patrocino della Regione Lazio, di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e di Oficina Cultural de la Embajada de España.
Salvador Dalì, tra arte e mito. A Roma la mostra del maestro del surrealismo
Circa 80 opere provenienti da collezioni private di Francia e Italia, per un viaggio nell’arte e nel mito del genio di Salvador Dalí. Dipinti, disegni, sculture, ceramiche, vetri, incisioni, litografie, documenti, libri e fotografie conducono il pubblico a immergersi nell’universo daliniano, libero dalla rigidità delle regole, dove la realtà è costituita dai sogni.
A completare questo percorso, sono esposte anche opere di altri autori che hanno condiviso con Dalí l’idea di un’arte dal carattere onirico e surreale, come René Magritte, Max Ernst, André Masson, Man Ray, Leonor Fini, Giorgio de Chirico, oltre a scrittori del calibro di André Breton, Jean Cocteau, Louis Aragon e molti altri. Un evento che per i lavori esposti assume una straordinaria rilevanza a livello internazionale, celebrando non solo Dalí, ma anche l’intero panorama surrealista europeo.
“L’itinerario espositivo si sviluppa con un approccio antologico, partendo dai primi anni della carriera dell’artista e dal fondamentale incontro con figure come il poeta Federico García Lorca, rappresentato in mostra da inediti disegni surrealisti, e il regista Luis Buñuel, presente con spezzoni di film che hanno segnato il percorso creativo di Dalí. – Spiega il curatore Vincenzo Sanfo – Questi legami hanno contribuito a plasmare il futuro di uno dei più grandi protagonisti dell’arte del Novecento. Il percorso continua attraverso tutte le fasi della produzione artistica di Dalí, fino alle ultime sperimentazioni oniriche degli anni finali della sua vita”.
Tra le opere in esposizione si trovano anche molte litografie, comprese quelle legate ai lavori di García Lorca e alla Divina Commedia, incisioni a puntasecca, disegni, arazzi, sculture, oggetti in vetro, ceramiche, gioielli, dipinti e una serie di fotografie, libri e documenti che arricchiscono ulteriormente la collezione.
“Questa mostra rappresenta, in un periodo così intenso di attività legate al Giubileo 2025, un’occasione unica per immergersi nel genio creativo di Dalí e nel contesto artistico e culturale del surrealismo, offrendo una prospettiva completa e affascinante su uno dei movimenti più influenti del secolo scorso, fornendo anche un’interessante testimonianza storica del sentire di quei tempi. – Aggiunge Salvatore Lacagnina, Responsabile di Navigare – Un percorso in cui l’arte appare potente e immediata, che suscita forti emozioni nello spettatore, senza necessariamente essere un esperto. Un viaggio nel ‘bello’, per avvicinare e far appassionare a questo mondo chiunque varchi la soglia di ingresso al museo”.
Salvador Dalì, tra arte e mito Date: 25 gennaio – 27 luglio 2025 Luogo: Museo Storico della Fanteria, Piazza di Santa Croce in Gerusalemme, 7, Roma Orari: Dal lunedì al venerdì: dalle ore 09,30 alle ore 19,30. Sabato e domenica: dalle ore 09,30 alle ore 20,30. Ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura. Costo biglietto: € 15,00 Biglietto intero WEEKEND E FESTIVI € 13,00 Biglietto intero Feriali € 10,00 Biglietto Ridotto (solo in biglietteria): TUTTI I GIORNI Giovani fino a 14 anni Giornalisti, Universitari, Convenzioni € 10,00 Gruppi oltre 10 persone € 16,00 Biglietto Open Include ingresso salta la fila € 5,00 Scuole Gratuito Bambini fino a 5 anni
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Venerdì 13 dicembre 2024 alle ore 18.00, presso la sede della Fondazione de Marchis, al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di ospitare la mostra Del resto di Piotr Hanzelewicz, a cura di Emiliano Dante, con i testi in catalogo di Emiliano Dante, Michela Becchis e Francesco Avolio, con il patrocinio e il contributo dell’Istituto Polacco a Roma.
Piotr Hanzelewicz Del resto A cura di Emiliano Dante
Inaugurazione 13 dicembre 2024 ore 18.00
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila Fino al 26 gennaio 2025
Il progetto Del resto tratta la tematica del “denaro” e delle sue implicazioni, delle congetture che ne nascono intorno, di tutte le possibili declinazioni che esso assume ed ha assunto in passato nelle comunità umane, e costituisce il punto di arrivo di un percorso artistico, che fonde aspetti teorici e estetici, iniziato con la mostra Laborioso laborioso laborioso, presso l’Istituto Polacco di Roma nel 2013.
Il lavoro di Hanzelewicz fonda spesso sulla natura etimologica delle parole coinvolte nella sua ricerca artistica: lo stesso titolo della mostra è in realtà un gioco di parole riferito al termine “resto”. “Del resto” è una locuzione testuale di valore avversativo limitativo rispetto a quanto affermato in precedenza: così come dice l’Accademia della Crusca, sta ad intendere un “d’altronde”, “d’altra parte”. Tuttavia, se intendiamo il resto come la differenza in denaro che deve ricevere chi ha dato in pagamento una somma superiore alla spesa, ci troviamo di fronte ad un gioco di parole in cui quel “del” non è più parte della locuzione testuale ma diventa un retaggio linguistico, una derivazione latina che indica l’argomento di cui si tratta. In tal senso possiamo dire che il titolo della mostra riguarda “il resto” ovvero i soldi spicci, visto e considerato che le opere sono realizzate prendendo come spunto i tagli più piccoli delle monete e delle banconote euro. Guardando al territorio, alla storia sociale ed economica delle comunità, non è possibile non pensare, ad esempio, al termine “pecunia”, una parola latina che indica il denaro e che ha un legame specifico con le attività legate alla pastorizia (pecunia da pecus – pecora, bestiame). Il denaro ha, dunque, una eco universale ed al tempo stesso territoriale, proprio perchè incarnata dalle comunità umane nel loro farsi e trasformarsi continuo.
Come scrive il curatore, Emiliano Dante, nel testo critico: «Piotr sceglie per le sue opere la moneta da un centesimo perché è una moneta pressoché senza valore. Il suo unico fine è l’eufemismo mercantile – in effetti serve solo a dire che un prodotto non costa ben cinque euro, ma solo quattro euro e novantanove. È quindi una moneta fisica dal valore prettamente retorico. Piotr sottopone questa fisicità già intrisa di evanescenza al suo intruglio di acqua, sale e aceto. A questo, come dice lui, ci aggiunge anche il tempo, inteso sia come passaggio delle ore che, talvolta, come passaggio delle nuvole e delle piogge. Attraverso questo processo di deterioramento, le monete non divengono semplicemente stampo e pigmento, ma subiscono anche una traslazione simbolica: diventano ombra, segno, memoria. Dove prima erano resto al supermercato, ora sono resto sulla tela – è una migrazione fisica che è anche una migrazione semantica. Durante questa migrazione, si sostituisce un valore convenzionale, quello economico, con un valore personale, quello estetico. [..] Tra la sala delle ossidazioni e il ballatoio, in Fondazione abbiamo uno spazio che è sempre problematico negli allestimenti, vista la presenza di librerie, libri e di un transito a L che non è facilissimo da gestire. Qui Piotr ha deciso di mettere una piccola opera costituita da file di calchi in gesso ceramico bianco delle monete da un centesimo. Ai lati, due librerie colme di mucchi di altri calchi identici e altrettanto bianchi, divisi in sedici scaffali, mucchio per mucchio. Nella loro quantità opulenta, queste montagnole di monete ricordano un pochino i tesori dei film di pirati – il che è particolarmente ironico, considerando che, in luogo dell’oro, qui ci sono letteralmente pallide copie di monete già senza valore. Se le ossidazioni mostrano la memoria delle monete, questi mucchietti paiono esserne il fantasma. A fare da contrappunto, nei sedici scaffali della libreria più lunga, Piotr ha disposto in modo piuttosto ordinato i resti di monetine ormai arrugginite e accartocciate, distrutte dall’acqua, dal sale, dall’aceto e, soprattutto, distrutte dal tempo. Dopo i fantasmi, quindi, questi che se ne stanno così allineati e decomposti devono essere i cadaveri. […] Nel ballatoio Piotr riprende l’idea di Paesaggio ideale, un’opera di enormi dimensioni che aveva realizzato sulla vetrata dell’Istituto Polacco di Cultura di Roma per Laborioso, Laborioso, Laborioso. Si tratta della riproduzione a matita su lucido del ponte che illustrava le prime banconote da 5 euro, realizzata site-specific per i vetri del ballatoio della Fondazione de Marchis. Se è vero che l’opera è fruibile tanto dall’interno, quanto dall’esterno dell’edificio, è anche vero che solo dall’interno si possono apprezzare i dettagli, mentre solo dall’esterno si può cogliere l’insieme.»
Durante il periodo della mostra, il 17 gennaio 2025, si svolgerà una conferenza di Francesco Avolio,docente di linguistica italiana dell’Università degli Studi dell’Aquila, il quale presenterà il denaro “parlato” attraverso motti, detti e proverbi nei dialetti di cinque comuni del Centro-Sud.
Piotr Hanzelewicz – Note biografiche
PiotrHanzelewicz (Polonia, 1978) vive in Italia. Ha fatto esperienze diverse fra loro, studi, lavori. Ama il termine cosa/cose. Non ha un approccio scientifico ma si attesta su una curiosità utile a creare collegamenti tra discipline diverse, talvolta lontane fra loro. Questa è la griglia di partenza. Poi c’è tutto il resto, insomma, poi ci sono le cose. Nota curiosa: è nato lo stesso giorno in cui è morto Paolo VI, pertanto non è sbagliato affermare che uno come Piotr Hanzelewicz nasce ogni morte di papa. Tra le principali esposizioni personali: 2011 – “L’inquilino del terzo piano” a cura di Enzo de Leonibus con testi di Teresa Macrì e Marco Patricelli – Museolaboratorio Città S. Angelo (PE); 2013 “Laborioso laborioso laborioso” a cura di Franco Speroni con testi in catalogo di Alberto Abruzzese e Michela Becchis – Istituto Polacco (Roma); 2014 “All’ombra del pavone” a cura di Michela Becchis – Biblioteca del Senato (Roma); 2019 – “One hundred bucks and few cents” a cura di Fabio de Chirico e Giuseppe Capparelli, con testo in catalogo di Edoardo Marcenaro – Galleria Rosso20sette (Roma).
La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.
INFO Piotr Hanzelewicz Del resto A cura di Emiliano Dante Testi in catalogo di Emiliano Dante, Michela Becchis, Francesco Avolio Con il patrocinio e il contributo dell’Istituto Polacco a Roma Documentazione fotografica: Giorgio Benni Sponsor tecnico: Factory sound – L’Aquila Inaugurazione 13 dicembre 2024 ore 18.00 Fino al 26 gennaio 2025 Orari: giovedì 11.00-13.00 / 16.30 – 19.00; venerdì e sabato 16.30 – 19.00; domenica 11.00-13.00 / 16.30 – 19.00 – Ingresso libero Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
I 60 anni dell’Oscar di Bilancio FERPI – l’unico Premio rivolto ad imprese, istituzioni pubbliche, organizzazioni non profit, imprese sociali e associazioni di rappresentanza, di cui valuta la qualità del sistema dei reporting nel suo complesso, ossia la sua componente finanziaria e di sostenibilità, assicurando una valutazione integrata che già da anni anticipa l’indicazione della CSRD – vanno festeggiati.
PER IL60° OSCAR DI BILANCIO UNA CARTOLINA E UNO SPECIALE ANNULLO DA POSTE ITALIANE Venerdì 13 dicembre a Palazzo Mezzanotte, Milano
FERPI accoglie quindi con orgoglio l’iniziativa di Poste Italiane che ha deciso di partecipare al 60° Oscar di Bilancio con uno speciale annullo e 500 cartoline dedicate alla manifestazione, e che saranno rese disponibili nel corso della Cerimonia di Premiazione tradizionalmente organizzata a Milano da Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI), Borsa Italiana e Università Bocconi, con il Patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, il sostegno del Main Partner MESA Group e la partecipazione di A2A e di Hitachi. Media partner della Cerimonia, Relazioni Internazionali di Tribuna Politica ed Economica, Partner tecnici Green Hub e Genuina.
L’evento, dal nutrito programma a parte le attese premiazioni, dal titolo“Il Valore del Reporting – La trasparenza ai tempi della CSRD”,intende sottolineare l’importanza crescente della rendicontazione di sostenibilità e del rispetto dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) alla luce della nuova direttiva europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e si terrà venerdì 13 dicembre 2024, dalle ore 17.00, a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana (Piazza degli Affari 6).
Sia la cartolina sia l’annullo speciale riportano il logo per il 60° anniversario dell’Oscar realizzato da Green Hub, dove a fare da protagonista è proprio il numero 60, evocativo del traguardo raggiunto e della sua storia, dalla nascita ad oggi. Ad attraversare questi anni è un filo che unisce le realtà premiate di edizione in edizione, combinato con l’iconica forma ad anello, immediato richiamo alle fattezze del Premio. L’annullo postale realizzato per l’occasione da Poste Italiane sarà disponibile presso lo sportello filatelico dell’Ufficio Postale Milano 9 in Viale Sabotino 21/A per i sessanta giorni successivi all’evento, per poi essere depositato presso il Museo Storico della Comunicazione di Roma ed entrare a far parte della collezione postale. Per partecipare alla Cerimonia di Premiazione: qui
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Con AVENTINO for FUTURE si giunge alla quinta edizione di OPENBOX, un progetto espositivo dell’Associazione Amici dell’Aventino*ETS, promosso con il Municipio I Roma Centro, che persegue le finalità statutarie di AdA*di custodia e valorizzazione dei luoghi del colle. Un progetto pilota incentrato sul dialogo tra la scultura contemporanea e i giardini dell’Aventino, che vuole dare la possibilità agli artisti di esporre le proprie opere in un contesto paesaggistico e storico unico.
OPENBOX5 – AVENTINO for FUTURE
Pino Genovese, Elisa Majnoni, Paola Romoli Venturi A cura di AdA- Cultura
Inaugurazione 8 dicembre 2024 ore 10.30
Giardini di Piazza Albina, a seguire Giardini di Sant’Alessio Roma
Fino al 7 febbraio 2025
L’evento di quest’anno porta l’attenzione sul tema della sostenibilità, delle trasformazioni ambientali e climatiche, la transizione ecologica con i relativi risvolti economici, politici e sociali, perché davanti alla catastrofe climatica, l’ecologia si interroga sulla possibilità della conservazione degli ecosistemi al collasso e sulla necessità di sopravvivere, accanto ad altri umani e non-umani, nelle rovine di un mondo che, forse, abbiamo già modificato in modo irreversibile.
Come è nel suo DNA, AdA* coglie l’occasione per valorizzare le sperimentazioni artistiche ed offrire al pubblico una panoramica sul ruolo dell’arte nell’ambito del dibattito in corso e segue il consiglio dell’ambientalista Bill McKibben: “What the Warming World Needs Now Is Art, Sweet Art”
Una comprensione intellettuale dei fatti scientifici non è sufficiente. Se vogliamo apportare cambiamenti significativi dobbiamo coinvolgere l’altro lato del nostro cervello, la nostra immaginazione. Le arti visive sono il mezzo perfetto per descrivere l’urgenza, hanno il potere di fare eco alle sfide dell’umanità.
Dal testo critico di Daniela Gallavotti Cavallero: «Contigua all’Aventino, nella piana fra il Tevere e le Mura Aureliane era sorta, tra l’età augustea e la metà del terzo secolo d.C., la prima discarica differenziata di Roma, nella quale sono state accumulate cinquantatrè milioni di anfore olearie con criteri precursori dei moderni regolamenti in materia di raccolta selettiva. Non potendo essere riutilizzati, i recipienti di terracotta impregnati di residui rancidi venivano ridotti in pezzi per diminuire l’ingombro e accumulati in strati ordinati, regolarmente irrorati di calce e ricoperti di terra per ragioni igieniche, fino a raggiungere un’altezza di trentasei metri e il perimetro di oltre un chilometro. Pur essendo una vera e propria discarica a cielo aperto, il “monte de vasa in tucto rocte” come veniva definito nel rinascimento rispondeva a criteri di rispetto ecologico forse anche per la nostra sensibilità contemporanea, al buon uso di un’ansa di terreno al servizio dei commerci in arrivo al vicino porto fluviale. Tanto che, negli anni Trenta del Novecento, l’architetto Raffaele de Vico – artefice negli stessi tempi anche del giardino degli Aranci e di molti altri giardini di Roma – potè trasformare il Monte dei Cocci in parco quasi senza interventi strutturali. Anche l’Aventino nel suo percorso da zona agricola a insediamento urbano a bassa densità costituito nei primi decenni del Novecento rappresenta un aspetto della stessa modalità esemplare di uso coscienzioso del territorio. Con queste premesse l’edizione di OpenBox5 di quest’anno 2024 intende contribuire, attraverso le opere collocate in piazza Albina e nel giardino di Sant’Alessio, alla consapevolezza della responsabilità individuale guardando agli esempi virtuosi del passato.
Il pannello con l’Anfora di terracotta di Elisa Majnoni nel Giardino di Sant’Alessio può essere assunto come modello positivo ispirato al Monte dei Cocci, mentre il Cane che si morde la coda girando su se stesso senza fine sopra un mandala mentre uno stormo di uccelli vola in cerchio sopra di lui traduce lo straniamento e l’ineluttabilità del modello contemporaneo. Fra i due momenti si colloca la figura antropomorfa del Pensatore, sospesa a mezz’aria come una divinità mitologica e protettrice. Ancora più esplicito è l’avvertimento di Paola Romoli Venturi con le installazioni Molti Molta Molte – Il luogo del delitto che si articola nella piazza, dove un nastro segnaletico delimita l’impronta di una grande balena, che si intuisce morta e rimossa, e L’Isola dell’Aventino – L’arma del delitto, nel giardino, dove giace lo stomaco del cetaceo, pieno di bottiglie di plastica la cui consistenza lattiginosa inganna e condanna gli animali del mare che la confondono con quella delle meduse. La scultura è realizzata con plastica endogena raccolta sul territorio dell’Aventino in collaborazione con gli allievi della scuola Giacomo Badini attraverso il laboratorio Salva la tua balena!. L’arma di difesa contro il pervasivo dominio dell’innaturale è il ritorno alla natura, alle forme e ai materiali primigeni suggerito da Pino Genovese con la sua Costellazione di pietre levigate scure e chiare racchiuse a una a una entro nodi di corda e appese contro il muro della chiesa di Sant’Alessio. E con lo scudo, L’Armatura di legni intrecciati appoggiata, per proteggere, sulla anomala escrescenza di un albero in piazza Albina.»
OPENBOX5 – AVENTINO for FUTURE Pino Genovese, Elisa Majnoni, Paola Romoli Venturi A cura di AdA-Cultura con Daniela Gallavotti Cavallero, Alessandro Olivieri, Mara van Wees Testi di: Daniela Gallavotti Cavallero, Sandro Polo, Mara van Wees Un progetto dell’Associazione Amici dell’Aventino Promosso con il Municipio I Roma Centro Inaugurazione 8 dicembre 2024 ore 10.30 Giardini di Piazza Albina, a seguire Giardini di Sant’Alessio – Roma Vin d’honneur offerto da Casale Del Giglio Fino al 7 febbraio 2025 Ingresso gratuito dalle 9.30 al tramonto
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A metà del suo percorso Correggio500 stacca le 20.000 presenze, si appresta ad un Natale pieno di meraviglia e pensa a come rendere ancora più interessante gli ultimi due mesi del primo progetto multimediale che la città di Parma ha dedicato al suo pittore.
CORREGGIO 500 Parma, 9 settembre – 31 gennaio 2025
Progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma in collaborazione con il Monastero Benedettino di San Giovanni in Parma.
Musica ed eccellenze ducali particolarmente significative inaugureranno il programma delle Feste 2024 a Parma. Educare è solo un altro modo di amare. Lo ha ripetuto spesso Enrico Galiano, classe 1977, insegnante in una scuola della periferia di Pordenone, scrittore e autore della webserie da 20 milioni di visualizzazioni “Cosedaprof”, ma anche ispiratore del movimento dei #poeteppisti, flashmob di studenti che imbrattano le città di poesie. Enrico Galiano sarà a Parma sabato 7 dicembre alle 16.30, ospite di Correggio500 nei suggestivi spazi della Biblioteca Monumentale di San Giovanni – ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili – su un argomento inedito per i suoi incontri e per i suoi romanzi: l’arte. Il titolo dell’incontro Sogni ad occhi aperti l’arte con gli occhi della letteratura ne racconta già i contenuti. Ragionerà sull’importanza di insegnare ai ragazzi a sognare, ad immaginare sia attraverso i racconti letterari sia attraverso le rappresentazioni artistiche che spesso i programmi scolastici relegano a materia minore, alle ultime ore del sabato. In una dimensione ipertecnologica, come quella degli adolescenti di oggi, dove ogni informazione è portata di mano è importante insegnare a guardare il mondo in modo critico, a saperlo esprimere e a starci dentro: quello che da secoli compie l’arte. (ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili).
Il prossimo 19 dicembre alle 21 Correggio500, nei suggestivi spazi della Cattedrale, promuoverà una serata esclusiva. Il Meraviglioso Cristiano della Gerusalemme Liberata prenderà vita librandosi, grazie alla presenza di Alessio Boni e Marcello Prayer.
L’iniziativa promossa dall’assessorato alla Cultura di Parma, in collaborazione alla Fabbriceria della Cattedrale, si inserisce nel percorso, sostenuto da Fondazione Cariparma, Comunità dell’Abbazia Benedettina di San Giovanni Evangelista, Regione Emilia Romagna, direzione regionale del Demanio e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Parma e Piacenza ravviva una pagina di storia della letteratura che insieme all’arte di Antonio Allegri racconta, a cinque secoli di distanza, il livello della vivacità culturale della città ducale di quella stagione. Nel marzo del 1581 Angelo Ingegneri pubblicò, a Parma, per la prima volta l’insieme dei venti canti. La sua stampa si presentava con il titolo di La Gerusalemme liberata, scostandosi dal Goffredo cui a lungo il Tasso aveva pensato. Il più malinconico tra i poemi eroici, il racconto cinquecentesco della riconquista del Santo Sepolcro, il melodramma religioso più irrequieto e denso di penombre, ha preso sostanza tra le nebbie di pianura. Il prossimo 19 dicembre risuonerà nuovamente, vivificato da due tra le voci più belle del teatro e del cinema italiano accompagnate da una sonorizzazione musicale a cura della Toscanini Next in una suggestiva serata di Natale che racconterà di una guerra sanguinosa, auspicando nuova Pace al mondo di oggi e di domani. (Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili).
“Con questo Progetto abbiamo voluto sperimentare un nuovo, diverso modo di proporre la grande arte. Lo abbiamo fatto con un pochino di trepidazione perché imboccare una strada mai percorsa crea entusiasmo ma anche giusta titubanza. Oggi abbiamo le prove che il pubblico è pronto, anzi apertissimo, alle sperimentazioni, ad avvicinarsi ad un grande artista del Rinascimento con l’apertura e l’interesse che riserverebbe ad una istallazione d’arte contemporanea.
Abbiamo potuto, allo stesso tempo, constatare come questa modalità di racconto sia stata ben apprezzata anche dal pubblico più classico, mi riferisco s coloro che già ben conoscono sia il Correggo del San Giovanni sia quello della Camera della Badessa”.
Per chi è venuto e viene da fuori Parma, attratto dal Correggio 500, un altro plus molto apprezzato è stata la opportunità di scoprire il Monastero di San Giovanni, colla sua gloriosa storia, con i suoi magnifici ambienti e la sua atmosfera.
“Ad essersi creato è un mix, una alchimia, che ha mostrato di piacere molto è che adesso è per noi importate capire come valorizzare anche per il futuro, dopo che il 31 gennaio il Progetto Correggio ‘500 sarà concluso” .
Monastero di San Giovanni ll cielo per un istante in terra 8 settembre – 31 gennaio Tutti i giorni tranne il martedì 9.30-13 15-18 Visita al monastero, alla biblioteca monumentale, alla mostra e alla basilica. Durata 1 ora
Camera di san Paolo Lun-ven 9.30-18 orario continuato chiuso il martedì Sab, dom e festivi 9.30-18.30 Durata 30 minuti
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Dopo un lungo percorso di 12 mesi, si conclude il progetto di ricerca multidisciplinare “Paesaggi Aperti” in Sicilia, finalizzato alla valorizzazione delle culture e del territorio attraverso un confronto partecipativo. I risultati dell’iniziativa – promossa da IN/Arch e IN/Arch Sicilia e finanziata dal ministero dell’Università e della Ricerca – verranno presentati il prossimo 9 dicembre a Radice Pura (Giarre – Catania).
Paesaggi Aperti alla comunità: in Sicilia l’evento conclusivo del progetto IN/Arch
Paesaggi Aperti – ispirato dall’approccio partecipativo promosso da Danilo Dolci – ha avuto numerosi partner e ha fatto tappa a Agrigento, Catania, Enna, Palermo, Ragusa e Siracusa, sviluppando processi di comunicazione, partecipazione ed empowerment delle comunità.
A partire dall’attuale condizione dell’Isola, con il progetto si è puntato a restituire identità e appartenenza attraverso strategie di innovazione sociale, al fine di rigenerare e restituire “paesaggi aperti” alla comunità, mediante un percorso di knowledge sharing che ha coinvolto cittadini, associazioni ed enti pubblici.
Lunedì nella location etnea, a partire dalle ore 17, saranno diversi i relatori che illustreranno quanto emerso duranti gli incontri e i workshop inseriti all’interno del progetto. Si inizierà con i saluti istituzionali: Andrea Margaritelli (presidente IN/Arch Nazionale), Mario Faro (presidente Fondazione RadicePura), Daniele Malfitana (Università di Catania e Consiglio Regionale dei beni culturali), Enrico Trantino (sindaco del Città Metropolitana di Catania), Rosario Fresta (presidente ANCE Catania), Amico Dolci (Centro di Sviluppo Creativo Danilo Dolci), Pino Falzea (presidente Consulta Ordine Architetti PPC Sicilia), Veronica Leone (presidente Ordine Architetti PPC Catania), Eleonora Bonanno (presidente Fondazione Ordine Architetti PPC Catania), Anna Carulli (presidente Istituto Nazionale di Bioarchitettura e Fondazione Architetti nel Mediterraneo Messina), Sebastiano Monaco (presidente Ordine Architetti PPC Palermo), Sonia Di Giacomo (presidente Ordine Architetti PPC Siracusa), Sebastiano Fazzi (presidente Ordine Architetti PPC Enna), Salvatore Scollo (presidente Ordine Architetti PPC Ragusa), Giuseppina Pizzo (presidente Ordine Architetti PPC Trapani), Rino La Mendola (presidente Ordine Architetti Agrigento).
Si entrerà nel vivo dei lavori con l’intervento di Mariagrazia Leonardi, Beatrice Fumarola e Lucia Pierro (IN/Arch), che riavvolgeranno il nastro del progetto e inaugureranno la mostra. Tra gli altri relatori, che illustreranno la galleria, Antonio Presti (Fondazione Antonio Presti Atelier sul mare); i progettisti del Workshop Paesaggi Aperti per Riabitare Favara, Lillo Giglia (Lillo Giglia Studio), Giovanni Fiamingo, Giovanna Russo, Domenica Benvenga (NextBuild), Salvo Terranova, Giorgia Testa (lineaT studio), Arianna Lo Re (architetto), Francesco Moncada,Mafalda Rangel (Moncada Rangel), Lucia Pierro (AutonomeForme Architettura); per Antico Corso Catania: Silvia Porcaro (paesaggista), Alessia Zimbili (Pianificazione del territorio dell’ambiente del paesaggio), Salvo Castro, Giuseppe Lanza, Elvira Tomarchio (Comitato popolare Antico Corso) Giuseppe Messina (Ordine Architetti PPC Catania), Antonino Mazzaglia (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Giulia Falco (Parco Archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci); i progettisti del Workshop Paesaggi Aperti per Antico CorsoGiulia Labruna, Rossella Zappalà (ACA Amore Campione Architettura); Giovanni Calabrese, Antonio Carcione, Eleonora Strazzeri (Ellenia+Tre Architettura); Luca Bullaro Architettura.
A seguire, spazio ad Andrea Bartoli, Florinda Sajeva (Farm Cultural Park – Favara), Carlo Colloca, Valentina Pantaleo, Natalia Cocuzza (Università di Catania) Luca Aiello (Trame di Quartiere), Francesco Mannino (Officine Culturali) e Biagio Bisignani (dirigente Ufficio Urbanistica Comune di Catania).
A loro seguiranno i commenti di Paolo La Greca (vicesindaco del Comune di Catania), Mosé Ricci (Università La Sapienza di Roma), João Ferreira Nunes (architetto paesaggista PROAP Lisbona), Graziella Trovato (ETSAM Madrid), Silvia Covarino (Cairo German University) e Valeria Scavone (Università di Palermo), prima delle conclusioni di Mariagrazia Leonardi (IN/Arch Sicilia).
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