Al Pantheon di Roma Oculus-Spei, installazione multimediale interattiva di Annalaura di Luggo 

Presentata al Pantheon di Roma Oculus-Spei, l’installazione multimediale interattiva dell’artista Annalaura di Luggo con il patrocinio morale del Giubileo e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero della Giustizia.

L’intervento installativo prende spunto dall’affermazione «Spes non confundit» ovvero «La speranza non delude» che apre la bolla papale del Giubileo del 2025. Annalaura di Luggo costruisce intorno a questa dichiarazione la sua proposta espositiva dove la rappresentazione visiva del fascio di luce dell’Oculus del Pantheon diventa la chiave per aprire 5 Porte Sante ideali. Il pubblico, invitato a bussare concretamente a queste Porte, è traghettato in un’altra dimensione, e ad affiancarlo in questo viaggio sono persone con disabilità che accompagnano l’osservatore in un “pellegrinaggio di speranza”. Questi moderni Virgilio, illuminati e trasfigurati dalla Luce, aprono uno “sguardo inedito” sulla bellezza interiore.

Annalaura di Luggo
Oculus-Spei
Installazione multimediale interattiva
Fino al 3 febbraio 2025

L’iniziativa è promossa da Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma con il coordinamento scientifico di Gabriella Musto e la curatela di Ivan D’Alberto, teorico e storico dell’arte contemporanea.

L’artista Annalaura di Luggo ha dichiarato: «Per quest’opera mi sono lasciata ispirare dagli occhi dei miei protagonisti e dalla luce che entra dall’oculus del Pantheon. È un viaggio tra le porte sante, che anticipa l’anno giubilare, ed in questo viaggio siamo accompagnati da persone con diverse abilità. In particolare nell’ultima porta, quella del carcere di Rebibbia, il fruitore è messo di fronte a sé stesso grazie a un sistema di telecamere gesture recognition in tempo reale: uno spazio trasformativo dove, ancora una volta, è la luce ad attivare una riflessione profonda sulla nostra condizione di esseri umani».

Davide Vincent Mambriani (Incaricato affari culturali Dicastero per l’Evangelizzazione) ha sottolineato: «Fin da subito, con piacere, Sua Eccellenza Monsignor Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha concesso il patrocinio per questa iniziativa che vede quest’oggi il suo inizio. È bello, oltre al valore artistico e morale, che questa mostra che parla di apertura di porte avvenga proprio mentre vengano smurate le porte sante delle quattro basiliche papali di Roma. È un grande significato, che permette di aprire come una delle prime iniziative culturali che accompagneranno numerose tutto l’anno giubilare».

Ivan d’Alberto (Curatore Oculus Spei) ha detto: «”La speranza non delude” così apre la bolla papale per il Giubileo, ed è da qui che parte il progetto di Annalaura di Luggo. Concepisce cinque porte interattive che offrono un viaggio di speranza. Pur avendo una matrice cristiana il progetto va riletto anche in chiave laica, perché la speranza appartiene all’arte. Quindi questo dialogo tra arte e religiosità trova una chiave perfetta con questo lavoro interattivo di Annalaura».

Presenti anche i quattro protagonisti– uno per ogni continente come le 4 vele del logo del Giubileo 2025 – che hanno preso parte al progetto Oculus Spei: Martina per l’Europa, Serigne per l’Africa, Ignazio per l’America e Samantha per l’Asia.

Il viaggio tra le Porte Sante diventa così una metafora di una spiritualità universale nel segno di un impegno per le pari dignità di tutti, nell’ottica di una solidarietà espressa attraverso il linguaggio dell’arte, perché come ha dichiarato il pittore tedesco Gerhard Richter: «L’Arte è una forma di speranza». L’affermazione di Richter trova una perfetta aderenza nel lavoro di Annalaura di Luggo poiché interventi come quello pensato per Il Pantheon rappresenta una vera e propria forma di resistenza ai progressivi processi di omologazione della società contemporanea sempre più ammaliata da luoghi comuni.

Oculus-Spei è una lente d’ingrandimento sul valore dell’Arte intesa sia come “sguardo” critico dissolvente che con lucidità disvela le molteplici contraddizioni del reale e sia come “sguardo” rinnovato che può aprirci la vista (interiore) a possibili orizzonti. Annalaura di Luggo ci spinge ad una visione analitica dei temi trattati non negando mai la matrice cristiana del suo lavoro, ma ben consapevole quanto l’Arte, nel senso laico del termine, sia capace di andare oltre quel conformismo dilagante che seduce costantemente il nostro presente. Le cinque “porte” che contaminano lo spazio diventano forme enigmatiche in grado di suscitare l’immaginario degli astanti; sono totem arcaici che con il loro disvelamento offrono una rivelazione epifanica. Ed è la “forza generatrice” dell’Arte a materializzare sulla superficie del monolite un deus ex machina pronto ad accompagnare l’uomo verso un percorso di conoscenza. 

Solo così l’Arte diventa davvero una forma di speranza.

La mostra è stata realizzata anche con il contributo di Pictet Asset Management una società di gestione patrimoniale indipendente che lavora sinergicamente con il gruppo intesa Sanpaolo

Dal 4 dicembre l’installazione sarà visibile durante i consueti orari di visita del Pantheon, previo acquisto del biglietto di ingresso.

Per informazioni: dms-rm.pantheon@cultura.gov.it 
e per prenotare la propria visita: www.museiitaliani.it/musei


Annalaura di Luggo
Oculus-Spei
Installazione multimediale interattiva
A cura di Ivan D’Alberto
coordinamento scientifico: Gabriella Musto
mostra promossa da: Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma; Jus Museum Galleria d’Arte
Pantheon | Piazza della Rotonda – Roma
Dal 4 dicembre 2024 al 3 febbraio 2025
Orari: tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.30);
giorni di chiusura: 1° gennaio e 25 dicembre
Per informazioni e biglietti: dms-rm.pantheon@cultura.gov.it
Per prenotare la propria visitawww.museiitaliani.it/musei
Promozione e Comunicazione
Direzione Musei Nazionali della città di Roma
ms-rm.comunicazione@cultura.gov.it

Info progettowww.oculus-spei.it
Uffici stampa
Servizi di Comunicazione Testini
Stefano Testini
stefanotestini@gmail.com
tel. 3356138145
Comunicazione Settore Arte
Roberta Melasecca
Interno 14 next – Melasecca PressOffice – blowart

roberta.melasecca@gmail.com – info@melaseccapressoffice.it

Torino ospiterà la 57ª conferenza annuale di CIMAM

In occasione dell’Assemblea Generale di CIMAM, che si è svolta il giorno 8 dicembre a Los Angeles, Suhanya Raffel, Presidente di CIMAM e Direttrice di M+ a Hong Kong, e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, hanno annunciato che Torino sarà la prossima città che ospiterà la 57ª Conferenza Annuale di CIMAM nel 2025.

L’evento sarà organizzato dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con Fondazione Torino Musei e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, e sarà sostenuto dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

Torino ospiterà la 57ª conferenza annuale di
CIMAM – International Committee for Museums and Collections of Modern Art

CIMAM ritorna in Italia dopo quasi 50 anni dal 1976, anno in cui la conferenza si tenne a Bologna e Prato per la sua unica tappa nel nostro paese in oltre 60 anni di Conferenze Annuali.

È stato inoltre annunciato il Comitato Scientifico per la Conferenza Annuale 2025 di CIMAM, composto dai membri del Consiglio Direttivo di CIMAM Chus Martínez, Direttore dell’Istituto Art Gender Nature di Basilea – che sarà il Presidente – Kamini Sawhney, Curatore indipendente, Malgorzata Ludwisiak, Direttore Artistico del Museo d’Arte Moderna di Varsavia, Leevi Haapala, Decano dell’Accademia di Belle Arti dell’Università delle Arti di Helsinki, e Victoria Noorthoorn, Direttrice del Museo de Arte Moderno di Buenos Aires e dai Direttori e Curatori delle istituzioni ospitanti Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Chiara Bertola, Direttrice della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Bernardo Follini, Curatore Senior della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Davide Quadrio, Direttore del MAO Museo d’Arte Orientale.

A Torino – dichiara Suhanya Raffel – vorremmo proporre un esercizio dinamico, aperto e partecipativo, che consista nel riflettere insieme sulle difficoltà di affrontare cambiamenti dirompenti, mentre si sviluppano nuovi paradigmi nel nostro settore. Una conferenza basata su casi studio, orientata a fornirci un kit di strumenti realizzato collettivamente per contrastare le numerose sfide che troppo spesso ci fanno sentire sopraffatti e privi di potere nel nostro lavoro quotidiano come professionisti dell’arte. Epitteto  un filosofo stoico greco  scrisse: “Alcune cose sono in nostro potere, altre no. In nostro potere ci sono opinione, motivazione, desiderio, avversione e, in una parola, tutto ciò che è opera nostra. Ed è proprio questo che vorremmo analizzare insieme a Torino: le nostre azioni e la rilevanza di una cultura basata sulla pratica per garantire un futuro attento e intelligente per la vita”.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo: “Siamo lieti di ospitare la Conferenza Annuale di CIMAM a Torino, dove svilupperemo una riflessione collettiva tra il Comitato Scientifico e i relatori esterni su come l’arte e la cultura possano ancora plasmare il nostro futuro. Torino ha incarnato, attraverso secoli di storia, l’importanza della cultura per la società umana. Torino è una città laboratorio in cui l’approccio teorico si trasforma in pratica. Insieme alla comunità artistica transnazionale che CIMAM rappresenta, vorremmo ragionare sulle trasformazioni strutturali nel nostro settore, sui nuovi inizi che possiamo pensare e sulle nuove alleanze, anche con il settore economico, per garantire una posizione centrale dell’arte e della cultura nella nostra società“.

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Fondazione Torino Musei e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea saranno le istituzioni che ospiteranno CIMAM 2025.


Informazioni sul CIMAM
Il CIMAM (Comitato Internazionale per i Musei e le Collezioni d’Arte Moderna) è l’unica rete mondiale di direttori e curatori di musei d’arte moderna e contemporanea. Fondato all’Aia nel 1962, il CIMAM è un’organizzazione affiliata all’ICOM (International Council of Museums).
La visione del CIMAM è quella di un mondo in cui l’impatto culturale, sociale ed economico dei musei, delle collezioni e degli archivi d’arte moderna e contemporanea sulla società sia ampiamente riconosciuto. Per realizzare questa visione, la missione del CIMAM è quella di creare un forum internazionale e professionale per discutere e condividere le conoscenze su argomenti di interesse attraverso iniziative chiave, come la Conferenza annuale del CIMAM, fornire un supporto in linea con i valori etici dell’ICOM e del Codice etico del CIMAM, stabilire linee guida, protocolli e parametri di riferimento per le migliori pratiche museali e contribuire alla crescita del settore facilitando la cooperazione e lo sviluppo professionale. Guidata da un Consiglio Internazionale di Direttori e Curatori di Musei, l’organizzazione si avvale dell’esperienza collettiva dei suoi membri per far progredire il settore e realizzare la visione condivisa. www.cimam.org


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Federica Farci | federica@paolamanfredi.com 
 

Brâncuși ha nascosto equazioni nel suo Complesso Monumentale

di Cristian Horgos

Secondo diverse fonti esclusivamente romene, tra cui Centrul Brancusi.ro (Doru Strămbulescu, 2016), la scultura europea è stata segnata da tre grandi figure: Fidia nell’antichità, Michelangelo durante il Rinascimento e Brâncuși nel XX secolo.  
La lettera greca Phi (φ) è stata introdotta come simbolo del rapporto aureo, 1.618:1, in riferimento a Fidia. Si diceva di Fidia: “Quando scolpiva dèi, integrava il rapporto aureo; quando scolpiva mortali, no.”  
Inoltre, studi suggeriscono che Michelangelo abbia nascosto conoscenze scientifiche nella Cappella Sistina.  
E Brâncuși?  

Come Michelangelo nella Cappella Sistina, anche Brâncuși ha nascosto equazioni nel suo Complesso Monumentale

La stessa domanda viene posta da Doru Strămbulescu:  
“Il grande scultore ha forse celato nella pietra della Tavola del Silenzio e della Porta del Bacio, o nelle forme romboidali della Colonna Infinita, un significato, una verità, un codice che non siamo in grado di decifrare?”
La risposta del  filosofo Constantin Noica alla possibilità che Brâncuși avesse tali intenzioni è affermativa. L’idea che l’insieme fosse “progettato come un dispiegamento” potrebbe essere provata con una semplice misurazione. Tuttavia, Noica si astenne dal farlo, affermando:  
“Temevamo che la realtà potesse non corrispondere alla leggenda, facendola crollare. Oppure, al contrario, che corrispondesse esattamente e che la leggenda si perdesse nella precisione.”  
La Cappella Sistina ha forse perso qualcosa perché Michelangelo vi aggiunse una dimensione scientifica? O gli dèi scolpiti da Fidia con il rapporto aureo? Certamente no. Allo stesso modo, se Brâncuși ha integrato la fisica quantistica nel suo Complesso, non ha perso precisione, poiché la fisica quantistica apre la porta alla pura magia. Nulla di esatto può coglierla appieno; possiamo solo domarla statisticamente, nel dominio delle probabilità.  
Con il Complesso Monumentale di Brâncuși, Calea Eroilor (Via degli Eroi) a Târgu Jiu, recentemente inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, forse è giunto il momento di far luce su una possibile interpretazione matematico-fisica della criptica affermazione di Brâncuși:  
“Non sapete cosa vi lascio qui.”  
Queste enigmatiche parole del creatore della trilogia di Târgu Jiu potrebbero contenere un calcolo nascosto. Secondo Wikipedia, le dimensioni dei tre elementi chiave sono le seguenti: Masa Tăcerii (Tavola del Silenzio) misura 0,45 + 0,45 metri, Poarta Sărutului (Porta del Bacio) misura 5,13 metri e Coloana Infinitului (Colonna Infinita) misura 29,35 metri. Curiosamente, il quadrato di 5,13 è uguale al prodotto di 0,9 e 29,35. Questo rivela un’equivalenza proporzionale in altezza tra la Tavola del Silenzio / Porta del Bacio e la Porta del Bacio / Colonna Infinita.  
Questa è la misurazione che Constantin Noica evitò di fare. Questo rapporto geometrico-focale riflette una legge ottica fondamentale, e il genio di Brâncuși come creatore di luce è evidente in molte delle sue opere.  
Moni Stănilă, nel suo libro “Brâncuși o Come la tartaruga imparò a volare”, descrive il maestro di Hobița come un uomo scherzoso che amava confondere le persone per comprenderne la natura:  “Brâncuși aveva già costruito una filosofia di vita basata sul mettere in difficoltà le persone per vedere di cosa erano fatte.”  
Questa filosofia potrebbe estendersi all’enigma di Târgu Jiu? Alcuni indizi potrebbero risiedere nella vicinanza di Brâncuși alla culla della meccanica quantistica a Parigi. La sua trilogia monumentale può essere vista come un modello su larga scala del leggendario micro-esperimento di Thomas Young, successivamente teorizzato da Louis de Broglie, contemporaneo di Brâncuși.  
1. Colonna Infinita: Rappresenta il fotone, l’elettrone o un’altra particella elementare. La sua struttura, composta dalle “perle” amate da Brâncuși, riflette sia una traiettoria che un aspetto ondulatorio, in linea con il principio della dualità onda-particella di Louis de Broglie nella fisica quantistica.  
2. Porta del Bacio: Simboleggia la doppia fenditura dell’esperimento di Young, le aperture attraverso cui una particella o un fotone passa, rivelando il suo comportamento ondulatorio. Il design di Brâncuși maschera abilmente le doppie fenditure come “baci” scolpiti, sufficientemente sottili da richiamare il concetto quantistico.  
3. Tavola del Silenzio: Rappresenta la frammentazione di una particella durante il suo misterioso passaggio attraverso la doppia fenditura, simile al principio quantistico secondo cui una particella che passa attraverso due fenditure si completa in un modo strano ma inevitabile. La tavola può suggerire la struttura dell’atomo su scala monumentale.  
L’Allee delle Sedie completa la rappresentazione, simboleggiando i modelli di interferenza degli esperimenti quantistici.  
L’inclinazione di Brâncuși verso l’essenza della materia, della luce e della realtà era parte integrante della sua filosofia artistica. Dichiarò:  
“Coloro che chiamano le mie opere astratte sono degli sciocchi; ciò che chiamano astratto è il realismo più puro perché la realtà non è rappresentata dalla forma esteriore ma dall’idea che vi sta dietro, dall’essenza delle cose. Ho levigato il materiale per scoprire la linea continua, e quando ho capito che non potevo trovarla, mi sono fermato, come se qualcuno di invisibile mi avesse colpito le mani.”  
Brâncuși, contemporaneo della famosa frase anti-quantistica di Einstein, “Dio non gioca a dadi,” aveva la sua prospettiva divina:  
“Crea come un Dio” e “Non possiamo mai raggiungere Dio, ma il coraggio di camminare verso di Lui resta importante.”  
Così, la Santa Trinità di Târgu Jiu potrebbe ben essere considerata un testamento culturale del genio di Brâncuși.  


Da cristi horgos <christiorgos@gmail.com

Roma: “UnderWaterCity”. Gli scatti inediti di Thalassini Douma

Il 23° appuntamento di FotograficaMONTI, la rassegna di opere fotografiche curata dal 2019 da Barbara Martusciello, e da alcuni anni in collaborazione con Takeawaygallery, è con la fotografa ateniese Thalassini Douma. Inaugurata martedì 17 dicembre 2024 dalle ore 18:00, la mostra “UnderWaterCity”, presso AntiGallery, in Piazza degli Zingari 3, nel quartiere Monti a Roma.

UnderWaterCity | Antigallery,

Piazza degli Zingari 3
Dal 17 dicembre 2024 al 30 gennaio 2025
Orari: tutti i giorni dalle 17:00 alle 02:00
+39 06 45472023

La mostra presenta una piccola, ma significativa, ricognizione del più recente lavoro dell’autrice greca attraverso 17 fotografie inedite e in bianco e nero, scattate a Venezia. “La città sull’acqua è – scrive la curatrice – “idonea a portare avanti una considerazione sia sulla luce e sul riflesso, temi e materiale assolutamente legati al linguaggio fotografico, sia sul valore simbolico di un elemento altamente evocativo, poetico e legato a più letture archetipiche ma anche così strettamente e inevitabilmente connesso al rapporto tra essere umano e Natura, tanto compromesso in tempi di emergenza climatica e crisi idrica mondiale”. La sua fotografia, pertanto, “si fa specchio del presente ma anche rivolto all’interno, con qualità introspettiva, lirica, sentimentale: come sosteneva il celebre fotografo statunitense Ansel Adams, ‘una grande fotografia è quella che esprime ciò che si sente, nel senso più profondo, di ciò che viene fotografato‘.  “Così, l’acqua, per la fotografa, è anche escamotage per un viaggio immaginario e introspettivo attraverso una città iconica della quale inquadra però dettagli resi quasi astratti, mai immediatamente riconoscibili, per un ragionamento sull’evanescenza, sulla labilità della verità nella realtà, sul contenuto sotto l’apparenza, sulla differenza tra guardare e vedere. Non a caso, sempre Adams riteneva che “fotografare in modo veritiero ed efficace è vedere sotto le superfici e registrare le qualità della natura e dell’umanità che vivono o sono latenti in tutte le cose“. 

In questo senso possiamo ipotizzare – dice ancora Barbara Martuscello – questa fotografia come un’arte di ricognizione, umanistica, che Thalassini Douma, donna e autrice di grande sensibilità, propone per una lettura più attenta e delicata pur nella prontezza dell’immagine”.


Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

Triestebookfest 2024: Concerto di chiusura del Festival con il Golden Sound Flute Quintet

Triestebookfest chiude l’edizione 2024 con un evento speciale che unisce musica e spirito natalizio, domenica 22 dicembre alle 17.30, alla sala di Ars Nova, in Via della Madonna del Mare 6, a Trieste (Ingresso libero fino a esaurimento posti).

 “Grazie alla collaborazione con la Scuola di Musica 55” – sottolinea la presidente di Triestebookfest Loriana Ursich – “si potrà assistere al concerto “Colori dell’Aria”, eseguito dal Golden Sound Flute Quintet, composto dai musicisti Alessandro Vigolo, Irina Perosa, Ettore Michelazzi, Bayrama Rinchinova e Zinajda Kodrič. Suggestivo il programma, con brani di C. Debussy, M. Ravel, F. Bridge e R. Strauss, tra sonorità ricche di sfumature e atmosfere orchestrali.”

Il Golden Sound Flute Quintet nasce dall’esperienza del Trieste Flute Ensemble, trasformando un’idea sorta durante una tournée in un progetto musicale che celebra la fusione di personalità e culture diverse. Il quintetto, che include flauto traverso in do, flauto contralto, flauto basso e ottavino, propone arrangiamenti che spaziano dal 1700 ai giorni nostri, offrendo agli spettatori un’esperienza inedita e affascinante. Un’occasione imperdibile per chiudere l’anno in bellezza, immersi nella magia della musica e del Natale.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

Apre al pubblico la nuova Ala Roi di Palazzo Chiericati a Vicenza

Venerdì 20 dicembre dalle 18:30 alle 23 (ultimo ingresso alle 22:30), sarà possibile visitare in anteprima, eccezionalmente con ingresso gratuito, le 11 nuove sale restaurate e completamente rinnovate che accolgono più di 300 opere, alcune delle quali mai esposte in precedenza.
Con l’apertura dell’Ala Roi, intitolata al marchese e grande mecenate vicentino Giuseppe Roi, il Museo di Palazzo Chiericati, una delle più importanti collezioni civiche del Veneto, offre a vicentini e turisti un suggestivo viaggio nella storia dell’arte vicentina e veneta, completando, in modo organico e permanente, il percorso dal Duecento alla fine dell’Ottocento.

Nella sua nuova veste, l’Ala Roi propone ed espone infatti il meglio dell’arte nelle sue diverse manifestazioni del Seicento, Settecento e dell’Ottocento, secoli fondamentali nella storia e nella produzione artistica del territorio.

APERTURA DELL’ALA ROI
Vicenza, Museo Civico di Palazzo Chiericati
 
Dal 21 dicembre 2024,
anteprima gratuita venerdì 20 dicembre dalle 18.30

Tra i capolavori esposti, le pale di Tiepolo e Piazzetta provenienti dalla chiesa vicentina dell’Araceli e il corpus dei bozzetti in terracotta della bottega di Orazio Marinali. 

Grande novità della nuova Ala Roi è l’affondo che si è voluto dedicare all’operosità di Vicenza e in particolare alla sua gloriosa tradizione produttiva tessile e serica, testimoniata tra le altre opere dalla Collezione Marasca. Si riconosce così che tali aspetti della storia economica della città ne hanno determinato il volto nobile e ricco – specialmente dal punto di vista architettonico – grazie a una società intraprendente che nell’industria e mercatura della seta ha trovato secolare alimento e successo.

Se Vicenza, nei secoli, non avesse goduto di imprenditori illuminati, famiglie dedite al collezionismo d’arte e una presenza ecclesiastica così attenta e culturalmente vivace, non avrebbe potuto produrre e riunire le meraviglie che lo scrigno del Chiericati oggi compiutamente propone. 

Sezioni specifiche sono riservate ai ritratti su rame, avorio, alla ceroplastica, sino alla sequenza, eccezionale, di bozzetti di Orazio Marinali e al gesso Trento di Canova.

A ricondurre alla Vicenza dell’epoca provvedono le vedute di Cristoforo Dall’Acqua.

L’Ala si chiude con gli ambienti dedicati all’Ottocento in un inedito intreccio tra le figure chiave della storia pre e post Risorgimentale e la nascita delle raccolte civiche. L’ultima sala è riservata al pittore vicentino Giovanni Busato autore di alcuni intensi ritratti. 

La rinascita del Chiericati, voluta dall’Amministrazione Comunale di Vicenza, segna il compimento di un percorso lungo e complesso, avviato nel 2010 e mai interrotto, sindaco dopo sindaco, direttore dopo direttore. Un percorso unitario per impostazione, coerente negli aspetti storico artistici quanto in quelli allestitivi, come un museo moderno richiede.

La ricchezza delle architetture storiche palladiane, la chiara levità di quelle contemporanee, le scelte di illuminotecnica e di allestimento consentono oggi al visitatore di immergersi in epoche ed autori, secondo la personale scala di priorità, aiutato dai cinque colori di base dell’allestimento, dalla valorizzazione visiva delle opere principali e da tutti quegli accorgimenti che appagano le più diverse tipologie di visitatori.

«Con l’apertura dell’Ala Roi – afferma il sindaco Giacomo Possamai – Palazzo Chiericati offre ai visitatori un patrimonio culturale straordinario su cui si fonda l’identità del nostro territorio in uno spazio che è esso stesso un capolavoro, nato dal dialogo tra l’edificio palladiano e gli altri ambienti sapientemente riqualificati e riorganizzati».

«Ora – aggiunge l’assessore alla cultura, al turismo e all’attrattività della città Ilaria Fantin – prende pienamente forma il progetto di trasformare i museo in una cittadella delle arti e della cultura, iniziato nel 2010 con il restauro del gioiello palladiano e che terminerà con la riqualificazione delle aree tecniche, di servizio e di accoglienza e il recupero della corte interna. Questo nuovo percorso espositivo permanente dà la cifra del lavoro che possiamo fare per il patrimonio civico in termini di recupero e valorizzazione ».

La nuova Ala Roi è stata finanziata dalla Fondazione istituita dal marchese Giuseppe Roi nel 1988 con lo scopo di contribuire alla crescita e valorizzazione dei Musei Civici.

Il Museo civico di Palazzo Chiericati è aperto da martedì a domenica dalle 10 alle 18. (ultimo ingresso alle 17.30)


Informazioni: www.museicivicivicenza.it
 
Ufficio Stampa
 
Comune di Vicenza
tel. 0444 221226
uffstampa@comune.vicenza.it
www.comune.vicenza.it
 
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
tel. 049 663499
referente Simone Raddi
simone@studioesseci.net
www.studioesseci.net

Il ‘Transrealismo artistico italiano’ teorizzato da Antonio Gasbarrini

Il saggio analizza l’operato di diversi artisti realisti della detta “Scuola di Londra”. Il tutto trae origine dai due colossi britannici Francis Bacon e Lucian Freud.
Francis Bacon con le sue figure trasformate, lacerate, graffiate e furiosamente sdegnate che paiono disgregarsi, costituiscono il fraseggio personale, tortuoso, intimo, dell’artista che vive infelicemente la sua realtà, infierendo sull’uomo contemporaneo rimandando così la propria esistenza a se medesimo.
Lucian Freud, con i suoi ritratti audaci, documenta un’energia di possente emotività realistica esasperata. Un’interiore esplorazione corporea allo scopo di raccontare l’inconscio dei sottoposti raffigurati.

Presenza di passato e presenza di futuro: dal realismo della ‘Scuola di Londra’ alla realtà del ‘Transrealismo artistico italiano’ teorizzato da Antonio Gasbarrini

Il momento iniziale della “Scuola di Londra” è il dopoguerra, ma prende consistenza negli anni ’80 grazie a Ronald Brooks Kitaj, un pittore statunitense che si trapiantò a Londra e fece funzione costitutiva del panorama dell’arte di quel tempo. Kitaj ha foggiato quest’espressione per l’organizzazione della sua esposizione all’Hayward Gallery di Londra nel 1976, denominata “The Human Clay”. Egli si avvalse per rappresentare un insieme di artisti britannici, con cui aveva una certa attinenza artistica. Le personalità più rinomate appaiono certamente Francis Bacon, Lucian Freud, Frank Auerbach e Leon Kossoff.  

Frank Auerbach è stato sempre fedele alla sua elaborazione pittorica in una qualità che potremo dire di tipo espressionista-materico-gestuale e dalla predilezione di temi consueti all’artista come ritratti e paesaggi urbani. Invitato nel 1986 a rappresentare la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia, conquistando con Sigmar  Polke il premio come migliori artisti.

Leon Kossoff è apparso all’interesse della critica e del pubblico a decorrere dagli anni Ottanta, in special modo dopo la rilevante esposizione nel Museum of Modern Art di Oxford nel 1981. É stato invitato a rappresentare la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia del 1995.

Kitaj sentiva che questi artisti menzionati condividevano un forte impegno per la figura umana e l’espressione emotiva, differenziandosi così dalle tendenze astratte e concettuali dominanti di quel periodo.

Essi si trovano eguagliati dal descrivere una società in cambiamento, facendo vedere le incoerenze e i tormenti esistenziali con riferimento ai rapporti umani e sociali. La narrazione della condizione dell’uomo data dalla “Scuola di Londra” è fatta di cagionevolezza, sregolatezze e di coraggio, con situazioni ambientali e storiche che ci riconducono a conflitti, emigrazioni, in intime inquietudini e collettivi; ed ancora le sofferenze come la mancanza di lavoro, la collocazione lavorativa femminile e l’urgenza di modificare la propria vita. Insomma, la “Scuola di Londra” riferisce brandelli di esistenza vera che ostentano tutta la debolezza e la precarietà dell’individuo in una superficie intellettiva dove vengono mostrati lo stato sociale di una collettività in recessione. Sono opere in cui l’esistenza risulta mostrata in tutta la sua caducità tematica che non si esaurisce, ma seguita ad indignare.

Significativo a quest’ulteriore sviluppo è stata la mostra antologica di Lucian Freud del 1988 all’Hirshhorn Musuem di Washington trasferita poi all’Hayward Gallery di Londra. Altri due artisti contigui alla “Scuola di Londra”: Michael Andrews, l’artista più vicino a Bacon, rispetto agli altri, non tanto nella tecnica, ma nella preferenza dei contenuti delle sue apparenze che sono di tendenza onirica, interpretano con linguaggi sintetici, la propria capacità creativa. David Hockney (anche se, in quel periodo, soggiornava in America) con i suoi ritratti di amici e familiari, i suoi habitat con nature morte, paesaggi, piscine richiama un realismo della reminiscenza dalle cromie passionali ed eccitanti.

Per tutto questo ci è sembrato utile affrontare un certo parallelismo culturale che indaga il fenomeno del reale tra Londra, gli Stati Uniti e l’Italia, il primo con la “Scuola di Londra”, il secondo e il terzo sono connessi con la corrente del Transrealismo, atti a recuperare un passato ed una pittura per parlare di presenza nonché di futuro riconoscendo gli anni ’80 e ’90, le epoche più energiche e feconde di rinnovamento dell’arte internazionale.

Dunque la storia ci dice che il Transrealismo è stato ufficializzato in letteratura nel 1983 negli Stati Uniti. Invece nell’arte, il Transrealismo si sviluppa dapprima in Italia e poi in parte in Europa, traghettando la letteratura e l’arte al Terzo Millennio, rilevando nuovi mondi realistici, permettendo di ricercare potenziali passaggi percettivi che hanno trasfigurato la visuale dell’operato estetico. Accomuna questi artisti la ricerca di un’umanità che vuole rinascere alla vita in un nuovo profondo umanesimo, così come per l’artista italiano Francesco Guadagnuolo a cura dello storico dell’arte Antonio Gasbarrini che dal 95’ con la mostra “L’idea di visionario” dalla 3D alla RV presso il “Castello Forte Spagnolo” – Museo Nazionale d’Abruzzo – L’Aquila, è diventato il teorico del movimento del Transrealismo italiano che notifica a Francesco Guadagnuolo il maggiore artista di riferimento. Guadagnuolo ha portato questo concetto nel contesto artistico italiano, integrando tecniche innovative e simbolismi letterari e scientifici per esplorare temi profondi e universali. Le sue opere riflettono una visione personale e immediata della vita, per trasmettere messaggi complessi. Guadagnuolo ha lavorato anche in Francia e in America, rappresentando il Transrealismo come movimento artistico che si è esteso oltre l’America Latina, arrivando in diverse città europee.

“…Ampiamente diffuso negli Stati Uniti soprattutto nell’ambito letterario della SF (Science Fiction, o Fantascienza che dir si voglia) dopo l’uscita de A Transrealism Manifesto redatto nel 1983 dal matematico-scrittore Rudy Rucker, in cui si precisa già nel suo incipit che “Il Transrealismo non è tanto un nuovo tipo di fantascienza, quanto di letteratura d’avanguardia”. I paradigmi di una nuova forma d’arte rivoluzionaria (“Transrealism is a revolutionary art-form”, ancora dal Manifesto), peraltro in perfetta sintonia con l’emergente poetica Cyberpunk, sono sostanzialmente individuati dall’estensore nel mescolare fantasticamente la vita reale dei personaggi nel mutato e diveniente scenario tecno-scientifico contemporaneo”. (Antonio Gasbarrini).

Il Transrealismo cerca di descrivere la realtà in forma più veritiera e tempestiva, impiegando componenti immaginativi per sondare percezioni e situazioni individuali. È un avvicendamento che cerca di schivare gli schemi del genere narrativo tradizionale, destinando un processo rappresentativo di concetti immaginativi più articolati e intrinseci all’esistenza.

Scrive per l’appunto Antonio Gasbarrini: “Di ben altra valenza ontologica, epistemologica ed estetica è il Transrealimo che attraversa (trans, appunto) la ricerca pittorica e scultorea di Francesco Guadagnuolo fattasi vieppiù visionaria e interdisciplinare a mano a mano che nello spazio culturale di “Castelli Arte”, a Ciampino – da lui stesso diretto dalla metà degli anni Ottanta a quelli Novanta – scienza e arte, musica, cinema, scrittura, poesia, astronomia, informatica, troveranno esaltanti momenti di confronti dialettici nelle tante iniziative culturali qui avvenute alla presenza di eminenti protagonisti delle varie discipline.  Un Transrealismo, quello di Francesco Guadagnuolo, debitore sì della cultura visiva più avanzata italiana ed europea, ma nel contempo originale quanto efficace nel rinnovamento neo-avanguardistico dell’impaginato pittorico o delle volumetrie scultoree. Pur continuando ad attestarsi sul versante analogico (pennelli, tela, cavalletto, colori, materia…), l’artista siciliano-romano riesce ad imbrigliare in ogni sua opera, con una visionarietà fuori del comune, la realtà sociale, politica, tecnologica, scientifica da cui siamo attorniati e assediati soprattutto nella dilagante dimensione immateriale del web. Realtà formalmente trascesa, eppure fortemente ancorata a rilanciabili valori di matrice umanistica, etica e religiosa nella sua più larga ed ecumenica accezione sacra”.

Il Transrealismo italiano cerca di andare oltre la percezione della realtà, integrando elementi della realtà quotidiana con procedure artistiche innovative e simbolismi nell’ambito di un’esigenza espressiva derivati dalla ricerca tecnologica e scientifica. L’arte transrealista di Guadagnuolo esplora la realtà attraverso segni, luce e suono, creando opere che riflettono le avversità del vivere e l’immaginario dell’artista. Alla fine degli anni ’90 Guadagnuolo viene invitato al Senato per l’Intergruppo Parlamentare per il Giubileo, con le sue opere pubbliche, nei Palazzi Istituzionali, nell’avere avvalorato, non solo competenza nell’arte ma comunicazione sociale e impegno politico nel cooperare, con la sua attività, alla promozione di diritti umani e ai valori civili. L’obiettivo è di mantenere alto l’avvenimento del Grande Giubileo con progetti impegnati ad argomenti che riguardano l’evoluzione del genere umano e delle diversità sociali.

Per il Transrealismo italiano viene proiettato ad obiettivi “oltre” la realtà per esprimere un nuovo pensiero per l’arte e per la storia socio-culturale della società contemporanea. Con il Transrealismo italiano l’arte si colloca al centro in maniera risolutiva della vita, della nostra condizione, del mondo tecnologico e della società perché spazio e digitale appariranno sempre più immessi in un umanesimo integrato che ormai ci appartiene e non possiamo farne a meno, senza mai perdere la nostra identità, ma solo per orientarci a identificare e sviluppare al meglio la cultura.

L’arte Transreale trasfigura il mondo reale per cercare valori che porteranno a “Pensare al futuro” una piattaforma formale e costruttiva, per una nuova mansione dell’arte, nella confortante certezza, che non è possibile vivere, se l’uomo non si pone nella pienezza delle realtà che ci circonda e saperle individuare, compendiando ragione e motivazione. Grazie alla tecnologia, la rappresentazione mentale propria di realtà subisce mutazioni e all’occasione va riconsiderato sia dal punto di vista estetico che applicativo, di fronte una visione della realtà fin troppo pesante, (com’è pesante anche viverla), per cui viene scelto un modo d’esprimersi distinguente, con un linguaggio pur sempre ad alto valore ma leggero, velocizzato e programmato nell’espressione moderna, per essere meglio compresa e nello stesso tempo filosoficamente vitale.


Riceviamo e pubblichiamo da critica.artecontemp@libero.it 

ARTonWORLD numero 19: arte, innovazione e prospettive future

SFOGLIA E LEGGI

ArtonWorld.com, la rivista internazionale di riferimento per l’arte contemporanea, celebra il suo quinto anniversario con l’uscita del *Numero 19*, un’edizione speciale che racconta cinque anni di crescita, innovazione e connessioni nel panorama artistico globale.  

ARTonWORLD celebra 5 anni di successi con il lancio del Numero 19: arte, innovazione e prospettive future

In copertina, un simbolo di trasformazione: il cuore iconico di Danilo Preto, in arte *Preda*,  artista concettuale italiano che fonde provocazione e riflessione sociale. Con questa opera, Preda invita il pubblico a partecipare al suo percorso artistico unico, anticipando una nuova fase della sua carriera destinata a lasciare il segno nel mondo dell’arte contemporanea.  

Cosa troverete nel nuovo numero:

– Street Art a Knoxville – Un reportage esclusivo sulla scena artistica della città del Tennessee, curato dalla Lilienthal Gallery, che trasforma spazi urbani in opere d’arte a cielo aperto.  

– Street Art a Venezia – Il nuovo libro fotografico di Michele De Luca, che cattura la bellezza effimera dei graffiti veneziani, esplorando il rapporto tra storia e modernità nei sestieri della città lagunare.  

– La mostra di Vercelli – Una rassegna curata da Carla Crosio che riunisce 14 artisti.

Le rubriche di punta:  

– Arte e Neuroscienza di Maria Ernesta Leone, neurologa, che indaga come l’arte influenzi la percezione e il cervello umano.  

– A Come Arte, la rubrica di Giada Gasparotti dedicata alle artiste che stanno ridefinendo il panorama creativo contemporaneo.  

– Inside Art Basel Paris – Ksenia Drobyshevskaya ci porta dietro le quinte della fiera d’arte più prestigiosa al mondo, con interviste e anteprime esclusive.

ArtonWorld é anche media partner di Art Paris, troverete tutte le informazioni su date e luogo espositivo di questa prestigiosa fiera a Parigi.

– Tendenze del mercato – Le ultime novità dalle case d’asta internazionali, con un focus su Christie’s e le vendite che stanno ridefinendo il valore dell’arte contemporanea.  

Un grazie ai lettori e sostenitori che hanno reso possibile il successo di ArtonWorld.com. Vi invitiamo a rinnovare l’abbonamento sostenitore o abbonamento annuale semplice per continuare a far parte di una comunità che vive e promuove l’arte in tutte le sue sfumature.  

Rinnova il tuo abbonamento e scopri le novità sul nostro sito: http://www.artonworld.com.  

Carmela Brunetti,

Direttrice e fondatrice di ArtonWorld.com afferma: “Sono Cinque anni di arte. Cinque anni di innovazione. E il viaggio nel mondo dell’arte e della scienza è appena cominciato, cammina con noi, la vita sarà più bella”.

Contatti
Email: info@artonworld.com


ArtonWorld.com Celebrates 5 Years of Success with the Launch of Issue 19:Art, Innovation, and Future Perspectives

ArtonWorld.com, the international magazine at the forefront of contemporary art, celebrates its fifth anniversary with the release of Issue 19, a special edition highlighting five years of growth, innovation, and connections within the global art scene.   On the cover, a symbol of transformation: the iconic heart of Danilo Preto, known as Preda, an Italian conceptual artist who blends provocation with social reflection. With this work, Preda invites the public to join his unique artistic journey, heralding a new phase in his career poised to leave a lasting mark on the contemporary art world.   Inside this issue:- Street Art in Knoxville– An exclusive report on the vibrant art scene in this Tennessee city, curated by the Lilienthal Gallery, transforming urban spaces into open-air masterpieces.  – Street Art in Venice – The new photo book by Michele De Luca, capturing the ephemeral beauty of Venetian graffiti and exploring the intersection of history and modernity in the city’s districts.  – The Vercelli Exhibition – A showcase curated by Carla Crosio, featuring 14 talented emerging artists.   Key columns:  – Art and Neuroscience by Maria Ernesta Leone, neurologist, exploring how art influences perception and the human brain.  – A Come Arte, the column by Giada Gasparotti dedicated to women artists reshaping the contemporary creative landscape.  – Inside Art Basel Paris – Ksenia Drobyshevskaya takes us behind the scenes of the world’s most prestigious art fair, with exclusive interviews and previews.  ArtonWorld is also a media partner of Art Paris. You will find all the details about the event dates and venue of this prestigious fair in Paris.  – **Market Trends** – The latest updates from international auction houses, with a focus on Christie’s and the sales redefining the value of contemporary art.   A heartfelt thank you to our readers and supporters who have made the success of ArtonWorld.com possible. We invite you to renew your subscription, whether as a supporter or with a simple annual membership, to continue being part of a community that lives and promotes art in all its forms.   Renew your subscription and discover the latest news on our website: http://www.artonworld.com.   

Carmela Brunetti,  Director and Founder of ArtonWorld.com, states:  “Five years of art. Five years of innovation. And the journey into the world of art and science is just beginning. Walk with us—life will be more beautiful.” 

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CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

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“Gold is God”. Iconografia per la luce fra tradizione e cubismo

Al Baglioni Hotel Luna, Piazza San Marco – 1243, sono esposte le opere di Michele Dal Bon. Reinterpretazioni di capolavori assoluti della scultura antica e moderna rimodellate nelle forme in chiave cubista e arricchite con la foglia d’oro zecchino. Creazioni di un artista che sono la risultanza di un percorso vissuto con passione creativa, interesse per la cultura veneziana nell’ottica più coerente – e cioè quella dell’incrocio di civiltà – e la competenza di alto livello nell’utilizzo dei materiali. Percorso che Michele ha iniziato sin da bambino quando aiutava il padre Marco Dal Bon, visionario titolare di un laboratorio galvanico, dove ha letteralmente iniziato a “riconoscere il profumo di foglia d’oro”.

“Gold is God”

Iconografia per la luce tra tradizione e cubismo, installazioni luminose di Michele Dal Bon

Michele Dal Bon rivisita la sua profonda passione artistica attraverso una lente cubista, reinterpretando i grandi capolavori della scultura antica e moderna. Il suo progetto si radica nel cuore della Francia, a Parigi, culla del Cubismo e di movimenti artistici avanguardisti. L’ispirazione parte da un’idea visionaria: immaginare Pablo Picasso – musa dell’artista Michele Dal Bon – che visita il Louvre e i grandi musei parigini, reinterpretando le opere scultoree con il suo linguaggio frammentato e analitico. Questa prospettiva si intreccia con il dinamismo culturale della città e il legame simbolico con Pierre Cardin, emblema dell’innovazione tra arte e moda, creando un dialogo immaginario tra tradizione e modernità.

Elemento distintivo della collezione è l’uso della foglia d’oro 24 kt, simbolo di un legame spirituale tra il divino e gli artisti. L’oro, da sempre associato alla presenza di Dio, trasmette un senso di sacralità che trova nuova luce attraverso le opere di Dal Bon. Le sculture, illuminate internamente da luci LED, offrono un’esperienza visiva unica: la luce si riflette o filtra attraverso la foglia d’oro, generando un’esplosione luminosa che mette in risalto i dettagli delle forme, donando loro profondità e intensità. Questo connubio tra tecnologia e artigianalità rende i lavori protagonisti di un racconto artistico senza tempo, capace di fondere passato e presente in un’unica visione.

Il PROGETTO GOLD IS GOD è il proseguimento in una prospettiva internazionale di PROGETTO A MARCO, dedicato al padre, dove l’oro funge da minimo comune denominatore tra l’arte del padre Marco, mentre il vetro simboleggia il legame tra la città di Venezia e la vita artistica dell’autore. L’idea centrale del progetto è creare un percorso artistico in cui ogni opera si inserisce nel contesto della città, permettendo di ammirarla in relazione al suo ambiente. In A Marco, affascinato dall’idea di collegare il cubismo alla storia veneziana, Dal Bon seleziona una serie di monumenti storici e li reinterpreta con lo stesso linguaggio, creando una connessione tra la storia di Venezia e l’avanguardia francese, e costruendo un filo logico tra la città e la propria passione artistica. Nella nuova collezione saranno presentati: NIKE – Νίκη, reinterpretazione de La Nike di Samotracia – uno dei capolavori scultorei di età ellenistica – in chiave cubista, rimodellandone le forme e applicando una decorazione in foglia d’oro zecchino; Golden Thinker: Il Pensatore di Rodin rivisitato in chiave cubista capolavoro assoluto di cui Rodin stesso disse: “Quel che rende il mio Pensatore pensante è che non pensa solo con il cervello, ma con ogni muscolo delle sue braccia, schiena e gambe, con i pugni chiusi e i piedi contratti”. Amore e Psiche – φιλία << In greco, φιλία (philia) non si limita a significare amicizia, ma rappresenta un amore profondo e disinteressato, più potente e duraturo dell’Eros – dice Dal Bon – Philia è l’amore eterno, puro e incondizionato, un legame che trascende il tempo. In quell’abbraccio tra Amore e Psiche, ho colto l’essenza di due anime destinate a incontrarsi e a condividere un legame che va oltre il desiderio: un’unione eterna, simbolo di un amore che vive per sempre>>; Φιλία anche nell’abbraccio di Amore e Psiche di Antonio Canova, uno dei capolavori della scultura moderna, l’artista coglie un sentimento universale di amore che va oltre il significato di amicizia. È l’amore che rimane eterno, che si riconosce nell’abbraccio tra due persone destinate a incontrarsi nella vita, che reinterpreta, Golden Pietà si illumina di una nuova vita grazie alla luce LED che filtra attraverso il craquelé della foglia d’oro, creando un’esplosione luminosa che valorizza i dettagli della scultura e avvolge l’ambiente in un’atmosfera di intensa spiritualità.

Michele Dal Bon nasce nel 1966 a Venezia, figlio di un visionario imprenditore veneziano. Fin da piccolo sviluppa una passione per il disegno, le arti e lo sport. All’età di 10 anni, insieme alla famiglia, lascia Venezia per seguire il padre Marco in un’avventura imprenditoriale in terraferma, un’esperienza che lo segnerà profondamente. Nonostante la distanza, mantiene sempre forti legami affettivi e artistici con la sua città natale. Nel 1984, il giorno dopo l’esame di maturità, parte per la Francia con il suo miglior amico, diretti a Dunquerque, passando per Parigi, dove rimane affascinato dalla Torre Eiffel, una costruzione che lo colpisce per la sua leggerezza e magnificenza. Quell’incontro con la capitale francese segna l’inizio di un’avventura che lo porta a restare in Francia per tutta l’estate, uno dei viaggi più significativi della sua vita. Al suo ritorno in Italia, lavora a Murano nel settore dei vetri artistici, ma ben presto capisce che per realizzare i suoi sogni deve seguire le orme del padre, entrando nel mondo delle vendite di argento e gioielli. Si iscrive alla facoltà di lettere di Cà Foscari, studiando storia dell’arte e, in particolare, oreficeria. Nel 1994 apre il suo primo negozio in Calle dei Boteri a Venezia e ottiene il titolo di gemmologo al Gemological Institute of America di Vicenza. L’anno successivo vince una borsa di studio europea e si diploma come orafo modellista frequentando corsi serali all’IRIGEM di Rosà (Vicenza). Sempre nel 1995, realizza i gioielli per il teatro La Fenice. Nel 1996 entra a far parte del collegio dei periti ed esperti della Camera di Commercio di Venezia, iniziando ad acquisire importanti gioielli firmati e antichi. Nel 1998 frequenta un corso di marketing per fabbricanti di gioielli presso la SDA Bocconi di Milano, dove entra in contatto con i più grandi gioiellieri italiani. Negli anni 2000, si specializza nella perizia di oggetti in vetro di Carlo Scarpa e sviluppa una profonda ammirazione per lo stile del celebre designer veneziano. Oltre alla produzione di gioielli, Dal Bon coltiva una passione per l’antiquariato, la storia dell’arte e il design. Partecipa due volte al Fuori Salone di Milano, è selezionato alla Jewellery Design Week e alla Venice Design Week del 2021 e 2024. Nel 2022, inizia a lavorare nel settore dell’illuminazione, progettando una lampada scultura per Cleto Munari Lux, ispirata a uno stilema di Alessandro Mendini, presentata al Fuori Salone di Milano. Da allora, gestisce la sua galleria a Venezia, collaborando con artisti di fama internazionale e sviluppando progetti in sinergia con maestri locali e professionisti del settore.


Mostra aperta dal 14 dicembre 2024 al 27 marzo 2025
Le Zoie
San Polo 2176, Venezia
da mercoledì a sabato orari: 15:00 – 19:00
ingresso gratuito

Ufficio stampa e comunicazione
Studio associato Davide Federici
info@davidefederici.it

Ufficio Comunicazione design33.it

L’Aquila: Attualità di Giorgio de Marchis

Martedì 17 dicembre 2024 alle ore 17.30, presso la sede della Fondazione de Marchis, al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di presentare il numero monografico della rivista “Ricerche di storia dell’arte”, dal titolo «È la storia dell’arte, bellezza!» Attualità di Giorgio de Marchis. 

Presentazione del numero monografico della rivista
Ricerche di storia dell’arte
dedicato a Giorgio de Marchis
A cura di Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi, Barbara Olivieri

17 dicembre 2024 ore 17.30
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre

Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila

Il volume, curato da Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi Barbara Olivieri, e i saggi in esso contenuti, seguono le linee della giornata di studi del 14 ottobre 2021, “Omaggio a Giorgio de Marchis” a cura di Barbara Drudi e Barbara Olivieri, organizzata dall’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, in collaborazione con la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre e con il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. 

Dopo i saluti di Diana Di Berardino, direttrice della Fondazione Giorgio de Marchis, interverranno alla presentazione gli autori Barbara Olivieri, Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi e Antonietta Biondi. 

«È la storia dell’arte, bellezza!» Attualità di Giorgio de Marchis si propone come primo approfondimento scientifico su alcuni aspetti ancora inesplorati dell’eclettica attività di storico e critico d’arte di de Marchis. Nato a L’Aquila il 9 luglio 1930, dopo la maturità classica si iscrisse all’Università di Pisa dove si laureò nel novembre del 1956 in Filologia classica, discutendo una tesi sugli aspetti dell’Umanesimo nei carmi di Giovanni Pontano. Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta soggiornò a Parigi per frequentare i corsi di perfezionamento di André Chastel, Pierre Francastel e Germain Bazin. Il 1961 lo vide impegnato in uno stage alla Biennale internazionale d’arte di San Paolo del Brasile, mentre l’anno successivo seguì un Corso Internazionale di Alta Cultura presso la Fondazione Giorgio Cini a Venezia. De Marchis poté nutrirsi di esperienze assai peculiari che gli permisero di affrontare, con rigore scientifico ma sempre con una personale e critica visione della storia dell’arte contemporanea, una lunga carriera. La sua vita professionale si svolse tra incarichi museali e attività scientifica nelle grandi metropoli internazionali, senza mai dimenticare però la sua città natale e i luoghi della sua vita familiare. 

Ciascuno dei contributi raccolti racconta un aspetto, una visione delle ricerche contemporanee, una mostra, un impegno come critico engagé, da cui si evince come de Marchis abbia sviluppato una sua distintiva metodologia operativa. Per dimostrare “l’attualità di de Marchis” è parso necessario riscoprirlo e ricollocarlo nel dibattito storico-artistico del Novecento: sono proprio le sue scelte, la sua formazione cosmopolita, le sue esperienze e il suo lavoro, l’impegno profuso sulle pagine dei testi pubblicati e quello per la Galleria Nazionale o per l’Istituto a Tokyo, a dimostrarne l’attualità.

Nella sede della Fondazione sarà possibile visitare la mostra in corso: Del resto di Piotr Hanzelewicz a cura di Emiliano Dante. 


Ricerche di storia dell’arte
«È la storia dell’arte, bellezza!»
 Attualità di Giorgio de Marchis
N. 143/2024
A cura di Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi, Barbara Olivieri
Grafica: Valentina Equizi

17 dicembre 2024 ore 17.30
Intervengono: 
Diana Di Berardino, Barbara Olivieri, Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi, Antonietta Biondi

Nella sede della Fondazione sarà possibile visitare la mostra in corso
Del resto di Piotr Hanzelewicz a cura di Emiliano Dante
Orari: giovedì 11.00-13.00 / 16.30 – 19.00; venerdì e sabato 16.30 – 19.00;
domenica 11.00-13.00 / 16.30 – 19.00 – Ingresso libero

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it

Contatti
Diana Di Berardino
tel. 338458 1985
Barbara Olivieri
tel. 3498832591
fondazione.demarchis@gmail.com

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com – info@melaseccapressoffice.it