ARTINO: Quinta edizione a Casa degli Artisti del Festival Annuale dell’Arte Applicata

Prima colonna dall’alto in basso:
C. Mafille, Where the bees they’re in my chest, cucito e pittura su tessuto, 145 x 230 circa, 2025, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti;
Claudia Mendini, Barlumi 2025, Acrilico su cartone, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti;
Cora Fossati, collage, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti;
Luca Di Maggio, colore vinilico su legno, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti.
Seconda colonna dall’alto in basso:
Sei Iturriaga Sauco, Carte dell’esilio, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti;
Nanyoung, Scarpe, ceramica, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti;
Sabine Delafon, Stella blu, piatto in ceramica, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti;
Saverio Bonelli, piatto in ceramica realizzato in collaborazione con Mariavera Chiari, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti;
Sei Iturriaga Sauco, Carte dell’esilio, Courtesy dell’artista e Casa degli Artisti.

ARTINO FAAA 2025

Festival Annuale Arte Applicata
di Casa degli Artisti

quinta edizione

dal 27 al 30 novembre 2025

Con il patrocinio del Municipio 1 del Comune di Milano

Giunto alla sua quinta edizione, dal 27 al 30 novembre 2025 torna a Casa degli Artisti di Milano ARTINO FAAA – Festival Annuale dell’Arte Applicata, sotto la direzione e il coordinamento di Mariavera Chiari, rappresentante di Casa degli Artisti e membro dell’associazione Nic – Nuove Imprese Culturali.

Fin dalla sua ideazione, ARTINO FAAA si propone di mantenere vivo il dibattito sulle Arti Applicate e sulle loro più recenti ridefinizioni, offrendo uno spazio di confronto e di scoperta dedicato ai linguaggi dell’artigianalità contemporanea.

L’edizione 2025 segna un’importante evoluzione: per la prima volta, il festival occuperà entrambi i piani della Casa degli Artisti, trasformando gli atelier in un vivace percorso espositivo. In mostra saranno presentate opere, micro-serie, edizioni limitate, manufatti e progetti sperimentali realizzati dagli artisti che hanno partecipato ai programmi di residenza della Casa dal 2020 a oggi e da una selezione di artigiani che hanno fatto parte del progetto sin dalla prima edizione: un’occasione unica per esplorare il panorama più recente e dinamico delle Arti Applicate contemporanee.

Durante i quattro giorni del festival, il pubblico della Micro-fiera potrà toccare con mano i manufatti e conoscere da vicino il lavoro di artisti e artigiani

I visitatori potranno accedere agli atelier, solitamente non aperti al pubblico, e immergersi in un’atmosfera creativa e partecipativa, entrando in dialogo diretto con gli artisti. Molti di loro proporranno workshop, incontri e momenti di confronto, offrendo uno sguardo privilegiato sui processi di ricerca e sulle modalità di produzione che danno forma alle loro opere.

Durante il festival sarà inoltre possibile acquistare i lavori esposti o commissionare opere su misura, instaurando un rapporto diretto e autentico tra pubblico e artisti.

Elenco artisti:

Paola Alborghetti 
William Fernando Aparicio
Artetetra
Leo Atlante
Mariangela Bombardieri
Saverio Bonelli 
Mariavera Chiari 
Clorophilla
Sabrina D’Alessandro 
Sabine Delafon
Luca Dimaggio 
Caterina Faenza
Graziano Folata 
Cora Fossati
Eckehard Fuchs
Sei Iturriaga Sauco
Coquelicot Mafille
Claudia Mendini
Mattia Sugamiele 
Clémence Seilles da Stromboli Design
Shim Nan Young 
Fabius Tita 
Chiara Zucchi

ARTINO FAAA 2025
Festival Annuale Arte Applicata 
quinta edizione
27 – 30 novembre 2025

Orario di apertura:
h. 12.30 – 19.00| ingresso libero

Informazioni
Casa degli Artisti
Corso Garibaldi 89/A (ingresso da via Tommaso da Cazzaniga), Milano
www.casadegliartisti.com   info@casadegliartisti.org

Ufficio Stampa Casa degli Artisti:
Emanuela Filippi / Eventi e Comunicazione
emanuela.filippi@casadegliartisti.org
Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>

Venezia: “Emergence of the Patriarch” di Mao Xuhui in mostra a Palazzo Grimani

Mao XUHUI, Under the Firmament: Soil
Mao Xuhui
Emergence of the Patriarch
A cura di Lü Peng, Li Guohua, Carlotta Scarpa

Museo di Palazzo Grimani | Musei archeologici nazionali di Venezia 
e della Laguna
Castello 4858 – 30122 Venezia

28 Novembre 2025 – 1 Febbraio 2026
Inaugurazione e anteprima stampa: 27 Novembre alle ore 17.00

Per la prima volta in Italia una mostra dedicata all’artista cinese Mao Xuhui, una delle figure più influenti dell’avanguardia artistica cinese contemporanea. “Mao Xuhui: Emergence of the Patriarch”, a cura di Lü Peng, Li Guohua e Carlotta Scarpa, è organizzata da L-ART GALLERY con Manuela Schiavano e ospitata dal Museo di Palazzo Grimani – parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. L’esposizione presenta una selezione di 43 opere che ripercorrono cinquant’anni di ricerca pittorica, offrendo una lettura complessa e stratificata del lavoro dell’artista.

Considerato uno dei protagonisti più significativi della sua generazione, Mao Xuhui (nato nel 1956 nella provincia del Sichuan) è oggi presente nelle collezioni dei più importanti musei e gallerie internazionali. Formatosi all’Università delle Arti dello Yunnan – dove attualmente insegna presso il College di Scienze Umane – la sua carriera si intreccia con la nascita dell’arte contemporanea in Cina, in particolare grazie al suo ruolo di cofondatore del Southwestern Art Research Group di Kunming e alla partecipazione al movimento ‘85 New Wave, che segnò una svolta decisiva nella scena artistica del Paese.

In quegli anni di grandi trasformazioni, Mao elabora una pratica pittorica che definisce “life painting”: un linguaggio denso di tensione emotiva, capace di riflettere in modo diretto la realtà sociale e culturale della Cina sudoccidentale. Pur ispirandosi alla tradizione della natura morta, ne rinnova radicalmente la struttura, trasformandola in una riflessione esistenziale e concettuale. L’oggetto ricorrente delle forbici – elemento semplice e quotidiano – assume per l’artista un valore simbolico e ambiguo, legato a temi di controllo, potere, vulnerabilità e volontà. Questo motivo attraversa la sua produzione per oltre un decennio, culminando nel celebre ciclo Will / Scissors, tra i vertici della sua ricerca.

Come afferma il critico e storico dell’arte Lü Peng, “Dal 1978 ai primi decenni del XXI secolo la società cinese ha attraversato trasformazioni profonde e complesse, che hanno coinvolto ogni ambito della vita collettiva. In questo contesto, l’arte di Mao Xuhui rappresenta una chiave privilegiata per comprendere tali mutamenti: un ponte tra realismo socialista, espressionismo e modernità, capace di raccontare la transizione culturale e spirituale della Cina contemporanea.”

Allestita nelle sale del secondo piano del Museo di Palazzo Grimani a Venezia, l’esposizione presenta una selezione di opere emblematiche che restituiscono una visione ampia e articolata della sua ricerca artistica. Inserita nel ciclo di approfondimenti dedicati agli artisti cinesi delle generazioni antecedente e successiva al 1985, la mostra pone la figura di Mao in ideale contrappunto con quella del giovane Zhang Zhaoying, protagonista della precedente mostra Lifelong Beauty. La scelta di Palazzo Grimani come sede espositiva amplifica questo dialogo: l’antica dimora rinascimentale, con le sue decorazioni di Giovanni da Udine, Francesco Salviati e Federico Zuccari e la celebre collezione di statue classiche voluta da Giovanni Grimani, diventa lo scenario in cui la ricerca di Mao Xuhui – sospesa tra memoria, autorità e tradizione – trova un confronto diretto con la storia e con il patrimonio culturale del passato.

Il percorso espositivo, concepito in chiave retrospettiva, propone una lettura profonda del suo linguaggio visivo, mettendo in luce l’evoluzione tematica e formale che attraversa tutta la sua produzione. Come suggerisce il titolo della mostra, al centro del suo linguaggio visivo emerge il tema del patriarcato inteso come riflessione sull’autorità e sul potere, sia nella sfera familiare sia in quella politica. Nelle serie Patriarch, Mao trasforma la figura del padre in una presenza simbolica, emblema delle strutture di controllo e della tradizione. Attraverso forme geometriche, toni cupi e composizioni severe, l’artista esprime la complessità del rapporto con l’autorità — sospeso tra rispetto, paura e ribellione — trasformando la dimensione privata in una meditazione universale sulle gerarchie sociali e sul peso della memoria culturale cinese.

In questa occasione, sarà inoltre presentata per la prima volta in Italia la biografia illustrata dell’artista, edita da Skira e curata dallo stesso Prof. Lü Peng. Il libro ripercorre l’evoluzione ideologica e creativa dell’artista, ricostruita attraverso documenti e materiali personali, tra cui diari, lettere, dipinti, appunti di lettura e trascrizioni. Il risultato è un ritratto profondo e autentico, che racconta la vera storia e gli anni illustri di una generazione straordinaria in Cina. Emergence of the Patriarch testimonia ancor più l’impegno di Lü Peng nel preservare e illuminare le diverse narrazioni dell’arte cinese contemporanea.

Attraversando cinquant’anni di storia dell’arte cinese, la mostra intende restituire al pubblico il senso profondo del legame tra individuo, identità culturale e memoria collettiva, proponendo una riflessione intensa e attuale su temi cruciali come il potere, la famiglia, la volontà e la trasformazione del soggetto nella società globalizzata. Un’occasione unica per il pubblico nazionale e internazionale di scoprire, o riscoprire, l’opera di un artista fondamentale, la cui ricerca espressiva continua, ancora oggi, a interrogare con lucidità il nostro tempo.

MAO XUHUI è nato a Kunming dal 1956 e si è laureato presso la Yunnan Art Academy nel 1982. È considerato una figura iconica nella storia dell’arte contemporanea cinese. Inserito nella lista China Art Power 100, è stato uno dei protagonisti della scena artistica d’avanguardia della Cina sudoccidentale negli anni Ottanta.

Tra il 1985 e il 1989 ha riunito numerosi giovani artisti, principalmente provenienti dallo Yunnan e dal Sichuan, sotto l’etichetta di “New Figurative”, dando vita al Southwest Art Research Group. I membri del gruppo hanno espresso nelle loro opere una consapevolezza esistenziale intensa, tipica delle regioni sud occidentali della Cina, tanto da diventare una componente fondamentale dell’“’85 New Wave”, il movimento d’avanguardia dell’arte contemporanea cinese. Questi risultati gli hanno assicurato un ruolo di primo piano nella storia dell’arte contemporanea del Paese.

Mao Xuhui ha esposto ampiamente nelle principali città dell’area euro-pan-asiatica, tra cui Shanghai, Pechino, Hong Kong, Singapore, New York, San Francisco, Barcellona, Bologna, Parigi e Londra. Le sue opere sono state incluse in numerose mostre di rilievo, tra cui la mostra fondamentale nella storia dell’arte contemporanea cinese Inside Out: New Chinese Art (1998), co-organizzata dall’Asia Society di New York, dal Museum of Modern Art di San Francisco e dall’Hong Kong Museum of Art. Le sue opere sono state acquisite da importanti gallerie e musei nazionali e internazionali, diffuse dai media di tutto il mondo e pubblicate in libri di storia dell’arte e riviste accademiche.

 LÜ PENG, è un curatore, critico e storico dell’arte cinese.È nato a Chongqing, nel Sichuan, nel 1956 e si è laureato in Studi Politici alla Sichuan Normal University nel 1982. Nel 1992 è stato direttore artistico della prima biennale d’arte cinese: Guangzhou Biennial Art Fair.

Tra i suoi successi curatoriali:
Global Painting. La Nuova pittura cinese al Mart di Rovereto, una restituzione composita dell’arte contemporanea cinese che traccia un importante passaggio storico (2024);
Passage to History: 20 Years of La Biennale di Venezia and Chinese Contemporary Art, co-curata con Achille Bonito Oliva alla 55. Biennale d’Arte (2013);
la Biennale di An’ren del 2011;
Pure Views: New Painting from China (Asia Art Museum, San Francisco, 2011);
Pure Views: New Painting from China (Louise Blouin Foundation, Frieze, London, 2010);
Reshaping History (Pechino, 2010), una mostra su larga scala che presentava più di mille opere di quasi duecento tra gli artisti cinesi più innovativi del primo decennio del 21° secolo;
A Gift to Marco Polo, un evento collaterale per la Biennale di Venezia del 2009 che ha messo in mostra otto dei più importanti artisti contemporanei cinesi.
Lü è attualmente direttore del Museo di arte contemporanea di Chengdu, direttore di CHINART, agenzia di gestione delle istituzioni d’arte cinesi, ed è professore associato delDipa rtimento di Storia e Teoria dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Hangzhou, Zhejiang. Dal 2017 è Presidente della L-Art University e Professore del Sichuan Fine Arts Institute e Xi’an Academy of Fine Arts.
A Gennaio 2024 ha pubblicato con Rizzoli, “Storia dell’arte cinese del XX al XXI secolo” già edito incinese nel 2006 da Peking University Press ed inglese nel 2010 dalla casa editrice Charta.
Con questa pubblicazione storica, Lü Peng analizza in modo incisivo ed appassionato gli sviluppi dell’arte cinese dalla fine della dinastia Qing fino agli anni di apertura del XXI secolo tracciando abilmente questa evoluzione, non solo nella Cina continentale, Taiwan e Hong Kong, ma anche in centri importanti come Parigi e Tokyo. Questa narrazione completa è un punto di riferimento per conoscere la storia dell’arte cinese del XX e XXI secolo.


Mao Xuhui
Emergence of the Patriarch
A cura di Lü Peng, Li Guohua, Carlotta Scarpa
28 Novembre 2025 – 1 Febbraio 2026

DOVE
Museo di Palazzo Grimani | Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna
Ramo Grimani 4858 – 30122 Venezia

ORARI DI VISITA
Dal martedì alla domenica 
10.00 > 19.00  La mostra è compresa nel ticket d’ingresso al Museo

ORGANIZZAZIONE 
L-ART·GALLERY con Manuela Schiavano

MAGGIORI  INFO 
CS Art Management
press@csartmanagement.com

CONTATTI PER LA STAMPA 
Cristina Gatti Press & P.R. 
press@cristinagatti.it
+39 338 6950929
Da Cristina Gatti | PRESS & P.R. <press@cristinagatti.it> 

125° Anniversario di attività dell’Università Popolare di Trieste

125° Anniversario di attività dell’Università Popolare di Trieste
Il programma delle celebrazioni di venerdì 21 novembre 2025
 e i riconoscimenti che saranno conferiti

Una duplice cerimonia per celebrare i 125 anni di attività dell’Università Popolare di Trieste e i 60 anni di sostegno alle Comunità italiane dei Paesi dell’Adriatico orientale: domani, venerdì 21 novembre, vengono festeggiati due traguardi che raccontano una storia di cultura, identità e impegno civile. Alle celebrazioni è stata conferita la “Medaglia del Presidente della Repubblica” e assicurato il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione CRTrieste. L’evento è promosso con la coorganizzazione e il patrocinio del Comune di Trieste e con la collaborazione per lo spettacolo teatrale del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Il Rossetti“.

La prima cerimonia, ospitata nella Sala del Consiglio comunale di Trieste, intende sottolineare il valore dell’Ente morale per la città e il territorio in cui è nata nel 1899. Moderata dal giornalista Ferdinando Avarino, prevede in apertura (alle 10.30) la proiezione del video 1899: nasce l’Università Popolare di Trieste. Seguono gli interventi istituzionali di Francesco di Paola Panteca, Presidente del Consiglio Comunale di Trieste; Roberto Dipiazza, Sindaco di Trieste; Edvino Jerian, Presidente Università Popolare di Trieste; On. Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giula; On. Sandra Savino, Sottosegretario al Ministero Economia e Finanze.

La cerimonia prosegue con una Prolusione del prof. Stefano PilottoL’Università Popolare di Trieste: una lunga storia di cultura italiana e la proiezione del video commemorativo 125 anni di attività per la cultura italiana.
In conclusione della mattinata, dopo l’intervento di Edvino Jerian, Presidente UPT Presente e futuro dell’Ente, è in programma la consegna di riconoscimenti agli ultimi ex presidenti dell’Ente morale: Silvio del BelloFabrizio SommaMaria Cristina BenussiRenzo CodarinFrancesca Adelaide Garufi Commissario Straordinario, Emilio Fatovic e Paolo Rovis. Segue la presentazione dell’Albo dei Benemeriti della Cultura Popolare di Trieste e il conferimento ai primi tre prescelti Franco DegrassiFrancesco Vecchiet e al Mons. Ettore Malnati.

La seconda cerimonia, nella Sala del Ridotto del Teatro Comunale Giuseppe Verdi, è dedicata aiSessant’anni di collaborazione con l’Unione Italiana e le Comunità Italiane in Slovenia, Croazia e Montenegro.

Moderata dalla giornalista Cristina Bonadei, prevede – dopo l’Inno Nazionale – il saluto di Mario Anzil, Vice Presidente Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con delega alla cultura,  dell’Ambasciatore Italiano in Slovenia Giuseppe Cavagna e dell’Ambasciatore Italiano in  Croazia Paolo Trichilo.  Dopo la proiezione del video Università Popolare di Trieste: cerniera di italianità, seguono i saluti delle rappresentanze delle Comunità Italiane e del mondo dell’Esodo: Dejan Ducic, Presidente Comunità Italiana in Serbia a Belgrado; Aleksandar Dender, Presidente Unione delle Comunità Italiane in Montenegro; Alberto Scheriani, Presidente della CAN costiera del Litorale Sloveno; Marin Corva; Presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana; per il mondo dell’esodo Renzo Codarin Presidente FederEsuli e Massimiliano Lacota, Presidente Unione degli Istriani. Chiude i saluti il dottor Francesco Bianchi con la lettura di un breve messaggio del Presidente del Consiglio della Regione Basilicata Marcello Maurizio Pittella con consegna di un sigillo dell’Amministrazione lucana.
La cerimonia procede con la Lectio magistralis prof. Egidio Ivetic L’Università Popolare di Trieste per la conservazione della memoria e la valorizzazione della cultura italiana.
Seguono gli interventi delle autorità politiche istituzionali, On. Felice Žiža Parlamento sloveno; On. Furio Radin Parlamento croato; sen. Roberto Menia componente della Commissione Esteri al Senato.

Ad Edvino Jerian, Presidente UPT, il compito di sottolineare nel suo intervento  Il ruolo di ponte culturale dell’Università Popolare di Trieste.
La cerimonia prosegue con un riconoscimento al Prof. Giovanni Radossi, Presidente Onorario dell’Unione Italiana e un ricordoin memoria del professor Luciano Rossit e del professor Antonio Borme.
Conclude l’evento l’Ambasciatore Daniele Rampazzo, Ministro Plenipotenziario pressoMinistero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La giornata di celebrazione dei 125 anni di attività dell’Università Popolare di Trieste prevede infine la presenza di numerosi ospiti allo spettacolo teatrale al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “il Rossetti” Aggiungi un posto a tavola, il cui titolo ben si sposa con le finalità degli eventi.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it

“GRAPHIC JAPAN. Da Hokusai al Manga” al Museo Civico Archeologico, Bologna

GRAPHIC JAPAN
Da Hokusai al Manga
A cura di Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza

20 novembre 2025 – 6 aprile 2026

Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio 2, Bologna

www.graphicjapanbologna.it 
Cartella stampa

Graphic Japan. Da Hokusai al Manga porta a Bologna, per la prima volta in Italia, una grande mostra che racconta visivamente le tappe fondamentali della grafica giapponese in un viaggio che dal periodo Edo (1603-1868) conduce fino ai nostri giorni. Questa la proposta culturale di MondoMostre che presenterà in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, un nuovo capitolo sulla creatività grafica nipponica, dopo il grande successo di HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre l’onda. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston dell’autunno 2018.


La mostra, che si avvale del patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Consolato Generale del Giappone a Milano, si pone in continuità rispetto ai rapporti tra Italia e Giappone approfonditi nel contesto dell’Expo di Osaka 2025, concluso il 13 ottobre 2025 e di cui Rossella Menegazzo è stata Responsabile Cultura del Commissariato generale di sezione per la partecipazione italiana. Come sua simbolica prosecuzione in Italia, il progetto espositivo ne prende il testimone: Graphic Japan estende a Bologna il focus sulla cultura giapponese, da giovedì 20 novembre 2025 a lunedì 6 aprile 2026, con un approfondimento sulla grafica e le arti visive.

Il progetto di mostra, a cura di Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza, nasce da un’esigenza critica coniugata alla curiosità culturale di indagare le ragioni del successo globale della grafica giapponese, connotata da un nesso indissolubile tra segno e disegno che, a partire dalle stampe ukiyoe – le cosiddette “immagini del Mondo Fluttuante” -, ha condotto fino ai poster d’artista e ai manga contemporanei.

Il percorso espositivo si articola in quattro grandi sezioni tematicheMotivi di NaturaVolti e Maschere,Calligrafia e tipografiae Giapponismo contemporaneo con oltre 250 opere stampate in silografia, libri, album, manifesti e mascherine per tessuti (katagami) oltre a oggetti di alto artigianato, offrendo una narrazione stratificata dell’evoluzione della grafica giapponese che incrocia le arti, dalla calligrafia alla tipografia, dal disegno al design, dalle arti applicate fino alla moda, al cinema, al teatro e al fumettoGraphic Japan. Da Hokusai al Manga presenta i temi e gli artisti più rilevanti delle diverse epoche chiave del percorso evidenziando l’evoluzione del tratto, delle tecniche, dei materiali, dei soggetti, così come il cambiamento d’uso e la capacità di innovare nel solco della tradizione, mantenendo l’essenza visiva riconoscibile propria della cultura del Sol Levante.

Le opere in prestito provengono da importanti istituzioni italiane e giapponesi pubbliche e private, tra cui Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone” di Genova, Museo d’Arte Orientale di VeneziaBiblioteche civiche e nazionali e da collezioni giapponesi tra cui Dai Nippon Foundation for Cultural Promotion e Adachi Foundation.

Il progetto espositivo si rivolge a un pubblico molto ampio: grazie alla collaborazione con Senza titolo, verrà presentato un ricco calendario di attività didattiche, percorsi per le scuole, visite guidate e contenuti multimediali, non solo per bambine e bambini e ragazze e ragazzi, ma anche per il pubblico adulto.

Bologna si prepara ad accogliere con grande attesa Graphic Japan. Da Hokusai al Mangaun appuntamento che promette di trasformare la città in un punto d’incontro tra tradizione e innovazione visiva, tra i più attesi della stagione culturale, capace di attrarre pubblico e critica con un percorso espositivo unico nel suo genere.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Moebius.

Pubblicato già il 12 Novembre 11:40


INFORMAZIONI AL PUBBLICO

Graphic Japan. Da Hokusai al Manga
A cura di Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza
20 novembre 2025 – 6 aprile 2026
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio, 2 – 40124 Bologna

SITO WEB
www.graphicjapanbologna.it

BIGLIETTI
 (esclusa prevendita)
In vendita su vivaticket.com  
Open: € 17,00
Ridotto Open: € 13,00 (promo Early Bird)
Intero: € 16,00
Ridotto: € 14,00
Ridotto over 65 (solo il mercoledì): € 14,00
Ridotto speciale studenti universitari: € 10,00 (lunedì, mercoledì e giovedì)
Ridotto scuole: € 7,00
Ridotto bambini (6-10 anni): € 7,00
Ridotto famiglia

ORARI DI APERTURA
Dal lunedì al venerdì ore 10-18
Sabato e domenica ore 10-19
Martedì non festivi chiuso

ORARI FESTIVITÀ NATALIZIE
Mercoledì 24 dicembre 2025 – ore 10-14
Venerdì 26 dicembre 2025 – ore 10-19
Mercoledì 31 dicembre 2025 – ore 10-14
Giovedì 1° gennaio 2026 – ore 10-19
Martedì 6 gennaio 2026 – ore 10-19
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

Uffici stampa 
PCM Studio di Paola C. Manfredi

Via Farini 71, 20159 Milano
www.paolamanfredi.com
Francesca Ceriani | Tel. +39 340 9182004 | francesca@paolamanfredi.com 

Settore Musei Civici Bologna 
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | silvia.tonelli@comune.bologna.it
Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | elisabetta.severino@comune.bologna.it 
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> 

Venezia, Ca’ Pesaro: Gastone Novelli (1925-1968) 

Gastone Novelli (1925- 1968)
Venezia, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Spazi espositivi II Piano
15 novembre 2025 – 1 marzo 2026

A cura di Elisabetta Barisoni e Paola Bonani
Con la collaborazione dell’Archivio Gastone Novelli, Roma

Gastone Novelli (Vienna 1925 – Milano 1968) è stato uno dei maggiori protagonisti della pittura italiana del secondo dopoguerra. Nel centenario della sua nascita, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia gli dedica una nuova, fondamentale mostra monografica: un’occasione per riscoprirne la qualità artistica e la carica rivoluzionaria della sua ricerca. Il progetto si inserisce nel solco delle grandi esposizioni di approfondimento che Ca’ Pesaro ha dedicato negli anni ai Maestri del secondo dopoguerra, da Cy Twombly ad Arshile Gorky, da Afro a Roberto Matta, tra gli altri.  

Una ragione in più per celebrare Novelli a Venezia, geografia fondamentale nella sua vicenda artistica, è l’ingresso nelle collezioni civiche di due opere donate dagli eredi. Due capolavori che segnano gli estremi della sua produzione matura: Era glaciale, 1958 e Allunga il passo amico mio, 1967. 

Il percorso espositivo, che si dipana nelle otto sale al secondo piano del museo con circa sessanta opere, pone l’accento sul periodo più intenso della produzione di Novelli, dal 1957 al 1968. La mostra si apre con le opere informali della seconda metà degli anni Cinquanta per arrivare fino ai lavori della fine del decennio in cui la parola e l’azione di Novelli tornano a essere investiti di un più esplicito significato etico e politico. Esclusi dal percorso sono solo gli esordi degli anni brasiliani, già oggetto quest’anno di un “primo capitolo” di approfondimento specifico nella mostra Gastone Novelli. L’arte deve vivere al sole al MAC USP di San Paolo, curata da Ana Magalhães e Marco Rinaldi. 

La scelta dell’ordinamento cronologico evidenzia il susseguirsi delle diverse fasi della ricerca dell’artista, mostrando come questa, seppur svolta in un arco temporale molto breve, poco più di dieci anni, abbia toccato alcuni dei punti nodali del dibattito artistico contemporaneo. Due sale sono dedicate ai lavori che egli scelse per le partecipazioni alla Biennale di Venezia, nel 1964 e nel 1968. Due momenti fondamentali che, come dichiarò lui stesso, possono dare una precisa e completa indicazione di quelle che sono le possibilità del mio linguaggio. 

Il percorso espositivo

Gli anni Cinquanta sono quelli del passaggio dall’informale materico e gestuale delle prime opere in cui introduce la scrittura come segno visivo e narrativo, alle suggestioni neo-dada del lavori in cui sperimenta anche l’uso del collage. Era glaciale (1958), l’opera che entra oggi nelle collezioni veneziane, appartiene a questo frangente: un quadro è l’apparizione di una apparenza – dichiara l’artista ed Era Glaciale è così l’apparizione di un linguaggio magico, la vera cifra stilistica di Novelli. Un’arte vicina alla poesia in cui si ritrova l’eco degli autori più lirici del Novecento, fra tutti Paul Klee e Osvaldo Licini.

Nei primi anni Sessanta, Novelli supera l’Informale ideando una nuova forma di figurazione: la tela diventa spazio di raccolta e inventario di segni, parole e simboli ancestrali. I dipinti si riempiono allora di scritture volutamente difficili da decifrare, in sintonia con le ricerche delle neoavanguardie letterarie, come quelle che compaiono in Una delle sale del museo (1960), lunghi brani o frammenti di frasi, sequenze numeriche o alfabetiche, singoli simboli o isolate lettere, racchiusi dentro riquadri e caselle, come in Dizzy (1960) e Thelonious (1960), e talvolta in vere e proprie griglie, come quelle visibili in Il re del sole (1961) e Il re delle parole (1961)Spazi nuovi che accolgono tutto ciò che lo interessa, dalla poesia al jazz, dall’alchimia alla linguistica, dalla scienza alla psicologia del profondo.

Indispensabile ricordare i suoi viaggi: dopo i soggiorni in Grecia la montagna diventerà un soggetto ricorrente nei suoi dipinti e sarà ispirazione principale per il suo lavoro scultoreo, come è possibile vedere nel nucleo di opere esposte oggi in mostra a Ca’ Pesaro, tra cui Sonnenberg e Schönberg, entrambe del 1964.

Nel 1964 Novelli viene invitato con una sala personale alla XXXII Biennale di Venezia. È la sua prima partecipazione alla rassegna veneziana e sceglie dieci tra gli ultimi lavori: Il grande linguaggioIl gioco dell’ocaBarcelona (omaggio a Germano Lombardi)Mare buono per la pescaIl vocabolarioUn orto per Marina, Sole che dirige il viaggioIl fare della lunaPianeta che conduce il giornoSpazio logico. Paesaggi visionari, “pagine bianche”, un gruppo piuttosto coeso di opere, opposte per contenuto, materia e colore al clamore della Pop Art americana. A queste opere è dedicata una delle sale della mostra.

La metà degli anni Sessanta vede il ritorno felice delle cromie nell’esplorazione di paesaggi (Il campo dei giochi, 1965), simboli (L’aquilone del mago, 1965) e alfabeti (La grande “A”, 1965), che combinano i frammenti linguistici collezionati dall’artista negli anni. Forme archetipiche, continuamente “ri-dette”, “ri-formate”, in maniera unica e irripetibile, che si intrecciano alla storia e a riferimenti contemporanei, affidati alla parola scritta, con riferimenti diretti alla politica, Per una rivoluzione permanente (per Lev Trotzky) del 1965, e al costume, Attenti al sergente Bond, sempre del 1965, dedicato all’uscita del film Thunderball di Ian Fleming. 

Il 1968 è l’anno della sua morte ma anche di una consacrazione all’eternità, grazie a un gesto di contestazione, simbolico e potente: rivolta verso il muro i quadri della sua sala personale all’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e appone sul retro di uno di essi la scritta “La Biennale è fascista”, rimanendo nella memoria collettiva del mondo dell’arte tra i protagonisti indiscussi di un’eccezionale stagione di responsabilità e di protesta. 

Prima di questo, Venezia è già nel destino di Novelli: vi si trasferisce nel 1967, rimanendovi fino all’ottobre del 1968. Prende uno studio nella Casa dei Tre Oci alla Giudecca e in città stringe amicizie importanti, come quella con Vittorio Carrain, proprietario del ristorante All’Angelo, per cui realizza l’opera Allunga il passo amico mio (1967), che ora entra a far parte delle collezioni civiche di Ca’ Pesaro.

Oltre a rappresentare una tappa fondamentale per raccontare l’indagine su Gastone Novelli, la mostra è anche un’occasione per raccogliere i frutti dei più importanti studi dedicati all’artista, primo fra tutti il Catalogo Generale delle opere di pittura e scultura, pubblicato nel 2011 dall’Archivio Gastone Novelli in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, museo che nel 1999 aveva presentato l’ultima grande antologica dedicata all’artista da un’istituzione pubblica, dopo quella realizzata nel 1988 dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.


Ca’ Pesaro
Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Santa Croce 2076
30135  Venezia
Tel. +39 041 721127
 
CONTATTI PER LA STAMPA

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con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
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Roberta Barbaro
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Simone Raddi
simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Sogni di Maria Lupieri – Sabato 22 novembre lettura di Nikla Petruška Panizon

Lettura
Sogni
di Maria Lupieri
Letto da Nikla Petruška Panizon
Sabato 22 novembre 2025 ore 21.00
Cavò, via San Rocco 1 Trieste

“La strada risplendeva di luce propria. Emanava un chiarore lunare pur essendo fasciata di oscurità. Veramente, tenebre così profonde e compatte l’avvolgevano da divenire palpabili. La strada era un corridoio luminoso, che si perdeva all’infinito, pareva aver assorbito la luce degli astri, che poi si erano spenti. Nell’universo esisteva ormai solo quella striscia di luce, dolce e pacata, ma inesorabile”.

Scrive così Maria Lupieri (Trieste 1901-Roma 1961), in “La strada” del 1927 uno dei sogni che l’attrice Nikla Petruška Panizonleggerà sabato 22 novembre 2025 alle ore 21.00 al Cavò di via San Rocco 1. La serata è parte di Sogni l’evento promosso da Cizerouno per Cavana Stories e inserito nel programma de L’Eredità delle Donne, il festival diretto da Serena Dandini, dedicato al riconoscimento del contributo delle donne nei diversi campi del sapere e della società.

Una vita di impulsi generosi e di un’indole esasperatamente individualista e libertaria quella di Maria Lupieri. L’artista e intellettuale triestina manifesta prematuramente l’insofferenza verso ogni disciplina esteriore, dedicandosi invece al mondo onirico ed esoterico, lasciandoci in eredità, oltre ad un ciclo di tarocchi da lei dipinti, una raccolta di suoi sogni, che ha trascritto tra il 1927 e il 1961.

La lettura di sabato è la seconda tappa di Sogni che ha preso avvio venerdì 21 novembre 2025 con un itinerario onirico nelle botteghe di Cavana, Gioielleria Crevatin, Combinè, Giada, che dalle 16.30 alle 21.00 per l’occasione diventano spazi immersivi dove il tema del sogno prende forma attraverso linguaggi, materiali e storie personali.

La voce di Nikla Panizon ci accompagnerà alla scoperta del mondo onirico di Maria Lupieri perché: “È nel sonno che le avventure dell’impossibilità si concretano. Esse vivono nella pluralità delle dimensioni, mentre il tempo e lo spazio sono aboliti. Una linea orizzontale. Un continuo, magico presente. Siamo architetti di labili mondi che, rovesciando, inalziamo. Il mattino è sempre troppo rapido a venire”.

Per informazioni si consiglia di scrivere a: eventi@cizerouno.it


cizerouno
associazione culturale

cavò
via san rocco 1/a
cavana
34121 Trieste

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#cavanastories
#cavò
Da info <info@cizerouno.it>

Le Ciminiere: dopo l’incendio gli architetti di Catania chiamano a raccolta la città

Le Ciminiere di Catania non c’è più, le foto scattate dal drone documentano il disastro
“Rethinking Le Ciminiere”: dalla ferita alla rinascita condivisa. Gli architetti chiamano a raccolta la città

«Le Ciminiere di Catania sono bruciate due volte: una nelle fiamme dell’11 novembre, l’altra negli occhi di chi, in quelle architetture, riconosceva un pezzo della propria identità». Così il presidente dell’Ordine degli Architetti di Catania Alessandro Amaro, commenta il vasto incendio che ha distrutto il teatro. «Per la comunità degli architetti, degli addetti ai lavori e di tutti coloro che alle Ciminiere hanno studiato, lavorato, vissuto eventi culturali, è un colpo profondo – continua Amaro – il centro fieristico e museale di viale Africa è, a pieno titolo, uno dei più importanti interventi di recupero e rifunzionalizzazione dell’archeologia industriale in Sicilia: nato sulle vestigia delle ex raffinerie di zolfo ottocentesche, trasformato in polo polifunzionale, spazio espositivo, sede di musei, luogo di memoria e di produzione culturale.

Al centro di questa storia c’è la figura dell’architetto Giacomo Leone, “padre” delle Ciminiere, che ha saputo fare di un relitto industriale una cattedrale laica del riscatto urbano: un ponte tra le zolfare dell’entroterra e una città che guardava al mare, allo sviluppo, al futuro. È lui ad aver immaginato un complesso aperto, permeabile: un sistema di spazi in cui il cittadino potesse camminare liberamente tra pietra lavica e mattoni, tra torri che svettano come segni verticali nel paesaggio e padiglioni che ospitano fiere, festival, mostre, musei. Il “cutilisci” – quel grande volume teatrale pensato come un sasso levigato dal mare, appoggiato con naturalezza nello skyline della città – era il cuore simbolico di questa visione: un luogo per lo spettacolo e l’aggregazione, dove architettura e ingegneria dialogano con la luce del Mediterraneo, con il vento, con il volo dei gabbiani. Da oggi quello stesso cuore è ferito, annerito, ma non muto.

Il dolore dell’architetto, oggi, è il dolore di una comunità intera. È la consapevolezza che è bruciato un pezzo di memoria condivisa: le Ciminiere come “dorsale della cultura”, come soglia tra città storica e città contemporanea. Ma la storia recente dell’architettura – da Notre Dame alla Fenice – ci insegna che gli incendi, per quanto devastanti, possono diventare soglie di trasformazione. Il rogo di Notre Dame, nel 2019, ha generato un intenso dibattito internazionale sulla ricostruzione, sulla responsabilità verso il patrimonio e sul rapporto tra conservazione, innovazione, sostenibilità. Da quella ferita è nato anche il concorso “Rethinking Notre Dame“, che ha invitato progettisti e studenti da tutto il mondo a immaginare scenari diversi. Perché conservare non significa semplicemente “rifare com’era e dov’era”, ma restituire senso ai valori spaziali e simbolici originari; sostenere significa usare tecnologie, materiali e strategie compatibili con le urgenze ambientali; installare significa aprire a nuovi usi, linguaggi, pratiche culturali che rendano vivo – e non solo “restaurato” – un luogo.

È a partire da queste tre parole – conservazione, sostenibilità, installazione – che oggi possiamo e dobbiamo ragionare su “Rethinking Le Ciminiere“. Non solo riparare il danno, ma trasformare questa emergenza in un’occasione collettiva per ripensare il ruolo del complesso nella vita urbana: la sua accessibilità, i suoi usi, la sua relazione con il sistema della mobilità pubblica, con il waterfront, con i poli culturali della città. In questa prospettiva si colloca l’iniziativa dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Catania che, su impulso del presidente Amaro, ha indetto una riunione aperta alla città per martedì 18 novembre, a partire dalle ore 16 (Largo Paisiello 5). Un momento di ascolto e confronto che vuole tenere insieme il dolore e il progetto: raccogliere il punto di vista dei professionisti e degli operatori culturali, ma anche quello dei cittadini, di chi alle Ciminiere ha legato momenti di vita personale, lavoro, studio, svago. L’idea è che la ricostruzione non possa essere solo un fatto tecnico o amministrativo, ma un processo pubblico, trasparente, partecipato. Come è accaduto per Notre Dame o per la Fenice, la forza di un simbolo architettonico sta nella sua capacità di generare appartenenza: un teatro, un complesso fieristico, un ex stabilimento industriale rigenerato sono “patrimonio” proprio perché raccontano, in forma costruita, la storia di una comunità e le sue aspirazioni future.


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Aurisina (Trieste): “Ti racconto i miti” incontro per ragazzi dai 9 ai 13 anni

Comune di Duino Aurisina – Città che Legge
  “ALGY – ALLA SCOPERTA DELLA PIETRA CARSICA”, 
ULTIMO APPUNTAMENTO DEL CICLO “LA PIETRA PARLANTE”
DEDICATO ALLA PROMOZIONE DELLA LETTURA.
 
SABATO 22 NOVEMBRE, AL CIRCOLO CULTURALE GRUDEN DI AURISINA
“TI RACCONTO I MITI”: LA MAGIA DELLE STORIE 
CHE UNISCONO CULTURE E GENERAZIONI”
 
Incontro per ragazze e ragazzi dai 9 ai 13 anni – ingresso aperto a tutti

Aurisina (TS) – La lettura come strumento di scoperta del territorio e di costruzione dell’identità: è con questo spirito che il Comune di Duino Aurisina, riconosciuto “Città che legge” dal Centro per il libro e la letturadel Ministero della Cultura, in collaborazione con i partner Casa C.A.V.E., Gruppo Ermada Flavio Vidonis e Lions Club Duino Aurisina, prosegue il progetto “Algy – Alla scoperta della pietra carsica” con il secondo dei due appuntamenti speciali dedicati ai più giovani.

“La Pietra parlante” è un ciclo di incontri realizzato grazie alla collaborazione delle varie associazioni del territorio, che si propone di promuovere la lettura, valorizzare la ricchezza linguistica e culturale del Carso attraverso la narrazione orale e il dialogo interculturale. Dopo “Ti racconto le fiabe” l’incontro di ottobre per bambini dai 6 ai 9 anni, il secondo appuntamento è in programma sabato 22 novembre dalle ore 15.00 presso il Circolo Culturale Igo Gruden di Aurisina, (dedicato ai ragazzi dai 9 ai 13 anni) e propone un viaggio affascinante tra miti, leggende e tradizioni del territorio carsico e non solo.

Alle ore 15.00 Roberta Schembri (docente e narratrice) ci farà scoprire il mito di Perseo e Medusa. Storie di pietrificazioni magiche, eroi coraggiosi e piante curative capaci di spezzare incantesimi! Alle 16.30 i miti del Carso saranno narrati in sloveno dalla straordinaria e appassionata voce di Kristina Mihelj (drammaturga e interprete). Gli incontri sono aperti non solo ai ragazzi ma anche a tutti coloro che amano i racconti e la lettura condivisa.

Il progetto è realizzato anche grazie alla collaborazione di: SKD Igo Gruden, Associazione Genitori I.C. Rilke APS, Associazione genitori scuola elementare Virgil Šček di Aurisina, Associazione genitori degli alunni della scuola elementare, Josip Jurčič di Duino.

PROGRAMMA > SABATO 22 NOVEMBRE Ingresso libero  
Circolo Culturale Sloveno Igo Gruden – Aurisina/Nabrežina n. 89

Per ragazzi dai 9 ai 13 anni (aperto a tutti gli amanti delle storie)

Ti racconto i miti
Ore 15.00 – Letture in italiano con Roberta Schembri (docente e narratrice) 
Ore 16.30 – Letture in sloveno con Kristina Mihelj (drammaturga e interprete)

Kristina Mihelj è di casa nel mondo del teatro. Ha studiato drammaturgia e in seguito anche dizione presso l’Accademia per la radio, il teatro, il cinema e la televisione di Lubiana. Si occupa di pedagogia teatrale, drammaturgia e regia. Insegna recitazione e dizione al liceo artistico di Nova Gorica, indirizzo teatro e cinema. Si esibisce in programmi per bambini, ad esempio al castello di Rihemberk, dove partecipa anche a programmi per adulti con interpretazioni recitate del patrimonio culturale.


Press
Pamela Calligaris
Pamelacalligaris@yunica.it
Da Ufficio Stampa > Pamela Calligaris <pamelacalligaris@yunica.it>

TEMPESTA Gallery, Milano: “Pain of Pleasure”, mostra collettiva

Pain of Pleasure
Christa Joo Hyun D’Angelo, Mads Hyldgaard Nielsen, Sally von Rosen
A cura di Domenico de Chirico
Opening: giovedì 27 novembre 2025, ore 18.00
28 novembre 2025 – 6 febbraio 2026
Tempesta Gallery, Foro Buonaparte 68, Milano

Tempesta Gallery presenta Pain of Pleasure, mostra collettiva a cura di Domenico de Chirico che unisce le opere di Christa Joo Hyun D’Angelo, Mads Hyldgaard Nielsen e Sally von Rosen.

La mostra nasce dal paradosso insito nel piacere, inteso non come semplice esperienza gratificante ma come forza ambivalente, capace di generare e distruggere, di unire estasi e sofferenza. Seguendo la logica della jouissance lacaniana — un godimento eccessivo e spesso doloroso — Pain of Pleasure esplora ciò che accade quando il desiderio oltrepassa i confini del simbolico per diventare corpo, materia e perdita.

Come scrive Domenico de Chirico nel testo critico, «Pain of Pleasure non offre catarsi, ma esperienza liminale. Non invita a scegliere tra dolore e piacere, ma a sostare nella loro co-appartenenza, in quel punto in cui l’uno si trasforma nell’altro.»

Nel video The Death Drive – A Love Story, Christa Joo Hyun D’Angelo intreccia cinema, cultura pop e autobiografia per indagare il trauma e la deriva del sentimento amoroso come forma di dominio. Le sue immagini mettono in scena la violenza non come evento, ma come grammatica affettiva, nutrita della stessa ferita da cui nasce l’amore.

Le pitture di Mads Hyldgaard Nielsen, dal respiro barocco e visionario, evocano esplosioni di luce e materia, corpi in tensione che incarnano il confine tra estasi e dolore. Nei suoi lavori, la pittura diventa un’esperienza sensoriale pura, un campo di forze dove l’energia si manifesta e si consuma.

Le sculture di Sally von Rosen, ibride e metamorfiche, uniscono dimensione organica e artificiale, recuperando la vitalità intrinseca della materia. Il corpo, frammentato e in trasformazione, si fa terreno di desiderio e resistenza, evocando la teoria del vital materialism di Jane Bennett e la tradizione del femminismo performativo.

Tra linguaggi differenti — video, pittura e scultura — Pain of Pleasure compone una riflessione sul desiderio come conoscenza incarnata, sulla vulnerabilità come forma di presenza e sulla sensibilità come atto politico.
In un’epoca segnata dall’anestesia affettiva e dalla virtualizzazione dei corpi, la mostra invita a ripensare il piacere e il dolore come esperienze vitali, complementari, irriducibili.


Tempesta Gallery
Foro Buonaparte 68, Milano
info@tempestagallery.com | www.tempestagallery.com
Orari: mar–ven 15.00–19.00
Da TEMPESTA Gallery | PRESS <press@tempestagallery.com>

Milano: Dialoghi Italia–India – Le residenze artistiche di novembre a Casa degli Artisti

Traces of Milan: A Minimalist Exploration

Vipul Prajapati in residenza a Casa degli Artisti: 
minimalismo, memoria e materia nello scambio tra Ahmedabad e Milano

21 ottobre – 25 novembre 2025

Open Studio giovedì 20 novembre, h. 18,00 – 21,00

Con la sua indagine tra memoria, spazio e forma, Vipul Prajapati offre una lettura poetica e critica di Milano che emerge non come sfondo ma come soggetto vivo, capace di raccontare sé stesso attraverso le sue tracce.

La residenza si inserisce nel programma di scambio Italia-India, ideato da Caterina Corni e Giulia Restifo, in partnership con That’s Contemporary e TAF The Arts Family London, e sostenuto dal Consolato Generale d’Italia a Mumbai e dal Consolato Generale dell’India a Milano. Il progetto mira a costruire un dialogo paritario tra due contesti artistici differenti, mettendo in relazione linguaggi, materiali e processi.

La collaborazione tra Casa degli Artisti di Milano e la 079 Stories Art Gallery, avviata con la mostra Jyot di Roberto Rup Paolini ad Ahmedabad alla fine dell’estate scorsa, prosegue in Italia con la residenza di Vipul Prajapati, uno tra i più significativi artisti della scena indiana contemporanea. Dal 21 ottobre al 25 novembre 2025 prossimo, Prajapati è ospite dell’Atelier di Casa degli Artisti, dove sviluppa il progetto Traces of Milan: A Minimalist Exploration, una ricerca che intreccia il minimalismo come linguaggio universale capace di unire culture e geografie, la memoria dei materiali e la stratificazione urbana della città. Le sue opere diventano ponti visivi tra India e Italia, tra architettura e spiritualità, tra memoria e rigenerazione.

Nato ad Ahmedabad, Vipul Prajapati ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il National Lalit Kala Akademi Award, il Pollock-Krasner Award e l’Arte Laguna Prize.

La sua pratica si fonda sull’uso di materiali residuali – grafite, carbone, oggetti trovati, frammenti industriali – che l’artista sottrae all’oblio per trasformarli in narrazione visiva. Il gesto del raccogliere e del rigenerare diventa in Prajapati un atto estetico e politico: dare nuova forma alla materia equivale a dare continuità alla memoria.

Attraverso il progetto Traces of Milan, l’artista intende esplorare l’anima della città di Milano, dal punto di vista architettonico e simbolico. Ed è proprio dal simbolo che nasce il nucleo dell’opera che sarà realizzata durante la residenza: la cupola come archetipo.

La cupola, elemento ricorrente tanto nell’architettura italiana quanto in quella indiana (lo stupa), diventa per Vipul un ponte tra due culture e un segno universale che collega la dimensione terrena e quella celeste: forma che racchiude e protegge, che richiama il cosmo e allo stesso tempo il costruire umano – due mondi, un unico mondo – uniti sotto una stessa volta che simboleggia l’idea di totalità e di armonia universale.

Durante la residenza, l’artista alterna momenti di lavoro in studio a esplorazioni urbane, raccogliendo segni, residui, materiali e immagini dal tessuto della città.

Il mio obiettivo – afferma Prajapati – è quello di inserire una prospettiva indiana nella cultura materiale milanese, trasformando i suoi resti in opere essenziali che parlano di resilienza e di esperienza condivisa.” Le opere realizzate nascono come impronte visive, testimonianze minime e stratificate della relazione tra individuo e spazio urbano. Traces of Milan propone così una riflessione sul tempo, sull’equilibrio e sulla rigenerazione, restituendo Milano come una città palinsesto: un luogo che conserva, assorbe e trasforma la propria memoria materiale.

Vipul Prajapati (Ahmedabad, India) proviene da una famiglia di agricoltori con una lunga tradizione artistica. Fin da giovane coltiva una profonda passione per l’arte, che lo porta a formarsi in pittura presso la Sheth C. N. College of Fine Arts di Ahmedabad. Il suo talento si afferma precocemente: nel 2005 vince il suo primo State Lalit Kala Award, seguito dalle selezioni nazionali nel 2008 e 2009. Nel 2016 ottiene due importanti riconoscimenti internazionali – il National Lalit Kala Akademi Award e il prestigioso Pollock-Krasner Award – che ne consolidano la presenza nel panorama dell’arte contemporanea. Nel 2021 riceve anche l’Arte Laguna Prize a Venezia. La pratica di Prajapati si fonda su una costante tensione tra rigore formale e ricerca sperimentale, in cui materiali come grafite, carbone e oggetti trovati assumono una valenza narrativa e simbolica. L’artista è noto per la sua capacità di combinare linguaggio manuale e tecnologie contemporanee, dando vita a opere che riflettono sull’idea di memoria, resilienza e trasformazione. Affascinato da temi legati al viaggio, alla costruzione e al lavoro umano – dalle navi e dai cantieri ai paesaggi industriali – Prajapati elabora una poetica che trasforma la materia in traccia e la forma in testimonianza.


Parallelamente, Casa degli Artisti ospita tredici artisti dall’India in residenza fino al 24 novembre, nell’ambito del progetto “Working on INDIA. Of Glimmers and Getaways”, realizzato in collaborazione con il PAC Milano.
Si tratta della fase preparatoria della grande mostra India. Di bagliori e fughe, curata da Raqs Media Collective e Ferran Barenblit, che aprirà al PAC il 25 novembre.
Gli artisti stanno lavorando a Milano a nuove opere site-specific, in dialogo con il territorio e la comunità artistica locale.

Due prospettive diverse ma complementari su un dialogo sempre più vivo tra Italia e India.


Casa degli Artisti
Via Tommaso da Cazzaniga, angolo Corso Garibaldi, 89, Milano
info@casadegliartisti.org

Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
+39 392 3796688
emanuela.filippi@casadegliartisti.org
Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>