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Sommario

 
 

 GASTRONOMIA SICILIANA

  

 

IL PANE

  
  Introduzione

  

 L'alimentazione come fatto antropologico culturale

  

 Pane: alimento e simbolo in ambito sacro

  

 Pani rituali della festa dei morti

  

 Pani e focacce rituali del Natale e Capodanno

  

 Pani rituali della Pasqua

  

 Il pane nelle manifestazioni commemorative e festive

  

 La "cena" di San Giuseppe

  

 Pani rituali di feste patronali

  

 Pane: alimento e simbolo in ambito profano

  

 I pani "appetitosi" e la "rosticceria" siciliana
 
 
 
 
 

 

 

 
 
 
 
   



 

 
 
Queste feste nella tradizione popolare siciliana sono legate al mito della Vecchia di Natale e della Vecchia Strina che portavano regali ai fanciulli. 
 
 
Gastronomia - Il pane
di Giuseppina Mento

 

 
La celebrazione della nascita di Cristo fu istituita a Roma tra il 243 e il 336, nella scelta della data 25 Dicembre, confluirono varie considerazioni di tipo astronomico, i profetico e di natura simbolica, ma un’influenza importante venne esercitata dall’esistenza di una festa civile pagana dedicata al sole, che pare abbia contribuito ad assegnare la nascita di Cristo, inteso come luce al sole, proprio in questo giorno. Sappiamo inoltre che Aureliano nel 274 aveva stabilito che il 25 dicembre si celebrasse il "Sol invictus" come fine del solstizio invernale, mentre i padri della chiesa come S. Agostino e S Gregorio Magno ammonivano i cristiani che accendevano fuochi in segno di festa, affinché non confondessero Cristo con il sole naturale.

In effetti anche attraverso la riplasmazione cristiana, nelle civiltà cerealicole sono sempre presenti sostrati di di religiosità agrario-solare, tracce di questi rimangono ad esempio in una serie di riti fra cui quello di riaccendere , i cosiddetti fuochi di fine anno, ed in altre pratiche che tendono a scacciare il cattivo passato e a propiziare un anno migliore. Le feste di Natale e Capodanno sono comunque tra le feste più attese, anche perché in Sicilia soprattutto in passato si identificano con il grande rientro degli emigrati nei paesi d’origine, il ritorno anche se breve dei parenti degli amici lontani riunisce i nuclei familiari divisi, e reintegra i rapporti comunitari minacciati dalla generale disgregazione sociale e culturale. Queste feste nella tradizione popolare siciliana sono legate al mito della Vecchia di Natale e della Vecchia Strina che, come i morti portano i regali ai fanciulli, queste usanze infatti sono legate ad un’unica matrice rituale di origine agraria che è alla base sia al culto dei defunti che in quello della rinascita della vita e del suo ciclo che trova nel Capodanno una delle sue manifestazioni principali.

L’usanza ancora motto popolare della "strina" siciliana richiama anche nel nome le "stritiae" dell'antica Roma, che rappresentavano appunto i doni di capodanno, il Pitrè afferma che in che 'n Sicilia i giorni sacri della strina sono il 24 Dicembre e 1 Gennaio, in alcuni paesini per questa occasione i ragazzi vanno in giro con un sacco ed una campanella per la raccolta dei dolci, o di piccole somme di denaro. Per quanto riguarda i pani figuranti che si solevano preparare in questo periodo, sono rimaste solo sporadiche testimonianze che sopravvivono soprattutto nelle province della Sicilia orientale, a Modica se ne preparava uno a forma di cannizzu, cioè a forma del contenitore che serviva a conservare il grano e altri cereali. Questo pane si prepara la vigilia di Natale e lo si consumava per il Capodanno, il capofamiglia lo affetta mentre la moglie lo distribuisce a tutta la famiglia, il suo valore propiziatorio è evidente, infatti esso si riempie di. Simbolici chicchi di grano, lenticchie, fave e ceci, in modo che così si possano colmare anche i ripostigli del contadino.

Un altro pane natalizio è il cosiddetto pani di ‘uoi cioè di buoi, questo infatti del peso di un chilo circa consumato durante il pranzo di Capodanno, è ottenuto dall’unione di due elementi a forma di mezza luna, che rappresentano i due buoi aggiogati da un cordoncino di pasta a treccia, era motto diffuso nella Sicilia sud-orientale e lo si ritrova anche con la variante delle nocciole inserite ai fianchi del pane.

La preparazione e il consumo del pane d’uoi sembra comunque riferirsi anche ad altre feste, in particolare per la ricorrenza di San Giuseppe ritroviamo un pane a pedi di 'uoi che rappresenta però solo lo zoccolo del bue. Queste raffigurazioni di buoi nei pani hanno un carattere rituale e si collegano ai pani e alle focacce delle antiche civiltà cerealicole a forma di animale, che venivano mangiati come corpo spirito del grano. Sempre in periodo natalizio, a Buccheri un paesino sugli alti Iblei si preparano per le bambine due tipi di pane, uno è detto ‘nfasciateddu e raffigura un infante infasciato, l'altro detto cùcchia è simile al pane di 'uoi, infatti è formato dall'unione di due elementi con le punte che si aprono come corni. Quest’ultimo comunque è molto diffuso in tutta la Sicilia, infatti in molti paesi della provincia di Catania, Messina.,

Palermo, si trova la voce cùcchia ad indicare un pane-dolce formato da due elementi uniti, per quanto riguarda invece il suo significato è anch'esso da mettere in relazione con i riti di propiziazione per la fertilità e la buona annata, infatti la sua forma rimanderebbe all'accoppiamento sessuale. Non a caso il Pitrè indica con il termine di cùcchia "due mezzi pani attaccati fra loro, e pare ovvia la sua derivazione da copula" cioè coppia e inoltre tutt'oggi il termine dialettale 'ncucchiare" significa mettere assieme, unire.

A Natale in Sicilia si consumano anche alcuni tipi di focacce calde preparate a base di farina di grano e vari ingredienti, esse hanno vari nomi a seconda delle località e delle farce, la scacciata o scaccia è tipicamente catanese ed ha molte varianti in quanto può essere farcita in molti modi, focacce calde sono anche la 'mpanata natalizia nissena, e la 'mpanata Ionica di Natale, realizzate con pasta di pane e diversi condimenti all'interno, la cudduredda di vinu cottu (ciambella di vino cotto). Un’altra specialità natalizia diffusa nel paesi della Valle del Belice,ma anche in buona parte della Sicilia orientale sono li sfinci, paste frolle fritte con olio che in passato la suocera dava in omaggio alla nuora. I pani figurati per Capodanno e Natale dovevano comunque essere molto numerosi ma essi probabilmente sono stati soppiantati dalla generale diffusione dei panettoni.

   
 
   
   
 
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