Shadow Crackers. Materia, suono e percezione alla Milano Design Week

Dal 20 al 26 aprile 2026, nel cuore del Fuorisalone, Sogimi Holding ospita un progetto espositivo che unisce le ricerche di Jacopo Mandich ed Eric Oder. Un percorso sensoriale che mette in discussione i confini tra fisico e digitale.


In occasione della Milano Design Week 2026, gli spazi di Sogimi Holding in via Tortona 27 accolgono Shadow Crackers, progetto espositivo che intreccia la scultura di Jacopo Mandich con la pratica audiovisiva e sonora di Eric Oder. Realizzata in collaborazione con Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e Superstudio Design, la mostra si sviluppa dal 20 al 26 aprile come un’esperienza immersiva capace di superare le tradizionali distinzioni tra linguaggi artistici .

Più che una semplice esposizione, Shadow Crackers si configura come un sistema dinamico. Lo spazio è articolato in tre ambienti interconnessi, concepiti come un organismo unitario: un nucleo centrale interattivo e due ambienti laterali che ne rappresentano estensioni quasi inconsce. Il percorso si costruisce come una narrazione fluida, dove ogni passaggio contribuisce a un’esperienza progressiva e coinvolgente .

Al centro del progetto vi è il ruolo attivo del visitatore. L’interazione diventa elemento generativo: il movimento nello spazio innesca vibrazioni, modifica gli equilibri, trasforma l’opera in evento. In questo processo, la materia non è più statica ma si configura come campo energetico, aperto a continue possibilità di trasformazione .

L’itinerario prende avvio nella cosiddetta Nuvola Quantica, una dimensione sospesa in cui il ferro – materiale primario e ancestrale – si presenta in apparente quiete. Le sculture di Mandich, essenziali e rigorose, sembrano trattenere una tensione interna che si attiva solo attraverso l’intervento del pubblico. L’azione del visitatore dissolve la fissità dell’oggetto e genera una risposta che si traduce in flussi visivi su una parete LED, dove la realtà fisica si smaterializza in energia digitale. Le frequenze sonore elaborate da Oder diventano così architetture luminose e paesaggi percettivi .

Il dialogo tra suono e scultura non ha funzione illustrativa, ma strutturale: il suono attraversa la materia, mentre l’immagine ne prolunga l’esistenza in una dimensione altra. In questo scarto si inserisce la “frattura” evocata dal titolo, una soglia tra visibile e invisibile che ridefinisce la percezione stessa dell’opera.

La seconda fase del percorso conduce nello spazio degli Sciacalli, ambiente più oscuro e denso, dove le forme assumono caratteri quasi animaleschi. Qui emerge una dimensione archetipica e inquieta, che richiama simbolicamente figure di guardiani liminali. Il suono si fa più profondo e stratificato, mentre il visitatore è chiamato a confrontarsi con una dimensione primordiale, ai margini della coscienza razionale.

Il percorso si conclude con il Ritorno alla luce, momento di sintesi in cui la materia si ricompone in una nuova consapevolezza. L’esperienza attraversata si traduce in visione, suggerendo una possibile convergenza tra arte contemporanea e progettualità futura. In questo senso, Shadow Crackers si propone come riflessione sulle potenzialità dell’interdisciplinarità, intesa non come semplice contaminazione ma come costruzione di un ecosistema percettivo complesso.

Inserita nel contesto del Fuorisalone, la mostra offre così una lettura critica del rapporto tra corpo e sistema, tra oggetto e flusso, tra presenza e dato. Un’indagine che, attraverso il dialogo tra materia e tecnologia, apre nuove prospettive sul modo di abitare e interpretare lo spazio contemporaneo.


Da chiara.marrazzo@icloud.com 
Articolo redazionale

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