




Alla Green Dust Cafè di Milano la prima personale dell’artista, tra tradizione pittorica e immaginario contemporaneo. Una quindicina di opere raccontano una tensione sospesa tra quiete apparente e inquietudine generazionale. Alfonso Umali rilegge la natura morta attraverso materiali non convenzionali e strumenti digitali, intrecciando storia dell’arte e cultura visiva contemporanea.
Dal 18 aprile al 17 maggio 2026, la Green Dust Cafè di Milano ospita Still Chill, prima mostra personale di Alfonso Umali, a cura di Christian Gangitano. Il progetto riunisce circa quindici lavori che segnano un passaggio significativo nella ricerca dell’artista milanese, classe 2001, attivo anche come curatore e membro della Felipe Cardeña Crew .
Fin dagli esordi, il lavoro di Umali si muove lungo una linea di equilibrio instabile: immagini riconoscibili vengono accostate in modo inatteso, generando una tensione sottile tra immobilità e dinamismo. Una sensibilità che riflette quella della sua generazione, segnata da incertezza e trasformazioni rapide, e che si traduce in una pratica capace di connettere tradizione e linguaggi contemporanei.
Il titolo della mostra sintetizza questo doppio registro. Da un lato, still rimanda alla natura morta, dall’altro chill richiama uno stato di apparente calma tipico del linguaggio giovanile. L’accostamento suggerisce una condizione sospesa, in cui la quiete nasconde una tensione più profonda. Il progetto curatoriale di Christian Gangitano si inserisce in un percorso di dialogo con l’artista avviato fin dalle prime esperienze, con un’attenzione costante ai linguaggi urbani e musicali contemporanei .
Il punto di partenza della mostra risale al 2024, durante un workshop alla Casa degli Artisti di Milano dedicato alla figura di Fede Galizia. In quell’occasione Umali realizza un collage ispirato alla natura morta lombarda tra Cinquecento e Seicento, utilizzando una tecnica già sperimentata all’interno della Felipe Cardeña Crew. Da questo lavoro prende forma una riflessione che attraversa tutta l’esposizione.
Le opere più recenti segnano un’evoluzione decisiva. Realizzate ad acrilico su pannelli di legno industriale, introducono il truciolato come supporto pittorico: una superficie irregolare, materica, che non viene nascosta ma integrata nella composizione. Il supporto diventa così parte attiva dell’immagine, contribuendo alla costruzione di un linguaggio riconoscibile.
Accanto alla dimensione manuale, emerge anche l’uso dell’intelligenza artificiale nella fase progettuale. Umali impiega strumenti digitali per studiare le composizioni e definire i rapporti tra gli oggetti, secondo modalità sempre più diffuse tra gli artisti della Gen Z .
Nei formati più piccoli, la composizione si concentra su pochi elementi – frutti come limoni, mele, uva o pesche – disposti su superfici essenziali e organizzati in campi cromatici netti, in dialogo con la tradizione della natura morta. Nei lavori di dimensioni maggiori, invece, l’equilibrio si incrina: agli oggetti canonici si affiancano elementi perturbanti, come un elmetto militare trasformato in vaso, una granata accostata a una mela o un teschio vicino a una bottiglia di vino.
Riemerge così il tema della vanitas, storicamente legato alla riflessione sulla caducità della vita, ma reinterpretato alla luce del presente. Gli oggetti diventano segni ambivalenti, capaci di evocare tanto la tradizione pittorica quanto l’immaginario visivo della contemporaneità, tra simbologie pacifiste e riferimenti ai conflitti attuali.
Still Chill si configura dunque come un’indagine sulla persistenza delle immagini e sulla loro trasformazione. Una natura morta che non è più soltanto esercizio di stile, ma dispositivo critico – capace di interrogare il tempo presente attraverso una grammatica visiva che unisce memoria e sperimentazione.
Alfonso Umali – Profilo

Alfonso Umali (Milano, 2001) è studente dell’Accademia di Brera, dipinge, scrive d’arte, è curatore di mostre e collabora in vari modi a progetti artistici. Da sei anni è uno dei membri più attivi della Felipe Cardeña Crew, gruppo che segue il lavoro dell’artista spagnolo Felipe Cardeña, realizzando progetti pubblici e collettivi, spesso con finalità sociali.
Tra i progetti a cui ha preso parte, ricordiamo: Pop Up Flower BAM, Parco Biblioteca degli Alberi Milano, 2020, a cura di Christian Gangitano; We Can Brigade, Galleria Gli eroici furori, Milano, 2021; live painting per New World Order Exhibition, Venice Faktory, Venezia; live painting per Festival dei Rifiutati, Massa, 2024; live painting per WWF, Outlet Castel Romano, Roma; live painting per Flowers for Peace, Massa Street Art, 2025.
Dal 2020 ha partecipato al Pride Milano con azioni live per la Felipe Cardeña Crew. Come curatore, ha organizzato le mostre XXX Stories, 2023, Milano; Pray for Pride, 2024, Galleria Gli eroici furori, Milano; OccupyPride, 2025, Galleria Fabbrica Eos, Milano.
Come artista, ha partecipato alle mostre collettive Variazioni: Fede Galizia, 2024, Casa degli Artisti, Milano, a cura di Diana Larrea; Propaganda, 2026, Arte Passante, Milano, a cura di Barbara Nahmad; Maledetta Primavera, 2026, Galleria Viscerale, Milano, a cura di Paola Martino.
| Articolo redazionale |
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