
A Spazio Sferocromia un percorso tra pittura, video e materia che traduce la musica in visione. Una personale che attraversa vent’anni di ricerca artistica, tra astrazione e sperimentazione. Le opere di Manuela Scannavini trasformano il suono in gesto visivo, in un dialogo continuo tra interiorità e materia.


Inaugura a Roma, sabato 18 aprile alle 18.30, negli spazi di Sferocromia in via Ippolito Pindemonte, la mostra personale di Manuela Scannavini dal titolo “Quando il suono si fa segno”. Ospitata nello studio di Umberto Ippoliti, la rassegna si configura come un momento di sintesi e rilancio di un percorso artistico sviluppato nell’arco di circa vent’anni .
Il progetto espositivo riunisce cinque grandi opere pittoriche, litografie, un’installazione e due video, insieme a materiali di lavoro come taccuini e prove d’autore. A completare il percorso, le fotografie di Ilaria Turini realizzate durante il backstage del video principale. L’insieme costruisce un racconto stratificato che restituisce la complessità della ricerca dell’artista, da sempre in bilico tra dimensione astratta e tensione concettuale.
Fulcro dell’indagine è il rapporto tra suono e immagine. Le opere nascono infatti dall’ascolto delle musiche del maestro Carmelo Travia, che diventano impulso generativo per una trasposizione visiva fatta di ritmo, colore e gesto. Come evidenziato dalla curatrice Eugenia Querci nel catalogo, il lavoro di Scannavini si sviluppa lungo un’onda immateriale capace di tradurre stati interiori – ora sottili, ora più tumultuosi – in una sequenza di tele pensate come un’unica installazione.
Accanto alla produzione pittorica, i due video ampliano il campo della narrazione. Il primo, realizzato con la regia di Jacopo Brucculeri e la direzione della fotografia di Lorenzo Lattanzi, introduce una dimensione performativa grazie alla coreografia di Giulia Rosolin, interpretata dalla ginnasta Sofia Biancari. Il secondo si configura invece come un racconto del processo creativo, con la voce narrante di Francesca Ritrovato.
Il percorso si distingue anche per l’attenzione alla materia. Le opere utilizzano tecniche miste e una vasta gamma di materiali – dal gesso alla fibra naturale, dalla polvere di marmo all’oro zecchino – che contribuiscono a costruire superfici dense, spesso prive di riferimenti figurativi. Le tele si presentano come veri e propri paesaggi interiori, esiti di un flusso continuo di disegni sviluppati in bianco e nero e poi tradotti in grandi formati pittorici.
Nel testo critico, Querci interpreta il lavoro dell’artista come un’immersione profonda nell’ascolto di sé, un processo che supera i confini individuali per aprirsi alla relazione con l’altro. È proprio questa tensione verso la connessione a caratterizzare l’intero progetto, in cui ogni opera diventa tappa di un viaggio insieme intimo e condiviso.
La mostra assume anche una dimensione etica. Parte del ricavato delle eventuali vendite sarà devoluto a Medici Senza Frontiere, mentre i visitatori potranno contribuire liberamente durante il vernissage e nei giorni di apertura. È prevista inoltre un’apertura straordinaria il 24 aprile in occasione di RAW for Peace, iniziativa legata alla Rome Art Week.
“Quando il suono si fa segno” resterà visitabile fino al 16 maggio 2026, con aperture settimanali il sabato pomeriggio. Per Manuela Scannavini, artista romana con una formazione eclettica che attraversa pittura, incisione e installazione, questa personale rappresenta un momento di apertura verso un pubblico più ampio, segnando una tappa significativa nel suo percorso di ricerca.
Manuela Scannavini – Profilo

Manuela SCANNAVINI (@manuela_scannavini) | Vive e lavora a Roma, dove è nata nel 1970. Sociologa, nella sua vita l’arte è sempre presente in tutte le sue forme. Nel 2007 comincia il suo percorso artistico frequentando studi di artisti che la stimolano a continuare la ricerca: dalla decorazione dei finti marmi a varie tecniche di disegno, pittura e alla stampa con tecniche manuali su carta con Eleonora Cumer; poi la litografia su supporto sintetico presso l’Atelier InSigna con Maria Pia Bentivenga, lo studio della tecnica per la creazione di pattern presso Portuense201 a cura di Daniela Pinotti, più avanti la tecnica della cera persa presso la scuola/laboratorio Lumina. Approfondisce presso l’Accademia di Belle Arti – Rufa i fondamenti d’incisione, in particolare il monotipo a ricalco e con il torchio calcografico, collografia, xilografia su linoleum, puntasecca, con Davide Miceli. La sua arte spazia tra l’astratto e il concettuale, utilizzando le tecniche miste di assemblaggio e installazioni apprezzate già da collezionisti tra Roma e Torino. Ha collaborato con la poetessa Laura Anfuso trovando ispirazione dalla forza dei suoi haiku. Con l’attrice e performer Alice Valente Visco si avvicina all’arte performativa. Con la fotografa Ilaria Turini ha firmato numerosi e stimolanti progetti fotografici e pittorici. La sua personalità eclettica la porta a collaborare anche con la stilista e modellista Elena Binni e con il designer e creativo digitale Carmine Fuorvia de I Magazzini Mediterranei. Dal 2024 è ospite presso lo studio di Umberto Ippoliti presso lo Spazio Sferocromia, nel quartiere Monteverde Vecchio a Roma.
| Articolo redazionale |
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