Venice 20:26, all’Arsenale una risposta italiana tra presenza e visione

Cinque artisti riportano il contemporaneo nazionale nel cuore simbolico della Biennale. Dal 29 aprile 2026 allo Spazio Thetis prende forma una collettiva interamente italiana che si inserisce nel contesto della 61ª Biennale di Venezia. Un progetto nato prima delle polemiche, ma oggi carico di significati.


Nel pieno del dibattito internazionale sull’assenza di artisti italiani alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, una mostra parallela riporta la presenza nazionale proprio all’interno dello stesso perimetro simbolico. Si intitola “Venice 20:26” e sarà inaugurata il 29 e 30 aprile 2026 allo Spazio Thetis, all’Arsenale, per restare aperta fino a ottobre, in concomitanza con la manifestazione principale.
Il progetto riunisce cinque artisti italiani – Angelo Crazyone, Vincenzo Profeta, Andrea Morucchio, Luca Rossi e Pucci Scafidi – chiamati a costruire una presenza che, pur non nata con intento polemico, assume oggi un valore inevitabilmente simbolico. La mostra, infatti, era stata pianificata ben prima che emergesse la questione dell’assenza italiana, ma si configura ora come una risposta concreta e visibile all’interno dell’ecosistema della Biennale.

Il titolo “Venice 20:26” si presta a una lettura stratificata: indica l’orario dell’inaugurazione, momento culminante dell’attivazione performativa; rimanda all’anno 2026, segnato dalla Biennale; e richiama infine Venezia stessa, intesa come spazio-laboratorio dove memoria, trasformazione e fragilità coesistono.

L’esposizione si presenta come una sorta di mappa contemporanea, un attraversamento simbolico del presente affidato a cinque artisti che operano come interpreti sensibili del tempo in cui vivono. Le loro ricerche – diverse per linguaggi e approcci – convergono in una visione che restituisce complessità e vitalità alla scena artistica italiana, spesso percepita come marginale nel contesto globale.

La scelta dello Spazio Thetis non è casuale: luogo in cui convivono dimensione industriale e sperimentazione tecnologica, diventa il contesto ideale per un progetto che intende riflettere sulle trasformazioni del presente. A promuovere l’iniziativa è Manuela Sandri, storica dell’arte e fondatrice di piattaforme dedicate alla promozione artistica, con l’obiettivo di dare forma a un organismo creativo plurale, capace di reagire alle accelerazioni del contemporaneo.

“Venice 20:26” si impone così come un gesto di presenza – più che di opposizione – che invita a riconsiderare il ruolo dell’arte italiana nel panorama internazionale. Se l’assenza può alimentare il dibattito, qui è la presenza a generare visione, restituendo centralità a una scena che continua a interrogare il proprio tempo.


Da Davide Federici – Ufficio stampa <info@davidefederici.it>
Articolo redazionale

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