Roma, Galleria Strati d’Arte: “Weightless” di Adele DEZI – Curatrice Diana Daneluz

La Strati d’Arte Gallery di Roma ospita la prima personale dell’artista Adele DEZI, “WEIGHTLESS”. All’apertura al pubblico della mostra, il 16 marzo alle ore 18, sarà presente Francesco Gallo Mazzeo. storico e critico d’arte, autore di una prosa sulla mostra.  L’inaugurazione è invece prevista per sabato 21 marzo 2026, alle 18.00.

Strati d’Arte Gallery presenta
“WEIGHTLESS” di Adele Dezi
a cura di Diana Daneluz
Inaugurazione sabato 21 marzo 2026, ore 18

La pittura di Adele Dezi, che ha già esposto in precedenza in altri contesti, – si legge nel testo della curatrice – approda in questa mostra personale con un progetto che mette al centro il corpo come linguaggio primario e spazio di trasformazione. L’esposizione presenta una selezione di opere in cui l’artista sviluppa una ricerca visiva essenziale e simbolica, capace di dialogare con una dimensione arcaica del gesto pittorico e con la sensibilità contemporanea.  

Nelle tele di Dezi, così come negli altri supporti derivati dal riciclo di materiali della sua quotidianità, compaiono figure umane prive di identità individuale, immerse in campi cromatici intensi, spesso dominati dal rosso. I corpi, ridotti all’essenza del movimento, fermato in un preciso istante, quello della massima tensione o quello dell’immobilità meditativa, evocano una dimensione collettiva e senza tempo, richiamando simboli e suggestioni che rimandano alle prime forme di espressione visiva dell’umanità.  

La mostra offre al pubblico l’occasione di entrare nel linguaggio pittorico di una giovane artista che utilizza il segno e il colore come strumenti di evocazione più che di rappresentazione. Il risultato è un percorso visivo in cui memoria, gesto e immaginario si intrecciano, invitando lo spettatore a un’esperienza di osservazione lenta e partecipata.  

Con questo progetto espositivo Adele Dezi propone una riflessione sulla funzione originaria della pittura e sul ruolo del corpo come luogo di relazione tra individuo, memoria collettiva e dimensione simbolica.

L’esposizione sarà visitabile dal 16 marzo alle ore 18 fino al 30 marzo 2026, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, il sabato su appuntamento. Vernissage sabato 21 marzo ore 18.

Strati d’Arte Gallery continua così il suo percorso di valorizzazione delle voci artistiche italiane contemporanee, anche le più giovani, ospitando progetti che parlano a pubblici diversi e sono capaci con coraggio di intercettare il nuovo.


Titolo Mostra: Weightless
Artista: Adele Dezi
A cura di: Diana Daneluz
Sede: Strati d’Arte Gallery – Via Sicilia 133\135 – Roma
Inaugurazione: Sabato 21 marzo ore 18.00 – 21.00
Degustazione vini
Apertura al pubblico: 16 marzo dalle ore 18 fino al 30 marzo
                                     Lunedì – Venerdì 10 – 18 (Ingresso libero)
                                     Sabato su appuntamento
Con il sostegno di: Indoor Rowing
Info: www.stratidarte.com        
info@stratidarte.com
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

Carrara (Massa-Carrara): Cristina Menni in mostra a Palazzo Binelli

La Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara e l’Accademia Albericiana di Carrara, presentano presso Palazzo Binelli la mostra Il tempo delle cose sospese di Cristina Menni, a cura di Lorenzo Belli. L’esposizione propone un nucleo di opere recenti che indagano la superficie come luogo di sedimentazione della memoria e spazio di tensione tra presenza e assenza.

Il tempo delle cose sospese
Cristina Menni
a cura di Lorenzo Belli
Palazzo Binelli, Carrara
Via Verdi 7

La ricerca artistica di Cristina Menni si sviluppa attorno a una riflessione sul tempo non inteso come dimensione lineare, ma come stratificazione di esperienze, tracce e permanenze. Le opere in mostra assumono la superficie come campo di deposito mnemonico, un territorio in cui la materia diventa veicolo di memoria e di trasformazione.

Attraverso un processo di costruzione e sottrazione, l’artista lavora con materiali quali cemento, malta, intonaco, gesso e pigmento, stratificati e successivamente incisi, abrasi o parzialmente rimossi. L’immagine emerge così come traccia e residuo, mai pienamente rivelata ma continuamente sospesa tra ciò che appare e ciò che resta nascosto. Le superfici, dense e quasi scultoree, evocano muri archeologici in cui la memoria non si presenta come racconto lineare, ma come sedimentazione.

Le opere di Menni si configurano come veri e propri dispositivi di attivazione della memoria. In questa prospettiva il riferimento alla riflessione letteraria sulla memoria involontaria -che trova una delle sue formulazioni più celebri nell’opera di Marcel Proust -diventa una chiave interpretativa del lavoro: ogni opera agisce come una soglia percettiva capace di innescare nello spettatore un processo di riconoscimento e rielaborazione personale.

La tensione tra pesantezza e leggerezza attraversa l’intero corpus espositivo. Alla fisicità della materia si contrappone una dimensione più sottile e immateriale suggerita dall’uso del colore, che non definisce forme ma genera campi vibranti, evocativi di stati emotivi e percettivi. L’opera si configura così come un campo di forze in cui erosione e resistenza, visibile e invisibile, materia e memoria convivono in equilibrio instabile.

Il tempo delle cose sospese non propone una narrazione nostalgica del passato, ma una riflessione sulla memoria come processo dinamico e trasformativo. In questo spazio sospeso l’arte diventa uno strumento di conoscenza, capace di trasformare la perdita in consapevolezza e il tempo in materia viva.


Sede della mostra
Palazzo Binelli
Via Verdi 7, Carrara (MS)
Inaugurazione
Sabato 14 marzo 2026, ore 17.30
Orari di apertura
Dal 14 marzo al 4 aprile 2026
Dal lunedì al venerdì: 10.00-12.00 / 15.00-18.00
Sabato: 16.30-18.30
Ingresso libero
Da info@openartproject.it 

Nuova data per i tour nella Trieste del Governo Militare Alleato: domenica 15 marzo

Dopo aver registrato, nell’arco di due anni, un totale di oltre 200 partecipanti, siamo lieti di annunciare il ritorno delle visite guidate alla scoperta di alcuni luoghi e vicende degli anni del Governo Militare Alleato, 1945-1954, promossi da Cizerouno in collaborazione con l’Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia.

Dopo il successo del tour, già svoltosi negli anni 2024 e 2025, arriva la nuova data domenica 15 marzo 2026: l’incontro avrà luogo alle ore 10.30 davanti a Palazzo Gopcevich (via G. Rossini 4), dove avrà inizio la visita durante la quale Francesca Pitacco guiderà i partecipanti al tour nella Trieste del GMA (durata di circa 90 minuti, costo di 15€ a persona ed è richiesta la prenotazione inviando una mail a eventi@cizerouno.it).

Nuova data per i tour nella Trieste del Governo Militare Alleato: domenica 15 marzo ore 10.30

Il tour nella Trieste del Governo Militare Alleato parte da Palazzo Gopcevich e prosegue poi sulle Rive, davanti all’Hotel de la Ville, da piazza Unità si continua fino alla Questura – sede degli uffici del GMA – difronte alla quale spesso si radunavano i triestini in manifestazioni di protesta, come si vede nella foto Disoccupati realizzata da Giornalfoto nel novembre 1953 e conservata alla Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte.

Francesca Pitacco farà conoscere i luoghi istituzionali del Governo Militare Alleato, ma anche molti dettagli e curiosità della vita quotidiana di quei nove anni in cui Trieste fu al centro della diplomazia e della politica internazionale.

Un racconto fatto di caffè e negozi per le truppe del GMA, di lezioni radiofoniche di inglese di Stanislaus Joyce, fratello di James, di palazzi requisiti dove sventolavano le bandiere degli Alleati, di quando in città una piccola galleria d’arte – la Galleria dello Scorpione in Ponterosso – ospitava artisti nazionali e internazionali, di parate militari sulle Rive,  fino a riscoprire la topografia di quella che era una delle zone più “calde” e proibite per i soldati del GMA di stanza a Trieste: la Cavana “Out of Bounds” delle case chiuse.

Dettagli del tour:
• domenica 15 marzo 2026 ore 10.30
• durata: 90 minuti
• percorso senza particolari difficoltà
• costo: 15 € a persona (pagamento in loco)
• ritrovo: davanti a Palazzo Gopcevich in via Rossini 4
• prenotazione obbligatoria inviando una mail a:
eventi@cizerouno.it

cizerouno
associazione culturale

cavò
via san rocco 1/a
cavana
34121 trieste

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#varcarelafrontiera
#cavanastories
#cavò
#gma
Da info <info@cizerouno.it> 

Roma, Rosso20sette arte contemporanea: Alice Pasquini – SCRAPS

Sabato 14 marzo 2026 alle ore 18.00, Rosso20sette arte contemporanea presenta la mostra personale SCRAPS di Alice Pasquini, accompagnata da un testo di Jacopo Gonzales
In esposizione una serie di nuovi lavori nei quali frammenti di manifesti, collage e pittura si intrecciano per raccontare le figure che emergono dal paesaggio visivo della città, trasformandosi così in dispositivi narrativi. 

Alice Pasquini
SCRAPS

con un testo di Jacopo Gonzales

Opening sabato 14 marzo 2026 ore 18.00
Rosso20sette arte contemporanea
Via del Sudario 39 – Roma
Fino al 24 aprile 2026

Come scrive Jacopo Gonzales nel testo di presentazione: «Il lavoro di Alice Pasquini è fatto di ricordi, apparizioni, porzioni di un immaginario che affiora per lampi. Figure colte di passaggio, presenze che chiedono attenzione, attraverso cui l’artista ci impone due gesti, quello di guardarci intorno e quello di osservare fotogrammi di storie che non conosciamo. Nei margini dello spazio che attraversiamo continuamente, esistono corpi, relazioni, attese, e con SCRAPS (letteralmente ritagli, scarti) Alice ritaglia porzioni di quel paesaggio e li trasferisce nello spazio privato della galleria, dove i frammenti a loro volta si evolvono in oggetti compiuti. 

La mostra riunisce due cicli che sviluppano questa intuizione attraverso modalità differenti ma compenetrate. Il primo comprende tele e disegni realizzati con pittura e collage, in cui il frammento stesso agisce come elemento strutturale. Carte ritagliate e campiture di colore si sovrappongono fino a rendere incerta la gerarchia tra fondo e figura; se il décollage storico operava per sottrazione, in queste opere la superficie si costruisce per accumulo e stratificazione, rendendo indistinguibili i livelli, mettendo in discussione l’idea di origine e di conclusione e lasciando emergere l’immagine come superficie instabile. 

Il secondo ciclo è composto da segnali stradali dismessi, recuperati e dipinti, sottratti alla funzione originaria e trasformati in supporti pittorici. La loro forma, già codificata e riconoscibile, diventa campo narrativo in cui l’intervento non cancella il passato dell’oggetto ma lo integra, generando uno scarto tra il significato imposto e la nuova scena che vi si inscrive. Alice prende l’objet trouvé, lo riattiva e lo trasforma in nuovo dispositivo, in cui lo spazio pubblico conserva la propria memoria e insieme la supera. In entrambi i cicli il frammento non è resto ma origine e ogni singola unità (ritaglio, segnale, opera compiuta) contiene una storia possibile, l’archivio di una moltitudine, un catalogo in cui possiamo guardarci e riconoscerci come presenze sospese.

Alice Pasquini (Roma, 1980) è un’artista visiva e street artist italiana di fama internazionale, figura di riferimento del movimento urbano contemporaneo. La sua ricerca si concentra sulla dimensione umana dello spazio pubblico, esplorando l’intimità e le relazioni sociali attraverso un linguaggio che fonde pittura, illustrazione e installazione. Centrale nel suo lavoro è la rappresentazione della donna, ritratta in momenti di quotidiana vitalità ed emotività profonda, sovvertendo deliberatamente i canoni dello sguardo oggettivante. Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha esteso la sua pratica dalle pareti stradali alle gallerie e ai musei. Con oltre mille interventi pubblici realizzati in tutti i continenti — da New York a Sydney, da Singapore a Buenos Aires — Alice dialoga con il tessuto urbano, trasformando le superfici in varchi narrativi. Le sue opere sono incluse in prestigiose istituzioni, tra cui la Collezione Farnesina (Ministero degli Affari Esteri). Per il suo significativo contributo artistico, è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. La sua figura è inserita nell’Enciclopedia Treccani e il suo processo creativo è documentato in importanti volumi monografici: Crossroads (Drago), che ripercorre la sua carriera internazionale. Alice. Taccuini (Treccani), un’antologia di quindici anni di carnet de voyage che svela il legame indissolubile tra il viaggio, l’osservazione e l’opera compiuta. Dal 2016 è ideatrice e direttrice artistica del CVTà Street Fest a Civitacampomarano (CB), progetto di rigenerazione urbana e sociale che è diventato un modello internazionale di dialogo tra arte contemporanea e borghi storici.


Il lavoro di Alice Pasquini è fatto di ricordi
Jacopo Gonzales

Il lavoro di Alice Pasquini è fatto di ricordi, apparizioni, porzioni di un immaginario che affiora per lampi. Figure colte di passaggio, presenze che chiedono attenzione, attraverso cui l’artista ci impone due gesti, quello di guardarci intorno e quello di osservare fotogrammi di storie che non conosciamo. Nei margini dello spazio che attraversiamo continuamente, esistono corpi, relazioni, attese, e con SCRAPS (letteralmente ritagli, scarti) Alice ritaglia porzioni di quel paesaggio e li trasferisce nello spazio privato della galleria, dove i frammenti a loro volta si evolvono in oggetti compiuti.

La mostra riunisce due cicli che sviluppano questa intuizione attraverso modalità differenti ma compenetrate. Il primo comprende tele e disegni realizzati con pittura e collage, in cui il frammento stesso agisce come elemento strutturale. Carte ritagliate e campiture di colore si sovrappongono fino a rendere incerta la gerarchia tra fondo e figura; se il décollage storico operava per sottrazione, in queste opere la superficie si costruisce per accumulo e stratificazione, rendendo indistinguibili i livelli, mettendo in discussione l’idea di origine e di conclusione e lasciando emergere l’immagine come superficie instabile.

Il secondo ciclo è composto da segnali stradali dismessi, recuperati e dipinti, sottratti alla funzione originaria e trasformati in supporti pittorici. La loro forma, già codificata e riconoscibile, diventa campo narrativo in cui l’intervento non cancella il passato dell’oggetto ma lo integra, generando uno scarto tra il significato imposto e la nuova scena che vi si inscrive. Alice prende l’objet trouvé, lo riattiva e lo trasforma in nuovo dispositivo, in cui lo spazio pubblico conserva la propria memoria e insieme la supera. In entrambi i cicli il frammento non è resto ma origine e ogni singola unità (ritaglio, segnale, opera compiuta) contiene una storia possibile, l’archivio di una moltitudine, un catalogo in cui possiamo guardarci e riconoscerci come presenze sospese.


Alice Pasquini
SCRAPS
con un testo di Jacopo Gonzales

Opening sabato 14 marzo 2026 ore 18.00
Fino al 24 aprile 2026
Orari: dal martedì al sabato 11-13 e 14-19

Rosso20sette arte contemporanea
Via del Sudario 39 – Roma
info@rosso27.com
tel.06 64761113
www.rosso27.com

Ufficio stampa
Melasecca PressOffice — blowart
Roberta Melasecca
roberta.melasecca@gmail.com info@melaseccapressoffice.it 
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

Biblioteca Regionale di Messina: “ArcheoGraphia: l’immagine dell’antico in Sicilia”

In occasione della Giornata dei Beni Culturali Siciliani e in memoria dell’Assessore Sebastiano Tusa, alto professionista e uomo di valori eccelsi, è stata allestita presso la sede centrale della Biblioteca Regionale di Messina (Palazzo Arcivescovile, 117), nel Salone Eventi sito al piano terra, una ricca esposizione iconografica e bibliografica di archeologia.
Il percorso espositivo, che è fruibile fino al 3 aprile 2026, con ingresso libero, nei consueti orari di apertura al pubblico (lunedì-venerdì 9-13; mercoledì anche di pomeriggio 15-17:30), presenta ai visitatori, unitamente agli inestimabili testi di archeologia del Fondo antico d’Istituto, preziose immagini di reperti archeologici siciliani, testimonianze del passato riaffioranti dalle rare stampe. Arricchiscono, altresì, la mostra, fotografie antiche che riproducono squarci di bellezze artistiche archeologiche della nostra amata Sicilia.

È messa a disposizione dei fruitori una bibliografia tematica dei libri scritti da Sebastiano Tusa, alcuni dei quali hanno preso posto sugli espositori, insieme a volumi attuali di archeologia e, in particolare, archeologia in Sicilia.


Ufficio Relazioni con il Pubblico
La Referente URP Funz. Dir.
Maria Rita Morgana
  
urpbibliome@regione.sicilia.it
tel 090674564
Da urpbibliome@regione.sicilia.it 

Grande successo per MUCHA a Palazzo Bonaparte di Roma – Oltre 180.000 visitatori

Oltre 180.000 visitatori per la mostra
“ALPHONSE MUCHA. UN TRIONFO DI BELLEZZA E SEDUZIONE”

Terminata la mostra dedicata ad Alphonse Mucha a Palazzo Bonaparte, con un inaspettato successo di pubblico e critica. La mostra, la più importante retrospettiva dedicata al Padre dell’Art Nouveau, arricchita di opere antiche tra cui il prestito eccezionale della “Venere” di Botticelli, ed inserita in un contesto allestitivo di grande fascino, è stata visitata da oltre 180.000 visitatori in poco più di 4 mesi. Palazzo Bonaparte si conferma il luogo delle grandi mostre a Roma e in Italia, e ora si prepara ad accogliere la più completa mostra mai dedicata prima ad Hokusai, il più importante artista giapponese di ogni tempo.

Si è conclusa domenica 8 marzo con uno straordinario successo di pubblico la mostra “Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione”, ospitata a Palazzo Bonaparte dall’8 ottobre 2025 e visitata da 184.671 persone.
Un risultato che ha confermato ancora una volta Palazzo Bonaparte come uno dei luoghi più amati dal pubblico per le grandi mostre d’arte in Italia e che ha consacrato l’esposizione dedicata al maestro dell’Art Nouveau tra gli appuntamenti culturali più seguiti della stagione.

“Non ci aspettavamo un numero così importante di visitatori – ha dichiarato Iole Siena, Presidente di Arthemisia – perché di solito le mostre di Mucha nel mondo, pur molto amate dal pubblico, si attestano intorno ai 100.000 visitatori. Abbiamo avuto infinite conferme, da chi ha visitato la mostra, che l’apprezzamento è stato per l’insieme della nostra proposta, le opere certamente ma anche l’allestimento, la cura dei dettagli, i tanti approfondimenti, la gentilezza dell’accoglienza.  Le mostre non sono opere d’arte, sono delle narrazioni emotive intorno alle opere d’arte, è questa la chiave del successo ormai consolidato e universalmente riconosciuto delle nostre mostre.”

La mostra ha rappresentato una delle più importanti retrospettive italiane dedicate ad Alphonse Mucha, artista ceco che ha rivoluzionato l’immaginario visivo della Belle Époque diventando il padre indiscusso dello stile Art Nouveau.
Il percorso espositivo, con oltre 150 opere, ha accompagnato i visitatori alla scoperta dell’universo visivo di Mucha attraverso manifesti iconici, pannelli decorativi, illustrazioni e materiali d’epoca che hanno raccontato la straordinaria capacità dell’artista di trasformare la figura femminile in un simbolo universale di grazia, eleganza e seduzione.

Momento culminante e tra i più ammirati dell’intero percorso è stata la presenza eccezionale della Venere di Sandro Botticelli (1485-1490), concessa in prestito straordinario dai Musei Reali – Galleria Sabauda di Torino. Il celebre capolavoro rinascimentale ha rappresentato il cuore simbolico della mostra, stabilendo un suggestivo ponte tra il Rinascimento e l’Art Nouveau.
Il prestito della “Venere” ha rappresentato uno degli elementi più prestigiosi dell’esposizione e ha sancito una significativa collaborazione culturale tra Palazzo Bonaparte e i Musei Reali di Torino, offrendo al pubblico romano l’occasione rara di ammirare uno dei capolavori più celebri dell’arte italiana in un contesto espositivo inedito.

Gli oltre 180.000 visitatori hanno testimoniato un interesse trasversale e internazionale per la mostra: il 70% del pubblico è stato composto da visitatori italiani, mentre il 30% è arrivato dall’estero, confermando Roma come una delle mete culturali più attrattive per il turismo internazionale. Grande partecipazione hanno registrato anche gruppi organizzati e scuole, che hanno rappresentato circa il 25% delle presenze, mentre le visite guidate – tra percorsi didattici, approfondimenti e visite tematiche – hanno coinvolto oltre il 35% dei visitatori, segno di un forte interesse del pubblico ad approfondire la storia e il linguaggio dell’Art Nouveau.

Grande partecipazione hanno registrato anche gli eventi culturali organizzati durante i mesi della mostra. Gli appuntamenti dei “Racconti dell’Arte”, insieme alle conferenze e agli incontri di approfondimento dedicati alla figura di Mucha, all’Art Nouveau e alla cultura della Belle Époque, hanno registrato il tutto esaurito in poche ore, confermando il forte interesse del pubblico per momenti di divulgazione e confronto culturale e contribuendo a rendere la mostra non solo un’esperienza estetica ma anche un’importante occasione di conoscenza.
L’esposizione ha conquistato i visitatori anche grazie a un allestimento immersivo e suggestivo, tipico delle mostre di Arthemisia, che ha rievocato l’atmosfera elegante e raffinata della Belle Époque. Luci, cromie, musiche e suggestioni sensoriali hanno accompagnato il pubblico in un viaggio nel tempo, restituendo il contesto culturale in cui Mucha ha operato e mostrando come il suo linguaggio decorativo – fatto di linee sinuose, elementi naturali e figure femminili – continui ancora oggi a influenzare grafica, design, moda e immaginario contemporaneo.

Con questo nuovo successo Palazzo Bonaparte si è confermato ancora una volta uno dei luoghi simbolo delle grandi mostre d’arte a Roma. Dopo esposizioni di straordinario successo dedicate a MonetVan GoghEscher e Munch, anche la mostra su Mucha ha consolidato la vocazione del palazzo a ospitare eventi culturali di respiro internazionale. Lo sguardo è ora rivolto al futuro: il 2026 vedrà Palazzo Bonaparte protagonista di nuove importanti esposizioni, tra cui la più completa mostra mai dedicata in Italia a Hokusai dal 27 marzo e in autunno una straordinaria mostra su Kandinsky, padre dell’astrattismo.

Con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, dell’Ambasciata della Repubblica Ceca e del Centro Ceco presso Ambasciata della Repubblica Ceca, la mostra è stata prodotta e organizzata da Arthemisia, in collaborazione con la Mucha Foundation e i Musei Reali di Torino e con la curatela è di Elizabeth Brooke e Annamaria Bava e la direzione scientifica di Francesca Villanti.
La mostra è stata organizzata in partnership conGenerali Valore Cultura.
Main partner della mostra è stata la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e con Poema.

La mostra ha visto come special partnerRicolaradio partnerDimensione Suono Softmedia partnerla Repubblicahospitality partnerHotel de Russie e Hotel de la Villemobility partnerAtac e Frecciarossa Treno Ufficialesponsor tecnicoFerrari Trento e con il supporto tecnico del Mucha Museum e di Prague City Tourism.
Il catalogo è stato pubblicato da Moebius.


Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it> 

All’ITIS, l’Università Popolare di Trieste presenta la Conferenza di Francesca Martinelli

Per preparare al meglio le escursioni culturali tra arte e storia in Friuli Venezia Giulia, organizzate dall’Università Popolare di Trieste, venerdì 13 marzo, alle ore 18.30, all’ITIS (via Pascoli 31), la docente di storia dell’arte Francesca Martinelli terrà una conferenza propedeutica a una giornata di visite ad Aquileia e a Passariano (in programma sabato 28 marzo), gratuita e aperta a tutti i soci (anche se non partecipanti alle escursioni), dedicata alla mostra “Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni” allestita a Villa Manin.

Conferenza della docente di storia dell’arte Francesca Martinelli dell’Università Popolare di Trieste propedeutica a un’escursione culturale ad Aquileia e Passariano per la Mostra “Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni” (Villa Manin)

“La mostra riunisce oltre 130 opere tra dipinti e lavori su carta provenienti da importanti musei europei e statunitensi e da collezioni private” – spiega Francesca Martinelli. “Il percorso esplora il tema del confine come spazio fisico, simbolico, interiore e spirituale nella pittura tra Ottocento e Novecento, ampliando progressivamente il significato stesso di limite fino a immaginare l’universo come spazio aperto e in continua evoluzione”.
Attraverso un itinerario che attraversa Romanticismo, Impressionismo e le ricerche dell’astrazione, il visitatore incontra grandi protagonisti della pittura europea e americana. Dai paesaggi ottocenteschi alle ninfee di Monet, dalle visioni atmosferiche di Turner e Constable fino agli espressionisti francesi e americani, il paesaggio diventa luogo di riflessione sull’infinito visibile e invisibile.

“Una sezione importante della mostra” – afferma Martinelli – “è dedicata anche agli autoritratti, veri e propri paesaggi dell’anima che raccontano i confini interiori dell’individuo. Qui compaiono artisti come Van Gogh, Gauguin, Munch, Giacometti e Bacon. Il percorso include inoltre importanti esponenti della Hudson River School americana, come Church, Durand e Kensett, insieme a Winslow Homer, Böcklin, Hopper, Diebenkorn e Andrew Wyeth, in un dialogo continuo tra spazio esterno e dimensione interiore”.

L’escursione culturale (sabato 28 marzo) prevede la mattina una prima tappa ad Aquileia, dove i partecipanti potranno scoprire la straordinaria Basilica patriarcale, celebre per il suo vastissimo mosaico pavimentale paleocristiano, tra i più significativi del mondo occidentale. Nel pomeriggio, dalle 15.00, è in programma la visita guidata da Francesca Martinelli alla mostra a Villa Manin “Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni”.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Roma: Una visione internazionale. Libri d’artista

Dal 16 febbraio al 19 aprile 2026 la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma, guidata da Luca Mercuri, ospita la collettiva Una visione internazionale – Libri d’artista – Omaggio a Hendrik Christian Andersen.

UNA VISIONE INTERNAZIONALE – LIBRI D’ARTISTA
Omaggio a Hendrik Christian Andersen

Mostra a cura di
Maria Giuseppina Di Monte, John David O’ Brien, Stefania Severi

L’esposizione, coordinata da Maria Giuseppina Di Monte e curata da John David O’ Brien per quanto concerne gli artisti americani e da Stefania Severi per quelli italiani, in collaborazione con Veronica Brancati (Casa Museo H. C. Andersen), s’inserisce in un dialogo armonico con il patrimonio e le tematiche della Casa Museo Hendrik Christian Andersen. 

Hendrik Christian Andersen, nato a Bergen in Norvegia nel 1872 e morto a Roma nel 1940, è stato uno scultore, pittore e urbanista emigrato con la famiglia negli USA.  È uno dei tanti artisti stranieri che, innamorato di Roma, vi si è stabilito dal 1899. Qui ha fatto erigere Villa Helene (dal nome della madre), sede dell’attuale museo, nel cui piano terreno era collocato il suo studio di scultore, oggi sede espositiva delle sue opere.

Hendrik dedicò gran parte della sua esistenza alla realizzazione del Centro Mondiale della Comunicazione. Proprio per promuovere il suo progetto Hendrik ha pubblicato un prezioso volume, ricco di mappe, disegni e testi esplicativi, dal titolo Creation of a World Centre of Communication. Il progetto utopico non è stato realizzato sebbene disegni, planimetrie, nonché il ricco corredo iconografico, siano conservati nell’archivio storico del museo e parzialmente esposti nelle sale permanenti.

La mostra scaturisce dalla riflessione di venti artisti: dieci americani dell’area di Los Angeles, e dieci italiani, prevalentemente attivi nell’area romana sull’opera dello scultore norvegese. Queste riflessioni hanno portato alla realizzazione di altrettanti libri d’artista, tutti diversi per materiali e tecniche ma tutti ispirati al lavoro di Hendrik da cui partono per affrontare un viaggio avventuroso traendo spunto dalla biografia, dagli interessi e dalla vis creativa.

Letizia Ardillo, Vito Capone, Antonella Cappuccio, Francesca Cataldi, Elisabetta Diamanti, Luigi Manciocco, Roberto Mannino, Lucia Pagliuca, Riccardo Pieroni, Maria Grazia Tata.

Dawn Arrowsmith, Margaret Griffith, Alex Kritselis, Jonna Lee, Mark Licari, Erika Lizée, John David O’Brien, Carolie Parker, Jody Zellen, Alexis Zoto. 

La mostra riflette sulle due anime di Hendrik, quella americana e quella italiana e, tramite i lavori degli artisti, mette in dialogo le due anime attraverso un confronto intenso e illuminante.

La mostra è stata allestita da novembre a dicembre 2025 nelle sale espositive della Biblioteca dell’Art Center di Los Angeles, diretta da Robert Diring.

Il catalogo scientifico, edito da Bertoni Editore, è bilingue italiano e inglese.

Nell’ambito della mostra sono previsti degli eventi collaterali di valorizzazione che saranno comunicati sul sito e sui social della Casa-Museo H. C. Andersen. 

Si ringraziano per il sostegno la Cooperativa Sociale Apriti Sesamo, la Galleria Sinopia di Roma e la Federazione Unitaria italiana Scrittori (FUIS).


SCHEDA INFORMATIVA
 
Titolo: Una visione internazionale – Libri d’artista – omaggio a Hendrik Christian Andersen
Sede: Casa Museo Hendrik Christian Andersen, via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – 00196 Roma
Contatti:
telefono: +39 06 3219089
e-mail: dms-rm.museoandersen@cultura.gov.it
Web: https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it//museo-hendrik-christian-andersen
FB: https://www.facebook.com/CasaMuseoHendrikChristianAndersen
X: https://x.com/MuseoAndersen
IG: https://www.instagram.com/casamuseoandersen/
 
Ingresso: Intero Euro 6,00; ridotto Euro 2,00; gratuità di legge. La Mostra è inclusa nel biglietto per la Casa Museo.
Il biglietto per la Casa Museo è acquistabile presso il totem digitale (abilitato POS) o su
https://portale.museiitaliani.it/b2c/#it/buyTicketless/255963d7-e47e-44ed-a990-f18d5a9d1911
Orari: dal martedì alla domenica ore 9.30 – 19.30; ultimo ingresso ore 18.45. Chiuso il lunedì.
 
Ufficio Promozione e Comunicazione e URP
Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma
dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 

La mostra di Antonio Di Cecco
a cura della Fondazione Giorgio De Marchis e RVM Hub

Fino al 27 marzo 2026

La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di ospitare la mostra Ciò che resta – Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiumediAntonio Di Cecco, a cura della Fondazione e diRVM Hub.

Antonio Di Cecco
Ciò che resta
Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiume

A cura della Fondazione Giorgio De Marchis e RVM Hub

Inaugurazione 26 febbraio 2026 ore 18.30

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila

Fino al 27 marzo 2026

Ciò che resta è un percorso visivo lungo i margini del fiume Aterno e dei suoi affluenti, un’indagine che si costruisce attraverso fotografie in bianco e nero e cianografie per interrogare ciò che l’acqua trattiene, disegna, cancella o lascia emergere. Il progetto è accompagnato da un volume, prodotto dalla Fondazione de Marchis e da RVM Hub, con il coordinamento editoriale di Agnese Porto e Giammaria De Gasperis e un testo di Antonello Frongia, professore associato di Storia dell’arte contemporanea all’Università Roma Tre. 

Durante la serata inaugurale interverranno l’artista, i curatori, gli editori nonché il Prof. Antonello Frongia. 

Come scrive Diana Di Berardino, direttrice della Fondazione Giorgio de Marchis, «Antonio Di Cecco, attraverso le sue fotografie e le sue cianografie, indaga il territorio aquilano e il sistema fluviale dell’Aterno come patrimonio naturale e culturale e ne offre una lettura originale: un archivio visivo che restituisce una lettura non documentaria, ma in divenire, dell’itinerario fluviale. Il percorso espositivo allestito negli spazi della Fondazione de Marchis conduce il visitatore alla scoperta della ricerca artistica di Di Cecco, che si trasforma in uno sviluppo dell’animo umano narrato attraverso l’occhio/obiettivo dell’artista/fotografo e che va oltre il linguaggio documentario, per aprirsi a una visione del tutto intimistica.»

«Antonio Di Cecco non osserva semplicemente un paesaggio: lo lascia affiorare attraverso i suoi processi.», scrive RVM Hub. «Il lavoro è un’indagine sul fiume, come elemento naturale inserito in un paesaggio più ampio, animato da piante, fiori e architetture naturali, generate dal loro intreccio. Il fiume, dunque, è perennemente presente anche quando l’acqua scompare, lasciando spazio ai rovi e agli elementi naturali che abitano i suoi margini. Potremmo quasi dire che si tratta di una narrazione del fiume “in assenza” o attraverso una presenza fugace e in rapido movimento, evidenziata dalla lunga esposizione.

Una narrazione del tempo, anzi, dei tempi che operano sull’acqua e sulla vegetazione: veloce e inafferrabile il primo, lento e per questo impercettibile il secondo. La scelta del bianco e nero è una chiara volontà di restare focalizzato sull’essenziale, sulle forme e sulle linee create dalle piante di fiume. Un’evocazione di stati d’animo, più che un racconto del visibile e del reale.

Alle immagini fotografiche sono affiancate delle cianografie, nelle quali l’immagine appare attraverso un meccanismo chimico che rende la carta fotosensibile. La cianografia è, dunque, una traccia, emblema di un evento che si è inscritto nella materia, come il fiume lascia segni sulle rive, del proprio passaggio. Se le fotografie mostrano ciò che l’acqua alimenta nel mondo, le cianografie mostrano ciò che l’acqua scrive direttamente sulla superficie sensibile.»

Antonio Di Cecco vive a L’Aquila, dove gestisce lo studio ContrastiUrbani. Sviluppa progetti sui processi di modificazione dei luoghi e sul rapporto tra essere umano, ambiente e tempo, oltre a occuparsi di fotografia di architettura e di paesaggio. È rappresentato dall’agenzia Contrasto.


La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.

Rvm Hub è una casa editrice indipendente e uno studio editoriale: si occupa di fotografia e lavora principalmente per scoprire progetti fotografici che siano capaci di creare nuovi terreni artistici con altre forme di narrazione. Racconta storie attraverso progetti a lungo termine, curando ogni pubblicazione con attenzione e cercando di dare il proprio contributo per educare le persone alla fruizione consapevole dell’arte visiva, anche con mostre, workshop e comunicazione culturale. Le pubblicazioni sono curate nel minimo dettaglio, sempre diverse e sempre su misura al progetto: affini al movimento dello slow journalism e slow publishing. RVM segue tutta la filiera del libro, dal progetto alla distribuzione, accompagnando i propri autori per tutto il percorso. Rvm Hub è composta da Agnese Porto e Giammaria De Gasperis, co-fondatori ed editori, e ha sede all’Aquila.


Antonio Di Cecco
Ciò che resta
Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiume

A cura della Fondazione Giorgio De Marchis e RVM Hub

Inaugurazione 26 febbraio 2026 ore 18.30
Fino al 27 marzo 2026
Orari: giovedì 11.00 – 13.00 / 17.00 – 19.30; venerdì, sabato e domenica 17.00 – 19.30 – Ingresso libero


Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it

Contatti
Diana Di Berardino

Barbara Olivieri
fondazione.demarchis@gmail.com

Valentina Equizi
Graphic designer e social media manager
valentina.equizi88@gmail.com

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_associazione blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it
Da Roberta Melasecca Curator&Press <roberta.melasecca@gmail.com>

Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma: un gioiello architettonico e culturale da vivere

Con un patrimonio bibliografico di oltre 93 mila unità, nel 2025 la Biblioteca di Busseto si è posizionata al terzo posto nel parmense per il numero di prestiti in rapporto al numero di abitanti

La Biblioteca di Busseto che,
con un patrimonio bibliográfico di oltre 93 mila unità, nel 2025 si è posizionata al terzo posto nel parmense 
per il numero di prestiti in rapporto al numero di abitanti.

Entrare nella Biblioteca di Busseto significa varcare la soglia di un luogo in cui il tempo sembra rallentare e la conoscenza prende forma tra scaffali, sale storiche e silenzi carichi di memoria. Da generazioni, studenti, studiosi e lettori appassionati hanno trovato uno spazio di studio, scoperta e ispirazione; tra questi, anche il giovane Giuseppe Verdi, che proprio a Busseto mosse i primi passi del suo percorso di studi.

Oggi la Biblioteca di Fondazione Cariparma continua a essere un punto di riferimento per la comunità, capace di coniugare un’intensa attività di servizi ed eventi rivolti ad un pubblico diversificato, con la tutela di un patrimonio straordinario.

La Biblioteca ha sede nel Palazzo del Monte di Pietà, tra gli edifici storici e monumentali più importanti di Busseto, un vero e proprio gioiello architettonico che, nelle sale al primo piano, conserva quasi intatto l’allestimento originario. Il patrimonio bibliografico della Biblioteca è composto da 93.113 unità, tra volumi moderni, testi antichi e materiale audiovisivo. Una collezione ampia e articolata, che comprende una ricca sezione di narrativa anche per ragazzi e un’altra dedicata alla saggistica – con testi di storia dell’arte, di musica e di letteratura – che rendono la Biblioteca un luogo di studio e approfondimento per un pubblico eterogeneo. L’attenzione all’aggiornamento delle collezioni è confermata dagli investimenti più recenti: solo nel 2025 sono stati acquistati quasi 1000 nuovi volumi.

La Biblioteca di Busseto ospita inoltre la prestigiosa Collezione Mingardi, formata da due nuclei fondamentali per la storia del libro e della tipografia: la prima è una delle più importanti sul Libro d’Artista in Italia, composta da circa 200 volumi, include opere uniche e libri d’artista che spaziano da Manet a Picasso. L’ulteriore donazione costituisce un fondo sulla storia dell’editoria europea con fondamentali opere quali la Cronaca di Norimberga del 1493 e il Polifilo di Aldo Manuzio del 1499, ed altri volumi del XVII, XVIII e XIX secolo. L’intera collezione costituisce un patrimonio di straordinario valore, che arricchisce ulteriormente l’offerta culturale della Biblioteca e ne rafforza il profilo a livello nazionale.

Tra le attività della Biblioteca riveste un ruolo di primaria importanza la catalogazione e il trattamento delle risorse bibliografiche, fondamentali per garantire la fruibilità e la corretta conservazione del patrimonio. Negli ultimi cinque anni sono stati catalogati complessivamente 10.755 volumi tra antichi e moderni, consentendo alla Biblioteca di operare in modo pienamente integrato all’interno del Polo Bibliotecario Parmense e nell’Indice Nazionale.

Ogni anno la Biblioteca effettua migliaia di prestiti, rivolti principalmente agli utenti diretti, ma anche attraverso il prestito intersistemico all’interno del Polo Parmense e quello interbibliotecario del Sistema Bibliotecario Nazionale. Gli utenti attivi sono attualmente 3.685; se raffrontiamo percentualmente questo numero con la popolazione del Comune, 6.900 cittadini, il dato risulta particolarmente significativo collocando la Biblioteca al quarto posto nel Parmense (12,5%).

Il rapporto percentuale tra il numero di prestiti e il numero di abitanti arriva al 142% collocandola al terzo posto, segno di un forte radicamento nel tessuto sociale e di un utilizzo concreto e continuativo dei servizi offerti.

Accanto alle attività di conservazione e di servizio, la Biblioteca di Busseto svolge anche un ruolo di cittadinanza attiva come luogo di produzione culturale dinamico e aperto alla comunità collaborando con le diverse istituzioni e realtà associazionistiche del territorio. Dal 2023 organizza numerose iniziative rivolte a varie fasce di pubblico: appuntamenti e laboratori dedicati a bambini – a partire dall’età prescolastica in collaborazione con il progetto nazionale Nati per Leggere – e ragazzi, attività didattiche con le scuole, visite guidate alla Biblioteca Monumentale e alle Sale storiche del Monte di Pietà, conferenze di approfondimento sul patrimonio storico-artistico conservato e su temi multidisciplinari di attualità, il «Book Club della Biblioteca» con incontri mensili dedicati al libro del mese e «Bibliotecainrete», una serie di appuntamenti pensati per esplorare le nuove possibilità di ricerca e di lettura destinato agli insegnanti.

A completare questa ricca offerta culturale sono le esposizioni temporanee allestite nel salone monumentale. Solo nel corso del 2025 sono state organizzate 2 mostre, 84 eventi collaterali e 45 incontri di didattica dedicati alle scuole, numeri che testimoniano l’intensità e la continuità dell’attività culturale svolta.

La Biblioteca di Busseto si conferma così, non solo custode di un patrimonio di grande valore storico, bibliografico, artistico e architettonico, ma anche spazio vivo di conoscenza, studio e condivisione, capace di promuovere la cultura come bene accessibile e partecipato, al servizio della comunità e del territorio.


FONDAZIONE CARIPARMA
Strada al ponte Caprazucca, 4
43121 Parma (PR)
Italia
Da Comunicazione FCRPR <comunicazione@Fondazionecrp.it>