Palazzo Gravisi Buttorai di Capodistria: “Le Mani d’Oro”. Cortometraggio e catalogo

Il cortometraggio “Le Mani d’Oro”, diretto dal regista Davide Salucci e dedicato al tema – le Torri – della 4° edizione del progetto, ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto dall’Associazione culturale Opera Viva, sarà presentato venerdì 13 febbraio, alle ore 11.30, al Palazzo Gravisi Buttorai di Capodistria,insieme al catalogo che, come da tradizione, chiude la rassegna.

Le Mani d’Oro. Presentazione del cortometraggio e del catalogo
Venerdì 13 febbraio, alle ore 11.30, al Palazzo Gravisi Buttorai di Capodistria

Un corto – anticipato in una breve preview sugli schermi dell’Area Arrivi del Trieste Airport FVG – che ha visto la partecipazione attiva degli studenti coinvolti dal progetto, con riprese realizzate nei laboratori scolastici di Gorizia, Isola e Capodistria e un focus sull’azienda Modiano Industrie ed Affini Spa, principale partner dell’iniziativa, che si consolida per il terzo anno.

Nato con l’obiettivo di valorizzare la creatività dei giovani nell’incontro proprio con un’impresa d’eccellenza, osservando l’intero ciclo produttivo, il progetto è stato articolato in un concorso di idee, una mostra, uno spettacolo e nei cortometraggio e catalogo.

“Quest’anno i soggetti interpretati nelle illustrazioni” – ricorda Lorena Matic, sottolineando che il lavoro creativo è stato svolto dagli studenti della sezione Grafici del Liceo artistico Max Fabiani di Gorizia – “sono state le Torri, quali punti di osservazione disseminati in Friuli Venezia Giulia, pregni di storia e metaforicamente luoghi da cui osservare lontano, immaginando il futuro: 14 Torri – fra le quali la Torre elettrica del Porto Vecchio e la Torre dell’Orologio di Trieste, la Torre Millenaria di Marano Lagunare, la Torre Raimonda di San Vito al Tagliamento –  le cui illustrazioni valorizzano il patrimonio storico architettonico e suggeriscono un nuovo itinerario culturale”.

“La Mani d’Oro” è un progetto ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto dall’Associazione culturale Opera Viva con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo dell’Unione Italiana e della Fondazione Pietro Pittini, con la collaborazione del Comune di Trieste, del Kulturni dom di Gorizia, del Piccolo coro di Monfalcone, della CAN di Capodistria e la Comunità Santorio Santorio, con la preziosa collaborazione della Modiano Spa e la partecipazione del Liceo Artistico Max Fabiani di Gorizia, della SM Pietro Coppo di Isola e del Ginnasio Carli di Capodistria.

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“Fotografia in scena – Photography on Stage”, patrocinato dall’Accademia di Belle Arti di Catania

Il Cine-Teatro Rex di Giarre ospita il progetto “Fotografia in scena – Photography on Stage”, curato dalla prof.ssa Carmen Cardillo e patrocinato dall’Accademia di Belle Arti di Catania, in collaborazione con l’Associazione Culturale ArchiDrama. L’iniziativa ha l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra istituzioni formative e spazi culturali, promuovendo occasioni di confronto, crescita e condivisione.

La rassegna si articola in una serie di incontri dedicati alla presentazione di progetti fotografici contemporanei. Giovani autrici e autori — studenti ed ex studenti dell’Accademia — sono invitati a portare in scena il proprio sguardo e il proprio percorso creativo attraverso la proiezione delle opere fotografiche. In questo contesto il teatro si trasforma in uno spazio di narrazione visiva: le immagini scorrono come sequenze, i progetti diventano racconto, e la fotografia si offre al pubblico come esperienza immersiva, capace di generare ascolto, riflessione e partecipazione.

Ogni appuntamento si conclude con un momento di dialogo con i docenti della Scuola di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Catania, dando vita a uno spazio di confronto aperto tra artisti, studiosi e pubblico. Un’occasione per condividere processi creativi, interrogare i linguaggi dell’immagine e riflettere sul ruolo della fotografia nel presente.

Le opere presentate attraversano temi che interrogano il nostro tempo: la migrazione, il rapporto con il territorio, le questioni identitarie, la memoria individuale e collettiva, fino alle trasformazioni sociali e culturali contemporanee. In molti lavori emergono inoltre rimandi e suggestioni provenienti dal linguaggio cinematografico, rafforzando il dialogo tra immagine fotografica e dimensione narrativa.

“Fotografia in scena – Photography on Stage” si configura così come un progetto culturale e formativo che riconosce nella fotografia un linguaggio artistico capace di mettere in relazione generazioni, saperi e pratiche diverse, creando uno spazio condiviso tra giovani autori, fotografi professionisti, artisti visivi, studiosi e pubblico.
L’ingresso agli incontri è gratuito. A coloro che parteciperanno ai cinque appuntamenti sarà rilasciato un attestato di partecipazione a cura del Cine-Teatro Rex.

Mercoledì 25 marzo Francesco Di Giovanni in dialogo con Carmelo Nicosia;
Mercoledì 1° aprile Chiara Marchese e Andrea Valisano in dialogo con Carmelo Bongiorno;
Mercoledì 8 aprile Roberta Guarnera in dialogo con Egidio Liggera;
Mercoledì 6 maggio Ivan Terranova in dialogo con Rosario Antoci.
Mercoledì 13 maggio proiezione dei portfoli di Allieve ed Allievi Accademia Belle Arti – Dipartimento di Fotografia: Erika Allia, Gabriele Argentino, Giuseppe Barresi, Cristina Cappello, Martina Flores, Giuseppe Di Bartola, Edoardo Angelo Orlando.


Da Roberta Guarnera <robertagartwork@gmail.com>

QUINN unico corto italiano in concorso all’European Film Festival di Lille in corso

Lille, 9 marzo 2026 |Ha preso il via il 6 marzo, con la cerimonia d’apertura, il prestigioso European Film Festival” di Lille, tra i più antichi e importanti festival di cortometraggi in Francia, riconosciuta piattaforma di scoperta per nuovi talenti, giunto quest’anno alla sua quarantaduesima edizione. “QUINN“, diretto da Gianluca Mangiasciutti e Stefano Usberghi, tra i primi corti prodotti nel 2025 da Andrea Cicini per GM Production, è l’unico corto italiano selezionato per la kermesse in corso fino all’11 marzo.

È “QUINN”, prodotto da GM Production, l’unico corto italiano in Concorso alla 42ma Edizione del Festival du Cinéma Européen di Lille
In Francia l’anteprima mondiale

Per sei giorni Lille si trasforma in una vetrina del talento europeo del cinema. Tra anteprime, incontri e scoperte cinematografiche, il festival celebra la ricchezza e la diversità delle storie che attraversano il continente in un appuntamento che conferma come il cinema continui a essere uno spazio privilegiato di dialogo tra culture, capace di raccontare l’Europa attraverso le immagini e le emozioni dei suoi autori.

QUINN è stato proiettato per la prima volta in anteprima internazionale per il numeroso pubblico del festival, all’interno della sezione “LA GOUTTE DE TROP”, nell’ambito della Competizione Ufficiale 4, la sezione che raccoglie cortometraggi che catturano l’istante in cui la pressione si trasforma in frattura. Quattro le proiezioni al pubblico, l’ultima martedì 10 marzo. 

Opera breve, della durata di 20 minuti, distribuita da Sayonara Film, QUINN mette al centro della storia un giovane alla ricerca della propria identità sessuale, che dopo aver subito un brutale pestaggio notturno decide di mettersi sulle tracce del proprio aggressore. Ad interpretare QUINN, due giovani promesse del cinema italiano, Costantino Seghi e Filippo De Carli, alle prese con due ruoli complessi, interpretati magistralmente, soprattutto con il linguaggio dei volti e dei corpi. 

QUINN di fatto ha dato il via alle attività di GM Production, la nostra divisione cinema affidata alla responsabilità di Cristina Borsatti – ha commentato Andrea Cicini, CEO di Gruppo Matches – e lo ha fatto con una storia originale che affronta temi sentiti e attuali come quelli della ricerca della propria identità e della privazione della libertà. Vederlo selezionato e proiettato in questo contesto di appassionati ed esperti della straordinaria formula del cortometraggio e soprattutto di fronte a così tanti giovani è un grande motivo d’orgoglio per Gruppo Matches e per GM Production“. “Tra l’altro – ha aggiunto Cicini – ho il piacere di annunciare che QUINN è stato selezionato anche per il 17mo LGBT+ Film Festival Poland 2026 che si terrà tra il 10 e il 18 aprile 2026 in Varsavia, Cracovia, Poznan, Breslavia e online e parteciperà anche alla selezione del pubblico per Best Feature Film / Best Documentary / Best Short Film / Best Animation / del Festival. Il viaggio continua”.

L’opportunità di una anteprima mondiale all’European Film Festival di Lille è un prezioso riconoscimento del lavoro svolto per QUINNprimo passo di una neonata casa di produzione che ha puntato tutto sul valore delle emozioni, sul coraggio e la sensibilità di affrontare temi capaci di far riflettere sul nostro presente e sulla competenza di un team giovane, talentuoso e motivato“. Commenta così da Lille Cristina Borsatti, Responsabile di GM Production, al termine della prima proiezione. “Ringraziamo gli organizzatori del Festival e la Giuria per la Selezione Ufficiale, per la possibilità offerta a QUINN di concorrere a fianco di opere così singolari e per averci consentito di respirare l’aria di questo Festival che riunisce, in uno spazio di sperimentazione e in una vetrina unici, registi emergenti, professionisti dell’industria cinematografica europea e pubblico appassionato attorno alla forma breve del cinema”.

GM Production ha prodotto ad ora anche una seconda opera, “Puca” di Sara Scalera, realizzata in pellicola, distribuita da Allegorie Distribution.  Con GM Production l’obiettivo è quello di allargare il campo d’azione di Gruppo Matches, agenzia leader nel settore della comunicazione e dello storytelling marketing, che opera tra l’Italia e la Cina e che del linguaggio visivo ha già fatto un punto di forza per raccontare brand ed eventi. “Quella del mondo cinematografico e televisivo, in tutte le sue forme, è un’altra via che ci permette di veicolare ad un pubblico sempre più vasto storie capaci di emozionare, ma anche di stimolare il pensiero. Come abbiamo fatto anche con l’Ostia in Corto, il festival di cortometraggi che ha visto lo scorso anno la sua prima edizione”, afferma il CEO Andrea Cicini”. “E GM Production sarà soprattutto una porta aperta per i nuovi sceneggiatori e registi che vogliano condividere inedite visioni e nuovi sogni con noi”.

(GM Production Reel: https://youtube.com/shorts/GrlCDmC_lkI)


Gruppo Matches – Fondata nel 2019 a Roma, con sedi ad Aosta, Cagliari, Roma, Treviso, 北京 Beijing e Hong Kong. Una vocazione internazionale nata dall’esperienza maturata all’estero da Andrea Cicini: oltre 13 anni in CINA nella comunicazione, strategia marketing e coordinamento dei grandi eventi internazionali quali Olimpiadi Pechino 2008, Casa Italia Paralimpiadi 2008, Shanghai Expo2021, Super Coppa, F1, Moda, Cinema ed altro. Una collaborazione che tuttora continua, da ultimo con l’accordo per la comunicazione stretto con l’Ente del Turismo Cinese in Italia. Tra i suoi asset: creatività per lo sviluppo di campagne Atl-Btl, Graphic e Web Design, Social Media, organizzazione di Eventi, Produzione Audiovisiva come casa cinematografica indipendente e Management Sportivo (ANDY DIAZ, ALESSIA SCORTECHINI, JACOPO LUCHINI). Per ulteriori informazioni sull’Agenzia e su GM Production: www.gruppomatches.com


Media & Press Office Gruppo Matches
e-mail: media@gruppomatches.co  m
www.gruppomatches.it

Diana Daneluz
Media Relations / Press Office           
06 7049 5090 
media@gruppomatches.com
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Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 – Roma 
Aosta – Cagliari – Roma – Treviso |
北京 Beijing – Hong Kong
Da Cristina Borsatti <crisborsatti@gmail.com> 
Da Media Gruppo Matches <media@gruppomatches.com>

Collegio Romano: Rubens in Italia. Una geografia dell’arte e dei miracoli

In occasione del ciclo di incontri dedicato al tema Viaggiare in Italia tra Cinquecento e Seicento: mappe e guide per scoprire opere, artisti, collezioni, si terrà l’approfondimento dal titolo “Viaggiar per chiese: geografie dell’arte e dei miracoli nell’itinerario italiano di Rubens”, a cura della Professoressa Raffaella Morselli, ordinaria di Storia dell’Arte Moderna presso la Sapienza Università di Roma.

Incontriamoci al Collegio Romano
La Bibliotheca Maior si apre alla città

Quattro cicli di conferenze e aperture straordinarie 
a cura di 
Alfonsina Russo e Edith Gabrielli

Martedì 10 marzo, ore 18.00
 
“Viaggiar per chiese: geografie dell’arte e dei miracoli
nell’itinerario italiano di Rubens”
 
CICLO: Viaggiare in Italia tra Cinquecento e Seicento: mappe e guide per scoprire opere, artisti, collezioni
 
RELATORE: Raffaella Morselli, Professoressa ordinaria di Storia dell’Arte Moderna, Sapienza Università di Roma

L’intervento intende analizzare il lungo soggiorno italiano di Pieter Paul Rubens, svoltosi tra il 1600 e il 1608, quale fase decisiva e imprescindibile per la sua formazione e per la successiva affermazione come figura di spicco nel panorama dell’artista-intellettuale europeo. Muovendosi lungo le coordinate geografiche e culturali suggerite dagli Itinerarii Italiae rerumque Romanarum libri tres di Franciscus Schottus, pubblicati ad Anversa nel 1600, Rubens elesse l’Italia a vera e propria “palestra dello sguardo”.

In questo spazio privilegiato di confronto, l’artista ebbe modo di misurarsi direttamente con le testimonianze dell’antico, con la lezione dei grandi maestri del Cinquecento e con le istanze estetiche e devozionali della Controriforma. Attraverso un metodo di osservazione rigoroso e selettivo, Rubens esplorò i principali centri artistici della penisola, tra cui Venezia, Genova, Mantova, Firenze e Roma, capitali della cultura che rimasero indelebilmente impresse nella sua memoria visiva e che contribuirono a definire il linguaggio di uno dei più autorevoli protagonisti della pittura del Seicento. L’evento si terrà martedì 10 marzo alle ore 18.00 nella Sala della Crocieraantica Bibliotheca Maior, presso il Collegio Romano, offrendo un’analisi critica e documentata su come l’itinerario italiano abbia rappresentato il fulcro della maturazione intellettuale del maestro fiammingo.

Raffaella Morselli, PHD, è Professoressa ordinaria di Storia dell’Arte Moderna presso Sapienza Università di Roma e accademica dell’Accademia Raffaello di Urbino. Si occupa di storia del collezionismo, di committenza e di mercato dell’arte nell’Italia del XVI-XVII secolo a cui ha dedicato monografie, saggi, mostre e molti articoli pubblicati con editori internazionali. È specialista di Guido Reni, Guercino, Rubens, Francesco Albani, Lavinia Fontana, Domenico Fetti. È stata curatrice di diverse mostre: La celeste galeria (Mantova, 2002-2003), La Collezione del cardinale Silvio Valenti Gonzaga (Mantova, 2005), Guido Reni (Roma 2022), Arte Liberata. Capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale (1937-1947) (Roma, 2022-2023), Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà (Mantova, 2023-2024), Guercino nello studio (Bologna, 2023-2024), Guercino. L’era Ludovisi a Roma (Roma, 2024-2025), La Favola di Atalanta. Pittura e poesia a Bologna (Bologna, 2024-2025), Roma pittrice. Artiste al lavoro tra Cinquecento e Ottocento (Roma, 2024-2025). È stata Research Fellow del Getty Center (Los Angeles 1994) e Ailsa Mellon Bruce Senior Visiting Scholar al CASVA (Washington D.C. 2014). Fa parte di numerosi comitati scientifici di musei (Galleria Borghese, Palazzo Te), di mostre, di riviste internazionali, di collane editoriali.


Informazioni:
 
Ingresso: via del Collegio Romano, 27 – 00186 Roma
Le conferenze sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti
 
È obbligatoria la prenotazione tramite piattaforma Eventbrite: https://www.eventbrite.it/organizations/events 
Per informazioni: https://vive.cultura.gov.it/it/incontriamoci-al-collegio-romano-la-bibliotheca-maior-si-apre-alla-citta
 
Ufficio stampa: 
Silvana Editoriale
ufficiostampavive.silvanaed@gmail.com
Da My Company <info@silvanaeditoriale.it> 

Siciliana la prima donna a poetare in un volgare d’Italia

In occasione dell’otto marzo l’Accademia della Lingua Siciliana ha ricordato una donna siciliana illustre: la misteriosa Nina

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La figura della Nina Siciliana – conosciuta anche come Nina da Messina o “Monna Nina” – resta una delle più affascinanti e misteriose della poesia medievale. Di questa autrice in lingua siciliana, attiva alla fine del XIII secolo, non conosciamo né il nome completo né il cognome, e neppure il luogo di nascita. Le ipotesi degli eruditi oscillano tra Messina, indicata da Allacci e Ragusa, e Palermo, suggerita dal Mongitore: supposizioni basate unicamente sulla diffusione del nome “Nina” nelle due città nel periodo in cui sarebbe vissuta. Non a caso, entrambe le città le hanno dedicato una via. Inoltre, fino al 1930, nella chiesa palermitana di San Domenico – il Pantheon dei siciliani illustri – un monumento la celebrava con i versi di Agostino Gallo, che la definiva “ornamento del siculo Parnaso” e “astro d’amor nel ciel sicano”, ricordando come la sua fama avesse acceso l’interesse del poeta toscano Dante da Maiano.
Secondo la tradizione, infatti, Dante da Maiano si sarebbe invaghito di lei senza averla mai incontrata, colpito dai suoi versi. Le scrisse un sonetto, al quale Nina rispose con un altro componimento, dando vita a un breve scambio poetico ed a una relazione amorosa di natura platonica. Da qui l’appellativo di “Nina del Dante”.

La sua importanza nella storia letteraria è notevole: sarebbe la prima donna, di cui si abbia notizia, a poetare in volgare nel territorio che oggi fa parte dello Stato italiano. Di lei possediamo un sonetto conservato nella raccolta “Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani”, stampata dai Giunti nel 1527 e nota come “Giuntina di Rime Antiche”, che contiene anche i componimenti del suo Dante da Maiano. Il Trucchi le attribuì inoltre il celebre sonetto “Tapina me”, tramandato dal codice Vaticano latino 3793 (fine XIII – inizio XIV secolo), definendolo “un prezioso gioiello” della lirica medievale. Secondo Agostino Gallo, Nina potrebbe essere stata anche l’autrice del sonetto “Onde si muove, e donde nasce amore?”, indirizzato a un Guido – forse Cavalcanti – e tradizionalmente attribuito a Guido Orlandi.

Sulla reale esistenza della Nina Siciliana gli studiosi si sono divisi per secoli. Nel 1877 il Borgognoni, in “Studi d’erudizione e d’arte”, avanzò la tesi – poi ribadita sulla Nuova Antologia nell’articolo dal titolo eloquente “La condanna capitale di una bella signora” – che Nina fosse una figura fittizia, nata nell’officina tipografica dei Giunti nel 1527. Una teoria che applicò anche a Dante da Maiano, la cui esistenza fu però confermata nel 1907 da Santorre Debenedetti grazie al ritrovamento, in un manoscritto di epoca precedente, di due componimenti in occitano attribuiti al poeta. I dubbi sulla storicità di Nina non derivano soltanto dalla scarsità di dati documentari, ma probabilmente anche dalla difficoltà, per alcuni studiosi del passato, di accettare che una donna potesse, in un’epoca di diffuso analfabetismo femminile, passare da oggetto a soggetto della poesia, raggiungendo un livello linguistico che il De Sanctis considerava “esempio dell’eccellenza a cui era venuto il volgare”.

Eppure, pochi decenni prima, nel sud della Francia, un gruppo di circa venti poetesse – le trobairitz – aveva cantato con successo la fin’amors al femminile. La loro esistenza è oggi accertata senza margini di dubbio, benché anche su di loro, in passato, non fossero mancati gli scettici. Non è difficile notare una certa affinità tra l’unico componimento giunto fino a noi di una trobairitz, Alamanda de Castelnau, e la produzione attribuita a Nina Siciliana. Se Nina è realmente vissuta, è plausibile che conoscesse i testi delle sue colleghe provenzali, che – come quelli dei trovatori – circolavano nelle corti e negli ambienti colti della Sicilia del XIII secolo.


Accademia della Lingua Siciliana
Contatto WhatsApp: 3383631257
Da Accademia della Lingua Siciliana <accademialinguasiciliana@gmail.com> 

La collettiva “Viscerale” non ornamentale. È una presa di posizione.

Viscerale non è un aggettivo ornamentale. È una presa di posizione. Aprire una galleria chiamandola così significa dichiarare un rifiuto della neutralità. Significa sottrarre l’arte alla pura superficie e ricondurla al corpo, all’organo, alla reazione primaria. Il viscerale è ciò che precede il linguaggio articolato: è impulso, è contrazione, è urgenza.
Nella storia dell’estetica occidentale, la modernità ha spesso privilegiato la distanza critica, la forma, la razionalizzazione. Ma ogni epoca produce anche il suo controcampo: un’arte che non vuole essere soltanto vista, ma sentita. Non contemplata, ma attraversata.

VISCERALE, mostra collettiva che ha inaugurato il 28 febbraio, sarà visitabile fino al 13 marzo 2026, un progetto espositivo che assume il corpo e la reazione emotiva come punto di partenza dell’esperienza artistica contemporanea.

Antonin Artaud invocava un teatro capace di “toccare i nervi”, di agire direttamente sul sistema sensibile prima ancora che sull’intelletto. Georges Bataille ha scritto dell’esperienza come eccesso, come superamento dei limiti ordinari dell’ordine e della forma. In questa linea, il viscerale è ciò che eccede la composizione armonica e introduce una frizione.

Il corpo non è un tema: è una condizione. Jean-Luc Nancy ricorda che il corpo è sempre “esposto”, sempre in relazione, mai chiuso su sé stesso. Il viscerale è esattamente questo: esposizione senza protezione, vulnerabilità che diventa linguaggio.

In un’epoca dominata dalla mediazione digitale e dalla velocità dello scorrimento, la scelta del viscerale è una scelta controcorrente. Significa restituire peso alle immagini. Restituire densità alla materia. Riconoscere che l’esperienza estetica non è solo interpretazione, ma impatto fisiologico.

Il viscerale non coincide con il violento. Non è necessariamente gridato. Può essere silenzioso, ma non è mai neutro. È ciò che produce una risposta somatica: una tensione, un’inquietudine, un’attrazione difficile da spiegare.

Rainer Maria Rilke scriveva che “le opere d’arte sono di una solitudine infinita”. Questa solitudine non è isolamento: è intensità. È concentrazione. È la condizione perché l’incontro tra opera e spettatore diventi un’esperienza reale, non decorativa.

Viscerale è quindi una promessa e un rischio. Promessa di autenticità, rischio di esposizione. È uno spazio che non si limita a mostrare opere, ma intende generare reazioni. Non offrire rassicurazione, ma presenza.

Una galleria non come contenitore, ma come organismo.

Sei gli artisti in mostra dal 28 febbraio al 13 marzo 2026: Felipe Cardeña, Paolo Cassarà, Vetra Cerulli, Ascanio Cuba, Ali Hassoun, Zep.

Ali Hassoun

In Ali Hassoun il viscerale assume una dimensione apertamente politica. In Venus Al Kharaq la Venere classica, bianca e levigata, è posta accanto a una montagna di abiti multicolori; una figura si china su quel cumulo mentre una scritta araba attraversa lo spazio pittorico. Bellezza canonica e realtà migratoria entrano in tensione. La montagna di tessuti richiama corpi assenti, vite stratificate, identità in transito. Il viscerale qui coincide con la memoria e con la frizione culturale. Come scriveva Edward Said, l’identità è sempre una narrazione in movimento: Hassoun la mette in scena come accumulo e paradosso.

Nell’altra opera in mostra, tre donne chine su una gigantesca banconota dollaro occupano il primo piano, mentre sullo sfondo una figura grigia e anonima dipinge davanti a una tela. Il denaro diventa superficie monumentale, quasi un altare laico. Anche qui Hassoun costruisce un cortocircuito tra valore economico e valore umano, tra centro e margine. Il viscerale, nel suo lavoro, è questa tensione silenziosa ma strutturale: un conflitto che non esplode, ma resta inscritto nella composizione.

Vetra Cerulli

Nelle opere di Vetra Cerulli il viscerale è una questione strutturale. I ritratti sono dipinti su supporti realmente cuciti ai bordi: la superficie è tesa, trattenuta, suturata. Non è un semplice effetto formale, ma una scelta che trasforma il quadro in pelle artificiale. La cucitura introduce l’idea di contenimento e insieme di ferita, di protezione e di vulnerabilità. Il volto, reso con precisione quasi iperrealista, non galleggia su una tela neutra: è fissato dentro una membrana. L’immagine diventa corpo esposto, trattenuto ai margini. Il viscerale, qui, non è gridato. È nella tensione del supporto, nella consapevolezza che ogni identità è superficie cucita, fragile, sempre sul punto di aprirsi.

Paolo Cassarà

La scultura “Cyborg Cop” di Paolo Cassarà nasce da una riflessione dichiaratamente antropologica. L’artista afferma di descrivere, con attenzione quasi analitica ai dettagli, il “genere umano”, e oggi concentra il proprio sguardo sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale — robotica, transumanesimo, potenziamento neuro-tecnologico. “Cyborg Cop” mette in scena uno scontro tra manifestanti e un poliziotto-soldato robot: non un semplice ibrido, ma la visualizzazione di una trasformazione già in atto. Supercomputer portatili, automazione, scrittura del codice genetico: la tecnologia permea la vita pubblica e privata, ridefinendo il confine tra umano e artificiale. La scelta di terracotta e legno — materie arcaiche, terrestri — rende questa tensione ancora più evidente. Il viscerale non è spettacolo, ma consapevolezza critica: è nello scarto tra la fragilità della materia e la freddezza del dispositivo, dove l’opera mette a fuoco il rischio di un’inumanità che emerge quando la macchina prende il sopravvento sul volto.

Felipe Cardeña

Felipe Cardeña lavora da anni su un immaginario iper-saturo, dove iconografie sacre, pop e tropicali convivono in un horror vacui dichiarato. La sua pratica è eccesso controllato: collage, colore, decorazione come strategia di sovversione. Nel contesto di Viscerale, Cardeña rappresenta la dimensione pulsionale dell’immagine: l’ornamento come proliferazione organica, il colore come materia viva. Se l’astrazione modernista cercava l’essenza, qui siamo nell’esuberanza: un’estetica dell’abbondanza che travolge lo sguardo.

Zep

Nelle opere di Zep il viscerale assume la forma dell’impatto diretto. Il corpo diventa manifesto, superficie politica, spazio di rivendicazione. La frase “Somos las nietas de las brujas que no pudiste quemar” non è slogan decorativo: è incisione simbolica sulla pelle, memoria che ritorna come atto di presenza. L’estetica, vicina al linguaggio urbano e alla grafica di protesta, riduce la gamma cromatica e semplifica i contrasti per aumentare la tensione. Le figure non chiedono contemplazione ma presa di posizione. Lo sguardo è frontale, talvolta ferito, sempre consapevole. In relazione a Viscerale, il lavoro di Zep agisce prima sull’istinto che sull’analisi. È immagine che tocca i nervi, che riporta l’arte a una funzione primaria: generare reazione, attivare coscienza, trasformare la superficie in campo di frizione.

Ascanio Cuba 

In Ascanio Cuba, con Cosa ti fa…, il viscerale non è metafora: è impatto diretto. Al centro della scena un enorme water domina la composizione, trasformato in dispositivo monumentale. Una figura nera, anonima, viene risucchiata o travolta, mentre il rosso colato attraversa la superficie come segno violento, quasi organico. Attorno, parole, frasi, appunti invadono lo spazio pittorico: il linguaggio non accompagna l’immagine, la aggredisce. Il water — oggetto quotidiano, intimo, corporeo — diventa simbolo di espulsione, scarto, eliminazione. Cuba costruisce una scena dove l’individuo sembra inghiottito da un sistema che consuma e scarta. La scrittura, sovrapposta e frammentata, amplifica il senso di saturazione mentale e sociale. Il viscerale qui è esplicito: è nella colatura, nella caduta, nell’idea di un corpo trascinato in un meccanismo più grande. Non rappresentazione, ma denuncia plastica di un presente che assorbe e neutralizza.


Curatrice Paola Martino – tel. 333 2939557
Curatore Alessandro Baffigi – tel. 351 7327342
Luogo: Galleria Viscerale Via Angelo della Pergola, 10 Milano
Inaugurazione: 28 febbraio ore 18.30
Date: 28 febbraio – 13 Marzo  
Da Paola Martino <p.martino66@gmail.com>

Grazie all’Associazione Down DADI Polesine la mostra su Cibotto è accessibile realmente a tutti

Mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con l’Accademia dei Concordi e con il patrocinio del Comune di Rovigo, a cura di Francesco Jori, da una idea di Sergio Campagnolo

GIAN ANTONIO CIBOTTO (1925 – 2017)
Il gusto del racconto
Rovigo, Palazzo Roncale
5 dicembre 2025 – 28 giugno 2026

Grazie all’intervento dei volontari dell’Associazione Down DADI, sigla che sta per Down Autismo e Altre Disabilità Intellettive, la mostra su Gian Antonio Cibotto allestita sino al 28 giugno a Palazzo Roncale, è realmente accessibile a tutti. Non solo a chi presenta disabilità motoria ma anche alle persone con disabilità intellettiva.  L’Associazione polesana, organizzazione di volontariato che rappresenta la ramificazione territoriale dell’omonimo organismo nazionale, si rivolge alle singole persone, ai gruppi e alle organizzazioni della società civile che credono nell’inclusione e nella valorizzazione delle differenze. 

Down DADI non è nuova a queste iniziative. Già lo scorso anno aveva offerto il proprio apporto alla mostra su Cristina Roccati, e il suo sostegno è risultato prezioso in diversi casi.

Accanto alla rimozione degli ostacoli fisici dai luoghi di fruizione culturale, si sta affinando una maggiore sensibilità anche verso l’eliminazione di barriere linguistiche e cognitive; ciò si traduce in un concetto di accessibilità più ampio, che include il rapporto con la dimensione immateriale dell’essere umano: accesso ai contenuti, ai concetti, al pensiero, e in generale alla possibilità di fruire di un’esperienza estetica e di incontro con la bellezza; tutti elementi centrali del rapporto del visitatore con l’opera d’arte che, anche nel caso di categorie fragili, si snoda lungo i percorsi non del bisogno ma del desiderio.

Partendo da questo l’associazione Down DADI Polesine Odv mette a disposizione il suo know how nel settore della disabilità, offrendo, percorsi e strumenti educativi specifici per rendere l’esperienza della mostra su Cibotto accessibile anche a persone con disabilità intellettiva.

L’obiettivo che Down DADI si prefigge con questa iniziativa è quello di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità intellettiva permettendo loro di vivere l’esperienza della visita al luogo di cultura come ogni cittadino, di percepire la bellezza del patrimonio culturale, capirla perché adeguatamente spiegata, interiorizzarla perché vissuta a livello cognitivo ed emotivo e di sentirsi parte di una narrazione condivisa dalla quale spesso sono tagliate fuori. In particolare, Down DADI Odv metterà a disposizione uno strumento di supporto/una guida accessibile, redatta in linguaggio facilitato, che permetterà di svolgere la visita in autonomia, o con un operatore dell’associazione, singolarmente o per piccoli gruppi. Il percorso e la guida accessibili sono adatti sia ai bambini che agli adulti con disabilità intellettiva.

Il servizio sarà attivo ogni sabato alle ore 15:00 e ogni domenica alle ore 11:30 e 15:00, a partire da domenica 8 marzo.

La visita è gratuita previa prenotazione scrivendo a downdadiadria@gmail.com.

È stato un viaggio tra paesaggi e riflessioni di Toni Cibotto quello che l’8 marzo, in Sala Arazzi, ha proposto l’Associazione Etnodramma in collaborazione con BelTeatro, in occasione del centenario della nascita dello scrittore veneto, nell’ambito della mostra a lui dedicata in Palazzo Roncale. La mostra, che resterà visitabile sino al 28 giugno, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Diario Veneto. Tra Rovigo e Scano Boa“, questo il titolo dell’evento, è un reading teatrale nel corso del quale lo sguardo dello scrittore diventa filo conduttore tra paesaggi della terra veneta e figure del mondo culturale a lui caro, da Comisso a Rigoni Stern, da Zanzotto a Palmieri.

Come se fossimo a bordo della sua Mini Morris, Cibotto ci porta a riflettere sul Veneto di ieri e di oggi, e qui la nostalgia di un mondo ormai lontano ci spinge a riflettere sulla perdita di valori e di rapporti umani.

La voce di Fabio Gemo – ideatore e regista dello spettacolo – e la musica di Andrea Bassato – al violino e al piano – conducono lo spettatore a immergersi nella poetica di Cibotto, nei suoi sguardi e illusioni, in luoghi perduti, meraviglie che si ritrovano solo nella memoria, cancellate dalla realtà.

Protagonisti della serata, insieme a Toni, sono due personalità di punta del mondo culturale polesano e nazionale: Fabio Gemo e Andrea Bassato. Antropologo, regista, attore, ricercatore di prestigio internazionale, il primo. Musicista profondo ed eclettico, ricercatore con esperienza internazionale, il secondo. Andrea Bassato spazia dalla musica classica a quella contemporanea, per un decennio è stato componente de Le Orme e poi dei Krimsonik, con concerti in Europa e America e collaborazioni con diversi, originali cantautori e musicisti.

Questo affascinante reading spettacolo è ad ingresso gratuito, ovviamente sino ad esaurimento dei posti.


Info: Palazzo Roncale www.palazzoroncale.com
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Fondazione Cariparo
dott. Roberto Fioretto
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Incontriamoci al Collegio Romano: la Bibliotheca Maior si apre alla città 

Il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (DiVA) e il Vittoriano e Palazzo Venezia (VIVE) promuovono Incontriamoci al Collegio Romano. La Bibliotheca Maior si apre alla città, un programma di quattro cicli di conferenze e aperture straordinarie da marzo a dicembre 2026 nella Sala della Crociera del Palazzo del Collegio Romano, l’attuale sede del Ministero della Cultura.

Incontriamoci al Collegio Romano
La Bibliotheca Maior si apre alla città

Quattro cicli di conferenze e aperture straordinarie

a cura di 
Alfonsina Russo e Edith Gabrielli

Roma, Ministero della Cultura, Sala della Crociera
10 marzo – 1° dicembre 2026, ore 18.00

Splendida quanto suggestiva, la Sala della Crociera si trova al secondo piano del Collegio Romano, il maestoso palazzo costruito fra il 1581 e il 1584 per volontà di papa Gregorio XIII Boncompagni come sede dello Studio della Compagnia di Gesù. La Sala, dopo avere ospitato per alcuni secoli la Bibliotheca Maior dello Studio dei Gesuiti, uno dei principali centri del sapere in età moderna, è dal 1989 una sezione distaccata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte e dunque solitamente frequentata solo da studiosi e da specialisti.

Incontriamoci al Collegio Romano apre al pubblico questo luogo, uno dei più affascinanti del nostro patrimonio, con l’obiettivo di mantenere integra la funzione scientifica della biblioteca rafforzandone la dimensione pubblica attraverso un progetto strutturato di valorizzazione.

«Valorizzare significa rendere accessibile, condividere, attivare. Con questa iniziativa intendiamo fare della Sala della Crociera un laboratorio stabile di confronto tra discipline e generazioni, dove la ricerca dialoga con la società e il patrimonio librario diventa occasione di conoscenza condivisa. L’iniziativa si sviluppa in una dimensione internazionale grazie al coinvolgimento di studiosi provenienti da diversi Paesi, chiamati a mettere in comune esperienze e metodi», dichiara Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (DiVA) e curatrice dell’iniziativa.

La rassegna si fonda su un principio condiviso: superare il tradizionale confine tra studi umanistici e scientifici. Arte e algoritmi, archeologia e cooperazione internazionale, letteratura e futuro dialogano in uno stesso spazio, riconoscendo la necessità di un sapere integrato e capace di leggere la complessità del presente. In questo senso, la dimensione internazionale rappresenta un asse portante dell’intero programma: studiosi italiani e stranieri si confronteranno nell’antica sede della Bibliotheca Maior, collocandola in una rete di relazioni culturali di ampio respiro.

«Incontriamoci al Collegio Romano è un invito esplicito alla partecipazione.L’idea è che la Sala della Crociera diventi un luogo dove la conoscenza dell’antico sia capace di intrecciarsi con le domande del nostro tempo. È in fin dei conti questa la strada imboccata ormai cinque anni fa con i cicli di conferenze a Palazzo Venezia, riscuotendo un successo rimarchevole e crescente. Restituire alla città la Sala significa ribadire che la cultura può e deve essere un’esperienza condivisa, in cui tradizione e innovazione, discipline umanistiche e scienze dure dialogano per costruire nuove forme di consapevolezza», dichiara Edith Gabrielli, Direttrice generale del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia e co-curatrice dell’iniziativa.

Il programma, capace di tenere uniti impeccabile qualità scientifica e un linguaggio semplice e piano, comprensibile a tutti, si articola in quattro cicli di conferenze, dedicati ad archeologia, letteratura, storia dell’arte e tecnologia.

Il ciclo di archeologia, curato da Alfonsina Russo, mette al centro studi, ricerche e progetti in corso dentro e fuori dall’Italia; il ciclo di letteratura, curato da Gabriele Pedullà, la riflessione sul tema del domani nei grandi classici occidentali; il ciclo di storia dell’arte, a cura di Raffaella Morselli, i viaggi degli artisti nelle città italiane tra Cinquecento e Seicento e i loro strumenti di orientamento, mappe e guide; il ciclo di tecnologia, a cura di Roberto Navigli, l’Intelligenza Artificiale, spiegando fra l’altro la sua importanza anche nell’ambito del patrimonio culturale.

Fra gli insigni studiosi coinvolti si segnalano Antonio Denunzio, Robert Gordon, Michel Hochmann, Robert Pogue Harrison, Chiara Lagani, Theodoros Mavrogiannis, Antonio Mazza, Gabriella Pasi, Giuseppe Sassatelli, John Scheid, Adolfo Scotto Di Luzio, Nikolaos Stampolidis, Arianna Traviglia, Paola Velardi.

Ogni appuntamento è accompagnato dall’esposizione di libri rari, edizioni storiche e opere di riferimento connessi ai temi trattati, provenienti sia dalla Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte sia da altre biblioteche. Giusto segnalare lo straordinario disegno preparatorio della Nuova Pianta di Roma di Giovan Battista Nolli, una delle più grandiose operazioni di cartografia urbana nell’Europa del XVIII secolo, pubblicata nel 1748. All’ascolto degli studiosi il pubblico potrà così associare la visione concreta dei principali strumenti che tuttora custodiscono e trasmettono il sapere. In questo modo i libri e la biblioteca diventano protagonisti attivi di un percorso che intreccia memoria e presente.

Il primo appuntamento del ciclo, martedì 10 marzo 2026 alle 18.00, è la conferenza della professoressa Raffaella Morselli, ordinaria di Storia dell’Arte Moderna presso Sapienza Università di Roma, dal titolo Viaggiar per chiese: geografia dell’arte e dei miracoli nell’itinerario italiano di Rubens.


Informazioni:
 
Ingresso: via del Collegio Romano, 27 – 00186 Roma
Le conferenze sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti
È obbligatoria la prenotazione tramite piattaforma Eventbrite: https://www.eventbrite.it/organizations/events 
Per informazioni: https://vive.cultura.gov.it/it/incontriamoci-al-collegio-romano-la-bibliotheca-maior-si-apre-alla-citta
 
Ufficio stampa: 
Silvana Editoriale
ufficiostampavive.silvanaed@gmail.com
Da Silvana Editoriale <info@silvanaeditoriale.it>

Threads: Caterina Giglio e Lau Lana da Von Buren Contemporary a Roma

Threads, che in inglese significa fili, si presenta come un titolo emblematico per la mostra; infatti, se le opere di Lau_Lana sono realizzate attraverso la tessitura di fili di lana, i quadri di Caterina Giglio sono composizioni intricate, simili a ragnatele colme di fili. La mostra, accostando i lavori delle due artiste, crea un ulteriore intreccio, intessendo un percorso in cui le due si incontrano, mettendo in luce affinità e differenze.

Von Buren Contemporary presenta
 
THREADS
 
Con le opere di
Caterina Giglio
Lau_Lana
 
Vernissage
Sabato 14 e domenica 15 marzo 2026
dalle 18:00 alle 21:00

A cura di Gianluca Marziani

la mostra resterà aperta fino al 7 aprile 2026
orari: martedì-sabato 11:00-13:30 e 16:00-19:30
 
Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma

Le opere di Caterina Giglio, dalla potente impronta onirica, sono composte da vortici di figure fiabesche che racchiudono elementi naturali e architettonici, figure umane e non umane, dando vita a scenari ingarbugliati, sontuosi e poetici.

Le tele di Lau_Lana sono caratterizzate da una disposizione essenziale degli elementi, in cui i soggetti sono colti attraverso inquadrature quasi fotografiche, concentrandosi su gesti quotidiani, momenti di riflessione, o istanti privati.

Caterina Giglio, nata a Roma nel 1970, inizia il proprio percorso creativo negli anni del Liceo Artistico Sperimentale. La sua vitalità artistica è poliedrica: per undici anni lavora nell’ambito teatrale come attrice, costumista e scenografa. Parallelamente, si dedica al tema del riciclo creativo, trasformando oggetti vintage in opere uniche, come borse e arazzi; tra i suoi lavori più iconici, si distingue un arazzo di oltre tre metri, realizzato con cravatte anni ’60.

Negli ultimi anni sta esplorando le molteplici identità del disegno pittorico, usando in particolare lo schizzo a pennino su carta e altri supporti. Queste opere sono popolate da figure femminili potenti, simboli di sensualità, maternità, saggezza e accoglienza. È un mondo fluido e universale,fatto di forme corporee che si slanciano verso il cielo come alberi, fioriscono e si trasformano continuamente, all’interno di una danza matissiana.

Tra le mostre recente più significative di Giglio si ricordano la personale del 2025 presso Basile Contemporary e la retrospettiva ANImATAMeNTE, presentata nel 2024 a Palazzo Velli, Roma.

Lau_Lana è nata a Jesolo nel 1998 e inizialmente ha intrapreso studi nel settore della moda. La tecnica del ricamo, preziosamente tramandata da sua nonna, si è presto però trasformata in una vera e propria passione, fino a diventare oggi l’elemento distintivo della sua identità creativa.

Ispirata dalla località di mare in cui è cresciuta, l’artista ha iniziato a ‘dipingere’ con un filo di lana sulla tela, ricreando scene ambientate in spiaggia in cui i colori, i motivi e la complessità dei costumi da bagno, delle sedie a sdraio e degli asciugamani dominano il quadro, creando racconti vividi e nostalgici. Il forte legame con il territorio e la particolare attenzione alle donne offrono a Lau_Lana un’ispirazione unica, permettendole di trasformare ciò che sembra artigianato in un’arte insieme intima e potente.


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La luce che trema sul mondo – La luce si fa polvere e la polvere si fa Pace

Un trittico come visione del presente

L’opera La luce si fa polvere e la polvere si fa Pace di Francesco Guadagnuolo si presenta come una struttura verticale che articola tre livelli di percezione: il cielo, l’interno umano e la città. Questa verticalità non è soltanto un dispositivo formale, ma una lettura stratificata del nostro tempo, in cui la luce diventa materia politica, testimonianza e possibilità.

Guadagnuolo costruisce un trittico interno al quadro che non illustra la guerra, ma ne restituisce la pressione atmosferica: una condizione che altera la visione, la percezione e la memoria collettiva. La luce, in quest’opera, non è un elemento neutro: è un agente che si spezza, si fa polvere, si trasforma in un segno fragile di Pace.

Il cielo inciso: la guerra come fenomeno atmosferico

Nella parte superiore, un paesaggio montuoso iraniano immerso in un blu petrolio profondo è attraversato da fenditure luminose: traiettorie di missili e droni che incidono il cielo come fratture. Le ombre delle rocce si deformano, la foschia assume tonalità violente, e la notte diventa un campo di tensione. La guerra non è rappresentata direttamente: è percepita come distorsione del visibile, come alterazione della luce stessa.

La stanza sospesa: interiorità e responsabilità

La sezione centrale introduce una stanza vuota, in penombra, attraversata da una luce sospesa tra alba e tramonto. È uno spazio essenziale, privo di figure, che diventa metafora dell’interiorità collettiva. La finestra aperta non mostra la guerra, ma un cielo trattenuto, immobile, come se il tempo fosse stato interrotto.

La parola PEACE appare rarefatta, quasi dissolta nella polvere di luce. Non è un messaggio diretto, ma un segno minimo, un respiro che attraversa lo spazio e si posa sul mondo come possibilità fragile. La sua presenza introduce una dimensione etica che non impone, ma invita alla responsabilità.

La città ferita: la luce come minaccia

Nella parte inferiore, un paesaggio urbano iraniano notturno è attraversato da bagliori energetici che penetrano nelle case e nelle strade. La luce non illumina: invade, disturba, genera inquietudine. Le finestre illuminate sono come occhi costretti a restare aperti; quelle oscure custodiscono un silenzio più profondo, un enigma che appartiene alla vulnerabilità dei territori colpiti.

La città non è rappresentata come vittima passiva, ma come organismo che resiste, che assorbe e restituisce la tensione del conflitto.

Una politica della luce

Il trittico costruisce una narrazione verticale che attraversa guerra, sospensione e pace possibile. La luce scende dal cielo alla stanza, dalla stanza alla città, trasformandosi in polvere e poi in segno. La politica dell’opera non è dichiarativa: è una politica della percezione. La Pace non è rappresentata come certezza, ma come apparizione fragile, come possibilità che emerge proprio nella consapevolezza dell’inquietudine.

Guadagnuolo, attraverso quest’opera, mette il mondo in uno stato di attesa: un tempo sospeso in cui la luce che trema sul mondo diventa la forma più necessaria della Pace.

Intervista al Maestro Francesco Guadagnuolo

Ambasciatore di Pace dell’Universal Peace Federation – ONG con “Special Consultative Status” presso il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite

«La luce, per me, è sempre un atto politico»

Domanda Maestro Guadagnuolo, in quest’opera la luce sembra essere il vero soggetto. Che cosa rappresenta per lei questa trasformazione?

Guadagnuolo La luce è la prima cosa che la guerra spezza. Non parlo solo della luce fisica, ma della capacità di vedere il mondo senza paura. Quando la luce si fa polvere, rivela la fragilità dell’umano. Ma nella polvere c’è anche un seme: la possibilità che la Pace trovi un varco.

«La stanza vuota è l’interno di tutti noi»

Domanda Perché collocare al centro del trittico una stanza vuota attraversata da una luce sospesa?

Guadagnuolo La stanza è un luogo universale. Non appartiene ad un Paese o ad un popolo: appartiene all’essere umano quando la storia lo supera. La guerra entra nelle case, ma entra anche nei pensieri. La stanza vuota è ciò che resta quando tutto è stato scosso. La luce che entra è una domanda aperta.

«La parola PEACE non è un messaggio: è un respiro»

Domanda La parola PEACE appare fragile, quasi dissolta. Perché questa scelta?

Guadagnuolo Non volevo imporre un messaggio. La pace non s’impone: s’invoca, si desidera, si teme. Ho voluto che la parola fosse fragile, come se potesse sparire da un momento all’altro. È un respiro che attraversa la stanza e si posa sul mondo, ma potrebbe anche non arrivare.

«La città ferita è un organismo che resiste»

Domanda La città notturna è attraversata da bagliori violenti, ma non appare mai passiva.

Guadagnuolo La città è un corpo. Le finestre illuminate sono occhi che non possono chiudersi. Alcune restano oscure perché custodiscono il silenzio, la paura, la speranza. Non volevo rappresentare la distruzione, ma la resistenza. Anche nella notte più dura, la città continua a respirare.

«Dipingo la guerra per parlare della pace»

Domanda In che modo quest’opera s’inserisce nel suo percorso artistico?

Guadagnuolo Ho sempre creduto che l’arte debba tenere aperto un varco. Non possiamo chiudere gli occhi davanti alla guerra, ma possiamo trasformare la visione in un atto di responsabilità. Dipingo la guerra per parlare della Pace, perché la Pace è una scelta fragile e urgente.


Da osservatorioartecont@libero.it