Il sogno di Catania raccontato da Trantino, Parmitano, Fiorello e una comunità unita

C’è una città che guarda in alto senza dimenticare la profondità delle proprie radici. Una città che vive di stratificazioni, energia, contrasti, e che proprio da lì trova la forza di immaginare il domani. Oggi, a Roma – al ministero della Cultura – Catania ha presentato alla giuria il dossier “Catania Continua”, trasformando l’audizione per la Capitale Italiana della Cultura 2028 in un momento di identità condivisa e visione concreta.

Capitale Italiana della Cultura 2028: il sogno di Catania raccontato da Trantino, Parmitano, Fiorello e una comunità unita

CATANIA PORTA A ROMA LA SUA IDEA DI FUTURO
AUDIZIONE PER LA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2028

Un momento intenso, costruito con una regia precisa e un racconto corale guidato dal sindaco Enrico Trantino e coordinato da Paolo Di Caro (direttore Cultura del Comune), che ha scandito gli interventi secondo una scaletta capace di intrecciare emozione e progettualità, identità e strategia.

L’audizione si è aperta e si è chiusa con due testimonial d’eccezione.

Il colonnello Luca Parmitano, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea, da Houston, ha offerto un contributo simbolico e potente: Catania come città capace di guardare in alto, di superare i propri confini, di essere crocevia e laboratorio di contaminazioni. Una città “unica”, dalle radici profonde e dallo sguardo cosmopolita.

A rafforzare il messaggio identitario, il video-appello di Fiorello, che con la sua voce ironica e autentica ha sostenuto la candidatura invitando a credere in una sfida che riguarda l’intera comunità.

Dopo il primo cittadino, che ha ribadito come il passato rappresenti un patrimonio intoccabile ma non immobilizzante, sono intervenuti il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani: “Confermiamo il sostegno istituzionale, politico ma anche finanziario – ha detto – nel caso in cui Catania dovesse essere prescelta. Era giusto essere presenti, accanto al sindaco, per questo progetto che ho avuto già modo di apprezzare; credo che Catania abbia tutti i numeri per essere protagonista”.

La presentazione ha dato spazio ai contenuti del dossier: il programma dedicato ai protagonisti delle imprese creative, del terzo settore e dei giovani – con Francesco Mannino di Officine Culturali e Claudia Cosentino di Isola – il piano partecipato con orizzonte 2038 come eredità strutturale (con Fabio Finocchiaro, direttore Politiche Comunitarie del Comune), il rafforzamento del sistema bibliotecario e museale e del patrimonio (con Laura Cicola dell’Archivio di Stato), l’integrazione tra cultura, scienza e innovazione, le vibrazioni del teatro, della danza e della musica (con Marco Giorgetti dello Stabile, Roberto Zappalà  di Scenario Pubblico e Giovanni Cultrera del Teatro Massimo Bellini) fino al richiamo al progetto Radicepura come esempio di connessione tra paesaggio, visione e rigenerazione. Tra gli interventi anche quello di Maria Cristina Busi Ferruzzi, Confindustria Catania, a testimonianza del coinvolgimento del sistema imprenditoriale e della volontà di costruire una sinergia stabile tra cultura e impresa.

“Catania Continua” si fonda su un dato concreto: oltre il 70% delle proposte inserite nel dossier nasce dal territorio, grazie al contributo di circa 100 realtà tra istituzioni, associazioni, università, enti di ricerca e imprese.

Non un semplice calendario, dunque, ma un percorso strutturato, con monitoraggio, misure e obiettivi durevoli. Una strategia – quella supportata da PTS e Melting Pro – pensata per lasciare un segno oltre il 2028, migliorando la qualità della vita e rafforzando l’attrattività culturale e produttiva della città.

L’audizione si è conclusa con un clima di forte partecipazione e consapevolezza. Catania ha mostrato unità, maturità progettuale e una visione capace di tenere insieme identità, innovazione e comunità.

La proclamazione della Capitale Italiana della Cultura 2028 è attesa entro il 27 marzo 2026.


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Palazzetto Bru Zane: conferenza sulla compositrice Louise Farrenc

In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne, il Palazzetto Bru Zane di Venezia propone una conferenza che, a partire dalla storia singolare della compositrice Louise Farrenc, esplora il legame tra cultura, diritto e parità di genere. Louise Farrenc è protagonista del festival di primavera del Palazzetto Bru Zane, in programma dal 28 marzo al 28 aprile.

CONFERENZA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELLE DONNE

Il 10 marzo alle ore 18, il Palazzetto Bru Zane accoglie una conferenza con Vania Brino, Professoressa ordinaria di diritto del lavoro presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, e Barbara Tartari, flautista, nonché redattrice e conduttrice per Rete Due della Radio Svizzera Italiana. L’incontro collega la figura di Louise Farrenc al tema dell’evoluzione dei diritti delle donne nel lavoro. La vita della compositrice offre lo spunto per affrontare questioni legate al rapporto tra cultura, diritto e parità di genere, tra progressi raggiunti e criticità ancora presenti nella società contemporanea.


Louise Farrenc ha dimostrato di possedere notevoli qualità interpretative e compositive, ricoprendo un ruolo fondamentale anche nel campo dell’educazione musicale e della ricerca musicologica del suo tempo. Ha affrontato forme musicali ambiziosi, come la sinfonia, e ha dato prova di una particolare forza di volontà nel superare gli ostacoli che si presentavano alle compositrici dell’epoca. Tuttavia, la sua attività creativa si interruppe in seguito alla nascita della figlia, e il sostegno del marito – editore musicale – fu indispensabile per la diffusione delle sue opere, spesso definite “maschili” per giustificarne il valore. Allo stesso modo, per anni ricevette una retribuzione inferiore rispetto ai colleghi uomini.


La sua vicenda risuona ancora oggi come anticipatrice di temi attuali quali la parità salariale, la conciliazione tra vita privata e lavoro, la presenza delle donne nelle posizioni di vertice, le discriminazioni e le molestie in ambito professionale. Se il pieno riconoscimento del talento femminile rimane ancora una sfida, il diritto del lavoro è intervenuto nel tempo per costruire una rete di tutela. L’incontro intende quindi porre l’attenzione sia sui progressi compiuti sia sugli aspetti critici dei percorsi normativi, esplorando il legame tra cultura, diritto e parità di genere.
Attraverso un percorso dedicato alla presenza femminile nella cultura, tra passato e presente, prendendo come riferimento Louise Farrenc e altre figure contemporanee, la conferenza del 10 marzo si propone come un omaggio alle protagoniste di ieri. Al tempo stesso, intende offrire un ritratto della condizione femminile nel mondo del lavoro, una fonte di ispirazione per le generazioni future e uno spazio di discussione su temi tuttora centrali.



LA CONFERENZA
Louise Farrenc e lo spartito della parità
MARTEDÌ 10 MARZO, ORE 18
Vania Brino, Barbara Tartari relatrici
Ingresso gratuito


Vania Brino è Professoressa ordinaria di Diritto del lavoro presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, in cui è titolare degli insegnamenti di Diritto e politiche del lavoro per l’inclusione; Diritto del lavoro, benessere e innovazione organizzativa, Labour Law and transnational firms, Business, reporting and workers’ rights. Coordinatrice del Corso di Laurea in Economia e Governance delle Organizzazioni Pubbliche. È inoltre Coordinatrice del Master in Global economics and social affairs, Responsabile scientifica del Master in Diritto del lavoro e della previdenza sociale, e autrice di numerosi saggi e contributi pubblicati su riviste e volumi in lingua italiana e inglese. 

Barbara Tartari, flautista, si è diplomata al Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza e ha perfezionato gli studi all’Accademia Internazionale di Musica di Novara. Ha seguito corsi con illustri musicisti e vinto premi in concorsi nazionali e internazionali. Attiva soprattutto nel repertorio cameristico, collabora con numerose formazioni e pianisti. È membro del Tanguedia Duo, con cui svolge dal 1996 un’intensa attività concertistica e discografica dedicata ad Astor Piazzolla e oltre. Insegna flauto al Civico Liceo Musicale di Varese e collabora come redattrice e conduttrice per Rete Due della Radio Svizzera Italiana.


Palazzetto Bru Zane
Venezia, San Polo 2368

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SAC Spazio Arte Contemporanea: FRAMMENTI. Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace

“Qual è la forma di un frammento? In un’epoca scandita dalla frenesia, dall’iperconnessione e da ritmi insostenibili, l’individuo contemporaneo cerca un istante di pace, un tempo sospeso.
Nel vortice travolgente l’identità si disgrega e lo scorrere lento della quotidianità acquista un valore spirituale.
Cosa rimane di noi nell’istante stesso in cui lo viviamo?”

  • Già esposti al SAC in precedenti mostre collettive, i due artisti sono ora protagonisti di un dialogo visivo in cui le rispettive sensibilità si intrecciano.
  • Silvia Beltrami, attraverso il collage e lo strappo d’affresco, evoca la fragilità insita nell’uomo e il suo bisogno di reinventarsi continuamente.
  • I dipinti di Giuseppe Gallace seguono la scia del Realismo Magico, dove la quiete in cui sono immersi i suoi personaggi nasconde un risvolto sinistro, d’incanto che si esaurisce.
SAC – SPAZIO ARTE CONTEMPORANEA
ROBECCHETTO CON INDUNO (MI)
 
FRAMMENTI
Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace

 
A cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali
 
Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026

Inaugurazione: sabato 28 febbraio 2026 ore 18.00

Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026, il SAC – Spazio Arte Contemporanea di Robecchetto con Induno (MI) presenta la mostra Frammenti, bipersonale di Silvia Beltrami (Roma, 1974) e Giuseppe Gallace (Soverato, 1993), a cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali. Già presenti al SAC in precedenti esposizioni collettive, i due artisti sono ora protagonisti di un dialogo visivo in cui le rispettive sensibilità si intrecciano e rispecchiano.

«Nel celebre episodio della madeleine di Marcel Proust – scrive Sofia De Pascali nel testo critico – un gesto semplice, come addentare un dolce, dopo averlo immerso nel tè, agisce da amplificatore sensoriale in grado di far riemergere un intero universo di immagini ed emozioni. Frammenti si sviluppa in questo spazio percettivo liminale, dove ciò che è ambiguo, discontinuo e parziale, continua a interrogare lo sguardo e la mente».

Silvia Beltrami, da sempre specializzata nel collage, presenta gli ultimi esiti di una ricerca che l’ha portata a integrare nella sua pratica lo strappo d’affresco, tecnica che consiste nella rimozione dello strato superficiale della parete, staccato e trasferito su un nuovo supporto. La porzione di muro, tolta dal suo contesto originario per diventare opera, diviene un elemento generativo, una porzione di realtà che apre a nuove possibilità di senso.

Evocando l’effetto visivo di un manifesto strappato, i lavori di Beltrami sono spesso abitati da figure umane che trasmettono una condizione esistenziale precaria, segnata da pregiudizi, controllo e incomunicabilità, chiamate a reinventarsi per trovare una nuova versione di sé. A livello filosofico, l’artista si affida alla teoria del Decostruzionismo elaborata da Jacques Derrida, secondo cui è necessario smontare concetti e strutture consolidate per svelarne fragilità e contraddizioni, mostrando come i significati, così come gli individui, siano in continua trasformazione.

Giuseppe Gallace pone invece la sua ricerca pittorica nella sfera del Realismo Magico, inteso come approccio artistico e letterario che fonde il quotidiano con elementi fantastici, rendendo straordinario ciò che appare ordinario. Le sue immagini, sospese tra realtà e immaginazione, mantengono un’apparente quiete formale ma sono attraversate allo stesso tempo da una tensione sottile.

In particolare, nei suoi lavori più recenti, Gallace affida tale poetica all’elemento floreale, che per mezzo di forme fragili, sempre sul punto di piegarsi o rompersi, si insinuano in contesti umani, domestici e familiari. Oltre a incidere la superficie pittorica rilevandone la stratificazione, le piante incrinano l’incanto fiabesco in cui Gallace allestisce le sue opere, evocando il dualismo tra l’illusione tipica dell’infanzia e la disillusione della giovinezza.

Silvia Beltrami (Roma,1974) ha conseguito la maturità artistica a Lovere (BG). Si è poi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Vive e lavora a Desenzano del Garda (BS). Nel 2007 ha presentato la mostra personale Castelli di carta alla Galleria Yellowcake di Bergamo. Seguita nel 2009 da Uomini di Piombo, a cura di Paolo Bolpagni, alla Casa Galleria Cavalli di Filetto–Villafranca (Massa-Carrara). Nel 2010 ha esposto all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera con il progetto Silvia Beltrami – collages, Rita Siragusa – sculture, a cura di Ellen Maurer Zilioli. Nel 2011 ha realizzato la mostra Limbo alla Maurer Zilioli Contemporary Arts a Brescia. Nel 2016 alla Costantini Art Gallery di Milano ha presentato Punti di fuga, seguita da Punti di fuga – PA nel 2017 al XXS aperto al contemporaneo di Palermo. Nel 2022 è stata protagonista di Lost in Translation negli spazi di Gare 82 a Brescia.

Giuseppe Gallace (Soverato, 1993) vive e lavora a Torino. Si è formato presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, dove ha conseguito la laurea specialistica in Pittura nel 2021. Ha preso parte a numerose esposizioni personali e collettive istituzionali e privati, in Italia e all’estero. Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche.


SAC è uno Spazio dedicato all’Arte Contemporanea, nato nel 2019 allo scopo di promuovere artisti contemporanei e divenuto luogo di aggregazione sociale e divulgazione culturale. Uno spazio rivolto ai creativi ma anche a un pubblico partecipe e interessato alle tematiche attuali che trovano espressione nell’arte contemporanea. Con un programma composto da mostre, laboratori, workshop, concorsi e serate culturali, lo scopo di SAC è guidare il pubblico a un accrescimento culturale anche a livello territoriale.

Situato nel cuore del paese, è inserito all’interno di una struttura appartenuta al bisnonno di Nicoletta Candiani, fondatrice e curatrice di SAC, trasformata da realtà industriale prima tessile e poi conciaria in un punto di incontro, per restituire al territorio ciò che da esso è stato donato per quattro generazioni alla famiglia Candiani.

Con una superficie di 1.400 metri quadrati e ambienti dedicati a mostre e laboratori, SAC espone artisti contemporanei di talento, permettendo loro di realizzare progetti personali, ma vuole anche coinvolgere un pubblico ampio e variegato durante le iniziative intraprese, avvicinandolo alle molteplici sfaccettature dell’arte dei nostri giorni.


FRAMMENTI. Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace
A cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali
Robecchetto con Induno, SAC – Spazio Arte Contemporanea (Via Umberto I 108, ingresso da via Carducci 2)    
Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026
Inaugurazione: sabato 28 febbraio ore 18.00
Orari: mercoledì-domenica, ore 14.30 – 19.30; chiuso il lunedì e il martedì
Ingresso libero
 
CONTATTI
SAC -Spazio Arte Contemporanea
Via Giosuè Carducci 2 – 20020 Robecchetto con Induno (MI)
info@spazioartecontemporanea.com   
spazioartecontemporanea.com
 
UFFICIO STAMPA
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Galleria Vik Milano: ASTRAZIONI. Opere di Casentini, De Filippi, Floreani, Nido e Renko

Nata all’inizio del Novecento come gesto radicale di rottura con la rappresentazione, l’astrazione ha attraversato l’intero secolo scorso declinandosi in linguaggi, poetiche e visioni profondamente diverse tra loro. Dalle avanguardie storiche alle ricerche del primo e del secondo dopoguerra, fino alle molteplici derive concettuali, analitiche e materiche della seconda metà del secolo, l’arte astratta ha continuamente ridefinito il proprio campo d’azione, mettendo in discussione il rapporto tra forma, colore, spazio e percezione. Oggi, lontana da ogni tensione ideologica o da rigide appartenenze stilistiche, l’astrazione vive una fase di piena maturità: non più linguaggio unico o dogma formale, ma territorio aperto, capace di accogliere esperienze eterogenee e approcci profondamente individuali. In Italia, in particolare, negli ultimi trent’anni la ricerca aniconica si è sviluppata lungo traiettorie autonome, spesso distanti dai grandi movimenti internazionali, ma non per questo meno consapevoli o incisive.

ASTRAZIONI
Galleria Vik Milano
 
A cura di Alessandro Riva

La mostra Astrazioni, ospitata dalla Galleria Vik Milano, nasce con l’intento di restituire uno spaccato significativo di questa pluralità di sguardi attraverso il lavoro di cinque artisti italiani appartenenti a generazioni cresciute tra gli anni Settanta e i primi Duemila. Artisti che, pur muovendosi all’interno del campo dell’arte astratta, hanno sviluppato linguaggi profondamente differenti, affrontando il tema dell’aniconicità secondo prospettive formali, percettive, materiche e concettuali autonome.

In questo contesto, Astrazioni si apre idealmente col lavoro di Roberto Floreani (Venezia 1956), considerato uno degli astrattisti di riferimento della sua generazione, ma anche tra i pochi artisti italiani ad aver affiancato alla pratica pittorica una riflessione teorica organica e sistematica sul senso stesso dell’arte astratta nel contemporaneo. Accanto alla ricerca in studio, Floreani ha infatti sviluppato una solida attività critica confluita nel volume Astrazione come resistenza (De Piante editore), nel quale ricostruisce con taglio storico il percorso dell’astrattismo e ne rivendica la persistenza come spazio di libertà mentale e di ricerca interiore, capace di sottrarsi alle semplificazioni dell’immagine e alle dinamiche più superficiali del sistema visivo contemporaneo. Sul piano pittorico, Floreani ha elaborato nel tempo un linguaggio modulare fortemente identitario, fondato sulla forma circolare e sull’uso di materiali inediti, come la carta-tessuto cannettata, spesso combinata con vetro, carbone, legno e ferro di recupero. La sua ricerca intreccia rigore geometrico e sensibilità materica, con una palette cromatica che alterna contrasti netti tra bianco e nero a toni accesi, fino al frequente impiego del Klein Blue. Centrale nel suo lavoro è il dialogo tra cultura europea e filosofia del corpo di matrice orientale, così come la concezione dell’opera come intervento pensato in relazione diretta con lo spazio espositivo.

In questa stessa prospettiva, l’astrazione si declina nel lavoro di Sandi Renko (Trieste 1949) attraverso un’attenzione rigorosa alla progettualità, alla modularità e alle variabili percettive. Di origini italo-slovene, Renko lavora da sempre sul doppio binario dell’arte e del design, intesi come ambiti comunicanti. La sua ricerca si colloca nel solco della pittura analitica e delle esperienze dell’arte cinetica e programmata, con particolare attenzione ai meccanismi della visione e all’incidenza della luce sulla superficie. Le opere si fondano su strutture geometriche essenziali, spesso imperniate sul motivo del cubo e su sequenze di linee verticali di diversa lunghezza e spessore, generando superfici dinamiche che mutano in relazione al punto di osservazione. Ne derivano effetti percettivi misurati, costruiti con rigore metodologico e raffinata sensibilità cromatica.

Su un piano affine, ma orientato verso una dimensione più esplicitamente cromatica e ambientale, si colloca il lavoro di Marco Casentini (La Spezia 1961). Le sue opere sono strutturate attraverso moduli cromatici rigorosamente scanditi, organizzati secondo un disegno armonico che richiama la partitura musicale. Le campiture di colore, articolate in sequenze ritmiche, talvolta si sovrappongono a elementi realizzati in plexiglas, che introducono una soglia riflettente tra l’opera e lo spazio reale, invitando lo spettatore a un coinvolgimento diretto e immersivo. In alcune occasioni, Casentini estende questi moduli oltre la tela, trasformando pareti e pavimenti in un unico campo visivo continuo, secondo una concezione dinamica e ambientale dell’opera.

In una direzione diversa, dove l’astrazione si misura direttamente con la materia e con il gesto, si inserisce la ricerca di Davide Nido (Milano 1966–2014), tra i protagonisti più originali della nuova astrazione italiana. La sua opera si è distinta per una costante sperimentazione sui materiali e per l’uso non convenzionale della colla a caldo, impiegata come vero e proprio mezzo pittorico e plastico. Le superfici che ne derivano, caratterizzate da colori intensi e vibranti, tengono insieme rigore formale e suggestioni di matrice pop, dando vita a un linguaggio immediatamente riconoscibile. Oggi il suo lavoro è oggetto di una crescente attenzione critica e collezionistica, che ne conferma il ruolo di innovatore radicale nel panorama astratto contemporaneo.

Ancora differente è l’approccio di Leonida De Filippi (Milano 1969), che assume l’astrazione come forma essenziale e come dispositivo relazionale. Dopo una lunga fase di ricerca legata alla rilettura pittorica dell’immaginario digitale e mediatico, l’artista ha concentrato il proprio lavoro su un archetipo iconografico primario: il cerchio. Le grandi forme circolari, cromaticamente vibranti e cangianti, costituiscono il nucleo del progetto Circolarity, un’indagine che intreccia pittura e dimensione sociale. Sviluppatosi anche attraverso esperienze di volontariato in contesti fragili e marginali, questo ciclo di opere trasforma l’astrazione in strumento di connessione, capace di veicolare valori di condivisione, dialogo e partecipazione.


INFORMAZIONI SULLA MOSTRA:
Titolo: Astrazioni
Curatore: Alessandro Riva
Artisti: Marco Casentini, Leonida De Filippi, Roberto Floreani, Davide Nido, Sandi Renko Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano
Date: 18 febbraio – 18 marzo 2026
Vernissage: 18 febbraio 2026, ore 18.30
Ingresso libero
CONTATTI STAMPA
Paola Martino
Email: p.martino66@gmail.com
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com> 

Progetto A-HEAD: CLAUDIA VIRGINIA VITARI presso il Centro GNOSIS “INFORMARE”

Dalle carceri agli ospedali psichiatrici ai centri per richiedenti asilo. Un progetto che rende visibile l’invisibile e afferma l’arte come spazio di dialogo sulla salute mentale. Nuova tappa per A-Head Project con l’artista Claudia Virginia Vitari in collaborazione con la Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

A-HEAD PROJECT PROMUOVE la seconda Residenza artistica di CLAUDIA VIRGINIA VITARI presso il
Centro GNOSIS “INFORMARE”
 
Gnosis “INFORMARE” – Centro Diurno Terapeutico per l’Età Adolescenziale

Dopo la prima fase di lavoro avviata nel 2025, il progetto artistico e sociale promosso da A-Head Project entra in una nuova e significativa tappa: prende il via la seconda Residenza artistica presso il Centro Diurno “Informare” della Gnosis, realtà dedicata ai minori e sostenuta da A-Head Project dell’associazione Angelo Azzurro Onlus.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’artista visiva Claudia Virginia Vitari, la Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e le strutture residenziali e semiresidenziali della Gnosis Cooperativa Sociale Onlus, e prosegue il percorso di ricerca e produzione dedicato al dialogo tra arte contemporanea e salute mentale.

Claudia Virginia Vitari, rappresentata dalla Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea, è da anni impegnata in una ricerca artistica che esplora le relazioni tra individuo e istituzioni, attraverso installazioni multimediali capaci di restituire voce e visibilità a soggetti e comunità spesso ai margini. I suoi lavori, sviluppati in contesti quali carceri, ospedali psichiatrici, centri per richiedenti asilo e collettivi radiofonici autogestiti, si fondano su un approccio partecipativo e multidisciplinare in cui teoria critica, testimonianza diretta e pratica artistica si intrecciano profondamente.

Una nuova fase di immersione e ascolto

La seconda Residenza rappresenta un momento di ulteriore approfondimento del lavoro già avviato: l’artista torna a operare all’interno del Centro Diurno Gnosis “Informare” per consolidare le relazioni costruite con i ragazzi, gli operatori e l’équipe clinica, sviluppando nuovi laboratori di disegno, pittura e stampa serigrafica.

Il progetto continua a svolgersi con il sostegno della Dott.ssa Laura Di Felice e del Dott. Bruno Pinkus, con il supporto della Dottoressa Stefania Calapai presidente di Angelo Azzurro Onlus e del Progetto A-Head, in un contesto di scambio quotidiano che privilegia l’ascolto, la partecipazione attiva e la co-creazione. In questo contesto, l’arte si conferma uno strumento potente di inclusione e consapevolezza sulla salute mentale, trasformando il “fare insieme” in un’occasione di crescita.

L’obiettivo è dare forma, attraverso il linguaggio artistico, a narrazioni personali e condivise capaci di restituire complessità e dignità alle esperienze vissute.

Dalla relazione all’opera

Le testimonianze raccolte nel corso delle Residenze confluiranno in una serie di moduli per realizzare una istallazione in vetro, carta di riso e ferro. La scelta di materiali trasparenti e stratificati diventa metafora visiva dell’identità: fragile, complessa, mai univoca.

Attraverso la tecnica della serigrafia, testi, ritratti e segni grafici verranno impressi su superfici traslucide, generando opere aperte, non definitive, capaci di suggerire piuttosto che imporre una narrazione. Il processo creativo si fonda sul rispetto assoluto delle persone coinvolte e sulla volontà di evitare ogni forma di spettacolarizzazione della fragilità.

Verso la mostra conclusiva

Il percorso culminerà in una mostra a Roma, in cui i nuovi lavori dialogheranno con alcuni moduli del ciclo “Le Città Invisibili”, già presentati a Barcellona e Torino. L’esposizione offrirà al pubblico uno spazio di confronto sui temi della marginalità, dell’istituzionalizzazione e dell’autodeterminazione, proponendo una rappresentazione della salute mentale fondata sulla relazione, sull’ascolto e sulla responsabilità collettiva.

«Il mio obiettivo non è documentare la sofferenza, ma creare un coro di voci che possa ampliare la consapevolezza dello spettatore, restituendo visibilità e umanità a chi vive situazioni spesso stigmatizzate», afferma Claudia Virginia Vitari. «L’arte può essere uno spazio in cui il giudizio si sospende e si apre la possibilità di una comprensione più profonda della società in cui viviamo».

Il progetto, realizzato con il supporto logistico e organizzativo di A-Head Project, si inserisce in un percorso più ampio di attivazione culturale sul tema della salute mentale, confermando l’impegno nel promuovere pratiche artistiche partecipative come strumenti concreti di inclusione e consapevolezza sociale.

Claudia Virginia Vitari è nata a Torino, Italia. Si è laureata nel 2004 a Halle an der Saale (Germania), presso l’Università di Arte e Design “Burg Giebichenstein”, dove si è specializzata in Pittura e Grafica sotto

la direzione del Prof. Ulrich Reimkasten. In seguito, ha frequentato vari workshop sui metodi di lavorazione del vetro presso Bild- Werk Frau- enau e Berlin Glass (Germania), Fundació Centre del Vidre (Spagna),

S12 Galleri Og Verksted (Norvegia) e Pilchuck Glass School (USA) – con una borsa di studio della Fondazione Alexander Tutsek. Il suo lavoro si concentra sullo studio del rapporto tra individuo e la

società e, in particolare, i suoi progetti si basano sull’analisi artistica delle istituzioni totali, attraverso una documentazione grafica che contrappone diverse storie personali all’analisi delle istituzioni. Percorsogalera (2008-2009) è stato realizzato a Torino in collaborazione con il carcere Lorusso e Cutugno. Le Città Invisibili (2010-2013), invece, nasce a Barcellona in collaborazione con l’Associazione Culturale

Radio Nikosia, la prima radio spagnola organizzata da persone con diagnosi di malattia mentale. Entrambi i progetti sono stati sostenuti dal governo regionale del Piemonte (Italia). Vitari lavora dal 2014 a Berlino, indagando attraverso la sua documen-tazione artistica l’attuale questione delle migrazioni in Europa (Identità

Interstiziali) ed è rappresentata dalla galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea di Milano. Attualmente vive e lavora tra Torino e Berlino. La prima sede della galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea è stata aperta a Torino nel 2011 e, dieci anni dopo, la galleria è approdata anche a Milano, dove al momento vi è l’unica sede in via Monte di Pietà, 1A, nel quartiere di Brera. Raffaella De Chirico ha da sempre focalizzato il suo programma espositivo sulla produzione e realizzazione di progetti per la quasi totalità inediti sul territorio nazionale, privilegiando artisti di età inferiore ai 40 anni che si fossero già distinti per la ricerca e la proposta artistica fuori dal territorio italiano. Lo stesso principio è applicato agli artisti storicizzati trattati dalla galleria, con particolare riguardo a coloro la cui ricerca si distinse negli Anni ’60, ‘70 e ‘80, sviluppando pertanto una parte del lavoro dedicato all’advisoring per investimento e alla costruzione di collezioni maggiormente focalizzate sull’arte moderna. Un costante filo conduttore di ricerca then/now caratterizza l’attenzione alla semantica, al minimalismo concettuale, alla ricerca di nuovi materiali di produzione ed alla fotografia di impronta sociale e di attualità: puntuale è la ricerca di un dialogo con il passato, determinata a sviscerare le peculiarità del presente, nel tentativo di stimolare alla discussione ed al dialogo.


Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti internazionali: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017 fino al 2022, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali. Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.


Angelo Azzurro ONLUS
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Alessio Morganti
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Castello Maniace, Siracusa: Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento

Ritornano le prime domeniche del mese a prezzo ridotto al Castello Maniace di Siracusa: domenica 1 marzo il pubblico potrà visitare la mostra “Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”, curata da Mery Scalisi e organizzata da Mediterranea Arte, usufruendo del biglietto ridotto al costo di due euro.

Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento
“Sciatuzzu miu”
a cura di Mery Scalisi

Castello Maniace, Siracusa
29 novembre 2025 – 12 aprile 2026

Biglietto ridotto per ogni prima domenica del mese. 

Il percorso espositivo è concepito come un viaggio emozionale e visivo che celebra la grande arte siciliana attraverso due secoli: dalle luci poetiche dell’Ottocento alle avanguardie del Novecento. L’evento è promosso da Mediterranea Arte, realtà imprenditoriale attiva nella produzione, organizzazione e promozione di mostre ed eventi culturali. Al centro della sua missione vi è la convinzione che l’arte sia un patrimonio universale, capace di generare bellezza, ispirazione ed emozione. Mediterranea Arte promuove un approccio che valorizza il dialogo tra le opere e i territori, trasformando ogni esposizione in un’esperienza di scoperta, promozione e rigenerazione culturale.

Il sottotitolo in dialetto siciliano, “Sciatuzzu miu”, ovvero, “respiro mio” racchiude un’intimità profonda, simbolo del legame viscerale tra l’artista e la sua terra: un rapporto fatto di amore, memoria e appartenenza. La mostra, articolata in due sezioni, una dedicata all’Ottocento e una al Novecento, restituisce alla Sicilia il suo ruolo di protagonista nella storia dell’arte italiana ed europea, raccontando come lucepaesaggio e tradizione abbiano generato un linguaggio artistico unico. Come afferma la stessa curatrice Mery Scalisi: «questa mostra che si compone sia di opere pittoriche che scultoree è il mio modo di dire grazie alla Sicilia, una terra che ti prende e ti restituisce a te stesso, che ti fa sentire parte di una storia più grande».

Nell’Ottocento, la Sicilia dei contrasti vive nella pittura di Pirandello, Lojacono, Leto, Frangiamore, Pardo, Tomaselli, Rizzo: scene di vita ruraleritratti e paesaggi immersi in una luce che trasfigura il reale. È l’epoca in cui la pittura diventa specchio dell’anima dell’isola, della sua natura e delle sue genti. Con il Novecento, gli artisti siciliani si aprono alla modernità,  dialogando con le correnti europee e reinterpretando le avanguardie in chiave personale. Le opere di Fiume, Guttuso, Accardi, Greco, Guccione, Calogero, Modica esprimono una nuova coscienza estetica, in cui libertà espressiva e radici culturali si fondono in un linguaggio universale. Negli anni Ottanta, la pittura di Piero Guccione e l’esperienza del Gruppo di Scicli riportano al centro la luce mediterranea e il paesaggio, mentre il Gruppo Forma 1 rinnova il linguaggio del dopoguerra, coniugando astrazione e impegno ideologico.

Il percorso si arricchisce di quattro “curiosità” dedicate a Pirandello, Guccione, Accardi e Guttuso che rendono dinamica la fruizione della mostra, fornendo ulteriori chiavi di lettura. Si pensi al rapporto tra Luigi e Fausto Pirandello, padre e figlio uniti da un legame profondo di arte e destino, evocato dal Dialogo immaginario di Luciana Grifi, interpretato da Giovanna e Pierluigi Pirandello. Al dialogo ideale tra Renato Guttuso e Leonardo Sciascia, due simboli di una Sicilia bella e ferita, che trasforma la verità in arte e la denuncia in poesia.

Accanto a loro, la curiosità dedicata a Piero Guccione e al Gruppo di Scicli racconta come, dagli anni Ottanta, un gruppo di artisti siciliani abbia saputo trasformare la luce e il paesaggio dell’isola in linguaggio pittorico, fondendo realismo e modernità in una poetica di profonda introspezione.
Infine, quella su Carla Accardi e il Gruppo Forma 1 ripercorre la nascita, nella Roma del 1947, di un movimento che unì marxismo e astrazione, affermando la forma pura come espressione di libertà artistica e intellettuale.

Grande attenzione è rivolta anche al pubblico più giovane: sono infatti partite le attività didattiche, su prenotazione, rivolte alle scuole di ogni ordine e grado. Il programma educativo prevede visite guidate, workshop e seminari, pensati per avvicinare gli studenti alla storia dell’arte siciliana attraverso un approccio coinvolgente e partecipativo.

“Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”, visitabile fino al 12 aprile 2026, è un omaggio alla Sicilia, alla sua luce, alla sua memoria e alla sua forza creativa senza tempo: un percorso che invita il pubblico a immergersi nell’anima dell’isola, dove arte e vita respirano all’unisono.


Dall’anima della Sicilia: l’arte di una terra che ci appartiene.

Mery Scalisi

Sicilia: terra mia, terra natia. 
Luogo dell’anima dove il mio cuore batte più forte. 
Un’isola che ha forgiato la mia identità, plasmando la mia visione del mondo e la mia passione per l’arte. 
La mostra che presentiamo oggi è il frutto di un lungo e appassionato lavoro di ricerca e di cura, che ha come obiettivo quello di restituire alla Sicilia il suo ruolo di protagonista nella storia dell’arte italiana ed europea.
Sicilia, terra di contraddizioni, di luci e di ombre, di bellezza e di difficoltà. 
Un’isola che ha conosciuto la grandezza e la decadenza, la gloria e l’oblio. 
Eppure, nonostante tutto, la Sicilia non ha mai smesso di produrre arte, cultura e bellezza. 
Dai templi greci alle chiese barocche, dalle opere dei Macchiaioli ai lavori dei Futuristi, la Sicilia ha sempre espresso una creatività e un ingegno che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte.

Ma partiamo dal titolo “Sciatuzzu miu” (respiro mio) che può sembrare un’espressione di tenerezza e di compassione, ma per noi rappresenta molto di più.  
È l’espressione di un rapporto profondo e viscerale tra l’artista e la sua terra, la Sicilia. 
Come una madre ispira e sostiene il proprio figlio, così la Sicilia ha ispirato generazioni di artisti che l’hanno abitata, amata e rappresentata.  
Dagli impressionisti ai futuristi, dagli astrattisti ai realisti, gli artisti siciliani hanno sentito la loro terra come una madre-musa che li ha guidati e ispirati nella loro creatività. 
Sciatuzzu miu” è l’espressione di questo amore viscerale, di questa passione che non può essere spiegata, ma solo sentita. 
È l’invocazione di un figlio che si sente legato alla sua terra, alla sua cultura, alla sua storia. 

In questa mostra, abbiamo voluto raccogliere alcune delle opere più rappresentative dell’arte siciliana dall’Ottocento al Novecento, per raccontare questa storia di amore e di passione tra gli artisti e la loro terra.  
Tra l’Ottocento e il Novecento, infatti, l’isola diventa un vero e proprio laboratorio creativo, dove artisti di diverse generazioni e tendenze si incontrano e si confrontano. 
In questo contesto, l’arte siciliana assume una connotazione unica, frutto di una storia millenaria e di una cultura ricca di suggestioni. 
La luce del Mediterraneo, la bellezza dei paesaggi, la ricchezza della storia e della cultura siciliana sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’atmosfera artistica unica e suggestiva. 
Gli artisti siciliani dell’Ottocento, come Lojacono, Leto,  Frangiamore, Pardo, Tomaselli, Rizzo, sono attratti dalla pittura di genere, e rappresentano la Sicilia in tutta la sua bellezza e varietà. 

Non dimentichiamo la figura umana, che resterà un tema ricorrente nell’arte siciliana di questo periodo: dai ritratti di personaggi illustri alle scene di genere, gli artisti siciliani rappresentano la vita quotidiana e i suoi protagonisti.
Le loro opere, caratterizzate da una pennellata libera e da una luce intensa, catturano l’essenza della Sicilia, terra di sole e di mare. 
l Novecento, invece, segna un momento di grande cambiamento per l’arte siciliana; le avanguardie artistiche, come il Futurismo e il Surrealismo, trovano terreno fertile in Sicilia, dove diversi artisti, come Greco, Guttuso, Accardi, Guccione, Calogero, Modica, sperimentano nuove forme e linguaggi artistici; la Sicilia diventa così un laboratorio di idee e di sperimentazione, dove la tradizione si confronta con la modernità. 

Come curatrice di questa mostra, ho voluto ripercorrere questo cammino artistico, riscoprendo opere e artisti che hanno fatto la storia della nostra terra. 
Un viaggio che è stato per me un’esperienza emozionale e intellettuale profonda, che mi ha portato a riflettere sul mio rapporto con la Sicilia e sull’importanza di preservare e valorizzare il nostro patrimonio artistico.
La scelta di restare nella mia terra natia non è stata dettata dalla facilità o dalla convenienza, ma dalla consapevolezza che la Sicilia, nonostante le sue mille contraddizioni, è compatibile con il mio essere, con la mia anima e con la mia passione per l’arte. 
La Sicilia è un’isola che ti prende e ti restituisce a te stesso, che ti fa sentire parte di una storia più grande di te.
La mostra che si presenta è un viaggio attraverso l’arte siciliana dell’Ottocento e del Novecento, un percorso che consente di scoprire la bellezza e la complessità dell’arte siciliana, e di comprendere come la Sicilia abbia ispirato generazioni di artisti.

Un omaggio alla Sicilia e alla sua capacità di generare bellezza e creatività, nonostante le difficoltà e le avversità e un invito, inoltre, a riscoprire la nostra identità e a valorizzare il nostro patrimonio artistico, per costruire un futuro migliore per la nostra terra e per le generazioni future.


Scheda dell’evento

Titolo “Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”
a cura di Mery Scalisi

Sede Castello Maniace, Ortigia – Siracusa 
Via Castello Maniace, 51 – 96100 – Ortigia (SR)

Date 29 novembre 2025 – 12 aprile 2026

Visitabile Da martedì a sabato dalle 8:30 alle 16:30 (ultimo ticket alle 15:45)
Domenica, lunedì e festivi dalle 8:30 alle 13:30 (ultimo tickets 12:45)

Biglietti Ticket integrato Castello Maniace + Mostra: 
€10 intero 
€5 soci FAI e giovani 18-24 anni

Ingresso gratuito fino ai 17 anni e casi contemplati dal D.M. 94/2014
Visite guidate su prenotazione. 

Informazioni Responsabile Mostre
infomediterraneaarte@gmail.com 

Ufficio Stampa Valentina Lucia Barbagallo
Giornalista pubblicista (ODG Sicilia tessera n. 161775) 
presspressoffice@gmail.com
Da v.barbagallo@balloonproject.it 

MIDA, Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze: creatività e “saper fare”

Dal 25 aprile al 3 maggio si celebra a Firenze un traguardo importante: i 90 anni di MIDA – Mostra Internazionale dell’Artigianato. Un anniversario che non è solo una ricorrenza, ma un patrimonio di memoria, identità e visione che attraversa quasi un secolo di storia italiana.

MIDA – Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze: 90 anni di creatività e “saper fare”

Alla Fortezza da Basso, dal 25 aprile al 3 maggio 2026

Promossa e organizzata da Firenze Fiera, in collaborazione con le principali istituzioni e associazioni di categoria, MIDA rappresenta la manifestazione fieristica ‘artigiana’ più longeva d’Italia e tra le più prestigiose d’Europa.

Dal 1931 accompagna generazioni di artigiani, artisti e imprese, raccontando l’evoluzione del “saper fare” e diventando, così, punto di riferimento internazionale con oltre 500 espositori dall’Italia e dal mondo e più di 65mila visitatori registrati nell’ultima edizione. Numeri importanti, che testimoniano la forza di un evento capace di rinnovarsi senza mai perdere le proprie radici.

La Mostra Internazionale dell’Artigianato continua a essere molto più di una semplice fiera: è un’esperienza viva. È incontro diretto con i maestri artigiani, scoperta di tecniche antiche, dialogo tra tradizione e contemporaneità.

MIDA90 propone un ricco calendario di laboratori creativi e di visite guidate alla scoperta dei quartieri storici della Fortezza. Un’occasione unica per apprendere, sperimentare, lasciarsi ispirare, arricchita anche dalla collaborazione con il Salone dell’arte e del restauro di Firenze che, attraverso i propri espositori, propone, dal 27 al 30 aprile, un programma scientifico volto alla valorizzazione del patrimonio artistico come motore di innovazione, crescita economica e tecnologica.

Accanto all’artigianato artistico e al design contemporaneo, spazio anche a convegni, seminari e conferenze, dal lunedì al giovedì, che affrontano tematiche di grande attualità: dal tema della formazione a quello delle Igp per i prodotti artigianali, recentemente riconosciute.

Ad arricchire le celebrazioni, dal 25 aprile al 2 maggio (ore 19.00–22.00), spettacoli musicali serali all’aperto trasformeranno la Fortezza in un grande palcoscenico condiviso: performance dal vivo, dal sax all’arpa fino alla voce solista, reinterpretate in chiave contemporanea con l’accompagnamento di DJ.

A novant’anni dalla sua nascita, MIDA si conferma una piattaforma culturale e produttiva dove tradizione, formazione, innovazione e territorio si intrecciano per raccontare il presente e costruire il futuro dell’artigianato.


INFO:
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 20
Ristorazione all’aperto: tutti i giorni dalle 10 alle 22 (ultimo giorno dalle 10 alle 20)
Ingresso libero ristorazione e spettacoli musicali all’aperto: tutti i giorni dalle 20 alle 22 (3 maggio chiude alle 20)
Biglietti: intero €8,00 – ridotto €6,00
Per acquisto on line e info:  https://www.mostrartigianato.it/orari-e-biglietti

Tamara Mancini
Ufficio Stampa
Firenze Fiera S.p.A.
Congress & Exhibition Center
Da FirenzeFiera Press <Press@firenzefiera.it>

La Giornata Internazionale della Lingua Madre e nascita del CLIRD

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Nella Giornata Internazionale della Lingua Madre, indetta dall’UNESCO e celebrata in tutto il mondo, l’Italia vede nascere il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD). Per la prima volta, le otto lingue storiche italiane escluse dalla legge 482/1999 (l’unica che tutela le lingue minoritarie) – emiliano, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto – si presentano unite sotto un’unica sigla, con un progetto condiviso e una visione comune.

Tra i membri fondatori spicca l’Accademia della Lingua Siciliana, designata dall’AUCLIS – Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana – a rappresentarla. L’Accademia, attiva nella ricerca e promozione del siciliano, riunisce studiosi, autori e operatori culturali impegnati nella tutela del patrimonio linguistico regionale.
Il nuovo Coordinamento ha eletto anche i propri vertici: uno dei due Vice Presidenti è Fonso Genchi, Presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana, figura di riferimento nel panorama dell’attivismo linguistico isolano. Direttore del Collegio Scientifico del CLIRD è stato nominato Aurelio La Torre, anch’egli siciliano, già promotore dell’AUCLIS.

Una visione comune per il multilinguismo italiano

Il CLIRD nasce con un obiettivo chiaro: riportare al centro del dibattito pubblico il valore del multilinguismo italiano e promuovere iniziative concrete per la tutela delle lingue storiche. «Le nostre lingue non sono dialetti dell’italiano, ma lingue sorelle, con oltre mille anni di storia», ricorda il presidente del CLIRD Alessandro Mocellin.
«Il Manifesto fondativo richiama i principi della Costituzione e le principali carte internazionali sui diritti linguistici». A sottolinearlo è Aurelio La Torre che conclude: «Ridare dignità giuridica e sociale alle lingue storiche è una necessità culturale e civile».

Un passo storico

«La nascita del CLIRD – afferma Fonso Genchi – segna un momento di svolta: per la prima volta, le lingue regionali d’Italia non riconosciute si muovono insieme, con una strategia condivisa che guarda all’Europa, alla scuola, ai media e alle comunità di emigrati». L’obiettivo è chiaro: trasformare un patrimonio spesso relegato ai margini in una risorsa culturale moderna, viva e riconosciuta. In occasione della Giornata della Lingua Madre, l’Accademia della Lingua Siciliana omaggerà una grammatica e un dizionario della lingua siciliana in forma digitale (pdf) a chiunque ne facesse richiesta via mail: accademialinguasiciliana@gmail.com


Accademia della Lingua Siciliana
Contatto WhatsApp: 3383631257
Da Accademia della Lingua Siciliana <accademialinguasiciliana@gmail.com> 

A MILANO la mostra “Libera circolazione entro fragili confini” di Angelo Gallo 

Dopo Cosenza (Museo dei Bretti e degli Enotri), Roma (Villa Altieri – Città Metropolitana di Roma Capitale) e Matera (Musma) A-Head Project con l’artista Angelo Gallo approdano a Milano nella Galleria Raffaella De Chirico Arte contemporanea con la mostra   “Libera circolazione entro fragili confini”.

Dal 11 marzo al 9 maggio 2026, la galleria presenta la prima esposizione personale milanese di Angelo Gallo. Il progetto, curato da Raffaella De Chirico, si inserisce nel percorso espositivo promosso e sostenuto da A-Head Project di Angelo Azzurro Onlus, realtà impegnata nel dialogo tra arte contemporanea e salute mentale, con l’obiettivo di contrastare lo stigma e favorire processi di consapevolezza e riabilitazione attraverso l’arte.

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e A-Head Project presentano la mostra
“Libera circolazione entro fragili confini” di Angelo Gallo
 
11 marzo – 9 maggio 2026
Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea
Via Monte di Pietà 1 A Milano
Opening 11 marzo, 18:00/21:00

La mostra si configura come un attraversamento unitario della ricerca di Gallo: non una sequenza cronologica di opere, ma un organismo coerente in cui lavori nati in momenti diversi entrano in risonanza attorno ai temi del corpo, della memoria, della sensibilità e della trasformazione interiore.

Il progetto espositivo si sviluppa in due sale comunicanti, concepite come parti complementari di un’unica esperienza percettiva. Il percorso prende avvio dall’origine della frattura e si apre progressivamente a una dimensione di ascolto, stratificazione e attesa, senza soluzione di continuità.

La prima sala introduce il nucleo originario della ricerca sulle Anatomie Forzate. Al centro si colloca la calcografia Uccello senza ali #020072, opera fondativa della serie, che restituisce l’immagine di un corpo privato della possibilità del volo e diventa matrice concettuale dell’intero progetto. Su un piccolo basamento, una teca custodisce una lettera del progetto Random Recipient, intervento che attiva una dimensione processuale e relazionale centrale nella pratica dell’artista. Nei giorni precedenti l’inaugurazione, il progetto verrà diffuso nello spazio urbano di Milano attraverso un percorso di consegna e dispersione delle lettere; una di esse resterà in galleria come traccia fisica di un’azione avvenuta nel tempo e nello spazio della città.

Completa l’ambiente il quadro sonoro Memoria, appartenente alla serie Anatomie Sensibili, che introduce il suono come elemento immateriale e percettivo, creando un ponte sensibile con la sala successiva.

La seconda sala accoglie il cuore pulsante della mostra. Qui il dialogo tra Anatomie Forzate e Anatomie Sensibili si fa più articolato e coinvolgente. Al centro dello spazio si colloca l’installazione interattiva Waiting, che indaga il sentimento dell’attesa come condizione esistenziale: un tempo sospeso in cui l’ascolto diventa forma di presenza e relazione. L’opera coinvolge direttamente il pubblico, trasformando l’attesa in un’esperienza condivisa e fisicamente percepibile.

Intorno a questo nucleo sono presentate quattro calcografie appartenenti alla seconda serie delle Anatomie Forzate, realizzate attraverso acquaforte, acquatinta e photogravure. Anatomie ossee di uccelli senza ali si sovrappongono a corpi femminili, generando immagini di forte tensione visiva ed emotiva. In dialogo con ciascuna opera, quattro quadri luminosi, realizzati a partire dai lucidi utilizzati per le photogravure, rendono visibile il processo di costruzione dell’immagine, spostando l’attenzione dal risultato finale alla stratificazione che lo ha generato. La luce diventa così strumento di analisi, rivelando il tempo, la fragilità e la trasformazione insite nel fare artistico.

Nel suo insieme, Libera circolazione entro fragili confini costruisce un percorso coerente che attraversa origine, memoria, attesa e sensibilità. Calcografie, installazioni interattive, lavori sonori e dispositivi luminosi dialogano tra loro in un allestimento pensato come un organismo vivo, in continuo divenire. Il corpo, il tempo e l’ascolto emergono come strumenti di indagine e di conoscenza, invitando il visitatore a un’esperienza che supera la dimensione visiva per farsi profondamente percettiva.

La mostra resterà aperta fino al 9 maggio 2026, attraversando due momenti centrali della primavera milanese – Art Week e Design Week – e confermando l’impegno della Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e di A-Head Project nel sostenere pratiche artistiche capaci di coniugare ricerca, sensibilità e responsabilità culturale.

Angelo Gallo nasce a Cetraro il 20 giugno 1988. L’infanzia e l’adolescenza la trascorre a Fagnano Castello, in provincia di Cosenza. Frequenta L’I.T.C.G. “E. Fermi” di San Marco Argentano diplomandosi come Perito Tecnico. Durante gli anni delle superiori si appassiona alla grafica e alla programmazione. Partecipa a vari seminari di Redazione, di Media-marketing e Comunicazione tramite Assform Confindustria Rimini. Ad un anno dal diploma consegue la qualifica professionale come “Progettista sicurezza informatica e web”. Si iscrive al corso di laurea in Informatica di SMFN presso l’Unical di Rende e dopo tre anni decide di cambiare percorso. Si trasferisce così all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro dove trova il suo mondo riuscendo ad esprimersi ed a sviluppare il suo percorso diplomandosi di I e II livello. Percorso che presenta due lati, uno razionale, preciso, programmato, l’altro irrazionale, sconfinato, libero. Il lato razionale e pratico gli permette di mettere in atto le idee artistiche con consapevolezza e rigore. Condizionato dall’ordine e dal controllo della programmazione, dalla pulizia e le strutture della grafica, visualizza e produce. Il suo percorso precedente è parte fondamentale di quello attuale in quanto sviluppa opere interattive sensoriali oltre ai percorsi scultorei, pittorici e grafici. Seguito da noti critici e curatori, è presente in tutte le manifestazioni artistiche di rilevo e porta avanti la sua ricerca etico/artistica che è in continua evoluzione. Dal 2019 ha fondato il Laboratorio Sostenibile di via Gaeta, un laboratorio di incisione alla ricerca delle metodologie sostitutive Non-Toxic in stretta connessione con la Galleria 291Est/Inc. di Roma. Conosciuto particolarmente per le serie delle Anatomie Forzate, la serie delle Anatomie Sensibili e per l’unconventional Mail-Art Project “Random Recipient”.


La prima sede della galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea è stata aperta a Torino nel 2011 e, dieci anni dopo, la galleria è approdata anche a Milano, dove al momento vi è l’unica sede in via Monte di Pietà, 1A, nel quartiere di Brera. Raffaella De Chirico ha da sempre focalizzato il suo programma espositivo sulla produzione e realizzazione di progetti per la quasi totalità inediti sul territorio nazionale, privilegiando artisti di età inferiore ai 40 anni che si fossero già distinti per la ricerca e la proposta artistica fuori dal territorio italiano. Lo stesso principio è applicato agli artisti storicizzati trattati dalla galleria, con particolare riguardo a coloro la cui ricerca si distinse negli Anni ’60, ‘70 e ‘80, sviluppando pertanto una parte del lavoro dedicato all’advisoring per investimento e alla costruzione di collezioni maggiormente focalizzate sull’arte moderna. Un costante filo conduttore di ricerca then/now caratterizza l’attenzione alla semantica, al minimalismo concettuale, alla ricerca di nuovi materiali di produzione ed alla fotografia di impronta sociale e di attualità: puntuale è la ricerca di un dialogo con il passato, determinata a sviscerare le peculiarità del presente, nel tentativo di stimolare alla discussione ed al dialogo.

Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti internazionali: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017 fino al 2022, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali. Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.


INFO
Opening 11 marzo, 18:00/21:00
Main partner Archivio Collezione Angelo Gallo
11 marzo – 9 maggio, 2026
Mercoledì e giovedì, 15:00/19:00 Altri giorni e orari su appuntamento

Angelo Azzurro ONLUS
infoangeloazzurro@gmail.com
https://associazioneangeloazzurro.it
www.facebook.com/Aheadangeloazzurro
www.instagram.com/angelo_azzurro_onlus

Ufficio Stampa A-Head Project Angelo Azzurro Onlus
Alessio Morganti
alessio.mrg@hotmail.it
alessiomorgantipressoffice@gmail.com
 
Elena Bettarini Gallery Manager
bettarinielena@gmail.com
info@dechiricogalleriadarte.it
 
Archivio Collezione Angelo Gallo
Email: archivio@angelogallo.com
Web Site: www.angelogallo.com
IG: https://www.instagram.com/angelo_camera237/
FB: https://www.facebook.com/angelogalloartist/
Da MORGANTI PRESS OFFICE <alessiomorgantipressoffice@gmail.com> 

Agrigento, Grandi eventi internazionali artistici e culturali: Il Mandorlo in Fiore

La Festa del Mandorlo in Fiore 2026 di Agrigento, giunta alla sua 78esima edizione, si conferma come uno degli eventi culturali e turistici più rappresentativi del Mediterraneo, capace di coniugare tradizione, patrimonio, spettacolo e un forte messaggio universale di Pace.

In un’epoca segnata da conflitti, tensioni geopolitiche e fratture culturali, la città agrigentina sceglie ancora una volta di proporsi come luogo simbolo di dialogo tra i popoli, affidando alla cultura popolare, alla musica e alla danza il compito di costruire ponti e favorire l’incontro tra identità diverse.

Festa del Mandorlo in Fiore, 78esima edizione
“Tradizioni di Pace” al centro del Mediterraneo
con centinaia di artisti e gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del mondo
Agrigento  7–15 marzo 2026
 

Dal 7 al 15 marzo 2026, la città accoglierà visitatori, operatori turistici e media internazionali per un’esperienza immersiva che celebra la primavera come metafora di rinascita, speranza e convivenza pacifica.

Il tema di quest’anno “Tradizioni di Pace” non è un semplice filo conduttore narrativo, ma rappresenta l’elemento distintivo e identitario della manifestazione.

Da 78 anni, la Festa del Mandorlo in Fiore riunisce ad Agrigento popoli, lingue, religioni e tradizioni diverse, trasformando il folklore in uno strumento concreto di diplomazia culturale.

Centinaia di artisti e gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del mondo danzano e cantano insieme, offrendo uno spettacolo che va oltre l’intrattenimento e diventa testimonianza viva di fratellanza tra le nazioni.

In questo senso, la manifestazione si propone come format turistico-culturale unico, capace di rispondere alla crescente domanda di turismo consapevole, esperienziale e valoriale.

Cuore scenografico ed emozionale dell’evento è la Valle dei Templi, patrimonio UNESCO, dove archeologia, paesaggio e spiritualità si fondono in un contesto senza eguali.

Qui, tra i mandorleti in fiore e i templi millenari, la Festa assume una dimensione universale: la bellezza del luogo amplifica il messaggio di Pace, rendendolo immediatamente percepibile e condivisibile da un pubblico internazionale.

Momento iconico e di grande impatto emotivo è la cerimonia di accensione del Tripode dell’Amicizia davanti al Tempio della Concordia prevista al tramonto di martedì 10 marzo.

La fiaccolata serale, che si snoda lungo un’antica strada greca fino alla collina dei Templi, rappresenta uno dei rituali collettivi più suggestivi del panorama europeo: una metafora visiva della Pace che si accende e si trasmette di popolo in popolo.

A fare da prologo, la conferenza “Scenari di Pace: il ruolo dei popoli e della cultura” che rafforza il posizionamento dell’evento come spazio di riflessione internazionale, dove la cultura diventa linguaggio condiviso e strumento di comprensione reciproca.

La Festa del Mandorlo in Fiore si sviluppa come festival urbano e territoriale, coinvolgendo: centro storico e vie cittadine, spazi monumentali e archeologici e luoghi della vita quotidiana con sfilate, spettacoli serali, performance musicali, eventi per famiglie e degustazioni di eccellenze enogastronomiche siciliane.

Nata nel 1934, la Sagra del Mandorlo in Fiore affonda le proprie radici nella storia agricola e culturale del territorio, evolvendosi nel tempo in una manifestazione di respiro globale.

Il mandorlo, fiore che sboccia prima degli altri, diventa simbolo di rinascita e speranza, perfettamente coerente con la vocazione pacifista della Festa.

La Festa si conclude con un grande spettacolo finale nella Valle dei Templi e con l’assegnazione del Tempio d’Oro, uno dei riconoscimenti più prestigiosi nel panorama mondiale del folklore.

La Festa del Mandorlo in Fiore 2026 si propone così come un’esperienza di Pace da vivere, condividere e raccontare, ideale per riviste di settore, operatori turistici e media internazionali alla ricerca di eventi autentici, emozionali e ad alto valore simbolico.

La Presentazione ufficiale si terrà l’11 febbraio 2026 nello stand della Regione Siciliana della BIT di Milano.


L’offerta turistica della Costa del Mito tra cultura e tradizione

La DMO Valle dei Templi punta ancora sulla Costa del Mito come principale leva di attrattività turistica e si presenta alla BIT 2026 con una proposta solida e riconoscibile, capace di valorizzare Agrigento e l’intero territorio distrettuale attraverso un calendario di eventi distribuito lungo tutto l’anno.

Il Distretto prosegue nel percorso di consolidamento di una programmazione culturale strutturata, fondata su appuntamenti identitari, tradizioni popolari e luoghi di eccellenza storico-paesaggistica.

Il primo grande evento dell’anno è il Mandorlo in Fiore, in programma ad Agrigento dal 7 al 15 marzo 2026, che comprende il Festival Internazionale del Folklore e il Festival Internazionale “I Bambini del Mondo” e rappresenta uno dei momenti più significativi di apertura della stagione culturale e turistica. Ancora più pregnanti in questo preciso momento storico sono i messaggi di amicizia e di pace che saranno lanciati, come ogni anno, davanti al Tempio della Concordia.

Nel periodo primaverile assumono un ruolo centrale le iniziative legate alla Settimana Santa, con le tradizionali processioni del Venerdì Santo ad Agrigento e nei Comuni del Distretto. Tra questi si distinguono gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani, straordinarie opere d’intreccio di agavi, salici, canne, aromi, cereali, pane, visibili fino all’estate, e i Paolones della Pasqua di Aragona, espressioni di un patrimonio immateriale che intreccia arte, religiosità popolare e identità comunitaria. Le tradizioni si estendono anche alla dimensione gastronomica, con specialità come il tagano aragonese.

Con la primavera e l’estate il calendario culturale si diffonde in numerosi luoghi simbolo e in contesti di particolare pregio ambientale, come il Teatro dell’Efebo al Giardino Botanico di Agrigento e il Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi, sede di iniziative serali e appuntamenti culturali. A Santa Margherita di Belice, la piazza antistante Palazzo Filangeri di Cutò ospita il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il Festival del Gattopardo, che richiamano la memoria letteraria e cinematografica del territorio.

A Palma di Montechiaro, negli spazi del Palazzo Ducale, della scalinata della Chiesa Madre e del Monastero delle Benedettine, attesi sono eventi come Il Gattopardo d’Oro e la Biennale del Gattopardo, dedicati al dialogo tra storia, letteratura e cinema.

Il periodo estivo è arricchito da appuntamenti musicali e performativi di rilievo nazionale e internazionale, come Arcosoli Jazz ai piedi del Tempio di Giunone, le Albe al Tempio della Concordia, il Festival “Il Mito” al Teatro Valle dei Templi di Piano San Gregorio e il Festivalle, festival internazionale di musica e arti digitali.

L’anno si completa con le tradizioni natalizie, tra cui i presepi viventi di Caltabellotta e Sutera, e con il cartellone del prestigioso Teatro Luigi Pirandello e le attività del Palacongressi di Agrigento, con la rassegna teatrale “Riflessi Culturali” e i “Venerdì di Classica e Jazz”.


Melina Cavallaro
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