A Pompei rivive un disco che invoca protezione contro la caducità dell’esistenza

Lunedì 13 luglio 2026 Vinicio Capossela porta dal vivo uno dei suoi lavori discografici più amati, Ovunque Proteggi, a vent’anni dalla sua pubblicazione, in un concerto unico e imperdibile e nel solo posto possibile, emblema di fine e di permanenza: l’Anfiteatro degli Scavi del Parco Archeologico di Pompei.

VINICIO CAPOSSELA

OVUNQUE PROTEGGI Live in Pompei

Lunedì 13 luglio 2026

Anfiteatro degli Scavi – Parco Archeologico di Pompei 

Pompei è una città sottratta al tempo e restituita alla visione. Un corpo sepolto, una memoria intatta. Un luogo dove la fine non ha cancellato la forma.

Qui, sotto il cielo aperto dell’Anfiteatro, all’interno della rassegna BOP – Beats of Pompei, Ovunque Proteggi suonerà nuovamente e verrà attraversato integralmente. Non una celebrazione, ma una convocazione.

Abbiamo deciso di eseguire “Ovunque Proteggi” a venti anni dalla sua pubblicazione, in una data speciale. Aggiunge Capossela. Non si tratta di una operazione museale, ma di un intervento a cuore aperto. Tante, profonde e rumorose sono le ragioni per le quali queste canzoni sono vive e sanguinano. La sede scelta per questa convocazione di prodigi è l’anfiteatro romano dell’area archeologica di Pompei. La scelta è dovuta più alla colata lavica terminale che all’emulazione dei Pink Floyd.

È un disco nato dall’antichità, e nelle rovine trova il suo eco naturale. Pompei ci ricorda la grandezza e la finitezza del genere umano. La quotidianità che ci occupa la vita, nel momento in cui viene travolta dalla fine, è proiettata in un’immobile eternità: una condizione alla quale siamo costantemente esposti. Pompei è il luogo in cui l’havel havalim…il vanitas vanitatum, il fumo di fumi del Qohelet, tradotto e articolato dalla voce di Guido Ceronetti può risuonare.

Per sempre. Nel sacro Niente del vuoto eterno.

Sesto album dell’artista, pubblicato nel 2006 e vincitore della Targa Tenco come Miglior Album in Assoluto, Ovunque Proteggi è una pietra miliare del cantautorato in Italia e della discografia di Capossela e uno dei suoi lavori più apprezzati da pubblico e critica, nazionale e internazionale. Un disco “dal linguaggio biblico e visionario, che raccoglie e scaglia parole di pietra, di carne, dolore e sangue” (Marco Mangiarotti, QN ), in cui Capossela “canta come Tom Waits e scrive come Ovidio (Sunday Times): “un album che  ha rappresentato un passaggio fondamentale per la musica italiana del nuovo millennio, indicando la strada a una generazione di cantautori. Un album arrivato a sorpresa al primo posto in classifica in un’epoca in cui non c’era Spotify e i dischi si vendevano ancora per davvero” (Giovanni Ansaldo, “La strada di Vinicio Capossela” Nottetempo, 2026). 

Un’opera nata in viaggio, inseguendo le canzoni come si inseguono i segni, affidandosi all’intuizione, al pellegrinaggio, all’incontro. Un disco che si muove con libertà e lucidità tra i mondi sonori più vari, registrato in modo nomade, dentro grotte e chiese, che scava nelle Sacre Scritture e nella mitologia pagana, nell’antropologia e negli archetipi umani.

Un disco di luoghi e di visioni, che non smette mai di interrogare il rapporto tra ciò che è sacro e ciò che è mortale. 

Vent’anni dopo, Ovunque Proteggi non torna per essere ricordato. Torna per essere abitato. 

Perché alcune invocazioni non invecchiano, restano sospese e continuano a proteggere, ovunque.


Biglietti disponibili su TicketOne e Ticketmaster: https://linktr.ee/OvunqueProteggi_biglietti

Maggiori informazioni su B.O.P.
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https://www.instagram.com/blackstar_concerti
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Info: 
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https://www.instagram.com/vcapossela/
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Booking: IMARTS International Music and Arts 
serena.sgarbi@internationalmusic.it 
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Ufficio stampa GDG press
Giulia Zanichelli giulia.zanichelli@gdgpress.com
Giulia Di Giovanni info@gdgpress.com

Ufficio Stampa Beats of Pompeii 2026
Giulio Di Donna/Hungry Promotion
giulio@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

La pietra come arca di conoscenza: l’umanesimo di Andrea da Montefeltro

Nel panorama dell’arte contemporanea, dove l’effimero spesso prevale sulla profondità di significato, da Fabriano emerge una voce di rilievo internazionale. È quella di Andrea da Montefeltro, scultore e ricercatore che affida messaggi di eterna attualità alla millenaria solidità della pietra. La mostra personale “ARCANA – Il Leone del Nuovo Orizzonte”, allestita nelle sale gotiche del Palazzo del Podestà fino al 30 marzo 2026, si configura come un percorso antropologico e filosofico attraverso i simboli della conoscenza.

Fabriano, Palazzo del Podestà
 
Stone as an Ark of Knowledge: The Sculpted Humanism of Andrea da Montefeltro

L’evento nasce da una sinergia tra territorio locale e istituzioni internazionali, a testimonianza dell’importanza del dialogo tra cultura e pensiero etico. Co-organizzata dal Comune di Fabriano in collaborazione con il Club per l’UNESCO di Firenze, la mostra gode del prestigioso patrocinio della Regione Marche e della Provincia di Ancona. Sotto la direzione artistica di Annalisa Di Maria, studiosa ed esperta di Leonardo da Vinci di fama internazionale, il percorso curatoriale trasforma lo spazio espositivo in un’area di meditazione attiva, dove luce e silenzio guidano il visitatore verso una nuova consapevolezza interiore.

Andrea da Montefeltro lavora la pietra con una delicatezza che sfida la densità del materiale. Attraverso la lucidatura e la foratura, l’artista ne estrae leggerezza e ariosità, trasformando la materia inerte in “materia-simbolo”. Ogni opera rappresenta una lezione interdisciplinare che invita a un’osservazione lenta e profonda. Come nelle grandi opere del Rinascimento, la prospettiva nasconde significati stratificati; di fronte a queste sculture emerge un vasto patrimonio culturale, fatto di simbologie universali, radici bibliche intese come eredità storica e il kratos della filosofia ellenica.
Elemento distintivo del progetto è il gesto simbolico di donare piccole pietre scolpite a tutti i visitatori dell’inaugurazione. Non si tratta di un semplice souvenir, ma della consegna di un frammento tangibile dell’esperienza vissuta. Questo dono rappresenta il desiderio dell’artista di trasmettere un’impronta etica permanente, trasformando il visitatore in un testimone di bellezza e conoscenza.

Tema centrale è l’ammirazione per il Creato, inteso come ecosistema universale da preservare per le generazioni future. In occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, figura qui celebrata per il suo messaggio universale di armonia tra uomo e natura, la mostra indaga il legame primordiale con l’ambiente. Il riferimento ai frutti della terra è emblematico: nell’arte di Andrea, ogni elemento ha una storia metafisica, un richiamo a nutrire non solo il corpo ma la coscienza collettiva.

Questo progetto persegue la missione di utilizzare l’arte come strumento di elevazione culturale. Attraverso un simbolismo arcaico, “ARCANA” si pone come un ponte necessario tra l’ingegno antico e il futuro.


Sede: Palazzo del Podestà, Fabriano (AN).
Date: 24 gennaio – 30 marzo 2026.
Orari: sabato e domenica 11:00 – 12:30 | 15:00 – 18:00.
Esperienze espositive: visite guidate con l’artista (disponibili anche nei giorni feriali) su prenotazione obbligatoria.
​​
Email: info@andreadamontefeltro.it

Dr. Chiarabini 
General Secretariat and Communications Office 
Da Andrea da Montefeltro <info@andreadamontefeltro.it> 

Fino al 7 marzo 2026 “On Becoming” A Wolf di Francesca CAO alla Galleria ZEMA di Roma

Fino al 7 marzo 2026 la Galleria Zema presenta la mostra On Becoming A Wolf di Francesca Cao, un progetto fotografico sviluppato e curato dall’artista stessa attraverso l’Errore Metodico, una tecnica fotografica analogica brevettata, basata sulla sovrapposizione intenzionale di più fotogrammi in fase di scatto.

Francesca Cao
On Becoming A Wolf
 
Inaugurazione 24 gennaio 2026 ore 17.30
 
Galleria Zema
Via Giulia 201 – Roma
 
Fino al 7 marzo 2026

Lontano da un intento documentaristico, il lavoro prende forma come una narrazione interiore e psicanalitica, un’indagine visiva che attraversa il tema della liberazione del femminile mediante un linguaggio intimo, istintivo e imperfetto.

Le immagini, infatti, non aspirano a restituire una realtà oggettiva ma aprono un territorio emotivo in cui memoria e presente, coscienza e inconscio, controllo e abbandono possono coesistere. Alla base del progetto vi è un ripensamento del rapporto tra fotografia e verità che, in questa doppia posizione di autrice e curatrice, viene assunto come parte integrante del processo stesso. Se la tradizione fotografica ha spesso posto l’accento sulla fedeltà del mezzo e sull’onestà del documento, qui la fotografia è intesa come spazio di esperienza soggettiva, di pensiero e di possibile rivelazione interiore. L’immagine fotografica si presenta così instabile e stratificata, attraversata da tensioni e slittamenti, aprendo alla possibilità di una realtà altra, specchio di un immaginario intimo.

In questo senso, il progetto si colloca in dialogo con alcune istanze del surrealismo di André Breton, che riconosceva nel gesto artistico una via di accesso all’inconscio: attraverso l’uso consapevole dell’errore e dell’imprevisto, una macchina fotografica del 1936 viene progressivamente sottratta a una funzione di controllo per diventare parte attiva del processo creativo. Sfocature, movimenti e sovrapposizioni, emergono come tracce di un pensiero non razionale, come affioramenti di una dimensione profonda e non completamente addomesticata. La sovrapposizione dei fotogrammi genera immagini sospese, prossime alla logica del sogno lucido, che lasciano spazio a una pluralità di letture. In questo progressivo abbandono del controllo, la fotografia si allontana dalla perfezione digitale per riappropriarsi dell’errore come gesto generativo. 

Come scrive Alessia Locatelli, curatrice della Biennale di Fotografia Femminile: «Questo approccio crea immagini a volte intime, altre volte narrative e metaforiche, trascendendo le norme convenzionali. Il lavoro sfida la nozione di errore umano, evidenziando i casi storici in cui gli errori hanno portato a scoperte innovative, facendo eco alla resilienza e al pensiero laterale fondamentali per la creatività umana. Questa partenza metodologica abbraccia l’imprevedibilità dell’emozione umana, deviando dalla razionalità cartesiana verso l’esplorazione di infinite possibilità.»

Il titolo On Becoming a Wolf rimanda a Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés e può essere inteso come un invito a riscoprire l’anima selvaggia, sottraendosi all’ossessione per l’ordine, il controllo e la forma compiuta. In questo percorso, la fotografia tende a liberarsi dal peso della rappresentazione per farsi esperienza di luce e di materia, spazio di proiezione per lo spettatore. La verità non si colloca nella superficie dell’immagine, ma si attiva nel mondo interiore di chi guarda, in quel territorio fragile e potente in cui l’essere smette di controllarsi e inizia, forse, a diventare.

Francesca Cao è una fotografa italiana che vive a Milano. Laureata in Filosofia, ha studiato fotografia all’International Center of Photography di New York. Il suo lavoro è stato esposto in Italia, Europa e Stati Uniti, ed è parte della Collezione Donata Pizzi. Le sue immagini sono apparse su testate come The New York Times, Corriere della Sera, D – la Repubblica, Wired e Marie Claire. Nel 2020 ha pubblicato il libro Temporary Life (Postcart Edizioni). Con il progetto On Becoming A Wolf ha sviluppato una tecnica analogica originale, l’Errore Metodico, basata sulla sovrapposizione in camera di fotogrammi. Questo lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali, tra cui una menzione d’onore ai Tokyo International Foto Awards e l’inclusione nella mostra annuale del Houston Center for Photography (2025). Nel corso della sua carriera è stata vincitrice della Tierney Fellowship (International Center of Photography New York) e finalista per premi come l’Inge Morath Award (Magnum Foundation) e l’Unseen Dummy Award di Amsterdam. La sua ricerca esplora temi di identità, memoria e imperfezione attraverso un linguaggio fotografico intimo e sperimentale, che unisce narrazione, installazione e tecnica. 


Galleria Zema. Fondata a Roma il 6 marzo del 2025 da Emanuela Zamparelli, la Galleria ZEMA è uno spazio indipendente dedicato esclusivamente all’esposizione e promozione dei lavori di artiste donne, e in particolare della fotografia contemporanea femminile. La galleria rappresenta fotografe italiane e internazionali, accomunate da uno sguardo autonomo, critico e consapevole sul presente, e diverso da altri sguardi. Attraverso un programma espositivo che intreccia ricerca artistica, impegno sociale e riflessione culturale, la galleria si propone come luogo di visibilità e ascolto, dove il corpo, l’identità, la memoria e il conflitto diventano temi da indagare per dare nuova forma e contenuto al vissuto e alla memoria, alla ribellione e all’intimità. ZEMA non è solo una galleria, ma un progetto curatoriale, uno spazio vivo in cui la fotografia si fa linguaggio, relazione e resistenza.


Francesca Cao
On Becoming A Wolf

Inaugurazione 24 gennaio 2026 ore 17.30
Fino al 7 marzo 2026
Orari
: martedì ore 16:00 – 19:30, dal mercoledì al sabato ore 15:00 – 19:30
 
Galleria Zema
Via Giulia 201 – Roma
info@galleriazema.it
tel. +39 0640067010
www.galleriazema.it
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

L’Aquila: Fino al 22 febbraio 2026 la mostra antologica Sinestesie: il racconto dei sensi

Il giorno 7 febbraio 2026 alle ore 18.00, presso la Galleria Piano strada a L’Aquila, si inaugura Sinestesie: il racconto dei sensi, la mostra antologica delle opere vincitrici delle passate edizioni del Premio Sinestesie

Sinestesie: il racconto dei sensi

Mostra antologica delle opere vincitrici delle edizioni del Premio Sinestesie dal 2005 al 2025

Inaugurazione 7 febbraio 2026 ore 18.00
Galleria Piano strada
Via Tre Marie 32 – L’Aquila
Fino al 22 febbraio 2026

L’esposizione raccoglie tutte le opere che hanno saputo meglio interpretare i temi proposti nelle singole edizioni attraverso l’esperienza sinestetica, e racconta la storia del Premio attraverso una sezione documentaria con cataloghi, manifesti e video. La mostra rappresenta un importante riconoscimento per gli artisti che hanno contribuito a definire il panorama artistico contemporaneo costituendo, così, in attesa della realizzazione della quinta edizione del Premio del 2026, un’ulteriore proposta culturale che la città offre in occasione di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura

Istituito nel 2005 a L’Aquila dall’associazione di promozione sociale Fuoriscala, il Premio Sinestesie promuove le arti visive contemporanee attraverso la diffusione di un BANDO a tema, il lavoro di una GIURIA qualificata per la valutazione delle opere candidate, l’allestimento di una MOSTRA ragionata delle opere selezionate, la pubblicazione di un CATALOGO critico e l’assegnazione di PREMI pecuniari.

Il Premio è articolato in diverse sezioni multidisciplinari e gli artisti sono invitati ad indagare attraverso la sinestesia una tematica differente per ogni edizione, dalla percezione visiva del suono all’elaborazione fenomenica del sisma alla degustazione plurisensoriale del vino. La sinestesia è un fenomeno sensoriale che consiste nella percezione simultanea di due organi di senso attraverso la stimolazione di uno solo di questi: un suono, ad esempio, può evocare un colore, un sapore può produrre una sensazione tattile, un profumo richiamare un’immagine e così via, come fosse un ponte tra i sensi e diventare linguaggio di nuove possibilità espressive.

Il tema della V edizione ancora in corso (la partecipazione è aperta fino al 31 marzo), invita gli artisti ad esplorare il concetto scientifico e filosofico del MULTIVERSO per restituirlo ad una visione artistica e sensoriale. Ogni opera sarà chiamata ad esplorare come la sinestesia possa diventare il linguaggio che ci permette di viaggiare attraverso i mondi e di cogliere la loro essenza più profonda andando oltre la superficie, di toccare l’invisibile, di trasporre su un piano sensoriale e visivo l’infinito che abita nel multiverso e di permettere all’Arte di diventare il portale attraverso il quale scoprire l’inconcepibile.   

La natura multidisciplinare di questo evento ha consolidato nel tempo una rete di partenariato multiculturale e multidisciplinare: in questa quinta edizione, oltre che dal patrocinio del Comune dell’Aquila, Provincia dell’Aquila e Regione Abruzzo, il Premio Sinestesie è sostenuto dalla Fondazione MAXXI L’Aquila, Fondazione Carispaq, Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia Scuola Nazionale del Cinema. 

Franco Bastianelli di Laurana, Fiorella Bologna, Noemi Caserta, Francesca Checchi, Riccardo Chiodi, Umberto Crisciotti, Laura Gianetti, Anna Iskra Donati, Ferruccio Maierna, Stefano Marzoli, Lorenzo Palmieri, Federica Ubertone, Roberta Vacca, Barbara Vitale.


INFO
 
Sinestesie: il racconto dei sensi
Mostra antologica delle opere vincitrici
delle edizioni del Premio Sinestesie dal 2005 al 2025

Inaugurazione 7 febbraio 2026 ore 18.00
Fino al 22 febbraio 2026
Orari
: tutti i giorni 10:00-13:00/16:00-20:00
Galleria Piano strada
Via Tre Marie 32 – L’Aquila
Ingresso libero

Premio Sinestesie
AssociazioneFuoriScala
info@premiosinestesie.it
www.premiosinestesie.it
www.facebook.com/PremioSinestesieV
www.instagram.com/premio_sinestesie/
 
Ufficio stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

Boogie nella giungla urbana con un brano che unisce ironia tagliente e critica sociale

Un nuovo singolo sfreccia tra radio e piattaforme digitali. I Black Ball Boogie tornano con un brano ironico e graffiante che, tra groove vintage e vena surreale, mette a nudo la frenesia disorientata della città contemporanea.

BLACK BALL BOOGIE,
FUORI IL VIDEOCLIP DI ‘L’AUTOMOBILISTA INVERTEBRATO’

di Marta Bellomi
Experiences Musica e culture contemporanee

Un’accelerazione senza meta

C’è qualcosa di volutamente stonato – e per questo lucidissimo – nell’immagine dell’“automobilista invertebrato”. È la metafora scelta dai Black Ball Boogie per raccontare una quotidianità urbana che procede per inerzia, senza una direzione consapevole. Il nuovo singolo della band, disponibile da venerdì 13 febbraio in radio e nei digital store , prende forma come un boogie incalzante che unisce ironia tagliente e osservazione sociale.

Il titolo è già una dichiarazione di poetica. L’automobilista non è solo chi guida: è l’uomo contemporaneo intrappolato in una corsa continua, in un traffico esistenziale dove il movimento è compulsivo e circolare. Senza colonna vertebrale – dunque senza struttura morale o visione – si attraversa la città come una giungla, reagendo più che scegliendo.

Groove vintage, critica attuale

La cifra stilistica dei Black Ball Boogie resta quella di sempre: un rock’n’roll intriso di boogie woogie, sostenuto da un groove serrato che amplifica il senso di moto perpetuo evocato dal testo. Ma dietro l’energia ritmica si avverte una riflessione più sottile. La band utilizza un linguaggio volutamente surreale per raccontare una società frenetica, caotica, incapace di fermarsi e interrogarsi.

Il risultato è un brano che diverte e inquieta allo stesso tempo. La leggerezza del boogie diventa un veicolo critico: sotto la superficie ballabile affiora una domanda implicita sul senso del percorso, sull’abitudine che sostituisce la scelta, sul movimento che non coincide più con il progresso.

“L’Automobilista Invertebrato” anticipa l’album in uscita in primavera per Pretty Cat’s Records – Borgatti Edizioni, con il supporto di PB Produzioni e l’ufficio stampa A-Z Press. Un tassello che prefigura un lavoro coerente con l’identità del gruppo: musicale ma anche visiva, narrativa, quasi cinematografica.

Una band tra passato e presente

Nati nel 2016, i Black Ball Boogie si muovono lungo la linea che congiunge la tradizione del rock’n’roll anni Quaranta e Cinquanta con una sensibilità contemporanea. I loro live sono veri e propri spettacoli d’immagine: outfit d’epoca, arrangiamenti energici, armonizzazioni vocali a quattro voci, un immaginario ironico che sembra uscire da un film in bianco e nero ma parla al presente.

La formazione – Virginia Piccichè (voce), Manuel Goretti (pianoforte e voce), Luciano Sibona (contrabbasso e voce) e Filippo Lambertucci (batteria e voce) – ha costruito negli anni una reputazione solida grazie a una presenza scenica travolgente e a una costante attività live in Italia e all’estero. Non mancano collaborazioni significative, come quella con Bobby Solo , che testimoniano un dialogo aperto con diverse generazioni della musica italiana.

Ironia come strumento critico

In un panorama musicale spesso diviso tra nostalgia sterile e attualità gridata, i Black Ball Boogie scelgono una terza via: recuperare un linguaggio musicale del passato per raccontare il presente. Non si tratta di revival, ma di riattivazione di un’estetica. Il boogie diventa così una lente deformante – ironica, teatrale, volutamente eccessiva – attraverso cui osservare le contraddizioni della modernità.

La giungla urbana evocata nel singolo non è soltanto il traffico cittadino. È un ecosistema emotivo dove si corre per restare fermi, si accumulano impegni senza orientamento, si procede per abitudine. L’automobilista invertebrato è una figura paradossale: si muove molto, ma non decide. È veloce, ma non consapevole.

Ed è proprio in questa ambiguità che il brano trova la sua forza: ballabile e insieme riflessivo, ironico ma non superficiale.

Dove ascoltarlo

“L’Automobilista Invertebrato” è disponibile sulle principali piattaforme digitali e nelle radio dal 13 febbraio . La band è attiva sui principali canali social e streaming, tra cui Spotify, Facebook, Instagram e YouTube .


Note essenziali
Titolo: L’Automobilista Invertebrato
Artista: Black Ball Boogie
Disponibile: dal 13 febbraio in radio e digital store
Album: in uscita in primavera (Pretty Cat’s Records – Borgatti Edizioni)
Formazione: Virginia Piccichè, Manuel Goretti, Luciano Sibona, Filippo Lambertucci


LINK UTILI

Facebook: www.facebook.com/blackballboogie
Instagram: www.instagram.com/blackballboogie
YouTube: www.youtube.com/@blackballboogie1514
Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/3b8MY6xfzCQtLuo8ogV2Dv
Sito Web: www.blackballboogie.com



Ufficio Stampa 
A-Z Press
info@a-zpress.com
Redazione Experiences su comunicato stampa di A-Z Press <info@a-zpress.com>

“Si raccunta”: il podcast che riporta in vita le fiabe della tradizione siciliana

Un progetto nato per custodire e rivitalizzare la memoria orale dell’Isola e già capace di conquistare oltre 1.000 ascolti in pochi mesi. “Si raccunta”, il podcast dedicato alle fiabe, alle novelle e ai racconti popolari siciliani, sta rapidamente diventando un punto di riferimento per chi desidera riscoprire il patrimonio narrativo siciliano e, in particolare, quello raccolto da Giuseppe Pitrè, padre della scienza folclorica italiana. Pubblicato nell’ottobre 2025, il podcast propone una selezione di storie ispirate alla monumentale opera pitreiana, reinterpretate con un linguaggio contemporaneo ma senza tradire l’anima originaria dei racconti tramandati per secoli nelle strade, nei cortili e nelle piazze della Sicilia.

Gli autori
L’idea di creare “Si raccunta” nasce a Miriam Mangiarotti e Dario Castiglione – due giovani artisti nati dietro le quinte del teatro e appassionati di tradizioni popolari siciliane – durante un viaggio in van in Grecia. «La strada scorreva e in sottofondo un podcast di mitologia ci accompagnava tra le storie di antiche divinità» dice Miriam. «E’ così che nasce il desiderio di dare voce con un podcast alle fiabe raccolta dal Pitrè – ci racconta Dario – che nel 1875 attraversava la Sicilia col suo calesse ‘camperizzato’ per custodire la memoria orale dell’isola».

Un successo crescente
Con 10 episodi già disponibili sulle principali piattaforme audio, “Si raccunta” qualche settimana fa ha superato il primo targuardo, quello dei 1.000 ascolti; un risultato significativo per un progetto culturale indipendente che punta sulla qualità narrativa e sulla valorizzazione delle radici popolari dell’Isola. Da gennaio 2026, il podcast è approdato anche su YouTube, ampliando ulteriormente il proprio pubblico e raggiungendo ascoltatori che prediligono la fruizione video o desiderano un accesso più immediato ai contenuti.

Un ponte tra memoria e contemporaneità
L’obiettivo dichiarato degli autori è chiaro: preservare e diffondere il patrimonio narrativo siciliano, riportando all’ascolto storie che rischiavano di perdersi nel tempo. Fiabe, leggende, racconti di magia e di quotidianità che per generazioni sono stati affidati alla voce dei narratori popolari e che oggi trovano nuova vita grazie al podcasting. «Il progetto, molto ben realizzato, ha una importantissima valenza culturale – afferma Fonso Genchi, Presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana, ente che ha apprezzato e rilanciato dai propri canali social questa iniziativa – perché i libri del Pitrè, purtroppo, non vengono quasi mai letti e studiati a scuola, nonostante rappresentino un patrimonio fondamentale della nostra cultura. “Si raccunta” è, potenzialmente, uno strumento didattico anche per la lingua siciliana, dato che una parte dei testi è narrata in siciliano».

Un invito alla comunità
Gli autori di “Si raccunta” e l’Accademia della Lingua Siciliana invitano il pubblico ad ascoltare, condividere e supportare il progetto, contribuendo alla tutela di un patrimonio culturale che appartiene a tutta la Sicilia. Un gesto semplice che aiuta a mantenere vive storie antiche, contribuendo a trasmetterle alle nuove generazioni.

Dove ascoltare e seguire “Si raccunta”
Il podcast è disponibile gratuitamente sulle seguenti piattaforme:
Spreaker: https://www.spreaker.com/podcast/si-raccunta-podcast--6749618 (spreaker.com in Bing)
Spotify: https://open.spotify.com/show/5pNKRow44Og8Q0PPgcG7s4
YouTube: https://www.youtube.com/@SiraccuntaPodcast
Instagram: https://www.instagram.com/siraccontapodcast/
Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=61583514093278

Accademia della Lingua Siciliana
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A Cremona, The Nature of Hope – Tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato  

Cremona si prepara a ospitare un viaggio visivo straordinario che intreccia scienza, etica e il potere dello sguardo femminile. Protagonisti gli scatti iconici di Michael Nichols e la visione di Ami Vitale, in una mostra che è molto più di un’esposizione: è un manifesto per il Pianeta.

THE NATURE OF HOPE
Tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato    
Cremona, Museo Diocesano
7 marzo – 17 maggio 2026

Cosa significa avere speranza oggi? Non è un sentimento astratto, ma una forza concreta, un motore di cambiamento. È questa l’essenza di “The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato”, la nuova esposizione ospitata nella splendida cornice del Museo Diocesano di Cremona.
Il progetto, nato in seno al Festival della Fotografia Etica e già presentato con grande successo a Lodi nel 2024, approda a Cremona in una veste rinnovata. Si tratta di un’occasione unica per riflettere sul nostro legame con il mondo naturale attraverso gli occhi di chi ha dedicato la vita a raccontarlo.
 
Una vita per il Pianeta: l’eredità di Jane Goodall
Al centro della mostra c’è lei, Jane Goodall. Figura leggendaria della ricerca scientifica, la Goodall ha rivoluzionato il nostro modo di intendere il rapporto tra uomo e animali, dimostrando che il confine tra noi e gli scimpanzé è molto più sottile di quanto pensassimo. Ma la mostra non celebra solo la scienziata: celebra la donna, la visionaria e l’attivista che ha mostrato a intere generazioni di donne come la propria voce possa realmente cambiare il corso della storia.
 
Il percorso espositivo: tra icone e nuove prospettive
Il cuore pulsante dell’esposizione è rappresentato dal lavoro di Michael “Nick” Nichols, leggenda del National Geographic e tra i più influenti fotografi naturalisti al mondo. Nichols ha seguito Jane Goodall per decenni, documentando non solo le sue scoperte nel Gombe Stream National Park, ma anche i momenti di profonda intimità e connessione spirituale con gli scimpanzé. I suoi scatti sono diventati simboli universali di conservazione ambientale, capaci di catturare l’anima della foresta e di chi la abita.
 
“The Nature of Hope” è anche un palcoscenico per lo sguardo femminile. Accanto a Nichols, spicca la partecipazione di Ami Vitale, fotografa pluripremiata e fondatrice di Vital Impacts e fresca vincitrice del prestigioso riconoscimento Explorers at Large del National Geographic.
Vitale è celebre per aver documentato storie di incredibile resilienza, come il ritorno in natura degli ultimi rinoceronti bianchi settentrionali o il lavoro delle comunità locali in Africa per la protezione degli elefanti. Il suo approccio non si ferma alla denuncia, ma cerca sempre la bellezza e la speranza, trasformando la fotografia in uno strumento di empatia universale.
La partecipazione di numerose fotografe donne non è casuale: è una dichiarazione d’intenti che mira a riconoscere il contributo fondamentale del genere femminile nella fotografia naturalistica e nella conservazione ambientale. Il risultato è una trama corale che racconta la fragilità e, allo stesso tempo, l’incredibile forza della nostra “Madre Terra”.
 
Una curatela d’eccezione
La mostra è frutto di una curatela esclusiva firmata da Laura Covelli, Curatrice del Festival della Fotografia Etica, pensata appositamente per dialogare con gli spazi del Museo Diocesano. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Vital Impacts, l’organizzazione no-profit statunitense guidata da donne che utilizza l’arte per supportare chi, ogni giorno, lotta per proteggere habitat e specie in pericolo.
 
Oltre lo scatto: l’impegno del Festival della Fotografia Etica
Questa mostra è solo una delle tante tappe di una storia iniziata nel 2010 a Lodi. Il Festival della Fotografia Etica oggi, sotto la direzione di Alberto Prina, continua a crescere con un’idea precisa: la fotografia è un potente strumento per il cambiamento, deve accendere riflettori sulle ingiustizie, deve informare e, soprattutto, deve spingere all’azione. Attraverso il “Travelling Festival”, le mostre nate a Lodi viaggiano ora in tutta Italia ed Europa, portando ovunque storie che meritano di essere ascoltate.
“The Nature of Hope” è un invito aperto a tutti: a chi ama la natura, a chi crede nel potere delle immagini e a chi cerca un motivo per restare ottimista. Perché, come insegna Jane Goodall, la speranza è qualcosa che dobbiamo guadagnarci ogni giorno con le nostre azioni.
 
Il Museo Diocesano di Cremona si conferma un polo culturale d’avanguardia che, sotto la guida del Direttore Don Gianluca Gaiardi e del conservatore Stefano Macconi, ha fatto della fotografia un proprio fiore all’occhiello. Grazie a una solida partnership con il Festival della Fotografia Etica che prosegue ormai da quattro anni, il Museo non è solo un luogo di conservazione, ma uno spazio vivo capace di ospitare storie trasversali. Questa scelta coraggiosa permette di creare un dialogo profondo con i visitatori, sensibilizzando il pubblico su temi sociali e ambientali di vitale importanza attraverso la potenza del linguaggio visivo.


UN PROGETTO DEL FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA
 
Direttore: Alberto Prina
Curatrice mostra: Laura Covelli
 
ORARI DI APERTURA MUSEO DIOCESANO da martedì a domenica
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“Connessioni”, per la valorizzazione diffusa delle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma

Fondazione Cariparma avvia Connessioni, un nuovo modello sperimentale di valorizzazione delle proprie Collezioni d’arte in un’ottica diffusa, con l’obiettivo di investire sugli aspetti più innovativi dell’arte e della cultura quali strumenti di prossimità, creatori di connessioni.

Attraverso questa nuova sperimentazione, Fondazione Cariparma accoglie i mutamenti in corso nel più ampio panorama artistico-culturale nazionale, in cui il “museo diffuso” si sta sempre più affermando come modalità innovativa capace di generare nuove relazioni e di produrre un impatto positivo e concreto sulle persone e sulla comunità. L’arte non solo come patrimonio da custodire, ma come esperienza da condividere, capace di attivare dialogo, inclusione e partecipazione.

Questo percorso è iniziato nel 2022, sotto la precedente governance di Fondazione Cariparma, che aveva avviato una riflessione strategica sulle modalità di valorizzazione del proprio patrimonio artistico, in coerenza con la missione della Fondazione e in linea con l’evoluzione dei bisogni del territorio.

Una riflessione che ha trovato attuazione nel nuovo Piano Strategico 2024-2027 della Fondazione, anche alla luce dei dati “Pat-ER” (Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna), che registrano in Emilia-Romagna la presenza di 546 musei, gallerie e collezioni, di cui 77 situati nella sola provincia di Parma, seconda in regione per numerosità. Un contesto ricco e articolato che ha rafforzato la volontà della Fondazione di qualificarsi sempre più come strumento di prossimità, capace di contribuire in modo originale e complementare al sistema culturale esistente.

In questo scenario si è progressivamente affermata la prospettiva che le opere custodite nelle Collezioni d’arte della Fondazione trovassero una collocazione anche all’esterno della sede istituzionale di Palazzo Bossi Bocchi. Grazie alla collaborazione con Antonio Lampis,Direttore del Dipartimento cultura italiana e sviluppo economico della Provincia Autonoma di Bolzano, già Direttore Generale dei Musei Italiani, l’attuale governance ha definito che le opere potranno essere ospitate non solo in luoghi deputati come la Reggia di Colorno o gli spazi museali del Complesso della Pilotta, ma anche in contesti non convenzionali: spazi in cui le disuguaglianze si fanno maggiormente sentire, ambienti di cura, luoghi dedicati all’educazione e alla formazione, contesti capaci di generare un impatto significativo sulle nuove generazioni. La prima tappa di questo nuovo percorso vedrà come protagonista proprio il Liceo Marconi di Parma, che a partire dall’estate 2026 accoglierà una selezione di opere tratte dalla mostra Alle Barricate! Agosto 1922: la città, i protagonisti, la memoria.

Antonio Lampis ha dichiarato: “Già nel 2017 l’Unione Europea – lanciando l’Anno Europeo del Patrimonio – stigmatizzò, per il passato, una gestione del patrimonio culturale non sostenibile in molte parti d’Europa e una scarsa attenzione alle giovani generazioni e alle persone tradizionalmente escluse dalla frequente partecipazione culturale. L’obbiettivo proposto prevedeva che i musei e i luoghi della cultura dovessero non solo parlare ma, come disse un grande museologo, ‘cantare’. Il panorama nazionale e internazionale sta velocemente evolvendo in questa direzione. Sempre più istituzioni stanno ripensando il ruolo delle proprie collezioni in chiave diffusa e relazionale. Fondazione Cariparma con questo percorso sta gettando basi solide per diventare un esempio di riferimento per altre Fondazioni che condividono la stessa missione territoriale”.

“Con questa nuova progettualità – ha dichiarato Franco Magnani, presidente di Fondazione Cariparma – la nostra Fondazione rafforza il proprio ruolo di partner strategico del territorio. Vogliamo adottare strumenti trasversali per co-creare soluzioni sostenibili e innovative, in sinergia con i nostri stakeholder e beneficiari. In questo quadro, arte e cultura rappresentano due leve fondamentali, capaci di unire, abitare, curare e creare opportunità di inclusione sociale. Il nostro patrimonio artistico diventa così una risorsa viva, attiva, generativa, al servizio della comunità”.

Il nuovo modello sperimentale si fonda quindi su una visione dinamica e inclusiva del patrimonio artistico, che diventa occasione di incontro, di crescita culturale e di coesione sociale. Un percorso che mira a rendere l’arte sempre più accessibile, diffusa e partecipata, rafforzando il legame tra patrimonio, territorio e comunità.


Fondazione Cariparma
Strada al ponte Caprazucca, 4
43121 Parma (PR)
Italia

Francesca Costi 
Area Comunicazione
Da Comunicazione FCRPR <comunicazione@Fondazionecrp.it>

Grande successo – Oltre 100 iscritti di ogni età

Un risultato che conferma l’interesse crescente verso la formazione culturale e artistica: i corsi d’arte dell’Università Popolare di Trieste hanno superato quota 100 iscritti, registrando un’adesione ben oltre le aspettative e consolidando il ruolo dell’istituzione come punto di riferimento per la diffusione della cultura sul territorio.
Un traguardo significativo, che testimonia la vitalità di una proposta formativa capace di coniugare qualità didattica, accessibilità e valore culturale, intercettando un pubblico eterogeneo per età, interessi ed esperienze. Pittura, disegno, storia dell’arte, tecniche espressive e percorsi di approfondimento tematico sono solo alcune delle attività che hanno contribuito a costruire un’offerta ricca, stimolante e fortemente partecipata.

Grande successo per i corsi d’arte dell’Università Popolare di Trieste
Oltre 100 iscritti di ogni età

“Siamo particolarmente soddisfatti di questo risultato – commenta il Presidente dell’Università Popolare di Trieste Edvino Jerian – perché rappresenta un riconoscimento concreto al lavoro svolto e all’impegno costante nel proporre percorsi formativi di qualità, aperti a tutti. L’arte continua a essere un potente strumento di crescita personale, dialogo e inclusione”.

I corsi, tenuti dalla docente di Storia dell’Arte e di Arti Applicate, professoressa Francesca Martinelli, si distinguono per un approccio pratico e coinvolgente, capace di stimolare la creatività e valorizzare le capacità individuali. Accanto alla dimensione formativa, l’esperienza si arricchisce di momenti di confronto, socialità e condivisione, contribuendo a rafforzare il senso di comunità che da sempre caratterizza l’attività dell’Università Popolare.
Il successo delle iscrizioni conferma inoltre la centralità della cultura come elemento fondamentale per il benessere collettivo e lo sviluppo del territorio. In un contesto in continua trasformazione, investire nella formazione artistica significa promuovere partecipazione, consapevolezza e cittadinanza attiva.


Forte di questi risultati, l’Università Popolare di Trieste guarda ora ai prossimi mesi con rinnovato entusiasmo, pronta ad ampliare ulteriormente l’offerta didattica e a sviluppare nuove iniziative culturali, continuando a essere un laboratorio aperto di idee, creatività e conoscenza.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Wine Paris, la Sicilia alza l’asticella: più spazi nel 2027 per una presenza ancora più forte

«La Sicilia ha conquistato Wine Paris 2026. Con orgoglio e determinazione, le nostre cantine hanno portato nel cuore dell’Europa non solo vini di straordinaria qualità, ma l’anima stessa di un’Isola che vive di cultura, storia e passione. Il nostro padiglione è stato un simbolo: vivo, pulsante, affollato di incontri, strette di mano, emozioni. Un luogo in cui si è celebrata l’identità vitivinicola siciliana nella sua forma più autentica, innovativa e internazionale».

L’assessore regionale all’Agricoltura Sammartino: «Il vino ambasciatore di una terra capace di raccontarsi con un’unica voce»

Così l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino commenta l’esperienza parigina (che si è conclusa ieri sera, giovedì 11 febbraio) delle 41 realtà vitivinicole che hanno esplorato i mercati internazionali con l’Irvo e la Regione Siciliana.Ogni calice raccontato ha rafforzato la consapevolezza che la Sicilia del vino è protagonista, portatrice di un messaggio forte, distintivo, riconoscibile: «Guardiamo al futuro con determinazione – ha continuato Sammartino – continueremo a investire nella promozione internazionale, nell’enoturismo, nella formazione e nell’innovazione. Il nostro auspicio è che Wine Paris 2026 sia solo una tappa di un percorso più ampio e duraturo: un percorso in cui il vino siciliano diventi sempre più ambasciatore della nostra terra e della nostra eccellenza».Promozione ma anche visione: il vino, in questa cornice, è diventato narrazione, relazione, capace di creare connessioni tra operatori, buyer e stakeholders internazionali. Ma soprattutto ha compattato chi produce: è emersa così una sola Sicilia, seppur con le sue molteplici anime, capace di raccontarsi con un’unica voce.Un successo che si riflette anche nella domanda di partecipazione: l’edizione 2026 ha visto un forte trend di crescita (da 25 cantine nel 2025 a 41), che ha aperto un ragionamento concreto sul futuro: «Le richieste sono raddoppiate – ha spiegato il commissario Irvo Giusy Mistretta – ma per ragioni di spazio non è stato possibile portare tutte le aziende che avrebbero voluto essere presenti. Proprio per questo abbiamo già avviato un’interlocuzione con l’organizzazione della fiera per acquisire nuovi spazi dedicati alla Sicilia nella prossima edizione, così da rispondere al crescente interesse delle nostre cantine». Un ampliamento che risponde non solo a un’esigenza logistica, ma a una strategia di posizionamento: dare alla Sicilia del vino una presenza ancora più forte e riconoscibile, capace di valorizzare la pluralità dei territori.Wine Paris – con i suoi stand, con gli appuntamenti fuori Salone, con la sinergia di Enit e della Federazione delle Strade del Vino – si conferma per la Sicilia una piattaforma centrale per il racconto della filiera, che unisce imprese, istituzioni, cultura e formazione.  Le aziende hanno espresso l’esigenza forte di parlare maggiormente ai giovani; di custodire il passato ma declinandolo al presente con linguaggi semplici e innovativi; affinare le peculiarità territoriali; essere maggiormente etici, accessibili, sostenibili; mantenere il valore identitario pur seguendo gli orientamenti marketing del settore.


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