Venezia, Ca’ Rezzonico: inaugura “I Guardi di Calouste Gulbenkian”

La stagione espositiva di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano inaugura con degli ospiti d’onore: una selezione di dipinti di Francesco Guardi (1712-1793), provenienti da una delle raccolte più importanti al mondo di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento, il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. Un’esposizione che racchiude lo spirito del Settecento nel suo luogo più emblematico e, insieme, un dialogo tra istituzioni internazionali, tra storie di collezioni e collezionisti.

I Guardi di Calouste Gulbenkian
Venezia, Ca’ Rezzonico
Museo del Settecento Veneziano
7 marzo – 8 giugno 2026

A cura di Alberto Craievich

In mostra nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico una selezione delle opere di Guardi acquisite dal collezionista Calouste Gulbenkian tra il 1907 e il 1921, riconosciute le più celebri dell’artista, testimonianza, inoltre, della complessa e dinamica costituzione della stessa raccolta museale. Allo stesso tempo, il loro ritorno a Venezia si inserisce nel percorso e nella narrazione del luogo emblema del Settecento veneziano, nella storia del collezionismo e delle raccolte civiche, attraverso il dialogo con disegni di Francesco Guardi provenienti dai fondi del Gabinetto dei disegni e delle stampe: un nucleo di opere su carta, originariamente acquisite dal “padre” delle collezioni civiche, Teodoro Correr.


Museo di Ca’ Rezzonico
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A Bassano grande successo per Segantini, in attesa di Salgado

Sono 108.211 le persone che, dal 25 ottobre 2025 al 22 febbraio 2026, hanno visitato la mostra “Giovanni Segantini” che i Musei Civici di Bassano del Grappa hanno dedicato a uno dei massimi esponenti del Divisionismo.

L’esposizione curata da Niccolò D’Agati, tra i maggiori studiosi di Segantini, è stata promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, all’interno del Programma Regionale per la promozione dei Grandi Eventi e con il Patrocinio di Regione del Veneto, nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, con il contributo del Club Alpino Italiano Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank, con il supporto del Segantini Museum di St. Moritz e della Galleria Civica G. Segantini di Arco, in collaborazione con Regione Lombardia Dario Cimorelli Editore.

Grande successo per GIOVANNI SEGANTINI,
la mostra al Museo Civico di Bassano del Grappa chiude con 108.211 visitatori
 
inoltre, LE MOSTRE DEL 2026
ai Musei Civici di Bassano del Grappa

“Il successo della mostra dedicata a Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa rende orgoglioso l’intero Veneto” dichiara Alberto Stefani, Presidente della Regione del Veneto. “La mostra ha registrato oltre 100.000 visitatori, a dimostrazione della forza di un progetto scientifico di alto profilo, che raggiunge un pubblico internazionale e si integra pienamente nel contesto dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Bassano del grappa conferma ancora una volta il suo status di città d’arte, capace di attrarre visitatori grazie alla sua capacità di produrre valore culturale, economico e turistico, con conseguenti vantaggi concreti per il territorio. La Regione ha dato pieno sostegno a questo progetto, mentre continueremo a finanziare eventi di qualità che sviluppino la nostra identità, connettendo la cultura al territorio e promuovendo il Veneto in Italia e all’estero”.

“L’Olimpiade Culturale è uno spazio di dialogo tra le arti, i territori e le persone, pensato per accompagnare i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali con un racconto corale della nostra identità culturale” afferma Domenico De Maio, Education and Culture Director di Milano Cortina 2026. “La mostra dedicata a Giovanni Segantini rappresenta un tassello prezioso di questo mosaico: un progetto che unisce rigore scientifico e visione internazionale, capace di restituire al grande pubblico la forza poetica di un artista che ha saputo interpretare la natura come luogo di bellezza, spiritualità e appartenenza. Siamo orgogliosi che questa iniziativa sia parte del programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026”.

“La mostra dedicata a Giovanni Segantini è stata un successo straordinario, lo dicono i numeri e i riscontri di pubblico e di critica. Siamo orgogliosi della qualità della proposta, dell’interesse che ha suscitato e dell’accoglienza che Bassano ha saputo riservare alle migliaia di persone giunte da noi da ogni parte dell’Italia e dall’estero” dichiara Nicola Ignazio Finco, Sindaco di Bassano del Grappa. “Forti di questo apprezzamento, del sostegno e delle professionalità su cui possiamo contare, guardiamo già ai nuovi obiettivi e ai nuovi traguardi che ci siamo posti e sui quali siamo da tempo al lavoro, primo tra tutti la candidatura a Capitale Italiana della Cultura”.

La rassegna che ha saputo legare qualità scientifica e richiamo di pubblico di tutte le età, alcuni dei quali sono tornati più volte, ha visto una media di 698 visitatori al giorno con un picco di 2.414 visite raggiunte visite raggiunte nella giornata del 14 febbraio 2026, sono state svolte 170 attività didattiche per un totale di 3.750 alunni sono stati venduti 4.054 cataloghi della mostra.

L’audioguida gratuita, disponibile in italiano, inglese e tedesco – realizzata in collaborazione con Audiogiro – è stata ascoltata da oltre 45.267 visitatori in italiano, 1.297 in inglese 881 in tedesco, per un totale complessivo di 47.445 utenti.

Numerosi i turisti, italiani e stranieri, che in questi mesi hanno raggiunto Bassano del Grappa proprio con l’intenzione di vedere il Museo Civico (ben il 78% dei visitatori), ed in particolare per visitare la mostra (48%). Un pubblico proveniente dalle provincie di Venezia, Vicenza, Padova, Treviso, Trieste, Trento, Milano, Genova, Modena, BolognaFirenze e Roma ma che ha visto anche arrivi dal resto del mondo, compresi visitatori dalla Francia, Germania e dalla Svizzera.

“Il successo della mostra Giovanni Segantini è la testimonianza di come la cultura sia un volano assolutamente strategico per il turismo e l’economia di una città” afferma Giada Pontarollo, Assessore alla Cultura di Bassano del GrappaSapere valorizzare il proprio patrimonio, ma anche aprirsi a nuove proposte ed idee, significa attrarre nuovi pubblici facendo conoscere le tante bellezze di cui il nostro territorio è così ricco. Lavorare insieme, fare squadra tra pubblico e privato, stringere collaborazioni per creare proposte attrattive è il modo migliore per avere dei risultati lusinghieri e, soprattutto, apprezzati e graditi dal pubblico”.

Ad accompagnare le recensioni positive dei quotidiani e delle testate di settore, sono stati i commenti positivi dei visitatori: “Una delle più belle mostre del 2025 perché veramente ben curata. Le opere esposte sono di una bellezza straordinaria che fa bene al cuore”; “Complimenti per il bellissimo allestimento con audioguida scaricabile gratuitamente. Meravigliosa scoperta anche il Museo Civico”; “Visitata oggi. Emotivamente toccante! Culturalmente significativa. Prima che finisca tornerò a rivedere le opere di questo grande pittore”; “Opere bellissime valorizzate dalla perfetta esposizione e dall’audioguida che accompagna nel percorso”.

“Il successo di questa mostra mi dà una grande gioia e non mi stupisce affatto: i commenti di tutti i nostri visitatori e visitatrici, che avevano visto l’esposizione a Bassano prima di venire a St. Moritz, sono stati entusiastici” afferma Mirella Carbone, Direttrice artistica del Segantini Museum di St. Moritz. “Anche la Radio e Televisione della Svizzera italiana, informata sui contenuti e sui fini della mostra, si è subito decisa a dedicarle vari servizi. Sono molto grata a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto”.

“Con grande soddisfazione e grande piacere abbiamo seguito lo svolgersi di questo evento e visto il successo enorme – e pienamente meritato – della bellissima mostra di Bassano” dichiara Giancarla Tognoni, Direttrice della Galleria Civica G. Segantini di Arco. “Ad Arco, dove tutto quello che riguarda Segantini è guardato con affetto e con attenzione, l’eco che questa mostra ha suscitato, è stata motivo di orgoglio per l’intera città. Siamo grati ed orgogliosi di aver preso parte a questo straordinario progetto, che sarà sicuramente un punto di riferimento importante nel panorama degli eventi culturali del nostro Paese e nell’ambito degli studi e delle ricerche relative alla pittura segantiniana”.

Tutto esaurito anche per le tutte le attività a corollario della mostra, progettate in collaborazione con Daniele Fraccaro, docente di mediazione e pedagogia dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, e sostenute da Fondazione Cariverona, Mecenate in Art bonus per il progetto didattico “Lassù, sulle vette con Segantini”.

“Il successo di questa mostra non si misura solo nei numeri, ma nella qualità dell’esperienza che ha saputo offrire, soprattutto ai più giovani. Il progetto didattico Lassù, sulle vette con Segantini, che abbiamo sostenuto in Art Bonus, ha dimostrato come l’arte possa diventare uno strumento attivo: non solo una visita, ma un percorso che allena lo sguardo, stimola domande, mette in relazione opere, paesaggio e vita quotidiana, e accompagna studenti e famiglie a una maggiore consapevolezza del rapporto con la natura e con il territorio” afferma Bruno Giordano, Presidente di Fondazione Cariverona. “Come Fondazione Cariverona crediamo che investire in iniziative di questo tipo significhi contribuire in modo concreto alla crescita culturale delle comunità e delle nuove generazioni”.

Un successo condiviso anche con i main sponsor della mostra Ceccato Automobili S.p.A., F.lli Campagnolo S.p.A. Mevis S.p.A., lo sponsor Vortex Hydra Dams – Hydromechanical Equipment and Valves il partner FIAVET – Federazione Italiana Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo, i media partner Il Giornale di Vicenza, Radio Birikina Rete Veneta, i mecenati in Art bonus a sostegno della mostra Alban Giacomo S.p.A., Baxi S.p.A., Chrysos S.p.A.. Distilleria Nardini S.p.A., ETRA S.p.A. Società benefit Vimar S.p.A., che hanno supportato la mostra durante tutto il periodo di apertura.

“Questa mostra ha dimostrato come i Musei Civici di Bassano del Grappa non siano solo custodi di un patrimonio artistico di straordinario valore, ma sappiano essere, nel solco della loro tradizione, un polo espositivo di riferimento, capace di progetti culturali di ampio respiro che uniscono qualità e attrattività” conclude Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa. “Mostre come occasioni di conoscenza e di valorizzazione del territorio, capaci di unire idealmente luoghi e persone, istituzioni e artisti apparentemente lontani ma legati da affinità elettive come Giovanni Segantini e Jacopo Bassano, le Alpi e la catena pedemontana del Grappa. Un tale risultato non sarebbe stato possibile senza il supporto di istituzioni, aziende, associazioni e di tutti coloro che ci hanno accompagnato in questo bellissimo e appassionante viaggio nella luce e nel colore”.

Inoltre, visto il successo di “Riccardo Guasco. Free solo”, a cura di Riccardo Toffanin, l’esposizione monografica, dedicata all’illustratore e pittore italiano, continuerà ad essere visitabile al piano nobile del Museo Civico di Bassano del Grappa fino al 25 maggio 2026.

Ma non solo, in primavera, dal 24 aprile 2026 al 27 settembre 2026 aprirà al pubblico “Olivetti: l’arte di comunicare” a cura di Giorgio Cedolin Fiorella Bulegato, ospitata nelle magnifiche sale affrescate di Palazzo Sturm.

La mostra si lega profondamente alla storia e alle ricche collezioni permanenti del Museo della Stampa Remondini, situato al piano terra di Palazzo Sturm e dedicato alla tipografia e calcografia della celebre famiglia di imprenditori grafici bassanesi, racconta il fenomeno industriale che varcò i confini del vecchio continente per giungere fino alle Americhe.

È in questo contesto storico-artistico che si inserisce la mostra “Olivetti: l’arte di comunicare”, racconterà attraverso un’esperienza unica la straordinaria eredità, quella olivettiana, che ha saputo unire innovazione tecnologica, visione sociale e avanguardia nelle strategie comunicative.

La mostra è promossa e organizzata da Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con Ronzani Editore e con il patrocinio di Archivio Storico Olivetti di Ivrea.

In autunno, dopo le retrospettive dedicate a Ruth Orkin, Dorothea Lange e Brassaï, la grande fotografia tornerà protagonista a Bassano del Grappa.

Dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Museo Civico di Bassano del Grappa omaggia un altro artista il cui “sguardo” ha fatto la storia di questa forma d’arte cambiando, di fatto, il modo di vedere il mondo: “Sebastião Salgado. Collezione della Maison Européenne de la Photographie, Parigi”.

La mostra a cura di Pascal Hoël, Responsabile delle collezioni della MEP, è promossa e organizzata dal Comune Musei Civici di Bassano del Grappa con Silvana Editoriale , ed è realizzata in collaborazione con la MEP di Parigi, che la ha ideata.

La mostra è la prima in Italia a ripercorrere oggi, attraverso una selezione di oltre 160 scatti, l’opera del grande fotografo che per venticinque anni ha affrontato il caos del mondo, rivelandone in seguito la bellezza primordiale.

Un protagonista che, a un anno dalla sua scomparsa, rimane immortale.

La mostra è resa possibile grazie all’importante donazione che Sebastião Lélia Wanick Salgado hanno destinato alla MEP – Maison Européenne de la Photographie di Parigi, che raccoglie l’intero corpus della sua opera e testimonia quarant’anni di strette e calorose relazioni.


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Venezia rappresenta un luogo in cui l’arte è parte integrante della vita quotidiana 

Venezia rappresenta un luogo in cui l’arte è parte integrante della vita quotidiana e dove gli artisti della Biennale dialogano con le grandi opere d’arte veneziane. È un grande onore avere l’opportunità di esporre a Venezia.
Jenny Saville

Il ritorno di Jenny Saville a Venezia, città da lei molto amata, che ha visitato innumerevoli volte e che ospita capolavori dei maestri veneziani oggetto dei suoi studi pluriennali, è un evento significativo. È un grande onore, in particolare, poter esporre le sue opere a Ca’ Pesaro (Elisabetta Barisoni)

JENNY SAVILLE a Ca’ Pesaro 
Venezia, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
28 marzo – 22 novembre 2026

Nell’anno di Biennale Arte, la Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro torna alle voci contemporanee con una straordinaria mostra di una delle pittrici più importanti del nostro tempo, Jenny Saville. Si tratta della prima ampia esposizione dell’opera di Saville a Venezia e intende documentarne lo sviluppo ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri.

Nata nel 1970 a Cambridge, Saville ha frequentato la Glasgow School of Art dal 1988 al 1992, trascorrendo un semestre all’Università di Cincinnati nel 1991. I suoi dipinti figurativi si sono evoluti fino ad includere i dibattiti contemporanei sul corpo con tutte le loro implicazioni sociali e tabù. È stato proprio durante questo viaggio in America che ha scoperto il lavoro di pittori newyorkesi come Willem de Kooning e Cy Twombly. Parallelamente al suo dialogo con i grandi Maestri, la scultura antica e la pittura figurativa europea moderna, ha iniziato a interessarsi ai fondamenti della pittura esplorati dai pittori astratti.

Appartenente alla generazione di pittori e scultori che si distinse nel Regno Unito tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, spesso definiti Young British Artists (YBA), Saville ha dato nuova linfa alla pittura figurativa contemporanea riavvicinandosi alla sensualità della pittura a olio e al suo potenziale, sollevando interrogativi sulla percezione del corpo da parte della società.

La mostra a Ca’ Pesaro presenta il suo lavoro attraverso 30 dipinti, tra cui molti capolavori che hanno segnato la sua produzione negli ultimi decenni. La pratica di Saville è profondamente radicata nella storia della pittura. A Ca’ Pesaro, le sue tele monumentali dialogano con i grandi pittori del passato presenti a Venezia, creando un incontro unico tra la pittura contemporanea e il patrimonio artistico della città. Il rapporto di Saville con i Maestri del passato, in particolare con gli italiani, si concentra sui forti legami che l’artista ha avuto e continua a mantenere con la scuola pittorica veneziana. L’ultima sala della mostra presenta inediti lavori creati dall’artista in omaggio alla città lagunare per Ca’ Pesaro. L’esposizione diventa così sublime celebrazione della forza e della potenza dell’amore e della devozione di Saville per la pittura e allo stesso tempo un intimo e grandioso omaggio alla storia di Venezia, confermando il ruolo della città di centro vivo di innovazione culturale. 


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Magazzino 26, Trieste: Spettacolo-concerto “Opera in Salotto… Incontriamo Donizetti”

Un viaggio affascinante nella vita e nelle opere di uno dei più grandi protagonisti del melodramma ottocentesco, il compositore Gaetano Donizetti: si presenta così lo spettacolo-concerto “Opera in salotto… Incontriamo Donizetti” che l’Accademia Lirica Santa Croce di Trieste propone sabato 28 febbraioalle ore 18.00, alla Sala Luttazzi del Magazzino 26, in Porto Vecchio a Trieste, conil contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. L’evento – a ingresso libero – è inserito nella rassegna “Una Luce sempre accesa”, promossa e organizzata dal Comune di Trieste – Assessorato alle politiche della cultura e del turismo.

Spettacolo-concerto “Opera in Salotto… Incontriamo Donizetti”
 
ALLA SALA LUTTAZZI – MAGAZZINO 26 di Porto Vecchio – TRIESTE
SABATO 28 FEBBRAIO 2026, ORE 18.00, ingresso libero

“Il concerto intreccia musica e narrazione” – afferma il direttore artistico dell’Accademia, M° Alessando Svab, che impersonerà Donizetti – “offrendo al pubblico non solo l’ascolto delle arie più celebri, bensì anche uno sguardo intimo sull’uomo Donizetti: compositore instancabile, legato alle proprie radici e artista capace di passare con naturalezza dal comico al tragico”.

Tra un’esecuzione e l’altra di brani tratti da L’Elisir d’Amore, Don Pasquale, Lucia di

Lammermoor, Lucrezia Borgia e altri, il pubblico sarà guidato da brevi interventi narrativi sulla sua vita: la formazione a Bergamo, il successo nei grandi teatri fino agli ultimi anni segnati dalla malattia. L’atmosfera dello spettacolo sarà elegante e coinvolgente con le musiche affidate a cantanti e musicisti specializzati nel repertorio donizettiano, capaci di emozionare gli appassionati d’opera e allo stesso tempo di avvicinare un pubblico più ampio.

Alessandro Svab che impersonerà Donizetti
Aurora Romano attrice nel ruolo dell’intervistatrice
Delia Stabile Soprano
Massimiliano Svab Basso
Fabio Zanin al pianoforte
E la partecipazione del coro dell’Accademia Lirica Santa Croce di Trieste


Accademia Lirica Santa Croce di Trieste
L’Accademia Lirica Santa Croce di Trieste è stata costituita nell’aprile 2009, sotto la direzione artistica del M° Alessandro Svab, in seguito al successo de “Le Nozze di Figaro” messa in scena l’anno precedente nell’ambito del Festival del Mare patrocinato dall’Associazione Pro S. Croce.

L’obiettivo primario che si propone è quello di contribuire alla crescita e alla formazione artistica di giovani cantanti lirici organizzando periodicamente delle masterclass dedicate allo studio della tecnica vocale e dell’interpretazione dando loro la possibilità di esibirsi in concerti e allestimenti di opere liriche nell’ambito di progetti transfrontalieri e internazionali.

I corsi diventano un’opportunità di crescita professionale e di confronto in un contesto multiculturale. Contemporaneamente inizia un’attività di divulgazione musicale in campo didattico collaborando con diverse realtà della Regione FVG e degli stati limitrofi, promuovendo lo studio e la conoscenza del repertorio classico-lirico ad un pubblico sempre più vasto.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
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Il canto sospeso – Trilogia per Luigi Tenco nell’anno del suo ricordo sanremese

L’omaggio di Francesco Guadagnuolo al cantautore che il mondo non ha mai dimenticato

Nel cuore della 76ª edizione del Festival di Sanremo 2026, durante la serata dei duetti e delle cover del 27 febbraio, l’Ariston accoglierà un momento dedicato a Luigi Tenco. Il palco sarà affidato a un duetto scelto per interpretare Mi sono innamorato di te, lasciando che la forza del brano e la sensibilità dell’omaggio parlino da sole. Un tributo pensato per riportare l’attenzione sulla voce, sull’intensità e sull’eredità artistica di Tenco, capace ancora oggi di toccare generazioni diverse.

Parallelamente prende forma la Trilogia pittorica del M° Francesco Guadagnuolo: tre opere che riflettono il clima culturale di quei giorni, trovando in esso un naturale punto di risonanza. Una ricerca che dialoga idealmente con il rinnovato interesse verso Tenco, lasciando che siano le immagini a evocare ciò che le parole non riescono più a trattenere.

LA FERITA CHE DIPINGE

Nota dell’artista sulla nascita della Trilogia per Luigi Tenco

Ci sono incontri che arrivano troppo presto, quando non si hanno ancora le parole per comprenderli. Avevo undici anni quando ascoltai per la prima volta Un giorno dopo l’altro durante una puntata di Maigret. Non sapevo nulla della vita, nulla del dolore, nulla della solitudine. Eppure quella voce entrò in me come un vento freddo che spalanca una finestra nella notte.

Non fu soltanto una canzone: fu una rivelazione. Una malinconia che sembrava arrivare da un luogo remoto, capace di toccare corde che molti riconoscono senza averle cercate. Da allora, quella vibrazione emotiva non ha smesso di accompagnare chi si è lasciato attraversare dalla sua voce.

La morte di Luigi Tenco resta un enigma, una domanda sospesa, una ferita che il tempo non ha del tutto rimarginato. Forse perché nella sua voce si avvertiva una verità rara, una fragilità che appartiene a chiunque abbia conosciuto la dolcezza e il peso delle emozioni profonde. Una delicatezza ferita che continua a risuonare, senza invadere, ma lasciando un segno. Si vive spesso così: di emozioni che faticano a restare dentro, di sentimenti che non sempre trovano un riparo. Forse è per questo che Tenco continua a restare presente. Non come un semplice ricordo, ma come una traccia gentile. Come un’ombra che accompagna. Come una domanda che non smette di tornare.

Quando ho iniziato a pensare alla Trilogia, non volevo raccontare la storia di Luigi Tenco. Volevo ascoltarla. Volevo restituire a quella voce un luogo, dove potesse ancora respirare. Volevo dipingere non ciò che accadde, ma ciò che rimase sospeso.

Ogni quadro è nato così: come un respiro trattenuto, come un passo nella nebbia, come un tentativo di avvicinarmi a un dolore che non è mai stato solo suo. Perché la solitudine di Tenco, in fondo, è la solitudine di tutti. La sua stanchezza è la nostra. Il suo desiderio di essere ascoltato è il più umano dei desideri.

Questa Trilogia vuole affermare che Luigi Tenco non è stato dimenticato. La sua voce continua a risuonare, a camminare accanto a chi ancora l’ascolta, e il suo canto, pur spezzato, continua a illuminare. Se chi osserva queste opere, avvertirà un nodo alla gola, allora il gesto avrà trovato il suo compimento. Perché l’arte, quando è sincera, non cerca di consolare: invita a ricordare. E ricordare, talvolta, è una delle forme più alte di amore.

INTRODUZIONE AL TESTO CRITICO

Prima di entrare nelle tre scene che compongono la Trilogia, è necessario ascoltare la voce che le ha generate. Queste opere non nascono da un semplice progetto, ma da una tensione interiore; non da un’idea astratta, ma da una memoria che continua a vibrare. È da quella luce interiore che la Trilogia trae il suo impulso più autentico.

La Nota dell’Artista ci offre la chiave emotiva per comprendere ciò che segue: Guadagnuolo non dipinge Tenco come un personaggio storico, ma come una presenza che attraversa il suo immaginario artistico. Solo così il testo critico può essere letto con il cuore aperto, pronto a entrare in un territorio dove la pittura diventa cinema, memoria, respiro.

TESTO CRITICO

Il canto sospeso – Trilogia pittorica per gli ultimi giorni di Luigi Tenco

Ci sono voci che non si dissolvono. Restano sospese nell’aria come polvere in un raggio di luce, come un pensiero che non trova pace. Luigi Tenco è una di queste voci: non appartiene al passato, né alla memoria. Appartiene a quel territorio fragile, dove le emozioni non si lasciano archiviare, dove il dolore diventa luce, dove la malinconia diventa verità.

Nel 2026, mentre Sanremo illumina la sua 76ª edizione, il nome di Luigi Tenco torna a vibrare nel cuore del pubblico. Non come un ricordo da celebrare, ma come una presenza che attraversa il presente, capace ancora di interrogare e commuovere. In questo clima di rinnovata attenzione, la sua musica riaffiora con una forza inattesa, riportando alla superficie ciò che non si è mai davvero spento. È in quest’atmosfera che la Trilogia di Guadagnuolo trova il suo spazio naturale: un dialogo silenzioso con ciò che Sanremo evoca, con ciò che Tenco continua a rappresentare.

In questo stesso orizzonte emotivo, l’omaggio si estende anche alla pittura, che offre a quella voce un luogo più intimo in cui risuonare. È qui che prendono forma le tre opere a tecnica mista e collage della Trilogia per Luigi Tenco del M° Transrealista Francesco Guadagnuolo: tre quadri che non raccontano, ma evocano; non spiegano, ma accadono; non illustrano, ma respirano.

Guadagnuolo attinge a una memoria profonda che ha accompagnato la sua sensibilità artistica fin dall’inizio. Da questa risonanza interiore prende forma la Trilogia, un dialogo silenzioso con una voce che continua a ispirare e a interrogare. È da quella luce interiore che la Trilogia trova il suo impulso più autentico.

I quadro – Il marciapiede delle speranze che svaniscono

Estetica

L’inquadratura si apre lentamente, come se avesse paura di disturbare. Un marciapiede lucido di pioggia occupa la scena: l’acqua non riflette, trattiene. Le gocce scivolano come lacrime che non hanno trovato un volto. I lampioni tremano, non per il vento, ma per la memoria. Le architetture storiche s’inclinano appena, come se il mondo stesso si piegasse sotto il peso di un destino già scritto.

La tavolozza è un gelo di ocra d’oro, grigi metallici, neri che si sciolgono nell’acqua. Ogni riflesso è un pensiero, ogni ombra un ricordo che non vuole più tornare. La scena sembra respirare piano, come un cuore stanco.

Emozione

Tenco è solo. Non è un uomo che cammina: è un’assenza che avanza. Il suo volto non urla: tace. È un silenzio che pesa più di qualsiasi parola, un silenzio che racconta la stanchezza di chi ha sperato troppo.

Ogni passo è un addio che non ha testimoni. È il quadro della resa, del limite, del momento in cui la vita smette di promettere e comincia a svanire.

II quadro – L’incontro, la città, la vibrazione che resta

Estetica

La scena cambia, ma non si apre: si restringe. È come entrare in una stanza fatta di strade. La città è un respiro trattenuto, un luogo dove le luci sembrano ferite e le ombre sembrano carezze.

Le figure non sono persone: sono presenze, vibrazioni, memorie che si sfiorano senza toccarsi. Dalida, la cantante che condivise con Luigi Tenco un frammento di vita e di musica, appare come un bagliore fragile, un volto che emerge dalla nebbia e subito si dissolve, come se la pittura stessa avesse paura di trattenerla troppo a lungo. Le strade sembrano sospese, come se il tempo avesse smesso di scorrere per ascoltare.

Emozione

Non c’è un amore impossibile: c’è un amore che non ha avuto il tempo di diventare ciò che avrebbe potuto essere. È un sentimento che brucia piano, consumato dalla sua stessa intensità.

La città trattiene il fiato, come se sapesse che certe dolcezze fanno male. La musica vibra ancora, sottile, come una corda che nessuno ha mai saputo allentare.

È il quadro della nostalgia che punge, dell’incontro che illumina e ferisce, della tenerezza che consola, ma non salva.

III quadro – Dentro e fuori, il tormento e il mondo

Estetica

La scena si apre su una finestra. Una finestra che non divide: taglia. Dentro, la stanza d’albergo è un ventre caldo e soffocante: la lettera, il bicchiere, il foglio con Ciao amore ciao non sono oggetti ma respiri trattenuti, frammenti di un’anima che si sta spezzando.

La luce interna è dorata, quasi febbrile, come se volesse scaldare ciò che non può più essere scaldato. Fuori, la nebbia di Maigret, i lampioni, le strade deserte. Un mondo in bianco e nero che continua a esistere senza accorgersi di nulla. La luce esterna è un gelo che non perdona, un silenzio che non consola.

È come se il mondo avesse voltato pagina mentre una vita si stava spezzando.

Emozione

È il quadro del confine. Tra ciò che si vive e ciò che si sopporta. Tra il tormento privato e l’indifferenza del mondo. Tra una stanza che trattiene l’ultimo respiro e una città che non sente.

È il momento in cui la vita si spezza e il tempo resta sospeso, come se avesse paura di andare avanti.

Un tributo che attraversa il tempo

La Trilogia di Guadagnuolo non nasce per celebrare, ma per custodire. È un omaggio intimo, quasi sussurrato, che restituisce a Tenco ciò che più gli è mancato: ascolto, rispetto, memoria. Un tentativo di offrire alla sua voce un luogo in cui continuare a vibrare, oltre il tempo e oltre la cronaca. In queste tre opere, Guadagnuolo non racconta una fine: custodisce una presenza. Una presenza fragile, inquieta, luminosa, che continua a camminare accanto a noi come una domanda che non smette di bussare.

Così, la Trilogia non chiude una storia: la riapre. Rende di nuovo udibile quel canto sospeso, quel respiro interrotto che ancora oggi ci attraversa. E ci ricorda che alcune voci non si spengono: restano, come una luce nella nebbia, a indicarci la strada verso ciò che abbiamo dimenticato di sentire.

Una vita spezzata a 28 anni, un canto che non muore

Luigi Tenco se n’è andato a ventotto anni, quando la vita non aveva ancora avuto il tempo di spiegarsi. Eppure la sua voce continua a camminare accanto a noi, come una malinconia che illumina, come una poesia che non vuole arrendersi. La Trilogia di Guadagnuolo non lo riporta indietro, ma gli offre un luogo, dove continuare a parlare. E il mondo, oggi, sembra finalmente disposto ad ascoltarlo.


Da critica.artecontemp@libero.it 

Messina: “T3ssiture” alla FORO G gallery al Lago grande di Ganzirri

Tessiture è un dialogo a tre, delle artiste: Roberta Guarnera, Silvia Muscolino e Graziella Romeo.
Un intreccio di visioni al femminile che coincide con il periodo in cui viene celebrato il giorno internazionale della donna.
In questa mostra, il cui periodo sarà dal 7 al 22 Marzo, presso la FORO G gallery, la tessitura diventa incontro: le cuciture di “Vesto di memoria” di Roberta Guarnera si incrociano con la tematica del “Nodo Magico” di Silvia Muscolino e dei “Frammenti” di Graziella Romeo.

Vi aspettiamo al Vernissage 7 Marzo alle 17.30 in Via Lago grande 43 Ganzirri (Messina).


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery
Da FORO G gallery <forog.gallery@gmail.com> 

Al Palazzo Ducale di Venezia “Etruschi e Veneti” fanno emergere luoghi d’identità collettiva

È in programma giovedì 5 marzo alle ore 11.30 nella Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale la conferenza stampa di apertura della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, aperta al pubblico nelle sale dell’Appartamento del Doge dal 6 marzo al 29 settembre 2026.

Etruschi e Veneti
Acque, culti e santuari
Venezia, Palazzo Ducale
 6 marzo – 29 settembre 2026

L’esposizione propone un confronto inedito tra due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, indagando il ruolo fondativo dell’acqua nel mondo del sacro e nello sviluppo delle società del I millennio a.C. Mari, fiumi, sorgenti e acque termali emergono come luoghi di culto, guarigione, scambio costruzione dell’identità collettiva.

In mostra reperti archeologici di straordinario valore, molti provenienti da scavi recenti, concessi in prestito da prestigiose istituzioni museali italiane.

Il percorso espositivo accompagna il pubblico dai grandi santuari etruschi costieri e termali – da Pyrgi a San Casciano dei Bagni – ai porti adriatici di Adria e Spina, fino ai principali luoghi sacri del Veneto antico, come Montegrotto, LagoleEste e Altino, documentando pratiche votive, culti salutari e dinamiche di integrazione culturale. Un racconto che mette in luce il dialogo e gli scambi tra l’area etrusca e quella veneta, lungo l’area compresa tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso del Po.

Il progetto si configura come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, capace di coniugare rigore scientifico, divulgazione e innovazione, concludendo con l’installazione We are bodies of water, realizzata da Fondazione Bonotto con la collaborazione scientifica del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, dedicata al fragile ecosistema lagunare veneziano.

Curata da Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, la mostra è organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e la collaborazione della Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà una seconda tappa nell’autunno 2026.


Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
tel. +39 041 2405225
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
con il supporto di
Studio ESSECI Comunicazione snc
Referente Roberta Barbaro 
roberta@studioesseci.net 
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Samuele Chino dirige Turandot al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano

Il Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano presenta The Four Turandot – T4T, un progetto internazionale di perfezionamento artistico che tra febbraio e aprile 2026 porterà alla realizzazione di quattro allestimenti multimediali di Turandot in quattro diversi Paesi. Avviato nel 2024, nel centenario della morte di Giacomo Puccini, il progetto si conclude quest’anno nel centenario della prima rappresentazione dell’opera.

Samuele Chino dirige Turandot a Milano, sabato 28 febbraio 2026 alle 19.00 al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano nel centenario della prima rappresentazione dell’opera.

L’iniziativa ha vinto un bando del Ministero dell’Università e della Ricerca, è finanziata dal PNRR con fondi europei NextGenerationEU ed è realizzata in collaborazione con il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze, il Conservatorio “Vecchi Tonelli” di Modena e Carpi, il Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza, il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, il Politecnico delle Arti di Bergamo, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti e l’Università degli Studi di Milano.

La tappa milanese rappresenta il cuore simbolico del progetto: proprio a Milano, infatti, si svolse la prima assoluta di Turandot diretta da Arturo Toscanini e proprio al Conservatorio “Giuseppe Verdi” si formò il giovane Giacomo Puccini.

Questa produzione si distingue inoltre per la scelta musicale di eseguire il finale di Luciano Berio, a differenza delle altre versioni presentate nelle sedi internazionali del progetto.

Samuele Chino dirigerà la recita del 28 febbraio, alle 19.00 sul podio dell’Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro dell’Opera di Parma.

«Turandot è una di quelle opere che mi accompagnano fin dall’infanzia – racconta Samuele Chino – l’ho ascoltata, studiata, interiorizzata, sognando un giorno di dirigerla e offrirne una mia lettura. Quel giorno è arrivato: il 28 febbraio debutterò con l’Orchestra Filarmonica Italiana e il Coro dell’Opera di Parma. In questo centenario, dirigere Turandot nella città in cui Toscanini ne celebrò il battesimo musicale e nel Conservatorio dove studiò Puccini ha per me un valore simbolico fortissimo. La mia idea di teatro musicale nasce da una tradizione interpretativa di rigore e analisi del dramma: l’opera è suono che dà voce alle parole e parole che diventano melodia e sentimento.»

La selezione e il debutto in questo contesto internazionale segnano un passaggio di rilievo nel percorso artistico del direttore, inserendolo tra le giovani bacchette emergenti coinvolte in una delle iniziative più innovative dedicate all’opera pucciniana.

Nato nel 1999, Samuele Chino si forma al Conservatorio “C. Pollini” di Padova, dove studia pianoforte, organo e clavicembalo, avviandosi parallelamente allo studio della composizione. Nel 2020 vince il Primo premio e una borsa di studio al Concorso Internazionale di Composizione “Andrea Mascagni” e consegue il Diploma Accademico di Primo livello in Composizione con il massimo dei voti e la lode. Si perfeziona quindi nello stesso Conservatorio come maestro collaboratore, conseguendo nel 2022 il Diploma Accademico di Secondo livello con la lode e la menzione d’onore, svolgendo nel frattempo un’intensa attività come pianista accompagnatore in concerti e concorsi e frequentando masterclass con musicisti tra cui Vincenzo Scalera e Marco Boemi. Dal 2015 intraprende lo studio della direzione d’orchestra e frequenta l’Italian Opera Academy del M° Riccardo Muti, approfondendo vari titoli del repertorio operistico italiano. Ammesso al Triennio di Direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, si diploma nel giugno 2025 nella classe del M° Daniele Agiman; nello stesso anno viene selezionato dal M° Fabio Luisi per frequentare la sua masterclass sulla Quarta Sinfonia di Bruckner. Parallelamente frequenta numerose ulteriori masterclass di direzione d’orchestra con maestri tra i quali Donato Renzetti, Marco Angius ed Ekhart Wycik. Nel 2024 ottiene il secondo posto al Concorso di Direzione d’orchestra “Tiziano Forcolin” e nel febbraio 2025 vince il concorso internazionale T4T, che gli vale la direzione di una produzione completa di Turandot. Dal 2022 è impegnato come direttore d’orchestra, assistente e maestro collaboratore in diverse produzioni operistiche, tra cui Don Giovanni, Gianni Schicchi, Suor Angelica e Lo scoiattolo in gamba. Accanto all’attività direttoriale svolge un’intensa attività musicologica e divulgativa: è relatore a convegni, tra cui Busoni100 a Palazzo Moroni di Padova, ed è protagonista, come relatore e pianista, di numerose lezioni-concerto.


Info:
Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi”
Via Conservatorio,12 – 20122 Milano – tel 02-762110
Lo spettacolo inizierà alle ore 19:00
Ingresso libero e prenotazione obbligatoria
cerimoniale@consmilano.it.
 
Contatti per la Stampa
Studio Pierrepi
Alessandra Canella
canella@studiopierrepi.it
www.studiopierrepi.it
Da Studio Pierrepi <canella@studiopierrepi.it> 

Catania al centro del Mediterraneo scientifico: bilancio dei risultati del progetto Km3net4rr

Dallo spazio cosmico agli abissi del Mediterraneo: focus sull’Osservatorio sottomarino per neutrini situato al largo della Sicilia, presso il sito di Capo Passero

La Sicilia protagonista mondiale della ricerca scientifica

Catania al centro del Mediterraneo scientifico: bilancio dei risultati del progetto Km3net4rr

Lunedì 23 febbraio 26, a partire dalle 9.30, presso il Monastero dei Benedettini

Lunedì 23 febbraio – a partire dalle 9.30 – al Monastero dei Benedettini, si svolgerà la giornata conclusiva del progetto KM3NeT4RR – Kilometer Cube Neutrino Telescope for Recovery and Resilience, iniziativa di ricerca finanziata con fondi del PNRR (Missione 4 – Istruzione e Ricerca) e parte integrante di una delle più grandi infrastrutture scientifiche europee dedicate allo studio dell’universo attraverso i neutrini.

Promosso dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e realizzato con otto partner italiani – Unict, INAF, UniVanvitelli, UniSA, UniNA, UniSapienza, UniGE e PoliBA – il progetto ha portato all’ampliamento dei laboratori e del sito di Capo Passero, al largo delle coste siciliane, dove sorge il rivelatore sottomarino ARCA (Astroparticle Research with Cosmics in the Abyss), parte del telescopio profondo KM3NeT.L’infrastruttura KM3NeT è considerata prioritaria nelle roadmap scientifiche europee, si sviluppa sul fondale del Mar Mediterraneo per catturare i neutrini cosmici, particelle elusive provenienti da eventi cataclismatici nel cosmo. La Sicilia diventa così un ponte tra il profondo mare e le stelle, tra l’osservazione dell’universo e l’avanguardia tecnologica, grazie a una rete di sensori e moduli ottici profondamente integrati con la ricerca internazionale.

L’evento riunirà scienziati, istituzioni e stakeholder per presentare i principali risultati delle attività svolte negli ultimi anni e discutere le prospettive della ricerca multimessaggera e delle tecnologie sviluppate grazie a KM3NeT4RR. I contributi sottolineeranno il valore dell’interdisciplinarità: dalla fisica delle particelle all’ingegneria, dall’analisi dei dati all’impatto socio-economico sul territorio siciliano. «È un orgoglio per tutta la comunità scientifica italiana e siciliana – ha commenta Giacomo Cuttone, principal investigator – vedere come un progetto di questa portata possa coniugare eccellenza scientifica e valore territoriale, aprendo nuove strade per la conoscenza e per l’innovazione».


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PROSA_contemporanea, Roma: Leonardo D’Amico – Quadra

Il giorno 27 febbraio 2026 alle ore 18.30 PROSA_contemporanea presenta l’esposizione personale Quadra di Leonardo D’Amico a cura di Alberto Dambruoso e Rosanna Rago: un nucleo di dieci opere, realizzate tra il 2023 e il 2025, definiscono una mostra, il cui titolo rientra nell’uso di calembour linguistici come li definisce il curatore Alberto Dambruoso, che invita lo spettatore a una riflessione più profonda sull’opera, lasciando innumerevoli possibilità all’interpretazione individuale.

LEONARDO D’AMICO
QUADRA
A cura di Alberto Dambruoso e Rosanna Rago

Inaugurazione 27 febbraio ore 18.30
PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
Fino al 27 marzo 2026

«Quadra è innanzitutto un rimando alla forma geometrica, al suo perimetro e allo spazio contenuto al suo interno.», spiega nel suo testo di presentazione Rosanna Rago. «Allo stesso tempo, il termine richiama il quadro come oggetto e la tela come luogo della pittura, introducendo un ulteriore livello di lettura legato al linguaggio comune: mi quadra / non mi quadra. Un’espressione che apre a una dimensione di interrogazione critica rispetto a ciò che vediamo e a ciò che riconosciamo come coerente o ammissibile. In questo senso, QUADRA non è soltanto una forma né un titolo, ma un criterio di lettura. Ciò che “quadra” coincide con ciò che tiene, che convince, che trova una propria necessità interna; allo stesso tempo, ciò che appare formalmente risolto può generare inquietudine o resistenza. 

Nelle opere di D’Amico, la pittura non aspira a far quadrare le immagini secondo un ordine rassicurante, ma espone apertamente le incongruenze e le tensioni che abitano lo spazio pittorico. È proprio in questa soluzione che il lavoro trova la propria forza e la propria coerenza critica, oltre a una bellezza estetica raffinata e rara. Il non quadrare apparente, diventa così una condizione generativa, un meccanismo di interrogazione che investe tanto la percezione quanto l’identità, chiamando lo spettatore a misurarsi con ciò che comprende e con ciò che gli sfugge, con ciò che accetta e con ciò che mette in discussione. 

Riflessioni spontanee nascono dall’osservazione delle opere: cosa accade dentro lo spazio pittorico? Distanze prossemiche determinano percezioni visive sorprendenti; lo spazio che intercorre tra opera e spettatore è decisivo affinché le opere si manifestino agli occhi di chi osserva. […] L’alternanza tra opere in cui macchie in tinte scure occupano l’intera superficie – come i volti e la mano, simboli di riconoscimento e identità – e lavori nei quali, al contrario, lo spazio si apre a vuoti e sospensioni, rafforza la riflessione sul concetto di prossemica come condizione ambivalente: saturazione e compressione da un lato, distanza e isolamento dall’altro.»

Scrive invece Alberto Dambruoso nel testo Leonardo D’Amico. La vita nella pittura: «Protagonista assoluto delle sue opere è il segno. Un segno che assume differenti valenze a seconda della forma che intende rappresentare. A volte si fa archetipo come la sedia, la testa o la silhouette umane, o ancora la città, tutti elementi appena accennati ma in grado di favorire una riconoscibilità immediata della cosa rappresentata. In altre opere il segno diventa pura astrazione, una sorta di sismografo che registra sul supporto utilizzato i battiti della natura. Il segno funge anche come linea di contorno, decisamente marcata, come nell’uso tipico espressionista. A volte il segno si presenta tremulo, incerto, a significare la fragilità della cosa o del momento rappresentato o vissuto. Il segno si fa anche parola, scritta, si impone come affermazione personale o storica ma allo stesso tempo diventa negazione stessa, cancellazione. Questo collocarsi a metà strada tra la rappresentazione e la sua negazione, tra astratto e figurativo costituisce l’elemento principe per comprendere appieno tutta la ricerca. […] L’aspetto della sua pittura, tendente verso l’evanescenza del reale, appare riflettere l’odierna società in cui viviamo dove sembra essere tutto provvisorio ed incerto. L’instabilità della forma nelle sue opere diventa allora la metafora esistenziale di tante persone che vivono costantemente la precarietà del quotidiano. La cancellazione che ricorre spesso nelle sue opere si può leggere anche come il tentativo messo in opera dall’artista di eliminare il superfluo dalla vita di tutti i giorni al fine di trattenere ciò che ha più rilevanza.»

Leonardo D’Amico (Cosenza, 1967). Fin dagli esordi, il suo lavoro si caratterizza per un’attenzione costante alla dimensione formale e segnica sviluppata attraverso una pratica pittorica coerente e in continua evoluzione. La sua prima mostra personale risale al 1998 presso l’Università della Calabria. Negli anni successivi seguono mostre personali e collettive in Italia e all’estero, esponendo in contesti nazionali e internazionali tra cui Amburgo, Londra, Firenze e Roma. Tra i progetti più significativi si annoverano importanti collaborazioni con istituzioni culturali italiane e internazionali, tra cui la mostra I Luoghi della Pittura, progetto promosso dall’Istituzione Biblioteche di Roma e la personale del 2010 Dekompozim al Museo Nazionale di Tirana, che rappresenta un momento di particolare rilievo nel suo percorso. Seguono una serie di mostre personali in sedi di prestigio, tra cui il MACK (Museo d’Arte Contemporanea di Crotone)il Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro a Roma, Azimut (Roma), Palazzo Lucarini Contemporary a Trevi e la Fondazione Museo Umberto Mastroianni di Arpino. Queste esperienze contribuiscono a delineare un percorso artistico maturo, riconosciuto per la coerenza stilistica e la ricerca continua della sintesi. Vive e lavora a Roma.


PROSA_contemporanea è un progetto di PROSA_studiolab ideato da Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi. Nato dal recupero di una ex pasticceria, PROSA ospita uno studio di architettura, un luogo di lavoro condiviso, uno spazio espositivo con l’intenzione di aprirsi alla ricerca contemporanea sul confine tra arte e design.


LEONARDO D’AMICO
QUADRA
A cura di Alberto Dambruoso e Rosanna Rago
 
Inaugurazione 27 febbraio ore 18.30
Fino al 27 marzo 2026
Orari: Dal lunedì al venerdì 16.00 – 19.30; sabato su appuntamento – ingresso libero.
 
PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
prosa.studiolab@gmail.cominstagram   prosa_studiolabprosa_contemporanea
tel. 338 4858 398
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
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