Crossroads 2026 – Jazz e altro in Emilia-Romagna

La mille miglia del jazz. Anche se in verità il festival itinerante Crossroads di chilometri ne percorre ben di più nei suoi continui spostamenti geografici: con circa 70 appuntamenti (che coinvolgono circa 500 musicisti) dal 3 marzo al 31 luglio, la 27a edizione della kermesse distribuirà musica su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna, facendo tappa in oltre venti comuni.

In un cartellone talmente smisurato c’è spazio per tutti: grandi star, talenti emergenti, giovanissimi ai quali il festival permette di fare esperienza. Ad ampio raggio sono anche le proposte artistiche: da una superstar come Pat Metheny ai campioni della musica cubana (Grupo Compay Segundo) proseguendo con figure storiche della musica improvvisata (Enrico Rava,Hamid Drake…), astri nascenti della scena internazionale sui quali è bene puntare le orecchie (Isaiah Collier, Lakecia Benjamin, Amaro Freitas, Makaya McCraven…), nomi simbolo della canzone jazz nazionale (Raphael Gualazzi, GeGè Telesforo) sino a una ricchissima proposta di presenze femminili (China Moses, Rachel Z, Simona Molinari, Petra Magoni, Karima, Eleonora Strino…).

Crossroads 2026 è organizzato come sempre da Jazz Network ETS in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, con il sostegno del Ministero della Cultura e di numerose altre istituzioni e con il patrocinio di ANCI Emilia-Romagna.

E7E7E7

Artisti residenti

Crossroads è come una ‘prima casa’ per alcuni dei più noti solisti del jazz italiano, che in qualità di artisti residenti tornano in più occasioni a calcare i palchi del festival sempre con progetti e gruppi diversi.

Fabrizio Bosso, con le sue acrobatiche volate sulla tromba, si esibirà con tre diversi progetti: come solista ospite del quartetto di sassofoni crossover Saxofollia (20 marzo, Modena, La Tenda); con il suo Spiritual Trio, il cui groove carico di soul risuonerà a Meldola (7 aprile, Teatro Comunale Dragoni); con il suo inossidabile quartetto che eseguirà il gagliardo omaggio alle musiche di Stevie Wonder aumentato dalla presenza di Nico Gori a clarinetto e sax (29 maggio, Correggio, Teatro Asioli).

Tre presenze anche per Petra Magoni, vocalist dalle mille anime: assieme a Mauro Ottolini proporrà un viaggio inusuale nella musica cantautorale italiana di tutti i tempi (4 marzo, Casalgrande, Teatro Fabrizio De André); seguirà lo spettacolo ‘sovversivo’ assieme all’Arkè String Quartet (6 maggio, Piangipane, Teatro Socjale); infine in duo con la liutista Ilaria Fantin, in un poetico equilibrio tra antico e moderno (9 giugno, Parma, Casa della Musica).

Ben quattro saranno le occasioni per ascoltare la voce di Karima: in duo con il pianista e cantante Walter Ricci per l’inaugurazione del festival (3 marzo,Casalgrande); in quartetto per il suo ormai celebre progetto dedicato alle musiche di Burt Bacharach (30 aprile, Russi, Teatro Comunale); con altri due diversi quartetti per un omaggio alla canzone italiana (20 giugno, Medicina, Parco Ca’ Nova) e un affondo nel repertorio soul (23 giugno, Nespoli, Poderi dal Nespoli).

Ancora più numerose saranno le presenze di Mauro Ottolini, ormai trombone di riferimento per il jazz italiano più creativo. Addirittura cinque, partendo dal già citato concerto in cui condivide la leadership con Petra Magoni e proseguendo con una serie di live assai caratteristici: la sonorizzazione dal vivo con il Trio Osaki del capolavoro del cinema muto Io e la vacca di Buster Keaton (3 aprile, Fusignano, Auditorium Corelli); l’omaggio a Fred Buscaglione eseguito con l’ampio e policromo organico dell’Orchestra Ottovolante (23 aprile, Russi); il rigoglioso melodismo orchestrale di “Nada Màs Fuerte”, assieme alla cantante Vanessa Tagliabue Yorke (2 maggio, Piangipane); la partecipazione come solista, al fianco del direttore Tommaso Vittorini, il beatboxer Alien Dee, il sassofonista Mauro Negri e una enorme compagine orchestrale e corale di giovanissimi musicisti, alla produzione originale “Pazzi di Jazz” dedicata a Ray Charles (3 maggio, Ravenna, Teatro Alighieri).

Ravenna Jazz

Nel cartellone di Crossroads confluisce il programma di Ravenna Jazz, che quest’anno oltre all’abituale periodo dal 2 al 10 maggio, avrà una ripresa estiva l’1, 3 e 9 luglio.

Le tre serate estive vedranno succedersi sul palco della Rocca Brancaleone artisti e produzioni di massimo prestigio: l’attesissimo ritorno del chitarrista Pat Metheny (3 luglio); il doppio programma del 9 con le band di due musicisti giovanissimi eppure già di culto come il chitarrista Matteo Mancuso e la bassista Nik West; l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, il bandoneonista Daniele di Bonaventura, il vibrafonista Daniele Di Gregorio e Massimo Recalcati impegnati in un tributo ad Astor Piazzolla (1 luglio, in collaborazione con Ravenna Festival).

Oltre alle già citate presenze degli artisti residenti di Crossroads (Mauro Ottolini e Petra Magoni), la programmazione di maggio ospiterà anche la produzione originale dedicata alle musiche di Nat King Cole con l’Italian Jazz Orchestra diretta da Fabio Petretti e gli interventi solistici del trombettista Flavio Boltro e il cantante Walter Ricci (il 10, Teatro Alighieri); l’omaggio a Chico Buarque della cantante Maria Pia De Vito (l’8, Piangipane); tre serate al Cisim di Lido Adriano con il pianista Bill Laurance in solo (il 5), il quintetto Nuova Forma Army del cantautore-rapper Davide Shorty (il 7) e il maelstrom sonoro del quintetto Sinnerman (il 9); le impennate sassofonistiche di Alessandro Scala e Fabio Petretti in quintetto (il 4, Mama’s Club).

La modernità dell’American (jazz) dream

Culla del jazz e ancora oggi suo cuore pulsante: dagli Stati Uniti provengono le forme più veraci delle musiche di ispirazione afroamericana oltre che le più audaci e attuali ricombinazioni stilistiche. Lo si nota chiaramente nella vigorosa impronta coltraniana, proiettata verso il futuro, di sassofonisti come Lakecia Benjamin (il 14 luglio con il progetto “Phoenix” a Rimini, Corte degli Agostiniani) e Isaiah Collier (il 20 maggio in quartetto a Correggio). E poi ancora nella prorompente vocalità di China Moses (26 maggio, Correggio), nella miscela rock-jazz-world del trio guidato dalla pianista Rachel Z e il batterista Omar Hakim (15 maggio, Correggio), nella scienza del beat del batterista Makaya McCraven (14 maggio, Correggio). Con il pianista Greg Burk si torna in territori più legati all’eredità post-boppistica (in trio il 21 marzo a Bologna, Camera Jazz&Music Club), mentre si raggiungono vette sofisticate con il trio del contrabbassistacaliforniano Billy Mohler (24 aprile, Ferrara, Jazz Club Torrione San Giovanni) e il quartetto del bassista elettrico Chris Morrissey (25 aprile, Ferrara).

Jazz tricolore

Crossroads significa artisti e musiche da ogni parte del globo ma anche e soprattutto tantissimo jazz italiano, con la sua specificità di inglobare gli influssi sonori della nostra tradizione musicale.

Un capitolo specifico è quello delle voci, da sempre un terreno esplorato in ogni sua estensione dal festival emiliano-romagnolo. Quello della giovanissima cantante e pianista Frida Bollani Magoni è un talento già affermato ma ancora in continua evoluzione (8 marzo, Massa Lombarda, Sala del Carmine). Sono invece nella loro più aurea maturità vocalist come Raphael Gualazzi, in un solo voce-pianoforte (10 giugno, Parma); Peppe Servillo, impegnato sia in trio con Javier Girotto e Natalio Mangalavite (omaggio a Lucio Dalla, 22 aprile, Medolla, Teatro Facchini) che in duo con il pianista Danilo Rea (omaggio alla canzone napoletana in jazz, 23 luglio, Nespoli); John De Leo, in duo col suo fidato chitarrista Fabrizio Tarroni (19 giugno, Bagnacavallo, Chiostro del Complesso di San Francesco); GeGè Telesforo, celebrità anche radio-televisiva, che proprio alla radio rende omaggio in sestetto (29 aprile, Medolla); Joe Barbieri, col suo affondo nella canzone tradizionale napoletana (8 giugno, Parma). Con la brillante Simona Molinari si raggiungerà un apice di eloquenza sonora: assieme all’Italian Jazz Orchestra diretta da Fabio Petretti sarà protagonista di una produzione originale che rende omaggio alla canzone d’amore tra jazz e pop (28 luglio, Rimini). Legate al territorio regionale sono le voci del trio Le Scat Noir (18 aprile, Dozza, Teatro Comunale), di Anna Ghetti, in duo col contrabbassista Paolo Ghetti (20 aprile, Mordano, Teatro Comunale) e dell’audace duo Wrong Sisters (28 aprile, Mordano).

Non meno abbondante e trasversale è l’esplorazione del jazz italiano puramente strumentale, a partire dalla presenza di nomi altamente rappresentativi come Enrico Rava, il trombettista simbolo del jazz nostrano, che per l’ennesima volta quest’anno si è aggiudicato il Top Jazz come “Miglior musicista” e che sarà ospite d’onore in due serate a Correggio (il 21 maggio con il trio Guano Padano e il 23 con l’Artchipel Orchestra); ancora il pianista Danilo Rea affiancato dall’elettronica di Martux_m (30 maggio, Correggio); Antonio Faraò (in piano solo, 2 aprile, Modena, Teatro delle Passioni); Roberto Gatto, che si ascolterà sia alla guida del suo quartetto con ospite aggiunto il sassofonista Pietro Tonolo (8 aprile, Guastalla, Teatro Comunale Ruggero Ruggeri) che come componente di un trio all leaders con il pianista Francesco Maccianti e il contrabbassista Ares Tavolazzi (13 marzo,Castel San Pietro Terme, Cassero Teatro Comunale). Ritroviamo Pietro Tonolo in un trio all stars con Dario Deidda al basso e Jorge Rossy alla batteria (9 aprile, Fusignano).

Ci sono poi ancora ascolti sfiziosi con artisti di varia notorietà: il sassofonista Daniele Sepe, nome emblematico del jazz dai toni più libertari (con il suo omaggio alle colonne sonore dei film di Totò il 24 marzo aGuastalla); Valerio Corzani, celebre voce radiofonica qui in veste di narratore per raccontare la parabola di Pannonica de Koenigswarter, accompagnato dal polistrumentista Giorgio Li Calzi e il visual artist Andrea Daddi (26 marzo, Fusignano); l’incontro sulle musiche di Morricone e Legrand tra il contrabbasso di Ferruccio Spinetti e le tastiere di Giovanni Ceccarelli, con in più la voce di Cristina Renzetti (17 aprile, Fusignano); il quartetto della chitarrista e cantante Eleonora Strino, che aggiunge una sensuale spanish tinge alla sua solida impostazione post-boppistica (17 marzo, Fusignano); il trio Accordi Disaccordi, che rinnova la tradizione del jazz gitano (12 marzo, Solarolo, Oratorio dell’Annunziata); la Tower Jazz Composers Orchestra, le cui stratificate e moderne sonorità sono affidate alla direzione di Alfonso Santimone e Piero Bittolo Bon (26 aprile, Ferrara).

L’On Time Contest permetterà di ascoltare alcune delle più promettenti band del giovane jazz italiano: il 17 maggio a Correggio si assisterà all’esibizione in concerto dei finalisti del concorso, seguita dalla rivelazione del vincitore, mentre il 16 maggio sempre a Correggio si esibiranno i Quinto Elemento, gruppo che si è aggiudicato l’On Time Contest 2025.

La comunità europea del jazz

Numerose nazioni europee contribuiscono coi loro artisti al cartellone di Crossroads: Francia, Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Germania. Da tutto il continente giungono idee musicali che esibiscono chiari legami con la loro provenienza geografica sapendo contemporaneamente accogliere il linguaggio internazionale del jazz.

Dalla Francia arriva il puro concentrato di pariginità del duo Fontamar Consort, formato da Laurianne Langevin e Jean Fontamar (6 marzo, Fusignano).

L’Olanda ci consegna il superbo e visionario violoncellista Ernst Reijseger, in duo col violinista Mario Forte (14 marzo, Fusignano).

In rappresentanza della Spagna, con le sue caratteristiche tinte folkloriche, giungono la cantante Magalí Sare e il contrabbassista Manel Fortià (27 marzo, Modena, La Tenda).

Made in Germany è il quintetto del batterista Jens Düppe, la cui solida musica sarà intensificata dalla presenza di Francesco Bearzatti come solista al sax (10 aprile, Castel San Pietro Terme).

Solidamente jazzistiche le importazioni musicali dalla Gran Bretagna: il cantante e pianista Anthony Strong accompagnato dalla Colours Jazz Orchestra eseguirà un omaggio da Cole Porter a Frank Sinatra (22 marzo, Imola, Teatro Ebe Stignani); il cantante e sassofonista Ray Gelato, il ‘padrino’ dello swing anglosassone, porterà i suoi Giants a Rimini (31 luglio).

Tinte esotiche

Molta America Latina e un pizzico d’Africa: i suoni esotici sono da sempre una specialità di Crossroads.

Lasciandoci alle spalle la musica afroamericana, si veleggia verso quella afrocubana: il Grupo Compay Segundo, ovvero i più accreditati eredi del mitico Buena Vista Social Club, travolgerà il Teatro Ebe Stignani di Imola coi suoi ritmi sovreccitati(18 marzo).

Ci si sposta invece sulle sponde musicali del Brasile in ben tre occasioni: il piano solo di Amaro Freitas, col suo jazz carico di echi folklorici emerso dalle favelas di Recife (12 aprile, Piacenza, Milestone); la cantante Ivete Souzah, chein duo con il tastierista Maurizio Degasperi rivisita in chiave moderna le memorie ancestrali della sua terra (13 aprile, Mordano); il duo As Madalenas, il cui omaggio a Ornella Vanonisi muove tra Italia e Brasile (19 aprile, Dozza).

Il trio che allinea il suonatore di balafon Aly Keita, il batterista Hamid Drake e il vibrafonista Pasquale Mirra garantisce un tripudio di pulsazioni ritmiche tra Africa, USA e Italia (27 maggio, Correggio).


Ufficio Stampa Crossroads
tel. 051 0418568
e-mail: daniele@musicforward.it
e-mail: dancecchini@hotmail.com
Da Daniele Cecchini <daniele@musicforward.it>

In Sicilia si celebra il Chinese New Year 2026 con la Danza del Drago

È iniziato il conto alla rovescia a Sicilia Outlet Village per la celebrazione del Chinese New Year 2026: si festeggia l’anno del Cavallo di Fuoco con una giornata dinamica e ricca di iniziative. Sicilia Outlet Village domenica 22 febbraio si tinge di rosso e propone un fitto programma in partnership con Istituto Confucio dell’Università Kore di Enna.

SICILIA OUTLET VILLAGE SI TINGE DI ROSSO CON IL CAVALLO DI FUOCO DEL CAPODANNO CINESE

ra le vie del lusso alla scoperta di sapori, danze e curiosità della civiltà millenaria

La lussuosa location dello shopping si prepara ad ospitare al suo interno la “Chinese Lounge” dove artisti ed esperti condivideranno opere d’arte, usi e costumi della Cina coinvolgendo il pubblico in un susseguirsi di eventi gratuiti.
Alle ore 11.00 si terranno un corso di introduzione al cinese “La lingua dei draghi” e un laboratorio di decorazioni di maschere cinesi per bambini. Alle ore 15.00 inizieranno un workshop di carte intagliate e calligrafia e un’esibizione di arti marziali. Alle ore 16.00 sarà preparata una degustazione completa di approfondimento delle tecniche di infusione del tè cinese e alle ore 18.00 i visitatori saranno coinvolti in un workshop di nodi cinesi.

Durante la giornata inoltre sono previsti due show alle ore 12.00 e ore 16.30 dedicati alla Danza del Drago con sfilate di abiti tradizionali lungo i boulevard dei 170 negozi di brand nazionali e internazionali. Alle ore 17.30 si accenderanno i fuochi per lo show cooking di Tangyuan cinesi all’interno del bistrot “Uovo di Seppia. Inoltre dalle 11.00 fino alle 19.00 nella “Chinese Lounge” sarà possibile esplorare astrologia cinese per scoprire il proprio segno zodiacale e sarà aperta al pubblico la Mostra dello Zodiaco Cinese.

La celebrazione del Chinese New Year 2026 a Sicilia Outlet Village potrà essere un’occasione per scoprire tradizioni, curiosità, segni e sapori. Il programma di eventi, oltre a rappresentare un’occasione di arricchimento culturale aperta a tutti, diventa anche un grande momento di accoglienza verso la comunità locale cinese e il continuo flusso di turisti che dal Paese dell’Yin e Yang visitano la Sicilia. Così, anche nell’Isola più grande del Mediterraneo, i festeggiamenti cinesi diventano momenti di valorizzazione della civiltà millenaria, una tra le più popolose al mondo.


I PRESS, Sala Stampa e Comunicazione
CATANIA – Via Perugia 1, 95129
tel/fax 095 505133
www.i-press.it | www.i-pressnews.it 
staff@i-press.it 
Fb | Tw | Ln | Inst | Yt
Da I PRESS <ipress@onclusivenews.com>

Le Mani d’Oro: Presentazione del nuovo mazze di carte Modiano, premiazione e mostra

Il nuovo mazzo di carte da gioco – nato dal Concorso di Idee per la IV edizione del progetto “Le Mani d’Oro” – prodotto dalla Modiano Industrie Carte da Gioco ed Affini, con le illustrazioni realizzate dagli studenti del Liceo artistico Max Fabiani di Gorizia, sarà presentato giovedì 19 febbraioalle ore 11.00, al Museo Sartorio di Trieste.

Presentazione del nuovo mazzo di carte Modiano, premiazione e mostra

Le Torri del Friuli Venezia Giulia i soggetti interpretati

giovedì 19 febbraioalle ore 11.00, al Museo Sartorio di Trieste.

Le Mani d’Oro Da cosa nasce cosa e poi un’altra ancora

La presentazione seguirà la Cerimonia di premiazione del Concorso con la presentazione degli autori che hanno realizzato le illustrazioni, nonché l’oggetto di design realizzato a dimensioni reali che ha meglio valorizzato lo scarto di produzione.  Si proseguirà con l’inaugurazione della mostra (visitabile fino il 22 marzo da mercoledì a domenica 10.00-17.00) con tutti i progetti e le illustrazioni realizzate e con l’esposizione anche di immagini storiche provenienti dall’Archivio Modiano, che illustrano gli stabilimenti dell’azienda nell’evolversi degli anni. Si parlerà infine di gioco con i soci dell’UICI, per un momento di condivisione e inclusività.

“Valorizzare la creatività dei giovani nell’incontro con l’impresa d’eccellenza, osservando l’intero ciclo produttivo” – sottolinea Lorena Matic, ideatrice e direttrice artistica – “è l’obiettivo del progetto “Le Mani d’Oro”, dal sottotitolo “Da cosa nasce cosa e poi un’altra ancora. Quest’anno i soggetti da interpretare nelle illustrazioni” – afferma Lorena Matic,– “sono stati le Torri, quali punti di osservazione disseminati in Friuli Venezia Giulia, pregni di storia e metaforicamente luoghi da cui osservare lontano, immaginando il futuro: 14 Torri – fra le quali la Torre elettrica del Porto Vecchio e la Torre dell’Orologio di Trieste, la Torre Millenaria di Marano Lagunare, la Torre Raimonda di San Vito al Tagliamento –  le cui illustrazioni valorizzano il patrimonio storico architettonico e suggeriscono un nuovo itinerario culturale”.
Articolato in un concorso di idee, una mostra, uno spettacolo e un cortometraggio, il progetto si proseguirà giovedì 26 febbraio alle ore 20.30 al Kulturni dom di Gorizia, con la messa in scena uno spettacolo musicale con gli Overtwelve, oltre 30 giovani cantanti con un repertorio che spazia dai grandi classici alle più moderne hit, diretti dalla maestra Francesca Moretti. Sul palcoscenico, anche l’attore Gualtiero  Giorgini per far conoscere meglio la storia delle torri protagoniste del nuovo mazzo di carte.

Venerdì 13 febbraio ore 11.30 a Capodistria al Palazzo Gravisi Buttorai è prevista la proiezione del cortometraggio realizzato sul tema del progetto, diretto da Davide Salucci, con riprese nell’azienda Modiano e nei laboratori scolastici di Gorizia, Isola e Capodistria, con la partecipazione degli studenti e la presentazione del catalogo che chiude la 4° edizione del progetto.

“La Mani d’Oro” è un progetto ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto dall’Associazione culturale Opera Viva con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo dell’Unione Italiana e della Fondazione Pietro Pittini, con la collaborazione del Comune di Trieste, del Kulturni dom di Gorizia, del Piccolo coro di Monfalcone, con la preziosa collaborazione della Modiano Spa e la partecipazione del Liceo Artistico Max Fabiani di Gorizia, della SM Pietro Coppo di Isola e del Ginnasio Carli di Capodistria.

Per rimanere sempre aggiornati potete iscrivervi alla Newsletter su www.assocoperaviva.it


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Palazzetto Tito, Fondazione Bevilacqua La Masa: LUCIANA CICOGNA Opere 2012- 2025

La Fondazione Bevilacqua La Masa presenta nella sede di Palazzetto Tito una mostra
dedicata al lavoro di Luciana Cicogna con opere realizzate dal 2012 al 2025.

Venerdì 20 febbraio alle ore 18.00, siete invitati alla mostra dedicata alle opere di Luciana Cicogna, prodotte tra il 2012 e il 2025

Palazzetto Tito, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, ospiterà un’esposizione che fa il punto sulla ricerca di Cicogna e sulla sua poetica, curata da Stefano Cecchetto.

Artista presente a numerose Collettive della Bevilacqua La Masa dove vince tre Premi Acquisto e una Borsa di Studio, Luciana Cicogna ritorna ora con una mostra personale nella quale espone una selezione dei lavori realizzati nel periodo 2012-2025.

Il percorso espositivo di Palazzetto Tito raccoglie quindi opere recenti con un’appendice dedicata agli anni Settanta per la riscoperta, alla distanza, delle promettenti origini della sua ricerca.

La mostra, curata da Stefano Cecchetto, presenta dipinti emblematici che appartengono ai differenti cicli del suo lavoro: dalle Lune alle Cortecce; dalle Memorie di foglia ai Lievi movimenti; fino ad arrivare alle tele più recenti denominate: Punto di vista dove Luciana Cicogna affronta il soggetto degli occhi/occhiali non come elemento decorativo, bensì come segno di una visione concettuale pervasa dalla poetica del silenzio. Dietro all’alchimia di tutte queste sue opere, arricchite dalla sapiente stesura della foglia d’oro, il percorso della mostra ci conduce dentro all’universo estetico ed emozionale dell’artista che non ha mai eluso le rischiose avventure del suo mestiere, perché il suo temperamento è costantemente alla ricerca di un segno antico e contemporaneo nello stesso tempo.

Il percorso della mostra, diviso per “stanze”, diventa quindi l’occasione per fare il punto sulla ricerca sviluppata da Luciana Cicogna nell’arco degli ultimi quindici anni del suo lavoro. Per l’approfondimento di una suggestiva narrazione poetica che coniuga, dentro ai differenti temi, lo stato d’animo dell’artista.

Una maniera questa per mettere insieme le tessere di un puzzle e ricomporre il suo recente percorso artistico dopo la partecipazione alla mostre collettive della Bevilacqua La Masa negli anni Settanta e Ottanta.


LUCIANA CICOGNA
Opere
2012- 2025


Sede: Palazzetto Tito – Dorsoduro 2826, Venezia
Date: 20 Febbraio 2026 
Orari di apertura: fino al 22 marzo, dal mercoledì alla domenica 10,30 – 17,30
Ingresso: libero

Ufficio stampa e comunicazione
Studio associato Davide Federici
+39 331 5265149 | info@davidefederici.it
Da Davide Federici <press.davidefederici@gmail.com>

Galleria Vik Milano: Aldo Damioli “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”

Aldo Damioli è noto per il suo lavoro sul paesaggio urbano, sviluppato attraverso un consapevole rovesciamento percettivo. Le sue vedute mettono in scena un tempo capovolto, in cui la pittura si manifesta apertamente come artificio e come linguaggio storico applicato al presente. Guardando alle grandi metropoli contemporanee attraverso la grammatica del vedutismo settecentesco, Damioli rilegge la modernità urbana adottando uno stile volutamente inattuale. Da New York a Parigi, da Pechino fino a Milano, le città dipinte dall’artista appaiono immediatamente riconoscibili nella loro struttura architettonica, ma progressivamente si sottraggono a ogni pretesa di realismo. L’uso di uno stile non contemporaneo produce un effetto di straniamento che mette in crisi le abitudini dello sguardo, trasformando la veduta in uno strumento di riflessione sul modo stesso in cui costruiamo le immagini del presente.

ALDO DAMIOLI
Le grand Jeu. La magia del quotidiano
 
Galleria Vik Milano
A cura di Alessandro Riva

In programma fino al 15 febbraio 2026 negli spazi della galleria in Via Silvio Pellico 8, Milano.

In questa mostra alla Galleria Vik Milano, tuttavia, Damioli presenta un nucleo di opere che segna uno scarto deciso rispetto alla sua produzione più nota. Al centro non vi è più il paesaggio, ma la figura umana, protagonista di una serie di scene sospese ed enigmatiche che costituiscono il cuore della mostra “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”. I personaggi dipinti da Damioli sono colti in azioni lontane da ogni idea produttiva o funzionale del fare. Si tratta di gesti che rimandano a una dimensione simbolica, ludica, sensoriale: la divinazione, il gioco, l’attenzione ai sensi, la contemplazione, l’abilità fine a sé stessa, il gesto del dono. Attività marginali, apparentemente inutili, che sembrano appartenere a un tempo indefinito e che alludono a un sapere laterale, non razionale, sottratto alle logiche dell’efficienza. Nel loro insieme, queste opere delineano una galleria di figure sospese in un tempo altro, che sembrano guardare con discreta nostalgia a un aspetto irrazionale e ludico della realtà.

“Acrobati, maghe, giocolieri, cartomanti, illusionisti, distillatrici di profumi, donne in attesa forse, come antiche principesse vittime d’un incantesimo, del dono di un ammiratore lontano e sconosciuto che possa restituire loro una felicità perduta e vagheggiata”, scrive il curatore Alessandro Riva. “Sono questi i personaggi che Aldo Damioli ci imbandisce in questa sua serie di quadri insieme limpidi ed enigmatici, figure che abitano una zona laterale del reale, dove il gesto si sottrae alla funzione e l’azione perde scopo, caricandosi di una densità simbolica che ha a che fare con l’attesa, con il rito, con una sospensione del tempo ordinario. Lo stesso titolo della mostra, Le grand Jeu, rimanda alla rivista omonima fondata tra il 1927 e il 1928 da un gruppo di liceali francesi, poco più che adolescenti, tra cui Roger Gilbert-Lecomte e René Daumal, per i quali il ‘gioco’ non era evasione ma un banco di prova conoscitivo, capace di incrinare le forme stabilite del pensiero e della percezione. È in questa stessa linea che si colloca oggi la pittura di Damioli: non come racconto del mondo, ma come esposizione delle sue tensioni più segrete, dove anche l’arte, col suo potere metamorfico e misterioso, si colloca tra i grandi artifici simbolici capaci di incidere, se non direttamente sulle sorti del mondo, certo sulle coscienze, sugli stimoli, sulla percezione, sui confini stessi dell’immaginario di chi la ama, la colleziona e la vive nel proprio quotidiano”.

In un presente segnato da conflitti, paure planetarie e accelerazione continua, la pittura di Damioli suggerisce dunque la possibilità di un diverso rapporto con il reale, fondato sull’esperienza, sull’attesa e sull’enigma. Un “grande gioco”, appunto, in cui il quotidiano si carica di una magia sottile, silenziosa, mai spettacolare, ma profondamente necessaria.

Aldo Damioli è nato a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni pubbliche, tra cui Palazzo Reale e il
PAC di Milano, il Rupertinum Museum di Salisburgo, la Galleria d’Arte Moderna di Budapest, e le Gallerie d’Arte Moderna di Genova e Bologna.


Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano
Periodo di apertura: 22 gennaio – 15 febbraio 2026
Orari di visita: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 21.00

UFFICIO STAMPA
Paola Martino
paolamartinoufficiostampa@gmail.com
+39 333 2939557
+39 02 36595379
Viale Coni Zugna 7, Milano
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com>

Trieste, Giardino pubblico Muzio de Tommasini: “Per li rami”, sabato 14 febbraio

Il Giardino pubblico di Trieste si trasforma in un hub narrativo da cui si diramano trekking urbani e percorsi letterari tra parchi e belvedere, invitando a sostare, ascoltare e osservare.

Sabato 14 febbraio 2026, alle ore 10.30, verrà presentato Per li rami, un progetto di Cizerouno che propone percorsi letterari inediti guidati da quattro busti che diventano “Virgili”: figure capaci di accompagnare i visitatori lungo sentieri reali e immaginari attraverso testi, voci e relazioni che intrecciano luoghi e letteratura.

Per li rami
Quattro itinerari letterari dal Giardino pubblico di Trieste
Presentazione del progetto
Sabato 14 febbraio 2026 ore 10.30

Giardino pubblico “Muzio de Tommasini” via Giulia, Trieste

I primi protagonisti di “Per li rami” sono due poeti, Virgilio Giotti e Srečko Kosovel, uno scrittore e giornalista, Scipio Slataper, e una figura centrale della cultura editoriale e artistica triestina, Anita Pittoni.

Quattro itinerari che dal Giardino pubblico ci porteranno al Giardino Wulz, al Parco di San Giovanni, al Giardino di via San Michele, al Parco della Rimembranza e all’Obelisco a Opicina.

Ad accompagnarci in queste esplorazioni, oltre alle parole dei nostri quattro “Virgili” anche quelle di Claudio Grisancich, Fabrizia Ramondino, Claudio Magris, Giani Stuparich, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Voghera, Pino Roveredo, Diana De Rosa, Boris Pahor, Marko Sosič, Biagio Marin, Silvia Zetto Cassano, Peppe Dell’Acqua e altri ancora.

Sabato un tour nel parco racconterà Per li rami, attraverso storie, curiosità e legami tra i nostri quattro protagonisti e alcuni luoghi di Trieste.  Nel corso della passeggiata ai partecipanti sarà donata una piccola guida con mappe e foto storiche provenienti dalla Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, dall’Archivio di Stato e dall’Archivio Generale del Comune di Trieste.

I codici QR all’interno della guida permetteranno di ascoltare in anteprima i quattro racconti di “Per li rami”, scritti da Massimiliano Schiozzi e Martina Vocci, ai quali ha dato voce Nikla Petruška Panizon.

Sabato alla fine del tour verrà pubblicato on line il sito che Cizerouno ha realizzato per l’occasione e che contiene le informazioni sul progetto oltre ai contenuti audio e una serie di suggerimenti di letture per esplorare i luoghi di “Per li rami”.

In un palinsesto di assonanze, amicizie, filiazioni e debiti culturali, Per li rami propone frammenti e “luoghi-tassello” che ogni visitatore può ricomporre liberamente secondo le proprie passioni, il tempo a disposizione o la curiosità del momento, costruendo una mappa intima e mutevole del paesaggio letterario triestino, aperta anche a future esplorazioni dal Friuli all’Istria.

Il progetto è realizzato grazie alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e rientra nel bando creato nell’ambito del progetto DANTE, cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia–Slovenia. www.ita-slo.eu/dante
L’evento si svolgerà in lingua italiana e sarà presente un interprete italiano sloveno, la partecipazione è gratuita con prenotazione scrivendo : eventi@cizerouno.it

Il punto di ritrovo è l’ingresso principale del Giardino pubblico (dietro al monumento a Domenico Rossetti).


cizerouno
associazione culturale

cavò
via san rocco 1/a
cavana
34121 Trieste

www.cizerouno.it
#varcarelafrontiera
#cavanastories
#cavò
Da info <info@cizerouno.it> 

SANTACHIARA presenta “MINIMARKET”. Un’azione di guerrilla artistica in un vero bangala market

Il nuovo album del cantautore SANTACHIARA è concept che oscilla tra riflessione sociale e ricerca sonora. L’album dal titolo “Minimarket” sarà pubblicato dalla Suonivisioni/Believe il 13 febbraio 2026 – in formato vinile e digital – ed è sostenuto da SIAE con il progetto “Per chi crea”. 

SANTACHIARA PRESENTA “MINIMARKET”
LA MUSICA COME LAYOUT DEGLI SCAFFALI
DAL 13 FEBBRAIO IN VINILE E DIGITAL
Un’azione di guerrilla artistica in un vero market anticipa l’uscita del disco

Santachiara con “Minimarket” trasforma l’esperienza quotidiana in arte totale trasformando il suo album in più di un semplice disco, si tratta di un progetto concettuale che parte da una riflessione critica sull’iper-mercificazione della vita e della musica contemporanea, per trasformarla in un gesto poetico e partecipativo. 

Il cuore del progetto batte in un luogo preciso: il piccolo negozio sotto casa. È lì che Santachiara, in un’azione di guerrilla artistica documentata, ha sostituito prodotti di brand famosi con creazioni “fake” dedicate a ciascuno degli undici brani dell’album. Il giorno 13 febbraio a mezzanotte in un bengala market di Napoli, che il pubblico scoprirà solo seguendo l’artista attraverso i suoi social net, SANTACHIARA presenta l’album con un mini live.

Ho voluto usare le stesse regole imposte dal mercato per ingaggiare il pubblico, ma spostando tutto in uno spazio più umano, il minimarket appunto, che con la sua diversità di prodotti riflette perfettamente la varietà di suoni e generi che compongono questo disco“, spiega l’artista, al secolo Luigi Picone.

Il disco di 11 brani raccoglie un sound intimo, dove l’artista si mette a nudo e racconta se stesso. Anche quando non parla di sé racconta storie uniche: Piccoli fragilissimi film. E’ la storia urbana che si fonde con la vita vissuta in prima persona.

Il sound di “Minimarket” è un viaggio eclettico e coerente, costruito insieme a una folta squadra di musicisti: alla produzione artistica e al mixing c’è Stefano Juno Bruno (RIVA), che ha anche suonato basso e sequenze. Alla batteria Mirko Di Donna, alle chitarre Emmanuel Di Donna, Luca Notaro, Luigi Scialdone (Tropico/Fitness Forever), e Francesco Lettieri al pianoforte.
Il mastering è firmato da Giovanni Roma (aka blob).

L’album, anticipato dai singoli “Non li vedi mai“, “Addio Settembre” e “Non mi invitare“, promette di essere un lavoro maturo e stratificato.

Questo disco è la fotografia sonora ed emotiva degli ultimi due anni, un periodo di cambiamenti profondi e crescita personale“, racconta Santachiara. “Ma è anche uno sguardo sul mondo che ci circonda, sul paradosso di un’epoca in cui tutto, persino un’emozione o un brano musicale, deve essere ‘impacchettato’ per essere venduto. ‘Minimarket’ è la mia risposta: accetto il gioco, ma lo sposto in un terreno più autentico, dove la connessione con le persone può avvenire in modo sorprendente e diretto.”

Il progetto si inserisce in un percorso artistico che vede Santachiara costantemente in dialogo con il suo pubblico, come dimostrato il tour di undici date in cui ha condiviso in anteprima il mood dei nuovi brani, confermando la musica dal vivo come suo strumento primario di ricerca e condivisione.

“MINIMARKET” – TRACKLIST
1. Cane e coda
2. Non li vedi mai*
3. Non mi invitare*
4. Imprevisto
5. Nessuno
6. Quattromura
7. Staresopra
8. Addio settembre*
9. Pupazzi
10. Ruggine
11. Flixbus
* singoli
Art Direction, Communication&Graphic Design: Michele Ciro Franzese “Rosso” @rosso_mf
Fotografie: Maddalena Mone
Stylist: Mesaki Francesco Saverio
Associate Graphic Design: Alessio Marra, Michela Marcello
Video: Michele Pesce @welikethefish

Links 
https://www.instagram.com/solosantachiara/
https://www.tiktok.com/@sssantachiara
https://www.facebook.com/solosantachiara
@santachiara6496

Luigi Picone, in arte SANTACHIARA, nasce ad Alberobello nel 1998. Cresce viaggiando con i genitori artisti di strada, assorbendo stimoli culturali vari. Trascorre l’adolescenza a Spoleto e si trasferisce poi a Napoli nel quartiere Santa Chiara, da cui prende il nome d’arte.
Appassionato di rock e rap fin da giovane, amplia presto i suoi orizzonti musicali spaziando dal cantautorato ala, techno, classica e urban. Studia pianoforte e chitarra e inizia a sperimentare mischiando generi diversi con arrangiamenti casalinghi autocostruiti. Il suo stile fonde generi musicali senza confini precisi, utilizzandoli come base per testi ricchi di citazioni colte (filosofia, psicologia) e riferimenti alla vita universitaria napoletana, con una voce dalla timbrica distintiva. La sua musica è un intreccio di pop moderno, sonorità elettroniche e malinconia cantautorale, dove la produzione ricercata e liriche introspettive creano un universo riconoscibile. La laurea in Psicologia traspare in testi che scavano con acume nelle dinamiche relazionali e nei turbamenti generazionali. Il nuovo album “Minimarket” è un’ulteriore evoluzione, promettendo di consolidare la sua posizione tra le voci più interessanti e autentiche del nuovo pop italiano indipendente, in bilico tra narrazione quotidiana e profondità concettuale.


Ufficio stampa per Suonivisioni records
Hungry Promotion
info@hungrypromotionit
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

ARTonWORLD presenta il nuovo Numero 25 – febbraio 2026

SFOGLIA E LEGGI
E7E7E7

ArtonWorld.com Magazine – Numero 25 il primo volume del nuovo anno tra grandi maestri, ricerca scientifica, mercato dell’arte ed editoria 4.0

ArtonWorld presenta il Numero 25, primo volume del nuovo anno, un’edizione che segna una tappa fondamentale nel percorso evolutivo del magazine, confermando il ruolo di piattaforma editoriale internazionale, multimediale e interattiva.

In copertina l’artista di La Spezia (Italia), Pietro Bellani, figura di grande rilievo nel panorama artistico italiano, che ha frequentato i maestri e i galleristi degli anni Sessanta, attraversando stagioni fondamentali della storia dell’arte contemporanea. Un racconto intenso che unisce memoria storica, esperienza diretta e visione artistica.

Tra i contenuti più originali del numero, spiccano due esperienze performative dedicate all'”Uovo Cosmico“, opera unica e simbolica, interpretata come metafora universale di nascita, energia e trasformazione, capace di dialogare con linguaggi artistici e concettuali profondamente contemporanei.

Grande attenzione è riservata anche al dialogo tra arte e scienza, con un contributo di particolare interesse della neurologa Maria Ernesta Leone, che offre una lettura innovativa e stimolante sui processi cognitivi, la percezione e le connessioni tra mente, creatività e linguaggi visivi.

Il Numero 25 accoglie inoltre importanti Partner,  gallerie internazionali, protagoniste di mostre di alto livello:

– Ilana Lilienthal Gallery, con una mostra di grande spessore curatoriale;

– Medina Castelli e James Art Design Castelli, realtà dinamiche e attente alle nuove tendenze del mercato;

– Marian Goodman Gallery, con una mostra di straordinaria qualità che conferma il ruolo centrale della galleria nel sistema dell’arte globale.

Arricchisce l’edizione un’intervista esclusiva a Claudio PagliaraDirettore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, che riflette sul valore della cultura italiana nel mondo, sul dialogo internazionale e sulle nuove strategie di promozione culturale.

ArtonWorld si conferma oggi come editoria 4.0, con risultati concreti e misurabili: oltre 500.000 visualizzazioni a settimana testimoniano una crescita costante e una grande evoluzione editoriale, basata su contenuti multimediali, interattivi e su una diffusione globale attraverso i canali digitali.

Gli artisti presenti nel numero sono numerosi, provenienti da diverse aree geografiche e portatori di esperienze, linguaggi e visioni differenti, a dimostrazione della vocazione internazionale e inclusiva del magazine.

Tra gli appuntamenti imperdibili raccontati in questo numero, Arte Fiera Bologna si conferma come evento sempre accattivante e centrale per il mercato dell’arte, punto di riferimento per collezionisti, galleristi e operatori del settore.

Il Numero 25 di ArtonWorld invita i lettori a scoprire tutte le novità di un’edizione ricca di contenuti, visioni e prospettive, che racconta l’arte contemporanea come esperienza viva, multidisciplinare e in continua trasformazione.

Continua la campagna abbonamenti alla rivista cartaceaPer info inviare una mail a info@artonworld.com


PRESS RELEASE  ArtonWorld Magazine – Issue 25The first volume of the new year between great masters, scientific research, the art market and publishing 4.0

ArtonWorld presents Issue 25the first volume of the new year, an edition that marks a milestone in the magazine’s evolution, confirming its role as an international, multimedia and interactive publishing platform.

On the cover is Pietro Bellani, an artist from La Spezia (Italy) and a prominent figure on the Italian art scene, who frequented the masters and gallery owners of the 1960s, experiencing fundamental periods in the history of contemporary art. An intense story that combines historical memory, direct experience and artistic vision.

Among the most original contents of the issue are two performance experiences dedicated to the “Cosmic Egg“, a unique and symbolic work interpreted as a universal metaphor for birth, energy and transformation, capable of dialoguing with deeply contemporary artistic and conceptual languages.

Great attention is also paid to the dialogue between art and science, with a particularly interesting contribution from neurologist Maria Ernesta Leone, who offers an innovative and stimulating interpretation of cognitive processes, perception and the connections between mind, creativity and visual languages.

Issue 25 also welcomes important international gallery partners, protagonists of high-level exhibitions:

– Ilana Lilienthal Gallery, with an exhibition of great curatorial depth;

– Medina Castelli and James Art Design Castelli, dynamic realities attentive to new market trends;

– Marian Goodman Gallery, with an exhibition of extraordinary quality that confirms the gallery’s central role in the global art system.

The edition is enriched by an exclusive interview with Claudio PagliaraDirector of the Italian Cultural Institute in New York, who reflects on the value of Italian culture in the world, international dialogue and new strategies for cultural promotion.

ArtonWorld is now confirmed as a 4.0 publisher, with concrete and measurable results: over 500,000 views per week testify to constant growth and a major editorial evolution, based on multimedia and interactive content and global distribution through digital channels.

The issue features numerous artists from different geographical areas, each with their own experiences, languages and visions, demonstrating the magazine’s international and inclusive vocation.

Among the unmissable events covered in this issue, Arte Fiera Bologna confirms its status as an ever-captivating and central event for the art market, a reference point for collectors, gallery owners and operators in the sector.

Issue 25 of ArtonWorld invites readers to discover all the latest news in an edition rich in content, visions and perspectives, which presents contemporary art as a living, multidisciplinary and constantly evolving experience.

The subscription campaign for the print magazine continues.
For information, send an email to info@artonworld.com


Contatti:
ArtonWorld Magazine – Editorial Office
Email: info@artonworld.com  
 
For more information:
ArtonWorld Magazine – Editorial Office
Email: info@artonworld.com  

CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
Agenzia di comunicazione e ufficio stampa
tel : +39-051-6569105
email: info@culturaliart.com
web: www.culturaliart.com
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com> 

Si è chiusa a Roma la conferenza internazionale SIpEIA 2026 “ETICHE PER L’IA”

Contribuire alla costruzione di un’IA responsabile e al servizio della persona: è stato questo il tema principale della conferenza internazionale “Etiche per l’IA: sfide, opportunità e prospettive umano-centriche”,organizzata da SIpEIA (Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale) e conclusasi ieri a Roma dopo due intense giornate in cui sono stati affrontati i problemi etici connessi allo sviluppo dell’IA, tra aspetti normativi, sociali e di policy. 

Importante il contributo delle nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori, fondamentali nel guidare il necessario cambiamento culturale e digitale. La conferenza, tra sessioni plenarie e sessioni parallele di approfondimento, ha dimostrato come sia importante unire rigore scientifico e multidisciplinarità, intorno a temi come epistemologia e affidabilità, responsabilità e cura, creatività e immaginario, società e democrazia, educazione e sostenibilità, diritto e governance. Ed è stato veicolato un messaggio chiaro: l’IA deve essere guidata da persone competenti, critiche e consapevoli.

Governare le tecnologie e l’IA secondo un modello strategico di integrazione 
tra ricerca, creatività, visione industriale e, soprattutto, responsabilità sociale.
 
“Etiche per l’IA”: chiuso alla Sapienza il Convegno internazionale SIpEIA 2026

I lavori sono stati aperti dalla Sapienza con Matilde MASTRANGELO, che ha ribadito come l’Intelligenza Artificiale non rappresenti più un ambito distante o specialistico, ma una presenza quotidiana nelle nostre vite sociali, istituzionali e culturali. L’IA incide su informazione, decisioni, lavoro, educazione e pratiche democratiche. Per questo, le sue implicazioni etiche non possono essere considerate marginali: riguardano direttamente le forme di vita che stiamo costruendo insieme. A seguire, l’intervento di Tiziana CATARCI, presidente di SIpEIA, fondata nel 2020 durante la pandemia, che è stata la prima associazione scientifica italiana centrata sui problemi etici sollevati dall’IA. Catarci ha ricordato che la mission dell’Associazione – la promozione dell’uso dell’IA per il bene comune e il progresso sociale, contro ogni concentrazione di potere e nuove forme di esclusione – è piuttosto una sfida collettiva che riguarda tutti. “I nuovi sistemi di IA non sono solo un’evoluzione tecnica, ma un cambiamento che investe il modo stesso in cui pensiamo il rapporto tra tecnologia, conoscenza e società“. 

Scendendo nel concreto di una buona applicazione dell’IA, Sanmay DAS (Virginia Tech) ha proposto una riflessione chiave sull’uso dell’Intelligenza Artificiale come strumento di misurazione nei sistemi umani e sociali. La domanda centrale qui non è solo come misuriamo, ma che cosa scegliamo di misurare. L’IA viene usata anche per l’ottimizzazione delle risorse e per l’analisi di preferenze e incentivi, ad esempio nei sistemi di welfare. Ma, come ha ricordato Das, non esistono soluzioni tecniche “magiche”: alla base c’è sempre una scelta umana e politica sugli obiettivi sociali. L’IA può aiutarci a chiarire questi obiettivi, se sappiamo usarla nel modo giusto.

Di AI agentica, opportunità, rischi e responsabilità, ha parlato Francesca ROSSI (IBM): l’AI agentica non si limita a generare risposte, può agire ed eseguire decisioni. Questo porta con sé nuove opportunità, ma anche rischi più elevati: azioni irreversibili, nuove forme di allucinazione, maggiore esposizione a vulnerabilità e disallineamento dei valori non solo nel linguaggio, ma nelle azioni. La sfida centrale diventa così la fiducia, evitando sia l’eccessiva delega sia il rifiuto per paura, garantendo sempre un controllo umano significativo. Il punto chiave è uno: l’AI deve aumentare l’intelligenza umana, non sostituirla. E le aziende hanno una responsabilità diretta nel costruire governance, processi e strumenti per un’AI davvero responsabile.

La seconda giornata ha preso avvio dall’intervento del filosofo Daniel INNERARITY (EUI), su democrazia, governance e impatto politico delle tecnologie e su come le democrazie cambiano nell’era digitale. Lo studioso è profondamente convinto che l’IA non sia solo tecnica o tecnica ed etica, ma una questione profondamente politica. “Un’IA democratica richiede persone presenti nel suo ciclo di vita in grado di interpretare, contestare, decidere”. Per rendere davvero rappresentative le tecnologie contemporanee è necessario che la diversità dei loro rappresentanti sia quanto più possibile simile alla diversità delle società che intendono servire. Solo in questo modo una tecnologia così potente può essere considerata autenticamente pluralista e democratica.

Ciò è reso difficile dalla concentrazione del potere nelle mani di poche piattaforme che limita la varietà delle prospettive e dalla mancanza di diversità nei sistemi di apprendimento. È inoltre necessario evitare una dipendenza esclusiva dall’ingegneria e da modelli stereotipati orientati unicamente alla massimizzazione. C’è poi una questione di valori, di equilibrio e di responsabilità nella costruzione e ricostruzione dei dataset. La carenza di diversità, ad esempio nei dati facciali, ha già prodotto fenomeni di discriminazione e sistemi di riconoscimento incapaci di considerare adeguatamente le differenze locali e globali. Analogamente, si registra una limitata varietà anche nelle modalità di utilizzo dei servizi digitali. Per rappresentare realmente le nostre volontà collettive, la tecnologia deve riflettere la nostra pluralità. La sovranità, infatti, è costituita proprio da coloro che sono diversi: una comunità politica è tale perché fondata sulla diversità. Infine, Innerarity ha invitato caldamente a considerare tali questioni oggetto di decisioni consapevoli, riconoscendo pienamente la loro esistenza e la necessità di affrontarle.

Mariarosaria TADDEO (Oxford University) ha posto l’accento su un aspetto particolare. Anche se con il rapido avanzamento dell’Intelligenza Artificiale, ci troviamo a porci interrogativi urgenti su come questa tecnologia possa essere utilizzata in modo sicuro ed efficace, in nessun ambito tali questioni risultano più complesse che nel settore militare e della difesa. Anche qui l’IA e le capacità di autonomia e apprendimento delle tecnologie di IA pongono sfide etiche nell’ intelligence, nella cyber-warfare, fino ai sistemi d’arma autonomi. Nel suo intervento a SIpEIA, Mariarosaria Taddeo ha ricordato come la digitalizzazione del conflitto sia un processo iniziato decenni fa e oggi arrivato a una fase di piena maturità. Dalla Prima guerra del Golfo in cui l’informazione diventava un asset strategico, agli attacchi cyber all’Estonia nel 2007 che hanno mostrato come le tecnologie digitali possano essere “armate”, fino al riconoscimento del cyberspazio come dominio operativo da parte della NATO: la difesa si è progressivamente trasformata. La guerra in Ucraina segna un’ulteriore accelerazione, con l’intelligenza artificiale sempre più centrale nelle strategie militari. Non è solo una questione tecnologica: questa evoluzione ridefinisce sicurezza, responsabilità ed equilibri globali. Comprenderla è essenziale per governare il futuro.

A chiudere il confronto Mons. Vincenzo PAGLIA (Accademia Pontificia per la Vita). Preoccupato per la direzione antidemocratica, totalizzante, pervasiva e non inclusiva intrapresa dallo sviluppo tecnologico più recente, ha ammonito sul pericolo altrettanto grande dell’inerzia. Bisogna intervenire e in questa direzione sono andate e stanno andando anche le iniziative della Pontificia Accademia della Vita, perché tale sviluppo non avvenga al di fuori di una prospettiva etica, intendendosi l’etica come “visione di un nuovo umanesimo“. E intervenire non dall’alto, ma convincendo ad una auto-regolamentazione chi genera gli algoritmi. Ma le regole, da sole, non bastano. Occorre consapevolezza in tutte le componenti della società civile della necessità di un’attitudine umanistica che accompagni lo sviluppo di questa tecnologia e consapevolmente indirizzi i decisori politici in un’ottica di dignità e bene comune. Serve un quadro giuridico condiviso, che contenga anche regole etiche: purtroppo non è attuabile facilmente nel momento attuale, che vede una politica internazionale per lo più sovranista e dominata decisamente da una cultura della forza. Siamo in un momento delicatissimo, con il tema dell’IA legato a quello delle armi, alla modalità della conquista che è andata a sostituire quella della scoperta, alla mancanza di volontà dei Paesi ad agire insieme in un’ottica di ‘casa comune’ da preservare. L’antidoto potrebbe trovarsi in un’eticità e trasparenza dell’algoritmo, nell’educazione che genera conoscenza – e qui fondamentale il ruolo delle università, “motori di visioni” –, in un ritorno ad una universitas scientiarum. Al posto della eccessiva specializzazione delle discipline, un’alleanza di tutte le scienze anche con le arti, la poesia, con tutto quello che definisce l’umano che sappia guidare la scienza senza rinnegarla. Un’alleanza anche tra gli umani, nel segno del dialogo, contaminandoci, camminando insieme, prendendoci cura gli uni degli altri, consapevoli che nessuno si salva da solo. L’humana communitas è un must, non un’opzione, è la conclusione di Mons. Paglia.


Media Duemila |Media Partner 
Dott.ssa Sara Aquilani 
Redazione Media Duemila
e-mail: redazione@mediaduemila.com
#SIpEIA2026
Da Osservatorio TuttiMedia <nostalgiadifuturo.tuttimedia@gmail.com> 

La morte di Zichichi aggiunge una risonanza culturale decisiva alla mostra di Guadagnuolo

A sinistra: Francesco Guadagnuolo – Il Sincrotrone fenomeno previsto dalle equazioni di Maxwellle
A destra: 5- Francesco Guadagnuolo – Il Sincrotrone tra scienza e natura, con le equazioni di Maxwell,
si fondono con gli alberi, colline e luce solare

Arte e Cura dei Tumori: la mostra di Guadagnuolo al CNAO apre una nuova soglia del Transrealismo
Nel cuore del Sincrotrone di Pavia, l’intervento di Guadagnuolo attiva un nuovo regime di visibilità tra arte e scienza. La morte di Zichichi aggiunge una risonanza culturale decisiva al dialogo tra immagine, fisica e pensiero contemporaneo

La morte di Zichichi aggiunge una risonanza culturale decisiva al dialogo tra immagine, fisica e pensiero contemporaneo

A mostra conclusa, l’esperienza al CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia rivela tutta la sua portata: nel luogo in cui la fisica avanzata cura i pazienti, Francesco Guadagnuolo ha trasformato il Sincrotrone in un acceleratore di significati, inaugurando una fase post-classica del Transrealismo.

La mostra dell’artista siciliano, romano di adozione, al CNAO ha rappresentato un momento di svolta nel dialogo tra arte, scienza e umanità. Il Sincrotrone, cuore tecnologico del centro, non è stato solo un contesto espositivo, ma un dispositivo concettuale da cui far scaturire una nuova visione estetica. In questo scenario, la notizia della morte di Antonino Zichichi, scienziato mondiale, figura centrale della fisica europea e protagonista della stagione più intensa del CERN di Ginevra, introduce una risonanza che non può essere elusa. Zichichi non ha avuto un ruolo diretto nella progettazione del Sincrotrone del CNAO di Pavia, ma la sua visione della fisica come interrogazione dell’invisibile – e non come mera tecnologia – costituisce un riferimento culturale essenziale per comprendere la posta in gioco dell’operazione di Guadagnuolo. L’artista ebbe modo di conoscere lo scienziato Antonino Zichichi, e quell’incontro sembra aver affinato la sua capacità di leggere gli acceleratori non come macchine, ma come agenti ontologici, nodi in cui materia, energia e significato s’intrecciano.

L’opera “Sincrotrone: l’arte come accelerazione di speranza”, presentata per i 25 anni del CNAO, si colloca pienamente dentro la discussione internazionale sulla nuova ontologia dell’immagine. Guadagnuolo non rappresenta il Sincrotrone: lo attiva. Lo sottrae alla sua funzione tecnica e lo reinscrive in un regime di esistenza in cui l’immagine non è più un derivato del reale, ma una sua modulazione energetica. L’acceleratore diventa un operatore estetico, un campo di forze in cui visibile e invisibile non sono categorie opposte, ma stati di una stessa vibrazione.

Il Transrealismo italiano, movimento che Guadagnuolo ha contribuito a delineare assieme al critico d’arte Antonio Gasbarrini negli anni ’90, trova qui una mutazione decisiva.

La fase post-classica inaugurata al CNAO non si limita a superare il reale attraverso simboli o visioni: lo attraversa con gli strumenti concettuali della fisica contemporanea, assumendo concetti come campo, orbita, particella, energia come materiali estetici. L’immagine diventa un fenomeno quantico: non ciò che si vede, ma ciò che accade.

Dopo la chiusura della mostra, l’esperienza vissuta al CNAO ha continuato a risuonare nell’immaginazione di Guadagnuolo, generando un impulso creativo che va oltre la dimensione espositiva. L’incontro con la fisica applicata alla cura, con la potenza silenziosa del Sincrotrone e con l’umanità dei pazienti e dei ricercatori ha aperto nell’artista un nuovo fronte di ricerca, spingendolo a interrogare ciò che normalmente resta fuori dal dominio della percezione. Da questa risonanza è nata l’idea di sviluppare un ciclo di opere in chiave scientifica, un percorso che esplora campi, particelle, orbite, energie e processi invisibili, traducendoli in forme poetiche e visionarie.

Questa nuova produzione non rappresenta un’estensione illustrativa del lavoro precedente, ma un tentativo di costruire un linguaggio capace di tenere insieme rigore concettuale e sensibilità percettiva. Guadagnuolo s’inserisce così nel solco delle pratiche artistiche che, dagli anni Sessanta in poi, hanno interrogato il rapporto tra tecnologia e immagine, ma la sua ricerca assume qui una specificità nuova: la scienza non è più un repertorio iconografico, bensì un territorio ontologico. Le dinamiche subatomiche, i campi di forza e i processi invisibili diventano materiali estetici attivi, elementi che partecipano alla costruzione dell’immagine come fenomeno emergente, come evento più che come rappresentazione. Per la sua originalità e per la forza del messaggio, questo ciclo è destinato a diventare una mostra itinerante, portando in diverse città italiane ed europee la testimonianza di un incontro straordinario tra arte e scienza. Un incontro che non si limita a evocare l’invisibile, ma lo mette in tensione, lo attiva, lo trasforma in un campo di possibilità: un’estensione naturale della fase post-classica del Transrealismo inaugurata al CNAO. 


Da artescienza2018@libero.it