Dal 13 dicembre 2025 al 1° febbraio 2026 la Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma guidata da Luca Mercuri ospiterà la personale di Salvatore Dominelli intitolata Oltre il decoro. Tra pigmento e geometria.
L’esposizione, curata da Maria Giuseppina Di Monte con la collaborazione di Veronica Brancati, si articola su tre sale e si inserisce in un dialogo armonico con il patrimonio e le tematiche della Casa Museo Boncompagni Ludovisi. Custode di una preziosa tradizione dedicata alle arti decorative e applicate, la Casa Museo rappresenta il contesto ideale per valorizzare e approfondire il percorso artistico di Dominelli.
Salvatore Dominelli. OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria. Mostra
A cura di Maria Giuseppina Di Monte Con la collaborazione di Veronica Brancati Casa Museo Boncompagni Ludovisi Roma, via Boncompagni 18 13 dicembre 2025 – 1 febbraio 2026 Inaugurazione: 13 dicembre 2025 ore 16.30
L’allestimento propone un’ampia varietà di oggetti: piatti in ceramica, piccole sculture, disegni, paraventi e un tavolino da lavoro che accoglie dodici sculture in gesso, ciascuna evocativa di un mese dell’anno. Le forme che compongono il corpus dell’esposizione nascono da un’attenta e partecipe osservazione della realtà da parte di Dominelli, che trae ispirazione dagli elementi del mondo che lo circonda. Piatti, paraventi, sculture e disegni decorano e animano lo spazio e si configurano come supporti di una geometria essenziale. Questi manufatti si esprimono attraverso un linguaggio visivo composto da forme e segni grafici che si intrecciano in contrasti tra il nero e vivaci cromie. La predilezione per la purezza dei colori primari conferisce alle opere una carica espressiva intensa, capace di catturare l’attenzione e coinvolgere emotivamente.
Così la curatrice e direttrice della Casa Museo Maria Giuseppina Di Monte: «La mostra di Dominelli negli spazi della Casa museo Boncompagni conferma il valore della decorazione non in quanto componente ornamentale, di superficie e quindi subordinata all’architettura e alla pittura ma come indipendente e autonoma, niente affatto esornativa o accessoria. Sono lieta di ospitare una mostra il cui “refrain” sia attraverso gli oggetti esposti che nell’installazione presentata fa riverberare la preziosità e l’atmosfera romantica del contesto».
Salvatore Dominelli – Profilo
Salvatore Dominelli nasce a Serra San Bruno, in Calabria, nel 1954. Nel 1972 si trasferisce a Roma, dove nel 1977 consegue il diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Dagli anni Settanta in poi partecipa a numerose mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero, tra cui la XII Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte di Roma e la 54ª Biennale di Venezia. Le sue opere sono state esposte in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda, Danimarca, Egitto, Estonia, Finlandia, Libano, Turchia, Siria, Spagna, Malta, Sud Africa, Slovenia e gli Stati Uniti.
SCHEDA INFORMATIVA Titolo: Salvatore Dominelli. OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria. Sede: Casa Museo Boncompagni Ludovisi, via Boncompagni, 18, 00196 Roma
Orari: dal martedì alla domenica ore 9.00 – 19.30; ultimo ingresso ore 18.30. Chiuso il lunedì.
Ufficio Promozione e Comunicazione e URP Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
L’educatrice, un thriller psicologico al femminile disponibile su Amazon in versione cartacea ed ebook.
“L’educatrice”, il nuovo thriller psicologico di Sara Bontempi
Un romanzo teso, inquietante, che esplora le zone d’ombra della mente umana e il potere distruttivo della manipolazione psicologica.
Cosa accade quando la paura si annida nella mente, e la libertà diventa un ricordo? Con L’educatrice, il suo nuovo libro, Sara Bontempi trascina il lettore dentro un labirinto mentale fatto di suggestioni, inganni, seduzione psicologica e sopravvivenza.
Al centro della storia tre ragazze sequestrate, costrette a confrontarsi con una donna dall’apparenza irreprensibile, capace di trasformare la fragilità delle sue vittime in terreno fertile per un “percorso di rieducazione” disturbante e metodico. L’apparente calma della sequestratrice nasconde un passato inconfessabile che l’ha plasmata in ciò che teme e venera allo stesso tempo: un’“educatrice”, convinta di salvare ciò che lei stessa spezza.
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Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979 e oggi residente nel Golfo dei Poeti, in Liguria, lavora come freelance offrendo servizi di promozione editoriale ad autori e artisti. Ha partecipato a diversi concorsi letterari e i suoi racconti sono stati inclusi in antologie come Giappone Desire, Nippomania, Racconti Vol. 3 – Alcova Letteraria e Diventa ciò che sei di Atile Edizioni.
Nel 2023 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Il bacio sulla fronte (LFA Publishing), premiato per “Spunti di analisi e dialettica” al XII Premio Letterario Internazionale di Poesie e Narrativa della Città di Sarzana. Nel 2024 è uscito il suo secondo romanzo, Penny (Atile Edizioni).
L’educatrice è la sua nuova e più intensa prova narrativa, un thriller psicologico che conferma la sua voce originale nel panorama contemporaneo.
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CONCORSO FOTOGRAFICO SCENARI. Volti e luoghi della Natura – I edizione Concorso, Residenza artistica, Mostre e Premio acquisizione rivolti a professionisti, emergenti e studenti accademie Scadenza partecipazione 21 marzo 2026
Il Comune di San Pietro di Cadore(BL), in partenariato con l’Associazione Clematis Cultura, promuove la I edizione del Concorso Fotografico e Residenza Artistica “SCENARI. Volti e luoghi della Natura”, con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze del territorio e mettere in risalto il patrimonio naturale, artistico e culturale delle sue frazioni: San Pietro, Costalta, Valle, Presenaio, Mare e Val Visdende.
La partecipazione al concorso, che prevede una residenza artistica, mostre collettive e un premio acquisizione, è gratuita. Il concorso è aperto a fotografi/artisti/autori over 35, a fotografi/artisti/autori under 35 e studenti under 35 iscritti ai corsi di diploma di secondo livello delle Accademie di Belle Arti, ISIA, IED o altre scuole di alta formazione riconosciute.
La Commissione selezionerà su base curriculare e artistica due fotografi/artisti/autori over 35 e un fotografo/artista/autore/studente under 35,i quali parteciperanno dal 23 al 26 giugno 2026 alla residenza artistica a San Pietro di Cadore. L’esperienza immersiva produrrà un confronto autentico conpersone e luoghi, tra memorie, tradizioni e atmosfere del paesaggio dolomitico naturale e antropizzato, che verrà restituito dai partecipanti attraverso un corpus di 6-8 fotografie originali, che coglieranno aspetti poetici e vibranti, corrispondenti al tema del concorso.
La Commissione è composta da Angela Madesani – storica dell’arte e curatrice indipendente, Presidente di commissione; Marco Ceraglia – fotografo artista; Paolo Dell’Elce – fotografo e teorico di linguaggi visivi; un rappresentante del Museo DART Casa Falconieri di Dolianova Cagliari – Centro Ricerca e Sperimentazione (Dario Piludu direttore artistico / Gabriella Locci artista); due rappresentanti istituzionali (il Sindaco di San Pietro di Cadore o suo/a delegato/a; il Presidente dell’Associazione Clematis Cultura o suo/a delegato/a).
Le fotografie, realizzate a seguito della residenza e stampate a cura dell’organizzazione, verranno esposte dall’1 al 31 agosto 2026 nella mostra collettiva allestita a Villa Poli De Pol, elegante edificio ottocentesco in stile veneziano, oggi sede del Municipio di San Pietro di Cadore e snodo della vita culturale del territorio. La mostra verrà ospitata nel 2026 anche nelle sale del Museo DART – Casa Falconieri di Dolianova (Cagliari),centro d’arte contemporanea e di ricerca visiva che promuove in Sardegna la sperimentazione tra linguaggi artistici, tecnologie e nuovi media, in dialogo con artisti e istituzioni nazionali e internazionali.
Il concorso prevede, inoltre, l’attribuzione di un premiodi 1.000,00 euro a ciascun vincitore e l’acquisizione nella collezione del Comune di San Pietro di Cadore delle fotografie vincitrici, che andranno a costituire ilnucleo originario di una raccolta dedicata al rapporto tra arte, natura e territorio. Oltre al premio, per i tre vincitori saranno a carico del Comune di San Pietro di Cadore le spese di vitto ed alloggio sia per il periodo di residenza artistica che per le giornate della premiazione, oltre che il ristoro delle spese di viaggio. Verranno garantiti, inoltre, durante la residenza artistica, gli spostamenti con mezzi comunali per le trasferte sul territorio dei finalisti per la realizzazione del progetto fotografico.
INFO Concorso Fotografico SCENARI. Volti e luoghi della Natura I edizione Residenza artistica, mostre e premio acquisizione dedicati a professionisti, emergenti e studenti accademie Scadenza partecipazione 21 marzo 2026 Comune di San Pietro di Cadore www.comune.sanpietrodicadore.bl.it
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Dopo il grande successo delle precedenti edizioni, il The Village – Parco de’ Medici e The Space Cinema rinnovano anche quest’anno il loro appuntamento con la magia delle feste e presentano “Un Natale con i Fiocchi”, palinsesto di eventi pensato per regalare al pubblico un’esperienza immersiva e scintillante. Musica, spettacolo, laboratori creativi, neve e grandi emozioni accompagneranno visitatori di tutte le età dall’8 dicembre fino al 6 gennaio, con la Befana in piazza. Così il Direttore del The Village, Oliviero ALBINI: “Siamo al terzo anno di questa iniziativa che vogliamo far diventare una tradizione per il grande numero di visitatori che ci hanno mostrato il loro apprezzamento, inducendoci ad arricchirlo e ad estenderlo per tutte le festività natalizie”.
Un Natale con i Fiocchi The Village Parco de’ Medici e The Space Cinema presentano l’edizione 2025 del villaggio natalizio. Inaugurazione l’8 dicembre con il Pink Concert.
In programma
Apertura ufficiale ieri, lunedì 8 dicembre alle 18.30, con il suggestivo “Pink Concert” del noto pianista busker in rosaAngelo Santirocco, che inaugurerà la stagione natalizia con un’esibizione nella piazzetta del The Village. L’evento è stato pensato per essere un’immersione tra la musica ed il colore rosa, dove tutti sono invitati a partecipare indossando almeno un accessorio dello stesso colore. Poi l’accensione del grande albero di Natale e l’inizio dei laboratori e degli spettacoli itineranti.
Ogni fine settimana il The Village sarà animato da spettacoli e divertimento con i trampolieri, cosplay, mascotte ed altri personaggi natalizi, che contribuiranno a rendere ogni giornata speciale. Mentre i più piccoli potranno partecipare ai laboratori creativi a tema natalizio ed incontrare i personaggi più amati del Natale: Babbo Natale, gli Elfi e, per concludere, la Befana, protagonista del primo week end di gennaio.
Si è scelto di adottare come progetto sociale della manifestazione la onlus di clownterapia Comici Camici ETS, che condurrà alcuni laboratori per regalare momenti di gioia, creatività e divertimento inclusivo. “Siamo i Clown Dottori di Comici Camici, – racconta Gianluca Folcarelli, Presidente della Società Cooperativa Sociale – una Onlus che porta la clownterapia negli ospedali, a scuola, nelle case-famiglia, nelle formazioni per le aziende e nella divulgazione destinata alle coscienze che si aprono ad un messaggio importante. La nostra mission è riconoscere le emozioni negative, prenderle a cuore e ribaltarle verso la più preziosa dote che ciascuno di noi ha dentro: la gioia. In questo ci mettiamo tutto l’impegno e la professionalità di cui disponiamo, perché ridere è cosa seria: nelle situazioni più impensabili, quel naso rosso rimette la vita in movimento”.
Come da tradizione, nei giorni 20/21/26/27/28 dicembre e 3, 4 e 6 gennaio, le serate dei fine settimana, saranno rese ancora più suggestive dalla magia delle “nevicate”, un effetto scenografico che avvolgerà il pubblico per un vero “Natale con i fiocchi”, accompagnato dalla musica di Radio Globo, radio ufficiale dell’evento, con DJ set live e collegamenti in diretta dal cuore del The Village per rendere ancora più esclusive le serate.
Il 27 dicembre, alle 22.30, tutti gli occhi verso il cielo per lo spettacolo di fuochi d’artificio.
The Space Cinema
La programmazione di The Space Cinema si arricchisce di titoli per tutti i gusti, a partire da Avatar: Fuoco e Cenere, dal nuovo e attesissimo film di Checco Zalone, Buen Camino, e da molte altre proposte dedicate a tutta la famiglia. Dal 22 dicembre al 6 gennaio il cinema sarà aperto tutti i giorni con apertura alle ore 11.00. Inoltre, a partire dal 25 dicembre, saranno disponibili speciali anteprime mattutine de La Grazia, il nuovo e attesissimo film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo. È già possibile acquistare il biglietto sul sito del cinema ed assicurarsi il miglior posto in sala.
The Village
Il The Village si conferma così imprescindibile polo attrattivo per l’intrattenimento romano anche durante le feste, quando affianca l’offerta dedicata al Natale a quella attiva tutto l’anno: oltre al The Space Cinema, il multisala più frequentato d’Italia, la pista indoor E-go-kart, i lasergames, l’area giochi Joy Village e una diversificata offerta food. Sarà davvero “Un Natale con i Fiocchi” con il progetto ideato e coordinato da Gruppo Matches, che cura gli eventi e la comunicazione del The Village e ne sostiene il posizionamento come hub privilegiato per il divertimento nella Capitale.
“UN NATALE CON I FIOCCHI” | THE VILLAGE PARCO DE’ MEDICI – THE SPACE CINEMA Via Salvatore Rebecchini 5 | INGRESSO LIBERO Facilmente raggiungibile dal Raccordo, prendendo l’uscita Magliana, direzione Parco De’ Medici. Un ampio parcheggio garantisce un accesso agevole e comodo a tutti i visitatori.
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Dal 22 novembre all’11 dicembre 2025, è visitabile presso gli spazi di MOLO22, al Porto turistico di Pescara, la mostra Liberticidio di Joseph De Felici e Ferdinando Gatta, a cura di Nadia Di Bernardo e Francesca Perti: un progetto che indaga attraverso il medium della fotografia il concetto complesso della libertà.
Allestimento
LIBERTICIDIO
Joseph De Felici Ferdinando Gatta A cura di Nadia Di Bernardo e Francesca Perti
Fino all’11 dicembre 2025
MOLO22 Porto turistico Lungomare Papa Giovanni XXIII – Pescara
«La mostra LIBERTÀ nasce dell’interazione di De Felici e Gatta», scrive Francesca Perti, «che diventano un unico corpo e un’unica voce, attraverso fotografie in bianco e nero, che sembrano irradiare scariche elettriche ad alta tensione, non freddamente impersonali, ma impregnate della sensibilità degli artisti: vibrano di un fremito interno e colpiscono direttamente al cuore.Fotografie che non danno scampo e che ci costringono ad immergerci nel profondo, ci assorbono all’interno del loro centro gravitazionale, ci inchiodano spalle al muro, costretti a ripensare in modo nuovo alla parola libertà e al suo contrario. I due fotografi ci fanno riflettere sulla necessità di denunciare le menzogne che ci vengono raccontate, spesso con l’accondiscendenza dei mass media, che ci impediscono di vedere la realtà così come è, creando una forma di illusione collettiva. […] Nell’opera di De Felici e Gatta la fotografia diventa un mezzo di espressione personale e di ricerca critica, in grado di esplorare le diverse sfaccettature della libertà ma anche le sue contraddizioni. Già dai titoli delle loro opere, TORTURE, DNA RICODIFICATO, MODIFICAZIONE CEREBRALE, i due fotografi affrontano temi spinosi e controversi, sempre in un continuo dialogo tra di loro, un dialogo che diventa fare artistico e poetico.»
Mentre Nadia Di Bernardo nella sua presentazione sottolinea: «Non si fanno illusioni, Joseph De Felici e Ferdinando Gatta, sulla destinazione del pensiero libero, riflessione che li accomuna e che urlano attraverso le inquadrature dei loro obiettivi fotografici, trasponendo attraverso stili sia pur diversi ma compenetranti, la propria visione. Negli scatti apparentemente manca o si riduce l’elemento umano, che si esplicita invece nelle forme, convertite in barriere appositamente progettate per manipolare, distorcere, modificare e omologare il pensiero collettivo, in nome di un ordine contenitore dei diritti umani, strumenti pensati e manipolati per limitare gli individui stessi. […] Inquietanti costruzioni prive di finestre, dove non filtra luce dall’esterno e diventano cieche prigioni fisiche e dell’anima. E ancora, mani tese in le cui forme perdono sostanza, quasi evaporando, in immagini distopiche di individui deprivati di qualsiasi altro pensiero, se non quello della immediata sopravvivenza. Esperimenti di mutagenesi, in nome del progresso e della scienza, manipolazioni destinate a influenzare le masse, manipolazioni perpetuate con la complicità delle lobby. Ed ecco che allora tutto ciò diventa tortura, deprivazione dello spazio vitale, limitazione e mortalità delle libertà individuali, crimini diffusi sia fisici che morali, dei liberticidi.
Joseph De Felici
Joseph De Felici
Joseph De Felici vive a Frascati e lavora in Italia e all’estero. Inizia il suo percorso artistico girando cortometraggi e scattando fotografie sperimentali e, dalla metà degli anni novanta, reportage fotografici in Marocco, Turchia, India, Nepal, Birmania, Thailandia. Nel 1999, dopo un rientro in Italia, decide di stabilirsi negli Stati Uniti lavorando come fotografo freelance a New York fino al 2002, esponendo in spazi underground della scena artistica newyorkese. Dal 2008 ha ricominciato a viaggiare in Oriente, vivendo per lunghi periodi soprattutto nel Sud-est asiatico, continuando la sua personale ricerca fotografica.
Ferdinando Gatta
Ferdinando Gatta
Ferdinando Gatta (Marino, RM, 1965) lavora dal 1985 nel campo della fotografia formandosi in camera oscura, praticando sviluppo e stampa prima di avviare nel 1991 lo studio fotografico “Obiettivo Immagine” e dal 2009 di “T.T.L. ass. fotografica”. Esperto di didattica legata alla fotografia analogica, ha esposto in Italia e all’estero. Dal 2004, come unico titolare dello studio, organizza anche corsi di fotografia.
MOLO22 è uno spazio polivalente, nel cuore del porto turistico di Pescara, che ospita mostre, performance, reading, letture, presentazioni.
INFO
LIBERTICIDIO Joseph De Felici Ferdinando Gatta A cura di Nadia Di Bernardo e Francesca Perti Inaugurazione 22 novembre 2025 ore 18.00 Fino all’11 dicembre 2025 Orari: da lunedì a sabato 16.30 – 18.30; domenica su appuntamento: tel 329 368 8028 / 3204169827
MOLO22 Direzione artistica: KK Porto turistico Lungomare Papa Giovanni XXIII – Pescara
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Pain of Pleasure Christa Joo Hyun D’Angelo, Mads Hyldgaard Nielsen, Sally von Rosen A cura di Domenico de Chirico Opening: giovedì 27 novembre 2025, ore 18.00 28 novembre 2025 – 6 febbraio 2026 Tempesta Gallery, Foro Buonaparte 68, Milano
Tempesta Gallery
Tempesta Gallery presenta Pain of Pleasure, mostra collettiva a cura di Domenico de Chirico che unisce le opere di Christa Joo Hyun D’Angelo, Mads Hyldgaard Nielsen e Sally von Rosen.
La mostra nasce dal paradosso insito nel piacere, inteso non come semplice esperienza gratificante ma come forza ambivalente, capace di generare e distruggere, di unire estasi e sofferenza. Seguendo la logica della jouissance lacaniana — un godimento eccessivo e spesso doloroso — Pain of Pleasure esplora ciò che accade quando il desiderio oltrepassa i confini del simbolico per diventare corpo, materia e perdita.
Come scrive Domenico de Chirico nel testo critico, «Pain of Pleasure non offre catarsi, ma esperienza liminale. Non invita a scegliere tra dolore e piacere, ma a sostare nella loro co-appartenenza, in quel punto in cui l’uno si trasforma nell’altro.»
Nel video The Death Drive – A Love Story, Christa Joo Hyun D’Angelo intreccia cinema, cultura pop e autobiografia per indagare il trauma e la deriva del sentimento amoroso come forma di dominio. Le sue immagini mettono in scena la violenza non come evento, ma come grammatica affettiva, nutrita della stessa ferita da cui nasce l’amore.
Mads Nielsen, courtesy of the artist
Le pitture di Mads Hyldgaard Nielsen, dal respiro barocco e visionario, evocano esplosioni di luce e materia, corpi in tensione che incarnano il confine tra estasi e dolore. Nei suoi lavori, la pittura diventa un’esperienza sensoriale pura, un campo di forze dove l’energia si manifesta e si consuma.
Sally Von Rosen, courtesy of the artist
Le sculture di Sally von Rosen, ibride e metamorfiche, uniscono dimensione organica e artificiale, recuperando la vitalità intrinseca della materia. Il corpo, frammentato e in trasformazione, si fa terreno di desiderio e resistenza, evocando la teoria del vital materialism di Jane Bennett e la tradizione del femminismo performativo.
Tra linguaggi differenti — video, pittura e scultura — Pain of Pleasure compone una riflessione sul desiderio come conoscenza incarnata, sulla vulnerabilità come forma di presenza e sulla sensibilità come atto politico. In un’epoca segnata dall’anestesia affettiva e dalla virtualizzazione dei corpi, la mostra invita a ripensare il piacere e il dolore come esperienze vitali, complementari, irriducibili.
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VulnerarTe Edizioni in collaborazione con la Regione Lazio presenta La Soglia di Basalto di Sergio Mario Illuminato con Bruno Di Marino, Ivo Mej, Roberta Melasecca
8 dicembre 2025 ore 15.30 Più libri più liberi – Fiera della Piccola e Media editoria Centro Congressi La Nuvola | Viale Asia 40/44 – Roma
L’8 dicembre, nello stand della Regione Lazio alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria “Più Libri Più Liberi” alla Nuvola di Roma, VulnerarTe Edizioni presenta La soglia di basalto di Sergio Mario Illuminato, con prefazione di Bruno Di Marino. Il volume esce in tre edizioni – italiana, inglese e francese – ed è accompagnato dalla proiezione del cortometraggio Vulnerare, premiato in festival internazionali.
Partecipano all’incontro l’autore insieme a Bruno Di Marino, storico dei media, Ivo Mej, ideatore e conduttore televisivo di Coffee Tech (La7), e Roberta Melasecca, curatrice d’arte.
L’appuntamento segna anche l’avvio del percorso pubblico del lungometraggio omonimo La Soglia di Basalto e l’apertura della campagna di crowdfunding che sosterrà la fase di preproduzione del film.
Un saggio che scava nelle fratture dell’era digitale
La Soglia di basalto prende posizione contro la velocità percettiva dell’ecosistema algoritmico contemporaneo. In un mondo visivo saturo di sollecitazioni istantanee, il libro restituisce all’immersione il suo carattere originario: esperienza fisica, relazionale, vulnerabile.
Illuminato attraversa la storia dell’immagine dalle cavità paleolitiche ai linguaggi computazionali, costruendo una genealogia che mostra come l’immersione sia una postura ontologica e non un semplice effetto tecnologico. Il volume dialoga con Jean-Luc Nancy, Byung-Chul Han e altre voci della filosofia contemporanea, definendo una teoria della soglia: uno spazio in cui umano, artificiale e ambiente si influenzano senza annullarsi. Il risultato è un manifesto in difesa di un cinema della lentezza, dell’ascolto e della presenza, lontano dall’intrattenimento anestetizzato della contemporaneità.
Copertina del lbro La Soglia di Basalto: Dalle radici dell’immagine immersiva al cinema post-organico per un film-manifesto tra visione, corpo e intelligenza artificiale
Dal libro al grande schermo
L’adattamento cinematografico, ambientato a Pantelleria nel 2035, segue Leda Ishiguro, bioandroide ed ecologa incaricata di testare un’IA progettata per rigenerare ecosistemi collassati. L’isola però oppone una resistenza viva: microclimi instabili, vegetazione non modellizzabile, venti che sembrano reagire come organismi sensibili.
Il film mette in discussione la narrativa della tecnologia come strumento neutrale e infallibile, riportando al centro l’opacità del reale, la complessità dei sistemi viventi e il loro margine irriducibile di autonomia.
Crowdfunding: il punto di svolta
La produzione entra nella fase in cui scelte artistiche, tecniche e narrative determinano ciò che arriverà sullo schermo: definizione delle location, ricerca visiva, scrittura finale, costumi, prime prove sonore e sperimentazioni estetiche. Il crowdfunding è la leva concreta che permette al progetto di continuare a esistere e di restare fedele alla sua visione. Sostenere il film significa partecipare alla nascita dell’opera, in un momento in cui ogni decisione pesa.
CITAZIONI
Sergio Mario Illuminato “Scrivere un libro sull’immersività non significa rincorrere le tecnologie del presente, ma interrogare i dispositivi del passato che ci hanno portati fino all’opera partecipata. L’immersione più profonda non è quella che cancella il corpo: è quella che lo risveglia.”
Bruno Di Marino “Questo non è solo un saggio sull’esperienza immersiva: è una presa di posizione contro l’omologazione spettacolare. Un testo che costruisce una filosofia della soglia e propone un cinema capace di riportare lo spettatore nel centro dell’immagine.”
Ivo Mej “Oggi la tecnologia semplifica tutto, a volte troppo. La soglia di basalto fa il contrario: restituisce complessità e rimette lo sguardo umano al centro. È questo che lo rende necessario.”
Roberta Melasecca “Nel lavoro di Illuminato la pittura non è soltanto un linguaggio, è un varco. Ogni immagine nasce da un attrito con la materia, da una presenza fisica che resiste alle scorciatoie digitali. Nella ‘Soglia di Basalto’ questa profondità passa dalla tela alla scrittura e poi al cinema: un unico gesto, rigoroso e necessario, che rimette l’essere umano davanti alla potenza sensibile dell’immagine.”
INFORMAZIONI Presentazione de La soglia di basalto 📅 8 dicembre 2025 🕒 Ore 15:30 📍 Stand Regione Lazio – Più Libri Più Liberi, Roma Convention Center | La Nuvola Intervengono:Sergio Mario Illuminato, visual@film artist, Bruno Di Marino, storico dei media, Ivo Mej, autore e conduttore televisivo Coffee Tech (La7), Roberta Melasecca, curatrice d’arte
Organizzazione: VulnerarTe Edizioni in collaborazione con Regione Lazio Ufficio Stampa: Movimento VulnerarTe APS – movimentovulnerarteaps@gmail.com
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Presepi dalla collezione Forlai A cura di Antonella Mampieri
6 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026 Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini Strada Maggiore 44, Bologna www.museibologna.it/daviabargellini
Mostra promossa in collaborazione con Centro Studi per la Cultura Popolare
Inaugurazione Venerdì 5 dicembre 2025 ore 17.00
Come ogni anno, si rinnova al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini l’evento espositivo dedicato al tema del presepe, uno degli appuntamenti più attesi e amati dalla cittadinanza bolognese per vivere l’atmosfera natalizia tra arte, tradizione e spiritualità.
Nell’ambito di Festivamente, il cartellone di iniziative culturali promosso e coordinato dal Comune di Bologna in occasione delle festività, dal 6 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici presentano la mostra Presepi dalla collezione Forlai, a cura di Antonella Mampieri, visitabile con ingresso gratuito. L’inaugurazione si svolge venerdì 5 dicembre 2025 alle ore 17.00.
Come di consueto, l’esposizione è realizzata in collaborazione con il Centro Studi per la Cultura Popolare, associazione culturale di studio e ricerca storica diretta da Fernando e Gioia Lanzi, che ha come oggetto di interesse tutte le espressioni del rapporto col sacro nella fede cristiana e da anni conduce un’assidua attività per la diffusione della conoscenza delle peculiarità artistiche e simboliche del presepe bolognese.
L’iniziativa si inserisce nel ciclo di mostre annuali che pone a confronto il ricco nucleo di statuette da presepe modellate in terracotta policroma dei secoli XVIII-XIX appartenente alla collezione permanente del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, la più significativa conservata a Bologna sia per numero di pezzi che per pregio artistico, con scuole presepiali di aree regionali diverse, a documentare la straordinaria diffusione di questo specifico tipo di produzione artistica in Italia.
La mostra di quest’anno è dedicata alla collezione di Edgardo Forlai, architetto di origine bolognese ma da lungo tempo forlivese di adozione, di cui viene presentata una selezione di 16 figure riferibili agli ambiti bolognese, modenese e centro-meridionale, databili dalla fine del XVIII agli inizi del XIX secolo.
Appassionato di tradizioni popolari emiliane, prima di collezionare statuette da presepe Forlai ha creato una cospicua raccolta di burattini, marionette, teatrini, baracche, fondali, libri e altri materiali cartacei, cronologicamente collocabili fra Ottocento e Novecento e molti dei quali di produzione emiliano-romagnola, donata nel 2003 al Comune di Forlì. Non è un caso, dato che entrambi i generi, il presepe e il teatro dei burattini, hanno in comune la povertà dei materiali, la vivacità dei colori e la presenza ricorrente degli stessi personaggi, combinati ogni volta in modo differente a comporre una storia che evolve e si conclude con un lieto fine.
Ma è il presepe bolognese ed emiliano la vera passione di Edgardo Forlai, che non disdegna comunque anche creazioni provenienti da Napoli, dalla Toscana e dall’Italia centrale. Ne ama la materia fragile, spesso povera, dalla robusta terracotta alla cartapesta, dal gesso poroso alla lucida cera. Ne ama i colori vivaci e il fulgore delle stoffe, ma anche l’umile tradizione, la bellezza modesta, la capacità di inventare sempre nuove composizioni pur mantenendosi entro uno schema collaudato.
Il presepe bolognese è una favola popolare in cui ricorrono gli stessi personaggi: il Dormiglione, assopito dopo aver forse bevuto troppo, la Meraviglia che spalanca le braccia (e la bocca) ad esprimere il suo stupore. L’Adorazione è pronta a levarsi il cappello portandolo al petto mentre la Tradizione ha con sé un bambino a cui trasmettere la fede che passa da una generazione all’altra, spesso dai nonni ai nipoti. Non sono eleganti le statuine tradizionali del presepe bolognese, ma è proprio in questi rozzi pastori, nelle lavandaie chine sul mastello, nelle vecchie col gozzo o nei contadini goffi e malvestiti che si può riconoscere la voce più vera di un popolo trasformato dalla forza della fede che ne accompagna il cammino e che lo fa forse più vero e più bello di quello dei Magi eleganti, con i loro impeccabili caudatari e scintillanti palafrenieri.
L’esposizione al pubblico della collezione Forlai offre a studiosi e appassionati l’opportunità di conoscere nuovi esemplari significativi, come la coppia di Pastori che reca incisa sulla base una data, 1790, uno dei pochi ancoraggi cronologici finora disponibili per la datazione di questi gruppi quasi sempre anonimi e tradizionali, e la Tradizione, una contadina con il suo bambino, opere certe di plasticatori bolognesi di talento. Gli esempi esposti, per la maggior parte bolognesi ed emiliani, in alcuni casi derivano da prototipi illustri in esposizione permanente nel museo, con cui vengono posti in dialogo a esemplificare l’ideale vicenda di continuità e evoluzione degli stampi da presepe. È il caso del San Giuseppe col bastone, della Madonna col Bambino, del Pastore inginocchiato e del Dormiglione.
Forse modenese – e potrebbe essere uno dei primi esempi di studio – è invece il presepe in terracotta policroma che alla scena della Natività accosta un bel gruppo composto da Re Magio e caudatario e una simpatica coppia agreste, un Contadino con il suo asino.
Altri esemplari esposti permettono di seguire la fortuna di modelli inventati da un artista o da un plasticatore di livello, come Filippo Scandellari (Bologna, 1717 – ivi, 1801) o Pietro Righi (Bologna, 1772 – 1839), divenuti seriali grazie all’utilizzo degli stampi e ripetuti con poche varianti per più di un secolo.
La prima sezione della mostra, allestita nella Sala 2, è incentrata sulla serialità nella produzione delle statuette da presepe bolognesi. Grazie all’accostamento di esemplari simili, ma realizzati anche a distanza di decenni, è possibile comprendere l’evoluzione e la continuità di un archetipo. Per questo motivo l’accostamento tradizionale delle figure che compongono il presepe è combinato con il confronto stilistico e materiale di esemplari simili, con un effetto che può risultare straniante. La Madonna col Bambino, secondo la tradizione bolognese gruppo inscindibile di due figure, è affiancata da due versioni del San Giuseppe in adorazione. Il prototipo, realizzato dallo scultore Filippo Scandellari che si firma sulla base “F.S.A.C. 1770”, una sigla da sciogliere in “F(ilippo) S(candellari) A(ccademico) C(lementino)”, è accostato alla derivazione della collezione Forlai, una delle molte note agli studiosi, che dimostra il successo e la persistenza di questo modello. Attorno al gruppo sacro sono disposte le figure caratteristiche del presepe a Bologna. Il Dormiglione, derivante da un prototipo tardo settecentesco attribuibile a Scandellari, è proposto nella versione in terracotta policroma del museo e in quella più recente, in gesso, della collezione Forlai, a dimostrare la vitalità di una idea che approda fino al presepe invetriato realizzato dalla Manifattura Minghetti all’inizio del Novecento. La Tradizione è una vivace e ben modellata terracotta policroma. Manca del retro, a ribadire l’importanza della veduta frontale in questo tipo di produzioni. L’Adorazione, un pastore inginocchiato, è presente nelle versioni di entrambe le raccolte, mentre la Meraviglia è rappresentata da un gruppo di Due pastori di forte e robusto modellato. Il giovane indica la Stella o la grotta al vecchio che lo accompagna. La data 1790, incisa sul piedistallo, ne fa un importante punto di riferimento nella cronologia del presepe bolognese. Infine il giovane Pastore con zampogna seduto sotto un albero della collezione Forlai trova un compagno nelle raccolte delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna con l’esemplare di scultore bolognese (fine XVIII sec.) rappresentato in fotografia.
Nato per le chiese in età barocca, il presepe si diffonde nelle dimore aristocratiche alla fine del Seicento. Con il secolo successivo i documenti e le fonti storiche ce ne mostrano la progressiva diffusione anche nelle abitazioni borghesi. Per rispondere ad una richiesta crescente si moltiplica il numero degli artisti che modellano statue da presepe e che da un prototipo di successo traggono grazie a stampi copie per il mercato. A loro si affiancano i plasticatori, esecutori più modesti, figure per lo più anonime che si dimostrano però aggiornati sulle novità in circolazione a Bologna. La fortuna di queste creazioni, destinate alla piccola borghesia della prima metà dell’Ottocento, è attestata dalla loro versione popolare, opera di plasticatori ingenui, ma attenti ai risultati che escono negli stessi anni alle mani degli artisti. Nella vetrina all’interno della Sala 4 l’Adorazione dei Pastori della collezione Forlai, opera di un plasticatore, è affiancata ad una versione molto simile, completata dalle figure dei Magi, da alcuni anni in comodato presso il museo. Nonostante la loro semplicità, derivano da un modello illustre: il Presepe dello scultore Giovanni Putti (Bologna, 1771 – ivi, 1847) che sopravvive in varie versioni in chiese e collezioni bolognesi, databile all’inizio dell’Ottocento.
A dimostrazione della fortuna di altri materiali utilizzati per la scultura da presepe, nella stessa sala viene presentata una delicata coppia, una Madonna e un San Giuseppe in adorazione realizzati in cera policroma e tessuto tra la fine del XVIII secolo e l’inizio dell’Ottocento. Si tratta molto probabilmente di opere di un artista toscano o dell’Italia meridionale, aree dove questa tecnica ebbe una larga diffusione, applicata alle sculture processionali e ai presepi. La cera è stata spesso utilizzata per creare immagini tridimensionali particolarmente realistiche, come dimostrano i ritratti sopravvissuti, realizzati a Bologna nel Settecento, e le cere anatomiche delle collezioni universitarie (Bologna, Palazzo Poggi). Per avere un’idea dell’abilità degli artisti specializzati in questa tecnica, i ceroplasti, basta osservare il Ritratto di Monsignor Francesco Zambeccari, esposto nella sala 6 del museo. I ritratti erano costituiti da parti in cera come le mani e le teste, dotate di parrucche e rese più vere dagli occhi di vetro. La struttura sottostante, un manichino in legno con imbottiture, era poi rivestita di abiti. Per questo effetto di verosimiglianza la cera veniva utilizzata anche per le immagini religiose: statue processionali o da esporre nelle chiese in nicchie schermate da vetri, ma anche presepi e compianti. Un uso documentato soprattutto in alcune zone del nostro paese, come la Toscana e le regioni del Sud.
Pietro Righi è uno dei rari artisti da presepe su cui si possiedono notizie certe. Proveniente da una famiglia borghese, in seguito alla morte del padre e ai problemi economici che ne derivano, è costretto a rinunciare agli studi. Rientrerà come bidello all’Accademia di Belle Arti che aveva frequentato con un discreto successo da studente per alcuni anni. La sua attività è soprattutto dedicata ai presepi che spesso firma e data, annotando anche il numero progressivo di realizzazione dell’anno in corso. Partendo da un prototipo ancora da identificare, Righi grazie agli stampi modella innumerevoli riproduzioni delle singole statue che vengono poi combinate a comporre gruppi in base alle richieste del committente. Si va dalla versione più semplice e più comune, composta dalla Sacra Famiglia e dagli animali, a quella arricchita da un solo pastore offerente, fino alle realizzazioni più complesse come quelle conservate nella chiesa di Santa Caterina di Strada Maggiore. Nella Sala 6 il Presepe di Righi della collezione Forlai viene posto a confronto con le due versioni esposte stabilmente dal museo, estratte dalla vetrina per consentire al pubblico una visione diretta e ravvicinata.
Durante il periodo di apertura sono proposte attività di mediazione per il pubblico adulto e dei più piccoli con partecipazione gratuita e senza obbligo di prenotazione.
Visite guidate
Lunedì 8 dicembre 2025 ore 16.00 A cura di Fernando Lanzi (Centro Studi per la Cultura Popolare)
Sabato 20 dicembre 2025 ore 16.00 A cura di Edgardo Forlai (collezionista) e Antonella Mampieri (conservatrice Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini)
Venerdì 26 dicembre 2025 ore 16.00 A cura di Fernando Lanzi (Centro Studi per la Cultura Popolare)
Martedì 6 gennaio 2026 ore 10.30 A cura di Fernando Lanzi (Centro Studi per la Cultura Popolare)
Sabato 10 gennaio 2026 ore 16.00 A cura di Antonella Mampieri (conservatrice Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini)
Laboratori per bambine e bambini
Sabato 13 dicembre 2025 ore 16.00 Il giorno più corto che ci sia! Età: 5 – 8 anni A cura di RTI Senza titolo s.r.l., ASTER s.r.l. e Tecnoscienza
Sabato 3 gennaio 2026 ore 16.00 ComeTe Età: 3 – 6 anni A cura di RTI Senza titolo s.r.l., ASTER s.r.l. e Tecnoscienza
Mostra Presepi dalla collezione Forlai
A cura di Antonella Mampieri
Promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica
Sede Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini Strada Maggiore 44, Bologna
Periodo di apertura 6 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026
Inaugurazione Venerdì 5 dicembre 2025 ore 17.00
Orari di apertura Martedì, mercoledì, giovedì 10.00 – 15.00 Venerdì 14.00 – 18.00 Sabato, domenica, festivi 10.00 – 18.30 Chiuso lunedì non festivi Orari di apertura festività natalizie 2025-2026 8 dicembre (Immacolata Concezione) 10.00 – 19.00 24 dicembre (Vigilia di Natale) 10.00 – 14.00 25 dicembre (Natale) chiuso 26 dicembre (Santo Stefano) 10.00 – 19.00 31 dicembre (San Silvestro) 10.00 – 14.00 1 gennaio (Capodanno) chiuso 6 gennaio (Epifania) 10.00 – 19.00
Ingresso Gratuito
Informazioni Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini Strada Maggiore 44 | 40125 Bologna Tel. +39 051 236708 museiarteantica@comune.bologna.it www.museibologna.it/medievale Facebook: Musei Civici d’Arte Antica Instagram: @museiarteanticabologna
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OSM – NOCHES DE ESPAÑA – L’ORCHESTRA SINFONICA DI MATERA Sabato 6 dicembre 2025 all’Auditorium di Matera
Sabato 6 dicembre 2025, all’Auditorium “Raffaele Gervasio” di Matera, l’Orchestra Sinfonica di Matera presenta “Noches de España”, un appuntamento interamente dedicato al repertorio spagnolo. Sul podio la direttrice Manuela Ranno; protagonisti della serata il chitarrista Antonio Rugolo e il mezzosoprano Maria Candirri.
La Spagna musicale prende forma attraverso colori, ritmi e narrazioni che attraversano secoli di storia sonora: “Noches de España” prosegue il percorso europeo dell’Orchestra Sinfonica di Matera, inaugurato lo scorso ottobre con il concerto dedicato alla musica francese. Una serata che porta sul palco l’essenza più autentica della tradizione iberica, dalle pagine celebri del repertorio sinfonico alle danze gitane più ancestrali.
A introdurre il concerto, la Sinfonia da Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, ouverture brillante e travolgente, perfetto preludio a un programma interamente dedicato all’immaginario spagnolo.
Segue il Concerto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo, capolavoro simbolo della musica spagnola del Novecento. Ispirato ai giardini del Palazzo Reale di Aranjuez, il concerto intreccia eleganza formale e lirismo popolare, evocando profumi, colori e atmosfere mediterranee. Lo interpreta Antonio Rugolo, chitarrista di statura internazionale, due volte insignito della Chitarra d’Oro, protagonista di incisioni pluripremiate e di una intensa attività concertistica in Europa, Stati Uniti e Asia. La sua sensibilità timbrica e la solida padronanza tecnica lo rendono un interprete di riferimento del repertorio per chitarra.
A completare la serata, “El Amor Brujo – Gitanera” di Manuel de Falla, balletto in un atto che affonda le radici nel folclore gitano andaluso. Una partitura ricca di incantesimi, passione e mistero, culminante nella celeberrima Danza Ritual del Fuego, tra i brani più iconici del repertorio orchestrale spagnolo. Le sezioni vocali sono affidate al mezzosoprano Maria Candirri, interprete apprezzata per intensità, presenza scenica e padronanza stilistica.
Sul podio, la direttrice Manuela Ranno, figura emergente della direzione d’orchestra italiana. Direttrice musicale dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, attiva nei principali teatri italiani ed europei – dalla Volksoper di Vienna al Teatro Verdi di Trieste, dal Teatro Massimo di Palermo al Filarmonico di Verona – Ranno unisce precisione tecnica, sensibilità espressiva e una visione musicale sempre attenta alla drammaturgia del suono.
“Noches de España” fa parte della Quarta Stagione Concertistica Autunno–Inverno 2025 dell’Orchestra Sinfonica di Matera, in programma fino al 30 dicembre con un calendario che intreccia capolavori del grande repertorio sinfonico e aperture verso la contemporaneità. I concerti si svolgono all’Auditorium “Raffaele Gervasio”, con ingresso alle ore 20:00 e inizio alle ore 20:30.
I singoli biglietti dei concerti della Quarta Stagione Concertistica Autunno–Inverno dell’Orchestra Sinfonica di Matera, si possono acquistare Online su TicketSms e di persona al botteghino prima dell’inizio dello spettacolo.
Chitarrista pluripremiato, vincitore di concorsi nazionali e internazionali, due volte insignito della Chitarra d’Oro. Le sue incisioni dedicate a Villa-Lobos, Santorsola, Giuliani, Gilardino e Pedrell hanno ottenuto riconoscimenti in Italia e all’estero. Docente del Conservatorio “Duni” di Matera, Rugolo è regolarmente invitato come solista in festival e tournée internazionali.
Maria Candirri – mezzosoprano
Diplomata con lode al Conservatorio “Piccinni”, formatasi presso l’Accademia Chigiana, è attiva nei principali teatri italiani ed europei. Ha interpretato ruoli di Verdi, Puccini, Mascagni, Rota, Hindemith, collaborando con direttori e orchestre di prestigio. La sua vocalità duttile e il suo approccio espressivo la rendono interprete ideale tanto per l’opera quanto per il repertorio sacro.
Manuela Ranno – direttrice
Direttrice musicale dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, è attiva nei teatri italiani ed europei, tra cui Volksoper di Vienna, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Massimo di Palermo e Teatro Filarmonico di Verona. Coniuga gesto chiaro, profondità interpretativa e attenzione alla dimensione narrativa del repertorio operistico e sinfonico.
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Video rassegna Trieste, invenzione della mia anima Filmati dalle Teche Rai Venerdì 5 dicembre 2025 ore 17.00 Biblioteca Statale Stelio Crise, Largo Papa Giovanni XXIII, 6
“La critica italiana e gli stessi lettori triestini non avevano mancato di cogliere un senso di spiccata triestinità in questo libro nel momento in cui io non avevo neanche letto i grandi maestri della scuola triestina”. Parla così di se stesso e del suo Materada un giovane Fulvio Tomizza nel 1967 ripreso a passeggio Sant’Andrea.
Questa è una delle tante preziose testimonianze contenute nel documentario Cultura a Trieste, un ampio reportage, vero affresco corale della Trieste intellettuale del tempo, che verrà proiettato venerdì 5 dicembre alle 17, nella sala conferenze della Biblioteca Statale Stelio Crise in Largo Papa Giovanni XXIII, 6.
La serata rientra nel progetto Trieste, invenzione della mia anima, promosso da Cizerouno e realizzato grazie al finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia (Bando Ungaretti) con i partner di progetto Biblioteca statale Stelio Crise e Archivio Marcello Mascherini.
Venerdì pomeriggio Stefano Crise, curatore della mostra, introdurrà questo racconto per immagini che attraverso i filmati provenienti dalle Teche Rai invita a riscoprire il sottile legame tra Ungaretti e Trieste. Il palinsesto si apre con spezzoni di riprese della redazione de «L’Approdo» in visita a Trieste, 3 ottobre 1959, a seguire Cultura a Trieste, una puntata del settimanale «L’Approdo» andata in onda il 5 giugno 1967, nel quale oltre a Tomizza sentiremo gli interventi di Marin, Mascherini, Magris e molti altri che compongono un quadro vivido del clima culturale cittadino.
Seguirà Giuseppe Ungaretti, Poeti nel tempo del 12 maggio 1962, documentario ideato da Sergio Miniussi, regista della sede Rai triestina e scrittore di rara finezza: un racconto biografico che va oltre la semplice cronaca e ricerca invece il respiro più ampio del personaggio, attraverso tempi distesi, un montaggio meditativo e una voce narrante capace di aderire alle pieghe più intime dell’uomo poeta.
A chiudere la rassegna Alighiero Noschese che imita Enza Sampò e Giuseppe Ungaretti da Doppia coppia del 1969. Tre minuti che restituiscono l’immagine pubblica di Ungaretti nel momento di massima popolarità televisiva: una parentesi ironica ma rivelatrice della familiarità con cui il grande pubblico era giunto a riconoscerlo.
La mostra Trieste, invenzione della mia anima è visitabile fino al 6 febbraio dal lunedì al giovedì dalle 8.30 alle 18.30 e il venerdì dalle 8.30 alle 13.30, alla Biblioteca Statale Stelio Crise in Largo Papa Giovanni XXIII, 6.
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