Borgo diVino in tour 2025 si conclude con oltre 130.000 degustazioni tra Italia e Francia

Borgo diVino in tour 2025 si conclude come un’edizione da record: oltre 130.000 degustazioni e un successo senza precedenti tra Italia e Francia

Si è conclusa con un successo straordinario l’edizione 2025 di Borgo diVino in tour, rassegna enogastronomica itinerante che, da aprile a novembre, ha attraversato l’Italia (e non solo) portando una selezione di etichette enologiche, specialità gastronomiche e intrattenimento nei Borghi più belli d’Italia, a San Marino e in Francia, nel borgo di Le Castellet in Provenza.

Con oltre 60.000 presenze, 22 tappe e più di 130.000 degustazioni, Borgo diVino in tour conferma il suo ruolo di evento enogastronomico di riferimento a livello nazionale per copertura geografica, numero di cantine e visitatori coinvolti.

Organizzato dal gruppo Valica e promosso dall’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, il tour ha toccato 22 località certificate in tutte le regioni italiane, trasformando i centri storici più suggestivi del Paese in veri e propri palcoscenici del gusto. Ogni tappa ha offerto ai visitatori giornate uniche tra degustazioni, masterclass, show-cooking e musica dal vivo, accompagnati da un’area gastronomica interamente dedicata ai prodotti tipici locali.

Visitatori, partner, content creator e giornalisti hanno potuto degustare una selezione di etichette iconiche di ogni territorio, confrontandosi direttamente con i produttori e scoprendo i segreti e le storie che si nascondono dietro ogni bottiglia realizzata. Un’edizione di successo, grazie anche al supporto delle amministrazioni e di tanti partner che hanno sposato il progetto: Regione Calabria -“ARSAC” Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese,  le Camere di Commercio di Molise, Salerno, Umbria, Brindisi-Taranto, Regione Basilicata e Basilicata Tipica, Io sono Friuli Venezia Giulia, Regione Campania attraverso l’Iniziativa co-finanziata nell’ambito del PN FEAMPA 2021-2027,  Regione Lazio – “ARSIAL – Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio, l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale e tanti altri.

È stata un’edizione importante, che ha confermato la forza del format e la sua capacità di valorizzare il vino italiano attraverso il contesto unico dei nostri borghi. Il tour ha rappresentato, ancora una volta, un punto di incontro tra territori, produttori e visitatori, generando valore reale per le comunità locali e per tutte le aziende che hanno scelto di partecipare – dichiara Luca Cotichini, Co-Founder, COO e responsabile degli eventi del gruppo Valica – Desidero ringraziare personalmente le Amministrazioni comunali, i produttori, i partner, e tutto il nostro team organizzativo, che con il loro contributo hanno reso possibile un percorso di qualità, capace di unire esperienza, cultura e promozione del territorio. L’energia, l’entusiasmo e il riscontro ricevuti lungo tutte le tappe ci confermano che Borgo diVino in tour non è solo un evento, ma una piattaforma che continua a crescere e a generare opportunità. Con la chiusura dell’edizione 2025, siamo già al lavoro sul 2026, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente il progetto, coinvolgere nuovi borghi e introdurre format sempre più innovativi al servizio dei produttori e del pubblico. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nel progetto e che continuano a far parte di questo percorso.

Dal debutto a Egna-Neumarkt (BZ) fino alla conclusiva tappa di Venosa (PZ), il tour ha attraversato l’Italia intera, regalando ai partecipanti un percorso all’insegna del buon vivere e del buon bere, facendo tappa nei seguenti borghi: Egna-Neumarkt (BZ) – Trentino Alto Adige: Bard (AO) – Valle d’Aosta; San Giorgio di Valpolicella (VR) – Veneto; San Marino (SMR); Città Sant’Angelo (PE) – Abruzzo; Cividale del Friuli (UD) – Friuli Venezia Giulia; Le Castellet (Provenza, Francia); Celle Ligure (SV) – Liguria; Tempio Pausania (SS) – Sardegna; Cisternino (BR) – Puglia; Vietri sul Mare (SA) – Campania; Grottammare (AP) – Marche;  Lovere (BG) – Lombardia ; Fiumefreddo Bruzio (CS) – Calabria; Erice (TP) – Sicilia; Oratino (CB) – Molise;  Nemi (RM) – Lazio; Brisighella (RA) – Emilia Romagna; Spello (PG) – Umbria ; Montaione (FI) Toscana; Castagnole delle Lanze (AT) – Piemonte; Venosa (PZ) – Basilicata.

A ribadire l’importanza della manifestazione è anche Fiorello Primi, Presidente dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”:

L’edizione di Borgo diVino 2025 organizzata da Valica S.p.a,  in collaborazione con I Borghi più belli d’Italia, si è conclusa con l’ennesimo successo nelle 22 tappe che hanno interessato, oltre alle 20 regioni italiane, anche due tappe all’estero. Per la prima volta infatti sono state coinvolte due località, una a San Marino e l’altra in Francia in collaborazione con l’associazione de “Les plus beaux villages de France”, per iniziare un percorso che dovrebbe portare all’ampliamento della manifestazione in altre località europee. È l’ennesima occasione per valorizzare e promuovere i vini e i prodotti tipici italiani, selezionati attraverso il progetto Mercato Italiano dei Borghi (M.I.B.), sia in Italia che all’estero. Il turismo enogastronomico insieme alla cultura e all’arte è uno dei punti di forza del nostro Paese, specie nelle aree interne e nei Borghi. Ampliare il mercato dei produttori che operano nei Borghi più belli d’Italia e non solo è uno degli obiettivi della nostra associazione per contrastare la perdita di popolazione e favorire la creazione di nuove attività e nuovi posti di lavoro. Le parole d’ordine oggi sono “RESTANZA” e “RITORNANZA” e Borgo diVino può aiutarci a declinarle in maniera positiva per le comunità borghigiane.

Un appuntamento speciale si terrà a Subiaco il 21 e 22 dicembre con una due-giorni  dedicata ai migliori vini del Lazio, selezionati tra quelli già protagonisti nelle precedenti tappe. Un’ulteriore occasione per vivere un’esperienza di degustazione esclusiva e per ringraziare tutti i partner di questa edizione.

Con la chiusura di questa edizione, Borgo diVino in Tour guarda già al futuro: il format si prepara a un 2026 ancora più ricco di appuntamenti, nuove collaborazioni e opportunità di promozione per i territori.


Contatti
Sito web: borgodivino.it
Email: info@borgodivino.it

Informazioni di contatto
Alessandro Maola
0687778605
info@alessandromaola.it
Da Alessandro Maola <alessandromaola@onclusivenews.com>

PROSA_contemporanea – Roma: Antonio Tropiano – Ad Vacuum

ANTONIO TROPIANO
AD VACUUM
A cura di Alberto Dambruoso

Inaugurazione 4 dicembre 2025 ore 18.00

PROSA_contemporanea

Via Marin Sanudo 24 – Roma

Fino al 23 gennaio 2026

Il giorno 4 dicembre 2025 alle ore 18.00 PROSA_contemporanea presenta la mostra personale Ad Vacuum di Antonio Tropiano a cura di Alberto Dambruoso: in esposizione 7 sculture che fondono etica ed estetica, pensieri e riflessioni profonde sull’uomo e sulla società in cui oggi viviamo. 
Infatti, come scrive Alberto Dambruoso: «Le opere nascono tutte dal concetto greco di “symbolon” (che significa mettere insieme le cose, tenerle unite), e diventano metafore della condizione esistenziale dell’uomo e più in generale del mondo e della società in cui viviamo. Il ricorso ad una forma di linguaggio (simbolo) che unisce il visibile all’invisibile è quindi uno dei tratti caratteristici del suo modus operandi. Questo aspetto, legato al linguaggio metaforico, va messo in relazione anche ai trascorsi di Tropiano, che ha avuto una formazione da filologo medievale e rinascimentale, avvezzo quindi a scovare i significati più reconditi e finanche segreti, celati nei manoscritti antichi. Una delle chiavi d’accesso alle sue opere si trova nei titoli che Tropiano dà alle sue sculture. In principio è dunque il verbo, il punto di partenza dal quale muove la sua ricerca. È la curiosità di scoprire l’origine dei diversi lemmi, dei detti popolari, delle lingue antiche che hanno, fin dalla tenera età, interessato l’artista. “È dalle parole che parto” – afferma lo scultore – “quando do abbrivio ad una scultura: negli interstizi del termine rintraccio infatti quella modulazione dei significati, quel tessuto connettivo concettuale che informa la figura scelta”. 

Ad Vacuum (Verso il vuoto) il titolo che Tropiano ha dato alla sua mostra, intende riflettere la sua concezione del fare scultura. Per millenni, sostiene l’artista, l’uomo si è domandato se in natura potesse esistere il vuoto e di cosa fosse non-composto. Secondo Tropiano il vuoto non è assenza di materia o mancanza di esistenza come sosteneva Aristotele ma, al contrario, è il luogo dove tutto è contenuto, dove ogni cosa ha la possibilità di incontrare qualsiasi altra e mutare assieme ad essa, divenendo così, secondo una felice locuzione trovata dall’artista, “il nascondiglio dell’eventuale”. Nell’immaginario comune, dice Tropiano, la vacuità è sinonimo di inutilità, di mancanza di significato e di funzione; e una cosa è “a vuoto” quando non corrisponde alla sua finalità o, peggio, non qualifica la sua esistenza. “Nella scultura” – afferma Tropiano – “le cose sono assai differenti: lavorando “per levare”  la figura che rimane rappresenta senz’altro il pieno (statua/statuere= collocare, occupare uno spazio), mentre le schegge che cadono sotto i colpi dello scalpello sono la vera carne del vuoto: perché contengono in sé tutte le figure che non sono state scelte dall’artista (nelle quali sarebbero state invece il ‘pieno’ o come si dice in gergo il ‘buono’). Se ne deduce quindi che il vuoto per uno scultore è quel luogo delle cose in cui tutto esiste per compiere la libertà del suo gesto”.»

Antonio Tropiano. Nato in Calabria nel 1976, vive e lavora tra Roma e S. Caterina dello Ionio (CZ). Compie i suoi studi tra Bologna e Firenze, dove prosegue le sue ricerche nel campo della filologia medievale e rinascimentale. Collabora con una nota casa editrice come saggista nel campo della storia dell’arte e delle lettere umanistiche. Fin da ragazzo mostra una certa predilezione per la creazione plastica e per la naturale versatilità del legno, che proprio nella scultura sembrano trovare il giusto grado di conciliazione. Sotto l’impulso di un’assidua ricerca linguistica, mette a punto una cifra stilistica personale, capace di operare una sintesi tra l’ispirazione metaforica di matrice letteraria e la resa figurativa di una fenomenologia dell’agire umano. Ha avviato da tempo un’accorta attività espositiva, partecipando a numerose collettive e tenendo mostre personali con installazioni site-specific in diverse sedi italiane, come il Castello Estense di Ferrara, Spazio Mondadori a Venezia, il Milano Art Galley Pavilion sempre a Venezia o il Palazzo San Bernardino a Rossano (CS); oltre al Borgo Ferri e alla Torre S. Antonio di S. Caterina dello Ionio. Nel 2022 il Museo Marca di Catanzaro gli ha dedicato un’importante mostra personale curata da Alessandro Romanini; collabora, inoltre, con diverse gallerie d’arte contemporanea.


PROSA_contemporanea è un progetto di PROSA_studiolab ideato da Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi. Nato dal recupero di una ex pasticceria, PROSA ospita uno studio di architettura, un luogo di lavoro condiviso, uno spazio espositivo con l’intenzione di aprirsi alla ricerca contemporanea sul confine tra arte e design.


ANTONIO TROPIANO
AD VACUUM
A cura di Alberto Dambruoso
Inaugurazione 4 dicembre 2025 ore 18.00
Fino al 23 gennaio 2026
Orari: dal martedì al venerdì 16.00 – 19.00; sabato su appuntamento. Ingresso libero. 

PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
prosa.studiolab@gmail.com
instagram   prosa_studiolabprosa_contemporanea

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 

A Palazzo Bossi Bocchi di Parma una rassegna per “Educare, proteggere, comprendere”

Il valore delle scelte
Educare, proteggere, comprendere
 
A Palazzo Bossi Bocchi, dal 4 dicembre, una rassegna collaterale alla mostra “Un Paese in debito. Risparmio e presiti nella storia d’Italia” per restituire ai visitatori una fotografia dell’Italia di oggi, indagando in particolare tre ambiti d’interesse: usura, cultura finanziaria e persone

La rassegna Il valore delle scelte. Educare, proteggere, comprendere nasce in collaborazione con L’Università di Parma e l’associazione Ricrediti come spazio di approfondimento e dialogo attorno ai temi centrali della mostra Un Paese in debito. Risparmio e prestiti nella storia d’Italia allestita a Palazzo Bossi Bocchi sino al 21 dicembre. Una serie di appuntamenti – a partire dal 4 dicembre – incentrati sul rapporto tra denaro, vulnerabilità e dignità umana, che proseguiranno anche oltre il termine di apertura della mostra. Attraverso incontri, testimonianze e financial games, la rassegna intende dare voce alle persone, alle storie e alle realtà che ogni giorno si confrontano con la necessità di una maggiore consapevolezza economica, per affrontare le problematiche collegate all’indebitamento personale e alla piaga dell’usura.

Il primo appuntamento in programma il 4 dicembre alle 17.30, a cura delle associazioni Ricrediti e Parma per la famiglia, ha come titolo Oltre il debito: semi di consapevolezza e sarà un’occasione per conoscere da vicino i progetti realizzati nel 2025 sulla prevenzione all’indebitamento. Durante l’incontro verranno presentati tre percorsi: il Coaching Finanziario, sostenuto da Fondazione Cariparma, in partenariato con l’Assessorato alla Comunità Giovanile del Comune di Parma, che ha permesso la formazione di 12 coach per supportare gratuitamente le persone che vivono sul territorio di Parma – con un’attenzione particolare agli under 35 – nello sviluppo di competenze economico-finanziarie. Il progetto, della durata di 40 ore, ha approfondito tematiche come: budget familiare, strumenti bancari, debito, investimenti e previdenza, sovraindebitamento. L’iniziativa ha visto anche la possibilità, per gli under 35, di avere accesso ad un fondo rotativo per microcrediti orientati all’autonomia di vita.

Il progetto Sostenibile si può ha avuto invece come obiettivo la prevenzione e il contrasto al sovraindebitamento attraverso sportelli di pre-istruttoria (in partenariato con Asp, Comune di Parma e con il sostegno della Regione Emilia Romagna) che supportano i cittadini nella ricostruzione della posizione debitoria e nella raccolta dei documenti necessari ad avviare la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento. Gli sportelli operano in rete con l’OCC degli Avvocati per favorire l’accesso alle procedure di composizione della crisi, migliorando orientamento, tutela e presa in carico. Infine, verrà presentato il progetto Alfabetizzazione finanziaria, sostenuto dall’Associazione Parma per la Famiglia, che ha permesso di promuovere l’alfabetizzazione finanziaria a Parma attraverso tre pilastri: prevenzione, supporto e comunicazione. È stata realizzata una mappatura dei bisogni e attività nelle scuole (31 appuntamenti in calendario per un totale di 775 alunni), ed è inoltre stata creata la piattaforma “Vero Valore”, dedicata a chi desidera approfondire gli strumenti e scaricare gratuitamente contenuti (online nelle prossime settimane). Il progetto ha avuto anche come obiettivo quello di diffondere la cultura del risparmio, prevenire il sovraindebitamento e rafforzare una rete territoriale attiva sul tema.

L’evento si concluderà con la consegna dei diplomi ai nuovi coach finanziari. L’ingresso è libero sino ad esaurimento posti.


Francesca Costi 
Area Comunicazione
Fondazione Cariparma
Da Comunicazione FCRPR <comunicazione@Fondazionecrp.it> 

FOTOGRAFIA EUROPEA 2026: al via la Open Call e lo Speciale diciottoventicinque

FOTOGRAFIA EUROPEA 2026
XXI EDIZIONE
 
FANTASMI DEL QUOTIDIANO
 
Reggio Emilia
Dal 30 aprile al 14 giugno 2026

Le iscrizioni per la Open Call Internazionale della XXI edizione di Fotografia Europea sono ufficialmente aperte, e fino al 9 gennaio si potrà partecipare presentando il proprio progetto purché interpreti il tema di quest’anno: “Fantasmi del quotidiano”. Un concept particolarmente stimolante, capace di ispirare una riflessione su ciò che si cela oltre il visibile, oltre le apparenze, su ciò che si imprime nella memoria e continua a generare nuove prospettive, perché la fotografia può essere una soglia, un passaggio verso nuovi percorsi per l’immaginazione.

Non ci sono limiti per candidarsi, fotografi, appassionati, curatori e collettivi di qualsiasi età e provenienza, purché nati o residenti in Europa, potranno inviare il proprio lavoro, che verrà valutato da una giuria composta dai curatori del festival. Il progetto selezionato verrà inserito nel programma ufficiale di Fotografia Europea 2026 e il suo autore riceverà un premio di 3.000 € grazie al supporto di Iren, già special sponsor del festival, per la produzione della mostra e supporto da parte del festival per la progettazione e l’organizzazione.

Torna anche il progetto formativo Speciale diciottoventicinque, dedicato a ragazzi e ragazze tra i 18 e i 25 anni, amanti della fotografia. Ideato per chi ha voglia di imparare, condividere e confrontarsi con il mondo dell’arte e della fotografia, il format costituisce un’opportunità unica per condividere pensieri, linguaggi, visioni, incontrare esperti e ideare insieme a loro un progetto collettivo che farà parte del circuito ufficiale di Fotografia Europea 2026 – “Fantasmi del quotidiano”.


Durante il percorso formativo, costituito da sette incontri in presenza, Marcello Coslovi Alex Tabellini di Sugar Paper – spazio culturale che a Modena promuove e diffonde la fotografia contemporanea e il libro fotografico – guideranno i partecipanti nello sviluppo di un progetto fotografico, dalla fase di ricerca alla realizzazione sul campo, traendo ispirazione dalla visione condivisa di una selezione di libri fotografici di autori e autrici che hanno saputo raccontare la complessità del presente attraverso immagini capaci di evocare, suggerire e lasciare spazio all’ambiguità. In classe i ragazzi si confronteranno in un ambiente il più possibile orizzontale, favorendo lo scambio libero e costruttivo di opinioni, e riflettendo su come progetti differenti possano dialogare all’interno di un volume collettivo. L’esito finale sarà, infatti, la creazione di un racconto sotto forma di piccola pubblicazione, in cui emergeranno le diverse declinazioni del tema. Il lavoro offrirà una visione corale di cosa significhi, per le nuove generazioni, confrontarsi con i fantasmi del quotidiano”.

Tutti i dettagli sulle modalità di partecipazione e le tempistiche sono pubblicati su: fotografiaeuropea.it


Ufficio stampa Fondazione Palazzo Magnani
Stefania Palazzo, tel. 0522.444409; palazzo@palazzomagnani.it
Elvira Ponzo, tel. 0522.444420; ponzo@palazzomagnani.it
 
Ufficio stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo s.a.s.
Via San Mattia, 16 – 35121 Padova
Simone Raddi, tel. 049663499; simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Casa degli Artisti: GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III)

Casa degli Artisti presenta GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III) di Riccardo Arena, un progetto espositivo che si configura come una “mostra laboratorio”, capace di trasformare il piano terra della Casa in un ambiente processuale, instabile e in costante trasformazione. Dopo le prime due tappe tra Monte Verità e il Museo Elisarion di Locarno, Riccardo Arena approfondisce e amplia un percorso di ricerca che intreccia mito, archivi, antropologia, storia delle immagini e processi di immaginazione collettiva in un progetto che dialoga con gli archivi di Monte Verità, Eranos e del Museo Antropologico di Città del Messico, attivandoli come organismi viventi attraverso installazioni, materiali di studio, interventi performativi e contributi teorici. 

Riccardo Arena
GERANOS – Subcultures of the Sun | Movimento III

10 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026

Collettivo Curatoriale:
Katia Anguelova, Vittoria Broggini, Giusy Checola, Susanna Ravelli, Giulio Verago

Con il contributo immaginativo di:
Andrea Aversa, Emma Bozzi, Alessandra Carta, Chiara Gambirasio, Francesca Greco,
Guido Mannucci, Katja Noppes, Salvatore Sammartino

Martedì 9 dicembre – ore 18.00
Opening & Talk:
Presentazione del percorso di ricerca Geranos (2022-2025)

Nella traccia di Omnirica Spazi desideranti, la nuova programmazione di Casa Degli Artisti, il progetto GERANOS Subcultures of the Sun di Riccardo Arena apre uno sguardo sulla ricerca come processo in divenire, capace di liberare il pensiero e generare forme di immaginazione collettiva. L’artista trasforma il piano terra di Casa degli Artisti in un “centro di ricerca processuale in forma di laboratorio/mostra”, dove l’ “in itinere” diventa esperienza e partecipazione, riconfigurando lo spazio come un ambiente instabile, danzante e trasformativo.

La processualità diventa così esperienza e partecipazione, e lo spazio stesso si offre come ambiente di immaginazione collettiva. Il progetto deriva da una ricerca avviata nel 2021 insieme al curatore Noah Stolz, radicata nella potenza simbolica della danza Geranos, la coreografia rituale che, secondo la tradizione del mito classico, Teseo eseguì dopo essere uscito dal labirinto. Il gesto spiraliforme di questa danza, interpretato dallo storico delle religioni Károly Kerényi come metafora di un sapere che si apprende attraverso il corpo e il movimento, diventa per Arena il modello per indagare la genealogia dei simboli, il rapporto tra immagine e conoscenza e la possibilità di una lettura non lineare dei fenomeni culturali.

Su questa base, il progetto si è sviluppato attraverso una rete complessa di riferimenti che include la storia utopica e sperimentale di Monte Verità, l’immenso patrimonio iconografico della Fondazione Eranos custodito al Warburg Institute e le collezioni del Museo Antropologico di Città del Messico incontrate nel corso di una residenza presso UNAM. Per Arena, questi archivi non rappresentano depositi statici, ma materiali vivi: strutture di pensiero, memorie culturali e costellazioni simboliche da riattivare attraverso un procedimento che oscilla tra analisi, associazione, intuizione e trasformazione.

Dopo le prime due tappe – la presentazione del Movimento I a Monte Verità nel 2022, in dialogo con i seminari internazionali dedicati al Libro Rosso di Jung, e l’ampio percorso installativo del Movimento II al Museo Elisarion nel 2024 – la fase milanese a Casa degli Artisti costituisce il momento più corale della ricerca. Qui Arena lavora insieme a un collettivo curatoriale e a una comunità allargata di ricercatori, studenti e artisti invitati, elaborando un dispositivo espositivo capace di generare nuove connessioni, rifrazioni e forme di conoscenza.

La mostra confluirà inoltre nella creazione di un fondo archivistico, destinato al Museo MA*GA, che documenterà tanto la pratica dell’artista quanto l’intreccio di materiali da cui essa trae origine, generando un archivio vivo, eccentrico e non classificabile.
Riccardo Arena è un artista, docente e ricercatore. La sua pratica è dedicata alla creazione di ambienti evocativi che, combinando ricerca teorica e visuale, sono concepiti come dispositivi culturali di conoscenza immaginativa. Installazioni, film, riflessioni visive, racconti, seminari e workshop si intrecciano in una costellazione di linguaggi espressivi, tesi a contemplare nell’accidentale le componenti universali che legano storie, culture e miti distanti nel tempo e nello spazio. Animato da queste tensioni, nel corso degli anni ha condotto investigazioni a lungo termine in diversi paesi del mondo: Cina con Il quattro volte albero (2006-2008); Argentina con Morte duale Ellero ed ecosistema visivo (2009-2012); Russia con Vavilon (2013-2017); Iran, Armenia ed Etiopia con LuDD! – Topografia della Luce (2017-2020); e infine Geranos (2021-2025), nato da una ricerca sulla storia e sugli archivi di Monte Verità, Fondazione Eranos, Warburg Institute di Londra e Museo Antropologico di Città del Messico. Attualmente sta conducendo una ricerca di dottorato practice-based presso l’Accademia di Brera.

PUBLIC PROGRAM
Ad arricchire la mostra, un ampio public program di incontri, talk, workshop e azioni performative che costituiscono parte integrante del progetto. Gli appuntamenti scandiscono, attivandole, le diverse dimensioni di GERANOS – teoria, gesto, suono, immaginazione – e amplificano la natura processuale del lavoro.

Mercoledì 10 dicembre – ore 18.45
Talk | Franca Ferrari | Il corpo è una funzione dello spazio

Venerdì 12 dicembre – ore 18.45
Talk & Concerto | Antonello Colimberti e Federico Sanesi | L’ebbrezza in Oriente e Occidente

Lunedì 15 dicembre – solo su invito
Workshop | Nikolaus Gansterer | Notating Agencies and Atmospheres

Martedì 16 dicembre – ore 18.45
Presentazione pubblicazione | Contingent Agencies | Con Nikolaus Gansterer e Alexander Damianisch

Mercoledì 17 dicembre – ore 18.45
Workshop | Claudia Losi | Anìmule

Venerdì 19 dicembre – ore 18.45
Talk | Edoardo Pepino | Dialogo sull’approccio labirintico alla cultura

Domenica 21 dicembre – ore 18.45
Talk | Lorenzo De Rita | Immaginazione: l’investimento del futuro

Mercoledì 7 gennaio – ore 18.45
Talk | Giusy Checola e Thomas Gilardi | Geoestetiche d’Archivio

Giovedì 8 gennaio – ore 18.45
Talk | Nicoletta Mongini, Pietro Rigolo, Noah Stolz | Paesaggio materno: sguardi femminili sugli archivi

Sabato 10 gennaio – ore 19.00
Concerto | Mercoledì Trio

Produzione e partner
Mostra prodotta da Casa degli Artisti in collaborazione con Museo MA*GA e Viafarini
Con il supporto di:
Accademia di Brera, Monte Verità, Fondazione Arthur Cravan, Fondazione Shapdiz

Orari e chiusura natalizia
da martedì a domenica (chiuso il lunedì) h. 12.30 – 19.00| ingresso libero
chiusura natalizia: da martedì 23 dicembre a sabato 3 gennaio

Casa degli Artisti
Via Tommaso da Cazzaniga, angolo Corso Garibaldi, 89, Milano
info@casadegliartisti.org


Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
+39 392 3796688.   emanuela.filippi@casadegliartisti.org

Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
emanuela.filippi@casadegliartisti.org
Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>

Milano: Personale di Luigi Stoisa alla Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

La Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea chiude il 2025 con 
Sentimi, mostra personale di Luigi Stoisa
 
Inaugurazione: martedì 2 dicembre, ore 17:00-20:00 Milano – Via Monte di Pietà 1A

La Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea conclude il proprio calendario espositivo 2025 con Sentimi, una mostra personale dedicata all’artista torinese Luigi Stoisa, che inaugurerà martedì 2 dicembre negli spazi della sede milanese di Via Monte di Pietà 1A.
Artista attivo dalla metà degli anni Ottanta, Stoisa ha costruito una poetica interamente fondata sulla trasformazione della materia e sulla sua capacità di modificarsi nel tempo, assumendo nuove forme, superfici e significati. Il catrame, materiale vivo, instabile e in continua metamorfosi, è da sempre il nucleo della sua ricerca e rappresenta il simbolo più evidente della sua indagine artistica.

La mostra riunisce una selezione di opere storiche realizzate con il catrame agli esordi del suo percorso: dipinti dalle superfici vibranti, attraversati da titoli evocativi e intensamente poetici, che permettono una rilettura delle origini della sua ricerca attraverso lavori caratterizzati da una forte componente materica.

Il cuore del percorso espositivo è dedicato ai lavori in catrame della fine degli anni Ottanta, tra cui opere emblematiche come Ti sento lontana e Ti amavo tanto. In questi lavori la materia si fa linguaggio emotivo: il catrame non è solo sostanza, ma presenza, un corpo che respira e reagisce, generando – nel confronto con olio e carboncino – equilibri instabili e intensamente drammatici. Le forme, ridotte spesso all’essenziale, sono attraversate da minimi inserti di colore che interrompono il dominio del nero, introducendo una tensione narrativa che racconta la relazione tra due amanti attraverso la sola forza della materia.

LUIGI STOISA (Selvaggio di Giaveno, Torino, 1958) vive e lavora a Selvaggio di Giaveno (Torino). Inizia la sua attività artistica alla fine degli anni Settanta durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Torino, dove si diploma in Pittura. La sua ricerca si consolida negli anni Ottanta e si concentra sul tema del mutamento della materia, capace di trasformare forme e significati nel tempo. Il catrame, al centro del suo lavoro, diventa simbolo di metamorfosi continua.

Affascinato dai processi di trasformazione, Stoisa attraversa differenti linguaggi: dalla pittura alla scultura in terracotta e bronzo, dalle installazioni polimateriche al disegno, che considera l’origine di ogni idea. Debutta nel 1984 con una personale alla Galleria Tucci Russo di Torino, presentando Narciso, un’installazione realizzata con catrame e pittura, imponendosi da subito come una delle voci più originali della scena postmoderna italiana.


Per informazioni e materiali stampa:
Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e Art Advisoring
Via Monte di Pietà, 1A – 20121 – Milano
pressoffice.raffaelladechirico@gmail.com
info@dechiricogalleriadarte.it
 
Elena Bettarini Gallery Assistant
bettarinielena@gmail.com
 
Alessio Morganti Press Office
Alessio.mrg@hotmail.it
alessiomorganti@pecgiornalisti.it
Da Alessio Morganti <alessio.mrg@hotmail.it>

Riapre il Museo del Corallo Nocito. Sostenuto da Agrigento Capitale Italiana della Cultura

L’affascinante storia del corallo di Sciacca
Monili, madrepore, mappe e antichi strumenti. E il documentario “Deep Coral” 
 
Museo archeologico Pietro Griffo | AGRIGENTO | 
e altra selezione della preziosa collezione presso il neonato Museo Nocito del Corallo di Sciacca
Un doppio appuntamento dedicato all’affascinante “oro rosso”.
I due eventi sono parte del dossier di candidatura di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.
 
Ingresso libero fino al 30/11/25

Mappe, incisioni, bussole, cannocchiali, misuratori, libri di bordo. E rami, filamenti, madrepore: il progetto del Museo del Corallo Nocito, sostenuto da Agrigento Capitale Italiana della Cultura, nasce per celebrare i 150 anni dalla scoperta del corallo di Sciacca. Questa casa del Corallo è finalmente pronta e aprirà le porte fino al 30 novembre 2025 frutto della passione di più generazioni della famiglia Nocito-Di Giovanna.  

Era il mese di maggio 1875, l’Isola Ferdinandea si era già inabissata da una quarantina d’anni, quando un pescatore di Sciacca, Alberto Maniscalco (detto “Bettu Ammareddu”) e i suoi compagni, con una rete a strascico, si imbatterono in un ricco banco di corallo rosso a poco più di 8 miglia da Capo San Marco. Ben presto ci si rese conto che il banco di corallo era immenso, circa 4 ettari a neanche 100 metri di profondità. La notizia si diffuse velocemente e Sciacca fu invasa da pescatori e cercatori da Trapani e Torre del Greco. Quel primo anno furono raccolti 1500 quintali di corallo. La storia dei Nocito nasce invece a inizio Novecento con Concetta, capostipite della famiglia di artisti-gioiellieri: quattro generazioni di artigiani – fino a Laura Di Giovanna, orafa e designer – che si raccontano attraverso i pezzi esposti, affiancati ai reperti della collezione di casa, comunque legati al mondo del corallo.

La collezione del Museo del Corallo Nocito (via Venezia 8, a Sciacca) Fino al 30 novembre alcuni pezzi storici della collezione Nocito comporranno una piccola e preziosa esposizione al Museo Pietro Griffo di Agrigento. Previsti anche laboratori aperti al pubblico, per esplorare da vicino le tecniche e le storie che rendono unico il corallo di Sciacca.

Parte delle preziose sculture parte del dossier di Agrigento Capitale Italiana della Cultura– sarà ospitata al Museo archeologico Pietro Griffo dove resterà fino al 30 novembre. Rami di corallo subfossile, madrepore, antichi strumenti di navigazione, rare mappe d’epoca della Collezione Nocito e, nelle teche, anche preziosi gioielli: un racconto che intreccia Ottocento e Novecento, fondali e terra, mito e storia, artigianato e arte orafa; e pescatori, mercanti, artisti, uomini di ventura e politici senza amor di patria che hanno punteggiato questa incredibile saga. La storia della “corsa al corallo” scoppiata dopo la misteriosa comparsa (e inabissamento) dell’Isola Ferdinandea, quando nel 1875 un pescatore scoprì l’immenso giacimento sottomarino di “oro rosso” al largo di Sciacca. Subito dopo l’inaugurazione della mostra, sarà proiettato il documentario Deep Coral. L’incredibile epopea del Corallo di Sciacca” fortemente voluto dal Museo Nocito del Corallo, realizzato da Fuoririga, scritto e diretto da Gero Tedesco: straordinarie immagini sottomarine, ricostruzioni 3D, interviste inedite, racconti leggendari e panorami mozzafiato. L’ingresso è libero. 


Melina Cavallaro
Uff. stampa & Promozione FREE TRADE Roma,
Valerio de Luca –  resp. addetto stampa
Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it>

Cinema Ariston di Trieste: “Cattive acque” film su inquinamento e contaminazione da pfas

“Cattive acque”: film e dibattito su inquinamento e contaminazione da pfas
Mercoledì 3 dicembre, al cinema Ariston di Trieste
nell’ambito del progetto Casi-Chimica, Ambiente, Salute, Innovazione” del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Trieste

Nell’ambito del progetto “Casi-Chimica, Ambiente, Salute, Innovazione” del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Trieste – finalizzato a favorire la trasformazione e il miglioramento della qualità della vita a livello di salute, ambiente, cultura, economia e lavoro – si terrà a Trieste, al cinema Ariston, mercoledì 3 dicembre, dalle 17.30 alle 20.50 (a ingresso gratuito), un evento centrato su un film di importanza sociale, che tratta le relazioni tra scienza, tecnica, regolamentazione ed etica: “Cattive acque“, 2019, regia di Todd Hynes.

La proiezione del film sarà introdotta dal prof. Pierluigi Barbieri, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e responsabile del progetto Casi, sui cosiddetti forever chemicals (“inquinanti per sempre” conosciuti come Pfas ) e da un doppio intervento di Paolo Jerkic e Lorenzo Tirello di Acegas Aps Amga (partner del progetto Casi) su “Monitoraggio e tecnologie per la rimozione dei Pfas nelle acque reflue e nelle acque potabili”. Dopo un dibattito con il pubblico seguirà la proiezione del film “Cattive acque” e un momento di approfondimento conclusivo.

Il film “Cattive acque” racconta la battaglia legale dell’avvocato Robert Bilott contro la società di produzione di prodotti chimici DuPont a seguito dello scandalo dell’inquinamento idrico di Parkersburg con prodotti chimici non regolamentati. Basato su un articolo del 2016 del New York Times Magazine di Nathaniel Rich, riguarda una vicenda che ha portato ad evidenziare un caso di inquinamento con significativo impatto sanitario e ambientale, non dissimile da una storia italiana, quella della Miteni di Trissino, un’azienda chimica di proprietà del gruppo tedesco WeylChem, che produceva intermedi contenenti fluoro per l’industria tessile, agrochimica e farmaceutica. La società ha dichiarato fallimento nel 2018, in seguito alla scoperta della contaminazione della falda freatica – a partire da Trissino, ha coinvolto tutto il Veneto centro-occidentale, fino al mare – con tensioattivi perfluorurati (gli “inquinanti per sempre”).

«Il tema è oggi più che mai centrale nel dibattito scientifico e pubblico» osserva il prof.  Pierluigi Barbieri, ricordando la recente presentazione al Senato del documentario How to poison a planet, dedicato alla più estesa contaminazione chimica della storia moderna negli Stati Uniti. «Con questo evento – prosegue – vogliamo offrire al pubblico uno sguardo informato sui processi legati alle sostanze chimiche che incidono sulla qualità ambientale e sulla salute dei cittadini». Barbieri ricorda inoltre come l’iniziativa si inserisca nel più ampio percorso del progetto Casi, realizzato grazie alla collaborazione con AcegasApsAmga, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Ordine dei Chimici e dei Fisici FVG, e preceduto da una tavola rotonda dedicata alla presenza di farmaci negli scarichi urbani e al diffondersi di batteri antimicrobico-resistenti – una delle emergenze sanitarie globali più rilevanti.

Il progetto Casi

Finanziato tramite un bando dell’Università di Trieste che promuove la realizzazione di progetti che possano contribuire alla crescita culturale, allo sviluppo e al benessere della società, con l’obiettivo primario di favorire la trasformazione e il miglioramento della qualità della vita a livello di salute, ambiente, cultura, economia e lavoro, al fine di ridurre e auspicabilmente cancellare le diseguaglianze economiche, sociali e territoriali, promuovere l’inclusione sociale e limitare e prevenire danni, rischi o altre criticità.
Il progetto rientra negli ambiti della transizione ecologica ed energetica e della sostenibilità ambientale e climatica, con particolare attenzione alla gestione e tutela delle acque, alla prevenzione dell’inquinamento, all’economia circolare e alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Al MAN di Nuoro, BLOW UP di Franco Mazzucchelli

Il museo MAN di Nuoro annuncia, per la prossima stagione, una mostra personale di Franco Mazzucchelli (Milano 1939) dal titolo Blow Up. Curata da Marina Pugliese e frutto di un protocollo di intesa con il MUDEC di Milano, l’esposizione ripercorre la ricerca dell’artista milanese dagli anni Sessanta a oggi, attraverso una selezione di opere e fotografie che documentano il carattere sperimentale, sociale e partecipativo del suo lavoro.

Franco Mazzucchelli
Blow Up
MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro
5 dicembre 2025 – 8 marzo 2026

A cura di Marina Pugliese
in collaborazione con MUDEC Museo delle Culture, Milano

In linea con una ricerca che il MAN sta conducendo sugli artisti sensibili ai temi della sostenibilità e della collettività, autori di opere che sono state in grado di attivare, nel tempo, la comunità attraverso pratiche di condivisione, la mostra di Mazzucchelli restituisce, per tappe, la sua azione artistica dipanata nello spazio, il suo abitare i luoghi pubblici, connotandoli, qualificandoli e invitando i cittadini stessi a riappropriarsi di aeree dimenticate attraverso una nuova dimensione di senso e di partecipazione.

In mostra emerge una scelta di lavori connessi ai progetti A. TO A. (Art to Abandon / Arte da abbandonare)tra cui gli interventi realizzati davanti all’Alfa Romeo di via Traiano a Milano (1971), nel piazzale del Liceo artistico di Torino (1971) o nella Piazza dei Priori di Volterra (1973). Queste azioni, nate dall’idea di “abbandonare” grandi strutture gonfiabili in PVC nello spazio pubblico, rappresentano un gesto di apertura, un invito alla interazione e all’esperienza prossemica, oltre che una riflessione critica sulla liberazione dell’arte dai circuiti tradizionali. L’intervento nei pressi della fabbrica l’Alfa Romeo, era inizialmente pensato per i bambini del vicino parco giochi, ma offrì in modo inaspettato un momento di svago e di immaginazione per i lavoratori, per poi trasformarsi addirittura in uno strumento politico, con gli operai che se ne servirono per creare una barriera d’ostacolo al passaggio delle macchine. Ancora, a Volterra nel 1973 – in occasione della rassegna sull’arte ambientale curata da Enrico Crispolti – i suoi gonfiabili divennero protagonisti di una festa collettiva, mentre a Torino l’installazione di un grande arco gonfiabile nell’area urbana generò una diversa lettura del paesaggio e, insieme, del tessuto sociale.

Un’altra sezione storica, per la prima volta esposta in una istituzione pubblica italiana, è dedicata all’opera Caduta di Pressione, allestita nel 1974 presso la galleria milanese Diagramma e che prevedeva – tramite l’impiego di un manovuotometro, strumento di precisione utile a misurare pressioni relative, superiori o inferiori a quella atmosferica – il rilevamento del consumo di ossigeno in una stanza, in base alla presenza di ospiti differenti; ne uscì una sorta di mappatura del respiro e del fiato, del vuoto e dell’apnea, registrato al pari di un esperimento in schedari che custodiscono ancora i valori della pressione e i nomi degli avventori, fra cui colleghi come Agnetti, Fabro, Nigro, La Pietra, oltre a Gillo Dorfles, Urs Lüti, Tommaso Trini.

Il percorso presenta poi due grandi sculture gonfiabili in PVC, un Totano di 26 metri di lunghezza e Cono alto 12 metri, esempi della tensione dell’artista verso una scultura espansa e temporanea, capace di ridefinire il rapporto tra opera, spazio e pubblico. I materiali sintetici e le grandi dimensioni contribuiscono a plasmare forme celibi, non funzionali e puramente ludiche, che invadono gli ambienti, modificando la percezione dell’architettura, stimolano una reazione da parte del visitatore che, in passato, Mazzucchelli ha documentato ampiamente, in una sorta di analisi comportamentale del pubblico al cospetto dell’innesto estraneo e inatteso.

L’installazione site-specific in membrana di film plastico del ciclo Riappropriazioni – che negli anni Settanta l’artista ha distillato in luoghi come Parco Sempione o la Triennale di Milano – occupa integralmente, si propaga e inghiotte, una sala del museo, annullandone i confini e suggerendo nuove modalità di esperienza estetica, invitando il pubblico a entrare fisicamente nella bolla stessa, nella sua sospensione metafisica che avvolge, lambisce, aderisce a soffitti e pavimenti, come una placenta, un tessuto vitale e traspirante che impacchetta idealmente anche una scultura giovanile di Mazzucchelli, scolpita sotto la guida di Marino Marini negli anni trascorsi nelle aule dell’Accademia di Brera. Testimonianza del dialogo continuo fra l’artista e la dimensione collettiva del suo lavoro, l’opera si fa luogo di incontro, in un processo aperto che coinvolge lo spettatore nella possibilità di riappropriarsi simbolicamente dello spazio tramite l’arte che lo abita.

Monumentalità e leggerezza, sospensione e adesione, uso di materiali un tempo sperimentali come la plastica e riflessione critica attuale su questioni ecologiche: la mostra Franco Mazzucchelli. Blow Up (citazione deflagrante della celebre pellicola di Antonioni) affonda in queste dicotomie e racconta per capitoli la storia un artista che ha saputo ridefinire i linguaggi della scultura contemporanea, portando l’arte fuori dei musei e dentro la vita quotidiana, in una continua esplorazione delle relazioni tra estetica, società e partecipazione.

Franco Mazzucchelli – Profilo

1939, Milano, vive e lavora a Milano. Conosciuto per la sperimentazione pionieristica con materiali sintetici iniziata negli anni Sessanta e per la creazione di installazioni ambientali su larga scala che hanno la capacità di sovvertire le convenzioni quotidiane delle comunità locali, Mazzucchelli ha prodotto un prolifico corpus di opere, che continua a evolversi ancora oggi. La sua pratica, avvicinandosi alla partecipazione totale, ne analizza le dinamiche sociali. Le opere diventa temporaneamente parte del paesaggio urbano e il pubblico è incline a toccarle, spostarle, giocarci e persino portarle via. Dall’inizio degli anni 2000, la ricerca di Mazzucchelli si spostata verso una dimensione più estetizzata, dando origine a tele gonfiabili parte del ciclo Bieca Decorazione. Questo termine è utilizzato in modo autoironico per descrivere la pratica del dipingere come puro godimento estetico e per sottolinearne la connessione con le logiche commerciali.

Le installazioni ambientali di Franco Mazzucchelli sono state presentate in numerosi luoghi in Italia e all’estero, come la Fabbrica Alfa Romeo, Milano; Piazza San Fedele, Milano; Accademia di Belle Arti di Brera, Milano; Castello Sforzesco, Milano; Piazza dei Priori, Volterra; Lago di Como; Monaco di Baviera; Camargue. I suoi lavori sono stati inclusi in mostre storiche, tra cui la 60ª Biennale di Venezia, Venezia (2024); la 13ª Quadriennale, Roma (1999); l’11ª Quadriennale, Roma (1986); la 37ª Biennale di Venezia, Venezia (1976); la 15ª Triennale di Milano, Milano (1973); e in importanti istituzioni internazionali: MAPS – Museum of Art in Public Spaces, Køge (2025); Museo Madre, Napoli (2024); MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Roma (2021); Centre Pompidou-Metz, Metz (2021); Cité de l’Architecture, Parigi (2021); ArtScience Museum, Singapore (2020); Konsthall Lund, Lund (2020); Kunsthalle Wien, Vienna (2019); Center for Art and Media – ZKM, Karlsruhe (2019); nGbK, Berlino (2018); Museo del Novecento, Milano (2018); tra gli altri. Franco Mazzucchelli ha vinto il Premio alla Carriera Alfredo d’Andrade 2022. È stato Direttore Vicario di Brera 2 e Professore di Tecniche della Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

Progetto realizzato in collaborazione con MUDEC Museo delle culture, Milano


Catalogo Nomos edizioni, ita/en
con testi di Marina Pugliese, Andrea Lissoni, Alessandro Oldani
coordinamento di Elisabetta Masala
immagine grafica di Sabina Era
 
MAN Museo d’arte Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta 27
08100 Nuoro tel +39.0784.252110
Orario: 10:00 – 19:00 (Lunedì chiuso)
info@museoman.it
 
Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Via San Mattia 16, 35121 Padova
Tel. +39.049.663499
referente Simone Raddi, simone@studioesseci.net www.studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

La BLOOMGALLERi di Massa presenta un incontro tra i lavori di Mattia Di Rosa e Michele Redaelli

Linee di soglia
Mattia Di Rosa e Michele Redaelli
a cura di Lorenzo Belli

BLOOMGALLERi, Massa (MS)
6–27 dicembre 2025

La BLOOMGALLERi di Massa presenta, dal 6 al 27 dicembre 2025, la mostra bipersonale “Linee di soglia”, un incontro tra i lavori di Mattia Di Rosa e Michele Redaelli che nasce dal desiderio di mettere in dialogo due visioni artistiche differenti, ma sorprendentemente affini.
Fin da subito, ciò che colpisce è la sensazione di trovarsi davanti a un vero e proprio luogo di passaggio, una “Soglia” appunto, in cui le opere dei due artisti si guardano, si toccano, si sfiorano. È un dialogo fatto di rimandi, piccoli scarti, avvicinamenti e respiri che generano un continuo cortocircuito di percezione: ciò che sembra chiaro si sposta, ciò che appare evidente si incrina, lasciando emergere una zona in cui vedere non significa mai capire del tutto.
In questo spazio instabile, la pittura diventa corpo, pensiero, esercizio di immaginazione.

Mattia Di Rosa considera ogni appunto, ogni schizzo, ogni progetto non come materiale preparatorio, ma come parte integrante dell’opera. La sua è una ricerca continua, quasi ostinata, verso un metodo che sembra sempre sfuggire, come se ogni immagine fosse la traccia di un tentativo, il risultato momentaneo di un’urgenza. C’è qualcosa di profondamente intimo nel suo modo di disegnare, un gesto che diventa rito, memoria, corpo. Le sue opere sembrano piccoli mondi che non smettono mai di nascere, come se fossero sempre sul punto di trasformarsi in qualcos’altro.
Diverso, ma altrettanto coinvolgente, è l’approccio di Michele Redaelli, che guarda alla pittura come a un laboratorio aperto. Le sue superfici sono campi di forza, luoghi in cui gesto, struttura e colore si incontrano e si bilanciano. Dentro i suoi quadri si riconoscono paesaggi impossibili, situazioni sospese tra realtà e sogno, forme che sembrano emergere da territori interiori. La sua pittura non si limita a rappresentare: invita a entrare, a perdersi, a lasciarsi condurre verso mondi che esistono soprattutto nella mente di chi guarda.

L’incontro tra Di Rosa e Redaelli crea quindi un territorio di confine in cui la libertà del segno di uno si confronta con la precisione ritmica dell’altro; la memoria si confronta con la misura, l’istinto con la costruzione. La mostra invita a sostare in questa soglia, ad ascoltare ciò che accade quando due linguaggi diversi entrano in risonanza.
Il progetto espositivo e il testo che accompagna la mostra sono a cura di Lorenzo Belli.

L’inaugurazione si terrà sabato 6 dicembre alle ore 18 e la mostra sarà aperta da martedì a domenica, dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:30.


Informazioni
Sede: BLOOMGALLERi, via Dante 45 Massa(MS)
Date: 6–27 dicembre 2025
Orari: Da martedì a domenica, 10:30–12:30 / 16:00–19:30
Per aggiornamenti e approfondimenti:
info@mattiadirosa.com
Da info@openartproject.it