Un abbecedario per esplorare il sentimento più universale

Piccolo vocabolario d’Amore di Claudia Monteiro de Castro, con le illustrazioni di Mariuccia Roccotelli, per Alpes Italia Editore, è un’opera che sfugge a ogni definizione: non è un romanzo, non è un saggio, non è una raccolta di poesie. Eppure è tutto questo insieme. 

Piccolo vocabolario d’Amore
di Claudia Monteiro de Castro
con le illustrazioni di
Mariuccia Roccotelli
Un abbecedario ironico e poetico
per esplorare il sentimento più universale

In libreria e negli store da febbraio 2026

Dalla A alla Z, Claudia Monteiro de Castro prende le parole dell’amore, le osserva da vicino, le racconta con ironia e tenerezza, ogni tanto con una risata improvvisa, dà vita ad un dizionario sentimentale con l’intimo desiderio di “filosofeggiare scherzosamente sull’amore”. 

Piccolo vocabolario d’Amore è un inedito abbecedario dei sentimenti: inizia con la lettera A di Abbandono, attraversa le voci classiche di Anima gemellaBacioCuore spezzatoGelosia e Ti amo e termina con la Z di Zelante. Ogni parola (in tutto 96 voci) si trasforma in un vademecum per viaggiare amorosamente tra citazioni colte -da Shakespeare a Neruda, da Buzzati a Cortázar-, aneddoti su coppie celebri come Dalí e Gala, Sartre e Simone de Beauvoir, canzoni, film cult e curiosità linguistiche, ma anche tra piccoli gesti di ogni giorno, la cioccolata mangiata da soli sul divano, i nomignoli ridicoli che ci inventiamo per chi amiamo, le telefonate lunghissime che non si vorrebbe mai concludere. L’amore in tutte le sue forme: quello platonico e quello adultero, quello virtuale e quello che invecchia.

I testi, brevi, oscillano tra poesia, riflessione e narrazione: in essi l’ironia, spesso sottile e malinconica, convive con una sensibilità attenta alle fragilità e alle contraddizioni, mentre il quotidiano diventa uno spazio di rivelazione di dettagli, incontri, ricordi. Le voci di Claudia Monteiro de Castro si fondono alle illustrazioni di Mariuccia Roccotelli: cuori spezzati, fiori, paesaggi e immagini metaforiche non si limitano ad accompagnare il testo ma lo interpretano e lo amplificano mentre le stesse parole si tramutano in figure e personificazioni immaginifiche. 

Romantico senza essere sdolcinato, ironico senza essere cinico, Piccolo vocabolario d’Amore vuole restituire la complessità e la delicatezza dell’esperienza amorosa, invitando il lettore a riconoscere nei frammenti narrati qualcosa della propria storia.

L’amore, la memoria, il tempo, le relazioni sono il cuore della scrittura di Claudia che si muove con naturalezza tra generi differenti: infatti l’autrice coltiva anche la poesia che le permette di esplorare con maggiore libertà la dimensione emotiva, mantenendo sempre vivo uno sguardo curioso, ironico e auto-ironico. 

Negli ultimi testi pubblicati, come Poesie per il ragazzo dai capelli lunghi (Palombi Editore, 2023) e Cosa ricorderete (Alpes Italia, 2019), la parola si fa leggera e precisa per catturare l’attimo, l’emozione, la “saggia pazzia” dell’amore.

Piccolo vocabolario d’Amore è in libreria e negli store da febbraio 2026.

Claudia Monteiro de Castro, nata a Rio de Janeiro nel 1970, vive a Roma da 23 anni. Ha pubblicato quattro libri nel suo paese natale e dieci libri in Italia, spaziando tra racconti, guide di viaggio, poesie e libri per l’infanzia. Da vent’anni cura una rubrica per la rivista brasiliana Comunità Italiana, parlando degli usi e costumi in Italia. Si autodefinisce una “romantica scettica”. Ama guardare i tramonti, la luna e le stelle, cantare, suonare la chitarra, camminare senza sosta e contemplare la vita.

Mariuccia Roccotelli, nata in Puglia nel 1974, si è diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha esposto in mostre personali in diverse città italiane e anche all’estero. I suoi quadri sono caratterizzati da texture di svariati materiali dal legno alla carta, dai tessuti ai riciclati, accostati, sovrapposti ed incastonati tra le linee morbide e sinuose della sua pittura. Da nove anni insegna arte all’Istituto Penitenziario Minorile Beccaria di Milano.


INFO
Titolo: Piccolo vocabolario d’Amore
Autore:  Claudia Monteiro De Castro
Illustrazioni: Mariuccia Roccotelli
Editore: Alpes Italia
Data di Pubblicazione:23 gennaio 2026
ISBN: 1256650684
Pagine: 58
Formato: brossura
www.alpesitalia.it/autori-660-monteiro_de_castro_claudia
 
Claudia Monteiro de Castro
www.instagram.com/claudiainitaly/

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
www.melaseccapressoffice.it
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

ARMAGEDDON: Visioni dell’invisibile tra memoria e rinascita

ARMAGEDDON di Augusto De Luca

La fotografia, quando si spinge oltre il visibile, diventa uno strumento per indagare l’invisibile e dare forma al trauma collettivo della storia. “Armageddon” di Augusto De Luca esplora le cicatrici lasciate dalle guerre mondiali attraverso un linguaggio simbolico e surreale, trasformando l’immagine in esperienza emotiva e riflessione. Non si tratta di documentare, ma di evocare: ogni scatto diventa un ponte tra memoria e immaginazione, tra dolore e possibilità di rinascita, invitando lo spettatore a confrontarsi con ciò che resta oltre gli eventi, nell’anima umana.

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ARMAGEDDON
di Augusto De Luca

La fotografia ha sempre avuto il potere di catturare l’essenza della realtà, ma quando si avventura nel regno del metafisico e del surreale, diventa uno strumento per esplorare dimensioni invisibili e simbolismi profondi. In un mondo segnato dalle catastrofi delle guerre mondiali, la ricerca fotografica che intreccia queste tematiche offre uno sguardo unico sulla storia umana, una narrazione visiva capace di provocare emozioni e riflessioni. Le mie ultime fotografie trascendono il semplice atto di scattare immagini; si tratta di un viaggio nell’anima delle persone, un tentativo di catturare l’invisibile che si cela dietro gli eventi storici. Le cicatrici lasciate dai conflitti globali sono evidenti, ma ci sono anche le ombre e i silenzi, le storie non raccontate di chi ha subito e di chi ha combattuto. Attraverso i filtri dell’arte, si esplorano l’essenza delle emozioni umane, utilizzando elementi surreali per evidenziare il dolore e la speranza. Ogni immagine scattata in questo contesto è carica di simboli. Questi simboli non solo evocano la memoria collettiva delle guerre, ma invitano anche lo spettatore a confrontarsi con la propria interpretazione della sofferenza e della rinascita. La scelta delle forme, la composizione e l’illuminazione diventano strumenti per raccontare storie che vanno oltre il visibile. La componente surreale nella mia ricerca fotografica entra in gioco quando la realtà viene “distorta”, creando immagini che sembrano uscire da un sogno. In questo contesto, il surreale non vuole negare il dolore, ma amplificarlo, portando lo spettatore a una dimensione di comprensione più profonda, scenari onirici, ricchi di significati nascosti. Questo approccio sfida l’osservatore a riflettere su quale sia il confine tra la realtà e l’immaginazione, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. Questo lavoro fotografico surreale e simbolico sulle catastrofi delle guerre mondiali non è solo un documento, ma un invito a vedere oltre le immagini superficiali. È un richiamo a esplorare le emozioni e le esperienze umane, a confrontarsi con il passato e a trovare un significato profondo nella bellezza e nel dolore. Attraverso l’arte, le storie di milioni di vite perdute e trasformate continuano a vivere, incoraggiandoci a mantenere viva la memoria e a guardare al futuro con occhi nuovi.

Augusto De Luca, (Napoli, 1 luglio 1955) è un fotografo e performer. Ha ritratto molti personaggi celebri. Studi classici, laureato in giurisprudenza. E’ diventato fotografo professionista nella metà degli anni ’70. Si è dedicato alla fotografia tradizionale e alla sperimentazione utilizzando diversi materiali fotografici . Il suo stile è caratterizzato da un’attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell’oggetto inquadrato. Immagini di netto realismo sono affiancate da altre nelle quali forme e segni correlandosi ricordano la lezione della metafisica. E’ conosciuto a livello internazionale, ha esposto in molte gallerie italiane ed estere. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio).

https://fr.wikipedia.org/wiki/Augusto_De_Luca
https://grokipedia.com/page/augusto_de_luca
http://www.edueda.net/index.php?title=Augusto_De_Luca


Da Augusto De Luca <delucaaugusto885@gmail.com>

Art Week Milano 2026: Ugo La Pietra – ERBARIO e GLI INVASATI 

Ugo La Pietra, Erbario, 2026
Studi e Libri aperti in ceramica ingobbiata e incisa dall’autore nel laboratorio Ceramiche Puzzo, Milano
cm 24x32x3 (ognuno)
foto courtesy Archivio Ugo La Pietra, Milano

In occasione dell’Art Week 2026 (13 al 19 aprile), Casa degli Artisti presenta un duplice progetto – di e con Ugo La Pietra – che articola una riflessione sul valore del fare come spazio di relazione tra arte e artigianato, individuo e collettività, natura e progetto. Il percorso si sviluppa in due installazioni: ERBARIO, opera inedita di Ugo La Pietra, e GLI INVASATI, progetto coordinato dal “maestro” in dialogo con i residenti e le residenti di Casa degli Artisti.

Art Week 2026 – Milano
13 – 19 aprile 2026

ERBARIO E GLI INVASATI
Un doppio progetto di Ugo La Pietra e delle artiste e artisti in residenza

opening 17 aprile, h.1 8.00
in mostra sino al 31 maggio 2026

I progetti, allestiti negli spazi esterni della Casa, nascono dalla collaborazione tra Casa degli Artisti (Mariavera Chiari, Susanna Ravelli, Giulia Restifo) e Ugo La Pietra con il sostegno della Fondazione Michelangelo, organizzazione internazionale impegnata nella valorizzazione dei mestieri d’arte e nella trasmissione intergenerazionale delle competenze che animerà l’intera Casa di  progetti in dialogo tra arte e design per tutta la settimana successiva, durante la Design Week (21-26 aprile), all’interno di “Arts & Crafts & Design”, una nuova vetrina collaborativa che riunisce quattro attori chiave della scena artigianale e del design milanese: Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, Fondazione Michelangelo per la Creatività e l’Artigianato, Creative Academy e Serapian. Non una partnership formale quindi, ma una convergenza strutturale nel superare la distinzione gerarchica tra arti maggiori e applicate, nel riconoscere nel gesto manuale un atto culturale e politico, nel sostenere l’intergenerazionalità e riaffermare la relazione tra uomo e ambiente come matrice del progetto. La ricerca di La Pietra incarna questa visione, traducendola in un lavoro in cui la terra diventa origine comune e il progetto uno spazio di trasformazione condivisa.

Le installazioni ERBARIO e GLI INVASATI, visitabili fino alla fine di maggio 2026, si integrano pienamente nella vita artistica della Casa che, una volta conclusa la Design Week, tornerà a essere centro di residenza.

ERBARIO

Ugo La Pietra torna a Casa degli Artisti con un’installazione che condensa la sua storica riflessione sulla “diversità” attraverso il segno inciso, cifra distintiva della sua pratica.  Dalla piccola enciclopedia che ha descritto nel libro Erbario (Marinonibooks, 2021), sono nate una serie di erbe spontanee e piante minori riprodotte per questa mostra nelle pagine di libri in ceramica. Un erbario che ricorda la raccolta di essenze all’interno delle pagine di un diario estivo. Illustrazioni di erbe incise sulle pagine di libri in ceramica ingobbiata dove La Pietra, alla sua instancabile creatività, unisce la sua storica ricerca sulle diversità attraverso il suo “gesto segnico”. L’installazione consiste in dodici libri aperti collocati su tre strutture/leggii. L’opera nasce dalle passeggiate dell’artista in luoghi familiari, dall’osservazione di ciò che cresce ai margini. Le erbe spontanee diventano soggetti di un archivio personale, fissato nella terra attraverso un processo lento che recupera la dimensione sapienziale del fare manuale. Il risultato è una narrazione che dissolve i confini tra arte e scienza e suggerisce uno sguardo non gerarchico sul paesaggio, vicino per sensibilità alle riflessioni di Gilles Clément e Leo Lionni.

GLI INVASATI

In parallelo, negli spazi esterni della Casa, prende forma GLI INVASATI, progetto a cura di Casa degli Artisti coordinato da Ugo La Pietra che propone un’opera collettiva – e allo stesso tempo individuale – che promuove il concetto, su cui La Pietra ha spesso lavorato, della “diversità nella relazione collettiva”. Gli artisti in residenza – Matteo Bicego, Marco El Gato Chimney, Francesco Ciavaglioli, Sofia Guzzo, Claudia Mendini, Sara Passerini, Roxana Vergani  – sono invitati a confrontarsi con un archetipo condiviso: il vaso in terracotta, un modello standard a partire dal quale ciascun artista interviene con scelte formali e poetiche autonome, trasformandolo in un’opera riconoscibile. Ne emerge un insieme eterogeneo ma coerente, in cui la materia diventa elemento unificante e il gesto individuale si misura con una tradizione millenaria. Il titolo gioca su una doppia valenza semantica, tra il riferimento al contenitore e l’essere “pervasi” dalla terra.

A definire il cuore concettuale della collaborazione tra Ugo La Pietra e le artiste e gli artisti in residenza alla Casa è una citazione del settembre 2000 di Ugo Marano – artista e ceramista visionario, fondatore dei “Vasai di Cetara” – che La Pietra assume come dichiarazione programmatica:

«Ceramica è arte regina.
Oggi che i vasi non servono più sono diventati più importanti, liberatesi dall’uso per liberarsi alla funzione si sono trasformati in oggetti della lussuria, dell’amicizia, della gioia. Le mani dei vasai sono la materia intelligente e armoniosa esistente. C’è ancora bisogno di vasi per l’evoluzione felice della persona e la crescita delicata dell’umanità

In queste parole il vaso smette di essere oggetto funzionale per diventare archetipo culturale: forma primaria dell’abitare e del contenere, dispositivo simbolico capace di attivare memoria, identità e relazione.

Con ERBARIO e GLI INVASATI, Casa degli Artisti si conferma piattaforma di ricerca capace di intercettare il dibattito contemporaneo su arte, design e artigianato. Il progetto offre a professionisti e pubblico uno sguardo concreto su un fare che unisce pensiero e manualità, visione e materia, riportando la ceramica al centro di una riflessione attuale sul senso e sul valore delle arti.


MICHELANGELO FOUNDATION

La Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship è un’istituzione no-profit con sede a Ginevra che sostiene gli artigiani di tutto il mondo al fine di promuovere un futuro più umano, inclusivo e sostenibile.  La Fondazione mira a sottolineare l’importanza del rapporto fra l’artigianato, il design e l’arte in senso lato e si pone l’obiettivo di celebrare e preservare l’artigianato e la diversità dei suoi creatori, materiali e tecniche, aumentando la consapevolezza quotidiana sul mestiere e la possibilità di intraprenderlo come percorso professionale per le nuove generazioni. La Fondazione presenta Homo Faber, un movimento culturale incentrato sulla figura dei maestri artigiani di tutto il mondo. I suoi progetti più importanti includono: Homo Faber NextGen, una serie di programmi educativi per le generazioni future di artigiani; la Homo Faber Guide, piattaforma online che elenca artigiani in tutto il mondo; Homo Faber Finds, che identifica l’eccellenza artigianale e propone idee creative per ispirare collaborazioni, commissioni private e acquisizioni; e una programmazione annuale di eventi che include la celebrazione di punta della Homo Faber Biennial e la serie di mostre Homo Faber Capsule. michelangelofoundation.org/

Arts & Crafts & Design è una nuova vetrina collaborativa che unisce quattro protagonisti di spicco della scena artigianale e del design milanese: La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, la Michelangelo Foundation for Creativity & Craftsmanship, Serapian e Creative Academy. Organizzata presso la Casa degli Artisti, uno spazio che rispecchia i valori di creatività, sperimentazione e dialogo condivisi dal quartetto, questa iniziativa collettiva rappresenta un contributo significativo alla riflessione condivisa della Milan Design Week, incentrata sui temi di design, sostenibilità, artigianato e innovazione.


Casa degli Artisti
Corso Garibaldi 89/A (entrata da via Tommaso da Cazzaniga), Milano
www.casadegliartisti.com     info@casadegliartisti.org

Orari di apertura
dal martedì alla domenica, dalle 12.30 alle 19.00, con chiusura il lunedì
Ingresso libero

Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
emanuela.filippi@casadegliartisti.org
Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>

Magazzino del Sale, Torre di Cervia: Artevento presenta la mostra inedita dedicata all’Olanda

Inaugura il 4 aprile al Magazzino del Sale Torre la mostra intitolata “The Hague Air Gallery – Vento dipinto” dedicata all’Olanda, scelta da ARTEVENTO Festival Internazionale dell’Aquilone per dare il via alla sua 46° edizione. La mostra, che si avvale del Patrocinio dell’Ambasciata e del Consolato Generale dei Paesi Bassi, anticiperà, già nel weekend di Pasqua, lo storico festival in scena dal 23 aprile al 3 maggio sulla spiaggia di Pinarella.   La mostra esibisce, per la prima volta in Italia, una straordinaria collezione composta da 17 aquiloni di modello giapponese edo dipinti da pittori olandesi.Presentata per la prima volta in volo sulla spiaggia di Scheveningen (The Hague, L’Aja) nel 1987, ricostruisce la genesi di un progetto destinato ad esercitare un impatto decisivo nel panorama artistico internazionale, promuovendolo sviluppo di quella corrente dell’environmental art che individua nel vento il proprio interlocutore, creando una nuova relazione dinamica tra opera, natura e spettatore.

ARTEVENTO 2026 
46° edizione
 
 “The Hague Air Gallery – Vento dipinto
la mostra che il Festival Internazionale dell’Aquilone dedica all’Olanda celebrando l’arte del vento
 
Preview di Pasqua – dal 4 Aprile al 3 Maggio – Mostra“The Hague Air Gallery – Vento dipinto”
Magazzino del Sale Torre, Cervia
Dal 23 Aprile al 3 Maggio – 46° ARTEVENTO Festival Internazionale dell’Aquilone
Cervia – Spiaggia di Pinarella, Magazzino del Sale e altre location

ORIGINI E STORIA

La scelta dei Paesi Bassi come protagonista di questa anteprima artistica non è casuale. Se l’aquilone nasce in Oriente oltre 2.500 anni fa, è anche attraverso le rotte commerciali olandesi, che esso giunge stabilmente in Europa. Il contributo dell’Olanda nel fungere da ponte tra Asia e Occidente e trasportare fisicamente l’oggetto dal Giappone e dalla Malesia, fra il XVI e il XVII secolo, è tanto importante quanto l’aver successivamente contribuito alla trasformazione dell’aquilone in un medium artistico contemporaneo, capace di dialogare con le avanguardie occidentali. È proprio nei Paesi Bassi che si concepì per la prima volta in Europa un progetto capace di coniugare la forma tradizionale giapponese dell’edo con il linguaggio pittorico occidentale e con la dimensione ambientale del vento, dando vita a un’esperienza pionieristica che pochi anni dopo ispirò la European Air Gallery in Inghilterra, sviluppata con l’intento di coinvolgere artisti provenienti da diversi Paesi europei e trasformare l’aquilone dipinto in simbolo di cooperazione culturale e unità nella diversità.

La straordinaria collezione di aquiloni olandesi che verrà esposta al Magazzino del Sale Torre fu sviluppata all’inizio degli anni ‘80, ed è il risultato tangibile del progetto nato dall’idea originale di Gerard Van der Loo, fondatore dello storico negozioVlieger Op,e di Els Lubbers. Il loro intento era di rendere tangibile il nesso tra oggetto aquilone ed espressione pittorica, già implicito nelle pratiche artigianali tradizionali di Cina e Giappone, in una visione concettualmente nuova. Grazie alla partecipazione di un gruppo di pittori olandesi nell’esperimento, la vela dell’aquilone si trasformò in una vera e propria tela e il cielo divenne uno spazio pubblico e dinamico, capace di accogliere l’opera d’arte in dialogo diretto con la natura e con lo spettatore.

Per la realizzazione delle vele, Van der Loo si avvalse dell’esperienza tecnica dei membri dell’Holland Kite Team, coinvolgendoli nella messa a punto di una interpretazione del tradizionale aquilone giapponese adatto al progetto. Guidò personalmente la squadra di costruttori nella definizione delle “tele volanti”, coordinando ricerca tecnica e sperimentazione sui materiali. Van der Loo prestò particolare attenzione ai materiali pittorici, poiché il colore scelto avrebbe dovuto affrontare la sfida di un supporto complesso come il tessuto sintetico, adottato al posto della tradizionale carta washi giapponese. Insieme a Els Lubbers mise, inoltre, a punto un sofisticato sistema di pilotaggio composto da 17 cavi di trattenuta lunghi 30 metri per ciascuna opera, permettendo il controllo stabile delle vele dipinte durante l’esposizione aerea.

Chiamati a misurarsi con una sfida inedita, gli artisti olandesi coinvolti si confrontarono non solo con un supporto completamente nuovo, ma soprattutto con un diverso contesto espositivo: il cielo. Ciò li spinse a ripensare profondamente la propria pratica, interrogandosi sulla percezione dell’opera a distanza, sulla sua leggibilità nello spazio aperto e sul dialogo imprescindibile con il vento, divenuto parte integrante del processo creativo. Gerard Van der Loo e Els Lubbers anticiparono di due anni il celebre progetto “Immagini per il Cielo” promosso dal Goethe-Institut di Osaka, al quale parteciparono artisti di fama internazionale come Robert Rauschenberg e Mimmo Paladino.

DALL’IDEA AL VOLO: IL PRIMO VERNISSAGE NEL CIELO DELLA STORIA

Dopo anni di meticolosa sperimentazione, nel 1987, The Hague Air Gallery vede per la prima volta la luce e prende letteralmente il volo sulla spiaggia di Scheveningen all’Aia. Si tratta del PRIMO VERNISSAGE NEL CIELO DELLA STORIA, attraverso il quale Gerard Van del Loo inaugura un nuovo concetto di esposizione dinamica e collettiva di aquiloni d’arte, con l’obiettivo di trasformare il cielo in una galleria pubblica, spazio democratico di fruizione accessibile. L’esposizione delle opere si configura in una performance che fa dell’accettazione dell’imprevedibilità delle forze della natura da parte dell’artista un elemento imprescindibile e determinante nel coinvolgimento immersivo dello spettatore.

La scelta di aprire il 46° anno di iniziative legate al più longevo Festival Internazionale dell’Aquilone del mondo proprio con il recupero di questa collezione olandese e con il suo debutto in una sede museale in collaborazione con Holland Kite Team esprime la visione della curatrice Caterina Capelli, Art Director di ARTEVENTO, e anticipa gli appuntamenti che renderanno il 2026 un anno decisivo nel suo percorso, che culminerà con l’inaugurazione del centro di formazione permanente Museo dell’Aquilone il prossimo autunno.   Nominata interlocutrice dell’ICPI del Ministero della Cultura per il progetto sull’aquilone come patrimonio immateriale dell’umanità in qualità di “testimone vivente” –per il merito di tramandare il festival come un dispositivo di salvaguardia e scambio di pratiche e saperi oltre che come principale presidio internazionale per la promozione dell’arte eolica – Capelli intende restituire visibilità ad una straordinaria collezione d’aquiloni dipinti rimasta a lungo nell’oblio,  omaggiare Gerard Van der Loo e Els Lubbers come precursori dell’environmental art e attribuire a The Hague Air Gallery il giusto valore, riconoscendone il merito di rappresentare una pietra miliare nella storia del Movimento dell’Arte Eolica.

L’omaggio a Gerard van der Loo assume un significato particolarmente prezioso, rafforzando il legame con l’Olanda anche in merito al progetto di salvaguardia del patrimonio promosso da ARTEVENTO. Il 2026, infatti, segna anche l’acquisizione, da parte del Museo dell’Aquilone, della collezione di opere etniche appartenute a Van der Loo, scomparso nel 2002. Quello stesso anno, sono state esposte al Tropenmuseum di Amsterdam e oggi donate a Caterina Capelli, a supporto del suo progetto di testimone vivente dal designer e aquilonista Stephen Versteegh, che continua nei Paesi Bassi l’avventura dell’Holland Kite Team.

ARTEVENTO 2026 invita, così, il pubblico internazionale a vivere un’esperienza unica, dove la storia dell’arte eolica incontra il presente e dove il cielo, da sempre simbolo di libertà, diventa ancora una volta spazio condiviso di creatività, dialogo e unità tra culture diverse.

Il programma completo di ARTEVENTO CERVIA sarà consultabile sul sito della manifestazione: https://artevento.com/

INFORMAZIONI UTILI
 
DOVE: Cervia – Spiaggia di Pinarella, Magazzino del Sale e altre location
QUANDO: Dal 4 Aprile al 3 Maggio
Mostra “The Hague Air Gallery – Vento Dipinto” Magazzino del Sale Torre
Dal 4 al 19 Aprile aperto nei Festivi e prefestivi
Dal 23 Aprile al 3 Maggio aperto tutti i giorni
 
Dal 23 Aprile al 3 Maggio
46° ARTEVENTO Festival Internazionale dell’Aquilone
Spiaggia di Pinarella, Magazzino del Sale e altre location
 
25 Aprile
1° annullo celebrativo Filatelia Poste Italiane
Volo Notturno
 
26 Aprile
2° annullo celebrativo Filatelia Poste Italiane
Cerimonia delle Bandiere – Spiaggia di Pinarella
 
Dal 27 al 29 Aprile
Workshop aquiloni per adulti
 
30 Aprile
ARTEVENTO KITE PARADE Cervia – Magazzino del Sale
 
1° Maggio
2° annullo celebrativo Filatelia Poste Italiane
 
Dall’1 al 3 Maggio
STACK Cervia’s Cup Campionato Italiano di volo acrobatico sportivo
 
2 Maggio
4° annullo celebrativo Filatelia Poste Italiane
La Notte dei Miracoli – Spettacolo multidisciplinare  – Spiaggia di Pinarella
 
Per prenotazione laboratori: info@artevento.com

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Il Museo Wagner in gestione alla Fondazione Musei Civici di Venezia

Con un accordo siglato tra Fondazione Musei Civici di Venezia, il Casinò di Venezia e l’Associazione Richard Wagner, il Museo Wagner entra nella rete dei musei veneziani. L’operatività è prevista a partire dal 2027, con interventi di valorizzazione sulla sede, sulle attività e sulle collezioni.

Il Museo Wagner in gestione alla Fondazione Musei Civici di Venezia: la firma oggi a Ca’ Farsetti 

Brugnaro: Il 14° museo della rete MUVE, segno di una città sempre più internazionale
Gribaudi: Cresce il “museo enciclopedico” di MUVE 

Il Museo Richard Wagner, nato nel 1995 su iniziativa dell’Associazione Richard Wagner di Venezia a Ca’ Vendramin Calergi, diventa il quattordicesimo museo della rete MUVE. La firma odierna coinvolge il Casinò di Venezia, l’Associazione Richard Wagner di Venezia e la Fondazione Musei Civici di Venezia, rappresentata dalla presidente Mariacristina Gribaudi. All’atto erano presenti il Sindaco Luigi Brugnaro e la consigliera delegata a cultura: attività teatrali e cinema, Giorgia Pea.

Con questo accordo, la Fondazione Musei Civici assume la gestione delle sale del museo all’interno dell’immobile del Casinò, delle collezioni in esse contenute – rari documenti, manifesti, partiture, lettere autografe, quadri, dischi, litografie e cimeli – che costituiscono un’importante e prestigiosa collezione privata dedicata al compositore tedesco, comprese le opere già appartenenti al patrimonio civico.

L’operatività di MUVE all’interno del museo è prevista per il 2027, dopo una fase di studio degli interventi necessari. L’obiettivo di MUVE sarà valorizzare la storia, le collezioni, la fruibilità e l’accessibilità del museo, arricchendo al contempo l’offerta culturale dei Musei Civici di Venezia. Un patrimonio che si lega alle indagini di MUVE, come storia del teatro e del libretto d’opera di Casa Carlo Goldoni, alle preziose collezioni di strumenti musicali del Museo Correr e, non ultimo, alla grande passione e ammirazione di Mariano Fortuny per il compositore tedesco: mai conosciuto di persona, ma attraverso l’incontro, proprio a Venezia, con l’intellettuale, critico e funzionario delle Belle Arti Angelo Conti, con il quale condivise l’ideale filosofico wagneriano. All’età di diciannove anni, Fortuny iniziò a dipingere opere, drammi musicali e atmosfere che oggi popolano le Sale Wagner del Museo Fortuny.

Nel piano ammezzato del quattrocentesco Ca’ Vendramin Calergi dove oggi sorge il museo, il maestro Richard Wagner (Lipsia, 1813 – Venezia, 1883) soggiornò per diversi periodi, in fuga dagli affanni quotidiani e dalle tempeste sentimentali, alla ricerca di nuova ispirazione in un luogo appartato, lontano dalle interferenze del mondo. Spinto da un bisogno di quiete, Wagner individuò in Venezia la sua oasi, dove trascorse l’inverno con la famiglia fino alla morte, avvenuta improvvisamente il 13 febbraio 1883.  

Con l’ingresso del Museo Wagner nella rete della Fondazione Musei Civici di Venezia aggiungiamo un nuovo tassello di grande prestigio al patrimonio culturale della città. Diventa il 14° museo della rete MUVE: un risultato importante, che conferma la capacità di Venezia di custodire la propria storia aprendola sempre di più al mondo. Wagner è una figura universale, e il fatto che il museo a lui dedicato entri a far parte stabilmente del sistema civico veneziano rafforza ulteriormente il profilo internazionale della nostra offerta culturale, dichiara il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.

Per la Presidente MUVE Mariacristina Gribaudi L’ingresso del Museo Wagner nella rete di Fondazione Musei Civici di Venezia contribuisce a rafforzare la vocazione enciclopedica del nostro sistema museale, creando nuove connessioni con le altre realtà museali veneziane, dalla musica al teatro, fino alle arti visive. Il nostro impegno sarà, ancora una volta, quello della cura: valorizzare questo patrimonio rendendolo sempre più accessibile e integrato nei percorsi culturali della città.

Per il Presidente del Casinò di Venezia, Riccardo Venturaquesto accordo esalta la narrazione storica di Ca’ Vendramin Calergi. Il valore delle opere del Maestro, finora custodito dalla passione di raffinati intenditori, si apre oggi a un abbraccio più universale, diventando parte integrante dell’offerta culturale e museale che la Città rivolge al mondo.

L’Associazione Richard Wagner di Venezia, la Fondazione Internazionale Richard Wagner di Venezia e tutto il mondo internazionale wagneriano –  conclude Alessandra Althoff Pugliese, presidente dell’Associazione Richard Wagner di Venezia–  sono felicissimi e soddisfatti che, a oltre 30 anni dall’accordo culturale in nome di Richard Wagner tra Venezia e Bayreuth – città wagneriana –  abbiamo firmato la convenzione con la Fondazione Musei Civici di Venezia per la futura gestione e sviluppo del Museo Richard Wagner. Insieme, con il sostegno del Comune di Venezia, nostro socio fondatore, abbiamo raggiunto questo ambito traguardo e guardiamo con entusiasmo alla futura collaborazione con i Musei Civici di Venezia.


Fondazione Musei Civici di Venezia
Piazza San Marco, 52

 
Informazioni per la stampa 

Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
 
con il supporto di
Studio ESSECI Comunicazione
di Roberta Barbaro e Simone Raddi
roberta@studioesseci.net  
simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Fiabe di famiglia diventano libri artistici illustrati: “Nel paese di Giornopergiorno”

KouKou Edizioni presenta il suo primo libro illustrato: Nel paese di Giornopergiorno, con un testo di Giada Fioravanti, le illustrazioni di Carola Ghilardi e la direzione editoriale di Allegra Mondello. 

Fiabe di famiglia diventano libri artistici illustrati: KouKou presenta
”Nel paese di Giornopergiorno” per riflettere sul valore del tempo


Nel paese di Giornopergiorno è una fiaba poetica che affronta con delicatezza temi complessi, come il tempo che scorre, l’attesa, la perdita e le separazioni, ma anche il valore del presente, le relazioni affettive, la crescita, il cambiamento, la capacità e possibilità di ricominciare sempre. 

Consigliato a partire dai 5 anni, il volume è pensato per essere letto insieme: offre ai più piccoli uno spazio sicuro in cui fare domande e agli adulti l’occasione di rallentare, ascoltare e condividere legami, attraverso immagini evocative e un linguaggio narrativo profondo ma comprensibile. Un racconto sul tempo che scorre e sull’importanza di viverlo insieme.

Nel paese di Giornopergiorno

Nel paese di Giornopergiorno il tempo non si conta in anni, ma in ore. Nessuno aspetta il futuro, nessuno rimpiange il passato. Esiste solo il presente, un momento condiviso ma diverso per ciascuno, fatto di incontri, feste improvvise, attese e addii. Nel paese di Giornopergiorno gli appuntamenti non coincidono, i treni non partono mai in orario e gli aerei arrivano in momenti diversi per ogni passeggero. Il tempo diventa così personale da rendere difficile vivere insieme. 

Ma una notte tutto si ferma, gli orologi ripartono da zero: all’improvviso nessuno sa più quante ore ha vissuto. Tutti sono +1. Gli abitanti devono allora decidere come ricominciare a contare il tempo, comprendendo così che la felicità non consiste nell’avere più tempo, ma nel riempire il tempo di vita.

La casa editrice

Kou Kou Edizioni è una micro casa editrice nata a Roma nel 2025, da un’idea di Allegra Mondello, Massimiliano Padovan Di Benedetto e Giada Fioravanti, con il desiderio di creare fiabe che nascono dalla vita vera e parlano ai bisogni delle famiglie di oggi. Storie che partono da esperienze reali, dal bisogno di condividerle e creare legami, e che si trasformano in libri illustrati da leggere e rileggere. Ogni libro è progettato con grande cura, risultato di un lungo lavoro fatto insieme: accanto alla fiaba e alle illustrazioni, una psicologa infantile accompagna il racconto con un breve testo finale per aiutare a esplorarne temi, emozioni e significati.

In preparazione già il secondo libroNon è la solita zuppa, una fiaba che invita a superare i pregiudizi, a guardare oltre le apparenze, educando in modo semplice e narrativo alla sana alimentazione e all’autoregolazione, arricchita da una sezione di ricette di cibi sani adatti a grandi e piccini.

Kou Kou Edizioni è anche un invito: raccogliere le fiabe che nascono dentro le case, tra genitori e bambini, e farle viaggiare più lontano. Perché le storie più autentiche spesso iniziano proprio lì, nella vita quotidiana.

Chiunque voglia condividere le proprie storie, può scrivere a info@koukouedizioni.it: non tutte le storie potranno essere trasformate in libri illustrati ma alcune lo diventeranno. 

Titolo: Nel Paese di Giornopergiorno
Autore: Giada Fioravanti
Illustrazioni: Carola Ghilardi
Anno di Pubblicazione: 2025
Pagine: 40
Formato: 20×25 cm
ISBN: 979-12-985711-5-0
Lingua: italiano
Editore: Kou kou Srl
Prezzo: 16,90 €
https://koukouedizioni.it/prodotto/nel-paese-di-giornopergiorno/

CONTATTI
Kou Kou Edizioni
Via Francesco Denza 27, 00197 Roma
[P.I. & C.F.] 17976151005
Referente editoriale: Allegra Mondello

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Ufficio stampa
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Von Buren Contemporary, Roma: Reverberaciones

Von Buren Contemporary è lieta di presentare Reverberaciones, una mostra collettiva che riunisce i lavori di tre noti artisti spagnoli: Leonor Benito de la Lastra, Luis J. Fernández e Juan José Martínez Cánovas.

Von Buren Contemporary presenta
 
REVERBERACIONES
 
con le opere di
Leonor Benito de la Lastra
Luis J. Fernández
Juan José Martínez Cánovas
 
Vernissage
Sabato 11 aprile 2026
18:00 – 21:30
 
Testo critico: Anna Gasperini

Curatrice e organizzazione: Michele von Büren
 
la mostra resterà aperta fino al 6 maggio 2026
orari: lunedì-sabato 11:00-13:30 e 15:30-19:30
 
Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma

Il progetto espositivo comprende fotografie, disegni e dipinti, proponendo un intreccio di differenti linguaggi visivi, capaci di esprimere le poetiche individuali degli artisti.

Le fotografie di Leonor Benito de la Lastra sono realizzate attraverso un procedimento analogico che prevede processi chimici e l’impiego del bianco e nero; si presentano come frammenti enigmatici, dal carattere intimo e suggestivo, con un forte impatto poetico.

Luis J. Fernández presenta un progetto in cui una serie di nature morte si configura come spazio di convergenza tra immagine e pensiero, suggerendo una lettura stratificata, che sovrappone simboli vitali, come i fiori, a elementi dissonanti, come le tonalità̀ scure che prevalgono nelle composizioni.

Juan José Martínez Cánovas usa la matita su carta per sovvertire il mondo della ritrattistica classica con una serie di figure ibride uomo-animale, generate dalla fusione di mitologia e realtà. Queste immagini mistiche, surreali e a tratti inquietanti colpiscono non solo per il soggetto trattato, ma anche per la maestria del disegno.

Leonor Benito de la Lastra è una fotografa la cui pratica è profondamente radicata nelle tradizioni e nelle possibilità sperimentali della fotografia analogica. Nata a Barcellona nel 1962, si è laureata in Belle Arti presso l’Università di Salamanca con una specializzazione in design audiovisivo. La sua carriera si estende per oltre trent’anni, durante i quali si è affermata come maestra della camera oscura, trattando il laboratorio non solo come uno spazio di sviluppo, ma come uno strumento creativo primario per l’intervento artistico.

Il lavoro di Benito de la Lastra è caratterizzato da una particolare attenzione all’immagine in bianco e nero e alla manipolazione di processi chimici per ottenere qualità plastiche, che colmano il divario tra fotografia e arti visive e evocano temi come la memoria, la solitudine e il passaggio del tempo. L’artista è stata anche una figura di spicco nella comunità fotografica, in particolare dirigendo El Fotógrafo a Salamanca, uno spazio che integrava galleria, libreria specializzata e lo studio delle tecniche fotografiche storiche. La sua eccellenza è stata riconosciuta a livello internazionale, con la selezione per i Magnum Photography Awards e menzioni d’onore da Life Framer.

Luis J. Fernández, nato a Blanca, Murcia, nel 1974, è un pittore autodidatta che ha scelto il formalismo come linguaggio artistico. La sua carriera è iniziata con un periodo dominato dalla rappresentazione di spazi simbolici legati ai frutteti e al suo ambiente natale, che gli è valso un posto alla 2ª Biennale di Arte Contemporanea di Firenze nel 1999. Nel febbraio 2005 ha ricevuto il premio Giovane Artista dell’Anno dalla Regione di Murcia e nel 2016 la Medaglia d’Oro al Forum Europa di Madrid.

Fernández si è evoluto verso il regno dei paesaggi urbani, creando città impossibili basate su edifici paradigmatici della civiltà contemporanea. I suoi edifici fanno parte di un presente futuristico che, a volte, viene visto nel contesto di altri emblemi del passato. Questa serie è stata esposta in città come Parigi, Roma, Dubai, Firenze, Shanghai, Miami, Barcellona e Madrid, tra le altre.

Juan José Martínez Cánovas è nato a Murcia in Spagna nel 1980 dove si laurea presso l’Accademia di Belle Arti. La sua formazione prosegue con il conseguimento di un Master sulla ricerca dei nuovi materiali pittorici e una borsa di studio di un anno all’Accademia di Belle Arti di Roma. Durante i suoi studi, ha incontrato e seguito gli insegnamenti di due tra i più grandi pittori spagnoli viventi, Pedro Cano e Antonio López García, le cui influenze sono visibili nella sua opera.

Martínez Cánovas approfondisce lo studio della ritrattistica rinnovandola con una personale inclinazione diretta alle tematiche dell’inquietudine esistenziale e della metamorfosi. Per l’abilità che lo caratterizza in questo campo ha realizzato diversi ritratti istituzionali. Con la sua produzione artistica ha ottenuto, nonostante la giovanissima età, importanti riconoscimenti e premi sia in Spagna che all’estero.


TITOLO: Reverberaciones
ARTISTI: Leonor Benito de la Lastra, Luis J. Fernández, Juan José Martínez Cánovas
A CURA DI: Michele von Büren
INAUGURAZIONE: sabato 11 aprile dalle 18.00 alle 21.30
DATE: dall’ 11 aprile al 6 maggio 2026
ORARI: lunedì-sabato 11:00-13:30 e 16:00-19:30
DOVE: Von Buren Contemporary | Via Giulia, 13 – 00186 Roma
CONTATTI: info@vonburencontemporary.com (+39) 335 1633518 https://vonburencontemporary.com
Ufficio stampa
Alessandra Lenzi | alessandralenzi.press@gmail.com
Da Alessandra lenzi <alessandralenzi.press@gmail.com> 

Galleria Vik Milano presenta Sempreverde, mostra personale di GGT (Gigi Tarantola)

Dal 26 marzo al 20 aprile 2026 Galleria Vik Milano presenta Sempreverde, mostra personale di GGT, acronimo e nome d’arte dell’artista milanese Gigi Tarantola, noto per il suo linguaggio visivo essenziale, ironico e immediatamente riconoscibile. Attraverso una nuova serie di opere che si raccolgono appunto sotto il titolo Sempreverde, GGT sviluppa una riflessione leggera ma incisiva su questioni centrali del presente: dalla gioiosa celebrazione della primavera e del rinnovarsi ciclico della natura al rapporto tra uomo e ambiente, dalla responsabilità ecologica al cambiamento climatico, fino alla possibilità per l’arte di sottrarsi alle logiche effimere delle mode e delle correnti.

GGT – SEMPREVERDE

Galleria Vik Milano
A cura di Alessandro Riva

I suoi buffi e enigmatici personaggi-ombra – figure universali, prive di connotazioni etniche o di genere – abitano scenari sintetici e sospesi, dove elementi naturali e forme simboliche si intrecciano in un equilibrio visivo di grande immediatezza. Con pochi tratti netti e colori primari, l’artista costruisce immagini accessibili a tutti ma capaci di aprire molteplici livelli di lettura: un primo impatto ludico e pop, seguito da una riflessione più sottile sulla condizione contemporanea. L’artista infatti, come osserva il curatore Alessandro Riva, “col suo stile apparentemente semplice, ironico e immediato, fruibile da chiunque ma attraversato da molteplici livelli di lettura, affronta in questa mostra uno dei temi-chiave del nostro tempo: il rapporto con la natura e la consapevolezza del cambiamento climatico. I suoi riconoscibilissimi personaggi-ombra sembrano giocare con gli elementi vegetali e con il paesaggio, fino a diventarne parte integrante, in un sorprendente gioco di specchi tra forma, ambiente e memoria visiva. Oscillando tra immaginario da cartone animato, design contemporaneo e richiami arcaici alle silhouettes delle pitture rupestri, l’artista compie un salto concettuale limpido e radicale: quello di un linguaggio capace di restare attuale attraversando epoche, mode e generazioni. In questo senso, GGT si rivela davvero un “sempreverde”: non solo nel suo omaggio alla natura e alla stagione della rinascita, la primavera, che diventa così il simbolo di una maggiore consapevolezza etica verso i temi ambientali, ma nella capacità di dar vita a un segno iconico che resiste al tempo, sottraendosi al fluire delle mode e delle correnti, continuando a parlare con freschezza, intelligenza e ironia al presente”.

Artista indipendente e outsider rispetto alle dinamiche più istituzionali del sistema dell’arte, GGT ha costruito negli anni un percorso coerente fondato su libertà espressiva e accessibilità. Le sue opere (dipinti, animazioni, oggetti, stampe e interventi visivi di vario genere e sui supporti più svariati) si distinguono per una sintesi formale estrema che diventa strumento per comunicare temi complessi con immediatezza e leggerezza. Come dichiara lo stesso artista, infatti, “mi piace essere accessibile a chiunque, dai bambini agli adulti, agli anziani: cerco immagini che arrivino subito, ma che possano offrire diversi livelli di lettura a chi decide di fermarsi più a lungo”.

Consapevole di una fruizione visiva sempre più rapida, GGT costruisce infatti il proprio linguaggio a partire da un tempo minimo di percezione. “Oggi, davanti a qualsiasi immagine, la soglia dell’attenzione dura spesso solo tre secondi: per questo ho scelto di mettermi allo stesso livello di chi guarda. Molte mie opere nascono da intuizioni immediate, pensate per colpire in quei tre secondi, ma restano aperte a uno sguardo più lento e a una lettura più profonda di tutti i loro significati”.

Al di là dell’immediatezza visiva, infatti, il lavoro di GGT è attraversato da una tensione etica costante: le sue immagini, dietro l’apparente leggerezza del segno, affrontano temi che vanno dall’attenzione per l’ambiente alla responsabilità individuale e collettiva, fino a una più ampia idea di responsabilità condivisa, coesione sociale e consapevolezza del presente. Con Sempreverde, GGT invita così il pubblico a fermarsi – anche solo per pochi istanti – davanti all’opera, lasciando emergere, dietro l’apparente leggerezza del segno, una riflessione più ampia sul destino dell’uomo e del pianeta.


Ufficio Stampa
Paola Martino
paolamartinoufficiostampa@gmail.com
+39 333 2939557
Galleria Vik Milano
Via Silvio Pellico 8, Milano
Periodo di apertura: 26 marzo – 20 aprile 2026
Orari di visita: tutti i giorni, 10.00 – 21.00
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com>

Roma, Biblioteca Vallicelliana: Per il DANTEDÌ la mostra DANTE NEI LIBRI D’ARTISTA

La FUIS, Federazione Unitaria Italiana Scrittori, nella persona del presidente Prof. Natale Antonio Rossi, promuove la mostra Dante nei libri d’artista, con il patrocinio del Comitato Nazionale Dante 2021 per la celebrazione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta.

Dante nei libri d’artista
A cura di Stefania Severi
Inaugura la Dott.ssa Livia Marcelli, Direttrice della Biblioteca
Interverranno Natale Antonio Rossi, Stefania Severi

DANTEDÌ
Biblioteca Vallicelliana – Salone Borromini
Piazza della Chiesa Nuova 18 – Roma

Fino al 22 aprile 2026

La mostra, a cura di Stefania Severi, presenta 30 libri d’artista, ad opera di altrettanti autori, ispirati a Dante (ritratto, le donne, i luoghi) ed alle sue opere (Vita Nova, Rime, Convivio, De Vulgari Eloquentia, De Monarchia, Questio de aqua et terra, Divina Commedia). Si sottolinea la varietà delle forme di questi libri: libro oggetto, leporello o organetto, libro tradizionale, rotolo, libro in scatola, fogli in cartella. Anche le tecniche, che vanno dall’acquerello all’immagine computerizzata, e i materiali sono vari, dalla più comune carta al tessuto fino alla realizzazione di intere pagine polimateriche.

Sono stati coinvolti incisori, illustratori, pittori, scultori, fiber artisti: Letizia Ardillo, Raffaele Arringoli, Maria Pina Bentivenga, Franca Buscaglia, Vito Capone, Antonella Cappuccio, Capri Otti, Giovanni di Carpegna Falconieri, Francesca Cataldi, Primarosa Cesarini Sforza, Bruno Conte, Cristina Crespo, Elisabetta Diamanti, Vittorio Fava, Salvatore Giunta, Carla Gugi, Massimiliano Kornmüller, Gianleonardo Latini, Silvana Leonardi, Salvatore Macrì, Maria Pia Michieletto, Mauro Molinari, Lucia Pagliuca, Sandro Pazzi, Teresa Pollidori, Enrico Pulsoni, Marco Sani, Vincenzo Scolamiero, Maria Grazia Tata, Giovanni Tommasi Ferroni.

La mostra è arricchita dalla presenza di testi di Dante, patrimonio della Biblioteca Vallicelliana, tra i quali il manoscritto Ms C 92 [Vite di Sante Vergini e Martiri; Rime], appartenuto a San Filippo Neri, che contiene l’ultimo canto del Paradiso (cc. 266r- 269r). Il Dante Vallicelliano, il celebre incunabolo Z 79A, viene presentato, con le sue preziose illustrazioni, in versione digitale. 

Si ringrazia il personale della Biblioteca Vallicelliana, ed in particolare la Dott.ssa Daniela Carosi, per il prezioso contributo. 

Nell’ambito della manifestazione, mercoledì 1° aprile dalle ore 16,30 alle ore 18,45 si terrà l’incontro Il mio Dante: interviene, tra gli altri, il prof. Francesco Corona.


Dante nei libri dartista
A cura di Stefania Severi
Promossa da FUIS, Federazione Unitaria Italiana Scrittori
Con il patrocinio del Comitato Nazionale Dante 2021


Inaugurazione Mercoledì 25 marzo 2026 – ore16,30 18.45 — DANTEDÌ
Inaugura la Dott.ssa Livia Marcelli, Direttrice della Biblioteca Vallicelliana.
Interverranno: Natale Antonio Rossi, Stefania Severi

 
Fino al 22 aprile 2026
Orari: lunedì, martedì e venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00; mercoledì e giovedì dalle ore 15.00 alle 18.00 (previa prenotazione alla mail b-vall.didattica@cultura.gov.it con 24 ore di anticipo e ricevimento conferma); sabato, domenica e festivi chiuso.
Nei giorni di mercoledì 25 marzo (inaugurazione), 1° aprile (incontro “Il mio Dante”) e 22 aprile (finissage) non occorre prenotazione. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
 
Biblioteca Vallicelliana – Salone Borromini
Piazza della Chiesa Nuova 18 – Roma
 
Contatti
FUIS Federazione Unitaria Italiana Scrittori
Lungotevere dei Mellini 33 A – 00193 Roma
Tel. 06 6833646 – info@fuis.itwww.fuis.it

Ufficio stampa
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart

tel 349 494 5612 – roberta.melasecca@gmail.com
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Alessandria, ‘Il Triangolo Nero’: mostra dell’artista romano Paolo Di Capua

Con la mostra dell’artista romano Paolo Di Capua, scultore assolutamente anomalo nel panorama italiano, l’associazione culturale ‘Il Triangolo Nero’ vuole indagare un aspetto raro e molto personale sulle possibilità espressive della terza dimensione.

Paolo Di Capua
“ad esempio”

Inaugurazione: sabato 11 aprile 2026, ore 17.30
 
11 aprile – 9 maggio 2026
presso il triangolo nero                      
C.so cento cannoni 16 – Alessandria

Con la mostra dell’artista romano Paolo Di Capua, scultore assolutamente anomalo nel panorama italiano, l’associazione culturale ‘Il Triangolo Nero’ vuole indagare un aspetto raro e molto personale sulle possibilità espressive della terza dimensione.

Il materiale di elezione di Di Capua è il legno, la preferenza quasi assoluta è per il tiglio, con la sua struttura morbida e consistente al tempo stesso. Il ‘fare’ del nostro artista, manco a dirlo, non ha alcuna vicinanza con la tridimensione a tutto tondo della scultura ‘montano-dolomitica’ ma si sviluppa in una severa bidimensionalità sulla e nella quale scalpelli, sgorbie e altre lame, intaccano e aggrediscono la superficie piana e levigata con gesti calibrati, decisi e sapienti. Spesso l’approccio di scavo che Paolo mette in atto con i suoi strumenti di taglio, sfrutta appieno il senso di fibra delle tavole, accentuando evidenze filamentose e disvelando segni segreti che vengono man mano ad emergere.

Quindici opere, alcune sono reduci dalla fortunata personale al “Palau Martorell” di Barcellona, ma di fondamentale pregnanza nell’ambito della sua produzione ultima, caratterizzano la mostra alessandrina, che evidenzia al meglio le coordinate ideativo-fattuali di Paolo, che hanno precise radici nella grande e storica astrazione geometrica: ‘modularità’ e ‘minimalismo’. Questo linguaggio plastico ha un contrappunto cromatico quasi sempre ancorato a campiture tingenti con acrilico bianco e nero. L’obiettivo dello scultore romano è quello di strutturare la superficie lignea con una formidabile forza di contrasto, soppesata con austera compostezza, ma che conduce la visione verso orizzonti di luminose armonie.

Infine, non possiamo non ricordare e considerare come alcuni titoli di opere, quasi tutte organizzate in elementi multipli, in prevalenza ‘dittici’, ma anche con serie frequenti di numerosi elementi, siano allusive di narrazioni onomatopeiche “Pagine strappate”, oppure “Riflessi interni”, sino a suggerire forme di paesaggismo mentale che indica spazi aperti ad ogni forma di immaginazione-interpretazione.


il triangolo nero                      
C.so cento cannoni 16   15121 alessandria
e. mail :  triangolo.nero@libero.it                             
incontri al triangolo nero 42

inaugurazione: sabato 11 aprile 2026, ore 17.30
la mostra sarà aperta fino a sabato 9 maggio 2026
 
orario: solo il giovedì dalle 17.30 alle 19.30
altri giorni solo per appuntamento: tel. 349 58 79 417
Da Simona Pandolfi <pandolfisimona.sp@gmail.com>