Castello di Moncalieri: Matilde Domestico e Floriana Porta con opere dedicate a Emily Dickinson

Opere di Floriana Porta

Emily Dickinson non è la figura fragile e appartata che la tradizione ha spesso consegnato all’immaginario collettivo, ma una donna ironica, appassionata e irriverentemente trasgressiva, capace di mettere in discussione gerarchie consolidate – religione, scienza, ordine patriarcale – con una scrittura che ancora oggi conserva una forza critica intatta. È da questa rilettura che nasce “Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson”progetto artistico e multimediale promosso da Residenze reali sabaude – Musei nazionali Piemonte e Università di Torino (Dipartimento di Studi Umanistici), che intreccia arti visive, poesia, musica e teatro in un percorso espositivo e performativo in programma dal 6 marzo al 24 maggio al Castello di Moncalieri (TO) dall’11 luglio al 30 settembre al Forte di Gavi (AL).

La mostra “Fammi un quadro del sole” è un omaggio artistico e poetico a Emily Dickinson, a 140 anni dalla morte. Si tratta di una bipersonale con Matilde Domestico.
 
Le opere in mostra faranno parte di una nuova pubblicazione che sarà il libreria a settembre, edita da Pecore Nere Editorial e avrà per titolo “Nel giardino dei tuoi passi”. Il libro raccoglierà versi poetici e dipinti: acquerelli su carta, buste, pagine poetiche e spartiti musicali; foglie dipinte a tempera, ventagli e antotipie. 

In occasione del 140esimo anniversario della morte di Emily Dickinson (15 maggio 1886), l’iniziativa vuole restituire complessità e attualità a una delle figure più incisive della letteratura americana. Non una celebrazione commemorativa, ma un’esperienza capace di riattivare la sua voce nel presente.

LA MOSTRA AL CASTELLO DI MONCALIERI

Cuore visivo dell’iniziativa è la mostra site specific allestita lungo il percorso di visita del Castello di Moncalieri (TO) che vede protagoniste le artiste torinesi Matilde Domestico e Floriana Porta.

Matilde Domestico presenta opere che rievocano i luoghi, gli oggetti e l’ambiente in cui è vissuta Emily Dickinson e un nuovo ciclo in porcellana e carta dedicato alla poesia intesa come composizione di forme, intonazione di colore, intreccio di segni e materiali. I versi di Emily trascritti in metallo e trasferiti su superfici di porcellana IPA cotti ad altissime temperature si bruciano, si dissolvono e diventano segno incisivo, traccia permanente nella materia. Accanto alle opere viene presentato l’inedito libro d’artista FA-MI-SOL (FAmMI un quadro del SOLe) realizzato in tiratura limitata e stampato a mano su carta pregiata dalla casa editrice PulcinoElefante di Alberto Casiraghy con la collaborazione della Galleria Melesi di Lecco.

Floriana Porta propone invece una serie di acquerelli inediti in cui parola e immagine si fondono. Lettere, frammenti poetici e colori dialogano su pagine recise da libri di poesie e spartiti musicali, dando forma a composizione intime e sospese. Il blu, colore introspettivo e cifra ricorrente della sua ricerca, domina le opere dedicate alla poeta americana, trasformando il testo in paesaggio interiore.

VERNISSAGE CON CONCERTO-READING

Momento centrale del progetto è il vernissage con il reading poetico in programma domenica 8 marzo alle 17, un evento che intreccia poesia, musica dal vivo, immagini e interventi critici in un’esperienza performativa che rinnova il lascito culturale, poetico e spirituale del “Mito di Amherst”.

L’attrice Luana Doni dà voce alle poesie di Emily Dickinson, di Paola Loreto (Università di Milano) e al racconto di Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez (Concorso letterario Lingua Madre), mentre Antonella Francini (Syracuse University) legge alcune sue traduzioni inedite. Sullo sfondo scorrono le fotografie delle partecipanti alle varie edizioni del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, ampliando la dimensione narrativa dell’evento. Le letture sono intervallate dagli interventi musicali del quartetto d’archi ICARO – Ruben Galloro (primo violino), Giovanni Putzulu (secondo violino), Luca Infante (viola), Viola Sommariva (violoncello) – che costruisce una partitura sonora in dialogo con il ritmo e le pause della parola poetica. Il quartetto è introdotto da Alberto Rizzuti (Università di Torino) e seguito da una visita guidata alla mostra con le artiste e la storica dell’arte Elisabetta Silvello (Residenze reali sabaude – Musei nazionali Piemonte), e una degustazione di vermouth, a cura dell’associazione Amici del Real Castello e del Parco di Moncalieri.

L’evento è organizzato in collaborazione con Università di Torino, Concorso letterario nazionale Lingua Madre e realizzato con il sostegno del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino.

LA MOSTRA AL FORTE DI GAVI

La mostra prosegue dall’11 luglio al 30 settembre 2026 al Forte di Gavi con un nuovo allestimento espositivo e ulteriori interventi artistici e performativi, tra cui quelli del collettivo Truly Design e le opere di Alberto Casiraghy. La programmazione prevede sabato 27 giugno alle 17.30 uno spettacolo teatrale originale dedicato a Emily Dickinson, con testo di Daniela Fargione, regia di Alessandra Vannucci (Università di Torino). In scena le attrici Luana Doni ed Elisabetta Mazzullo e l’intervento del gruppo musicale Malecorde. Lo spettacolo, cofinanziato e organizzato dall’Università degli Studi di Torino (Dipartimento di Studi Umanistici), sarà proposto in versione integrale al Bogliasco Center di Genova in occasione dell’evento Parole Spalancate e in collaborazione con il Festival Internazionale di Poesia di Genova (sabato 6 giugno, ore 20.30) e in anteprima al Salone del Libro di Torino, ospiti del Concorso letterario nazionale Lingua Madre (sabato 16 maggio), a testimonianza della natura itinerante e modulare dell’iniziativa.

EVENTI COLLATERALI AL CASTELLO DI MONCALIERI

Visite guidate con le artiste Matilde Domestico e Floriana Porta e laboratori per famiglie accompagnano la mostra al Castello di Moncalieri in date da definire. Tra le iniziative in programma: sabato 14 marzo alle 15.15, visita e laboratorio per famiglie con bambini 5-11 anni (quota di partecipazione: 3 € a bambino per laboratorio + biglietto di ingresso); sabato 9 maggio alle 10, visita gratuita alla mostra per le famiglie in possesso del Passaporto Culturale per celebrare l’adesione del Castello di Moncalieri al progetto “Nati con la Cultura” dei musei Family and Kids Friendly.    

Matilde Domestico si diploma all’Istituto d’Arte A. Passoni e in Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Fin dagli anni Novanta sviluppa un linguaggio espressivo unico, che ruota attorno all’utilizzo della porcellana dura Feldspatica, proveniente dagli stabilimenti dell’azienda I.P.A. Industria Porcellane S.p.A. di Usmate-Velate (MB), con cui realizza opere e installazioni suggestive: colonne alte e ondeggianti, arcate monumentali, forme sferiche che sembrano sospese tra equilibrio e leggerezza. La carta, la grafite, i punti metallici sono gli altri materiali con cui realizza opere di grande e piccolo formato. Le sue creazioni sono racconti silenziosi, evocazioni tangibili di un pensiero che trasforma la materia in poesia. Nel 2025 ha esposto al Castello di Moncalieri alcune opere in occasione del nuovo allestimento permanente delle tavole imbandite dell’Appartamento del re Vittorio Emanuele II e della regina consorte Maria Adelaide. Ha partecipato a numerose esposizioni di arte contemporanea e collabora con la Galleria Melesi di Lecco.

Pittrice, poeta, fotografa e illustratrice, Floriana Porta si dedica alla fusione tra la parola scritta e la creazione artistica. Ha pubblicato quindici libri, è presente in numerose antologie e collabora con importanti siti e blog culturali. Allieva di Fernando Bibollet e di Antonio Carena, ha frequentato il Liceo Artistico Renato Cottini a Torino e due anni l’Accademia Albertina di Belle Arti sempre nel capoluogo piemontese, sezione Decorazione, guidata da Nino Aimone. Ha esposto i suoi acquerelli e le sue chine in diverse mostre legando la figura femminile alla natura e alla sacralità della bellezza. Il suo stile è introspettivo e onirico; una pittura, la sua, tesa ad enfatizzare il colore e a caricarlo del massimo significato. La poesia e la delicata pittura ad acquarello si fondono nelle opere dedicate ad Emily Dickinson, avviando un congiunto processo di riflessione introspettiva sulla delicata gestualità e sulle parole, che prendono vita in disegni che paiono dissolversi nell’aria e sui supporti cartacei.


Forte di Gavi, via al Forte 14, Gavi (AL)
11 luglio-30 settembre 2026
Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson
Sabato 27 giugno, ore 17.30
Vernissage con spettacolo teatrale
Con: Luana Doni, Elisabetta Mazzullo e il gruppo musicale Malecorde
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Floriana Porta 
https://florianaportablog.wordpress.com/
Da florianaporta@libero.it 

Thetis: mostra personale “non – Solo” del duo artistico Fiedler O Mastrangelo

Il progetto. Sabato 11 Aprile, dalle ore 18,00, inaugura “non – Solo”, mostra personale di pittura del duo artistico Fiedler O Mastrangelo, ospitata negli spazi di Thetis, nell’Arsenale Nord di Venezia. Artisti in residenza presso Viafarini, a Milano, il duo espone simultaneamente in tre contesti: la mostra non Solo a Venezia; una partecipazione collettiva presso la Fabbrica del Vapore nell’ambito della Milano Design Week; e un progetto espositivo site-specific negli spazi della Maison Giorgetti, in via della Spiga. Recentemente Fiedler O Mastrangelo ha preso parte alla mostra Murano Illumina il Mondo, allestita sotto le Procuratie Vecchie di Venezia, e ha esposto alla Biennale di Venezia in occasione del premio Artefici del Nostro Tempo.

Opening della mostra
non – Solo
 
Sabato 11 Aprile Novembre, a partire dalle ore 18:00
Thetis, Arsenale Nord di Venezia, Castello 2737/f 30122 Venezia

Il progetto prende forma attorno a una domanda radicale: cosa significa restituire alla parola la sua dimensione originaria di forza generativa, in un tempo in cui il linguaggio rischia di dissolversi in una logica algoritmica.

Il lavoro dei due artisti si definisce attraverso una posizione contemporanea netta che vuole riportare la parola al suo corpo e riconoscere che l’origine del linguaggio non sta nella comunicazione, che può essere ingannevole, ma nella creazione.

Il processo creativo

Al centro della pratica si colloca un’asimettria tra sapere e apertura all’ignoto. Il percorso linguistico-concettuale che precede la scelta delle parole è complesso, stratificato e si fonda su una ricerca rigorosa che si misura umilmente anche con il dizionario come strumento primario di estensione della mente.

Questa logica interna rimane invisibile. La parola, nel momento in cui viene pronunciata, arriva come un suono che irrompe senza un prima con un significato già depositato ma non dichiarato.

L’opera nasce nella frattura tra intenzionalità e ascolto, tra vibrazione della parola e sua traduzione visiva. Il segno sulla tela registra la collisione tra un linguaggio che porta in sé una storia segreta e un corpo che lo riceve come se fosse pronunciato per la prima volta.

I fondi monocromatici

I fondi monocromatici rappresentati da blu intensi, verdi compatti, rossi densi, cobalti stratificati, definiscono il territorio primigenio nel quale la parola prende corpo. La materia cromatica si configura come superficie, profondità e soglia, uno spazio che accoglie e attiva l’attraversamento.

La polisemia come principio epistemico

La relazione tra parola e segno si articola attraverso una tensione aperta. Ogni elemento mantiene una propria autonomia e genera uno scarto che fonda la dimensione dell’opera.

La polisemia emerge come principio epistemico: condizione strutturale del linguaggio. Ogni parola attiva una pluralità di significati, memorie, associazioni, risonanze che il gesto rilancia senza esaurire.

L’opera si costruisce nella proliferazione e nella molteplicità, assumendo la complessità come forma di verità.

«La logica che precede l’incontro tra gesto e parola rimane invisibile allo spettatore perché è una struttura sotterranea, un percorso che appartiene soltanto alla fase di ricerca: i segni sono punti di accesso e le parole, soglie concettuali. Il significato è uno spazio aperto nel quale ogni sguardo fa emergere connessioni e possibilità distinte.»

Sabrina Badalucco, curatrice editoriale Accademia di Belle Arte di Brera.


Titolo: non – Solo
Luogo: Thetis, Arsenale Nord di Venezia, Castello 2737/f
30122 Venezia
Date: dal 12 Aprile
Apertura: lunedì – venerdì
Orario: 10.00 -17.00
Ingresso: gratuito

Studio associato Davide Federici – Ufficio stampa e comunicazione
info@davidefederici.it |www.davidefederici.it 
Da Davide Federici – Ufficio stampa <info@davidefederici.it>

A Roma la commedia totalmente improvvisata di Artyou, TERAPIA di VIAGGIO

Un proverbio cinese recita: “Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”.  Questo perché scoprire dei nuovi postiporta inevitabilmente a scoprire nuove parti di sé. Andare in un altro luogo non è meramente un cambio di latitudine e longitudine, ma un cambio di prospettiva sulla vita stessa, sui propri sentimenti, sulle relazioni. Il viaggio ha un potere trasformativo: sa dare nuovi occhi. 

È questo cambiamento che si vuole raccontare nella commedia totalmente improvvisata TERAPIA di VIAGGIO della compagnia Artyou, con la regia di Cinzia Zadro e Marco Masi, in scena a Roma al Teatro Antigone, in via Amerigo Vespucci 42, dal 17 al 19 aprile. 

Artyou Scuola e Compagnia di Improvvisazione Teatrale presenta:
TERAPIA di VIAGGIO
Commedia di improvvisazione teatrale
Roma | Teatro Antigone, 17-18-19 aprile

TERAPIA di VIAGGIO

Incontreremo cinque personaggi in procinto di partecipare ad un viaggio organizzato per una meta europea. Li vedremo nel viaggio di andata, scopriremo la loro vita prima della partenza e li incontreremo di nuovonnel viaggio di ritorno. Saranno le stesse persone oppure il viaggio li avrà trasformati?  TERAPIA di VIAGGIO è uno spettacolo di improvvisazione teatrale dove le attrici e gli attori non seguono un copione, né un canovaccio. Tutto nasce davanti agli occhi del pubblico: creazione e fruizione coincidono in questa antica e nobile forma d’arte. E il pubblico sarà parte integrante dell’opera. Saranno infatti proprio gli spettatori a suggerire ad ogni personaggio il motivo per partire dando così il la a questo viaggio.  Ne nascerà, ne siamo certi, una commedia divertente, capace di far sorridere ed emozionare e comprendere come andare lontano a volte serve per vedere meglio le cose vicine.  Mentre, a volte, basta andare a teatro a vedere TERAPIA di VIAGGIO. Per prenotare: info@artyroma.it; T. 327-1881956.

L’ IMPRO

Sali sul palco senza un copione, senza un canovaccio da seguire, eppure così, senza all’apparenza avere nulla nasce una storia, con battute, emozioni e tutto quello che serve. È l’Improvvisazione teatrale, un’arte antica che affonda le sue radici nell’Antica Grecia e nel corso dei secoli continua a svilupparsi approdando poi nella Commedia dell’Arte italiana del 1700. Prosegue a vivere parallela al teatro, conoscendo nel dopoguerra negli States una sua dignità e autonomia. E negli anni ’90 del secolo scorso arriva anche in Italia radicandosi ufficialmente nel 1988, quando a Firenze nasce la LIIT (Lega Italiana Improvvisazione Teatrale), fondata da Francesco Burroni, Fiamma Negri, Daniela Morozzi e Bruno Cortini. Nel 1991 arriva a Milano con il primo spettacolo al Caffé Teatro Nobel. IMPROJECT è il primo e più longevo raduno nazionale di improvvisazione teatrale in Italia, organizzato da Improteatro a Chianciano Terme. Nel 2026 raggiunge la sua 26ª edizione con quattro giorni di formazione specialistica che mette in connessione scuole, associazioni, gruppi e simpatizzanti da tutta Italia nel segno di un riconoscimento istituzionale crescente della disciplina. Oggi le scuole e compagnie attive si trovano in tutta Italia, tra queste Artyou a Roma. E i suoi spettacoli coinvolgono un pubblico sempre più giovane. L’impro, poi, non è solo spettacolo, ma è sempre più usata in terapia, scuole, ospedali, formazione psicologica e sanitaria. Nell’improvvisazione teatrale, infatti, si allena la creatività e la fantasia, si impara a cambiare i punti di vista, a provare nuove prospettive, si impara a dire dei  che aprono le porte. Si impara a stare nel presente, nel qui e ora, a non programmare quello che sarà, ma semplicemente si impara a reagire a quello che succede. Insomma, l’improvvisazione teatrale non solo insegna a raccontare storie senza avere un copione, ma suggerisce una filosofia di vita, un modo per stare al mondo e starci meglio. Il tutto divertendosi.


Artyou

Artyou (https://artyouroma.it/) è una Associazione di Promozione Sociale dove seguire percorsi di Improvvisazione teatrale, di teatro e di Stand Up comedy. Attiva nel panorama romano da oltre dieci anni in diverse zone di Roma. Alla base del suo impegno, la convinzione che l’arte in tutte le sue forme sia un elemento imprescindibile per vivere meglio e appieno l’esistenza e il desiderio di diffondere l’improvvisazione teatrale, il teatro e il divertimento della Stand up comedy con professionalità e passione. In dieci anni di attività ha formato centinaia di allieve e allievi, stretto amicizia con tantissime persone, realizzato innumerevoli spettacoli, fatto vivere il palco a chi non lo aveva mai visto, accolto nuovi percorsi di formazione. Oggi la scuola vanta circa cento soci.


“TERAPIA di VIAGGIO”
Teatro Antigone, via A. Vespucci 42 (Testaccio)
Date: 17 aprile ore 21.00 | 18 aprile ore 21.00 |19 aprile ore 19.00 
Regia: Cinzia Zadro e Marco Masi
Cast:  Alessandro Bisonni, Andrea Cecili, Sara Daneluz, Mariangela Demarco, Giovanni Di Martino,  Rossella Freda, Sabrina Gabrielli, Marco Masi, Giorgia Nascimento, Thomas Rondalli,  Laura Troiani, Enrico Valente, Andrea Verteramo e Cinzia Zadro
Immagine e design: Martina Pani 
Info e prenotazioni: info@artyroma.it – T. 327.1881956
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

Bloomgalleri, Massa (MS): Drawing LAB Capitolo I a cura di Lorenzo Belli

Nasce Drawing LAB, un progetto curatoriale concepito come dispositivo di attivazione e rilettura del patrimonio artistico del Novecento attraverso lo sguardo degli artisti contemporanei. L’iniziativa prende forma dall’idea che le opere del passato non siano entità statiche e concluse, ma sistemi aperti di significato, capaci di generare nuove visioni quando vengono messe in relazione con il presente.

DRAWING LAB
disegnare il disegno
Capitolo I
a cura di Lorenzo Belli

In questo contesto, la Collezione Belli si apre al dialogo con lo spazio Bloomgalleri, rendendo accessibile una selezione di opere di artisti attivi in Toscana nel secolo scorso. Questi lavori diventano il punto di partenza per un processo di reinterpretazione affidato a diciotto artisti contemporanei, chiamati a sviluppare una risposta personale in relazione diretta con un’opera della collezione.
Il primo capitolo del progetto si sviluppa attorno alla figura di Alessandro Visani, artista attivo nella scena viareggina del secondo Novecento. La sua opera La piscina si configura come matrice generativa dell’intero percorso espositivo: un dispositivo capace di attivare nuove narrazioni visive e processi di trasformazione dell’immagine.

L’intervento degli artisti non si limita a una citazione o reinterpretazione stilistica, ma si articola come un processo di traduzione, in cui ogni lavoro nasce dall’incontro tra l’immaginario di Visani e le diverse sensibilità contemporanee. Il disegno, inteso come traccia primaria del pensiero visivo, diventa il terreno comune su cui si costruisce questo confronto intergenerazionale, rivelandosi strumento capace di attraversare il tempo e rinnovarsi costantemente.

Attraverso questo processo, l’opera di Visani viene riattivata e restituita come nodo di relazioni, origine di un sistema aperto che connette passato e presente, memoria e immaginazione.
Drawing LAB si configura come un laboratorio curatoriale permanente, capace di valorizzare il patrimonio artistico del Novecento toscano e, al contempo, di sostenere la ricerca contemporanea, rafforzando il legame tra memoria, territorio e sperimentazione.

Gli artisti coinvolti in questa prima edizione sono: Cristiano Baricelli, Paolo Bargelli, Alessio Betti, Davide Bondielli, Luca Cecioni, Victor De Castro, Mattia Di Rosa, Lorenzo Gagliardi (MIEIEGHI), Matteo Giuntini, David Lucchesi, Giulia Luzzi, Maicol & Mirco, Igor Monducci, David Paolinetti, Michele Redaelli, Marta Sesana, Lena Shaposnikova, Matteo Tenardi.

La Collezione Belli, composta da circa 300 opere di arte moderna e contemporanea provenienti dal lascito di Silvio Belli, è custodita presso Belli Art House (Querceta, LU), centro dedicato alla conservazione, produzione ed esposizione artistica, gestito da Alkedo APS.

SEDE
Bloomgalleri
Via Zoppi, davanti al Duomo
Massa (MS)
INFO
info@mattiadirosa.com
Da info@openartproject.it 

A Roma la prima personale di Manuela Scannavini – QUANDO IL SUONO SI FA SEGNO

La prima personale dell’artista Manuela SCANNAVINI, intitolata “Quando il suono si fa segno”, è il prossimo evento di SPAZIO SFEROCROMIA, studio di Umberto lppoliti che ospita l’artista: un’esperienza che coniuga diverse espressioni artistiche, tutte necessarie ad illustrare la complessa poetica che sta dietro al suo lavoro. L’inaugurazione sabato 18 aprile dalle 18.30 in Via Ippolito Pindemonte 30b, in un luogo che nella sua stratificata complessità è capace di offrire un viaggio immersivo nell’immaginario artistico e nella pratica d’arte. Nel catalogo un contributo critico della curatrice Eugenia Querci.

QUANDO IL SUONO SI FA SEGNO
 
A Roma la prima personale di Manuela Scannavini:
un percorso tra arte, musica, parole e video
 
Inaugurazione sabato 18 aprile 2026 ore 18.30

Una mostra e un viaggio condiviso

Cinque grandi opere pittoriche, litografie, un’installazione e due video, a cui si uniscono i taccuini, prove d’autore e le fotografie di llaria Turini eseguite durante il backstage del video, “quando il suono si fa segno”Sono questi i contenuti che Manuela Scannavini ha immaginato per poter finalmente inquadrare gli esiti di una pratica artistica lunga venti anni. in mostra fino al 16 maggio. Tutte le opere esposte sono state ideate dalla Scannavini su ispirazione delle musiche del Maestro Carmelo Travia. Due i video: uno, con la regia di Jacopo Brucculeri, Lorenzo Lattanzidirettore della fotografia con la coreografia di Giulia Rosolin e interpretata dalla giovane ginnasta Sofia Biancari, il secondo, un video-racconto che indica il processo creativo dell’artista, con la voce narrante di Francesca Ritrovato, fonico e montatore Alessandro Chiappini.

Il mondo di Manuela: introspezione nella relazione

“L’arte come immersione profonda in sé stessi, come necessità indifferibile di ascolto, strumento per espandere l’io oltre i confini della vita organizzata per moltiplicarsi in una rigogliosa fermentazione”: sintetizza così Eugenia Querci nel suo testo critico, il percorso di Manuela Scannavini. E queste tele – continua – sono un ritratto fedele del suo percorso, del suo posizionarsi nel mondo con un’attitudine di profonda curiosità, costantemente in cerca di corrispondenze con l’altro e di connessioni, di una socialità espansiva, che produce idee e orizzonti nuovi da inseguire. Gli incontri aprono talvolta strade inesplorate, in modo repentino e inaspettato guidano verso evoluzioni possibili”. E uno di questi incontri è proprio con la musica del Maestro Carmelo Travia, grazie al cui risuonare l’artista “seguendo un’onda immateriale, ha riversato il proprio stato interiore, sottile o tumultuoso, in una serie di tele, legate tra loro da un ritmo, anche visivo, e pensate come un’installazione, Il suono che si fa segno, diventato il titolo della mostra.

Astratto e materico

La tecnica pittorica di Manuela Scannavini è ricca di sfumature: da opere-di medio e grande formato-in tecnica mista su carta a quella materica, oppure in olio o acrilico e pigmenti. Tra gesso, carta, fibra naturale, linoleum gomma arabica, colla d’osso, biochar, pigmenti, polvere di marmo, foglie di loto, fibra di vetro, cera persa, oro zecchino, tessuti, solo per citare alcuni degli elementi che il suo immaginario traduce in esiti artistici di grande impatto. Le opere in mostra, in particolare, sono tele astratte – scrive ancora Eugenia Querci -, “prive di appigli reali, puro colore e gesto, studiate a partire da una serie di disegni in bianco e nero sviluppati, come un flusso continuo, su un formato leporello. Da questo studio sono scaturite anche tre tele di grande formato, ognuna legata a un momento specifico del viaggio intimo che Manuela Scannavini ha attraversato. Tele che sono paesaggi interiori, che hanno una dimensione narrativa e che fanno parte di un racconto di sé, che non rifiuta la quota di turbamento che il lasciarsi percorrere dalle emozioni può provocare”. 

Un Catalogo che è una Storia

Al Catalogo edito da Al3viE di Raffaella Polverini, è affidato il racconto storicizzato del lavoro di Manuela Scannavini, raccogliendo testimonianze importanti, in particolare con la Galleria Pavart di Velia Littera. Manuela ha stretto nel tempo rapporti artistici con designer e stilisti. Con la mostra personale che inaugura il 18 aprile, l’artista “esce allo scoperto” verso un pubblico più ampio, cui va incontro con la timidezza delle prime volte e la sicurezza di chi ha molto da dire e sa perfettamente come dirlo.

Manuela SCANNAVINI (@manuela_scannavini) | Vive e lavora a Roma, dove è nata nel 1970. Sociologa, nella sua vita l’arte è sempre presente in tutte le sue forme. Nel 2007 comincia il suo percorso artistico frequentando studi di artisti che la stimolano a continuare la ricerca: dalla decorazione dei finti marmi a varie tecniche di disegno, pittura e alla stampa con tecniche manuali su carta con Eleonora Cumer; poi la litografia su supporto sintetico presso l’Atelier InSigna con Maria Pia Bentivenga, lo studio della tecnica per la creazione di pattern presso Portuense201 a cura di Daniela Pinotti, più avanti la tecnica della cera persa presso la scuola/laboratorio Lumina. Approfondisce presso l’Accademia di Belle Arti – Rufa i fondamenti d’incisione, in particolare il monotipo a ricalco e con il torchio calcografico, collografia, xilografia su linoleum, puntasecca, con Davide Miceli. La sua arte spazia tra l’astratto e il concettuale, utilizzando le tecniche miste di assemblaggio e installazioni apprezzate già da collezionisti tra Roma e Torino. Ha collaborato con la poetessa Laura Anfuso trovando ispirazione dalla forza dei suoi haiku. Con l’attrice e performer Alice Valente Visco si avvicina all’arte performativa. Con la fotografa Ilaria Turini ha firmato numerosi e stimolanti progetti fotografici e pittorici. La sua personalità eclettica la porta a collaborare anche con la stilista e modellista Elena Binni e con il designer e creativo digitale Carmine Fuorvia de I Magazzini Mediterranei. Dal 2024 è ospite presso lo studio di Umberto Ippoliti presso lo Spazio Sferocromia, nel quartiere Monteverde Vecchio a Roma.


SCHEDA INFO MOSTRA
Titolo: QUANDO IL SUONO SI FA SEGNO
Artista: Manuela Scannavini
Sede: Spazio Sferocromia, Via Ippolito Pindemonte 30/b, Roma
Inaugurazione: sabato 18 aprile dalle 18.3
Allestimento e aperitivo d’arte a cura di @mariagabriellamauro
Apertura al pubblico: dal 18 aprile al 16 maggio 2026: tutti i sabati dalle 16,30 alle 18.30
Sede: www.sferocromia.info |e-mail:sferocromia.0@gmail.com 
Ufficio stampa: Diana Daneluz | e-mail: dianadaneluz410@gmail.com 
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

PROSA_contemporanea, Roma: UEMON IKEDA – Metamorfosi intangibile

Il giorno 10 aprile 2026 alle ore 18.30, PROSA_contemporanea presenta la mostra personale Metamorfosi intangibile di Uemon Ikeda a cura di Alberto Dambruoso, con il patrocinio dell’Istituto di cultura giapponese (The Japan Foundation 国際交流基金) e della Fondazione Italia Giappone.

UEMON IKEDA
Metamorfosi intangibile
A cura di Alberto Dambruoso
Opening 10 aprile 2026 ore 18.30
Performance danza Butoh di Flavio Arcangeli ore 19.30

PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
Fino al 30 aprile 2026

Uemon Ikeda continua il suo percorso artistico negli spazi di PROSA dopo la recente partecipazione al progetto Uno spazio di scambi e connessioni. Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica presso il Museo Venanzo Crocetti, nell’ambito delle attività celebrative del 160º Anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone dedicato agli artisti giapponesi contemporanei che hanno scelto l’Italia come luogo privilegiato di formazione, ricerca e sintesi creativa.

Da PROSA_contemporanea Ikeda presenta un’installazione ambientale, in collaborazione con l’artista Ximena Robles, costituita da un filo di lana e seta rosso che percorrerà lo spazio e con la quale il pubblico potrà interagire. Durante il vernissage, a partire dalle ore 19.30, l’attenzione si sposterà su una spettacolare danza Butoh, eseguita da Flavio Arcangeli, che dialogherà con il lavoro dell’artista. All’installazione si affiancano alcune opere realizzate in acquerello su carta. 

Come scrive Alberto Dambruoso nel testo critico: «Ikeda ha sviluppato nel corso della sua carriera un tipo di pittura che si è mossa liberamente tra figurazione e astrazione con rimandi all’arte concettuale soprattutto laddove la scrittura diventa un tutt’uno con l’opera. Lo stesso senso di libertà lo si può ritrovare anche nei mezzi espressivi adottati dall’artista che, oltre alla pittura, comprendono anche l’installazione, il disegno e la scrittura. L’installazione è, tra tutti i medium adottati, quello più utilizzato negli ultimi anni dall’artista. Essa si è resa protagonista di numerosi interventi in luoghi fortemente connotati storicamente, come la Piramide Cestia a Roma o il Palazzo Reale di Napoli. Si tratta di installazioni aeree che Ikeda realizza in luoghi all’aperto o al chiuso, servendosi di un filo rosso composto da lana e seta con il quale crea ambienti, circoscrive spazi, modificando così la percezione di luoghi noti o, al contrario, facendo insorgere dal nulla spazi prima inesistenti. L’artista mette anche in comunicazione l’interno con l’esterno, il dentro e il fuori generando in questo modo anche una poetica degli opposti in cui si incontrano il visibile e l’invisibile, il pieno e il vuoto. 

Per la mostra concepita per PROSA_contemporanea, Ikeda ha pensato ad un progetto espositivo che mette sullo stesso piano la pittura, rappresentata da una serie di acquerelli dipinti su carta, e l’installazione con il filo rosso che ridisegna lo spazio della galleria. In occasione della serata inaugurale Ikeda ha pensato di rendere “viva” l’installazione realizzata in collaborazione con l’artista Ximena Robles, attraverso una performance di danza Butoh interpretata dal performer Flavio Arcangeli. Questo tipo di danza nasce in Giappone negli anni ’50 e si inserisce nel clima di apertura ad altre forme d’arte: il gruppo Gutai ne costituiva in questa direzione un esempio. La danza Butoh è un tipo di danza volta a liberare gli impulsi fisici e mentali ed è definita come una danza metamorfica. Da qui “Metamorfosi intangibile”, il titolo che Ikeda ha voluto dare alla sua mostra. Una trasformazione immateriale dello spazio che non si può toccare ma che ogni spettatore può ricostruire idealmente.»

Uemon Ikeda. Nasce a Kobe, Giappone, il 5 aprile 1952. Il suo percorso artistico ha inizio negli anni Settanta a Tokyo, sotto la guida del professor Takeshi Yoshino, assistente di un celebre scultore. Su consiglio del maestro – scegliere tra New York e Roma – Ikeda opta per l’Italia. A ventun anni si trasferisce a Roma, dove si diploma all’Accademia delle Belle Arti nel 1977. La sua città di adozione diventa il laboratorio di una ricerca che fonde radici orientali e cultura occidentale. Le sue scelte espressive – decisamente concettuali – si declinano dalla pittura all’architettura, dalla fotografia all’installazione, fino al “teatro impossibile” e alla scrittura. Il suo sguardo isola segmenti di realtà urbana smaterializzandone la spazialità occidentale attraverso il concetto orientale di “vuoto”, inteso come spazio scenico e teatro. Tra le principali esposizioni: Sinagoga – Tempio Maggiore di Roma (Giornata Europea della Cultura Ebraica, 2012); Piazza Farnese · Piazza Trilussa (Festa de Noantri, 2012); Giardino di Villa Borghese · Piazza del Campidoglio (Giornata della Terra, 2013); MAXXI, Roma – Architetture aeree: linee, fili, web net (Giornata del Contemporaneo, 2013); NIKA Exhibition, Centro Nazionale delle Arti, Tokyo – 102ª edizione (2017); Palazzo Reale, Napoli – installazione site-specific “Il Giardino ‘incantato’ di Palazzo Reale. A Levante del sole” a cura di Anna Imponente (2018); Japan Week in Venice – installazione FRAGILITY, il filo rosso (2019); Piramide Contemporanea – dialogo con la Piramide Cestia, curato da Sala 1, Roma (2024); Border Crossing Hypothesis – Rome Art Week 2024, organizzata da Artoday; Gran Galà per l’Ambiente, Fondation Prince Albert II di Monaco, Galleria Colonna, (2024); Museo Venanzo Crocetti, Mostra collettiva Uno spazio di scambi e connessioni. Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica in occasione del 160º Anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone (2026). 

Flavio Arcangeli. Performer, pittore e insegnante yoga. Laureato in Architettura presso La Sapienza Università di Roma (2002). Da sempre interessato alla relazione tra le arti visuali e l’atto performativo. Nel 1997 incontra la danza grazie al maestro giapponese Masaki Iwana. Ha collaborato con alcuni tra i più importanti esponenti della danza butoh. Dal 2001 al 2011 ha co-diretto e danzato in Trasform’azioni, rassegna internazionale di danza butoh. Tra i progetti recenti: 2025 Body Farm, Parco Molentargius, Cagliari, Compagnia Habille’ d’eau/Silvia Rampelli; 2024  Performance, Cantiere Gioia, Santa Marinella, Progetto Italia-Giappone con la Compagnia Kentaro Company a cura di Maria Pia d’Orazi; 2023 Body Farm, Festival le alleanze dei corpi, Parco Lambro Milano, Compagnia Habille’ d’eau; 2023 Inposture, Centro culturale Elsa Morante, Roma, Rassegna a cura di Marcello Sambati; 2022. Across, MAXXI Roma, evento Il corpo Eretico a cura di Maria Pia D’Orazi (con Melissa Lohman).


PROSA_contemporanea è un progetto di PROSA_studiolab ideato da Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi. Nato dal recupero di una ex pasticceria, PROSA ospita uno studio di architettura, un luogo di lavoro condiviso, uno spazio espositivo con l’intenzione di aprirsi alla ricerca contemporanea sul confine tra arte e design.


INFO
Uemon Ikeda – Metamorfosi intangibile
A cura di Alberto Dambruoso

Performance artist danza Butoh: Flavio Arcangeli
Con il Patrocinio dell’Istituto di cultura giapponese (The Japan Foundation 国際交流基金) e della Fondazione Italia Giappone.
In collaborazione con: Studio Marta Bianchi InEvoluzionet
Sponsor tecnici: Beelegal Società Benefit di Servizi a r.l.
Fino al 30 aprile 2026
Orari: dal lunedì al venerdì 16.00 – 18.30; sabato su appuntamento tel. 3384858398 – ingresso libero

PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
prosa.studiolab@gmail.com
instagram   prosa_studiolabprosa_contemporanea
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

Bassano del Grappa Candidata a Capitale della Cultura 2029

Le ragioni di una candidatura

Bassano del Grappa, forte del titolo di Città Veneta della Cultura 2025 conferito dalla Regione del Veneto e sostenuta da un anno di successi nella valorizzazione culturale, ha rilanciato con convinzione la propria candidatura a Capitale italiana della Cultura.

Bassano del Grappa Candidata a
Capitale della Cultura 2029

“La Regione condivide questa sfida e sostiene con determinazione la candidatura di Bassano del Grappa a Capitale Italiana della Cultura 2029” sottolinea il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani. “La città è un vero scrigno di storia, arte e architettura che da solo merita il titolo, ma ha anche tutte le carte in regola per primeggiare grazie al ruolo che ha sempre mantenuto nella sua storia come crocevia di scambi culturali tra l’area alpina, la pianura e Venezia. Non a caso nel bagaglio della tradizione italiana c’è una vecchia canzone dei nostri Alpini a ricordare che sul Ponte di Bassano, ‘noi ci darem la mano’. L’incontro è alla base di ogni forma di arricchimento culturale, e questa storiche strofe ci dicono che la città del Ponte Palladiano sul Brenta lo vive come sua peculiarità da sempre”.

La candidatura di Bassano del Grappa ha una sua profonda ragione.

La città custodisce – assieme al noto ponte palladiano – il più ampio patrimonio di opere di Antonio Canova al mondo insieme a Possagno, oltre alla più importante collezione pubblica di opere di Jacopo Bassano e della sua bottega. I Musei Civici, tra i più antichi del Veneto e fondati nel 1828, conservano inoltre un patrimonio che attraversa i secoli e testimonia la ricchezza della tradizione artistica locale e nazionale: da Guariento Lorenzo Lotto, da Artemisia Gentileschi Giambattista Tiepolo Francesco Hayez, accanto alle celebri collezioni grafiche Remondini e della ceramica bassanese.

A questa eredità storica si affianca una capacità concreta e attuale di produrre cultura e di progettare iniziative di alto profilo. Ne è una chiara dimostrazione la mostra recentemente conclusa dedicata a Giovanni Segantini, tra i maggiori interpreti del Divisionismo e straordinario cantore della montagna intesa come luogo fisico e insieme simbolico, che ha registrato 108.211 visitatori.

“Nel Settecento, i celebri stampatori Remondini firmavano le loro opere con un orgoglioso “In Bassano”, esportando nel mondo un modello unico di cultura e impresa” afferma Nicola Ignazio Finco, Sindaco di Bassano del Grappa. “Oggi, quel medesimo orgoglio ispira il nostro piano di “Risorgimento Urbano”: una visione politica chiara che trasforma la nostra città in un laboratorio di futuro che proprio nella candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029 vuole trovare il suo percorso. Non vogliamo una Bassano “sotto vetro”, ma una città dove la bellezza e il patrimonio storico siano motori vivi di attrazione e sviluppo, sociale ed economico. Il cuore di questa rigenerazione sono i giovani: riqualificheremo gli edifici storici dismessi, hub di co-working e residenze, portando l’innovazione dentro le mura. Questo sviluppo poggia su due pilastri fondamentali: la sostenibilità, attraverso una mobilità dolce e infrastrutture moderne, e la centralità strategica. Bassano deve rivendicare il  suo ruolo di baricentro nel triangolo tra Padova, Vicenza e Trento, diventando il punto d’incontro naturale tra la ricerca universitaria e l’eccellenza dei nostri poli industriali. Il Risorgimento Urbano è il nostro impegno per restituire ai cittadini una città dinamica, connessa, sostenibile e a misura di persona”.

Nel 2025, Bassano del Grappa ha inoltre saputo valorizzare in modo esemplare il patrimonio custodito nei propri Musei Civici, restituendo alla città il “Cavallo colossale” di Antonio Canova. Si è trattato di un intervento di grande rilievo culturale e identitario, reso possibile dalla collaborazione tra enti pubblici, istituzioni e soggetti privati.

Accanto ai Musei, Operaestate Festival Veneto – giunto alla sua 46ma edizione – è un festival multidisciplinare di danza, teatro, musica e circo contemporaneo che da quasi mezzo secolo anima Bassano e l’intera Pedemontana, e si è affermato nel tempo come un progetto culturale di respiro nazionale e internazionale. Il suo CSC – Centro per la Scena Contemporanea ha vinto 26 progetti sui bandi Cultura dell’Unione Europea ed è un riferimento per le arti performative in tutta Europa. Da qui è nata anche Dance Well, pratica di danza rivolta a persone con Parkinson e oggi aperta a tutti, attiva ormai in 15 città italiane e diffusa in Europa e in Asia.

Bassano del Grappa si conferma inoltre una città vivace e dinamica anche sul piano letterario e della promozione della lettura. Dal 2017 detiene il titolo di “Città che legge” conferito dal Centro per il Libro e la Lettura e dal Ministero della Cultura. La sua Biblioteca Civica, luogo di incontro intergenerazionale e motore di coesione della comunità, conta oltre 100.000 presenze annue.

Bassano del Grappa e il suo territorio

Bassano del Grappa, con i suoi oltre 42.000 abitanti, si colloca nel cuore della fascia pedemontana veneta, la zona di raccordo tra l’alta pianura e le prime pendici delle Prealpi. Questa posizione ne ha fatto storicamente un naturale punto di passaggio tra pianura e montagna.

Proprio a partire da questa vocazione storica, Bassano del Grappa si candida oggi a essere non solo un passaggio, ma un luogo in cui fermarsi, vivere e tornare. Il valore di questa sfida risiede innanzitutto nel percorso che apre: nell’occasione di ripensarsi come comunità, di mettere a sistema energie e risorse e di rafforzare il ruolo della città come riferimento per un ambito più ampio, quello della Pedemontana veneta.

In questo senso, Bassano del Grappa si propone anche come voce di un’Italia spesso rimasta ai margini del racconto nazionale attraverso la cultura, quindi, anche attraverso iniziative come le capitali italiane.

In oltre dieci anni di Capitali Italiane della Cultura, nessuna città dell’arco alpino e prealpino ha ottenuto questo riconoscimento. Eppure la geografia del Paese racconta una realtà diversa: l’Italia è in larga misura un Paese di montagna e di collina, con oltre un terzo del territorio nazionale classificato come montano e più di tre quarti della sua superficie complessiva costituiti da aree montane e collinari.

A sostenere questa visione vi è già una rete territoriale concreta. L’Intesa Programmatica d’Area riunisce 14 Comuni del comprensorio bassanese attorno a un disegno condiviso, mentre è già stato avviato il percorso di costruzione di un Marchio d’Area capace di integrare cultura, arte, trekking, cicloturismo ed enogastronomia.

La Superstrada Pedemontana Veneta ha inoltre ridisegnato in modo significativo le connessioni infrastrutturali dell’area, rafforzandone accessibilità e relazioni territoriali. Allo stesso tempo, i sistemi dell’istruzione, della sanità e dell’impresa operano già su una scala che supera ampiamente i confini amministrativi del Comune, confermando Bassano del Grappa come centro oltre che polo di riferimento per un territorio vasto e articolato.

Le tappe della candidatura

Il Comitato Promotore che sostiene la candidatura vuole riunire le principali istituzioni e realtà del territorio: Regione, Provincia, Camera di Commercio, Confindustria, Diocesi, università, sistema sanitario, fondazioni bancarie, reti culturali e associazioni. Una piattaforma ampia e autorevole, perché un progetto di questa portata non può che configurarsi come un esercizio di responsabilità collettiva, fondato sulla condivisione degli obiettivi e sulla capacità di costruire alleanze durature.

Nelle prossime settimane prenderanno avvio i tavoli tematici, le consultazioni con il territorio e il lavoro di ascolto e progettazione partecipata che porterà alla redazione del dossier di candidatura.

In questa prospettiva, la Cultura diventa la lente attraverso cui ripensare tutta una cittàil suo ambiente e la sua comunità: non un settore separato, ma il principio generativo attraverso cui rileggere lo sviluppo del territorio, rafforzare la coesione sociale, valorizzare il patrimonio.

In primo luogo, proporsi a Capitale italiana della Cultura significa investire sulle nuove generazioni, mettendo i giovani al centro della candidatura.

In questa direzione si colloca Cantiere 35, spazio che nascerà nel cuore della città e che sarà dedicato agli under 35, con funzioni di co-working, incubazione d’impresa, laboratori e percorsi di formazione personale e professionale.

Significa inoltre rigenerare il patrimonio costruitoPalazzo Pretorio, complesso monumentale nel cuore del centro storico, sede degli antichi Podestà e luogo che racchiude oltre otto secoli di storia, è interessato da un intervento di restauro da 2,2 milioni di euro, finanziato con fondi PNRR, che lo restituirà alla città entro la fine del 2026.

Palazzo Bonaguro, edificio quattrocentesco nel quartiere di Angarano, affacciato sul Brenta e a pochi passi dal Ponte Vecchio, con i suoi saloni affrescati, il giardino scenografico e le decorazioni che attraversano i secoli, sarà invece al centro di un progetto di rifunzionalizzazione come hub culturale e spazio di produzione da dedicare alle nuove generazioni.

Significa anche portare cultura e servizi oltre il centro storico. Bassano del Grappa conta 22 quartieri, e la candidatura intende lavorare anche sulle periferie, sugli spazi verdi e sulla qualità della vita urbana. In questa direzione si collocano: la trasformazione di aree urbane verdi in “palestre a cielo aperto”, la creazione del bosco urbano realizzato a sud dell’ospedale, gli interventi di riforestazione e di contrasto alle isole di calore e la valorizzazione delle serre storiche del Giardino Parolini, orto botanico ottocentesco unico nel suo genere.

Infine, candidarsi significa costruire reti come dimostra, ad esempio, il Patto cittadino per la lettura che coinvolge già oltre 30 soggetti tra scuole, associazioni, librerie ed enti del Terzo settore. È un segnale chiaro di come, a Bassano del Grappa, la cultura sia già oggi un fatto collettivo.

“Presentiamo la nostra candidatura per raccontare Bassano e il suo patrimonio artistico, storico, culturale, ambientale, le nostre tradizioni, ma soprattutto per mettere in campo nuovi progetti ispirati da una visione di città sempre più moderna, all’avanguardia, interconnessa e in grado di dare risposte alle richieste, o meglio alle esigenze, dei giovani di oggi” afferma Giada Pontarollo, Assessore alla Cultura di Bassano del Grappa. “La vocazione culturale è stata una costante della nostra storia, oggi la sfida sta nella capacità di utilizzare i linguaggi e i mezzi della nostra epoca, di ripensare gli spazi, di utilizzare le tecnologie a supporto dell’arte e della cultura. Siamo pronti, lo siamo sempre stati, a sognare e a pensare in grande”.

La stagione 2026

Bassano del Grappa guarda al 2029, ma si prepara fin d’ora a vivere un 2026 di grande rilievo culturale, in continuità con il percorso avviato negli ultimi anni e con una programmazione capace di coniugare visione, qualità scientifica e capacità di attrazione.

Dal 24 aprile al 27 settembre 2026, nelle sale affrescate di Palazzo Sturm, sarà aperta al pubblico la mostra “Olivetti. L’arte di comunicare”, a cura di Fiorella Bulegato Giorgio Cedolin. L’esposizione si inserisce in modo coerente nella storia e nelle collezioni permanenti del Museo della Stampa Remondini, ospitato nello stesso palazzo e dedicato alla tipografia e alla calcografia della celebre famiglia di imprenditori grafici bassanesi.

In questo affascinante contesto, la mostra racconterà la straordinaria eredità olivettiana, capace di unire innovazione tecnologica, visione sociale e avanguardia nelle strategie della comunicazione. La mostra è promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa con Ronzani Editore, con il patrocinio della Regione del Veneto e dell’Archivio Storico Olivetti di Ivrea.

A seguire, dopo le retrospettive dedicate a Ruth Orkin, Dorothea Lange Brassaï, la grande fotografia tornerà protagonista a Bassano del Grappa con un nuovo progetto di respiro internazionale. Dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, il Museo Civico ospiterà infatti la grande mostra “Sebastião Salgado. Collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi”.

Curata da Pascal Hoël, responsabile delle collezioni della MEP, l’esposizione è promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa con Silvana Editoriale, in collaborazione con MEP  Maison Européenne de la Photographie di Parigi.

La mostra dedicata a Sebastião Salgado sarà la prima in Italia a ripercorrere, attraverso una selezione di oltre 160 fotografiel’intera opera di uno dei più grandi protagonisti della fotografia contemporanea, capace di raccontare per decenni il caos del mondo e, al tempo stesso, la sua bellezza più profonda e originaria. Un omaggio di particolare intensità, che assume un valore ancora più significativo a un anno dalla scomparsa del grande maestro e che è reso possibile anche dalla donazione che Sebastião e Lélia Wanick Salgado hanno destinato alla MEP di Parigi, istituzione che custodisce l’intero corpus della sua opera. La mostra sarà accompagnata da un catalogo in lingua italiana e inglese.

Il 2026 sarà infine l’anno che vedrà, dopo cinquantasei anni di oblioil ritorno del “Cavallo colossale” di Antonio Canova nel Museo Civico. Opera unica al mondo per storia, dimensioni e finitura, la monumentale scultura in gesso dipinta a finto bronzo, alta oltre quattro metri e mezzo e lunga cinque, oggetto di uno spettacolare restauro che lo ha letteralmente “riportato in vita” grazie alla sinergia tra il Comune di Bassano del Grappa, Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni”Venice in Peril Fund e l’Alta Sorveglianza ai lavori della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza, il Cavallo colossale tornerà, dal prossimo dicembre, ad abitare da protagonista gli spazi monumentali del Museo civico per essere ammirato da tutti.

“Con questi appuntamenti, Bassano del Grappa conferma la solidità del proprio progetto culturale e la capacità di costruire una programmazione ampia, coerente e riconoscibile, capace di valorizzare il patrimonio cittadino e, al contempo, di aprirsi ai grandi temi e ai protagonisti della cultura visiva internazionale, grazie a partnership autorevoli e di ampio respiro. Un anno che, sono certa, contribuirà in modo significativo alla piena maturazione del progetto per Capitale Italiana della Cultura 2029, grazie anche a PTS, società di consulenza specializzata nel supporto strategico ai percorsi di candidatura” conclude Barbara Guidi, Dirigente Cultura e Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa.

La conferenza stampa è promossa e organizzata da Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa. Si ringrazia Gallerie d’Italia  Milano Intesa Sanpaolo.



Ufficio stampa
 
Studio ESSECI COMUNICAZIONE
Simone Raddi
+39 049 663499
simone@studioesseci.net
 
Ufficio Stampa Comune di Bassano del Grappa
Chiara Padovan
+39 0424 519373
ufficiostampa@comune.bassano.vi.it
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

FORO G gallery: “..DI UN RICORDO RIMANE IL COLORE” prima personale di Angelo Carmisciano

La FORO G gallery presenta Di un ricordo rimane il colore, mostra personale di Angelo Carmisciano, che inaugura sabato 18 aprile alle 18.

Angelo Carmisciano
Di un ricordo rimane il colore


18/04 – 03/05

Il progetto nasce da fotografie appartenenti alla sfera privata dell’artista – immagini domestiche, spesso in bianco e nero – che vengono attraversate da un processo di lenta rielaborazione. Lontano da ogni intento documentario, Carmisciano trasforma queste immagini in spazi emotivi, interrogando la memoria come esperienza sensibile più che come archivio del passato.

Il disegno a grafite ricostruisce con precisione la struttura luminosa delle fotografie, ma al tempo stesso ne incrina la stabilità, aprendo a una dimensione più incerta e frammentaria. È in questa soglia che interviene il colore: discreto, intermittente, mai descrittivo, si manifesta come traccia di una persistenza emotiva. Ciò che rimane del ricordo non è l’immagine nella sua interezza, ma una tonalità, una vibrazione che continua a risuonare nel tempo.

Il titolo della mostra allude a questa condizione profonda della memoria, che conserva non tanto le forme quanto le atmosfere. Le opere si configurano così come luoghi di meditazione sull’impermanenza, in cui il tempo emerge nella sua dimensione più fragile e affettiva.

Un episodio all’origine del progetto – le fotografie trasportate dalla casa familiare in Sicilia a Mantova e inizialmente scambiate per conserve – suggerisce una relazione simbolica tra nutrimento e memoria, tra ciò che si preserva e ciò che permette al passato
di restare vivo.

Pur radicato in una dimensione intima, il lavoro di Carmisciano si apre a una risonanza collettiva: le scene rappresentate evocano un immaginario familiare condiviso, mentre le immagini si articolano in una struttura frammentaria, sospesa tra definizione e dissolvenza.

La mostra è accompagnata da un testo critico di Mariateresa Zagone.
A cura di Roberta Guarnera


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery
Da FORO G gallery <forog.gallery@gmail.com>

CRONORAMA MILANO: la Madonnina in 120 ore, il nuovo progetto fotografico di Max Farina

San Polo Art Gallery e Max Farina hanno il piacere di presentare CRONORAMA MILANO – la Madonnina in 120 ore, il nuovo progetto espositivo di Max Farina, ideato in occasione del Salone del Mobile di Milano 2026.

L’esposizione prende forma negli spazi dell’Ordine degli Architetti di Milano, in Via Solferino 17 e si concentra su un nuovo progetto fotografico dedicato alla città di Milano.

CRONORAMA MILANO – la Madonnina in 120 ore
UN PROGETTO FOTOGRAFICO DI MAX FARINA
 
A cura di San Polo Art Gallery
 
21 – 26 Aprile 2026
dalle 10.00 alle 19.00
 
Inaugurazione 20 Aprile, ore 12:00
 
Ordine degli Architetti di Milano
Via Solferino 17, Milano

Il Cronorama di Milano nasce nel 2018 da un punto di vista inedito: la Madonnina del Duomo. Con la collaborazione della Veneranda Fabbrica del Duomo, Max Farina si è appostato per 120 ore nell’arco di un anno in cima alla guglia più alta, a 108 metri di altezza, fotografando lo skyline di Milano giorno e notte, d’estate e d’inverno, realizzando oltre 10.000 scatti.

Nell’opera finale, il panorama completo restituisce una visione ampia e stratificata della città: si riconoscono chiaramente Palazzo Reale, l’Arengario, Piazza del Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele II, lo skyline di CityLife, lo stadio San Siro, e molti altri luoghi iconici della città.

I Cronorami di Max Farina sono progetti fotografici di “esaurimento visivo”, basati su una visione frammentata di luoghi iconici. Per oltre dieci anni, attraverso questa pratica unica e incessanti appostamenti, l’artista ha osservato le città rimanendo fermo nello stesso punto di vista.

I Cronorami catturano dettagli che svelano la poesia nascosta nel caos urbano in trasformazione. Queste capsule del tempo offrono una prospettiva nuova, in cui il trascorrere del tempo trasforma il lavoro in un’opera organica in continuo divenire.

Ispirandosi a Tentative d’épuisement d’un lieu parisien di Georges Perec (Parigi, 1975), Farina osserva e restituisce l’essenza di ogni città, registrando ciò che accade, anche quando non accade nulla.

Farina “frantuma lo stereotipo di Milano” per proporre una sorta di “machine à voir”, che invita a osservare la città come attraverso una lente di ingrandimento, protesa a scrutarne i minimi dettagli: luce e oscurità, strade e cieli, folle e silenzi…

THE WALL

L’installazione fotografica si configura come una vera e propria performance partecipativa, in cui il gesto del pubblico diventa parte integrante dell’opera.

Realizzata con 105 blocchi di carta, ciascuno composto da circa 80 pagine, l’installazione traduce il Cronorama in una forma fisica e dinamica: ogni blocco rappresenta un frammento del grande panorama di Milano e, allo stesso tempo, ne contiene le molteplici variazioni temporali, luminose e atmosferiche.

Il pubblico è invitato a intervenire direttamente: sfogliando e staccando le immagini può scegliere quali momenti cambiare, componendo una propria versione del panorama. In questo modo l’osservatore diventa co-autore e artefice di una trasformazione continua che restituisce una visione in costante mutamento della città di Milano.

Il progetto dei Cronorami è stato sviluppato anche a Venezia con Rivus Altus, a New York con i lavori di Times Square e Brooklyn, a Parigi con i lavori di Trocadéro e Notre-Dame, a Los Angeles e in molte altre città, sempre alla ricerca di nuovi e iconici punti di vista.

Massimiliano Farina (Milano, 1974) è laureato in Architettura al Politecnico di Milano. Dal 1991 si dedica alla fotografia, operando nei campi del reportage, dell’architettura e della documentazione del territorio, realizzando sia ricerche fotografiche su commissione sia progetti artistici personali.

Nel 2014 il progetto fotografico Nella città gli vale il 1° premio del Contest Periferie Possibili, organizzato dal gruppo Renzo Piano G124. Da sempre, Max Farina esplora l’impatto visivo del tempo su punti di vista iconici, architettonici e paesaggistici, adottando una visione frammentata che dà vita ai suoi progetti fotografici denominati con il neologismo “Cronorami”. Nel 2016 organizza la singolare mostra Rivus Altus a Venezia durante la XV Biennale di Architettura, ottenendo importanti riconoscimenti. Nel corso degli anni successivi, i suoi lavori sono stati presentati in importanti fiere e manifestazioni fotografiche a livello nazionale e internazionale. Nel 2024 torna a Venezia per esporre i dieci anni del progetto Rivus Altus con un’installazione al Fondaco dei Tedeschi, realizzata con 78 monitor e oltre 10.000 scatti, che racconta una decade di osservazioni del panorama dal Ponte di Rialto. I suoi progetti fotografici fanno parte della collezione permanente della San Polo Art Gallery di Venezia.


SAN POLO ART GALLERY di Venezia

Fondata nel 2021, la San Polo Art Gallery si trova in una delle zone più iconiche e vivaci di Venezia, nel sestiere di San Polo, e riunisce arte contemporanea e design.
La galleria presenta opere di scultura, fotografia e pittura, ponendo l’accento sulla materialità e sulla maestria tecnica degli artisti. Gli artisti selezionati offrono visioni che mettono in discussione la società contemporanea, incoraggiando la riflessione e il dialogo culturale. Attraverso mostre ed eventi, la San Polo Art Gallery crea uno spazio in cui arte, architettura e design convergono per ispirare un’esperienza ricca e sfaccettata.


Per ulteriori informazioni:
Beatrice Mantovano
+39.342.80.28.753 / +39 041 93 47 222
beatrice@sanpoloartgallery.it
www.sanpoloartgallery.it
 
LINK EVENTO
https://ordinearchitetti.mi.it/it/eventi/ordine-aperto-fuorisalone-2026
Da Beatrice – SanPolo ArtGallery <beatrice@sanpoloartgallery.it>

Pisa, Museo della grafica: “Fratello Sole, Sorella Luna. Costumi per un capolavoro”

Il Museo della Grafica (Università di Pisa, Comune di Pisa) organizza due visite guidate speciali a cura di Diego Fiorini, direttore della Fondazione Cerratelli e curatore della mostra insieme a Alessandro Tosi.

Visite guidate gratuite alla mostra “Fratello Sole, Sorella Luna. Costumi per un capolavoro”

A cura di Diego Fiorini 

  • Venerdì 10 aprile 2026, ore 17:00
  • Venerdì 24 aprile 2026, ore 17:00

Museo della Grafica
Palazzo Lanfranchi (Lungarno G. Galilei, 9 – Pisa)

Prenotazione necessaria a: educazione.museodellagrafica@sma.unipi.it entro le ore 13:00 del giorno precedente la visita.

Maggiori informazioni: 

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
www.facebook.com/museodellagrafica
www.instagram.com/museodellagrafica


Si invita a prendere visione dell’informativa segnalando che durante l’evento saranno effettuate riprese foto e video. Con la partecipazione all’evento si intende prestato il consenso al trattamento della propria immagine che potrà essere pubblicata su siti web, canali social media e altre piattaforme pubbliche del Sistema Museale di Ateneo e dell’Università di Pisa.


Da museodellagrafica1@listgateway.unipi.it 

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