CASTELLO DI RIVOLI – Inserzioni di Gabriel Chaile, Lonnie Holley, Huda Takriti

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta la seconda edizione di Inserzioni, il programma semestrale di commissioni che introduce nuove opere concepite in dialogo attivo con le sale barocche normalmente dedicate alla Collezione permanente, trasformandole in un dispositivo espositivo in continua evoluzione. Il progetto interviene nella narrazione museale invitando artisti contemporanei a misurarsi con l’architettura incompiuta del Castello e con la stratificazione storica e simbolica delle sue sale, attivando relazioni inedite tra opere, spazio e memoria.

Inserzioni
A cura di Francesco Manacorda
Gabriel Chaile, Lonnie Holley, Huda Takriti
Intervento di Huda Takriti a cura di Linda Fossati
27 marzo – 23 agosto 2026      Edificio Castello, I e II piano

A cura di Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti curato da Linda Fossati, Inserzioni coinvolge per questa edizione Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, le cui pratiche affrontano temi legati alla memoria, alla genealogia e alla costruzione delle narrazioni collettive in contesti geografici e culturali differenti. Concepite usando le sale auliche come punto di partenza non neutrali, le opere si inseriscono nel percorso della Collezione, contribuendo a rinnovarne periodicamente l’allestimento e ad ampliarne la prospettiva culturale. Attraverso queste commissioni il Museo prosegue nel ripensamento dei canoni della storia dell’arte, aprendosi a tradizioni e visioni che interrogano criticamente le narrazioni occidentali dominanti.
 
Il progetto si radica nella vocazione originaria del Castello di Rivoli come luogo aperto all’intervento diretto degli artisti, in cui l’architettura diventa condizione generativa. Gli artisti sono così chiamati a partecipare attivamente alla scrittura della storia espositiva del Museo, contribuendo all’evoluzione del suo patrimonio culturale.
 
Gabriel Chaile (San Miguel de Tucumán, Argentina, 1985) presenta un intervento in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che connette l’edificio alla collina su cui sorge. Lo spazio viene trasformato in un ambiente sospeso tra diorama storico e scenario fantascientifico, in cui una figura antropomorfa in creta interagisce con elementi scultorei evocativi di un accampamento precario, suggerendo una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. La ricerca dell’artista si fonda sul concetto di “genealogia della forma”, secondo cui le forme custodiscono stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive. Realizzate con argilla, terra e adobe, le sue sculture si ispirano alle tradizioni artigianali e alle cosmologie indigene del nord-ovest argentino, evocando narrazioni ancestrali e processi di trasmissione culturale. In dialogo con i frammenti di affreschi storici presenti nella sala, l’intervento intreccia memoria architettonica e immaginazione contemporanea, riflettendo su storia, identità e trasformazione.
 
Lonnie Holley (Birmingham, Alabama, Stati Uniti, 1950) presenta un gruppo di nuove sculture e dipinti concepiti per la Sala dei Continenti, decorata nel XVIII secolo con rappresentazioni allegoriche che riflettono la visione geopolitica dell’epoca. Estendendo la tradizione della Black Art del sud degli Stati Uniti, Holley trasforma materiali trovati e di recupero – legno bruciato, metallo, plastica e oggetti di uso quotidiano – in assemblaggi che attivano le narrazioni insite nei materiali stessi. Attraverso un processo intuitivo e improvvisativo, Holley affronta temi quali memoria collettiva, disuguaglianze sociali, violenza storica e possibilità di trasformazione spirituale e politica. Nel contesto del Castello, le opere instaurano una tensione critica con le rappresentazioni storiche della sala, proponendo nuove prospettive sul potere e sulla memoria. Sculture e dipinti su trapunta evocano presenze collettive e genealogie simboliche che ridefiniscono la percezione dello spazio espositivo.
 
La pratica artistica di Huda Takriti (Damasco, Siria, 1990; vive e lavora a Vienna) intreccia ricerca d’archivio, video e performance, dando vita a installazioni che mettono in relazione immagini in movimento e materiali storici con il contesto architettonico. Per Inserzioni, l’artista presenta un progetto che indaga il ruolo delle immagini, del cinema, delle istituzioni e dell’industria nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra. Il progetto riunisce il video Clarity is the Closest Wound to the Sun (2023) e due nuove produzioni, tra cui It Is Always Midnight In Their Minds (2026), sviluppate a partire da ricerche condotte in archivi italiani. L’opera indaga il rapporto tra l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), le ex colonie europee – comprese quelle italiane – e quelle ancora in lotta per la liberazione negli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto dei processi di decolonizzazione. Accanto ai video, Takriti realizza un’installazione in vinile concepita come un affresco contemporaneo che si estende lungo le pareti della Sala 29, stabilendo un dialogo con gli affreschi storici della residenza. Il progetto riflette sulle modalità attraverso cui le narrazioni storiche vengono costruite e trasmesse, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione dell’immaginario collettivo.
 
Il progetto di Huda Takriti è realizzato con il sostegno del Ministero federale austriaco per l’Abitare, le Arti, la Cultura, i Media e lo Sport (BMKÖS), Sezione IV – Arte e Cultura


Dal 27 marzo 2026
 
Arte Povera e nuovi allestimenti nella collezione permanente
 
Le sale del primo e del secondo piano dell’edificio storico del Castello di Rivoli sono dedicate alla Collezione del Museo. Intesa quale materia viva, la Collezione è continuamente presentata attraverso nuovi allestimenti e percorsi per condividere con il pubblico tanto le acquisizioni più recenti quanto il ricco patrimonio di opere collezionato. Entro la fine del 2026, è in programma, in più fasi, un ampio riallestimento incentrato sull’Arte povera, con sale monografiche dedicate ai pionieri del gruppo e opere di grande rilevanza storica.
Nel corso della primavera 2026, riallestimenti di Collezione che guardano anche ad ulteriori protagonisti dell’arte italiana includono: Senza titolo, 1967-1969, di Gino de Dominicis, Da dove….. (1983-7-), 1983, Da dove… (1984-1), 1984, Di umano ’85 – II –, 1985, di Emilio Vedova, Persone nere, 1984, di Michelangelo Pistoletto, Senza titolo, 1985, di Marisa Merz. È inoltre per la prima volta allestita al Castello Sulla riva del lago, 2005, di Piero Gilardi, opera recentemente donata al Museo da WSP Italia e Pietro Jarre. L’opera era stata a suo tempo donata dall’artista come ringraziamento per la collaborazione negli anni di ideazione del PAV Parco Arte Vivente, Torino.
 
Giorgio Griffa: 90
In collaborazione con Fondazione Giorgio Griffa, Torino

In occasione del 90esimo compleanno di Giorgio Griffa (Torino, 1936), il Castello di Rivoli dedica un omaggio all’artista, con il progetto Giorgio Griffa: 90. Griffa si è distinto elaborando un linguaggio pittorico radicale, ridotto ai suoi componenti essenziali di tela, colore e segno. “Io non rappresento nulla, io dipingo” è il significativo commento fatto dall’artista a proposito del proprio lavoro. Giorgio Griffa: 90 include opere che spaziano dagli anni settanta al presente, a testimonianza del suo lungo, prolifico e ininterrotto percorso artistico. Su iniziativa del CRRI – Centro di Ricerca del Castello di Rivoli, saranno inoltre esposti materiali documentari, oltre a strumenti di lavoro provenienti dallo studio dell’artista. Il progetto Giorgio Griffa: 90 è sviluppato grazie alla collaborazione con la Fondazione Giorgio Griffa, Torino, dove, in aprile, si svolgerà la mostra Summer 69, incentrata sugli esordi dell’artista.
 
Nanda Lanfranco. Ritratti d’artista
A cura del CRRI – Centro di Ricerca del Castello di Rivoli
 
Nanda Lanfranco. Ritratti d’artista valorizza per la prima volta il fondo archivistico di Nanda Lanfranco conservato al CRRI, presentando una selezione di stampe originali che ritraggono artiste e artisti che negli anni hanno esposto al Castello di Rivoli. Istituito nel 2025, il Fondo Nanda Lanfranco è costituito da oltre 200 unità archivistiche, tra cui stampe originali autografe, diapositive, fotocolor, negativi, provini e file digitali. Il Fondo testimonia il rapporto di lunga durata tra la fotografa e il Castello di Rivoli.
Nanda Lanfranco. Ritratti d’artista presenta una selezione di oltre 30 stampe originali in bianco e nero. “Presenza silenziosa ma costante, per molti anni Nanda Lanfranco ha frequentato il Castello utilizzando la sua macchina fotografica per intessere profondi dialoghi con gli artisti mentre erano al lavoro nelle sale del Museo. Ciascuna delle fotografie presenta un preciso momento di questo percorso ed è stata scelta appositamente per il Castello dall’autrice quando era in vita. Per la prima volta, l’allestimento restituisce pubblicamente una selezione di queste immagini, dove è percepibile la sintonia di affetti ed emozioni che Lanfranco sapeva raggiungere con chi ritraeva”, dichiara Marcella Beccaria, Responsabile del CRRI.
In collaborazione con la fiera internazionale The Phair | Photo Art Fair, uno scatto di Lanfranco è l’immagine guida dell’edizione 2026 e sarà esposto alle OGR a Torino durante la fiera.


Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia
10098 Rivoli – Torino
Info: +39 0119565222
come arrivare

Le attività del Castello di Rivoli sono realizzate primariamente grazie al contributo della Regione Piemonte.
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Ufficio Stampa Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Manuela Vasco | press@castellodirivoli.org | tel. 011.9565209
 
PCM Studio di Paola C. Manfredi
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Francesca Ceriani | francesca@paolamanfredi.com | T. +39 340 9182004
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Da Press Office <press@castellodirivoli.org>

Uno spazio di scambi e connessioni alla Fondazione Venanzo Crocetti, Roma

Sabato 28 marzo, si svolgerà presso la Fondazione Venanzo Crocetti il finissage della mostra collettiva Uno spazio di scambi e connessioniForme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica curata da Alberto Dambruoso e Mayumi Miyazawa con la partecipazione degli artisti Nobushige AkiyamaYuriko DamianiUemon IkedaMachiko KoderaHidetoshi NagasawaKyoji NagataniYoshin OgataNaoya TakaharaSahoko Takahashi, Kan Yasuda.

La manifestazione è stata organizzata dalla Fondazione Venanzo Crocetti con il contributo del Ministero della Cultura e il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e dell‘Istituto Giapponese di Cultura di Roma.

Roma, Museo Venanzo Crocetti

Incontro con la Poesia Giapponese
In uno spazio di scambi e connessioni
 
Presentazione del catalogo
Uno spazio di scambi e connessioni.
Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica
 
28 marzo 2026, ore 16.30

Il progetto espositivo si inserisce nell’ambito delle attività celebrative del 160º Anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone ed è dedicato agli artisti giapponesi contemporanei che hanno scelto l’Italia come luogo privilegiato di formazione, ricerca e sintesi creativa.

Il finissage aprirà con l’Incontro con la poesia giapponese con il patrocinio della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) organizzata con la Fondazione Italia Giappone dalle ore 16.30 con i saluti di Tetsuro Akanegakubo (Vicepresidente della Fondazione Crocetti), interverranno Umberto Vattani (Presidente della Fondazione Italia Giappone), Guidotto Colleoni (già Docente di Letteratura giapponese presso Sapienza Università di Roma –  noto studioso di letteratura e poesia giapponese classica, inclusa la produzione poetica in cinese classico (kanshi) scritta da autori nipponici, quali Natsume Sōseki e Akutagawa Ryūnosuke.), Diego Martina (Scrittore, Traduttore di Letteratura giapponese – Discepolo della haijin Kuroda Momoko, classificatosi tra i vincitori della 76esima edizione del concorso in lingua giapponese “Bashō-ō ken’ei haiku”, dedicato a Matsuo Bashō.) in dialogo con Miho Tokimoto (Docente di lingua giapponese alla Sapienza Università di Roma – studiosa di didattica della lingua e cultura nipponica).

A seguire verrà presentato il catalogo bilingue in italiano e giapponese della mostra Uno spazio di scambi e connessioniForme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica, edito da Bordeaux Edizioni.

Saranno presenti i curatori, gli artisti e l’editore.

“Il Museo Crocetti – scrive Tetsuro Akanegakubo – ha dunque svolto un ruolo significativo nello sviluppo degli scambi culturali tra Italia e Giappone. Ospitare questa mostra nell’anno del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche conferisce all’evento un valore altamente simbolico. Venanzo Crocetti nutriva un profondo affetto per il Giappone e attendeva sempre con entusiasmo ogni occasione di tornarvi in visita. Il suo spirito continua ancora oggi ad abitare questo museo“.

L’Ambasciatore Umberto Vattani, sottolinea “Come Presidente della Fondazione Italia Giappone, considero questa iniziativa non soltanto un evento espositivo di grande qualità, ma la testimonianza concreta di un dialogo artistico che attraversa il tempo, le generazioni e le sensibilità. Un dialogo che non si limita allo scambio formale, ma si fonda su una relazione profonda fatta di studio, confronto, rispetto e reciproca ammirazione. Il Museo Crocetti è la sede più naturale per ospitare questa esposizione. Il legame che Venanzo Crocetti ebbe con il Giappone costituisce una delle pagine più significative della storia recente delle relazioni artistiche tra i nostri Paesi. Dopo l’Italia, il Giappone è il Paese che ospita il maggior numero delle sue opere, conservate in musei e spazi pubblici di grande rilievo. Questo dato racconta meglio di ogni discorso quanto forte sia stato –  e sia tuttora – il filo che unisce le nostre culture. I dieci artisti presenti in mostra incarnano pienamente questo legame. Hanno scelto l’Italia come luogo di formazione e di maturazione creativa senza recidere il rapporto con la propria origine. Nelle loro opere convivono memoria e sperimentazione, identità e apertura, contemplazione e ricerca contemporanea”.


Ingresso Gratuito.
 

SEDE ESPOSITIVA: Museo Crocetti, Via Cassia 492 – Roma
FINISSAGE: martedì 31 marzo 2026, ore 18:00
INGRESSO GRATUITO
ORARI D’APERTURA:
da lunedì a venerdì: 11 – 13 e 15 – 19
sabato: 11 – 19
domenica: chiuso
 
Per informazioni:
Fondazione “Venanzo Crocetti”
Roma, Via Cassia 492
T: +39 06-33711468 | 340-8459618
e-mail: info@fondazionecrocetti.it
fondazionecrocetti@pec.it
www.museocrocetti.it
 
FONDAZIONE ITALIA GIAPPONE
伊日財団  
Ministero degli Affari Esteri 
e della Cooperazione Internazionale – DGAAAO
Piazzale della Farnesina, 1 – 00135 Roma
T: +39 06 3691 5232 / 4182
e-mail: fondazione@italiagiappone.it
www.italiagiappone.it
 
Ufficio stampa InEvoluzionet |per la stampa italiana
Marta Bianchi
T: +39 351 6113617
inevoluzionet@inevoluzionet.it
Da Marta Bianchi <romainevoluzionet@gmail.com> 

Immagini, voci e suoni dalle memorie del cuore popolare di Trieste

«La scuola delle prime emozioni» «Un luogo di presidi umani di solidarietà e accoglienza» «Un posto dove provo un piacere fisico a ritornare» sono alcune delle descrizioni che di Cavana hanno dato i protagonisti di «Cavana Stories, immagini, voci e suoni dalle memorie del cuore popolare di Trieste» il progetto che Cizerouno ha realizzato grazie al bando ricerche etnografiche della Regione Friuli Venezia Giulia e che verrà presentato al pubblico sabato 28 marzo 2026 alle ore 19 con una mostra multimediale pop-up al Cavò in via San Rocco 1 in Cavana.

Cavana Stories: immagini, voci e suoni dalle memorie del cuore popolare di Trieste
sabato 28 marzo ore 19.00

A due passi da piazza Unità e alle spalle delle Rive, ancora oggi Cavana si presenta come un borgo, una città nella città, con un’architettura fatta di palazzotti nobiliari, case di abitazione a picco su vicoli spesso angusti ma ricchi di grande suggestione. Meta prediletta dei turisti – che la attraversano in migliaia sull’asse piazza Unità – piazza Hortis – piazza Venezia – o la scoprono scendendo dalle navi e risalendo alcune strade che si aprono sulle Rive. È stata per molto tempo il cuore popolare di Trieste. Da prima, zona importante nel tessuto cittadino – vi erano insediate molte manifatture ma anche residenze di nobili e sedi di Consolati – decade, seppur lentamente, con lo sviluppo del Borgo Teresiano. La “Città nuova”, moderna, luminosa e salubre, diventa il polo che attrae abitanti danarosi e capitali, la “Città vecchia”, alta e bassa (Cavana) diventa meta di chi cercava locali commerciali e abitazioni a poco prezzo. Basti ricordare che James Joyce al suo arrivo a Trieste nel 1904 giunse proprio in Cavana in cerca di alloggio e restò sempre un grande frequentatore di bettole e bordelli dove però trovò anche ispirazioni per il suo “Ulisse”. Proprio a Joyce nel 2019 l’associazione Cizerouno ha dedicato il progetto di installazione diffusa di luci d’artista “Doublin’”, i primi tour nella Cavana notturna, che ad oggi hanno visto la partecipazione di quasi 900 persone, e l’hashtag #cavanastories, che oggi è un vero e proprio progetto pluriennale di ricerca e valorizzazione del territorio e delle sue memorie.

Sabato al Cavò verrà presentata una parte di questa ricerca fatta attraverso lo spoglio della stampa d’epoca, di archivi fotografici, memorie letterarie e poetiche ma sopratutto i ricordi e i racconti dei testimoni diretti intervistati per l’occasione che ricostruiscono una “topografia di Cavana”.

Un racconto corale di quello che è stato questo quartiere dal secondo dopo guerra ad oggi. Sempre in bilico tra luci e ombre, con vicende che ci appaiono lontanissime nella loro drammaticità – si pensi solo agli anni ’90 segnati dalla droga – ad altre entrate nelle memoria popolare di generazioni di triestini, la Cavana delle case chiuse la zona “Out of bounds” per le truppe alleate del GMA, donne spesso protagoniste di molte canzoni popolari e vere e proprie “leggende metropolitane”.
Percorrendo le vie e i vicoli oggi ci sembra impossibile cosa fu questo quartiere prima del Piano Urban della fine degli anni ’90. La stampa dell’epoca – una ricca selezione sarà proiettata sabato – racconta di crolli, incendi, sgomberi forzati, di un quartiere rifugio di tossici e sbandati ma in parallelo si ascolterà il racconto di chi in Cavana ha trovato un luogo di grande solidarietà umana e di forti legami. Di piccole botteghe “in cui la porta si apre e accoglie tutti”, di amicizie nate in strada e anche di storie d’amore nate proprio in uno di quei palazzi di via dei Capitelli, sempre sul punto di crollare ma rimasto nella memoria per le mitiche feste che ha ospitato.

Qualcuno Cavana l’ha fotografata, qualcuno le ha dedicato una poesia, qualcuno ha lavorato per farla rinascere e salvarla, per qualcuno Cavana è la vita.

Sabato scopriremo tutti questi racconti con un brindisi a Cavana e ai suoi abitanti, di ieri e di oggi, presentando questo evento multimediale pop-up e il sito di progetto che continuerà a raccogliere le storie e le memorie del cuore popolare di Trieste.

Dettagli della mostra:
• sabato 28 marzo 2026 ore 19.00
• luogo: Cavò (Via San Rocco 1/a)
• per info: www.cizerouno.it

cizerouno
associazione culturale

cavò
via san rocco 1/a
cavana
34121 Trieste

www.cizerouno.it
#varcarelafrontiera
#cavanastories
#cavò
Da info <info@cizerouno.it>

La Costituzione non si tocca: si attua

Partigiana della Costituzione, l’Anpi messinese valuta eccellente il voto referendario del 22 e 23 marzo. A Messina ha votato il 47,88% degli aventi diritto: il 58,85 per cento si è espresso nettamente per il NO. Sono cinque punti percentuali sopra la media nazionale, cinque punti che smentiscono clamorosamente luoghi comuni e “disprezzo” verso le genti meridionali, e verso i messinesi in particolare. Da qui è venuto il contributo maggiore, sui 14 milioni e mezzo che hanno votato NO, alla difesa della Costituzione, quella Costituzione che siciliani e meridionali hanno concorso a costruire partecipando attivamente alla lotta di Liberazione. Le nostre madri e i nostri padri costituenti la Costituzione l’hanno scritta e noi ce la stiamo tenendo cara. Con animo lieto festeggeremo tutti il prossimo 25 aprile: la Costituzione non si tocca, si attua.

Quello che ci ritroviamo intatto non è certo un sistema giudiziario del quale essere soddisfatti. Attraverso leggi ordinarie, provvedimenti di efficiente amministrazione, infoltimento di magistrati e personale, dotazione di mezzi e locali adeguati anche per lo svolgimento delle udienze, previsioni di interventi in legge finanziaria, si può migliorare la situazione e accorciare la durata dei processi. Non dimenticando quanto hanno fatto gli addetti all’Ufficio del processo, assunti nell’ambito del Pnrr, per smaltire il voluminoso arretrato, come si è verificato anche nella nostra provincia, nel distretto della Corte d’Appello di Messina. Mancano ancora 1.800 precari all’appello della stabilizzazione: l’Anpi sollecita dagli organi governativi uno sforzo necessario prima della scadenza del rapporto di lavoro, il 30 giugno 2026.

Il referendum non è un sondaggio d’opinione, non è un’indagine demoscopica: col voto referendario i cittadini decidono se una legge va promossa o bocciata. La partecipazione, come momento decisionale di democrazia diretta, è stata percepita pienamente dai cittadini, in controtendenza al pesante fenomeno dell’astensionismo.

Compiacimento dunque per il voto meridionale, ma ancor di più per quello dei giovani: i loro bisnonni l’hanno scritta e loro l’hanno salvata, la Costituzione. Le mosse governative avrebbero voluto metterli fuorigioco, dopo averli insultati e perseguitati: non poteva esserci migliore risposta. Tuttavia quella partecipazione e quel voto pongono una domanda ineludibile: vogliamo “bruciare” questa generazione? Al di là della possibili e vuote risposte retoriche, la Costituzione si attua nel momento in cui concretamente la Repubblica rimuove gli ostacoli che impediscono appunto a questa generazione il pieno sviluppo come persone e come cittadini.

Da canto suo, l’Anpi messinese è stata ben presente nella campagna referendaria, operando in collaborazione con il Comitato provinciale per il NO. Adesso si impegna a continuare a fare la “spoletta” sul telaio civile, avanti e indietro, fra memoria del passato, passione nel presente e pensiero rivolto al futuro.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provinciale di Messina
comunicato stampa – 26 marzo 2026
Da Salvatore Drago <redazione.soldo@gmail.com>

Quadruslight presenta ENDGAME la nuova mostra personale di Max Papeschi 

Quadruslight presenta Endgame, la nuova mostra personale di Max Papeschi, allestita negli spazi di Loro Milano e realizzata in collaborazione con Solo Gallery e il mensile Millennium.
Il progetto espositivo mette al centro il dialogo tra la ricerca visiva dell’artista e la tecnologia sviluppata da Quadruslight, che attraverso sistemi di retroilluminazione trasforma l’immagine in superficie luminosa, amplificando la forza iconica e la dimensione immersiva delle opere. Endgame rappresenta così un nuovo sviluppo della collaborazione tra Quadruslight e Max Papeschi, consolidata negli anni attraverso la produzione di lavori che uniscono linguaggio pop, immaginario contemporaneo e sperimentazione tecnologica.

Quadruslight presenta
ENDGAME
la nuova mostra personale di Max Papeschi

Il titolo Endgame nasce da un cortocircuito culturale. Da un lato Endgame di Samuel Beckett, dove la fine si trasforma in uno stallo destinato a ripetersi all’infinito; dall’altro Avengers: Endgame, apice della cultura di massa contemporanea che promette una conclusione definitiva attraverso lo spettacolo e l’eroismo.

Tra queste due polarità si colloca il lavoro di Papeschi, che mette in scena una condizione in cui la fine è già avvenuta, ma il gioco continua.

Le opere affrontano tre grandi temi intrecciati:
il sacro come dispositivo occidentale di esorcizzazione della morte,
la tecnologia come risposta illusoria alla solitudine contemporanea,
la violenza come condizione permanente che attraversa la storia.

Iconografie classiche, immaginario religioso, tecnologia e cultura di massa convivono così in immagini seducenti e perturbanti, che non denunciano ma osservano con lucidità il fallimento delle grandi narrazioni salvifiche dell’Occidente.

La mostra è accompagnata da un testo di Fortunato D’Amico del team Quadruslight.

La colonna sonora della mostra è realizzata da Philip Abussi -Mokamusic: una composizione sonora sospesa tra sacro e sintetico, dove una Marsigliese fantasma diventa il metronomo di un mondo postumo, in cui l’algoritmo imita l’uomo in una ripetizione infinita.

Special guest dell’inaugurazione del 17 marzo sarà Francesco Tricarico, artista da sempre laterale rispetto alle logiche della canzone italiana, autore di un percorso segnato da delicatezza, ironia obliqua e una riflessione costante sulla fragilità e sull’assurdo dell’esistenza.

La mostra è realizzata in collaborazione con il mensile Millennium, con cui Max Papeschi collabora da tempo attraverso la rubrica Greetings from Hell, dalla quale sono tratte molte delle opere esposte.



Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com

Via dei Sabelli a Roma: ISTANTI di Antonio Ricciardi – L’ordinario diventa straordinario. In un istante

Porte Rosse – spazio romano dedicato all’arte, all’ascolto e alla libera espressione – presenta “ISTANTI: dopo il passato, prima del futuro“, mostra personale di Antonio Ricciardi. L’inaugurazione venerdì 27 marzo dalle 18.00.

ISTANTI di Antonio Ricciardi | L’ordinario diventa straordinario. In un istante | Venerdì 27 marzo ore 18.00 Via dei Sabelli (a Roma)

Exhibition: dal 27 al 29 marzo 2026
Opening: venerdì 27 marzo ore 18.00
Via dei Sabelli 8, Roma
Ingresso libero

L’esposizione raccoglie una selezione di oli su tela di grandi dimensioni, dove le opere non si limitano alla rappresentazione del reale, ma cercano di fermare quel “non-luogo” temporale che è il presente.
La cifra stilistica di Ricciardi si distingue per l’uso del chiaroscuro e della rifrazione. La luce, nei suoi dipinti, non solo illumina le forme, ma le definisce, creando atmosfere che oscillano tra il realismo dei dettagli tecnici e la suggestione emotiva dei paesaggi e dei ritratti.

Ogni tela è un frammento di tempo isolato, un invito a fermarsi e osservare ciò che normalmente sfugge: la bellezza dell’istante puro, privo di narrazione, ma carico di esistenza.

La mostra parte da un presupposto fondamentale: il bello non è un valore assoluto, ma un incontro accidentale, dimostrando come anche l’oggetto più banale o il dettaglio più trascurato del nostro quotidiano possa elevarsi a oggetto d’arte. Non è la materia a definire il valore, ma la complicità tra una luce particolare, un’angolazione inedita e la sensibilità di chi osserva.

L’istante è l’esatto perimetro temporale di questa rivelazione. La bellezza appare come un equilibrio precario, un battito di ciglia che accade proprio lì: dove il passato si è appena concluso e il futuro deve ancora manifestarsi. In questo “non-luogo” temporale, l’ordinario si trasfigura, offrendo al visitatore l’occasione di fermarsi e cogliere l’eccezionalità nel consueto.

La bellezza non risiede nelle cose, ma nell’istante in cui decidiamo di guardarle per ciò che potrebbero essere, oltre ciò che sono sempre state“.

“ISTANTI” non è solo una mostra, ma un invito a rieducare lo sguardo, a trovare lo straordinario nelle pieghe del giorno e a riconoscere che ogni momento di grazia è, per sua natura, fuggente e irripetibile.

Antonio Ricciardi, nato a Salerno, vive e lavora a Roma. Diplomato allo IED in Art Direction e Illustrazione Pubblicitaria, opera da anni nel settore della grafica e della comunicazione visiva, affiancando alla professione l’attività pittorica. Nel corso del tempo ha realizzato diverse mostre personali e partecipato a esposizioni collettive. I suoi lavori “vivono e raccontano” in numerosi salotti romani e non. Per Antonio dipingere più che un hobby è una necessità dell’anima.


Informazioni sulla mostra
 Luogo: Porte Rosse, Via dei Sabelli 8, Roma
 Periodo: 27-29 marzo 2026
 Opening: venerdì 27 marzo, dalle ore 18:00 alle ore 21:00
 Visite: sabato 28 e domenica 29, dalle 16:00 alle 20:30
 Ingresso: libero
 
Contatti stampa
 Diletta de Leonardis
 Telefono: +39 333 36 68 295
 Email: info.porterosse@gmail.com
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

Trieste: V edizione della Biennale Internazionale Donna

Giunta alla sua quinta edizione, la Biennale Internazionale Donna consolida il proprio percorso come piattaforma culturale capace di interrogare criticamente il presente e i suoi dispositivi di nominazione, rappresentazione e potere.

Anche quest’anno, con la co-organizzazione del Comune di Trieste e il patrocinio di Io Sono FVG, la Biennale si struttura — in continuità con la propria origine — come uno spazio di confronto attento alle urgenze del tempo storico, in cui pratiche artistiche, ricerca teorica e contesti internazionali dialogano in una prospettiva di apertura e trasformazione.

CS BID : V
La Boemia sta sul mare
28 Marzo – 3 maggio 2026 Opening: 27 marzo 2026, ore 16.30. Magazzino 26 – Porto Vecchio, Trieste

V edizione della Biennale Internazionale Donna
A cura di Riccardo Rizzetto PROGETTO SATELLITE
A cura di Marlene Elvira Stein PROGETTO EDITORIALE
A cura di Antonella Trotta

In un’epoca che chiede incessantemente di essere nominata e resa leggibile attraverso categorie sempre più rigide, la Biennale assume la parola donna non come identità naturale o categoria descrittiva, ma come campo critico; una superficie sensibile su cui si inscrivono proiezioni culturali, aspettative politiche, economie del desiderio e forme di esclusione. Lontana da ogni definizione essenzialista o binaria, la Biennale osserva come questa parola ritorna, su quali corpi insiste e quali possibilità apre o chiude.

Questa configurazione della Biennale opera non solo come piattaforma espositiva, ma come dispositivo di elaborazione culturale, in cui le categorie non vengono date per scontate, bensì attraversate e rinegoziate, assumendo la complessità del contemporaneo come condizione di lavoro.
Il tema curatoriale si sviluppa in dialogo con il nuovo manifesto della Biennale, che riflette su un presente in cui ogni trasformazione sembra esigere un nome che la contenga, e in cui le parole rischiano di stabilizzare ciò che dovrebbero invece mettere in movimento.

Donna è una di queste parole: un termine carico, un corpo sotto pressione, su cui si depositano ruoli, attese e proiezioni mentre il mondo cambia forma attorno ad esso.
Nata a Trieste, la Biennale Internazionale Donna torna ogni due anni come un dispositivo critico che non stabilizza questa parola, ma la mette in tensione.

Non per definire chi sia donna, ma per interrogare cosa diventa possibile quando essa smette di funzionare come categoria descrittiva e viene assunta come strumento critico. In questa instabilità, la BID apre uno spazio di immaginazione, resistenza e trasformazione, lasciando emergere pratiche e narrazioni in continuo divenire.

È all’interno di questa prospettiva che si colloca il tema curatoriale di questa articolazione della Biennale, curata da Riccardo Rizzetto in qualità di curatore invitato.

LA BOEMIA STA SUL MARE
Esercitare discontinuità, immaginare altrimenti

In un presente segnato dall’incertezza, il rapporto con il tempo appare profondamente instabile: il futuro è percepito come una promessa mancata, mentre il passato ritorna come spazio di rifugio e proiezione nostalgica. In questo scenario, la nostalgia si afferma come dispositivo egemonico capace di semplificare conflitti, normalizzare fratture e restringere l’orizzonte dell’immaginabile, offrendo un’illusione di sicurezza che finisce per immobilizzare il pensiero e porre il futuro stesso in quarantena.

La quinta edizione della Biennale Internazionale Donna, nella sua attuale configurazione, si colloca criticamente all’interno di questa impasse, interrogando la nostalgia non come desiderio di ritorno, ma come gesto da contro-appropriare: uno sguardo rivolto al passato capace di restituire visibilità a ciò che è stato marginalizzato, interrotto o escluso dalle narrazioni dominanti. In questa riapertura, il tempo torna a muoversi e si rende nuovamente pensabile un futuro non già prescritto.

In questo contesto, la speranza non è intesa come proiezione salvifica, ma come atto situato e pratica critica: un movimento che non elude l’ostacolo, ma lo assume come condizione di possibilità per introdurre uno scarto, un cambio di prospettiva, una discontinuità nel tempo lineare. Come nel salto di Dick Fosbury, la speranza diventa un gesto controintuitivo che attraversa il limite invece di aggirarlo, aprendo a forme inattese di agency.

È da questa soglia che prende forma il titolo dell’edizione, La Boemia sta sul mare, inteso non come utopia risolutiva, ma come figura critica e instabile. Richiamando una tradizione letteraria che attraversa Shakespeare, Fühmann e Ingeborg Bachmann, la Boemia emerge come un altrove fragile e immaginabile, capace di incrinare ciò che nel presente appare inevitabile e di riattivare l’idea stessa di alternativa.

Attraverso pratiche artistiche che lavorano su archivi mancanti, genealogie spezzate e possibilità incompiute, la Biennale diventa uno spazio in cui la memoria si traduce in azione e il presente si apre come campo di tensioni operative. Lontana da promesse di progresso lineare, la Biennale propone politiche del presente fondate sulla cura, sulla vulnerabilità e sulla capacità di sostare nell’incertezza, restituendo all’immaginazione un ruolo attivo nella trasformazione del reale.

Le artiste invitate, coinvolte attraverso un invito del direttivo artistico e del corpo curatoriale diretto, agiscono come punti di riferimento per il campo di ricerca dell’edizione, aprendo — attraverso il loro percorso e la loro pratica — traiettorie di lettura e confronto per i capitoli a venire.

Artiste invitate:
Francesca Centonze, Luisa Elia, Arianna Giorgi, Silvia Giordani, Francesca Pionati, Marta Ravasi, Laura Russell, Vittoria Serena (Claudia Zaggia), Andrea Solaja, Sarah Staton, Vivianne van Singer, Sarah Kate Wilson, Alba Zari.

Le artiste selezionate sono state individuate attraverso un bando pubblico, valutato da una giuria indipendente, che ha riconosciuto nelle loro pratiche una forte affinità con i temi e le urgenze della Biennale.

Artiste partecipanti alla V edizione della Biennale Internazionale Donna:
Gaia Adducchio, Karina Akopyan, Aliteia (Alice Babolin), Anastasiia Artiukhina, Beatrice Bartolozzi, Franca Bertani, Letizia Carattini, Chiara Anna Colombo, Marina Comerio, Tiziana Contu, Martina Dalla Stella, Marie- José D’Aprile, Marija Delić, Donatella Donatelli, Elisabetta Eleutieri Serpieri, Fabiola Faidiga, Marica Fasoli, Kikki Ghezzi, Monica Gorini, Valentina Grilli, Barbara Grossato, Kerry-Jane Lowery, Paulina Jazvić, Sofia MacGregor Oettler, Micol Magni, Eliana Marinari, Pamela Martinez Rod, Maria Cristina Marzola, Viviana Rasulo, Giorgia Razzetta, Ann Russell, Claudia Villani, Ana Vivoda.

All’interno dell’esposizione prende forma A Library for the Time Being, una biblioteca effimera concepita come organismo vivo e commons contemporaneo. Attiva esclusivamente per la durata della Biennale, è uno spazio temporaneo di circolazione del sapere che esiste attraverso l’uso, l’incontro e lo scambio. Più che conservare informazioni, la biblioteca attiva conoscenze e le espone alla trasformazione, alla frizione e alla perdita.

Rifiutando la logica dell’archivio come luogo di stabilizzazione e possesso, il sapere viene inteso come pratica situata, relazionale e vulnerabile. Testi, voci e contributi eterogenei convivono in un’ecologia instabile, in cui il senso è costantemente negoziato. La partecipazione prevale sulla competenza, la circolazione sull’accumulazione. L’effimero diventa così una postura critica per interrogare le politiche del sapere e della sua trasmissione. La biblioteca si configura come una soglia: non un deposito, ma uno spazio di attivazione condivisa nel presente.

Come in occasione di ogni edizione, la Biennale Internazionale Donna V affianca al programma principale un Progetto Satellite, che nasce come naturale estensione della mostra centrale e si inserisce pienamente nel quadro curatoriale di Die Boheme Liegt am Meer.

A cura di Marlene Elvira Steinz, il Progetto Satellite austriaco si svolge presso la Galleria di Portopiccolo e si configura come un’esposizione in gemellaggio con l’Austria. Per la prima volta, l’Austria sviluppa un progetto satellite autonomo all’interno della Biennale, ampliandone il perimetro curatoriale e costruendo un ponte diretto con la mostra principale.

Il satellite è inteso come metafora di relazione e scambio: una presenza che orbita attorno al nucleo della Biennale mantenendo una propria identità critica. Corpo autonomo ma in costante dialogo, il satellite diventa un dispositivo curatoriale che lavora su prossimità e distanza, invio e ricezione, centro e orbita. In questa prospettiva, il progetto sviluppa una declinazione specifica del tema attraverso le pratiche artistiche femminili contemporanee, in relazione con il contesto internazionale della Biennale.

Mentre il progetto centrale articola l’orizzonte simbolico e letterario della Bohemia come spazio utopico e paradossale — ispirato a Shakespeare e Ingeborg Bachmann — il Satellite austriaco ne esplora una dimensione più sensoriale ed esperienziale, concentrandosi su luce, fragilità e desiderio come forze attive del presente. Le due prospettive convivono all’interno di un unico ecosistema curatoriale, rafforzandosi reciprocamente.

Al centro del progetto vi è la luce, indagata come materia, energia e principio vitale: fenomeno fisico, biologico e simbolico. Le opere esplorano una forma di “invisibilità visibile” attraverso installazioni luminose, scultura, suono, video e performance. Fragilità, ambiguità e sensibilità emergono come risorse trasformative, capaci di generare connessioni profonde e nuovi orientamenti del pensiero.

La presenza di artiste austriache sia nel Progetto Satellite sia nella mostra internazionale al Magazzino 26 rafforza il dialogo tra centro e orbita, restituendo l’immagine di una Biennale plurale, condivisa e in costante movimento. Il progetto si configura così come una soglia poetica: un invito a immaginare l’impossibile e a riconoscere nella luce una forza di rinnovamento.

Artiste invitate – Satellite Pavilion:
Noémi Kiss, Billi Thanner, ISA Stein.

Artiste partecipanti – Satellite Pavilion:
Julia Bugram, Julia Dorninger, Marion Kilianowitsch, Gabriele Kutschera, Dora Mai, Teresa Maria von Matthey, Viktoria Morgenstern, Lea Radatz, Michaela Schwarz-Weismann, Birgit Schweiger, Hannah Stippl, Heike Stuckstedde.


La Boemia sta sul mare – Catalogo della V edizione della Biennale Internazionale Donna

La Biennale Internazionale Donna presenta il catalogo La Boemia sta sul mare. Esercitare discontinuità, immaginare altrimenti, V edizione a cura di Riccardo Rizzetto, che interroga la parola donna come campo culturale instabile e terreno critico di ridefinizione.

Il volume accompagna il progetto espositivo come spazio di riflessione autonoma e condivisa.

La cura editoriale di Antonella Trotta ne sostiene l’impianto teorico, mantenendo il pensiero in movimento e mettendo in tensione categorie consolidate.
In dialogo con la mostra, A Library for the Time Being attiva uno spazio temporaneo di circolazione del sapere fondato sull’uso, lo scambio e la trasformazione nel presente. Catalogo e biblioteca operano come dispositivi complementari, invitando a sospendere le categorie date e ad aprire uno spazio condiviso di immaginazione critica.

CREDITI
Direzione artistica: Šeherzada Ahmetović, Francesca Carmellino, AntonellaTrotta Curatore invitato: Riccardo Rizzetto
Progetto satellite: a cura di Marlene Elvira Steinz
Catalogo: a cura di Antonella Trotta
Biblioteca effimera A Library for the Time Being: ideata da Riccardo Rizzetto
Consiglio direttivo: Šeherzada Ahmetović, Mirela Ahmetović, Francesca Carmellino, Alessandra Postir Presidente onorario: Alda Radetti


Dichiarazione della presidente di Bid: Šeherzada Ahmetović

“Questa edizione della Biennale Internazionale Donna si apre nel segno di una forza collettiva sempre più riconoscibile. Accanto al team già consolidato, la direzione artistica si arricchisce anche del contributo di Antonella Trotta, ampliando lo sguardo editoriale e rafforzando l’ambizione culturale del progetto. In questa nuova composizione, Riccardo Rizzetto è stato invitato ad assumere una sfida decisiva: costruire un percorso curatoriale capace di attraversare le complessità del presente, tenendo insieme ricerca, immaginazione critica e apertura al contemporaneo.

Il progetto satellite curato da Marlene Elvira Steinz estende la Biennale oltre il suo perimetro, attivando un dialogo internazionale e territoriale che moltiplica prospettive e alleanze. Il catalogo a cura di Antonella Trotta e la biblioteca effimera A Library for the Time Being, ideata da Riccardo Rizzetto, spingono ulteriormente questa traiettoria: non semplici apparati, ma dispositivi vivi di pensiero, scambio e trasformazione, in cui il sapere circola, si mette in discussione, cambia forma.

Ringrazio le artiste, la giuria, i partner e tutte le persone che rendono possibile la Biennale Internazionale Donna. Trieste torna a essere, ancora una volta, un luogo in cui l’arte non offre un semplice apparato espositivo, ma apre domande necessarie e pratiche condivise.”


Biennale Internazionale Donna
Via San Giorgio 1
34123 Trieste
info@bidartbiennale.com
www.bidartbiennale.com

Francesca Carmellino
STUDIO THEO – Press Office
www.studio-theo.com
Da Francesca Carmellino <francesca@studio-theo.com>

Plus Arte Puls, Roma: Ennio Calabria e l’arte italiana del XX secolo nella Collezione Zubcevi

Sabato 28 marzo alle ore 18:00, negli spazi di Plus Arte Puls, a Roma, si terrà la presentazione dei primi due volumi della collana Zubcevi. La Collezione d’arte: I – La genesi; II – Ennio Calabria, a cura di Axinia Dzurova e Luigi Martini, delle Edizioni universitarie “S. Clemente di Ocrida”, pubblicati nelle lingue bulgara e italiana. 
A dare ulteriore rilievo all’evento, l’esposizione di alcune opere storiche di Ennio Calabria, a due anni dalla scomparsa del Maestro. L’iniziativa è organizzata dall’Archivio Calabria.

Ennio Calabria e l’arte italiana del XX secolo
nella Collezione Zubcevi a Sofia

 
Presentazione dei primi due volumi della collana
 
ZUBCEVI – LA COLLEZIONE D’ARTE
 
I
LA GENESI
II
ENNIO CALABRIA
 
Nell’occasione verranno esposte opere storiche di Ennio Calabria
 
Sabato 28 marzo 2026 – ore 18:00
Plus Arte Puls, v.le G. Mazzini, 1 Roma

Presenteranno gli storici dell’arte, Axinia DzurovaGabriele Simongini e il direttore della Casa Editrice dell’università di Sofia, Valeri Stefanov. Introdurrà Rita Pedonesi, Archivio Calabria. Saranno presenti i collezionisti Vania e Georgi Zubcev, oltre a Luigi Martini.

Il volume La genesi offre il pensiero dei principali protagonisti di questa operazione, in particolare: le idee e gli ideali che la guidano, le millenarie relazioni culturali e artistiche esistenti tra Italia e Bulgaria, le cause che hanno fatto della figurazione italiana una vittima sacrificale, e tante altre suggestioni. 

Il volume Ennio Calabria, oltre a documentare il patrimonio di opere presenti nella Collezione Zubcevi alla data di edizione del volume – poi ulteriormente arricchita con altre dieci opere -, permette al lettore di entrare in possesso di inedite e preziose riflessioni di Calabria, raccolte dai due curatori, oltre al testo introduttivo generale di Dzurova e quello sul lavoro incisorio del Maestro scritto da Martini. 

L’iniziativa segna una tappa significativa – e non frequente – dell’affermazione di una vasta raccolta d’arte italiana, prevalentemente figurativa, all’interno di una importante collezione privata straniera. Nello stesso tempo testimonia il lavoro metodico condotto per proporre l’arte italiana a nuovi occhi interessati, affinché siano messi in grado di “ridipingerla” con il loro individuale portato di sentimenti e sensibilità. Per l’occasione si segnala che il 9 giugno verrà allestita a Sofia una mostra sull’arte italiana, composta da opere figurative e astratte presenti nella Collezione Zubcevi, abbracciando un periodo che va dal 1940 all’inizio del nuovo millennio.


Plus Arte Puls, v.le G. Mazzini,1- Roma –
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Info:
r.pedonesi.archiviocalabria@gmail.com

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
www.melaseccapressoffice.it
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

Roma: Open Studio #1 – “Ri-trattare”

Nasce Open Studio: il nuovo format di Piano Terra
che apre al pubblico lo spazio dedicato alla didattica

Prende avvio da Piano Terra, sabato 28 marzo, dalle ore 18.00, Open Studio, un nuovo appuntamento a cadenza trimestrale che apre al pubblico, per una giornata, uno spazio solitamente dedicato alla didattica ma anche alla pratica artistica dei docenti e degli artisti che vi lavorano.

Ri-trattare
Open Studio di Giorgia Rissone
 
sabato 28 marzo 2026
ore 18.00 – 22.00
 
Piano Terra – Piazza Grecia, 18 – 00196 Roma

Open Studio non si configura come una mostra, ma come un momento di condivisione e di riflessione sul processo creativo capace di offrire uno sguardo ravvicinato sulle ricerche che prendono forma all’interno dello spazio, trasformandolo temporaneamente in un luogo di incontro, dialogo e confronto.

Il primo appuntamento è Ri-trattare e vede coinvolta Giorgia Rissone, già fondatrice dello spazio, oltre che pittrice e docente di disegno e tecniche pittoriche, che inaugura il format presentando una selezione di lavori, realizzati ad acquerello e a olio, esito della sua ricerca più recente.

Il titolo, ispirato a un gioco linguistico che deriva dalla parola ritratto, suggerisce l’idea del tornare a esaminare un’immagine: riprendere soggetti e iconografie appartenenti alla storia della pittura, nudi della tradizione classica dell’arte, per attraversarli nuovamente, mettendoli in relazione con una sensibilità contemporanea.

Allo stesso tempo richiama anche l’origine del verbo trattare, dal latino tractare, che significa “maneggiare, discutere, elaborare”, aprendo così uno spazio di dialogo e confronto che mette in relazione sguardi, tempi e riferimenti diversi. In questo senso, ri-trattare assume un duplice significato: guardare di nuovo, intervenendo pittoricamente sull’eredità visiva della storia dell’arte, ma anche condividere e creare un dialogo diretto con il pubblico.

In questa prospettiva, l’appuntamento sarà accompagnato da un testo e una breve intervista, la cui cura è affidata a Marta Silvi, pensati per guidare il pubblico nella lettura del lavoro presentato e per offrire uno spunto di approfondimento sulla pratica artistica.

Il progetto si propone così di rendere visibile ciò che normalmente rimane dietro le quinte del processo creativo: il laboratorio quotidiano di idee, prove e sperimentazioni che alimenta tanto la trasmissione del sapere quanto la ricerca individuale di artisti e docenti.

Con questo primo appuntamento prende dunque avvio un programma che proseguirà nei prossimi mesi con Guido D’Angelo e Davide Miceli, protagonisti dei successivi incontri di Open Studio.

Si ringrazia in particolare Guido D’Angelo per il confronto e il supporto nello sviluppo e presentazione dei lavori.


Contatti: info@pianoterrastudio.it
I lavori saranno visibili su appuntamento anche domenica 29 e lunedì 30 marzo.
Da Piano Terra <info@pianoterrastudio.it>

Galleria Viscerale, Milano: “Maledetta Primavera”  Mostra collettiva curata da Paola Martino

La primavera non è innocente. Ogni anno ritorna con la retorica della rinascita, con la promessa di una leggerezza che la natura sembrerebbe garantire. Ma ogni rinascita comporta anche una frattura. Qualcosa deve finire perché qualcosa possa cominciare.

Maledetta Primavera

Galleria Viscerale, Milano

La mostra inaugurerà all’inizio della Primavera il 21 marzo e sarà visitabile sino al 3 aprile.

Maledetta Primavera parte da qui: dal sospetto che dietro l’immagine rassicurante della fioritura si nasconda un processo molto più inquieto. La primavera non addolcisce il mondo: lo espone. La luce aumenta, le superfici si chiariscono, ciò che era rimasto in ombra chiede di essere guardato.

Il titolo “ Maledetta Primavera” – inevitabilmente legato alla memoria emotiva di una canzone che attraversa generazioni – viene qui spostato su un altro piano: non nostalgia, ma consapevolezza. La primavera non è soltanto fioritura. È anche il momento in cui qualcosa cambia e, cambiando, espone fragilità, desideri, contraddizioni.

Il dispositivo concettuale della mostra è dichiarato.
Allo specchio, 21 diventa 12. Un ribaltamento elementare, quasi un gioco visivo, che però introduce una questione più profonda: ogni immagine contiene il proprio contrario, ogni identità è anche la sua inversione.

I 12 artisti riuniti in mostra, quindi,  abitano esattamente questo spazio instabile. Non illustrano la primavera, la attraversano. Le opere non cercano l’armonia della stagione ma la sua tensione: il momento in cui qualcosa germoglia e, nel farlo, rompe un equilibrio precedente.

Lo specchio non serve a riconoscersi.
Serve a scoprire che l’immagine restituita non coincide mai perfettamente con ciò che pensavamo di essere.

Così la mostra si costruisce come un campo di riflessi, scarti, inversioni: un luogo in cui l’arte torna a fare ciò che le è più proprio, ovvero mettere in crisi la superficie delle cose.

Perché la primavera, quando smette di essere decorazione, diventa una condizione più radicale: il momento in cui la realtà cambia pelle e ci costringe a cambiare sguardo.

E non sempre accade con grazia. A volte accade così: maledetta primavera. 

Gli artisti in mostra:  Stefano Banfi, Marianna Bussola, Antonella Casazza, Ilaria Del Monte, Jesse Doll, Annika Geigel, Jacopo Ginanneschi, Gabriella Kuruvilla, Marta Mez, Alessandra Pierelli, Lorenzo Porzano e Alfonso Umali.


Galleria Viscerale
Via Angelo della Pergola 11, Milano
Periodo: 21 marzo – 3 aprile

Per ulteriori informazioni, interviste o materiali aggiuntivi:
Alessandro Baffigi
Tel. 351 7327342
Da Paola Martino <p.martino66@gmail.com>